Geografia fisica. Morfologia.

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1 Africa L'Africa è una delle sette parti del mondo e forma, con l'europa e l'asia, il Continente Antico, di cui costituisce la sezione isolata sud-occidentale. Si estende in latitudine per ca. 72 (da 37 o 20' nord a 34 o 50' sud) e in longitudine per ca. 69 (da 17 32' ovest a 51 23' est). Ha forma tozza, con la sezione settentrionale massiccia ed espansa verso ovest, cui si salda la sezione meridionale a forma di triangolo con l'apice rivolto a sud. I confini dell'africa sono prevalentemente marittimi, essendo essa unita al resto del Continente Antico solo per mezzo dell'istmo di Suez (dal 1869 tagliato dall'omonimo canale). A nord ha il Mar Mediterraneo, a est l'oceano Indiano e il Mar Rosso, a ovest l'oceano Atlantico. Il suo territorio si espande su poco più di 30 milioni di km 2, pari a un quinto delle terre emerse.

2 Geografia fisica Morfologia. Il continente africano è principalmente orientato su un asse nord-sud, ha una forma tozza, dallo sviluppo costiero poco articolato, grossomodo triangolare, allargata nella parte settentrionale che si assottiglia in corrispondenza della zona a sud dell'equatore. Il continente è completamente circondato dal mare ad eccezione di una piccola zona in corrispondenza dell'istmo di Suez, a nord è bagnato dal mar Mediterraneo, a est dal mar Rosso e dall'oceano Indiano, a ovest dall'oceano Atlantico. Gli unici collegamenti con gli altri continenti sono rappresentati dalla penisola del Sinai che lo lega all'eurasia. Lo stretto di Gibilterra e il canale di Sicilia lo separano dall'europa. La distanza dal punto più settentrionale (Ras ben Sakka, immediatamente a ovest di Cap Blanc, in Tunisia, a 37 21' N) al punto più meridionale (Cape Agulhas in Sudafrica, a 34 51'15" S) è pari a circa km mentre dal punto più occidentale (Capo Verde, a 17 33'22" O) a quello più orientale (Ras Hafun in Somalia, 51 27'52" E) è pari a circa km. Lo stato più grande del continente è il Sudan mentre quello più piccolo sono le Seychelles, un arcipelago al largo della costa orientale. Lo stato più piccolo sulla terraferma è invece il Gambia. L'altitudine media del continente è pari a circa 600 m s.l.m.; le aree situate a quote inferiori ai 180 m s.l.m. sono relativamente poche, così come poche sono le zone che superano i 3000 m. Le montagne più alte dell'africa si trovano sempre in prossimità della Rift Valley: sono il Ruwenzori (5110 m di altitudine), il Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania e il Monte Kenya (5199 m di altitudine) nello stato omonimo. Questi ultimi sono vulcani spenti, ma sulle loro cime si trovano ghiacci perenni. A ovest c'è un altro vulcano spento, il Camerun (4071 m di altitudine). L'altitudine media del continente è pari a circa 600 m s.l.m.; le aree situate a quote inferiori ai 180 m s.l.m. sono relativamente poche, così come poche sono le zone che superano i 3000 m. Le maggiori altitudini dell'africa si trovano in prossimità della Rift Valley: si tratta del Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania, del Kirinyaga o Monte Kenya (5199 m di altitudine) nello stato omonimo e delle cime più alte della Catena del Ruwenzori (5110 m di altitudine), tra l'uganda e la Repubblica Democratica del Congo. Kilimangiaro e Kirinyaga sono vulcani spenti, ma sulle loro cime si trovano ghiacci perenni. A ovest c'è un altro vulcano inattivo dal 2000, il Camerun (4071 m di altitudine). Il continente può essere diviso in due aree geografiche, una pianeggiante situata nella parte settentrionale e la zona degli altopiani che occupa il resto del continente. Nella parte settentrionale del continente, dall'oceano Atlantico fino al Mar Rosso, si estende il deserto del Sahara, il più vasto deserto del mondo ( km²); la sua superficie è principalmente pianeggiante, ma vi si trovano anche rilievi che raggiungono i m. s.l.m. A nord-ovest il deserto è delimitato dalla catena dell'atlante e a nord-est lo separa dal Mediterraneo un altopiano roccioso che digrada fino al delta del Nilo. A meridione il Sahara sfuma in un'area pianeggiante semi-arida chiamata Sahel. Il Deserto del Sahara, attraversato dal Tropico del Cancro (23 27' latitudine nord), si trova nell'africa settentrionale, tra 16 di longitudine ovest e 35 longitudine est. Si estende per una lunghezza di circa 4000 km, con l'unica interruzione della Valle del Nilo, e per una larghezza km dal Mediterraneo fino alle regioni centrali dell'africa, dove il passaggio da deserto a savana è a volte assai incerto e stabilito da fattori di ordine climatico. Il Sahara non ha un aspetto uniforme, si identificano infatti diversi tipi di paesaggio: l'hamada, deserto di roccia nuda, liscia, incisa e lavorata dai venti che forma acute e taglienti schegge, il serir, formato da uno strato di ciottoli e ghiaia e l' erg, chiamato anche idean, nel Sahara centrale, formato dalle caratteristiche dune di sabbia. Nel Sahara mancano totalmente corsi d'acqua e quindi l'idrografia è rappresentata da una rete di valli disseccate e di fiumi fossili (arabo widyan, pl. di wadi, "fiume" o "letto del fiume") orientati verso il Niger, il Ciad, e il Nilo, nei quali scorre l'acqua solo in caso di piogge eccezionalmente abbondanti. Ricchissima è invece la circolazione sotterranea alimentata da numerose falde poste a diverse profondità che danno origine alla grande maggioranza delle oasi. Nella parte meridionale del continente africano vi sono altre due zone desertiche di rilievi, quella del Namib e quella del Kalahari. Il primo, arido da oltre 80 milioni di anni, si ritiene che sia uno dei deserti più antichi del mondo. Rappresenta una ecoregione di grandissimo interesse per geologi e biologi, con una fauna e una flora costituita in gran parte di specie endemiche altamente adattate a questo ambiente particolarmente ostile. Il territorio del Namib è in gran parte incluso in aree naturali protette, la più importante della quale è il Namib-Naukluft National Park, il parco nazionale più esteso dell'africa. Il nome "Namib" (da cui "Namibia") deriva dalla lingua del popolo Nama che abita la regione, e significa "luogo vasto". Il deserto del Namib occupa la parte costiera della Namibia occidentale, affacciata sull'oceano Atlantico. Si estende dal fiume Uniab a nord fino alla città di Luderitz a sud, e dall'oceano a ovest fino ai piedi della Scarpata del Namib a est. Da nord a sud l'estensione complessiva è di circa 1300 km; da est a ovest varia fra 80 e 200 km. La superficie complessiva si aggira intorno ai km². Il Namib meridionale (fra Luderitz e il fiume Kuiseb) è costituito da una cintura di dune fra le più alte e spettacolari al mondo, spesso caratterizzate da colori molto intensi, di tonalità comprese fra il rosa e l'arancione. Procedendo da sud verso nord, la sabbia cede il posto al deserto sassoso e roccioso, che caratterizza quasi tutta l'area di altopiano compresa fra Sossusvlei e il fiume Swakop, situata a cavallo del Tropico del Capricorno. Il terreno in quest'area è in gran parte pianeggiante, ma non mancano formazioni montuose e canyon anche

3 importanti, come il complesso sistema della Moon Valley. Sebbene il suolo sia in gran parte sassoso, le dune riappaiono in diversi luoghi. Soprattutto nella parte settentrionale del deserto, l'interazione fra gli umidi e freddi venti oceanici, legati alla corrente del Benguela, e l'aria più calda e secca proveniente dal deserto provoca nebbie intense. Tali nebbie sono state in passato responsabili di molti naufragi; la parte nord del deserto viene chiamata skeleton coast ("costa degli scheletri") proprio a causa dei numerosi relitti di navi insabbiatesi qui. Alcuni di tali relitti si trovano oggi a decine di metri dalla costa, a testimonianza del fatto che il deserto (e quindi la costa) sta lentamente espandendosi verso ovest avanzando verso il mare. Dal punto di vista climatico, la caratteristica primaria del Namib è la scarsità di precipitazioni, oltretutto caratterizzate da un andamento stagionale poco predicibile. Nella parte occidentale, la media annuale è inferiore ai 5 mm, mentre nella fascia più orientale arriva al massimo a 85 mm. Questa aridità si deve a diversi fattori. I venti provenienti dall'oceano Indiano perdono gran parte della loro umidità nel passaggio sopra i monti Drakensberg, e arrivano alla Scarpata del Namib asciutti, scendendo sul deserto. I venti provenienti dall'atlantico, raffreddati dalla Corrente del Benguela, si trovano schiacciati dall'aria più calda e leggera proveniente da est. Di conseguenza, l'umidità non riesce a salire in quota e formare nuvole; tuttavia, per lo stesso motivo, la nebbia è un fenomeno frequente, soprattutto nelle zone costiere. La scarsità delle precipitazioni si riflette nella quasi totale assenza di acqua superficiale. I pochi corsi d'acqua sono quasi sempre secchi, e anche quando raccolgono acqua il loro corso è bloccato dalle dune. Il deserto del Kalahari è una vasta distesa sabbiosa dell'africa meridionale, che si estende per circa km 2.. È il quarto deserto al mondo per estensione. È parte di un immenso altopiano africano e si trova ad una altezza media di 900 metri. Copre il 70% del territorio del Botswana e parti dello Zimbabwe, della Namibia e del Sudafrica. Includendo, oltre al deserto vero e proprio, anche il bacino semiarido che lo comprende si ottiene un'area di oltre due milioni e mezzo di chilometri quadrati. Il nome Kalahari deriva dalla parola Kgalagadi della lingua Tswana, e vuol dire "la grande sete". Il Kalahari è un deserto di sabbia rossa in parte arido e in parte semiarido. Parti del Kalahari ricevono più di 250 mm di acqua piovana ogni anno, mentre la zona veramente arida si trova a sud-ovest, dove ogni anno piovono meno di 175 mm d'acqua, rendendo quest'area un deserto di tipo fossile. Le temperature estive variano dai 20 ai 40 C. In inverno il clima è secco e freddo, con una temperatura minima che in media può essere sotto lo zero, e di notte sono frequenti le gelate. Le uniche riserve permanenti d'acqua di grandi dimensioni sono costituite dalle saline, tra cui le più grandi sono quelle di Makgadikgadi in Botswana e di Etosha in Namibia. Il Kalahari ha una serie di riserve naturali, tra cui la Central Kalahari Game Reserve (Riserva di caccia del Kalahari Centrale) la seconda area protetta più grande del mondo, Tra gli animali che vivono nella regione vi sono le iene, i leoni, i suricati, diverse specie di antilopi (incluso l'orice), e molte specie di rettili e uccelli. La vegetazione è molto variegata e comprende più di 400 specie di piante, ma consiste principalmente di graminacee e acacie. Il Kalahari ospita l'antico popolo nomade dei San (Boscimani), che si crede vivano in queste terre come cacciatori-raccoglitori da almeno ventimila anni. Vi sono numerosi giacimenti di carbone, rame e nichel, e una delle più grandi miniere di diamanti del mondo, che si trova a Orapa nel regione del Makgadikgadi, nel nord-est del deserto. Coste e isole Paragonato con l'ampiezza della superficie, lo sviluppo costiero del continente è relativamente ridotto, con una lunghezza complessiva di circa km (l'europa, con una superficie tre volte inferiore, ha circa km di coste). La costa si presenta compatta, priva di penisole e insenature di dimensioni rilevanti. Sul Mar Mediterraneo, verso nord, si affacciano due importanti golfi: il Golfo della Sirte, davanti alla Libia, e il Golfo di Gabes, davanti alla catena dell'atlante. Le coste sono per lo più scoscese, con i rilievi che arrivano spesso fino al mare. Coste pianeggianti si trovano principalmente in Libia ed Egitto, dove le coste sono basse e sabbiose e spesso desertiche, così come in Mauritania, Somalia e Namibia. Nel Golfo di Guinea e in Mozambico, lungo le coste si sviluppano acquitrini e banchi sabbiosi che rendono difficoltosa la navigazione. L'unica isola di grandi dimensioni è il Madagascar (la quarta più grande del mondo); isole di dimensioni minori si trovano lungo gran parte della costa. Ci sono arcipelaghi di piccole isole sia sul versante dell'atlantico (per esempio Madeira, Canarie e Capo Verde) che su quello dell'oceano Indiano (per esempio le Comore e le Seychelles). C'è anche un'altra isola sulla costa della Tanzania: Zanzibar. Idrografia In Africa vi sono vaste zone areiche, ovvero prive di corsi d'acqua (per esempio il deserto del Sahara) e regioni endoreiche, ovvero con corsi d'acqua che si perdono nel deserto o in paludi o sfociano in laghi chiusi (per esempio i deserti del Namib e del Kalahari). La fascia centrale del continente, dove le piogge sono regolari, forma invece una zona esoreica, ovvero con corsi d'acqua che sfociano nel mare, principalmente nell'oceano Atlantico, come il fiume Niger e il fiume Congo. Il Niger (4.160 km di lunghezza) nasce dal rilievo del Fouta Djalon e sfocia con un grande delta nel golfo di Guinea. Il fiume Congo, di km di lunghezza, sfocia nell'oceano Atlantico e dà nome alle due repubbliche che si affacciano sulle sue rive (la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo). I numerosi affluenti del Congo (il più importante è il Kasai) formano un enorme bacino fluviale. Nella parte più meridionale scorrono l'orange, che sfocia nell'oceano Atlantico, e lo Zambesi, l'unico grande fiume a sfociare nell'oceano Indiano.

4 Il principale fiume africano è il Nilo col suo affluente Kagera, che è stato fino a poco tempo fa anche il fiume più lungo del mondo (6.671 km) superato recentemente dal Rio delle Amazzoni (6.868Km). Le sue sorgenti sono nell'africa equatoriale, da cui provengono i due rami principali: il Nilo Azzurro, che nasce dall'altopiano Etiopico, e il Nilo Bianco, emissario del Lago Vittoria il cui tributario, il Kagera, origina dagli altopiani del Burundi. Il Nilo attraversa l'africa nord-orientale e quando raggiunge il Mediterraneo sfocia con un'ampia foce a delta. Il fiume è conosciuto per il limo, terra che rendeva fertile la distesa sahariana e che consentì lo sviluppo della civiltà egizia; per questo motivo l'egitto veniva anticamente chiamato "dono del Nilo". La costruzione della diga di Assuan ha permesso la creazione di un ampio bacino artificiale, il lago Nasser; la terra fertile si deposita sul fondo del lago ed è necessario usare fertilizzanti per migliorare la resa dei terreni. Una lunga catena di laghi corre lungo la frattura tettonica della Rift Valley, ai confini tra la Repubblica Democratica del Congo, l'uganda, la Tanzania, il Burundi e il Ruanda: i più importanti sono il Lago Vittoria e il Lago Tanganica. Ambienti naturali L'Africa presenta tradizionalmente una grande varietà di ambienti ed ecosistemi molti dei quali sono unici al mondo. La parte settentrionale del continente è occupata in gran parte dal gigantesco deserto del Sahara, mentre a sud di questo, l'ambiente predominante è la grande savana,l'immensa distesa erbacea teatro dei grandi safari per turisti. Nella zona equatoriale,in particolare nel bacino del Congo,vi sono invece le grandi foreste tropicali, estese anche su buona parte della zona del Golfo di Guinea. Altre aree desertiche si trovano nella zona del Corno d'africa e nella zona sud-ovest del continente, dove si trova il grande deserto del Kalahari. Un' estesa foresta pluviale occupa anche la parte orientale del Madagascar, per il resto ricoperto da savane. Paesaggi tipicamente di alta montagna si trovano nell'altopiano Etiopico.

5 L'estrema parte nord-ovest del continente, la zona settentrionale di Algeria,Tunisia e Marocco, e la punta meridionale, presentano ambienti tipicamente mediterranei. Clima. Tagliata a metà dall'equatore e compresa per ca. quattro quinti nella zona dei tropici, l'africa, per la sua stessa struttura tozza, per la presenza dei bordi rialzati che limitano tutt'intorno la massa degli altopiani, isolandoli dall'influsso moderatore dei mari, presenta situazioni climatiche assai diverse da regione a regione. È possibile tuttavia stabilire in sintesi una fascia equatoriale con temperature elevate, scarse escursioni termiche stagionali, piogge abbondanti distribuite lungo tutto il periodo dell'anno, con massimi solstiziali. A nord e a sud di questa, si stendono due fasce a clima tropicale, con temperature sempre elevate, ma escursioni termiche annue più sensibili e piogge periodiche (zenitali) alternate a uno o due periodi secchi. Le regioni del Sahara, del Kalahari e della Namibia sono caratterizzate da clima desertico con elevatissime temperature nella stagione estiva, escursioni termiche annue e diurne abbastanza notevoli, precipitazioni scarsissime o nulle. Infine le estreme regioni settentrionali e australi godono di clima mediterraneo, con temperature non eccessivamente elevate nella stagione estiva, inverni miti per il benefico influsso del mare, piogge invernali a nord, estive nella Regione del Capo. Flora. Vegetazione e colture sono strettamente connesse con le diverse zone climatiche. Nelle estreme aree settentrionali e australi allignano i pini, le querce, gli agrumi, la vite, l'olivo, la palma e si coltivano frumento, riso, legumi e cotone: tutte colture che, con il caffè e il tabacco, si estendono anche nelle zone più calde, là dove l'altitudine esercita un'azione mitigatrice. Nelle zone desertiche, si hanno solo specie vegetali adattate a vivere negli ambienti aridi, tranne che nelle oasi dove l'affioramento delle falde acquifere sotterranee permette la crescita delle palme da dattero e la coltivazione di cereali e ortaggi. Steppe erbose e savane caratterizzano le aree subtropicali: qui, tra le altissime erbe, si levano alberi giganteschi come il baobab, il sicomoro, l'albero del pane; lungo i grandi corsi d'acqua si estendono poi le fitte foreste a galleria così chiamate perché i rami degli alberi si uniscono a volta sul fiume. Si hanno infine, nella zona equatoriale, le lussureggianti foreste pluviali, quasi impenetrabili, dove prosperano essenze pregiate come il teak, il palissandro, l'ebano e il mogano. Colture delle zone tropicali ed equatoriali sono, tra le altre, la canna da zucchero, il caucciù e il banano. Fauna. Nelle zone temperate dell'africa, oltre agli animali delle aree mediterranee europee, si trovano sciacalli, iene, coccodrilli, avvoltoi, aironi. Animali tipici dei deserti sono i cammelli e i dromedari, utilissimi perché possono sopportare a lungo la sete, il digiuno e la fatica. Nelle steppe e nelle savane, ricche di erbe commestibili, prosperano gazzelle, antilopi, struzzi, elefanti, giraffe, zebre e numerosi altri animali erbivori, insidiati e seguiti nelle loro migrazioni stagionali alla ricerca di cibo da feroci carnivori come leoni e leopardi. Nelle foreste vergini, che con il loro intrico di enormi alberi e il loro sottobosco, ricco di specie, impediscono ai grossi animali ogni agevole spostamento, la fauna è costituita prevalentemente da scimmie (tra cui il gorilla e lo scimpanzé) e da numerosissime varietà di rettili, uccelli e insetti, animali o di piccole dimensioni o adatti a vivere sugli alberi, spostandosi da una pianta all'altra in cerca di cibo. Idrografia. Alla morfologia prevalentemente tabulare del continente si devono i vastissimi bacini idrografici in cui esso si divide. Tra i grandi fiumi che ne sono i collettori, il primo posto spetta al Nilo, tributario del Mar Mediterraneo, cui affluiscono le acque di buona parte dell'africa Orientale; seguono il Congo, che convoglia all'oceano Atlantico le acque equatoriali; lo Zambesi e il Limpopo che all'oceano Indiano portano quelle dell'africa centro-meridionale e infine il Niger e l'orange, che versano nell'oceano Atlantico rispettivamente le acque delle regioni centro-occidentale e meridionale. Amplissime, estendendosi su circa un quarto del continente, sono poi le zone endoreiche (bacini dei laghi Ciad e Ngami) e quelle areiche (Saharae Kalahari) prive di deflusso al mare, in cui i corsi d'acqua si disperdono per evaporazione o assorbimento. I laghi occupano per la maggior parte il fondo di alcuni tratti delle fosse tettoniche (Niassa, Tanganica, Kivu, Edoardo, Alberto, Turkana). Il solo Vittoria, il più esteso dell'africa e uno dei più vasti del mondo, è un tipico lago di altopiano. Il Ciad, lo Ngami, il Makarikari non sono che vasti acquitrini, a superficie variabile, secondo le stagioni. Geografia umana Popolazione.

6 L'Africa, pur con oltre un miliardo di abitanti e una densità che si aggira intorno alle 34 unità per km 2, è una delle parti del mondo meno popolate. La distribuzione della popolazione è molto disuguale tra regione e regione, in quanto le aree desertiche e quelle a clima equatoriale sono pressoché disabitate o assai scarsamente popolate, mentre in alcune regioni, come nelle terre coltivate della valle del Nilo, si incontrano densità elevatissime con valori medi intorno ai 700 abitanti per km 2. Densità di abitanti per km 2 si hanno di frequente nell'africa mediterranea, in alcune zone della costa di Guinea, dell'africa orientale e nella zona del Capo. Etnologia. L'impenetrabilità dell'africa la divide naturalmente e culturalmente in due entità assai diverse: Africa bianca e Africa nera. Più recentemente l'invasione araba e europea ha mutato molte cose: si tratta però prevalentemente di mutazioni culturali. Tra i gruppi razziali indigeni del Nord Africa non mancano elementi europoidi come i Berberi, cui si sono aggiunti di recente un certo numero di Arabi. Nell'Africa subsahariana la maggior parte degli abitanti ha la pelle scura. Gli Stati dello Zimbabwe e del Sudafrica hanno una piccola, ma significativa, presenza di gruppi bianchi ed asiatici: i primi sono i cosiddetti afrikaner, i secondi immigrarono in epoca coloniale per contribuire ai lavori pubblici effettuati in quei paesi. In particolare l'africa nera presenta invece vari gruppi razziali propri, fra loro diversi: Sudanidi: abitano il Sudan centrale e occidentale; Nilotidi: occupano il bacino del Nilo, nella sua più alta porzione; Congolidi: si trovano nella Guinea e nel Congo; Cafridi: popolano la porzione meridionale del continente. Questi ultimi due gruppi vengono spesso designati con il nome di Bantu. Un posto a sé hanno i Pigmei che si trovano specialmente nell'africa centrale, e i Boscimani che occupano il deserto del Kalahari. Abbiamo inoltre gli Ottentotti. Lingue. Le lingue parlate in Africa si possono riunire in due grandi gruppi: quello camito-semitico, prevalentemente diffuso nel Nord, e quello bantu-sudanese parlato nel Centro e nel Sud. Il primo gruppo comprende i linguaggi autoctoni camitici, parlati da Berberi, Somali, Copti, Galla (e secondo alcuni glottologi anche da Ottentotti e Boscimani), ai quali, in epoca storica, si sono sovrapposti linguaggi di origine semitica, quali l'arabo e l'amarico etiopico. Il secondo raggruppa un gran numero di idiomi sudanesi spesso sostanzialmente differenti tra loro e risalenti a ceppi diversi, e gli idiomi bantu, più omogenei, che risalgono a un unico ceppo. Le principali famiglie di lingue africane secondo la classificazione corrente sono: lingue afro-asiatiche, nilotico-sahariane, i due gruppi di lingue niger-kordofaniane, lingue khoisan e lingue austronesiane (Madagascar) In diverse parti del Nordafrica e dell'africa Orientale si parlano lingue appartenenti a un vasto gruppo correlato alle lingue semitiche parlate anche nell'asia sudoccidentale; le lingue di questo gruppo sono complessivamente note come lingue afro-asiatiche. I principali sottogruppi sono le lingue semitiche (Nordafrica e Corno d'africa), le lingue cuscitiche (Corno d'africa), le lingue berbere (Nordafrica, Sahara e Sahel) e le lingue ciadiche (Africa Occidentale e Centrale). Le lingue più diffuse della famiglia sono l'arabo (semitica), l'amarico (semitica), l'oromo (cuscitica) e lo hausa (ciadica). Il gruppo nilotico-sahariano include più di un centinaio di lingue non del tutto omogenee, la cui classificazione è tuttora controversa presso i linguisti. Vi appartengono lingue parlate in Sudan, Etiopia, Uganda, Kenya, Tanzania settentrionale e anche alcune lingue dell'africa Centrale e Occidentale. I principali sottogruppi sono le lingue komuz, le lingue sahariane, le lingue songhai, le lingue fur, le lingue maban, le lingue centrosudanesi, le lingue kunama, le lingue berta, e le lingue sudanesi orientali. Le lingue sudanesi orientali includono due importanti sottogruppi, le lingue nilotiche e le lingue nubiane. Fra le lingue di questa famiglia ci sono il luo, l'ateker e il masai. Le lingue niger-kordofaniane sono il gruppo linguistico più numeroso dell'africa (e probabilmente del mondo). I tre principali sottogruppi il cosiddetto gruppo Niger-Congo A, il gruppo Niger-Congo B (anche noto come gruppo delle lingue bantu), e le lingue kordofaniane. La classificazione di queste lingue è controversa, e in particolare non tutti i linguisti considerano corretto classificare separatamente le lingue kordofaniane e non (per esempio) le lingue mande. A questo gruppo appartengono tra l'altro le lingue mande, il wolof, il fula, il dogon, le lingue gbe, le lingue bantu (fra cui lo swahili e lo zulu), lo yoruba e l'igbo. Il gruppo delle lingue khoisan include circa 50 idiomi, parlati complessivamente da meno di persone fra Namibia, Botswana e Angola. Si considerano appartenenti al gruppo anche due lingue presenti in Tanzania, il sandawe e lo hadza. Anche in questo caso la classificazione del gruppo è tuttora discussa. Le lingue khoisan sono caratterizzate dalla peculiarità fonetica delle cosiddette "consonanti clic", un gruppo di consonanti occlusive con un suono simile a uno schiocco. Questo tipo di suoni si trova anche in alcune lingue bantu (come lo zulu e lo xhosa), ma si tratta sempre del risultato dell'influenza delle lingue khoisan.

7 Le lingue indigene del Madagascar hanno un'origine completamente diversa da quelle diffuse nel continente, a appartengono al ceppo delle lingue austronesiane. Una classificazione definitiva delle lingue africane non è ancora stata realizzata, e numerose lingue rimangono difficili da ascrivere ai gruppi citati sopra. Fra le lingue ancora non chiaramente classificate si possono citare l'ongota, lo shabo, il laal e il jalaa. Il colonialismo ha dato origine a numerose lingue creole derivate in parte o completamente da lingue indoeuropee. Di particolare rilievo è l'afrikaans, derivato dalla lingua neerlandese e parlato in Sudafrica e in Namibia, soprattutto dalla popolazione bianca. Fra le lingue creole derivate dall'inglese ci sono il krio (Sierra Leone) e il pidgin english dell'africa Occidentale (Camerun e Nigeria); di derivazione lingua portoghese sono il creolo di Capo Verde e il creolo della Guinea-Bissau (parlato anche in Senegal); dal francese derivano il creolo delle Seychelles e il creolo di Mauritius; dall'arabo il juba (Sudan) e il nubi (Uganda e Kenya). Religioni. Nell'Africa Settentrionale e Orientale è particolarmente diffuso l'islamismo, introdotto dagli Arabi. L islam ha sviluppato un suo profilo originale e personalizzato inserito in diverse componenti locali: L'area egiziana, dove si è sviluppata da tempo una cultura arabo-islamica, modello per tanti paesi, benché la permanenza cristiana sotto la forma copta sia molto presente. L'area maghrebina, dove la faticosa sintesi arabo-berbera e il decisivo incontro-scontro coloniale con i francesi hanno gettato le basi per un Islam arabo occidentalizzato aperto e conservatore allo stesso tempo, con una tendenza all'intransigenza e una permanenza delle solidarietà religiose in forme classiche di confraternite o in forma moderna di associazioni. L'area nilotica, dove la ricerca di una fusione tra cultura araba e cultura africana continua a generare sussulti religiosi e politici. L'area dell'africa occidentale, dove l'influenza dell'islam maghrebino e la grande varietà delle culture locali hanno generato forme diversificate di Islam regionale o "Islam di confraternite" (i muridi del Senegal, gli

8 homalli del Mali) e le ultime indipendenze hanno permesso loro l'occasione di un'affermazione culturale nazionale e moderna. L'area nord-centrale (dal Ciad al Nord della Nigeria e del Camerun) dove l'islam arabo-egiziano e quello maghrebino hanno sviluppato sultanati ed emirati importanti con stati di tendenza teocratica. L'area etiopico-somala, in cui si sente la vicinanza alla cultura araba-yemenita. L'area "swahili", ossia l intera parte orientale del continente africano e, soprattutto il Kenya, l'uganda e la Tanzania. Qui l'islam si è presentato in una più grande diversità di gruppi etnici (africani, arabi, indo-pakistani) e di scuole canoniche. Il suo incontro con la cultura bantu l'ha portata a una sintesi originale che si è, finora, raramente espressa. Questi sette "volti" dell'africa musulmana, sintetizzati grossolanamente, non rappresentano delle forme religiose definitive. Le prime tre sono di civiltà arabo-islamica, le altre quattro di cultura africana e di religione musulmana. Se l'incontro storico tra l'islam e queste società africane ha dato inizio a queste forme "regionali" e locali, la convivenza di domani svilupperà certamente "modalità nuove", equilibri aggiornati e sintesi impreviste nell era della post-modernità. In Abissinia è praticato il cristianesimo di rito copto; gli Europei professano le varie confessioni cristiane che, per l'attività delle missioni, hanno un certo numero di proseliti anche tra le popolazioni negre. Queste ultime, tuttavia, per la maggior parte, praticano tuttora forme diverse di idolatria, attribuendo virtù soprannaturali a oggetti (feticismo), ad animali (totemismo) o a forze della natura (animismo). Il Cristianesimo in Africa giunse già nel I secolo propagandosi rapidamente, tanto che alla caduta dell'impero Romano d'occidente, il Cristianesimo contava un gran numero di proseliti soprattutto nei grandi centri urbani dei paesi mediterranei. La sua penetrazione in Nubia fu successiva, nel medioevo vi si installarono regni cristiani, per poi passare all'etiopia ed arrestare la propria espansione, successivamente si trova in singole regioni come l'antico regno del Ghana e lungo i confini dei regni nubiani. L'avvento, nel VII secolo, dell'islam ridusse la diffusione del cristianesimo tanto che nel giro di alcuni secoli quest'ultima religione era in molte regioni scomparso, resistendo in Etiopia e nelle comunità copte in Egitto. Molti cristiani ed ebraici si convertirono all'islam, anche per motivi quali gli svantaggi economici, la mancanza di chiese e l'isolamento delle comunità. Nuovo impulso al cristianesimo arrivò al tempo delle prime spedizioni europee in Africa, e soprattutto dopo che il Papa sancì il dominio dei re spagnoli sui territori africani da essi occupati, ed ottenne i migliori risultati nel Congo grazie all'intercessione dei sovrani portoghesi, dove si sviluppò una gerarchia ecclesiastica che diede vita ad una fervida vita cristiana. Nelle regioni sopra dette, il cristianesimo si diffuse largamente si consolidò fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, in seguito alla quale ad esempio i missionari tedeschi abbandonarono le colonie, ma la religione era talmente radicata che già negli anni 1950 erano sorte chiese autonome con una gerarchia ecclesiastica quasi completamente africana. Il Protestantesimo giunse nel continente africano solo verso il XVIII secolo tramite dei sacerdoti addetti alle colonie europee, di cui pochi si occuparono delle popolazioni autoctone. Le missioni tedesche operarono specialmente in Africa occidentale e nel Sud Africa, finché verso l'ultima decade del XIX secolo l'interesse si spostò verso le colonie conquistate dall'impero Tedesco nell'africa orientale. Cristianesimo e religioni autoctone africane contengono differenze che le rendono due entità diametralmente opposte: Le religioni autoctone ignorano il loro fondatore, non hanno un vero testo sacro ed una dottrina sistematica, mentre il cristianesimo è indissolubilmente legato al suo fondatore Gesù Cristo, alla Bibbia ed a una dottrina nei cui fondamenti tutte le chiese cristiane si trovano concordi. Le religioni naturistiche non possono essere scisse dal mondo circostante e dalla loro concezione magica, contemplando l'uomo quale membro della comunità, mentre il cristianesimo si rivolge al singolo individuo, che deve prendere autonomamente la decisione di adesione alla fede. Il nuovo cristiano è anche costretto ad instaurare nuove relazioni con il mondo circostante, abbandonando l'essenza magica. Questi sono aspetti che rendono il cristianesimo estraneo alle popolazioni africane di religione naturistica, si aggiunga che il missionario che porta la parola della Bibbia è solitamente bianco, e quindi esteriormente straniero. A questo si è aggiunto inizialmente il trasferimento puro e semplice di edifici, immagini, canti e riti in luoghi profondamente diversi, senza tentativi di adattamento al contesto africano. Queste manchevolezze sono state spesso superate dal fervore missionario, anche se rimane evidente la distanza tra "Africani" e "Bianchi". Le divergenze arrivano a concetti religiosi quali la poligamia, la libagione, la circoncisione, ovvero manifestazioni di paganesimo che l'individuo ricerca quali soluzioni per il suo bisogno di usanze su basi precedenti. La soluzione a questo duplice problema deve tener conto innanzi tutto della cura delle anime e delle tante diverse realtà religiose regionali. Malgrado quindi la sua sostanziale estraneità, il cristianesimo è in grado di riempire il vuoto spirituale degli africani causato dal regresso delle religioni naturistiche. Dare una risposta ai molti problemi tuttora insoluti del continente è la via da seguire per il cristianesimo, da questo punto di vista c'è l'aspirazione a una confessio africana, capace di risolvere specifiche questioni africane in base al Vangelo ed alla dottrina ufficiale. Le prime testimonianze della presenza dell'ebraismo in Africa sono contenute nei papiri di Elefantina risalenti al V secolo a.c. Già dal tempo della nascita di Gesù viveva in Nordafrica una numerosa comunità a seguito della diaspora, il cui centro principale era Alessandria d'egitto. Successivamente il giudaismo penetrò anche nell'interno, soprattutto nelle oasi del Sahara e nel Sudan. Fin dall'antichità, comunque, molti Berberi del Nordafrica professavano la religione ebraica. L'esponente più famoso fu la Kahina, che combatté contro le prime invasioni arabe al comando della tribù berbera giudaizzata dei Ğerawa.

9 L'esempio più noto di ebrei africani è quello dei Falasha dell'etiopia, che etnicamente appartengono agli Agau. Il loro giudaismo è di tipo particolare, poiché essi riconoscono come dottrina e come culto soltanto il Pentateuco, ignorando inoltre l'ebraico ed utilizzando invece il ge'ez (etiopico arcaico) come lingua di culto. È improbabile il rapporto tra i Falasha e le antiche comunità ebraiche egiziane, mentre è consistente il loro legame con le comunità dell'arabia meridionale prima dell'avvento dell'islam. Durante il periodo del colonialismo, ebrei europei ed americani si stabilirono prevalentemente nelle grandi città africane, soprattutto in Sudafrica, mantenendo credenze religiose dei paesi di provenienza. Quando l'ebraismo conservò le sue caratteristiche intatte, tra cui il rigoroso monoteismo, solo con difficoltà superò le disparità con le religioni di tipo naturistico, rimanendo comunque estranea anche alle altre religioni monoteistiche. Ciò, associato ad un complesso di segni distintivi, causò anche in Africa persecuzioni fino a tempi recenti. Con il termine animismo si indica la credenza dei primitivi in esseri spirituali che animerebbero l intera natura, sia organica sia inorganica. In questa credenza gli studiosi individuano la prima forma della religione, sviluppata in seguito in organismi sempre più complessi. Alla base dell animismo sarebbero le fisiologiche esperienze oniriche, da cui l uomo primitivo trarrebbe l idea di anima, attribuita anche a oggetti inorganici e inanimati, poiché riconosciuti capaci di agire. Dall idea di un anima divenuta indipendente dal corpo si sarebbe passati a quella di spirito e quindi all attribuzione di una serie di fenomeni a un unico spirito della specie o del fenomeno. A questa prima riduzione nel numero degli esseri divini seguirebbe l altra, per cui varie attività verrebbero attribuite a un solo dio (spesso raffigurato antropomorficamente), forma suprema della religiosità e dotato di più complessa personalità. Ulteriori ricerche etnologiche hanno dimostrato che l a. non può essere veramente universale e che l insieme dei fenomeni considerati da Tylor non esaurisce mai la totalità dell orizzonte sacrale di una qualsiasi comunità primitiva. Il termine è, però, ancora largamente usato per indicare la religione dell inaspettato, o dell insospettato, di quello, cioè, che proviene da agenti specificati, sia pure dotati di scarsissima personalità ed esercitanti un attività assolutamente sporadica. Questa carenza di personalità impedisce di annoverare gli spiriti dell a. tra le divinità, ma li inserisce piuttosto tra gli esseri predeistici (antenati, antenati totemici). In etnologia si definisce feticismo una forma di religiosità primitiva che prevede l'adorazione di feticci, ovvero di oggetti - spesso manufatti antropomorfi o zoomorfi - ritenuti dotati di poteri magici. Il feticismo dagli antropologi evoluzionisti era ritenuto come uno degli stadi più primitivi della religiosità umana, ed era considerato una variante dell'animismo: in realtà si è visto in seguito come le due pratiche religiose si distinguano sotto numerosi aspetti. Attualmente la definizione di "feticcio" viene usata in modo particolare per quegli oggetti considerati carichi di potenza sacra nell'ambito dei culti dei nativi dell'africa occidentale. Geografia economica Agricoltura. Il nucleo costitutivo delle economie africane risale al secolo scorso, quando avvenne la spartizione del continente tra le potenze coloniali che trovarono in A. una fonte di approvvigionamento per le loro industrie, sia attraverso un intenso sfruttamento delle risorse minerarie, sia mediante la creazione di grandi piantagioni coloniali (caffè, cacao, tabacco, cotone, arachidi). L'adozione di forme esasperate di monocoltura e la progressiva riduzione dei tempi riservati ai maggesi forestali hanno comportato la degradazione dei terreni e il conseguente impoverimento delle popolazioni locali, dedite a un'agricoltura di sussistenza. Solo nei territori che, per le loro più favorevoli condizioni climatiche e ambientali, si prestavano all'insediamento degli Europei (Sudafrica, Rhodesia, oggi Zambia e Zimbabwe, Kenya) l'agricoltura ha assunto forme più razionali e variate, come anche in Algeria e Tunisia, con l'introduzione dell'agrumicoltura, della viticoltura, dell'olivicoltura. Altrove si è invece venuta a creare una netta separazione tra colture industriali e colture di sussistenza, le prime destinate all'esportazione e soggette alle fluttuazioni dei prezzi sui mercati internazionali, le seconde sempre meno sufficienti a coprire i fabbisogni alimentari della popolazione. Bassissima è infatti la produttività consentita dalle tecniche tradizionali di sfruttamento del suolo, rimaste in molte aree immutate nel corso dei secoli e caratterizzate da forme itineranti e dal dissodamento di boscaglie per mezzo di incendi. Mentre in passato il problema della fame non si poneva in Africa con la gravità di altre aree sottosviluppate, esso è andato assumendo proporzioni drammatiche, accentuando una tendenza manifestatasi sin dall'inizio degli anni Sessanta, quando l'incremento del prodotto nazionale lordo risultava, per vari Paesi, inferiore all'accrescimento della popolazione. Il regresso è stato generale, ma non uniforme, risultando particolarmente accentuato per l'africa centrale e per quella occidentale, comprendenti la fascia del Sahel più duramente colpita dalla siccità. Nel complesso il tasso di autosufficienza alimentare per i soli cereali si è ridotto notevolmente e le previsioni per il futuro sono ancora più preoccupanti, data la difficoltà di attuare con sollecitudine un'adeguata politica in questo settore, destinata inoltre a bloccare un processo che ha comportato dissodamenti selvaggi, a spese della foresta e della savana, favorendo l'avanzata dei deserti e, conseguentemente, la perdita di superfici agricole. Va infatti considerato che solo poco più della metà dei terreni agricoli africani risultano effettivamente coltivati: le linee di sviluppo indicate dalla FAO e da altri organismi internazionali tendono non più, come in passato, ad ampliare la superficie agricola, ma a un migliore utilizzo dei suoli e all'incremento della produzione, attraverso l'impiego di fertilizzanti, di sementi selezionate, di impianti irrigui, intensificando inoltre la lotta contro i

10 parassiti e perfezionando i sistemi di conservazione dei prodotti. La scarsità dei mezzi finanziari e le forti difficoltà derivanti dalle condizioni ambientali, dalle strutture tribali e dal ritardo tecnologico tendono però a rallentare i programmi di sviluppo e di diversificazione delle colture, non consentendo di ridurre la dipendenza dall'estero per l'approvvigionamento di prodotti agricolo-alimentari. Allevamento. Soprattutto nelle zone della savana e della steppa predesertica, l'allevamento è legato ancora oggi alla transumanza stagionale, tipica di una pastorizia nomade e seminomade, costantemente oppressa dalla scarsità di acqua e di pascoli, che nei periodi di siccità comporta spesso la morte di migliaia di capi di bestiame. Ne consegue una forte depressione anche in questo campo, per quanto il patrimonio zootecnico africano risulti tutt'altro che trascurabile per numero di capi. Esso non trova infatti un adeguato riscontro nella produzione di carne e latticini, fatta eccezione per le regioni ad agricoltura più evoluta, dove la resa del bestiame macellato supera persino le medie europee. Risorse minerarie. Il problema di ridurre la dipendenza dalle fluttuazioni delle materie prime sui mercati esteri e di utilizzare direttamente le risorse prodotte si pone anche per i minerali, che dovrebbero costituire la base dello sviluppo industriale. Per il momento l'africa rimane un grande mercato di approvvigionamento per i Paesi industriali che attingono alle sue enormi risorse: dalla bauxite, principale ricchezza della Guinea, al ferro che abbonda in Liberia, Mauritania e Repubblica Sudafricana, al rame di cui sono grandi produttori mondiali Zambia e Repubblica democratica del Congo, mentre lo Zimbabwe dispone di ingenti riserve di cromo, minerale di cui la Repubblica Sudafricana è il maggiore produttore mondiale, detenendo inoltre il primato per l'oro e collocandosi ai primi posti per la produzione mondiale dei diamanti. La Repubblica Sudafricana detiene inoltre il primato africano (e il secondo posto nel mondo) per la produzione di manganese, di cui è assai ricco anche il Gabon, e per l'uranio, fornendo, insieme al Niger e alla Namibia, oltre un terzo della produzione mondiale. Per quanto riguarda i fosfati, ottimamente rappresentati sono Marocco e Tunisia, mentre Nigeria e Libia figurano tra i grandi produttori mondiali di petrolio, seguiti dall'egitto e dall'algeria e, a maggiore distanza, da Angola e Gabon. Nel 1986 i Paesi africani hanno contribuito complessivamente alla produzione petrolifera mondiale per il 10,75%, una percentuale di notevole rilievo, tenuto conto che nel 1960 l'africa partecipava con meno dell'1%. Industrie. Lo sfruttamento degli idrocarburi gassosi ha avuto un rapido sviluppo soprattutto in Algeria, il Paese africano che maggiormente si è impegnato a utilizzare i proventi petroliferi per avviare un vasto processo di industrializzazione. Per quanto anche gli altri Paesi ricchi di materie prime tendano a creare le basi strutturali per il superamento del carattere "primario" delle loro economie e per affrancarsi dalle ex potenze coloniali, il processo di industrializzazione è stato sinora rallentato da molteplici fattori di arretratezza: insufficienza delle infrastrutture, scarsità di capitali e di manodopera qualificata, ristrettezza dei mercati nazionali ecc. Non sono comunque mancate le iniziative e, a fianco delle poche e modeste industrie tradizionali di trasformazione dei prodotti agricoli e di raffinazione dei minerali, sono sorti i primi impianti metallurgici, meccanici, chimici e petrolchimici, gli oleodotti che portano il petrolio greggio dai pozzi dell'interno ai porti d'imbarco, i gasdotti e un numero crescente di raffinerie costiere. L'Africa rimane comunque la regione del mondo meno industrializzata, con una partecipazione alla produzione mondiale di manufatti che, escludendo il Sudafrica, si aggira complessivamente sull'1%, con 2 milioni di lavoratori occupati e una quota di partecipazione al prodotto nazionale lordo intorno al 12%. La distribuzione è inoltre tutt'altro che omogenea, poiché i quattro quinti del potenziale industriale sono concentrati in 10 Paesi, con al primo posto l'egitto (ca. un quarto dell'intera produzione industriale africana, sempre Sudafrica escluso), seguito da Algeria, Marocco, Nigeria, Kenya, Tunisia, Zambia. Le potenzialità di industrializzazione si fondano, oltre che sulle materie prime, sull'utilizzazione delle risorse idroelettriche. Alla metà degli anni Settanta, essa aveva raggiunto appena un quinto del potenziale disponibile e in fase di accrescimento, in seguito alla realizzazione di alcune grandi opere idriche, tra cui la diga di Assuan sul Nilo (1971), quella di Inga sul Congo (1972) e la diga di Cabora Bassa (ora Cahora Bassa) sullo Zambesi (1974). La costruzione di nuovi impianti idrici tende anche a promuovere l'irrigazione di vaste aree agricole, favorendo inoltre la navigazione fluviale e la pesca nelle acque interne. Comunicazioni. Vanno decadendo sempre più i tradizionali mezzi di trasporto che vengono gradualmente sostituiti da autoveicoli, utilizzanti una relativamente fitta rete di strade e piste. Le ferrovie sono distribuite in maniera molto ineguale nelle varie parti dell'africa: la rete più intensa è quella della Repubblica Sudafricana; discrete le reti dei Paesi dell'atlante e del Nilo, dello Zimbabwe e della Zambia; semplici ferrovie di penetrazione sono quelle che interessano numerosi altri Stati africani. I grandi fiumi che hanno rappresentato le prime vie di penetrazione nel continente non hanno cessato di rivestire una notevole importanza, dopo che le loro rapide, che per lunghi tratti ostacolavano la navigazione, sono state aggirate da tronchi ferroviario stradali. Importanza sempre crescente sta assumendo la rete aerea, che unisce i principali centri africani fra loro e con numerosi Paesi europei ed extraeuropei.

11 Storia Le ricerche svoltesi lungo la Rift Valley (Olduvai Gorge in Tanzania, Turkana Desert in Kenya e regione dell'afar in Etiopia), in Sudafrica (Gauteng e Npumalanga) e in Ciad, hanno dimostrato che già più di cinque milioni di anni fa esistevano ominidi in Africa con un'anatomia simile a quella delle scimmie superiori, ma che avevano già adottato la posizione eretta e il movimento sulle sole gambe. Poco più di quattro milioni di anni fa circa è il momento in cui apparvero i primi australopitechi, forse, le ricerche sono attuali, già in grado, nella Regione degli Afar di produrre utensili litici (Australopithecus garhi). Due milioni e mezzo di anni fa è la volta dell'homo habilis, il primo ominide sicuramente già capace di fabbricare utensili con una tecnologia ed una tecnica appropriata e definita. Questa capacità ha permesso all'homo habilis di procurarsi il cibo con più regolarità e di approfittare delle catture fatte da altri predatori. L'Homo erectus appare per la prima volta circa 1,8 milioni di anni fa. Con la sua più grande scatola cranica, e quindi maggiori dimensioni cerebrali, l'homo erectus ha migliorato la tecnologia della produzione di utensili e dato vita alla cultura conosciuta come Acheuleana. È molto probabile che l'homo erectus sia stato il primo predecessore dell'uomo a diventare un vero proprio cacciatore, da cui anche altri predatori dovevano stare attenti. È stato inoltre il primo ominide a lasciare l'africa, dando vita ad altri tipi homo in Asia ed Europa. L'Homo sapiens è apparso circa anni fa, secondo alcuni anni fa, e ha lasciato tracce sia in Africa Australe che in Africa Orientale anni fa, l'homo sapiens ha lasciato l'africa per iniziare la conquista di tutto il pianeta. Sebbene alcuni antropologi non siano d'accordo con la teoria di un'umanità nata dallo stesso ceppo africano, le ricerche genetiche degli ultimi anni sembrano sostenerla. Alla fine dell'ultima era glaciale ( anni fa) e per tutto il Neolitico, il Sahara è stato abitato da vari gruppi umani, che hanno lasciato molti segni della loro presenza e delle loro culture. Con il progressivo inaridimento della regione, la popolazione si è spostata ai margini della regione, andando a popolare il nord Africa, la valle del Nilo e l'africa Occidentale. In tutta l'africa settentrionale orientale si trovano reperti che sono stati assegnati alla medesima cultura. Si tratta di ceramiche spesso trovate accanto a tombe. Questa cultura mostra segni della nascita di una società di guerrieri. I disegni murali di questo periodo continuano a mostrare animali, ma danno viepiù importanza alla figura umana, di persone con armi e monili. È in quest'area che nascono i proto-cananei, che occuperanno poi tutta la costa mediterranea fino a controllare la valle del Giordano. Agli inizi del I millennio a.c. appare la tecnologia del ferro in Nord Africa. Questa tecnologia si è subito propagata alle zone saheliane Già verso il 500 a.c. si trovano segni di lavorazione del ferro in Africa Occidentale. Allo stesso periodo appartengono oggetti in rame provenienti dall'egitto, il Nord Africa e la Nubia, suggerendo che la tratta commerciale trans-sahariana fosse già una realtà cinque secoli prima dell'era moderna. Il nord Africa, compreso quello che oggi è il deserto più grande del mondo, è stata la culla di varie culture di cacciatori-raccoglitori durante tutto il neolitico. Questi gruppi umani hanno sviluppato tecnologie complesse, come la produzione di ceramiche e la lavorazione dei metalli, e hanno adottato a poco a poco l'agricoltura. Con la desertificazione della regione, le popolazioni si sono spostate e, nella valle del Nilo, hanno messo le basi per la nascita della grande civiltà egiziana e, più a sud, di quella nubiana. I primi esempi di documentazione scritta in Africa arrivano dall'antico Egitto. Verso il 3100 a.c., l'egitto ha iniziato il suo cammino verso l'unità territoriale sotto un solo leader, conosciuto come Narmer. Da allora, l'egitto è stato governato da trenta diverse dinastie. I molti monumenti rimasti testimoniano la forza economica, militare e sociale che l'egitto ha saputo produrre lungo i secoli. Nel passato si vedeva la civiltà egiziana come un'espressione della cultura mediterranea e appartenente al mondo occidentale. Oggi, dopo i risultati di ricerche storiche e linguistiche, si riconosce che il problema è ben più complesso. L'Egitto dei faraoni ha avuto intensi contatti con l'africa subsahariana, ne è stato addirittura colonizzato per vari decenni - tutti i faraoni della 25º dinastia erano nubiani -, e con Nubia ed Etiopia vi erano scambi fiorenti. Né vanno dimenticati i rapporti commerciali con l'africa Occidentale. Molte delle scoperte scientifiche egiziane - specialmente nel campo matematico e astronomico - furono poi assorbite dalla cultura greca e ci paiono quindi familiari, ma vanno ascritte alla grande civiltà africana. Poco prima della desertificazione del Sahara, le comunità che saranno poi coinvolte nello sviluppo dell'egitto parteciparono alla rivoluzione agricola con l'inizio delle coltivazioni e dell'allevamento. È poi nella Nubia che si trova il più grande numero di piramidi, altra prova dell'importanza di queste regione, conosciuta nella Bibbia come Kush. In tempi più recenti, fenici, greci e romani hanno combattuto con le popolazioni berbere per il controllo del nord Africa. I fenici fondarono varie colonie lungo tutta la costa, normalmente ad un giorno di navigazione una dall'altra, già prima dell'anno 1000 a.c. Alcune di queste, come Cartagine (814 a.c.) diventarono città autonome e addirittura stati nazione con un vasto raggio di controllo nel Mediterraneo. È intorno a questo tempo che la lavorazione del ferro è divenuta molto comune in tutta la regione. La tecnologia del ferro da qui si propagò fino all'africa Occidentale in pochi secoli. Colonie greche iniziarono ad essere fondate già nel VII secolo a.c. Importante è stata l'influenza di Alessandro il Grande in Egitto, con la fondazione di Alessandria (332 a.c.) e la dinastia Tolemaica che governò l'egitto ellenistico sino alla conquista romana. Le potenze nordafricane caddero una dopo l'altra sotto il controllo dell'impero romano che, per l'inizio dell'era moderna, arrivò a controllare tutto il nord del continente sino alla Mauritania odierna. Spedizioni romane all'interno dell'africa si infransero contro la barriera del Sahara. Tolomeo ci riferisce di spedizioni lungo il Nilo, sembra che i romani arrivarono fino al Lago Kyoga in Uganda, e sulle coste orientali. Da alcuni documenti si intuisce che l'esplorazione delle coste possa essere arriva poco oltre il Corno d'africa. Per alcuni secoli, l'interazione tra le regioni mediterranee, resa possibile dall'impero romano, continuò. Un primo cambiamento si ebbe con la conquista delle province romane del nord Africa da parte dei vandali (V secolo) e poi con la nascita dell'impero bizantino che rinnovò il controllo su tutta la costa meridionale del Mediterraneo. Gli arabi

12 conquistarono tutta le regione nel VII secolo e imposero l'islam come religione. Le Chiese cristiane sparirono, con l'eccezione della Chiesa Copta monofisita d'egitto. Nel 3000 a.c., l'agricoltura fece la sua apparizione nella regione. In Etiopia si iniziò a coltivare caffè, teff (erba amarognola usata per la produzione del pane locale, njera), miglio, sorgo, orzo e enset (falso banano di cui si mangia la radice). L'allevamento di asini è probabilmente nato sul posto, mentre altri animali domestici sono arrivati dal Sahel. Piselli, lenticchie e arachidi sono anch'essi arrivati dalle regioni saheliane. Negli altipiani etiopici si è sviluppato un governo centralizzato che ha portato a poco a poco alla creazione del Regno di Axum. Alla sua massima estensione, l'impero controllava quasi tutto il Corno d'africa, ma soprattutto fu capace di controllare le grandi vie carovaniere che dall'egitto raggiungevano le coste eritree e, via mare, mettevano in contatto con l'india. Le migrazioni bantu sono giunte nella zona verso XI secolo, con altre ondate nei secoli seguenti. I nilotici sono apparsi nella regione verso il XVI secolo. Sulla costa, le popolazioni locali ebbero un intenso scambio culturale e commerciale con i mercanti arabi, persiani e indiani sin dal VI secolo. Questi cambi si intensificarono vero il X secolo. Da questa interazione è nata la cultura swahili. Occorre specificare che la cultura swahili si identifica con la lingua e lo stile di vita, ma non appartiene ad un'etnia particolare. Ancora oggi, persone di etnia diversa si sentono parte di un unico gruppo culturale. Anche la religione, l'islam, è parte di questa cultura, ma non è necessario essere musulmani per essere swahili. La cultura swahili ha avuto per estensione massima la costa da Mogadiscio (Somalia) a Nacala (Mozambico), comprendendo anche le varie isole della regione, soprattutto le Comore. Ancora oggi, si può comunemente comunicare con gli abitanti del nord Mozambico usando lo swahili. Il regno omanita ha avuto un'influenza molto forte sulla regione, specialmente a Zanzibar, dove il sultanato si trasferì nel XIX secolo. Qui dettero vita alla cultura shirazi - il nome deriva da una corrente islamica persiana - che ha interessato soprattutto le isole dell'oceano Indiano. La dominazione omanita, che si estendeva a controllare tutti i porti principali della costa, ha permesso lo sviluppo della tratta degli schiavi, con oltre schiavi all'anno che transitavano per la sola isola di Zanzibar. Altri approdi della tratta erano Malindi, Mombasa, Shimoni in Kenya, Mafia in Tanzania, Pemba in Mozambico, e tutti i porti somali. Non esistono documentazioni certe, ma gli studi del dipartimento di Storia dell'università Jomo Kenyatta di Nairobi parlano di almeno schiavi venduti sulla costa ogni anno, a cui vanno aggiunti i migliai di schiavi che morivano durante il trasporto dall'interno verso i porti. Anche in questa regione l'agricoltura è comparsa verso il terzo millennio a.c. Non ci sono segni di addomesticamento autoctono, il bestiame domestico è arrivato qui con la migrazione di popolazioni saheliane. In questa regione si svilupparono regni e imperi alquanto vasti e importanti. L'Impero del Mali, l'impero del Ghana e l'impero Songhai, in tempi diversi, controllarono vaste aree e furono capaci di contrastare le milizie islamiche provenienti dal Marocco. In questa regione si trovano anche le più grandi raccolte di scritti trovabili in Africa, con eccezione dell'etiopia. Le biblioteche di Timbuctu, di Cinguetti e di altre zone urbane del Sahel conservano manoscritti preziosi, solitamente in arabo, ma anche in lingua locale registrata usando l'alfabeto arabo. I primi abitanti della regione erano popolazioni pigmee. I pigmei sono stati spinti verso altre zone o verso l'interno delle foreste con l'arrivo delle migrazioni bantu, che sono arrivati nella regione verso il 1000 a.c. Con il tempo, le popolazioni bantu hanno iniziato a muoversi verso una organizzazione sempre più centralizzata. Questo ha portato alla creazione di regni quali il Regno del Congo - che già nel XV secolo erano in contatto con l'europa - e, nella zona dei Grandi Laghi, a quelli Baganda, Toro e Bunyoro. Anche gli attuali Burundi e Ruanda ricalcano antichi regni. La storia dell'africa australe è ancora al centro di controversie sul come interpretare i reperti archeologici. Molto è stato fatto per ricostruire il periodo neolitico - vasellame, ossa, pitture rupestri in tutta la regione hanno permesso un buon lavoro - mentre rimane il problema di ricostruire il movimento di popolazioni bantu, e forse anche nilotiche, nella regione. Non pochi misteri pone una corretta interpretazione della storia di Grande Zimbabwe e dell'impero di Monomotapa. La presenza di popolazioni europee sin dal XVI secolo da una parte permette di conoscere alcuni sviluppi, registrati dai coloni olandesi. Dall'altra pone il problema dell'interpretazione e della veridicità di alcune affermazioni. Sebbene vaste aree dell'africa non abbiano avuto contatto con l'esterno per secoli, pensare che il continente sia rimasto isolato da qualsiasi relazione con culture non africane è errato. I conquistatori arabi, e poi i mercanti di cultura e fede islamica, hanno non solo conquistato il nord Africa, ma si sono mossi decisamente verso l'interno, aprendo le tratte trans-sahariane. Le vie del sale, delle spezie, degli schiavi e dell'oro sono rimaste vitali per secoli. Per certi versi, ancora oggi vengono utilizzate sia da commercianti che da turisti. Anche le coste orientali sono state visitate a più riprese da mercanti e viaggiatori arabi. Non si devono dimenticare le visite (1414, ma anche altre due date non meglio definite nel XV-XVI secolo) della flotta imperiale cinese, che ha attraccato in tutti i porti degli odierni Kenya e Tanzania, ma sicuramente anche in altre località. Le carovane schiaviste arabe penetravano la regione dei Grandi Laghi già dal XI secolo. È bene ricordare che gli esploratori europei che scoprirono' l'africa nel XIX secolo, non fecero altro che ripercorrere queste piste, e che furono spesso aiutati e protetti dagli stessi schiavisti di cui parlavano con ribrezzo nelle loro relazioni alle società geografiche europee. Rimane comunque vero che gran parte del continente è rimasta inesplorata da non-africani per molto tempo. In Europa, agli inizi del XIX secolo esistevano solo descrizioni di fantasia per quanto riguarda il continente africano al di là della fascia costiera. La conoscenza dell'africa è sempre cominciata dal nord; il suo stesso nome significativamente lo indica. Esso deriva da una voce fenicia, poi ripresa dai Romani, che in dicava la regione dei loro antichi approdi presso Cartagine. Ai Greci si deve invece la denominazione di Etiopia che indicava le terre sconosciute abitate da genti di "pelle nera e lucida".

13 Per gli Arabi l'africa cominciava al di là del Sahara. Essi furono veramente i primi a penetrare profondamente nel continente e ciò in rapporto alla loro vocazione spaziale e universale, ai loro mezzi di spostamento (dromedario) adeguati al superamento di vasti spazi aridi.prima degli Arabi si ebbero infatti solo rapide e incerte incursioni da parte degli Egizi, dei Greci e dei Romani, di penetrazione periferica, e ciò perché i grandi spazi, specie quelli forestali, si ponevano come insormontabili ostacoli. La penetrazione araba cominciò a partire dal secolo VII, pochi anni dopo la morte di Maometto. Conquistata rapidamente l'africa mediterranea, gli Arabi si spinsero poi nel Sudan occidentale raggiungendo il Niger e la zona del Lago Ciad, mentre nell'africa Orientale toccarono, in occasione dei traffici con l'oriente, i centri economici affacciati all'oceano Indiano (Mogadiscio, Mombasa, Zanzibar, Sofala ecc.). Nel Medioevo l'esplorazione delle coste occidentali africane divenne per gli Europei una viva necessità per poter aprire una via di comunicazione marittima con l'oriente; è di questo periodo (1291) la sfortunata spedizione dei fratelli Ugolino e Guido Vivaldi, scomparsi con la loro nave nelle acque dell'oceano nel tentativo di circumnavigare l'africa. Ma è solo nel secolo XV che i naviganti europei arrivarono sulle coste atlantiche dell'africa; furono dapprima i Portoghesi a tentare la via delle Indie attraverso la rotta di sud-est, spinti in ciò dal loro sovrano Enrico il Navigatore. Nel 1434 Gil Eannes doppiò Capo Bojador, nel 1441 Nuño Tristão toccò Capo Bianco; alla morte di Enrico (1460) i Portoghesi avevano raggiunto la Sierra Leone. Nel suo primo viaggio ( ) Diogo Cão scoprì la foce del fiume Congo e nel 1485, durante il suo secondo viaggio, giunse a toccare Capo Negro; nel 1488 Bartholomeu Diaz toccò per primo il "Capo delle Tempeste", in seguito ribattezzato Capo di Buona Speranza, giungendo fin sulla costa orientale dell'africa, alla foce del Rio do Infante, oggi Great Fish River. Nel Vasco da Gama costeggiò l'africa, passò il Capo di Buona Speranza e risalì la costa orientale fino a Melinde, l'odierna Malindi, dirigendosi poi a Calicut, in India. La via delle Indie era così aperta e il commercio transahariano tra il Sudan e il mondo arabo subì un duro colpo per la competitività della via commerciale marittima. Nel 1506 Fernão Soarez e João Gomez d'abreu sbarcarono nel Madagascar. Nei secoli successivi Portoghesi, Inglesi, Francesi e Olandesi intensificarono viaggi e traffici e solo verso la fine del 1700 ebbe inizio la sistematica esplorazione dell'interno dell'africa. L'iniziativa era di società geografiche o di singoli pionieri, con scopi prevalentemente scientifici: uno dei principali obiettivi era la scoperta delle sorgenti dei maggiori fiumi. Tra il 1770 e il 1774 lo scozzese Bruce, partito da Massaua, visitò le sorgenti del Nilo Azzurro; tra il 1795 e il 1805 un altro scozzese, Mungo Park, compì due viaggi lungo il Niger, fiume raggiunto anche dal tedesco Hornemann partendo dall'egitto ( ). Nel 1822 gli esploratori Denham, Oudney e Clapperton, partiti da Tripoli, attraversarono il Sahara raggiungendo il Lago Ciad. Il Sahara fu esplorato successivamente dal francese Cailliè, che partito dalle coste della Sierra Leone raggiunse Tombouctou e di qui si portò in Marocco, e dai tedeschi Barth, Rohlfs e Nachtigal. Nell'Africa australe sono note le esplorazioni del missionario scozzese David Livingstone che, nel corso di tre spedizioni tra il 1849 e il 1873, scoprì il Lago Ngami, percorse tutto il bacino dello Zambesi facendo conoscere le cascate Vittoria e toccò il Lago Niassa, Tanganica, Mweru e il fiume Lualaba. Nel 1871 a Ujiji avvenne lo storico incontro con lo statunitense Henry Stanley, inviato alla sua ricerca. Con la scoperta delle sorgenti del fiume Congo a opera di Camerun e di Stanley, ebbero termine le grandi esplorazioni dell'africa australe. Rimaneva ancora, però, la regione etiopica, alla cui esplorazione contribuirono molti Italiani tra cui G. Massaia, R. Gessi, C. Piaggia, G. Casati e Vittorio Bottego, che tra il 1892 e il 1897 esplorò il corso dei fiumi Omo e Giuba. Con la fine del secolo XIX si chiude l'epoca eroica e avventurosa degli esploratori, per lasciare il posto a spedizioni scientificamente organizzate e dotate di grandi disponibilità di mezzi, nonché alla successiva colonizzazione da parte degli Stati europei. La colonizzazione dell'africa da parte delle nazioni europee, raggiunse il proprio apice a partire dalla seconda metà del XIX secolo, periodo in cui si ebbe una vera e propria spartizione dell'africa i cui protagonisti furono soprattutto Francia e Gran Bretagna e, in misura minore, Germania, Portogallo, Italia, Belgio e Spagna. Alcuni elementi storici in grado di animare un colonialismo di questo genere possono essere identificati nella conquista informale dell'india da parte della Gran Bretagna; nelle mire del re belga Leopoldo II, sul bacino del Congo, che misero in allarme le potenze europee (Francia e Gran Bretagna in primo luogo); nella richiesta di merci per il "commercio legittimo" da parte dei mercanti europei che commerciavano con l'africa dopo la fine della tratta degli schiavi. Le potenze coloniali europee si dedicarono soprattutto allo sfruttamento delle risorse naturali del continente. Soltanto in alcuni casi la presenza europea in Africa portò a un effettivo sviluppo delle regioni occupate, per esempio attraverso la costruzione di infrastrutture. Nei luoghi in cui si stabilirono comunità di origine europea (l'esempio più rappresentativo è il Sudafrica) la popolazione locale fu in genere discriminata politicamente ed economicamente. Nell'Africa nera le popolazioni indigene resistettero inutilmente alla penetrazione degli europei, che si espresse come colonialismo commerciale, fino allora limitato alla creazione sulle coste.di varie basi con funzione di supporto ai bastimenti in rotta lungo le grandi vie di comunicazione marittima e di centri di smistamento e raccoglimento delle merci e dei prodotti africani (oro, pelli, avorio, legni pregiati, caffè, pietre preziose) destinati ad essere esportati in Europa. In precedenza, tra il XV e il XVIII secolo,.un importante aspetto del colonialismo fu il commercio degli schiavi: circa 11 milioni di africani furono rastrellati con incursioni e rapporti commerciali con alcune tribù africane dai mercanti di schiavi europei. Meta di destinazione prevalente erano i grandi latifondisti delle Americhe che adibivano gli africani come schiavi nella coltura delle piantagioni. Meno ricordato nell ambito del commercio degli schiavi è il ruolo dello schiavismo arabo, che precedette quello europeo e che cominciò già dai secoli XI-XII secolo. Ma è solo con il XIX secolo, dopo le spedizioni esplorative all interno del continente, che il colonialismo si è volto allo sfruttamento in grande scala delle risorse dei paesi africani. Le potenze europee si impossessarono dei territori africani non solo per avere fonti di risorse prime e importanti basi commerciali, ma anche per avere dominio su vasti territori dove poter inviare molti cittadini della madrepatria in un periodo di sovrappopolazione della madrepatria.

14 I territori vennero occupati sia con la forza sia con la diplomazia (concludendo trattati con i capi dei popoli africani, con cui cedevano la loro sovranità alle potenze europee). Successivamente, i territori occupati dalle truppe vennero proclamati colonie dalla madrepatria, facenti parte del proprio territorio. I coloni bianchi delle diverse regioni europee divennero di fatto i detentori del potere politico ed economico nelle colonie e la loro classe dirigente, seppur sempre soggetta alle decisioni della madrepatria. Gli indigeni locali vennero impiegati come manodopera sottopagata nei latifondi, nelle piantagioni, nelle imprese minerarie ed industriali. Sull atteggiamento dei bianchi verso i neri fu determinante la convinzione razzistica dei colonizzatori bianchi di essere superiori alle popolazioni indigene. Ciò spiega le vessazioni e talora le atrocità che subiranno i neri da parte dei bianchi durante il colonialismo. Le truppe coloniali di tutti i paesi europei ricorrevano spesso, per incutere timore negli indigeni e sedare le loro ribellioni, a metodi spietati e atrocità, come la distruzione di villaggi, la cattura di ostaggi che subivano torture, esecuzioni di massa e massicce deportazioni. In certi paesi si arrivava addirittura allo sterminio di interi popoli indigeni che si erano dimostrati contrari al predominio. Le popolazioni nere si ritrovarono integrate nelle strutture politiche ed economiche create dai colonizzatori, costrette ad accettare lingua, religione cristiana e cultura europea. Tuttavia le élites delle popolazioni indigene (come capi di tribù) spesso trovarono alcuni vantaggi dal colonialismo: presiedere posti di non molta importanza nell amministrazione coloniale creata dagli europei e assorbire la loro cultura, studiando presso scuole europee. I ceti popolari neri furono completamente esclusi dalle decisioni politiche e vennero utilizzati non solo come manodopera malpagata al loro servizio ma anche come soldati semplici nell esercito coloniale. La decolonizzazione dell Africa è stata segnata da alcuni fatti epocali della storia del XX secolo, primi fra tutti i conflitti mondiali e il sorgere di movimenti indipendentisti in diverse regioni. Spesso, tuttavia, come in altri continenti, i rapporti con le potenze europee non si sono risolte con un autentica indipendenza economica, politica e ideologica. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale avvennero profondi mutamenti politici, che toccarono anche gli Stati africani: molti africani parteciparono come membri delle armate delle rispettive potenze coloniali alla lotta contro il nazifascismo in Europa e in Asia; nel 1941 venne formulata la Carta Atlantica da W. Churchill e F.D. Roosevelt (in cui si enunciava il diritto all'autodeterminazione di tutti i popoli, che sancisce il diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l'indipendenza e poter scegliere autonomamente il proprio regime politico); la guerra aveva portato a un generale indebolimento delle grandi potenze europee che avevano colonie in Africa. Gli ideali di libertà diffusisi in seguito alla vittoria delle democrazie nella Seconda guerra mondiale fornirono lo sfondo ideale al malcontento dei neri verso la dominazione coloniale. Quindi negli anni intorno al 1950 iniziò una spinta autonomistica delle popolazioni delle colonie africane: i popoli indigeni reclamavano il diritto di essere indipendenti dalla madrepatria e di decidere del proprio destino, con insurrezioni e movimenti di protesta in cui si intrecciavano rivendicazioni politiche, economiche e sociali. L opposizione degli indigeni al colonialismo fu guidata dalle elites africane; ad esse si affiancarono il ceto medio indigeno, formato da professionisti, imprenditori e agricoltori che avevano accesso al mercato delle esportazioni; i ceti popolari africani, che si limitarono a ribellarsi allo sfruttamento come manodopera cui li sottoponevano i colonizzatori europei, che lasciano così nella povertà. In molti paesi questa ribellione dei neri contro il colonialismo fu guidata da partiti politici che si ispiravano ai principi di un "socialismo africano", che si distingueva in modo piuttosto netto dalle ideologie socialiste di matrice occidentale. In genere, i leader politici africani rappresentarono il socialismo soprattutto come rifiuto del sistema economico capitalistico portato dai colonizzatori, a favore del recupero di valori tradizionali africani come il senso della comunità o della famiglia o la dignità del lavoro agricolo. Davanti a questa opposizione, le nazioni europee dovettero sempre concedere l indipendenza alle colonie o pacificamente, limitandosi a fare passare tutta la struttura amministrativa e militare creata nelle colonie nelle mani di funzionari delle elites africane europeizzate, o dopo lunghe lotte, che videro grandi spargimenti di sangue nell opposizione tra le armate coloniali europee e i guerriglieri africani che erano passati all aperta ribellione contro il colonialismo (essi spesso operarono scelte di tipo marxista-leninista ed erano attivamente sostenuti dai paesi socialisti) Le colonie divennero quindi stati africani indipendenti, con strutture politiche ed economiche governate da un ceto dirigente indigeno europeizzato. Gli Stati africani sorti dalla decolonizzazione ebbero forti disuguaglianze sociali e grandi problemi interni, determinati in gran parte dallo sfruttamento del colonialismo europeo: Da evidenziare la presenza di masse povere e analfabete di contadini nelle zone rurali poco sviluppate e con poche possibilità di ascesa sociale. Con lo sviluppo urbano, poi, i contadini emigrati in città divennero solo manodopera operaia malpagata alle dipendenze delle grandi imprese. Le masse povere africane sopravvivono tuttora in una misera condizione di povertà, fame, malattie e sovraffollamento, subendo gli effetti della mancanza di adeguate strutture sanitarie e scolastiche. La scolarizzazione nella popolazione è bassa. Ciò porta all'arretratezza tecnica ed industriale, con grande dispendio di lavoro e bassa produttività e a difficoltà ad organizzare una economia moderna. Quindi l'economia resta debole e basata perlopiù sullo sfruttamento delle risorse agricole e minerarie, destinate all esportazione (come ai tempi del colonialismo); inoltre gli utili di piantagioni, miniere e imprese industriali vanno a una limitata elite di privilegiati che tesaurizza la ricchezza e alle grandi imprese straniere (perlopiù quelle delle ex potenze colonizzatrici, che possiedono le risorse africane dal tempo del colonialismo). Ciò ovviamente ostacola il pieno sviluppo dell economia africana in ogni settore e il raggiungimento di un dignitoso tenore di vita per la popolazione.

15 Altro elemento negativo è la presenza di tensioni interne a carattere etnico: i nuovi stati africani hanno ereditato dal colonialismo anche i propri confini, disegnati casualmente da diplomatici europei. Ciò ha portato a una mancanza di unità etnica e politica nei nuovi stati: spesso entro i confini di un paese sono comprese molte etnie diverse tra loro, divise da antichi odi tribali. Ciò esplode spesso in feroci lotte tra fazioni, tribù e regioni e numerose crisi interne e internazionali. Il bisogno, reale o immaginario, di prevenire la disintegrazione dei nuovi stati rafforzando l autorità centrale ha spinto spesso la classe dirigente indigena a organizzare forme di governo fortemente autoritarie. Questi governi tuttavia sono risultati spesso inefficienti, caratterizzati dalla cattiva applicazione delle leggi e la violenza usata per eliminare gli oppositori e non hanno prodotto nessun reale miglioramento a livello sociale o economico. Questi governi sono riusciti a mantenersi al potere grazie all importante appoggio di imprese straniere (appartenenti alle ex potenze colonizzatrici dell Africa o anche alle due superpotenze Usa e Urss, emerse dopo la Seconda Guerra Mondiale), cui è venuto in cambio dai governi africani concesso il permesso di continuare a sfruttare le risorse africane a vantaggio delle grandi potenze economiche (europee e non). I nuovi stati indipendenti africani sono quindi ora legati alle grandi potenze europee (spesso quelle del colonialismo) dalla sudditanza politica ed economica, in un mondo in cui attualmente i rapporti economici e politici si fanno sempre più complessi e articolati. Vi è quindi ora una diversa forma di dipendenza economica, culturale, sociale e politica dei paesi africani dalle potenze economiche, che ha dato luogo al cosiddetto neocolonialismo. Recentemente, in alcuni stati africani, stanno iniziando lenti e difficili processi di sviluppo economico e democratizzazione della vita politica. Va notato a proposito che molte organizzazioni umanitarie internazionali (talora aiutate dai governi africani) stanno aiutando le masse popolari nere a porre basi per un miglioramento del tenore di vita. Esse procedono a realizzare infrastrutture sanitarie e scolastiche e ad aiutare gli indigeni ad avviare piccole imprese economiche per il proprio sostentamento. Le classi dirigenti dei paesi africani, inoltre, stanno iniziando a organizzare governi democratici Inoltre esse stanno tentando di stipulare accordi con le imprese straniere che possano limitare uno sfruttamento indiscriminato delle risorse africane a vantaggio delle potenze economiche e possano garantire un miglioramento delle condizioni economiche per le popolazioni africane. Le popolazioni africane stanno cercando di divenire capaci di governarsi autonomamente e di migliorare le proprie condizioni economiche. Esse stanno anche cercando di trasformare i propri rapporti con le potenze economiche, cercando di rapportarsi con loro alla pari e non in condizioni di sudditanza economica e politica. Colonie, territori e protettorati europei in Africa Colonie, territori e protettorati britannici Africa del sud - ovest attuale Namibia dal 1918 a seguito della sconfitta tedesca nella I guerra mondiale viene assegnata all'unione Sudafricana in mandato della Società delle Nazioni Basutoland attuale Lesotho Bechuanaland attuale Botswana Camerun occidentale 1/5 del Camerun Tedesco (attuale Camerun) dal 1918 a seguito della sconfitta tedesca nella I guerra mondiale assegnato come mandato della Società delle Nazioni Costa d'oro (attuale Ghana) Egitto, occupato nel 1882 ma formalmente ottomano fino al 1914, indipendente dal 1936 ma sotto controllo britannico fino al 1956 Gambia Kenya Nigeria Nyassaland attuale Malawi Rhodesia del Nord attuale Zambia Rhodesia del Sud attuale Zimbabwe Sierra Leone Somalia Britannica Sudafrica, ottenne l'autonomia interna come dominion già nel 1910 come Unione Sudafricana Sudan Swaziland Tanganica attuale Tanzania dal 1918 a seguito della sconfitta tedesca nella I guerra mondiale assegnata come mandato della Società delle Nazioni Uganda Colonie, territori e protettorati francesi Algeria Alto Volta (attuale Burkina Faso) Camerun orientale i 4/5 del Camerun tedesco attuale Camerun dal 1918 a seguito della sconfitta tedesca nella I guerra mondiale, assegnato come mandato della Società delle Nazioni Ciad Congo francese (attuale Repubblica del Congo) Costa d'avorio

16 Dahomey (attuale Benin). Gabon Guinea Madagascar Marocco (tranne la parte nord del Marocco Spagnolo e l'enclave di Sidi-Ifni sempre spagnolo) Mauritania Niger Oubangi-Chari (attuale Repubblica Centroafricana) Senegal Somalia francese (attuale Gibuti) Sudan francese (attuale Mali) Togo dal 1918 a seguito della sconfitta tedesca nella I guerra mondiale, assegnato come mandato della Società delle Nazioni Tunisia Colonie, territori e protettorati tedesche (dopo la prima guerra mondiale ceduti come mandati a Francia, Regno Unito e Belgio) Africa Orientale Tedesca attuali Tanzania, Ruanda e Burundi dal 1918 al Regno Unito (Tanzania) e Belgio (Ruanda e Burundi) Africa Sud-Occidentale Tedesca, o Africa Tedesca del Sud Ovest (attuale Namibia) dal 1918 al Regno Unito Camerun dal 1918 diviso 1/5 al Regno Unito e 4/5 alla Francia Togo dal 1918 alla Francia Colonie, territori e protettorati portoghesi Africa Occidentale Portoghese (attuale Angola) Africa Orientale Portoghese (attuale Mozambico) Cabinda Guinea Portoghese (attuale Guinea Bissau) Isole di Capo Verde Isole di São Tomé e Príncipe Colonie, territori e protettorati italiani Africa Orientale Italiana, dal 9 maggio 1936, (unione di Eritrea, Abissinia e Somalia Italiana) Eritrea Etiopia dal 1889 al 1896 protettorato italiano, dal 1936 al 1941 colonia italiana, dal 1941 al 1950 occupazione britannica Libia Somalia Italiana Colonie, territori e protettorati del Belgio Burundi dal 1918 a seguito della sconfitta tedesca nella I guerra mondiale Congo Belga (attuale Repubblica Democratica del Congo, fino al 1908 Stato Libero del Congo, colonia personale del re Leopoldo II del Belgio) Ruanda dal 1918 a seguito della sconfitta tedesca nella I guerra mondiale Colonie, territori e protettorati spagnoli Marocco (regione del Rif a nord) Rio de Oro Rio Muni e Fernando Poo (regioni dell'attuale Guinea Equatoriale) Sahara Occidentale Sahara Spagnolo Nazioni indipendenti Liberia Abissinia (attuale Etiopia), fino al 5 maggio 1936 Stato Popolazione (2011) Superficie Densità Algeria Angola Benin

17 Stato Popolazione (2011) Superficie Densità Botswana Burkina Faso Burundi Camerun Capo Verde Repubblica Centro Africana Ciad Comore Congo Repubblica Democratica Congo Costa d'avorio Gibuti Egitto Guinea Equatoriale Eritrea Etiopia Gabon Gambia Ghana Guinea Guinea-Bissau Kenya Lesotho Liberia Libia Madagascar Malawi Mali Mauritania Mauritius Marocco Mozambico Namibia Niger Nigeria Ruanda São Tomé - Príncipe Senegal Seychelles.87 0, Sierra Leone Somalia Sud Africa Sudan del Sud.620 Sudan Swaziland Tanzania Togo Tunisia Uganda Zambia Zimbabwe

18 Stato Popolazione (2011) Superficie Densità Africa Totale Paese Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite (US$) Stima Algeria Angola Benin Botswana Burkina Faso Burundi Camerun Capo Verde Ciad Comore Congo Congo (ex Zaire) Costa d'avorio Egitto Eritrea Etiopia Gabon Gambia Ghana Gibuti Guinea Guinea Bissau Guinea Equatoriale Kenya Lesotho Liberia Libia Madagascar Malawi Mali Marocco Mauritania Maurizio Mozambico Namibia Niger Nigeria

19 Paese Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite (US$) Stima Repubblica Centrafricana Ruanda Sahara occidentale São Tomé e Príncipe Seicelle Senegal Sierra Leone Somalia Sudafrica Sudan Swaziland Tanzania Togo Tunisia Uganda Zambia Zimbabwe

20 Indice sviluppo umano 2011 Africa ISU elevato 52 Seychelles 0, Libia 0, Tunisia 0,698 ISU medio 96 Algeria 0, Gabon 0, Egitto 0, Botswana 0, Namibia 0, Sudafrica 0, Marocco 0, Capo Verde 0, Ghana 0, Guinea Equatoriale 0, Repubblica del Congo 0, Swaziland 0,522 ISU basso 143 Kenya 0, São Tomé e Príncipe 0, Angola 0, Madagascar 0, Tanzania 0, Senegal 0, Nigeria 0, Mauritania 0, Lesotho 0, Uganda 0, Togo 0, Comore 0, Zambia 0, Gibuti 0, Ruanda 0, Benin 0, Gambia 0, Sudan 0, Costa d'avorio 0, Malawi 0, Zimbabwe 0, Etiopia 0, Mali 0, Guinea-Bissau 0, Eritrea 0, Guinea 0, Repubblica Centrafricana 0,343

21 ISU basso 180 Sierra Leone 0, Burkina Faso 0, Liberia 0, Ciad 0, Mozambico 0, Burundi 0, Niger 0, Repubblica Democratica del Congo 0,286 Paese Popolazione Nigeria Etiopia Egitto Congo (ex Zaire) Sudafrica Tanzania Kenya Algeria Sudan Uganda Marocco Ghana Mozambico Madagascar Costa d'avorio Camerun Angola Burkina Faso Niger Malawi Mali Zambia Senegal Zimbabwe Ruanda Ciad Guinea Tunisia Burundi Somalia

22 Paese Popolazione Benin Togo Eritrea Libia Sierra Leone Repubblica Centrafricana Congo Liberia Mauritania Namibia Botswana Lesotho Gambia Guinea Bissau Gabon Swaziland Maurizio Gibuti Comore Guinea Equatoriale Capo Verde Sahara occidentale São Tomé e Príncipe Seicelle Paese Tasso natalità (n/1.000 Paese Tasso di mortalità (n/1.000 popolazione) popolazione) Niger Sudafrica Uganda Lesotho Mali Ciad Zambia Guinea Bissau Burkina Faso Repubblica Centrafricana Etiopia Somalia Somalia Swaziland Burundi Mali Malawi Niger Congo Nigeria Angola Namibia Mozambico Gabon Nigeria Malawi

23 Paese Tasso natalità (n/1.000 Paese Tasso di mortalità (n/1.000 popolazione) popolazione) Ciad Mozambico Sierra Leone Burkina Faso Benin Zambia Madagascar Zimbabwe Congo (ex Zaire) Angola São Tomé e Príncipe Botswana Guinea Tanzania Liberia Camerun Senegal Uganda Ruanda Sierra Leone Repubblica Congo Centrafricana Togo Congo (ex Zaire) Gabon Etiopia Guinea Equatoriale Liberia Guinea Bissau Guinea Gambia Costa d'avorio Mauritania Ruanda Camerun Burundi Zimbabwe Senegal Eritrea Guinea Equatoriale Kenya Sahara occidentale Tanzania Benin Sudan Mauritania Sahara occidentale Ghana Comore Sudan Costa d'avorio Comore Ghana Gibuti Lesotho São Tomé e Príncipe Swaziland Eritrea Gibuti Togo Egitto Madagascar Libia Gambia Botswana Kenya Capo Verde Seicelle Namibia Maurizio Sudafrica Capo Verde Marocco Tunisia Tunisia Egitto

24 Paese Tasso natalità (n/1.000 Paese Tasso di mortalità (n/1.000 popolazione) popolazione) Algeria Marocco Seicelle Algeria Maurizio Libia Paese Mortalità infantile (decessi/1.000 Paese Speranza di vita alla feti nati vivi) nascita (anni) Niger Libia Mali Marocco Somalia Tunisia Repubblica Algeria Centrafricana Guinea Bissau Maurizio Ciad Seicelle Angola Egitto Burkina Faso Capo Verde Malawi Madagascar Mozambico Gambia Sierra Leone São Tomé e Príncipe Congo (ex Zaire) Togo Etiopia Kenya Guinea Equatoriale Eritrea Nigeria Guinea Equatoriale Congo Comore Liberia Sudan Gambia Gibuti Comore Mauritania Tanzania Sahara occidentale Zambia Ghana Costa d'avorio Benin Ruanda Senegal Uganda Burundi Burundi Guinea Benin Ruanda Camerun Liberia Swaziland Costa d'avorio Guinea Etiopia Sahara occidentale Sierra Leone Mauritania Botswana Sudan Congo (ex Zaire) Senegal Congo Lesotho Camerun

25 Paese Mortalità infantile (decessi/1.000 Paese Speranza di vita alla feti nati vivi) nascita (anni) Gibuti Angola São Tomé e Burkina Faso Príncipe Madagascar Niger Togo Uganda Gabon Tanzania Ghana Mali Namibia Zambia Kenya Malawi Sudafrica Gabon Eritrea Namibia Zimbabwe Nigeria Marocco Mozambico Capo Verde Lesotho Tunisia Zimbabwe Algeria Somalia Egitto Repubblica Centrafricana Libia Swaziland Seicelle Sudafrica Maurizio Guinea Bissau Botswana Ciad Paese Densità di medici (n / Paese Posti letto ospedalieri per abitante 1,000 abitanti) (n / 1000 abitanti) Egitto Seicelle Libia Libia Seicelle Maurizio Algeria São Tomé e Príncipe Tunisia Zimbabwe Maurizio Sudafrica Sudafrica Namibia Marocco Comore Capo Verde Swaziland São Tomé e Tunisia Príncipe Nigeria Capo Verde Namibia Guinea Equatoriale Botswana Zambia Guinea Equatoriale Botswana Gabon Algeria Sudan Egitto Gibuti Congo

26 Paese Densità di medici (n / Paese Posti letto ospedalieri per abitante 1,000 abitanti) (n / 1000 abitanti) Camerun Ruanda Madagascar Camerun Swaziland Kenya Zimbabwe Lesotho Comore Gabon Costa d'avorio Repubblica Centrafricana Kenya Eritrea Mauritania Gambia Uganda Malawi Congo (ex Zaire) Marocco Guinea Tanzania Congo Guinea Bissau Ghana Ghana Repubblica Burkina Faso Centrafricana Angola Togo Burkina Faso Mozambico Senegal Congo (ex Zaire) Benin Angola Zambia Burundi Togo Liberia Eritrea Sudan Lesotho Mali Mali Nigeria Guinea Bissau Benin Ciad Ciad Gambia Mauritania Somalia Costa d'avorio Burundi Sierra Leone Mozambico Uganda Ruanda Senegal Etiopia Guinea Niger Niger Malawi Madagascar Sierra Leone Etiopia Liberia Tanzania Paese Tasso alfabetizzazione (%) Guinea Equatoriale

27 Paese Tasso alfabetizzazione (%) Seicelle Zimbabwe Lesotho Libia Namibia Maurizio Gabon Kenya Sudafrica São Tomé e Príncipe Botswana Capo Verde Congo Swaziland Zambia Camerun Comore Malawi Tunisia Egitto Ruanda Angola Algeria Tanzania Gibuti Eritrea Ghana Burundi Congo (ex Zaire) Uganda Madagascar Nigeria Sudan Togo Liberia Mauritania Costa d'avorio Marocco

28 Paese Tasso alfabetizzazione (%) Mozambico Repubblica Centrafricana Guinea Bissau Gambia Etiopia Benin Guinea Senegal Somalia Sierra Leone Ciad Mali Niger Burkina Faso Paese Popolazione sotto la linea di povertà (%) Ciad Liberia Congo (ex Zaire) Sierra Leone Nigeria Swaziland Zimbabwe Burundi São Tomé e Príncipe Zambia Niger Comore Namibia Mozambico Senegal Malawi Kenya Sudafrica Madagascar Eritrea Lesotho Gambia Camerun

29 Paese Popolazione sotto la linea di povertà (%) Guinea Burkina Faso Sudan Ruanda Costa d'avorio Gibuti Angola Mauritania Benin Mali Tanzania Togo Botswana Capo Verde Etiopia 29 9 Ghana Uganda Algeria Egitto Marocco Maurizio Tunisia Paese Tasso di disoccupazione Paese Tasso di disoccupazione (%) giovanile (%) Zimbabwe Sudafrica Liberia Namibia Burkina Faso Tunisia Gibuti Zimbabwe Namibia Etiopia Senegal Egitto Lesotho Algeria Kenya Marocco Swaziland Maurizio Libia Seicelle Mali Senegal Mauritania Tanzania Camerun Sierra Leone Sudafrica Liberia Guinea Equatoriale Niger

30 Paese Tasso di disoccupazione Paese Tasso di disoccupazione (%) giovanile (%) Gabon Madagascar Mozambico Benin Nigeria Capo Verde Comore Sudan Tunisia Zambia Egitto Ghana Algeria Marocco Repubblica Centrafricana Maurizio Botswana Seicelle Paese Elettricità - produzione Paese Elettricità - consumo (miliardi di kwh) (miliardi di kwh) Sudafrica Sudafrica Egitto Egitto Algeria Algeria Libia Libia Nigeria Marocco Marocco Nigeria Mozambico Tunisia Tunisia Zimbabwe Zambia Mozambico Ghana Zambia Zimbabwe Ghana Congo (ex Zaire) Congo (ex Zaire) Kenya Kenya Costa d'avorio Camerun Camerun Namibia Sudan Sudan Tanzania Costa d'avorio Angola Tanzania Etiopia Angola Maurizio Etiopia Senegal Botswana

31 Paese Elettricità - produzione Paese Elettricità - consumo (miliardi di kwh) (miliardi di kwh) Namibia Maurizio Uganda Uganda Gabon Senegal Malawi Gabon Madagascar Malawi Guinea Swaziland Burkina Faso Madagascar Botswana Guinea Mauritania Burkina Faso Mali Togo Swaziland Benin Congo Niger Liberia Congo Somalia Mauritania Gibuti Mali Eritrea Liberia Seicelle Somalia Capo Verde Burundi Gambia Gibuti Burundi Seicelle Lesotho Capo Verde Niger Ruanda Repubblica Lesotho Centrafricana Ruanda Eritrea Togo Gambia Benin Repubblica Centrafricana Ciad Ciad Guinea Equatoriale Guinea Equatoriale Sahara occidentale Sahara occidentale Guinea Bissau Guinea Bissau Sierra Leone Sierra Leone Comore Comore São Tomé e Príncipe São Tomé e Príncipe Paese Petrolio - produzione (barili/giorno) Paese Petrolio - consumo (barili/giorno) Nigeria Egitto Algeria Sudafrica Angola Algeria

32 Paese Petrolio - produzione (barili/giorno) Paese Petrolio - consumo (barili/giorno) Libia Libia Egitto Nigeria Sudan Marocco Guinea Equatoriale Sudan Congo Tunisia Gabon Kenya Sudafrica Angola Ciad Ghana Tunisia Etiopia Camerun Senegal Costa d'avorio Tanzania Congo (ex Zaire) Camerun Mauritania Benin Ghana Costa d'avorio Marocco Namibia Zambia Togo Kenya Maurizio Somalia Madagascar Senegal Mauritania Sierra Leone Gabon Tanzania Mozambico Uganda Zambia Burkina Faso Botswana Namibia Uganda Sahara occidentale Congo (ex Zaire) Swaziland Gibuti Zimbabwe Congo Togo Zimbabwe São Tomé e Príncipe Burkina Faso Liberia Sierra Leone Lesotho Guinea Madagascar Malawi Malawi Seicelle Mali Ruanda Maurizio Mali Mozambico Niger Niger Eritrea

33 Paese Petrolio - produzione (barili/giorno) Paese Petrolio - consumo (barili/giorno) Guinea Bissau Somalia Ruanda Liberia Seicelle Swaziland Guinea Guinea Bissau Eritrea Burundi Etiopia Ciad Gambia Gambia Comore Guinea Equatoriale Repubblica Centrafricana Repubblica Centrafricana Capo Verde Capo Verde Gibuti Lesotho Botswana Sahara occidentale Benin São Tomé e Príncipe Burundi Comore Paese Gas naturale - produzione (metri cubi) Paese Gas naturale - consumo (metri cubi) Algeria Egitto Egitto Algeria Nigeria Nigeria Libia Libia Guinea Equatoriale Sudafrica Mozambico Tunisia Tunisia Costa d'avorio Sudafrica Guinea Equatoriale Costa d'avorio Angola Angola Tanzania Tanzania Marocco Congo Congo Gabon Mozambico Marocco Gabon Senegal Senegal Camerun Camerun Comore Comore Repubblica Centrafricana Repubblica Centrafricana Capo Verde Capo Verde Gibuti Gibuti

34 Paese Gas naturale - produzione (metri cubi) Paese Gas naturale - consumo (metri cubi) Botswana Botswana Benin Benin Burundi Burundi Ciad Ciad Ghana Ghana Guinea Guinea Congo (ex Zaire) Congo (ex Zaire) Eritrea Eritrea Etiopia Etiopia Gambia Gambia Maurizio Niger Mauritania Maurizio Niger Mauritania Guinea Bissau Guinea Bissau Ruanda Ruanda Seicelle Seicelle Kenya Kenya Liberia Liberia Lesotho Lesotho Madagascar Madagascar Malawi Malawi Mali Mali Sierra Leone Sierra Leone Somalia Somalia Sudan Sudan Togo Togo São Tomé e Príncipe São Tomé e Príncipe Uganda Uganda Burkina Faso Burkina Faso Namibia Namibia Sahara occidentale Sahara occidentale Swaziland Swaziland Zambia Zambia Zimbabwe Zimbabwe Paese Esportazioni (miliardi di dollari) Paese Importazioni (miliardi di dollari) Sudafrica Sudafrica

35 Paese Esportazioni (miliardi di dollari) Paese Importazioni (miliardi di dollari) Nigeria Nigeria Algeria Egitto Angola Algeria Egitto Marocco Marocco Tunisia Tunisia Angola Libia Ghana Guinea Equatoriale Kenya Ghana Libia Congo Congo (ex Zaire) Costa d'avorio Tanzania Congo (ex Zaire) Etiopia Gabon Sudan Zambia Costa d'avorio Sudan Guinea Equatoriale Botswana Zambia Kenya Botswana Camerun Camerun Tanzania Senegal Namibia Namibia Ciad Maurizio Zimbabwe Uganda Mauritania Congo Etiopia Zimbabwe Mozambico Mozambico Maurizio Madagascar Uganda Ciad Senegal Gabon Mali Mauritania Burkina Faso Mali Swaziland Burkina Faso Benin Lesotho Guinea Benin Madagascar Swaziland Niger Niger Lesotho Guinea Malawi Malawi

36 Paese Esportazioni (miliardi di dollari) Paese Importazioni (miliardi di dollari) Togo Togo Somalia Ruanda Seicelle Sierra Leone Sierra Leone Somalia Liberia Capo Verde Eritrea Eritrea Ruanda Seicelle Guinea Bissau Liberia Capo Verde Burundi Repubblica Centrafricana Gibuti Gambia Repubblica Centrafricana Burundi Guinea Bissau Gibuti Gambia Comore Comore São Tomé e Príncipe São Tomé e Príncipe Paese Ferrovie (km) Paese Strade (km) Sudafrica Sudafrica Sudan Nigeria Egitto Kenya Mozambico Congo (ex Zaire) Congo (ex Zaire) Algeria Algeria Libia Tanzania Zimbabwe Niger Burkina Faso Nigeria Zambia Zimbabwe Tanzania Angola Costa d'avorio Namibia Uganda Tunisia Madagascar Zambia Egitto Marocco Namibia Kenya Ghana Uganda Marocco Guinea Angola Camerun Camerun Ghana Guinea

37 Paese Ferrovie (km) Paese Strade (km) Senegal Ciad Botswana Etiopia Congo Mozambico Madagascar Botswana Malawi Repubblica Centrafricana Mauritania Somalia Etiopia Tunisia Costa d'avorio Niger Gabon Mali Burkina Faso Congo Mali Benin Togo Malawi Benin Senegal Liberia Ruanda Eritrea Burundi Swaziland Sudan Gibuti Sierra Leone Mauritania Liberia Gabon Togo Lesotho Eritrea Gambia Swaziland Guinea Bissau Gibuti Guinea Equatoriale Maurizio Capo Verde Comore Seicelle São Tomé e Príncipe Paese Canali navigabili (km) Paese Numero di navi della marina mercantile Congo (ex Zaire) Liberia Nigeria Comore Sudan Sierra Leone

38 Paese Canali navigabili (km) Paese Numero di navi della marina mercantile Egitto Egitto Repubblica Centrafricana Nigeria Zambia Algeria Mali Marocco Gabon Libia Angola Etiopia Guinea Madagascar Ghana Tanzania Congo Tunisia Senegal Capo Verde Costa d'avorio São Tomé e Príncipe Sierra Leone Seicelle Malawi Eritrea Madagascar Angola Mozambico Maurizio Gambia Gambia Niger Ghana Benin Sudan Togo Togo Sudafrica Gabon Mozambico Kenya Congo Congo (ex Zaire) Camerun Gibuti Guinea Equatoriale Somalia Namibia Paese Aeroporti Paese Aeroporti con piste pavimentate Sudafrica Sudafrica Zimbabwe Egitto Congo (ex Zaire) Libia Kenya Algeria Angola Nigeria

39 Libia Marocco Algeria Angola Namibia Congo (ex Zaire) Tanzania Madagascar Mozambico Mozambico Zambia Namibia Egitto Zimbabwe Madagascar Etiopia Botswana Kenya Sudan Sudan Somalia Tunisia Ciad Gabon Etiopia Camerun Marocco Tanzania Nigeria Botswana Uganda Niger Gabon Mauritania Repubblica Centrafricana Ciad Camerun Capo Verde Malawi Senegal Niger Zambia Liberia Mali Tunisia Ghana Mauritania Malawi Costa d'avorio Costa d'avorio Congo Congo Lesotho Somalia Burkina Faso Seicelle Mali Guinea Equatoriale Senegal Uganda Guinea Ruanda Swaziland Eritrea Seicelle Comore Gibuti Guinea Eritrea Lesotho Ghana Gibuti Capo Verde Sahara occidentale Guinea Bissau Swaziland Sierra Leone Togo

40 Togo São Tomé e Príncipe Ruanda Burkina Faso Guinea Equatoriale Repubblica Centrafricana Burundi Liberia Sahara occidentale Maurizio Benin Guinea Bissau Maurizio Benin Comore Burundi São Tomé e Príncipe Gambia Gambia Sierra Leone Paese Spesa militari - % del PIL Eritrea Burundi Mauritania Marocco Swaziland Libia Gibuti Zimbabwe Namibia Angola Egitto Botswana Algeria Guinea Bissau Sudan Ruanda Kenya Comore Lesotho Congo (ex Zaire) Sierra Leone Uganda Seicelle Mali Zambia Sudafrica Ciad

41 Ghana Togo Nigeria Costa d'avorio Senegal Tunisia Niger Liberia Malawi Camerun Etiopia Burkina Faso Guinea Benin Madagascar Congo Repubblica Centrafricana Gambia Gabon Somalia São Tomé e Príncipe Mozambico Capo Verde Maurizio Tanzania Guinea Equatoriale

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