L EREV RAV, LA MOLTITUDINE MISTA
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- Marcellino Baldi
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1 L EREV RAV, LA MOLTITUDINE MISTA ו ג ם-ע ר ב ר ב ע ל ה א ם ו צ אן ב ק ר מ ק נ ה ב ד מ א ד Nel libro dell Esodo (cap 12 vv. 38)m per la prima ed unica volta in tutto il Tanakh, compare l espressione: erev rav ax axr tradotta come moltitudine mista. Raccontando l inizio del lungo cammino dei Figli d Israele verso la Terra Promessa, il verso precedente dice: e viaggiarono i figli d Israele da Ramses a Sukkot, seicentomila uomini, senza contare i bambini E il verso successivo: e anche una grande moltitudine salì con loro, e greggi e mandrie, una proprietà molto pesante. Abbiamo tradotto l ebraico in modo letterale, mentre la traduzione solita direbbe: anche una grande moltitudine uscì con loro, greggi e mandrie in grande numero. Non è una piccola insignificante differenza. Il fatto che la proprietà fosse kaved meod, molto pesante, significa che gli ebrei si stavano portando dietro un compito molto difficile, che la presenza dell erev rav li appesantiva. Chi era, o chi erano i membri di questo erev rav, che uscì con gli ebrei dalla terra d Egitto? Soltanto nella Torà orale troviamo riferimenti e spiegazioni su chi fosse questo gruppo di persone, dato che in quella scritta non verranno mai più menzionati direttamente. Iniziamo da Rashi, molto laconico a riguardo: mescolanze di gente convertita. Altri midrashim abbondano invece di particolari, secondo i quali l erev rav era formata dal meglio dei maghi e degli indovini egiziani, gli stessi che si erano prima misurati contro la saggezza di Mosè ed Aronne. Erano la crema dell intellighenzia egiziana, astrologi, studiosi delle arti magiche, esperti di branche del sapere umano che in quei tempi avevano il posto e l onore che oggi, nella società occidentale, ricoprono le scienze esatte. Il perché del come decisero di unirsi al popolo ebraico, che fino ad allora avevano combattuto ed osteggiato, è una domanda aperta a varie interpretazioni. Una spiegazione afferma che queste persone, ovviamente d elevate doti intellettuali e di vasta cultura, fecero meglio i propri conti e videro che la decadenza del mondo egiziano, iniziata tempo
2 prima, ed esacerbata dalle Piaghe, era ormai inarrestabile. Forse in loro avvenne una specie di rivelazione, che li ispirò a cercare quel Futuro di grandi cambiamenti che il popolo ebraico iniziava ad incarnare. Sono spiegazioni che si prestano a venire contraddette. Quello che sembra certo dai midrashim, è che l esperimento dell aver accettato nel popolo ebraico tutta quella gente aliena (si dice su stessa iniziativa di Mosè), l esperimento non riuscì. Negli episodi successivi dell Esodo, in ogni occasione di ribellione o di peccato commesso dal popolo, le tradizioni orali sono unanimi nell attribuire all erev rav le iniziative e le colpe di ognuna di queste ribellioni, dalle più macroscopiche, come il Vitello d oro, alle lamentele più quotidiane. Sarebbero sempre stati loro i primi a lamentarsi, a rimpiangere l Egitto, a criticare ed accusare i capi del popolo di non sapere gestire le complesse dinamiche che si stavano verificando. Se possiamo prendere in prestito un immagine dalla moderna psicologia, si direbbe che l erev rav divenne l ombra dell anima collettiva di Israele. L ombra è quella parte di noi stessi così negativa che non saremmo mai disposti ad ammettere di avere. Di conseguenza, la riconosciamo solo nel proiettarla su qualcun altro, singolo o gruppo che sia. Nel midrash, il vitello d oro, il peccato con le moabite, il peccato delle spie, ogni qualvolta che si iniziava a mormorare contro Mosè e la sua leadership, la colpa è sempre attribuita all Erev Rav. Gli israeliti sarebbero perciò stati delle semplici vittime del veleno emesso da questa gente. C è un altra occasione nella quale compare un termine che la tradizione associa all erev rav: Numeri 11, 14: e l asafsuf che era con loro provò una grande passione e anche i figli di Israele si fermarono e piansero e dissero: oh, potessimo mangiare della carne Asafsuf significa raccogliere, è un accozzaglia di gente qualunque raccolta per strada, e il verso citato parla in modo esplicito di una nuova entità, mai più menzionata in seguito, ed è quest accozzaglia che da prima prova la forte passione per la carne, e che poi si trasmette agli israeliti, in un episodio la cui fine fu la punizione tragica di migliaia di loro che morirono in una epidemia. Per chiarire il punto di vista del midrash ne citiamo uno dei più famosi: E questo fu il caso a proposito degli Asafsuf: Io (Dio) dissi a te (Mosè) di non mescolare l Erev Rav insieme ad essi, ma tu eri umile e giusto, tu mi dicesti che noi avremme sempre dovuto accettare coloro che si pentono, ma Io sapevo quali fossero invece le loro intenzioni.. (Shemot Rabba 42:6) Tutti gli altri seguono a ruota. L insegnamento etico che tutti questi midrashim sull erev rav vogliono trasmettere è quello che gli ebrei dovrebbero stare bel lontani dal mescolarsi con altri popoli, o altrimenti la loro fede in Dio ne verrebbe indebolita e la loro tendenza a peccare non sarebbe più controllabile. Ovvio che un interpretazione di questo genere oggi fatica a reggere di fronte perfino al più semplice strumento di indagine psicologica. Un atteggiamento del tipo: la colpa è sempre la loro, sono loro che ci hanno dato la brutta idea, è a dir poco infantile, e non è foriero di nessun processo evolutivo in chi lo fa proprio. Cosa sta dietro allora a questo gruppo?
3 Chi sono davvero, e quali eventuali corrispondenze con l oggi potremmo trarne? Ricordiamo che è un principio stabilito da tutte le opinioni rabbiniche che i racconti della Torà abbiano delle implicazioni col presente, che quelle storie siano capaci di dare strumenti di lettura ed importanti insegnamenti sui fenomeni del qui ed adesso. Compiamo ora una breve analisi dell espressione erev rav. axr Erev (Ain Resh Beit) è una radice molto ricca di significati nella lingua ebraica. Ci si permetta a questo punto un osservazione generale. L ebraico viene giudicato una lingua povera e arcaica dagli studiosi del moderno criticismo biblico. Questo perché il suo vocabolario possiede pochi termini ( voci, mediamente parlando, altri dicono molto di meno, di fronte alle , ad esempio, del latino). A chi sostiene questa opinione diciamo: attenzione! Una valutazione solamente numerica è fuorviante. Ignora completamente e non si rapporta minimamente con la spiegazione fornita dalle correnti mistiche dell Ebraismo. Una radice ebraica possiede vari e diversi significati non per una povertà del linguaggio, bensì per una misteriosa quanto affascinante voluta sovrapposizione fra loro. Ci si permetta un immagine: le radici ebraiche che hanno molti significati sono dei gangli d interscambio nel misterioso tessuto del linguaggio umano. Il linguaggio, qualunque esso sia e indipendentemente dal numero di termini che il dizionario possiede, è sempre e comunque uno strumento insufficiente per comunicare pienamente l enorme ricchezza del pensiero e del sentimento, con tutte le sue infinite continue sfumature e variazioni. È come se, sotto il linguaggio, che altro non è se non un tessuto di lettere e parole, ci fosse un invisibile mondo in ebollizione, che traspare solo in parte. Grazie alla sua comunione di significati diversi, una radice ebraica che esprime diverse idee e concetti, è un ganglio, un plesso, nel quale s incrociano tutte quelle potenzialità. Qualcosa avviene nella mente del lettore o dell ascoltatore, che anche in modo inconscio si trova ad associare concetti ed immagini molto lontane, o improbabili. È arcinoto che il pensiero umano utilizza due modalità fondamentali: a) suddivide e separa le componenti della realtà l una dall altra, evidenziando le loro differenze; b) trova, scopre e riconosce legami di appartenenza, anche simbolici e non razionali, ricucendo il tessuto della realtà in insiemi vivi e coerenti, evidenziando le similitudini tra le sue varie parti. Una mente sana, nel pieno significato del termine, combina i due modi precedenti, muovendosi all occorrenza dall uno all altro e viceversa, in un ritmo che non è possibile stabilire in anticipo, ma che è parte integrante della creatività umana. È evidente che, senza fare polemiche, la moderna critica storica ed archeologica della Bibbia lavora quasi esclusivamente con la prima delle due modalità, e frammenta il testo in una serie sempre più numerosa di componenti, sempre più distaccate l una dall altra. Se fosse applicato ad un organismo vivente, un tale processo porterebbe inevitabilmente alla sua morte. Certo, può a volte essere necessario aprire, separare, tagliare, a patto poi di sapere ricucire e sanare. Il segreto della vita sta nella continua complessa collaborazione, interscambio e
4 connessione, tra tutti gli elementi dei suoi organismi. Ricordiamo che la Torà è torat chaim, è un Torà di vita, sceglie, favorisce, protegge e promuove sempre la Vita. Detto ciò, torniamo alla radice axr Ain Resh Beit. Elenchiamo qui di seguito alcuni dei suoi significati: 1) mescolare 2) scambiare 3) fornire garanzia in un prestito, dare un pegno 4) occuparsi 5) piacevole, dolce 6) oscurità, sera 7) Arabia, arabo 8) salice piangente 9) bestie feroci 10) corvo 11) un luogo geografico Ci potrebbero essere altri significati, ma questi sono i principali. Attenzione, tutte queste parole possiedono delle vocalizzazioni diverse, quindi il loro suono potrebbe non essere identico, tuttavia in ebraico quello che conta è la radice di tre lettere alla base di tutti quei termini diversi. Il prossimo passo della sfida sarebbe di trovare un filo conduttore, una specie di traccia unificatrice in quei termini. Ebbene, sia chiaro che quel ganglio o plesso di interscambio è volutamente in un piano dove la ragione deve riconoscere i suoi limiti e lasciare spazio alla fantasia e all immaginazione, alle intuitive associazioni mentali, doti tutt altro che secondarie dell anima umana. Possiamo solo fare alcuni passi verso quella direzione : mescolare è il significato principale, di qui la sera, il mescolarsi tra giorno e notte. Mescolarsi è forse la caratteristica delle popolazioni della penisola arabica, non un ceppo solo di individui ma tutta una mescolanza di tribù anche molto diverse tra di loro. Il diventare garante di un prestito è un mescolarsi in quell affare. Ma come inserire qui il corvo? Si d accordo è scuro, e le bestie feroci? E la dolcezza piacevole? E il salice piangente? È davvero per mancanza di termini che gli antichi ebrei sono stati costretti ad utilizzare le stesse parole per realtà così diverse? Proponiamo che la risposta a tale domanda sia No! La verità e che in quei termini ci sono profondi risvolti che solo un sapere dal sapore mistico può gustare. Ok, riduciamo il campo di ricerca. Fermiamoci sul soggetto del mescolare. L atto del mescolare viene visto con grande precauzione dalla Torà. Ad esempio, mescolare latticini con cibi a base di carne è strettamente proibito. C è un principio analogo nelle regole agricole: la proibizione di seminare in uno stesso campo sementi di
5 diverso tipo una vicino all altra; nei vestiti è proibito mescolare lana e lino. Per non parlare delle mescolanze tra popoli; come si sa il popolo ebraico è geloso della sua identità e non vede affatto di buon occhio i matrimoni misti. Non entriamo nel merito etico di queste limitazioni, cerchiamo di cogliere il loro aspetto simbolico. La mescolanza d elementi diversi è un opera delicata, e richiede una profonda sapienza, diremo, di natura alchemica, se non si vuole che il risultato si oscuri, cioè perda luce e preziosità (il buio della sera). Tuttavia, una mescolanza sapientemente dosata porta ad un risultato enormemente piacevole. Come esempio si vedano questi pochi versi: Cantico dei Cantici 2, 14: qolekh arev, la tua voce è dolce (piacevolmente mescolata) Geremia 31, 25: e il mio sonno era piacevole (arvà li) Ezechiele 16, 37: tutti i tuoi amanti, coi quali ti sei deliziata (aravt) Salmo 104, 34: la mia conversazione possa essergli piacevole (ye erav alav sichi) Proverbi 13, 19: un desiderio soddisfatto è dolcezza all anima (te erav la-nafesh). A questo punto dobbiamo inserire una straordinaria riflessione offertaci dagli insegnamenti del Chasidismo. L idea di accettare l erev rav nel popolo d Israele fu di Mosè stesso, fu sua la responsabilità. Mosè è chiamato dagli ebrei: rabeinu, nostro Rav, nostro maestro. Dicono i chasidim che Mosè è il Rav dell erev rav, il maestro della moltitudine mista. Si noti l identità tra rav = maestro (rabbi) e rav = grande. Mosè aveva visto un enorme potenziale in questa gente. Tutto sommato erano il meglio della civiltà e della cultura egiziana, che Mosè conosceva meglio di ogni altro ebreo, essendo stato adottato da Batia, la figlia dello stesso faraone, ed essendo cresciuto a corte. Le mescolanze improprie sono pericolose e portano ad un abbassamento della qualità globale, ad un suo annerirsi. Ma quando le mescolanze riescono, esse esaltano il sapore complessivo, e sommando le singole virtù dei componenti che interagiscono, arrivano ad un risultato che è molto meglio di ciò che esisteva separatamente in partenza. Mosè aveva visto lontano, aveva scorto un tempo nel quale sapienza profana e sapienza sacra, oggi diremmo scienza e mistica, si sarebbero potute mescolare. Questa è la profezia di Mosè. Questo è quanto avviene ogni qualvolta noi, nel nostro studio e meditazione, riusciamo a scoprire le connessioni tra Torà e scienza, psicologia, arte. Stiamo dando ragione alla profezia di Mosè. L Erev Rav cesserà di essere la causa dello scandalo e del peccato, e diventerà il germoglio della Nuova Umanità.
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