DISCRIMINAZIONE DI PREZZO
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- Erica Bianco
- 9 anni fa
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1 DISCRIMINAZIONE DI PREZZO Il monopolista può cercare di utilizzare il potere di mercato di cui dispone per operare la cosiddetta discriminazione di prezzo Con ciò si intende la pratica di fissare prezzi differenti per i diversi acquirenti Esistono varie forme di discriminazione di prezzo: a) Vendite in mercati separati b) Discriminazione perfetta di prezzo c) Discriminazione di prezzo di secondo tipo d) Discriminazione di prezzo tramite auto-identificazione dei consumatori NON LA FACCIAMO
2 a) Vendite in mercati separati (caratterizzati da differenti curve di domanda) L esempio classico è un impresa che può vendere la sua produzione sia sul mercato nazionale che sul mercato estero. Ci sono due passaggi: 1) Il ricavo marginale deve essere uguale nei due mercati (altrimenti si avrebbe convenienza a produrre di più in quello in cui il MR è maggiore) 2) In ciascuno dei due mercati, il MR deve essere uguale al MC (condizione di massimizzazione del profitto).
3 Quindi: MR 1 =MC MR 2 =MC Un esempio: Un monopolista vende in due mercati separati, le cui funzioni di domanda sono: 1) P 1 =10-Q 1 2) P 2 =10-Q 2 E la sua funzione di costo totale è: TC=5+2Q
4 Troviamo i due MR: 1) MR 1 =10-2Q 1 2) MR 2 =20-2Q 1 Il costo marginale è la derivata di TC: MC=2 Applichiamo la condizione di max profitto in ciascuno dei due mercati: 1) 10-2Q 1 =2 Q 1 =4 2) 20-2Q 1 =2 Q 2 =9
5 Trovate le quantità, inserendole nelle rispettive curve di domanda possiamo anche trovare i prezzi ai quali queste quantità vengono vendute nei rispettivi mercati. 1) Q 1 =4 P 1 =6 2) Q 2 =9 P 2 =11 Possiamo dire qualcosa su come il monopolista fissa il prezzo a seconda dei due mercati diversi?
6 Il monopolista fisserà il prezzo più alto nel mercato con la curva di domanda più rigida. E il prezzo più basso nel mercato con la curva più elastica. Nel primo caso, gli conviene sfruttare l attaccamento al prodotto del cliente; nel secondo, deve tenerselo stretto.
7 Infatti, se in ogni mercato vale: Poiché deve essere: MR 1 =MR 2 Allora:
8 Che ci conferma quanto detto: Se ε 2 >ε 1 Allora P 2 < P 1 e viceversa. Questo può essere verificato anche nell esercizio svolto precedentemente.
9 La pratica secondo cui il monopolista applica prezzi diversi a mercati caratterizzati da elasticità di domanda diversi è anche nota come discriminazione di prezzo del terzo tipo. Perché nei cinema ci sono biglietti ridotti per pensionati e studenti? Perché hanno una domanda più elastica!
10 b) La discriminazione perfetta di prezzo Ogni consumatore ha la sua curva di domanda (= disponibilità a pagare) stampata in fronte. Così facendo, il monopolista non vende tutte le unità ad uno stesso prezzo, ma ciascuna unità ad un prezzo differente, basandosi sulla disponibilità del consumatore a pagare per quell unità.
11 Le differenze col monopolio non-discriminante: 1) il monopolista che discrimina produce di più, perché aumentando di un unità la produzione non deve ridurre il prezzo anche per le unità inframarginali (=precedenti). 2) il surplus del consumatore è positivo nel caso di monopolio non discriminante, mentre è nullo in caso di discriminazione perfetta. Applicazioni pratiche: indagini di mercato, bazar arabi (!).
12 Figura 12-15: Discriminazione perfetta di prezzo
13 c) Discriminazione di secondo tipo E una pratica secondo cui non si applica un prezzo unico, ma il prezzo diminuisce all aumentare della quantità acquistata. Rispetto all alternativa di offrire un prezzo unico (P 3 ), si offrono le differenti quantità ai prezzi diversi, col risultato di aumentare il ricavo totale dell area colorata.
14 Figura 12-17: Discriminazione di prezzo di secondo tipo
15 Differenze tra discriminazione perfetta e discriminazione di secondo tipo In quella di secondo tipo: 1) lo schema di sconti viene applicato a tutti, indipendentemente dalla propria curva di domanda 2) non si riesce ad estrarre tutto il surplus del consumatore, ma solo una parte. Applicazioni pratiche: molte (vendita di energie, parcheggi orari, ecc).
16 PERDITA DI EFFICIENZA IN MONOPOLIO Come valutare il benessere sociale in presenza di un monopolio? Si può dimostrare che, in generale, il surplus totale in monopolio è inferiore rispetto al surplus totale in concorrenza In questo senso il monopolio comporta una perdita netta di benessere sociale (deadwheight loss) Si noti che se il monopolista è in grado di discriminare perfettamente il prezzo non vi è alcuna perdita di efficienza In tal caso, tuttavia, si pone un problema di equità
17 Figura 12-19: Perdita di benessere in un monopolio dove è fissato un prezzo unico
18 CIOE? Nel punto ottimale, non sono esauriti i benefici dello scambio: il valore per i consumatori di un unità aggiuntiva (P) e ancora superiore al costo che l impresa sopporta per produrlo (LMC). La cosa non è possibile però, perché se il monopolista espandesse la produzione dovrebbe abbassare il prezzo anche delle unità inframarginali (che è il motivo per cui in monopolio MR<P!!!!).
19 In caso di discriminazione perfetta, il monopolista potrebbe espandere fino a Q C, e praticare un prezzo diverso per ogni consumatore. In tal caso il triangolo S 1 diventerebbe surplus del produttore. In caso di concorrenza perfetta, l equilibrio sarebbe a Q C, e il triangolo S 1 diventerebbe surplus del consumatore. QUINDI..
20 In caso di monopolio, si ha una perdita sociale secca (deadweight loss), pari al triangolo S 1. In caso di monopolio perfettamente discriminante o di concorrenza perfetta, questa perdita non c è più. Ma in un caso (perf.discr) se la cucca il produttore, nell altro (conc.perfetta) il consumatore.
21 POLITICA ECONOMICA NEI CONFRONTI DEL MONOPOLIO NATURALE In caso di monopolio naturale, la combinazione ottimale prezzo-quantità pone due problemi: 1) Equità: il monopolista realizza un profitto economico (il rettangolo Π) 2) Efficienza: P>MC e questo genera una perdita di surplus del consumatore (il triangolo S).
22 Figura 12-20: Monopolio naturale
23 Le autorità di politica economica possono intervenire in diversi modi per affrontare i problemi di equità ed efficienza legati al monopolio naturale: 1) proprietà e gestione pubblica 2) regolamentazione pubblica di monopoli privati 3) appalto esclusivo di un mercato 4) rigorosa applicazione delle norme antitrust Politica di laissez-faire
24 1) PROPRIETA E GESTIONE PUBBLICA L impresa viene gestita direttamente dall ente pubblico (Stato, Regione, Provincia, Comune). Il prezzo viene fissato al livello del costo marginale (P=MC), e le perdite vengono coperte dalle altre entrate fiscali. Problemi: - impatto sulle finanze pubbliche - inefficienza X : insufficiente impegno a minimizzare i costi e a ricercare l efficienza.
25 2) REGOLAMENTAZIONE La gestione viene lasciata al privato, ma sotto la regolamentazione pubblica (il prezzo viene fissato dal pubblico ente o Autorità di Regolazione). Autorità per l Energia Elettrica e il Gas Autorità per le Telecomunicazioni ATO (ora di competenza regionale). Regolamentazione del saggio di rendimento: il prezzo viene fissato in modo da permettere all impresa di realizzare un determinato saggio di rendimento sul capitale investito (r)
26 Problemi: 1) Incentivo a sovracapitalizzare a scapito di altri input 2) Sussidi incrociati 3) Chi conosce esattamente la struttura dei costi dell impresa regolata?
27 3) GARA D APPALTO Concorrenza per il mercato. Gara d appalto pubblica per selezionare l operatore privato con la struttura dei costi migliore. Problemi: - preoccupazione per la qualità del servizio (esempio: gare pubbliche con la procedura del massimo ribasso) - difficoltà nel predisporre un bando talmente dettagliato da coprire ogni eventualità, per assicurarsi che l interesse collettivo venga preservato.
28 4) RIGOROSA APPLICAZIONE NORME ANTI-TRUST Più che una soluzione del monopolio naturale, è un modus-operandi per garantire la concorrenza. USA: Sherman Act (1890) Italia: legge 287 (1990) L Italia si è dotata di un istituzione anti-trust un secolo dopo gli USA. Negli USA è il Department of Justice In Italia l Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato In UE la Commissione Europea (Mrs.Kros).
29 Figura 12-23: Il monopolio frena l innovazione?
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