UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SASSARI

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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SASSARI FACOLTA DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE MICHEL CONTINI E LA LINGUA SARDA STUDIO DI GEOGRAFIA FONETICA E DI FONETICA STRUMENTALE DEL SARDO TESI DI LAUREA DI ATZORI PATRIZIA MATR RELATORE CORRELATORE PROF. GIULIO PAULIS PROF.SSA MARGHERITA BOTTO ANNO ACCADEMICO

2 Premessa Michel Contini, nato a Cagliari nel 1937, ha compiuto in Sardegna gli studi elementari e secondari fino alla maturità scientifica. Dal 1958 risiede a Grenoble, in Francia, dove ha fatto gli studi universitari per conseguire la laurea in lingue all Università di Grenoble nel Nel 1965 ha acquisito la nazionalità francese; due anni dopo si specializza in fonetica generale e sperimentale. Cominciano in quegli anni le sue prime ricerche sui dialetti sardi: la tesi di Dottorato del 3 ciclo discussa nel 1970 è dedicata alla descrizione fonetica e fonologica del dialetto di Nughedu San Nicolò. In quello stesso anno inizia l insegnamento universitario presso l Istituto di Fonetica dell Università di Grenoble che dirigerà più tardi per diversi anni. Allo stesso tempo lavora al C.N.R.S. come ricercatore per tre anni ( ) e intraprende le ricerche sulla struttura fonetica dell italiano e del francese (analisi acustica, sintesi, prosodia) e sviluppa soprattutto le ricerche sul sardo estendendo le inchieste sul campo alla maggior parte dell isola (214 comuni). Queste ricerche gli permettono di conseguire il Dottorato di Stato (Strasburgo 1983) con il lavoro Etude de géographie phonétique et phonétique instrumentale du sarde, pubblicato in due volumi in francese nel 1987 e la cui edizione italiana è oggetto di questa tesi. Attualmente Michele Contini (diventato Michel) è professore ordinario di geolinguistica e di fonetica all Università Stendhal di Grenoble dove dirige il centro di Dialettologia. Dal 1987 dirige l Atlante Linguistico Romanzo progetto europeo al quale partecipano 85 università e ricercatori di 31 università di tutti i paesi di lingua romanza. L Atlante Linguistico è pubblicato dall Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato di Roma. Il lavoro di M. Contini rappresenta un analisi particolareggiata dei suoni, o meglio dei foni, della lingua sarda e della loro evoluzione e distribuzione geografica in Sardegna. Si tratta di un libro complesso per i non esperti del settore, per la comprensione del testo è necessario avere buone conoscenze di fonetica e di linguistica, in questa premessa vengono chiariti i concetti più complicati. Inoltre, la pubblicazione unicamente il lingua francese ha reso necessaria la traduzione fatta con l aiuto e la gentile collaborazione della Professoressa Margherita Botto, docente presso l Università di Sassari, in modo tale da rendere questo libro comprensibile anche per coloro che non hanno dimestichezza con la lingua francese. Durante le lezioni di linguistica sarda tenute dal Prof. Paulis la mia passione per il sardo è cresciuta a tal punto che ho deciso di farla diventare oggetto della mia tesi di laurea e ho scoperto che forse il cognome che porto cioè Atzori, ha un legame particolare con tutto quel- I

3 lo che ha a che fare con la terra in cui vivo, cioè la Sardegna, visto che altri studiosi con il mio stesso cognome condividono questa passione! Considerato che quest opera è oggetto della mia tesi, ho voluto ampliare con delle precisazioni di carattere fonetico e linguistico frutto delle mie conoscenze acquisite durante gli studi universitari, anche se il lavoro di traduzione e di trascrizione in caratteri fonetici è stato abbastanza ampio e ha voluto un notevole dispendio di tempo. Il libro è ben organizzato, ogni capitolo contiene la descrizione di una determinato suono della lingua sarda, la sua distribuzione all interno della frase o della parola, la ripartizione geografica e l analisi acustica fatta grazie alle apparecchiature dell istituto di fonetica dell Università di Grenoble. Le località analizzate sono 214 e corrispondono alla zona centro settentrionale dell isola. Per effettuare dei paragoni con altre parlate dell isola, sono state analizzate anche le località del Campidano di Cagliari. Con questa premessa non intendo scrivere un manuale di fonetica ma semplicemente dare le basi per capire i contenuti di questo saggio. LE SCIENZE DEL LINGUAGGIO Il titolo di questo saggio è: studio di geografia fonetica e di fonetica strumentale del sardo. Ma cos è la fonetica? Lo scopo fondamentale di una lingua è quello di permettere la comunicazione e affinché questo accada è necessaria la presenza di tre elementi: un locutore, che emette il messaggio sottoforma di suoni, se si tratta di comunicazione orale, oppure di segni se si tratta di comunicazione scritta, parleremo allora più in generale di mittente; il messaggio orale o scritto; il ricevente, o destinatario del messaggio. Le discipline che si occupano delle problematiche relative alla lingua fanno parte delle scienze del linguaggio: la fonetica e la linguistica. La fonetica (dal greco phoné = voce, suono) è la scienza che studia la voce, o in altri termini, i suoni prodotti e percepiti dagli esseri umani per comunicare verbalmente. Tuttavia la fonetica è una scienza complessa che si articola in vari settori: la fonetica articolatoria che si occupa della descrizione del processo di produzione II

4 dei suoni linguistici; la fonetica acustica che si occupa della descrizione della consistenza fisica dei foni e della loro propagazione nell aria; la fonetica uditiva che descrive i processi di percezione dei foni. LE INDAGINI LINGUISTICHE Durante un indagine linguistica l attenzione è rivolta soprattutto ai tre elementi descritti prima e al parlato che tende all iperarticolazione in altre parole un parlato accurato e scandito nel quale sono più evidenti le caratteristiche ideali dei suoni della lingua. Questa pratica fonetica ha molti vantaggi poiché consente di lavorare su registrazioni d ottima qualità e permette di dare descrizioni precise di fenomeni fonetici perché i fattori di disturbo sono ridotti al minimo. Il ricorso a questo tipo di parlato, che è molto artificiale, tuttavia non permette di osservare le caratteristiche vere e proprie di un linguaggio che in genere è spontaneo e naturale. Pronunciando foni isolati si tralascia così l importanza della fonetica sintattica che si occupa dei foni nella loro concatenazione nella frase all interno di un discorso. Dopo aver registrato i suoni di una lingua, la seconda fase consiste nella trascrizione in caratteri fonetici, in pratica nel rappresentare per iscritto la forma fonica di una parola, di una frase, di un intero testo o di un singolo fono, utilizzando l alfabeto fonetico. Per fare ciò si usano i simboli fonetici dell alfabeto fonetico internazionale chiamati con la sigla I.P.A. (International Phonetic Association) oppure A.P.I. (Association Phonétique International). Diverso è invece trascrivere il sardo ortograficamente 1. Anche se potrebbe sembrare facile, la trascrizione è uno dei problemi principali attorno al quale si sono sollevate numerose polemiche in quanto prevede la formulazione di una norma linguistica per la scrittura. La codificazione di una lingua consiste nella creazione di una norma linguistica che sia valida indipendentemente dal dialetto, cioè che sia sovradialettale e soprattutto, cosa molto importante, che sia unanimemente accettata da tutti i parlanti. L insieme delle regole grammaticali che sottostanno all uso corretto di una lingua viene tradizionalmente denominata «norma linguistica» e la sua formulazione può avere molte- 1 E. Blasco Ferrer, Scrivere e parlare il sardo, «La Grotta della Vipera», trimestrale a cura della C.U.E.C., Autunnoinverno III

5 plici origini. La più comune è quella politica che scaturisce dall imposizione di un dialetto sugli altri per motivi di espansione o di prestigio sociale ed economico (come si sta cercando di fare attualmente con il Logudorese). Un'altra ha origine dalle abitudini linguistiche di un dialetto, destinato a diventare normativo è data dalla sua tradizione letteraria, la quale per motivi storici di vario ordine godrà di maggior diffusione e verrà accolta dai parlanti. Un altra origine è data dalla somma di diversi criteri: posizione geografica, politica ecc. che a sua volta crea una sorta di koinè cioè di lingua universale. Vi sono poi dei motivi di ordine psicologico-sociale che fan sì che una lingua venga accettata o meno. Considerando il fatto che la lingua «viene intesa tradizionalmente come realtà linguistica, ricca di vivacità e di vitalità, intermediario fedele dei nostri intimi affetti e dei nostri tradizionali costumi» la necessità di una norma che vegli l uso corretto viene giustificata dal fatto che il dialetto (o la lingua) si modifica in continuazione e la norma tende a fissare nel tempo le caratteristiche di una lingua. Tenendo d occhio la contingente polemica esistente su questo punto è opportuno vedere i criteri esclusivamente linguistici che permettono di fissare una grafia coerente del sardo. Com è noto, i tre criteri determinanti nel preparare una riforma ortografica sono: il criterio fonetico, il criterio fonologico e il criterio tradizionale: quando diciamo che una lingua ha una ortografia fonetica sottolineiamo il fatto che la sua ortografia è stabilita facendo coincidere un simbolo (o una lettera, grafema o digrafo) a ciascun suono. È chiaro che un tal criterio non può essere assoluto, non essendoci trascrizioni fonetiche universali per tutti i suoni esistenti. il criterio etimologico cerca di stabilire un rapporto causale genetico tra i suoni odierni e la loro forma di partenza (ad esempio il latino). l ultimo criterio, quello tradizionale, consiste nel mantenimento di una grafia che ha goduto di una certa diffusione. L ARTICOLAZIONE DEI FONI Ogni fono ha una determinata nomenclatura a seconda del tipo e del luogo di articolazione. Per capire come si articola un suono è necessario conoscere l anatomia dell apparato fonatorio, cioè dell insieme degli organi che l uomo utilizza per parlare, e che sono principalmente adibiti ad altre funzioni (respirazione, digestione, ecc). Gli organi che vengono IV

6 coinvolti nel processo di fonazione sono: I polmoni, che forniscono il flusso dell aria che viene spinto verso l esterno mediante il normale processo di espirazione. I bronchi e la trachea, che consentono il passaggio dell aria, La laringe, che costituisce il proseguimento superiore del tubo della trachea ed è individuabile al tatto e alla vista nella parte anteriore al collo, in corrispondenza del cosiddetto pomo di Adamo ;al suo interno vi sono le pliche vocali che durante la normale respirazione restano separate, consentendo il libero passaggio dell aria mentre si avvicinano quando i muscoli vocali si contraggono; la parte della laringe che comprende le pliche vocali è chiamata anche glottide e lo spazio che separa le pliche si chiama rima glottidale; La faringe, è l organo che appartiene contemporaneamente all apparato respiratorio e a quello digerente. Si divide in tre parti: laringofaringe, posta vicino alla faringe, orofaringe, la parte intermedia e rinofaringe, la parte che comunica con le cavità nasali ed è limitata anteriormente dal velo del palato o velo palatino. L ugola, organo che pende dal margine inferiore del velo palatino. La lingua, il più mobile degli organi che partecipano alla fonazione, si può dividere in tre parti: la radice (la parte posteriore), il dorso (la parte centrale) e l apice o punta (l estremità), i movimenti della lingua hanno luogo di norma quando la cavità orale è leggermente aperta, grazie all abbassamento della mandibola. Il palato, cioè la cupola ossea che sovrasta la cavità orale; Gli alveoli dei denti, che si trovano nella zona anteriore del palato; I denti, tra i quali sono particolarmente coinvolti nella fonazione gli incisivi; Le labbra, che grazie all azione dei muscoli del viso possono essere distese, cioè accostate ai denti, oppure arrotondate e protuse verso l esterno. Le cavità nasali che consentono il passaggio dell aria espiratoria verso il naso attraverso la parte superiore della faringe. V

7 L aria che espiriamo, oltrepassato il primo ostacolo che è rappresentato dalla laringe, continua il suo percorso attraverso la faringe, la cavità orale o eventualmente quella nasale che assumono una particolare configurazione articolatoria a seconda del suono che s intende produrre. Se l aria incontra restringimenti oppure occlusioni in qualche punto del suo percorso tali da generare un qualche tipo di rumore il fono prodotto è una consonante che a sua volta sarà sorda se non vi è vibrazione delle pliche vocali nel caso contrario sarà sonora. Se invece la configurazione articolatoria non crea nessun ostacolo al passaggio dell aria, avremo con la vibrazione delle pliche vocali, le vocali. Le vocali si distinguono in anteriori, centrali e posteriori in base al grado di avanzamento/ arretramento della lingua, in alte, medie e basse in base al grado di innalzamento della lingua rispetto alla posizione di riposo, infine a seconda della posizione delle labbra, avremo le vocali non arrotondate o non labializzate se le labbra sono distese, e arrotondate o labializzate a seconda che le labbra siano più o meno sporgenti in avanti. Spesso per indicare con maggiore precisione l esatto punto di articolazione di un fono vocalico si fa ricorso a dei segni diacritici che l IPA fornisce. Le consonanti si distinguono a seconda che ci sia vibrazione o meno delle corde vocali in sonore e sorde, poi si classificano in base al modo di articolazione e al punto di articolazione. I modi di articolazione sono; a) Occlusivo. L ostacolo consiste nel blocco totale del passaggio dell aria causato dallo stretto contatto tra due organi, ad esempio le labbra, o la lingua e il palato. In questo caso l aria espiratoria proveniente dalle cavità inferiori si accumula dietro l ostacolo fino a quando la sua pressione non riesce a forzarlo e a proseguire verso l esterno. La prima fase, di chiusura totale viene detta occlusione, la seconda, cioè quella della brusca apertura, è detta esplosione. b) Fricativo (o spirante o costrittiva). L ostacolo consiste nell avvicinamento senza contatto di due organi articolatori; l aria può continuare a uscire, sia pure in modo forzato, passando attraverso la stretta fessura rimasta aperta.. il flusso dell aria diviene in questo modo turbolento e produce un rumore di frizione. c) Affricato. L ostacolo consiste in una occlusione determinata dallo stretto contatto di due organi; questa occlusione però non viene rilasciata bruscamente ma gradualmente provocando un rumore di frizione. d) Nasale. Si realizza quanto nel canale orale si determina un ostacolo e contempora- VI

8 neamente il velo del palato rimane abbassato facendo passare l aria dalle cavità nasali. e) Laterale. L ostacolo è costituito da un occlusione centrale del canale, provocata dalla lingua, che permette il passaggio dell aria dai lati o da un solo lato. f) Vibrante. L ostacolo è prodotto da una debole occlusione intermittente, cioè che s interrompe e si ripristina velocemente. g) Approssimante ( o semi consonantico o semivocalico) si tratta di un modo di articolazione difficile da definire perché si situa al confine tra l articolazione vocalica e quella consonantica. A seconda del luogo di articolazione avremo: Bilabiale. Sono articolate unendo il labbro inferiore con quello superiore. Labiodentale. Sono articolate unendo o avvicinando il labbro inferiore ai denti incisivi superiori. Dentale. Si articolano accostando la punta della lingua (apice) ai denti incisivi superiori. Alveolare. Si articolano con la punta della lingua che si accosta agli alveoli dei denti incisivi superiori. Postalveolare o prepalatale. Sono articolate con la parte anteriore della lingua che si accosta alla parte anteriore del palato, immediatamente dietro gli alveoli Retroflessa (o in certi casi cacuminale). Si articolano flettendo leggermente in alto e all indietro l apice della lingua, in direzione della parte anteriore del palato, subito al di sopra degli alveoli. Palatale. Si articolano col dorso della lingua a contatto col palato. Velare. Sono articolate col dorso della lingua a contatto col velo palatino. Uvulare. Si articolano col dorso della lingua a contatto con l ugola. Faringale. Sono articolate ponendo la radice della lingua a contatto con la parete posteriore della faringe. Glottidale (o laringale). Hanno la sorgente del rumore nella glottide. Per ogni configurazione articolatoria si distinguono tre diverse fasi: la fase di impostazione, in cui gli organi, abbandonando la posizione del fono precedente (o quella di riposo) si spostano progressivamente verso la VII

9 configurazione caratteristica del fono da articolare; la fase di tenuta, in cui gli organi hanno raggiunto la configurazione specifica del fono dato restando fermi in quella posizione; una fase di soluzione, durante la quale la configurazione del fono viene abbandonata più o meno rapidamente, per passare al fono successivo (o alla posizione di riposo). I MECCANISMI ARTICOLATORI I meccanismi articolatori sono, nei singoli foni e nelle unità superiori, responsabili delle variazioni di: durata, che si misura in centesimi di secondo (cs) intensità, cioè quantità di energia con la quale i foni vengono articolati, corrispondente al volume della voce che parla, si misura in Herz (Hz); l altezza, cioè la velocità con cui vibrano le corde vocali durante l articolazione, che corrisponde alla sensazione di acutezza della voce. Il numero di cicli di apertura e chiusura della glottide per ogni secondo corrisponde alla frequenza fondamentale della voce: F 0. L unità di misura di F 0 è lo Herz = cicli al secondo. La frequenza media di base dipende dal sesso, dall età ecc. Per studiare i meccanismi articolatori i fonetisti utilizzano delle tecniche particolari: - per lo studio dell attività laringea osservazione visiva con la laringoscopia diretta; elettromiografia elettroglottografia - per lo studio degli organi superiori: Radiografia e radiocinematografia del cranio, eseguite in genere di profilo. In alcuni casi, come per l osservazione dei movimenti della lingua, che è un organo privo di elementi ossei, è necessario usare mezzi di contrasto che la rendono visibile ai raggi x, come il bario, che viene sparso su un punto o un altro della lingua. Si ottiene così il linguagramma. Palatografia diretta: si basa sull applicazione di sostanze coloranti sul palato, dopo la produzione del fono consonantico si osserva nel palato la zona in cui il con- VIII

10 tatto con la lingua ha rimosso il colore. Si ottiene cosi il palatogramma. Vi è anche una tecnica più moderna: la palatografia indiretta. Aerometria. Misura i flussi dell aria. Elite. Sistema elettronico di misura degli spostamenti degli organi. Lo studio dei suoni linguistici dal punto di vista della loro concretezza fisica presuppone la conoscenza di alcuni elementi di base dell acustica. Il suono consiste in una oscillazione di particelle e la sua propagazione avviene attraverso le onde sonore. La velocità con cui l onda si propaga nello spazio dipende unicamente dal mezzo e dalle sue caratteristiche fisiche (densità, temperatura, pressione, ecc). A parità di tutte queste variabili la velocità del suono è costante e corrisponde circa a km/h. Le onde sonore sono quindi caratterizzate da delle variazioni cicliche dell intensità. Questo andamento, rappresentato sugli assi cartesiani, ci dà un immagine caratteristica: l onda sinusoidale. In un onda sinusoidale, l intensità varia continuamente: da valori zero passa a valori massimi, poi successivamente di nuovo a valori zero e così via. Questo è un ciclo completo di un onda. Ovviamente al termine di un ciclo ne inizia subito un altro del tutto simile. Come si vede nell immagine un onda sinusoidale è caratterizzata da alcune grandezze fondamentali: queste, a seconda del valore posseduto, differenziano le onde tra loro. Le grandezze sono: IX

11 1) lunghezza d onda spesso indicata con la lettera greca λ; è la distanza tra due massimi positivi o negativi dell onda; frequenza è il numero dei cicli o periodi che vengono compiuti in un secondo; 2) ampiezza, è la distanza tra il valore minimo e quello massimo dell onda. La forma sinusoidale e la periodicità non sono comuni a tutti i tipi di onda sonora. In base alla presenza o all assenza di queste due caratteristiche è possibile suddividere le onde sonore in: onde periodiche sinusoidali o semplici, onde periodiche non sinusoidali o complesse che hanno forma diversa dalla sinusoide ma sono comunque dotate di periodicità : onde non periodiche o aperiodiche un termine per definirle è rumore. Tutti i suoni linguistici appartengono a queste ultime due categorie. Ogni onda periodica complessa può essere scomposta e analizzata come una serie di onde periodiche semplici (sinusoidali) utilizzando dei determinati dispositivi chiamati filtri. Queste componenti semplici dell onda periodica complessa vengono chiamate armoniche del segnale complesso e il loro insieme è chiamato spettro. Un filtro può ad esempio isolare tutte le componenti comprese in una banda che va dai 50 ai 150 Hz. Ogni volta che si adopera un filtro con una larghezza di banda sufficientemente stretta da separare l una dall altra tutte le armoniche, si dice che si esegue un analisi a banda stretta. In caso contrario si dice invece analisi a banda larga. La rappresentazione grafica del suono avviene attraverso lo spettrogramma che consente di fare delle rappresentazioni analitiche e complesse di tutto ciò che riguarda la frequenza e l ampiezza del suono. Nello spettrogramma ad ogni armonica corrisponde una colonnina che parte in corrispondenza della rispettiva frequenza e si estende verso l alto in proporzione alla rispettiva ampiezza. Si ottiene così un grafico formato da numerose righe verticali, detto spettro a righe. Se congiungiamo tra loro le estremità superiori delle righe dello spettro otteniamo l inviluppo spettrale. In corrispondenza dei gruppi di armoniche amplificate dal risuonatore,(cioè X

12 qualunque corpo elastico (solido, liquido o gassoso) che ha la proprietà di entrare in vibrazione quando è sollecitato da una particolare frequenza (frequenza di risonanza) legata alle dimensioni e alla forma del corpo stesso), l inviluppo spettrale presenta dei picchi, che si chiamano formanti (F). Per quanto riguarda invece le informazioni sulla durata dei fenomeni e sul loro variare nel tempo occorre utilizzare il sonagramma (o sonogramma), che può essere a banda larga o a banda stretta. Mentre le vocali costituiscono, da molti punti di vista una categoria molto omogenea di foni, le consonanti presentano al contrario grandi differenziazioni dovute essenzialmente alla varietà dei modi di articolazione. Nel tracciato delle occlusive sorde, in corrispondenza della fase di occlusione, si osserva l assenza di traccia sonagrafica, invece in quello delle occlusive sonore, in conseguenza dell attività laringea che accompagna la loro articolazione si osserva una formante di bassa frequenza detta barra sonora. La principale traccia sonagrafica viene chiamata spike. La traccia sonagrafica della rapida variazione della forma del condotto vocale nel momento in cui l articolazione vocalica si sposta verso quella consonantica o viceversa è una deviazione e si chiama transizione formantica. Sulla base dell andamento delle transizioni viene definito, per ciascun luogo di articolazione consonantica, un punto ideale, detto Locus, verso il quale tendono le F 2 delle vocali adiacenti. UNA LINGUA ROMANZA, IL SARDO Si parla sempre di lingue romanze, ma cosa vuol dire? Spesso a questo termine viene associata la definizione di lingua avente come sostrato linguistico il latino. Occorre però chiedersi: il latino è l unica lingua che ha lasciato tracce nella lingua sarda? Per dare una risposta a questa domanda occorre ripercorrere, molto sinteticamente, le tappe della storia della Sardegna. Mettendo da parte le notizie riguardanti la preistoria possiamo dire che la Sardegna fu terra di espansione di numerose popolazioni tra le quali vi sono quelle che nel neolitico, provenienti dall Africa e gli Iberi e i Balari provenienti dalla Spagna hanno occupato una parte dell isola. Le tracce della lingua di queste popolazioni fanno parte di ciò che si chiama «paleosardo». Più tardi, verso il 1000 a.c., la Sardegna divenne meta dei grandi navigatori XI

13 provenienti dall area orientale, dal Libano e dalla Siria: i Fenici. L isola veniva utilizzata come stazione intermedia dei viaggi che queste genti facevano verso Tartasso, località situata nella penisola iberica famosa per le miniere d argento, ma ben presto furono attratti dai giacimenti metalliferi di cui era ricca l isola. Fu così che i Fenici stabilirono scali stagionali sulle coste meridionali e occidentali della Sardegna, per poi creare verso il IX VIII secolo a.c. degli insediamenti stabili a Nora, Sulcis, Tharros, Capo S.Marco e a Bosa e più tardi a Caralis (Cagliari) e a Bitia. Secondo la storia, intorno al 550 a.c. le città fenicie della Siria e del Libano furono conquistate dagli Assiri, quindi decadde la potenza fenicia e venne sostituita da quella cartaginese o punica rivale dei Romani grande potenza bellica. I Cartaginesi subentrarono in Sardegna la posto dei Fenici e tentarono di conquistare tutta l isola incontrando tuttavia la dura opposizione dei Sardi che si durò dal 540 al 505 a.c. e che portò alla distruzione della fortezza cartaginese del Monte Sirai ma anche alla successiva conquista dei Cartaginesi della parte meridionale dell isola e delle pianure che venivano usate per la coltivazione del grano per l esercito. Il resto della Sardegna e in particolare la parte centrale, furono i centri in cui si rifugiarono i protosardi per sottrarsi alla dominazione cartaginese. Dopo questa importante conquista, avviene quella più imponente e più importante dal punto di vista linguistico e che segna la nascita di quello che oggi chiamiamo SARDO. Nel 238 a.c. la Sardegna diventa provincia romana. Ci furono tentativi di conquista anche prima di questa data, ma ci volle un secolo per riuscire a stanziarsi nell isola. Ci furono numerose insurrezioni dei Sardi alleati con i Punici che cercarono di resistere e di ribellarsi finché nel 215 vennero sconfitti in una battaglia in cui morirono Amsicora e suo figlio Iosto (che vengono considerati spesso come degli eroi sardi ma in realtà erano punici!!!). Da questo momento in poi, la lingua latina inizia a diventare la lingua dei Sardi, ma non si tratta di lingua latina colta, bensì quella che si definisce volgare, cioè la lingua comune, quella che si parla tutti i giorni e perciò quella più soggetta alle evoluzioni. La dominazione romana durò 694 anni, si estese a tutte le parti dell isola. XII

14 Ad interrompere questa dominazione furono le popolazioni barbariche che segnano con il loro arrivo e la caduta dell Impero Romano, l inizio del Medioevo. Nel 455 d.c. e per 80 anni, la Sardegna fu dominata dai Vandali che parlavano lingue germaniche del ceppo indoeuropeo. Questi si fermarono in Sardegna e in Spagna, in Andalusia (< Vandalusia ) ma la nostra isola veniva considerata come una terra di esilio perché il loro re Genserico fece esiliare 3000 Maurusi, cioè una popolazione dell Africa settentrionale recalcitrante alla dominazione vandalica che si stanziò nella zona del Sulcis e che ha dato il nome alle popolazioni dei Maureddos. Poi i Vandali mandarono in esilio in Sardegna Fulgenzio e altri vescovi e prelati cattolici in quanto al pari dei Goti, i Vandali praticavano l Arianesimo (Ario era un prete alessandrino che predicava il culto secondo cui Gesù Cristo non era della stessa sostanza del padre ma un essere umano prescelto da Dio come figlio). I Vandali vennero sconfitti dai Bizantini nel 534 d.c. da Belisario e inizia così il periodo bizantino che si protrae per vari secoli. In base ai codici dell area cagliaritana: S. Ilario Basilicano (conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana) e il codice Laudano (conservato nella Biblioteca Bodleiana di Oxford) e il codice di Claromontanus (conservato nella Biblioteca nazionale di Parigi) alcuni studiosi hanno ipotizzato che i ceti alfabetizzati sardi urbani dei secc. V VII fossero bilingui. A mettere in evidenza questa ipotesi è il Prof. Manichedda in un suo articolo pubblicato nei «Quaderni Bolotanesi (1988)». In base a quanto si afferma, la Sardegna tra il V e VI secolo viene coinvolta in una ampia circolazione di codici che da Roma raggiunse l Inghilterra per poi investire con una nuova ondata tutta l Europa continentale. Dopo il 568, la Sardegna greca-latina i cui elementi latini sono stati messi da parte a vantaggio della lingua bizantina da parte degli studiosi di storia conoscerebbe nelle classi colte un periodo di bilinguismo. Occorre precisare che il rapporto tra alfabetizzati e analfabeti si pone come un rapporto tra città e campagna, ma anche che il livello di istruzione era legato anche a fattori come la condizione delle strutture scolastiche tardo-antiche e/o della loro sostituzione con le istituzioni culturali medievali. Gli storici della lingua si sono posti il problema della durata della tradizione latina accanto a quella greca e della funzione sociale che a quella viene XIII

15 attribuita. Nei secoli bui (IX X) vi è la possibilità di analizzare la situazione linguistica della Sardegna da diversi punti di vista: dal punto di vista grafico, la scrittura era variegata. Per le fonti epigrafiche e documentarie di area cagliaritana è stato ormai accertato un uso simbolicofigurativo dell alfabeto greco. Mentre per quelle logudoresi, galluresi e arborense si è parlato invece di influssi franchi risalenti all VIII secolo che si sono sovrapposti a quelli bizantini. dal punto di vista linguistico: i documenti del XI secolo sono stati intesi come il risultato di una situazione caratterizzata da un ipertrofia del volgare rispetto al latino e al greco. Agli inizi del VIII secolo iniziano le incursioni saracene, per contrastarle si coalizzano le potenze marinare di Pisa e Genova che nel 1016 sconfiggono sulle coste sarde i saraceni e iniziano così la loro influenza sulla Sardegna che porterà al periodo giudicale. I genovesi esercitarono una influenza particolare, e anche linguistica passaggio [ala > ara], nella parte settentrionale (la Corsica e la Gallura) dove assume una particolare preponderanza la famiglia Doria. La città di Sassari che aveva inizialmente accolto la protezione pisana si sottrae a questi e si proclama repubblica nel 1276, si allea a Genova e si emana gli Statuti Sassaresi che in seguito verranno riconosciuti anche dagli Aragonesi. Vi erano nell isola 4 Giudicati: quello di Torres, quello di Gallura, quello di Arborea e quello di Cagliari guidati dalle famiglie Laccon de Gunale. Il Giudicato di Cagliari fu filogenovese fino al 1258 anno in cui la sua capitale Santa Iggia fu distrutta dalle forze sardopisane facendo diventare il territorio una colonia pisana per sfruttare il bacino minerario del Sulcis-Iglesiente. Ciò ha determinato la differenziazione del logudorese dal campidanese in quanto i principali fenomeni fonetici che contraddistinguono i dialetti dell area meridionale parlati XIV

16 nel Giudicato di Cagliari sono influenzati dal pisano. Seguendo la storia è quindi possibile capire le influenze linguistiche che ha subito il sardo nei secoli. Non tutti i fenomeni fonetici sono però spiegabili tenendo conto delle influenze esterne può capitare infatti che alcuni di essi si possano spiegare come fenomeni locali derivati da una lingua arcaica parlata prima dell avvento del latino. È il caso ad esempio del colpo di glottide barbaricino che ha fatto tanto discutere i migliori studiosi del sardo. In un articolo pubblicato nei «Quaderni Bolotanesi» (1989), Colpo di glottide barbaricino, gorgia dorgalese e gorgia toscana, vi è un vero è proprio scontro tra i Professori Massimo Pittau e Giulio Paulis circa l origine del colpo di glottide. Mentre il primo, come M.L. Wagner, sostiene che il colpo di glottide sia un fenomeno locale e arcaico, il secondo afferma invece che si tratta di un fenomeno di imitazione tarda, adattata alla struttura generale del sistema fonetico locale della lenizione intervocalica sonorospirantizzante emanata da Cagliari. Lo stesso accade per il fenomeno di spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche della parlata di Dorgali. Anche questo fenomeno è stato riportato da Giulio Paulis a un fenomeno di imitazione del modello della capitale, mentre Massimo Pittau lo considera un fenomeno derivato dal sostrato linguistico paleosardo o nuragico e inoltre connesso alla gorgia toscana passata attraverso gli etruschi. Intorno al sardo insomma si può dire che vi è sempre stato e sempre vi sarà da dibattere su alcuni punti in particolare: il riconoscimento della lingua sarda tra le lingue romanze; il riconoscimento della lingua sarda tra le lingue minoritarie dell Italia; l origine del sardo e l evoluzione nei secoli. IL RICONOSCIMENTO DELLA LINGUA SARDA COME LINGUA ROMANZA Questo dibattito ha origini molto antiche, già Dante Alighieri nel De Vulgari Eloquentia cercò di dare una definizione della lingua sarda, ma è agli inizi del XIX secolo che cominciano a farsi strada le prime ipotesi a nascere l interesse verso il sardo. XV

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