UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE
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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE FACOLTÀ DI SCIENZE MEDICHE L INFERMIERE DI SALA OPERATORIA : EVOLUZIONE DEI MODELLI ORGANIZZATIVI. 1A PARTE. Relatore: Prof. MASSAI DANILO Laureando: CHIARA VANNOZZI A.A. 2010
2 PREMESSA Tale lavoro vuole analizzare in modo costruttivo realtà operative soggette a miglioramento, considerando, nella sua totalità, il percorso del paziente chirurgico all interno del blocco operatorio. In questa tesi, ho voluto prendere in esame l U.O. dove lavoro come infermiera dal 2008, ovvero il blocco operatorio dell ospedale F.Lotti di Pontedera. Il tema affrontato è il percorso assistenziale del paziente dal momento del primo accesso ovvero la visita specialistica, alla dimissione e follow up. Altro aspetto, non secondario, è quello della definizione e valorizzazione delle competenze dell infermiere di sala operatoria, e l importanza del loro ruolo del coordinatore infermieristico nell implementazione dei cambiamenti nel nuovo panorama sanitario, ovvero la riorganizzazione degli ospedali in base al modello per intesità di cure, citato nel piano sanitario regionale del triennio L esigenza di porre il paziente al centro dell attività assistenziale, di identificarne la complessità, fa emergere il bisogno di implementare nuovi strumenti, allo scopo di facilitare la continuità assistenziale integrando le risorse territoriali, non vedendo più solo l ospedale come luogo di cura, ma avendo una visione più ampia, sostenendo e valorizzando l interdipendenza tra strutture ospedaliere e territorio. Naturalmente, il passaggio a questo nuovo modello presuppone un grande impegno e volontà di cambiare da parte dei professionisti, ma anche un profondo cambiamento culturale da parte degli utenti. 5
3 INTRODUZIONE Con l elaborazione di questa tesi ho voluto introdurre la novità nel panorama sanitario ovvero la riorganizzazione del modello ospedaliero con l introduzione dell ospedale per Intensità di Cure, modello organizzativo volto a caratterizzare l ospedale come luogo di cura delle acuzie, collocato in uno scenario macroscopico che tiene conto della transazione epidemiologica, l evoluzione tecnologica, il consumerismo ma soprattutto tiene conto della centralità dell utente-cittadino. Un attenzione particolare è stata rivolta a cercare di sviluppare tutti gli aspetti della professione infermieristica all interno del blocco operatorio, unità operativa ad alta complessità di prestazioni, dove ruota un cospicuo numero di operatori professionali con profili e ruoli diversi tra loro. In particolar modo ho cercato attraverso un analisi organizzativa di comprendere per poterli descrivere al meglio, tutti i processi di gestione e controllo a cui fa capo il coordinatore infermieristico del blocco operatorio, dalla gestione delle risorse ai presidi, alla presa in carico e gestione del paziente chirurgico, a cercare di individuare e definire le competenze che l infermiere di sala operatoria deve possedere; e sulle competenze che può acquisire attraverso il processo di formazione. Non è facile all interno di un equipe assistenziale così complessa far condividere gli stessi obiettivi, far interagire ed integrare i vari professionisti per questo il coordinatore infermieristico deve fare in modo che il gruppo da lui coordinato si senta parte attiva dell organizzazione, coinvolgendolo con azioni di responsabilizzazione, autonomia decisionale e delega. Deve inoltre favorire lo sviluppo delle competenze attraverso la partecipazione attiva del gruppo a processi formativi. Il successo di questo cambiamento sia per quanto riguarda il nuovo modello organizzativo dell ospedale per intensità di cure sia per quanto concerne la nuova 6
4 professionalità dell infermiere coordinatore può avvenire solo attraverso una leadership diffusa; cioè coloro che occupano posizioni di rilievo all interno dell azienda devono essere orientati non solo ai risultati ma devono porre particolare attenzione all impiego delle risorse umane. 7
5 CAPITOLO 1 LE NOVITÀ NEL PANORAMA SANITARIO NELL AREA CHIRURGICA. 8
6 1.1 L ORGANIZZAZIONE PER INTENSITÀ DI CURE- L OSPEDALE PER ACUTI Come disciplinato dal D.Lgs. 502/92 art. 1, comma 13, il Piano sanitario Regionale rappresenta il piano strategico degli interventi per obiettivi di salute e il funzionamento dei servizi per soddisfare le esigenze specifiche della popolazione regionale, anche in riferimento agli obiettivi del Piano Sanitario Nazionale, inoltre, è lo strumento attraverso il quale la Regione nell ambito del programma regionale di sviluppo e delle relative politiche generali di bilancio, definisce gli obiettivi di politica sanitaria regionale ed adegua l organizzazione del Servizio sanitario regionale in relazione ai bisogni assistenziali della popolazione ( art 18, L.R. 40/2005). Negli ultimi anni, abbiamo assistito a mutamenti e nuove dinamiche dello scenario epidemiologico e sociale che hanno contribuito alla creazione di aree socio- demografiche e socio-economiche, caratterizzate da una differenziazione della domanda di servizi e da disparità circa le modalità di accesso alle prestazioni sanitarie e sociali. I bisogni assistenziali della popolazione sono mutati, stanno emergendo nuove sfide legate ai flussi migratori, alla frammentazione delle reti familiari, alla discontinuità dei cicli di vita, alla precarietà del lavoro, con parallela crescita di forme di impiego flessibili e atipiche. 9
7 Fig1) Popolazione straniera residente al 31/12/2008 per continente di provenienza nella Regione Toscana. Fonte dati Istat 31/12/2008. L innalzamento della vita media ( in 10 anni abbiamo guadagnato 3 anni di vita in più 1 ) ha determinato un aumento delle malattie cronico - degenerative correlate spesso alla disabilità, generando nelle famiglie un elevato bisogno assistenziale non sempre sostenuto adeguatamente da politiche di protezione. Dai recenti report di benessere e salute sociale è emerso come le malattie croniche siano la principale causa di morte in Toscana, a causa sia della transizione demografica, ma anche alla maggior capacità di cura in grado di trasformare in croniche patologie destinate in passato a provocare la morte. Da questo ne deriva una necessità di adeguare i sistemi sociosanitari verso una organizzazione in grado di soddisfare non solo il bisogno acuto ma soprattutto di prevenire la criticità. 1 Piano Sanitario Regione Toscana
8 FILOSOFIA DEL CAMBIAMENTO MODIFICAZION I DELLA POPOLAZIONE CAMBIAMENTI ORGANIZZATIVI E LEGISLATIVI MODIFICAZIONE EPIDEMIOLOGICA DELLE MALATTIE EVOLUZIONE DELLE VARIAZIONE DELLA COMPLESSITÀ DEL SINGOLO UTENTE Fig2) Rappresentazione grafica dei fattori determinanti il cambiamento verso il modello organizzativo per intensità di cura. Negli ultimi 10 anni uno degli obiettivi prioritari del piano strategico del Sistema Sanitario Regionale è stato quello di promuovere nel sistema l uso appropriato degli ospedali, in tal modo è stato possibile spostare in regime ambulatoriale una consistente quota di attività erogata in passato in forma di ricovero, raggiungendo per la prima volta nel 2005 e nel 2006 un tasso di ospedalizzazione pari o migliore dello standard prefissato a livello nazionale con conseguente riduzione dei posti letto ospedalieri 2. 2 Piano Sanitario Regione Toscana
9 SITUAZIONE IN TOSCANA FINE ANNI 80 SITUAZIONE IN TOSCANA A REGIME 93 ospedali pubblici 40 ospedali pubblici 6,4 posti letto/1000 abitanti 3,8 posti letto/1000 abitanti Degenza media 7,09gg Degenza media 7,04gg Il nuovo Piano Sanitario Regionale evidenzia come sia importante creare opportune condizioni strutturali finalizzate a favorire le sinergie di rete quindi la cooperazione piuttosto che la competizione fra produttori interni. Nasce qui la necessità della riorganizzazione degli ospedali attraverso modelli organizzativi in grado di gestire i flussi ospedalieri, portando una nuova visione del dipartimento emergenza e accettazione (D.E.A.) inteso come componente integrata di un sistema organico fortemente interconnesso. Con questo progetto di riorganizzazione vi sono basi per un approccio multidisciplinare che supera il tradizionale approccio monodisciplinare di reparto, facilitando in questo modo il superamento di quell ostacolo che fin ora era l assegnazione del paziente ad un dato reparto in base all appropriatezza clinica. 12
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