Piano Cave Provinciale

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1 Piano Cave Provinciale Relazione Tecnica Studio Dr. Paolo Balistreri Studio Luconi Architetti Associati Studio Dr. Giulio Fezzi

2 Redattori Studio dott. Geol. Paolo Balistreri dott. ing. Luca Siliprandi (collaboratore) dott. geol. Alberto Baracca (collaboratore) Via E. Dugoni 3, Mantova t.+f Luconi architetti associati Arch. Pierino Luconi arch. Piero Luconi Via IV Novembre 17, Galbiate Lc t f Dott. agr. Giulio Fezzi Via d Annunzio 18, Lecco t f Mantova, 31 gennaio 2013

3 PROVINCIA DI LECCO INDICE 1 INTRODUZIONE STATO DI ATTUAZIONE DEL VIGENTE INDIVIDUAZIONE DEI GIACIMENTI DEFINIZIONE DI GIACIMENTO ANALISI DELLE COMPONENTI GEOLOGICO-AMBIENTALI E VINCOLISTICHE GIACIMENTI SFRUTTABILI INDICAZIONE DEI BACINI D UTENZA ANALISI DEI FABBISOGNI E STIMA QUANTITATIVA DEI MATERIALI DA ESTRARRE STIMA DEL FABBISOGNO DI SABBIA E GHIAIA EDILIZIA RESIDENZIALE E NON RESIDENZIALE MANUTENZIONE ORDINARIA DELLA RETE VIARIA PUBBLICA GRANDI OPERE PUBBLICHE INFRASTRUTTURALI ATTIVITÀ PRODUTTIVE LEGATE A PECULIARITÀ LOCALI ESPORTAZIONE EXTRA-PROVINCIALE DETERMINAZIONE DEL FABBISOGNO FONTI ALTERNATIVE ALL ESTRAZIONE DI INERTI STIMA DEI QUANTITATIVI DI INERTI DA ESTRARRE FABBISOGNI DI MATERIALI DI ALTRI SETTORI MERCEOLOGICI STIMA DEL FABBISOGNO DI ROCCE INDUSTRIALI STIMA DEL FABBISOGNO DI PIETRISCHI DEFINIZIONE DEI BACINI DI PRODUZIONE AMBITI TERRITORIALI ESTRATTIVI E CAVA DI RECUPERO ATEI ATEI ATEI ATEI ATEP ATEP ATEP R.G DETERMINAZIONE DELL ASSETTO FINALE DELL AREA ESTRATTIVA E DESTINAZIONE FINALE DELL ATE IDENTIFICAZIONE DELLE CAVE CESSATE CONFRONTO TRA IL VIGENTE E LA PROPOSTA DI NUOVO APPENDICE APPENDICE 1: SCHEDE GRAFICHE - CONFRONTO TRA VIGENTE E PROPOSTA DEL NUOVO Pagina A

4 PROVINCIA DI LECCO 1 INTRODUZIONE La Provincia di Lecco con Delibera di Giunta Provinciale n. 59 del 08/03/2011, ha avviato la procedura per la formazione del Nuovo Piano Cave Provinciale e contemporaneamente la relativa procedura di Valutazione Ambientale Strategica. La Provincia di Lecco in occasione della scadenza del piano cave per il settore delle ghiaie, detriti ed argille, ha inteso predisporre un nuovo piano cave che comprenda tutti i settori merceologici. La volontà di predisporre una nuova pianificazione in ambito estrattivo provinciale comprensiva di tutti i settori merceologici, anziché aggiornare il Piano vigente solamente per il settore sabbia-ghiaia in scadenza, è scaturita dalla necessità di rivedere nel suo complesso lo strumento pianificatorio riferito anche al settore delle rocce industriali, sebbene non in scadenza, per soddisfare il fabbisogno degli impianti industriali alimentati dai calcari per la produzione di calce e cemento. Tale opportunità è dettata dall art. 9 della Legge Regionale 14/98, il quale stabilisce che il piano cave può essere sottoposto a variazione o revisione su iniziativa della Provincia per l adeguamento ad eventuali fabbisogni aggiuntivi rispetto a quelli già determinati, o per eventuali adeguamenti tecnici e normativi. In effetti una delle problematiche emerse nel corso dei primi dieci anni di validità del Piano Cave è la necessità di un aggiornamento dei fabbisogni di calcari per usi industriali, legati alla produzione di calce, cemento ed intonaci pre-miscelati. Si è pertanto resa necessaria una nuova programmazione legata principalmente all individuazione di ulteriori fabbisogni, definiti in base alle nuove normative regionali specifiche di settore. Il comparto estrattivo dei calcari e rocce per usi industriali della Provincia di Lecco è caratterizzato dalla presenza, sul territorio, di poche ma significative attività di cava, date le notevoli volumetrie estratte annualmente. Lo sfruttamento di queste cave è legato ad attività industriali che operano sul territorio provinciale ma distribuiscono i prodotti anche a livello Regionale ed interregionale. È chiaro pertanto il rilevante interesse economico del settore estrattivo nel territorio lecchese ma, soprattutto, è indispensabile ricalibrare la programmazione territoriale, analizzando nel dettaglio le singole realtà e rivedendo le prospettive di sfruttamento dei giacimenti in un ottica di migliore tutela ambientale ed interesse territoriale. Da queste generali considerazioni la Provincia di Lecco ha deciso di produrre un nuovo Piano Cave anziché apportare aggiornamenti al solo settore delle rocce per usi industriali, rispondendo pertanto alle nuove direttive regionali ed approcciando la pianificazione territoriale in un unico procedimento di Valutazione Ambientale Strategica. Oltre alle cave di calcari per l industria, il territorio della Provincia di Lecco è stato interessato in passato da attività estrattive di differente natura che, in alcuni casi, lasciano tuttora evidenti segni di degrado. Una delle priorità del Piano Cave della Provincia di Lecco è quella del recupero di queste attività estrattive abbandonate, proponendo soluzioni e linee guida che possano garantire il recupero dei luoghi e contestualmente la sostenibilità delle opere. Con l approvazione dei Nuovi criteri per la formazione dei piani cave provinciali, di cui all art. 5 della L.R. 08/08/1998, n.14 illustrati nella D.G.R. n. 8/11347 del 10 febbraio 2010, si rende necessario un nuovo approccio metodologico per la redazione del Piano Cave, che in particolare riguarda: a) La definizione dei Giacimenti sfruttabili; Pagina 1

5 PROVINCIA DI LECCO b) La definizione degli Ambiti Territoriali Estrattivi; c) La definizione dei bacini di produzione dei diversi settori merceologici presenti in Provincia; d) La stima dei principali bacini d utenza locali ed esterni al territorio provinciale e) L individuazione dei settori merceologici presenti negli ambiti provinciali f) La stima dei fabbisogni dei materiali da estrarre, sia in termini quantitativi, sia in termini qualitativi; g) La descrizione delle modalità di coltivazione impiegate per lo sfruttamento delle risorse, distinte per tipologia di giacimento presenti; h) La definizione delle possibilità di recupero ambientale e paesaggistico in funzione alle tipologie di materiale estratto nei vari ambiti; i) Valutazione delle possibili congruenze degli assetti finali degli ATE con le previsioni degli strumenti urbanistici. Per quanto concerne la struttura metodologica di lavoro per la predisposizione del Piano, si è proceduto nella valutazione dei seguenti aspetti: applicazione dei criteri regionali per la formazione dei Piani Cave alla realtà territoriale provinciale; ricognizione e presa d atto del Piano Cave provinciale approvato con D.C.R. n.vii/262 del 26 giugno 2001, ancora vigente per i materiali calcari-dolomie per calce e cemento mentre scaduto per i materiali pietrischi, sabbia e ghiaia; verifica e analisi dello stato di fatto delle attività estrattive in essere autorizzate; presa d atto delle proposte indicative pervenute, a seguito dell invito pubblicato dalla Provincia di Lecco in data 25/03/2011, da parte dei soggetti portatori di interesse coinvolti, come previsto dalla procedura di VAS; compatibilità territoriale e ambientale dell esercizio dell attività estrattiva (aspetti sviluppati in coordinamento con la procedura di Valutazione Ambientale Strategica); individuazione e definizione dei giacimenti sfruttabili; stima dei fabbisogni per i differenti settori merceologici; definizione degli ambiti territoriali estrattivi (A.T.E.) ove potrà essere esercitata l attività estrattiva, con stima dei quantitativi da estrarre per ciascun ambito; definizione delle modalità di coltivazione e recupero ambientale con destinazione d uso finale di ogni singolo ATE; definizione delle norme tecniche di attuazione. Gli obiettivi di piano costituiscono i principi che devono essere rispettati sia nell individuazione dei siti estrattivi, sia nella gestione degli stessi. Durante il processo di Valutazione Ambientale Strategica questi obiettivi hanno comportato numerose esclusioni di cave che potenzialmente potevano essere aperte, in parte proposte da privati ed in parte proposte d ufficio. Gli obiettivi di piano elencati a seguito sono vincolanti e dovranno essere rispettati da ogni attività estrattiva in Pagina 2

6 PROVINCIA DI LECCO questa sede pianificata. 1. EQUILIBRIO TRA ESIGENZE DI ESTRAZIONE E TUTELA DEL TERRITORIO. Raggiungere un equilibrio tra le esigenze di programmazione dell attività estrattiva e la tutela paesistica ed ambientale del territorio. 2. SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE. Favorire la sostenibilità ambientale degli interventi estrattivi pianificati individuando modalità di coltivazione e ripristino compatibili con il contesto paesistico ed ambientale. Indurre a conclusione le attività già pianificate dai precedenti strumenti, non compatibili con il contesto paesistico/ambientale, favorendo la conclusione delle operazioni di sfruttamento, senza autorizzare nuove volumetrie e nell ottica del migliore recupero ambientale, ponendo la massima attenzione alle sistemazioni dei versanti al fine di ridurre il rischio idrogeologico. 3. SBLOCCO CAVE ABBANDONATE: Sbloccare situazioni in completo abbandono, pianificando interventi economicamente sostenibili al fine di raggiungere gli obiettivi di messa in sicurezza e ricomposizione ambientale. 4. PROSECUZIONE DELLE ATTIVITÀ VIRTUOSE: Favorire la prosecuzione delle attività estrattive in atto che abbiano raggiunto buoni livelli di sostenibilità ambientale, intesa sotto il profilo del ripristino ambientale con effetti compatibili con il contesto paesistico e con il sistema urbanistico ed infrastrutturale. 5. COMPATIBILITÀ CON LO SVILUPPO URBANISTICO ED INFRASTRUTTURALE: Individuare nuovi giacimenti compatibili con la pianificazione urbanistica vigente in modo da non interessare aree urbanizzate, in fase di urbanizzazione o sulle quali è prevista una pianificazione urbana, industriale o infrastrutturale. 6. OTTIMIZZAZIONE DELLE RISORSE ESTRATTE: Gestire le attività estrattive al fine di ottimizzare la coltivazione delle risorse presenti all interno dei giacimenti, evitando di occupare eccessive superfici di territorio e non sfruttare a pieno la risorsa disponibile. L ottimizzazione viene attuata anche nella scelta dei giacimenti nei luoghi in cui c è certezza della qualità della risorsa ed in cui siano limitati i quantitativi di materiale di scarto non utili ai fini commerciali. Pagina 3

7 PROVINCIA DI LECCO 2 STATO DI ATTUAZIONE DEL VIGENTE Il Piano Cave della Provincia di Lecco attualmente vigente, approvato con D.C.R. n. VII/262 del 26 giugno 2001, è costituito dai seguenti Ambiti Estrattivi : MATERIALE DA PIETRISCO Ambito Estrattivo A.R. 3.1 cava ex Merlo (Mandello del Lario) Ambito Estrattivo A.R. 3.1 cava Spandri ex Bregalio (Mandello del Lario) Ambito Estrattivo A.R. 3.1 cava Finim Formenti (Mandello del Lario) Ambito Estrattivo A.R. 3.1 cava Pensa (Mandello del Lario) MATERIALE PER L INDUSTRIA Ambito Estrattivo A.E. 4.1 cava Cornello (Lecco) Ambito Estrattivo A.E. 4.2 cava Vaiolo Bassa (Lecco) Ambito Estrattivo A.E. 4.3 cava Vaiolo Alta (Lecco) Ambito Estrattivo A.R. 6.1 cava Valle Oscura (Galbiate) GHIAIA E SABBIA Ambito Estrattivo A.R. 5.1 ex Cava Mossini (Galbiate, Pescate) ARGILLA Ambito Estrattivo A.R. 9.1 Cava Sesana (Brivio) Nella fase di gestione del Piano Cave gli ambiti di recupero individuati nell area del Moregallo relativi al settore merceologico dei pietrischi, denominati Ambito Estrattivo A.R. 3.1-cava Finim Formenti e Ambito Estrattivo A.R. 3.1-cava Pensa, non sono mai stati oggetto di istanza di autorizzazione in base alla previsione di piano cave; attualmente pertanto i 2 ambiti di recupero sono classificabili come cave cessate. Analogamente per quanto riguarda il settore sabbia e ghiaia l Ambito estrattivo di recupero 5.1-ex cava Mossini nei comuni di Galbiate e Pescate come pure l Ambito estrattivo di recupero 9.1-ex cava Sesana in comune di Brivio per il settore argilla, non sono mai stati oggetto di istanza di autorizzazione come previsto dal Piano Cave approvato. Per ognuno degli Ambiti attivati, suddivisi per settore merceologico, si riportano di seguito le schede, in base alle informazioni fornite dal settore cave della Provincia di Lecco, in cui vengono riportati i dati descrittivi sullo stato dell arte delle rispettive cave autorizzate. Pagina 4

8 PROVINCIA DI LECCO SCHEDA DELLO STATO DELLE CAVE ATTIVE AGGIORNATA AL MESE DI GIUGNO 2012 SETTORE MERCEOLOGICO: MATERIALE PER L INDUSTRIA DENOMINAZIONE: A.E. 4.1 CAVA CORNELLO AUTORIZZAZIONE: N 776 DEL PRESENZA DI VINCOLO PAESAGGISTICO: AUT. PAESAGGISTICA N 17 DEL COMUNE: LECCO SCADENZA AUTORIZZAZIONE: SCADENZA AUT. PAESAGGISTICA: ISTANZE DI RINNOVO PAESAGG. O PROROGA TERMINI DI COLTIVAZIONE/RICOMPOSIZIONE E IN FASE DI RINNOVO L AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA ISTANZE DI AMPLIAMENTO PROCEDIMENTI IN ATTO VOLUME AUTORIZZATO/DURATA: MC/10 ANNI STIMA DEI QUANTITATIVI SCAVATI AL 30/6/2012: CIRCA MC VOLUME RESIDUO: MC Pagina 5

9 PROVINCIA DI LECCO SCHEDA DELLO STATO DELLE CAVE ATTIVE AGGIORNATA AL MESE DI GIUGNO 2012 SETTORE MERCEOLOGICO: LAPIDEI PER INDUSTRIA DENOMINAZIONE: A.E. 4.2 CAVA VAIOLO BASSA AUTORIZZAZIONE: N 308 DEL E N 633 DEL PRESENZA DI VINCOLO PAESAGGISTICO: AUT. PAESAGGISTICA N 21 DEL COMUNE: LECCO SCADENZA AUTORIZZAZIONE: SCADENZA AUT. PAESAGGISTICA: ISTANZE DI RINNOVO PAESAGG. O PROROGA TERMINI DI COLTIVAZIONE/RICOMPOSIZIONE ISTANZE DI AMPLIAMENTO PROCEDIMENTI IN ATTO: È IN CORSO L ISTRUTTORIA PER IL RILASCIO DELL AUTORIZZAZIONE ALLO SCAVO DI ULTERIORI MC VOLUMI AUTORIZZATI/DURATA: MC/17 ANNI STIMA DEI QUANTITATIVI SCAVATI AL 30/6/2012: CIRCA MC VOLUME RESIDUO: MC Pagina 6

10 PROVINCIA DI LECCO SCHEDA DELLO STATO DELLE CAVE ATTIVE AGGIORNATA AL MESE DI GIUGNO 2012 SETTORE MERCEOLOGICO: LAPIDEI PER INDUSTRIA DENOMINAZIONE: A.E. 4.3 CAVA VAIOLO ALTA AUTORIZZAZIONE: N 70 DEL PRESENZA DI VINCOLO PAESAGGISTICO: AUT. PAESAGGISTICA N 83 DEL COMUNE: LECCO SCADENZA AUTORIZZAZIONE: SCADENZA AUT. PAESAGGISTICA: ISTANZE DI RINNOVO PAESAGG. O PROROGA TERMINI DI COLTIVAZIONE/RICOMPOSIZIONE ISTANZE DI AMPLIAMENTO PROCEDIMENTI IN ATTO: ISTRUTTORIA IN CORSO PER RILASCIO AUTORIZZAZIONE ULTERIORI MC A COMPLETAMENTO PIANO D AMBITO VOLUMI AUTORIZZATI/DURATA: MC/10 ANNI STIMA DEI QUANTITATIVI SCAVATI AL 30/6/2012: CIRCA MC VOLUME RESIDUO: MC Pagina 7

11 PROVINCIA DI LECCO SCHEDA DELLO STATO DELLE CAVE ATTIVE AGGIORNATA AL MESE DI GIUGNO 2012 SETTORE MERCEOLOGICO: LAPIDEI PER INDUSTRIA DENOMINAZIONE: A.R. 6.1 CAVA VALLE OSCURA AUTORIZZAZIONE: N 411 DEL PRESENZA DI VINCOLO PAESAGGISTICO: AUT. PAESAGGISTICA N 21 DEL COMUNE: GALBIATE SCADENZA AUTORIZZAZIONE: SCADENZA AUT. PAESAGGISTICA: ISTANZE DI RINNOVO PAESAGG. O PROROGA TERMINI DI COLTIVAZIONE/RICOMPOSIZIONE ISTANZE DI AMPLIAMENTO PROCEDIMENTI IN ATTO VOLUMI AUTORIZZATI/DURATA: MC/10 ANNI STIMA DEI QUANTITATIVI SCAVATI AL 30/6/2012: CIRCA MC VOLUME RESIDUO: MC Pagina 8

12 PROVINCIA DI LECCO SCHEDA DELLO STATO DELLE CAVE ATTIVE AGGIORNATA AL MESE DI GIUGNO 2012 SETTORE MERCEOLOGICO: PIETRISCO CALCAREO DETRITO DENOMINAZIONE: A.E. 3.1 CAVA MERLO AUTORIZZAZIONE: N 258 DEL , PROROGA: N 30 DEL PRESENZA DI VINCOLO PAESAGGISTICO: AUT. PAESAGGISTICA N 17 DEL COMUNE: MANDELLO DEL LARIO SCADENZA AUTORIZZAZIONE: SCADENZA AUT. PAESAGGISTICA: ISTANZE DI RINNOVO PAESAGG. O PROROGA TERMINI DI COLTIVAZIONE/RICOMPOSIZIONE ISTANZE DI AMPLIAMENTO PROCEDIMENTI IN ATTO VOLUMI AUTORIZZATI/DURATA: MC/5 ANNI + 5 (PROROGA) STIMA DEI QUANTITATIVI SCAVATI AL 30/6/2012: CIRCA MC VOLUME RESIDUO: MC Pagina 9

13 PROVINCIA DI LECCO SCHEDA DELLO STATO DELLE CAVE ATTIVE AGGIORNATA AL MESE DI GIUGNO 2012 SETTORE MERCEOLOGICO: PIETRISCO CALCAREO DETRITO DENOMINAZIONE: A.E. 3.1 CAVA SPANDRI AUTORIZZAZIONE: N 455 DEL PRESENZA DI VINCOLO PAESAGGISTICO: AUT. PAESAGGISTICA N 6 DEL COMUNE: MANDELLO DEL LARIO SCADENZA AUTORIZZAZIONE: SCADENZA AUT. PAESAGGISTICA: ISTANZE DI RINNOVO PAESAGG. O PROROGA TERMINI DI COLTIVAZIONE/RICOMPOSIZIONE E IN FASE DI RINNOVO L AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA ISTANZE DI AMPLIAMENTO PROCEDIMENTI IN ATTO E IN FASE DI ISTRUTTORIA L ISTANZA DI VARIANTE AL PROGETTO AUTORIZZATO VOLUMI AUTORIZZATI/DURATA: MC/10 ANNI STIMA DEI QUANTITATIVI SCAVATI AL 30/6/2012: CIRCA MC VOLUME RESIDUO: MC Pagina 10

14 PROVINCIA DI LECCO SCHEDA DELLO STATO DELLE CAVE ATTIVE AGGIORNATA AL MESE DI GIUGNO 2012 SETTORE MERCEOLOGICO: PIETRISCO CALCAREO DETRITO DENOMINAZIONE: A.E. 3.1 CAVA NUOVA SPANDRI AUTORIZZAZIONE: N 293 DEL IN ATTESA DI NOTIFICA PRESENZA DI VINCOLO PAESAGGISTICO COMUNE: MANDELLO DEL LARIO SCADENZA AUTORIZZAZIONE: SCADENZA AUT. PAESAGGISTICA: ISTANZE DI RINNOVO PAESAGG. O PROROGA TERMINI DI COLTIVAZIONE/RICOMPOSIZIONE ISTANZE DI AMPLIAMENTO PROCEDIMENTI IN ATTO VOLUME APPROVATO/DURATA: MC/5 ANNI STIMA DEI QUANTITATIVI SCAVATI AL 30/6/2012: 0 MC VOLUME RESIDUO: MC Pagina 11

15 PROVINCIA DI LECCO Alla luce dei dati riportati nelle schede precedenti si ricava il seguente quadro riassuntivo dello stato dell arte dell attività estrattiva in provincia di Lecco, suddivisa per settori merceologici, alla data del 30 giugno Tabella 1: Sintesi dei volumi delle attività estrattive della Provincia di Lecco AMBITI ESTRATTIVI LAPIDEI PER INDUSTRIA Volume previsto dal Piano Cave vigente (mc) CORNELLO AE VAIOLO BASSA AE VAIOLO ALTA AE VALLE OSCURA AR (10 anni) Volume autorizzato (mc) (10 anni) (17 anni) (10 anni) (10 anni) Stima volume scavato al (mc) Volume residuo già autorizzato (mc) TOTALE PIETRISCO CALCAREO DETRITO (Moregallo) ex Merlo da determinare in fase autorizzativa (5+5 anni) Spandri da determinare in fase autorizzativa (10 anni) Nuova Spandri da determinare in fase autorizzativa (5 anni) TOTALE GHIAIA E SABBIA EX MOSSINI AR (10 anni) TOTALE In funzione della durata di validità del nuovo Piano Cave (20 anni per il settore delle rocce industriali e 10 anni per gli altri settori) la stima dei quantitativi da estrarre terrà conto dei volumi residui come risultati dallo stato di fatto delle cave attive e delle autorizzazioni attualmente in itinere. Per quanto riguarda i materiali per rocce industriali si evidenzia che nel decennio scorso, al fine di soddisfare il fabbisogno produttivo delle aziende, sono stati estratti complessivamente mc equivalenti a mc/anno. Ugualmente per i pietrischi nel decennio scorso sono stati estratti complessivamente mc equivalenti a mc/anno. Diversamente per il settore sabbia e ghiaia l unico ambito previsto non è mai stato attivato, per cui emerge una situazione di palese deficit che è stata sopperita, per soddisfare la richiesta nel settore delle costruzioni, attraverso l importazione di materiali inerti dalle provincie limitrofe e in minima parte mediante l utilizzo dei materiali provenienti dalle cave di pietrisco e dai materiali alternativi costituiti dal recupero e riutilizzo degli inerti. Pagina 12

16 PROVINCIA DI LECCO 3 INDIVIDUAZIONE DEI GIACIMENTI Il presente capitolo contiene le analisi e gli approfondimenti condotti sui singoli giacimenti presentati in Fase di Scooping e individuati come descritto nella relazione geologico-mineraria degli elementi istruttori. Nell ambito del processo di localizzazione dei giacimenti si è proceduto infatti, nel rispetto di quanto previsto dai criteri regionali, ad una prima individuazione, previa verifica tecnica delle conformità geominerarie dei rispettivi settori merceologici, delle risorse presenti e potenzialmente sfruttabili sul territorio provinciale. I giacimenti potenzialmente sfruttabili oggetto di successive analisi ambientali sono i seguenti: - Settore Rocce industriali o Gi1 Cornello (Lecco) o Gi2 Vaiolo (Lecco) o Gi3 Valle Oscura (Galbiate) o Gi4 Cornizzolo (Civate) - Settore pietrischi o Gp1 Cremeno o Gp2a, 2b, 2c, 2d, 2e Moregallo (Mandello del Lario) - Settore sabbie e ghiaie o Gg1 Colico o Gg2 Cortenova o Gg3 Galbiate e Pescate o Gg4 Annone Brianza o Gg5a, 5b Missaglia o Gg6a Merate e Robbiate o Gg6b Paderno d Adda e Verderio sup o Gg6c Osnago o Gg6d Robbiate o Gg6e Verderio sup. e Verderio inf. o Gg6f, 6g Verderio inf. 3.1 DEFINIZIONE DI GIACIMENTO Secondo i criteri per la predisposizione dei Piani Cave Provinciali (emanati con Delibera di giunta regionale 10 febbraio 2010 n. 8/11347) il giacimento, inteso sia come giacimento di nuova istituzione, sia come giacimento in cui lo sfruttamento è in atto o come ampliamento dello stesso, identifica una porzione di territorio interessato dalla presenza di una risorsa naturale non rinnovabile e quindi, in quanto tale, da tutelare. Tale risorsa, inserita nella pianificazione delle attività estrattive ed adeguatamente perimetrata, oltre che da tutelare e svincolare da limiti temporali di sfruttamento, deve essere potenzialmente estraibile anche per una serie di piani cave successivi. Per chiarezza si deve intendere quindi che il giacimento sfruttabile contiene il Pagina 13

17 PROVINCIA DI LECCO materiale in posizione potenzialmente estraibile, ma in quantitativi tali che l estrazione potrà avvenire in una serie di piani cave successivi. In tal modo la potenzialità estrattiva del giacimento sfruttabile esula dalla fine del piano cave in cui il giacimento viene presentato. Ne consegue che la potenzialità estrattiva del materiale sul territorio provinciale resterà vincolata per la presenza della perimetrazione del giacimento sfruttabile. Le pianificazioni territoriali emanate successivamente e subordinate al Piano Cave dovranno pertanto tenere conto delle perimetrazioni sia degli ambiti estrattivi sia dei giacimenti o parti di essi non sfruttati, al fine di preservare la possibilità futura dello sfruttamento della risorsa specifica. 3.2 ANALISI DELLE COMPONENTI GEOLOGICO-AMBIENTALI E VINCOLISTICHE La perimetrazione del giacimento di cui è possibile lo sfruttamento deve tener conto di elementi normativi e pianificatori provinciali, regionali e/o di area vasta quali, sinteticamente: le acque superficiali e sotterranee; le zone soggette a rischio idrogeologico; i beni culturali e ambientali; le aree protette da un punto di vista naturalistico; il patrimonio naturale; le servitù speciali; altri eventuali specifici indirizzi di tutela; elementi infrastrutturali Le analisi, secondo quanto previsto dai Criteri della Regione Lombardia per la formazione dei Piani Cave provinciali, sono finalizzate alla successiva individuazione dei giacimenti sfruttabili, ovvero quelli nei quali la risorsa naturale e non rinnovabile sia oggettivamente raggiungibile e priva di vincoli ineliminabili e ostacoli che ne impediscano lo sfruttamento. A tale proposito sono state condotte le analisi ambientali dei singoli giacimenti che si riassumono: - nelle Schede Riassuntive e Valutazioni Ambientali ; - nelle allegate Schede illustrative - Analisi dei giacimenti. Le Schede illustrative - Analisi dei giacimenti.contengono il dettaglio degli elementi oggetto di analisi, le Schede Riassuntive e Valutazioni Ambientali riassumono quanto emerso nell analisi ed integrano le prime valutazioni ambientali finalizzate alla successiva individuazione dei giacimenti sfruttabili. Alle schede riassuntive e Valutazioni Ambientali sono allegate le cartografie che rappresentano i principali elementi del quadro vincolistico riferito al perimetro del giacimento. Oltre alla verifica della raggiungibilità della risorsa e della presenza di vincoli ineliminabili l analisi condotta in questa fase ha considerato i seguenti aspetti: - Aspetti geologici e geomorfologici; - Ambiente idrico; Pagina 14

18 PROVINCIA DI LECCO - Aspetti vegetazionali; - Aspetti agronomici; - Aspetti faunistici; - Aspetti ecologici; - Aspetti paesaggistici; - Aspetti vincolistici. Per quanto attiene gli aspetti geologici e idrogeologici sono stati verificati: -le informazioni scientifiche contenute nelle banche dati disponibili presso le pubbliche amministrazioni ed enti di ricerca; -gli studi geologici, laddove resi disponibili, redatti a supporto della pianificazione comunale; -le caratteristiche geominerarie della risorsa in funzione dei diversi settori merceologici; -le condizioni geomorfologiche; -l assetto geotecnico e strutturale delle formazioni geologiche; -la presenza di circolazione idrica sotterranea e le caratteristiche di permeabilità del primo substrato; -la presenza di falde acquifere sotterranee. Per quanto riguarda il sistema idrico superficiale sono state verificate: -la presenza o meno di corsi d acqua e di sorgenti; -le condizioni di ruscellamento diffuso; -eventuali vincoli legati alla presenza del reticolo idrico minore; Per quanto attiene all analisi degli aspetti paesaggisti, anche in relazione alla verifica di coerenza esterna, sono state verificate le prescrizioni e gli indirizzi dei seguenti strumenti di Pianificazione vigenti: -Piano territoriale Regionale -Piano territoriale di Coordinamento provinciale -Piani regolatori comunali/ Piani di governo del territorio comunale. Tali verifiche sono state condotte, per quanto attiene al PTR ed al PTCP, al contesto territoriale entro cui si colloca il giacimento. In particolare sono stati considerati i seguenti aspetti del PTR sulla base della cartografia e degli shape files disponibili sul Geoportale della Lombardia: -Unità tipologiche di paesaggio; -Tutela e valorizzazione dei laghi lombardi (art. 19 NTA); -Ambiti di elevata naturalità (art. 17 NTA); -Ambito di salvaguardia dello scenario lacuale-quadro di riferimento delle tutele dei laghi insubrici. (Tavola D1b); -Ambito di specifica tutela paesaggistica dei laghi insubrici salvaguardia dello scenario lacuale-quadro di Pagina 15

19 riferimento delle tutele dei laghi insubrici. (Tavola D1b); PROVINCIA DI LECCO Per quanto riguarda il PTCP sono stati considerati i seguenti elementi sulla base degli shape files forniti dalla Provincia di Lecco e della cartografia: -Sistema della viabilità, se adeguato o meno per la raggiungibilità del giacimento; Quadro strutturale (Tavola 1); -Previsioni infrastrutturali. Quadro strutturale (Tavola 1); -Tratti stradali dove eventuali insediamenti sono da considerare in contrasto con gli interessi paesaggistici ed ecologici. Quadro strutturale (Tavola 1); -Percorsi ciclopedonali di rilevanza territoriale. Quadro strutturale (Tavola 2); -Percorsi di interesse paesistico-panoramico. Quadro strutturale (Tavola 2); -Sentiero del Viandante; Quadro strutturale (Tavola 2); -Punti panoramici, Quadro strutturale (Tavola 2); -Rifugi, Quadro strutturale (Tavola 2); -Roccoli, Quadro strutturale (Tavola 2); -Parchi regionali istituiti, Quadro strutturale (Tavola 2); -Parchi regionali proposti, Quadro strutturale (Tavola 2); -PLIS esistenti, Quadro strutturale (Tavola 2); -PLIS proposti, Quadro strutturale (Tavola 2); -Riserve naturali di cui L.R. n 86/1983, Quadro strutturale (Tavola 2); -Monumenti naturali, Quadro strutturale (Tavola 2); -Emergenze geomorfologiche areali, Quadro strutturale (Tavola 2); -Emergenze geomorfologiche lineari, Quadro strutturale ( Tavola 2); -Crinali principali, Quadro strutturale (Tavola 2); -Vette, Quadro strutturale (Tavola 2); -Emergenze geomorfologiche puntuali, Orridi, gole forre. Quadro strutturale (Tavola 2); -Emergenze geomorfologiche puntuali, cascate. Quadro strutturale (Tavola 2); -Ambiti destinati all attività agricola di interesse strategico. Quadro strutturale (Tavola 3); -Ambiti a prevalente valenza ambientale. Quadro strutturale (Tavola 3); -Ambiti paesaggistici di interesse per la continuità della rete verde; Quadro strutturale (Tavola 3); Le analisi effettuate sugli strumenti di pianificazione locale (PRG o PGT) sono state condotte sulla base dei documenti trasmessi dai Comuni interessati, a seguito di richiesta della Provincia di Lecco e, ove disponibili, sulla base delle cartografie pubblicate sui siti internet dei rispettivi Comuni. Tali analisi sono state condotte al fine di verificare le previsioni urbanistiche sulle aree dei giacimenti. Per quanto riguarda agli aspetti del quadro vincolistico è stata verificata la presenza, all interno del perimetro del giacimento di: -Parchi Regionali; di cui all art. 142, comma f, D.Lgs 42/04 Pagina 16

20 PROVINCIA DI LECCO e di cui all art. 16 L.R. n 86 del ; -Parchi Naturali; di cui all art. 16-ter L.R. n 86 del ; -Riserve Naturali; di cui all art. 11, L.R. n 86 del ; -Monumenti Naturali; di cui all art.24 L.R. n 86 del ; -Aree di rilevanza ambientale; di cui all art.25 L.R. n 86 del ; -Parchi Locali di Interesse Sovracomunale ( PLIS) di cui all art.34 L.R. n 86 del ; -Siti di importanza comunitaria (SIC), di cui Direttiva Habitat, Direttiva comunitaria 92/43/CEE e di cui all art.25 bis. L.R. n 86 del ; -Zone di protezione speciale per l avifauna (ZPS) di cui Direttiva comunitaria 79/409/CEE e di cui all art.25 bis. L.R. n 86 del ; -Vincoli ex Parte Terza (art. 136 e art. 142) D.Lgs 42/04 -Vincolo idrogeologico; di cui L.R. 31/08 art. 44 e R.D. n 3267 del 30 Dicembre 1923 smi -Vincoli P.A.I. (Piano stralcio per l Assetto Idrogeologico) di cui Legge 18 Maggio 1989, n 183 -Vincolo Forestale L.R. 31/2008 art. 42 -Presenza di pozzi o di fasce di tutela assoluta e di rispetto dei Pozzi D.Lgs 152/2006 -Presenza di elettrodotti o fasce di rispetto elettrodotti DPCM , smi -Presenza di Oleodotti 3.3 GIACIMENTI SFRUTTABILI I giacimenti precedentemente individuati sono stati quindi sottoposti alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica dalla quale, attraverso la verifica della sussistenza su tali aree di vincoli assoluti in base alle vigenti normative ambientali nonché un approfondita analisi delle componenti ambientali, territoriali, socioeconomiche e culturali, si è giunti alla individuazione dei seguenti giacimenti effettivamente sfruttabili. - Settore Rocce industriali o Gi1 Cornello (Lecco) o Gi2 Vaiolo (Lecco) o Gi3 Valle Oscura (Galbiate) - Settore pietrischi o Gp1, Gp2 e Gp3 Moregallo (Mandello del Lario) - Settore sabbie e ghiaie o Gg1 Galbiate e Pescate Gli elementi identificativi dei sopraelencati giacimenti sono riportati nelle Norme Tecniche di Attuazione Allegato C. Pagina 17

21 PROVINCIA DI LECCO 4 INDICAZIONE DEI BACINI D UTENZA In base all art. 5 della L.R. 14/98 i Criteri e direttive per la formazione dei Piani e delle cave provinciali emanati con D.G.R. n. 8/11347 del 2010 esplicano il significato dei bacini d utenza, facendo però emergere chiaramente le difficoltà nella loro definizione sul territorio provinciale, principalmente per l assenza di dati precisi sulla destinazione e sull utilizzo dei materiali cavati. Il bacino d utenza è correlato alla tipologia di materiale prodotto, pertanto nella Provincia di Lecco si individuano i bacini d utenza delle rocce ad usi industriali, dei pietrischi e delle sabbie e ghiaie. Uno degli elementi a maggiore criticità nella redazione del Piano Cave è la corretta stima di materiali da estrarre nel territorio provinciale, aspetto trattato nel capitolo successivo. La particolare difficoltà è dovuta alla necessità di stimare l utilizzo dei materiali nel periodo di validità del piano cave, vale a dire 10 anni per gli inerti e 20 anni per i lapidei. In tal senso, la definizione dei bacini d utenza riveste particolare importanza per la definizione delle richieste di mercato e per la stima dei fabbisogni, che però si diversificano per settori merceologici: i criteri per la redazione dei piani cave prevedono infatti metodi di calcolo analitici per individuare i fabbisogni per le ghiaie e sabbie, mentre per gli altri settori i volumi si calcolano direttamente da indagini circa il fabbisogno presso le aziende di trasformazione o dalla stima dei quantitativi asportati. A livello regionale il bacino d utenza più rilevante è quello legato al settore merceologico più sfruttato e richiesto dal mercato, ossia quello delle sabbie e ghiaie. La Provincia di Lecco non fa eccezione in quanto l edilizia e le infrastrutture richiedono nello specifico l impiego dei derivati delle ghiaie e sabbie anche se spesso queste sono sostituite da materiali disponibili a livello locale e costituiti dai detriti, provenienti da falde di detrito e dagli scarti della lavorazione delle rocce ad usi industriali. Il settore merceologico la cui pianificazione generalmente è più critica, è quindi quello delle sabbie e ghiaie ma nel caso specifico della Provincia di Lecco esso è caratterizzato da un grande bacino d utenza e da un unico bacino di estrazione, costituito dalla ex-cava Mossini. È apparso, in sede di analisi, superfluo e ininfluente attuare un indagine di mercato per definire la richiesta di mercato delle sabbie e ghiaie quando con certezza essa può essere soddisfatta da un unica cava pianificata nella Provincia di Lecco. È da puntualizzare che dall analisi della domanda e dell offerta emerge, come meglio esplicato nel capitolo successivo, un netto deficit di materiali ghiaiosi e sabbiosi, per cui è presumibile che il soddisfacimento della domanda di sabbie e ghiaie avvenga attraverso l importazione di tali materiali da altre Provincie e dall uso di altri materiali in sostituzione. A seguito vengono analizzati i differenti bacini d utenza in funzione del settore merceologico del materiale estratto. BACINO D UTENZA DELLE ROCCE AD USI INDUSTRIALI Il bacino d utenza delle rocce per usi industriali è definito dalla destinazione del materiale estratto ed in particolare dalla localizzazione degli impianti delle stesse ditte che operano l estrazione. Come dichiarato dalle stesse aziende il materiale estratto viene lavorato negli impianti presenti sul territorio per l ottenimento di materie prime oppure per la produzione di particolari granulati impiegati poi in differenti cicli produttivi, fatta eccezione per un quantitativo cumulativo di circa mc annui che vengono alienati in Pagina 18

22 forma di inerti, costituiti da detriti di scarto. Tabella 2:Bacini d utenza dei materiali estratti dalle cave PROVINCIA DI LECCO Denominazione sito estrattivo Cava Cornello Comune di Lecco Cava Vaiolo Bassa Comune di Lecco Cava Vaiolo Alta Comune di Lecco Cava Valle Oscura Comune di Lecco Bacino di utenza materiali estratti ditta DOLOMITE COLOMBO stabilimento di Lecco-Belledo ditta FASSA stabilimento di Sala al Barro (Galbiate) Ditta UNICALCE stabilimento di Lecco-Maggianico Ditta HOLCIM cementificio di Merone (CO) Appare utile, pur al solo titolo informativo, chiarire che l impiego dei materiali estratti dalle cave per rocce da usi industriali varia dalla produzione di calce direttamente negli impianti delle ditte, alla produzione di intonaci premiscelati, dall integrazione nel processo produttivo del cemento, all impiego come inerte nei conglomerati e nell edilizia in genere. Pertanto il bacino d utenza dei prodotti finiti derivanti dai materiali di questa categoria è molto vario e copre un territorio esteso. Quasi la totalità dei materiali estratti è impiegata direttamente negli stabilimenti in possesso delle ditte titolari delle autorizzazioni di cava: Dolomite Colombo nello stabilimento di Lecco-Belledo, Unicalce nello stabilimento di Lecco-Maggianico, Fassa nello stabilimento di Sala al Barro (Galbiate) e Holcim nel cementificio in Comune di Merone (CO). Nella tabella successiva si riassumono i bacini di utenza dei prodotti finiti, come dichiarato dalle stesse ditte. Tabella 3:Bacini d utenza dei prodotti finiti derivanti dalla lavorazione delle rocce per usi industriali DITTA / IMPIANTO DOLOMITE COLOMBO stabilimenti di Lecco-Belledo FASSA stabilimento di Sala al Barro (Galbiate) UNICALCE stabilimento di Lecco-Maggianico HOLCIM Cementificio di Merone (CO) Bacino di utenza prodotto finito Italia settentrionale Province di: Lecco, Como, Milano, Monza-Brianza, Varese e Sondrio Italia settentrionale Regione Lombardia Oltre all impiego dei calcari e delle dolomie nei differenti processi produttivi, dalle cave di rocce per usi industriali vengono alienati anche pietrischi derivati dai residui di cava ottenuti dalla frantumazione della roccia di qualunque natura litologica. Questa ulteriore tipologia di materiali soddisfa le richieste di mercati totalmente differenti da quelli sopra menzionati, essendo impiegata nell edilizia in genere, nelle infrastrutture e nei conglomerati. Il bacino d utenza di questi prodotti è individuabile nella Provincia di Lecco e nelle Province limitrofe. BACINO D UTENZA DEI PIETRISCHI Il bacino d utenza dei pietrischi non è ben definibile in quanto tali materiali possono essere impiegati come materie prime per conglomerati bituminosi o cementizi, nonché nell edilizia generica e nelle infrastrutture. La produzione del pietrisco in Provincia di Lecco è oggi concentrata nel Moregallo, in Comune di Mandello del Pagina 19

23 PROVINCIA DI LECCO Lario, costituito principalmente da detriti di falda a costituzione dolomitica e calcarea. Le peculiarità mineralogiche rendono i pietrischi impiegati anche in contesti di particolare pregio ambientale e paesaggistico, il che estende il bacino d utenza a tutta la Provincia di Lecco ed alle Province limitrofe, compresa quella di Milano. BACINO D UTENZA DELLA SABBIA E GHIAIA La produzione di sabbia e ghiaia nella Provincia di Lecco è, a seguito delle analisi ambientali e vincolistiche sostenute nella VAS, pianificata solo in un ambito estrattivo, denominato ex-cava Mossini, posta in Comune di Galbiate e Pescate; tuttavia l impiego di tali materiali per lo sviluppo territoriale è tipicamente molto vasto, si pensi all edilizia, alle infrastrutture ed ai conglomerati. In passato la Provincia di Lecco era caratterizzata dalla presenza di alcune realtà estrattive, oggi dismesse o abbandonate e distribuite nella porzione meridionale del territorio lecchese. Nel tempo la richiesta delle sabbie e ghiaie in parte è stata soppiantata dalla produzione dei pietrischi, ma grazie all abbattimento dei costi di trasporto ed alla implementazione delle reti stradali, le ghiaie e sabbie vengono importate dalle Province in cui vi è disponibilità, cioè Milano, Monza-Brianza, Como, Bergamo e Brescia. Il rimarcato deficit di materiali ghiaiosi della Provincia di Lecco, come accennato precedentemente e meglio specificato nel capitolo successivo, permette di ipotizzare che il bacino di utenza sia limitato al territorio provinciale di Lecco. Pagina 20

24 PROVINCIA DI LECCO 5 ANALISI DEI FABBISOGNI E STIMA QUANTITATIVA DEI MATERIALI DA ESTRARRE L analisi dei fabbisogni della proposta di Piano Cave della Provincia di Lecco viene redatta in conformità ai nuovi criteri per la redazione dei Piani Cave provinciali di cui all art. 5 della l.r. 14/98, emanati con D.g.r. n. 8/11347 del 10/02/2010; questi criteri sostituiscono i precedenti, di cui alla D.g.r /1999, allo scopo di uniformare le regole di redazione dei piani cave delle diverse province ed in particolare stabilire delle metodiche per la determinazione del fabbisogno provinciale per i diversi settori merceologici. I criteri della Regione Lombardia stabiliscono che la stima quantitativa dei materiali da estrarre venga suddivisa tra il fabbisogno del settore sabbia e ghiaia e quello degli altri settori merceologici individuati in provincia di Lecco, cioè le rocce ad usi industriali e i pietrischi, rispettivamente valutati con approccio metodologico differente. La stima dei quantitativi di materiali inerti sabbioso-ghiaiosi è basata infatti sull analisi dei volumi relativi al costruito nel decennio precedente in ambito provinciale, proiettati sul decennio successivo; invece la valutazione dei quantitativi di rocce per usi industriali e pietrischi è basata esclusivamente sugli effettivi fabbisogni di alimentazione degli impianti di lavorazione ovunque ubicati, indipendentemente dalle richieste del mercato locale, rapportati anche ai quantitativi estratti nel decennio precedente. 5.1 STIMA DEL FABBISOGNO DI SABBIA E GHIAIA Il fabbisogno di sabbia e ghiaia è stato stimato sulla base dei comparti di utilizzo finale così distinti: 1. edilizia residenziale e non residenziale; 2. manutenzione ordinaria di tutta la rete viaria pubblica su territorio provinciale (strade comunali, provinciali e statali); 3. grandi opere pubbliche infrastrutturali; 4. attività produttive legate a peculiarità locali; 5. esportazione extraprovinciale e/o estera. La stima deve soddisfare il fabbisogno di materiali inerti per un periodo di 10 anni (periodo di validità del Piano Cave per questo settore merceologico) EDILIZIA RESIDENZIALE E NON RESIDENZIALE La determinazione del fabbisogno relativo al comparto edilizio è stata basata innanzitutto sui dati ISTAT relativi alle denunce comunali dei permessi di costruire (dati disponibili fino al 2009); tali dati sono relativi ai volumi lordi costruiti espressi in metri cubi vuoto per pieno (m3 v/p) forniti annualmente dall ISTAT sulla base delle comunicazioni dei Comuni. Per la provincia di Lecco la ricerca ha fornito i seguenti dati relativi al decennio : Pagina 21

25 PROVINCIA DI LECCO Tabella 4: Permessi di costruire Provincia di Lecco (Fonte ISTAT) Dati dell ultimo decennio (2010-non disponibile) Fabbricati residenziali nuovi (volume in m³ v/p) Ampliamenti di fabbricati residenziali (volume in m³ v/p) Totale residenziale Fabbricati non residenziali nuovi (volume in m³ v/p) Ampliamenti di fabbricati non residenziali (volume in m³ v/p) Totale non residenziale Totale complessivo L andamento dei volumi costruiti nel decennio può essere rappresentato nel grafico seguente: Grafico 1: Volumi costruiti nel decennio Volume (mc v/p) Totale non residenziale Totale residenziale Totale complessivo Da esso si evince che i dati sono caratterizzati da alcuni picchi distribuiti in modo casuale, come avviene generalmente per il mercato delle costruzioni; nel complesso, comunque, si riconosce un trend in calo per gli ultimi anni, associabile alla crisi generale che ha colpito il settore edilizio. I criteri della Regione Lombardia stabiliscono di considerare il massimo volume riscontrato nel decennio precedente, suddiviso tra residenziale e non residenziale, in base a ciò il massimo volume per i fabbricati residenziali è pari a m3 v/p (anno 2005) mentre il massimo volume relativo ai fabbricati non residenziali si riscontra nel 2001 ed è pari a m3 v/p. Utilizzando tali dati il fabbisogno di sabbia e ghiaia per il prossimo decennio, come verrà illustrato nei paragrafi successivi, risulterebbe decisamente sovrastimato rispetto ai reali fabbisogni e all andamento del mercato delle costruzioni. In tale studio si propone quindi anche un altro scenario per stimare i volumi costruiti nel settore edilizio, in cui i dati verranno trattati mediante un analisi statistica. Il metodo prescelto è il cosiddetto livellamento esponenziale, tale metodo è già stato utilizzato anche in altri Piani Cave e si è dimostrato un metodo valido nella previsione dei fabbisogni per il settore edilizio. Utilizzando tale procedura e assumendo per il coefficiente alfa il valore 0,4 si ottengono i seguenti volumi di attività Pagina 22

26 PROVINCIA DI LECCO edilizia: Tabella 5: Proiezione dell attività edilizia nel decennio Modello previsionale basato su livellamento esponenziale con α = 0,4 p Fabbricati residenziali nuovi (volume in m³ v/p) Ampliamenti di fabbricati residenziali (volume in m³ v/p) p Totale residenziale Fabbricati non residenziali nuovi (volume in m³ v/p) Ampliamenti di fabbricati non residenziali (volume in m³ v/p) Totale non residenziale Totale complessivo Grafico 2: Volumi costruiti nel decennio e proiezione delle attività edilizie nel decennio Volume (mc v/p) Totale non residenziale Totale residenziale Totale complessivo A partire dai volumi dei dati ISTAT si è passati ad una stima dei volumi realmente costruiti mediante applicazione di coefficienti correttivi. I dati ISTAT, infatti, non tengono conto delle seguenti quantità: volumi al disotto del piano terra ed al disopra del piano di gronda, servizi esterni del fabbricato, spazi esterni quali piazzali e parcheggi, volumi per manutenzione ordinaria e straordinaria, volumi per sistemazioni esterne ed interne, volumi di edificazione non soggetto a concessione edilizia. L applicazione del coefficiente correttivo comprende inoltre i quantitativi destinati alla realizzazione delle opere pubbliche ricorrenti e previste nell ambito di validità temporale del Piano Cave (costruzione di strade previste dalla pianificazione comunale, opere pubbliche diffuse e manutenzione di strade di ogni livello, manutenzioni di manufatti, edifici, etc.). Come indicato dai criteri della Regione Lombardia, per definire questi coefficienti è stato considerato un incremento del 130%, corrispondente ad un fattore moltiplicativo di 2,3. Nella tabella seguente sono riportati i dati ottenuti secondo i due diversi approcci di cui si parlava in precedenza: utilizzo del volume massimo annuo riscontrato nel decennio precedente, oppure utilizzo del volume medio annuo stimato con l analisi statistica basata sulla proiezione nel decennio con il Pagina 23

27 metodo del livellamento esponenziale con alfa = 0,4. PROVINCIA DI LECCO Tabella 6: Stima dei volumi annui costruiti mediante applicazione di coefficienti correttivi del dato ISTAT Previsione basata sul criterio della Regione Lombardia (decennio ) Previsione basata sul metodo statistico (proiezione nel periodo ) Volume ISTAT (mc v/p) Coefficiente moltiplicativo Volume annuo costruito (mc v/p) Totale residenziale , Totale non residenziale , Totale residenziale , Totale non residenziale , I volumi così determinati (espressi in mc V/P) sono stati convertiti in volumi di inerti (fabbisogno annuo) moltiplicandoli per i seguenti coefficienti di assorbimento, indicati dai criteri regionali e derivanti dall analisi dei Piani Cave vigenti e sulla base di analisi specifiche relative a diversi progetti reali: - edilizia residenziale (nuove costruzioni e ampliamenti) = 0,33 mc di inerti per ogni mc v/p - edilizia non residenziale (nuove costruzioni e ampliamenti) = 0,22 mc di inerti per ogni mc v/p Tabella 7: Calcolo del volume annuo di inerti Previsione basata sul criterio della Regione Lombardia (decennio ) Previsione basata sul metodo statistico (proiezione nel periodo ) Volume costruito (mc v/p) Coefficiente di assorbimento Volume annuo di inerte (mc) Edilizia residenziale , Edilizia non residenziale , Edilizia residenziale , Edilizia non residenziale , Totale annuo Come si può vedere dalla Tabella 4 i volumi totali così determinati risultano decisamente differenti, infatti nel periodo di validità del Piano Cave per il settore merceologico sabbia e ghiaia (10 anni), il fabbisogno di inerti per l edilizia è quantificabile in: m3 applicando il criterio indicato dalla D.G.R del 10/2/ m3 applicando un criterio di tipo statistico già sperimentato in altri Piani Cave. Come dato di confronto si può fare riferimento a quanto indicato dall Associazione Nazionale Costruttori Edili (sezione di Lecco) la quale, con nota dell 8/9/2011 inviata alla Provincia di Lecco Assessorato all Ambiente, ha indicato che, sulla base di un approfondita indagine compiuta presso le aziende consociate, il consumo attuale di inerti sabbioso-ghiaiosi si attesta attorno al valore di mc/anno MANUTENZIONE ORDINARIA DELLA RETE VIARIA PUBBLICA La previsione dei fabbisogni per la manutenzione stradale relativa alle asfaltature è stata calcolata utilizzando la lunghezza della rete viaria pubblica presente nella provincia di Lecco, suddivisa per categoria (statale, Pagina 24

28 PROVINCIA DI LECCO provinciale e comunale) e facendo riferimento ad opportuni fattori di calcolo al fine di determinare il volume del manto stradale e il volume di materiali inerti necessari. Per la determinazione della lunghezza della rete viaria si è fatto riferimento ai dati desumibili dal Sistema Informativo Territoriale della Regione Lombardia, suddivisi per categorie di strade. Dal Geoportale cartografico quindi sono stati utilizzati gli shapefile relativi alle strade principali (statali, ex-statali e provinciali) e alle strade secondarie (comunali) limitatamente al territorio provinciale di Lecco e successivamente dai database dei file cartografici sono state estrapolate le lunghezze dei vari tratti stradali. Le lunghezze totali sono riportate nella Tabella seguente. Tabella 8: Lunghezze totali delle varie categorie stradali Lunghezza totale (m) Strade statali Strade provinciali ex-statali Strade provinciali Strade comunali Per determinare il volume di inerti relativo alle asfaltature, ai valori sopra determinati sono stati applicati i coefficienti di calcolo proposti dai criteri regionali ed esplicitati nella Tabella successiva; tali coefficienti derivano da un analisi delle caratteristiche medie della rete viaria regionale e dai dati dei diversi Piani Cave vigenti. Per quanto riguarda la frequenza di manutenzione, le strade provinciali ex-statali sono state considerate al pari delle strade statali, prevedendo per esse una periodicità di intervento ogni 5 anni. Complessivamente, nel periodo di validità del Piano Cave, per la manutenzione stradale si prevede un fabbisogno di inerti pari a m3. Tabella 9: Previsione di fabbisogni per la manutenzione stradale Strade statali e provinciali exstatali Strade provinciali Strade comunali Totale Lunghezza totale (m) Larghezza media (m) Spessore (m) 0,08 0,08 0,08 Volume Frequenza di intervento nella validità del Piano 2 1 0,66 Volume totale nel decennio Volume di inerti (Percentuale = 95% sul totale) GRANDI OPERE PUBBLICHE INFRASTRUTTURALI La stima del fabbisogno inerente la realizzazione di infrastrutture pubbliche a livello provinciale, interprovinciale, interregionale deve considerare i quantitativi indicati nei progetti preliminari approvati (o successivo livello progettuale) delle suddette opere. Dall analisi effettuata non sono pervenuti dati relativi a tali fabbisogni. Pagina 25

29 PROVINCIA DI LECCO Eventuali necessità relativi a progetti successivi a questa pianificazione, potranno essere assolte nell ambito dell art. 38 della L.R. 14/1998 previa valutazione della disponibilità di inerti provenienti da lavorazione di materiali di prima categoria in accordo con la l.r. 29 giugno 2009 n ATTIVITÀ PRODUTTIVE LEGATE A PECULIARITÀ LOCALI Si tratta di fabbisogni legati a particolari attività (ad es. fabbisogni di sabbia come correttivo nell industria di produzione dei laterizi) che devono essere stimati in modo preciso sulla base dei fabbisogni consolidati di dette attività. L analisi effettuata a livello provinciale non ha evidenziato la presenza di attività caratteristiche che possano rientrare in questa categoria ESPORTAZIONE EXTRA-PROVINCIALE La stima del fabbisogno inerente l esportazione extraprovinciale viene effettuata sulla base delle richieste, pervenute in sede di procedura di VAS, da parte di altre Province o Regioni; al momento non sono pervenute richieste in tal senso. D altronde in Provincia di Lecco tale settore merceologico non è mai stato sfruttato; infatti l unico ambito estrattivo di sabbia e ghiaia presente nel Piano Cave vigente (ambito AR 5.1 ex Mossini) non è mai stato attivato e le uniche cave di inerti presenti sul territorio provinciale sono relative ad attività estrattive cessate di vecchia data. Fino ad ora quindi al fabbisogno di sabbia e ghiaia in provincia di Lecco si è sopperito in parte con l utilizzo dei pietrischi e soprattutto con l importazione di inerti dalle province limitrofe DETERMINAZIONE DEL FABBISOGNO Il quadro riassuntivo relativo alla stima dei fabbisogni di sabbia e ghiaia è quindi illustrato nella tabella seguente. Tabella 10: Determinazione del fabbisogno di sabbia e ghiaia Scenario 1 Scenario 2 Volume nel decennio (m 3 ) Volume nel decennio (m 3 ) 1) Edilizia residenziale e non residenziale ) Manutenzione ordinaria di tutta la rete viaria pubblica ) Grandi opere pubbliche infrastrutturali 0 0 4) Attività produttive legate a peculiarità locali 0 0 5) Esportazione extraprovinciale 0 0 Totale Lo scenario 1 è stato stimato, partendo dai dati ISTAT dei volumi costruiti (mc v/p), considerando il massimo volume riscontrato nel decennio precedente mentre lo scenario 2 è stato calcolato, partendo sempre dagli stessi dati ISTAT, sulla base di un analisi statistica che ha permesso di stimare la proiezione dei volumi di attività Pagina 26

30 PROVINCIA DI LECCO edilizia per il decennio ; come si può vedere la differenza tra i due scenari è sostanziale. Si ritiene corretto proporre, quale valore di fabbisogni provinciali per il nuovo Piano Cave, lo scenario 2 che individua un volume di circa mc/anno in quanto ritenuto maggiormente realistico in relazione alla realtà locale, come rilevato anche dalle analisi effettuate dell ANCE di Lecco, oltreché dell attuale scenario economico e di mercato di grave crisi del settore delle costruzioni FONTI ALTERNATIVE ALL ESTRAZIONE DI INERTI Nella stima della disponibilità estrattiva provinciale di sabbia e ghiaia devono inoltre rientrare i materiali aventi utilizzo analogo agli inerti derivanti però da fonti alternative all estrazione negli Ambiti Territoriali Estrattivi di ghiaia e sabbia. Questi materiali derivano da: 1. proventi degli interventi estrattivi sui fondi agricolo di cui all articolo 36 della l.r. 14/98: in provincia di Lecco non vi sono attività estrattive di questa tipologia; 2. materiali estratti in alveo ai fini della sicurezza idrologica: dalle ricerche e dalle analisi effettuate non si rilevano interventi in tal senso; 3. gli sfridi rocciosi di cave di monte, come materiale di risulta da estrazione di materiale appartenente a settori merceologici diversi da sabbia e ghiaia e pietrischi: dall analisi effettuata presso le aziende operanti nelle cave di estrazione dei materiali lapidei si valuta tale quantitativo in circa mc/anno. 4. terre e rocce da scavo, riutilizzabili sulla base del d.lgs. 152/2006 e s.m. (art. 186) e caratterizzate da idonee e normate qualità geomeccaniche e/o geotecniche finalizzate allo specifico impiego; devono essere computate solo le rocce e terre da scavo provenienti da opere pubbliche con progetto preliminare approvato: dall indagine effettuata non sono stati segnalati progetti con queste caratteristiche; 5. rifiuti edili trattati (materie prime secondarie) laddove abbiano caratteristiche idonee ad un riutilizzo come materiale inerte: da un analisi effettuata presso le aziende di settore si è rilevato che nel periodo il volume lavorato e destinato al mercato lecchese si attesta tra e mc/anno. Si ritiene opportuno, con il nuovo Piano Cave, incentivare il recupero ed il riutilizzo dei materiali inerti fino ad una percentuale di circa il 15% del fabbisogno, quindi mc/anno; tale valore è in linea con un ulteriore riferimento per la stima di tali quantitativi che deriva dall indice ANPAR (Associazione Nazionale Produttori di Aggregati Riciclati) per la Lombardia, il quale si attesta a circa 700 kg/abitante anno, pari a circa 0,4 mc/abitante anno; considerato che il numero degli abitanti della Provincia di Lecco è (al ) ne risulta un volume di mc/anno STIMA DEI QUANTITATIVI DI INERTI DA ESTRARRE La necessità di approvvigionamento di inerti (settore merceologico di sabbia e ghiaia) si ottiene dunque sottraendo dal fabbisogno, determinato secondo le modalità elencate in precedenza, la quantità di materiale proveniente dalle fonti alternative. Nello specifico quindi, adottando lo scenario 2 della Tabella 7 si ha: - fabbisogno = mc/anno A cui si devono sottrarre i seguenti volumi relativi agli sfridi rocciosi delle cave di monte ( mc/anno) e le materie prime secondarie ( mc/anno): Pagina 27

31 - sfridi rocciosi delle cave di monte ( mc/anno) - materie prime secondarie ( mc/anno) PROVINCIA DI LECCO Pertanto i quantitativi di materiali inerti sabbioso-ghiaiosi da pianificare risultano pari a un volume di mc/anno corrispondente ad un quantitativo totale nel decennio di circa mc. 5.2 FABBISOGNI DI MATERIALI DI ALTRI SETTORI MERCEOLOGICI Per quanto riguarda i materiali soggetti a lavorazione e trasformazione, appartenenti ai settori merceologici delle rocce ad usi industriali, pietre ornamentali, pietrischi, secondo quanto stabilito dai criteri della Regione Lombardia, vengono considerate per l individuazione dei rispettivi fabbisogni le necessità di alimentazione degli impianti di lavorazione ovunque ubicati e delle esigenze del mercato STIMA DEL FABBISOGNO DI ROCCE INDUSTRIALI Diversamente dal settore merceologico delle sabbie e ghiaie, sempre nel rispetto dei criteri e delle direttive emanate dalla Regione Lombardia, la determinazione dei fabbisogni delle rocce per uso industriale (calcari e dolomie per calce e cemento) si basa esclusivamente sulle effettive necessità di alimentazione degli impianti di lavorazione e trasformazione ovunque ubicati e delle esigenze del mercato regionale e nazionale. Infatti tale modalità di determinazione del fabbisogno delle rocce ad uso industriale è strettamente connessa al mantenimento delle necessità produttive degli impianti industriali presenti sul territorio che trasformano la materia prima inerte in prodotti fondamentali per l impiego in vari settori industriali (costruzioni/edilizia, siderurgia, chimica, ecc.) ed il cui bacino di utenza non può essere circoscritto in un ambito esclusivamente provinciale. Conseguentemente le previsioni di Piano relative agli ambiti estrattivi di cava per questo settore merceologico oltre che cercare di individuare e localizzare il giacimento sfruttabile il più vicino possibile all unità produttiva onde ridurre al minimo l impatto sulla mobilità, sia in termini economici ma soprattutto in rapporto alla sostenibilità viabilistica, devono garantire un quantitativo minimo di materia prima in grado di soddisfare la potenzialità di trasformazione dell unità produttiva. Tale volume previsionale viene determinato sulla scorta non solo dei meri quantitativi di prodotto finito utilizzabile in ambito provinciale bensì correlando i quantitativi richiesti dalle aziende del settore con i volumi di materiale effettivamente estratto e denunciato annualmente dalle stesse nell ultimo decennio. La tabella seguente riporta i volumi medi estratti nell ultimo decennio, e comunque a far data dall ultima autorizzazione vigente, che hanno soddisfatto le esigenze produttive degli impianti, e i quantitativi richiesti dalle Ditte per garantire le rispettive produttività nel prossimo ventennio. Tabella 11: Volumi medi estratti nell ultimo decennio DITTA / IMPIANTO Volume medio estratto nel decennio precedente (mc/anno) Volume richiesto (mc/anno) Bacino di utenza prodotto finito DOLOMITE COLOMBO stabilimenti di Lecco Italia settentrionale FASSA Province di: Lecco, Como, Milano, Pagina 28

32 PROVINCIA DI LECCO stabilimento di Sala al Barro (Galbiate) UNICALCE stabilimento di Lecco- Maggianico HOLCIM Cementificio di Merone Monza-Brianza, Varese e Sondrio Italia settentrionale (da cava Valle Oscura) Regione Lombardia Sulla scorta dei quantitativi annui effettivamente estratti e denunciati dalle singole ditte, nel decennio precedente nell ambito delle autorizzazioni rilasciate, esaminate le richieste pervenute dalle stesse ditte in fase di raccolta preliminare delle proposte/osservazioni al redigendo nuovo Piano Cave, sono stati individuati gli effettivi volumi da assegnare ai singoli ambiti estrattivi per l approvvigionamento del prossimo ventennio. I volumi stimati disponibili negli ambiti che tengono conto anche dei quantitativi residui autorizzati ancora da estrarre, sono riportati nella tabella seguente. Tabella 12: Volumi stimati di rocce per usi industriali disponibili negli ambiti autorizzati AMBITI ESTRATTIVI Volume stimato disponibile nell Ambito(1) (mc) Produzione prevista (mc) Riserve residue (mc) LAPIDEI PER INDUSTRIA ATEi1 CORNELLO (20 anni) ATEi2 VAIOLO BASSA (20 anni) ATEi3 VAIOLO ALTA (20 anni) 0 ATEi4 VALLE OSCURA (entro il 2016) 0 TOTALE (1) Il volume stimato disponibile nei nuovi ambiti è comprensivo dei volumi residui derivanti dal Piano Cave vigente STIMA DEL FABBISOGNO DI PIETRISCHI Relativamente all individuazione dei quantitativi estraibili di pietrisco sono stati analizzati i dati riferiti alle autorizzazioni in essere e in istruttoria nell ambito di recupero del Moregallo, come definito nel Piano Cave vigente. In base ai dati forniti dal settore cave provinciale risultano estratti, con autorizzazioni a partire dall anno 2006 sino ad oggi, complessivamente circa mc di pietrisco pari ad una produzione di mc/anno. A questi si devono aggiungere ulteriori mc autorizzati nel mese di giugno 2012 per una durata di 5 anni pari ad un volume di mc/anno. In fase di raccolta delle osservazioni/proposte preliminari al redigendo Piano Cave è pervenuta la richiesta della ditta Valle Scavi di soddisfare le proprie esigenze produttive provenienti dalla ex cava Merlo nel complesso del Moregallo chiedendo un ulteriore quantitativo di complessivi mc. Alla luce delle analisi e considerazioni di carattere ambientale, da cui emerge l opportunità di non individuare ulteriori ambiti estrattivi oltre quelli già esistenti, si è ritenuto, nella presente proposta di pianificazione, mantenere i tre ambiti estrattivi, concedendo esclusivamente all ambito ATEp1 un ulteriore quantitativo di ulteriori mc come illustrato nella tabella seguente. Pagina 29

33 PROVINCIA DI LECCO Tabella 13: Volumi di pietrischi stimati disponibili negli ambiti autorizzati AMBITI ESTRATTIVI PIETRISCO CALCAREO DETRITO (Moregallo) Volume stimato disponibile nell Ambito(1) (mc) Produzione prevista (mc) Riserve residue (mc) ATEp1 EX MERLO (10 anni) 0 ATEp2 SPANDRI (10 anni) 0 ATEp3 NUOVA SPANDRI (10 anni) 0 TOTALE (1) Il volume stimato disponibile nei nuovi ambiti è comprensivo dei volumi residui derivanti dal Piano Cave vigente. Pagina 30

34 PROVINCIA DI LECCO 6 DEFINIZIONE DEI BACINI DI PRODUZIONE Il Piano Cave della Provincia di Lecco individua, a seguito delle analisi vincolistiche, ambientali e geominerarie sostenute nella Valutazione Ambientale Strategica n 8 cave, suddivise in n 7 Ambiti Territoriali Estrattivi ed in n 1 Cava di Recupero. Alla luce, infatti, delle analisi svolte durante la procedura di VAS non si è dato seguito alla possibilità di sfruttare i numerosi giacimenti di sabbie e ghiaie ed il nuovo giacimento di rocce per usi industriali. Oltre a confermare le attività estrattive presenti e in alcuni casi ampliarne i volumi estraibili, si inserisce una cava di ghiaia e sabbia finalizzata al recupero ambientale del sito posto in Comune di Galbiate e Pescate. A seguito vengono pertanto definiti i bacini di produzione, suddivisi per localizzazione e tipologia di materiale estratto. BACINO DI PRODUZIONE DI LECCO È la più importante realtà estrattiva della Provincia di Lecco, si localizza a ridosso di Lecco sulle pendici del Monte Magnodeno. Sono presenti 3 cave attive che estraggono calcari dolomitici, calcari marnosi e dolomie impiegati principalmente nel ciclo di produzione della calce e del cemento ma gli scarti di lavorazione di tali minerali, definiti detriti, sono impiegati in edilizia e nelle infrastrutture. Figura 1: Vista aerea del bacino di produzione di Lecco. (Fonte: Google Earth Anno 2008) Cava Cornello Cava Vaiolo Alta Cava Vaiolo Bassa Questo bacino di produzione è attivo da diversi decenni; le prime cave furono impostate al piede del versante tra Maggianico e Belledo, dove furono contemporaneamente realizzati i primi forni da calce. La scelta di attacco del piede del versante era legata sia alle caratteristiche geologiche e giacimentologiche ma soprattutto a quelle logistiche ed operative molto vincolanti all inizio del secolo scorso. Successivamente furono aperte attività estrattive poste a livelli più alti in cui attualmente sono presenti alcuni impianti di produzione della calce. La Pagina 31

35 PROVINCIA DI LECCO possibilità di realizzare fornelli ed altri sistemi di trasporto del materiale estratto hanno consentito di giungere alle quote attuali di estrazione. Lo sviluppo tecnologico consente oggi di raggiungere produzioni un tempo inimmaginabili, assestate in questo bacino di produzione nell ordine di grandezza di oltre mezzo milione di metri cubi annui. La maggior attenzione alla tutela ambientale rispetto ad un tempo ha permesso di ottenere recuperi ambientali contestuali all avanzamento delle estrazioni. BACINO DI PRODUZIONE DEL MONTE BARRO PER LE ROCCE AD USI INDUSTRIALI Il Monte Barro è costituito da un rilievo calcareo-dolomitico che non raggiunge i mille metri di quota, ma data la sua posizione isolata dai monti circostanti esso mantiene delle peculiarità naturalistiche, ambientali ed archeologiche per cui rientra nei siti di Rete Natura 2000 e costituisce dagli anni ottanta il Parco del Monte Barro e dal 2002 il Parco Naturale del Monte Barro. Già da molti anni e prima dell istituzione del parco era presente un attività estrattiva denominata Valle Oscura posta in località Sala al Barro, che oggi è ancora attiva e finalizzata al recupero ambientale del sito. Con questo presupposto la ditta che gestisce la cava ha la possibilità di estrarre materiale calcareo rimodellando la morfologia esistente e permettendo un recupero ambientale finale migliore rispetto alla situazione antecedente l'autorizzazione. All'interno dell'ambito estrattivo sono presenti impianti per un primo trattamento del materiale destinato poi ai cementifici comaschi. Figura 2: Vista aerea del bacino di produzione di del Monte Barro per i pietrischi. (Fonte: Google Earth Anno 2008) Cava Valle Oscura Il notevole interesse paesaggistico ed ambientale del sito, unito alla presenza di vincoli escludenti per l apertura di attività estrattive, come la Zona di Protezione Speciale e il Parco Naturale del Monte Barro, impongono la necessità di concludere lo sfruttamento in atto senza consentire nuovi ampliamenti. Attualmente la porzione estinta della cava, ubicata sopra quota 400 m s.l.m. è stata recuperata morfologicamente e reinserita ottimamente nel contesto ambientale. Le operazioni di recupero ambientale hanno consentito, attraverso le Pagina 32

36 PROVINCIA DI LECCO piantumazioni e le rimodellazioni, di limitare il più possibile l impatto visivo provocato dalle precedenti attività estrattive e, contestualmente, di consentire la fruibilità del sito, restituendo l area al contesto di zona. Nel Piano cave è presente dunque l attività estrattiva Valle Oscura finalizzata solamente però alla conclusione dell autorizzazione ancora in vigore, pertanto tale bacino di produzione è destinato in breve tempo ad essere cessato. BACINO DI PRODUZIONE DEL MOREGALLO PER I PIETRISCHI Il monte Moregallo si estende sul confine tra il comune di Valmadrera, a sud, e quello di Mandello del Lario, a nord. Dalla cima si distinguono tre creste principali che costituiscono l ossatura dei tre versanti, di cui quello settentrionale è prevalentemente più boscoso, quello meridionale, che domina Valmadrera, è movimentato nella parte superiore da stratificazioni rocciose verticali che formano numerose creste e speroni, mentre quello orientale, il più imponente, scende nel lago con canaloni e alte pareti verticali. Alla base di questi canaloni storicamente si sono insediate attività estrattive di cui permane attualmente un profondo segno della loro esistenza. Figura 3: Simulazione fotografica aerea del Moregallo con evidenti le attività estrattive attive e cessate. (Fonte: Google Earth Anno 2008) Cava Nuova Spandri Cava Spandri Cava Ex Merlo Attualmente sono attive 3 cave, mentre altrettante sono state estinte o abbandonate senza ottenere un opportuno ripristino ambientale dei siti. Partendo da Nord si riconosce la cava Merlo, scendendo più a sud le cave Spandri e Nuova Spandri, quest ultima in fase di autorizzazione. Dalle cave del Moregallo si estraggono inerti dalle falde di detrito, cioè accumuli di detriti distaccatisi nel tempo dal substrato roccioso ed accumulati formando prismi con pendenze differenti a seconda della tipologia del materiale costituente. Nel caso del Moregallo le pendenze delle fronti naturali raggiungono anche i 40. Nel presente piano cave non si sono inserite nuove attività estrattive nel Moregallo e si porterà dunque a Pagina 33

37 PROVINCIA DI LECCO conclusione quelle già in essere, ponendo vincoli sull avanzamento dei lavori in modo da garantire il recupero ambientale contestuale all escavazione. Il pietrisco estratto dal Moregallo viene lavorato per ottenere inerti di differente pezzatura impiegati in cicli produttivi oppure per la realizzazione di sottofondi, massicciate ed in generale in edilizia. BACINO DI PRODUZIONE DEL MONTE BARRO PER LE SABBIE E GHIAIE Inserita nel contesto del Monte Barro ma posta sul versante Nord, la ex-cava Mossini rimane esclusa dal perimetro del Parco Naturale del Monte Barro e della ZPS, mentre rimane inserita nel SIC, per cui è consentita la possibilità di aprire nuove attività estrattive finalizzate al recupero di quest area degradata. L'area si presenta contestualizzata in un ambiente di pregio paesaggistico e naturalistico quale il Monte Barro, tuttavia permangono le condizioni di abbandono molto evidenti che impongono la necessità di un recupero ambientale mediante rimodellamento delle scarpate e ripristino delle aree vegetate. Figura 4: Vista aerea del bacino di produzione di del Monte Barro per le sabbie e ghiaie. (Fonte: Google Earth anno 2008) Ex Cava Mossini L'area su cui insiste la ex-cava Mossini si connota per la litologia superficiale costituita da matrice ghiaiosa e sabbiosa, ricoprente il substrato roccioso in parte affiorante. Differenti sono i portatori di interesse al recupero della Cava Mossini ed in primo luogo la stessa amministrazione comunale ha più volte ribadito la necessità della messa in sicurezza del sito e della sua fruibilità. La ex cava Mossini è stata inserita nel precedente Piano Cave ed ha ottenuto anche un autorizzazione al ripristino ambientale mediante asportazione di inerti ed apporto di materiali dall esterno. Presumibilmente per l anti-economicità dell intervento il progetto non è mai partito e l autorizzazione è stata pertanto revocata. Al fine di rendere il recupero economicamente sostenibile, indipendentemente dal riutilizzo successivo delle aree, è stato necessario ampliare le superfici di scavo, individuando un volume estraibile superiore al mezzo Pagina 34

38 PROVINCIA DI LECCO milione di metri cubi di ghiaia e sabbia. Tale valore emerge da un prima ipotesi di fattibilità che consente di restituire fronti ad inclinazioni limitate e costanti su cui sarà possibile la piantumazione e la restituzione delle aree boscate. Pagina 35

39 PROVINCIA DI LECCO Figura di localizzazione dei Bacini di Produzione

40 PROVINCIA DI LECCO 7 AMBITI TERRITORIALI ESTRATTIVI E CAVA DI RECUPERO L identificazione degli Ambiti Territoriali Estrattivi e della cava di recupero all interno dei giacimenti sfruttabili identificati sul territorio provinciale è stata effettuata in coerenza ai criteri di cui alla D.G.R. 10 febbraio 2010 n. 8/ In base alla definizione riportata dai criteri stessi l Ambito Territoriale Estrattivo corrisponde all unità territoriale di riferimento in cui è consentita l attività estrattiva nel periodo di validità del Piano Cave; può comprendere uno o più insediamenti produttivi ciascuno costituito da cava, impianti ed attività connesse. La Cava di recupero è invece definita come cava cessata in cui è consentita la temporanea ripresa dell attività estrattiva al solo fine di consentirne il recupero ambientale secondo tempi e modalità stabiliti nel progetto di sistemazione ambientale. Gli Ambiti Territoriali Estrattivi e la Cava di recupero sono suddivisi in: 1) Area estrattiva: area in cui è prevista l estrazione di sostanze minerali di cava ed individuata graficamente nella cartografia di piano con una linea continua nera e contraddistinta dalla lettera C. 2) Area impianti e di stoccaggio: aree caratterizzate dalla presenza di strutture adibite ad attività di lavorazione, trasformazione e zone di deposito temporaneo del materiale estratto e/o lavorato; 3) Area per le strutture di servizio: aree adibite a strutture connesse alla presenza di attività lavorativa (uffici, autorimesse, magazzini, strade di accesso, piste perimetrali ecc.). Le aree di servizio possono essere individuate sia all interno che all esterno dell area estrattiva sopra descritta. 4) Area di Rispetto: area circostante le aree definite in precedenza necessaria a garantire un corretto rapporto tra l area d intervento ed il territorio adiacente. Può essere dotata di impianti o strutture atte a diminuire la percezione dell attività estrattiva. L identificazione degli ATE e della cava di recupero è stata effettuata secondo le modalità indicate all art. 6, comma 2 della L.R. 14/98 e secondo criteri di minimizzazione del consumo del suolo e dell onerosità del trasporto dei materiali estratti, in coerenza con l utilizzo ottimale delle risorse territoriali, ambientali ed energetiche. Nella tabella successiva si sintetizzano gli A.T.E. e la cava di recupero in funzione all appartenenza ai bacini di produzione delle attività estrattive pianificate, suddivise per tipologia di materiale estratto. Tabella 14: Definizione degli Ambiti Territoriali Estrattivi e della Cava di Recupero SIGLA DENOMINAZIONE LOCALITÀ COMUNE BACINO DI PRODUZIONE ROCCE PER USI INDUSTRIALI A.T.E. i.1 Cava Cornello Belledo Lecco Bacino di Produzione di Lecco A.T.E. i.2 Cava Vaiolo Alta Vaiolo Lecco Bacino di Produzione di Lecco A.T.E. i.3 Cava Vaiolo Bassa Vaiolo Lecco Bacino di Produzione di Lecco A.T.E. i.4 Cava Valle Oscura Sala al Barro Galbiate Bacino di produzione del Monte Barro per le rocce ad usi industriali PIETRISCHI A.T.E. p.1 Cava Merlo Moregallo Mandello del Lario Bacino di produzione del Moregallo A.T.E. p.2 Cava Spandri Moregallo Mandello del Lario Bacino di produzione del Moregallo A.T.E. p.3 Cava Nuova Spandri Moregallo Mandello del Lario Bacino di produzione del Moregallo GHIAIE E SABBIE R.g1 Ex Cava Mossini Ponte Azzone Visconti Galbiate Bacino di produzione del Monte Barro per le sabbie e ghiaie Pagina 36

41 PROVINCIA DI LECCO Non sono state individuate cave di riserva, destinate alla produzione di materiali inerti da utilizzare esclusivamente per le occorrenze di opere pubbliche, in quanto non è emersa alcuna opera pubblica nella Provincia di Lecco tale da richiedere uno specifico ambito estrattivo. La Provincia di Lecco, nel caso di necessità, ha comunque la possibilità di definire un ulteriore piano cave specifico per le opere pubbliche. Nei paragrafi successivi si illustrano i singoli ATE, le cui specifiche sono riportate negli allegati alla Normativa Tecnica di Attuazione. 7.1 ATEi1 INQUADRAMENTO Si tratta di una cava già attiva, denominata Cornello, da cui si estrae la dolomia. L ambito estrattivo è localizzato sulle pendici nord-occidentali del massiccio del M. Magnodeno ed è delimitato a sud e ad ovest da ripide pareti di versante che progradano verso località Belledo. L area appartiene al complesso delle pendici del M. Resegone ed ai versanti prossimi al contesto urbanizzato. L ambito, benché prossimo al centro abitato di Belledo non influisce sul sistema insediativo e sulle aree di espansione urbanistica. L area è interessata dalla presenza, nel sottosuolo, di tratti in galleria della strada Lecco/Ballabio. La viabilità di accesso all area estrattiva risulta già adeguata per la presenza della cava esistente esistente e presenta buoni livelli di accessibilità alla maglia viabilistica di carattere locale e anche al bacino provinciale. Figura 5: Vista aerea della cava Cornello, inserita nell ATEi1 (Fonte: Google anno 2008) RISORSA MINERARIA E ASSETTO GEOLOGICO-STRUTTURALE Il giacimento in cui è inserito l ATEi1 si estende per una superficie di circa 10 ettari ed è delimitato a sud e a ovest da ripide pareti di versante che scendono verso Belledo con inclinazioni di 60/70. Verso Nord ed Est la morfologia degrada più regolarmente con inclinazioni massime dell ordine di 30/35. Pagina 37

42 PROVINCIA DI LECCO Nel giacimento affiora principalmente la Dolomia Principale, formazione costituita da dolomie grigio-cineree in banchi e strati poco distinti, spesso doloarenitiche. Nel settore orientale affiora inoltre la formazione dei Calcari di Zu, costituita di alternanze di calcari grigio chiari con calcari debolmente magnesiaci di colore più scuro, in strati di spessore da decimetrico a metrico, con intercalazioni di marne e argilliti grigie o nere. Nella zona la successione stratigrafica è deformata da una piega aperta, il cui asse ha un orientazione circa NO- SE ed immersione di verso N. All interno del giacimento non sono presenti corsi d acqua o sorgenti, fatta eccezione per un impluvio che lambisce l ambito nel settore sud-est. All esterno del giacimento, a 200 m in direzione Ovest, si trova il torrente Bione.. Sotto il punto di vista idrogeologico il complesso dolomitico si presenta a permeabilità medio-alta, mentre il complesso carbonatico a permeabilità medio-bassa (Calcari di Zu). QUANTIFICAZIONE VOLUMETRICA I volumi disponibili nell Ambito sono stimati in mc, individuati tramite modello digitale del terreno in funzione della superficie di coltivazione, della profondità raggiungibile ed delle geometrie delle fronti di scavo. È prevista una produzione di mc nel ventennio, tali da soddisfare le esigenze dichiarate dalla ditta che gestisce attualmente l attività estrattiva. Le riserve residue si attestano pertanto a mc. La durata prevista per l attività estrattiva è di ulteriori 20 anni. MODALITÀ DI COLTIVAZIONE Il metodo di coltivazione attuale è quello dei gradoni montanti, confermato anche nella previsione di piano. La geometria delle fronti in corso di coltivazione, fatto salvo quanto di più restrittivo potrà emergere in sede di analisi geotecnica nel progetto di gestione produttiva dell A.T.E. si riassumono in: Altezza massima gradone 10 m; Inclinazione massima alzata 80 ; Larghezza minima pedata pari a 2/5 dell altezza del gradone. Si rendono necessarie alcune mitigazioni durante le attività estrattive, volte a limitare gli impatti visivi degli scavi, pertanto si prevede il mantenimento delle aree di mascheramento sui lati nord ed ovest. Nelle suddette aree dovrà essere mantenuta la coltre arborea esistente. In termini di coltivazione la ditta dovrà eseguire le operazioni in modo da non arrecare danni all ambiente, garantire la sicurezza dei pendii in ogni momento e garantire un recupero dell area contestuale alla coltivazione. La coltivazione, fatto salvo quanto già esistente, dovrà avvenire dall alto verso il basso, a partire dal lato più esterno del perimetro di cava individuato, secondo una direzione preferenziale. In conclusione all estrazione di ogni gradone e prima dell avvio delle opere di sistemazione ambientale dello stesso, dovranno essere eseguite le opere di messa in sicurezza definitive, con particolare scrupolo nei versanti a franapoggio. Le acque di precipitazione ricadenti all interno dello scavo dovranno essere regimate e smaltite in modo naturale, evitando la formazione di ristagni nel bacino estrattivo. Pagina 38

43 PROVINCIA DI LECCO Dovrà essere evitata l intercettazione dell impluvio che lambisce l Ambito lungo il lato sud-est. Le superfici finali definitive dei gradoni non dovranno essere regolari e rigidamente geometriche, mentre dovranno essere introdotti alcuni elementi morfologici tratti da modelli naturali locali, come la giacitura delle bancate, linee di frattura, superfici rocciose ecc Le strade di servizio all interno dell area di scavo dovranno essere limitate al minimo e funzionali alle opere di recupero e di mantenimento. Attualmente la cava è servita da una pista utilizzata solamente per il trasporto delle persone, dei mezzi e dei macchinari; il trasporto del materiale avviene impiegando una pipeline che collega la cava al sottostante impianto di Belledo (Lecco). MODALITÀ DI RECUPERO FINALI L attività estrattiva autorizzata al momento di redazione del presente Piano prevede il riempimento dei vuoti di cava mediante l apporto di materiali provenienti dall esterno. Tale pratica è comunque consentita, entro i limiti di normativa vigenti, ma è necessario attuare una graduale sistemazione morfologica ed ambientale delle scarpate al fine di mitigare l impatto visivo della cava anche durante le attività estrattive in corso. Nella successiva nuova progettazione dell ambito territoriale estrattivo dovrà essere tenuto conto di questo aspetto in quanto il recupero ambientale già autorizzato è ottenuto mediante l apporto dei materiali provenienti dall esterno ed è una procedura che comporta la ricomposizione ambientale solamente ad escavazioni ultimate. È da prevedere pertanto una ricomposizione temporanea delle scarpate durante le attività estrattive, indipendentemente dalla tipologia di recupero morfologico finale. In particolare è da prevedere il riporto di materiali sterili di cava per la risagomatura della pedata del singolo gradone con realizzazione di una livelletta avente inclinazione variabile, compresa tra i 20 e i 35, in modo da creare un substrato stabile su cui possa essere attuato lo stendimento di terreno vegetale idoneo alla formazione del rinverdimento arboreo ed arbustivo, avente quest ultimo funzioni di mascheramento della parete del gradone a vista e consolidamento dei materiali inerti. Nella nuova progettazione il recupero ambientale dei gradoni dovrà avvenire dall alto al basso. Una volta avviata la coltivazione di ogni gradone dovrà essere avviata la sistemazione ambientale di quello superiore. Non è consentita la coltivazione di più di due gradoni contemporaneamente e il completamento delle sistemazioni delle fronti di scavo dovrà essere parallelo all avanzamento dei lavori con verifica biennale da parte dell Ente competente. Il recupero finale del fondo cava attraverso la formazione di area boscata senza riempimento dei vuoti è da preferire all apporto di materiali provenienti dall esterno attualmente autorizzato, in ragione alla scarsa reperibilità dei materiali da apportare che dovranno avere garanzia di tutela del suolo e delle acque. Figura 6: Panoramica della cava Cornello con vista da est a ovest. Pagina 39

44 PROVINCIA DI LECCO 7.2 ATEi2 INQUADRAMENTO Si tratta di un ATE al cui interno è presente una cava già attiva, denominata Cava Vaiolo Bassa, da cui si estrae la dolomia principale e calcare di Zu. L ambito estrattivo è impostato sulle pendici nord-occidentali del massiccio del Monte Magnodeno, a nord-est della località Maggianico. L area appartiene al complesso delle pendici nord-occidentali del M. Resegone. L ambito non risulta prossimo a centri abitati e non influisce su aree di espansione urbanistica sia a livello insediativo che infrastrutturale. La viabilità di accesso risulta già adeguata per la presenza delle cave esistenti e presenta buoni livelli di accessibilità alla maglia viabilistica di carattere locale e anche al bacino provinciale. Si sono individuate due attività estrattive (C1 e C2) separate all interno dell ambito, di cui una già esistente e l altra di nuova apertura, in funzione della presenza di una pertinenza mineraria a servizio dell A.T.E.i3 ed in particolare alla cava Vaiolo Alta, che interseca di netto l A.T.E.i2. Tale pertinenza vincola dunque l estrazione del materiale utile al di sotto della stessa e impone la realizzazione di due fronti estrattivi anziché l ampliamento dell unica realtà estrattiva presente. È auspicabile, in ogni caso, che tale pertinenza venga gestita nel tempo in modo tale da permettere in futuro l estrazione del materiale presente al di sotto della stessa. Solo con l eliminazione o lo spostamento della linea di nastro trasportatore è possibile ottimizzare l estrazione della risorsa disponibile e ridurre gli impatti visivi, eliminando un setto di separazione tra le due cave dell ATEi2. Nelle Aree di impianti e stoccaggi individuate nella cartografia d ambito ed inserite all interno delle arre estrattive è comunque consentita la coltivazione del giacimento. Figura 7: Vista aerea dell ATEi2 con indicazione delle attività estrattive al suo interno (Base: Ortofoto anno 2008) Pagina 40

45 PROVINCIA DI LECCO RISORSA MINERARIA E ASSETTO GEOLOGICO-STRUTTURALE Dall ATEi2 si estraggono calcari grigio scuri o neri di elevata purezza, calcari dolomitici e dolomie. Depositi di Copertura aventi spessore fino a 5 m di potenza sono affioranti in modo discontinuo e costituiti da sedimenti spiccatamente etero metrici localmente cementati di origine morenica. Calcari di Moltrasio, micritici grigio scuri o neri, a stratificazione decimetrica, con intercalazioni di marne grigie. Dolomia a Conchodon, costituita da calcari grigi e dolomie a stratificazione metrica o a tessitura massiccia.calcari di Zu: calcari grigio neri, in strati di spessore da decimetrico a metrico con intercalazioni di marne e argilliti grigie e nere. é riconoscibile, verso il contatto con la dolomia a Conchodon, una potente bancata di calcare chiaro massiccio dello spessore di qualche metro. La struttura è compatibile con una piega aperta ad orientazione circa NNO-SSE il cui asse immerge di 20 verso Nord. QUANTIFICAZIONE VOLUMETRICA I volumi disponibili nell Ambito sono stimati in mc, individuati tramite modello digitale del terreno in funzione della superficie di coltivazione, della profondità raggiungibile e delle geometrie delle fronti di scavo. Vengono individuate due attività estrattive, la prima già in atto e denominata cava Vaiolo Bassa posta nella porzione Sud dell ATE, mentre l altra posta nella porzione nord e su cui è pianificata una nuova attività estrattiva. Si prevede l estrazione nel ventennio di mc, tali da soddisfare le esigenze dichiarate dalla ditta che gestisce attualmente l attività estrattiva Vaiolo Bassa. Le riserve residue all interno dell ATE poste anche all esterno delle attività estrattive individuate, si attestano pertanto a mc, disponibili per le pianificazioni future e successive al presente piano cave. MODALITÀ DI COLTIVAZIONE Il metodo di coltivazione attuale e previsto nella pianificazione è quello delle fette orizzontali discendenti. La geometria delle fronti in corso di coltivazione, fatto salvo quanto di più restrittivo potrà emergere in sede di analisi geotecnica nel progetto di gestione produttiva dell A.T.E. si riassume in: Altezza massima gradone 15 m; Inclinazione massima alzata 80 ; Larghezza minima pedata pari a 2/5 dell altezza del gradone. Si rendono necessarie alcune mitigazioni durante le attività estrattive volte a limitare gli impatti visivi degli scavi, pertanto si prevede il mantenimento delle aree di mascheramento sul lato nord-ovest. Nelle suddette aree dovrà essere mantenuta la coltre arborea esistente ed operata ogni iniziativa utile al fine di ottenere effetti mitigativi sul paesaggio. Le attività estrattive dovranno essere gestite in modo da non arrecare danni all ambiente, garantire la sicurezza dei pendii in ogni momento e garantire un recupero dell area contestuale alla coltivazione. La coltivazione, fatto salvo quanto già esistente, dovrà avvenire dall alto verso il basso, a partire dal lato più Pagina 41

46 PROVINCIA DI LECCO esterno dei perimetri di cava individuati, secondo una direzione preferenziale. In conclusione all estrazione di ogni gradone e prima dell avvio delle opere di sistemazione ambientale dello stesso, dovranno essere eseguite le opere di messa in sicurezza definitive, con particolare scrupolo nei versanti a franapoggio. Le acque di precipitazione ricadenti all interno degli scavi dovranno essere regimate e smaltite in modo naturale, evitando la formazione di ristagni nel bacino estrattivo. L intercettazione degli impluvi dovrà essere gestita in modo da non arrecare danni a valle, non dovranno essere aumentate le superfici dei bacini idrici attuali, in modo da non aumentare le portate dei singoli impluvi e dovrà essere sempre garantita la qualità delle acque superficiali. Le superfici finali definitive dei gradoni non dovranno essere regolari e rigidamente geometriche, mentre dovranno essere introdotti alcuni elementi morfologici tratti da modelli naturali locali, come la giacitura delle bancate, linee di frattura, superfici rocciose ecc Le strade di servizio all interno delle aree di scavo dovranno essere limitate al minimo e funzionali alle opere di recupero e di mantenimento. Dovrà essere costantemente garantita la percorribilità della via pubblica che lambisce l ambito al lato est. Le strade di servizio all interno dell area di scavo dovranno essere limitate al minimo e funzionali alle opere di recupero e di mantenimento. Figura 8: Panoramica della cava Vaiolo Bassa in fase di coltivazione, con vista da nord a sud MODALITÀ DI RECUPERO FINALI Durante le fasi di escavazione il recupero ambientale dei gradoni dovrà avvenire dall alto al basso per ogni attività estrattiva. Una volta avviata la coltivazione di ogni gradone dovrà essere avviata la sistemazione ambientale di quello superiore. Non è consentita la coltivazione di più di tre gradoni contemporaneamente. È comunque consentita la coltivazione dei materiali di cava in diversi cantieri entro i limiti di cava, al fine di reperire il materiale a seconda delle necessità industriali. Il completamento delle sistemazioni delle fronti di scavo dovrà essere parallelo all avanzamento dei lavori con verifica biennale da parte dell Ente competente. Per il recupero delle scarpate è previsto il riporto di materiali sterili di cava per la risagomatura della pedata del Pagina 42

47 PROVINCIA DI LECCO singolo gradone con realizzazione di una livelletta avente inclinazione variabile, compresa tra i 20 e i 35, in modo da creare un substrato stabile per il successivo stendimento di terreno vegetale idoneo alla formazione del rinverdimento arboreo ed arbustivo, avente quest ultimo funzioni di mascheramento della parete del gradone a vista e consolidamento dei materiali inerti. Il fondo cava dovrà essere recuperato mediante riporto di sterili di cava e la formazione di aree boscate. Il recupero ambientale all interno dell ATEi2 dovrà essere integrato tra le due attività estrattive, adottando i medesimi criteri di sistemazione ambientale per l ottenimento di una continuità paesaggistico-ambientale. Alla stessa stregua, la progettazione di recupero, dovrà essere concordata con la progettazione dell ATEi3, al fine di ottenere le medesime linee progettuali e di intervento. 7.1 ATEi3 INQUADRAMENTO Si tratta di un ATE al cui interno è presente una cava già attiva, denominata Cava Vaiolo Alta, da cui si estrae la dolomia principale e calcare di Zu. L ambito estrattivo è impostato sulle pendici nord-occidentali del massiccio del Monte Magnodeno, a nord-est della località Maggianico. L area appartiene al complesso delle pendici nord-occidentali del M. Resegone. L ambito non risulta prossimo a centri abitati e non influisce su aree di espansione urbanistica sia a livello insediativo che infrastrutturale. La viabilità di accesso risulta già adeguata per la presenza delle cave esistenti e presenta buoni livelli di accessibilità alla maglia viabilistica di carattere locale e anche al bacino provinciale. L attuale conformazione della cava è caratterizzata dalla presenza di una pertinenza mineraria che interseca l ATEi2, comportando un forte vincolo ai fini dell ottimizzazione delle risorse estraibili nello stesso ATEi2. Il trasporto del minerale dall impianto di frantumazione in cava all impianto di produzione di calce, posizionato a ridosso della cava Vaiolo Bassa sul sedime di una vecchia attività estrattiva, avviene attraverso un sistema meccanizzato comprendente: frantumazione primaria, scarico del materiale in due pozzi di gettito (separati per qualità dei materiali estratti), ripresa alla base dei pozzi e carico su nastro installato parte in galleria parte in esterno, stoccaggio in cumulo dotato di sistema meccanizzato di ripresa e alimentazione degli impianti. La presenza del nastro trasportatore, come già detto vincola notevolmente l estrazione nell ATEi2 ed impone la realizzazione di due fronti estrattivi anziché l ampliamento dell unica realtà estrattiva presente e denominata Vaiolo Bassa. È auspicabile, pertanto, che tale pertinenza venga gestita nel tempo in modo tale da permettere in futuro l estrazione del materiale presente al di sotto della stessa all interno dell ATEi2, potendo quindi sfruttare le riserve individuate. Nei criteri della Regione Lombardia più volte è ribadito che, in ragione di minimizzare il consumo del suolo, è auspicabile accorpare più aree estrattive in un singolo ambito in modo di ottimizzare la gestione delle cave. Inoltre gli stessi criteri è stabilito che è di fondamentale importanza la preferenza all ampliamento di ambiti piuttosto che l apertura di nuove attività. Ciò permette, oltre ad una minimizzazione del consumo di suolo, una continuità nel recupero dell area estrattiva. Questo principale criterio si accorda con gli obiettivi di salvaguardia territoriale del PTR. In base a questi criteri è appunto auspicabile l eliminazione nel tempo della pertinenza mineraria a servizio della cava Vaiolo Alta. Pagina 43

48 PROVINCIA DI LECCO Le analisi svolte nella procedura di VAS hanno messo in luce anche la necessità di escludere dal perimetro dell ATEi3 l impianto di produzione della calce e di inerti posto in località Maggianico, in quanto esso per configurazione, per caratteristiche e soprattutto per la sua presenza nel territorio da molti anni, lo rendono a tutti gli effetti un impianto produttivo ed industriale, sebbene a servizio di un attività estrattiva. La cava Vaiolo Alta, da tempo attiva, sta proseguendo le estrazioni realizzando contemporaneamente ricomposizioni ambientali sulle fronti abbandonate. Questo pone la possibilità di abbandonare definitivamente tali fronti ed inserirli in una fascia di rispetto, entro cui non è possibile la nuova estrazione. Figura 9: Vista aerea dell ATEi2 con indicazione dell attività estrattiva al suo interno (Base: Ortofoto anno 2008) RISORSA MINERARIA E ASSETTO GEOLOGICO-STRUTTURALE Dall ATEi3 si estraggono calcari grigio scuri o neri di elevata purezza, calcari dolomitici e dolomie. Depositi di Copertura detritici sino a oltre 15 m di potenza, affioranti con buona continuità a monte del fronte orientale, sono costituiti da detrito di falda con scarsa matrice fine e depositi morenici spiccatamente etermoetrici. Calcari di Sedrina: calcari micritici grigio scuri o neri, a stratificazione decimetrica con sottili intercalazioni di marne grigie. Dolomia a Conchodon a stratificazione metrica o a tessitura massicci. Calcari di Zu: calcari grigio neri, in strati di spessore da decimetrico a metrico con intercalazioni di marne e argilliti grigie e nere. é riconoscibile, verso il contatto con la dolomia a Conchodon, una potente bancata di calcare chiaro massiccio dello spessore di qualche metro. Pagina 44

49 PROVINCIA DI LECCO La struttura è compatibile con una piega aperta ad orientazione circa NO-SE il cui asse immerge di verso N. All interno dell ATEi3 non sono presenti sorgenti, la più vicina si attesta a meno di cento metri a monte nel settore orientale. Si tratta di una sorgente alimentata probabilmente dall acquifero contenuto nella formazione della Dolomia Principale. Dalla documentazione tecnica a corredo del P.G.T. del Comune di Lecco tale sorgente non è compresa tra quelle censite, pertanto non appare sfruttata a scopi idropotabili e non genera fascia di rispetto di 200 m. È invece presente il reticolo idrico minore individuato dal Comune di Lecco, per cui è necessaria una attenta analisi degli effetti della coltivazione delle attività estrattive e una corretta manutenzione della regimazione idrica superficiale, al fine di non provocare danni ai siti posti a valle. QUANTIFICAZIONE VOLUMETRICA I volumi disponibili nell Ambito sono stimati in mc, individuati tramite modello digitale del terreno in funzione della superficie di coltivazione, della profondità raggiungibile ed delle geometrie delle fronti di scavo. Viene ampliato l attuale perimetro della cava, ottenendo un arretramento dei fronti in direzione nord-est. L estrazione è distribuita nei 20 anni della durata del Piano, in modo da soddisfare le esigenze dichiarate dalla ditta che gestisce attualmente l attività estrattiva Vaiolo Alta. Non si prevedono pertanto riserve per le pianificazioni future e successive al presente piano cave. MODALITÀ DI COLTIVAZIONE Il metodo di coltivazione attuale e previsto nella pianificazione è quello delle fette orizzontali discendenti. La geometria delle fronti in corso di coltivazione, fatto salvo quanto di più restrittivo potrà emergere in sede di analisi geotecnica nel progetto di gestione produttiva dell A.T.E. si riassume in: Altezza massima gradone 20 m; Inclinazione massima alzata 80 ; Larghezza minima pedata pari a 2/5 dell altezza del gradone. Figura 10: Panoramica della cava Vaiolo Alta in fase di coltivazione, con vista da sud a nord. È necessario mantenere alcune mitigazioni durante le attività estrattive volte a limitare gli impatti visivi degli scavi, pertanto si prevede il mantenimento delle aree di mascheramento sul lato ovest e sui lati nord. Nelle Pagina 45

50 PROVINCIA DI LECCO suddette aree dovrà essere mantenuta la coltre arborea esistente ed operata ogni iniziativa utile al fine di ottenere effetti mitigativi sul paesaggio. Le attività estrattive dovranno essere gestite in modo da non arrecare danni all ambiente, garantire la sicurezza dei pendii in ogni momento e garantire un recupero dell area contestuale alla coltivazione. La coltivazione, fatto salvo quanto già esistente, dovrà avvenire dall alto verso il basso, a partire dal lato più esterno del perimetro di cava individuato, secondo una direzione preferenziale. In conclusione all estrazione di ogni gradone e prima dell avvio delle opere di sistemazione ambientale dello stesso, dovranno essere eseguite le opere di messa in sicurezza definitive, con particolare scrupolo nei versanti a franapoggio. Le acque di precipitazione ricadenti all interno degli scavi dovranno essere regimate e smaltite in modo naturale, evitando la formazione di ristagni nel bacino estrattivo. L intercettazione degli impluvi dovrà essere gestita in modo da non arrecare danni a valle, non dovranno essere aumentate le superfici dei bacini idrici attuali, in modo da non aumentare le portate dei singoli impluvi e dovrà essere sempre garantita la qualità delle acque superficiali. Le superfici finali definitive dei gradoni non dovranno essere regolari e rigidamente geometriche, mentre dovranno essere introdotti alcuni elementi morfologici tratti da modelli naturali locali, come la giacitura delle bancate, linee di frattura, superfici rocciose ecc Le strade di servizio all interno delle aree di scavo dovranno essere limitate al minimo e funzionali alle opere di recupero e di mantenimento. Dovrà essere costantemente garantita la percorribilità della via pubblica, realizzando uno o più tracciati stradali alternativi in accordo con gli Enti di competenza. Il nuovo profilo di scavo, infatti, si sovrappone con la strada comunale posta nel settore Nord, a servizio di alcune abitazioni. MODALITÀ DI RECUPERO FINALI La porzione sud-orientale della cava è stata ripristinata in modo apprezzabile e rappresenta indice di buona gestione di un attività estrattiva, che permette da un lato lo sfruttamento ottimale della risorsa nell ambito e dall altro il recupero ambientale parallelo all avanzamento dei lavori e l abbandono graduale dei fronti, come visibile nella fotografia riportata a seguito. In questo caso le modalità di recupero della cava possono essere proseguite con il metodo già adottato. Durante le fasi di escavazione il recupero ambientale dei gradoni dovrà avvenire dall alto al basso per ogni attività estrattiva. Una volta avviata la coltivazione di ogni gradone dovrà essere avviata la sistemazione ambientale di quello superiore. Non è consentita la coltivazione di più di tre gradoni contemporaneamente. È comunque consentita la coltivazione dei materiali di cava in diversi cantieri entro i limiti di cava, al fine di reperire il materiale a seconda delle necessità industriali. Il completamento delle sistemazioni delle fronti di scavo dovrà essere parallelo all avanzamento dei lavori con verifica biennale da parte dell Ente competente. Per il recupero delle scarpate è previsto il riporto di materiali sterili di cava per la risagomatura della pedata del singolo gradone con realizzazione di una livelletta avente inclinazione variabile, compresa tra i 20 e i 35, in modo da creare un substrato stabile per il successivo stendimento di terreno vegetale idoneo alla formazione Pagina 46

51 PROVINCIA DI LECCO del rinverdimento arboreo ed arbustivo, avente quest ultimo funzioni di mascheramento della parete del gradone a vista e consolidamento dei materiali inerti. Il fondo cava dovrà essere recuperato mediante riporto di sterili di cava e la formazione di aree boscate. la progettazione di recupero ambientale dovrà essere concordata con quella dell ATEi2, adottando i medesimi criteri di sistemazione ambientale per l ottenimento di una continuità paesaggistico ambientale. Figura 11: Fronti della cava Vaiolo Alta in fase di recupero ambientale. In alto i fronti in abbandono con lo sviluppo della vegetazione piantumata. 7.1 ATEi4 INQUADRAMENTO L ambito è localizzato sul versante sud-ovest del Monte Barro, a nord-ovest della località Sala al Barro. Al suo interno è presente una cava in attività, denominata Valle Oscura, in fase avanzata di estrazione e sistemazione ambientale. Dalla cava Valle Oscura si estrae Dolomia principale e calcare di Zu. Sul territorio del Monte Barro è presente il Parco Naturale del Monte Barro, pertanto la cava, già da tempo presente e finalizzata al recupero ambientale del sito, è gestita in modo da estrarre materiale calcareo rimodellando la morfologia esistente e permettendo un recupero ambientale finale migliore rispetto alla situazione antecedente l'autorizzazione. All'interno dell'ambito estrattivo sono presenti impianti per un primo trattamento del materiale destinato poi ai cementifici comaschi. Il notevole interesse paesaggistico ed ambientale del sito, unito alla presenza di vincoli escludenti per l apertura di attività estrattive, come la Zona di Protezione Speciale e il Parco Naturale del Monte Barro, impongono la necessità di concludere lo sfruttamento in atto senza consentire nuovi ampliamenti. L ambito estrattivo non risulta prossimo a centri abitati e non influisce su aree di espansione; l ambito presenta buoni livelli di accessibilità alla maglia viabilistica di carattere locale e anche al bacino provinciale. La ditta sta operando il recupero ambientale procedendo parallelamente all avanzamento delle estrazioni, Pagina 47

52 PROVINCIA DI LECCO ottenendo buoni risultati che consentono a questa cava di essere un valido riferimento per l inserimento e la gestione successiva di una cava di rocce per usi industriali di notevoli dimensioni. RISORSA MINERARIA E ASSETTO GEOLOGICO-STRUTTURALE Dall ATEi3 si estraggono calcare di Zu e Dolomia Principale Dolomia Principale: dolomie spesso ricristallizzate con intercalazioni di calcari dolomitici, di colore grigio chiaro o beige. Calcare di Zu: Calcari e calcari debolmente marnosi, grigio scuri, ben stratificati con banchi di potenza da decimetrica a metrica. Dolomia a Conchodon: Calcari e calcari dolomitici, prevalentemente micritici di colore grigio chiaro o nocciola a stratificazione massiccia. Nella porzione superiore compaiono frequenti noduli di selce. Calcare Sedrina: Calcari micritici grigio scuri o neri, talora dolomitici, con livelli oolitici ed interstrati marnosi; la stratificazione è variabile, da strati sottili a stratificazione massiccia. Calcare di Moltrasio: Calcari selciferi di colore grigio scuro fino a nero Depositi glaciali: Depositi sciolti wurmiani, di origine glaciale costituiti da ciottoli e ghiaie con blocchi immersi in matrice sabbioso-limosa, localmente argillosa. Depositi fluvioglaciali: Costituiti da ciottoli, ghiaie e sabbie di origine fluvioglaciale, più o meno rimaneggiati e ridepositati. Alluvioni recenti ed attuali: costituite da ghiaie, sabbie e limi. La giacitura è piuttosto regolare, con immersione NNE e inclinazione variabile tra 55 e 85. Figura 12: Vista aerea dell ATEi3 con indicazione dell attività estrattiva al suo interno (Base: Ortofoto anno 2008) Pagina 48

53 PROVINCIA DI LECCO QUANTIFICAZIONE VOLUMETRICA Il Provvedimento Dirigenziale n.411 del 31/10/2006 prevede la coltivazione di mc nell A.R Considerato il contesto vincolistico in cui si trova la cava Valle Oscura non sono concesse ulteriori volumetrie oltre a quanto già autorizzato e residuo da estrarre. Non sono previste riserve di giacimento. MODALITÀ DI COLTIVAZIONE Il metodo di coltivazione attuale e previsto nella pianificazione è quello delle fette orizzontali discendenti e gradoni montanti per la porzione più bassa. La geometria delle fronti in corso di coltivazione, fatto salvo quanto di più restrittivo potrà emergere in sede di analisi geotecnica nel progetto di gestione produttiva dell A.T.E. si riassume in: - Altezza massima gradone 9 m (35 m per il gradone inferiore già esistente) - Inclinazione massima alzata 80 - Larghezza minima pedata pari a 2/5 dell altezza del gradone (e comunque in proporzione tale da rendere l inclinazione massima del versante finale attestata sui 38, come da progetto autorizzato.) A fine coltivazione dovrà essere smantellato l impianto di frantumazione nonché i silos di stoccaggio del materiale presenti sul piazzale di cava individuato come Aree di Impianti nella scheda di A.T.E. I volumi residui di materiale da estrarre rimangono vincolati a quanto già autorizzato nel Progetto d Ambito, non vengono pertanto concesse nuove volumetrie. È necessario il mantenimento dello stato attuale delle fasce identificate come aree di rispetto nelle schede di A.T.E. al fine di mitigare l attività estrattiva. La prosecuzione della coltivazione dovrà avvenire dall alto verso il basso, a partire dal lato più esterno del perimetro di cava individuato, secondo una direzione preferenziale. In conclusione all estrazione di ogni gradone e prima dell avvio delle opere di sistemazione ambientale dello stesso, dovranno essere eseguite le opere di messa in sicurezza definitive, con particolare scrupolo nei versanti a franapoggio. Le acque di precipitazione ricadenti all interno degli scavi dovranno essere regimate e smaltite in modo naturale, evitando la formazione di ristagni nel bacino estrattivo. Le strade di servizio all interno delle aree di scavo dovranno essere limitate al minimo e funzionali alle opere di recupero e di mantenimento. Dovrà essere costantemente garantita la percorribilità della via pubblica. MODALITÀ DI RECUPERO FINALI È previsto il recupero a scopi naturalistici. Le scarpate dovranno essere recuperate mediante il riporto di materiali per la risagomatura della pedata del singolo gradone con realizzazione di una livelletta avente inclinazione variabile tale da garantire la totale copertura della fronte sub verticale del gradone. È previsto inoltre lo stendimento di terreno vegetale idoneo alla formazione del rinverdimento arboreo ed arbustivo, avente quest ultimo funzioni di mascheramento della parete del gradone a vista e consolidamento dei materiali inerti. Pagina 49

54 PROVINCIA DI LECCO Il fondo cava sarà recuperato mediante il riporto di materiali per la risagomatura e formazione di area boscata e prativa. Durante l escavazione il recupero ambientale dei gradoni dovrà avvenire dall alto al basso conformemente a quanto già autorizzato. A fine coltivazione non dovranno essere mantenuti fronti di scavo in vista, ma là dove non tecnicamente possibile le superfici finali dei gradoni non dovranno essere regolari e rigidamente geometriche, mentre dovranno essere introdotti alcuni elementi morfologici tratti da modelli naturali locali, come la giacitura delle bancate, linee di frattura, superfici rocciose ecc Figura 13: Panoramica della porzione di cava già coltivata ed in fase di ripristino. In primo piano il piazzale in fase di coltivazione. Figura 14: Porzione dei fronti in abbandono. A sinistra i gradoni recentemente coltivati e in cui è in fase di attuazione il rinverdimento. A destra ed in sommità i gradoni da tempo abbandonati e ripristinati. Pagina 50

55 PROVINCIA DI LECCO 7.2 ATEp1 INQUADRAMENTO Il giacimento si attesta sul versante nord del monte Moregallo, che si presenta con ripide pareti sulle quali da tempo sono presenti attività estrattive. Attualmente il giacimento è in fase di sfruttamento, al suo interno, infatti, risulta individuato l Ambito Estrattivo 3.1 del vigente Piano Cave finalizzato al recupero, denominato cava Merlo. Figura 15: Vista aerea dell ATEp1 (Base: Ortofoto anno 2008) RISORSA MINERARIA E ASSETTO GEOLOGICO-STRUTTURALE Il giacimento è costituito da depositi detritici appartenenti alla formazione geologica della Dolomia Principale. Dal punto di vista litologico si possono distinguere due settori: un primo settore è costituito da dolomite di colore variabile tra il biancastro e il cenere, distintamente cristallina e farinosa solo superficialmente, passante nella parte superiore a calcari in banchi e lastre; un secondo settore è invece formato da depositi quaternari alluvionali e di conoide. Lo stato di alterazione del substrato roccioso è generalmente piuttosto elevato, rendendo la roccia molto fratturata. Lo sfruttamento della cava è finalizzato alla messa in sicurezza del versante. È presente un flusso di acque sotterranee; La permeabilità dei depositi può variare molto in funzione della variabilità dei depositi di versante, che possono passare dal detrito di falda grossolano al deposito di conoide a matrice sabbiosa, fino a locali depositi alluvionali o lacustri di natura sabbioso-limosa. Le acque di ruscellamento non incanalato causano fenomeni di erosione diffusa, tuttavia l area presenta due impluvi che garantiscono un drenaggio preferenziale delle acque. Ad esso si aggiunge anche una naturale predisposizione delle rocce carbonati che a sviluppare una circolazione idrica ipogea di tipo carsico. QUANTIFICAZIONE VOLUMETRICA Il Provvedimento Dirigenziale n.258 del 29/06/2006 prevede la coltivazione di mc nell A.R. 3.1 Settore 1, a cui andranno sommati ulteriori mc. Tale ulteriore volume di pietrisco da estrarre è da sommarsi a Pagina 51

56 PROVINCIA DI LECCO quanto già autorizzato dal precedente progetto d ambito, in ragione della disponibilità di tale volume entro i limiti di cava attiva, senza ampliare le superfici di scavo autorizzate. MODALITÀ DI COLTIVAZIONE Il metodo di coltivazione adottato è quello dei gradoni montanti, la cui geometria, fatto salvo quanto di più restrittivo potrà emergere in sede di analisi geotecnica del sito specifico è così sintetizzata: Altezza massima gradoni 15/20 m Inclinazione massima alzata in roccia 50 e in detrito 35 Larghezza minima pedata 15/20 m Nella prosecuzione della coltivazione non dovranno essere alterate le aree già ricomposte. La coltivazione dovrà proseguire come quanto già autorizzato, ossia dal basso verso l alto con formazione di gradoni mediante apporto di materiali dall esterno sino a quota 225 m e dall alto verso per la porzione superiore. Le acque di precipitazione ricadenti all interno dello scavo dovranno essere regimate e smaltite in modo naturale, evitando la formazione di ristagni nel bacino estrattivo. Le superfici finali definitive dei gradoni non dovranno essere regolari e rigidamente geometriche, mentre dovranno essere introdotte alcune alternanze geometriche. Le strade di arroccamento all interno dell area di scavo dovranno essere limitate al minimo e funzionali alle opere di recupero e di mantenimento. Non è consentito l intaccamento del substrato roccioso, pertanto i materiali estraibili si configurano esclusivamente nei detriti di falda presente. L asportazione del materiale diverso dal detrito comporta una differente classificazione del materiale estratto, definendolo rocce per usi industriali, quindi non pianificato, non autorizzabile e non estraibile. MODALITÀ DI RECUPERO FINALI È prevista la stabilizzazione e messa in sicurezza con tecniche di ingegneria naturalistica e formazione di superfici vegetate sulle scarpate, mentre sulle pedate dei gradoni piantumazioni arboree ed arbustive. Nel fondo cava è prevista la realizzazione di gradonature mediante l apporto di materiali provenienti dall esterno con stabilizzazione e messa in sicurezza con tecniche di ingegneria naturalistica; formazione di superfici vegetate sulle alzate, mentre sulle pedate dei gradoni piantumazioni arboree ed arbustive. L avanzamento del recupero ambientale dovrà essere parallelo all avanzamento delle attività estrattive. Figura 16: Panoramica della cava ex Merlo in fase di coltivazione e sistemazione, con vista da ovest a est. In primo piano la ricomposizione ambientale effettuata attraverso il riporto di materiali provenienti dall esterno ed il rinverdimento. Pagina 52

57 PROVINCIA DI LECCO 7.1 ATEp2 INQUADRAMENTO Il giacimento si attesta sul versante nord del monte Moregallo, che si presenta con ripide pareti sulle quali da tempo sono presenti attività estrattive. Il giacimento è delimitato ad ovest e ad est da impluvi naturali e a nord dal lago Il limite occidentale del giacimento coincide con l imbocco di un accesso di servizio/presa d aria della galleria stradale della SS 583. In quest area nel 2002 si è verificata una frana che ha interrotto la ex Statale per Bellagio. A protezione dell imbocco stradale sono state realizzate delle reti di contenimento. Le attività estrattive presenti hanno determinato la formazione di un piazzale depresso di 5/6 m rispetto alla sede stradale, sfruttato ai fini dello stoccaggio dei materiali e area di manovra dei mezzi d opera. Lo stesso piazzale ha lo scopo di contenere eventuali blocchi rocciosi provenienti dai ripidi versanti. L area del giacimento è individuata verso monte (Sud) dalle nicchie di distacco presenti, che esprimono il carattere franoso del versante. Il corpo di frana pare impostato esclusivamente, nella copertura eluviocolluviale, tra pochi decimetri e circa un metro, mentre scendendo comprende gli stessi corpi detritici presenti con spessori da pochi decimetri ad alcuni metri. A causa delle infiltrazioni e dei continui scalzamenti ai fini estrattivi si manifesta il ribassamento degli orli inferiori delle nicchie di distacco, interessando prevalentemente il materiale detritico. Attualmente nell area sono presenti 4 gradonature ed è in atto l asportazione del materiale detritico sciolto e parte dell ammasso roccioso maggiormente alterato. Figura 17: Vista aerea dell ATEp2, il cui limite indicativo è tratteggiato con linea rossa (Base: Ortofoto anno 2008) Pagina 53

58 PROVINCIA DI LECCO RISORSA MINERARIA E ASSETTO GEOLOGICO-STRUTTURALE Dall ATEp2 si estrae Pietrisco Il Moregallo è costituito dalla formazione della Dolomia principale disposta in banchi immergenti in direzione Sud. Dal punto di vista litostratigrafico si possono distinguere due settori: Dolomia principale: costituita da dolomite di colore variabile tra il biancastro e il cenere, distintamente cristallina e farinosa solo superficialmente, passante nella parte superiore a calcari in banchi e lastre; Depositi quaternari di conoide e alluvionali. La dolomia costituisce l anticlinale del Moregallo mentre i depositi quaternari affiorano lungo tutta la fascia litoranea. Lo stato di alterazione del substrato roccioso è generalmente piuttosto elevato, rendendo la roccia molto fratturata. Le acque di ruscellamento non incanalato causano fenomeni di erosione diffusa, tuttavia l area presenta due impluvi che garantiscono un drenaggio preferenziale delle acque. Ad esso si aggiunge anche una naturale predisposizione delle rocce carbonati che a sviluppare una circolazione idrica ipogea di tipo carsico. QUANTIFICAZIONE VOLUMETRICA Il Provvedimento Dirigenziale n.318 del 02/05/2007 prevede la coltivazione di mc nell A.R. 3.1 Settore 2. Non sono concesse ulteriori volumetrie oltre a quanto già autorizzato. MODALITÀ DI COLTIVAZIONE Il metodo di coltivazione adottato è quello dei gradoni montanti, la cui geometria, fatto salvo quanto di più restrittivo potrà emergere in sede di analisi geotecnica del sito specifico è così sintetizzata: Altezza massima gradoni 15 m Inclinazione massima alzata in roccia 50 e in detrito 35 Larghezza minima pedata 8 m Nella prosecuzione della coltivazione non dovranno essere alterate le aree già ricomposte. La coltivazione dovrà proseguire come quanto già autorizzato, ossia dal basso verso l alto con formazione di gradoni mediante apporto di materiali dall esterno sino a quota 225 m e dall alto verso per la porzione superiore. Le acque di precipitazione ricadenti all interno dello scavo dovranno essere regimate e smaltite in modo naturale, evitando la formazione di ristagni nel bacino estrattivo. Le superfici finali definitive dei gradoni non dovranno essere regolari e rigidamente geometriche, mentre dovranno essere introdotte alcune alternanze geometriche. Le strade di arroccamento all interno dell area di scavo dovranno essere limitate al minimo e funzionali alle opere di recupero e di mantenimento. Particolarmente rilevanti sono le situazioni di frane incipienti, provocate dalle attività estrattive poste al piede del pendio. Lo scalzamento al piede può innescare lo scivolamento di paleofrane, attualmente mantenute in equilibrio anche da speroni di substrato roccioso subaffiorante che non dovranno essere oggetto di estrazione. Pagina 54

59 PROVINCIA DI LECCO I volumi residui di materiale da estrarre rimangono vincolati a quanto già autorizzato, non vengono pertanto concesse nuove volumetrie. Non è consentito l intaccamento del substrato roccioso, pertanto i materiali estraibili si configurano esclusivamente nei detriti di falda presente. L asportazione del materiale diverso dal detrito comporta una differente classificazione del materiale estratto, definendolo rocce per usi industriali, quindi non pianificato, non autorizzabile e non estraibile. MODALITÀ DI RECUPERO FINALI È prevista la stabilizzazione e messa in sicurezza con tecniche di ingegneria naturalistica e formazione di superfici vegetate sulle scarpate, mentre sulle pedate dei gradoni piantumazioni arboree ed arbustive. Nel fondo cava è prevista la realizzazione di gradonature mediante l apporto di materiali provenienti dall esterno con stabilizzazione e messa in sicurezza con tecniche di ingegneria naturalistica; formazione di superfici vegetate sulle alzate, mentre sulle pedate dei gradoni piantumazioni arboree ed arbustive. L avanzamento del recupero ambientale dovrà essere parallelo all avanzamento delle attività estrattive. 7.2 ATEp3 INQUADRAMENTO Il giacimento si attesta sul versante nord del monte Moregallo, che si presenta con ripide pareti sulle quali da tempo sono presenti attività estrattive. Il Giacimento si trova ad est dell attività estrattiva esistente ed identificata come Cava Spandri. Il giacimento è delimitato ad ovest e ad est da impluvi naturali e a nord dal lago; le pendenze del versante sono inferiori a quelle del giacimento Gp.2b. L area è stata oggetto in passato di attività estrattive ed in particolare nel settore Ovest e nel settore Est. La parte centrale del giacimento appare attualmente intatta ma è in fase di autorizzazione l apertura di una nuova attività estrattiva che prevede l asportazione di mc di detrito. Nella zona a nord la coltivazione ha sviluppato un piccolo piazzale di modeste dimensioni e mascherato con vegetazione spontanea. La porzione nordorientale invece è maggiormente segnata dalle attività antropiche vista la presenza di un ampio piazzale alla cui estremità settentrionale è presente un attività di ristoro. La scarpata rocciosa a ridosso del piazzale appare di altezza di circa 50 m e ricoperta da una copertura eluviocolluviale. Se la roccia affiorante si presenta in buone condizioni di stabilità, il versante di materiale sciolto mostra segni di franamenti, probabilmente a causa dell azione delle acque superficiali. Pagina 55

60 PROVINCIA DI LECCO Figura 18: Vista aerea dell ATEp3, il cui limite indicativo è tratteggiato con linea rossa (Base: Ortofoto anno 2008) RISORSA MINERARIA E ASSETTO GEOLOGICO-STRUTTURALE Dall ATEp3 si estrae Pietrisco. Il Moregallo è costituito dalla formazione della Dolomia principale disposta in banchi immergenti in direzione Sud. Dal punto di vista litostratigrafico si possono distinguere due settori: Dolomia principale: costituita da dolomite di colore variabile tra il biancastro e il cenere, distintamente cristallina e farinosa solo superficialmente, passante nella parte superiore a calcari in banchi e lastre; Depositi quaternari di conoide e alluvionali. La dolomia costituisce l anticlinale del Moregallo mentre i depositi quaternari affiorano lungo tutta la fascia litoranea. Lo stato di alterazione del substrato roccioso è generalmente piuttosto elevato, rendendo la roccia molto fratturata. Le acque di ruscellamento non incanalato causano fenomeni di erosione diffusa, tuttavia l area presenta due impluvi che garantiscono un drenaggio preferenziale delle acque. Ad esso si aggiunge anche una naturale predisposizione delle rocce carbonati che a sviluppare una circolazione idrica ipogea di tipo carsico. QUANTIFICAZIONE VOLUMETRICA Il Provvedimento Dirigenziale n.293 del 06/06/2012 prevede la coltivazione di mc nell A.R. 3.1 Settore 2. Non sono concesse ulteriori volumetrie oltre a quanto già autorizzato. MODALITÀ DI COLTIVAZIONE Il metodo di coltivazione adottato è quello dei gradoni montanti, la cui geometria, fatto salvo quanto di più Pagina 56

61 PROVINCIA DI LECCO restrittivo potrà emergere in sede di analisi geotecnica del sito specifico è così sintetizzata: Altezza massima gradoni 15 m Inclinazione massima alzata in roccia 50 e in detrito 35 Larghezza minima pedata 8 m Nella prosecuzione della coltivazione non dovranno essere alterate le aree già ricomposte. La coltivazione dovrà avvenire dall alto verso il basso. Le acque di precipitazione ricadenti all interno dello scavo dovranno essere regimate e smaltite in modo naturale, evitando la formazione di ristagni nel bacino estrattivo. Le superfici finali definitive dei gradoni non dovranno essere regolari e rigidamente geometriche, mentre dovranno essere introdotte alcune alternanze geometriche. È fatto divieto di intaccare il substrato roccioso calcareo dolomitico. È consentita la movimentazione, la riduzione volumetrica e la commercializzazione esclusivamente dei materiali detritici distaccati dal substrato roccioso. Si rende necessario attuare monitoraggi topografici e geostrutturali periodici al fine di valutare la stabilità del versante. Le strade di arroccamento all interno dell area di scavo dovranno essere limitate al minimo e funzionali alle opere di recupero e di mantenimento. Dovranno essere realizzati e mantenuti in efficienza valli paramassi distribuiti sul versante di cava a quote differenti e non solamente sul piazzale di fondo. Particolarmente rilevanti sono le situazioni di possibili frane incipienti, che si potrebbero innescare attraverso l estrazione dei detriti, pertanto gli speroni di substrato roccioso subaffiorante non dovranno essere oggetto di estrazione. I volumi residui di materiale da estrarre rimangono vincolati a quanto già autorizzato, non vengono pertanto concesse nuove volumetrie. Non è consentito l intaccamento del substrato roccioso, pertanto i materiali estraibili si configurano esclusivamente nei detriti di falda presente. L asportazione del materiale diverso dal detrito comporta una differente classificazione del materiale estratto, definendolo rocce per usi industriali, quindi non pianificato, non autorizzabile e non estraibile. MODALITÀ DI RECUPERO FINALI È prevista la stabilizzazione e messa in sicurezza con tecniche di ingegneria naturalistica e formazione di superfici vegetate sulle scarpate, mentre sulle pedate dei gradoni piantumazioni arboree ed arbustive. L avanzamento del recupero ambientale dovrà essere parallelo all avanzamento delle attività estrattive. In conclusione all estrazione di ogni gradone e prima dell avvio delle opere di sistemazione ambientale dello stesso, dovranno essere eseguite le opere di messa in sicurezza definitive. Il proseguimento delle attività estrattive dovrà essere subordinato a verifiche annuali da parte dell Ente competente sull effettiva sistemazione ambientale del sito. Pagina 57

62 PROVINCIA DI LECCO 7.3 R.g1 INQUADRAMENTO L ambito estrattivo si colloca alle pendici nord-est del Monte Barro; al suo interno è presente un area di cava abbandonata altamente degradata e denominata ex cava Mossini situata in prossimità dell abitato di Ponte Azzone Visconti e alla S.P. 583 che costeggia il fiume Adda. Gli strumenti di pianificazione vigente prevedono l attivazione della riqualificazione della cava ipotizzando sviluppi insediativi connessi al recupero della cava che possano prevedere la localizzazione di servizi sovralocali, accessibilità al Monte Barro, integrazione con il sistema ferroviario. Figura 19: Vista aerea della cava Rg1 (Base: Ortofoto anno 2008) RISORSA MINERARIA E ASSETTO GEOLOGICO-STRUTTURALE All interno della cava di recupero Mossini è presente l Ambito Estrattivo finalizzato al recupero AR 5.1 individuato nel vigente Piano Cave che comprende un area di cava cessata e a tutt oggi abbandonata denominata ex cava Mossini. La porzione del giacimento altimetricamente superiore è caratterizzata da depositi limoso-argillosi sovraconsolidati con grado di alterazione media e cementazione scarsa; nella zona sottostante sono presenti invece ghiaie e sabbie poligeniche in matrice limoso-sabbiosa fine con medio grado di alterazione e cementazione scarsa che potrebbero essere sfruttati per soddisfare il fabbisogno di inerti. La reale estensione in profondità di tali depositi è da accertare mediante indagini geognostiche locali. L eventuale sfruttamento del giacimento sarebbe auspicabile nell ottica di realizzare un progetto di recupero complessivo della ex cava Mossini che attualmente si trova in stato di elevato degrado con fronti di scavo sub- Pagina 58

63 PROVINCIA DI LECCO verticali a possibile rischio di instabilità. Dal punto di vista idrogeologico nella zona del fondo cava è presente una falda freatica il cui livello statico si attesta ad una profondità maggiore di 10 m, direttamente connessa al Fiume Adda. QUANTIFICAZIONE VOLUMETRICA I volumi disponibili nella cava di recupero sono stimati in mc, individuati tramite modello digitale del terreno in funzione della superficie di coltivazione, della profondità raggiungibile e delle geometrie delle fronti di scavo. Viene ampliato l attuale perimetro della cava, ottenendo un arretramento dei fronti in direzione sudovest, al fine di ottenere una pendenza unica degli stessi e molto più dolce rispetto a quella attuale di abbandono. L estrazione è distribuita nei 10 anni della durata del Piano. Non si prevedono pertanto riserve per le pianificazioni future e successive al presente piano cave. Attualmente l area si presenta altamente degradata a causa della presenza di fronti sub verticali a seguito di attività antropiche non recenti. L attivazione della cava è opera necessaria alla ricomposizione del sito stesso. La sostenibilità economica dell intervento deve prescindere dagli eventuali utilizzi del sito futuri, pertanto l asportazione dei volumi indicati di ghiaia e sabbia, ancorché legato alla morfologia del sito, è elemento necessario al fine di attuare adeguate opere di messa in sicurezza e di sistemazione ambientale ed evitare l apporto di ingenti quantitativi di materiali provenienti dall esterno di non certa provenienza e reperibilità. MODALITÀ DI COLTIVAZIONE Si tratta di una cava di ghiaia e sabbia a mezza costa le cui condizioni attuali sono di elevato degrado ambientale e di dissesto geomorfologico. Inserita in un contesto ambientale rilevante, quello del Monte Barro, si rendono necessari tutti gli accorgimenti utili al fine di limitare il sollevamento oppure l abbattimento delle polveri nelle aree di manovra e di viabilità interna della cava. Con particolare riguardo dovranno essere progettate le modalità operative per la movimentazione dei fronti più alti, al fine di limitare il sollevamento delle polveri. La coltivazione dovrà avvenire dall alto verso il basso, a partire dal lato più esterno del perimetro di cava individuato, secondo una direzione preferenziale. Le attività di estrazione dovranno modellare in modo definitivo le scarpate, mettendole definitivamente in sicurezza, in modo da rendere possibile il recupero ambientale contestualmente all avanzamento dei lavori. Le superfici finali della fronte dovranno avere pendenze omogenee e il più dolci possibile, al fine di conformare il sito con forma di teatro naturale. È consentito l abbattimento degli affioramenti rocciosi, tuttavia il materiale di risulta dovrà essere impiegato esclusivamente all interno del sito per realizzare i riempimenti dei vuoti di cava già esistenti. Non è consentita la commercializzazione e l allontanamento dall ambito estrattivo del materiale diverso dalla ghiaia e sabbia. Il riempimento dei vuoti di cava dovrà avvenire riportando prima il materiale di grossa pezzatura, derivante dall eventuale abbattimento dei fronti rocciosi, e successivamente quello a granulometria più fine, al fine di Pagina 59

64 PROVINCIA DI LECCO formare una fronte stabile ed idonea allo sviluppo degli apparati radicali della vegetazione impiantata successivamente. Le strade di servizio all interno dell area di scavo dovranno essere limitate al minimo e funzionali alle opere di recupero e di mantenimento. Le acque di precipitazione ricadenti all interno dell area di cava dovranno essere regimate ed eventualmente convogliate, evitando la formazione di ristagni nel bacino estrattivo. La coltivazione della cava non dovrà provocare ricadute di polveri all esterno del perimetro dell ATE. L utilizzo degli esplosivi è consentito solamente nel caso questo venga considerato il metodo più sicuro per l abbattimento dei soli fronti rocciosi o ghiaiosi considerati più critici. Per l asportazione dei materiali ghiaiosi sono consentite invece le normali tecniche di coltivazione con mezzi meccanici. È vietata l installazione di qualsiasi impianto fisso a servizio della cava. MODALITÀ DI RECUPERO FINALI La destinazione finale della cava è a carattere Naturalistica, Paesaggistica, Agricola, Forestale, Ricreativa oppure Produttiva, Infrastrutturale e Residenziale, oppure eventuali diverse destinazioni compatibili con gli strumenti urbanistici. Fatto salvo quanto di più restrittivo potrà emergere in sede di analisi geotecnica nel progetto di gestione produttiva dell A.T.E., non è consentita, nei fronti finali costituiti da materiali granulari, la formazione di pendenze maggiori di 35. Per le limitate porzioni dei fronti aventi pendenze superiori dovranno essere impiegate opere di consolidamento, adottando le metodologie tipiche dell ingegneria naturalistica. Modellamento delle scarpate finali secondo schemi naturali. Riporto di terreno vegetale su tutte le aree prive di soprassuolo. Semina di specie erbacee, messa a dimora di specie arboree ed arbustive in accordo con l Ente gestore del Parco del Monte Barro. Il recupero del fondo cava dovrà avvenire mediante Riporto di sterili di cava per la formazione di un suolo stabile ed idoneo alle destinazioni d uso successive al recupero della cava. Le aree di fondo cava, a morfologia pianeggiante, dovranno essere rinverdite in continuità con le sistemazioni delle scarpate. È consentito, alle sole necessità di garantire condizioni di maggior sicurezza delle scarpate, il mantenimento di limitate superfici rocciose affioranti, nel caso in cui queste, per giacitura, possano riprodurre modelli naturali locali. In tal caso è opportuno trattare con pigmenti ossidanti i fronti in vista, al fine di rendere gli stessi maggiormente inseriti nel contesto di zona. Dovrà essere ridotto al minimo l apporto dall esterno di materiale necessario alla ricomposizione ambientale, escluso comunque dalla disciplina dei rifiuti. Nella fattispecie è consentito l apporto del solo terreno vegetale di provenienza certificata. Pagina 60

65 PROVINCIA DI LECCO 8 DETERMINAZIONE DELL ASSETTO FINALE DELL AREA ESTRATTIVA E DESTINAZIONE FINALE DELL ATE La Provincia di Lecco è caratterizzata da importanti contesti naturalistici, storici ed insediativi ma anche da notevoli realtà estrattive, non per numero ma per dimensioni, che storicamente sono presenti nel territorio. Alcune di queste cave sono attive e le operazioni di recupero ambientale procedono parallelamente ai lavori di estrazione, altre sono in fase di gestione ma con scarsi o nulli ripristini ambientali ed infine alcune cave sono abbandonate e mai ripristinate, compromettendo l assetto idrogeologico ed il paesaggio. Il Nuovo Piano Cave della Provincia di Lecco è uno strumento di pianificazione che permette di recuperare alcune cave abbandonate o dismesse qualora la situazione ambientale delle stesse sia insoddisfacente. Uno degli obiettivi di piano, il n 3, è quello di sbloccare situazioni in completo abbandono, pianificando interventi economicamente sostenibili al fine di raggiungere gli obiettivi di messa in sicurezza e ricomposizione ambientale. Nella Provincia di Lecco è presente una notevole criticità paesaggistica ed ambientale ai piedi del Monte Moregallo che esplica, nel migliore dei modi, di come un area estrattiva non deve essere gestita e di come l assetto finale di un ATE o di una cava di recupero non deve essere sviluppato. Nel caso del Moregallo, a seguito delle analisi svolte nella VAS e da alcune considerazioni di carattere tecnico, non si vede alcuna possibilità di riapertura di attività estrattive finalizzate al recupero delle aree perché questo comporterebbe una nuova estrazione di inerti e probabilmente un apporto di materiali provenienti dall esterno. Dalle cave abbandonate e dismesse del Moregallo si ritiene non possa essere estratto ancora materiale, in quanto l assetto idrogeologico del versante impone eventualmente interventi di sola movimentazione dei materiali, apporto di materiali dall esterno ed interventi di ingegneria naturalistica in grado di stabilizzare il versante e di ricostituire un assetto naturalistico dei luoghi. Alla luce delle considerazioni appena espresse il Nuovo Piano Cave inserisce come unica cava finalizzata al recupero ed al riassetto ambientale e paesaggistico una sola nuova cava denominata Rg1 e che sorge sulla ex cava Mossini. Il piano cave individua la possibilità di ampliamenti in 2 ATE (ATEi2 e ATEi3) e approva ampliamenti volumetrici senza interessamenti di nuove superfici in ulteriori 2 cave attive (Cornello ed Ex Merlo). Per le rimanenti cave non vi è alcuna nuova concessione, quindi saranno portate a scadenza delle attuali autorizzazioni. Non potendo intervenire in modo diretto sulla gestione delle cave in scadenza, il Piano Cave si prefigge come uno degli obiettivi principali, quello di un programmare il riassetto morfologico ed ambientale delle cave in ampliamento o in apertura, definendo modalità specifiche di intervento e tempistiche certe, per il progressivo recupero delle superfici compromesse dagli scavi. Le prescrizioni riportate nella Normativa Tecnica di Attuazione e nelle schede di piano, impongono infatti la progettazione delle attività estrattive in funzione dell assetto finale delle aree e della progressiva necessità di recupero ambientale e paesaggistico dei terreni. La definizione dell assetto finale di una cava deve essere dunque operata fin dalle prime fasi della progettazione della stessa, tuttavia, in questa sede programmatoria, non è possibile fornire indicazioni di validità generale sulle regole di base per la definizione di tale obiettivo: non è infatti possibile identificare in modo univoco le scelte più corrette. Gli elementi che devono essere considerati per effettuare tali scelte possono essere di Pagina 61

66 PROVINCIA DI LECCO diversa natura e riguardare, da un lato, le caratteristiche del sito e delle aree circostanti (aspetti geologici, morfologici, idraulici, biologici, paesaggistici, economici, sociali...) e, dall altro, aspetti di natura molto diversa, quali le aspettative e le necessità produttive ed imprenditoriali. Gli obiettivi di un recupero ambientale possono essere classificati in diverso modo, per esempio considerando gli aspetti ecologici, in funzione del loro rapporto con i processi naturali si possono distinguere [Il Recupero e la Riqualificazione ambientale delle cave in Emilia Romagna, 2003]: - obiettivi cosmetici: di mascheramento, di pulizia, pensati cioè come interventi ingegneristici comportanti anche forti investimenti iniziali per la risistemazione morfologica ed ecologica, ma caratterizzati da una durata nel tempo limitata e tale da rendere necessari successivi interventi di integrazione, ricostruzione o cambio di destinazione; - obiettivi sostenibili: comportano l adozione di misure di contenimento e di controllo degli aspetti problematici legati alla distruzione dei sistemi naturali, attraverso interventi di tipo tecnico che non coinvolgono, se non in parte, processi naturali; possono essere efficaci ed avere una durata anche medio-lunga, ma sono sempre destinazioni a termine e tali da richiedere sempre una manutenzione periodica. - obiettivi auto-sostenibili: la misure adottate sono di tipo prevalentemente ecologico e hanno lo scopo primario di attivare tutti i processi naturali necessari per stabilizzare ed arricchire l area; la principale finalità è, in questo caso, stimolare il riavvio della dinamica naturale, per ripristinare condizioni ecologiche complesse. Si tratta dell azione ottimale nel lungo periodo permettendo, a parità di risorse impiegate, il raggiungimento di una condizione di maggiore stabilità ed equilibrio. Oppure possono essere prese in considerazione le diverse destinazioni d uso finale, e, conseguentemente, le diverse condizioni e vincoli che devono essere analizzati. In accordo con quanto riportato nello Strumento multimediale a cura della Regione Emilia Romagna, Assessorato Difesa del Suolo e della Costa Protezione Civile Servizio di Pianificazione di Bacino della Costa, dal titolo Il recupero e la riqualificazione ambientale delle cave in Emilia Romagna Manuale teorico-pratico tali destinazioni d uso possono essere classificate come segue. RECUPERO AD USO NATURALISTICO Il recupero ad uso naturalistico è normato nelle NTA e comprende la destinazione finale naturalistica, paesaggistica e forestale. Destinazione Naturalistica In questo caso l obiettivo è favorire l insediamento e lo sviluppo di una copertura vegetale naturale o seminaturale, stabile ed autoportante, per permettere una rinaturazione dell area per mezzo del recupero e/o del riavvio dei cicli biologici che controllano la fertilità. I vincoli comportati da questo tipo di scelta sono la necessità di ricreare condizioni ecologiche locali definite e stabili e quella di ricorrere a specie vegetali autoctone. Si tratta però di una tipologia di recupero ambientale che si adatta teoricamente a tutte le condizioni morfologiche, pedologiche e di localizzazione, anche se al mutare delle condizioni cambiano, Pagina 62

67 PROVINCIA DI LECCO comprensibilmente, l entità ed il risultato dei lavori di recupero. Rappresenta perciò un obiettivo ambizioso e difficile da raggiungere, che richiede lunghi tempi di attuazione ed una conoscenza approfondita dell area e delle relazioni ecologiche esistenti. Un altra imprescindibile condizione, per l ottenimento di buoni risultati, è un ottima organizzazione dei lavori, sia in fase di scotico che di recupero ambientale, con una scrupolosa gestione di tutto il materiale pedologico esistente. Destinazione Paesaggistica È una destinazione di tipo ancora naturalistico, tuttavia con dei limiti nella sua evoluzione ed utilizzo: si presta nei casi di sistemazioni di pendii e scarpate nei pressi di infrastrutture civili, dove accanto a problemi di ricucitura paesaggistica e naturale esistono esigenze di rigoroso controllo della stabilità e dell erosione superficiale. Le tracce morfologiche dell attività precedente vengono in un certo qual modo assimilate nel paesaggio nuovo che non cancella l antico. In questo caso il soprassuolo non può essere lasciato libero di svilupparsi naturalmente, ma deve essere rigorosamente controllato nella sua evoluzione. I principali vincoli relativi a questa scelta sono rappresentati dalla stabilità, che deve essere in ogni caso garantita, e dalle relazioni ecologiche e paesaggistiche con l ambiente di riferimento. Si adatta anche a situazioni morfologiche problematiche, ma richiede un impegno progettuale notevole e considerevoli risorse economiche per la manutenzione; non sono viceversa necessarie grandi quantità di materiale pedogenizzato, essendo talvolta preferita la semina diretta sul minerale o la creazione di strati superficiali molto sottili. È preferibile l utilizzo di materiale biologico autoctono, anche se, in particolari condizioni, possono essere inserite specie alloctone appositamente selezionate. Destinazione Forestale Lo scopo di questa tipologia di recupero ambientale è quello di ricreare un ambito naturale o semi-naturale stabile, attraverso interventi estensivi in grado di costituire una struttura vegetale stabile, capace di una produzione legnosa, o perlomeno assicurare una copertura permanente del suolo. Questo tipo di destinazione non si adatta a tutti i siti; in particolare esistono delle pesanti limitazioni in caso di presenza di sostanze fitotossiche, condizioni stazionarie precarie (per esempio aridità persistente, assenza di fertilità, ph estremi). Anche in questo caso è indispensabile un attenta programmazione nella gestione del substrato pedogenizzato di provenienza locale (raccolta, conservazione, utilizzo): questo deve essere presente in quantità adeguata allo sviluppo di soprassuoli arborei (condizione che non sempre si verifica nei casi delle coltivazioni di monte di materiali calcarei impostate spesso su versanti già naturalmente caratterizzati da scarsa copertura vegetale). Rispetto alla finalità naturalistica, quella produttiva consente una maggiore libertà nell uso delle specie. RECUPERO AD USO AGRICOLO Con questo tipo di destinazione si intende favorire uno sviluppo di tipo agricolo che è consentito solo dall assenza di vincoli di tipo naturale o economico-sociale in grado di limitare la produzione agricola. Il più delle volte si tratta di un riuso del terreno. I principali vincoli che possono presentarsi sono: Pagina 63

68 PROVINCIA DI LECCO a) vincoli naturali, che riguardano l insieme dei fattori micro ambientali e sono essenzialmente - di tipo chimico: presenza di microelementi tossici per le piante o per gli animale; presenza elevata di sali; presenza di ph estremi; - di tipo fisico: quote, pendenze elevate, pietrosità e tessitura anomale, potenza limitata degli strati, capacità di accumulo di riserve idriche limitate. b) vincoli economico-sociali che possono condizionare la vitalità di un azienda agricola. Particolare cura deve essere posta in questi casi all organizzazione del prelievo e della conservazione dello strato di materiale pedogenizzato, anche se sono sufficienti attenzioni meno impegnative di quelle necessarie per la destinazione naturalistica, non essendo richiesta una particolare ricostruzione in orizzonti, bensì uno spessore di terreno adeguato alle esigenze agronomiche (minimo 1m) che può essere raggiunto anche con l impiego di materiale alloctono. Altrettanto importante è la realizzazione di una risistemazione fondiaria ed idraulica che riconnettano efficacemente il sito al territorio circostante. RECUPERO AD USO RICREATIVO E A VERDE PUBBLICO ATTREZZATO Questo tipo di soluzione si presta ai siti che si trovano in prossimità di centri abitati e che possono dunque essere destinati ad un impiego ludico, come parchi, giardini o attività sportive e ricreative in generale. I principali vincoli a questa scelta sono costituiti dalla necessità dell assoluta stabilità a lungo termine dei luoghi, da una morfologia che consenta il riuso a fini ricreativi in totale sicurezza, l assenza di sostanze fitotossiche, l assenza di sostanze tossiche per uomini o animali. Anche questa tipologia di intervento richiede una progettazione attenta ed onerosa preceduta da una corposa raccolta di dati di ingresso; non vi sono per contro particolari prescrizioni per la provenienza del materiale biologico, anche se è ancora una volta preferibile usare materiale locale a cui possono essere associate specie di origine diversa, purché adatte dal punto di vista ecologico ed estetico. La scelta di una destinazione ricreativa si adatta a diverse situazioni, anche sfavorite: la possibilità di realizzare interventi tecnici ripetuti, quali irrigazione, concimazione ecc., può infatti anche consentire di contrastare artificialmente condizioni limitanti. Rappresenta naturalmente un prerequisito essenziale la compatibilità con gli strumenti urbanistici e la pianificazione territoriale. RECUPERO AD USO INSEDIATIVO Si tratta di una soluzione che può risultare particolarmente utile in caso di aree urbanizzate dove spesso si verifica la necessità di aree per servizi o aree industriali, quali depositi di materiale, spazi per il trattamento di aggregati o di macerie ecc... ed anche insediamenti produttivi o residenziali. Tali destinazioni necessitano però di siti con determinate caratteristiche: -stabilità; -presenza di adeguate infrastrutture, soprattutto viarie; -compatibilità di vincoli ambientali. Caratteristiche difficilmente tutte presenti nei siti montani della Provincia di Lecco ma che si riconoscono Pagina 64

69 PROVINCIA DI LECCO pienamente nel sito della cava di recupero Rg1 Mossini, che da ambiente di forte degrado può rappresentare un valido esempio di riutilizzo delle cave estinte, integrando l intervento antropico in un contesto di pregio ambientale rappresentato dal Monte Barro. Anche nel caso di riuso a fini produttivi o infrastrutturali, per quanto riguarda la progettazione del recupero ambientale, sono necessari interventi di riqualificazione del sito, al fine di dotarlo di un adeguato corredo vegetale (barriere visive, frangivento, limitatrici di polveri, fonoassorbenti, ecc.) per limitare i disturbi recati verso l esterno dall attività che si svolge all interno del sito. Rispetto ai casi precedentemente esaminati, in tali situazioni non è comunque richiesta la disponibilità di materiale pedogenizzato in grandi quantità, né esistono particolari limitazioni nella scelta del materiale biologico. In generale per ogni ATE o cava di Recupero della Provincia di Lecco si possono fare le seguenti considerazioni. ROCCE PER USI INDUSTRIALI: A.T.E. i.1; A.T.E. i.2; A.T.E. i.3; A.T.E. i.4 Per il recupero ambientale nelle coltivazioni di materiale calcareo per uso industriale, come del resto per tutte le cave di monte, si pongono i problemi di assetto geomorfologico ed ambientale, che limitano fortemente le possibilità di destinazione finale dei siti. Le scelte dei progettisti, secondo le particolari situazioni climatiche, topografiche ecc. possono orientarsi esclusivamente verso destinazioni di tipo naturalistico, paessaggistico o forestale. È tuttavia da tenere presente che le dimensioni industriali dei gruppi societari che gestiscono le cave presenti nella Provincia di Lecco, possono consentire di realizzare, date le attività estrattive protratte nel tempo, operazioni di alto profilo paesaggistico e naturalistico sul territorio, come comprovato dalla cava Valle Oscura e dalla cava Vaiolo Alta. PIETRISCHI: A.T.E. p.1; A.T.E. p.2; A.T.E. p.3 Come per tutte le cave di monte, per il recupero ambientale delle cave di pietrisco si pongono i problemi di assetto geomorfologico ed ambientale, che limitano fortemente le possibilità di destinazione finale dei siti. Le scelte dei progettisti, secondo le particolari situazioni topografiche ed idrogeologiche del Moregallo possono orientarsi solamente verso destinazioni di tipo paessaggistico, mirato al riassetto ambientale e strutturale del versante. SABBIA E GHIAIA: R.g1 L attuale assetto della ex cava Mossini pone considerevoli problemi per un riutilizzo del sito; per questo motivo è opportuno che siano previste ampie superfici di coltivazione, al fine di ottenere scarpate profilate nella configurazione finale con inclinazioni notevolmente ridotte rispetto all attuale ed eventualmente con l inserimento di terrazzamenti nel caso si voglia destinare parte dell area ad un uso agricolo. Il sito pone anche la possibilità, vista l ampia superficie di fondo cava ottenibile, di nuove destinazioni urbanistiche quali insediamenti residenziali o terziari. Nel solo caso della cava Mossini la progettazione del recupero ambientale, viste anche le destinazioni d uso Pagina 65

70 PROVINCIA DI LECCO attuali e la particolare ubicazione, può spaziare da destinazioni finali naturalistiche, paesaggistiche, agricole, forestali, ricreative oppure produttive, infrastrutturali e residenziali, oppure eventuali diverse destinazioni compatibili con gli strumenti urbanistici. Pagina 66

71 PROVINCIA DI LECCO 9 IDENTIFICAZIONE DELLE CAVE CESSATE La L.R. 08/08/1998 n. 14 art.27 istituisce presso la Regione Lombardia il catasto delle cave in attività e delle cave dimesse o abbandonate. Il catasto cave indica per ciascuna attività estrattiva la localizzazione territoriale, lo stato giuridico amministrativo, la tipologia di produzione e la finalità del recupero. Alla Provincia spetta la redazione dell'inventario delle cave attive e cessate presenti nel territorio di competenza, documentazione che viene inviata alla struttura competente della Regione Lombardia. Nella fattispecie la Provincia di Lecco ha condotto un indagine ed elaborato l inventario delle cave presenti sul proprio territorio per l individuazione di siti idonei alla realizzazione di discariche di inerti in aree di cava cessate, fornendo così il database ed i dati cartografici tra l altro messi a disposizione online dalla Regione Lombardia nella sezione Catasto Cave. L ultimo aggiornamento dell inventario delle cave della Provincia di Lecco risale al 2008, da allora non sono state cessate o abbandonate ulteriori cave rispetto a quanto riportato nel database sintetizzato nella Tabella 15: Identificazione delle cave cessate (Fonte: Inventario delle cave cessate della Provincia di Lecco) Nella Tabella vengono riportati i dati delle singole cave dismesse o abbandonate, come distinte nel 1 comma dell articolo 27 della L.R. 14/98 tra cave dismesse e cave abbandonate. Le cave dismesse sono cave cessate a seguito dell esaurimento del giacimento, le seconde cave abbandonate sono cave cessate, per motivi vari, ma in presenza di un giacimento residuo. Per ogni attività estrattiva si riportano le caratteristiche geografiche e localizzative, vale a dire la località, la denominazione, l eventuale riferimento al piano cave della Provincia di Lecco e la sezione CTR. Vengono inoltre descritte le caratteristiche geomorfologiche, la presenza o meno di recuperi ambientali ed i periodi di attività e cessazione dell attività estrattiva, da cui consegue l assoggettamento o meno alle normative regionali in materia di cave. Delle 41 cave cessate censite in Provincia 18 erano di calcare, 11 di sabbia e ghiaia, 6 di arenaria, 3 di argilla e 2 di brecce e puddinghe (o conglomerati). La distribuzione delle cave è stata ovviamente vincolata alle caratteristiche geologiche del territorio provinciale. Nella zona a nord della Provincia le attività estrattive predominanti, dove affiorano le formazioni metamorfiche, sono in relazione a minerali felspatici e quindi per la vigente legislazione non classificati come cave bensì come miniere. Più a sud in prossimità del lago affiorano calcari scuri (Calcare Nero di Varenna) utilizzati in passato come pietre ornamentali. La roccia calcarea viene o veniva utilizzata oltre che come pietra ornamentale anche per la produzione di pietrischi. Pagina 67

72 PROVINCIA DI LECCO Tabella 15: Identificazione delle cave cessate (Fonte: Inventario delle cave cessate della Provincia di Lecco) N CODICE LOCALITÀ DENOMINAZIONE TIPO CAVA SIGLA ATE SEZ. CTR PENDENZA VERSANTE QUOTA MAX QUOTA MIN SUPERFICIE INTERVENTI DI RECUPERO AMBIENTALE INIZIO ATTIVITÀ CESSAZIONE ATTIVITÀ 1 CLC1 Moregallo Cava Pensa Cava abbandonata AR 3.1 B4d3-B4d da 1 a 10 ha NO Sconosciuta Sconosciuta 2 CLC2 Moregallo Cava Finim-Formenti Cava abbandonata AR 3.1 B4d3-B4d da 1 a 10 ha NO Sconosciuta Sconosciuta 3 CLC3 Via Lorenzina Cava Lorenzina Cava dismessa B4d da 1 a 10 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC4 Moregallo Cava Spandri ex Bregaglio e Vizio Cava abbandonata AR 3.1 B4d da 1 a 10 ha NO Antecedente il 1982 Posteriore al CLC5 Moregallo Cava Merlo Cava abbandonata AR 3.1 B4d fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Sconosciuta 6 CLC6 Parè Cava Castagna Cava dismessa B4d da 1 a 10 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC7 Piazza Rosè Cava Rosè Cava dismessa B4d fino a 1 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC8 Trebbia Cava Romanelli Cava dismessa B4d da 1 a 10 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC9 via Vassena Cava Carsana Cava dismessa B4d da 1 a 10 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC10 Ronchetti Cava Ronchetti Cava dismessa B4d fino a 1 ha SI Sconosciuta Sconosciuta 11 CLC11 via statale Cava via statale Cava dismessa B5e da 1 a 10 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC12 via statale Cava Schenatti Cava dismessa B5e fino a 1 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC13 Arlate Cava Bonsaglia Cava dismessa B5e fino a 1 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC14 Fornace di Brivio Cava Sesana Cava abbandonata AR 9.1 B5e da 10 a 30 ha SI Antecedente il 1982 Sconosciuta 15 CLC15 Monte Robbio Cava Monte Robbio Cava dismessa B5e2-B5e fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC16 Bomboldo Cava Canali Cava dismessa B4d fino a 1 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC17 Malavoglia Cava Malavoglia Cava dismessa B4d fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC18 Via Don Minzoni Cava Don Minzoni Cava dismessa B5d fino a 1 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC19 Molera Cava Molera Cava dismessa B5d fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC20 Cosa D'Oro Cava Costa D'Oro Cava dismessa B5d fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC21 Nibionno Cava Nibionno Cava dismessa B5c da 1 a 10 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC22 cascina Boschetti Cava delle Molere Cava dismessa B5d fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC23 Bagaggera Cava Bagaggera Cava dismessa B5d da 1 a 10 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC24 Roncaccio Cava del Buffa Cava dismessa B4d fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC25 Cava Mossini Cava abbandonata AR 5.1 B4d da 1 a 10 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC26 Borima di Civate Cava Borima Cava dismessa B4d4-B4d da 1 a 10 ha NO Sconosciuta Sconosciuta 27 CLC27 Strada comunale detta Pradelli Cava Arrigoni Marocco Cava dismessa B4e fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC28 via Culmine Cava Merlo2 Cava dismessa B4e da 1 a 10 ha NO Antecedente il 1982 Sconosciuta 29 CLC29 Moncucco Cava Galbani Cava dismessa B4e fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Posteriore al CLC30 Moncucco Cava Moncucco Cava dismessa B4e fino a 1 ha NO Sconosciuta Sconosciuta 31 CLC31 Morcate Cava Morcate Cava dismessa B3c fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC32 Gittana Cava Gittana Cava dismessa B3c fino a 1 ha NO Sconosciuta Sconosciuta 33 CLC33 Grumo Cava Scanagatta Cava dismessa B4c fino a 1 ha SI Antecedente il 1982 Antecedente il CLC34 Chiuso Cava Rovelli Cava dismessa B4e da 1 a 10 ha SI Sconosciuta Sconosciuta 35 CLC35 Chiuso Cava Italstrade Cava dismessa B4e da 1 a 10 ha SI Sconosciuta Sconosciuta 36 CLC36 Maggianico Cava Corso Bergamo Cava dismessa B4e fino a 1 ha SI Sconosciuta Sconosciuta 37 CLC37 Belledo Cava Bregaglio Cava dismessa B4d4-B4e da 1 a 10 ha NO Antecedente il 1982 Posteriore al CLC38 Belledo Cava Dolomite-Colombo Cava dismessa B4e da 1 a 10 ha NO Sconosciuta Sconosciuta 39 CLC39 Lecco Cava Combi Cava dismessa B4e fino a 1 ha SI Sconosciuta Sconosciuta 40 CLC40 Bellesina Cava Bellesina Cava dismessa B5d fino a 1 ha NO Antecedente il 1982 Antecedente il CLC41 Moncucco Cava Casa delle Guide Cava dismessa B4e fino a 1 ha SI Sconosciuta Sconosciuta Pagina 68

73 PROVINCIA DI LECCO In Provincia di Lecco sono state censite 41 cave cessate tra dimesse e abbandonate. Una parte di queste sono state cave attive in un lontano passato per le quali non è stato possibile recuperare dati sulla produzione e dati giuridico amministrativi in quanto al tempo della loro attività non regolamentate. In alcuni casi le cave sono già state recuperate e a volte già conglobate nel tessuto urbano come alcune cave in Comune di Lecco all interno delle quali sono stati costruiti edifici abitativi. Pagina 69

74 PROVINCIA DI LECCO Figura di localizzazione delle cave cessate della Provincia di Lecco

75 PROVINCIA DI LECCO Figura di localizzazione delle cave cessate della Provincia di Lecco

76 PROVINCIA DI LECCO 10 CONFRONTO TRA IL VIGENTE E LA PROPOSTA DI NUOVO Sulla base dello stato di attuazione delle attività estrattive autorizzate, lo scenario del piano cave vigente è illustrato nella tabella seguente. Tabella 16: Scenario di Piano Cave Vigente AMBITI ESTRATTIVI Volume previsto dal Piano Cave vigente (mc) Volume autorizzato (mc) Stima volume scavato al (mc) Volume residuo già autorizzato (mc) LAPIDEI PER INDUSTRIA CORNELLO AE (10 anni) VAIOLO BASSA AE (17 anni) VAIOLO ALTA AE (10 anni) VALLE OSCURA AR (10 anni) (10 anni) TOTALE PIETRISCO CALCAREO DETRITO (Moregallo) ex Merlo da determinare in fase autorizzativa (5+5 anni) Spandri da determinare in fase autorizzativa (10 anni) Nuova Spandri da determinare in fase autorizzativa (5 anni) TOTALE GHIAIA E SABBIA EX MOSSINI AR 5.1 RECUPERO DI INERTI (10 anni) (10 anni) Nella pagina seguente viene invece riportata una tabella delle previsioni contenute nella presente proposta di nuovo Piano Cave. Pagina 70

77 Tabella 17: Scenario della Proposta di Nuovo Piano Cave AMBITI ESTRATTIVI LAPIDEI PER INDUSTRIA PROVINCIA DI LECCO Volume stimato disponibile nell Ambito(1) (mc) ATEi1 CORNELLO ATEi2 VAIOLO BASSA ATEi3 VAIOLO ALTA ATEi4 VALLE OSCURA Produzione prevista (mc) (20 anni) (20 anni) (20 anni) (entro il 2016) Riserve residue (mc) TOTALE PIETRISCO CALCAREO DETRITO (Moregallo) ATEp1 EX MERLO (10 anni) 0 ATEp2 SPANDRI (10 anni) 0 ATEp3 NUOVA SPANDRI (10 anni) 0 TOTALE GHIAIA E SABBIA CAVA Rg1 MOSSINI (10 anni) 0 RECUPERO DI INERTI (10 anni) -- (1) Il volume stimato disponibile nei nuovi ambiti è comprensivo dei volumi residui derivanti dal Piano Cave vigente. Da quanto si evince dalle precedenti tabelle la proposta di nuovo Piano Cave prevede un considerevole aumento di materiale proveniente dal recupero degli inerti rispetto a quanto avviene attualmente. Per quanto riguarda il settore sabbia e ghiaia le previsioni sono ampiamente al di sotto dei fabbisogni provinciali, stimati in circa nel decennio di validità del Piano Cave. Tali fabbisogni potranno essere soddisfatti in parte attraverso l utilizzo del materiale proveniente dal settore dei pietrischi e dagli scarti delle rocce per usi industriali ma soprattutto mediante l importazione di materiali inerti da ambiti estrattivi extraprovinciali. Secondo quanto stabilito dai criteri regionali, in fase di redazione del Piano Cave Provinciale, le Province con difficoltà di reperimento di materiale possono presentare richiesta di integrazione dei fabbisogni come specificato in coerenza con l'art. 7 comma 1 della l.r. 14/98. Il Capogruppo A.T.P. Dott. Geol. Paolo Balistreri Pagina 71

78 PROVINCIA DI LECCO APPENDICE 1 SCHEDE GRAFICHE DI CONFRONTO TRA VIGENTE E PROPOSTA DEL NUOVO

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