U.O. FISICA SANITARIA
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- Franca Salvi
- 10 anni fa
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1 REGIONE LAZIO AZIENDA SANITARIA LOCALE VITERBO U.O. FISICA SANITARIA RADIAZIONI IONIZZANTI E LASER IN AMBIENTE MEDICALE (Informazioni a cura del Dott. L. Chiatti) 1
2 Parametri caratteristici della radiazione e.m.: Ampiezza A0 Frequenza ν Energia = hν Maggiore o minore penetrazione in un mezzo ALTA FREQUENZA = ALTA ENERGIA = PENETRAZIONE IN PROFONDITÀ NEI TESSUTI BASSA FREQUENZA = BASSA ENERGIA = PENETRAZIONE LIMITATA AGLI STRATI SUPERFICIALI Cosa succede quando si viene esposti, accidentalmente o intenzionalmente, ad un fascio di radiazioni? 2
3 EVENTI SUCCESSIVI ALL ESPOSIZIONE ALLE RADIAZIONI Esposizioni alle radiazioni: Interazione radiazione-materia Trasferimento di energia alla materia Assorbimento di energia Ionizzazione Eccitazione Quando una radiazione è in grado di produrre la ionizzazione degli atomi, allora si definisce radiazione ionizzante. Se può produrre solo eccitazione degli atomi, allora è radiazione non ionizzante. Come possono la ionizzazione e/o eccitazione determinare il danno biologico finale? In altre parole, che cosa centra la capacità di ionizzare e/o eccitare gli atomi con il fatto che le radiazioni fanno male e come possiamo proteggerci? La questione va affrontata separatamente per le ionizzanti e non ionizzanti. 3
4 RADIAZIONI IONIZZANTI (raggi X) Effetti biologici Interazione Trasferimento di energia Ionizzazione/Eccitazione dell atomo Processi fisico/chimici (es. radicali liberi) Danno biomolecolare (es. proteine, acidi nucleici) Danno cellulare (es. morte cellulare) Danno all organismo, precoce o tardivo (es. cancro) L effetto biologico è quindi la conclusione di una serie di processi che partono da un assorbimento iniziale di energia. La grandezza fondamentale è pertanto l energia assorbita per unità di massa di tessuto ovvero la DOSE ASSORBITA (Gy) = ENERGIA (J) /MASSA (Kg) La grandezza usata in radioprotezione del personale è la DOSE EQUIVALENTE (Sv). L unità di dose equivalente usata per basse esposizioni è il micro-sievert (µsv). In generale, si distingue fra due categorie di effetti: 1) effetti non stocastici (o deterministici) 2) effetti stocastici (o probabilistici) Nel seguito, sono riportati due esempi dell una e dell altra categoria: Gli effetti si manifestano solo al disopra di una certa dose soglia e la loro entità cresce con la dose 1) Effetti non stocastici cataratta ALTE DOSI; EFFETTI A SOGLIA 2) Effetti stocastici cancro BASSE DOSI, NESSUNA SOGLIA, MA PROBABILITÀ DI MANIFESTARSI Gli effetti si manifestano a qualsiasi dose, ma con probabilità crescente con la dose 4
5 AD ESEMPIO, CONSIDERANDO UNA RADIOLOGIA CONVENZIONALE: Bassi livelli di dose prodotti ( µsv) Il rischio associato alla normale attività lavorativa è l insorgenza degli effetti stocastici Gli effetti non stocastici si possono escludere 3 PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA RADIOPROTEZIONE 1. Giustificazione della esposizione 2. Ottimizzazione della radioprotezione 3. Rispetto dei limiti di dose IN GENERALE IL SISTEMA DI PROTEZIONE CONTRO LE RADIAZIONI IONIZZANTI HA COME OBIETTIVO: 1) PREVENIRE L INSORGENZA DI EFFETTI NON STOCASTICI 2) RIDURRE AD UN LIVELLO ACCETTABILE LA FREQUENZA DEGLI EFFETTI STOCASTICI Tutto ciò attraverso a) Definizione di corrette modalità di lavoro norme operative adatte a garantire il rispetto dei limiti di dose per i singoli organi (rispetto del punto 1) e per l esposizione globale (rispetto del punto 2). In generale si possono riassumere in: a1) appropriate schermature a2) appropriati indumenti protettivi a3) adeguata distanza dalla sorgente di radiazioni e dal paziente a4) limitare quanto possibile il tempo passato vicino alla sorgente ed al paziente b) Monitoraggio delle dosi assorbite (dosimetri personali) 5
6 A titolo di esempio, si riportano delle norme operative generali da osservarsi in Sala Operatoria: NORME OPERATIVE PER L ESECUZIONE DI ESAMI RX IN S.O. I) Non reggere il paziente durante l esame, ma, finché possibile, usare i dispositivi di immobilizzazione. In mancanza di alternative, non designare a tale scopo donne incinte e persone minori di anni 18. Non designare inoltre un singolo lavoratore, ma dividere il compito fra più persone. II) Deve essere evitata l esposizione delle mani al fascio diretto; in caso di dimostrata necessità (ad es. per reggere il paziente), indossare guanti piombati. III) Se il tubo RX è usato in modalità grafia, mantenersi ad una distanza dal tubo di almeno 2 m IV) Durante gli esami radiografici non reggere la cassetta portapellicola con le mani V) Nessuna persona, ad eccezione dei membri dello staff, deve essere presente in S.O. durante l esecuzione dell esame RX VI) Informare immediatamente il personale addetto alla radioprotezione del personale di situazioni anomale o di emergenza VII) Le lavoratrici devono notificare al Responsabile di S.O. il proprio stato di gestazione, non appena accertato VIII) Indossare il dosimetro personale ogni volta che si opera con la sorgente radiogena USO DEL DOSIMETRO PERSONALE Il dosimetro è lo strumento con cui si misura la dose equivalente assorbita dal singolo lavoratore. I lavoratori della Sala Operatoria sono in genere dotati di un dosimetro adatto a misurare la dose globalmente assorbita, cioè un dosimetro corpo intero. I membri dello staff che potrebbero trovarsi con le mani sotto o molto vicino al fascio diretto, sono dotati anche di un dosimetro per misurare la dose alle mani, cioè un dosimetro per estremità; sono disponibili di due tipi, ad anello e a bracciale. Vale la pena elencare alcune raccomandazioni particolari sull uso del dosimetro personale. Il dosimetro assegnato ad ogni lavoratore è strettamente personale ed è responsabilità di ogni singolo operatore sia la sua conservazione che l uso corretto. Non manomettere il proprio dosimetro e conservarlo al riparo da fonti di calore e di radiazioni ionizzanti. Non utilizzare il dosimetro personale al di fuori dell ambiente lavorativo di questo Ente, né cederlo o prestarlo ad altre persone. Non esporre volontariamente il dosimetro a sorgenti di radiazioni. 6
7 RIFERIMENTI NORMATIVI Decreto Legislativo 230/1995 e successive modificazioni ed integrazioni LAVORATORI ESPOSTI CAT. B : 1 6 msv /anno per esposizione globale LAVORATORI ESPOSTI CAT. A : 6 20 msv /anno per esposizione globale LAVORATORI NON ESPOSTI : < 1 msv /anno per esposizione globale 7
8 RADIAZIONI NON IONIZZANTI (LASER) LUCE LASER: può essere luce visibile, infrarossa (IR) o UV. Questa luce differisce da quella normale delle lampade per la modalità di produzione (emissione stimolata, anziché luce termica). La luce emessa da una lampada si propaga in tutte le direzioni e contiene diversi colori (frequenze); la luce laser viene invece emessa in un unica direzione e contiene praticamente un solo colore (monocromatica). Pertanto l energia della radiazione, che nel caso della normale luce è sparpagliata su tutte le direzioni e su molte frequenze, nel caso del laser è invece concentrata in una unica direzione e in una unica frequenza. Si ha quindi un fascio di luce estremamente direzionato con una densità di energia che può essere anche molto elevata (bisturi laser). CLASSIFICAZIONE : la classificazione in quattro classi (che verrà modificata nel corso del 2003) è essenzialmente determinata dalla potenza del laser. CLASSE 1 meno pericolosa, laser intrinsecamente sicuri CLASSE 2 CLASSE 3/A CLASSE 3/B CLASSE 4 più pericolosa, laser di potenza Ad esempio, questi sono i laser usati in S.O. come bisturi Effetti biologici Interazione Assorbimento di energia Eccitazione dell atomo Produzione di calore Effetti biologici sui tessuti La capacità di penetrazione, e quindi i suoi effetti biologici, sono limitati agli organi superficiali Quattro tipi di effetti: 1) effetti termici 2) effetti fotochimici 3) effetti meccanici 4) effetti biostimolanti Occhi Cute 8
9 1) effetti termici ustioni a carico della cute e dell occhio. La radiazione laser è sempre prodotta in fasci molto collimati, quindi la lesione è sempre circoscritta ad un area limitata del tessuto colpito. 2) effetti fotochimici fotosensibilizzazione, effetto mutageno ed oncogeno. Effetto mutegeno più accentuato per il tessuto cutaneo. 3) effetti meccanici dovuti alla pressione esercitata dalla radiazione laser sui substrati materiale, includono distacco della retina e rottura dei vasi retinici e corioidei Effetto maggiormente accentuato per i laser ad impulsi. 4) effetti biostimolanti stimolazione del metabolismo cellulare dei tessuti irraddiati Effetto che si manifesta solo per i laser a emissione continua (soft laser). I primi tre effetti sono quelli responsabili di un eventuale danno agli operatori + rischi accessori RIASSUNTO DEGLI EFFETTI BIOLOGICI Regione dello spettro Occhi Pelle UV da 200 nm a 280 nm (C) Eritema Fotocheratite Accelerazione del processo di invecchiamento della pelle UV da 280 nm a 315 nm (B) Aumento della pigmentazione UV da 315 nm a 400 nm (A) Cataratta fotochimica Annerimento del pigmento Visibile da 400 nm a 780 nm Lesione fotochimica e termica Reazioni fotosensitive della retina IR da 780 nm a 1400 nm (A) Cataratta, bruciatura della retina Bruciatura della pelle IR da 1,4 µm a 3,0 µm (B) Infiammazione acquosa, cataratta, bruciatura della retina IR da 3,0 µm a 1 mm (C) Bruciatura della sola cornea RIASSUNTO DEI RISCHI ACCESSORI 1) CONTAMINAZIONE ATMOSFERICA da gas provenienti dai laser (per i sistemi laser a circolazione di gas) e dalla vaporizzazione dei tessuti. 2) RADIAZIONE COLLATERALE UV, visibile o IR emessa da vari componenti del sistema e la RADIAZIONE DIFFUSA (particolarmente pericolosa per laser IR). 3) PERICOLI ELETTRICI 4) AGENTI CRIOGENI 5) PERICOLO DI INCENDIO da gas anestetici, resine metacrilate e plastiche 9
10 MISURE DI SICUREZZA Classi 2 e 3A Classi 3B e 4 Impedire visione diretta Eventuale uso di DIP Impedire visione diretta e riflessioni speculari Uso di protezioni oculari e indumenti protettivi Uso del laser solo in zone controllate Uso di un tappo sul tragitto del fascio laser quando non in uso, installato in modo permanente sull apparecchio Connettore di blocco a distanza Comando a chiave Segnali di avvertimento sonori e visivi NB: Per laser di classi 3B e 4 il pericolo può estendersi anche a distanza considerevole Si definiscono: Distanza Nominale di Rischio Oculare (DNRO) Zona Nominale di Rischio Oculare (ZNRO) NORMATIVA TECNICA NORME CEI G
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