Il teorema di Ascoli-Arzelà
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- Arturo Piccinini
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1 Il teorema di Ascoli-Arzelà Alcuni risultati sugli spazi metrici Spazi metrici (e topologici) compatti Richiamiamo le definizioni di compattezza negli spazi metrici. Sia (X, d) una spazio metrico e sia E X. Definizione 1 L insieme E si dice compatto per successioni (o sequenzialmente compatto) se ogni successione (x n ) n N a valori in E ammette una sottosuccessione (x nk ) k N convergente ad un punto di E. L insieme E si dice relativamente compatto per successioni (o relativamente sequenzialmente compatto) se E è compatto per successioni cioè se ogni successione (x n ) n N a valori in E ammette una sottosuccessione (x nk ) k N convergente ad un punto di X (non necessariamente di E). Definizione 2 L insieme E si dice compatto per ricoprimenti (o, brevemente, compatto) se ogni ricoprimento aperto di E ammette un sottoricoprimento finito, cioè se per ogni famiglia (A α ) α I di aperti di X tale che E α I A α esiste J I sottoinsieme finito tale che E α J A α. L insieme E si dice relativamente compatto se la chiusura E è compatta. Le due precedenti definizioni si applicano anche al caso più generale in cui (X, τ) è uno spazio topologico non necessariamente metrico. Definizione 3 Lo spazio metrico X si dice completo se ogni successione di Cauchy in X è convergente. Definizione 4 L insieme E si dice totalmente limitato se per ogni ε > 0 esistono x 1, x 2,..., x N E tali che E N k=1 B(x k, ε) cioè se per ogni x E esiste k = 1,..., N tale che d(x, x k ) < ε. L insieme {x 1, x 2,..., x N } si dice ε-rete. 1
2 2 IL TEOREMA DI ASCOLI-ARZELÀ Ricordiamo che ogni sottoinsieme E di uno spazio topologico (X, τ) può essere visto come spazio topologico munito della topologia τ E indotta da τ su E. Si può dimostrare che la proprietà di compattezza di E è indipendente dalla topologia nel senso indicato dal seguente lemma. Lemma 5 Sia (X, τ) spazio topologico e sia E X un sottospazio. Allora (E, τ E ) è uno spazio topologico compatto nella topologia indotta se e solo se E è sottoinsieme compatto di (X, τ) nella topologia di X. Dimostrazione Supponiamo che (E, τ E ) sia spazio topologico compatto. Preso un ricoprimento di E con (A α ) α I aperti di X, per definizione di topologia indotta (A α E) α I è un ricoprimento di E con aperti nella topologia indotta. Per compattezza esiste J I finito tale che E = α J (A α E), ma allora E α J A α ed E è sottoinsieme compatto di X. Viceversa, sia E sottoinsieme compatto di (X, τ). Sia (B α ) α I un ricoprimento di E con aperti di E. Per definizione di τ E, per ogni α esiste A α aperto di X tale che B α = A α E. Ma allora (A α ) α I è un ricoprimento di E con aperti di X e poiché E è sottoinsieme compatto di X esiste un sottoinsieme finito J di I tale che E α J A α. Di conseguenza si ha anche E = α J B α perciò (E, τ E ) è uno spazio topologico compatto. Per un generico spazio topologico le due nozioni di compattezza sono distinte. Nel caso degli spazi metrici vale invece il seguente teorema. Teorema 6 (di caratterizzazione degli spazi metrici compatti) Sia (X, d) spazio metrico e sia E X. Sono equivalenti 1. E è compatto; 2. E è sequenzialmente compatto; 3. E è completo e totalmente limitato. Dimostrazione È già noto dai corsi di Analisi Matematica degli anni precedenti che 1. e 2. sono equivalenti e che la compattezza (sequenziale) implica la completezza di E. Verifichiamo che se E è compatto allora è totalmente limitato. Fissato ε > 0 la famiglia ( B(x, ε) ) x E è ricoprimento aperto di E. Per compattezza esiste un sottoinsieme finito J di E tale che E x J B(x, ε). L insieme J è allora una ε-rete ed E è totalmente limitato. Viceversa, dimostriamo che 3. implica 2. Fissata (x n ) successione in E dimostriamo che ammette sottosuccessione convergente in E. Fissato ε = 1 sia {z1 1, z1 2,..., z1 N 1 } una 1-rete. Allora esiste zk 1 1 tale che B(zk 1 1, 1) contiene
3 IL TEOREMA DI ASCOLI-ARZELÀ 3 x n per infiniti valori dell indice n. Sia x n1 un tale elemento. Poiché ogni sottoinsieme di un insieme totalmente limitato è ancora totalmente limitato (verificarlo per esercizio), E 1 := B(zk 1 1, 1) E E è totalmente limitato. Sia {z1 2, z2 2,..., z2 N 2 } una 1/2-rete di E 1. Come in precedenza esiste zk 2 2 tale che B(zk 2 2, 1/2) contiene x n per infiniti valori dell indice n > n 1. Sia x n2 un tale elemento. Per induzione si costruisce una sottosuccessione (x nj ) di (x n ) e una successione (z j k j ) di punti di E tali che x nh B(z j k j, 1/2 j 1 ) per ogni h j. In particolare per la disuguaglianza triangolare si ha che d(x ni, x nh ) 1/2 j 2 per ogni i, h j da cui segue facilmente che (x nj ) è di Cauchy. Per la completezza di E tale sottosuccessione converge ad un elemento di E, da cui la tesi. Spazi metrici (e topologici) separabili Definizione 7 Uno spazio topologico (X, τ) si dice separabile se esiste un sottoinsieme contabile (cioè finito o al più numerabile) e denso, cioè se esiste G X contabile tale che G = X. Ad esempio R n con l usuale topologia è separabile, infatti il sottoinsieme Q n è denso e numerabile. Più in generale si potrebbe dimostrare che ogni spazio topologico che soddisfa il secondo assioma di numerabilità (esiste una base di aperti numerabile) è separabile (per approfondire l argomento si consulti un libro di topologia). Esercizio 8 Dimostrare che ogni sottoinsieme aperto A di R n è (come sottospazio topologico) separabile. Cosa si può dire dell insieme R n \ Q n (per facilità considerare il caso n = 1)? Esercizio 9 Un celebre teorema di approssimazione dovuto a Weierstrass afferma che ogni funzione continua f : [a, b] R può essere approssimata uniformemente in [a, b] con un polinomio, cioè che per ogni ε > 0 esiste un polinomio P tale che f P < ε. A partire da questo risultato dimostrare che lo spazio metrico ( C ( [a, b], R ), d ) è separabile. Teorema 10 (separabilità degli spazi metrici compatti) Ogni spazio metrico compatto è separabile. Dimostrazione Sia (E, d) spazio metrico compatto. Per il teorema 6 E è totalmente limitato, dunque ammette ε-reti per ogni scelta di ε > 0. In particolare, per ogni n N sia R n una 1/n-rete. L insieme R = n N R n è (al più) numerabile. Inoltre fissato x E ed ε > 0 sia n ε tale che 1/n ε < ε. Poiché R nε è 1/n ε -rete, esiste x ε R nε R tale che d(x, x ε ) < 1/n ε < ε, quindi R è anche denso e in conclusione E è separabile.
4 4 IL TEOREMA DI ASCOLI-ARZELÀ Insiemi compatti in C(E, R) In questa sezione caratterizzeremo i sottoinsiemi compatti di C(E, R) dove (E, d) è una spazio metrico compatto. Ricordiamo anzitutto che definiti C(E, R) := { f : E R continue }, f := max x E f(x), l insieme ( C(E, R), ) è uno spazio normato (dunque metrico) completo. Prima di passare ad enunciare e dimostrare il teorema principale, diamo alcune definizioni che saranno utilizzate nel seguito. Sia (E, d) spazio metrico (non necessariamente compatto). Definizione 11 Un sottoinsieme F C(E, R) si dice equicontinuo se per ogni fissato x E ed ε > 0 esiste δ = δ ε (x) > 0 tale che per ogni y E con d(y, x) < δ e per ogni f F si ha f(y) f(x) < ε. Osserviamo che se f è continua in E allora per ogni fissato x E ed ε > 0 esiste δ = δ ε (x, f) > 0 tale che per ogni y E con d(y, x) < δ si ha f(y) f(x) < ε. Un insieme F è dunque equicontinuo se il δ può essere scelto indipendente da f F. In maniera analoga si definisce Definizione 12 Un sottoinsieme F C(E, R) si dice equiuniformemente continuo se per ogni fissato ε > 0 esiste δ = δ ε > 0 tale che per ogni x, y E tali che d(y, x) < δ e per ogni f F si ha f(y) f(x) < ε. Definizione 13 Un sottoinsieme F C(E, R) si dice puntualmente limitato se per ogni x E esiste M > 0 tale che f(x) M per ogni f F. Definizione 14 Un sottoinsieme F C(E, R) si dice equilimitato se esiste M > 0 tale che per ogni x E ed ogni f F sia f(x) M, ovvero se f M. In altre parole F è equilimitato se e solo se F è limitato in C(E, R) rispetto alla norma infinito. Definizione 15 Un sottoinsieme F C(E, R) si dice equilipschitziano se esiste L > 0 tale che per ogni x 1, x 2 E ed ogni f F sia f(x 1 ) f(x 2 ) L d(x 1, x 2 ).
5 IL TEOREMA DI ASCOLI-ARZELÀ 5 Osservazione 16 È facile dimostrare che (farlo per esercizio) equilipschitzianità = equiuniforme continuità = equicontinuità e che in generale non valgono le implicazioni inverse. Se però E è anche compatto allora si ha equicontinuità = equiuniforme continuità come viene dimostrato nel seguente teorema che estende quello di Heine- Cantor sull uniforme continuità delle funzioni continue definite sui compatti. Teorema 17 Sia (E, d) spazio metrico compatto. Se F C(E, R) è equicontinuo allora è anche equiuniformemente continuo. Dimostrazione Ricordiamo che, essendo metrico, E è anche sequenzialmente compatto. Per assurdo supponiamo che F non sia equiuniformemente continuo; allora esiste ε > 0 tale che per ogni δ > 0 esistono x δ, y δ E con d(x δ, y δ ) < δ ed esiste f δ F tale che f δ (x δ ) f δ (y δ ) ε. in particolare, per ogni n N esistono x n, y n E con d(x n, y n ) < 1/n ed esiste f n F tale che f n (x n ) f n (y n ) ε. Per la compattezza sequenziale di E, eventualmente passando a successioni, si ha che x n x con x E. Facilmente anche y n x. In relazione a x esiste δ ε = δ ε ( x) tale che se d(x, x) < δ ε si ha f(x) f( x) < ε/2 per ogni f F. Definitivamente si avrà d(x n, x) < δ ε e d(y n, x) < δ ε per cui ε f n (x n ) f n (y n ) f n (x n ) f n ( x) + f n ( x) f n (y n ) < ε 2 + ε 2, da cui l assurdo. Passiamo ora ad enunciare e dimostrare il teorema fondamentale di questa sezione. Teorema 18 (di Ascoli-Arzelà, di compattezza in C(E, R)) Considerato uno spazio metrico compatto (E, d) ed F C(E, R), allora F è sequenzialmente compatto in ( C(E, R), d ) se e solo se 1. F è chiuso; 2. F è puntualmente limitato; 3. F è equicontinuo. (Inoltre F è relativamente sequenzialmente compatto sse valgono 2. e 3.)
6 6 IL TEOREMA DI ASCOLI-ARZELÀ Osservazione 19 Essendo E compatto, per il teorema 17 se F è equicontinuo allora è anche equiuniformemente continuo. Si può inoltre dimostrare che se E è compatto ed F è equicontinuo e puntualmente limitato allora F è equilimitato (cioè limitato in C(E, R)). Infatti F è equiuniformemente continuo, quindi esiste δ > 0 tale che se d(x, y) < δ e f F si ha f(x) f(y) < 1. Sia x 1, x 2,..., x N una δ-rete e sia M max{ f(x k ) : f F, k = 1,..., N}. Per ogni x E esiste x k tale che d(x, x k ) < δ perciò f(x) f(x) f(x k ) + f(x k ) < 1 + M, per ogni f F, da cui l equilimitatezza. Di conseguenza le proprietà 1., 2. e 3. possono essere equivalentemente sostituite con 1. F è chiuso; 2. F è limitato; 3. F è equiuniformemente continuo. Dimostrazione (del teorema di Ascoli-Arzelà) Proviamo che se F è (sequenzialmente) compatto allora valgono 1., 2. e 3. È chiaro che F è chiuso e limitato in C(E, R) (i compatti in spazi metrici sono chiusi e limitati) quindi equilimitato e puntualmente limitato, dunque valgono 1. e 2. Verifichiamo che vale 3. Fissato ε > 0 sia {f 1, f 2,..., f N } una ε/3-rete del compatto F. Le funzioni f k sono continue sul compatto E quindi, per il teorema di Heine-Cantor, sono uniformemente continue perciò, in relazione all ε scelto, per ogni k = 1,..., N esiste δ ε (f k ) tale che se x, y E con d(x, y) < δ ε (f k ) si ha f k (x) f k (y) < ε. Poniamo δ ε := min k=1,...,n δ ε/3 (f k ). Presa ora f F in relazione alla ε/3-rete esiste i tale che f B(f i, ε/3) ovvero f f i < ε/3. Se x, y E con d(x, y) < δ ε (< δ ε/3 (f i )) si ha f(x) f(y) f(x) f i (x) + f i (x) f i (y) + f i (y) f(y) 2 f f i + f i (x) f i (y) < 2 ε 3 + ε 3. Poiché ciò vale per ogni f F con δ ε dipendente solo da ε, segue la equiuniforme continuità di F. Viceversa, dimostriamo ora che se valgono 1., 2. e 3. allora F è sequenzialmente compatto in C(E, R). Fissata una successione {f n } n N in F dobbiamo verificare che ammette una sottosuccessione convergente in C(E, R). Poiché E è spazio metrico compatto per il teorema 10 è separabile. Sia
7 IL TEOREMA DI ASCOLI-ARZELÀ 7 R := n=1 R n il sottoinsieme contabile e denso ottenuto dall unione delle 1/n-reti R n, come nella dimostrazione del teorema 6. Ordiniamo i suoi elementi, sia dunque R = {x 1, x 2,... }. Fissato x 1, per l ipotesi 2. esiste M ( 1 > 0 tale che f n (x 1 ) M 1 per ogni n N, quindi la successione fn (x 1 ) ) è limitata in R e per il teorema di Bolzano-Weierstrass ammette una sottosuccessione ( f nk (x 1 ) ) convergente. Per facilità di notazione n N k N poniamo f 1,k := f nk. Per costruzione si ha che la successione f 1,k converge puntualmente in x 1. Considerato ora il punto x 2 si avrà che esiste M 2 > 0 tale che f 1,k (x 2 ) M 2 per ogni k N, quindi la successione ( f 1,k (x 2 ) ) k N è limitata in R e a sua volta ammette una sottosuccessione convergente che denotiamo con (f 2,k (x 2 )). Per costruzione si ha che la successione di funzioni f 2,k converge puntualmente in x 2 ed essendo sottosuccessione di f 1,k converge anche in x 1. Per induzione, si costruiscono successioni f 1,1 f 1,2 f 1,k sottosuc. di (f k ), convergente in x 1 f 2,1 f 2,2 f 2,k sottosuc. di (f 1,k ), convergente in x 1, x 2 f 3,1 f 3,2 f 3,k sottosuc. di (f 2,k ), convergente in x 1, x 2, x f h,1 f h,2 f h,k sottosuc. di (f h 1,k ), convergente in x 1,..., x h Si noti che tutte le successioni (f h,k ) k N sono sottosuccessioni di (f k ) k N. Consideriamo la successione (g k ) := (f k,k ) ottenuta col procedimento diagonale, anch essa sottosuccessione di (f k ). Mostriamo che tale successione converge in C(E, R); a tal fine utilizzeremo la completezza di ( ) C(E, R), d. Verifichiamo anzitutto che converge puntualmente in tutti gli x h per h 1 (cioè nell insieme denso R). Infatti, fissato h se k h per costruzione (f k,k ) k h è sottosuccessione di (f h,k ) k N dunque converge in x 1,..., x h. Per l arbitrarietà di h N segue la tesi. Verifichiamo che (g k ) converge anche in tutti gli altri punti di E e che tale convergenza è uniforme. Fissato x E \ R, osserviamo che se n, m N, x h R si ha g n (x) g m (x) g n (x) g n (x h ) + g n (x h ) g m (x h ) + g m (x h ) g m (x). Il primo e il terzo termine sul lato destro possono essere resi piccoli grazie all equicontinuità di F, il secondo grazie alla convergenza di (g n ) in x h. Più precisamente, per l osservazione 16 F è anche equiuniformemente continuo perciò fissato ε > 0 esiste δ = δ ε > 0 tale che se x, y E, d(x, y) < δ ε e per ogni f F si ha f(x) f(y) < ε. In particolare si ha g n (x) g n (y) < ε per ogni n. Per la densità di R, fissato x E \ R esiste x h = x h (ε, x) R
8 8 IL TEOREMA DI ASCOLI-ARZELÀ tale che d(x, x h ) < δ ε perciò g n (x) g n (x h ) < ε per ogni n. Dalla relazione sopra si ottiene quindi g n (x) g m (x) ε + g n (x h ) g m (x h ) + ε. Poiché inoltre (g n (x h )) n converge allora è di Cauchy, dunque esiste n ε = n ε (x h ) = n ε (x) tale che se n, m n ε (x) si ha g n (x h ) g m (x h ) < ε. In definitiva, fissato ε > 0, se n, m n ε (x) si ottiene g n (x) g m (x) ε + ε + ε = 3ε, da cui segue che (g n (x)) n e di Cauchy in R quindi converge. Dimostriamo infine che (g n ) n è di Cauchy in ( ) C(E, R), d. Basta riuscire a trovare un n ε (x) indipendente da x. Fissato ε > 0 sia n = n (ε) N tale che 1/n < ε e consideriamo la 1/n -rete R n. Per ogni x E esiste x h R n tale che d(x, x h ) < 1/n < ε. In definitiva, fissati ε > 0 e x E, è sufficiente prendere x h all interno dell insieme (finito!) R n invece che in tutto R. Posto quindi n ε := max { n ε (x h ) : x h R n }, se n, m n ε si ha g n (x) g m (x) < ε per ogni x E, ovvero g n g m < ε cioè (g n ) n è di Cauchy nella norma infinito. Per la completezza di ( ) C(E, R), d la successione g n (sottosuccessione di f n ) converge uniformemente ad una funzione f C(E, R). Osservazione 20 Il risultato si estende in maniera ovvia al caso di sottoinsiemi dello spazio C(E, R n ). Esercizio 21 Sia (E, d) uno spazio metrico. Ricordiamo che una funzione f : E R è Hölderiana di costante α ]0, 1] se f(x) f(y) N α (f) := sup x y d(x, y) α <, ovvero se e solo se esiste M > 0 tale che f(x) f(y) M d(x, y) α per ogni x, y E (il numero N α (f) è la più piccola delle costanti M per cui vale la disuguaglianza). Dimostrare che se E è compatto l insieme definito da F := { f C(E, R) : f 1, N α (f) 1 } è compatto in C(E, R) nella metrica uniforme.
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