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Numero sedici Newsletter periodica ed eventuale a cura del CRUMA Centro Recupero Uccelli Marini e Acquatici LIPU www.cruma.org Via delle Sorgenti 430 57121 Livorno Tel: 0586 400226; e-mail: cruma.livorno@lipu.it VIRUS Questo ci eravamo scordati di dirlo: se siete riusciti a ricevere il numero 15 dell Urlo del Marangone (ammesso che lo abbiate ricevuto) in tempo utile per gli aggiornamenti sul disastro petrolifero dei fiumi Lambro e Po, la colpa (o il merito, a seconda dei punti di vista) è del nostro volontario Valerio Palladini che ha lottato contro i virus che brulicavano nel nostro computer, sconfiggendoli, ma soprattutto ha salvato la nostra rubrica di posta elettronica. Ringraziando Valerio per il lavoro svolto E già che stiamo ringraziando Valerio non so se lo avete notato, ma il nostro bel sito internet è stato finalmente ripristinato, seppure in modalità provvisoria (mancano ancora il forum e poche altre cosette). Per chi non se ne fosse accorto ricordiamo che è cambiato l indirizzo. Per una serie di contrattempi informatici, se volete trovarci digitate www.cruma.org Codice armonico Vi siete persi le relazioni del nostro Direttore Sanitario Dott. Renato Ceccherelli, e del nostro Veterinario volontario Dott. Riccardo Gherardi in occasione del III Convegno di Scienze Naturali della Toscana, tenutosi a Castello Pasquini (Castiglioncello, Livorno) dall 11 al 13 marzo scorso? Peggio per voi! Però, se volete consolarvi potreste acquistare gli atti del convegno o aspettare che prima o poi vengano pubblicati in formato pdf sul sito www.musrosi.org per potere essere daunlodati. NOOOOOOOOOOOOO!!!! (merlo 143) Certo, la primavera è una bella cosa. Il sole che ci riscalda, la possibilità di mettersi vestiti più leggeri, gli ormoni che si Dopotutto però, la primavera ha risvegliano dal torpore invernale, i profumi dei fiori che colorano anche i suoi lati positivi e Springalive è uno di questi. Per chi si i prati, le scorpacciate di asparagi selvatici gli uccellini che fosse dimenticato di cosa si tratti, cinguettano Qui al CRUMA però la primavera (soprattutto per andate a vedere sul sito quanto iguarda l aspetto degli uccellni che cinguettano) significa anche che il nostro lavoro ennuplica 1 www.springalive.net e non. Per noi la primavera è dimenticate di segnalare i vostri ufficialmente arrivata il giorno venerdì 4 marzo con l arrivo del avvistamenti di Rondine, Rondone, pullus di Merlo registrato con il numero di archivio 143 che ci è Cuculo e Cicogna. stato portato perché ritenuto privo di cure parentali. Ai confini della realtà La nostra rubrica ai confini della realtà sembra riscuotere grande consenso presso i nostri lettori. A tal proposito riceviamo e volentieri pubblichiamo la segnalazione storica di Maurizio Tiengo, uno dei fondatori del CRUMA, che salutiamo con un abbraccio. Mi piacerebbe raccontare l'esperienza fatta personalmente con un obiettore di coscienza VETERINARIO (già laureato) che per motivi di privacy chiamerò John Smith. MT: Buongiorno, novità? Misurata la temperatura al Piovanello stamani? JS: Sì, ma sai ho avuto paura. MT: Paura? JS: Si paura di fargli male... sai con il bulbo del termometro. Poi mi sono detto: che scemo, ci fanno le uova!!! MT: Eh sì ci fanno le uova... ma cosa ne sai... se fosse un maschio? [NdR Visto che è privo di dimorfismo sessuale.] JS: :-( 1 Ennuplica: trattasi di una parola poco usata, o molto più probabilmente di un neologismo coniato in questa stessa sede per cercare di rendere l idea di quanto in più ci tocca lavorare: altro che duplica, triplica, quadruplica o quintuplica

Il CRUMA in TV Giovedì 3 marzo alle ore 23,30 circa è andata in onda su Canale 5 la trasmissione TERRA durante la quale si è Approfondimento culturale L apoteosi dell arretratezza culturale durante il servizio parlato del problema della caccia. Spero che tutti della trasmissione Terra andata in onda su Canale 5 è l abbiate vista perché c eravamo anche noi. La troupe stata raggiunta da un cacciatore che con l aria trasognata ha dichiarato: ho passato più notti qui che a televisiva ha infatti intervistato e mandato in onda il letto con la mi moglie. nostro strepitoso Direttore Sanitario Dott. Renato Per commentare questa simpatica dichiarazione ci è sembrato pertinente pubblicare una vecchia poesia del Ceccherelli che ha parlato di alcuni aspetti dei danni che poetastro Gianluca Bedini composta per commentare il provoca la caccia sconsiderata alle specie protette della fenomeno kilometricamente lontano del bracconaggio sullo stretto di Messina, ma da molti giudicata nostra fauna selvatica. Oltre a Renato sono stati appropriata a sottolineare le dichiarazioni del cacciatore intervistati anche altri due individui che hanno dato un in questione. La poesia si intitola Adorni che è il termine con cui nel territorio dello stretto ci si riferisce al contributo eccezionale alla trasmissione facendo vedere Falco pecchiaolo, l animale che per tradizione viene quanto al CRUMA siamo e internazionali (e bellissimi). scaramanticamente ucciso dai virili (ma insicuri?) maschi locali per assicurarsi la fedeltà delle mogli. La Al momento erano infatti presenti Johanna Spratte (La poesia termina con un gioco di parole la cui lettura nostra bellissima tesista tedesca) e Peter Maričić (il potrebbe risultare offensiva per un pubblico sensibile e non abituato alla schiettezza del linguaggio di area nostro bellissimo borsista sloveno) che hanno spiegato toscana. Se pensate di poterne risultare offesi non agli spettatori quanto si sia avanti nella patologia aviare procedete nella lettura noi del CRUMA e quanto si sia indietro in Italia nel ADORNI nostro rapporto con la fauna selvatica. Durante la Passano gli Adorni sullo stretto in migrazione. Accìderne qualcuno è più che una missione. trasmissione sono stati intervistanti anche esponenti del Cicciuzzo sta fuori na settimana intiera mondo venatorio che, in misura più o meno grave, a parte tutti l anni uguale; ogni primavera. Ci vuole rispetto per le tradizioni; ovviamente lo scrittore Mauro Corona, hanno fatto la tutti lo sanno; persino i minchioni. figuraccia delle persone impreparate ed incivili. A tal Chi più ne accide, è ben risaputo, non correrà il rischio di esser cornuto. proposito nel box qui a lato è stato preparato un E allora Cicciuzzo lo schioppo si porta approfondimento culturale. Star indiscussa della e con le cartucce ci riempie una sporta. Da un bacio a Santuzza dicendole Ammore, trasmissione è stata il nostro Gufo di Palude (numero di lo fazzo pe tia e per il tuo onore. scheda 2898/2009) di cui abbiamo parlato anche nel E mentre Cicciuzzo sta fuori a sparare Santuzza sua bedda sta in casa scopare. numero 14 dell Urlo del Marangone che è stato ripreso durante i sui esercizi di fisioterapia. A proposito del Gufo di palude la frattura sembra che abbia deciso di consolidarsi definitivamente (SI APPREZZA QUALUNQUE TIPO DI GESTO SCARAMANTICO) Per chi se la fosse persa, la trasmissione è ancora visibile all indirizzo internet http://www.video.mediaset.it/video/terra/full/157857/puntata-del-4-marzo.html#tf-s1-c1-o1-p1 Nelle immagini, da sinistra verso destra le nostre superstars: Renato, Johanna, Peter e il Gufo di palude. Caracara delle Falkland Il Phalcoboenus australis (Caracara delle Falkland, o Caracara delle Malvinas, come continuano a chiamarlo i Sudamericani) è un rapace appartenente alla Famiglia Falconidae conosciuto anche con i nomi di Caracara striato, Caracara australe o Caracara nero. L adulto ha un piumaggio scuro, quasi nero con zampe e palpebre di colore arancione e il collo screziato di grigio. Vive in diverse isole della Terra del fuoco, ma il luogo dove la sua consistenza numerica è maggiore sono le Isole Falklands dove è presente con una popolazione stimata in circa 500 coppie. Dal punto di vista ecologico si tratta principalmente di uno spazzino che si nutre

di carogne, rifiuti e piccoli invertebrati che recupera scavando il terreno con i propri artigli. Oltre a questo si nutre anche di animali feriti o malati che sceglie principalmente tra i giovani uccelli marini. La sua abitudine di attaccare anche agnelli e pecore in difficoltà ha fatto di lui un animale perseguitato dagli allevatori locali. Sebbene un tempo fosse un animale considerato comune nell arcipelago delle Falkland, attualmente nidifica esclusivamente nelle isole meno raggiungibili in prossimità delle colonie di Pinguini e Albatross. I nidi sono costruiti sul terreno o sulle cornici delle scogliere dove le femmine depongono fino a quattro uova. La schiusa delle uova coincide con la nidificazione degli uccelli marini che, loro malgrado, forniscono una costante fonte di cibo per il sostentamento dei pulli di Caracara. All involo, i Caracara si uniscono a formare stormi e vagabondano per l arcipelago, spesso in prossimità di insediamenti umani. Sia i giovani che gli adulti sono spesso indifferenti alla presenza dell uomo di cui non hanno assolutamente paura. Questo fatto, associato alla scarsa simpatia che gli allevatori provano nei confronti di queste bestiole, ha portato a un forte declino numerico della specie. In Europa vivono in cattività tre esemplari di Caracara delle Falkland: uno è ospite di uno zoo in Scozia e gli altri due sono ospiti della Riserva Naturale Statale di Montefalcone gestita dal Corpo Forestale dello Stato. Bello e interessante questo approfondimento diranno in molti; un po poco personale e po troppo legato al testo in inglese che si trova su wikipedia UK diranno altri. ma cosa centra con il CRUMA? diranno infine pochi altri ancora. Bene, centra perché quando uno dei due esemplari ospiti della Riserva del CFS di Montefalcone ha avuto bisogno di operarsi per una frattura alla zampa Indovinate da chi si è fatto mettere sotto i ferri Ma ovviamente dal nostro Direttore Sanitario Dott. Renato Ceccherelli! Aquila delle steppe L Aquila nipalensis (Aquila delle steppe) è un grande uccello rapace la cui lunghezza varia da 62 a 81 cm, apertura alare da 165 a 200 cm e peso da 2 kg a 3,5 kg. Come tutte le aquile, appartiene alla famiglia Accipitridae. È stata una volta considerata come essere strettamente connessa alla non migratrice aquila rapace, e le due specie sono state precedentemente trattate come due varietà della stessa specie. In seguito le due specie sono state suddivise sulla base di evidenti differenze morfologiche e anatomiche. L'aquila delle steppe vive in Romania nel sud est russo e dell'asia centrale, oltre le steppe della Mongolia. Gli individui europei e dell'asiat centrale svernano in Africa, e gli individui più orientali in India. La femmina depone da 1 a 3 uova in un nido fatto di ramoscelli. Predilige habitat aperti e secchi, come il deserto, le steppe, o le savane. Si tratta di una grande aquila con le parti superiori, le remiganti, e la coda marrone scuro. Gli individui appartenenti a questa specie sono più grandi e più scuri dell'aquila rapace, e hanno il piumaggio della gola pallido che manca negli individui appartenenti a quest ultima specie. Gli individui immaturi hanno i colori con meno contrasto rispetto agli adulti, ma entrambi mostrano una buona gamma di variazione di colore nel piumaggio. La dieta dell'aquila delle steppe è in gran parte basata su carogne fresche di tutti i tipi, ma uccide i Roditori ed altri piccoli mammiferi fino alle dimensioni di un coniglio, e gli uccelli fino alle dimensioni di una pernice. L'aquila delle steppe inoltre ruba il cibo agli altri rapaci. Grandi numeri di esemplari sono presenti in certi luoghi, come nel Nepal durante la migrazione. Bello e interessante questo approfondimento diranno in molti; un po troppo spudoratamente scopiazzato da un qualche sito internet diranno altri. ma cosa centra con il CRUMA? diranno infine pochi altri ancora. Bene, centra perché quando l aquila, ospite di Montefalcone si è sentita male per una sorta di epatite, è stata portata di urgenza presso il CRUMA dove è stata affidata alle cure del nostro Direttore Sanitario Dott. Renato Ceccherelli!

Il Marangone enigmatico Bentrovati ancora una volta alla consueta rubrica il Marangone enigmatico ; la rubrica che al momento (chissà come mai) non vanta alcun tentativo di imitazione. Ricordate come al solito che per quanto sembrino complicati i nostri enigmi est modus in rebus (esiste almeno un modo per risolvere i rebus). Rebus (7) Rebus (9 6) Rebus (8) Emergenza petrolio Vi state chiedendo a che punto siamo con l emergenza petrolio nel Lambro e nel Po? Qualche aggiornamento/chiarimento potrebbe arrivare dalla lettura di questo piccolo dossier firmato Massimo Soldarini (Responsabile Nazionale del Settore Volontariato LIPU) che riportiamo integralmente. Lambr-ugie LIPU Cronache del disastro ambientale del Fiume Lambro 2010 Anno Internazionale della Biodiversità 10 marzo 2010 Martedì 23 febbraio 2010 ore 3.30 Inizia con atto, pare doloso, lo sversamento di idrocarburi contenuto nelle cisterne della Lombarda Petroli, Villasanta provincia di Monza/Brianza, un ex raffineria che oggi funziona come deposito per conto terzi. Finirà dapprima in una vasca, poi nel collettore e infine arriverà al depuratore e al Lambro. Ore 8.30 Primi interventi. Brianze Acque, gestore del depuratore del Lambro, comincia ad accorgersi che si sta verificando qualcosa di anomalo. Intervengono ARPA, Provincia, Forze dell Ordine. Solo all arrivo dei Carabinieri, ARPA e tecnici della Provincia riescono ad entrare nell azienda per capire cosa sia successo. Ore 12.00 Ormai la situazione appare in tutta la sua drammaticità, ma la marea nera sta già attraversando le province di Monza, Milano, Lodi e si dirige spedita verso il Po. C è chi parla di una scia nera e maleodorante di circa 40 km di lunghezza. Nei giorni seguenti si tentano interventi più o meno riusciti per arginare il gasolio da riscaldamento e l olio combustibile sversati, con scarsi successi, gli idrocarburi arrivano presto al Po. Lunedì 1 marzo 2010 ore 20.00 al TG1 RAI1 - Sei giorni dal disastro Il capo della Protezione civile, sottosegretario Guido Bertolaso, dichiara chiusa l emergenza. E così si spengono i riflettori sul disastro ambientale del Lambro e del Po. Così ha decretato Bertolaso: l'emergenza è finita, tutto a posto, niente rischi per l'ambiente, per la salute e per gli uccelli (ha detto proprio così!). I megafoni mediatici, in testa il TG1, all'unisono hanno diffuso la notizia, sulla stampa è quasi sparita, archiviata. Io non ci sto e vi dico perché. Sei giorni fa scatta l'allarme sversamento nel Lambro, le agenzie parlano di 50 mila tonnellate, poi 600 mila litri, migliaia di tonnellate, ancora stasera i servizi dei TG di stato parlano di 50 mila tonnellate. Ma quante sono queste tonnellate? E da cosa sono composte? Stanco di non saperlo, decido di chiederlo alla Regione Lombardia, assessorato Protezione Civile. Per tre giorni nicchiano, forse l'assessore in persona verrà in visita alla Fagiana (Centro Recupero della Fauna Selvatica LIPU a Pontevecchio di Magenta MI) mi dicono. Poi oggi arriva la risposta: sono 2.600 tonnellate, 1.800 di gasolio, 800 di oli combustibil. Ma come, tutto sto casino per una quantità "così modesta"? Sto pensando di andare domattina dai carabinieri e auto denunciarmi per procurato allarme. Come sia possibile che la Provincia di Milano, che ha fatto scuola sulle modalità di intervento in queste situazioni e ha scritto linee guida ancor oggi studiate dai tecnici del settore, non sia riuscita a fermare una mezza bacinella di petrolio?? E perché se, come mi dice la gentile segretaria dell'assessore, i dati sono da subito stati diramati dall'arpa, noi non li abbiamo letti da nessuna parte? Perché a distanza di sei giorni

dallo sversamento, questo rigagnolo di innocua sostanza maleodorante sia finita nel Po e si sia dovuto scomodare anche Bertolaso e la Prestigiacomo e tutte le nostre migliori forze e mezzi compreso l'esercito? Confesso che per un momento ho anche pensato che fossero sbagliate le mie carte geografiche, a me indicavano che il Lambro confluisse nel Po e il Po nel Mar Adriatico. Forse è per questo che si sta togliendo la geografia come materia di studio dalle scuole. Mi attacco subito al telefono e chiamo amici e conoscenti, tecnici del settore e di altre province. Sentite un po! Un'azienda privata che si occupa di bonifiche di questo tipo da 40 anni e ha contratti con qualche provincia lombarda, il giorno stesso si precipita sul posto e offre la sua collaborazione e la sua esperienza. Le viene risposto che non hanno bisogno. Il titolare si permette di obiettare che non vede in acqua i giusti strumenti e consiglia di chiederli alle province vicine, propone anche di tornare lui stesso (gratis!) con quello che serve. Ecco la risposta: arrivano i carabinieri, favorisca i documenti, lei non può stare qui e... la solita storia che conoscete. Un ingegnere ambientale, funzionario di una provincia, che naturalmente mi dice mille volte di non fare il suo nome neanche sotto tortura, mi racconta come stanno le cose: la gestione dell'emergenza non ha funzionato e il coordinamento tra gli enti non ha funzionato. Scopro inoltre che 2.500 tonnellate sono la quantità massima che può rimanere stoccata in un impianto senza particolari misure di sicurezza richieste. Ma guarda a volte il caso: l'arpa dichiara giusto un centinaio di tonnellate in più, roba da poco, una svista direi. La Direttiva Seveso, infatti, imporrebbe di mettere in sicurezza (significa svuotare i serbatoi) siti di stoccaggio di questo tipo e l'obbligo di comunicare ad ARPA, Regione, Provincia e Ministero Ambiente le misure di sicurezza adottate. A questi Enti spetterebbe poi il controllo. Cominciate a farvi anche voi qualche domanda? Vi dirò di più, sempre che anch io non riesca a sbagliare i conti. Seguite con attenzione perché si rischia di perdersi. Ricapitoliamo: ARPA e Regione Lombardia dichiarano 2.600 tonnellate, Brianza Acque 2.800, la stampa e le TV forniscono dati ancora diversi, chi dice 5.000, chi 8.000, chi ancora di più, boh!! Ma prendiamo per buoni i dati ufficiali: 2.600 ton. (ARPA) e 2.800 ton. (Brianza Acque) e quello che la protezione civile dichiara di aver recuperato a Piacenza, allo sbarramento di Isola Serafini, circa 1.800 tonnellate, 600 ancora in acqua. Il 6 marzo Brianza Acque, con malcelato orgoglio, dichiara che grazie al sacrificio del depuratore da loro gestito, sono riusciti a trattenere il 70% degli idrocarburi, cioè 2.615 tonnellate. Ma il 70% di quale quantitativo?? Se fosse dei 2.800, sarebbero 1.960 e non 2.615. Pare quindi che abbiano trattenuto una quantità di idrocarburi superiore a quella fuoriuscita dalle cisterne della Lombarda Petroli. Ma ancora la matematica non ci aiuta. Se Brianza Acque ha asportato 2.615 tonnellate, la protezione civile 1.800, 600 sono ancora da recuperare, la somma fa 5.015!! Questo quanto riusciamo a capire dalle agenzia di stampa, poi ci sarebbero da aggiungere quanto hanno assorbito le barriere poste in vari punti del Lambro e del Po e le quantità che ancora oggi, 8 marzo 2010, si trovano lungo i due fiumi e soprattutto nel reticolo idrico secondario, fossi e canaletti laterali dei fiumi per capirci. Se siete arrivati a leggere fin qui, andate avanti perché il bello deve ancora venire. Mi domando: Formigoni, Presidente di Regione Lombardia, dov'è? L'assessore regionale all'ambiente dov'è? Oggi, finalmente, arriva la sua dichiarazione: il Lambro tornerà balneabile nel 2015, anno dell'expo, e subito 20 milioni di euro per la bonifica. Sono incredulo, vorrei andare a casa e preparare il mio miglior costume da bagno per l'occasione. Ma come? Il Lambro (pensate che deriva dal latino chiaro per via delle sua acque chiare), è stato dichiarato tempo fa, morto dalla stessa Regione Lombardia che aveva chiesto una proroga alla Direttiva Acque per raggiungere parametri accettabili della qualità delle sue acque, unico fiume in Lombardia in queste disastrose condizioni. Potremmo dire: Regione Lombardia smentisce Regione Lombardia. E allora perché è stato chiesto lo stato di calamità, poi accordato dal governo, con richieste di stanziamento di denaro esorbitanti? Ma a cosa servono tutti questi denari? In sei giorni si chiude l emergenza, ci dicono che i parametri ritornano alla normalità, non c è uno straccio di progetto di bonifica e già si pensa a come spendere i nostri soldi. Sarebbe come pensare di ricostruire una casa crollata, dopo solo 6 giorni, sulle sue stesse macerie e senza sapere quanto possa costare, senza un progetto, ma intanto ci portiamo avanti con il lavoro e mettiamo lì un po di soldi. Lunedì 1 marzo ci si mette anche Galan, governatore del Veneto, a incasinare le cose, lui dice di aver trovato dicloroetano a Porto Tolle e Adria (siamo sul Delta del Po) e vieta l'uso dell'acqua anche per usi alimentari; qualche giorno prima era stato vietato il prelievo a fini irrigui. I miei amici tecnici di settore, mi dicono che il dicloroetano è una delle tante trieline, un solvente chimico usato per la pulizia di materiali ferrosi prima della verniciatura. Aspetto con ansia che Arpa dichiari che ad una addetta alle pulizie in servizio alla regione, sia caduta in acqua una boccetta di trielina che stava usando per pulire una macchia di sugo di cinghiale dalla giacca dell'assessore, ma purtroppo l'agenzia non arriva.

Sarà una dimenticanza, niente di grave, penso. Male che vada, porteremo ai veneti l'acqua di Boario. Il giorno dopo, 2 marzo, mi tocca ribaltarmi dalle risate. Gli amici veneti della LIPU mi segnalano un articolo nel quale ARPA smentisce ARPA: il dicloroetano è sparito, parlano di un errore nelle analisi. In questi giorni, è bene precisarlo, in Lombardia cerchiamo di non essere da meno. Vengono lanciati vari allarmi per la presenza di dicloroetano e di altre colorate sostanze blu in superficie sul Lambro, tutte smentite. Faccio un ipotesi azzardata e in controtendenza: è annegato un puffo!! Se non dovessi campare abbastanza per sputare in faccia ai colpevoli, azzardo qualche ipotesi, mie fantasie si intende! Inizio da una certezza: chi ha fatto un tale gesto scellerato, sapeva bene quel che faceva e che danni avrebbe procurato. Lo ha detto anche la Procura che indaga: bisogna conoscere molto bene il posto e l impianto, occorre attivare un quadro elettrico, accendere le pompe, aprire le valvole in una certa sequenza, non è come aprire un rubinetto qualsiasi e forse bisogna anche essere almeno in tre persone. Perché allora si pensa all azienda proprietaria dell impianto? Se avesse venduto il materiale contenuto nelle cisterne, non avrebbe fatto migliori affari? O forse le cisterne non contenevano soltanto gasolio e olio combustibile, ma il luogo era diventato un sito di stoccaggio di vari materiali pericolosi che mischiati tra loro rendono il loro smaltimento talmente costoso da giustificare anche un disastro ambientale? Perché la stessa notte è stata manomessa la centralina telefonica della zona rendendo inservibili le comunicazioni via cavo? L area è da tempo oggetto di una bonifica per usi commerciali e residenziali, il luogo su cui sorgono le cisterne sarebbe stato l ultimo lotto da bonificare. Si parla di quasi 200mila metri cubi di cemento per un valore di oltre mezzo miliardo di euro e una centrale di cogenerazione alimentata da fonti rinnovabili per 50 milioni di euro. Progetti già presentati. Interessi enormi, più del petrolio, più di una fogna a cielo aperto chiamata Lambro. E veniamo agli uccelli. La LIPU, insieme ad altre associazioni comuniste ed eversive, lancia l'allarme, attiva una task force, le solite minchiate da ambientalisti vetero-marxisti. Alla Fagiana arrivano 9 animali, 2 Germani e 7 Cormorani, ulteriori in altri centri della Lombardia. A quanto riesco a sapere, una trentina di uccelli in tutto. Ci coordiniamo con il CRUMA (Centro Recupero Uccelli Marini e Acquatici LIPU di Livorno), applichiamo protocolli internazionali. Domenica mattina, 28 marzo, vado con un operatore video alla Fagiana per filmare le operazioni di lavaggio e stabilizzazione. Purtroppo nella notte sono già morti 4 animali, altri ne moriranno nel corso della giornata. Filmiamo e fotografiamo gli interventi degli operatori e dei volontari. Poi sento il nostro Ufficio Stampa, informo Andrea Mazza (Responsabile dell Ufficio Stampa LIPU), gli dico che ho delle immagini di forte impatto. Arriva lunedì 1 marzo, Andrea convince la RAI a sentirci. Vado alla mitica sede della RAI a Milano in Corso Sempione, mi intervistano, dico come stanno le cose, i protocolli sanitari non funzionano, gli animali muoiono, non riusciamo a capire, lascio le immagini video del giorno prima. Sembrano interessarsi della vicenda, poco dopo Andrea riceve una telefonata dalla redazione del TG2, passano anche lì il servizio. E invece non passa niente, tranne Bertolaso e le sue rassicurazioni, io, noi, veniamo relegati al TG3 regionale e naturalmente senza immagini degli uccelli che stanno male, sullo sfondo invece immagini del Lambro degli anni '50, pulito. Non si può mettere in onda la sofferenza, la morte degli animali, il tentativo disperato di salvarli, la nostra richiesta di spiegazioni. Anzi Bertolaso, ospite in studio del TG1, dichiara che non ci sono rischi, neanche per gli uccelli. Penso che gli abbiano fatto vedere le nostre immagini. Mentre guardo e ascolto incredulo, Veronica dalla Fagiana mi avvisa che è morto l'ultimo Cormorano, ci eravamo aggrappati alla sua vita, come un baluardo, quasi sfiorando l'accanimento terapeutico. Pace all'anima sua. Eseguiamo alcune autopsie. Il nostro veterinario dichiara di trovare strani segnali, di solito nello stomaco di animali morti per idrocarburi si trovano queste sostanze, in questo caso nulla. Poi invece, emorragie a vari organi, fegato spappolato, problemi neurologici. Ancora oggi non riusciamo a spiegarci bene il motivo della loro morte. Sono stanco, giornate intere passate al telefono, penso che forse 20 o 30 uccelli morti non fanno più notizia in questa società in cui l'apparenza conta più della sostanza, in cui l'ambiente non può essere un freno allo sviluppo. Bisognava che gli uccelli incatramati fossero migliaia, ma forse lo sono davvero stando alle leggende metropolitane che parlano di uccelli e animali morti trasportati dalla corrente e mai più ritrovati. Una brutta storia, ma il problema non è questo. Resta un fiume, il Lambro, morto anch'esso. Sarà sottoposto ad una bonifica che rappresenterà la sua fine biologica, venite al suo capezzale se non ci credete, toccate con mano le sue sponde lorde del petrolio che governa questo mondo. Pensate che lo sversamento di poche gocce di prezioso petrolio hanno intasato e mandato in tilt il depuratore che serve 800 mila abitanti della ricca Brianza e che, forse, per farlo ripartire servirà un mese. Nel frattempo questi 800 mila abitanti scaricheranno direttamente nel Lambro e da qui nel PO e poi nel Mar Adriatico, se la geografia non mi inganna. Ma

questo non si può dire, non è politicamente corretto di questi tempi. Cosa stia succedendo al Po, al suo delta, nessuno può dirlo. Che conseguenze ci saranno per anni a questi ecosistemi, nemmeno. Chi pagherà per tutto questo? Io non ho molte speranze. Non facciamoci fregare anche noi da questa distorta e demenziale informazione, l'emergenza non è affatto finita. Comincia adesso. Ricostruzione tratta da articoli apparsi dal 23 febbraio all 8 marzo su: La Repubblica, Corriere della Sera, ANSA, DIRE, Il Giorno, Il Cittadino, Libero, Italia Oggi, TG1 RAI1, TG3 RAI3. Siti di ARPA e Regione Lombardia. I dati sugli animali sono della LIPU Arte crumica Verso la fine del mese di febbraio, approfittando di una rara giornata di sole, è venuto a trovarci lo scultore Raffaello Marcucci che si è messo a studiare i nostri gabbiani in voliera per avere dei modelli con i quali aiutarsi a creare una delle sue opere. Per chi non conoscesse il lavoro del Marcucci ecco qui una fotografia di una sua statua, interamente realizzata in rame. L opera riproduce un airone, ed anche questa è stata realizzata studiando uno degli ospiti del CRUMA. Brainstorming a Montepulciano Lunedì 15 marzo scorso il Responsabile del CRUMA Gianluca Bedini ha partecipato alla prima riunione ufficiale del neo costituito Gruppo Toscano della LIPU per la messa a punto di metodi di formazione esperienziale all aperto da sviluppare sul territorio regionale in collaborazione con gli Enti Regionali. Lo storico evento ha avuto luogo presso l Oasi di Montepulciano (SI) ed è stato documentato mediante l uso dell autoscatto dalla fotografia che è qui riportata. Da sinistra verso destra è possibile vedere il dreamteam composto da: Chiara (Responsabile Settore Educazione Nazionale) Alessandra (Responsabile Oasi Campocatino - LU) Federica (Responsabile Oasi Montepulciano SI) Livia (Settore Educazione Nazionale) Andrea (Responsabile Oasi Massaciuccoli LU) Silvia (Operatore Didattico Oasi Santa Luce PI) Ugo (Responsabile Nazionale Oasi e Riserve). Stravaccato al suolo: Gianluca (Responsabile CRUMA LI). Banzai! Il CRUMA partecipa al progetto Banzai. Ma di cosa si tratta? Si tratta di un censimento che fa capo al COT (Centro Ornitologico Toscano) che si propone di censire la popolazione Toscana di Usignolo del Giappone. Il primo dato che registriamo per questa specie non è esaltante: il nostro Usignolo del Giappone; il primo che sia mai arrivato al CRUMA; è infatti deceduto subito dopo l arrivo per un grave trauma spinale. Si tratta comunque di una segnalazione interessante dal punto di vista faunistico che conferma quanto la specie si stia radicando in Toscana.

The Common Swift Seminars Le scuse per farsi qualche giorno di vacanza non mancano mai e il Responsabile e il Direttore Sanitario del CRUMA questa volta ne hanno pensato una nuova. Per distrarsi un pochino, infatti, il dinamico duo ha deciso di fare una gita in compagnia dell amico ornitologo Giorgio Paesani. Meta della scampagnata sarà Berlino, e la scusa ufficiale sarà quella di partecipare a una maratona di seminari sul Rondone dall 8 all 11 aprile. Per ulteriori informazioni: www.commonswift.org Gabbiano comune n 9-2010 Quando il Gabbiano comune schedato in archivio con il numero 9 è arrivato al CRUMA sembrava spacciato. Frattura esposta e scomposta (e neppure freschissima) di radio e ulna in tre punti diversi! Le speranze di poterlo recuperare erano veramente poche. E invece poi, il nostro Direttore Sanitario Renato Ceccherelli è riuscito a risolvere la situazione riducendo la frattura in modo magistrale. Il Gabbiano è stato anche veloce nella ripresa, ma aveva il piumaggio delle ali e della coda parecchio compromesso. Ragion per cui, una liberazione in tempi brevi sembrava sfumata Ma il nostro mitico Renato non si da per vinto e opera sul gabbiano un trapianto di penne prelevate dalla salma di un povero Gabbiano comune deceduto per una bruttissima ferita trascurata da troppi giorni. Insomma, alla fine il nostro gabbianino ce l ha fatta ed è stato liberato presso l Oasi LIPU di Massaciuccoli. Oltre al consueto anello metallico dell ISPRA applicato dal nostro inanellatore ufficiale Nicola Maggi, per potere monitorare il nostro ex paziente più a lungo, e senza arrecargli troppo disturbo, durante la ricostruzione della coda è stata effettuata una marcatura di riconoscimento mediante l utilizzo di una penna timoniera di taccola. In questo modo, il nostro gabbianino risulta essere inconfondibile. Se passate da Massaciuccoli, provate a cercarlo e segnalateci il suo eventuale avvistamento. Ultimora Siòre e siòri. Ecco un aggiornamento importante sullo stato di avanzamento dei lavori della nostra meravigliosa nuova nursery. Niente parole La foto si commenta da sola! Servizio arretrati Ti sei perso qualche numero dell Urlo del Marangone? Non preoccuparti! Da oggi puoi scaricarlo comodamente dal tuo pc nell apposita sezione del sito www.cruma.org I want you Ricordate che chiunque voglia può diventare volontario e aiutare attivamente il CRUMA nello svolgimento delle attività di ogni giorno, l'unica limitazione è la maggiore età.