La repubblica delle farfalle

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La repubblica delle farfalle le storie e gli oggetti originali del ghetto di Terezin progetti per adulti e ragazzi a cura di Matteo Corradini

In futuro, quando la mia casa non sarà più un giaciglio di ferro in un luogo circondato dal filo spinato, voglio avere una lampadina sopra il mio letto, così di notte ci sarà luce ogni volta che lo vorrò. Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta. Etty Hillesum

Shoah, oggi La distruzione degli ebrei d'europa è uno degli eventi più drammatici dello scorso secolo, un evento talmente grande da far sentire il proprio peso sulle generazioni successive, fino a noi, fino ai nostri discendenti. Quegli anni tristi, nei quali i nazisti e i loro alleati uccisero gran parte degli ebrei del continente, sono diventati uno degli elementi sui quali basare la nostra sensibilità oggi. È come se la Shoah avesse depositato un messaggio, una voglia di riscatto nei confronti di ogni dominio sopra l'uomo, o meglio: è come se quei giorni, nei quali gli uomini e le donne e i bambini non venivano considerati più nemmeno esseri umani, aprissero gli occhi a noi sulla possibilità di valorizzare uomini e donne, ragazzi e ragazze, per quel che sono. Considerare tutti come esseri umani, anzitutto, sembra essere il lascito più forte dell'intera vicenda. Ricordare la Shoah è molto importante. Ricordare è una iniziativa umana e culturale insieme, che intraprendiamo perché è l'unica capace di farci credere che potremo stare lontani dalla crudeltà che mosse e muove molti uomini. Non smarrire la memoria di uno dei momenti più drammatici del passato europeo significa anzitutto non smarrire la memoria della propria benevolenza. Ma come fare in modo che il ricordo non diventi occasione di retorica e parole povere di senso? Come invogliare gli adulti e i ragazzi al gusto della storia e della memoria? Sono domande molto attuali, per le quali si stanno definendo via via le linee di una didattica che sarà sempre più importante in futuro, e che spingono a tentare strade diverse per intraprendere una conoscenza, non solo storica, di quegli eventi. Ogni oggetto parla All'annientamento degli ebrei d'europa non si è giunti immediatamente, ma attraverso passaggi alquanto significativi e drammatici. Il regime totalitario nazista, insieme ai suoi alleati, ha trascinato l'ebraismo europeo in un abisso: una azione di continua degradazione della persona e delle comunità al cui fondo si trovava solamente la distruzione, i campi di sterminio. I passaggi significativi verso lo sterminio degli ebrei sono cinque: la perdita della dignità (attraverso i mezzi di comunicazione e un razzismo diffuso nella società), la perdita dei diritti (attraverso i documenti sulla salvaguardia della razza e le leggi razziali), la perdita dei beni (attraverso le confische), la perdita delle radici (i ghetti, le deportazioni, i campi di transito). Il quinto e ultimo passaggio: la Shoah, lo sterminio. Ma tutto è Shoah, i proclami contro gli ebrei sono Shoah, le leggi razziali sono Shoah, le deportazioni sono Shoah. Anche la confisca del più piccolo oggetto è Shoah.

Terezin / Theresienstadt La cittadina fortificata di Terezin (in tedesco, Theresienstadt), situata a sessanta chilometri da Praga e sede di caserme e prigioni nella Prima Guerra Mondiale, dalla fine del 1941 fu trasformata dai nazisti in ghetto e campo di transito per gli ebrei di quella zona dell allora Cecoslovacchia annessa al Reich. Nel campo di Theresienstadt confluirono in seguito gli ebrei tedeschi, in particolare gli anziani, gli austriaci, gli olandesi e i danesi. In un luogo dove abitavano settemila persone furono stipati più di cinquantamila ebrei. La vita nel ghetto era in parte gestita dal Consiglio ebraico, che su ordine dei nazisti aveva il compito drammatico di stilare le liste di coloro che sarebbero dovuti partire con i treni verso i campi di sterminio, in particolare verso Auschwitz. Tra le testimonianze raccolte in seguito, qualcuno definiva il ghetto con la frase «balliamo sotto il patibolo». Alla propaganda nazista serviva infatti un luogo che, nella finzione, dimostrasse all opinione pubblica che la condizione degli ebrei nei lager non era dura. Un luogo da mostrare attraverso un film, che fu girato all interno del ghetto dai nazisti stessi, e da far ispezionare ai rappresentanti della Croce Rossa internazionale. Tale luogo fu Theresienstadt. Una parte degli ebrei era costituita da intellettuali e uomini di cultura cechi, austriaci e tedeschi, musicisti, pittori, drammaturghi. La loro resistenza consistette anche nel ricreare un fervente ambiente culturale all interno del ghetto. La vita degli ebrei a Theresienstadt fu vissuta in condizioni relativamente migliori rispetto agli altri lager, ma in un clima di morte generalizzato (tra impiccagioni ed esecuzioni sommarie) e nella consapevolezza diffusa della imminente fine per tutti. Gli internati erano stipati in caserme maleodoranti, dove si diffondevano malattie difficili da curare in condizioni disagiate di scarso igiene e malnutrizione. Le leggi del campo venivano poi sovvertite dai nazisti a piacere, e la sopravvivenza si faceva complicata e agghiacciante. Gli oggetti di Terezin Dal 2003, Matteo Corradini si occupa del ghetto di Terezin anche raccogliendo in Europa oggetti differenti che raccontino aspetti diversi del luogo e della Shoah: documenti originali, cartoline, lettere, il denaro fasullo che circolava all interno del ghetto, utensili, stoviglie... Gli oggetti vengono mostrati e possono essere toccati e passati di mano in mano. Chi partecipa vede e sente l oggetto, mentre ascolta la storia e le storie delle persone che sono venute in contatto con esso.

Modalità Possono essere proposte e realizzate due modalità di incontro. - una conferenza dedicata ad un gruppo di ragazzi più ampio, nella quale inevitabilmente si opterà per una spiegazione frontale di alcuni eventi, per la visione di documenti e fotografie proiettati e per alcuni momenti di interazione con gli oggetti. - un laboratorio, dedicato ad un gruppo ristretto di ragazzi (massimo 40 persone), con la possibilità di interazione ancor più diretta con oggetti dell epoca, studio di alcuni dettagli e la sensazione di toccare con mano la storia. Sezione tecnica La maggior parte dei materiali utilizzati nel progetto sono a carico del responsabile. A carico dell ente: videoproiettore e impianto audio.

Il libro Matteo Corradini La repubblica delle farfalle Rizzoli, Milano pp. 280 14,00 ISBN 978-8817063852 Una voce lucida e impietosa, una prima persona che sa mescolare il dolore e la poesia per raccontare in forma di romanzo la storia dei bambini e dei ragazzi rinchiusi nel ghetto di Terezin: prima della deportazione verso i campi di sterminio, sono impegnati nello sforzo di mantenere una parvenza di normalità in una vita che di normale non ha più niente. Un gruppo di adolescenti reagisce alle violenze, ai soprusi, alla paura dell inevitabile mettendo insieme un giornalino con i contributi di tutti, anche i più piccoli: disegni, poesie, rubriche, recensioni. Così le riunioni di redazione diventano un momento prezioso per scambiarsi pensieri e timori ma anche per dare spazio alle aspirazioni e ai sogni. Matteo Corradini Responsabile e animatore del progetto è Matteo Corradini. Nato nel 1975, è ebraista e scrittore. Pubblica con Rizzoli e Salani. Dottore in Lingue e Letterature Orientali con specializzazione in lingua ebraica, si occupa dal 1998 di creazione, didattica della Memoria, espressione. È tra i curatori del festival scrittorincittà (Cuneo). Fa parte del team di lavoro del MEIS, Museo Nazionale dell'ebraismo Italiano e della Shoah, e della Festa del Libro Ebraico (Ferrara). Collabora con Avvenire - Popotus. Prepara conferenze musicali e regie teatrali. Ha vinto il primo Premio nazionale Alberto Manzi. È TrattoVip e la Fila gli ha dedicato un TrattoPen.