CAPITOLO 1 Introduzione e cenni storici 1.1 - L handicap L etimologia più probabile della parola handicap è dalla locuzione inglese, hand in cap, (la mano nel cappello), derivante da un gioco d azzardo in voga nell Inghilterra dell 800 1. Un altra correlazione ipotizzata ad alcuni, sia pure meno attendibile sul piano etimologico, è l atteggiamento cap in the hand, del mendicante invalido; probabilmente quest ultima è un estensione semantica dispregiativa del nesso iniziale mano-cappello con il concetto di limitazione funzionale. Nella lingua italiana i vocaboli storicamente in uso fi no al recente passato han sempre posto l accento su ciò che mancava alla persona, piuttosto che sul residuo funzionale. Dal latino defi ciens, divenuto da tempo un semplice insulto, si è passati a menomato, invalido, minorato, ecc. La tendenza del lessico popolare ad appropriarsi della terminologia medica per esprimere concetti peggiorativi fi no all insulto, ha fatto sì che parole inizialmente descrittive e più o meno neutre, come defi ciente, nevrotico, represso, ecc, siano state gradualmente introdotte nell uso comune con connotazioni dispregiative. Alcuni preferiscono il termine disabile all aggettivo handicappato, essendosi nel tempo anche questa parola parzialmente deteriorata nel senso comune a causa dell abuso cui è stata sottoposta. Se il termine handicappato non è, o non dovrebbe risultare, dispregiativo, per contro il termine disabile non nasce 1 Secondo un altra ipotesi (attraente ma poco probabile) era, nelle competizioni ippiche dell 800, la posizione dei fantini cui toccava in sorte il cavallo migliore, per compensare il vantaggio con un defi cit nella guida dell animale
2 Handicap e sport come un complimento, a cagione del prefi sso greco dis (δις) che analogamente ad altri termini 2 non suggerisce l idea di un abilità di qualità elevata 3. La terminologia suggerita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), ripercorre e sintetizza un po il percorso storico di queste parole. Il termine di più recente conio fa riferimento ad una persona diversamente abile; indubbiamente tale concetto suggerisce che l abilità, elaborata dall invalido per superare l handicap, possiede, nella sua differenza, un valore intrinseco di uguaglianza qualitativa (se non di superiorità 4 ) in paragone alle abilità espresse da un individuo normodotato; si privilegia dunque il concetto di una pluralità di differenti abilità, in contrapposizione all unicità dell agire standardizzato 5. Fin qui la storia delle parole, con le quali uomini di buona volontà esprimono un pensiero (o tentano di indirizzarlo) ma di volta in volta le menomazioni e gli handicap, si sono colorati di sfumature di totale accettabilità o di insuperabile rigetto a seconda del contesto in cui l individuo si è trovato. Oggi si tende a spostare l attenzione dalla menomazione per focalizzarla sull interazione tra l individuo e l ambiente, sull incontro con gli ostacoli (naturali o artifi ciali) che l ambiente o la società, pongono al disabile: quando un uomo in carrozzina incontra uno scalino, l handicap, nel linguaggio dell uomo comune, qual è: la paraplegia o il gradino? E in quanti momenti della giornata ci si imbatte in contesti che escludono più o meno consciamente chi non risponda ai requisiti di una effi cienza fi sica perfetta, laddove con pochi accorgimenti si potrebbe realizzare una vera integrazione (Pèrez de Leza), a parole tanto ricercata? 1.2 - Lo sport Lo sport (Fig. 1) può costituire un occasione stimolante per tentare di elaborare i concetti sopraesposti e il contesto sportivo, essendo arbitrario e modulabile per defi - nizione, può rivelarsi un terreno fertile per esperimenti di integrazione pratica. Il confronto fisico tra individui e la ricerca di un miglioramento prestativo è antico quanto l uomo; il cocktail di gioco e competitività (il ludus e l agone) che accompagna le attività fi siche di svago ha variato nel tempo e nelle differenti culture le sue caratteristiche etiche e le sue regole. 2 Disservizio, disordine, ecc. 3 Il che è l esatto contrario del vero, poiché la prestazione resa da un disabile è spesso (se non sempre), proprio a causa dell handicap, di fatto di qualità superiore a quella di un normodotato, dovendo recuperare una condizione di svantaggio 4 Giacché, per defi nizione, è tesa a risolvere un problema di diffi coltà superiore, donde il termine utilizzato da alcuni di superabile 5 Spero di aver chiarito in questa premessa la diffi coltà (e talvolta, purtroppo, l aleatorietà) della scelta dei termini per le defi nizioni. Nel testo utilizzerò di volta in volta tutti i lemmi elencati: menomazione, defi - cit, handicap, disabilità, diversa abilità, tentando di farlo nelle accezioni più diffuse (ancorchè non da tutti condivise), consapevole della loro perenne evoluzione lessicale e semantica.
Introduzione e cenni storici 3 Fig. 1 - Giocatore di pallacanestro in carrozzina La valutazione della prestazione umana e del confronto non conosce confi ni storici né geografi ci. Il riferimento culturale più documentato dell attività sportiva in epoca storica sono i giochi della Grecia classica; oltre ai Giochi Pitici (o Delfi ci) dedicati ad Apollo, quelli Nemei in onore di Zeus e quelli Istmici per Poseidone, la manifestazione la cui fama ha subissato le altre divenendo nel XIX secolo (più o meno propriamente) un modello da inseguire in nome del concetto astratto di sportività sono sicuramente i Giochi Olimpici, iniziati nel 776 a.c. e sospesi defi nitivamente nel 393 d.c. dall Imperatore Romano Teodosio 6, su indicazione di Sant Ambrogio, vescovo di Milano. Lo sport moderno nasce dal progetto ottocentesco di De Coubertin 7 di rinnovare i fasti delle competizioni sportive di alto livello dell era classica attraverso la fondazione e lo sviluppo di un movimento sportivo e culturale che riunisse in sè i princi- 6 In quanto riti pagani invisi alla cultura cristiana dell Impero del IV secolo 7 Pierre de Frédy, barone De Coubertin, pedagogo e storico francese (Parigi, 1863 Ginevra, 1937)
4 Handicap e sport pi della mens sana in corpore sano e i canoni olimpici dell antica Grecia, integrati da elementi etici legati ai codici cavallereschi medioevali idealizzati. Alla ritualità pagana che accompagnava il vincitore divinizzato dell Evo antico si sostituiscono parzialmente nell 800 i valori di più recente rivalutazione del confronto e della partecipazione cooperativa al risultato; non scompare tuttavia del tutto la sacralizzazione divistica del campione 8. Ma il movimento culturale delle Olimpiadi moderne, iniziate nel 1896, si basava inizialmente sull esaltazione della forza e del vigore fi sico intesi come valori assoluti (citius, fortius, altius) e, analogamente all antica Grecia, riferiti essenzialmente alle prestazioni atletiche di giovani adulti, sani e di sesso maschile. Nel nostro secolo la mentalità sportiva si è progressivamente allontanata da questa matrice culturale iniziale, valorizzando in momenti successivi gli atleti in età evolutiva, l attività sportiva femminile 9, e la pratica da parte di amatori anziani. Da un campione assoluto, espressione della massima prestazione possibile, e per forza di cose maschio e nel fi ore degli anni, si è passati al riconoscimento ed alla valorizzazione di prestazioni fi siche di individui appartenenti a gruppi distinti per sesso ed età; non è più quindi la prestazione in sè a consentire di cingere il capo con l alloro della vittoria, ma il valore relativo all espressione fi sica di altri atleti appartenenti ad un insieme in cui si presume che tutti possiedano le stesse potenzialità. Ecco che le competizioni si svolgono isolando in genere i maschi dalle femmine, i bimbi dagli adulti e gli anziani dai giovani: si è primi inter pares ed il significato della performance raggiunta coincide col valore del miglioramento prestativo individuale, che gradualmente prende il posto (almeno in parte) della misurazione assoluta del risultato. Il processo evolutivo della mentalità sportiva in tale direzione compie un ulteriore passo in avanti con la nascita dello sport per disabili. In questo ambito il risultato agonistico è espressione suprema della capacità di migliorare i propri limiti, resi ristretti dalla patologia invalidante, e si svincola totalmente dalla glorifi cazione delle prestazioni fi ni a se stesse. Durante la seconda guerra mondiale, i primi disabili motori a dedicarsi sistematicamente all allenamento sportivo furono, nel 1944, dei reduci paraplegici britannici dell ospedale di Stoke Mandeville (GB), per iniziativa del neurochirurgo tedesco Sir Ludwig Guttmann 10. A distanza di pochi anni, dall altra parte della Manica, reduci non vedenti della Wehrmacht sperimentavano in Germania le prime modalità di gioco sportivo per non vedenti, il goalball. 8 Nell evo antico si riteneva che egli primeggiasse non solo e non tanto per meriti propri, quanto perché prediletto dagli dei. Per tale motivo venivano eretti veri e propri altari dedicati al reduce vittorioso di Olimpia che assurgeva al rango di nume tutelare della città di appartenenza. Uno sguardo disincantato alle manifestazioni, per l appunto, divistiche dei campioni odierni non fatica a scorgere ingombranti analogie 9 Che pure vanta il glorioso precedente dei giochi dell antica Sparta, nei quali gareggiavano giovani di entrambi i sessi, sia pure in competizioni separate (Fittà). Il primo centro italiano di attività sportiva femminile aperto (tra molte diffi coltà) in età moderna fu la Scuola normale di ginnastica preparatoria femminile, istituita a Torino nel 1867. 10 Neurochirurgo tedesco di religione ebraica, emigrato in Gran Bretagna nel 1939 per sfuggire alle persecuzioni naziste (1899 1980)
Introduzione e cenni storici 5 L iniziativa del Dr. Guttmann, che studiò e realizzò con grande determinazione dei programmi di allenamento per disabili, facendovi partecipare tutti i pazienti che si presentavano al suo centro, ebbe molto successo, ed il 29 Luglio 1948 11 si tennero i primi Giochi di Stoke Mandeville per atleti disabili, cui parteciparono sportivi handicappati ex membri delle Forze Armate britanniche. Grazie allo sport i pazienti paraplegici del Dr. Guttmann (defi nito da Papa Giovanni XXIII il De Coubertin dei disabili ) cominciarono a sviluppare la muscolatura delle braccia e delle spalle, raggiungendo rapidamente risultati macroscopicamente superiori a quelli della normale chinesiterapia. Inoltre lo sport, aiutando ad acquisire equilibrio ed abilità motorie nell uso della sedia a rotelle, consentiva a questi paraplegici di servirsi più effi cacemente di tale mezzo di locomozione nella normale vita di relazione. Tali attività destarono molto scalpore, e medici e tecnici di tutto il mondo visitarono il centro di Stoke Mandeville per apprendere tali metodologie riabilitative. Nel 1952 per la prima volta i Giochi di Stoke Mandeville divennero internazionali, con la partecipazione di Germania, Olanda, Svezia e Norvegia; fi nalmente nel 1960 si svolsero nel contesto delle Olimpiadi di Roma, dove accorsero 400 atleti disabili da tutto il mondo, e a Tokio, nel 1964, fu coniato il nome Paralympics, che nel tempo avrebbe sostituito l acronimo ISMG 12. Era nata dunque l International Stoke Mandeville Games Federation (ISMGF), che da allora indìce annualmente una manifestazione sportiva comprendente vari sport, come il nuoto, le corse, i lanci, il tiro con l arco, la pallacanestro, la scherma, il tennistavolo, il tiro a segno, le bocce. Tali Giochi hanno fatto registrare un continuo aumento del numero di partecipanti, ed oggi quasi tutti i Paesi del mondo vi inviano atleti. Poichè l attività dell ISMGF era limitata alla organizzazione di Giochi solo per atleti affetti da patologie del midollo spinale, ben presto handicappati di altro genere (prevalentemente ciechi e amputati) avvertirono l esigenza di associarsi per poter partecipare anche essi a manifestazioni sportive. In occasione delle Olimpiadi di Roma si posero le basi per effettuare regolarmente in futuro dei Giochi per handicappati, da tenersi, per quanto possibile, nella stessa città dei Giochi Olimpici e nello stesso anno. Nel 1964 fu così fondata l International Sport Organisation for Disabled (ISOD), e nel 1980 si formarono l International Blind Sport Association (IBSA) ed il Cerebral Palsy Sport and Recreation Association (CP-ISRA), associazioni che si occupano rispettivamente di amputati, ciechi e cerebrolesi; in un tempo successivo, l ISOD ha allargato le proprie competenze anche ad altre patologie invalidanti 13. Così, nel 1964 vi fu un Olimpiade per disabili a Tokyo, con 390 partecipanti; nel 1968 ben 750 atleti su sedia a rotelle presero parte ai Giochi di Ramat Gan (Tel Aviv), località offerta da Israele per indisponibilità di Città del Messico. In tale occasione un pubblico di 25.000 persone acclamò gli sportivi handicappati alla cerimonia di apertura nello stadio di Gerusalemme. Molti sport si sono aggiunti nel corso degli anni alle prime discipline introdotte a Stoke Mandeville. 11 In coincidenza con la cerimonia di apertura dei giochi Olimpici di Londra 12 International Stoke Mandeville Games 13 Curiosamente defi niti Les Autres
6 Handicap e sport Nel 1972 i Giochi si svolsero ad Heidelberg (Germania), ed i partecipanti furono più di 1.000. In occasione dei Giochi Olimpici di Montreal del 1976, i Giochi per disabili ebbero luogo a Toronto (Canada), e per la prima volta vi parteciparono atleti membri dell ISOD; si videro quindi, tra i 1500 partecipanti, gareggiare anche atleti non vedenti od amputati. Nel 1980, 2500 sportivi disabili presero parte ai Giochi di Arnhem (Olanda); nel 1984 le olimpiadi dei disabili si svolsero in parte a New York (1750 atleti) ed in parte ad Aylesbury (Gran Bretagna 1100 partecipanti). Nel 1982, ISMGF, ISOD, IBSA e CP-ISRA fondarono un comitato internazionale di coordinamento (ICC) delle organizzazioni sportive mondiali per i disabili, preposto alla codifi - ca ed alla stesura delle regole tecniche ed organizzative dei Giochi Paralimpici. Nel 1986 fu fondata l International Sports Federation for Persons with Intellectual Disability (INAS-FID), cui attualmente aderiscono 87 nazioni, per gli sportivi affetti da disabilità mentale. Nel 1988 a Seoul (Corea del Sud), in una importante manifestazione successiva alle Olimpiadi, gareggiarono ben 3200 atleti disabili provenienti da 65 Nazioni, al cospetto di un pubblico di 100.000 persone; a Seoul nacque il termine Paralimpiade, con il signifi cato di Olimpiade parallela (a prescindere dalla probaibile contaminazione etimologica con il termine paraplegia). Con le Paralimpiadi di Barcellona del 1992 vi è stato un notevole salto di qualità per quanto riguarda l aspetto organizzativo e multimediale: centinaia di autobus adattati a disposizione, personale specializzato, mezzi di ogni genere e una capillare campagna informativa mediatica che poneva insistentemente lo sport Paralimpico sul piano di quello per normodotati. Nel frattempo l ISMGF aveva cambiato il proprio nome in ISMWSF (Internationale Stoke Mandeville Wheelchair Sport Federation), a sottolineare l inclusione di tutte le attività in sedia a rotelle, a prescindere dalla tipologia di handicap. Ad Atlanta, nel 1996, sia pure con una organizzazione logistica in tono minore rispetto alla paralimpiade precedente, grande risonanza hanno avuto gli eventi sportivi, anche nel nostro paese; di gran lunga migliori sono state le Paralimpiadi di Sidney del 2000, anche per merito dell impressionante numero di volontari entusiasti, come pure nell edizione di Atene 2004, in cui il livello organizzativo ha eguagliato i giochi Olimpici per normodotati, e dove nuovi record sono stati abbattuti e per molte discipline il livello prestativo ha superato limiti un tempo ritenuti invalicabili. Nel 2004, in occasione dei giochi di Atene, ISOD e ISMWSF si sono fuse nell International Wheelchair & Amputee Sport Federation (IWAS), per meglio coordinare le proprie forze nell ambito dell organizzazione degli eventi sportivi, dell evoluzione tecnica e della ricerca medico scientifi ca. Un signifi cativo salto di qualità è avvenuto in occasione delle Paralimpiadi di Pechino 2008, dove l aspetto organizzativo ha toccato vertici diffi cilmente eguagliabili, in relazione all effi cienza ed alla modernità delle strutture a disposizione, alle dimensioni dell apparato organizzativo e all impressionante numero di volontari coinvolti; a Pechino nuovi record sono stati abbattuti e per molte discipline il livello prestativo ha superato limiti un tempo ritenuti invalicabili. Dal 1976 si svolgono regolarmente anche le Paralimpiadi Invernali: la prima edizione si svolse a Ornskoldsvik (Norvegia); nel 1980 a Glilo (Svezia). Le due edizioni del 1984 e del 1988, sono state ospitate entrambe da Innsbruck (Austria). Dal 1992
Introduzione e cenni storici 7 (Albertville) i giochi per disabili si sono sempre svolti congiuntamente ai giochi per normodotati; in tale occasione debuttarono, oltre ai disabili motori e sensoriali, anche sportivi affetti da handicap mentale. Dopo le gare di Nagano (Giappone) svoltesi nel Marzo 1998, e quelle di Salt Lake City del 2002, gli ultimi impegni agonistici per gli sportivi disabili di tutto il Mondo praticanti Sport invernali sono state le Paralimpiadi invernali di Torino 2006. Inizialmente riservati ad amputati o videolesi, i Giochi Paralimpici Invernali si sono aperti alla partecipazione anche di paraplegici e di cerebrolesi: gli atleti che rientrano in queste due ultime categorie gareggiano in genere su slitta. Attualmente gli sportivi handicappati praticano le più svariate discipline: arrampicata sportiva, atletica leggera, automobilismo, attività subacquee, badminton, beach volley, biliardo, bocce, bowling, calcio (a 4, a 5, a 7 e a 11), canoa, canottaggio, ciclismo su pista e su strada, curling, danza, equitazione, ginnastica, goalball, golf, handcycling, hockey indoor, hockey su ghiaccio, judo, kayak, lotta, nuoto, orienteering, pallacanestro, pallamano, pallanuoto, pallavolo, pattinaggio a rotelle, pattinaggio su ghiaccio, pesca sportiva, rafting, rugby, scherma, sci alpino, sci nautico, sci nordico, showdown, slittino, snowboard, snowshoeing, sollevamento pesi, tennis, tennis da tavolo, tiro a segno, tiro con l arco, torball, triathlon, vela, windsurf. Per quanto riguarda gli sportivi non udenti, dal 1924 a Parigi si sono svolti regolarmente dei giochi olimpici per tali atleti denominati Deafl ympics, l ultimo dei quali a Melbourne nel 2005; dal 1949 (Seefeld) si sono aggiunti i giochi invernali. Il movimento sportivo dei non udenti italiani si organizza dal 1929 come Comitato Sportivo Sordomuti Italiani (CSSI), cui sono seguiti il Centro educazione Fisica e Sport (CEFS) e la Federazione Sport Silenziosi d Italia (FSSI, poi FISS). In Italia tutte le attività sportive per atleti diversabili sono gestite e coordinate dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP), erede dal 2004 14 della Federazione Italiana Sport Disabili (FISD), nata a sua volta dalla fusione della Federazione Italiana Sport Handicappati (FISHa, disabilità psichiche e motorie) fondata nel 1980, della Federazione Italiana Ciechi Sportivi (FICS, atleti non vedenti), fondata nel 1980, e dalla Federazione Italiana Sport Silenziosi (FISS, atleti non udenti). Il CIP, istituito con la Legge 189 del 15.07.03, e il DP 8.04.04, è deputato dallo Stato a promuovere la massima diffusione della pratica sportiva per disabili in ogni fascia di età e popolazione ed è affiliato alle varie organizzazioni internazionali citate; al CIP afferiscono le varie discipline sportive, coordinate nell ambito dei rispettivi dipartimenti, così suddivisi: dipartimento pallacanestro pallavolo, dipartimento sport dell'acqua (nuoto, canoa, kayak, vela, canottaggio, waterbasket), dipartimento atletica leggera, dipartimento scherma, tiro con l'arco, tiro a segno, dipartimento sport invernale (sci alpino, sci nordico, curling, biathlon, hockey su slitta sul ghiaccio, danza sportiva in carrozzina), 14 Nel 2004 è uscito il decreto di attuazione della legge 189/2003 norme per la promozione della pratica dello sport da parte delle persone disabili, che istituisce il CIP, ponendo in essere un progetto dell exatleta e poi Presidente Dott. Avv. Luca Pancalli (1964-)
8 Handicap e sport dipartimento tennis, tennistavolo, bocce, showdown, dipartimento attività di squadra, dipartimento ciclismo, equitazione, judo, dipartimento disabilità intellettivo relazionale. Per gli sport non compresi nei propri dipartimenti, il CIP sigla degli accordi con le specifi che federazioni, tra cui l Associazione Scacchisti Ciechi Italiani, la Federazione Italiana Golf Disabili, la Federazione Italiana Attività Subacquee per Disabili, la Federazione Italiana Wheelchair Hockey, la Federazione Italiana Sportiva Automobilismo Patenti Speciali, ecc. Atleti affetti da handicap mentale svolgono attività sportiva anche nell ambito del movimento Special Olympic, un programma internazionale di allenamento nato negli Stati Uniti nel 1968, riconosciuto nel 1988 dal Comitato Olimpico Internazionale e adottato oggi in 165 paesi. Lo Special Olympic Italia organizza attività nelle seguenti discipline: atletica, judo, ginnastica artistica, ginnastica ritmica, nuoto, bocce, calcio a 5, calcio a 7, calcio a 11, corsa con racchette da neve, equitazione, pallacanestro, pallavolo unifi cata, sci alpino, sci nordico, snowboard, tennis, tennistavolo. È degno di nota il fatto che le varie Federazioni sportive nazionali e internazionali, nate come si è visto per atleti giovani, maschi e sani, hanno nel tempo allargato il proprio campo d azione, per comprendere le discipline femminili, le attività dell età evolutiva e quelle praticate da amatori di età più matura. Viceversa, allorché si è trattato di atleti disabili, sono state create delle Federazioni Sportive a sè stanti, spesso caratterizzate da una tipologia di handicap, piuttosto che da una disciplina sportiva. Queste ultime hanno dovuto sopportare l onere di organizzare manifestazioni per le più varie attività sportive (dal nuoto allo sci), pur fruendo talvolta della collaborazione delle Federazioni dei vari sport. Questo stato di cose è dovuto per buona parte alle diffi coltà tecniche ed organizzative legate alle attività sportive per disabili; tuttavia in molte delle Federazioni sportive nazionali o degli Enti di Promozione che a suo tempo hanno realizzato un integrazione almeno parziale tra sportivi differenti per sesso e per età, è probabilmente presente una resistenza culturale all integrazione degli atleti sani con quelli affetti da un handicap. La tendenza dello sport contemporaneo a svolgersi all interno di ambiti omogenei per sesso ed età, oltre che per sanità di corpo, è comunque un fattore strettamente connesso all organizzazione agonistica di cui sopra. Probabilmente una reale integrazione in ambito sportivo tra individui con caratteristiche fi siche diverse dovrebbe accompagnarsi ad una modifi cazione dell attuale concezione del momento sportivo, ridimensionando il valore del risultato agonistico fi nale a favore del percorso evolutivo legato alla pratica. Qualche Federazione sportiva ha già manifestato un apertura concreta ai disabili, con competizioni integrate; si spera che altre seguano l esempio, perché lo sport per handicappati non venga ghettizzato, e possa essere per il disabile un occasione di incontro con il normodotato. Lo Sport degli atleti diversamente abili nasce nei centri di riabilitazione, e se questo è indubbiamente un vantaggio poiché ha reso da sempre agevole il recluta-
Introduzione e cenni storici 9 mento degli sportivi tra la popolazione neurolesa, d altra parte sfavorisce il costante contatto e l interscambio di tecniche, informazioni e cultura col mondo dello sport di elite (Ketcheson), giacchè i tecnici sportivi di massimo livello, medici dello sport, ecc. sono più presenti laddove è praticato lo sport d eccellenza piuttosto che negli ambienti della riabilitazione; questa situazione di fatto ha probabilmente rallentato fi no a pochi anni fa la diffusione delle tecniche sportive migliori tra i disabili sportivi, che difatti continuano a migliorare il loro livello prestativo in misura ben più rilevante dei corrispettivi atleti normodotati, a mano a mano che le tecniche si evolvono e l ambiente degli allenatori, istruttori e degli sportivi disabili stessi aumenta di professionalità. È degno di nota che ancora nel 1996 una ricerca (Liow) sul campo constatava che un terzo degli sportivi praticanti discipline su sedia a rotelle si allenava da autodidatta senza un training professionale, il che evidentemente lascia molto spazio al miglioramento delle abilità e dei livelli prestativi. 1.3 - La pratica La Medicina Sportiva moderna insegna che un individuo fi sicamente integro, ma sedentario presenta un calo delle proprie capacità prestative, legato a ridotte funzionalità non solo artro-osteo-muscolari, ma anche e soprattutto cardiorespiratorie e metaboliche: la cosiddetta malattia ipocinetica. Un cieco condizionato dal defi cit sensoriale all ipomobilità o un paraplegico costretto su di una sedia a rotelle sono dei sedentari obbligati e alla patologia principale (causa invalidante) associano una serie di altre disfunzioni che non dipendono tanto da essa quanto dalle conseguenze della forzata inattività. Per un giovane paraplegico su sedia a rotelle, disallenato, per quanto sano e nel fi ore degli anni, un scalino lungo la propria strada può rappresentare un ostacolo insormontabile; viceversa superare senza aiuti esterni lo stesso gradino può essere uno scherzo per un giocatore, ad esempio, di tennis o basket in carrozzina 15 abituato a utilizzare il proprio mezzo di locomozione come un attrezzo sportivo, e che, esperto in improvvise virate, impennate e frenate, abbia adeguatamente potenziato la propria muscolatura delle braccia. Una grave disabilità fi sica, tale da ostacolare pesantemente il reinserimento nel contesto lavorativo e sociale, si accompagna talvolta a forme di depressione psichica che rendono il soggetto astenico, anedonico, anaclitico, demotivato e disforico, puro oggetto delle cure mediche che subisce passivamente. La maggiore diffi coltà da superare per ottenere la collaborazione attiva consiste nel sollecitare delle motivazioni psichiche, frequentemente ridotte in misura signifi - cativa, specialmente in portatori di un handicap acquisito. 15 Il basket in carrozzina si è rivelato uno strumento effi cacissimo per ottenere il miglior controllo possibile del mezzo meccanico della sedia a rotelle, grazie alla necessità tattica di gestire scatti, virate, frenate subitanee, e all opportunità di saper controllare l impennata.
10 Handicap e sport La partecipazione ad attività sportive da parte di un paraplegico, riduce la depressione psichica, diminuisce i ricoveri ospedalieri, e ne prolunga l attesa di vita (Dijkers, Manns, Sheng). Spesso dopo l acquisizione dell handicap, il constatare di avere perduto quelle abilità sportive, magari coltivate da una vita, unitamente ai cambiamenti (in genere in peggio) dei rapporti sociali, e a una minore indipendenza, risultano fattori inibenti la pratica sportiva. Per la maggior parte dei disabili locomotori, il nemico quotidiano da combattere, responsabile di tante limitazione nel movimento, nonché di piaghe ed altre patologie, è la forza di gravità: e così l esperienza del nuoto (o di un altra attività sportiva acquatica) restituisce a molti il piacere di una mobilità altrimenti negata. Lo sport per i disabili rappresenta una via d uscita alla gabbia dell handicap, non certo perché possa neutralizzare una lesione defi nitiva e perenne, ma perché porta l individuo ad esplorare altre potenzialità, a svilupparle e, in defi nitiva, a servirsene per vicariare le funzioni perdute (Stewart). Occorre un contesto adattato (Edouard P), un ambiente favorevole, nel quale gli stimoli siano adeguati alla condizione fi sica della singola persona disabile. In tal modo si possono proporre nuovi interessi, ricreando i presupposti per un adeguata motivazione alla collaborazione dell individuo, per ricostruire attivamente la propria esistenza; la percezione soggettiva dell handicap dipende in maggior misura da mobilità, vita sociale e lavorativa piuttosto che dalla gravità dell invalidità (Dijkers, Fuhrer, Johnston). Creando delle discipline e delle tecniche sportive adattate all handicap, si è ottenuto un contesto sociale e ambientale rispondente a queste esigenze. Una ricaduta applicativa non trascurabile dell attività sportiva è stato l impulso dato allo sviluppo tecnologico di attrezzi, carrozzine, protesi e ortesi, con l utilizzo di materiali e tecnologie sempre più sofi sticati che, cimentati dapprima nel contesto sportivo, hanno poi dato origine a nuovi strumenti e sussidi di uso comune anche nelle attività quotidiane. Se tra i fi ni riconosciuti delle terapie di ogni tipo vi è il recupero di tutto il complesso di funzioni fi siche, psichiche e relazionali che fanno di un individuo un soggetto attivo e partecipe del contesto sociale, non si può non ammettere che per un disabile la pratica sportiva non può essere considerata un puro e semplice svago del tempo libero, ma acquisisce la valenza di un potente strumento terapeutico, in grado di restituire ad un essere umano quella capacità e quella dignità necessarie a far di lui un membro attivo del sistema sociale. Perché un disabile possa, attraverso lo sport, esprimere davvero tutte le proprie potenzialità, e trarre tutti i benefi ci possibili, vanno intraprese con determinazione: l attività adattata, percorso irrinunciabile per conseguire un reale sviluppo prestativo (Ginè) l attività integrata, per far si che lo sport rappresenti la strada maestra per il reinserimento sociale. Nell ambito scolastico, ad esempio, è indispensabile che l attività sportiva dell allievo disabile si svolga contestualmente a quella dei compagni normodotati e, quando possibile, con le stesse attrezzature.
Introduzione e cenni storici 11 È di fondamento per la buona riuscita della pratica allenante: identifi care il potenziale residuo dell allievo attraverso una approfondita valutazione funzionale non rifi utare per partito preso le attività sportiva adattate, poichè spesso sono nate e si sono evolute con lo specifi co scopo di consentire la pratica di gesti atletici altrimenti impossibili. L adattamento di un attività sportiva è fi nalizzato anche ad offrire all allievo disabile un contesto rassicurante, che ne favorirà la capacità di apprendimento motorio. Nella pratica sportiva, l apprendimento di un pattern motorio nuovo dipende dalla capacità di integrare ed elaborare stimoli tattili, propriocettivi, e schemi motori connessi con le capacità coordinative dell individuo; occorre tener presente che un defi cit neurologico può essere responsabile non solo di una ridotta potenzialità di eseguire un pattern motorio, ma anche di diffi coltà di apprendimento discendenti da una alterata percezione ed elaborazione degli stimoli. Cerebrolesi deambulanti traggono gran benefi cio da attività atletiche di corsa, e per tali attività è preferibile un contesto competitivo adattato al potenziale dell alunno, ma per le gare di lanci in soggetti con il solo uso (o l uso prevalente) degli arti superiori (amputati, paraplegici, ecc), è di facile attuazione una gara integrata di lancio del disco da seduti o simili. Gare di salto o corsa per amputati di arto inferiore possono essere proposti come specifi co esercizio allenante anche a studenti normodotati; per dare la giusta collocazione prestativa a tali attività, si tenga presente a titolo di esempio che il record di salto in alto con una gamba sola è di m. 1,96, e il record dei 200 m piani per amputati bilaterali di gamba con protesi è 21 58. Non si può chiedere ad un ragazzo paraplegico di mettersi a correre o saltare, ma si può proporre ad una scolaresca di normodotati di provare a giocare a basket in carrozzina; esperimenti di integrazione sperimentale attuati in alcune scuole hanno dato risultati sorprendentemente positivi, con allievi normodotati che hanno accettato con entusiasmo (e adeguato spirito agonistico) di sedersi su una sedia a rotelle per gareggiare ad armi pari con compagni affetti da disabilità. Per quanto riguarda gli allievi con defi cit neurosensoriali, praticamente tutti gesti sportivi dei normodotati sono alla loro portata, con pochi accorgimenti organizzativi; ad esempio per i non vedenti l integrazione è estremamente semplice essendo suffi ciente competere con individui bendati per riproporre una condizione di parità. Alcuni esercizi ad occhi chiusi, ad esempio, favoriscono anche nel vedente lo sviluppo dell analisi delle afferenze sensoriali tattili e uditive e delle capacità coordinative, specie se proposti in età evolutiva. Sarà bene evocare un corretto spirito critico nel considerare le varie discipline sportive che si avvalgono di attrezzature particolari (la scherma su sedia a rotelle, il polo in canoa, il basket in carrozzina, il tandem in bicicletta, il tennistavolo seduti, le corse automobilistiche, le gimkane in carrozzina, ecc.) come le facce diverse di uno stesso desiderio di competere con i propri simili in condizioni di equità competitiva e possibilità emulativa. Una volta conosciuto il dato oggettivo che il campione di maratona su sedia a rotelle è in grado di coprire i 42,195 Km in un tempo minore dell atleta recordman normodotato, non dovrebbe essere impossibile fare breccia nel pregiudizio e iniziare
12 Handicap e sport a considerare l utilizzo della carrozzina anche come un curioso strumento di effi cienza prestativa, non diversamente dalle corse automobilistiche, in cui il paragone con l atleta che corre a piedi non susciterebbe mai l associazione mentale automobilista = handicappato. Disponendo delle adeguate attrezzature, vi sono alcuni contesti sportivi dove l integrazione è facile e vantaggiosa, come il tennis tavolo, la scherma seduti, il tiro con l arco, il nuoto ecc. Anche atleti con patologie minori, quali ad esempio i portatori di artroprotesi, spesso non riconosciuti dai regolamenti che regolano l attività competitiva, si giovano di pratiche di lieve impegno, come il golf (Suckel).