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pelle su pelle Testo tratto dalle interviste realizzate in occasione della festa del volontariato - Casalecchio di Reno 22 aprile 2013 a cura dell associazione di promozione sociale Gruppo Elettrogeno nell ambito del percorso di co-progettazione partecipata Laboratori della solidarietà sociale Progetto per una comunità solidale a sostegno delle persone fragili Ufficio di Piano per la salute e il benessere sociale - Distretto di Casalecchio di Reno.

Ognuno di noi ha delle attitudini particolari. Il volontariato può vestire perfettamente la persona che sei, ti mette in contatto con la comunità in cui vivi. Volontariato vuol dire sentirsi parte del tessuto sociale a cui si appartiene e non rimanere in superficie. Parliamo quindi, prima di tutto, di cittadinanza attiva. Fare il volontario per un giorno è semplice: per esempio, per agevolare il reperimento di fondi e non è neppure necessaria la formazione; invece ci sono forme di volontariato che richiedono un approccio più approfondito, una formazione specifica. Se lavoro con gli adolescenti che hanno una loro struttura interiore bisogna essere formati per interagire e proporre delle attività. Ipotizziamo che tra le mani hai un libro, che titolo leggi? Insieme. Perché? Dammi la tua mano. Vedi? Ci sono due realtà che vengono a contatto pelle su pelle, un dialogo e le modalità di stabilire il contatto sono tutte da scoprire. I rischi che potrebbero esserci dentro una relazione vanno corsi, ne vale sempre la pena. Non sai quante qualità o ricchezze hai all interno e poi scopri una dimensione nuova di te. Capita di avere paura di una situazione che potrebbe generare un cambiamento, ma in seguito spesso scopri che era quello che era necessario per te. Ho iniziato a fare volontariato per gioco! Che significato ha per te la parola volontariato? E un azione volontaria di interesse sociale, avvolgente. Una relazione che si stabilisce, a tratti anche pericolosa: per esempio, alcune persone coinvolte da un azione di volontariato non hanno scelto di essere l oggetto di un azione di volontariato. Le realtà di volontariato coprono un vuoto che i servizi non riescono a colmare? Sì, un vuoto che lasciano i servizi, ma anche il vuoto che lascia il mondo stesso. Ci guarda l altro, ci ri-guarda l altro, ma anche un altro che sta comunque dentro, un altro dentro. Titolo del libro: Come una bestia feroce. Ho iniziato perché vengo da una famiglia che è stata toccata (dal tumore) Bisogna fare qualcosa, ho deciso una sera ad una riunione, ho detto io sono qua per gli altri e per me stessa. Ho deciso in base alle mie attitudini, io faccio delle ceste per raccogliere dei fondi. Delle volte ho paura, ho paura di perdere il papà dei miei figli, io ho avuto paura di non tornare a casa. Fare il volontario riempie la vita ma ti carica di molte responsabilità.

Quando hai deciso aderire ad un progetto di volontariato? Quando è nata mia figlia, mia figlia è nata autistica. Dopo le scuole quando è entrata in cooperativa, io in un primo momento ho iniziato a collaborare con la cooperativa come genitore di riferimento. Capire come comunicare con mia figlia, mettermi in relazione con lei Il percorso che ha fatto mia figlia è servito anche a me per capire, per imparare. Ai tempi forse mi vivevo come una giovane donna frivola e invece ho scoperto di essere molto tenace! Lavoro 24 su 24 per l associazione di cui faccio parte. Il volontario spesso è colui che deve colmare un vuoto personale. Aiuto le persone che hanno il mio stesso problema, per migliorare il loro stile di vita. Penso: se ce l hai fatta tu, ce la posso fare anche io. La disabilità ti può annientare. Il volontario non deve diventare il servo della persona a cui si dedica, ma solo dare gli strumenti per costruirsi una vita autonoma, non si deve sostituire all altro. Mi chiedo, volontariato vuol dire dare senza ricevere nulla in cambio? Ho iniziato con il movimento studentesco con la convinzione di poter cambiare qualcosa nella società. Avere in noi la voglia di mettersi in discussione aiuta nel confronto con gli altri. Mi sono misurato con la storia di quel momento, faccio da spettatore o da protagonista?

Il volontariato combacia con la crescita personale, ogni giorno mi guardo e mi vedo cambiato. Se leggesse ora il titolo di un libro quale sarebbe? Crescere insieme a voi. Che definizione dai alla parola Volontariato? Dare un pezzetto di noi agli altri, ciò che viene da dentro e che diamo agli altri. Spesso andiamo per aiutare e torniamo che siamo aiutati a crescere Per aiutare bisogna saperlo fare, perché si rischia di invadere gli spazi altrui con la voglia di fare; potremmo andare a creare un danno, invadere, mancare di rispetto alla persona che dovresti aiutare; c è chi non si rende conto di aver bisogno di aiuto. Un episodio abruzzese: supporto psicologico in struttura, un signore piangeva allora io ho fatto un passo indietro, ho detto: "Vado via, vado via, se ti faccio piangere". E lui mi dice: "Entra, perché le lacrime escono dagli occhi e finiscono in un sorriso". Tutti hanno il diritto di stare bene. Io ho avuto una vita molto felice e vorrei che anche gli altri l avessero.

Sono arrivata alla Croce Rossa per curiosità! Saper cosa fare in caso di un incidente per me era importante; quando mi hanno chiesto cosa volevo fare ho risposto che avrei potuto anche imbustare delle lettere; oggi faccio formazione. Quando hai aiutato tre nonni ti sembra di aver salvato il mondo e torni a casa con un altra spinta. Cerco di avvicinare al medico la persona, il paziente, sono un tramite. Ognuno di noi ha delle potenzialità: io vent anni fa non ero consapevole delle mie, ho imparato molto di me, della mia identità. I volontari all inizio hanno timore, in particolare nel settore sanitario, paura di non saper fare, di sbagliare. Il tuo aiuto può essere solo che migliorativo se sai come gestire la situazione, se sai cosa fare. Se segui la formazione di persone che si avvicinano a questa esperienza per la prima volta, devi essere in grado di agevolare e sviluppare le potenzialità, le attitudini di ognuno. Dedico alle attività della Croce Rossa almeno 30-40 ore alla settimana. Cosa dici al primo incontro? Cosa state cercando? Molti stanno cercando qualcosa. Devi far capire che devono portare qualcosa. Se io sto vivendo un lutto a casa non posso soccorrere qualcuno che ha avuto la stessa esperienza, o comunque devo essere affiancato. Se passi la mano è difficile che senti il tuo nell altro. Titolo libro: Via col vento. Non c è stato un momento in cui ho deciso Ho deciso di rientrare nel volontariato, nella Croce Rossa. In questo periodo è molto importante: facendo la volontaria per la Croce Rossa mi sento parte della storia, sento di fare parte di qualcosa. Mia nonna diceva: "Quella è una setta!" Io sorrido e le spiego. C è chi sta a guardare e chi agisce: io, facendo volontariato, ci sono, non sto fuori. Scoprendo gli altri riesco ad identificarmi meglio, riesco a costruirmi. Volontariato: Dovere civico, diritto e dovere, qualcosa di naturale. Libertà: rispetto cosciente delle regole, io scelgo di rispettarle, per far vivere meglio tutti, devo vivere nel rispetto delle leggi, non perdendo la mia identità. Sono parte dell associazione da moltissimi anni Ho (abbiamo) necessità di trovare persone nuove, volti giovani. Ma il volontario non possiamo costringerlo! Quando non ha più niente da dire se ne va. Una mattina, c era nebbia, molta nebbia, donavo sangue, ho letto un manifesto Ho iniziato donando sangue. Non è stato facile, immagino che le persone che devono decidere devono essere molto consapevoli. Le difficoltà ci sono, il fatto stesso di voler portare avanti le attività, farti carico, è una difficoltà continua.

Una frase che mi ha colpito: "Ma perché i medici non tolgono gli organi quando uno è morto?" Poi ho tradotto e mi sono detto: questa è una persona che ha paura, ha paura di sottoscrivere, mi tolgono gli organi quando non sono morto, ma se io avessi bisogno? Ma ricordiamoci che le cure sono garantite a tutti! Molto spesso c è chi viene spinta/o a fare il volontariato a causa di un esperienza personale, io ho scelto per solidarietà. Non la ritengo rischiosa la relazione; anzi, all interno dell associazione se non c è nessuno con cui relazionarti non si costruisce! Titolo del libro: Il mio amico Baby (è un cane). Io avevo preso una decisione, volevo fare il volontario, ma non sapevo come. La mia ragazza mi ha detto: "Iscriviamoci alla Croce Rossa". Poi lei mi ha lasciato e io sono rimasto! Ho deciso di fare il clown perché avevo l ispirazione. Un bambino mi ha colpito seccamente, mi ha detto: "Io ho un tumore e devo morire". Amici nell associazione? No, non tanto, noi svolgiamo le attività insieme. Mi hanno bocciato tre volte per diventare un quarto, così ci ho rinunciato e ho fatto altro e ne sono felice. Il nostro obiettivo è quello che il volontario diventi amico dei ragazzi. In fondo io nella vita mi sono sempre sentita disabile. È una cosa che sento dentro: io non mi sono mai sentita accettata, amata e penso che i ragazzi con disabilità abbiano questi stessi problemi. Quando esci con loro, loro sono sempre veri, diretti, sinceri, ti accettano veramente; vivo forti emozioni che non ho mai vissuto. Con i normodotati hai sempre delle maschere davanti, mai una persona che ti accetta per come sei, c è sempre il giudizio dietro. Con i ragazzi con disabilità se tu li accetti, gli vuoi bene, loro lo sentono, lo apprezzano veramente, capiscono subito chi gli sta accanto. Riesci a superare i pregiudizi che nella vita ti fanno soffrire.

La persona con disabilità arriva subito alla persona, ti fa essere in un modo diverso. Mi sono sempre sentita giudicata dalla famiglia. Ora penso che non è importante che gli altri mi accettino, perché sono io che devo farlo con me stessa. Devo sentirmi occupata a fare delle cose diverse, la vita quotidiana mi annoia molto. Le amicizie non bastano a colmare questa mancanza. Il volontario deve porsi come un amico e avere la capacità di mettersi in gioco, non si deve porre come un essere superiore. Deve avere delle competenze particolari se lo metti di fronte ad un disabile psichico, diverso se il disabile è fisico, forse in questo caso non è necessario avere delle competenze specifiche. Se il volontario non è capace di gestire alcune situazioni il disabile si spaventa. Io avendo una disabilità fisica ed essendo abbastanza autonoma, mi sento in mezzo, la persona ha paura e non viene verso di me. Sono stata rifiutata dai disabili mentali perché non mi ci trovo, mentre i normali, tra virgolette, molte volte mi hanno rifiutata, io sono sempre in mezzo e cerco di buttarmi nel mondo dei normali ma poi vengo rigettata. Non mi colloco. Noi siamo delle gente sveglia che va incontro alla vita. Titolo del libro: La vera paura non è amare ma la paura dell amore stesso.