ELEMENTI BASE DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA



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LEZIONE 2

ELEMENTI BASE DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA Tutte le macchine fotografiche sono caratterizzate dagli stessi elementi di base; cambia solo il disegno e la sistemazione dei componenti, in funzione degli usi specifici per cui è indicata. Si definiscono macchine reflex, tutte quelle macchine fotografiche con specchio di riflessione. Si tratta di uno specchio ribaltabile che invia al mirino la proiezione dell inquadratura dell obiettivo. La proiezione dall obiettivo viene diretta dallo specchio su un vetro smerigliato da qui all occhio per mezzo di un prisma in vetro (pentaprisma). Quest ultimo ribalta l immagine riflessa dallo specchio nella giusta configurazione destra/sinistra, alto/basso.

Componenti base: 1 OBIETTIVO composto da diverse combinazioni di lenti, forma l immagine della nostra fotografia. 2 IL DISPOSITIVO DI MESSA A FUOCO rende nitido un soggetto messo a diverse distanze dall obiettivo 3 IL DIAFRAMMA regola la quantità di luce che attraversa l obiettivo (sistema a lamelle) 1-1,4-2 - 2,8-4 - 5,6-8 - 11-16 - 22-32 - 45-64 4 OTTURATORE regola il tempo di esposizione del sensore (sistema a tendina) 1-1/2-1/4-1/8-1/15-1/30-1/60-1/125-1/250-1/500-1/1000 etc... 5 MIRINO consente il controllo e la composizione dell immagine.

PROGRAMMI PRESELETTIVI DELLA NOSTRA CAMERA Modalità manuale [M] Nelle fotocamere il simbolo [M] rappresenta la modalità manuale. Selezionando questa opzione il fotografo dovrà impostare manualmente, facendosi aiutare dalla scala dell esposimetro presente nel mirino, sia l apertura del diaframma che il tempo di esposizione. Naturalmente il fotografo sceglierà anche la sensibilità ISO. Questa modalità viene usata dai fotografi che vogliono il completo controllo sull esposizione della scena.

Modalità a priorità ai diaframmi [Av] Utilizzando la modalità [Av], cioè la priorità ai diaframmi, il fotografo seleziona l apertura di diaframma, mentre la fotocamera abbina al diaframma scelto un tempo di scatto adeguato a fornire la corretta esposizione La priorità ai diaframmi è molto utile quando si desidera avere il pieno controllo sulla profondità di campo ed è sicuramente una delle modalità di esposizione più utilizzate dai fotografi. Il fotografo potrà decidere se affidare la scelta della sensibilità alla fotocamera, impostando da menu AUTO ISO, o se impostarla personalmente NB: Le Nikon utilizzano per questa modalità il simbolo [A] Priorità ai tempi [Tv] Scegliendo la priorità ai tempi [Tv] il fotografo si riserva il controllo sul tempo di scatto mentre la fotocamera si occuperà di abbinare al tempo selezionato un apertura di diaframma opportuna a garantire la corretta esposizione. Questa modalità si sceglie ogni qual volta l utilizzo di un particolare tempo di scatto diventa un parametro importante per la riuscita della foto.

Ad esempio, se vogliamo congelare l azione di un atleta che corre, imposteremo un tempo rapido, almeno 1/500 di secondo, mentre, nella stessa situazione, se vogliamo ottenere un effetto panning* imposteremo un tempo di 1/30 di secondo o meno. Utilizzando questa modalità il fotografo deve preoccuparsi solo di impostare il tempo di scatto che gli consentirà di ottenere l effetto voluto, al resto penserà la fotocamera. Naturalmente il fotografo potrà anche decidere se impostare la sensibilità ISO, o lasciare la scelta agli automatismi della macchina fotografica. NB: Sulle fotocamere Nikon la modalità priorità ai tempi è indicata con il simbolo [S] * In fotografia, il panning è una tecnica utilizzata per riprendere soggetti in movimento mantenendo l'impressione di dinamismo dell'immagine. L'effetto ottenuto si può intendere, in un certo senso, come il contrario del mosso: nel mosso, il soggetto in movimento appare sfumato o confuso, mentre lo sfondo (immobile) appare nitido; col panning, invece, il soggetto appare (più o meno) nitido mentre è mosso lo sfondo. Entrambe le soluzioni trasmettono l'impressione del movimento, ma la seconda ha il vantaggio di rappresentare chiaramente il soggetto, a cui va, generalmente, l'interesse dell'osservatore. Un panning può essere chiamato tale quando nello sfondo si riesce a percepire una direzione di movimento ben definita. Allego esempio. La modalità [P] La modalità [P] o Program, è simile alla modalità Auto, ma consente al fotografo di intervenire sulla coppia tempo-diaframma scelta dalla fotocamera. Ad esempio, se la fotocamera imposta la coppia f/8 1/250 di sec., muovendo la ghiera di regolazione il fotografo potrà impostare f/5,6 1/500 di sec., oppure f/11 1/125 di sec., e così via

Modalità [A+] o Auto Selezionando Auto o Full-auto [A+] si imposta la modalità completamente automatica. La fotocamera sceglie da sola diaframma, tempo di scatto e sensibilità. E una modalità adatta ai principianti che non vogliono rischiare di rovinare una fotografia. Se però si desidera imparare a fotografare è bene non utilizzarla. NB: Sulla ghiera della Nikon la stessa modalità è indicata con il simbolo [Auto] e il disegnino della macchina fotografica in verde.

GLI OBIETTIVI Il passo successivo per conoscere meglio la vostra macchina è quello di imparare come funziona la sua ottica o meglio, il suo obiettivo. Lavorando con una macchina fotografica che prevede l intercambiabilità degli obiettivi, il fotografo deve decidere, di volta in volta, quale lunghezza focale scegliere per fotografare un determinato soggetto e per ottenere gli effetti visivi ricercati. Nell eseguire la propria scelta, il fotografo deve tenere presente le proprietà ottiche che differenziano gli obiettivi delle diverse lunghezze focali. L obiettivo della vostra macchina fotografica è un cilindro in cui sono state montate l una dietro l altra, secondo precise formule accuratamente calcolate, alcune lenti, ognuna delle quali rifrange la luce in modo tale che alla fine questa converga. LA LUNGHEZZA FOCALE Gli obiettivi fotografici si distinguono in base alla loro lunghezza focale. La lunghezza focale è pari alla distanza tra il centro dell'obiettivo (punto nodale) e l'immagine da qui proiettata, quando il sistema ottico è focheggiato all' infinito ( )

Esistono tre tipologie principali di obiettivi: 1 OBIETTIVI GRANDANGOLARI - con lunghezza focale più corta rispetto quella normale. 2 OBIETTIVI NORMALI - anche definiti standard. 3 TELEOBIETTIVI - con lunghezza focale più lunga rispetto quella normale. Per ogni formato di pellicola, un obiettivo normale ha una lunghezza focale che equivale, più o meno, alla diagonale della pellicola o sensore utilizzato. per una macchina 24x36 mm (Reflex 35mm) 50mm LA NOSTRA REFLEX per una macchina 6x6 cm (Medio Formato) 80mm IN SEGUITO per una macchina 9x12 cm (Banco ottico a corpi mobili) 150mm IN SEGUITO Tutti questi esempi hanno la comune particolarità di avere un angolo di visione di 45. Per capire perché un angolo di 45 di visuale é considerato normale, proviamo ad osservare attraverso il mirino di una macchina 35mm con obiettivo standard, tenendo la macchina in posizione perfettamente perpendicolare al terreno e con gli occhi aperti. Facciamo poi una comparazione con l immagine vista sullo schermo di messa a fuoco e quella vista direttamente. L occhio ha una visione molto più ampia dell obiettivo, ma all interno dell area inquadrata dall obiettivo e racchiusa nel perimetro dello schermo, le dimensioni RELATIVE di oggetti a distanze differenti sono uguali a quelle dell osservazione ad occhio nudo. Con la stessa macchina, ma cambiando obiettivo con uno di minore o maggiore lunghezza focale, è possibile: - Alterare l' ingrandimento dell' immagine cioè modificare la reale distanza che ci separa dal soggetto, correggendo la prospettiva della fotografia. Più lunga è la lunghezza focale, maggiore risulta l'ingrandimento. - Modificare l angolo di campo o angolo di ripresa, ovvero aumentare o diminuire l'area inquadrata e ripresa dall' obiettivo, rispetto la globalità della scena che si presenta all' osservazione a occhio nudo. Minore è la lunghezza focale, maggiore è l' angolo di campo.

L' APERTURA RELATIVA L' altro parametro che caratterizza un obiettivo è l' apertura relativa che rappresenta il rapporto tra la lunghezza focale ed il diametro del diaframma. f/ = Lunghezza focale / Diametro diaframma L' apertura relativa, che quantifica il valore del diametro entro cui si ha il passaggio di luce, è identificata dalla sigla che certifica il relativo diaframma, indicato da f/ seguito dal valore numerico. Un obiettivo è tanto più luminoso quanta più luce fa arrivare alla pellicola, o nel nostro caso al sensore, o meglio, più é basso il numero decimale dell apertura più ampia del nostro obiettivo, tanto più esso risulterà valido in termini di qualità dell immagine finale. TEMPI E DIAFRAMMI Abbiamo già detto che l'esposimetro misura l'intensità della luce presente nella scena che vogliamo fotografare e ci indica il valore corretto del diaframma e del tempo da impostare. Questo naturalmente in base al valore assoluto (che non può essere variato a differenza degli altri) della sensibilità ISO, che indica la capacità del sensore di reagire alla luce. Scala di valori ISO (fotocamere analogiche): 25-50 - 64-100 - 125-200 - 400-800 - 1600-3200 - 6400 Sulle fotocamere digitali i valori ISO sono ulteriormente frammentati Scala di valori ISO(fotocamere digitali): 50-100 - 125-160 - 200-250 - 320-400 - 500-640 - 800-1000 - 1250-1600 Impostazioni di ISO elevate sono utilizzate in situazioni di scarsa luminosità, al contrario maggiore è la luminosità presente al momento dello scatto, minore sarà il valore ISO che potrò impostare. I valori elevati mi consentono sì di scattare in sistuazioni di luce precaria, ma più alto è il valore ISO, maggiore sarà il DISTURBO o RUMORE sul mio file. Nel caso di una scena molto luminosa, come ad esempio un panorama in una giornata di sole, l'esposimetro riceverà una forte intensità di luce, e sapendo che la pellicola da impressionare ha una sensibilità precisa, ci suggerirà di usare una "coppia" tempo diaframma corretta ad impressionare il fotogramma.

Abbiamo qui introdotto un altro concetto base della fotografia: la coppia tempodiaframma. E consuetudine paragonare l elemento sensibile della nostra fotocamera ad un secchio da riempire e l obiettivo al rubinetto: per riempire il secchio si può aprire al massimo il rubinetto per un breve tempo, oppure lasciar scorrere un sottile filo d acqua per un tempo più lungo. Allo stesso modo il fotografo può scegliere, sempre in relazione all esposizione della scena, se utilizzare un diaframma aperto per un brevissimo tempo o un diaframma più chiuso per un tempo di esposizione maggiore. Riassumendo molto grossolanamente, possiamo dire che una macchina fotografica non è altro che una scatola a tenuta di luce con due dispositivi per regolare la quantità di luce che arriva sulla pellicola o sensore (esposizione): tempo e diaframma. OTTURATORE E TEMPI DI POSA L otturatore è un meccanismo formato da tendine scorrevoli o lamelle, che si aprono per un intervallo di tempo definito. Ogni tempo è indicato da numeri, 60, 125, 250, 500 e via dicendo, questi numeri sono in realtà delle frazioni di secondo, ossia 60 sta per 1/60 di secondo, 125 sta per 1/125 di secondo e così via.

Questo significa che i numeri elevati indicano che l otturatore resterà aperto per un tempo minore rispetto ai numeri più bassi (infatti 1/125 di secondo è un tempo più veloce di 1/60). Cosa comporta tutto ciò? I tempi più veloci (ossia i numeri alti) fanno entrare la luce per un tempo minore, ma hanno la capacità di congelare i soggetti in movimento, se dell acqua di una fontana mentre scorre, impostando tempi veloci, otterremo una figura completamente nitida, al contrario, impostando tempi lenti (i numeri bassi), il l acqua apparirà mossa. I tempi sugli otturatori più comuni sono questi (nei sistemi analogici): 1, 1/2, 1/4, 1/8, 1/15, 1/30, 1/60, 1/125, 1/250, 1/500, 1/1000 Ciascun tempo espone la pellicola o sensore per un periodo doppio o dimezzato rispetto al tempo adiacente. Sulle fotocamere digitali i tempi sono ulteriormente frammentati e vanno solitamente da un valore di 30 a 1/8000. I tempi sugli otturatori più comuni sono questi (nelle fotocamere digitali):...2, 1, 0 8, 0 6, 0 5 (1/2), 0 4, 0 3, 1/4, 1/5, 1/6, 1/8, 1/10, 1/13, 1/15, 1/20, 1/25, 1/30, 1/40, 1/50, 1/60, 1/80, 1/100, 1/125, 1/160, 1/200, 1/250, 1/320, 1/400, 1/500, 1/640, 1/800, 1/1000, 1/1250, 1/1600, 1/2000, 1/2500, 1/3200, 1/4000, 1/5000, 1/6400, 1/8000 IL DIAFRAMMMA Il diaframma è un apparato composto da un certo numero di lamelle, che si chiudono e si aprono ad iride, quando si agisce sulla ghiera apposita che si trova sull obiettivo, per maggior precisione bisogna anche dire che molti obiettivi oggi non hanno più questa ghiera e l impostazione del valore del diaframma si effettua direttamente nella fotocamera. Lo scopo del diaframma, è quello di regolare la quantità di luce che passa attraverso l obiettivo, la chiusura o apertura delle lamelle, avviene secondo degli intervalli

prestabiliti, che vengono chiamati stop o indicati con la lettera f, ogni intervallo raddoppia o dimezza la quantità di luce che entra nell obiettivo. Scala dei diaframmi (nei sistemi analogici): f 1 - f 1,4 - f 2,8 - f 4 - f 5,6 - f 8 - f 11 - f 16 - f 22 - f 32 - f 64 Ciascun diaframma trasmette il doppio o la metà della quantità di luce rispetto al valore adiacente nelle fotocamere digitali i tempi sono unlteriormente frammentati Scala dei diaframmi (nelle fotocamere digitali): f 1,8 - f 2 - f 2,8 - f 3,2 - f 3,5 - f 4 - f 4,5 - f 5 - f 5,6 - f 6,3 - f 7,1 - f 8 - f 9 - f 10 - f 11 - f 13 - f 14 - f 16 - f 18 - f 20 - f 22 LA PROFONDITÀ DI CAMPO Il diaframma influisce anche su un altro importante parametro: la profondità di campo (spesso la troverete abbreviata come pdc oppure dof, ossia depth of field). La pdc è la zona davanti e dietro il soggetto principale che risulta ancora nitida. I diaframmi chiusi hanno l effetto di aumentare la pdc, i diaframmi aperti invece la riducono. diaframma chiuso f.16 diaframma aperto f.4 La foto degli scacchi spiega questo fenomeno meglio di molte parole, come si vede nell immagine a sinistra, gli scacchi che si trovano in fondo, sono nitidi come quelli davanti, che sono in questo caso il nostro soggetto principale, questo effetto è stato ottenuto chiudendo il diaframma, ossia impostando numeri f alti, (per esempio f 16). Al contrario, nella foto a destra, gli scacchi che si trovano più indietro sono sfocati, e ciò è

stato ottenuto aprendo il diaframma, ossia impostando numeri f bassi (per esempio f 4). L' EPOSIMETRO E LA MISURAZIONE SPOT, SEMI SPOT O SU TUTTA L'AREA Abbiamo visto che il diaframma permette di regolare l intensità di luce e l otturatore il tempo in cui la luce colpisce il sensore, ma chi ci dice come devono essere regolati in modo da dosare la giusta quantità di luce è l esposimetro. Esistono diversi tipi di esposimetri con diversi tipi di lettura, alcuni sono strumenti separati dall' apparecchio, altri sono già inseriti nel corpo macchina, come nella maggior parte delle macchine reflex attualmente in commercio. L esposimetro delle macchine fotografiche funziona mediante una fotocellula che misura l intensità di luce che colpisce il piano focale passando attraverso le lenti e si definisce appunto TTL (through the lens, attraverso le lenti). La misura della luce puó essere realizzata tramite diversi metodi, tra cui i principali sono: 1 Spot 2 Semispot o ponderata centrale 3 Su tutta l area inquadrata (o meglio conosciuta come Matrix) Ogni metodo definisce la maniera con la quale é misurata la luce su tutta la superfice del sensore, ovvero della scena inquadrata. Spot:

In questo tipo di misurazione, lo strumento esegue la lettura solo nella zona centrale dell' inquadratura, in un area molto ristretta (Spot, in inglese, significa "punto"). È un sistema molto preciso anche se deve essere usato con una certa pratica e consapevolezza in special modo quando nel campo ripreso dall' obiettivo sono compresi due o più soggetti illuminati con intensità differenti. In questo caso il fotografo dovrà eseguire una valutazione finale in base alla sua esperienza. Alcuni fotografi di mestiere preferiscono impiegare un esposimetro regolato in "spot" poiché il sistema consente di conoscere esattamente in quale punto della scena I' esposimetro sta leggendo la luce e regolare in modo più consapevole il tempo di otturazione ed il valore del diaframma. Semispot: L'esposimetro legge la luce su tutto il campo inquadrato dando molto più "peso" alla zona centrale del fotogramma (ossia eseguendo una media ponderata) rispetto ai bordi. È il sistema più comune nelle fotocamere tradizionali e fornisce letture precise nella maggioranza delle situazioni. Ma attenzione: è sufficiente che nella scena sia presente una luce molto intensa, ad esempio il sole alle spalle del soggetto, per alterare la giusta media di misurazione e indurre ad una sottoesposizione dell' elemento meno illuminato. In questo caso dovrai correggere l' esposizione aprendo il diaframma o usando un tempo di scatto più lungo. Matrix: Nelle attuali fotocamere le comuni modalità di lettura esposimetrica sono state affiancate dalle cosiddette rilevazioni a zone, tipo il Matrix. In questo caso il campo inquadrato viene suddiviso in tanti settori o zone di lettura e l'esposimetro rileva l' intensità della luce in ognuno di essi. Le diverse letture sono poi confrontate con una serie di situazioni memorizzate dal produttore nei circuiti della fotocamera. In base all' analisi risultante viene selezionata la corretta coppia tempo/diaframma.