ARTE EGIZIA. 1
CRONOSTORIA DELL'EGITTO La storia dell'antico Egitto viene divisa in tre grandi periodi (Antico Regno, Medio Regno e Nuovo Regno) alternati a periodi intermedi di crisi politica e sociale. DAL PALEOLITICO AL 2900 a. C. Organizzazione in tribù e villaggi 2900 2650 a. C. PERIODO PROTODINASTICO (I II DINASTIA) Unificazione dell'egitto. Inizio delle dinastie faraoniche. Entra in uso la scrittura geroglifica. Costruzione delle mastabe. 2700 2190 a. C. ANTICO REGNO (III VI DINASTIA) PRIMO PERIODO DI GRANDE SPLENDORE. Sovrani: Zoser, Chefren, Cheope, Micerino. Si fissano i canoni artistici e la scrittura. La capitale del tempo fu Menfi. Costruzione della piramide di Zoser a Saqqàra e del complesso delle Piramidi di El Giza, con la Sfinge. 2190 2160 [2040] a. C. PRIMO PERIODO INTERMEDIO (VII X DINASTIA) Violente lotte di potere. Pochissimi resti pervenuti. 2160 [2040] 1786 a. C. MEDIO REGNO (XI XII DINASTIA) SECONDO PERIODO DI SPLENDORE. Sovrani: Mentuhotep, La capitale è trasferita a Tebe, Alto Egitto. Si abbandona l'uso della Sesostri. sepoltura del faraone in piramidi, per scavare tombe nella roccia. 1786 1552 a. C. SECONDO PERIODO INTERMEDIO (XIII XVII DINASTIA) Faraoni usurpatori. Invasioni degli Hyksos. Pochi resti pervenuti. 1552 1069 a. C. NUOVO REGNO (XVIII XX DINASTIA) Periodo di massimo splendore. Sovrani: Thutmosi, Tutankamon, Amenofi, Ramses I e II, Sethi, Akenaton. 1075 712 A. C. TERZO PERIODO INTERMEDIO (XXI XXIV D.) Caos politico. 712 332 A. C. PERIODO TARDO (XXV XXX DINASTIA) Dinastie e invasioni straniere. Il periodo si conclude con l'invasione di Alessandro Magno. 332 30 A. C. PERIODO TOLEMAICO Sovrani: Tolomeo, Cleopatra. L'Egitto entra a far parte dell'impero Romano. Espansione militare presso i territori del Vicino Oriente. Maggiore splendore artistico e culturale. Sviluppo dei templi (KarnaK, Luxor, Abu Simbel). Pochi dati rilevanti. Decadenza artistica. L'arte egizia esercita un forte influsso su quella greca e romana. 2
MASTABE E PIRAMIDI: le case per l eternità. L arte egizia costituisce uno dei fenomeni più straordinari e irripetibili di tutta la storia dell uomo. Per circa tre millenni, infatti essa ha saputo conservare caratteristiche proprie, autonome e ben riconoscibili, rimanendo sostanzialmente indifferente a qualsiasi influsso esterno. In altri termini le opere di architettura, scultura e pittura, prodotte in un arco temporale di circa 3.000 anni, nonostante la varietà e ricchezza, si presentano unitarie, sia da un ponto di vista iconografico che stilistico, tanto che non è facile distinguere la produzione artistica dei diversi periodi. Ciò dipende dall influenza e dal controllo che la tradizione politica e religiosa esercitava sull arte. Ciò non significa che le manifestazioni artistiche di epoca predinastica (cioè anteriori all avvento delle dinastie faraoniche) siano uguali a quelle del Nuovo Regno, ma tra esse è comunque possibile riconoscere una forte continuità, fatta di rispetto delle tradizioni, di ripetizione di schemi e forme già collaudati e di riproposizione di temi consueti, a tutti noti e comprensibili. Tale continuità può essere spiegata sia con l isolamento culturale che l Egitto ha sempre mantenuto rispetto le altre popolazioni medio orientali e nordafricane sia, come già detto, lo stretto legame tra arte e religione. L arte e l architettura egizie sono di carattere essenzialmente celebrativo e religioso. Piramidi, pitture tombali, obelischi, templi sono sempre finalizzati a onorare gli dei o il faraone(checomunqueèritenutodinaturadivina),nellaconsapevolezzachesoloin questo modo sarebbe stato possibile conseguire l immortalità dopo la vita terrena. Per questo l arte egizia è estremamente formale; unica eccezione sono le opere minori raffiguranti la vita del popolo e degli schiavi, in cui la quotidianità viene rappresentata con la massima naturalezza. Gli artisti, fossero essi costruttori, scultori o pittori, venivano dottati di una solida preparazione. Dovevano apprendere i procedimenti tecnici ed esercitarsi continuamente sino dall adolescenza. Ogni artista doveva anche imparare l arte della scrittura ideografica e doveva saper incidere nella pietra le immagini e i simboli geroglifici con chiarezza e precisione. Una volta imparate tutte queste regole, egli aveva terminato il suo noviziato e nessuno gli avrebbe chiesto di essere «originale». Al contrario, veniva considerato probabilmente ottimo artista colui che, con maggiore approssimazione, si avvicinava alle opere del passato. «Scena do onoranze funebri», frammento, 1430 a. C., [ ], Londra, British Museum 3
Le mastabe. Le prime tombe monumentali I più antichi esempi di architettura egizia di cui sono pervenuti resti sono le màstabe, tombe monumentali risalenti al periodo protodinastico (2900 2650 a. C ca.). Esse, usate inizialmente per la sepoltura dei faraoni e dei loro familiari, a partire dall Antico Regno, quando iniziò a diffondersi la costrizione delle piramidi, furono riservate soprattutto a dignitari di corte: visir, nobili, scribi e sacerdoti. Riunite in necropoli (dal greco «nekròs», morto e «pòlis», città) costituivano delle vere e proprie città dei morti, collocate a Occidente degli abitati, nella direzione dell Armènti, il regno dei Morti, posto simbolicamente là dove tramonta il sole. La mastaba si compone essenzialmente di due parti: la prima sotterranea, è costituita da un sepolcreto [1] scavato in fondo ad un pozzo [2] che a volte può essere anche assai profondo (oltre i 20 metri). In esso viene calato il sarcofago del defunto [3] e vengono deposti gli oggetti di cui egli potrà servirsi nella vita dell aldilà. Gli Egizi, infatti credevano che la vita proseguisse oltre la morte solo se anche il corpo si fosse conservato: da qui la necessità di mummificare (imbalsamare) i cadaveri e di mettere accanto a loro cibi, utensili e arredi che avrebbero più facile la vita nel regno dei morti. La seconda parte della mastaba, quella in superficie [4], ha la funzione di chiudere per l eternità il pozzo di accesso al sepolcreto e indicarne la presenza in modo monumentale, accogliendo spesso al suo interno anche camere per le offerte e celle per le preghiere dei parenti [5]. Sezione schematica di una mastaba egizia: [1] sepolcreto sotterraneo; [2] pozzo; [3] sarcofago; [4] struttura fuori terra; [5] Stanze per le offerte e la preghiera Ricostruzione ipotetica di un gruppo di mastabe di una necropoli egizia del XXVIII sec. A. C. Questa parte esterna della mastaba è costruita in un primo tempo in mattoni crudi e, successivamente, in più duratura pietra calcarea. Essa presenta una pianta generalmente rettangolare, le spesse mura perimetrali, alte 5 6 metri, sono scarpate, cioèinclinateversol esterno,edaciòderivaancheilnomedi mastaba che in arabo significa «panca» o «banco». Coperta con un tetto piano, la mastaba egizia assume quindi la forma di un massiccio tronco di piramide 4
Le piramidi. La geometria per l eternità. È nel corso dell Antico Regno (2700 2190 a. C.) che le mastabe sono utilizzate solo per i dignitari di rango inferiore, mentre per il faraone e i suoi famigliari si iniziano a costruire le prime piramidi. La piramide è una delle strutture più perfette e razionali mai realizzate e riassume simbolicamente, nella sua grandiosa semplicità, lo spirito di tutta la civiltà egizia. È per questo motivo che l Antico Regno, epoca di grande floridezza, è comunemente chiamata anche Età delle Piramidi. La piramide di Zoser (III dinastia). Inizialmente le piramidi altro non sono che grandiose sovrapposizioni di più mastabe una sull altra. La più antica e famosa piramide a gradoni è quella del faraone Zoser, costruita a Saqqara, nel Basso Egitto, a partire dal 2650 a. C. L artefice di tale costruzione è Ìmhotep, forse il primo architetto noto della storia, gran sacerdote del dio Ra (il Sole) e consigliere di Zoser. A Imhotep si attribuisce l edificazione dell intera necropoli di Saqqara, che costituiva il vasto cimitero monumentale della vicina Menfi, la prima grande capitale dell Egitto. La piramide di Zoser, realizzata da 6 enormi piattaforme (o gradoni), è realizzata con blocchi di pietra calcarea squadrati e allineati in filari sovrapposti leggermente scarpati. Pensata inizialmente come una grande mastaba [A] è stata poi ingrandita in fasi successive [B] e [C], fino a raggiungere un altezza di circa 60 metri: la più alta mai toccata fino ad allora da una costruzione umana. Come tutte le piramidi a gradoni è una struttura piena, cioè priva di qualsiasi spazio interno. Il sepolcreto [1] elecamereperlavita ultraterrena del defunto [2] si trovano infatti sottoterra (ipogee). Fra questi locali ve n è uno finemente decorato con mattonelle in ceramica invetriata azzurra e vari bassorilievi rappresentanti il faraone intento a celebrare riti religiosi [3]. Vi si accedeva mediante un pozzo verticale (30 m), scavato nel granito e ostruito dopo la costruzione [4]. Necropoli di Saqqara. Piramide a gradoni di Zoser, 2650 a. C. ca. Sezione schematica della piramide di Zoser. A. Mastaba iniziale B. Prima piramide a 4 gradoni. C. Piramide definitiva a 6 gradoni 1. Sepolcreto 2. Camere rituali 3. Camera con mattonelle azzurre 4. Pozzo di accesso principale 5. Sepolcreto della prima mastaba 6. Accesso secondario. 5
Difficile oggi immaginare la grandiosità del complesso funerario: la piramide di Zoser, come già detto, infatti, era posta al centro di una vastissima area, circondata da un alta recinzione di pietra calcarea scandita da pilastri scanalati, rientranze e false porte. Attraverso una stretta apertura si entrava in un recinto sacro, dove si trovavano cappelle votive, aree per le offerte e tutto ciò che era ritenuto necessario per assicurare al defunto un esistenza ultraterrena. 6
La Piramide di Cheope (IV dinastia). La tipologia delle piramidi a gradoni ha come evoluzione naturale, quella delle piramidi a facce lisce. La loro struttura interna resta sostanzialmente inalterata e ciò che muta è soprattutto l esterno, in quanto i gradoni, indispensabili alla costruzione, vengono nascosti da un rivestimento in lastroni squadrati in pietra calcarea. Questo conferisce all edificio una forma geometrica pura ed essenziale, probabilmente legata a considerazioni di carattere geometrico e astronomico. L uso della pietra nella costruzione delle piramidi è sicuramente determinata dal fatto che gli Egizi, credendo nell immortalità, dedicavano grandi attenzioni all edilizia monumentale funeraria e pertanto impiegavano per queste costruzioni i materiali più pregiati e resistenti. Gli elementi fondamentali di questi edifici sono riassunti nei complessi piramidali che si trovano sull altopiano di El Giza, presso Il Cairo, sulla riva occidentale del Nilo. La più grande e celebre piramide a facce lisce è quella di Chèope (2604 2581), sulla datazione non c è perfetto accordo. Realizzata a El Giza occupava originariamente una superficie di oltre 5 ettari, aveva una base quadrata di circa 230 metri di lato e un altezza originariamente di 146 m (ora ridotta a 137 m per crolli e sfaldamenti del vertice. Le sue 4 facce triangolari sono simbolicamente rivolte ai 4 punti cardinali ed hanno un inclinazione di 52 gradi. Composta da svariati milioni di blocchi dal peso anche di alcune tonnellate, il grosso della costruzione è realizzato in pietra calcarea locale, mentre il rivestimento, oggi andato quasi del tutto perduto, era il lastre di calcare bianco proveniente dalle cave di Tura (Menfi). L entrata della piramide si trova sul lato nord, a circa 16 m sopra il livello del suolo [1], una serie complicata di corridoi e gallerie [4] portano alla cella funeraria del faraone Cheope, detta Camera del Re [5], posta in modo anomalo ovvero non alla base, dove originariamente prevista [2], maquasial Schema dell interno della piramide di Cheope nella centro della struttura. Essa di forma rettangolare è rivestita di lastre di granito necropoli di El Giza presso Il Cairo. rosso lavorato con precisione millimetrica e ha per copertura 9 blocchi di calcareenormi(~400t).aldisoprasielevaunacomplessastrutturadi alleggerimento [6], formata da 5 camere sovrapposte in granito, con la funzione di contrastare l enorme pressione esercitata dalla muratura circostante. Prima della cosiddetta Grande Galleria [4] un corridoio immette in una cella funeraria centrale detta Camera della Regina [3]. Dalle camere funerarie si dipartono i cosiddetti cunicoli di areazione. Nonostante i vari accorgimenti degli architetti dell epoca anche questa piramide fu violata e tutti i tesori e le suppellettili in essa contenuti furono trafugati. 1. Ingresso al corridoio discendente 2. Camera sotterranea rimasta incompiuta 3. Camera centrale detta Camera della Regina 4. Grande Galleria 5. Camera del sarcofago detta Camera del Re 6. Prese d aria 7. Prese d aria. 7
Si stima che i lavori siano durati più di 20 anni e che siano stati impiegati più di 100.000 uomini. 8
Necropoli di El Giza, veduta aerea. A sinistra la piramide di Micerino e in sequenza quella di Chefren e di Cheope. 9
Piramidi di Chèfren e Micerino. Anche Chefren e Micerino, entrambi appartenenti alla IV dinastia (2614 2479 a. C.), costruirono nella necropoli di Giza le piramidi per se e per le loro consorti preferite. La piramide di Chefren, conbasedicirca210metriedaltezza originaria di 143 m (oggi 136 m), databile al 2550 a. C., torna ad avere, come già quella di Zoser, cella funeraria sotterranea, con accesso consentito mediante una galleria discendente che parte da una certa altezza della faccia settentrionale. Essa è l unica fra tutte che conserva anche parte del rivestimento originale in lastroni di calcare bianco di Tura. La qualità del materiale e la sua accurata levigatura davano all insieme un particolare senso di perfezione geometrica, ribadendo la funzione simbolica che gli antichi Egizi attribuivano alle loro piramidi, pensatecomevereepropriescale celesti protese verso gli dei e orientate secondo i punti cardinali. Sostiene l importante studioso Sigfried Giedion: «[ ]. Ogni particolare della piramide, le forme e le proporzioni degli spazi, il loro numero e la loro disposizione aveva un significato simbolico e ritualistico [ ]. Furono i riti simbolici a ispirare la costruzione tecnica e non viceversa [ ]. Nelle prime grandi civiltà i numeri non avevano solo proprietà quantitative, ma anche qualitative, cosmiche e divine. [ ] In alto la Piramide di Chefren, in basso la Piramide di Micerino, necropoli di El Giza nei pressi de Il Cairo. La piramide di Micerino, infine, notevolmente più piccola delle precedenti (lato della base: circa 106 metri, altezza: circa 62 metri), ha facce meno inclinate delle altre (circa 40 gradi) il che gli conferisce uno straordinario senso delle proporzioni ed equilibrio. Nonostante le minori dimensioni vi è però l impiego, nei primi 16 filari, di un rivestimento granitico, materiale assai più duro e pregiato del calcare. Di questo rimangono solo alcuni giganteschi filari alla base a testimonianza dell imponenza che avrebbe dovuto assumere, una volta ultimata. 10
Ricostruzione della piana della necropoli di El Giza. Pianta della necropoli di El_Giza, Presso IL Cairo Questo secondo tempio fungeva da accesso al complesso e, posto vicino ad un canale, costituiva l approdo dove venivano accolti gli officianti provenienti dal fiume. I templi «della valle» di Chefren e di Micerino contenevano statue del sovrano e di divinità. La ricostruzione della pianta della necropoli di El Giza rivela come le piramidi non sorsero isolate come ci appaiono oggi. Infatti intorno alle 3 piramidi principali si raggrupparono altri edifici di dimensioni minori, in particolare tombe a mastaba, destinate ai famigliari e ai cortigiani del faraone. La piramide non era, dunque, concepita come un monumento isolato, ma era inserita in un più vasto complesso che comprendeva anche 2 templi. Il primo addossato alla piramide, era unito da una lunga via processionale coperta ad un secondo tempio detto «della valle». La pianta del complesso mostra la collocazione della colossale Sfinge. Opera databile fra il 2625 e il 2510 a. C., era destinata a fungere da guardiano della necropoli. Ritenuta dagli antichi Egizi la rappresentazione del dio Râ, si presenta come un leone accovacciato, con le zampe anteriori distese e la testa di faraone. Per lungo tempo si è associato il volto umano incorniciato dal nèmes, copricapo del sovrano costituito da un tessuto a righe, a quello del faraone Chefren, ma attenti studi iconografici lo attribuiscono a Cheope. 11
La sfinge. Fotografia di Donald McLeish 1921 Scolpita direttamente in una collinetta calcarea (h: 20 m; lung.: 57 m), per molti secoli è rimasta sepolta sotto la sabbia, oggi sono visibili la testa e parte del corpo nonché il recinto.
I TEMPLI: DIMORE DI DEI E DI FARAONI. Oltre all architettura sepolcrale (funeraria) presso gli Egizi assume grande rilievo anche l architettura sacra, cioè relativa alla costruzione dei templi. I templi potevano essere di due tipi: divini, quando sono consacrati ad una o più divinità; funerari, quando sono eretti per favorire l accesso all aldilà di un faraone e di qualche sua consorte e per facilitarne la vita dopo la morte. I templi egizi non hanno alcuna similitudine, quanto a funzione, né con altre costruzioni sacre dell antichità né, tanto meno, con quelle dei nostri giorni. I templi divini non sono luoghi di preghiera né di predicazione, ma rappresentano l abitazione terrena degli dei e vengono consacrati esclusivamente alla cosiddetta Conservazione della Creazione. Secondole credenze religiose degliegiziil succedersi del giorno e della notte non è mai scontato, ma deriva semplicemente dalla quotidiana e sofferta vittoria degli dei sulle forze oscure e negative dell universo. Ogni alba viene così a rappresentare una nuova, miracolosa creazione. Il tempio è dunque il luogo sicuro dove i buoni dei possono trovare rifugio, nutrimento, conforto e onori nella loro eterna e meritoria azione di conservazione dell universo. Nei templi funerari, il faraone poteva partecipare ai riti funebri in suo onore e aiutare gli dei nella conservazione della creazione. Il tempio poteva essere distante dalla sua tomba, ma ciò non costituiva un problema: in ogni camera era dipinta o scolpita una falsa porta attraverso la quale il faraone defunto, liberato dalla fisicità del corpo, poteva entrare o uscire per essere contemporaneamente in cielo e in terra. Come scrive un importante studioso Sigfried Giedion per gli Egiziani «[ ] La morte era solo un ponte che portava da un esistenza reale ad un altra; e proprio per questo assumeva una grandissima importanza. Nessun altro popolo ha saputo darle una così specifica espressione architettonica, perché nessuno ha fatto, come invece l egiziano, di questa transizione, il centro del proprio pensiero [ ]» Karnak, Tempio di Amon, particolare del viale delle sfingi, IV sec. A C. ca.
Elementi costruttivi dei templi. Sia il tempio divino sia quello funerario pur variando nelle forme e nelle dimensioni presentano 5 elementi costruttivi ricorrenti: il pilone, dal greco pýle (porta) che costituisce l ingresso monumentale [1]; il cortile monumentale, che era anche l unico spazio aperto anche a tutti i fedeli [2]; la sala ipostila, da greco hypò, «sotto» e stýlos, colonna, che era unasaladotatadicoperturapiana inpietrasorrettadacolonne, riservata ai sacerdoti che vi praticavano i riti di purificazione prima di penetrare all interno del tempio [3]; il vestibolo, cheeralazonadoveisacerdotipreparavanoleofferte [4]; il santuario o sacrario, che si compone di uno o più ambienti di servizio e che poteva precedere o contenere il naòs [5]; Schema assonometrico di un tempio egizio il naòs, termine greco che significa «cella», è il vero e proprio cuore del tempio, completamente scuro, contiene la statua del dio. L accesso è limitato solo al gran sacerdote e al faraone. Il tempio era accessibile nella sua parte interna progressivamente solo ai sacerdoti più alti in grado e al faraone. Anche l architettura mette in risalto questo criterio. Il processo di penetrazione verso il sacrario è caratterizzato dallo stesso sviluppo del tempio che è solitamente definito «a cannocchiale» in quanto il percorso si svolge in linea retta ed è accompagnato da un progressivo innalzamento del pavimento, abbassamento del soffitto e restringimento delle pareti, tutto ciò a simboleggiare il faticoso cammino che separa gli uomini dagli dei. Atri, cortili, colonnati, man mano che ci si avvicinava alla cella schermavano sempre di più la luce del sole per rimarcare l inquietante natura degli dei. Intorno al tempio, entro la sua cinta muraria, spesso erano situati magazzini per i viveri, le case dei sacerdoti, stalle, cucine, archivi e anche scuole per i futuri scribi e sacerdoti.
Schema assonometrico di un tempio egizio il pilone, [1]; il cortile monumentale, [2]; la sala ipostila, [3]; il vestibolo, e [4]; il santuario o sacrario, [5]; il naòs,[6].
Templi divini. L Antico Regno viene definito «Età delle Piramidi» così il Nuovo Regno (ca. 1550 1075 a. C.) è chiamato «Età dei Templi». È infatti a questo periodo che risalgono i principali templi dei quali ci sono pervenuti i resti. Gli esempli più straordinari si conservano a Karnak e Luxor, due complessi straordinari, distanti fra loro circa 3 kilometri, situati nei pressi dell antica Tebe, sulla riva orientale del Nilo. Schema generale dei templi di Karnak e Luxor nell antica Tebe, centro del culto dei dio Amon.
Il Tempio divino di Amon a Karnak (dal XVI al XI sec. a. C. ). Il tempio divino, dedicato ad Amon supremo dio del cielo e della fecondità, è il più grande dell antico Egitto (48 ettari). La sua costruzione si protrasse per oltre mezzo millennio, dal XVI al XI sec. a. C. e praticamente non si è mai conclusa. Nella grande impresa si impegnarono vari faraoni, desiderosi di ampliarlo, arricchirlo e renderlo sempre più maestoso. Il complesso è composto da vari ambienti, scoperti o coperti, il più interno dei quali è il santuario o sacrario. L accesso al tempio avviene dalla Via degli Dei, un lungo viale fiancheggiato da quaranta monumentali sfingi in pietra con il corpo di leone accovacciato e la testa in pietra, poste ad eterna guardia dell intero complesso. Superato il lungo viale, nel colossale pilone occidentale di ingresso [1], costituito da 2 massici torrioni simmetrici e affiancati, realizzati in epoca tarda (IV sec. a. C. ca.), si apre la porta trionfale [2] che immette nel cortile colonnato maggiore [3], diformarettangolare.da questo attraverso il secondo pilone [4], si accede alla vastissima sala ipostila [5]. Una selva di 134 colonne con capitelli papiriformi sorregge la copertura piana (oggi quasi del tutto crollata) consistente in giganteschi lastroni monolitici di pietra. Dopo altri tre piloni [6, 7 e 8] di dimensioni decrescenti si accedeva al santuario [9], «luogo eletto», che rappresenta il centro spirituale del complesso organismo del tempio. Il naos, infine, consiste come in tutti gli altri templi egizi, in un piccolo locale di granito, basso e poco illuminato [10]. Al suo interno erano collocate la statua di Amon e la cosiddetta barca divina, con la quale il simulacro del dio poteva essere portato in processione lungo il Nilo.
Il tempio funerario di Hatshepsut (1479 1458 a. C.) Tempio di Hatshepsut, Nuovo Regno, primi decenni del XV sec. a. C., Valle dei Re, Tebe Ovest: a sinistra ricostruzione in pianta; a destra visione del complesso templare Il tempio funerario della regina Hatshepsut, moglie del faraone Tuhthmosi II, è gigantesco e complesso. Realizzato a ridosso dei monti che delimitano la Valle dei Re, sfrutta la pendenza naturale del terreno per innalzarsi su 3 livelli, con enormi terrazze sovrapposte e in quest opera si realizza una perfetta funzione tra architettura e natura. Ogni terrazza è delimitata da un sistema di portici colonnati, comunicanti all interno per mezzo di scale. Al tempio si accede mediante una lunga rampa [2] che ha origine da un cortile esterno [1] e conduce alla terrazza inferiore [4]. Dai portici colonnati [5 e 7] si giunge alla cappelle di Anubi [6] ehathor[15], potenti divinità dell oltretomba, ma anche a quelle dedicate alla regina e a suo padre Tuhthmosi I [14 e 12], tutte scavate nella roccia. Il Sancta sanctorum [11] è la cella più interna e sacra del tempio a cui si accedeva dal cortile delle cerimonie [10]. Nella progettazione e costruzione del complesso ebbe un ruolo rilevante l architetto Senmut, influente consigliere della regina. Sulle pareti dei portici colonati si sono conservati alcuni rilievi raffigurano diversi momenti significatividelregnodi Hatshepsut, alcunidi questi esaltano la natura divina di questa donna diventata faraone. Nell arte egizia non era raro trovare decorazioni come queste: le pareti dei templi erano spesso dipinte e incise, secondo una tradizione che si trasmette dall Antico al Nuovo regno, con cicli che raccontavano le imprese del faraone, le sue battaglie, le sue spedizioni alla ricerca di oro e pietre preziose.
Il Ramesseum (1260 a. C.) Quasi equidistanti dagli imbocchi della Valle dei Re e della Valle delle Regine sorgono i resti grandiosi del Ramessèum. Si tratta di un imponente tempio dedicato a Ramses II (o Ramèsse II), uno dei faraoni più famosi più famosi e potenti, che regnò per oltre un sessantennio, all'incirca dal 1279 al 1213 a.c. Il Ramesseum (ca 1260 a.c.) costituisce uno dei massimi esempi di tempio funerario. Come nei templi divini troviamo la successione dei medesimi elementi costruttivi: i piloni [1, 3], icortili colonnati [2,4], le sale ipostile [5,6], la maggiore delle quali, detta Sala delle apparizioni [5] forse la meglio conservata dell'intero Egitto, i vestiboli [7] e il santuario [8]. L'unica differenza è che al culto universale (è sempre presente) di Amon si affianca (e spesso addirittura si sovrappone) quello per il faraone al quale il tempio è dedicato. Le sue gesta, le sue vittorie e la sua grandezza vengono celebrate, a seconda dei casi, con dipinti, cicli di bassorilievi o sculture gigantesche. A questo proposito il Ramesseum testimonia nel modo migliore e più grandioso i raffinati intenti celebrativi degli artisti egizi. Nel primo cortile [2], infatti, vi era la più grande statua di Ramses di tutta Tebe. Lo straordinario colosso, icuiframmentisonooggisparsi nei pressi delle rovine del secondo pilone [3], rappresentava il faraone seduto in trono ed è verosimile che avesse un'altezza compresa tra i 17 e i 19 metri, all'incirca come una casa di sei piani. La statua è stata scolpita in pregiatissimo granito rosso, una pietra fatta venire via fiume direttamente dalle cave di Assuan. Tebe Ovest, Valle dei Re, Ramesseum, ca 1260 a.c. Veduta delle rovine. Ricostruzione in pianta del Ramesseum. Evidenziato il tempio. 1. Primo pilone 2. Primo cortile colonnato 3. Secondo pilone 4. Secondo cortile colonnato 5. Sala ipostila grande detta Sala delle apparizioni 6. Sala ipostila piccola 7. Vestiboli 8. Santuario o sacrario 9. Palazzo reale 10. Tempio della regina Nefertari 11. Magazzini
Tebe Ovest, Valle dei Re, Ramesseum, ca 1260 a.c. Veduta delle rovine.
Tebe Ovest, Valle dei Re, Ramesseum, ca 1260 a.c. Veduta delle rovine del colosso.
Capitelli papiriformi. Le colonne dei templi egizi sono inizialmente ispirate alla palma, la pianta più diffusa del luogo. La parte verticale (detta fusto) è a forma di cilindro rastremato, cioè tendente ad assottigliarsi verso l'alto. Il fusto può essere liscio o anche variamente sagomato e scolpito. Alla sommità del fusto vi è il capitèllo (dal latino càput, testa). I capitelli egizi possono avere varie forme, ispirate soprattutto al mondo vegetale. Le più diffuse sono le seguenti: a) campaniforme o papiriforme aperto, quando assomiglia a una campana rovesciata o anche a un ciuffo di papiro aperto; b) papiriforme chiuso, quando assomiglia a un ciuffo di papiro chiuso, cioè legato superiormente da una fascia; c) palmiforme, quando assomiglia a delle foglie di palma raccolte a forma di calice; d) lotiforme, quando assomiglia a un bocciolo chiuso di fior di loto; e) hathorico, quando presenta sul fronte e sul retro il volto stilizzato della dea Hathor, protettrice delle sorgenti del Nilo e della Vita. a b c d e Schematizzazione dei vari tipi di capitelli ed esempio di capitello papiriforme chiuso.
LA SCULTURA: immagini immortali. La statuaria conobbe un grande sviluppo in Egitto, favorita anche dall'abbondanza del materiale lapideo offerto dal territorio (calcare, granito, porfido, basalto, ecc.). Gli Egizi seppero lavorare abilmente diversi materiali e, a seconda dei periodi storici, delle tecniche e delle esigenze di lavorazione, realizzarono figure in legno, in terracotta, in bronzo, oro e avorio. Anche in questo settore della figurazione la religione svolgeva un ruolo primario. Prodotte principalmente per essere collocate nelle camere funerarie e nei templi, le sculture avevano, infatti, il compito fondamentale di reincarnare i defunti. Per comprendere questa funzione occorre ricordare che per gli Egizi non esisteva differenza tra realtà e rappresentazione della realtà ed essi credevano che la vita continuasse dopo la morte grazie all'immagine scolpita. Per questo motivo la statua doveva portare inciso il nome del personaggio raffigurato poiché una scultura senza nome era un involucro vuoto nel quale nessuna anima poteva reincarnarsi e doveva indicarne il rango (faraone, sacerdote, funzionario). Tutto ciò si traduceva in cànoni prestabiliti cui la scultura, come tutta la produzione artistica, era sottoposta. Le dimensioni delle statue erano essenziali e corrispondevano a un preciso ordinamento sociale: infatti, faraoni, regine e divinità erano scolpiti in blocchi di grandezze considerevoli, è molto raro trovare statueraffiguranticontadinioservitorichenonsiano,alcontrario,dimisure piuttosto ridotte. Altra regola fondamentale era la necessità di rappresentare le figure con solennità e compostezza. Pur trattandosi di sculture a tutto tondo, cioèdotate di volume proprio, queste erano pensate e realizzate per essere guardate di fronte: solidità, frontalità e volumi ben modellati rendono il senso della potenza sovrana.
Nella statuaria egizia ufficiale la rappresentazione della figura umana si riduce a pochi modelli fondamentali: la figura seduta, la figura inginocchiata la figura stante, ossia in piedi con la gamba sinistra (corrispondente al lato del cuore) in posizione più avanzata rispetto all'altra, come se camminasse lentamente. Nei soggetti rappresentati seduti le braccia sono sempre poggiate sulle ginocchia, mentre per quelli in piedi esse sono inerti, abbandonate lungo i fianchi. Nella statuaria minore, in cui sono rappresentati avvenimenti quotidiani legati alle arti e ai mestieri, il formalismo viene superato in nome di una maggiore attenzione alla realtà. Accanto alla scultura ufficiale abbiamo così una testimonianza di una produzione artistica non ufficiale, libera da ogni canone, che esprime con vivacità e realismo aspetti della vita quotidiana del popolo e degli schiavi. Statua inginocchiata di Hatshepsut, XVIII Dinastia, Regno di Hatshepsut e Thutmose III, ca. 1473 1458 a.c. granito Modellino in legno rinvenuto nella tomba del funzionario Meketra, raffigurante la vita dell Egitto al tempo della XI Dinastia, ossia nel 2000 a. C.
Gli Egizi ricavano le proprie sculture in pietra da un unico blocco di materiale [a], facendo uso di scalpelli di bronzo percossi con sassi o con mazzuoli di legno. L'artista (ma spesso erano anche più di uno, riuniti in botteghe) procedeva attraverso tre fasi: la sbozzatura, consistente nello sbozzare, cioè nel dare la prima e approssimativa forma alla materia da scolpire. Essa si effettua contemporaneamente sui quattro lati del blocco di pietra (fronte, retro, fianco destro e fianco sinistro), in modo che, strato dopo strato, l'opera prenda via via l'aspetto desiderato [b]; la rifinitura, consistente nel rifinire, cioè nello scolpire con scalpelli più piccoli anche i dettagli e i particolari minuti [c]; la politura, consistente nel polire cioè nell'asportare tutti i residui della lavorazione, rendendo la superficie della scultura liscia e levigata grazie al paziente impiego di lisciatoi in pietra e di sabbie abrasive Poiché, al pari dell'architettura e della pittura, anche la scultura è realizzata in funzione quasi esclusivamente religiosa, le statue egizie non hanno che due collocazioni possibili: all'interno delle tombe o nei templi. Pur trattandosi di sculture a tutto tondo, infatti, esse sono realizzate in modo da essere guardate principalmente di fronte, tanto che spesso il retro, essendo appoggiato alle pareti, è solo grossolanamente sbozzato. Schema di realizzazione di una statua egizia a tutto tondo. [a] [b] [c] Il compito principale della scultura è, invece, quello di reincarnare i defunti. La necessità di rappresentare il defunto non deve comunque essere confusa con la volontà di farne un ritratto (dal latinoritrahère, trarre da). Questo termine, infatti, viene impiegato ogni qualvolta in una statua o in un dipinto sia possibile riconoscere la fisionomia del volto del soggetto rappresentato, mentre nelle sculture egizie è possibile di solito riconoscere al massimo la classe sociale di appartenenza (faraone, sacerdote, cavaliere, funzionario).
Micerino con la moglie Khamerer Nebti (2550 a. C. ) Un modello esemplare di figurante stante è il gruppo «Micerino con la consorte Khamerer Nebti», scolpito nel basalto una delle pietre più dure esistenti in natura intorno al 2550 a.c. I personaggi poggiano su un piano che ha la triplice funzione di sostenere le figure, garantire la frontalità, e dare spazio alle iscrizioni dedicatone che le accompagnano. Il faraone è in posizione stante, cioè in piedi, con la gamba sinistra avanzata, il capo è eretto e coperto dal nèmes, ha le braccia stese lungo i fianchi, i pugni serrati a trattenere gli scettri, simbolo del potere. La regina, un poco più piccola di statura, è disposta su un piano arretrato, anche lei è in posizione stante, con i piedi quasi uniti, indossa un leggerissimo kalasiris. Ella abbraccia il marito cingendogli la vita con il braccio destro, appoggiando allo stesso tempo la sua mano sinistra sul braccio sinistro del consorte, secondo una rigida e ricorrente convenzione che sta simbolicamente a significare un unione felice. Nel gruppo è da rilevare l'attenzione con cui lo scultore ha modellato l'anatomia, in particolare dei busti e dei volti, descritta con notevole somiglianza al vero. L'equilibrio compositivo, la raffinata lavorazione della superficie, la descrizione dei corpi sono straordinari per l'epoca, risultato di procedimenti tecnici di altissimo livello, soprattutto se si considera che il materiale impiegato è il basalto, una delle pietre più dure esistenti in natura. Micerino con la moglie Khamerer Nebti, Antico Regno, IV Dinastia (ca 2550 a. C.), basalto, h= 1.42 mt, Boston, Museum of Fine Arts. Nèmes. Voce egizia che identifica il copricapo del faraone, consistente in un fazzoletto di lino, spesso a righe, ricadente con due larghe pieghe dietro le orecchie. La forma richiama le ali del falco, uccello sacro a Horus. Kalasiris. Voce egizia che identifica una tunica in lino lunga, sottile e aderente, spesso anche plissettata, comunemente indossata dalle donne.
Un esempio di figura seduta è invece la statua di «Chefren assiso in trono» (ca 2550 c. A), proveniente da El Giza. Chefren è rappresentato con il shènedyt il gonnellino di lino plissettato elabarba posticcia sul mento, prerogativa di dei e faraoni. Alla base del trono sono scolpiti i simboli dell'alto e del Basso Egitto, il loto e il papiro, intrecciati fra loro a simboleggiare l'unità del regno. Fine ultimo di questa scultura non è tanto raffigurare le fattezze del faraone, quanto rappresentare l'aspetto emblematico e carismatico della sua divina regalità. Ciò è evidente, ad esempio, nella rigorosa idealizzazione della figura del sovrano, la cui testa è abbracciata dalle ali protettrici del dio falco Horus (signore del cielo), che spiega le ali dietro la nuca del faraone, conferendogli il potere monarchico e garantendo la tutela divina. Il faraone e il dio costituiscono così una unità inscindibile. Ma è soprattutto l'aspetto solenne e monumentale del volto e del corpo, strutturato in blocco con il trono geometrico, a rivelare il desiderio di astrazione di questa immagine. «Chefren assiso in trono», Antico Regno, IV Dinastia (2550 a. C. ca), anortosite gneiss, h=1,68 m, larg.= 0,57 m, da Eòl Giza, Il Cairo, Museo Egizio.
PITTURA E RILIEVI. In Egitto come in Mesopotamia, nei rilievi e nelle pitture le figure erano costruite combinando la veduta frontale quella di profilo in un montaggio di parti concepite autonomamente. Ciascuna parte del corpo veniva rappresentata dal punto di vista ritenuto più significativo. Gli occhi, le mani e il busto sono raffigurati di fronte, perché da questa angolazione sono più espressivi; in particolare il busto, nella visione frontale occupa nello spazio una dimensione e una presenza importanti. Questa non è affatto una rappresentazione errata bensì un espediente per rispondere all'esigenza di raffigurare il corpo nella sua interezza e di avvicinarsi il più possibile a una visione «ideale»delcorpo umano. La stilizzazione delle forme nel rilievo e nella pittura non esclude, però, una minuziosa osservazione della realtà, descritta con una accuratezza e una immediatezza in precedenza sconosciute. Anche dipinti e rilievi, come tutte le espressioni artistiche, svolgevano, per gli Egizi, una funzione preminentemente religiosa. Realizzati nelle camere sepolcrali e nei templi, rappresentavano feste, cerimonie, battute di caccia o di pesca, o anche il duro lavoro nei campi: scene destinata a confortare i defunti ricordando loro la vita terrena. Gli dei, invece, apparivano nelle figurazioni per proteggere i morti e accompagnarli nel mondo ultraterreno. Iside che guida la regina Nefertari. Iside che guida la regina Nefertari, Nuovo Regno, XX Dinastia, (1888 1069 ca a. C.), pittura parietale, Luxor, Valle delle Regine, Tomba di Nefertari. Nella tomba di Nefertari, regina della XX Dinastia, ubicata nella valle delle Regine, una delle pitture parietali mostra la dea Iside intenta a guidare la regina nel regno dei morti. Le figure sono contornate da una linea marcata ed hanno colori stesi uniformemente, senza chiaroscuro. I corpi sono stilizzati, sinuosi e armoniosi. Il ritmo della composizione consente di dare risalto al gesto di Iside che tiene per mano Nefertari e di rilevare il suo incedere solenne. La raffigurazione restituisce con chiarezza tutti elementi e gli attributi della dea, l'abito con bretelle l'acconciatura sormontata dal disco solare, rappresentato frontalmente per esaltarne la visibilità. Pitture e rilievi egizi, pur nella sostanziale ripetitività dei soggetti e delle forme, mantengono una vivacità sorprendente.
Il frammento che riproduce un «Scena di onoranze funebri» proveniente dalla tomba dello scriba Nebamon (1430 a.c.) ci mostra una decorazione pittorica straordinaria per la freschezza dei colori e la levità del disegno. Queste pitture, peraltro, rappresentano un'eccezione all'interno del panorama complessivo dell arte egizia. Le due danzatrici nude, infatti, sono ritratte con estrema naturalezza, trasgredendo le consuete regole che imponevano la visione frontale del busto. Lo stesso può dirsi per le due donne che compaiono a fianco delle danzatrici una suonatrice di doppio flauto e un altra che batte le mani a tempo di musica, ilcuiviso èraffigurato frontalmente e non di profilo. Nella sottostante «Scenadicacciaepescanellapalude», proveniente dalla stessa tomba, notiamo che ancora una volta è assente il chiaroscuro che contribuisce a dare realtà alla scena, ed è bandita anche la prospettiva. Le dimensioni minori di alcuni soggetti presenti sulle barche, non rispondono ad una reale lontananza, ma ad una volontà di disposizione gerarchica, essi sono meno importanti e occupano uno spazio minore. Si può notare per es. un diverso ordine gerarchico fra le donne, non si esclude che quelle più piccole siano delle schiave. Scena di onoranze funebri e scenadicacciaepescanella palude, frammenti, 1430 a. C., Tempera su intonaco di stucco, dalla tomba dello scriba Nebamon, necropoli di Sheikh Abd el Qurna, Tebe Ovest, Londra British Museum Il paesaggio che fa da cornice alla scena da l idea di un luogo al di fuori del tempo e dello spazio. A creare questo effetto concorrono gli uccelli, i pesci, i papiri posti per fare da contrappunto al gruppo umano, senza ubbidire ad alcuna disposizione reale. Le barche non si immergono nelle acque, il cui moto ondoso è rappresentato schematicamente con un motivo a spina di pesce. Gli stessi uccelli compaiono posizionati alla rinfusa e il loro librarsi in volo non è reale movimento. L assenza di determinazione di spazio e tempo è assolutamente volontaria: esprime infatti il concetto di eterno, principio sotteso ad ogni azione pertinente al mondo dei morti.
tempio di abu simbel