CERRO (QUERCUS CERRIS L.)

Documenti analoghi
ARPA Servizio IdroMeteoClima Area Agrometeorologia e Territorio. Calendario fiorale. Fagacee Quercus G F M A M G L A S O N D

Quercus, Quercia (Fagaceae)

CHIOMA E PORTAMENTO FOGLIE FIORI FLORA ENDEMICA m 8 m Piramidale - globosa Foglia caduca Mesofila Mesofila

La corteccia è liscia di colore marrone con tante lenticelle chiare nei fusti giovani (a dx) squamosa nei fusti più vecchi (a sx)

Tasso. Famiglia: TAXACEE Genere: TAXUS Taxus baccata English yew

La classe 1 a C della scuola media L. Lotto all Orto Botanico dell I.T.C Filippo Corridoni di Civitanova Marche

Alberi anemofili in ambiente urbano

LIQUIDAMBAR COM È? FIORI E FRUTTI LE FOGLIE

Cerro. Famiglia: FAGACEE Genere: QUERCUS Quercus cerris

Tilia, Tiglio (Tiliaceae)

Carpino bianco. Famiglia: CORILACEE Genere: CARPINUS Carpinus betulus European hornbeam

CHIOMA E PORTAMENTO FOGLIE FIORI FRUTTI FLORA ENDEMICA m 8 m Ovale Foglia caduca Mesofila Igrofila

FAGUS SILVATICA. Genere: Fagus Specie: F. sylvatica Descrizione: Albero molto

CHIOMA E PORTAMENTO FOGLIE FIORI FRUTTI FLORA ENDEMICA. Fino a 5 m 1-2 m Espanso Foglia caduca Eliofila Igrofila

salici da ceste CORSO DI CESTERIA

Tree Work Bando Cariplo 2013/14 U.A.1

GLI ALBERI DI CASCINA MOGLIONI

ANGIOSPERME. Famiglie di interesse agrario più significative. 9 - Fagaceae

Ilex, Agrifoglio (Aquifoliaceae)

Abete Famiglia: PINACEE Genere: ABIES bianco Abies alba Silver fir Caratteristiche morfologiche In Basilicata Utilizzo principale Aspetti botanici

NOME VOLGARE : Sughera NOME SARDO : Chelcu suarinu, elighe suarinu.

Ippocastano Famiglia: IPPOCASTANACEE

Principali famiglie di Angiosperme arboree forestali in Italia

Pioppo bianco. Famiglia: SALICACEE Genere: POPULUS Populus alba White poplar

6 FASE: Utilizzando Power Point abbiamo raccolto tutte le diapositive completate delle informazioni.

ANGIOSPERME. Famiglie di interesse forestale più significative. Cornaceae

Hydrangea, Ortensia (Hydrangeaceae)

CHIOMA E PORTAMENTO FOGLIE FIORI FRUTTI FLORA ENDEMICA. Fino a 3 m Fino a 2 m Espanso Foglia caduca Eliofilo Xerotollerante

Magnolia (Magnoliaceae)

IL CLIMA MEDITERRANEO MEDITERRANEA

Rimboschimenti di conifere (Pino nero, P. silvestre, P. strobo)

Catalogo Piante in vaso MAGONCINA

Ciliegio. Nome: Ciliegio. Nome scientifico: Prunus avium L.

Progetto: Siamo tutti biodiversi


Erbario delle piante aromatiche

257 specie divise per colore

Zone fitoclimatiche GLI AR I BUSTI DEL CAS C T AS ANETUM T

Le risorse forestali regionali ed il ruolo della certificazione

Il Parco Regionale di Portofino

Roberto Carovigno - Roberto Tonetti Regione Lombardia Direzione Generale Agricoltura

Presentazione pag. V Prefazione...» VII CAPITOLO I - I BOSCHI DI FAGGIO pag. 1. Le esigenze ed i modi di vita del Faggio pag

ALBERI. PINO SILVESTRE (Scots pine) ALTEZZA: fino a 40 m

CORYLACEAE. Polline di Corylus. ARPAC Laboratorio Biomonitoraggio Aria Dipartimento Provinciale di Napoli

ELENCO ESSENZE PIANTUMAZIONI 2015

SUSINO. CULTIVAR: Jannelli

SCHEDE PER L IDENTIFICAZIONE VARIETALE ARANCIO

Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali dell Umbria

CORSO DI FRUTTICOLTURA

Un albero per ogni bambino

ANTINCENDIO BOSCHIVO CORSO DI FORMAZIONE DI SECONDO LIVELLO CARATTERISTICHE DEGLI INCENDI BOSCHIVI

TACCHINO BRIANZOLO. Uovo Peso minimo g. 70 Bianco avorio fittamente punteggiato di marrone. Anello Maschio: 22 Femmina: 20

Frutti Antichi. Tipologia: Nome del frutto: Susino. Angeleno

CHIOMA E PORTAMENTO FOGLIE FIORI FRUTTI FRUTTI FLORA ESOTICA

Scuola Secondaria di Primo Grado G.F. da Tolmezzo. CORSO DI TECNOLOGIA Studio dei materiali IL LEGNO

Bambusa, Bambù (Poaceae)

Abies, Abete (Pinaceae)

INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI COMPONENTE FORESTALE

Le cicorie. Cicoria selvatica da campo. Cicoria. spadona da taglio. Cicoria. Cicoria zuccherina da taglio Triestina. variegata di Lusia.

ALBICOCCO. CULTIVAR: Cibo del Paradiso

IL CLIMA IN EUROPA PRINCIPALI TIPI DI CLIMA CHE SI INCONTRANO IN EUROPA. ATLANTICO ALPINO MEDITERRANEO CONTINENTALE U N I T A N 1 1

ILEX AQUIFOLIUM L. Agrifoglio; Pungitopo maggiore; Alloro spinoso FAMIGLIA AQUIFOLIACEAE

CILIEGIO. CULTIVAR: Capo di Serpe

Populus nigra L. e Populus alba L. (Pioppo nero e pioppo bianco)

Associazione Lombarda Avicoltori COMBATTENTE INDIANO

1. L'EUROPA E L'ITALIA: CONFINI, COSTE, RILIEVI E PIANURE. Pearson Italia

il cedro dell atlante

Rose da bacca. La rosa - indiscussa protagonista del giardino primaverile

Relazione Agropedologica

INVERTEBRATI DA CERCARE NEL PARCO ADDA SUD

Il LEGNO. Cos è Il Legno

Archontophoenix cunninghamia - Fam. Palmae Habitus: Palma. T min.: -1 C Esposizione: Da pieno sole a mezz ombra. Suolo: Fresco e ben drenato.

Climi e ambienti. Tempo atmosferico e clima

ECOLOGIA DELLE PIANTE DI TASSO DELL ISOLA D ELBA. Dott.ssa Francesca Anselmi

Quercus petraea (Mattuschka) Liebl. (rovere)

Vegetazione Forestale Emiliana

Donato, capostipite della famiglia Nigro, dopo aver appreso, dalla tradizione maestria degli agricoltori provenienti da Turi(Ba), il prezioso e poco

arch. Federica Simionato dott.ssa Linda Biliato Verificato da R. U. P. ing. Simone Agrondi Validato da R. U. P. ing.

Douglasia. Famiglia: PINACEE Genere: PSEUDOTSUGA Pseudotsuga menziesii Douglas fir

ALBERI Conoscerli per Riconoscerli Secondo incontro Garbagnate

HOYA ALDRICHII COD. 001

ABACO VEGETAZIONALE. DOC 30 Abaco vegetazionale

Fagaceae Quercus rubra L.

Phillyrea angustifolia L. Arbutus unedo L. Pistacia lentiscus L. Ruscus aculeatus L.

Lo sviluppo di strumenti decisionali

Transcript:

CERRO (QUERCUS CERRIS L.) NOME BOTANICO: QUERCUS CERRIS L. NOME VOLGARE: CERRO NOME DIALETTALE: CERRO Il Cerro, originario come la Roverella dell Europa meridionale e dell Asia minore è diffuso nell Italia peninsulare, dalla Toscana fino alla Calabria, costituendo boschi allo stato puro di elevato valore. Si trova anche in consociazione con Carpino nero ed Orniello. L habitat che privilegia è la media montagna ad esposizione fresca, da 500 ad 800 metri di altitudine. Specie tendenzialmente eliofila, teme le gelate tardive e i freddi intensi, non ha particolari esigenze in quanto può' vegetare su terreni di vario tipo. La pianta è alta fino a 35 metri, con chioma ovale, allungata, mediamente compatta. Il tronco è diritto con corteccia dura, spugnosa, grigio cenere e fessurata nelle piante adulte. Le foglie caduche, hanno forma oblunga o ovato-oblunghe e margini lobati (5-7 paia); prima tomentose, poi opache e scabre nella parte superiore, pubescenti in quella inferiore, quasi coriacee. La pianta è monoica con fiori unisessuali. Le ghiande (2,5 cm) sono poste sui rami dell'anno precedente; di colore bruno rossastro, con striature longitudinali, ricoperte per metà da una cupola legnosa provvista di caratteristiche squame arricciate. Fiorisce da Aprile a Maggio. Il legno, meno pregiato di quello di altre querce, è usato soprattutto come combustibile. Duro ma poco resistente, viene impiegato per le traverse ferroviarie, dopo essere stato impregnato. I boschi puri di Cerro o consociati vengono in genere trattati come cedui. Nei Monti Martani il Cerro e abbastanza diffuso, soprattutto nelle aree di media montagna e nei versanti più freddi. Nel territorio della Comunanza Agraria di Massa Martana ci sono oltre 300 ettari di boschi misti nei quali il Cerro è componente essenziale insieme ad altre caducifoglie; sono invece meno diffusi i boschi di Cerro allo stato puro. La zona di maggior diffusione di Cerro si riscontra nella parte più a nord del territorio della Comunanza Agraria, a partire dal confine con Viepri, scendendo verso sud fino alla zona del fosso di Acqua Canale.

CARPINO NERO (OSTRYA CARPINIFOLIA SCOP.) FAMIGLIA: CORYLACEE NOME BOTANICO: OSTRYA CARPINIFOLIA SCOP. NOME VOLGARE: CARPINO NERO NOME DIALETTALE: CARPINE Il Carpino nero, pianta originaria dell'europa sud-orientale, si trova in un vasto areale che va dalla Francia meridionale, all'italia, ai Balcani fino al medio Oriente e al Caucaso. Presenta elevata adattabilità ecologica e, in Italia, è diffuso nelle zone collinari e montane fino a 1300 metri. Specie caducifoglia che si adatta a diversi tipi di terreno, il Carpino nero è sensibile ai forti calori estivi, resiste invece molto bene al freddo. E una pianta alta da 12 fino ai 15/18 metri, con chioma di forma piramidale, leggera, con palchi orizzontali. Il tronco è diritto, a volte policonico, con corteccia bruna, rugosa e screpolata in piccole placche rettangolari. Le foglie sono decidue, alterne, picciolate, con lamina ovata, apice acuminato e parte basale arrotondata, a doppia seghettatura. Le nervature secondarie sono parallele. Le infiorescenze maschili (amenti) sono lunghe fino a 10 cm, quelle femminili (spighe) sono più corte. Fiorisce in aprile-maggio. Ogni fiore femminile è avvolto da una brattea che, dopo la fecondazione, si ingrandisce e si rinchiude a sacco su se stessa includendo il pericarpio. Questo sacco leggero facilita il volo del frutto e protegge il seme durante le prime fasi della germinazione. In passato, il suo legno veniva impiegato nella produzione della carbonella e della legna da ardere. E di difficile lavorazione per la presenza di molte fibre irregolari. Viene usato per formare siepi e alberature stradali (sfruttando la sua capacità pollonifera). I boschi puri di carpino nero o consociati vengono trattati in genere come cedui. Nei Monti Martani il Carpino nero e molto diffuso a partire da quote collinari fino ai 900 metri ed occupa prevalentemente i versanti esposti a nord. Nel territorio della Comunanza Agraria di Massa Martana ci sono oltre 300 ettari di boschi misti nei quali il Carpino nero è componente essenziale insieme ad altre caducifoglie; sono invece meno diffusi i boschi di Carpino nero allo stato puro. La zona di maggior diffusione di Carpino nero si riscontra nella parte più a nord del territorio della Comunanza Agraria, a partire dal confine con Viepri, scendendo verso sud fino alla zona del fosso di Acqua Canale.

FAGGIO (FAGUS SYLVATICA L.) NOME BOTANICO: FAGUS SYLVATICA L. NOME VOLGARE: FAGGIO NOME DIALETTALE: FAGGIO Il Faggio è una pianta tipicamente europea, diffusa soprattutto nell Europa continentale. In Italia costituisce le foreste soprattutto nelle Prealpi orientali fra i 700 e i 1500 metri s.l.m., mentre in Appennino costituisce la specie forestale tipica dei boschi situati fra i 900 ed i 1600 metri s.l.m.. Specie esigente d acqua (soprattutto di umidità atmosferica), richiede piccole quantità di calore, per questo è confinato nelle zone temperato fredde. Raggiunge altezze di 20-30 metri; la chioma ha portamento conico-globoso, con tendenza ad espandersi nelle piante adulte; la vegetazione è folta e densa. Il fusto è diritto, cilindrico da giovane, largamente scanalato da vecchio; la scorza sottile si presenta liscia e lucente, grigio chiaro. Le foglie alterne, ovato-ellittiche, sono lunghe 8-10 cm, leggermente ondulate e cigliate al margine, con nervi secondari diritti e paralleli; sono dotate di un breve picciolo e si presentano di colore verde lucente, con pagina inferiore chiara e tipica colorazione giallo oro in autunno. Le infiorescenze sono unisessuali: quelle maschili in glomeruli pendenti dotati ciascuno di un lungo peduncolo, quelle femminili erette consistenti di 1-2 fiori circondati da 4 brattee superiori larghe e da numerose brattee inferiori lineari. Fiorisce in Aprile Maggio. Il legno di faggio, piuttosto leggero, non è della migliore qualità; tuttavia era largamente impiegato in lavori di costruzione e di falegnameria. La pianta è impiegata, a scopo ornamentale, nei parchi e nei giardini. Le faggete vengono in genere trattate come fustaie. Nei Monti Martani il faggio si riscontra unicamente in determinate zone circoscritte, ubicate nei Comuni di Massa Martana (zona Montecastro), Spoleto (zona Pellongo) e Giano dell Umbria (zona la Ghiaccia), su una superficie che si estende per circa 20 ettari. Nel territorio della Comunanza Agraria di Massa Martana ci sono quasi 10 ettari di faggeta allo stato puro o consociata, ubicata nella zona di Monte Castro, esposta a Nord nell area che va dal confine comunale con Spoleto fino alla Troscia del Casello, lungo il costone che scende nel fosso di Acqua canale, oltre ad altre piccole aree nel versante che guarda verso Est dello stesso Monte Castro. Caratteristica particolare nella nostra area è quella che vede il faggio situato spesso ad una quota altimetrica inferiore a quella del leccio.

PINO NERO (PINUS NIGRA L.) FAMIGLIA: PINACEE NOME BOTANICO: PINUS NIGRA L. NOME VOLGARE: PINO NERO D AUSTRIA NOME DIALETTALE: PINO, PINNOCCHIO Il Pino nero d Austria è una conifera diffusa nell Europa centro meridionale e in Asia minore; se ne riconoscono almeno cinque razze geografiche (sottospecie), tra le quali la nigra (Austria e Italia centrosettentrionale) e il laricio (Corsica, Calabria e Sicilia). In Italia si trova allo stato spontaneo unicamente nell alta Carnia, mentre le altre formazioni che si riscontrano sono tutti rimboschimenti di origine artificiale. L habitat che privilegia è la media ed alta montagna fino ai 1500 metri di altitudine. La pianta è di grande resistenza alla siccità, al gelo e ai venti; si adatta ai terreni poveri, rocciosi ed è considerata la regina delle specie pioniere, tanto da essere stata largamente usata nei rimboschimenti effettuati in molte zone d Italia fino ai primi anni 80. Alto fino a 40 m, con chioma piramidale, presenta il tronco breve e contorto con corteccia scura, bruno grigiastra., rugosa e fessurata, con placche subrettangolari. Gli aghi, a coppie, più o meno rigidi, sono lunghi 4-19 cm e spessi 1-2 mm, di colore verde scuro, acuti e pungenti. Le strutture riproduttive sono costituite da coni maschili gialli, a volte punteggiati di rosso, numerosi alla base dei giovani getti; quelli femminili, sessili, lunghi non più di 8 cm, sono opachi, verdi da acerbi, quindi assumono una tonalità bruno ocra. I boschi di Pino nero vengono trattati come fustaie; in genere i terreni su cui sono impiantati diventano idonei, dopo decenni, ad ospitare specie latifoglie di maggior pregio. Nei Monti Martani il Pino nero è diffuso in molti rimboschimenti effettuati dal Corpo Forestale dello Stato in vari decenni a partire prevalentemente dal dopoguerra fino agli anni 80. E stato utilizzato soprattutto per coprire zone rocciose, altrimenti nude e soggette a fenomeni di erosione o instabilità idrogeologica. Nel territorio della Comunanza Agraria di Massa Martana ci sono circa 9 ettari di pineta composta prevalentemente da Pino nero, localizzati nella zona dell Ascensione e nella zona di Montiorre; rimboschimenti effettuati da oltre 40 anni che hanno permesso di coprire zone rocciose e hanno creato l habitat idoneo per l insediamento e il successivo sviluppo di latifoglie, in particolare leccio, che andranno a sostituire gradualmente la pineta.

LECCIO (QUERCUS ILEX) NOME BOTANICO: QUERCUS ILEX L. NOME VOLGARE: LECCIO NOME DIALETTALE: ELCE Il leccio è considerato la più bella e maestosa fra le querce sempreverdi della macchia mediterranea. Specie termofila, si trova dal livello del mare fino a 600/800 metri s.l.m. (anche più in alto nel Sud Italia). Molto longevo, può raggiungere i mille anni. Si riscontra nei boschi in formazioni pure o consociato e viene utilizzato anche per alberare strade e parchi. E alto fino a 30 metri con chioma densa, sempreverde, molto scura. Può assumere aspetto cespuglioso qualora cresca in ambienti rupestri. Il fusto robusto ha la corteccia liscia da giovane che col tempo diventa rugosa, di colore grigio-brunastra, screpolata in placchette subrettangolari. Le foglie semplici, persistenti, coriacee, variano molto nella forma e nelle dimensioni. Sono lunghe al massimo 7 cm, con breve picciolo; lamina superiore glabra, verde scuro e lucida, lamina inferiore tomentosa, grigiastra con nervature rilevate. I fiori maschili sono disposti in glomeruli che formano amenti filiformi, mentre quelli femminili, con breve peduncolo, si trovano sui rami soli o in gruppi di 2-3. La fioritura avviene nella tarda primavera, da aprile a giugno. I frutti sono le ghiande, lunghi fino a 3 cm e presentano una cupola grigio chiaro con squamette appressate. Maturano nello stesso anno della fioritura, in autunno e sono di colore marrone con striature. L'apparato radicale è robusto e fittonante, e può penetrare per diversi metri nel terreno; questo comporta una notevole resistenza alla siccità. Ricco di tannino, il legno di leccio è molto duro, soggetto ad imbarcarsi, difficile da lavorare e da stagionare. L'impiego quasi esclusivo dei boschi di leccio è il governo a ceduo per legna da ardere. Non presenta problemi di rinnovazione per seme, anche vista la tolleranza all'ombra del novellame. Nei Monti Martani il leccio rappresenta la specie maggiormente diffusa, specie nel versante ovest, con una presenza, quasi allo stato puro di oltre 800 ettari, maggiormente concentrati nella zona delle Comunanza Agraria di Colpetrazzo, Mezzanelli e Massa Martana. La Comunanza Agraria di Massa Martana ha oltre 250 ettari del proprio territorio con un soprassuolo boschivo costituito da leccio, pressoché allo stato puro; precisamente tutta la zona più a Sud, partendo dal confine con la Comunanza Agraria di Colpetrazzo, (Fondaccio) e risalendo verso Nord fino alla zona di Montecastro.

ROVERELLA (QUERCUS PUBESCENS WILLD.) NOME BOTANICO: QUERCUS PUBESCENS WILLD. NOME VOLGARE: ROVERELLA NOME DIALETTALE: CERQUA La Roverella, originaria dell Europa meridionale e dell Asia minore è la quercia più diffusa in Italia; si trova in tutte le regioni. Costituisce le foreste sia in boschi puri che, più spesso, in consociazione con Cerro, Carpino nero ed Orniello. Si trova da zone di pianura fino ai 1000/1200 metri. Specie frugale, resistente alle lunghe calure estive, cresce più lenta di altre querce, quali il Rovere, da cui si differenzia per la caratteristica che le foglie rimangono attaccate, morte, sulla pianta per tutto l inverno. Di solito, non supera i 20 metri di altezza. Il tronco, molto pollonifero, si presenta contorto, corto, con branche sinuose e rami sottili. Corteccia grigio-brunastra, molto rugosa e fessurata. Le foglie decidue, semplici, lamina ovoidale allungata, presentano 5 o 6 lobi arrotondati, più o meno profondi. La pagina superiore è verde scuro, la pagina inferiore presenta un fitto tomento bianco grigiastro. La pianta è monoica a fiori unisessuali; i fiori maschili si trovano in amenti giallastri penduli, quelli femminili all ascella della foglia. Fiorisce in aprile maggio. I frutti sono delle ghiande allungate di circa 2 cm. inserite per meta nella cupula, di colore bruno lucido a maturazione. Il legno di Roverella è simile a quello della Farnia, anche se più irregolare e di più difficile lavorazione. In passato veniva usato per le traverse ferroviarie; oggi prevalentemente come combustibile. I boschi puri di roverella o consociati vengono trattati, in genere, come cedui. Nei Monti Martani la roverella e molto diffusa, sia nelle zone pedemontane che quelle di fondovalle; molto spesso e micorrizata dal tartufo nero pregiato e/o dal tartufo scorzone estivo, fungo sottorraneo molto pregiato ed apprezzato in cucina. Nel territorio della Comunanza Agraria di Massa Martana ci sono oltre 300 ettari di boschi misti nei quali la roverella è componente essenziale insieme ad altre caducifoglie; sono invece meno diffusi i boschi di roverella allo stato puro. Spesso tali boschi sono situati anche in zone molto rocciose e la pianta assume un portamento a fusto breve, ramificato e con chioma poco espansa. La zona di maggior diffusione di roverella si riscontra nella parte più a nord del territorio della Comunanza Agraria, a partire dal confine con Viepri, scendendo verso sud fino alla zona del fosso di Acqua Canale.