XIII. La città murata - Storia

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XIII La città murata - Storia 13.1 La dominazione aragonese dell isola, iniziata con Pietro, proseguì con Federico, di cui sono state narrate nel capitolo precedente le controversie con il fratello Giacomo, ed a cui la Sicilia venne definitivamente assegnata nel 1302, a seguito della pace di Caltabellotta. Per quanto riguarda Trapani, gli Aragona furono artefici di un nuovo assetto urbanistico della città. In quel periodo, infatti, furono costruiti due grandi assi viari, denominati la Rua Grande e la Rua Nuova. La Rua Grande (attuale Corso Vittorio Emanuele) si sviluppava tutta all esterno, oltre la cinta occidentale delle mura. Come il lettore ricorderà, quella era una zona di scogli ed isolotti, separati da irregolari bracci di mare e da bassi fondali, anche se su alcuni lembi di terra erano sorti alcuni edifici, ma senza una logica pianificazione. La creazione della via, che oggi si estende dal Palazzo Senatorio fino alla piazza Cappuccini, comportò ulteriori bonifiche, con il riempimento di canali e bassofondi e con il livellamento delle asprezze delle scogliere. La Rua Nuova (attuale Via Garibaldi) venne invece tracciata quasi a ridosso delle mura di tramontana, dallo slargo esistente davanti al Castello di Terra (dove ora sono ubicati il palazzo della Questura e il Municipio) fino all attuale Via Torrearsa, in corrispondenza di quella che oggi è denominata la piazza del Mercato del Pesce, e che in antico era la Bocceria, cioè il pubblico macello. E molto probabile che i Francescani abbiano avuto una qualche influenza nella costruzione della Rua Grande, così come i Domenicani per la costruzione della Rua Nuova, al fine di porre sotto la loro influenza, in prospettiva futura, vaste aree ancora libere ma recuperabili alla urbanizzazione. La notevole disponibilità economica di questi ordini giustifica la possibilità di finanziamento di alcune iniziative urbane. La città venne divisa in quattro quartieri : Casalicchio, Di mezzo, Della Rua Nuova e Quartiere Palazzo, più propriamente denominato di Pietra Palazzo, poiché da quest area proveniva la pietra pregiata, utilizzata per le nuove costruzioni. Il Quartiere Casalicchio corrispondeva alla città vecchia; il Quartiere di mezzo era delimitato a sud dalla direttrice che congiunge le attuali Via Cuba, Via dei Crociferi, Via San Francesco di Paola e Via Mercè, a nord dalla Via delle Arti, dalla Via Carreca e dalla Via delle Orfane; il Quartiere della Rua Nuova si estendeva lungo la via omonima, ed infine il Quartiere Palazzo, fuori le mura di ponente, giungeva fino alle attuali Piazza dei Cappuccini e Via Duca d Aosta. Tal quartiere era distinto in due zone di influenza ecclesiastica: il Quartiere di San Lorenzo ed il Quartiere di San Francesco. Fuori città, la spianata ad oriente era di proprietà demaniale e pertanto denominata "chianu di l'università". In particolare, l'area collocata a settentrione era denominata "chianu di la rina". Ai piedi del monte si trovava un ampio acquitrino, situato all'incirca tra gli attuali Palazzo Venuti ed il Cimitero, denominato Lago Cepeo. Si trattava di una zona depressa in cui si raccoglievano le acque che scendevano dalla montagna, ed è pertanto presumibile che il cosiddetto "lago" presentasse una variabile estensione in rapporto agli eventi climatici. Attorno vi erano le senie (non a caso la via che

collega la Giovan Battista Fardella alla Piazza del Cimitero è denominata Via Orti), mano a mano commiste a vigneti, salendo verso Raganzili. Dal lato di mezzogiorno le coltivazioni si arrestavano a lato delle saline Collegio e Milo che, con le saline Modica, Reda ed Abrignano, chiudevano l'insenatura del porto. Dal lato di tramontana, dopo l'arenile di San Giuliano, si trovavano le saline di San Cusumano. Pianta della città alla fine del 1800 (da Del Bono - Nobili). In evidenza i quartieri della città 13.2 Venne inoltre costruita una nuova cinta muraria, che correva, a levante, lungo l attuale Via XXX Gennaio ed era separata dall entroterra da una serie di fossati (nella zona dell attuale Villa Margherita) e dal canale navigabile. In pratica, aveva la stessa collocazione delle antichissime mura cartaginesi. Con la estensione della città sia le mura di mezzogiorno che quelle di tramontana vennero prolungate, e verso occidente la città venne delimitata da un muraglione, che si estendeva trasversalmente dall uno all altro mare, più o meno subito prima dell attuale Piazza Cappuccini. La superficie potenzialmente edificabile in tal modo si accrebbe di molto, ma venne utilizzata solo in piccola parte, sia per la difficile situazione economica, sia per il contrarsi del numero degli abitanti a seguito di epidemie e di carestie. Per tal motivo, nel XIV secolo, la maggior parte dei trapanesi continuò a risiedere nel perimetro della città vecchia.

13.3 Le antiche mura della città meritano uno speciale ricordo. Trapani, infatti, per oltre cinquecento anni, dall epoca degli aragonesi all unità d Italia, fu considerata come la città murata più imponente e più bella di tutto il bacino del Mediterraneo. Dapprima gli aragonesi, la cui dominazione durò fino al 1412, e poi gli spagnoli, che ad essi subentrarono (fino al 1712), furono costretti più volte a difendersi dalle incursioni dei pirati e da aggressioni belliche. Trapani, per la sua posizione, fu oggetto di numerosi tentativi di conquista. La cinta delle mura subì numerosi rimaneggiamenti, oltre che per il naturale deterioramento, anche per la evoluzione delle macchine belliche nel tempo. Nel 1500 e nel 1600, l intensificarsi delle incursioni piratesche, nonché la introduzione dei cannoni ed altre armi da fuoco, rese necessario il potenziamento delle difese con terrapieni e bastioni, su cui i soldati si potessero muovere agevolmente, e con fortini, da adibire ad alloggi, deposito di armi, munizioni e vettovaglie. Le vicende costruttive delle strutture militari cinquecentesche sono descritte in dettaglio nella Historia del Pugnatore. In sintesi, nella zona del porto, in vicinanza della Torre Pali, venne edificato il Bastione dell Impossibile. Il Castello di Terra, esistente dai tempi dei cartaginesi, venne ampliato e considerevolmente rafforzato. I due fortini furono congiunti da un poderoso baluardo, il cui percorso si snodava lungo l attuale via Palmerio Abate. Non a caso, ancor oggi, esiste una breve via, denominata per l appunto Via Bastioni, che collega la XXX Gennaio con la Palmerio Abate. Ad occidente furono costruiti il Forte dell Imperiale (all angolo nord-ovest), altrimenti detto di Santa Anna, ed il Forte di S. Francesco, detto dell Epifania (a sud-ovest), oggi perduto, nell area dove si trova l Istituto Nautico. Tra questi due forti correva una cinta di mura, che separava la città dalla sua propaggine terminale di isolotti e di scogli. 13.4 Nella cinta muraria vennero aperte numerose porte che, aggiungendosi a quelle pre-esistenti, consentivano l accesso al mare di tramontana e di mezzogiorno, oltre che il passaggio verso l entroterra, dove si svolgeva la maggior parte delle attività produttive e commerciali. Così il Pugnatore, descrivendo la città : Ella è dunque di forma due volte più lunga che larga; et è due volte tanto larga a levante quanto da ponente rimane. Gira circa due miglia, dove ha nove porte: quattro grandi e reali, e cinque altre picciole e di poco passaggio. Delle grandi una è a levante, una a tramontana e tre a mezzogiorno: delle picciole, una a settentrione, una a ponente e due a mezzodì.... La prima porta grande, situata a Levante, a centro delle Mura, accanto alla Chiesa di S. Maria della Luce, con due ponti levatoi, consentiva l ingresso alla città. Era denominata Porta Borbone. Subito dopo l'entrata, andando verso il centro urbano, v'era una seconda porta, detta Ferdinanda, anch'essa dotata di un ponte levatoio che rappresentava il vero accesso alla città. Un ulteriore piccola porta si trovava accanto alla Torre Pali. Era chiamata Porta Pali, ma più comunemente Porta Galli, in quanto in quell area crescevano spontaneamente dei mitili con una particolare escrescenza simile alla cresta del gallo. A ponente l antica Porta Oscura, a lato del Palazzo Senatorio, si apriva adesso nel contesto urbano. A sud si trovavano la Porta Grazia (così denominata perché posta accanto alla

Chiesa di S. Maria della Grazia), quindi la porta S. Filippo, detta anche Porta di Mare, o della Dogana, e quindi la Porta Lucadella, così denominata perché costruita su disegno dell ingegnere Capitano Vincenzo Lucadelli. L'ultima porta del lato meridionale era la Porta Serisso, dal nome di un ricco mercante di schiavi, Felice Serisso, di cui più avanti vi narrerò la storia. La porta di ponente era denominata Porta Eustachia (dal Vicerè Eustachio de la Viefuille) o "Cappuccini" (dai frati che lì presso avevano il loro convento). A tramontana si trovavano la Porta Botteghelle (all'estremità opposta della Porta Serisso), denominata anche Porta Ossuna in onore del Vicerè Pietro Giron, duca di Ossuna, e la Porta Felice (o del Carmine o della Bocceria) Una ulteriore descrizione delle porte della città la si deve a Benigno di Santa Caterina nel 1800, ma essa non si discosta da quella del Pugnatore, in quanto in questi tre secoli il perimetro murario esterno di Trapani rimase sostanzialmente identico.

Alcune piante scarsamente fedeli della città di Trapani (1500 1600). Quella superiore (Collezione Perrera) è attribuibile a J. Hondius (1627), tratta dalla pubblicazione Nova et accurata Italiae hodiernae descriptio. In questa stampa del secolo XVII sono chiaramente evidenziati (da destra a sinistra) le saline, il canale navigabile, il Castello di Terra, i bastioni meridionali, il Forte di S. Francesco, la chiesa ed il convento dei Cappuccini con la spianata antistante, ed infine la Colombaia e la Torre di Ligny

La città di Trapani nella stampa di Giovanni Orlandi di fine 500. Essa evidenzia a) la città murata, con il Castello di Terra, il Forte Imperiale, il Forte San Francesco ed il Bastione Impossibile, situati ai quattro angoli; b) la Colombaia (a sud); c) la scogliera artificiale (a nord); d) il canale navigabile (a destra); d) la zona delle saline (reticolato in basso); e) il Santuario dell Annunziata; f) la tonnara di San Giuliano Trapani nel 1801 (disegno schematico da Benigno di Santa Caterina). Rispetto alla stampa precedente, questo disegno riproduce fedelmente i percorsi viari e dimostra la compattezza del tessuto urbano. Si noti sul lato meridionale la presenza di numerose brevi vie disposte a pettine (perpendicolari alla Via Biscottai) con chiara funzione di difesa.

Pianta della città del 1878. In alto, la conca e la scogliera artificiale del mare di tramontana. Ben disegnato il tessuto urbano. Non è più presente il canale navigabile che fu colmato dopo l unità d Italia. (da Michele Megale) 13.5 Le zone della città accanto alle mura presentavano una particolare morfologia, che si è tuttora mantenuta. A tramontana, percorrendo il camminamento giunto sino a noi, si nota che le case sono addossate le une alle altre e tutte alla massicciata. Solo in alcuni punti sono presenti dei varchi, che consentono la discesa in città. Al contrario, dalla parte di mezzogiorno, a ridosso della cinta, oggi non più esistente, i vecchi caseggiati erano separati gli uni dagli altri da stretti percorsi, evidentemente per facilitare la difesa. Ancor oggi, numerose anguste viuzze, disposte a pettine nella zona del porto, ne danno testimonianza. Le mura della città vennero abbattute dopo la costituzione del Regno d Italia, per la scarsa lungimiranza degli amministratori, cui mancò l orgoglio dell appartenenza alla propria storia. Oggi ne resta ben poca cosa. Qualche rudere accanto al Castello di Terra e qualche antica pietra nell edificio ubicato sul retro dell attuale Palazzo D Alì, sede del Municipio. Le uniche mura

rimaste si estendono dalla Piazza del Mercato del pesce fino al Bastione Conca. Il camminamento sui bastioni, per molti anni intransitabile e praticamente escluso dal tessuto urbano, è stato finalmente riportato al dovuto decoro. Laddove sostavano le soldataglie, oggi è possibile vedere al mattino tanti trapanesi che fanno footing, ed alla sera tanti ragazzi che si giurano eterno amore: una zona silente della città, protetta dalle case ed esclusa dal traffico cittadino, dove la risacca ha lo stesso rumore di sempre, il mare ha eguali colori e trasparenze, ed il verso dei gabbiani lo stesso suono roco dei tempi di Enea. L unica porta sopravvissuta alla scellerata demolizione della città fortificata è Porta delle Botteghelle, a tramontana, poco distante dal Bastione Conca. Essa si apre su un piccolo golfo, un angolo di paradiso, in cui si dondolano pigre le barche dei pescatori, e dove un giardinetto mal tenuto si trova nel luogo dove in antico c era un piccolo cimitero degli Ebrei. Oltre al perimetro delle mura ed ai fortini, va segnalato l imponente bastione di levante che si estendeva tra l Impossibile ed il Castello di Terra. Si notino inoltre i due assi viari che tagliano la città da nord a sud: il primo tra la Bocceria e la porta Lucadella (attuale Via Torrearsa), il secondo tra Porta Botteghelle e Porta Serisso. (Immagine tratta da Sartarelli)

Riferimenti bibliografici 2) Pugnatore Giovan Francesco: Historia di Trapani (1595). Prima edizione dall autografo del secolo XVI, a cura di S. Costanza. Corrao Editore (1984) 3) Serraino Mario : Storia di Trapani. Corrao Editore (1976) 10) Del Bono Rosaria e Nobili Alessandra : Il divenire della città. Coppola Editore (2002) 12) Benigno da Santa Caterina : Trapani nello stato presente sacra e profana. Trapani (1812) 21) Precopi Lombardo Annamaria: La terra degli Elimi (tra Gesù e Maometto). Cartograf (1985) 40) Costantino Alberto: Carlo III di Borbone. A&C Group Editor (2010) 41) Megale Michele: Baluardi di Trapani (Centro Provinciale Studi Giulio Pastore ). Tipografia Cosentino (1995)