Famiglia, infanzia e povertà.



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Transcript:

Università Politecnica delle Marche Facoltà di Economia G. Fuà Convegno Povertà, Infanzia, Immigrazione in occasione del 70 Anniversario della Mensa del Povero Ancona, 5 aprile 2008 Famiglia, infanzia e povertà. Per parlare di infanzia bisogna (necessariamente) parlare di famiglia. È la famiglia, infatti, il luogo naturale ed istituzionale deputato alla sua cura e alla sua protezione. D altro canto non si può parlare di povertà senza intendersi sul suo significato. Non esiste, in realtà, una definizione di povertà sulla quale l accordo tra gli studiosi è unanime. La povertà può, infatti, essere definita e misurata in modi diversi. Generalmente, si ricorrere al concetto di povertà relativa 1. Si è poveri in senso relativo se non si raggiunge lo standard di vita medio della società in cui si vive e l incidenza di povertà relativa 2 è calcolata sulla base di una soglia convenzionale di povertà (linea di povertà) che individua il valore di spesa per consumi o il valore del reddito disponibile (a seconda della variabile di riferimento scelta) al di sotto della quale si viene definiti poveri in termini relativi. Per mostrare la dimensione della povertà delle famiglie italiane ho scelto di presentare e commentare le stime 3 ufficiali della povertà elaborate dall ISTAT, Istituto Nazionale di Statistica. Esse hanno come riferimento l indagine campionaria annuale sui consumi e la linea di povertà per una famiglia di due persone è pari alla spesa media pro-capite nel Paese 4. Secondo questa fonte, sono state stimate come povere nel 2006 l 11,6 delle famiglie residenti in Italia (ISTAT, 2007). 1 In contrapposizione al concetto di povertà assoluta. Si è poveri in senso assoluto se non si è in grado di accedere ad un paniere minimo di beni essenziali per la sopravvivenza, indipendentemente dallo standard di vita medio della popolazione. 2 Ovvero il numero di poveri (famiglie o individui) rispetto al totale della popolazione (famiglie o individui). 3 Si tratta di una valutazione soggetta ad errore, a causa della natura campionaria dell indagine sulla quale si basano le stime. 4 Per famiglie di ampiezza diversa si ricorre a degli opportuni coefficienti correttivi ( scala di equivalenza ) per tener conto delle economie di scala che si realizzano in funzione della dimensione famigliare.

Debbo sottolineare che i risultati di questa indagine concordano con altre analisi che si basano su definizioni diverse di povertà, diverse variabili di riferimento, diversi metodi di determinazione della linea di povertà. Non c è dubbio, cioè, che alcune tipologie di famiglie siano, rispetto ad altre, a maggior rischio di povertà. In particolare, il fenomeno della povertà risulta maggiormente diffuso: nelle famiglie con elevato numero di componenti; nelle famiglie con 3 o più figli, soprattutto se minorenni; nelle famiglie con componenti anziani. La figura 1 mostra come l incidenza della povertà relativa cresca all aumentare del numero di componenti della famiglia: più elevato è il numero di componenti più elevata è l incidenza della povertà. Inoltre, l incidenza della povertà cresce esponenzialmente al variare della dimensione famigliare. Solo l 8,10 delle famiglie di un solo componente sono povere, si raggiunge il 10 se i componenti sono 2 o 3. Ma se i componenti sono 4 quasi 1 famiglia su 7 è povera e se sono almeno 5 addirittura poco meno di 1 su 4 è povera. Figura 1 secondo l'ampiezza della famiglia Anno 2006 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 24,30 14,80 8,10 9,90 10,00 1 2 3 4 >= 5 Numero di componenti Non si è poveri, in Italia, se si vive soli o si è in coppia senza figli conviventi, purché non si sia anziani (>= 65 anni); in tal caso l incidenza della povertà passa dal 3,3 e 4,9, rispettivamente, al 12,5. (Tabella 1) L avere figli conviventi aumenta il rischio di povertà. Avere un figlio conduce ad un incidenza del 8,60, ma basta avere un secondo figlio che il valore di stima dell incidenza media nazionale è immediatamente superato. Se si hanno almeno 3 figli il 25,60 delle

famiglie sono povere; se questi figli sono minori, il rischio di povertà aumenta ulteriormente fino a superare il 30. (Tabella 2) Tabella 1 per tipologia famigliare (valori percentuali) (Anno 2006) Persone sole persona sola < 65 anni 3,30 persona sola >= 65 anni 12,60 Coppia senza figli coppia con p.r. < 65 anni 4,90 coppia con p.r. >= 65 anni 12,50 Coppia con figli coppia con 1 figlio 8,60 coppia con 2 figli 14,50 coppia con 3 o più figli 25,60 Monogenitore 13,80 Altre tipologie 17,80 Nota. p.r., persona di riferimento secondo la scheda anagrafica di famiglia. Tabella 2 nelle famiglie con figli minori (valori percentuali) (Anno 2006) Numero di figli minori 1 figlio minore 10,30 2 figli minori 17,20 3 o più figli minori 30,20 almeno 1 figlio minore 14,40

Non si può non notare, infine, il dato per le famiglie monogenitore anch esse esposte non trascurabilmente al rischio di povertà. (Tabella 1) Un altro aspetto molto importante è che la povertà va concentrandosi nelle famiglie numerose e nelle nuclei familiari con più figli e con figli minori. Negli ultimi 5 anni (2002-2006) è ben evidente la crescente diffusione della povertà nelle famiglie di 3, 4, 5 e più componenti, e in particolare nelle famiglie di maggiore dimensione 5. (Figura 2) 30 Figura 2 per ampiezza famigliare, 2002-2006 (euro correnti) 25 20 15 10 5 0 1 componente 2 componenti 3 componenti 4 componenti 5 e più componenti 2002 2003 2004 2005 2006 Anno La presenza di figli è un fattore di rischio di povertà crescente tra le famiglie. Ciò è particolarmente evidente per le coppie con 3 o più figli e quando i figli sono minorenni. In quest ultimo caso la percentuale di famiglie povere è aumentata negli ultimi 3 anni complessivamente di quasi 8,5 punti. (Figure 3 e 4) Non può sfuggire, inoltre, l aumento dell incidenza di povertà relativa nelle famiglie con un solo genitore, una tipologia famigliare relativamente nuova e sempre più frequente in Italia. (Figura 5) 5 Il raffronto è condotto sulla base del consumo espresso in euro correnti. Pur nella consapevolezza della difficoltà di precisi confronti temporali a causa degli errori campionari e della opportunità di considerare gli intervalli di confidenza intorno alle stime puntuali riportate, i trend evidenziati si ritengono in ogni caso significativi.

Figura 3 nelle coppie con figli, 2002-2006 (euro correnti) 35 30 25 20 15 10 5 0 1 figlio 2 figli 3 o più figli 2002 2003 2004 2005 2006 Anno 35 30 25 20 15 10 5 0 Figura 4 nelle famiglie con figli minori, 2002-2006 (euro correnti) 2002 2003 2004 2005 2006 Anno 1 figlio minore 2 figli minori 3 o più figli minori almeno 1 figlio minore

Figura 5 16 14 12 10 8 6 4 2 0 11,5 nelle famiglie monogenitore, 2002-2006 (euro correnti) 11,4 12,8 13,4 13,80 2002 2003 2004 2005 2006 Anno Da questo quadro emerge con forza la condizione di sicura difficoltà in cui vivono molti bambini e giovani nel nostro Paese. A conferma di questo, la figura 6 mostra l andamento dell incidenza degli appartenenti a famiglie povere secondo l età. É nelle fasce d età estreme che si osservano le maggiori percentuali di individui appartenenti a famiglie povere: 16,5 nella classe 0-17 anni e il 15,6 nella classe 65+, con il massimo tra i bambini fra i 5 e i 9 anni e tra gli anziani ultrasettantenni 6. L andamento della povertà nel ciclo di vita ha un tipico andamento ad U, con alcune peculiarità: rischio di povertà alto per bambini in età scolare e pre-scolare e rischio che si riduce successivamente all aumentare dell età senza, tuttavia, la sicurezza economica auspicabile quando si è privi del carico (economico) di altre persone. L età della formazione della famiglia conduce, invece, com è da attendersi, ad un aumento delle difficoltà economiche, come mostra l innalzamento della curva tra i 35 e i 49 anni. Il rischio di povertà in seguito si abbassa raggiungendo il minimo in corrispondenza del raggiungimento dell apice della carriera lavorativa e alla contemporanea uscita dei figli dalla casa parentale. 6 Valori riferiti all anno 2004. Nello stesso anno gli individui che sono risultati appartenere a famiglie povere sono stati complessivamente il 13,2 del totale della popolazione (Commissione di indagine sull esclusione sociale, 2006).

Figura 6 Incidenza degli appartenenti a famiglie povere sul totale degli individui, per area e classi d età. Anno 2004 Fonte: Rapporto sulle politiche contro la povertà e l esclusione sociale. Anno 2005, Commissione di indagine sull esclusione sociale, Ministero della Solidarietà Sociale, 2006. Per concludere... Alcune riflessioni sulle prospettive future sono necessarie. Alla luce delle evidenze sopra riportate e considerati alcuni aspetti demografici, il quadro che si prospetta per il futuro non appare a mio avviso positivo. Da una parte, l allungamento della vita media in atto è lecito pensare prosegua nel futuro esponendo le classi anziane a povertà per un intervallo di tempo più lungo. Inoltre, saranno a rischio di povertà un numero crescente di vecchi, soprattutto donne, poiché le donne vivono mediamente più degli uomini e il gap in termini di sopravvivenza tende ad allargarsi tra i due sessi. Dall altra parte vanno considerate le possibili modificazioni nei modi di fare famiglia da parte della popolazione italiana (autoctona) e i comportamenti famigliari degli immigrati, ormai una parte sempre più importante della nostra società. Il modo di fare famiglia in Italia si è profondamente modificato nel corso degli ultimi decenni. Al modello unico della famiglia tradizionale si sono aggiunti una pluralità di modalità di famiglie (coppie conviventi, famiglie ricostituite in seguito ad una separazione o

divorzio, famiglie composte da un solo genitore, singles). Questo sentiero intrapreso è stato solo in parte percorso. Il trend crescente delle separazioni e dei divorzi è difficilmente arrestabile, considerata l evoluzione demografica recente nota con il nome di Seconda transizione demografica. Riguardo gli immigrati, il discorso è sicuramente più complesso, vista l eterogeneità dell universo immigrati e l interruzione della linearità dei percorsi di vita che un evento come quello della mobilità spaziale comporta. Tuttavia, è indubbio che i comportamenti riproduttivi e nel modo di fare famiglia siano meno soggetti di altri tipi di comportamento alle circostanze contingenti e fortemente spiegabili in termini culturali. E allora non si potrà non tenere conto, per gli immigrati soprattutto dall Est Europa della loro forte propensione al matrimonio così come della facilità e della frequenza con la quale esso viene sciolto, per gli immigrati provenienti dal Sud America alla precocità nella formazione della famiglia, alla forte propensione ad avere figli e anche in questo caso alla frequenza del ricorso all istituto della separazione e del divorzio, infine per gli immigrati provenienti dall Africa e dal Medio- Oriente alle famiglie (più o meno) numerose tradizionali. Questi tipi di sviluppo esporranno sicuramente, da parte loro, a rischio di povertà un numero crescente di bambini se questi, come ci si attende, apparterranno in numero crescente proprio a quelle tipologie di famiglie che si stanno dimostrando più fragili, più soggette ad incorrere in situazioni di difficoltà economica. Barbara Zagaglia Università Politecnica delle Marche

Bibliografia AA.VV. Rapporto sulla popolazione. L Italia all inizio del XXI secolo, il Mulino, 2007; Brandolini A. e Saraceno C. (a cura di), Una geografia delle disuguaglianze in Italia, il Mulino, 2007; Commissione di indagine sull esclusione sociale, Rapporto sulle politiche contro la povertà e l esclusione sociale. Anno 2005, Ministero della Solidarietà Sociale, 2006. ISTAT, La povertà in Italia nel 2002, Note rapide, 2003; ISTAT, La povertà relativa in Italia nel 2003, Statistiche in breve, 2004; ISTAT, La povertà relativa in Italia nel 2004, Statistiche in breve, 2005; ISTAT, La povertà relativa in Italia nel 2005, Statistiche in breve, 2006; ISTAT, La povertà relativa in Italia nel 2006, Statistiche in breve, 2007; ISTAT, Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia (2005-2006), Statistiche in breve, 2008; Zagaglia B., I comportamenti riproduttivi nelle società post-transizionali: un puzzle di teorie. Un tentativo di sistemazione teorica, Quaderno n. 255, Dipartimento di Economia, Università Politecnica delle Marche, 2006. Disponibile online: http://www.dea.univpm.it/