ANTENNA AD ONDA PROGRESSIVA VULANDRA

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Transcript:

ANTENNA AD ONDA PROGRESSIVA VULANDRA i4seh L' occasione della manifestazione Vulandra 2013 mi ha suggerito la sperimentazione un' antenna particolare funzionante ad onda progressiva anzicchè stazionaria come solitamente accade nelle antenne a dipolo e verticali. Questo genere di antenna, ideato nei primi anni 20 del '900, consiste in una linea di trasmissione auto-radiante dotata di terminazione e con caratteristiche di quasiaperiodicità. Il concetto di base è rappresentato da un conduttore rettilineo alimentato con una tensione RF da un lato e chiuso a terra all' estremo opposto tramite un resistore non induttivo di un dato valore (solitamente pari all' impedenza della linea in oggetto). La situazione descritta può essere rappresentata i modi differenti: il ritorno tramite il suolo quasi mai avviene a resistenza zero. Sostituendo, quindi, al suolo un ulteriore conduttore rettilineo e parallelo al primo otterremo una linea di trasmissione bifilare, la cui impedenza caratteristica Z sarà determinata dal diametro dei conduttori e dalla loro distanza reciproca, chiusa su di un resistore n.i. di valore pari a Z. In questi due casi la direzione di propagazione dell' onda sarà dal generatore verso la terminazione ed i valori di tensione e corrente risulteranno costanti lungo tutta la linea (supposta a perdita nulla). La configurazione descritta può essere plasmata in altre due note fogge: la rombica e la TTFD (Tilted and Terminated Folded Dipole). Tutte queste antenne, unitamente alla Beverage, funzionano a banda larga in regime progressivo e sono costruite con semplici fili metallici.

Nota: a differenza delle antenne risonanti, ove la corrente presenta una distribuzione stazionaria, nelle antenne in regime progressivo il vettore che rappresenta la corrente in punti successivi Dh equidistanti è sempre di uguale ampiezza lungo tutta la linea ma risulta sfasato in ritardo di bdh. Fatta questa premessa, descriverò un ulteriore metodo costruttivo che, pur conservando la stessa filosofia di funzionamento, offre la possibilità di avere a che fare con un unico elemento radiante. Occorre aprire una piccola parentesi. Marconi utilizzò un' antenna filare appesa ad un aquilone. La frequenza in uso e l' adattamento al trasmettitore risultavano un pochino approssimativi: l' intenzione era quella di emettere segnali ad onde lunghissime con elevata potenza, ma, per fortuna, la mancanza di specifici adattatori di impedenza e la propagazione del momento permisero il contatto tra le due sponde dell' Atlantico su frequenze ben più alte (15-25 MHz), armoniche del segnale ad onda smorzata prodotto dal trasmettitore. Nella nostra applicazione occorre però tener presenti le esigenze di adattamento d' antenna dei moderni apparati trasmittenti (tipicamente 50 Ohm) e la necessità di trasmettere su tutte le gamme consentite ai Radioamatori senza dovere, ad ogni cambio gamma, intervenire sugli accordi dello stadio finale TX. La scelta è caduta su di una antenna a linea coassiale radiante terminata. Questa presenta le doti necessarie di leggerezza (deve essere sollevata da un aquilone di superficie modesta) e di efficienza tenendo conto delle condizioni operative.

I numeri dell' antenna sono i seguenti: lunghezza totale 30 metri, terminazione a 50 Ohm in grado di sopportare 40 Watt/RMS raffreddata per ventilazione naturale (lavorando in quota e controvento), piano di terra ottenuto con 5 radiali di 5 metri ciascuno unitamente ad un picchetto di messa a terra al quale fa capo la scatola di giunzione dotata di induttore di sicurezza. Peso totale da sollevare: inferiore ai 400g. Il principio costruttivo ricalca quello degli esempi visti più sopra. La variante notevole è costituita dall' impiego di un cavo coassiale che svolge entrambe le funzioni di radiatore e di ritorno. Come si intuisce dal disegno, il cavo coassiale viene connesso al contrario sul connettore di alimentazione. Così facendo la calza diviene il filo radiante mentre il conduttore centrale funge da ritorno per il circuito. Considerando il particolare impiego, la necessità di un' antenna silenziosa, di immediato accordo con ROS minimo su tutte le gamme e che non presentasse zeri secchi era imperativa. Inoltre, l' intero sistema tiene conto anche di eventuali emergenze (leggi: bruciatura del carico terminale...): un cavetto di cortocircuito per il connettore di alimentazione consente di trasformare l' antenna coassiale in antenna monofilare da adattare tramite un comune LC Network. Il risultato finale, senza noie (se non la sporadica mancanza di vento!) -oltre 1600 QSO su tutte le gamme impiegando i classici 100 Watt-, testimonia il buon funzionamento del complesso. Nota: Le antenne funzionanti in regime progressivo vengono utilizzate solitamente con installazione orizzontale e

con riferimento al piano di campagna. L' argomento della nostra sperimentazione è costituito proprio dall' impiego trainato dell' antenna. Questo comporta, ovviamente, una configurazione quasi verticale del radiatore con conseguente alterazione del diagramma di radiazione che, unitamente all' andamento progressivo delle grandezze in gioco, costituisce un innegabile vantaggio in questa applicazione. I materiali impiegati sono alla portata di qualsiasi autocostruttore: cavo coassiale a bassa attenuazione RG58/Foam (con dielettrico espanso gas-injected ), resistori a strato metallico (20 x 1000 Ohm/2 Watt), una piastrina di vetronite con accessori per il fissaggio del cavo e le solite prese e spine coassiali che tutti noi abbiamo nel cassetto. La completa descrizione è visibile negli schizzi originali dell' intero progetto allegati all' articolo. Mi auguro che queste brevi note descrittive possano suscitare curiosità nel Lettore. Mi sento di spezzare una lancia a favore di questo genere di antenne che, essendo poco conosciute, non hanno riscosso il favore che meritano presso la Comunità Radioamatoriale. Da buoni OM, non varrebbe la pena di provare a costruirne una? Bibliografia: G.Bronzi: Linee di Trasmissione ed Antenne (C.Cursi 1964) F.E. Terman: Radio Engineer's Handbook (McGraw-Hill 1943) U.S. Marine Corp: Antenna Handbook MCRP 6-22D (Ed.1999)

Appendice: la lettura degli schizzi evidenzia chiaramente la presenza di una seconda antenna denominata filo di 10 metri 1/4 d' onda 40m. Dovendo operare sul campo con varie incognite da tenere in considerazione (presenza ed intensità del vento, portanza dell' aquilone, ecc.) si è resa necessaria la disponibilità di un' antenna ausiliaria leggera ed agile che potesse essere impiegata nel caso, malaugurato (!), di impossibilità d' uso della antenna principale e che condividesse di quest' ultima gli accessori già installati a terra. Anche per il quartino dei 40 metri risultano illustrate per rapidità d' impiego, le modalità di connessione all' apparato ricetrasmittente. Ad ogni costo iy4mkd doveva essere ON THE AIR in onore del Nostro grande Guglielmo Marconi!