Rogna sarcoptica. Eziologia. Epidemiologia

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Rogna sarcoptica Eziologia La rogna sarcoptica è una malattia altamente contagiosa sostenuta da un acaro parassita obbligato appartenente al genere Sarcoptes. Sebbene esista un'unica specie riconosciuta (S.scabiei), sono note alcune varianti biologicamente adattate, specifiche dei loro ospiti sulla cute dei quali le femmine degli acari scavano gallerie nello spessore dell'epidermide deponendo le uova per uno -due mesi. Tra gli ungulati il camoscio appare la specie più sensibile a questa malattia che, nelle popolazioni colpite, assume andamento epidemico con elevata mortalità. La rogna sarcoptica del camoscio è sostenuta da S. scabiei var. rupicaprae. Dalle uova fuoriescono le larve che tornano sulla superficie cutanea, mutano a ninfe ed evolvono infine a parassiti adulti. Il periodo completo di sviluppo avviene per i maschi in 13-16 giorni, per le femmine in 18-24 giorni. A causa di questo rapido ciclo di sviluppo l'infestazione può progredire con estrema rapidità. Epidemiologia La rogna del camoscio è presente in vari contesti dell'arco alpino orientale, in particolare in Austria, Germania, Slovenia e sulle Dolomiti. Nel 1976 la malattia si è diffusa nella zona centro-orientale dell'arco alpino italiano, nella popolazione di camosci dell'alto Adige e della provincia di Belluno (entrambi confinanti con la provincia di Trento), e recentemente è stata diagnosticata nella parte orientale del Trentino, dove sono stati rinvenuti due soggetti ammalati durante l'estate 2001. La progressione della malattia è caratterizzata da una tipica dinamica stagionale. Microfotografia di un acaro del genere Sarcoptes (Foto: ) Camoscio. Estese lesioni su tutto il corpo da rogna sarcoptica (soggetto rinvenuto morto) Foto: L.Rossi

In estate i casi d'infezione sono limitati, in autunno si registra un incremento e in inverno si raggiunge il massimo numero delle perdite, che nell arco di 3-5 anni possono ridurre gli effettivi iniziali del 70-95%. Superata l'epidemia, si sviluppa un'immunità di popolazione che permette alla malattia di restare silente fino a ricomparire con cicli di circa 10-15 anni. La malattia non è controllabile coi mezzi attualmente a disposizione. E possibile, tuttavia, che determinati interventi realizzati a fini di controllo possano addirittura aggravare la situazione. Ci si riferisce, in particolare, all abbattimento di capi sani, o con lesioni cutanee di limitata estensione, all interno di nuclei che stanno già subendo perdite a causa della malattia. Maggiori saranno state queste perdite più alto sarà il rischio di abbattere i pochi soggetti spontaneamente resistenti, dalla cui sopravvivenza dipenderà il futuro di quel nucleo. Lesioni La malattia è caratterizzata da una dermatite allergica in risposta alle sostanze immunogene rilasciate dagli acari. Si registra la comparsa di formazioni inizialmente squamose e successivamente crostose soprattutto sul capo, sul collo, sull'addome e sulle zampe. Il forte prurito costringe l'animale a frequenti sfregamenti contro rocce o alberi che determinano, a loro volta, la comparsa di lesioni autotraumatiche quali escoriazioni e piaghe. Il malessere generale, spesso accompagnato da infezioni secondarie, porta l'animale ad un progressivo dimagramento sino al decesso. Dettaglio di una lesione Estese lesioni da rogna in un camoscio (Foto: C. Fraquelli)

Diagnosi La diagnosi di rogna negli ungulati selvatici effettuata tramite osservazione a distanza dei capi infetti accusa molti limiti in quanto scarsamente sensibile, soprattutto nelle fasi iniziali e finali di un'epidemia. Con il cannocchiale o binocolo è possibile infatti identificare solo animali che hanno sviluppato lesioni ben visibili ed estese (quindi che hanno contratto la malattia già da tempo) e in parti del corpo ben visibili (capo, dorso). In questo modo il numero di falsi negativi, ovvero gli animali infetti ma non diagnosticati che diffondono l'epidemia, può essere quindi elevato. Occorre quindi vagliare con la massima attenzione dati di prevalenza della malattia raccolti con questa metodica. La diagnosi diretta di rogna sarcoptica si effettua tramite osservazione al microscopio di un raschiato cutaneo prelevato ai bordi delle lesioni, e individuazione degli eventuali acari o uova di acaro presenti. Test sierologici per individuare la risposta anticorpale contro l'agente della rogna sarcoptica sono in fase sperimentale e/o approntati solo per alcune specie domestiche. Zoonosi La malattia è trasmissibile all uomo per contatto diretto con animali ammalati, anche se l infestazione è autolimitante (1 settimana circa) non riuscendo l acaro a riprodursi su specie diverse dal camoscio.

Sequenza di immagini di lesioni da rogna sarcoptica nel camoscio, stambecco, capra domestica, uomo. (Foto: L. Rossi) Infestazione sperimentale - comparsa di forfora in corrispondenza del punto di deposizione degli acari Infestazione sperimentale - abbondante desquamazione (15-20 giorni post-infezione) Infestazione sperimentale - alopecia, ipercheratosi, inizio pachidermia (30-40 gg PI) Infestazione sperimentale - alopecia, forte ipercheratosi, croste fissurate (60-75 gg PI)

Infestazione sperimentale - estensione ad aree diverse da quella di deposizione degli acari (75-90 gg PI) Infestazione naturale Cordillera Cantabrica, Asturies (soggetto abbattuto) Infestazione naturale Alpi Giulie - soggetto ritrovato morto Infestazione sperimentale - soggetto in guarigione spontanea (cfr. aree di accumulo di pigmenti melanici)

Infestazione sperimentale - soggetto in guarigione spontanea (cfr. ricrescita pelo più scuro) Stambecco (Tarvisio, Alpi Orientali): infestazione naturale Stambecco (Tarvisio, Alpi Orientali): infestazione naturale, soggetto rinvenuto morto (cfr. lesioni parti ventrali, difficilmente rilevabili a distanza) Infestazione sperimentale di capra domestica con Sarcoptes scabiei raccolti su camoscio Lesioni papulo-vescicolari a seguito di manipolazione di camoscio rognoso