Accademia della Crusca: un rispettoso breve appunto.

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Accademia della Crusca: un rispettoso breve appunto. Tutte le notizie e le foto hanno come fonte : Accademia della Crusca Indirizzo: http://www.accademiadellacrusca.it/it/laccademia (accedi) **************** Dalle origini La storia recente **************** Dalle origini Accademia della Crusca: quando da scolaro sentivo questo nome, l associazione che faceva la mia mente era quella di una carrozzella (allora ve ne erano ancora) posteggiata in attesa di clienti col cavallo che aveva la testa infilata dentro ad un sacco con biada o carrube miste a, per l appunto, crusca. Pensiero irriverente? Forse, ma in fondo gli stessi fondatori inizialmente si riunivano per raccontarsi delle cruscate, cioé delle stupidaggini dette in allegria. La Brigata dei crusconi, come si definirono, fu il primo nocciolo di quella che poi sarebbe diventata l Accademia della Crusca. Le prime riunioni probabilmente mantennero lo spirito goliardico che le animava, ma i componenti della brigata non erano certo persone del popolino ma appartenevano alla buona società ed erano portatori di notevole cultura. E facile immaginare che molto presto lo scherzo iniziale dava poi vita a discussioni letterarie di elevato livello. L idea era quella di distinguersi dall Accademia degli Umidi, poi Accademia Fiorentina, voluta da Cosimo I de Medici, che propulgava la diffusione della lingua volgare fiorentina mantenendo però, a detta di molti, un taglio cattedratico e dottrinale che essi ritenevano troppo pedante. Tradizionalmente sono considerati fondatori della Crusca: Giovan Battista Deti (il Sollo), primo arciconsolo dell Accademia dal 1582, che aveva come motto un verso dantesco: così la mia durezza fatta solla (sollo = terreno soffice o persona arrendevole) Anton Francesco Grazzini (il Lasca), poeta, scrittore e commediografo figlio di notaio e di professione speziale.

Oggi si direbbe farmacista, ma lo speziale di allora era qualcosa di più perché preparava le dosi in bottega non avendo un industria farmaceutica alle spalle. (Lasca = che lascia colare, che lascia passare); Bernardo Canigiani (il Gramolato), letterato che aveva ricevuto accurata educazione (gramola: apparecchio per amalgamare l impasto); Bernardo Zanchini (il Macerato), giureconsulto (macerare: mettere a mollo, ammorbidire); Bastiano de Rossi (l Inferigno), letterato, da alcuni definito ferocissimo cruscante ed acerrimo nemico di Torquato Tasso in difesa del purismo fiorentino. (col termine inferigno si intende un pane lievitato cotto al forno e preparato con farina di frumento). Come si può notare, non siamo certamente di fronte a degli illetterati. Tra l altro gli ultimi due avevano già fatto parte dell Accademia Fiorentina e se ne erano staccati. I componenti della crusca perseguivano anch essi la diffusione del fiorentino come lingua italiana, ma volevano dare alla loro attività un taglio meno pedante e meno dottrinale. Nell ottobre 1582 si aggiunse alla Brigata Lionardo Salviati, l Infarinato, che si impegnò per la trasformazione dell Accademia. Dal 1583 furono fissate le leggi e gli statuti che avrebbero connotato l Accademia della Crusca. Si decise che tutto ciò che aveva attinenza con essa dovesse far riferimento alla crusca, al pane, alla farina, insomma al grano in generale. Gli stessi soprannomi (chiamati nomi accademici) dei fondatori, come si può rilevare nell elenco precedente, hanno attinenza col grano o con la sua lavorazione. Tutti gli stemmi degli accademici dovevano trovare posto in pale da granaio con il nome accademico e con il motto scelto. Il termine crusca fu mantenuto, però non più per le cruscate ma come riferimento al setacciamento del macinato, nel senso che dovevano essere divise le cose buone dagli scarti (la crusca). Come simbolo dell Accademia fu scelto il frullone (un tipo di setaccio) e come motto un verso del Petrarca: il più bel fiore ne coglie. Più significativo di così!

Lionardo Salviati Sala delle Pale Pala dell Inferigno Ben presto gli Accademici si apprestarono alla preparazione del primo vocabolario, che vide le stampe nel 1612. L opera non fu stampata a Firenze, ma a Venezia, perché allora era il centro più quotato non solo in Italia, ma in tutta Europa, per l arte grafica. Nella prima edizione del vocabolario erano comprese solo parole della lingua toscana, fiorentina in particolare, e ci si rifaceva agli scrittori del quattordicesimo secolo, in primis Dante, Petrarca e Boccaccio. Furono inseriti anche alcuni termini usati da autori successivi, come Berni o Machiavelli, e di alcuni non fiorentini, come Brembo o Ariosto, però selezionando sempre parole di matrice fiorentina. Furono scartati i termini usati da Tasso e molti di quelli usati da Ariosto, letterati non certo di secondo ordine, perché troppo moderni e non più riferibili ai classici del trecento o di origine non fiorentina. Furono anche ignorate tutte le parole scientifiche o tecniche o comunque non riconducibili direttamente alla letteratura. In ordine cronologico fu il secondo vocabolario pubblicato in Europa. Per un solo anno fu preceduto dal vocabolario della lingua spagnola (1611). Sebbene oggetto di critiche per la scelta effettuata, per alcuni troppo selettiva, il vocabolario ebbe grande seguito perché decisamente superiore nella sua qualità. Questo successo era dovuto alla cura posta nella sua estensione ed alle numerose citazioni che nell opera si potevano trovare. Si può dire che la sua tecnica fece scuola per analoghe opere successive. La seconda edizione uscì sempre a Venezia nel 1623. Si trattava di poco più che una ristampa, anche se allargata a nuovi autori. In questa edizione furono anche prese in considerazione le molte critiche che avevano accompagnato la prima edizione mitigando alcuni degli aspetti contestati. Nella terza edizione, datata 1691, fu introdotto il simbolo [va], cioè voce antica, per

segnalare la testimonianza storica di alcune parole mantenute comunque ma segnalate come desuete. Furono inseriti anche termini scientifici. Era inevitabile: ormai si era verso la fine del 600 e la scienza e la tecnica vivevano un poderoso risveglio che non poteva essere ignorato a lungo; si stavano mettendo le basi per le invenzioni e le scoperte dei secoli successivi. La quarta edizione, ampliata da nuovi modelli linguistici, ebbe i natali a Firenze dal 1729 al 1738. Seguì un lungo periodo di stasi e di inattività e l Accademia della Crusca, assieme all Accademia Fiorentina e quella degli Apatisti furono accorpate in un unico organismo, Accademia Fiorentina, per decisione di Pietro Leopoldo (1783) A seguito della sua calata in Italia, Napoleone sostituì tutti i governanti dei vari regni e ducati italiani. ll Granducato di Toscana venne assegnato ad una delle sorelle dello stesso Bonaparte nel 1809. Napoleone però si riservò la facoltà di modificare o emettere nuove leggi. Tutti gli atti che promanavano da Napoleone erano scritti in lingua francese; però ai Fiorentini fu concesso di usare la propria come seconda lingua, anche negli atti ufficiali. Nel 1811 si ristabilì l antica Accademia della Crusca e le fu affidato l incarico della revisione del dizionario della lingua italiana. Si iniziò quindi la preparazione della quinta edizione che però venne interrotta definitivamente nel 1923, sulla lettera O. Per le rimanenti lettere comunque sono ancora conservate presso l Archivio storico dell Accademia tutte le schede preparatorie che peraltro erano già a buon punto. Con il 1923 (Regio Decreto del ministro Giovanni Gentile) finisce l attività storica della preparazione del Vocabolario. Torna all inizio La storia recente A seguito del Regio Decreto Gentile si verificarono profondi cambiamenti nelle funzioni della Crusca. L Accademia restava comunque depositaria di un enorme archivio di documenti preziosi che dovevano essere curati e mantenuti. Nell Accademia ebbe luogo un ampia attività di ricerca, di edizione e di consulenza intorno alla lingua italiana. Nel 1937 un successivo decreto istituì presso l Accademia un Centro studi di filologia italiana con lo scopo di promuovere lo studio e l edizione critica degli antichi testi e degli

scrittori classici della letteratura italiana dalle origini al secolo XIX. Il progetto della compilazione di un nuovo Vocabolario riprese vigore nel 1955. Due anni prima si era svolto a Cambridge il primo Congresso internazionale di studi italiani ed in quella occasione fu rivolto agli Accademici l invito a dedicarsi alla pubblicazione di un grande Vocabolario storico della lingua italiana. Dal 1963 iniziò una fruttuosa collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che permise, attraverso un primo stanziamento, di avviare l Opera del Vocabolario. Nel 1964 fu annunciato che i lavori preparatori erano in corso di attuazione e fu tenuto un primo corso di preparazione per i futuri compilatori. Si avviò anche un nuovo progetto di stesura del Vocabolario Giuridico Italiano poi proseguito da altro Istituto specialistico. Furono aperte collaborazioni col Lessico Intellettuale Europeo e col Vocabolario Rosminiano. Nel 1971 si svolse, per iniziativa dell Accademia, una tavola rotonda internazionale sui problemi della lessicografia, alla quale parteciparono rappresentanti dalla Francia, da Oxford, da Gottinga, da Madrid, da Edimburgo, da Bucarest, da Lund e da Leida, in rappresentanza dei rispettivi dizionari. Fu l occasione per instaurare le premesse per collaborazioni e scambi futuri che infatti sono state mantenuti e, in alcuni casi, estesi. Fu avviato il progetto di un nuovo grande Vocabolario che, a differenza dell antico, avrebbe dovuto documentare la formazione storica e lo sviluppo della lingua nazionale in tutti i suoi aspetti e applicazioni e livelli; quindi un vocabolario a tutto campo, come diremmo oggi, e non limitato a pochi iniziati. Questo immane progetto si scontrò purtroppo con enormi difficoltà economiche e quindi fu deciso di concentrare le risorse in un impresa lessicografica limitata all italiano medievale che prese il nome di Tesoro della lingua italiana delle origini (TLIO). Nel 1982 scadde definitivamente la convenzione tra la Crusca e il CNR e dal gennaio 1983 fu costituito all interno del CNR un Centro di studi denominato Opera del Vocabolario italiano, dal 2001 divenuto Istituto del CNR, distinto dall Accademia della Crusca, ma che condivide con questa la sede nella Villa di Castello e che naturalmente usufruisce dell indispensabile patrimonio librario e archivistico dell Accademia. Oggi l Accademia della Crusca è il più importante centro di ricerca scientifica dedicato allo studio e alla promozione dell italiano: si propone in particolare l obiettivo di fare acquisire e diffondere nella società italiana, specialmente nella scuola, e all estero, la conoscenza storica della lingua nazionale e la coscienza critica della sua evoluzione attuale nel quadro

degli scambi interlinguistici del mondo contemporaneo. L Accademia oggi prosegue la propria attività editoriale, mette a disposizione del pubblico una Biblioteca specialistica e il proprio Archivio, intrattiene rapporti internazionali con istituzioni analoghe, organizza incontri, seminari e convegni sull italiano, svolge un ruolo attivo nel campo della politica linguistica europea (in particolare con il progetto Firenze, Piazza delle Lingue d Europa ). Offre al pubblico un servizio di consulenza linguistica e conserva una ricca collezione di oggetti d arte, tra cui le famose pale, dipinti su tavola nei quali sono raffigurati gli emblemi degli Accademici. L Accademia ha sede a Firenze nella Villa Medicea di Castello. L Accademia della Crusca si occupa della lingua italiana in tutti i suoi aspetti cognitivi, culturali e sociali, nella realtà storica e attuale dell Italia e nel quadro del multilinguismo europeo e della comunicazione mondiale. L attività istituzionale della Crusca è quindi rivolta in primo luogo alla ricerca scientifica sulla lingua italiana e alla formazione di giovani ricercatori. L attività scientifica è svolta di norma, col supporto fondamentale della Biblioteca e dell Archivio, nei seguenti quattro Centri di ricerca: Centro di Studi di Filologia Italiana, che pubblica la rivista specializzata Studi di Fililogia Italiana Centro di Studi di Lessicografia Italiana che pubblica la rivista Studi di lessicografia italiana Centro di Studi di Grammatica Italiana, che cura la rivista Studi di grammatica italiana Centro di Consulenza sulla Lingua Italiana Contemporanea, il cui intento è quello di stimolare la riflessione su fenomeni linguistici dell italiano contemporaneo, senza alcuna pretesa puristica- I Centri di ricerca, che si possono giovare anche di collaboratori esterni, operano ciascuno sotto la direzione di un Accademico, che è nominato dal Collegio degli Accademici. L Accademia della Crusca organizza spesso mostre, anche in collaborazione con istituzioni ed enti privati. Per alcune di esse sono stati realizzati percorsi multimediali ancora visibili in rete. La Consulenza Linguistica. Domande e risposte tra passato e presente, Accademia

della Crusca, Villa Reale di Castello (Firenze, giugno 2014 marzo 2015) Il gran libro della Nazione. I 150 anni della quinta edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca 1863-1923, Accademia della Crusca, Villa Reale di Castello (Firenze, 1 marzo 2013 giugno 2014) L Accademia della Crusca e i 400 anni del suo Vocabolario, Accademia della Crusca, Villa Reale di Castello (Firenze, settembre dicembre 2012) Galileo e l universo dei suoi libri, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze (5 dicembre 2008 28 febbraio 2009), mostra organizzata dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze in collaborazione con l Accademia della Crusca e con il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni del IV centenario dell invenzione del cannocchiale di Galileo Galilei. L Accademia della Crusca ha realizzato, in occasione della mostra, un portale virtuale che raccoglie i documenti che testimoniano il passaggio di Galileo all Accademia della Crusca e la sua presenza nel lavoro lessicografico dalla prima (1612) all ultima (1861-1923) edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca. (Vedi) Lingua e pane d Italia, Tenuta presidenziale di Castelporziano (Roma, 20-31 marzo 2006),Mostra realizzata dall Accademia della Crusca nell ambito del Progetto Giovani della Presidenza della Repubblica. Inaugurazione della Casa del Pane. Sezione museale, Casa del Pane, ex caselli daziari di Porta Venezia (Milano, 17 marzo 2005); in occasione dell inaugurazione l Accademia della Crusca ha presentato la mostra permanente Dalla lingua alla nazione. Il sito web www.accademiadellacrusca.it è un portale interamente dedicato alla lingua italiana. Da qui si può accedere a numerose sezioni come quelle dedicate alla consulenza linguistica, alla scuola, alle pubblicazioni, alle parole nuove. La consulenza linguistica viene effettuata da una redazione di linguisti che esamina i quesiti che riceve ed ai quali darà risposta. Questo dialogo con il pubblico è possibile anche attraverso la rivista La Crusca per voi. Nel portale dedicato alla scuola si possono avere informazioni sui corsi di formazione previsti per insegnanti e notizie sul materiale didattico pubblicato, diviso per ordine e grado di scuola, nonché sulle pubblicazioni dedicate al mondo scolastico di tutti i livelli. Per le parole nuove, come già fatto a suo tempo per la voce antica (va), sono state create due abbreviazioni: (ns) e (r). La prima (ns) significa nuovo significato ed è riservato alle parole di nuova apparizione. La seconda, (r) per rilancio, fa riferimento a parole preesistenti ma che hanno subito negli

anni un mutamento semantico o un forte rilancio nell uso pubblico. Per maggiori informazioni accedi al sito dedicato all italiano dell Accademia della Crusca. Torna all inizio La filosofia dei Sofisti e la scrittura su commissione ******** Cenni storici Filosofi sofisti Retorica ed eloquenza ******** Cenni storici Questo scritto sulla filosofia dei sofisti, ospitato in un sito che si occupa di scrittura su commissione, non intende parlare strettamente di filosofia ma mettere in risalto alcuni aspetti del pensiero e soprattutto dell attività dei sofisti per quella parte che ha stretta attinenza con la filosofia appunto del blog. Non si può comunque prescindere dall inquadrare questo fenomeno nel suo contesto storico, filosofico e sociale. Intorno al V secolo A.C. si afferma ad Atene una nuova forma di pensiero che, a differenza della filosofia tradizionale allora in auge, tende a mettere l uomo e non la natura al centro delle cose. Si trattò di una vera e propria rivoluzione filosofica figlia del nuovo clima che pervadeva la città di Atene dopo la vittoria della lega greca sui persiani che, ancora una volta, avevano tentato l invasione della Grecia. Lo sforzo militare e le conseguenti spese sostenute fecero guadagnare potere alla borghesia mentre quello dell aristocrazia cominciava ad essere in declino. L espandersi dei traffici e l evoluzione delle tecniche avevano imposto la necessità di una democrazia più allargata e molti diritti, prima appannaggio dei soli aristocratici, cominciarono ad essere fruibili anche da parte di borghesi influenti. La differenza sostanziale tra la scuola dei sofisti e la scuola della filosofia tradizionale stava

nell oggetto dell indagine: uomo e non più natura, come detto. Ma la vera rivoluzione consisteva nella violazione del sacro tabù dei filosofi. Fino ad allora un filosofo degno di questo nome non si sarebbe mai abbassato a farsi pagare direttamente le proprie prestazioni intellettuali: insegnamento e pareri nelle discussioni filosofiche non avevano mai come fine il guadagno ma la diffusione della cultura per la cultura. I sofisti invece insegnavano dietro compenso e non diffondevano la sapienza come fatto fine a se stesso, ma come mezzo per affermarsi nella vita pratica. Era un comportamento a dir poco blasfemo: Senofonte li bollò come prostituti della cultura e Platone ed Aristotele li avversarono demonizzandoli culturalmente e trattandoli più come mercenari del sapere che come filosofi a pieno diritto. I sofisti non si limitavano all insegnamento della filosofia, ma insegnavano anche altre discipline come la grammatica e la retorica. Quest ultima in particolare era la loro arte per eccellenza. Il concetto che i sofisti avevano della cultura, intesa come formazione dell individuo, è praticamente lo stesso che abbiamo ancora oggi. La ricerca della razionalità, l allargamento degli orizzonti oltre l ambito cittadino, la ricerca di un panellenismo erano concetti all epoca rivoluzionari. Storicamente una nazione ellenica non era mai esistita e neppure concepita dai greci antichi. Ogni città costituiva un entità autonoma e solo in casi di particolare gravità si riusciva a formare un alleanza che finiva al cessare del pericolo. La concezione dei sofisti al contrario tendeva a scavalcare questi ambiti ristretti in favore di una visione più ampia e, come diremmo oggi, multiculturale. Torna all inizio pagina Filosofi sofisti Tra i primi sofisti ricordiamo Protagora, Gorgia, Prodico, Ippia ed Antifonte Protagora

La tesi fondamentale di Protagora è nel principio: L uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono [Protagora ne I Dialoghi d Platone ] Il significato non è chiaro del tutto. Secondo Platone questa affermazione significa che gli uomini vedono le cose in modo soggettivo e, pur interpretando diversamente la realtà, le cose restano reali comunque vengano percepite. La filosofia degli ultimi tempi tende invece ad interpretare l uomo come società e le cose come i suoi valori ed i suoi ideali. C è ancora una interpretazione più ampia che fa concidere l uomo con l intera umanità e le cose diventano quindi la realtà che ci circonda. Gorgia di Lentini Di Gorgia si ricordano le opere: Sul non essere o sulla natura e Encomio di Elena. La filosofia della prima opera si sintetizza nel motto: Nulla c è; se anche qualcosa c è, non è conoscibile dall uomo; se anche è conoscibile, è incomunicabile agli altri. Nella seconda opera il filosofo dice che Elena non è colpevole perché ha agito sotto la spinta di forze più grandi di lei, come amore, persuasione, seduzione, volontà degli dei. Prodico Prodico si distinse per l eloquenza e la sua capacità oratoria e coltivò il senso dell etica e

della morale. La sua figura di persona molto retta smentì in parte le accuse rivolte ai sofisti. Ippia di Elide (da non confondersi con l omonimo tiranno di Atene) non si occupò soltanto di politica ed etica ma coltivò anche altre scienze come la matematica, l astronomia, la storia. Antifonte presenta una doppia veste: come sofista sostiene che gli uomini sono tutti uguali e non vede distinzioni tra un barbaro ed un greco; come oligarca era per il dominio di pochi e questi pochi erano i migliori che dovevano dominare gli altri. Ogni filosofo aveva una sua visione particolare delle cose e quindi non si può parlare di una vera e propria scuola sofistica ma piuttosto di una corrente di pensiero. Nel secolo successivo la sofistica perse progressivamente importanza. Solo nel II secolo ci fu una rinascita attraverso un movimento che fu definito come Seconda Sofistica. A differenza dei loro predecessori, quello dei nuovi sofisti si presentò come un movimento di impronta soprattutto letteraria, abbandonando temi etici e filosofici ed orientandosi allo studio dell oratoria e della retorica. Il movimento della seconda sofistica durò fino alla scuola di Gaza, in Palestina, zona fortemente influenzata dalla cultura ellenistica. Siamo al V secolo D.C., praticamente già in epoca bizantina. Torna all inizio pagina Retorica ed eloquenza I Greci avevano il gusto del bello: come esso dominava i loro comportamenti così trasuda da tutta la loro arte. Pittura e scultura sono sotto ai nostri occhi in tante località italiane di quella che una volta è stata la Magna Grecia. Dalla lettura degli scritti arrivati fino a noi si capisce come il bello dominasse anche la letteratura. Il parlare forbito, l eleganza nel discorso, il frequente ricorso alle metafore sono tutti indicatori di una ricerca di stile e di armonia. Con i sofisti questa ricerca viene portata all esasperazione, diventa oggetto di continuo perfezionamento. A differenza dei classici della filosofia aristocratici questa ricerca del sempre più bello non è finalizzata a se stessa ma ha come scopo quello di convincere, di crearsi approvazione. Il politico oratore in una assemblea, la scrittura su commissione fatta a vantaggio di una delle parti di un processo, la ricerca del consenso per intraprendere un azione militare o comunque impegnativa, la costruzione di un prestigio personale da spendere poi per una carriera pubblica hanno bisogno di eloquenza convincente e tale da portare gli ascoltatori dalla propria parte.

L assembla popolare ateniese era uno dei luoghi dove la padronanza del linguaggio era una condizione essenziale per ottenere il maggior consenso possibile nelle decisioni politiche e legislative. Un altro luogo dove era necessario avere un linguaggio convincente era il tribunale Antifonte di Ramnunte è considerato il primo logografo, cioè scrittore di discorsi di difesa a pagamento. Nei tribunali ateniesi vigeva la legge che ognuno doveva sostenere le proprie ragioni personalmente. Questo creava una forte disparità quando fossero in lite soggetti appartenenti a classi sociali diverse e chiaramente il più erudito, anche se in torto, riusciva più facilmente a portare il giudizio a proprio favore. Il patrocinio legale non esisteva ancora e molti non sapevano difendersi. E quindi interveniva il retore che preparava un discorso di accusa, uno di difesa ed uno di contraddittorio, in modo da essere pronti in anticipo, e questi scritti venivano costruiti basandosi sui fatti che gli venivano esposti. Questo sistema favorì il sorgere di scuole di logografi e provocò lo sdegno dei filosofi aristocratici per il corrispettivo in danaro che i sofisti chiedevano come retta per partecipare alle lezioni. Come detto in precedenza Platone fu il maggior accusatore dei sofisti anche se di alcuni ne ammirava l eloquenza, la personalità e la padronanza della lingua (di Protagora in particolare). Oggi avvocati e procuratori svolgono in versione riveduta e corretta il lavoro iniziato nel V secolo avanti Cristo dai sofisti. Purtroppo nel linguaggio corrente odierno il termine sofista ha assunto una valenza negativa: è diventato sinonimo di chi imbroglia il discorso, di chi mena il can per l aia, di chi si perde in inutili giri di parole per diluire la verità. Indubbiamente nell arte della retorica è previsto anche questo, ma non è certo l aspetto più significativo, anche se in molte circostanze è un buon mezzo per raggiungere il proprio scopo. L attività dei sofisti antichi nulla ha a che vedere con questo uso villano della loro arte: un sofista esaminava un caso in tutti i suoi aspetti e, per lo stesso evento, era in grado di creare due diverse strategie: a) ti dimostro perché hai torto b) ti dimostro perché hai ragione ed ognuna delle due argomentazioni, presa per se stessa, era valida ed inconfutabile. Torna all inizio pagina

Effetto Doppler Inganno acustico ed elettromagnetico ***** In Acustica Un esempio pratico Red e Blue shift ***** In Acustica Christian Andreas Doppler (Salisburgo, 29 novembre 1803 Venezia, 17 marzo 1853) è stato il primo a dare la spiegazione di un effetto acustico particolare che si ha quando l ascoltatore è in moto rispetto alla sorgente del suono: mano a mano che ci si allontana da essa, il segnale sembra cambiare tono. Questo fenomeno è appunto chiamato Effetto Doppler in onore del suo scopritore. Attenzione: si parla di tono, non di volume! Che il suono ad una certa distanza si affievolisca è un fatto normale. Il suono si propaga attraverso l aria inducendo delle compressioni e decompressioni che si trasmettono progressivamente. L aria però oppone anche una resistenza alle onde che la attraversano, che quindi perdono gradualmente potenza. Quello che non si riusciva a spiegare era il fatto che il segnale si abbassasse anche di tono, facendolo diventare sempre più basso. Se ci si allontana a piedi dal palco dove si esibisce un cantante, il fenomeno si percepisce poco, perché la velocità di allontanamento è bassa e le variazioni sono impercettibili. Ma da un certo punto in poi il nostro orecchio comincia a cogliere la differenza. Per spiegare meglio cosa succede con l effetto doppler si usa ormai per prassi il classico esempio del treno che fischia in prossimità del passaggio a livello. In questo caso è la fonte del segnale che si muove, mentre l osservatore resta fermo dietro le barriere. Cambiano i termini ma non la sostanza. Torna all inizio pagina Un esempio pratico Giusto per essere originali ci adeguiamo alla prassi e vediamo cosa succede al fischio di questo treno. Consideriamo un treno che viaggi a 90 Km/h e che abbia la prescrizione di fare un fischio ogni due secondi quando arriva a 1000 metri dal passaggio a livello. NOTA: i valori non sono reali ma di comodo, per facilitare i calcoli.

Poniamo i dati del problema: viaggiando a 90 Km/h il treno si muove a 90*1000/3600 = 25 metri al secondo; quindi per percorrere 1000 metri al treno occorreranno 40 secondi e questo comporta l emissione di 20 fischi. Con una temperatura di 20 gradi, il suono viaggia a circa 340 metri al secondo. Quando il treno emette il primo fischio questo impiega 2,94 secondi per giungere all orecchio dell osservatore. In questo frattempo il treno emette il secondo fischio ma questa volta il suono non deve più percorrere 1000 metri ma 950 e quindi il suono ci giungerà non dopo 2,94 secondi ma solo dopo 2,74 secondi. Indichiamo con v s la velocità del suono, con v m la velocità del treno, con λ n la serie delle lunghezze d onda e con f n la serie delle frequenze successive dove n = 0,1,2. mentre P è il periodo (2 secondi in questo caso). Al primo fischio abbiamo una lunghezza d onda data da v s P (velocità del suono per periodo) e quindi λ = v s P; per effetto del movimento del treno al secondo fischio é come se fosse cambiata la lunghezza d onda che ora vale v s P-v m P. Raccogliendo il fattore comune, abbiamo P(v s -v m ). Quindi λ 1 = (v s -v m )P. Poiché la frequenza vale 1/P, possiamo anche dire che λ = v s /f e cioè v s = λf. Poiché la velocità del suono non varia, v s = λ 1 f 1 e quindi f 1 = v s /λ 1, cioé v s /[(v s -v m )P] oppure v s /(v s -v m) * 1/P. Ma 1/P vale f e quindi l espressione diventa f*v s /(v s -v m ). Dividendo v s /(v s -v m ) per v s /v s, avremo che f 1 = f[1/(1 -v m /v s )]. Questa formula lega ogni frequenza alla precedente. Nel nostro caso v m /v s vale 50/340 = 0,15 circa. Quindi 1-(v s /v m ) = 0,85. e 1 : 0,85 vale 1,17 e questo è il rapporto che in questo caso lega le frequenze tra loro. La frequenza di partenza valeva 0,5 Hz, cioé 1/2. Al secondo fischio la frequenza vale 0,5 *1,17 e cioè 0,585, ovviamente più alta. Nella tabella che segue è riportata la successione delle frequenze ai vari fischi. Nella prima colonna ci sono i secondi (a due a due perché i fischi si susseguono ogni 2 secondi). Nella seconda la distanza che separa il treno dal passaggio a livello. Nella terza il tempo che impiega ogni fischio a raggiungere l orecchio dell osservatore. Nella quarta la frequenza percepita e nella quinta il periodo rettificato in base alla frequenza.

Come è facile vedere, dopo 18 secondi è come se il treno facesse 2 fischi al secondo. Dopo 26 secondi un fischio ogni quarto di secondo. La tabella è stata sviluppata fino in fondo, ma già dopo 20 secondi l orecchio non riesce a liberarsi del suono precedente che già arriva quello successivo e quindi da un certo punto in poi si sente solo un fischio continuo e sempre più stridente. Questo è appunto l effetto Doppler: il segnale che si avvicina, in questo caso, sembra aumentare la sua frequenza. Quando il treno si allontana dall osservatore, la tabella si inverte e dopo poco si percepisce di nuovo lo stacco tra un fischio e l altro e questo intervallo si allarga man mano che il treno si allontana. Per la fonte in allontanamento vale la stessa formula di prima tranne che il segno meno diventa più. Questo è l effetto Doppler del suono in allontanamento: il segnale sembra diminuire la frequenza ed il fischio diventa prima meno lacerante e poi staccato e non più stridente e progressivamente ritorna alla sua normale frequenza. Se il treno continuasse a suonare anche molto dopo il passaggio a livello il suono diventerebbe sempre più cupo e si ripeterebbe ad intervelli sempre maggiori. Se si muovono sia la fonte che l osservatore allora la formula è : Dove u è la velocità dell osservatore, u s la velocità della sorgente e v la velocità del suono. I segni + e indicano direzioni di movimento di allontanamento o avvicinamento. Torna all inizio pagina

Red e Blue shift Doppler disse che questo effetto si sarebbe presentato anche per le onde elettromagnetiche, in particolare la luce. Non ci furono commenti, ma nessuno ci credette e molti avranno anche pensato: Ohibò (come si diceva allora), i suoi calcoli lo hanno fatto diventare matto!. Il tempo però (come recita un noto adagio), è galantuomo ed il più delle volte ristabilisce le verità. Fu dopo la presentazione della relatività ristretta che qualcuno si ricordò di Doppler e delle sue previsioni ed il mondo scientifico cominciò ad interessarsi al fenomeno dell effetto Doppler perché previsto dalla teoria della relatività di Einstein. La vera conferma dell effetto Doppler si ebbe però solo negli anni 60 del 1900. Allora cominciavano ad essere disponibili spettrografi ad alta risoluzione ed in grado di scattare fotogrammi in rapida sequenza. Così si cominciarono a produrre spettri in successione e non fu poca la sorpresa quando gli scienziati constatarono che il primo spettro rispondeva a quanto atteso, mentre i successivi presentavano le linee che scivolavano verso il colore rosso (red shift), per la maggior parte, mentre per i corpi più vicini lo scivolamento avveniva verso il blu (blue shift). Era la prova che le previsioni di Doppler erano esatte!. Le galassie si allontanano reciprocamente (si dice che l Universo sia in espansione) e questo movimento produce una apparente diminuzione della frequenza luminosa emessa, mentre quelle appartenenti al così detto Gruppo Locale, (Via Lattea, Andromeda, Galassia del Triangolo, Nubi di Magellano solo per citarne alcune) si avvicinano tra loro e quindi le frequenze luminose sembrano aumentare, come nel caso del treno. Ma questo sarà argomento di un successivo articolo. Torna all inizio pagina Metodo della Parallasse Mappe Stellari Parsec ***** Concetto generale Parallasse annua Mappe Celesti ***** Nel dizionario (Treccani ed altri) la parallasse viene definita come: <Spostamento angolare apparente di

un oggetto, quando viene osservato da due punti di vista diversi.>. Se noi fissiamo un piccolo punto posto a qualche distanza davanti ai nostri occhi, lo vediamo in un certo modo; se però alternativamente copriamo un occhio, vediamo che il punto si sposta verso destra, se abbiamo chiuso il sinistro, e viceversa. Conoscendo la distanza tra gli occhi e l angolo che i segmenti che uniscono <a> ad <A> e <b> a <B> della figura sopra formano con la linea che va da <a> a <b> e che si incrociano sul punto che stiamo osservando e che chiamiamo <C>, possiamo calcolare la distanza dell oggetto. Il triangolo <abc> é un triangolo isoscele e la sua altezza, il segmento <H>, lo divide in due triangoli rettangoli. Con la Trigonometria è semplice calcolarne tutte le dimensioni. Ovviamente a noi non interessa affatto misurare a quale distanza si trova <C> da noi facendo dei calcoli anche se semplici; facciamo prima a contare i passi. L esempio portato ha il solo scopo di fissare quello che è il concetto di parallasse. In campo astronomico il metodo della parallasse viene usato per misurare la distanza dei corpi celesti dalla Terra (parallasse diurna) o dal Sole (parallasse annua). La parallasse diurna si usa per valutare la distanza dei corpi vicini. La Terra ruota su se stessa e quindi il punto di vista dell osservatore cambia continuamente. Se la misurazione si effettua dopo 12 ore, la linea di base (la nostra <ab> precedente per intenderci) sarà il diametro terrestre. Per i corpi vicini comunque ci sono altri sistemi più efficaci, come ad esempio calcolare il tempo di andata e ritorno di un segnale radio opportunamente diretto. Torna all inizio pagina Parallasse annua Maggiore importanza riveste invece la parallasse annua, che viene usata per calcolare le distanze dei corpi lontani. Più lontano è il corpo e minore sara l angolo di parallasse. La misurazione con questo sistema si può fare fino ad angoli di parallasse di un paio di centesimi di secondo di grado; oltre non è possibile perché l errore potrebbe essere troppo alto e quindi la misura particolarmente imprecisa. Queste misurazioni vengono fatte a distanza di 6 mesi, perché in questo frattempo la Terra ha compiuto

mezzo periodo di rivoluzione. L orbita della Terra, come quella di tutti i pianeti, è ellittica, però ha una eccentricità molto bassa per cui la si può considerare come praticamente circolare e questo semplifica molti calcoli con un errore che viene considerato trascurabile in molte applicazioni. Il segmento di base in questo caso sarebbe il diametro dell orbita terrestre, che vale 2 UA. Con il termine UA si intende la distanza Media Terra-Sole, valutata in circa 149,6 milioni di chilometri. Con riferimento al disegno della parallasse relativa al nostro punto <C> di prima, in questa posizione si trova la stella; la prima misurazione viene fatta in <a> e la seconda, sei mesi dopo, in <b>. Al centro del segmento di base si trova il Sole. Il momento ed il punto della misurazione viene scelto in modo che la proiezione di <C> sia perpendicolare all asse Terra-Sole-Terra. L angolo di parallasse è l angolo in C del triangolo che chiameremo <T> per brevità e che ha come vertici <a>, <C> ed il centro del Sole. Con adeguati strumenti, che tengono conto anche delle distorsioni provocate dall aberrazione atmosferica ed altre variabili di disturbo, otteniamo gli angoli di incidenza del segmento da <C> rispettivamente in <a> e <b>, di cui si considera la media. Considerato rettangolo il triangolo <T>, è facile calcolare l angolo di parallasse. La distanza della stella vale quindi [1 UA] / seno dell angolo di parallasse. Nota: parlare di distanza della stella dalla Terra o dal Sole è praticamente quasi la stessa cosa. Consideriamo una stella (non ne esistono nella realtà) che abbia un angolo di parallasse esattamente pari ad 1 secondo di grado. Questa stella disterebbe dalla Terra circa 30,866 x 10 alla dodicesima chilometri ed è questa l unità di misura scelta per 1 parsec. Il termine Parsec è un acronimo e deriva da PARallasse di un SECondo. Rapportato ai 149 x 10 elevato alla sesta chilometri del raggio dell orbita terrestre, abbiamo che questa distanza sarebbe più di 200.000 volte superiore alla UA. Se poi calcoliamo che la stella più vicina a noi è Alfa Centauri, che dista 1,3 parsec, pari a circa 4 anni luce, possiamo capire benissimo che il nostro triangolo <T> è sottile come un ago e più è lontana la stella più sottile diventa il triangolo. La distanza Terra-Sole in questa dimensione diventa risibile. Se facessimo un disegno in scala considerando 1 UA = 0,4 millimetri, il parsec in questa rappresentazione sarebbe lungo più di 80 metri. Se questa è la più vicina possiamo immaginare la proporzione della distanza delle altre rispetto ad 1 UA. Per le stelle che non si possono misurare con la parallasse ci sono altri metodi che però non saranno trattati in questo tema. Nota su Alfa Centauri: le lettere dell alfabeto greco in questa accezione sono usate come ordinali di luminosità apparente. Quindi una stella alfa significa che è la più luminosa, beta la seconda per luminosità eccetera. Centauri è un genitivo latino e significa :<della costellazione del Centauro>. Quindi Alfa Centauri = la più luminosa del Centauro. In modo meno scientifico questa stella è conosciuta come Proxima, nome che dice tutto. Nota sulla luminosità: per i corpi celesti dotati di luce propria si distingue tra luminosità apparente e luminosità intrinseca: la prima è la luminosità che percepiamo mentre la seconda è una caratteristica dell astro e dipende dalla sua massa, dalla sua composizione e dalla sua reazione nucleare. In parole povere dalla quantità di radiazione elettromagnetica emessa. Quindi una stella più vicina, come Alfa Centauri, che peraltro è anche più piccola del nostro Sole, ci potrà apparire più luminosa di stelle molto

più grandi la cui luce però ci giunge affievolita a causa della grande distanza. In effetti Alfa Centauri è un gruppo di tre stelle che dalla Terra, ad occhio nudo, si vede come una sola stella. Proxima è una delle tre e non è la più luminosa e nemmeno la più grande. Torna all inizio pagina Mappe Celesti Sicuramente nessuno si sognerebbe di mandare nello spazio un astronave basandosi sulla parallasse: chissà dove andrebbe a finire! Per far viaggiare un velivolo spaziale sono necessarie almeno 9 coordinate: tre di partenza, tre di arrivo e tre di riferimento. Ma la tecnica che si dovrà adottare per effettuare viaggi interstellari è ancora tutta da scoprire. Il viaggio a 4 dimensioni (3 spaziali e una temporale) e cioè accendo, stabilisco un percorso, una rotta o traiettoria che sia, e parto viaggiando con una data velocità dalla quale deriverà il tempo che impiegherò, avrà la sua massima espressione nei viaggi interplanetari, all interno del o di un sistema solare. Per andare sulle stelle ci vuole ben altro. Proviamo a fare un po di conti: viaggiando alla velocità della luce ci vorrebbero quattro anni per arrivare nell orbita di Proxima per scoprire, con molta probabilità, che non ha pianeti utili. Stando alla teoria della relatività un corpo dotato di massa che viaggi a velocità superiori ad un terzo di quella della luce subirebbe un sensibile appiattimento longitudinale nel senso di marcia: maggiore è la velocità, maggiore è l appiattimento. Poiché si presume che nessuno abbia voglia di diventare macinato per polpette, è chiaro che non si potrà superare il limite di 1/3 della velocità della luce. Allora i 4 anni per andare ad Alfa Centauri diventerebbero 12 (ed altrettanti ce ne vorrebbero per tornare). I segnali radio, invece, impiegherebbero sempre 4 anni e altrettanti ne impiegherebbe l eventuale risposta. Al momento l oggetto terrestre più veloce è la sonda Juno, che è stata lanciata verso Giove nel 2011. Essa raggiunge la velocità di 265.000 km/h, pari a 74 km/s. La luce viaggia a 300.000 km/s ed allora siamo nel rapporto di circa 4.000 a 1. Quindi a questa velocità gli anni per andare sulla stella più vicina diventano come minimo almeno 16.000. E chiaro che così non si arriverà da nessuna parte: bisognerà scoprire almeno una quinta dimensione per passare tra le pieghe del tessuto spazio-tempo e portare i tempi di percorrenza a livello umano. Serviranno ancora altri Newton ed altri Einstein. Per ora possiamo solo consolarci con la fantascienza. Perché allora si calcolano queste distanze? Semplice, per creare una mappa celeste e localizzare le stelle a mezzo di coordinate (azimut e declinazione). Le coordinate celesti sono coordinate angolari organizzate sulla falsariga di quelle terrestri (meridiani e paralleli). Le sue coordinate sono l azimut e la declinazione. L azimut si calcola in gradi sessagesimali ed indica la posizione dell astro nel cielo (Nord = 0 gradi, Est 90, Sud 180, Ovest 270 e tra questi tutte le misure intermedie). La declinazione è l angolo formato dallo spicchio di meridiano celeste che passa per la stella con l equatore celeste. Anch essa si calcola in gradi o in radianti. Poiché angoli ed archi sono strettamente associati, lo si può considerare come lo spicchio di meridiano compreso tra la stella e l equatore celeste.

Il polo Nord celeste ha una declinazione di +90 ; il polo Sud celeste di -90 e l equatore celeste di 0. Non sono concetti facili e quindi non li approfondiamo perché l articolo vuole avere un taglio soft. Nei calcoli effettuati tramite parallasse si accettano tolleranze abbastanza alte. Ultimamente però l uso del satelliti ha consentito misurazioni più accurate ed il calcolo si è esteso anche a corpi che prima non venivano calcolati. Torna all inizio pagina Esplorazione di Luna e Marte Primi passi nello spazio ***** Luna Marte Prospettive ***** Luna L umanità sta facendo i suoi primi passi nello spazio che dovrebbero portare alla esplorazione di Luna e Marte con la colonizzazione di entrambi gli astri o, quanto meno, del secondo. Fra tre anni circa si commemorerà il 50 anniversario del primo sbarco sulla Luna (20 luglio 1069), effettuata da due membri dell equipaggio dell Apollo 11 (Neil A. Armstrong, comandante e Buzz Aldrin, pilota del modulo lunare), mentre il terzo astronauta, Michael Collins, rimase a bordo dell astronave. Dopo quella missione vi furono altri 5 sbarchi sul nostro satellite (Apollo 12 nello stesso 1969, Apollo 14 e 15 nel 1971 e infine Apollo 16 e 17 nel 1972). In quest ultima data ebbe termine il progetto Apollo e non seguirono altri tentativi di sbarco sul suolo lunare. Nel 1978 fu ventilata la cosiddetta Teoria del Complotto. I fautori di questa teoria sostenevano che le sei missioni citate in realtà non erano mai state effettuate, ma si era trattato di un bluff concordato tra NASA, Televisione e governo degli Stati Uniti. Insomma, effetti speciali spacciati per realtà. Il film Apollo 11 prese ispirazione proprio da queste voci. Oggi la teoria é stata smentita dalle rilevazioni effettuate da numerose sonde che hanno sorvolato i punti di allunaggio e ne hanno fotografato le chiare tracce. Poiché sulla Luna non

ci sono agenti atmosferici le tracce restano indelebili a meno che non vi cada sopra un meteorite. Nel 1989 Bush senior rilanciò l idea di un programma spaziale lunare ma la difficoltà di reperimento fondi e lo scarso interesse dell opinione pubblica fecero fallire questo progetto ancora prima che nascesse. Nel 2004 il figlio diede vita al progetto Constellation che prevedeva una base fissa sulla Luna ma, causa ritardi nel finanziamento e conseguenti ritardi nell attuazione, il progetto era diventato eccessivamente costoso ed Obama, nel 2010, lo chiuse definitivanente. Teoricamente non é stata abbandonata del tutto l idea di una base spaziale sulla Luna come punto di lancio di astronavi verso Marte, ma per il momento non ci sono progetti in tal senso e tutta l attenzione é appunto concentrata verso il Pianeta Rosso. Torna all inizio pagina Marte Attualmente sono quattro gli enti che hanno compiuto missioni verso Marte: NASA (Stati Uniti), ESA (Europa), ROSCOSMOS (l Ente spaziale Russo) e ISRO (India). Sul pianeta ci sono due laboratori semoventi, entrambi della NASA: Opportunity, dal 2004, e Curiosity, dal 2011. Marte visto da Curiosity Marte visto dal Viking (Foto NASA) Curiosity su Marte Attorno a Marte sono in orbita 5 moduli: tre della NASA (Mars Odissey (dal 2001), Mars Reconnaissance Orbiter (dal 2006) e Mars Atmosphere and Volatile Evolution (dal 2014); uno dell ESA: Mars Express (dal 2003) ed uno dell ISRO : Orbiter Mission Mars (dal dicembre 2014). Ci sono per ora tre progetti che hanno come scopo l invio di un equipaggio umano su Marte e precisamente: un progetto del miliardario americano Elon Musk, quindi privato, che prevede uno sbarco nel 2024; un progetto della NASA;

uno congiunto dell ESA con la Russia. Questi ultimi due prevedono lo sbarco nel 2030. Torna all inizio pagina Prospettive Si sta parlando di colonizzare Marte inviando volontari con viaggio di sola andata (progetto Mars One). Si sono aperte delle iscrizioni per cercare volontari e pare che siano piovute la bellezza di 170.000 domande. Tra queste sarà fatta una selezione e si prevede che partiranno per primi due uomini e due donne e poi a seguire tutti gli altri prescelti. Teoricamente costoro dovrebbero crearsi una cupola di sopravvivenza che poi verrebbe implementata via via, poi i progressi della tecnologia nel frattempo intervenuti dovrebbero completare e rendere stabile l opera. Più gente va, secondo questo piano, e maggiori saranno le probabilità di avere una colonia prospera e funzionale. Follia? Rumore? Scoop? Chi lo sa! Certamente c é gente che é seriamente impegnata nella ricerca di fondi e partnership per poterlo realizzare. Ci sono già i rifiuti di prestigiose Università scientifiche americane che hanno previsto una sopravvivenza valutata tra i 60 e gli 80 giorni prima che sopravvenga la morte per asfissia. In base a questa considerazione non ritengono realizzabile il progetto. Ovviamente i piani della NASA e dell ESA prevedono l esplorazione assistita che garantisca innanzitutto la possibilità del ritorno. Ma sono maturi i tempi per uno sbarco su Marte o le date previste vanno spostate ancora di qualche anno? Il primo problema é la durata del viaggio. Attualmente essa si aggira tra i 6 e gli 8 mesi. Pur con tutto il rispetto, siamo ancora al livello di vere lumache. Certamente sono in corso studi e progetti per migliorare questa situazione. Quando si lancia una sonda verso Marte, essa ovviamente non punta direttamente su esso, ma va dove presumibilmente lo stesso si troverà tra n giorni, cioé quelli occorrenti alla sonda per incrociare l orbita del pianeta. La difficoltà non sta certo nel prevedere la posizione di Marte, perché a questo ci ha pensato Newton con la sua <Gravitazione Universale> ormai testata e super collaudata (a parte la precessione degli equinozi di Mercurio, risolta da Einstein), ma nel fatto che più lungo é il viaggio e maggiori sono le probabilità che qualche inconveniente sfasi il delicato equilibrio

delle traiettorie. Ovviamente sono previste possibilità di correzione di rotta e di spinte eventualmente necessarie attivando i retrorazzi, ma se questi accorgimenti non sono sufficienti a ristabilire i giusti equilibri, la sonda inevitabilmente sarà persa. In caso di viaggio con un equipaggio un periodo così lungo avrebbe la sua incidenza sotto l aspetto psicologico ed infatti la preparazione degli astronauti tiene in gran conto gli effetti che possono derivare dalla permanenza in uno spazio ristretto ed in condizioni decisamente disagiate. L imperativo quindi è : accorciare i tempi. I tecnici dell agenzia SpaceX (quella di Elon Musk) promettono di riuscire a raggiungere Marte in circa 90 giorni. Recentemente il professor Philip Lubin, vincitore del premio Nasa Innovative Advanced Concepts, ha avuto dalla NASA la possibilità di sviluppare il suo motore a vele fotoniche e promette di mandare su Marte una navicalla senza equipaggio in tre giorni ed in 90 gg una con equipaggio. Sarebbe un bel passo avanti, se si riuscisse a realizzare, e porrebbe ancora una volta l America in posizione di privilegio rispetto agli altri concorrenti. Ma anche questo non basta: l ideale sarebbe poter andare magari in 10/12 ore o poco più, come una trasvolata atlantica. Considerando che quando Marte si trova al perielio è distante dalla nostra orbita solo 55 milioni di chilometri, mentre quando si trova all afelio la distanza è di 101 milioni di chilometri, questo significa viaggiare tra i 1500 ed i 2500 km/s, ed al momento siamo molto lontani da queste velocità. Comunque gli studi in questo settore sono tanti e quando la necessità sarà stringente una soluzione, come sempre finora, verrà fuori. Tutto quanto detto va bene a condizione di trovarsi già nello spazio, ma questo è previsto perché le partenze avverrebbero dalla MIR o dalla eventuale base lunare, se e quando ci sarà ma il grosso problema è quello di decollare e di atterrare. Atterrare e decollare dalla Luna è stato possibile grazie alla sua bassa gravità (1,6 N), ma la gravità su Marte è molto più alta, 3,77 N, e questo comporta non un raddoppio, ma un aumento iperbolico delle difficoltà. Il L.E.M (il modulo di atterraggio usato per la Luna) era composto di due stadi, uno per la discesa, destinato a restare sul suolo lunare e l altro, praticamente la cabina pressurizzata dei piloti dotata di motori a propellente liquido di tipo ipergolico, cioè soggetto ad autocombustione quando comburente e combustibile entrano in contatto. Il peso del L.E.M era di circa 15 tonnellate in fase di discesa e di scarse 5 in fase di risalita. Oggi si usano idrogeno ed ossigeno, più difficili da stoccare ma più efficienti. Si può ripetere la stessa esperienza su Marte? Evidentemente no, altrimenti avrebbero usato quanto meno