ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA 1) Che cosa stabilisce la costituzione e il codice civile in materia di diritto alla proprietà privata e di esproprio. L art. 42 della costituzione stabilisce che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, tuttavia, qualora ci siano esigenze di pubblico interesse, il diritto di proprietà viene a cadere e il bene ( terreno o fabbricato) viene espropriato. L esproprio è quindi una limitazione del diritto di proprietà, previsto dalla costituzione per cause di pubblica utilità, quindi condizionata ad esigenze di interesse pubblico. L art. 834 del codice civile inoltre stabilisce che Il soggetto passivo del procedimento espropriativo ha il diritto di ricevere un equo indennizzo, per il danno arrecato al fine di ripagare il sacrificio economico imposto al singolo in nome del pubblico interesse, secondo i criteri stabiliti dalla legge. Il codice civile quindi sancisce solo i principi generali, rimandando a norme di legge per gli aspetti relativo alla procedura espropriativa e al calcolo dell indennizzo. 2) Quali sono stati principali atti normativi che hanno preceduto il testo unico in materia di espropri emanato nel 2001 ( DPR 327/201)? La prima legge emanata risale al 1865 ( legge fondamentale n. 2359 del 25 giugno 1865) che stabilisce che l indennizzo da corrispondere al proprietario espropriato, deve essere uguale al valore venale del bene ( valore di mercato). Gli articoli più importanti sono quattro, l art. 39, l art. 40, l art. 41 che e l art. 63. L art. 39 dice che in caso di esproprio totale, al soggetto espropriato spetta un indennizzo pari al valore venale del bene, ovvero al prezzo che avrebbe avuto l immobile in una libera contrattazione di mercato. L art. 40 stabilisce che in caso di esproprio parziale, l indennità consiste nel giusto prezzo che avrebbe avuto l intero immobile prima dell sproprio e il prezzo della parte residua. Si procedeva pertanto ad una doppia stima ( valore ex-ante e valore ex-post) per trovare il più probabile valore complementare. L art. 41 stabiliva che se a seguito dell esproprio, qualora derivi un vantaggio alla parte residua del fondo, questo va determinato e sottratto all indennizzo corrisposto. L art. 63 stabiliva che in caso di occupazione temporanea, l indennità doveva tenere conto dei frutti,della eventuale perdita di valore del fondo e di ogni altra circostanza tenendo conto della durata della occupazione. Vent anni dopo nel 1885 per risanare le condizioni igieniche di Napoli in preda ad una epidemia di colera, viene emanata la cosiddetta legge di Napoli ( legge 15 gennaio 2892) che prevedeva per i proprietari degli immobili espropriati ( si trattava di abitazioni da abbattere ) la corresponsione di un indennizzo pari alla media fra il valore venale dell area e 10 imponibili catastali o canoni di affitto, legge che consentiva il pagamento di indennità basse. Come vedremo, malgrado l iniquità di tale legge, le nuove disposizioni normative si rifanno ai principi della legge di Napoli per il calcolo dell indennità sulle aree edificabili. La Legge 865/71 ( legge Bucalossi) successivamente modificata dalla Legge 10/77, introduce nuovi criteri per il calcolo della indennità di espropriazione. Non si fa più riferimento per la determinazione dell indennizzo sui terreni agricoli al valore venale ma a valori agricoli medi, stabiliti da una apposita commissione provinciale, mentre per le aree edificabili l indennizzo è sempre rapportato al VAM con però l applicazione di coefficienti maggiorativi. Nel 1980 la corte costituzionale dichiara incostituzionali i criteri previsti dalla legge Bucalossi per le aree edificabili, creando così un vuoto normativo, che è stato colmato solo a distanza di 12 anni, nell agosto del 1992 con la legge 359 ( legge finanziaria 1993) con cui fu stabilito che i criteri per il calcolo dell indennità per le aree edificabili dovevano riferirsi a quelli contenuti nella legge di Napoli ( Indennizzo = media fra valore venale dell area edificabile e 10 redditi catastali). Il vuoto normativo dovuto alla sentenza della corte costituzionale, colmato con una legge finanziaria, poneva la necessità di un testo unico che facesse un po ordine.
Si arriva pertanto nel 2001 alla approvazione di un testo unico in materia di espropriazione che consente di azzerare tutte le norme preesistenti., che entra però in vigore nel 2003. 3) Quali sono le fasi del procedimento espropriativo contenute nelle norme antecedenti al DPR 327/2001? Le fasi canoniche del procedimento espropriativo, contenute nelle leggi precedenti a quella emanata nel 2001, erano tre : dichiarazione di pubblica utilità determinazione della indennità di espropriazione decreto di esproprio In sostanza la conditio sine qua non per avviare la procedura espropriativa era la dichiarazione di pubblica utilità. Prima della legge Bucalossi ( L. 865/71 ) la dichiarazione di pubblica utilità ( così come l occupazione d urgenza) veniva rilasciata dal Prefetto, dopo la Legge 865/71 la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza veniva rilasciata dal Presidente della Giunta Regionale. Il DPR 327/2001 aggiunge una fase preliminare che precede la dichiarazione di pubblica utilità data dalla imposizione del vincolo preordinato all esproprio attraverso lo strumento urbanistico ( Piano Regolatore Generale ). 4) Quali sono i soggetti indicati nel DPR 327/2201 che intervengono nell iter espropriativo? I soggetti che intervengono nell iter espropriativi sono quattro: l espropriato ovvero il soggetto passivo del procedimento l autorità espropriante che rilascia il decreto di esproprio il beneficiario dell espropriazione, soggetto a favore del quale è emesso il decreto il promotore dell espropriazione ovvero il soggetto pubblico o privato che chiede l espropriazione L emanazione di tutti gli atti del procedimento espropriativi compete alla autorità competente ( amministrazione dello stato, regione, province, comuni). 5) Qual è l iter espropriativo ( le fasi dell espropriazione ) previsto dal DPR 327/2001? Il DPR 327/2001, introduce una fase preliminare costituita dalla istituzione del vincolo preordinato all esproprio, che deve essere contenuta nel piano regolatore. In altri termini un area per poter essere espropriabile, deve essere individuata nel piano regolatore, ci deve essere cioè una previsione. Non è detto che l apposizione del vincolo preordinato all esproprio comporti automaticamente una procedura espropriativa, tant è vero che la durata del vincolo è di cinque anni. Perché l apposizione di un vincolo dia corso alla procedura espropriativa, è necessaria l approvazione del progetto dell opera che si intende realizzare, con la quale l opera viene dichiarata di pubblica utilità. C è quindi una procedura con la quale il cittadino viene informato dell avvio della procedura di apposizione del vincolo preordinato all esproprio ( procedura preliminare ), con la possibilità di presentare eventuali osservazioni. Una volta che il progetto relativo all opera da realizzare è approvato dalla autorità competente, l opera viene dichiarata di pubblica utilità ; da quel momento in poi ha inizio la seconda parte della procedura espropriativa, che consiste : 1. Nella predisposizione, entro 30 gg dalla dichiarazione di pubblica utilità, del piano particellare con l identificazione del beni oggetto di esproprio 2. Nell invio ai singoli proprietari dello stralcio del piano con la identificazione del bene da espropriare che possono inviare entro i 30 giorni successivi, osservazioni scritte e
depositare documenti nonché se l autorità espropriante lo ritiene necessario per accelerare l iter, la valutazione del valore da attribuire al bene oggetto di esproprio. 3. Nella determinazione dell indennità 6) Che cosa succede dopo che sono stati inviati ai proprietari dei beni oggetto di esproprio gli stralci del piano particellare? Trascorsi i trenta giorni dall invio del piano stralcio, l autorità espropriante, valutate le eventuali osservazioni e proposte della proprietà, dopo avere effettuato lo stato di consistenza attraverso tecnici incaricati, atto ad accertare lo stato di fatto e di diritto dei beni oggetto di esproprio, trasmette la proposta di indennità provvisoria di esproprio. 7) Dopo che è stata inviata la proposta di indennità provvisoria, quali sono le possibili opzioni riservate al proprietario del bene? Il proprietario del bene ha facoltà di accettare o meno l indennità provvisoria proposta. L accettazione deve sempre avvenire in forma scritta entro 30 giorni dal ricevimento della proposta. Se l indennità viene accettata in forma scritta ( assenso scritto) viene concluso un accordo di cessione volontaria, con il quale al proprietario viene riconosciuto un indennizzo secondo quanto stabilito dalla legge, il cui ammontare è diverso a seconda del soggetto. Il beneficiario dell indennizzo può essere il solo proprietario del fondo se esercita direttamente l attività di coltivazione ( proprietario coltivatore diretto o proprietario imprenditore agricolo professionale) nel qual caso riceve un indennizzo complessivo pari a 3 volte il Valore agricolo medio, oppure oltre al proprietario anche coloro che conducono a diverso titolo il terreno ( affittuari, usufruttuari) ai quali spetta un indennizzo pari a una volta il VAM, mentre al solo proprietario l indennizzo è pari a 1,5 volte il VAM. All accordo di cessione volontaria corrisponde ad un contratto di compravendita, tant è vero che va trascritto, a spese del soggetto espropriante, presso l ufficio dei registri immobiliari, senza la necessità di emanare decreto di esproprio, procedura non prevista dalle precedenti disposizioni normative. Con la sottoscrizione dell accordo di cessione volontaria, la proprietà del bene viene assegnata all ente espropriante che può pertanto entrarne in possesso. 8) Cosa succede se il soggetto che viene espropriato non accetta formalmente l indennità provvisoria proposta? In caso di rifiuto scritto o di silenzio rifiuto, l autorità competente dispone il deposito della somma presso la cassa depositi e prestiti e si procede quindi alla determinazione dell indennità definitiva ricorrendo alla procedura arbitrale, se il proprietario intende avvalersi di un tecnico di fiducia, o alla Commissione Provinciale Espropri se non intende ricorrere al collegio arbitrale. La procedura arbitrale consiste nella nomina di periti di parte ( arbitri) da parte dell ente espropriante e del proprietario che di comune accordo devono nominare un terzo perito oppure ricorrere al tribunale per la nomina dello stesso da parte del giudice. Per dare corso alla procedura arbitrale il proprietario deve nominare il tecnico di fiducia entro 20 giorni dalla notifica dell ente espropriante, decorsi i quali ( silenzio-diniego) la determinazione dell indennità viene affidata alla Commissione Provinciale Espropri ( la stessa che è preposta alla determinazione dei VAM). Il collegio arbitrale ha un tempo massimo di 120 giorni per stendere la relazione peritale, ma in genere i tempi entro i quali va formulato il lodo arbitrale sono stabiliti dall ente espropriante. Nel caso di ricorso alla procedura arbitrale o alla commissione espropri, non essendoci un accordo di cessione volontaria, per il passaggio del diritto di proprietà è necessario il decreto di esproprio rilasciato dalla autorità competente ( amministrazione statale, regione, provincia, comune) che consente l occupazione dell immobile, decreto che deve essere emanato entro due anni dalla dichiarazione di pubblica utilità.
L ente espropriante può però chiedere all autorità espropriante l occupazione d urgenza che consente la immissione nel possesso dei beni da espropriare per iniziare i lavori necessari alla realizzazione delle opere. In sostanza tre sono le situazioni che consentono alla autorità espropriante di disporre del bene e quindi di procedere alla esecuzione dei lavori : cessione volontaria con trascrizione dell atto di compravendita nel registro dei beni immobiliari occupazione d urgenza decreto di esproprio. 9) Chi paga le spese per la prestazione del collegio arbitrale Le spese per la prestazione professionale del collegio arbitrale, sono a carico del proprietario se la stima è inferiore all indennità provvisoria, sono compensate ( metà per ciascuna delle parti) se la differenza non supera il 10%, negli altri casi sono a carico dell autorità espropriante. 10) Che cosa succede se dopo la determinazione dell indennità da parte del collegio arbitrale o della commissione espropri, il proprietario rifiuta l indennità definitiva? Il proprietario del bene qualora ritenga che l indennità definitiva determinata dal collegio arbitrale o dalla commissione espropri sia inferiore alla sue aspettative, può tramite una azione legale rifiutare la proposta presentando una opposizione alla stima in Corte d appello. Il giudice della corte d appello tramite un consulente tecnico stabilisce in via definitiva l ammontare dell indennità attraverso una stipa giudiziaria. 11) Come viene determinata l indennità di espropriazione? La misura dell indennità è diversa a seconda che si tratti di aree edificabili (l area deve essere edificabile al momento del vincolo preordinato all esproprio ) o aree non edificabili. Aree edificabili Per le aree edificabili l indennità provvisoria è pari alla media fra il valore venale dell area ( ovvero il più probabile valore di mercato) e il Reddito Dominicale aggiornato moltiplicato per 10, il tutto decurtato del 40 %. Nel caso in cui l espropriato accetta l offerta provvisoria e viene pertanto concluso l accordo di cessione del bene, la misura dell indennità definitiva è pari a quella provvisoria senza la decurtazione del 40 %. Se l area edificabile è utilizzata a fini agricoli, al proprietario coltivatore diretto spetta una indennità pari a quella prevista per le aree non edificabili. Aree non edificabili Nel caso di aree non edificabili ( aree agricole) l indennità provvisoria è pari al valore agricolo medio, tenendo conto delle colture praticate sul fondo o del VAM della coltura prevalente in assenza di coltivazione. Nel caso in cui l espropriato accetta l offerta provvisoria, e viene quindi concluso l accordo di cessione del bene, ha diritto : 1. ad un aumento del 50 % se non coltiva direttamente il terreno (art. 45 TU) 2. alla triplicazione nel caso in cui l area viene coltivata direttamente dal proprietario ; in questo caso viene quindi equiparata la figura del coltivatore diretto con quella dell imprenditore agricolo professionale ( art. 45 TU ) 3. Al fittavolo mezzadro, enfiteuta o compartecipante che per effetto della procedura sia costretto ad abbandonare in tutto o in parte il fondo direttamente coltivato da almeno un anno, spetta una indennità pari al Valore Agricolo medio corrispondente alla coltura effettivamente praticata.( art. 42 TU) Oltre all indennità di esproprio, viene corrisposta la somma pagata dall espropriato per qualsiasi imposta relativa all ultimo trasferimento del bene.
12) Come sono valutati e fabbricati? Per i fabbricati l indennità corrisposta è pari al valore venale del bene, ovvero al più probabile valore di mercato, sempreché il fabbricato sia stato costruito con tutte le autorizzazioni previste dalla legge ; in caso di fabbricato abusivo viene riconosciuto il solo valore dell area di sedime. 13) In caso di esproprio parziale, come può essere determinato l indennizzo? In caso di esproprio parziale, il testo unico richiama quanto già previsto dalla legge fondamentale all art. 40 e 41 del RD 1775/23. Nel caso di esproprio parziale nella determinazione dell indennizzo è necessario tenere presente anche la diminuzione di valore della parte non espropriata. Si applica quindi l aspetto economico del valore complementare. Se però dalla esecuzione dell opera deriva un vantaggio immediato e speciale alla parte non espropriata, l importo corrispondente al vantaggio va sottratto. Se tale vantaggio è superiore a ¼ dell indennità ( ovvero ¼ del valore complementare) il proprietario ha facoltà di cedere l intero bene, sempreché l ente espropriante sia d accordo. 14) Indicare la scansione temporale della procedura di esproprio.? Il testo unico prevede un termine entro cui deve concludersi il procedimento espropriativo, dal momento della dichiarazione di pubblica utilità o della imposizione del vincolo preordinato all esproprio nel piano regolatore. Il tutto deve concludersi entro 2 anni dalla dichiarazione di pubblica utilità o dalla data di approvazione del piano regolatore contenente il vincolo preordinato all esproprio. Nel caso in cui le opere pubbliche non vengono realizzate entro 10 anni dal decreto di esproprio, può darsi corso alla retrocessione del bene, su richiesta dell interessato. La scansione temporale della procedura può essere così sintetizzata. 1. Divenuto efficace l atto che dichiara la pubblica utilità, entro i successivi trenta giorni il promotore dell espropriazione compila l elenco dei beni da espropriare.( piano particellare ) e manda a tutto gli interessati uno stralcio del piano, con la indicazione dell area interessata. 2. Successivamente, il soggetto espropriante, provvede alla presenza del proprietario o di un suo delegato a redigere lo stato di consistenza, dopodichè, una volta effettuati i necessari rilievi sul posto, notifica a mezzo lettera raccomandata al proprietario e ad altri beneficiari aventi diritto, la proposta di indennità provvisoria. 3. Entro i successivi trenta giorni dal ricevimento della notifica, il proprietario e il beneficiario dell esproprio, ha facoltà di concludere l accordo di cessione volontaria del bene, firmando la lettera di accettazione dell indennità proposta; la dichiarazione di accettazione è irrevocabile. 4. Qualora il proprietario abbia condiviso la determinazione della indennità di espropriazione e abbia dichiarato l assenza di diritti da parte di terzi ( dichiarazione liberatoria o manleva ) entro i successivi 60 giorni dalla presentazione della detta documentazione, il soggetto espropriante deve versare la indennità definitiva ( con le maggiorazioni previste sopra richiamate) ; se non lo da entro i 60 giorni, da quel momento devono essere corrisposti anche gli interessi. 5. Nel caso in cui il proprietario non condivida la determinazione provvisoria dell indennità, ( quindi non appone la firma di accettazione entro i 30 giorni dalla notifica o non risponde ), l autorità espropriante invita il proprietario interessato, con atto notificato a mezzo ufficiale giudiziario, a comunicare entro i successivi venti giorni, se intenda avvalersi dell arbitrato con ricorso a perizia di stima, con indicazione del perito di parte. Nel caso di comunicazione positiva del proprietario entro i termini stabiliti, ( entro 20 giorni dalla notifica) l autorità espropriante nomina i tecnici ( uno indicato dalla proprietà, l altro
incaricato dall autorità espropriante e eventualmente un terzo nominato dal presidente del tribunale) e stabilisce un termine entro cui va presentata la relazione peritale. In caso contrario ( ovvero nel caso in cui il proprietario non da alcuna comunicazione ) la determinazione dell indennità viene fatta tramite il ricorso alla Commissione Provinciale Espropri. L indennità stabilita dal collegio arbitrale o dalla commissione provinciale viene corrisposta al proprietario o versata presso la Cassa depositi e prestiti, per conto del proprietario, nel caso in cui quest ultimo intenda impugnare la perizia davanti al giudice. 15) Che cosa prevede il testo unico sugli espropri in caso di occupazione temporanea L occupazione temporanea si ha quando aree non soggette a esproprio dovranno essere occupate temporaneamente per la formazione dei cantieri necessari all esecuzione delle opere da realizzare. In questo caso il proprietario viene informato del procedimento a suo carico, con un avviso dove viene indicato il giorno e l ora in cui è prevista l esecuzione dell ordinanza che dispone l occupazione temporanea. La procedura prevede le seguenti fasi : A) Al momento della immissione in possesso viene redatto in contraddittorio, il verbale sullo stato di consistenza. B) L ente espropriante notifica al proprietario la proposta di indennità ; questa è calcolata, per ogni anno di occupazione, in misura pari a 1/12 dell indennità provvisoria prevista in caso di esproprio. 1 Per le aree agricole pertanto Ind = VAM 12 Vvenale + 10RD 1 Per le aree edificabili Ind = x60% x 2 12 C) In caso di mancato accordo fra le parti, è previsto il ricorso alla Commissione provinciale espropri, con possibilità di opporre opposizione alla stima con la nomina del collegio peritale. 16) Che cosa succede se l opera pubblica non viene realizzata o cominciata entro 10 anni dal decreto di esproprio? Se l opera pubblica non viene realizzata o cominciata entro il termine di 10 anni dal Decreto di esproprio, l espropriato può richiedere la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità e che sia disposta la restituzione del bene espropriato ( retrocessione) dietro pagamento di un corrispettivo, concordato dalle parti o in caso di mancato accordo stabilito dalla Agenzia del territorio o dalla Commissione Espropri, sulla base dei criteri stabiliti per la indennità di esproprio. La proposta di prezzo ( prezzo di retrocessione) può essere impugnata dall ente espropriante presentando ricorso in corte d appello. Il comune può comunque esercitare su tali aree il diritto di prelazione.