«Aegyptus» 89(2009), pp. 21-25 Il corredo della defunta Takerheb nel Museo Egizio di Firenze 2009 Vita e Pensiero/ Pubblicazioni dell Università Cattolica del Sacro Cuore Da quando sono stati pubblicati gli Atti del V Congresso Internazionale Italo-Egiziano Faraoni come dei, Tolemei come faraoni (1), è intervenuta una novità relativa all argomento che avevo presentato in quell occasione, ovvero il corredo della defunta Takerheb, conservato presso il Museo Egizio di Firenze. La novità, che in parte cambia quanto fu scritto negli atti, consiste nella scoperta da parte della collega Gloria Rosati dell esistenza di una parte di questo corredo conservata nel Canterbury Museum di Christchurch in Nuova Zelanda. Nonstoariportareinquestasedelastoriadelsarcofagoedellamummia di Takerheb, già presentata nella pubblicazione degli Atti del Congresso(2), ma alla luce della nuova scoperta vorrei riprendere la descrizione degli oggetti rinvenuti durante lo sfasciamento della mummia, facendo una comparazione, a questo punto definitiva, con il materiale conservato presso il Museo Egizio di Firenze; l indagine ha anche lo scopo di fare il punto sull insieme del corredo di Takerheb in vista dell esposizione, il più completa possibile, nel nuovo allestimento della sala tolemaica del Museo. Quando dunque nel 1827 fu aperto il cartonnage di Takerheb, nella descrizione redatta da Arcangelo Michele Migliarini, l etruscologo che già si stava occupando di egittologia e che sarebbe poi divenuto il conservatore degli oggetti di antichità delle Gallerie degli Uffizi, si afferma che la mummia apparve innanzi tutto avvolta in una tela, che copriva un primo strato probabilmente di resina indurita(3). Questi primi due elementi della mummia sono perduti, (1)N.BONACASAetALII(acuradi),Faraonicomedei,Tolemeicomefaraoni.AttidelV Congresso Internazionale Italo-Egiziano(Torino, Archivio di Stato 8-12 dicembre 2001), Torino- Palermo 2003. (2) M.C. GUIDOTTI, A proposito del sarcofago tolemaico della defunta Takerheb, ibidem, pp. 23-26. (3) Nella descrizione di Migliarini si parla di crosta vetrosa.
22 M. CRISTINA GUIDOTTI ma sotto ad essi Takerheb presentava nove lunghe bende con iscrizioni ieratiche,ottodellequali(numerateda2a9)sonopresentinelmuseoegiziodifirenze, mentre la numero 1 è conservata presso il Canterbury Museum di Christchurch.Fralebendeerastatotrovatounamuletoinfayenceaformadipilastro ged(chiamato da Migliarini nilometro ), che però non è più identificabile a Firenze, mentre una seconda tela con dipinta l immagine frontale del dioosirideèperduta.avevoipotizzatocheunatelaconlafiguradiosiridedi provenienza sconosciuta conservata nel Museo fiorentino(4) potesse essere quelladitakerheb,mailconfrontoconglielementidelcorredodisuofiglio Gedhor mi ha fatto ricredere sull ipotesi. Nel Museo Nazionale di Antichità di Leida, in Olanda, è, infatti, conservato il corredo di un personaggio, lo scriba reale Gedhor, identificato come il figlio di Takerheb(5): gli oggetti di questo corredo hanno una impressionante somiglianza con i reperti di quello della madre, conservato a Firenze; questo confronto ha permesso anche di confermare l identificazione di alcuni oggetti conservati nel Canterbury Museum in Nuova Zelanda. Proseguendo nell apertura della mummia erano state trovate sulle gambe alcune bende senza iscrizioni, che furono inventariate da Ernesto Schiaparelli nel 1884, quando arrivò al Museo Egizio il materiale proveniente dal Museo Antropologico, ma non furono più trovate da Giuseppe Botti, quando fece il riscontro inventariale delle collezioni egizie fiorentine negli anni 40 del secolo scorso. Altri frammenti invece con iscrizioni potrebbero essere identificati con alcuni conservati a Christchurch, dove, insieme a vari elementi di stoffa, sono presenti anche delle bende con iscrizioni; non è possibile però riconoscere a quali corrispondano nella descrizione del 1827 fatta da Migliarini. Sotto a un secondo strato di resina, perduto, fu trovata un altra tela dipinta, raffigurante una pelle di pantera, che è conservata nel Canterbury Museum di Christchurch; quindi sulla testa di Takerheb apparve un amuleto in pietra conleduepiume,che,comequellogiàcitatoaformadipilastroged,sièormai confuso con gli altri amuleti presenti nel Museo Egizio di Firenze. I piccoli (4)M.C.GUIDOTTI(acuradi),ItessutidelMuseoEgiziodiFirenze(MAAT,5),Firenze 2009,p.34nr.22. (5) Vd. M.J. RAVEN, Mummies onder het mes, Amsterdam 1993, pp. 60-66; ID, Egyptian Mummies, Radiological Atlas of the Collections in the National Museum of Antiquities at Leiden, Turnhout 2005, pp. 29-30. Ringrazio Christian Greco, Conservatore nel Museo di Leida, per avermi fornito la documentazione relativa a Gedhor.
IL CORREDO DELLA DEFUNTA TAKERHEB 23 Fig.1-Disegnodeltessutoconimmagine dell occhio ugiat, conservato nel Canterbury Museum di Christchurch(Nuova Zelanda). quadrati di tessuto che erano poggiati sulla testa con funzione di amuleto sono invece identificabili tra i reperti conservati in Nuova Zelanda(fig. 1): anche se nella descrizione di Migliarini ne sono citati cinque, nel Museo di Christchurch ne troviamo un numero superiore(occhi ugiat, corone, coccodrilloecc.). L ipocefalo che si trovava sotto la testa della mummia è ancora a Firenze (6), mentre un secondo ipocefalo in tessuto(fig. 2), non menzionato nella descrizione fatta da Migliarini, si trova nel Canterbury Museum. Altre piccole bende con iscrizioni ieratiche sono identificabili fra i reperti di Firenze, insieme conibracciali,perpolsiecaviglie,econgliipopodiincartonnagechesitrovavanosulcorpoditakerhebaldi sottodiunterzostratodiresina,ma che non sono menzionati nella descrizione del Migliarini. Sotto le mani incrociate sul petto la defunta teneva un papiro arrotolato,scrittoinieratico,dicuinel1884, quando il corredo fu acquisito dal Museo Egizio fiorentino, Schiaparelli dice che restavano pochi frammenti,cuiavevadatounnumerodiinventario.inrealtàilpapiroeragiàallora innuovazelanda,doveèstatoora identificato, e all epoca di Botti, negli anni 40 del secolo scorso, erano perduti anche quei pochi frammenti che Fig. 2- Disegno dell ipocefalo conservato nel Canterbury Museum di Christchurch (Nuova Zelanda). (6) L ipocefalo è stato pubblicato da L. MIATELLO, The Hypocephalus of Takerheb in Firenze andtheschemeofthesolarcycle,«st.altäg.kult.»37(2008),pp.277-287.
24 M. CRISTINA GUIDOTTI Fig.3-Partedellacopiadelpapirodi Takerheb, conservata nel Museo Egizio di Firenze. risultano mancanti nell originale conservato a Christchurch. La bellacopiadisegnatasucarta(fig.3) diunapartedelpapiroditakerheb,chesitrovatraidocumenti d archivio del 1884 conservati nel Museo, è dunque sicuramente stata eseguita da Migliarini all epoca dello sfasciamento della mummia edèstatapoitrasferitadalmuseo Antropologico insieme con il materiale archeologico. Lo scarabeo del cuore anepigrafo che fu trovato sullo sterno del corpo della defunta è probabilmente da identificare con quello conservato a Firenze con il numero di inventario 5737, ma l identificazione è basata solo sul fatto che è l unico scarabeo acquisito insieme con il materiale del Museo Antropologico. Per quanto riguarda infine i quindici amuleti trovati sul corpo di Takerheb, purtroppo all arrivo al Museo Egizio furono mescolati a quelli già presenti nelle collezioni egizie fiorentine; sisonopotutirintracciaresolounamuletoinlegnoaformadicuoreibesette amuleti in legno dorato, chiaramente più facili da riconoscersi fra i vari esemplariconservatinelmuseoperchépiùrari:sitrattadiunpilastroged,uno Ptah-Sokaris, un contrappeso menat, un contrappeso aper, un nodo tit e due frammenti non identificabili. La ricerca del complesso del corredo di Takerheb fra il materiale conservato nel Museo Egizio di Firenze si può considerare a questo punto terminata. Non sarà, infatti, mai possibile individuare tra le centinaia di amuleti quelli che appartenevano al corredo, mentre diversi reperti non sono ormai più da cercare perché sono stati individuati nel Canterbury Museum di Christchurch in Nuova Zelanda. Si può quindi procedere all esposizione del corredo nella nuova sala tolemaica del Museo. Vorrei concludere questa presentazione con una tabella comparativa chiarificatrice, che mostra le corrispondenze tra la descrizione del Migliarini, quanto è stato riportato da Schiaparelli nei documenti archiviati presso il Museo e da Botti sull inventario manoscritto, e infine gli oggetti che si trovano in Nuova Zelanda.
IL CORREDO DELLA DEFUNTA TAKERHEB 25 DESCRIZIONE MIGLIARINI 1827 SCHIAPARELLI 1884 BOTTI 1940 Sarcofago 5703 5708 a - cartonnage 5704 5708 b - tela - - - Crostavetrosa - - - Fasce con iscrizioni ieratiche 8 fasce 5706-5713 8 fasce 5707, 5709-5714, 5726 Nilometro in fayence - 5720(?) - Tela con Osiride - - - Bende non scritte sulle gambe 5705 - - MUSEO DI CHRISTCHURCH 1fascia Due frammenti scritti sulle gambe - - Parti di bende con iscrizioni Stratodiasfalto - - - Tela con pelle di pantera - - Tela con pelle di pantera Amuleto due piume in pietra sulla fronte - - - Tre quadrati di stoffa sulla fronte - - Quadrati di stoffa con disegni Due quadrati di stoffa con ugiat sugli occhi - - Quadrati di stoffa con disegni - - - Ipocefalo di stoffa Ipocefalo 5714 5704 - Piccole bende iscritte sul corpo - 5721-5723, 5747 Parti di bende con iscrizioni Colonnetta sull orecchio sinistro - - - Bende non scritte - - - Terzocemento - - - Papiro sotto le mani incrociate 5715 - Papiro Bende iscritte al braccio destro - - Parti di bende con iscrizioni - 2 sandali 5716 2 sandali 5703, frammenti 5705, 5706 15 amuleti 15 amuleti 5722-5732 (dicuiinlegnodorato 5726 5728, 5729, 5730, 5731,5732,5736ein legno 5722) - 5 bracciali 5717-5721 5 bracciali 5715-5719- 7amuletiinlegnodorato 5729, 5730, 5732/ 4951, 5734, 5736, 5752, 9444,e1inlegno4935 - Scarabeo 5737 Scarabeo 5724 - - - M. CRISTINA GUIDOTTI