APPUNTI DI ZOOGNOSTICA

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APPUNTI DI ZOOGNOSTICA Tipi Morfologici e Costituzione, Conformazione esterna, Terminologia Specifica. Dispensa per gli studenti delle terze e quarte classi dell'istituto Tecnico Agrario www.produzionianimali.it 2016 Licenza Creative Commons 4.0 Non Commerciale INDICE Generalità...2 Costituzione, tipo morfologico e funzionale...2 Conformazione esterna...3 Le regioni del corpo dell'animale...5 Testa...6 Collo...7 Tronco...7 Arti anteriori o toracici...10 Arti posteriori o pelvici...12 1

Generalità. Il nome della disciplina deriva dalle parole greche zoo, animale, e gnostica, studio per conoscere, per cui si tratta di uno studio che punta a conoscere gli animali. Essa, però, non si sovrappone all'anatomia e fisiologia ma ne utilizza in parte le nozioni, limitando l'osservazione alla superficie esterna dell'animale o alle parti appena sottostanti, soprattutto scheletro e muscoli. La zoognostica moderna è perciò essenzialmente un insieme di osservazioni e di regole codificate (cioè stabilite e fissate in un codice) per la valutazione morfologica e funzionale (cioè della forma e delle attitudini produttive) di un animale: insomma la valutazione complessiva delle caratteristiche esterne del corpo, dalle quali derivano le potenzialità produttive dell'animale osservato. Costituzione, tipo morfologico e funzionale. Uno dei primi aspetti da conoscere riguarda la costituzione degli animali, cioè l'insieme di caratteri metabolici, fisiologici e morfologici, che derivano dal patrimonio genetico e dall'ambiente e sono fissati definitivamente. Da questo punto di vista, possiamo dividere gli animali in base al loro tipo morfologico, cioè l'insieme dei caratteri morfologici evidenti: 1. tipo brachimorfo o brevilineo, con grande sviluppo delle dimensioni trasversali, tronco cilindrico, addome ampio, arti brevi, scheletro pesante, coste molto arcuate, grande sviluppo muscolare. Inoltre, l'apparato digerente è molto sviluppato, meno quello respiratorio, e il metabolismo mostra forte tendenza all'accumulo di tessuti muscolari e adiposi. 2. Tipo mesomorfo o normolineo, con caratteristiche intermedie e armonia di sviluppo tra tronco e arti e equilibrio tra addome e torace; il metabolismo è più attivo del precedente. 3. Tipo dolicomorfo o longilineo, con arti e tronco allungati, scheletro leggero e sottile, muscolatura allungata e poco sviluppata trasversalmente, torace ampio, tronco a forma conica compressa lateralmente a causa delle coste poco incurvate, apparato digerente poco sviluppato rispetto al respiratorio, metabolismo più accelerato e tendente al consumo, temperamento vivace e attivo. Il tipo morfologico non è casuale, ma è strettamente derivato dal metabolismo e dalla situazione ormonale (costituzione), a loro volta frutto dell'interazione genotipo - ambiente. L'aspetto più evidente del collegamento tra morfologia e costituzione ci è offerto dall'osservazione dello scheletro, in particolare del torace e del tronco nel suo insieme (Figg. 1 e 2). 2

Figura 1: Differenze tra la conformazione scheletrica in un bovino di tipo dolicomorfo (in alto) e uno brachimorfo (in basso). Disegni originali. Dall'esame del tipo morfologico deriva poi l'attribuzione del tipo funzionale, che ci dice qual è la più marcata attitudine produttiva del soggetto in esame. Figura 2a: Visuale posteriore di bovino brachimorfo (sx) e dolicomorfo (dx). Disegno originale. Figura 2b: Aspetto della groppa in una vacca da latte (in alto) e in un soggetto da carne (sotto). Dis. orig. 3

Conformazione esterna. L'esame della conformazione esterna degli animali di interesse zootecnico, un tempo ritenuta fondamentale, ha perso una parte della sua importanza; restano tuttavia determinanti, nella valutazione dell'attitudine produttiva e della bellezza funzionale di un animale, l'osservazione della conformazione generale, l'esame di alcune regioni del corpo e la disposizione degli arti rispetto al suolo e al tronco. Prima di affrontarne l'esame, vediamo alcuni termini utili. Si intende per bellezza in senso zoognostico o funzionale l'adattamento delle caratteristiche morfologiche dell'animale all'attitudine produttiva mostrata e all'ambiente in cui essa si esplica. Una caratteristica presente in una parte del corpo o di una regione può essere un pregio o un difetto a seconda che essa concordi o meno con l'attitudine e la funzione dell'animale; ad esempio, la groppa orizzontale è un pregio in una vacca da latte ma un difetto in un cavallo, soprattutto se da tiro. Una tara è un'alterazione permanente o duratura dei tessuti esterni o dello scheletro e della muscolatura che pregiudica in modo più o meno grave la funzionalità o altri aspetti fondamentali dell'animale. Infine, un vizio è una turba di tipo psichico che può essere innata o acquisita. Altri termini utili e importanti sono rappresentati nella figura 3. Figura 3: Gli assi e la terminologia in un animale. Da Bill Vidigal, Wikimedia Lic. CC, modificato. Nella valutazione morfologica e funzionale di un animale si rendono necessarie alcune misurazioni biometriche. Le più importanti sono: 4

taglia o mole, combinazione di statura e peso; statura o altezza, misurata in genere al garrese; peso; proporzioni, es. rapporto tra diametri trasversali e longitudinali, tra statura e spazio vuoto al di sotto dello sterno (vuoto sottosternale), tra collo e tronco. Le regioni del corpo dell'animale. Il corpo degli animali può essere suddiviso in quattro parti: testa, collo, tronco e arti, Figura 4. Le regioni del corpo dei bovini (da anaborapi.it) questi ultimi a loro volta divisi in anteriori o toracici e posteriori o pelvici. Ognuna di queste 5

parti vengono suddivise in regioni zoognostiche (Fig. 4), i cui nomi possono anche variare rispetto alle regioni anatomiche. Testa. La descrizione delle regioni viene fatta in questo modo: 1. base anatomica, cioè le fondamenta ossee e muscolari su cui la regione poggia e si forma; 2. confini o limiti rispetto alle regioni circostanti; 3. caratteristiche, pregi e difetti principali. Ha forma di piramide tronca e, nei bovini, è un elemento di giudizio importante per lunghezza e proporzioni (pesante o leggera). Il profilo fronto-nasale può essere rettilineo, concavo o convesso. Nel cavallo la testa dev'essere a circa 45 rispetto al suolo e a 90 rispetto al collo; è detta incappucciata se l'angolo con il collo è inferiore, portata al vento se superiore. Le regioni principali della testa sono le seguenti (vedi figura 5). Regioni dorsali, tutte impari: Nuca, la regione posteriore (dietro il sincipite); Sincipite (1), nei bovini è la parte più rilevata della testa, tra le corna, formato dalla gintura tra frontale e occipitale. Appare tanto più prominente quanto minore è la lunghezza delle corna; Fronte (2), ha come base le ossa frontali; Fig. 5 - Regioni della testa e collo nel bovino Naso (4), ha per base le ossa nasali; il profilo può essere rettilineo, concavo (cavallo purosangue arabo) o convesso (montonino, accettabile solo negli ovini). Regioni anteriori: Musello (6), impari, regione glabra e umida, presente soltanto nel bovino, che comprende le narici (5) e il labbro superiore. Rende il bovino incapace di utilizzare il labbro superiore per la prensione degli alimenti e per questo la lingua, in questa specie, è particolarmente mobile e attiva nella prensione; Labbra (7), distinte in superiore e inferiore. Regioni inferiori o ventrali, tutte impari: Mento (8); 6

Barbozza o barbozzale (solo nel cavallo), sotto il labbro inferiore, presenta un ciuffo di corti peli; Canale delle ganasce, all interno dei corpi della mandibola, tra gola e mento; Gola, tra la testa ed il collo, in corrispondenza della laringe. Regioni laterali, tutte pari: Corna (3) (non sempre presenti), formazioni costituite da una sporgenza ossea (cavicchia ossea) rivestita di un astuccio corneo caratteristico, formato da cheratina; Orecchie (10); Tempie (12); Occhi (9); Fontanelle, fossette disposte lateralmente agli occhi, esclusive del cavallo; Parotidi, dietro il margine posteriore della mandibola, al passaggio tra testa e collo; Guance (11), distinte in piatto e tasca della guancia. Collo (13 in fig. 4-2 in fig. 6). Ha forma tronco-conica compressa lateralmente, con base minore all'attacco della testa e base maggiore all'attacco del tronco; la sua base anatomica è costituita dalle vertebre cervicali e da numerosi muscoli e legamenti. È orizzontale e relativamente corto nei bovini, nei quali è presente la giogaia, un insieme di pieghe cutanee lungo il margine inferiore. Nel cavallo è portato a circa 45, privo di giogaia e dotato, invece, lungo il margine superiore, della criniera; Nei soggetti da corsa dovrebbe essere relativamente lungo e di forma piramidale, nelle razze da tiro curvo e muscoloso. In entrambe le specie, se troppo sottile è un difetto. Tronco. Ha forma irregolare di cilindro o di tronco di cono con base maggiore generalmente posteriore. Comprende due cavità interne: toracica, anteriore, e addominale, posteriore, separate dal diaframma. Esternamente, di conseguenza, può essere distinto in torace ed addome. È costituito da numerose regioni, pari e impari secondo la posizione (Figg. 4 e 6). 7

Regioni dorsali (impari): Fig. 6 Alcune regioni zoognostiche del cavallo Garrese: ha come base anatomica i processi spinosi delle prime 5-7 (8-9 nel cavallo) vertebre dorsali e i muscoli dell'area; confina cranialmente con il collo e caudalmente con il dorso. Può essere affilato e scarno o muscoloso e largo, secondo l'attitudine, ma mai troppo tagliente. Dalla sua sommità si misura l'altezza degli animali; Dorso, con base anatomica formata dalle vertebre dorsali successive al garrese (7-8 nel bovino e 9-10 nel cavallo), la porzione prossimale delle coste ad esse articolate e i muscoli dell'area, in particolare il muscolo lunghissimo dorsale, pari, che arriva fino al sacro percorrendo la doccia vertebrale, ossia lo spazio tra i processi spinosi e quelli trasversi delle vertebre. Il dorso dev'essere giustamente muscoloso ma con i processi spinosi in rilievo nelle razze bovine da latte, mentre deve mostrare addirittura un solco longitudinale mediano nelle razze da carne per il grande sviluppo dei muscoli. Nel cavallo, il dorso dev'essere ampio e più o meno muscoloso, mentre se scarno è sempre un difetto. Negli animali osservati lateralmente si può notare la linea dorso-lombare (dorso più lombi) rettilinea o concava (insellatura) o convessa (schiena di mulo). L'insellatura è accettabile nelle fattrici gravide, specie se in avanzata carriera, dopo diversi parti. Nei cavalli può presentarsi in età avanzata nei soggetti da sella, anche nei maschi. È sempre un grave difetto nei soggetti giovani di tutte le specie. Lombi: hanno come base anatomica le 6 vertebre lombari e i muscoli dell'area (come dorso); ricordiamo la presenza, sotto le vertebre lombari, dei muscoli psoas che 8

forniscono il filetto. Le caratteristiche devono essere simili a quelle del dorso, rispetto al quale questa regione è più corta. Groppa: ha per base anatomica il sacro, i coxali e le prime vertebre coccigee, nonché i muscoli dell'area, in particolare i glutei. Caratteri importanti della groppa solo la larghezza anteriore e posteriore e la lunghezza. La larghezza anteriore è data dalla distanza tra le due tuberosità dell'anca, ovvero le massime sporgenze degli ilei dei coxali (vedi fig. 7); la larghezza posteriore è data dalla distanza tra le due punte delle natiche, cioè le estremità posteriori delle ossa ischiatiche che costituiscono i limiti caudali del tronco. La lunghezza della groppa si misura tra le linee immaginarie che rappresentano le due larghezze appena citate. La groppa è importantissima nei bovini da latte, in quanto i coxali forniscono il sostegno alla mammella. Pertanto, la groppa nei bovini da latte deve essere lunga e larga, per fornire il giusto spazio allo sviluppo della mammella, orizzontale o lievemente inclinata verso il basso all'indietro; dev'essere soprattutto larga invece nei soggetti da carne, dove è importante che il bacino, formato dai coxali, sia ampio per facilitare il parto. Nel cavallo la groppa dev'essere muscolosa e inclinata sensibilmente verso il basso in senso cranio-caudale, in quanto se orizzontale diminuisce la forza della spinta degli arti posteriori. Nei soggetti da tiro, dunque, l'inclinazione, come pure la muscolatura, deve essere più marcata; nei soggetti da corsa, invece, l'inclinazione eccessiva diventa un difetto, in quanto riduce notevolmente la falcata. Un difetto per tutti gli animali è il sacro in rilievo, anche se non gravissimo nella vacca da latte. Figura 7: La groppa è formata anatomicamente dai coxali e dal sacro con i muscoli relativi (da ANABORAPI.it). Regione anteriore, impari: Petto, ha come base anatomica i muscoli pettorali e il manubrio dello sterno, ed è compreso tra le spalle, il collo e lo stesso sterno. Nel bovino è attraversato dalla giogaia. Deve essere sempre largo e relativamente muscoloso. Nel cavallo il petto stretto è un difetto grave, ma è una caratteristica negativa anche nei bovini, dove il petto largo è segno di vigore e, nei bovini da latte, entra nella valutazione morfologica con un peso rilevante. Regioni laterali, tutte pari (Fig. 8): Costato (20), che ha per base anatomica le coste a partire dal 6 paio (le prime 5 sono coperte dalla spalla e dal braccio) e i muscoli intercostali, toracici e dorsali. È 9

convesso per la notevole curvatura delle coste nei soggetti da carne, meno arcuato nelle vacche da latte, dove le coste sono anche incurvate all'indietro, e nei cavalli; tuttavia, costato e torace piatti sono sempre un difetto per deficienza nella capacità toracica. Se si prende l intero torace, questo deve essere profondo (lunghezza Figura 8: Regioni laterali del tronco: costato e fianco cranio-caudale) nelle razze lattifere, largo e arcuato nelle razze da carne o da lavoro. Fianco (21): ha per base anatomica i muscoli addominali e una fascia connettivale detta tunica addominale. Distinguiamo la fossa o cavo del fianco, in alto, subito sotto la tuberosità dell'anca, e il fuggente del fianco, in basso. Al suo interno, dal lato sinistro, nei bovini e negli altri ruminanti, si appoggia il rumine; sul lato destro, nella bovina da latte, la fossa si mostra particolarmente incavata, soprattutto nella vacca in gravidanza o al culmine della produzione lattea. Regioni ventrali, impari: Sterno, che ha come base anatomica lo sterno e le cartilagini costali nonché i muscoli dell'area. Ascelle, situate all'attacco degli arti toracici; Addome, ha per base anatomica muscoli addominali, linea alba e tunica addominale; qui troviamo l'ombelico, il prepuzio nei maschi e, nelle vacche, le vene sottocutanee addominali, pari e ben visibili, che portano via il sangue refluo dalla mammella. Deve essere tonico e giustamente voluminoso: un addome cadente è sempre un difetto; nei bovini se troppo ampio mostra un eccessivo sviluppo dei visceri o uno stato di gonfiore, se troppo stretto denota scarsa capacità di ingestione; nel cavallo invece deve essere di dimensioni ridotte e ben teso. 10

Inguine, situato tra gli arti pelvici; nelle femmine delle specie ruminanti e nella cavalla vi si trova la mammella. Questa è formata da quattro ghiandole separate (quarti) nella vacca, due nei piccoli ruminanti e nella cavalla. Nelle razze lattifere, gli attacchi devono essere estesi, ampi e ben conformati. Nei maschi dei ruminanti e nel cavallo, la regione è occupata dallo scroto, una sacca cutanea esterna che contiene i testicoli, pressoché glabra. Regioni posteriori, impari: Perineo, che occupa tutta l'area tra l'attacco della coda e l'inguine, interrotta dall'ano e, nelle femmine, dagli organi genitali esterni. Coda, formata dalle vertebre caudali, muscoli e tendini. Nel bovino è costituita da un fusto che porta all'estremità un ciuffo di peli, detto nappa; nel cavallo è coperta da crini. Arti anteriori o toracici (Fig. 9). Servono nella stazione e nel movimento, con funzione prevalente di appoggio, in tutte le specie. Le regioni sono: Spalla (27), che ha per base anatomica la scapola e i muscoli della spalla. L'apice anteriore dell'articolazione scapolo-omerale è detta punta della spalla. La distanza tra questa e la punta della natica esprime la lunghezza del tronco. Braccio (28): ha come base anatomica l'omero e i muscoli del braccio. Gomito (29): ha per base anatomica l'olecrano dell'ulna e i muscoli su di esso inseriti. Non deve essere sporgente. Avambraccio (30): ha per base anatomica il radio e l'ulna (eccetto l'olecrano). Da questo punto in poi, l'arto è libero dal tronco. Nel bovino è lievemente convergente. Ginocchio (31): base anatomica è il carpo (articolazione, legamento, ossa, tendini). I ginocchi devono essere esenti da tare e non troppo ravvicinati tra di loro. Le regioni che seguono sono quasi identiche negli arti anteriori e posteriori. Le tratteremo una sola volta. 11

Figura 9: Regioni dell'arto toracico Stinchi (32): hanno per base anatomica i metacarpi (o i metatarsi negli arti pelvici) e vari tendini e legamenti. Non ci sono muscoli e la loro circonferenza dà un'idea abbastanza precisa della dimensione dell'osso e, quindi, dell'intero scheletro. Nodelli (33): hanno come base anatomica le articolazioni metacarpo-falangee (o metatarso-falangee negli arti posteriori) e vari tendini e legamenti. Nei bovini presentano posteriormente due sporgenze cornee dette unghielli (nel suino si trovano nelle falangi e il nodello non si distingue dallo stinco). Hanno un angolo rispetto agli stinchi di circa 125-130, che permette di ammortizzare l'appoggio degli arti. Possono però essere difettosi se quasi verticali o troppo angolati (angolo con lo stinco troppo ampio o troppo chiuso) perché o non c'è abbastanza ammortizzazione o il nodello è delicato e a rischio di danni. Pastorali (34): hanno come base prima e seconda falange e tendini. Devono essere larghi e corti, inclinati di circa 50 rispetto al suolo. Corone (35): molto sottili, hanno per base anatomica la parte superiore delle seconde falangi, tendini e legamenti. Si trovano subito al di sopra degli zoccoli (cavallo) o degli unghioni (bovini e suini); in questo secondo caso le corone sono una per dito. Piedi (36): la base anatomica è formata da seconde (solo parte inferiore) e terze falangi, vari tendini e legamenti, cuscinetto plantare, membrana cheratogena. Il piede è detto zoccolo nel cavallo o è formato da una coppia di unghioni in bovini e suini. Costituito da una struttura cornea, prodotta dalla membrana cheratogena, lo zoccolo si divide in muraglia, suola e fettone, mentre negli unghioni dei bovini (uno per ogni dito), o in quelli dei suini (due unghioni e due unghielli), il fettone manca e la parte posteriore è detta tallone. I difetti dei piedi sono sempre gravi: piedi piccoli, mal conformati, inclinati in modo sbagliato rispetto al nodello. Le eventuali tare del 12

piede sono tutte gravi; ricordiamo le setole, che non sono peli ma spaccature verticali della muraglia di zoccolo o unghioni. Arti posteriori o pelvici (Fig. 10). Hanno funzione soprattutto di spinta nel moto e, ovviamente, anche di appoggio. 38 Figura 10. Regioni dell arto pelvico. Vediamo le regioni: Cosce (37): hanno per base anatomica il femore e i muscoli della coscia (in particolare il quadricipite femorale e il tensore della fascia lata). Devono avere la giusta inclinazione, circa 120 rispetto al coxale, devono essere relativamente muscolose (grande sviluppo muscolare nei soggetti da carne e da tiro). Natiche (38): base anatomica data dai muscoli della natica (soprattutto semitendinoso e semimembranoso). Nei bovini da latte devono essere rettilinee dalla punta della natica al garretto, con un angolo acuto evidente tra natica e groppa. Nei soggetti da carne e nei cavalli devono invece essere tondeggianti e convesse. Grassella (39): la sua base anatomica è data dall'articolazione femoro-tibio-rotulea (ginocchio anatomico), mostra anteriormente una piega cutanea, la piega (plica) della grassella, in cui si può accumulare del tessuto adiposo. Gambe (40): hanno per base anatomica le tibie, le fibule o peroni (rudimentali) e muscoli (gastrocnemi), tendini e legamenti vari. Sono le prime regioni libere dell'arto pelvico e devono formare un angolo di circa 150 con gli stinchi. Garretti (41): regioni importantissime degli arti posteriori, hanno per base anatomica le articolazioni tibio-tarsiche, e le ossa del tarso, soprattutto astragalo e 13

calcaneo, le epifisi distali delle tibie, muscoli, legamenti e tendini, in particolare la corda del garretto (tendine di Achille nell uomo). Il tendine, che è in realtà doppio e proviene dai muscoli estensori del piede e dai flessori delle dita, si inserisce sulla sommità del calcaneo, delimitando posteriormente il garretto. Gli estensori servono appunto a tenere il metatarso aperto rispetto alla gamba, e con l'arto in appoggio permettono sia la posizione eretta dell'arto posteriore sia la spinta da parte della coscia sull'intero tronco. Se il tendine venisse reciso, sarebbe impossibile per l'animale mantenere l'arto nella posizione distesa e stare in piedi (in stazione) perché la chiusura dell'angolo tra metatarso e gamba non verrebbe contrastata. Le altre regioni dell'arto posteriore (stinco (32), nodello (33), pastoia (34), corona (35) e piede (36)) sono pressoché identiche a quelle dell'arto anteriore. 14