Aniello Langella.

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Henry Beauvau e la cartografia di Napoli nel 1615 Di Aniello Langella 2014 www.vesuvioweb.com

Henry Beauvau Il barone Henry Beauvau, viene descritto in bibliografia come uomo di scienze, che amò la carriera politica e visse nei principi della guerra e della conquista territoriale. Queste sue primarie attitudini furono fortemente condizionate dalla sua smania dei viaggi e della negoziazione con altre nazioni. In Ungheria, regnante Rodolfo II, si esercitò nell arte delle armi. Nel 1595 vedendo l Ungheria invasa dai Turchi, volle organizzare la difesa formando un esercito di mille soldati a cavallo e duemila fanti al comando del principe Manfeld. La regione di Strigonia fu così liberata e sbaragliata l armata turca. Richiamato in Lorena nel 1599, fu inviato a Roma come ambasciatore di Enrico IV, suo cugino, relativamente alle nozze di Caterina di Borbone. Seguì alla battaglia in Ungheria il suo avvicendamento alla guida dell esercito, da parte del duca di Mercœur nel 1601. Negli anni successivi Henry si dedicò ai viaggi in Europa, in Asia e anche in Africa. Scrisse le relazioni di viaggio e delle sue campagne esplorative in una relazione che lo farà noto alle accademie dell epoca e lo consegnò alla bibliografia futura come esploratore e anche geografo. Celebre la sua Relation journaliere du voyage du Levant del 1615, pubblicata a Nancy, dalla stamperia di Jacob Garnich1. Il suo soggiorno a Napoli, si individua, in base alla scarsa documentazione bibliografica, intorno al 1610. Scadenti sono anche i riferimenti ad una sua probabile relazione diplomatica con la corona del Regno, allora retta da Filippo III di Spagna e per Napoli e Sicilia Filippo II. Ciò emergerebbe da alcuni documenti relativi proprio al rilievo cartografico della città e delle sue difese a mare. In questo senso e con queste premesse, trovo interessante il documento cartografico che rileva in modo alquanto attendibile i moli, gli attracchi e la dislocazione dei fortilizi sia dal lato alto della città che dalla costa. Sul trono di Napoli in quell anno, il 1615 sedeva Filippo IV di Spagna e III di Sicilia e Napoli.

La città di Napoli nel 1615 in una veduta d insieme, dall alto e con rappresentazione quasi tridimensionale del tessuto urbano e dell orografia a nord della città.

Foto di Sommer Giorgio della fine dell 800. Sulla destra è ancora visibile la massiccia parete del castello del Carmine nel suo lato verso la zona dell arenile nota come la Marinella. Foto di Sommer Giorgio della fine dell 800. L ingresso al porto con il lungo braccio che difendeva la marina e conduceva alla Torre San Vincenzo. In una sorta di viaggio ideale sono partito dal litorale sud della città. Ho ripercorso il disegno di costa, tentando di ritrovare i luoghi noti, gli edifici maggiori, gli approdi naturali e quelli prodotti dall opera dell uomo. Siamo nei pressi del Sebeto che nella sua foce a mare, in questo rilievo cartografico non viene riportato. La carta si presenta in questa versione priva di colorazioni, a differenza di altre simili ma a colori che a mio avviso di epoca successiva, sfruttarono la medesima matrice di base. Con il numero 6 viene indicato l alto bastione a mare del Castello del Carmine, noto come Sperone. Questo segna per la città il confine ad est e limita con il suo alto fossato il corso del Lavinario. Con il numero 10 la piazza del Mercato dive campeggia una forca, segno di monito, di repressone e potere. Risalgo la l arenile che costeggia il mare e incontro lungo il perimetro della cinta muraria alcuni edifici religiosi che potrei indicare (anche se sulla carta non se ne fa alcun riferimento) come la chiesa della Madonna del Pilar e più in alto quella di Portosalvo. Un ampia baia, punto di approdo per imbarcazioni di stazza modesta, segnala il punto della costa dove circa un secolo più tardi si creò il Porto del Mandracchio. Con il numero 4 viene indicato il grande braccio a sud del porto della città. Due mulini a vento posti sulla spianata della punta mi fanno pensare alle attività commerciali.

Il Castel Nuovo con le sue fortificazioni, ci viene indicato con il numero 2, Mentre il Palazzo Reale, nei pressi della piazza e del grande orto botanico che scende al mare viene indicato con il numero 1. Napoli e il Castello verso la fine del secolo XIX Ho superato il promontorio che il Monte Echia che sembra ancora prolungarsi nel mare con l Isola di Megaride, dove il cartografo ci dettaglia il borgo marinaro protetto da cinta muraria a formare il Complesso del Castel dell Ovo. Collegato alla terraferma con un ampia strada protetta ai lati e sulla punta l isolotto, oggi scomparso dove alcuni mulini ci ricordano ancora una colta le attività commerciali del porto. Molto bella la rappresentazione della cinta muraria ai lati della rampa d accesso al Castello.

Il castello con le sue mura fortificate, viene riprodotto nella cartografia di Henry Beauvau in maniera accurata e coerente. La forma allungata del complesso fu adattata al rilievo orografico della collina. Altissimi mura sul versante a mare con spesse pareti dal lato monte. Soltanto due vie primarie di accesso alla struttura. Nella vasta piazza d armi la chiesa con l annesso e il palazzo militare. I lavori di costruzione del complesso iniziarono nel 1339 e proseguirono per circa 70 anni. Nei secoli successivi, sempre nuovi riadattamenti e conversione di locali condusse alla sua forma definitiva intorno al secolo XVIII. In origine costruita su un piccolo colle nell area della città che ai tempi della romanità era destinata ai ludi del circo. All epoca della cartografia in esame il complesso fa parte di quel tessuto urbano posto all interno della poderosa cinta muraria, che in basso si apre all esterno con la Porta Capuana. Con il numero 7 della cartografia Beauvau, viene identificato il sito del Complesso religioso di Santa Caterina a Formiello.

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