Giovanni Pascoli (1855-1912)



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Giovanni Pascoli (1855-1912)

Giovanni Pascoli: la vita 1855: nasce a S. Mauro di Romagna 10 agosto 1867: muore il padre, assassinato 1873: borsa di studio, frequenta la facoltà di lettere a Bologna. Aderisce al movimento socialista

Giovanni Pascoli: la vita 1882: inizia a insegnare greco e latino nei licei di Matera e Massa. 1895: cattedra di Grammatica latina e greca a Bologna, poi di letteratura latina a Messina Trasferimento a Castelvecchio di Barga, insieme alle sorelle Ida e Maria 1903: Pisa 1905: Bologna, cattedra di letteratura italiana 1912: muore a Bologna

Giovanni Pascoli: le opere Myricae (1891): temi familiari e legati alla campagna. Lo stesso titolo indica la semplicità della poetica (myricae = tamerici, arbusti sempreverdi) Canti di Castelvecchio (1903): immagini della vita di campagna, ricordi dolorosi della tragedia familiare Poemi conviviali (1904): componimenti dedicati a personaggi e fatti del mito

Giovanni Pascoli: la poetica «Il poeta è poeta, non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro, non tribuno o demagogo, non uomo di stato o di corte. E nemmeno è, sia con pace del maestro Giosuè Carducci, un artiere che foggi spada e scudi e vomeri; e nemmeno, con pace di tanti altri, un artista che nielli e ceselli l'oro che altri gli porga. A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione, che il modo col quale agli altri trasmette l'uno e l'altra [...]» (G. Pascoli - da Il fanciullino)

Giovanni Pascoli: la poetica Forte influenza delle vicende personali: lutti familiari, attaccamento alla propria terra, periodo storico particolare Poesia: valore consolatorio, conforto dell'uomo nel suo destino di solitudine

Giovanni Pascoli: la poetica Poeta: spiega le ragioni dell'esistenza, evade dalla realtà, si rifugia nell'infanzia Atteggiamento del fanciullino: stupore di fronte alle piccole cose, penetrare la realtà, scoprirne i segreti Simbolismo: ogni cosa assume un valore allusivo, una realtà intima dietro il significato tradizionale

Giovanni Pascoli: il linguaggio Linguaggio innovativo, vocaboli quotidiani accanto ad altri più ricercati Linguaggio suggestivo Scelta delle parole: importante ciò che evocano (suoni, profumi, immagini), forte la componente della musicalità

La cavalla storna raccolta I Canti di Castelvecchio Nella Torre il silenzio era già alto. Sussurravano i pioppi del Rio Salto. I cavalli normanni alle lor poste frangean la biada con rumor di croste. Là in fondo la cavalla era, selvaggia, nata tra i pini su la salsa spiaggia; che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi. Con su la greppia un gomito, da essa era mia madre; e le dicea sommessa:

La cavalla storna raccolta I Canti di Castelvecchio "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; il primo d'otto tra miei figli e figlie; e la sua mano non toccò mai briglie. Tu che ti senti ai fianchi l'uragano, tu dai retta alla sua piccola mano. Tu c'hai nel cuore la marina brulla, tu dai retta alla sua voce fanciulla".

La cavalla storna raccolta I Canti di Castelvecchio La cavalla volgea la scarna testa verso mia madre, che dicea più mesta: "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; lo so, lo so, che tu l'amavi forte! Con lui c'eri tu sola e la sua morte O nata in selve tra l'ondate e il vento, tu tenesti nel cuore il tuo spavento; sentendo lasso nella bocca il morso, nel cuor veloce tu premesti il corso: adagio seguitasti la tua via, perché facesse in pace l'agonia...".

La cavalla storna raccolta I Canti di Castelvecchio La scarna lunga testa era daccanto al dolce viso di mia madre in pianto. "O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; oh! due parole egli dové pur dire! E tu capisci, ma non sai ridire. Tu con le briglie sciolte tra le zampe, con dentro gli occhi il fuoco delle vampe, con negli orecchi l'eco degli scoppi, seguitasti la via tra gli alti pioppi: lo riportavi tra il morir del sole, perché udissimo noi le sue parole". Stava attenta la lunga testa fiera. Mia madre l'abbraccio' su la criniera.

Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: disse un nome... Sonò alto un nitrito. La cavalla storna raccolta I Canti di Castelvecchio "O cavallina, cavallina storna, portavi a casa sua chi non ritorna! a me, chi non ritornerà più mai! Tu fosti buona... Ma parlar non sai! Tu non sai, poverina; altri non osa. Oh! ma tu devi dirmi una una cosa! Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: esso t'è qui nelle pupille fise. Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome. E tu fa cenno. Dio t'insegni, come". Ora, i cavalli non frangean la biada: dormian sognando il bianco della strada. La paglia non battean con l'unghie vuote: dormian sognando il rullo delle ruote.