Orco Malvagio Scappa Altrove

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1 Orco Malvagio Scappa Altrove C era una volta un paese che si chiamava Cocciopesto e in questo paese c era un castello e in questo castello c era un Orco ingordo così grasso ma così grasso che di Grassi come lui al mondo non ce n è. Questo Orco da molto tempo attirava le fanciulle del paese al suo castello a fargli le torte per soddisfare la sua ingordigia, ricambiandole con solo una piccola fetta di quelle torte. Le faceva vestire di verde, mettere delle calze bianche e chiedeva di togliere tutti i gioielli in loro possesso. Un giorno l Orco venne a sapere che anche nel paese di Manosvelta facevano le torte ma le donne che le fabbricavano si accontentavano solo delle briciole e questo all Orco parve molto conveniente! Un giorno, come ogni giorno al sorgere del sole, una di queste fanciulle attraversava il bosco per raggiungere il castello quella mattina però vide sotto ogni albero una fanciulla vestita di verde come lei, che al suo passaggio sorrideva un poco ma poi tornava a piangere tenendo protetta nel palmo della mano una piccola fetta di torta. La fanciulla, arrivata davanti alle porte del castello, provò ad aprire la prima che, con sorpresa, non si aprì, la seconda nemmeno, ma la terza si; entrò e si accorse che quell odore di, di calze bianche che sentiva tutte le mattine non c era più e che anche il profumo di torta era quasi svanito. Impaurita, percorse il lungo corridoio, si trovò nella grande sala ormai quasi vuota e trovò intorno al tavolo, 7 donne vestite di verde che la stavano aspettando davanti a ciò che restava di una torta che un tempo doveva esser stata molto grande, la invitarono a mangiare ma un attimo prima che ciò avvenisse, comparve il grasso Orco ingordo che sorridendo alzò le braccia e gridò: ho deciso, sono pronto! A questo segnale arrivarono di corsa piccoli orchi marroni, suoi complici, tutti ricurvi per il tempo passato a leccare le briciole di torta che cadevano dalla bocca dell Orco, arraffarono ciò che restava della torta e insieme a lui fuggirono verso il porto dove ad attenderli c era una grande barca. Le 8 fanciulle cominciarono a piangere e a piangere le lacrime scendendo sui loro vestiti li tinsero di rosso. Questo le riempì di coraggio! Corsero fuori dal castello e raggiunsero le altre nel bosco e quando si abbracciarono, anche i loro vestiti

2 divennero rossi e insieme cominciarono ad andare in giro per le strade, le piazze e le case, gridando a tutti: - State attenti, non credete agli Orchi, vi portano via la torta che basterebbe per tutti! Corriamo al porto che l Orco sta scappando! La gente del villaggio scese in strada e insieme alle donne raggiunsero il porto ma l Orco era già sulla barca lontano dalla riva. Per un attimo tutti si guardarono in silenzio poi qualcuno cominciò a soffiare sull acqua, poi un altro seguì il suo esempio e un altro ancora finche tutti insieme soffiarono così forte da formare una grande onda che sommerse la barca ingoiando per sempre l Orco e tutti i suoi complici. L Orco Grasso e la fanciulla smarrita (di Ala) C era una volta una fanciulla vestita di bianco. Un giorno era andata in un bosco a raccogliere legna. Girando e girando perde la strada di casa. A un certo punto incontra un misterioso vecchietto seduto su un tronco. La fanciulla si avvicina con paura e chiede: mi scusi mi può indicare la strada per andare a casa? Il vecchietto disse: - Poverina, dov è la tua casa non lo so, però qua vicino c è un castello dove vive l Orco Grasso che raccoglie le fanciulle smarrite e gli fa fare le torte, e dicono che lui da una fetta di torta a tutte. Ti interessa? - Sì, sì risponde la fanciulla. - Però stai attenta- continuò il vecchietto, - che questo Orco Grasso è molto avaro e ingordo e si dice che sta cercando un posto dove è possibile far fare le torte senza dare niente a nessuno. Tieni, prendi questa nocciolina, potrebbe servirti e ricorda di nasconderla da qualche parte prima di entrare nel castello. Vai per questo sentiero che ti ci condurrà dritta dritta. - La fanciulla si girò per guardare il sentiero e quando tornò a voltarsi per ringraziare, il vecchietto era scomparso. Arrivata al grandissimo castello, vide tantissime porte. Prova ad aprirne una ma non si apre, un'altra, niente da fare. Poi si ricordò del suggerimento del vecchietto di nascondere la nocciolina. Dopo averlo fatto ricomincia a cercare la porta giusta. Finalmente la trovò. Quando la aprì, si meravigliò dei tanti rumori che esistevano lì. Alla fanciulla sembrava di entrare in un carcere dove tutto era chiuso. Percorrendo un corridoio, seguendo il rumore, entrò in una stanza enorme dove c erano grandi macchine che sputavano torte, e ad ogni macchina era seduta una fanciulla vestita di verde.

3 Improvvisamente era spuntato un orchetto vestito di marrone che disse: - Benvenuta bella fanciulla! E dopo avergli messo un vestito verde continuò: - Adesso ti insegno a far partire le macchine così avrai anche tu la tua bella fetta di torta! La fanciulla era contentissima. Quando fu ora di prendere la fetta promessa, le fanciulle, che erano ben 347, si radunarono tutte intorno ad una bella e grande torta. Improvvisamente arrivò l Orco Grasso che disse: - Finalmente ho trovato il posto dove fanno le torte senza che io debba dare le fette a tutti! Quindi alzò le mani e gli orchetti spinsero i bottoni e le macchine cominciarono a risucchiare, calze, vestiti, tutto ciò che le fanciulle avevano addosso. E anche macchina dopo macchina cominciarono a sparire. La fanciulla allora pensò: adesso come facciamo? Era un inverno freddissimo, mentre fuori dal castello tutte raccoglievano la legna per scaldarsi alla fanciulla vennero in mente le parole del vecchietto. Cercò allora di aprire la noce ma non ci riuscì. Allora raccontò tutto alle sorelle che cominciarono a piangere e con le lacrime la noce si aprì e dalla noce uscirono un vestito rosso dopo l altro così che tutte vestirono di rosso. Adesso che avevano di nuovo i vestiti si sentivano più sicure così andarono a raccontare a tutto il mondo dell inganno dell Orco gridando: - State attenti, non credete agli Orchi, vi portano via la torta che basterebbe per tutti! La ragazza dal cappotto bianco (di Angela) Tanto tempo fa nel paese di Cocciopesto viveva una fanciulla dal cappotto bianco. Un giorno mentre cammina assorta nei suoi pensieri viene avvicinata da un vecchietto che le bisbiglia: Devi sapere che al di là del bosco c è un bellissimo castello dalle infinite porte dove vive un grosso orco Grasso, quest orco è goloso e molto ingordo per questo si fa preparate tante torte da fanciulle come te, e ogni fanciulla, per ricompensa, può assaggiare un pochino di queste torte che però devono essere TUTTE buonissime e perfette! Se riesci ha trovare la porta per entrare nel castello e preparare 5000 torte come quelle, anche tu potrai gustarne. Detto questo il vecchietto se ne va lasciando la ragazza incuriosita. L indomani mattina molto presto la ragazza attraversa il bosco e raggiunge il castello dalle infinite porte. Prova ad aprire la prima ma niente, la seconda neppure ma la terza si apre. Appena entra vede davanti a se un lungo corridoio, lo percorre e in fondo trova una grande macchina circolare, sopra alla quale si spostano basi di torte, che vengono farcite con crema e grandi manine meccaniche che le guarniscono con ogni tipo di leccornie, le torte finite vengono aspirate da grandi tubi e adagiate

4 perfettamente allineate su enormi scaffali. La fanciulla vede che dietro alla grande macchina si trova una ragazza dal cappotto verde che con mani abili e veloci aziona in sequenza interruttori e leve di varie forme e colori. Proseguendo nel suo cammino si trova davanti una scala a chiocciola, in cima alla scala sedute intorno a tavoli bianchi siedono tante ragazze anche loro vestite di verde e ognuna ha davanti a se un pezzettino di torta. La ragazza dal cappotto bianco decide allora di provare ad azionare la grande macchina: preme il pulsante giallo poi quello verde, alza la leva grande poi abbassa quella piccola e finalmente la sua prima torta! e poiché è perfetta e buonissima (perché tutte le torte DEVONO essere perfette e buonissime) viene allineata nello scaffale insieme alle altre, e le viene dato il vestito verde. Trascorsi 22 anni quella fanciulla è ancora lì a confezionare le torte e le fa sempre perfette e buonissime quando un giorno, il grosso orco Grasso con indosso cappotto e cappello come se dovesse partire, attraversa il lungo corridoio, sale alcuni gradini della scala e con un sorriso alza le braccia. A quel segnale uno squadrone di orchetti marroni premono il grande interruttore generale, e in quel momento tutto svanisce: le basi per le torte, la crema, le leccornie, il grembiule verde delle fanciulle, le torte sugli scaffali, e spariscono anche gli orchetti e il grosso orco Grasso. Da quel giorno tutto è fermo e il freddo e il gelo si sono impadroniti del castello. Per scaldarsi le ragazze accendono dei falò ma questo non impedisce alle lacrime di scendere dai loro visi. Poi, come per magia, le lacrime cadono nel fuoco e le fanciulle vengono vestite da un caldo cappotto rosso che subito le rinvigorisce. Adesso si possono vedere in giro per le strade, le piazze e le case queste ragazze dal cappotto rosso che gridano a tutti: - Attenzione ci portano via le torte, ci portano via le torte! State attenti, non credete agli Orchi, vi portano via la torta che basterebbe per tutti! Il filo rosso (di Eleonora) Tanti e tanti anni fa, nel villaggio di Cocciopesto, sorgeva un castello incantato, che nessuno però aveva mai visto. Su quel luogo si raccontavano storie e leggende paurose. Si diceva infatti che vi abitasse un essere potente e crudele. Un giorno Angelica, una giovane fanciulla del villaggio, sentì per caso due vecchi saggi che discutevano sulla macchina prodigiosa chiusa nel castello, che era in grado di creare dal nulla le torte ed i dolci più deliziosi del creato. Dissero anche che chiunque vi fosse entrato sarebbe stato colpito da un maleficio e non avrebbe più trovato la via del ritorno. Angelica, che era molto povera e molto coraggiosa, si disse che se una tale macchina esisteva davvero avrebbe potuto sfamare tutti i poveri del paese. L indomani mattina, quindi, prima del sorgere del sole, indossò il suo unico cappottino bianco e si mise in cammino. Prima di addentrarsi nel bosco si imbatté nuovamente nei due saggi, che le chiesero: Dove vai così di buon ora? Voglio trovare la macchina che fa le torte.

5 Vai pure risposero i saggi ma fai attenzione! e le fecero dono di un gomitolo di lana rossa dicendole di srotolarlo lungo il cammino per poter poi ritrovare la strada di casa. Angelica entrò nel bosco srotolando il filo rosso e, cammina cammina, verso mezzogiorno si accorse che il gomitolo era finito. Legò il capo ad un alberello e alzando lo sguardo si accorse di essere arrivata al castello, che aveva tantissime porte tutte uguali. Si avvicinò alla prima, ma era chiusa. Così anche la seconda. E via via tutte le porte della prima facciata. Svoltato l angolo, Angelica si trovò di fronte ad un orco grosso e grasso, che mentre sgranocchiava un torrone, tenendo un bignè in una mano ed un cannolo nell altra, urlava e sbraitava contro il castello perché non riusciva più a passare dalla porta. Dalla cima del castello una schiera di orchetti continuava a gettargli dolci e leccornie di ogni tipo. E mentre l orco li trangugiava, diventava sempre più grosso e sempre più arrabbiato. A quella vista, Angelica si spaventò moltissimo. Afferrò la maniglia della porta più vicina, e quella finalmente si aprì. Entrata nel castello, si ritrovò in un lungo corridoio, al termine del quale c era una grande stanza dove un enorme macchina ruotava, aspirava e soffiava con rumore assordante. Da lunghi tubi, che correvano lungo il soffitto, uscivano incessantemente fragole, canditi, panna e meringhe rosa. Alcuni orchetti, indossando un camice marrone e stivaloni di gomma, confezionavano ed impacchettavano torte a più strati. Una volta ultimate, gli orchetti le trasportavano fuori dalla stanza arrampicandosi su per un ampia scala a chiocciola. Salgono sul tetto del castello per gettarle all orco indovinò Angelica. Girò attorno alla macchina con circospezione, tentando di non farsi scorgere. Sull altro lato vide 346 donne, tutte vestite di verde, che ridendo e scherzando prendevano posto attorno ad un grande tavolo. Parevano molto eccitate e non degnavano Angelica di uno sguardo. La ragazza, sopraffatta da tante emozioni, cominciò a piangere. Allora una delle più anziane le si avvicinò: Non piangere cara. Sei fortunata ad essere arrivata qui. C è tanta miseria fuori. le disse porgendole un cappottino verde Tieni, indossalo e diventerai una di noi. Questo castello appartiene ad un grosso orco, che mangia tutte le torte prodotte dalla grande macchina magica. Ci tiene qui perché noi siamo indispensabili. Sono i nostri sogni, la nostra allegria, i nostri pensieri positivi che alimentano la macchina. Finché noi saremo qui l orco potrà soddisfare la sua ingordigia. In cambio, un giorno al mese, il 27, come oggi, ci porta una torta tutta per noi. E un giorno di festa. Vieni, accomodati. Sentirai che delizia!!!. Angelica era ancora un po titubante, ma la fame era talmente tanta che si cambiò il cappottino e si unì alle nuove amiche. In quel mentre, quattro orchetti appoggiarono una torta profumata sul grande tavolo. Le ragazze si guardarono l un l altra con occhi sognanti. Angelica si avvicinò, con gli occhi spalancati e l acquolina in bocca. Allungò il dito verso la torta, ma proprio quando stava per toccarla dietro agli alti finestroni apparve il faccione dell orco, che sorridendo beffardo alzò le braccia. A quell ordine, gli orchetti cominciarono a

6 spingere dei grossi bottoni e la macchina, con un rantolio metallico, invertì il processo cominciando ad aspirare la torta, il tavolo, le meringhe. Aspirava tutto, perfino le briciole. Le ragazze si avventarono contro la macchina per fermarla, ma questa aspirò persino i loro cappottini verdi, lasciandole nude e spaventate. L orco le osservava ridendo e disse: Non mi servite più. Vado in un altro castello, che abbia porte molto ma molto più grandi per continuare a mangiare tutto ciò che voglio. Quando ormai non era rimasto più nulla, l orco, gli orchetti e la macchina scomparvero. Il silenzio e la desolazione scesero sulle donne, ed un freddo gelido penetrò nel castello. Le fanciulle, impaurite, uscirono sotto la neve e trovarono due sentieri. Non sapendo quale sentiero imboccare si divisero in due squadroni, scegliendo la strada per alzata di mano. Il gruppo più folto, forte del gran numero, si incamminò senza esitazioni. La fanciulla, invece, scelse il sentiero a sinistra e si avviò con le sue amiche. Camminarono nel bosco per ore, giorni, settimane. Ma alla fine si ritrovarono al punto di partenza. E dalla radura in mezzo al bosco sentivano i pianti ed i lamenti del secondo squadrone, ormai condannato a vagare nel bosco per l eternità. Allora Angelica si ricordò della maledizione e del filo rosso che le avevano donato i vecchi saggi. Radunò le altre e disse: Coraggio amiche. E giunto il momento di tornare a Cocciopesto e mettere in guardia tutti gli abitanti del paese. Questo filo rosso ci guiderà. Mano a mano che raccoglievano il filo di lana, questo si tesseva da sé in gonne e giacche, che venivano indossati dalle ragazze. Quando giunsero al limitare del bosco, tutte le fanciulle avevano ricevuto il proprio abito rosso. Da quel giorno le donne continuarono ad andare in giro per le piazze, le strade e le case di Cocciopesto e di tutti i paesi vicini e lontani gridando: State attenti! Vi stanno portando via tutte le torte! Vi stanno rubando le torte che potevano invece sfamare tutti quanti! Molti secoli sono ormai passati. Si narra che le parole delle ragazze scatenarono l ira funesta degli abitanti di tutti i paesi visitati, i quali cominciarono a dare la caccia agli orchi. L ira si placò solo quando tutti gli orchi furono sterminati. Purtroppo però, sebbene noi non ce ne accorgiamo, alcuni di essi riuscirono a sopravvivere, e vivono ancora tra noi travistiti da persone per bene e importanti, mentre tramano nell ombra per appagare la loro bramosia di potere. Ecco perché ancora oggi ogni tanto vediamo nelle strade, nelle piazze e nelle case delle fanciulle vestite di rosso. Se avete la fortuna di incontrarle, non voltatevi dall altra parte ma ascoltatele. Le sentirete cantare: Oilì oilì oilì oilà L orco grasso partirà Con tutte le nostre torte Con tutte le nostre torte Oilì oilì oilì oilà

7 Altrove se ne andrà E chi non se ne accorge A pancia vuota resterà Oilì oilì oilì oilà Se insieme si lotterà Di grassi come questi Di grassi come questi Oilì oilì oilì oilà Se insieme si lotterà Di grassi così grossi Mai più ce ne sarà Bruttina fiaba letteraria alla Andersen un po fuori posto (di Sabrina) C'era una volta una casa piccolina, e dentro la casa piccolina una gentile fanciulla dai lisci capelli neri, intenta, in mezzo a pentole e tegami, a preparare intingoli, pietanze, dolci, biscotti per parenti e abitanti delle piccole case vicino alla sua. Spesso si fermava davanti alle finestrelle e guardava fuori e con lo sguardo cercava di oltrepassare il bosco e anche con la fantasia. Aspettava, aspettava che arrivasse, che arrivasse qualcosa di nuovo, qualcosa di più. Era felice, ma aveva il desiderio di qualcosa di più. Ma questo di più non arrivava, allora decise di incamminarsi e di cercare lei stessa. Partì per il mercato del paese vicino, Cocciopesto. E quando arrivò, quanta gente che vide, che confusione, non era abituata. Si sentì battere alla spalla: un vecchietto, di cui non ebbe timore, con occhi vivi e le guance rubizze, le sussurrò che il castello che scorgeva all'orizzonte sulla collina poteva essere ciò che cercava. La fanciulla lo ringraziò, ma tornò a casa sua. Stanca, si coricò, e durante la notte un sogno la condusse in un luogo strano, nebbioso, forse una palude per la quale attrezzarsi con stivali alti da pescatore. La mattina, al risveglio, anche se turbata dal sogno, decise di andare al castello, e indossato il suo cappotto bianco si incamminò. Se lo trovò davanti, alto, maestoso, il castello, ma non sapeva come entrarci! Vi girò attorno, e scorse delle porte, tante porte, 'ma qual è quella giusta?' si chiese. Ne provò una, ma era chiusa, un'altra, anche quella chiusa, tirò la maniglia della 3ª porta e si aperse. Una luce forte la inondò, veniva dalle potenti lampade dell'alto soffitto, un lungo corridoio si stendeva davanti a lei, cominciò a percorrerlo, seguì dei rumori ripetuti, cercò di riconoscere l'odore dolciastro che avvertiva, vide vapori fluttuare come quelli del sogno. Si guardò alle spalle, voleva tornare indietro, qui non c'erano finestrelle da cui

8 sbirciare e fantasticare. Si sentì in prigione. Stava per tornare sui suoi passi quando... notò delle figure verdi muoversi velocemente, erano fanciulle come lei, che tra vapori di pentoloni sul fuoco, versavano, mescolavano, assaggiavano. Alcune di loro si diressero in fondo al corridoio, e lei, indugiando le seguì: una cosa enorme stava lì in mezzo e tante di loro attorno indaffarate a versare bianca panna sul soffice pan di spagna a strati, a stendere crema chantilly gialla come il sole, a disporre bottoni di meringa, altre decoravano con ciuffi di cioccolato fuso, e da alcuni tubi in alto cadevano canditi, ciliegine, fragole, granelle di zucchero, fiori di marzapane. Accortesi della sua presenza, le fanciulle la guardarono, mettendola un poco in imbarazzo, e la invitarono sorridenti a completare, anche lei, la decorazione con candeline rosa di quella che stava prendendo la forma di una grande ricca colorata torta. In quel momento il suo cappottino bianco diventò verde come il loro abito. La torta, una volta completata, mentre la stavano ammirando con soddisfazione, venne sollevata da terra e portata via per il golosissimo grosso orco grasso proprietario del castello, da suoi aiutanti orchetti. Alle preparatrici, non rimasero che le briciole, i riccioli di panna fuoriusciti nei quali rotolarsi, le creme rimaste sui fondi dei tegami da raschiare e di quelle poche dolcezze erano contente e si nutrivano. Alla fanciulla dai lisci capelli neri col tempo piacque star lì e collaborando alla preparazione delle magnifiche torte per l'orco, smise di rimpiangere casa sua e le finestrelle. Ma un giorno, circa 22 anni dopo, i tubi anziché gettare canditi come sempre, si misero a risucchiare le torte, ma anche le pentole, i cucchiai, i setacci dello zucchero e della farina, le teglie, gli stampi per le meringhe. Le fanciulle incredule ben presto vennero a sapere la verità: l'ingordo grosso orco grasso, mai sazio, oltre alle torte, voleva tutto, le briciole, i riccioli di panna, i fondi delle pentole, e trovato un castello lontano, con cuoche a cui non piacevano i dolci, decise di trasferircisi. Disperate tentarono di bloccare i tubi, ma quelli risucchiarono anche i loro abiti verdi, fino al punto che rimasero nude. Una di loro, di nome Ala, prontamente, spiccò il volo e staccò quei tendaggi rossi, da dietro i quali l'orco spesso, senza essere visto spiava le fanciulle e i preparativi. E cosa ne fece? In una notte con i tendaggi cucì degli splendidi vestiti giacca e gonna, per quelle poche che non erano scappate lusingate o impaurite dall'orco. Formarono tutte insieme un unico blocco compatto rosso: le rosse brigate. Le brigate scesero in paese e non si arresero. E ancora oggi, si spostano in piazze, case, strade e raccontano, e mettono all'erta: Attenti agli orchi ingordi, vogliono tutto per sé! e a loro si uniscono altri, come il vecchietto del mercato che adesso sa, e aumentano e non si fermano. (parte quanto mai censurabile ) Le rosse brigate. Si appostarono davanti al castello, all'ombra di un gazebo, e, unite in blocco fino ad assumere le fattezze di un'enorme ciliegia maraschina, tentarono di impedire l'uscita dei fornelli e dei pentoloni più ingombranti per mano degli aiutanti proni all'orco. E ancora, si trasformarono in un rivolo di sciroppo all'amarena, che scorse giù per la

9 collina fino al mercato per far sapere a tutti cosa stava succedendo al castello. Si unirono a loro altri e il rivolo si trasformò in fiume che ravvivò il mercato. E anche il vecchietto incontrato dalla fanciulla anni prima si unì per raccontare la storia delle fanciulle affinché essa non diventasse la storia di tutti. Olì olà (di Chiara) C'era una volta un paese che si chiamava Cocciopesto. In questo paese c'era un castello. In questo castello viveva un orco grasso e ingordo, che si nutriva di torte ripiene di ogni ben di dio e decorate con pistacchi e ciliegine. L'orco aveva attirato nel suo castello tutte le fanciulle del paese. Vestite di verde, confezionavano torte per ore ed ore, ricevendo, come compenso una sola ciliegina al giorno. L'orco non era mai sazio, era diventato talmente grasso che faticava ad attraversare le porte del suo castello, ma la cosa che più lo infastidiva era il fatto di doversi privare ogni giorno di 346 ciliegine, tante quante erano le fanciulle al suo servizio; perciò meditava di trasferirsi nel paese di Altrove dove gli avrebbero fatto torte ancora più grandi, in cambio di un nocciolino di ciliegia al giorno. Nel paese di Cocciopesto viveva una bimbetta di nome Tommasina, che vestiva sempre di rosso e aveva la strana abitudine di cambiare, a modo suo, le parole delle più famose canzoni popolari. Un giorno, Tommasina, che era assai curiosa, arrivò di fronte alle porte del castello. Tentò di aprire la prima, ma non ci riuscì; tentò con la seconda, nemmeno, ma la terza si aprì su un lungo corridoio. Tommasina lo percorse ed entrò nella grande sala dove le fanciulle, con gesti meccanici, preparavano le torte, che venivano velocemente portate via da piccoli orchi in tuta marrone. Questi scomparivano in una piccola porta in fondo alla sala. Tommasina li seguì e scoprì che le torte venivano caricate su un enorme carro su cui sedeva il grasso orco ingordo. Quando anche l'ultima torta fu caricata, gli orchetti salirono sul carro, che, trainato da dodici cavalli, si diresse velocemente al porto, dove era attraccata una grande barca. Tommasina ritornò immediatamente nella grande sala e gridò e scosse le fanciulle, che come prese da un incantesimo continuavano meccanicamente a mescolare ingredienti ormai inesistenti. Disperata, cominciò a intonare un canto: "Olì olì olì olà / l'orco grasso partirà / con tutte le nostre torte / con tutte le nostre torte. Olì olì olì olà / altrove se ne andrà / e chi non se ne accorge / a pancia vuota resterà." A quel canto le fanciulle si riscossero e, resesi conto della loro condizione, si disperarono e cominciarono a piangere, ma Tommasina le rincuorò e le spronò a seguirla al porto gridando alla gente, al loro passaggio, "Attenti, non credete agli orchi, che vi portano via le torte!" Giunsero al porto dove si erano radunati tutti gli abitanti del paese, ma l'orco grasso si era già imbarcato con i suoi orchetti. Allora Tommasina e le fanciulle intonarono un canto a cui ben presto si unirono tutti: "Fischia il vento / urla la bufera / un'onda enorme ora si alzerà / l'orco grasso e tutti i suoi compari / dentro il mare presto ingoierà." A quel punto un'onda enorme si sollevò e in breve fece colare a picco la barca con il grasso orco ingordo e tutti i suoi

10 aiutanti. Tutti si abbracciarono felici e insieme si allontanarono cantando: "Olì olà olì olà / se insieme si lotterà / di Grassi come questi / di Grassi come questi / Olì olì olì olà / se insieme si lotterà / di Grassi come questi / mai più ce ne sarà." Fiaba (di Federica) Si narra di un tempo in cui, in un castello lontano lontano, delle fanciulle cucinavano torte senza sosta per saziare la golosità di un grosso Orco Grasso, tanto grasso da non passare più dalle porte! La sua ingordigia era senza limiti: ordinava alle fanciulle di sfornare sempre più dolci, e come compenso dava loro ogni giorno la fetta di una grande torta. Le ragazze provenivano tutte dal vicino villaggio di Cocciopesto, ma ormai gli abitanti si erano dimenticati di loro. Solo una giovane ragazza, tanto curiosa quanto povera, domandava sempre cosa succedeva nel castello dal quale usciva quel profumo così dolce, senza mai ricevere risposta. Un giorno la ragazza curiosa e affamata, si avviò al castello: attraversò il bosco e si trovò davanti a un grande muro con cento porte. Mentre cercava di aprire una delle porte, sentì la voce di un vecchio che la chiamava: "Ragazza! Sei proprio sicura di voler entrare?" "Certo!" rispose lei: " Ho fatto tanta strada e ho pure tanta fame, forse al di là di questo muro troverò qualcosa da mangiare!" "Bene" disse il vecchio: "Allora prendi questo pezzo di legno, vedrai che ti sarà utile, non dimenticarlo!". E scomparve. Finalmente riuscì ad aprire una delle porte, e si trovò davanti a un lungo corridoio, e cammina cammina arriva davanti ad un portone, con fatica lo apre ed ecco un grande salone con centinaia di fanciulle vestite di verde intente a cucinare, guarnire, decorare, la grande torta. Le ragazze la guardano e le sorridono. Subito una squadra di orchetti si dirige verso la nuova arrivata, le fanno indossare un cappotto verde e la invitano a sedersi per farcire con panna montata le torte. Trascorsero molti anni da quel giorno e tutto sembrava andare per il meglio quando un giorno l'orco Grasso venne a sapere che nel lontano paese di Brisè, dagli alberi si potevano raccogliere dolci di ogni specie e dai sapori inimmaginabili. L'Orco voleva assolutamente andare a Brisè ma siccome era così grasso che non poteva muoversi, aveva bisogno di un incantesimo; chiese quindi aiuto al suo vecchio compagno di malefatte, il Mago Cifrato che lo accontentò. L orco, che nessuno aveva mai visto, comparve in cima allo scalone con cappotto beige e cappello. Attorniato dai suoi fedeli orchetti, alzò le braccia, sorrise e Puff!

11 Scomparve nel nulla tutto ciò che c'era nel salone. Si fece buio e un vento gelido risucchiava le fanciulle. Istintivamente si unirono formando un corpo unico e corsero verso il punto più nascosto della sala. Tutto si coperse di uno spesso strato di ghiaccio. Dal viso delle fanciulle scesero lacrime e lacrime che pian piano sciolsero il ghiaccio e le liberarono dall incantesimo. La ragazza si ricordò del pezzo di legno che le aveva donato il vecchio e corse a recuperarlo. Quando lo mostrò alle altre, tutte si ricordarono di averne ricevuto uno, appena giunte al castello. Solo con il calore del loro respiro, i pezzi di legno presero fuoco, e come per magia tutti i loro cappotti diventarono rossi. Rinate, uscirono dal castello e andarono per vie, piazze e case avvisando tutti: " Attenti che portano via le torte!!" Al lavoro, fanciulle! Le 347 fanciulle (di Valentina) Ci fu un tempo in cui il paese di Cocciopesto era abitato principalmente da ragazze. Queste fanciulle vivevano in piccole casette, molto graziose, molto pulite, ma molto povere. Un giorno come per magia, videro che in cima alla collina, era sorto un meraviglioso castello; da sole o a piccoli gruppi, si avvicinarono al castello, era enorme, con cento porte. Era abitato da alcuni piccoli uomini vestiti di marrone, i quali dissero loro che, per entrare bisognava essere molto brave a saper fare qualcosa. Dovete sapere che le fanciulle di Cocciopesto erano conosciute in tutta la regione per la loro bravura nel fare le torte. Di questa abilità lo vennero a sapere anche gli uomini marroni. Così iniziarono a visitare il castello ogni giorno; all entrata veniva dato loro un bellissimo abito bianco e un prezioso braccialetto, su cui era inciso un numero. Sembravano principesse. Per molti anni frequentarono il castello, sfornando insieme fino a 5000 torte al giorno. Una volta al mese facevano una grande festa, dove mangiavano le loro buonissime torte, 347 buonissime torte. Ma tutte le altre torte, che loro riuscivano a fare in un mese, chi le mangiava? Le mangiava il re del castello. Nessuno l aveva mai visto e sapete perché? Perché a forza di mangiare era diventato così grasso, ma così grasso, che non passava più dalle porte. Era in verità un orco un grassissimo orco; ma era anche un orco cattivo. Sempre più voleva mangiare, le fanciulle riuscivano ad impastare una torta ogni sei secondi, ma a lui non bastava. Le fanciulle riuscivano a decorare una torta ogni sei secondi, ma a lui non bastava. Le fanciulle riuscivano a fare torte a questa velocità anche per sei ore al giorno, ma a lui non bastava. Era venuto a sapere di un paese vicino, chiamato Manosvelta, dove le persone facevano le torte così velocemente, ma così velocemente; che una fanciulla lì riusciva a farne una ogni tre secondi. Così un giorno il re-orco apparve in un

12 immenso cappotto color cammello, così grande che avrebbe potuto ricoprire tutte le fanciulle se avesse voluto. Ma egli non voleva. Alzò le mani come per abbracciarle tutte, ma non era un abbraccio caldo, tutte iniziarono a sentire freddo, i piccoli uomini marroni infatti sfilavano loro il meraviglioso abito bianco e anche il prezioso braccialetto con il numero. Rimasero tutte nude. Sulle guance iniziarono a scendere lacrime. Alcune ebbero fame, ma non c erano più le torte pronte, non c erano più le torte nei forni, non c erano più nemmeno i forni; non c erano più le torte impastate, non c erano più neppure gli ingredienti per fare le torte. Avevano portato via tutto. Come per magia scomparvero i tavoli, le sedie, i muri, le porte. Sembrava che l orco avesse mangiato tutto. Qualcuna provò a dire che se si fossero unite, forse avrebbero potuto fare qualcosa. Molte tornarono alle loro case, rimasero in poche davanti a quello che rimaneva del castello, scaldandosi davanti al fuoco. Non potevano più neanche fare le torte a casa loro perché l orco scappando si era portato via anche tutto lo zucchero, la farina, le uova, il burro. Continuarono a parlare, davanti al fuoco e il fuoco le aiutò. Parlarono a lungo finché decisero di partire e andare per tutti i paesi del regno ad avvertire di stare attenti, perché se non si sta attenti, ti portano via le torte. ATTENTI, CHE PORTANO VIA LE TORTE. Fiabe prodotte nel laboratorio Storie fatte in casa. La fiaba come racconto condotto da Magda Siti e Stefano Vercelli, alla Casa del Teatro gennaio 2011, per progetto Al lavoro! continuano le azioni a sostegno di un diritto, seconda azione, che comprendeva anche lo spettacolo Amnesie di Stefano Vercelli. La prima fiaba è quella che veniva poi raccontata nelle case, in appendice allo spettacolo.

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