Corso di narrativa Scrivere racconti a cura della Scuola di scrittura creativa Omero. Decima lezione

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1 Corso di narrativa Scrivere racconti a cura della Scuola di scrittura creativa Omero Decima lezione In modo quasi coincidente con la stesura finale dei vostri racconti il corso di scrittura si congeda da voi e, se mai lo è stato, finisce di essere un luogo di confronto per idee, riflessioni ed esperienze intorno all arte di scrivere racconti. Il desiderio di chi ha fin qui composto un antologia condita di esercizi, consigli e brani d autore è che almeno siano rimasti impigliati nella rete di internet dei percorsi rinnovati di lettura e che si siano accesi degli ulteriori bisogni di conoscenza letteraria. Comunque sia andata a noi del Gruppo Omero resta la vostra corrispondenza gentile, calorosa, talvolta emozionante che ha incorniciato con intensa umanità la scrittura dei vostri racconti. Una componente epistolare la vostra che diviene prezioso e fondamentale corpo unico con l intero laboratorio di scrittura. Per i racconti da voi realizzati resta ancora un po di tempo, almeno nel rapporto di discussione con la Scuola Omero, per portare le ultime correzioni e aggiustamenti. Ma il futuro gioca tutto a vostro favore. Oggi toccheremo argomenti di interesse speciale per chi scrive narrativa: il finale, la scelta del titolo, rilettura e riscrittura, a chi far leggere i propri racconti. Il finale La conclusione di un racconto dovrebbe già essere nell aria appena si ha l abbozzo dell idea narrativa. Tutto può succedere, ma di solito si fatica molto di più nel cercare il finale giusto a storia già iniziata. Anche perché col finale si scioglie o resta aperto anche il senso più intimo della storia. E allora ridursi alle ultime righe della storia a rovistare disperati negli angoli più riposti del vostro racconto per rintracciare il finale più bello e più giusto può essere davvero un esperienza frustrante. La conclusione di una storia è la distribuzione finale di premi, pensioni, mariti, mogli, bambini, milioni, paragrafi aggiunti e allegri commenti. Henry James Questo scriveva sarcasticamente del finale James che è stato uno dei precursori dei cosiddetti finali aperti, tipici della narrativa moderna. Finali che interrompono la storia

2 nel bel mezzo di una conversazione, di un azione, di un pensiero. Anche se bisogna distinguere tra finale di storia e finale di racconto. Perché la storia può risolversi prima e il finale può essere solo uno strascico in mano all autore o a uno o più personaggi. Per esempio nel racconto Un brav uomo è difficile da trovare (A Good Man Is Hard to Find, 1953 di Flannery O Connor, ed. Tascabili Bompiani, 1994, pag. 148, traduzione di Ida Omboni), dopo che la banda del Balordo ha eliminato a pistolettate una famigliola in gita in auto la narrazione ha una coda in cui i banditi parlano tra loro Senza lenti, gli occhi del Balordo erano orlati di rosso, pallidi e indifesi. Portatela via e gettatela dove avete gettato gli altri, ordinò, prendendo per il collo il gatto che gli si strofinava contro una gamba. Che lingua lunga, eh? osservò Bobby Lee, lasciandosi scivolare nel fosso con uno yodel. Sarebbe stata una buona donna, se quand era viva le avessero sparato ogni cinque minuti. Sai che divertimento! rise Bobby Lee. Zitto, Bobby Lee, lo redarguì il Balordo. Non c è vero piacere nella vita. Qui le ultime righe rappresentano una specie di ammutinamento sociale dopo che il racconto era iniziato concentrandosi sui ragionamenti borghesi di una famiglia che litiga per scegliere il luogo della gita. La conclusione è focalizzata sull esistenziale quanto macabra considerazione di un killer spietato, ancora lordo di sangue innocente, che filosofeggia su una vita avara di piaceri. Questo 40 anni prima di Tarantino e pulp vari. Raymond Carver spesso chiude i suoi racconti sull impossibilità di esprimere un pensiero, un sentimento. Che resta inarticolato in personaggi senza più risposta. Continuò a parlarne. Lo raccontò a tutti. Restava qualcosa, che non riusciva a dire. Ci provò, poi smise. Da Perché non ballate (Why Don t You dance?) di Carver. E anche Ancora una cosa, un altro racconto che chiude la stessa raccolta carveriana intitolata Di cosa parliamo quando parliamo d amore, What We Talk About When We Talk About Love, 1974, finisce con lo stesso impedimento a parlare e quindi con un esito che più che aperto diremo spezzato.

3 Rae e Maxine fecero un passo indietro. Attenta, mamma, disse Rae Non mi fa paura, disse Maxine. L.D. infilò sotto il braccio la busta di plastica e raccolse la valigia. Disse: Soltanto una cosa voglio ancora dire. Ma poi non riuscì a pensare cosa mai potesse essere. Da Ancora una cosa, 1974, racconto, ed. Garzanti, pag. 138, traduzione di Livia Manera. La scelta del titolo Siccome il titolo di un racconto è il primo elemento in cui ci imbattiamo è bene sceglierlo e anzi eleggerlo con cura dopo democratiche selezioni. Per esempio si sa che Charles Dickens prese nota di 14 titoli possibili per un romanzo che comparve a puntate su un quotidiano inglese nel 1854: Secondo le regole, Provalo, Caparbietà, I fatti del signor Gradgrind, La macina, Tempi difficili, Due e due quattro, Qualcosa di concreto, Il nostro amico crudele, Ruggine e polvere, Semplice aritmetica, Questione di calcolo, Una semplice questione di cifre, La filosofia di Gradgrind. E quale titolo preferì il nostro Dickens? Tempi difficili. I titoli dei romanzi e dei racconti possono far riferimento ai nomi dei protagonisti (Tom Jones, Don Chisciotte, Madame Bovary, Anna Karenina), possono indicare l argomento trattato (Orgoglio e pregiudizio, Delitto e castigo, Il piacere), possono riprendere citazioni da altre opere (Per chi suona la campana, Via dalla pazza folla, Domani nella battaglia pensa a me, Dove gli angeli non osano), oppure usare titoli simbolici o metaforici (Cuore di tenebra, Ulisse, La linea d ombra, I miei luoghi oscuri), o ancora titoli eccentrici e fantasiosi (The Catcher in the Rye cioè Il ricevitore nel campo di segale, che in italiano è diventato Il giovane Holden, Musica per camaleonti, Arancia meccanica, Il bacio della donna ragno). Il titolo è un segmento molto forte di una creazione e spesso diventa motivo di lite tra autore e editori. Questo perché l editore ha paura di scelte troppo curiose, troppo scabrose, troppo aggressive, troppo A questo proposito possiamo citare un recentissimo caso di discussione di titolo col proprio editore di riferimento (Urania-Mondadori) in cui è incappato un nostro amico scrittore di fantascienza di indiscusse qualità come Massimo Mongai (vincitore del premio Urania, fantascienza, nel 1997 con Memorie di un cuoco

4 d astronave di cui si sono vendute oltre copie). Il titolo proposto da lui era Uteri d acciaio poi diventato Il gioco degli immortali. Contenuti a parte crediamo che il titolo del nostro autore fosse decisamente indimenticabile e di culto. E ora è meglio non interpellarlo su questo argomento, rischiereste di essere mandati in un altro pianeta. Rilettura e riscrittura Non bisogna avere un rapporto di sacralità con la propria scrittura. Si deve esser pronti per il bene del racconto a buttar via ore di lavoro e a ricominciare da capo. Si può scoprire a metà racconto che si è trascurata la parte più ricca del nostro personaggio a favore di tratti superficiali e poco interessanti. E allora? Coraggio, sangue freddo e un bel cestino a portata di mano. Però neanche bisogna esagerare con i tagli, si può diventare censori di se stessi a tal punto da non farsi piacere nulla di quello che si produce. Può essere utile leggere a voce alta come se la nostra voce appartenesse a un estraneo. Ma anche far leggere le nostre pagine a persone di cui ci fidiamo, meglio se non a un proprio caro. Si metterebbero troppo a rischio anche le unioni familiari più inossidabili. Scrivere significa riscrivere. Oggi ci ho messo 8 ore a correggere 5 pagine e trovo che ho lavorato bene. Gustave Flaubert Bisogna rifare 10 volte, 100 volte lo stesso soggetto. Niente, in arte, deve sembrare dovuto al caso. Edgar Degas Il casuale dev essere bandito dall opera moderna e può essere soltanto simulato. Stéphane Mallarmé Rivedere e correggere l opera dopo averla scritta è una cosa che mi viene naturale e in cui provo un grande piacere. Può darsi che io corregga perché così facendo mi avvicino pian piano al cuore dell argomento del racconto. Sento di dover continuamente tentare di scoprirlo. E un processo, non una posizione stabile. Raymond Carver Adesso viene il punto centrale di tutto il corso e riguarda il tipo di lavoro che avete impostato col vostro redattoreeditor personale. Cioè il rapporto che avete instaurato con la persona che pazientemente ha seguito la crescita del

5 vostro racconto dallo spunto iniziale alle ultime parole narrate. Si tratta di una relazione particolarmente delicata e di fiducia. Se fino all ultimo il vostro lettore vi segnala che qualcosa non funziona o non è chiaro ed è in grado di spiegarlo sensatamente è bene credergli. Non perché il suo sia un parere speciale, ma perché il suo punto di vista rappresenta quello del lettore tipo. E forse la cosa che può convincere di più in chiave di correzioni e riscritture è che non c è di peggio che ripensare a possibili correzioni quando un racconto è ormai minacciosamente PUBBLICATO e vi guarda strafottente dalle pagine di una rivista letteraria. E allora per correggere non c è più tempo. A chi far leggere i racconti finiti Muovendosi per gradi, a seconda di quanto materiale narrativo si ha da far leggere, si può cominciare a spedire un racconto, quello che reputate il migliore, alla rivista o al sito internet che vi piace di più. In Italia ce ne sono moltissimi e tutti benemeriti per il grande compito di divulgazione culturale che svolgono. Comunque, prima di inviare a qualunque rivista letteraria o sito internet i vostri racconti, leggete sempre che tipo di racconti pubblicano. Se corrispondono ai vostri gusti allora potete ambire alla pubblicazione del racconto. Meglio aspirare a una pubblicazione sudata e di prestigio che a una facile e poco valutata editorialmente. Se avete una raccolta completa di racconti o un romanzo prendete in considerazione l idea di spedire il dattiloscritto alle case editrici non a pagamento. Vi consiglio quelle migliori e comunque scegliete le collane adatte al vostro tipo di scrittura. Non spedite i vostri lavori a case editrici-tipografie che a vostre spese pubblicano qualunque cosa. Altra possibilità è quella di mandare il dattiloscritto a lettori a pagamento collegati con le case editrici più importanti. Ultima risorsa per far giudicare i vostri testi è la partecipazione a concorsi letterari. Noi non abbiamo in grande simpatia questo canale di comunicazione perché troppo viziato dagli interessi della grande editoria. Il premio forse più credibile per gli esordienti è il Calvino. Poi stanno nascendo molte iniziative stimolanti a cura degli assessorati alla cultura di tante città legate a racconti a tema (sull ambiente, il multietnico, la multimedialità, la musica, ecc.). Tenete d occhio i bandi, anche sulla rubrica Concorsi e premi per esordienti del sito E ora due righe esplicative sulle disavventure degli esordi del Premio Pulitzer 1998, Richard Ford. Disavventure dalle

6 quali nessuno in campo artistico sembra essere scampato e scamperà mai. Una volta un tale di nome Nick Crome (gli auguro d esser felice ovunque si trovi) mi chiese la revisione d un racconto che avevo mandato alla sua rivista, TransPacific, pubblicata in Colorado. Però, quando lo feci con cura e glielo rimandai, lui ignorò la mia versione e mi chiese di premere sulla mia biblioteca locale (che si dà il caso fosse la biblioteca pubblica di Chicago) per farle sottoscrivere l abbonamento alla rivista e inserirla nei suoi scaffali. Lo ammetto gli scrissi prontamente e suggerii dove avrebbe fatto meglio a inserire la sua rivista, a seguito di che lui m inviò una lettera di tre pagine, spaziatura interlinea-uno zeppa di invettive e minacce in cui periodicamente usava la metà rossa del nastro per evidenziare quando mi dava del povero figlio, dilettante, asso, studentello, credulone, povero pazzo petulante, e ignorante rottinculo. A suo credito va detto però che mi scrisse anche: Dedico la maggior parte delle mie ore di veglia al tentativo di promuovere la carriera di tipi come te, asso. E lo faccio non solo pubblicandoli ma anche scrivendo a ognuno personalmente, in modo che sappiano che qua c è sul serio una persona che sa chi sono, e legge effettivamente quello che scrivono Mia moglie, che attualmente lavora come direttore commerciale, mi dice che lei non è un abbonato. D accordo sono relativamente pochi quelli che si curano di assicurare ai giovani scrittori i mezzi per trovare pubblicazione in America merda, ragazzo, loro vogliono unicamente essere PUBBLICATI!!!!. Anche pubblicati era una di quelle parole scritte in rosso. Maturare penso si chiami così. Pagare la mia parte di tributi. Imparare i rudimenti. Sporcarmici i piedi. Partire dal fondo. Era questo che facevo. Solo che a nessuno piacevano i miei racconti. Finalmente arrivò una telefonata da un amico in California. Una rivista, mi disse, in Nuova Zelanda era interessata alla nuova scrittura americana. Magari potevo mandare là qualcosa. Nuova Zelanda, pensai, guardando fuori dalla finestra a un cielo d inverno per niente promettente. Un bel posto. Si parla inglese, là. Nuova Zelanda. Sì, l avrei fatto. E i redattori presero il mio racconto davvero, anzi me ne chiesero pure un altro, che io mandai e loro acconsentirono a pubblicare subito. Per una volta nell inverno del 1971 pensai con molto, molto trasporto alla Nuova Zelanda, a quanta brava gente c era là. Lettori. Gente disposta a darti una possibilità. Incurante di tendenze e mode e

7 reputazioni. Era estate là, allora. Pensavo al signor Peggotty in David Copperfield che salpa per l Australia a un passo dalla Nuova Zelanda, per l appunto Cominceremo una nuova vita laggiù, è così che la mise. Questo brano del Premio Pulitzer 98 Richard Ford, fatalità, è stato pubblicato sul numero 6 della rivista Omero, BASTA ESERCIZI. L unico comandamento di oggi è quello di tirar fuori le vostre migliori qualità, o peggiori difetti, per infilarle nel vostro racconto. Cosicché arrivi al racconto una scarica di tensione tale che lo mandi il più lontano possibile da dove avreste creduto di arrivare quando avete iniziato questa avventura. A presto e un caro saluto a tutti. Si può dir quella esser vera arte, che non appare esser arte; né più in altro si ha da poner studio, che nel nasconderla. Castiglione

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