SCIROEU de MILAN NUMER CENT ACCADEMIA DEL DIALETTO MILANESE LE CENTO VOLTE DEL SCIROEU.

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1 ACCADEMIA DEL DIALETTO MILANESE SCIROEU de MILAN Anno XV Numero 100 Novembre/Dicembre 2013 Registrazione del Tribunale di Milano N 789 del LE CENTO VOLTE DEL SCIROEU Ho voluto dedicare questo numero a una retrospettiva per dare modo, anche agli ultimi iscritti di ripercorrere gli anni dalla fondazione del Sciroeu. E mentre mi accingo a scegliere fra i vari scritti, mi vengono in mente le molte domande che mi sono state poste in questi ultimi mesi. Ritengo che rispondere ai vari interessi espressi possa essere di comune soddisfazione. Ricordo che una delle prime domande fu pressappoco: Ma cosa ti spinge a portare avanti con passione e sacrificio la conduzione dell Accademia e del Sciroeu con argomenti così apparentemente poco di moda, come la poesia e la prosa dialettale? Ecco, lì ricordo che mi colse l ansia febbrile di voler trasmettere quali fossero le leve che mi sostenevano: innanzi tutto la personale e sempre crescente voglia di conoscere e approfondire il dialetto milanese. Poi la volontà che strada facendo mi pervase nel voler far conoscere tutto ciò che di culturale è racchiuso nel dialetto, attraverso la sua letteratura che, ritengo, possa competere con la letteratura in lingua! Convinto della bontà delle mie asserzioni risposi ancora ad altre curiosità, come ad esempio su cosa possano fare i vecchi cultori che si dedicano al milanese a favore dei giovani quali le leve che potrebbero far nascere nei giovani l interesse per el nòst bell dialett. E qui s infrangono un pochino i miei sogni, anche se, di fatto, non demordo! Mentre cerco con ogni mezzo a mia disposizione di fare proselitismo e di inculcare nei giovani le bellezze della nostra parlata e l immensa cultura dei poeti e prosatori che via via si sono succeduti, mi rendo conto che le distrazioni, soprattutto tecnologiche, che rapiscono i nostri ragazzi rendono la vita molto dura al nostro settore. Vi sono tuttavia corsi portati in varie sedi, non ultimo anche nelle scuole elementari dove si cerca di far nascere interesse e amore per il dialetto. Continua a pag. 5

2 SOMMARIO EDITORIALE Le cento volte del Sciroeu di Gianfranco Gandini 1 PROGRAMMI E SEGNALAZIONI 4 Inaugurati i Giardini Luigi Cazzetta di Pier Gildo Bianchi Dal Sciroeu di Poetta alla Accademia del Dialett Milanes di Pier Gildo Bianchi Il manifesto poetico di Carlo Maria Maggi di Claudio Beretta Il trasloco del Petrarca di Maria Grazia Tolfo La congiura della Pusterla di Gino Toller Melzi MILAN... LA COGNOSSI? Corso Vercelli e El Gamba de Legn di Giorgio Moro Visconti El Scottumm di Aldo Genovesi DIVAGAZIONI METROPOLITANE Gran Gala di Francesca Giussani Ornago SCIROEU DE LA PROSA - Ada Lauzi, Oreste Jannelli, Maria Luisa Villa Vanetti 14 El noster Domm di I. Siboni LEGGIUU E SCOLTAA 17 ARTE Rubens e Van Dyck: il maestro e l allievo di Vittoria Colpi 24 CUNTA SÙ La creazion de la dònna di Ella Torretta IN PRIMO PIANO Premio Dino Gabiazzi 2006 di Tullio Barbato Curiosità e perché... di Edoardo Bossi Il teatro romano restaurato dopo 22 secoli di Osmano Cifaldi SALUTE A MILANO La paura di ammalarsi di Filippo Bianchi Storia di Lombardia di Roberto Marelli La Fornace Curti, on tòcch de Milan di Gianfranco Gandini 31 Il dialetto è una cosa seria di Oreste Jannelli Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100

3 SOMMARIO PROSSIMI APPUNTAMENTI DI RADIO MENEGHINA FUORI ONDA 23 novembre 2013, ore Conferenza/dibattito EL PRET DE RATANA condotta da Tullio Barbato e Angelo Bianchi Cascina Linterno - sala Porro 5 dicembre 2013, ore 18,00 Conferenza MILANO TRA PASSATO E PRESENTE condotta da Tullio Barbato per conto della Consulta Lombarda spazio Oberdan della Provincia 14 dicembre 2013, ore Conferenza SINDACI DI MILANO DAL 1945 AD OGGI condotta da Tullio Barbato Cascina Linterno - sala Porro Accademia del Dialetto Milanese Quote annue di adesione del 2013 Soci Aderenti da 35,00 Soci Effettivi da 52,00 Soci Sostenitori da 180,00 La quota può essere versata su Banca Popolare del Commercio e dell Industria Iban IT24H Agenzia 33 via Secchi 2 Milano oppure: C/C Postale N Accademia del Dialetto Milanese SCIROEU de MILAN Edito dall Accademia del Dialetto Milanese Bimestrale fondato nel 1999 Reg. Trib. di Milano N 789 del Direttore: Gianfranco Gandini Fax ACCADEMIA DEL DIALETTO MILANESE Sede c/o Centro Culturale di Milano Via Zebedia Milano Tel Fax C.F NAT. GIUR. 12 Presidente onorario: Gino Toller Melzi Presidente: Gianfranco Gandini Vicepresidente: Mario Scurati Consiglieri: Ella Torretta - Segretaria Edoardo Bossi Mario Scurati Lucio Calenzani Redazione: Edoardo Bossi, Gianfranco Gandini, Francesca Piragine Gino Toller Melzi, Ella Torretta, Marialuisa Villa Vanetti Realizzazione e disegni di: Marialuisa Villa Vanetti Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100 3

4 APPONTAMENT E MANIFESTAZION: PROGRAMMI Sabato 16 novembre h Sciroeu di poetta c/o Circolo Filologico Milanese Via Clerici 10 Sabato 14 dicembre h Pranzo sociale per informazioni: Sig. Siboni Sig. Gandini / Manifestazion di amis ADA LAUZI I AMIS DE LA POESIA riprenderanno da dicembre ogni terzo lunedì del mese alle L incontro di Dicembre inizierà con la Santa Messa presso la Sala Bleu della Parrocchia di San Protaso, via Osoppo 2 - Milano Per ulteriori informazioni o delucidazioni è possibile prendere contatto con Ada Lauzi al numero Gino Toller Melzi conversazioni Storia di Milano il giovedì dalle alle UNITRE via Ariberto 11 - Milano Ella Torretta il 24 ottobre 2013 inizia le conversazioni Freguj de milanes quindicinalmente il giovedì alle ed alle Scrivemm in milanes Humaniter via S. Barnaba, 48 - Milano El Pontesell - Biblioteca Fra Cristoforo - via Fra Cristoforo 6 - Milano XVI Corso di Lingua e Cultura Milanese tutti i Lunedì dalle alle Docenti: Paola Cavanna, Gianmaria Ferrari, Gianfranco Gandini, Bianca Mancuso, Pietro Passera, Mario Torchio con la partecipazione di altri esperti. Giornate riservate al poeta amico e Giornate dedicate a canzoni di tradizione e cori Informazioni telefoniche dalle 17,00 alle 19, CIRCOLO FILOLOGICO MILANESE - via Clerici 10 - Ogni mercoledì dalle alle corso L ABC del Milanese corso avanzato tenuto da Gianfranco Gandini e Alma Brioschi RADIO MENEGHINA Radio Meneghina, fondata da Tullio Barbato nel 1976, sta riposizionando la sua presenza sul territorio a Milanocentro in via Caffaro e in via Trasimeno. Trasmette interventi di Luca Barbato, Mario Censabella, Ada Lauzi, Enzo Ravioli, Roberto Carusi, Gianfranco Gandini, Roberto Marelli, Alma Brioschi, Giuliano Fournier, Roye Lee, Piero Bianchi, Liliana Feldman, Ella Torretta, Pierluigi Amietta, Natale Comotti, Vincenzo Barbieri, Roberto Biscardini, Michaela Barbato, Lorenzo Barbato e le dirette delle partite di calcio casalinghe dell Inter dallo stadio Meazza.. Radio Meneghina è l emittente che riserva il maggiore spazio alla produzione dialettale di canzoni, poesie, prose. 4 Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100

5 ACCADEMIA Continua dalla prima pagina - Le cento volte del Sciroeu Ma come s inserisce, in quale rapporto si possono porre la letteratura dialettale con quella tradizionale? Ancora porto come esempio la scuola. Tempo fa sono stato invitato in un liceo, dove la professoressa di italiano e filosofia aveva inserito nel programma anche un momento dialettale, nello specifico il Porta. Se si desse impulso a questo tipo di atteggiamento e di programma, forse si riuscirebbe a determinare un maggior interesse nei giovani. La poesia dialettale, il teatro, la prosa, non sono di estrazione popolare, ancorché talvolta sia stato il popolino a ispirare il poeta. Si suole dire che il Porta e il Tessa andassero al Verziere per apprendere dal popolo, ma poi il poeta, il Vate, trasponeva in alta poesia, in prosa e teatro ciò che aveva appreso, dando così un valido contributo alla letteratura dialettale. Traducendo questo mio breve percorso, per il quale devo ringraziare l interesse che ha pervaso i vari interlocutori che mi hanno spronato a fare sempre meglio, vorrei concludere con un mio ricorrente pensiero: el dialett l è minga ona question de vecc, de settor, de politica, de pòcch, el dialett prima de tutt l è on moment de cultura indoe se pò cognoss i nòster origin, la nòstra stòria, el nòst passaa perchè senza de quell l è semper difficil costruì on doman ch el sia credibil per i nòster fioeu...e s ciao! Inaugurati i Giardini Luigi Cazzetta di Pier Gildo Bianchi Dopo il Largo Luigi Medici e la Via Delio Tessa ecco, ora, anche i Giardini Luigi Cazzetta che inaugurati in Piazzale Gorini venerdì 20 maggio alle ore 11,30 alla presenza delle Autorità Comunali confermano che la nostra città non dimentica nemmeno i suoi poeti più recenti (dopo aver ricordato nella propria toponomastica i maggiori come Porta, Balestreri, Maggi, ecc.); quei poeti meneghini che hanno saputo sfruttare magistralmente le risorse dell autentico dialetto, per creare opere d arte destinate a restare nella storia letteraria milanese. Proprio qui, in prossimità di Via Aselli dove abitava, sulla sua cara, veggia banchetta soleva sostare a lungo ogni sera, al tramonto, il Poeta Cazzetta che (nato a Milano nel 1907 vi morì nel 1992) cominciò a comporre versi in vernacolo milanese agli inizi degli Anni Quaranta, spinto da un esuberante ispirazione, fondando poi, nel 1971, assieme ad Alvaro Casartelli il Sciroeu di Poetta, di cui fu presidente fino al Fu anche presidente della Commissione dialettale della Famiglia Artistica Milanese e presidente onorario dell Accademia del Dialetto Milanese. Pubblicò numerosi libri di versi dialettali, fra i quali ricordiamo De là del pont (1962), Sô de november (1975), Profumm de erb (1979), Milla...domilla (1981), Apontament (1984), Senza vent (1988), Camionista de la nott (1992); postumo apparve poi anche Poesie, Antologia di una vita. Il suo stile è sempre estremamente concreto; i sentimenti fioriscono dalla realtà quotidiana; i versi fluiscono in varie guise, adeguandosi via via alla sublimazione delle idee, sicché la poesia del Cazzetta diventa sempre più profonda, concentrandosi in concetti, immagini ed eventi di cui finisce per diventare spesso simbolo. Con un affermazione non gratuita possiamo quindi asserire, senza tema di smentita, che Luigi Cazzetta rimarrà il maggiore dei poeti minori che hanno composto versi in dialetto meneghino. Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100 5

6 ACCADEMIA Dal Sciroeu di Poetta alla Accademia del Dialett Milanes Mezzo secolo di soledarietà della Famiglia Artistica Milanese di Pier Gildo Bianchi La Famiglia Meneghina - come attesta un gruppo bronzeo a lungo conservato presso la sua sede, finché visse e potè avere una sua sede - aveva presso di sé un nucleo di poeti dialettali che portava un nome ufficializzato ed esplicito di I nost poetta. Questo nucleo andò purtroppo rarefacendosi con la scomparsa di molti (Barrella, Bertini, Bolza, Cima, Medici, Negri, Strazza, Sessa e altri) fra le due guerre e nell ultimo dopoguerra. Fu così che, attorno al 1070 circa, Luigi Cazzetta e Alvaro Casartelli pensarono di dar vita a un nuovo nucleo poetico, il Sciroeu di poetta. Erano i tempi delle periodiche riunioni conviviali presso il Ristorante Berti, dove i poeti accolti nel sodalizio, arrivavano cont el sonett in man (secondo una felice, umoristica precisazione di Cesare Mainardi) e, dopo pranzo, recitavano i propri versi. L interessamento di Luigi Cazzetta - socio della Famiglia Artistica Milanese - permise anche di usufruire della solidarietà e degli impianti della Famiglia Artistica Milanese stessa, sia nella sede di Corso di Porta Vittoria, sia nella sua sede successiva di Via della Signora, come ora la Accademia del Dialett Milanes gode dell ospitalità della sede di Via Cornaggia. Le riunioni di tipo poetico soltanto finirono, tuttavia, per suscitare per la loro unilateralità e forse anche per qualche malcelata rivalità alcune critiche; nacque così, anzitutto, il Centro Dialettale Milanese, diretto dal Prof. Ferdinando Cesare Farra (1971) e nacque successivamente - per analoghi motivi - la Accademia del Dialett Milanes, con intenti culturali più ampi, di tipo quindi non soltanto poetico ma anche storico, folckloristico, divulgativo, ecc. e ciò con il consenso della maggior parte dei soci del Sciroeu.Era, insomma, una testimonianza del fervore dialettologico contemporaneo, che si affiancava al Cenacol Milanes del Circolo Alessandro Volta, al Circolo Filologico e alle altre iniziative, di vita più o meno durevole o feconda, sorte via via nella nostra città. La Accademia del Dialett Milanes ebbe come iniziatori ideologici e fondatori Ambrogio Maria Antonini, Pier Gildo Bianchi, Dino Gabiazzi, Giovanni Luzzi e Cesare Mainardi; fu fondata di fatto, come risulta dagli atti depositati presso lo Studio del Notaio Gian Paolo Guidobono Cavalchini in data 27 novembre 1978, e continuò a giovarsi della solidarietà della Famiglia Artistica Milanese ; il primo presidente effettivo, non ancora elettivo, fu Cesare Mainardi e Luigi Cazzetta ne fu nominato presidente onorario (il quale continuò a coordinare le riunioni poetiche del Sciroeu di poetta che, come tale, venne assorbito dalla Accademia ). Cesare Mainardi, ingegnere, vicedirettore del periodico La Martinella di Milano, raccolse i suoi nobili versi in alcuni volumi quali Pianta a Milan, Valzer, El cancell, Fuga, Settember, Ona stella, Ona cros ; sempre animato da una decorosa e dignitosa riservatezza, consapevole tuttavia delle proprie doti poetiche, aveva a lungo vissuto ai margini dei gruppi poetici dialettali milanesi. Allo scadere del suo mandato venne sostituito nella presidenza non ancora elettiva della Accademia del Dialett Milanes dall avvocato Ambrogio Maria Antonini: ingegno eclettico, sempre fedele Cenobio degli avvocati lombardi, riunì egli pure i propri versi in alcuni volumetti ( Per le vie di Milano - passeggiate in rima per le vie milanesi, Milan in quattordes vers, La donna in de la mia poesia, ecc) e tradusse per intero in rime milanesi la Divina commedia dantesca, attualmente in corso di stampa; scrisse anche molto di storia e d arte milanesi e tentò anche la poesia epica con la Canzon de Legnan : la prima delle tre parti è la libera traduzione in vernacolo milanese de Il parlamento carducciano; le altre due parti sono ricreazioni fantastiche fatte sulla base di fatti storici, accuratamente verificati. Né, dello stesso Antonini, si deve dimenticare il Dizionario Italiano-Milanese e il suo incompiuto progetto di prosecuzione di una Antologia Meneghina che completasse quella di Ferdinando Fontana. Alla fine del suo triennio di presidenza, venne poi eletto come suo successore l avvocato Giovanni Luzzi, il quale però decedette prima della fine del mandato, il 19 ottobre 1982: studioso di psicologia giudiziaria, si dedicava molto anche alle arti 6 Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100

7 ACCADEMIA figurative (pittura e sculture oltre che alle lettere). Suoi sono alcuni lavori ( L aria del dopoguerra, Legna e carboni, vedova Ballabio, L avocatt di lader ), che non furono mai presentati sulle scene, e scritti di cronaca e di storia in parte romanzate, come Il giallo della stretta Bagnera e come Il vero castello dell Innominato manzoniano o come, ancora, la Letteratura milanese dalle origini al Porta (in collaborazione con Claudio Beretta). Per quanto riguarda il vernacolo milanese, il Luzzi pubblicò anche libri in versi dal titolo Ai temp di carotol e del baston, Milan di poveritt, I cinquanta sonett del Pedrin Pepiatt, Milan e poeu pù e testi in prosa dialettale come Parla el Luisin tassista (in collaborazione con Luigi Carcano) e la traduzione recitabile dei colloqui più famosi de I promessi sposi manzoniani. Alla morte di Luzzi, l allora vicepresidente Antonini lo commemorò presso il Circolo Filologico e lo sostituì, rieletto presidente per altri due trienni (come attestano anche le presentazioni da lui firmate dei successivi Quaderni dell Accademia del Dialett Milanes ). Poi si procedette alla elezione del nuovo Consiglio (Beretta, Bianchi, Botturi, Sambo, Toller Melzi). Il nuovo presidente fu Enrico Botturi, laureato in lettere presso l Università Cattolica di Milano, già insegnante liceale a Cremona e poi entrato in una grande azienda come funzionario addetto alle pubbliche relazioni e ciò lo costrinse a soggiornare lungamente a Bergamo, da dove rientrò a Milano al momento del collocamento in pensione. Editore di un giornaletto satirico, che usciva senza regolare periodicità ( La foca barbisa ), fu poeta dialettale sempre vicino al Sciroeu ; per una decina d anni tenne corsi regolari di letteratura milanese presso L Università della terza età a Palazzo Dugnani e, divenuto presidente della Accademia del Dialett Milanes vi organizzò le celebrazioni del primo decennale. Nel 1973 aveva pubblicato un piccolo libro di versi in vernacolo milanese, intitolato Sottvos, ma la sua produzione di inediti ciclostilati e di cassette per magnetofono fu poi sempre ricca di felici spunti e di suggestive realizzazioni, tanto che il Consiglio Direttivo potù poi ricuperare molto di tale prezioso materiale e pubblicarlo dopo la di lui morte nel suo Quaderno n 3 (settembre 1990). Dopo Botturi, la presidenza effettiva passò al Dott. Claudio Beretta, poi all ing. Gino Toller Melzi e, infine a Oreste Jannelli che, eletto presidente, dopo un primo triennio di carica, venne rieletto una seconda volta (21 maggio 2002) ed è tuttora alla giuda della Accademia del Dialett Milanes. Degli ultimi tre presidenti effettivi, né del secondo presidente onorario Dott. Pier Gildo Bianchi (nominato tale nel gennaio 2000) non possiamo ancora compiutamente parlare poiché, essendo fortunatamente ancora in vita e in piena attività, non hanno evidentemente concluso né la propria produzione, né il loro compito a vantaggio della Accademia del Dialett Milanes, presso la quale sono impegnati a proseguire nella realizzazione dei programmi statutari contemplati fino agli esordi della fondazione: conferenze, letture di versi, discussioni in tema di linguistica, metrica, prosodia del vernacolo milanese e produzione editoriale di volumi (è stata ormai realizzata la pubblicazione del Quaderno n 7 - omaggio alla memoria del poeta Paolo Sambo, recentemente scomparso) e del Sciroeu de Milan. Il sciroeu in lingua meneghina è il cuore tenero e dolce della verdura e ne costituisce, quindi, la parte migliore. Il periodico ha avuto un illustre predecessore il Corriere della Sedia, cioè della Sezione Dialettale del Circolo Filologico Milanese, dal quale tuttavia - allo scopo di dissociare chiaramente la propria attività culturale e le proprie, rispettive responsabilità - la Accademia del Dialett Milanes ha ritenuto opportuno autonomizzarsi (a far tempo dall ottobre 1999). Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100 7

8 ACCADEMIA Il manifesto poetico di Carlo Maria Maggi di Claudio Beretta Come nel suo contemporaneo Johann Sebastian Bach, Maggi infonde alle commedie e alle poesie una religiosità non formale ma profondamente sentita. Con Il Concorso de Meneghini, scritto nell inverno , pochi mesi prima della fine (Isella, 1964, Apparati critici e glossario, p.33) Maggi ci consegna il suo manifesto culturale. È un calco sull Entremés de La eleccion de los alcaldes de Daganzo di Cervantes (1615) e semanticamente non va disgiunto da questa opera dello scrittore spagnolo: i concorrenti di Daganzo, in un esame vero e proprio, espongono le loro capacità, come nel nostro concorso, dove il prologo è in toscano con una critica ad Aristotele («il Riso miglior provien dal bello»). Baltraminna, musa milanese, è la coordinatrice di questo esame in cui tre candidati vogliono entrare nell abbazia, ovvero nella Badia dei poeti meneghini. Gli esaminatori portano nomi meneghini antifrastici: Barlafus (il pasticcione), Scanscin (che procede appoggiandosi alle grucce = il dubbioso?). I candidati sono Lipp Lapp (il chiaccherone), Durlindana (dal nome della spada di Orlando = il temerario?), Cappascia (dalla cappa logora, ricavata da una vecchia sottana ereditata). Tutti e tre saranno promossi, ma il primo sarà Cappascia che ha fatto un intervento programmatico, parlando dell impegno necessario per essere poeti. Forse è il lavoro dialettale più elegante di Maggi, che lo conclude per bocca di Baltraminna: Fei vegnì dent tugg trì. (Il portiere fa entrare tutti tre i Meneghini, e Baltraminna parla loro) Toson bon de ciarvell, e mei de coeur C hi biù genji, e spiret Par la reputazion del vost lenguagg, Ve ringrazij da part de sta Zittaè, S cetta, e amanta d i soeù, Comè la dà a cognoss Con la sova livrea d i Bianch e Ross. Ve daremm la patenta A ognun conforma al graed del so valor. Fevv anem, e a regatta del Toscan, del Latin, Fé splend i eleganz d i Meneghin. A gloria, e a ben d i Senn Fé che ressonna el Minga, e l Assossenn. Sora l tutt tegnì bèn la nosta lengua Netta da i immondizij, D onde l han bordeghaè Quaeiche Mennamorin del temp passaè. Drovela contra l vizij, No maei contra i parsonn, comè s è dij; Lodé l Ciel, lodé i Ommen, C hin tanto chaer al Ciel, E se dirì d i bij conzett aguzz, Che serven par unij in caritaè, No par scandarizzà; Da mendà, no da sponsg sian i vost gugg: Gran Rettorega stimm dì ben de tugg. L è ona lengua correnta, averta, e ciaera, Che apposta la paer faè par dì la veritaè; S cetta e gajrda par piantà in d i anem Inscì alla bonna i veritaè del semper; Guzza, chi sa drovalla, Partoccà dovè doeur, E sgrià foeura el coeur, Ma l so don prinzipael L è la fazilitaè del fa capì Cont esempij, panzanegh, e proverbij I pù sublimm conzett D i grand Filosofon finna in Brovett. 8 Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100 Giovanottoni, buoni di cervello e meglio di cuore, che avete avuto genio e spirito, per la reputazione del vostro linguaggio, vi ringrazio da parte di questa Città, schietta e amante dei suoi, come dà a conoscere dalla livrea dei Bianchi e dei Rossi. Vi daremo la patente, ad ognuno conforme al grado del suo valore. Fatevi animo e, a regata col toscano e il latino, fate splendere le eleganze dei Meneghini. A gloria e a bene delle scene fate che risuonino il mica e a suo senno. Soprattutto tenete bene la nostra lingua netta da immondezze delle quali l ha insozzata qualche menamulino del passato. Adoperatela contro i vizi, non mai contro le persone, come s è detto: lodate il Cielo, lodate gli Uomini che sono tanto cari al Cielo, e se direte dei bei concetti, acuti, servano per unire in carità, non per scandalizzare; da rammendare e non da pungere siano i vostri aghi: gran Rettorica stimo il dir bene di tutti. È una lingua corrente, aperta e chiara, che apposta pare fatta per dir la verità; schietta e gagliarda per piantare nelle anime, così alla buona, le verità di sempre; acuta per chi sa adoperarla per toccar dove duole e far uscire il cuore [come il gheriglio della noce]. Ma il suo dono principale è la facilità di far capire, con esempi, panzane e proverbi, i più sublimi concetti dei gran Filosofoni fino in Broletto.

9 Il trasloco del Petrarca di Maria Grazia Tolfo Milano 13 novembre 1359 A Francesco Nelli da Francesco Petrarca, ACCADEMIA Leggendo la data della mia lettera precedente, ti sarai domandato come mai in mezzo all infuriar della guerra io sia uscito fuor delle mura, e forse avrai pensato che, abitando in città, t abbia scritto fuor delle mura, allontanatomi per caso e per breve tempo dal rumore cittadino; ma non è così. Sappi che il 3 novembre ho abbandonato la casa d Ambrogio e le sue vicinanze, dove abitavo ormai da sette anni, e mi sono trasferito al chiostro di Simpliciano fuori dell antica cerchia delle mura, passando da occidente a settentrione; tanto può in me l amore della libertà, della solitudine e della quiete. Per un miglio e più vi sono amenissimi recessi, sicché, se voglio fare il giro della città, per molte miglia entro le mura trovo piena solitudine, perché il popolo si affolla sempre in piazza e nelle botteghe; ma in quel miglio è tutto mio, in parte cinto da un argine ripido e da una folta siepe, in parte solcato da un sentiero naturalmente nascosto e solitario ed erboso, per il quale spesso solo o insieme con un compagno, senza incontrar nessuno, senza quasi mai piegare, vado e vengo in luoghi aprichi e ombrosi, così che se non fosse la vista e lo strepito della città vicina, mi par d essere in mezzo alle selve. Petrarca era giunto a Milano nel 1353 per una breve visita al suo amico Gabrio de Zamorei... e si fermò ben otto anni, accolto con grande ossequio dall arcivescovo e signore di Milano Giovanni Visconti e anche dai suoi nipoti, tanto che, pochi mesi dopo il suo arrivo a Milano, ebbe l onore di tenere a battesimo Marco, il primogenito di Bernabò. Quando l 11 ottobre 1354 il dominio milanese venne diviso tra i fratelli Matteo, Galeazzo e Bernabò, fu sempre il Petrarca a pronunciare il discorso introduttivo della cerimonia, dosando i tempi del sermone sulla base dei calcoli dell astrologo di corte, che aveva stabilito il momento fausto per la consegna dei bastoni del comando ai tre Visconti. Il poeta fu tra gli eletti che accolsero a Milano Carlo IV per l incoronazione e che, più tardi, si recarono a Praga per placare l ostilità dell imperatore verso i Visconti. Più lieta ma non meno difficoltosa l ambasceria a Parigi per trattare il matrimonio tra Gian Galeazzo Visconti e la figlia del re, Isabella di Valois. Le nozze ebbero luogo a Milano l 8 ottobre 1360 e in quella occasione Petrarca coniò per gli sposi un emblema, la colombina, e il motto a bon droyt, che da quel momento distingueranno la discendenza viscontea. Come scrive all amico Francesco Nelli, Petrarca aveva inizialmente preso alloggio in una casa di meravigliosa eleganza e insolita magnificenza nella parte più appartata del convento di Ambrogio, lontano da ogni rumore cittadino. La casa è salubre, posta sul piano sinistro della chiesa, e ha davanti a sé la cupola coperta di piombo e le due torri della facciata, di dietro le mura della città e campi fronzuti e spazia sulle Alpi. Ciò che più stava a cuore al poeta era l isolamento che la lontananza dalla città gli regalava: Se molti che mi conoscono fanno proposito di venire da me, ne sono distolti dalla troppa distanza. Saluti, visite, lodi, richieste, complimenti son tutte cose da cui mi libera abitare così lontano. Se poi il desiderio di passeggiare o il dovere di far visita al signore mi fa uscire, con un occhiata a destra e una a sinistra, con un cenno a bocca chiusa, passo oltre senza incontrar nulla che mi affatichi. Nei mesi estivi, quando l afa calava insopportabile su Milano, Petrarca si trasferiva in una villa rustica a Garegnano, dove doveva sorgere la grande Certosa. Il definitivo trasloco, prima della peste del 1361 e del suo definitivo allontanamento da Milano, fu a S.Simpliciano, appena fuori le mura di Porta Cumana, in una casa più piccola e più solitaria, dalla quale il Petrarca poteva fare quelle splendide solitarie passeggiate descritte nella lettera al Nelli. Motivo del trasloco: non solo raggiungere una quiete maggiore, ma anche allontanarsi da un appartamento che per il suo lusso era stato preda da parte di una servitù poco affidabile di un sistematico e inesauribile saccheggio. Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100 9

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11 ACCADEMIA MILAN... LA COGNOSSI? a cura di Giorgio Moro Visconti Corso Vercelli e il Gamba de Legn di Giorgio Moro Visconti Se c è l anima di una strada, Corso Vercelli ce l ha. Il toponimo moderno fu assegnato con delibera del 7 giugno 1878, all ex borgo di Porta Vercellina, la strada oltre i Bastioni che, proseguimento del borgo delle Grazie, conduceva alla città piemontese: a giusta soddisfazione della cittadinanza vercellese che vide non senza dispiacere sostituire nel 1859 il nome di porta Magenta a quello di Porta Vercellina. Vercelli, città del Piemonte, alla destra del fiume Sesia è il principale mercato agricolo del riso in Europa, antico insediamento della tribù ligure dei sallivii, centro celtico dei galli libui, chiamato Vercellae (nome di significato assai incerto); conquistata dai romani nel I sec. a.c., libero comune dall XI sec., fece parte della Lega Lombarda contro il Barbarossa, nel 1335 passò alla El Gamba de Legn Signoria dei Visconti; nel 1427, per contratto nuziale, fu ceduta ai Savoia da Filippo Maria Visconti. L Associazione Commercianti di Corso Vercelli vuole rendere sempre più bello, più accogliente, più simpatico e più famoso il corso (termine più importante di via), quasi un centro europeo d incontro e di negozi che soddisfino ogni desiderio. Nel 1985 ha pubblicato un opuscolo sul Gamba de Legn, il tram che il 31 agosto 1957, adorno di ghirlande di fiori, entrò in corso Vercelli per l ultima volta con la soppressione dalla linea tramviaria di Milano Magenta Castano, nata il 9 settembre 1878, quando la società di gestione ottenne la concessione per 23 chilometri di tramvia. Un anno dopo fu inaugurato il primo tratto della gloriosa linea, quello che andava da Porta Magenta a Sedriano. Quando il Gamba de Legn (conosciuto anche come la cioccolattera ) fece la prima corsa, suscitò molta meraviglia nelle campagne in cui passava. La locomotiva, che lo trainava alla velocità di una decina di chilometri all ora, era il prodotto di una tecnologia avanzatissima; fino a pochi anni prima la Società Anonima degli Omnibus gestiva otto linee, che partivano tutte da piazza del Duomo, sulle quali facevano servizio carrozze a otto posti, trascinate da un cavallo. I tram a vapore potevano invece portare molti Corso Vercelli da una cartolina dell epoca passeggeri in diverse carrozze, a una velocità commerciale molto più alta. Nel 1878 Milano aveva superato da tempo i duecentomila abitanti e si sentivano le esigenze di trasporti moderni : c era persino chi progettava di prosciugare i navigli per ospitarvi una metropolitana a cavalli. Le motrici, che componevano il parco originale del Gamba de Legn, erano fabbricate in Germania dalla Lokomotiven fabrik Krauss: il motore doveva essere ben riparato da un cofano che lo avvolgesse e la cabina di guida, per motivi di sicurezza, doveva essere posta nella parte anteriore del veicolo. Molta curiosità suscita ancor oggi lo strano nome del simpatico tram. Come mai il Gamba de Legn si chiamasse così, non si sa bene. Forse perché uno dei primi tranvieri, incaricati di precedere il tram suonando il famoso fischietto, aveva una gamba di legno (il che la dice lunga sulle prestazioni del mezzo). Più probabilmente per via dello strano movimento ondulatorio della motrice, simile a quello di un uomo con una gamba di legno, dovuto al meccanismo di trasmissione Stephenson delle prime locomotive. Corso Vercelli ha una forte impronta commerciale, un traffico automobilistico intenso, ma anche una particolare attrattiva pedonale, una vetrina via l altra, gallerie, grandi magazzini, come il Coin (n.30 32), dopo il cinema Gloria, piccoli alberghi, altezza di edifici abbastanza omogenea. Corso Vercelli va dal n.2 (angolo Piazzale Baracca) al n.62 vicino alla Libreria Feltrinelli, Piazza Piemonte n.2 e dal n.1 al n.61. Tre Parrocchie: S. Francesco d Assisi al Fopponino (la chiesa di Giò Ponti) fino al n.37, S. Maria Segreta dal n.2 al n.8, S. Pietro in Sala dal n.14 e 51 alla fine. Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer

12 12 Sciroeu de Milan - Settember/Ottober 2013

13 ACCADEMIA DIVAGAZIONI METROPOLITANE a cura di Francesca Giussani Ornago Gran Gala di Francesca Giussani Ornago Come di consueto, il 7 dicembre per i Milanesi è festa del Patrono Sant Ambrogio. Ma quest anno è anche un evento storico per la città, a cui il Teatro alla Scala, completamente ricostruito su progetto dell arch. Mario Botta, sfavillante di fregi d oro e purpurei damaschi, illeggiadrito all interno e all esterno da rose, viene restituito dopo un lungo periodo di chiusura. Il Piermarini ne sarebbe soddisfatto. L opera in cartellone è l Europa Riconosciuta di Antonio Salieri, diretta dal maestro Riccardo Muti, per la regia di Luca Ronconi, gli scenari di Pier Luigi Pizzi, il laboratorio diretto validamente da Angelo Sala, un team di tutto rispetto. Per il restauro conservativo sono stati recuperati i pavimenti in cotto nei palchi, il seminato veneziano e il marmorino nei corridoi, come pure ripristinati velluti e damaschi. In platea parquet di rovere. La macchina scenica all avanguardia azionata elettronicamente, anch essa progettata dall arch. Botta e dall ing. Malgrande. Numerosi gli artigiani alacremente e abilmente all opera. I restauri sono durati 900 giorni con un costo di 60,5 milioni di Euro. Per quest opera sono occorsi 140 costumi di scena, 130 opere tra bozzetti, studi, figurini e gioielli. La trama racconta vicende d amore e battaglie, ma non manca il lieto fine con la morte del malvagio e il coronamento del sogno d amore tra i due giovani protagonisti. La scena iniziale dell opera si apre su un mare in tempesta solcato da un grande vascello e con imponenti cavalli nero-fumo, nonché i severi costumi dei protagonisti. Dopo lo spettacolo, nel ridotto affollato di eleganti toilettes, per festeggiare questa superprima sarà offerta agli ospiti un sontuoso dinner-galà. Milano, 7 dicembre 2004, ore è di scena l Europa Riconosciuta. Si attenuano le luci e i mormorii della sala. Il Maestro sale sul podio. Questa sera La Scala farà risentire la sua anima. Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer

14 SCIROEU DE LA PRÒSA EL BAMBIN L HA SBAGLIAA STRADA (Natal 1934) di Ada Lauzi Quell Natal del 1934, come hoo giamò cuntaa in d ona mia poesia, el Bambin el s era perduu in la fiocca e, per mì, gh era rivaa nagott. Siccome però al nagòtt mì ghe seri abituada, la m era passada prest; quell che invece me faseva stà mal, l era quel penser del primm dì de scòla dopo i vacanz, quand i alter m avarien domandaa: Se l t ha portaa el Bambin?. E i amis sarien rivaa tutti con la pigotta noeuva de fagh vedè a la maestra. Inscì defatt l era success (ma perchè m era minga vegnuu la fever a quaranta?). Subit in corridor, gh ì avevi tutt intorna che vosaven me i matt; per fortuna la maestra l era in ritard, se de nò la se saria stremida anca lee a sto rebelòtt d inferno! I tosanett strengeven pigòtt de tutti i tipi e de tutt i misur, vestii de rosa, celest, de seda, de lana,...eren inscì ciappaa a mostramm ognidun la soa, che s eren nanca accòrt che mì ghe l avevi nò, fintant che la bidella, stuffa de sto frecass, l era rivada de corsa a mett ordin e, proppi lee, la m aveva domandaa: E la toa pigòtta, in doe l è, perchè te l hee minga portada? M è mai piasuu cuntà di ball, e l è staa per quell che la me pareva nanca la mia vos che rispondeva: Come fasevi a portalla, l è pusse granda de mì! On coro de vos meravigliaa:...chissà che bella!...come l è, l è bionda? Sì, l è bionda, de porcellana, cont i oeucc celest!...oh!...se po vegnì a vedella a cà toa??! nò, nò, el mè papà el voeur minga gent in cà! Se Dio voeur l era rivada la maestra a tiramm foeura di busch, e per fortuna l aveva minga sentii la mia bosìa, perchè, ch el credii o nò, mì per lee gh avevi ona tal venerazion, che per nient al mond l avaria imbrojada. Dopo el baccan del primm moment, a cunt di pigòtt noeuv, la mattinada l era stada regolar e regolar, ai dodes, sonava la campanella de la fin. De volada a saludà la maestra e poeu, foeura tutti de corsa. Per minga trovamm ancamò in mezz ai alter e, magari, dovè cuntà di alter ball, me seri inviada pian pian, dre a tucc, quand la soa vos, (ona vos che hoo mai desmentegaa) la m ha fermaa de colp... Ada, perchè te m hee minga portaa la toa pigòtta de vedè?... Perchè ghe l hoo nò, sciora maestra, el mè papà, l ha ditt inscì che el Bambin l ha perduu la strada... Lee allora la m ha guardaa con chi oeucc tener e ciar, la s è girada a dervì l armadi de la cancelleria e l ha tiraa foeura on scatolon... El Bambin, l ha nò perduu la strada, l ha perduu l indirizz e l ha portada chì in de mì, che son la toa maestra... Toeu, pòrta via che l è ròbba toa... (On emozion inscì, incoeu, la me faria saltà i coronari!) Foeura del cancell me spettava el mè papà, per fortuna, se nò soo minga come avaria faa a portà a cà quell scatolon, che hoo mai savuu da che part el vegniss, in doe gh era denter ona bambola pussee granda de mì, bionda, de porcellana, cont i oeucc celest... TABAR soliloqui di Oreste Jannelli Pòrti el Tabar a roeuda in Pontevetero davanti a on ostaria veggia Milan doe i trii mè fioeu, dò mè nevod e on bell gener, non an mò sposaa, hann voruu festeggià el mè compleann - mangia polito come l se convegn in di circostanz - tutt de prima qualità come al temp, quand i noster gent s ceppaven el salvadanee in certi occasion per dà tutt quell che se podeva per festeggia i vecc ancamò in pee. Jersera, donca, seri insèmma a lor, e propi a mì che in chì dì chì avevi già decis de restà biott come l dì che son nassuu, lor me regalen on Tabar. Inscì mì resti biott cont el Tabar. L è forsi on poo longh, ma se capiss, lor cont el sò ben me veden grand, lor resten di bagaj, e me parlen del sò ben grand come l mar, senza fin come l è l ciel e ancamò pussee slargand i brasc. E biott, quasi a faraost, cont el Tabar mì son chì a spettà l inverna? E già! A la mia età, chì tutt sudaa a curà l inverna con la soa scighera che in del passa via, la lassa vedè tuscòss bell biott e poeu la quatta tutt col sò Tabar. De gentilomm cont el Tabar mì spettaroo l inverna e scondaroo quell che gh è adess per desquattà quell che gh è pù in del nost Milan. Andaroo in stondera, sora i pont, a guardà giò, sul Ticines, e in Monfòrt, doe son nassuu, e l inverna, che 14 Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100

15 SCIROEU DE LA PROSA se sà, el se faa sentì el me restarà in di oss, ma la nev?! La nev che la ven giò in silenzi e la sbianca i tecc di cà e el Navilli che l par on cristall coi lustritt sul giazz de l acqua, a sbarlusì e a fà la gibigianna ai bej gabbian che volen bass, me restarànn in del coeur. Quanti robb jersera, cari fioeu, con vialter in Pontevetero jersera la girava la mia storia in d on gioeugh de la magia, che col Tabar se compagnava. LA RISERA di Maria Luisa Villa Vanetti Intanta che cammini vers el Campagnon adree al Praa de l Era, nel silenzi total de la mattina, me guardi intorna e gh hoo on penser curios. Pensi che fòrsi el temp l è minga passaa, sont in del Tresént. Gh è nient intorna che me faga pensà che gh è cambiaa on quaicòss, domà campagn, fòss, piant e ciel. El ciel l è semper quell, i piant hinn istèss, fòrsi l è staa ier che Sant Ambroeus l è passaa de chì, l ha vist i foeuj che guardi mì e fòrsi l ha topiccaa in chel sass chì. Immagini tutti i pee e i roeud che hann calcaa la tèrra de sta strada, la stessa strada per sècol. Tucc hinn andaa ma lee l è ancamò chì, immòbil, che la ghe segna la via, che la guarda con pazienza e fòrsi on poo loeùjada i nòster moviment. Duu solch profond doe hinn passaa milla gént. Pee de roman, pee de barber, pass spedii de vittim in fuga, cors de moros, scarp d òr de Rè e pee piagaa de strascioni. Chissà se la gh ha on quai ricòrd di roeud de legn di carr, se l ha sentii i paròll volgar di paisann, la vos decisa del mè nòno, la bicicletta del zio. Chissà se la conoss el mè pass? Guardi el sô smòrt e squas me dispiass de cercà pù el frèsch del pòrtich, di stanz in penombra, senti la nostalgia de l acqua giazzada che adess voeuri pù. Cerchi el profumm de la menta ma l troeuvi nò. L estaa la voeur andà via, el sô el gh ha pù voeuja de fà scottà i sass, el se stuffì de giugà cont el sudor su la mia s cena. Finalment el lassarà sgiugattà l erba coi gott de rosada e sortì foeura i ultim violètt vergognos, sconduu sott ai foeuj, in cerca d on oggiada. Guardi, dal margin de la strada de polver umida, i riser e in chel mar lì, cald, vedi ogni gotta de sudor, ogni pass grev in de la palta, ogni temporal, ogni giornada de sô. Ogni lòtta col temp perchè el me portass nò via i spigh pussee bèi. Vedi tutt el mè lavorà e se on quaicòss hoo faa malament adess l è chì a mostrass per vosamm adree. El mè pass in sù la riva, el fluscià del mè stival in de l erba, el fa stremì ona fasana che la pedona via svelta e la spariss ne la riva alta del fòss. Gh è on grand silenzi, i bèsti paren stracch, fòrsi gh hann voeuja de riposà, de scondes in di sò bus e dormì per semper, desmentagà i lòtt, la set, la famm, la bondanza, la palta, l amis e l nemis. Passi cont el sguard l orizzont doe la scighera de la mattina la scond el fojamm pussee lontan, senti la stessa nostalgia d on amis quand el va via. El vol de duu germann, semper in cobbia, rinnòva la mia sorpresa de vedè el moviment improvvis d ona bèlla bèstia. Ona cornaggia la me passaa sora el coo per calas on poo pussee in là, de la part che nass el sô, fòrsi coi sò oggiatter lusent l ha marcaa la carcassa d on ratt che l ha minga vist finì l estaa e me torna in ment el Pippo, el stòrnit svezzaa in de la nòstra cà, che a la ciamada el rivava al vol e l ghe se poggiava sul coo. Scolti la vòs di riser madur, la se sent appèna appèna in l aria ferma. In fond in del canton del Campagnon gh è on airon de quèi gris che l sembra squadram con sospett, o fòrsi el spetta domà ona bissa... che speri de incontrà no in di mè pee. Passi ona man a sfiorà i spigh che tegnen el coo bass come per saludà el sò Rè, senti l orgòli de la fadiga, ma pussee fòrt l è la paura de la fin. La curiosità e la paura de conòss se sconden chi pòcch dì che me ripagarànn de tutt el lavorà e che me concedarànn, a sò piasè, la giòia o la malinconia. Te pòdet domà rassegnass a quell che sarà, ma ghe sarà nanca on moment che te sareet rassegnaa debon. El ciel e la tèrra. Te seet adree a lavoraa a ona spanna dal Signor, nel sò medesim univers, te se sentet fòrt, quasi de podè sfidall ma te see anca che in d on moment pò rivà el sò castigh e pò finì tusscòss in polver. Foo scorr i oeugg sul mar òcria di riser, usmi l aria madura de l estaa quasi finida, ghe voeuri ben a che la tèrra chì. Pensi pù ai fastìdi e che tusscòss pòdaria finì in on minutt, me basta chel moment chì. Adess. Continua a pag. 27 Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer

16 ACCADEMIA El noster Domm di I. Siboni Probabilmente molti milanesi non sanno che all inizio del 1980 il Duomo ha corso seri pericoli per la variazione dello stato tensionale dei piloni e cupola, in particolare nella zona dell altare maggiore, dovuto all effetto delle vibrazioni trasmesse nel sottosuolo e all abbassamento della falda freatica che fungeva da cuscinetto. Non è stata una sorpresa per la Direzione Tecnica della Veneranda Fabbrica che, sempre vigile e altamente competente controllava da anni anche le più insignificanti variazioni che andavano verificandosi. In base ai precisi studi fatti nel corso degli anni ha quindi deciso di dare vita ad un vasto cantiere per una definitiva ristrutturazione interna di tutto il gioiello marmoreo. L occasione ha fatto considerare che da molto tempo (25 anni) la scarsa illuminazione della Basilica impediva ai visitatori di ammirare e apprezzare appieno i capolavori architettonici custoditi. Sono stati presi accordi per uno studio di particolari soluzioni tecniche che permettessero di distribuire razionalmente l effetto luminoso sulle volte, sui capitelli, sui piloni, concentrando però la massima intensità nel transetto e nella navata centrale, meno nelle navate laterali rischiarate già naturalmente dalle vetrate. Dopo molti mesi di studi, prove e verifiche, impegnando tecnici ed esperti, la soluzione prospettata di 200 proiettori con lampade a joduri metallici compensati, da 400 e 250 W, sistemati nei punti strategici ad una altezza varia dai 32 m. per la navata principale e transetto, ai 17 m. per le laterali è stata considerata la più idonea. La Veneranda Fabbrica nella persona dell Ing. Carlo Ferrari da Passano, ha dato il via libera per l attuazione del progetto che consentiva di ottenere tre livelli luminosi di tonalità solare: normale, media e massima per le grandi solennità. Così sono stati riscoperti i capitelli, i santi, i profeti, gli angeli, gli ornati e tutti gli altri tesori nascosti che molti milanesi, nella loro vita, ne hanno ignorata l esistenza. Tutti i lavori di grande impegno sono terminati nel 1985 e il 23 marzo 1986 è avvenuta la solenne inaugurazione del Duomo rinato. 16 Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100

17 LEGGIUU E SCOLTAA Sciroeu di poetta ospita, così come ci sono pervenute le composizioni, lette e ascoltate, noi le pubblichiamo, correggendo qualche palese refuso, convinti di stimolare la volontà di chi sente spontaneo il desiderio di esprimersi, interloquendo con la musa, in dialetto milanese e con l augurio che queste pagine possano scoprire nuovi talenti. L EMOZION Emozion, spess la riva a l improvvis come on stralusc in mezz al temporal la fa rid, la fa piang, ma l è normal l è come on ragg de sô che t inorbiss! La riva per motiv che te see nanca motiv che nassen senza prevision e se te fann provà soddisfazion regalen on piasè che da on pezz el manca. L emozion l è on sentiment che ven foeura dal profond trema i gamb e trema el mond và in stondera anca la ment. L emozion la bòrla adòss se te gh hee l anim sensibil se de nò l è impossibil s el tò coeur l è faa de giazz! Dà emozion el dì che nass, i color de la natura vedè cress na creatura on sorris i sò primm pass. L è ona fòrza l emozion che và drizz sul sò sentee la decid indeperlee la gh ha minga de padron! Se di vòlt la gira in gir par de vegh el fiaa sospes ma de bòtt spariss el pes se ven foeura on bell sospir. Se gh hoo adòss on poo el magon ma me sfiora fantasia son con tì ò poesia e me ciappa l emozion!! Mario Scurati Da DOLZ E BRUSCH di Gino Toller Melzi EL MÈ BLASON El se ciama: Trinciaa de ross e giald, el fuss almen on bon trinciaa de pippa! Tant a la gent d incoeu (ma che deslippa!) questi ròbb ghe fann pù né fregg né cald. Pientaa in del giald cont i sò sgriff ben sald, col fa de chi del mond el se ne impippa, pront a trà foeura i manegh de la gippa, mettuu de sbiess gh è on usellasc ruffald cont i all sbarattaa, la lengua foeura negher come on scorbatt. Sto diavolon che a primma vista el par ona tegnoeura me disen che l sia on aquila: vedii mì pensi che se quest l è el mè blason el pò vess domà on merlo travestii. in risposta a Gino Toller Melzi CAR EL MÈ GINO... Gh hoo minga chì sòttman el tò blason e pòdi nò de certo criticall, te parlett d on usèll, d on gròss bestion, l è nò che l rappresenta fòrsi on gall?! Te diset:...l è on merlòtt ner me el carbon» gh hoo l impression che t hee cuntaa di ciall! Se l gh ha la lengua foeura, l è on grifon, coi sgrinfi ben piantaa in sul pedestall. Te diset... ma a la gent se ghe n impippa, ormai sti ròbb, i dònn je cerchen pù!... Mì credi che anmò incoeu sia na deslippa incontrann nò on quaidun, e per de pù se l blasonaa l è on Melzi con la gippa (per doperà i paròll ch el dovra lù) Edoardo Bossi Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer

18 LEGGIUU E SCOLTAA LA MIA ETA Quand me domanden: Quanti ann el gh ha? soo minga se respond, resti perpless. Ma perché mai gh hoo de vegh on età se a mì me par de vess nassuu adess? Per certi vers a gh hoo anmò de nass per certi alter sont on giovinòtt che lòtta, el se ribella, el fa frecass. Per certi anmò me senti on bell veggiòtt, ma sagg me on patriarca de cent ann. Per quest domandémm minga i ann che gh hoo. Misùri nò l età cont i malann... e in sta manera ve respondaroo: mì vivi e basta. Me pias fà e desfà: se gh entren mai i ann con la mia età? Tutt se pò fà, e s è mai vegg per nient: l età a l è domà in la nòstra ment! Lucio Calenzani EL BANCHIN DI FIOR El banchin cont i fior l hann miss giò in sul canton sott al fresch e a l ombria d ona cà, che legria! Girotond coloraa, carosell profumaa perla gris, de rosada su la fresca niada... Margaritt, tulipan fogorent e ruffald, pennellad ross e giald; ciel seren, a freguj, i misiotis celest me oggitt pèna dervii... regordeves de mì Timid vioeul a mazzett, cattaa sù in mezz ai praa rent a l acqua sabetta d ona ciara ronsgnetta; EL PARADIS Signor, el soo che in Paradis, almen per mì, la porta la sarà strettina; ma, quand te guardaree la balanzina, Signor, sara-sù on oeucc. Per mì va ben on cantonscell qualunque, ona stellina, dove se poda vess on poo seren. El Paradis per mì, nepunemen, l è come la domenica mattina, quand cessa el fora-fora e l gasaghee: la gent in strada la cammina adasi, la legg el sò giornal e la va a Messa; e mì sont sollevaa, sont senza pressa: scolti i campann, i usej, e me par quasi de vess on poo content. Per mì l è assee. primol d or, gott de sô in la zipria gelada d ona tarda brinada; gili candid, de ras, e brocchett de mimosa, fioritt bianch per la sposa; ros, rosett, a bochee, a botton, spampanaa; l è visina l estaa... On esercit senz arma, ona fresca bandera hann venciuu la scighera. Francesca Giussani Ornago Dino Gabiazzi 18 Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer 100

19 LEGGIUU E SCOLTAA S CIARIDA ONA VITA TRASADA Dent el scur de la nòtt gh è duu oeucc ricamaa cont el bloeu e duu laber tròpp ross che gh hann voeuja de dì, ma perchè passom chì tucc i nòtt a parlà cont el mur, a parlà con nissun? Al de là d on canton gh è la nòtt che pian pian la s ciariss e la và. I carett di ortolan fann frecass in sui strad de Milan ancamò pisocchent... ona dònna la derva el porton cont in brasc on sorian... là gh è on ciocch ch el topicca, el dondòna... el se pòggia in de tucc i canton tra saracch, tra lament e ghignad che stremissen na pòra veggina cont el sciall, i zibrett, el rosari in di man che la và, col coo bass, vers la gesa, là in fond. Se fa ciar... se desseda el rion cont i vos, i riciamm, i frecass e se smòrza i lampion. Lee la và cont i laber tròpp ross e quell bloeu ch el ven giò pòcch a pòcch de quii oeucc senza pas. Marco Candiani Freggia la sabbia e lustra: sabbia d argent. Sberla de ond, raffich de vent. El mar descadenaa el rogna, el bruscia ; negher el lotta: on dannaa! Mar in tempesta. Ma on bell moment el soo là in alt in festa el sferla i nivol, el va... el torna: poeu... ona spaccada! Su la cresta di ond, lusenta, ona cascada! Luigi Cazzetta LA SCALA La vitta l è ona scala pondada vers el ciel con tanti ò pòcch basei d on legn che anlù el stagiona. E col passà del temp l è ferma ò la dindònna second me tira el vent sta scala bolgirònna. Però de tant in tant se creppa on quai basell se perd ona quai scheja e scappa on quai sgarbell. Ma guai se manca el fiaa, se cala la speranza, la forza per rivà anca a on basel per vòlta. Ben fiss in del penser che nò se torna indree, intantche te vee sù ghe resta el voeui dedree. Ma num a rampegà per grazia semm in duu e l è metà fadiga de chi rampega indeperlù. Enrico Bertazzi (El Richetto del Verzee) Sciroeu de Milan - November/Dicember 2013/numer

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