il Bosco tregato Roberta Pancera Concorso Internazionale ExLibristico e Brevi Novelle Il Bosco Stregato

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1 S tregato Roberta Pancera Concorso Internazionale ExLibristico e Brevi Novelle Il Bosco

2 "A mia nipote Lara, che la sua vita sia come le vecchie favole e vissero felici e contenti."

3 Presentazione C'era una volta, raccontavano i genitori e nonni ai bambini prima di addormentarsi o nelle giornate di inverno vicino al fuoco. Noi bambini sognavamo ad occhi aperti e pur se semi addormentati dicevamo ancora ancora. Oggi le favole non sono più di moda perché sostituite dalla tecnologia. Noi con questo concorso cerchiamo di portare i ragazzi nuovamente a fantasticare e sognare un mondo pulito e privo di brutture. L aver separato per questa edizione il catalogo degli Ex Libris dalle Brevi Novelle non significa interrompere il loro legame indissolubile. Lina Lo Russo Elenco dei vincitori 1 Classificato: Federica Bazzoffi 2 Classificato ex aequo: Katty Amadio e Gradys Grazia Calvi 3 Classificato ex aequo: Franca Trevisi, Marcella Blasiol, Agata Ewa Kordecka NOVELLE 3

4 Federica Bazzoffi Rivisito la fiaba della Bella Addormentata nel Bosco Esco di casa. Sperando di trovare il Principe Azzurro al più presto. Ecco le mie migliori amiche: Caterina, Veronica e Beatrice. Ognuna è diversa dall altra, e ognuna mi fa sempre tornare il buon umore! Mi fanno un po da fate madrine e appena ho un problema me lo risolvono come se avessero la bacchetta magica! -Buongiorno!! Com è così mattiniere? Sono solo le 8 e un quarto, tra 2 minuti suona la campanella, E TU SEI GIA QUI?! È straordinario!!-. Così mi accoglie Veronica, sempre molto ironica ( fa anche rima!) e sarcastica. Lo devo ammettere, non sono proprio il ritratto della puntualità, e svegliarmi presto la mattina per me è sempre stato un vero dramma! Ma ora che ci penso, voi non sapete ancora chi sono! Bene, mi chiamo Federica e abito a Roma. Non vi dirò come sono fatta fisicamente perché io ho sempre pensato che il lettore debba crearsi il personaggio in mente con la fantasia, e non seguendo le istruzioni che dà il libro. So ascoltare gli altri, però talvolta non mi ascolto, mi reputano una persona simpatica e sincera, e a volte lo sono un po troppo! Ma torniamo alla storia, dopo il saluto di Veronica, ecco subito che la mamma della situazione, Beatrice, viene a rincuorarmi, - Non ti preoccupare, la scuola, non inizia tra due minuti!-, - No, inizia tra 30 secondi!! Insomma, ci vogliamo dare una mossa? Se continuiamo così a scuola ci arriviamo domani mattina!!-.- -Caterina, sempre un po acida, vuole fare la dura, mentre noi tre sappiamo che in realtà è una romanticona non dichiarata. Finito lo scambio di battute incominciamo a incamminarci verso scuola e se qualcuno ci avesse visto, avrebbe pensato che stessimo per andare ad un funerale!! Arrivate a scuola la professoressa Greggi, la nostra allegra signorina(ancora non è sposata!)cinquantenne ci annuncia(come se fosse il suo compleanno) che oggi ci farà un simpatico compito in classe di storia a sorpresa!!-coosa?!?- dico-non può, è una cosa sconcertante, NON LO Può FARE!!!-.- Bene signorinella, grazie a lei il preside avrà il piacere e l onore di conoscerla- mi risponde la prof. Rimango di sasso. Io, che posso permettermi di presentarmi come una studentessa modello, me ne esco cosi, come le carote, urlando a squarciagola alla Greggi che non lo può fare. Brava Federica, riceverai l oscar alla scemenza! Mi alzo a testa china, vado alla porta, abbasso la maniglia e esco dalla 2 L. Questo è un esempio del mio essere sincera. L ufficio del preside è al piano di sopra, forse posso fare una capatina in bagno prima di salire al patibolo. E, come se mi avesse letto nel pensiero, ecco che esce sbattendo la porta della classe Veronica.- Sta tranquilla, ora ci penso io a salvarti la reputazione di brava ragazza-. -E come scusa? Io dal preside ci devo andare, perché sono sicura che a fine scuola la Greggi vada dal preside e gli chieda come è andata con me.oddio vero, e ora come faccio? E poi chi glielo dice a mia madre? Guarda sembra una fiaba! La Greggi è la strega e il preside il lupo cattivo-. -Si, vabbè, e io sono la fata madrina! Ti ho detto che non c è da preoccuparsi! E allora se te lo dico io, ormai avresti dovuto capire che ho tutto sotto controllo!-. -E come scusa? Mi tieni nascosta una qualche bacchetta magica per caso?-. Tirò fuori un foglio dove c era il simbolo della nostra segreteria.- E questo cos è? La formula per sparire dalla faccia della terra?-.- Abracadabra! Et voilà!! Ecco il tuo lasciapassare per continuare a vivere da normale ragazza modello!-.- Puoi farmi il favore di spiegarmi cos è questo foglio?!-. - Va bene ingrata, questo è un documento dove c è scritto che il preside ha l obbligo di firmare. E 4 NOVELLE

5 l ordine di un set di spilli che servono alla professoressa di artistica per fare i costumi per la recita delle prime! Tu vai là, glielo fai firmare, gli dici chi sei e cosi il preside può comodamente rispondere alla Greggi. Facile,no?-. -Aaaaaa!! Che bello!! Guarda, ti sarò per sempre debitrice! Un ultima domanda alla mia salvatrice, al genio delle punizioni, come hai fatto a prendere questo permesso? Non dirmi che l hai rubato, perché se è cosi puoi dimenticarti di me!-. - Fotocopiare non è un reato, vero??-. Sorrido, ci scambiamo due baci frettolosi e salgo su per le scale. L ufficio innominato è alla fine del corridoi a destra e perciò devo passare senza alternativa davanti alle classi delle terze. Mi passa davanti un ragazzo della terza che mi piace da morire, e che a quanto pare, mi conosce, perché mi saluta. Ha l aria di essere un ragazzo gentile e neanche presuntuoso o vanitoso, perché ha un sorriso timido e una camminata un po impacciata. E' carino, e a dir la verità, non mi sono mai sentita cosi. E il guaio è che credo di sapere perché. Continuo a camminare e mi trovo davanti all ufficio del preside. Devo assumere un aria tranquilla, non quella che ho adesso o quella che avevo prima quando ho incontrato quel ragazzo. Deve sembrare che sono li per non imbrogliare nessuno. Busso.- Avanti-.- Buongiorno, signore. Sono Lantucci della 2 L. Mi manda la professoressa Greggi. Mi ha detto di portarle questo documento. Dice che deve firmarlo. E un foglio riguardante la professoressa Bellardi, di artistica. Un autorizzazione per l acquisto e l uso di spilli per la recita delle classi prime.- Si, va bene, lo lasci qui che glielo firmo dopo, ok? Lo riporto in segreteria io. Può andare-. Quel può andare per me significava tutto, tutto.- Aspetti-. Mi si è raggelato il cuore.- Porti questo pacchetto della sala di artistica-. Tiro un sospiro-.- Si sente bene?-.- Si, si tutto apposto. Ora il mio cuore sta urlando dalla gioia!! Veronica ti adoro!! Esco di corsa dall ufficio che non è più innominabile e faccio con una tale fretta che per poco non ruzzolo giù! La sala di artistica è al piano di sotto e con la solita fortuna che mi ritrovo, per raggiungerla devo passare davanti alla mia classe che tiene sempre la porta aperta. Mi affaccio alla porta senza farmi vedere dalla Greggi ma è talmente impegnata a sfogliare Vanity Fair che neanche una bomba l avrebbe distratta dalla sua lettura. Sfreccio davanti alla classe e nel frattempo tiro un bacio a Veronica che è seduta al primo banco. Mi catapulto nella sala d artistica e trovo una delle mie più grandi paure ronzare davanti a me. Un nido d api elaborato alla perfezione mi fa sbiancare dal terrore. O mamma. Che faccio? Scappo? Urlo? Mi dimeno come una matta? Ma non faccio neanche in tempo a scegliere una di queste opzioni che loro scelgono per me. Scelgono quella che a loro fa più comodo e che a loro piace di più. Pungermi. Sento il mio cuore che batte a battiti al secondo. In una frazione di secondo la piccola ape ha vinto. Ha il coltello dalla parte del manico. E lo usa. Una fitta di dolore mi colpisce al collo. Quello che per qualunque altra persona del mondo può essere un dolore piccolissimo, insignificante, in me si moltiplica per altre volte. E piano piano i miei battiti diminuiscono, rallentano, fino a non farsi più sentire, fino a sparire del tutto e a farmi svenire. Buio. Luce. Buio. Luce. L alternanza di essi mi costringe a svegliarmi e a rendermi conto che sono sdraiata su un qualcosa che è talmente duro che mi fa sorgere il dubbio che sia fatto di marmo. La luce è accecante e il buio mi fa troppo aumentare il terribile mal di testa che ho. Tengo gli occhi chiusi, sono quasi in dormiveglia. Sento delle voci- Ha avuto uno shock anafilattico che l ha portata alla perdita dei sensi-.- Ma ora come sta? Si rimetterà? La prego dottore, è grave?-. Questa è la voce di mia madre. Ma dove sono? No, è impossibile! Non posso essere in ospedale. È impossibile. Mamma mia, che mi è successo prima di finire qui? Sento freddo al polso. Che sonno. Ma che mi stanno dando? Questo mi sa tanto di tranquillante. No! No! Sono sveglia! Più o meno! Non datemi questa roba! Non mi serve. Sono già mezza addormentata Sulle scalette della scuola finalmente Caterina esordisce- Io non capisco come possano non dirci come sta Federica, siamo sue amiche! Le sue migliori amiche!! Io devo per forza vederla e sapere come sta! Sennò faccio lo sciopero della fame!!-. Si, come no! Con lo stomaco che ti ritrovi, il tuo eroico sciopero durerebbe solo un quarto d ora, il NOVELLE 5

6 tempo che passa tra uno puntino e l altro!! -.- La volete smettere?- Urlò Beatrice - Federica è finita all ospedale e voi parlate di cibo!! Non sapete far altro che litigare in questo momento??-. Veronica e Caterina sbiancarono. Poi si guardarono tutte e tre e incominciarono a ridere e a piangere contemporaneamente. Da lontano Paolo, il ragazzo che ho incontrato in corridoi, sente tutto quello che le tre ragazze stanno dicendo e il suo cuore ha un tuffo quando sente che Federica, la ragazza che ama da lontano da ben 2 anni( in pratica da quando lei ha messo piede in questa scuola) è in ospedale. Preso dalla voglia di sapere come sta la sua amata, si incammina a passo di carica verso le ragazze e gli chiede- Dov è Federica?-.- E tu saresti?-, gli chiede Veronica, - Paolo, e vorrei sapere dov è Federica.-.- Vediamo un po, io non ti conosco e quindi non so chi sei, perciò secondo te io dovrei dire ad un perfetto sconosciuto dove si trova la mia migliore amica? Non penso proprio -.- Lo so ed hai ragione, ma io sono innamorato di lei e se vuoi te lo posso anche dimostrare.-,- E come?-, - Rispondendo a qualsiasi domanda tu mi voglia fare su di lei!-. Veronica si girò e vide che Beatrice e Caterina gli facevano segno di si con la testa.- Va bene, allora se tu rispondi correttamente noi ti diciamo dov è Federica, altrimenti dovrai fare qualunque cosa noi ti diciamo di fare. Ci stai?-, - Si-. Si strinsero la mano. Dov è nata Fede?-, - A Latina-. Qual è il suo secondo nome?-,- Francesca-.- Bravo, allora ultima domanda, la più difficile Quali sono i due libri che adora in assoluto?- La so, Harry Potter, e Orgoglio e Pregiudizio. Giusto?-.- Ok innamorato, io mantengo le mie premesse, è al San Raffaele. Però non ti faranno entrare, ci abbiamo già provato noi!-, - Non ti preoccupare, io ci riuscirò!. Dopo aver detto questo, come un principe in sella al suo cavallo bianco, Paolo Sali sulla sua bicicletta e parti pedalando all impazzata per raggiungere la sua bella all ospedale. L unico problema è che il San Raffaele è dall altro capo della città e per raggiungerlo c è da percorrere una strada che potrebbe vincere un premio per quanto traffico c è!!- Va bene- pensa Paolo- Ce la farò!-. Davanti agli occhi di Paolo di apre uno spettacolo impressionante: Un semaforo rosso che non ne vuole sapere di diventare verde; un incidente tra un cinese e un rumeno che non hanno ancora pensato interprete e in mezzo a tutto l ingorgo un gruppo di trenta persone si vuole far strada con striscioni e cartelloni. Le speranze di Paolo diminuiscono un po, ma si fa forza. Per primi supera il cinese e il rumeno, ancora intenti a capirsi, poi supera gli scioperandi, che con il megafono gli fanno letteralmente perdere l udito ad un orecchio, e poi il cielo gli da una mano, perché il semaforo diventa verde!! E da li fino all ospedale è tutto un pedalare senza fine. Arrivato all ospedale incontra all entrata i genitori di Federica e quando gli chiedono chi è lui, risponde semplicemente che è un amico di scuola e loro gli indicano dove si trova la stanza della loro figlia. Paolo corre e arrivato alla stanza vede la sua amata dormire beata e lui rimane li, immobile come se lo avessero pietrificato ad osservarla in tutta la sua bellezza. I capelli, le labbra qual naso a patata che lei odia tanto quanto lui lo ama. Ad un certo punto lui le si avvicina, timoroso, la guarda, le sussurra quelle due paroline che sono tanto magiche e la bacia. Incomincio a vedere. C è un ragazzo sopra di me, quello stesso ragazzo che mi ha salutata ieri, prima che finissi in ospedale. Oddio, ma questo mi ha baciata!!(non che la cosa mi dispiaccia, anzi!). No! Si è svegliata! Complimenti Paolo, hai sprecato la tua unica occasione di poterti mettere con la ragazza che ami! Lei si svegli, e si trova sopra di lei te che l hai baciata. Le hai regalato uno stupendo risveglio! -Ciao! Che ci fai qui?-,- Ehm, io? Eh, no, niente, ero solo venuto a trovarti e a Comunque io sono Paolo!-.- Tanto piacere, e comunque la frase te la posso comodamente finire io! E: ti stavo baciando.-. Arrossiamo tutti e due e senza doverci spiegare nulla, ognuno sa cosa prova per l altro. Entra mia madre, mio padre, mia sorella e le mie migliori amiche che con un occhiata capiscono subito cos è successo. Mi fanno tornare a casa, ora sto con Paolo e, come nelle favole, vissero tutti felici e contenti!!(ah! E naturalmente, io amo le api!) 6 NOVELLE

7 Gladys Grazia Calvi Storia di ghiri, furetti, fatine e "La bella addormentata nel bosco" C'era una volta... un vecchio granaio, in un piccolo grande bosco, abitato da furetti, fatine, pipistrelli, coccinelle, farfalle, una coppia di giovani ghiri, cerbiatti e una colonia di barbagianni.w Da poche ore si era conclusa, una bellissima festa di matrimonio e quindi tutti gli abitanti, un po' ubriachi e un po' stanchi si ritirarono nelle rispettive case. Il vecchio granaio era stato messo a "nuovo" e finalmente dopo molte ore di duro lavoro, ecco giunto il momento per Trip, di stendersi un attimo per fare un pisolino... Era lui il novello sposo con tanto di abito da cerimonia gessato, ghette, gardenia all'occhiello, catena d'oro nel panciotto, camicia bianca finissima, guanti di raso, cilindro e...lunghi baffi marroni, grande naso e lunga coda pelosa, bellissima. Sì, sì avete capito bene, perchè lui, era uno splendido ghiretto! Il suo nome Trip derivava dal fatto che lui aveva...un po' di pancia, anzi una trippetta interessante. In un baleno cadde avvolto da più di cento, ma che dico?! Duecento foglie, nel letto a baldacchino, regalo dei furetti, e la sua novella sposa Baffettina dov'era? Era lì davanti a lui, che lo guardava con aria sognante, con il suo abito azzurrino, con tanto di strascico, coroncina di fiorellini in testa, bouquet di non ti scordar di me, era molto carina, e si sà il detto famoso:"ghiretta baffuta, sempre piaciuta". E così era stato, e Trip era pazzo d'amore per lei. Le stelle alte nel cielo ormai vellutato di blu, danzarono felici con la luna, sussurrando: "Ah l'amore..." Trip e Baffettina si diedero il bacio della buona notte e si addormentarono abbracciati, erano molto stanchi, così tutti andarono a dormire nei loro lettini. Il bosco tacque e fu silenzio. Poi arrivò il giorno e tutto nel bosco si risvegliò. Passarono un giorno, due giorni, una settimana, finchè nel vecchio granaio, accadde una cosa strana. Si perchè vedete Trip e Baffettina si erano addormentati dal giorno del loro matrimonio e...non si erano più svegliati, altro che pisolino! E avrebbero continuato così se non fosse per un particolare che non era certo sfuggito alle coccinelle che svolazzavano insieme ai pipistrelli nel granaio. Ben presto ci sarebbe stato un "lieto evento", sì insomma Trip e Baffettina sarebbero ben presto diventati genitori. Infatti per questo motivo, lei si era svegliata, per chiedere aiuto ad una pipistrellina sua fedele amica che volò fuori dal granaio ed andò veloce, alla tana della faina, grande esperta di nascite e chiamò a squarciagola: "Signora faina c'è bisogno di voi al vecchio granaio, la ghiretta sta per avere il suo bambino". In un attimo arrivarono, e mentre la faina era intenta a fare da levatrice, la squadra di topine infermiere erano pronte a darle una mano ed allora...chi faceva bollire l'acqua, chi prendeva delle garze,e chi cercava di tranquillizzare la ghiretta impaurita, accarezzandole il musetto e le zampette. E lei piangeva piano. Intanto arrivarono le farfalle bianche, svolazzando insieme alle loro amiche coccinelle, erano lì per svegliare Trip, impresa non certo facile. Cominciarono a girargli intorno, sempre più vicino, a tirargli i baffi, le orecchie, la coda, ma niente, allora decisero per il miglior sistema in assoluto, infatti chiamarono la squadra addetta al risveglio più immediato: le zanzare! Zuu, zuu, zuuuuu...e finalmente Trip si svegliò in tempo per vedere la nascita di sua figlia. Era bellissima tutta bianca, con quel nasino rosa, quegli occhietti furbetti, le orecchiette, quelle zampine, quella bocchina rosa, e quei baffetti bianchi. Le fu dato il nome di Nuvola. La mamma ed il papà erano al settimo cielo per la felicità. In un battibaleno ci fu un passa parola nel bosco: "E' nata, è nata", NOVELLE 7

8 unica per il colore del suo mantello, così bello tutto striato d'azzurro. Gli uccellini volavano a destra e sinistra, i furetti canticchiavano e ballavano assieme alle loro amiche, piccole lumachine si rincorrevano tra le foglie di una grande quercia, seguiti dalle farfalle. I folletti arrivarono di corsa, chi era intento alla posta mandò subito dei telegrammi, e i barbagianni segnali intensi, insomma era tutto una frenesia, e quindi per l'occasione Martus il pipistrello, radunò gli abitanti del bosco, chiamò le cicale e fece un annuncio: "Amici, ci sarà una grande festa per la nuova arrivata, e sarà una festa bellissima", tutti urlarono: "Urra, urra". E il giorno tanto atteso venne. Arrivarono cento uccellini con fiori nel becco, per abbellire il granaio, e mentre Trip era intento a fare le fotografie alla sua piccola, arrivarono tutti portando un regalino. Le faine, le marmotte, i furetti, le farfalle, i folletti e naturalmente giunsero le tre fatine buone, l'azzurra, la rosa, la verde, insieme alle coccinelle. E furono proprio le fatine ad elencare, rivolte alla piccola festeggiata Nuvola, tutte le cose belle che le sarebbero accadute, tutti erano molto felici, ma per poco tempo, e ci fu uno strano silenzio. Gli scoiattoli scapparono nelle loro tane, all'improvviso apparve come d'incanto la strega cattiva, viveva dentro una radice di un vecchio albero, (tutti pensarono che fosse morta) non era stata invitata, e piena di rabbia sentenziò: "Questa ghiretta non avrà lunga vita, perchè quando arriverà all'età di tre anni, si pungerà ad una zampetta e morirà!", e scappò via. Sgomento fra tutti, i genitori decisero che mai avrebbero lasciato la figlia da sola. Il tempo passava e tutto sembrava andare per il verso giusto, finchè un giorno Nuvola che aveva appunto tre anni, era intenta a giocare nel bosco, a nascondino con un barbagianni, ridevano tutte e due felici, quando Nuvola si punse una zampetta con una spina, cadde a terra. Sembrava morta. I folletti impauriti la presero e la portarono nel vecchio granaio e la misero sul suo letto, i pipistrelli con tutto quel trambusto, si svegliarono di colpo e non capirono cosa stesse succedendo. Nel granaio tutti piangevano intorno a Nuvola, allora i genitori sconvolti, si chiesero sgomenti se forse si stava avverando il sortilegio della strega cattiva. Allora decisero di andare a chiamare immediatamente le fatine, forse loro potevano fare qualcosa, giunsero i cerbiatti accorsi dal pianto e gridarono in coro: "Fatine, fatine venite, presto Nuvola sta male, sta molto male". Le fatine arrivarono e fecero un sortilegio, Nuvola sarebbe rimasta addormentata così per cento anni, si sarebbe svegliata solo con un bacio d'amore dato da un innamorato, fecero addormentare tutti quelli che erano nel granaio, mamma Baffettina, papà Trip, le faine, i furetti, i pipistrelli, le coccinelle, i barbagianni, i cerbiatti, gli scoiattoli, le farfalle, le lumache, i folletti, e così piano piano tutti chiusero gli occhi, anche gli alberi ed i fiori e...si addormentarono per cento lunghi anni. Nel bosco ci fu silenzio, Nuvola diventata "La bella addormentata nel bosco", era sempre più bella, le tre fatine vegliarono su di lei e su tutti gli altri, finchè un giorno, trascorsi cento anni, passò di lì una famiglia di ghiretti rossi, tra di loro c'era un giovane ghiretto di tre anni di nome Rossino. Videro il vecchio granaio, incuriositi da tutto quel silenzio, vi entrarono e rimasero senza parole. Tutti gli abitanti del bosco erano lì, che dormivano intorno ad un lettino, e quello che più colpì Rossino fu quella piccola "Addormantata nel bosco", si avvicinò a lei, e disse:"oh come sei bella", e la baciò. D'incanto lei aprì gli occhi, lo guardò affascinata e per magia si svegliarono tutti, papà Trip e mamma Baffettina si guardarono intorno stupiti, era come se avessero dormito pochi mesi, si abbracciarono felici e si rivolsero alla loro figlia dicendole: "Oh, siamo molto contenti che tu stia bene, noi non saremmo riusciti a vivere senza te" e la baciarono, poi sorrisero al nuovo venuto Rossino. L'amore aveva vinto su tutto, anche sul maleficio della strega cattiva. "Evviva, evviva, evviva l'amore", così si sentiva gridare nel granaio, per tutto il bosco. I furetti per la gioia, fecero mille capriole e si rincorrevano per il piccolo grande bosco, ed i barbagianni li guardavano stupiti. Mille farfalline di mille colori, volarono di qua e là, arrivarono più di cento colibrì con fiori profumatissimi e fu subito una grande festa. Ci fu un banchetto pieno di prelibatezze, dato che tutti in quel piccolo grande bosco erano vegetariani, le verdure erano cucinate in moltissimi modi e tutti ne erano entusiasti. Arrivarono gli scoiattoli che portarono tante noci bellissime, grandissime, i furetti con ceste piene anzi stracolme 8 NOVELLE

9 di mandorle, pronte per essere cucinate, in cucina. Il "Gran Chef", Martus il pipistrello, era intento a dare ordini di qua e di là, gridando: "Allora a che punto sono le mandorle fritte con il miele?, bisogna fare presto, abbiamo tante ordinazioni". Gli assaggiatori i pipistrelli ed i barbagianni, erano in cucina, in fila con la bocca aperta, tutti sporchi di miele, ma ne valeva la pena, e così il pranzo fu un successo. Dopo arrivarono gli uccellini canterini, nell'aria si sentì una musica bellissima, e tutti ballarono fino allo stremo delle forze. Le stelle si illuminarono e la luna felice fece un timido sorriso, mandò un bacio ai futuri sposi Nuvola e Rossino e...tutti vissero felici e contenti. Katty Amadio La bella addormentata... una storia di oggi Marisita amava ascoltare tutte le sere la fiaba della Bella Addormentata nel Bosco" e, mentre mamma leggeva, lei l interrompeva facendo un sacco di domande: Mamma io sono come lei? Non mi vorrei mai svegliare! E vero che anche a me, piace tanto dormire?! Mamma, esistono ancora i principi? Io ne troverò uno? Come avrà fatto a dormire per cento anni? Era insomma la sua fiaba preferita e nello stesso tempo il suo tormento Ben presto gli anni passarono e Marisita diventò una bella ragazza, dai capelli lunghi e neri. Un giorno funesto nel suoi diciottesimo anno, un incidente d auto, la fermò contro un palo il mondo si capovolse e ruzzolò giù nel fossato del niente Un amico morì un amica, e il suo ragazzo se la cavarono in qualche modo Marisita entrò in coma attaccata alle macchine che la sorvegliavano e la sostenevano bip bip bip bip. Iniziò così un calvario, dove nessuno vedeva una fine I medici dissero a mamma di starle il più vicino possibile, l unica cosa che poteva e doveva fare, era ripeterle e pronunciare frasi, cose che a lei erano sempre piaciute da quand era piccola: canzoni, espressioni, letture e soprattutto continuare a parlare con lei. Fu allora che mamma, si ricordò della fiaba della Bella Addormentata nel Bosco. Rispolverato il vecchio libro, con cura e con amore, tutti i giorni l andava a trovare e gliela leggeva C era una volta un re e una regina, tanto disperati perché non avevano bambini Quella vecchia è venuta solo per far del male Brave sorelle che bei regali! Ma anch io uno ne voglio far. Giunta all età di maritare La principessa cadrà in un sonno profondo che durerà cento anni Oh! Mi sono punta una mano La principessa deve dormire, dormire dormire E il principe si mise in cammino. Oh! Il suo sonno si spezza si sta svegliando! Siete voi mio principe? La mia corte si sta svegliando! Il principe la chiese in moglie E vissero felici e contenti Alla fine, nel silenzio rimaneva sempre lui il bip------bip bip------bip , quasi presuntuoso quasi canzonatorio, beffardo NOVELLE 9

10 Una sera diversa dalle altre, quando il bip prese il posto della speranza la mamma chiuse il libro, ormai sgualcito dagli anni, e si arrese non riuscendo più a continuare a lottare da sola con un unica arma - un libro di fiabe Con il libro tra le dita, avvolta in mille pensieri accavallati, andò alla finestra - Si accorse allora che Il bosco incantato della Bella Addormentata non c era più Là ormai sorgeva un bosco di palazzi, condomini, grattaceli. La foresta dei condomini. Era questo l incantesimo del bosco? Con tante lucine, che non erano di sicuro, né fate, né lucciole a brillare nella notte fonda. Un giorno come gli altri settemila trecento giorni, quasi tutti uguali. Erano trascorsi vent anni da quel maledetto giorno! E con e come il bosco se n erano andati via tutti! Papà era morto gli amici che un tempo l andavano spesso a trovare, erano spariti spariti nel nulla Come il suo ragazzo, una volta guarito tanti pianti, un gran rimorso, e poi anche lui come TUTTI, se n era andato, dileguato, dissolto sposato già da tempo. Qualcuno di tanto in tanto, chiedeva: Ma quella ragazza, quella di quell incidente Quale? Quello che sarà successo vent anni fa Quella che abitava là Quella mora si sa se è ancora viva? Che fine ha fatto quella là che era in coma da molti anni la fidanzatina di? Domande, parole, ricordi che non trovavano risposte, perse per la mente nel tempo del passato di qualcuno che aveva dimenticato il dolore, la sofferenza, la sorte e la tristezza altrui ORA era rimasta solo lei LA MAMMA a vegliare una figlia, che stava appassendo come un fiore e invecchiando come uno straccio, sopra un letto, da vent anni. LEI a cui non era rimasto altro che ricordare e vivere in una vita di ricordi di una vita semplice e felice, della sua famiglia che s era sbriciolata tra le sue mani volata via come farina al vento e col vento portata lontano lontano da tutti. Imperterrito il bip------bip------bip rimbombava. Al posto dell erba, delle siepi e dei prati, scorgeva piccole macchie colorate parcheggiate nella notte, sotto pali di ferro illuminati, messi al posto degli alberi gli alberi! Quelli veri! Tagliati per lasciar il posto all asfalto -Questa non era magia! Era la realtà! Squallida realtà! Cosa vedrebbe mia figlia se si svegliasse ora? Cosa troverebbe? O cosa non troverebbe? E poi un principe qua al quinto piano di una anonima stanza d ospedale quando mai, potrebbe venire?? Chi la vorrebbe baciare ORA? Rimuginava tra se, nervosamente scossa, la mamma. Cosa ho da offrire a mia figlia, se si svegliasse ORA? La mia vecchiaia i miei acciacchi il mio dolore? La mente cominciava ad offuscarsi, oppure erano le lacrime ad appannare e distorcere le immagini o era la rabbia dell impotenza? O la rabbia del dolore? Dello sconforto? Dell abbandono? Inesorabilmente il bip-----bip------bip----- echeggiava. Il libro della Bella Addormentata nel Bosco, cadde a terra, con il rumore secco della morte. Quei bit bit non erano più un segno di vita, ma erano tamburi di morte! A pugni chiusi s avviò verso il letto e farneticante delirante, cominciò a chiamare il suo nome: Marisita Marisita, non ce la faccio più Marisita, da sta sera saremo di nuovo tutti e tre insieme non sarai più sola, piccola mia perdonami Il tuo principe non verrà più e così dicendo levò il lenzuolo, strappò via la maschera dell ossigeno per baciarla dieci cento mille volte. Un sussulto, un sibilo in quell attimo si udì bip-----bip----bip---bip--. Il cuore aveva accelerato! Le dita si mossero, gli occhi si aprirono. Arrivarono gli infermieri in preda al panico, per fermare quella madre che, in un attimo di pazzia, era riuscita a ridare la vita alla sua, principessa 10 NOVELLE

11 Chiara Giordani La bella addormentata a modo mio In una valle verde e rigogliosa, in una splendida villa viveva la famiglia Felice di nome e di fatto. Il papà Guido era commerciante di veicoli agricoli e la mamma Alba scrittrice di libri per bambini. Avevano tutto dalla vita ma l'unica gioia negata era un figlio. Ma anche quella gioia un giorno arrivò, furono dei mesi meravigliosi, Alba sentiva il figlio crescere giorno per giorno, ma un pensiero le rodeva dentro, non sapere se era un bimbo o una bimba. C'era un solo modo per accertarsene, rivolgersi a una vecchia signora che abitava ai margini del paese e aveva fama di essere un'indovina. Alba si confidò con Guido dei suoi pensieri ma Guido non era d'accordo perchè aveva sentito dire tante brutte cose su quella donna, ma Alba ormai non sarebbe più tornata indietro dai suoi pensieri. Un giorno, di buon'ora, accompagnata da una zia si recò nel posto che gli avevano indicato in paese. Lo spettacolo che si presentò a loro none era dei migliori: la vecchia abitava in una catapecchia ai confini del paese, che a dirle brutta le si faceva un complimento. Era una casa nera, con le persiane rotte, le finestre viola e nel piccolo giardino davanti casa non cresceva neanche un'ortica. Alba suonò un vecchio campanaccio e subito si affacciò una vecchia, naso bitorsoloso, occhi storti e capelli che somigliavano ad una retina per lavare i piatti usata molto. L'essere si chiamava Uga e non fece neanche parlare Alba, perchè già sapeva tutto. Alba non riuscì a capire come faceva a sapere, ma la sua curiosità ebbe il sopravvento. Lei le voleva offrire dei soldi in cambio della sua consulenza ma la vecchia volle fare un patto con lei: le avrebbe dissipato il mistero della sua gravidanza, e se avesse avuto ragione della sua previsione, il giorno del suo diciottesimo compleanno la ragazza dovrà abbandonare la casa paterna e trasferirsi nella casa di lei anche se in quella data lei non ci sarebbe stata più e non sposarsi mai. Alba, tradita dalla sua frenesia e dalla sua curiosità non esaminò la proposta di Uga e come ipnotizzata accettò il patto senza neanche dar ascolto alla zia che cercava di dissuaderla. Uga con voce roca e piena di soddisfazione disse: " Sarà una splendida bimba che diventerà una magnifica ragazza". Ad Alba quelle parole la riempirono di gioia vera come solo una mamma può provare; tornata a casa ne parlò con Guido negandogli però l'esistenza del patto con Uga. Dopo diversi mesi, il ventun marzo Alba diede alla luce una splendida bimba a cui diede il nome Gioia, che non a caso rispecchiava il carattere e la bellezza di quella bambina. Gli anni passarono e Gioia cresceva in piena salute, a scuola era un'allieva modello e nella vita di tutti i giorni era un esempio di educazione e moralità. Il tempo, si sa, fugge veloce e Alba vedeva Gioia crescere e in cuor suo a volte ricordava il patto fatto con Uga. Un giorno trovandosi a passare nei pressi dove ricordava esserci la casa della vecchia Uga, spinta dalla curiosità andò a vedere se c'era ancora. La casa era ancora più spettrale di come la ricordava, cercava con lo sguardo Uga ma fu interrotta dall'arrivo di un contadino che passando di là si era incuriosito nel vedere qualcuno vicino a quella casa e le disse: "Signora lì non troverà niente e nessuno, la vecchia che ci abitava era sparita nel nulla e i carabinieri che erano venuti a controllare avevano detto che la casa era completamente spoglia di tutto, e da quello che potevano intuire non era stata abitata da almeno cento anni". Il sangue nelle vene di Alba diventò di ghiaccio e il suo cuore si fermò. Cominciò a pensare che non era stato un caso che era passata di là, fra una settimana sarebbe stato il diciottesimo compleanno di NOVELLE 11

12 Gioia. Infatti tornata a casa trovò Gioia e suo padre Guido intenti a preparare la lista degli invitati alla grande festa che stavano preparando. Alba guardò Gioia negli occhi pronta a rivelarle il tremendo patto, ma mentre stava per aprire bocca, Gioia l'abbracciò e le disse: "Mamma, il giorno del mio compleanno ti presenterò il mio fidanzato, la persona a cui tengo di più dopo te e il babbo". Quelle parole aggravarono il rimorso di coscienza di Alba per le cose non dette, ma di fronte alla gioia letta negli occhi della figlia, decise ancora una volta di tacere sapendo però di continuare a fare un'azione sbagliata nei confronti della sua famiglia. Furono notti insonni per Alba, passate a pensare ai risvolti di quella scelta fatta in gioventù e non faceva altro che ripetersi " è proprio vero, la curiosità è femmina!". Il ventun marzo, giorno del compleanno di Gioia, era una giornata bellissima, un anticipo di primavera con sole caldo, una lieve brezza che trasportava i profumi della natura che si risvegliava La villa della famiglia Felice era stata addobbata a festa con vasi di fiori bianchi ovunque, nastri colorati tra le siepi rigogliose, grandi gazebi sotto i quali era stato preparato un rinfresco sontuoso. Gioia aveva detto alla mamma che le avrebbe fatto un'altra sorpresa con il suo vestito che la madre non aveva mai visto. A mezzogiorno, stessa ora di quando era nata diciotto anni prima, l'orchestra intonò la canzone preferita da Alba, tutti gli ospiti fecero silenzio, Guido abbracciò la moglie e la condusse ai piedi della scala. Alba alzò gli occhi e vide lei, la più bella, unica, stupenda figlia che ogni mamma cerca di immaginare. Gioia scendeva le scale con fare elegante, era bellissima, i suoi capelli biondi brillavano come una cascata d'oro sulle spalle, il vestito bianco con inserti rosa fasciava meravigliosamente il suo corpo perfetto, la sua pelle rosea faceva da sfondo alla stessa collana che la mamma indossava il giorno della sua nascita. Era splendida. Tutti rimasero senza fiato a quella visione paradisiaca. Da dietro l'orchestra si vide uscire un ragazzo in alta uniforme militare, aveva stretto al petto un bouquet di rose bianche impreziosite da orchidee rosa, si diresse verso Gioia che lo aspettava vicino la mamma e il papà. Gioia presentò il ragazzo come il suo fidanzato, il quale, dopo aver dato le rose a Gioia, estrasse dalla tasca un piccolo cofanetto rosso che conteneva il pegno del suo amore e disse: "Gioia, quale migliore occasione di questa per chiederti di diventare mia sposa?" Alba non pensava più a niente, il suo cuore era pieno di amore sia per Gioia che per quel ragazzo appena conosciuto ma già simpatico e dai modi eleganti che lo contraddistinguono dagli altri. Gioia guardò negli occhi la mamma e il papà e visto il loro rassicurante sguardo, illuminò ancor di più il suo viso con uno splendido "si!". Il cielo si oscurò, un vento fortissimo creò scompiglio tra gli ospiti e fece volar via i gazebi e sparecchiò le tavole imbandite. Da una giornata di primavera si era trasformata in una giornata cupa d'inverno. La pioggia cominciò a cadere fitta e pesante. La famiglia, presa alla sprovvista, non sapeva dove ripararsi, il freddo si faceva sentire, ma ancor di più provò un brivido quando vide Uga davanti a lei che la guardava con in mano un piatto di pasticcini, infatti Uga la indicava con un dito scheletrico e cercava di dirle qualcosa ma aveva la bocca troppo piena di golosità. Ad Alba quella scena sembrò, nella sua drammaticità, anche divertente e ironica, ma si dovette ricredere subito; la vecchia, ingoiato l'enorme boccone con l'aiuto di un bicchiere di champagne disse: "Pensavi che io mi ero dimenticata del nostro patto? Eccomi, sono qua a riscuotere quel che tu mi devi", e così dicendo un'orda di spiriti neri rapirono Gioia e la portarono via con loro. Il padre e il fidanzato di Gioia non riuscirono ad evitare questo drammatico evento e Uga, per punirli, li fece addormentare in un sonno profondo insieme a tutti gli ospiti della festa, praticamente tutta la vallata si addormentò. L'unica sveglia che guardava con aria di sfida negli occhi Uga era Alba che non voleva a sua figlia e disse: "Io troverò il modo per riavere mia figlia e sciogliere questo sortilegio, dovessi impiegarci tutta la vita". Uga sparì come era venuta, lasciandosi dietro una risata diabolica. Tutti dormivano, il tempo si era fermato in quella valle, solo Alba cercava in certi libri antichi trovati per caso in soffitto un rimedio a tutto ciò. Ma il tempo continuava a passare e Alba non giungeva a 12 NOVELLE

13 nessuna soluzione. Un giorno, presa dallo sconforto, si mise a piangere a dirotto; le sue lacrime caddero su un vecchio, giallo libro di aneddoti popolari. Il libro si aprì da solo e una vecchia figurina di quando lei era piccola, che rappresentava la fata dei buoni sentimenti le disse: "Alba, non ti ricordi cosa diceva la tua mamma quando tu avevi paura delle streghe? Ricordati che fino a quando porterai la mia collana al collo non avrai niente da temere, anzi saranno loro che dovranno stare attente a te, e se la regalerai a chi vuoi bene i suoi poteri diventeranno ancora più forti". Allora, con gli occhi pieni di lacrime parlò con la fata e le disse che la collana la portava la figlia. La fata le rispose che non c'era da preoccuparsi, il modo per risolvere il problema c'era e Alba lo sapeva. Detto ciò, la figurina tornò ad essere di carta muta e Alba, non sapendo qual era il modo, presa più dalla delusione che dall'ira lanciò un urlo che soltanto l'amore di una madre per la propria figlia può fare. Gridò con quanto fiato aveva in gola il nome di Gioia. L'urlo diradò le nuvole che si erano addensate nella valle, placò i venti, fece smettere di piovere e svegliò tutti gli abitanti del paese che erano stati addormentati dal sortilegio di Uga. Alba si affacciò alla finestra più alta della casa e vide che Gioia non l'avevano portata lontano gli spiriti maligni, ma soltanto sopra le nuvole nere, e adesso che Alba con il suo urlo aveva dissolto quella coltre nerastra, loro non sapendo più dove nascondersi, erano stati costretti a ritornare giù, dove l'avevano rapita. Anche Uga tornò con l'intento di riprovare a far del male ad Alba e alla sua famiglia, ma Alba non si scoraggiò e avvicinandosi a Gioia le levò la collana e se la mise. Guardò Uga negli occhi anche se era difficile visto che erano storti, e indicandola con il dito indice della mano destra le disse con voce ferma e sprezzante: "L'amore di una mamma è più forte di tutto". Dal suo dito teso si liberò un fascio di luce bianca che dissolse Uga e i suoi spiritelli maligni, tant'è vero che Alba pensò: Uga era una strega ma anche io, visti i risultati, non sono da meno. Soffiò sul dito come fanno i pistoleri sulle loro colt dopo un duello con un cattivo. Il suo sguardo adesso cercava quello di Gioia e quando lo trovò le parve ancora più bello del solito. Gioia e tutti gli altri si stavano svegliando come se avessero fatto un pisolino pomeridiano non riuscendo a capire cosa fosse successo. Alba pregò i maestri dell'orchestra di ricominciare a suonare come se niente fosse successo e, abbracciata la figlia, la riempì di baci fino a che Gioia le: "Quando avrò un figlio spero di essere una mamma affettuosa come te!". Ilaria Del Luca La strega addormentata sul prato C'era una volta, tanto tempo fa, la regina delle streghe e il re dei maghi. Loro erano molto felici insieme ma avevano un problema: non potevano fare figli perchè la strega era troppo vecchia. Un giorno, alla regina, apparì in sogno un uccello che le diceva: "Tra un anno preciso tu diventerai mamma di una bruttissima strega, dovrai invitare tutte le persone che conosci e attaccare un fiocco rosa alla porta del castello". Quando la regina si svegliò era mattina e felice raccontò tutto al marito, NOVELLE 13

14 felice anche lui. Passato un anno la bambina nacque e venne chiamata Rosaspina. Furono invitate tutte le streghe e i maghi del paese. Dopo un pò arrivarono le ospiti d'onore: le quattro streghe del bosco che, alla fine della festa avrebbero dovuto fare dei regali alla principessa. Le streghe del bosco fecero dei "bei" regali alla principessa: la prima disse: "Quando sarai grande sarai la strega più brutta di tutte"; si avvicinò la seconda strega e disse: "Quando sarai grande avrai l'alito più puzzolente di tutte"; arrivò la terza strega e disse: "Quando sarai grande avrai la voce più stonata di tutte"; alla fine arrivò la quarta strega che disse: "Quando sarai grande avrai i denti più verdi di tutte" e tutti applaudirono le quattro streghe che erano fiere di se stesse. Poi iniziarono a parlare con i sovrani. Tutto sembrava tranquillo ma non era così. All'improvviso si alzò un forte vento e apparì una donna, la regina la guardò e disse: "Ma... non è possibile...tu sei...la strega dei castelli!". "Allora ti ricordi di me! Perchè hai invitato tutte le streghe tranne me?" "Beh, perchè..." "Non voglio sentire le tue stupidaggini, ti darò una bella lezione" e si avvicinò a Rosaspina e, con voce cattiva disse: "Tu, quando sarai grande, sentirai il profumo di una rosa e morirai!" "No!" urlò la regina, ma il maleficio era già lanciato su Rosaspina. La regina scoppiò a piangere e il re urlò alle guardie: "Catturate quella strega!", ma la strega scomparve. La regina stava ancora piangendo e diceva continuamente: "E ora cosa faremo?" Ma si fece avanti una delle streghe del bosco che disse: "Non vi preoccupate, vostra figlia non morirà perchè io ho indebolito il maleficio, ma dormirà finchè non arriverà un mago che la libererà". Allora la madre si asciugò le lacrime e ringraziò la strega buona. Erano passati quindici anni e la strega era diventata grande e ora era brutta, stonata, con l'alito cattivo e i denti verdi, proprio come avevano detto le streghe del bosco. Inoltre non le piacevano le lezioni di magia però non era cattiva e voleva molto bene ai suoi genitori. Un giorno, annoiata dalla scuola, scappò dalla finestra e andò in riva al fiume a bagnarsi i piedi. "Che bello stare qui senza i prof che ti sgridano per tutto!". Alla fine si stufò e corse in un prato fiorito là vicino. All'improvviso si fermò, "Wow!", esclamò. Aveva visto una rosa nera. Si avvicinò per guardarla meglio e l'annusò, poi svenne. I genitori seppero che la figlia non era più a scuola e immaginarono che il giorno della disgrazia era arrivato, allora corsero a cercarla e la trovarono dopo poco tempo. La regina trattenne a stento le lacrime ma il re le disse: "Non ti preoccupare, non è morta, è addormentata!". "Ma quando si sveglierà non credo che saremo vivi". "Sì che lo sarete, invece" - questa era la voce della strega buona che comparve avanti agli occhi dei sovrani. "Non capisco" - disse la regina "Non c'è bisogno che lei capisca" - e lanciò un incantesimo a tutte le persone del paese, così che si addormentassero anche loro. Alla fine creò una barriera intorno a Rosaspina che l'avrebbe protetta dai malvagi. E così passarono dieci, venti, trenta, quaranta, cinquant'anni. Ma al cinquantesimo un giovane mago stava facendo un giro sulla sua scopa e vide una barriera, non sapendo cosa era il mago e tirò fuori la sua bacchetta. Quando fu vicino vide una strega (cioè Rosaspina) e se ne innamorò; era così brutta! Cercò di avvicinarsi ma la barriera era troppo forte. All'improvviso capì tutto: quella era la strega della leggenda, addormentata da cinquant'anni dentro una barriera e si ricordò anche che la leggenda diceva "la strega sarebbe stata liberata da un mago che l'amava e che avrebbe rotto la barriera che la proteggeva". 14 NOVELLE

15 Il mago capì che era lui il predestinato e cercò di capire come liberare la strega, ma non riusciva a venirne a capo. Ad un tratto gli apparì la strega buona che gli rivelò la formula per liberare Rosaspina e, il mago, la recitò "sankaleniscikarumminaredefrusan!" e la barriera si dissolse nell'aria. Il mago si avvicinò a Rosaspina che aprì gli occhi e gli sorrise, poi si abbracciarono. Intanto anche tutta la gente del paese si svegliò e il re e la regina poterono rivedere la figlia sveglia dal lungo sonno. I sovrani organizzarono una festa per Rosaspina che si sposò con il mago e tutti vissero brutti e contenti. Franca Trevisi Mirella e la Principessa dormiente Mirella era una graziosa fanciulla, allegra per carattere, nonostante nei suoi primi anni di vita un crudele morbo improvvisamente diffusosi le avesse sottratto entrambi i genitori. Solo per caso, quel tremendo flagello aveva risparmiato lei e la nonna. Da allora stavano insieme vivendo l una per l altra. Non lontano dal villaggio, si estendeva un immenso bosco dove, non essendovi pericoli, Mirella aveva il permesso di recarsi in tutte le stagioni, per svagarsi e respirare aria buona. Si diceva che nel punto in cui gli alberi erano più fitti esistesse un castello nel quale giaceva una principessa che, puntasi fatalmente con un fuso all età di quindici anni, era stata costretta a dormire cent anni fino a che non fosse giunto un principe a risvegliarla. Incuriosita e decisa ad accertarsi se quella diceria contenesse qualcosa di vero, Mirella un giorno si recò nel bosco proprio dove la vegetazione era quasi impenetrabile, senza curarsi dei graffi che i rovi le causavano. Un leprotto, sbucato all improvviso, le passò avanti scomparendo nell anfratto di una roccia, per riaffacciarsi come invitandola a seguirlo. Avvicinatasi, notò che non si trattava di una roccia, bensì di un possente muro in gran parte ricoperto di edera e nascosto dai rami degli alberi, attraversato alla base da una crepa. Agile e snella, vi si infilò, ritrovandosi dall altra parte,in un luogo interno. Quando i suoi occhi si furono abituati alla semioscurità, capì di essere nell enorme cucina di un castello. Tutto appariva in abbandono. Traversò vari ambienti, compresa una vasta sala con al centro un trono con sopra molti cuscini impolverati, giungendo infine in una stanza nella quale si notava un letto sormontato da un baldacchino,con le cortine chiuse. Le scostò e la scarsa luce che filtrava da una stretta feritoia che l edera non aveva ricoperta del tutto, le consentì di scorgere distintamente il corpo immobile di una bella fanciulla che sarebbe sembrata morta se non fosse stato per un impercettibile respiro che udì appressandosi ulteriormente. Non ebbe dubbi: era la principessa. Richiuse le cortine per proteggerla dalla polvere e dalle ragnatele e corse a casa dalla nonna a rivelarle la scoperta. La buona donna restò dapprima dubbiosa, ma sapendola sincera, fini quasi per crederle. Nel periodo che seguì, Mirella prese l abitudine di recarsi di tanto in tanto al castello portando alla principessa dei fiori colti nel bosco e mettendoglieli accanto con la speranza che potesse sentirne il profumo. Trascorsi i mesi caldi e l autunno, venne l inverno, quell anno particolarmente rigido. Mirella si ammalò e dovette rimanere a casa a lungo. Compiva quindici anni e la nonna per farle un dono e perché a letto potesse stare calda, le confezionò una bella coperta morbida. Appena guarita, lei le chiese di insegnarle a filare e a NOVELLE 15

16 tessere,affinché potesse prepararne una altrettanto morbida e calda per la principessa. Fu accontentata e quando la temperatura si fece un tantino più mite, si recò a portargliela. La trovò molto pallida, le pose addosso la coperte, poi le tenne a lungo le mani tra le sue per scaldargliele e vide che il colorito le tornava in viso. Giunta la primavera, una mattina mentre si dirigeva di nuovo a far visita alla sua amica dormiente, con un bel mazzolino di fiori tra le mani, le si presentò un insolito spettacolo: alberi e cespugli si erano come spostati lasciando libero il passaggio e rendendo possibile l accesso al maniero di fianco al quale erano stati legati due cavalli: «E tu chi sei?» si sentì apostrofare da un baldo giovane dal sorriso aperto, l espressione quasi ilare, della cui presenza non si era accorta prima: «Mirella.» gli rispose lei timidamente. «Immagino che siano per la principessa», proseguì lui accennando ai fiori. E ad un suo assenso:«e allora porgiglieli» concluse. Proprio in quel momento, infatti, un altro giovane di bellissimo aspetto usciva dal castello reggendo tra le braccia la principessa, avvolta nella coperta donatale da Mirella. Evidentemente si era svegliata proprio allora e il principe, perché quel giovanotto non poteva essere altri che lui, la stava portando con sé. Mirella le porse i fiori che lei mostrò di gradire sorridendole come se già la conoscesse. Postala sul suo cavallo, il principe vi salì e, spronatolo, lo spinse al galoppo. L altro, che era il suo aiutante, montato a sua volta a cavallo, li seguì tenendosi un poco a distanza per discrezione. Mirella, rimasta sola e riavutasi dallo stupore, corse a casa dalla nonna per riferirle quanto era accaduto, ma la trovò già informata, perché la notizia si era diffusa rapidamente. La principessa chiese a Mirella di partecipare alle sue nozze nel ruolo di damigella d onore. Tale richiesta fu per lei e per la nonna, invitata ugualmente alla festa, motivo di grande gioia. La felicità di nonna e nipote raggiunse però il culmine quando, terminati quei festeggiamenti, l assistente del principe chiese in sposa Mirella. Anche quelle nozze furono celebrate e Mirella ebbe il privilegio di poter vivere a corte insieme al suo sposo e alla nonna,che le fu consentito di portare con sé. Le due giovani coppie vissero felici, allietate dalla nascita di numerosi figli, sia maschi che femmine. La nonna a volte li confondeva sbagliandone i nomi, essendo molto vicini l uno all altro per età, ma non sbagliava mai nel dividere in ugual misura l affetto che provava per loro, considerandoli tutti suoi pronipoti. Solitamente nelle fiabe si mettono in risalto solo le figure dei protagonisti lasciando nell ombra i personaggi secondari che invece sarebbe doveroso talvolta menzionare, soprattutto quelli come Mirella e la sua nonna che, con le loro azioni, hanno contribuito al raggiungimento del lieto finale di tutta la storia. Agata Ewa Kordecka La Bella Addormentata Il mio regno è un posto incantato, dove tutti dormono. O, forse dormendo li sto sognando. Come sia successo già non lo ricordo tanto bene, comunque il sonno è profondo. Ma la vita continua come se niente fosse e nessuno, forse, si è accorto di tutto questo. Nessuno, a parte me. Io sono la principessa, la Bella Addormentata. Magari non la più bella che abbiate mai visto, però abbastanza bella si può dire. Dormo alzando mi la mattina, dormo camminando per strada, mangiando, ridendo, lavorando, parlando, pulendo, ballando e riposando, dormo perfino quando 16 NOVELLE

17 dormo di notte. Sono la principessa delle vite parallele e simmetriche: il sonno e l irrealtà. Dormo sempre e dappertutto, muovendomi in un bosco fitto d elettrodomestici, vestiti, mobili, oggetti, edifici e soprattutto di cose da fare. Si, il sonno è veramente molto pesante e lungo. Così lungo che mi sono ormai dimenticata come si vive da sveglia. Ho imparato a sognare tutte le cose che faccio, ma non riesco ad imparare a sognare me stessa. Io non ci sono, nonostante la vita nel posto incantato si svolga senza problemi, nonostante io partecipi al sonno comune con tutte le mie forze non riesco ad immaginare di esistere. Vedo, ma non sento niente. Una cosa brutta, non è vero? Brutta e triste, direi, però ci si può abituare. Come una vera principessa sto aspettando il mio principe. Insieme a lui voglio un vero bacio d amore che mi risvegli, penso che tutto potrebbe essere diverso, perché dormendo instancabilmente da trent anni mi sono persa un bel po di cose. Tanti sentimenti, gioie, tristezze, cambiamenti, progressi. Il principe non arriva, però so di non doverlo cercare. Basta avere pazienza. Intanto ho lavati i piatti e acceso la televisione. Pazienza. E ancora pazienza. Poi, ecco che un giorno arriva un opportunità. Una vera fortuna. Un amica mi ha invitata ad una festa, una festa reale al lume di candela, vestiti luccicanti e principi a volontà, basta scegliere quello giusto. Roba da principesse. Musica ad alto volume e tanta, tantissima gente. Aspetto e dormo. Accipicchia quanto sono addormentata! Si vede benissimo, più di cosi non si può. Prima o poi il mio principe deve arrivare. Mi sono lasciata cadere sul sofà e dormo. Vi potrà sembrare ridicolo, ma per me è una questione di vita o di morte. Allora si va a tavola e tutti mangiano. Io, con grande sforzo, mi alzo e li seguo. Le posate sono d oro, i piatti di finissima porcellana con il bordo dipinto. Eccolo il mio principe, sta seduto davanti a me, mi sorride e mi passa l insalata. Versa il vino. Parla, ma io faccio fatica a riconoscere il suono delle sue parole, sto dormendo. Sorrido anch io. Sogno ad occhi aperti. Mi piace, così gentile, così dolce, così Non capisco come mai la ragazza vicino a me si lamenti. Urla che le sue posate fanno schifo e il suo piatto non è bello come il mio. Tutti la guardano e la padrona di casa le dice: ma chi se ne importa bella mia. Tanto la festa la facciamo per la Bella Addormentata, mica per te. Non avevo più posate d oro, però ti ho dato quelle d argento, no?! Non sei contenta? Mi dispiace, non possiamo essere tutti fortunati, non tutte nascono principesse, finge di scherzare, ma io so che è vero, verissimo, lo vedo nei suoi occhi mentre mi guarda da capotavola. Le due donne si lanciano sguardi affilati come coltelli. La padrona di casa riesce finalmente a sorridere, credendo che l altra si fosse calmata, ma la ragazza si alza da tavola, arrabbiata da morire, offesa e ferita. E per cosa? Per le posate d argento? Non riesco a crederci. A tavola l atmosfera si fa pesante, allora ci alziamo tutti e cominciamo a ballare. Tengo gli occhi socchiusi. Osservo. Il ballo è scatenato, la musica invade la testa, è veramente assordante. Potrebbe svegliare un morto, ma non sveglia me. Ballo vicino al mio principe. Ci stanchiamo in fretta e ci sediamo in un angolino. Cerco di sembrare ancora più addormentata del solito. Il principe mi chiede se io stia bene, ma non posso rispondere, aspetto il bacio d amore. Lui, invece, sembra turbato. Forse pensa che sto fingendo. No, è solo preoccupato. Il bel principe mi conduce in un altra stanza e mi aiuta a sdraiarmi sul letto. Questa è una vera favola. È proprio come me lo sono immaginata. Bellissimo. Però sto ancora dormendo, perché aspetto il bacio. Maledizione! Ragazzo non ti sei dimenticato qualcosa?! Ma cosa sta facendo? Crede davvero che stia male. Riempie un bicchiere con dell acqua e cercando di farmi bere rovescia l acqua sul mio vestito, allora corre in bagno a prendere un asciugamano e sfregando il mio collo rompe la collana che mi sono messa per la festa, una pioggia di perline cade sul tappeto e lui lascia l asciugamano per precipitarsi a raccoglierle. Mi fa tenerezza questo principe, anche se devo dire che è abbastanza imbranato. Raccolte le perline, la sua attenzione torna su di me, e finalmente sembra che capisca perché, con tanta pazienza, sono rimasta sdraiata su questo letto per tutto questo tempo. Prende la mia mano e si avvicina al mio viso. È un po timido, mi piace. Sento il suo respiro sulla guancia, ho l impressione che gli tremi un poco la mano. Io tremo tutta. Che emozione! All improvviso questo bel sogno s interrompe. Sento uno sbattere di porte, sta arrivando qualcuno. Apro gli occhi e vedo la ragazza con il coltello d argento. Non l aveva neanche pulito! Uno schifo di coltello tutto sporco di ketchup. La ragazza ci raggiunge con tre passi veloci e mi colpisce con il coltello urlan- NOVELLE 17

18 do che il bel principe è il suo fidanzato. La lama attraversa il mio vestito con un suono sordo, brutto, come quando si taglia un pollo arrosto. Oh, il mio vestito ha una brutta macchia rossa! E adesso cosa faccio? Sento freddo dentro, tanto freddo. Che strano, io sento. Non mi è mai successo fino ad ora. Che bello, quanto sono contenta! Ma è fantastico, vero? Questo è il mio risveglio. Poco prima che il coltello colpisse il mio corpo mi sono risvegliata. Improvvisamente ho capito tutto. Ho capito che il sonno profondo è solo il frutto della mia immaginazione, tutto quello che mi sta succedendo è la mia vera vita, che tra un instante doveva essere finita. Oh, che peccato così ho deciso di non svegliarmi. Ho chiuso gli occhi e mi sono addormentata di nuovo. E ci sono riuscita, questa volta davvero. Ma allora questo vuol dire che anche il principe non era mio? E la festa? Il vestito con i diamanti? No? Dunque invece di morire, dovrò aspettare un centinaio d anni? Non fa niente, va bene lo stesso. Magari il sonno sarà ancora più profondo. Magari non invecchierò mai più e, quando finalmente arriverà il mio momento, vivrò per sempre felice e contenta. Magari! Antonio Papalia Il bosco stregato Siamo nel periodo del Basso Medioevo. Ci troviamo in un maniero della Gran Bretagna. Qui viveva una famiglia di feudatari: il barone Scatozza, la moglie Elisabetta Wellis e due bambine, Margherita di 12 anni e Caterina di 7. Margherita era cattiva, invidiosa su tutto della sorella, ma i genitori volevano bene ad entrambe allo stesso modo. Caterina era di animo buono e nonostante la tenera età già capiva i bisogni del prossimo. Più volte prendeva dei suoi giocattoli e li regalava alle bambine figlie dei contadini del feudo del padre. Un giorno, di nascosto dai genitori, Margherita fa una proposta a Caterina dicendole : "Se sai tenere un segreto domani ti porto nel bosco a raccogliere dei fiori, però, mi raccomando, non dire nulla altrimenti non ti porto. Domani, quando scendiamo in cortile per giocare ti avvicini al cancello, io vado avanti e ti aspetto sotto la quercia grande". Caterina era di carnagione chiara, aveva i capelli color oro e due splendidi occhi azzurri, soltanto a guardarla si rimaneva incantati per la sua bellezza. Il giorno dopo, come stabilito, le due sorelle si trovano sotto la quercia; Margherita prende la sorella per mano dicendole: "Dimmi la verità, hai confidato a qualcuno il nostro segreto?" - "No" rispose Caterina. Si inoltrarono nel bosco e lo attraversarono tutto. Qui giunte si avventurarono in una montagna fitta di vegetazione che la leggenda vuole dimora di un drago che uccide chiunque si trova sul suo cammino. 18 NOVELLE

19 Margherita dice a Caterina: " Aspettami qui, devo fare una cosa, torno subito". Trascorsi alcuni minuti Caterina inizia a chiamare la sorella senza ottenere risposta. Dopo qualche ora, visto che la sorella non s'era fatta viva, decide di tornare a casa. Nel prendere la strada del ritorno sbaglia la via e camminando camminando si trova nel centro della montagna. Stanca, affamata e piangendo si siede per terra e si addormenta; quando si sveglia è piena notte e inizia di nuovo a piangere per la paura, per il freddo. Nei pressi sta dormendo il drago e sente i lamenti. Si avvicina alla bambina e lei, alla vista del drago sviene. Il drago prende la bambina priva di sensi e la porta nella caverna. Arrivato dentro la caverna mette su del fuoco, ma con il chiarore delle fiamme guarda la bambina con meraviglia e rimane estasiato da tanta bellezza. A questo punto riflette e decide di prendersene cura, la pone accanto al fuoco per rianimarla. Quando si sveglia trova davanti a sé un essere mostruoso e scappa via. Il drago le dice: " non avere paura, piccolo angelo, non voglio farti del male; ti eri smarrita e ti ho portato qui per rifocillarti". Intanto nel maniero i genitori erano disperati non sapendo che fine aveva fatto la loro Caterina. Hanno perlustrato tutto il feudo e i dintorni, chiesto a tutti se l'avevano vista ma tutti rispondevano negativamente, compresa Margherita. Quest'ultima asseriva di averla lasciata a casa e di essere uscita da sola. Caterina è rimasta in montagna in compagnia del drago circa dieci anni. Intanto il re della Gran Bretagna ha organizzato la caccia al cinghiale e hanno preso parte alcuni baroni coi figli. Il principino Riccardo, seguiva il cinghiale sul cavallo, questo si spaventa e il principino cade a terra stordito. Caterina sente il cavallo nitrire e va a vedere cosa è successo: trova un giovane ragazzo svenuto a terra. Chiama il drago e si fa aiutare e lo portano alla caverna. Quando il principino si sveglia si trova dinanzi un grosso drago e una giovane seminuda che parla poco ma si fa capire e capisce anche come parla il giovane principino. Caterina, anche se è da dieci anni in montagna ricorda bene la sua infanzia e ricorda che la sorella l'ha abbandonata nella montagna. Anche il principino guarda con meraviglia quella splendida creatura. Dopo che il principino si è ripreso le ha detto che non sa come ringraziare sia la giovane Caterina che il drago. Rivolgendosi al drago gli dice: "Io fino ad oggi non avevo mai visto un drago, se tu sei il drago di cui si parla tanto, parecchie persone si devono rimangiare quello che hanno detto di te, che sei un assassino e che chiunque entra in questa montagna verrà divorato". Quanto a te, dolce fanciulla, dieci anni fa il barone Scatozza ha perso una figlia che più o meno oggi avrebbe la tua età, e si dice che un drago è sceso dalla montagna e se l'è presa e tenuta con sè, ma da quel che vedo, se sei tu la ragazza di cui si parla, sei sana e salva. Io non so il motivo per cui ti sei rintanata in questa montagna abbandonando il tuo maniero". Caterina risponde: "Mi sono smarrita e non sono riuscita più a trovare la strada del ritorno". Il principino dice a Caterina: "E' ora che io torni al castello altrimenti il re, mio padre, si preoccupa non vedendomi tornare, ma se vuoi puoi tornare al tuo maniero con me". Caterina guarda il drago e nota che gli scendono le lacrime e gli dice: "Tu che pensi, posso mai abbandonare chi per dieci anni mi ha cresciuta sana e forte?". Il drago le risponde: "Purchè tu sia felice io non mi oppongo alla tua decisione; se un giorno mi vorrai venire a trovare io sono sempre ben felice di abbracciarti". Caterina, dispiaciuta, abbraccia il drago e gli dice: "Ti voglio tanto bene, non dimenticherò mai tutto quello che hai fatto per me, grazie di cuore, a presto". Dopo un lungo cammino, il principino e Caterina arrivano al maniero di Scatozza. Il barone conosce bene il principino quando bussa alla porta e corre ad aprire. Appena aperto dice: " Quale buon vento ti porta al mio umile e modesto maniero?". "Il vento della felicità, barone: sono vivo per questa onorata fanciulla che lei conosce bene", ribattè il principino. A queste parole il barone guarda Caterina e la riconosce, allarga le braccia e la stringe a sè dicendole: "Figlia mia, non sai quanto ci sei mancata; tua madre è morta per la disperazione, non si dava pace. Ogni giorno andava nella tua camera e parlava da sola pensando di parlare con te. Tutte le sere entrava a darti la buonanotte, finchè non ce l'ha NOVELLE 19

20 fatta più a vivere questo tormento. Sono rimasto solo, anche tua sorella si è sposata ed è emigrata, è andata a vivere in un feudo nell'italia meridionale. Ma dove sei stata in tutto questo tempo?". Caterina dice al padre: " Papà, è una lunga storia che ti racconterò col tempo; sono felice di essere di nuovo al nostro feudo, adesso non piangere e facci entrare". Il barone: " Oh che sbadato, entrate, entrate, provvedo a farvi portare qualcosa da mangiare e da bere". Il principino va da suo padre, e dopo qualche giorno torna al maniero di Scatozza per chiedere la mano di Caterina. Dopo qualche anno di fidanzamento si sono sposati e vivono felicemente. Di tanto in tanto si mettono a cavallo e si inoltrano in montagna a far visita al drago. Non finiscono mai di ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per loro e per averli fatti incontrare. Liliana Scarparo Le perle della Bella Addormentata nel Bosco Percorrendo quella larga strada asfaltata, ricca di curve, si potevano ammirare delle bellissime piante di Ippocastani che occupavano un lato della strada per circa un centinaio di metri. In primavera, il profumo dolciastro dei fiori riempiva l aria, e api e insetti visitavano in continuazione quei fiori per succhiare il nettare prelibato messo lì proprio per loro. Un po più su, dopo il curvone, due bambini aspettavano ogni sera seduti sul gradino dell uscio della loro casa,che la loro cara amica Liliana tornasse dalla scuola di canto per correrle incontro e chiederle di raccontare una storia. E così, ogni sera verso l imbrunire, era per loro un tacito appuntamento. Beppe e Clara, scrutavano la strada là in fondo alla discesa dove c è quella grande curva, e appena vedevano apparire la loro cara amica, le correvano incontro felici. Liliana era molto giovane, aveva solo sedici anni. La sua casa era situata un po più su di quella dove abitavano i bambini, quindi loro erano certi che lei per andare a casa sua sarebbe sicuramente passata di lì. Anche quella sera, appena la videro le corsero incontro, la salutarono e subito le chiesero di raccontare una Storia, ma doveva essere una fiaba nuova, diversa di quella della sera prima. A volte, quando la fiaba era particolarmente piaciuta poteva ripeterla, ma spesse volte i bambini protestavano e le dicevano: No, no, questa ce l hai raccontata due giorni fa! - oppure: Questa ce l hai raccontata la settimana scorsa! - Veramente era un po difficile avere ogni sera una fiaba nuova da raccontare! Fortunatamente Liliana aveva una spiccata creatività e fantasia, e riusciva sempre ad accontentare i suoi piccoli amici inventando sempre nuove storie. I bambini le davano la manina, lei salutava la loro mamma che sorrideva dalla finestra a piano terra e così tutti e tre insieme salivano verso la casa di Liliana. Durante il cammino si fermavano spesso per 20 NOVELLE

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