stanchezza, di ansia, è un piccolo passo verso la scuola del domani.

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2 Seconda rivoluzione industriale, immigrazione, seconda guerra mondiale, crisi dell industria, urbanizazione, abbandono delle campagne, razzismo, deportazione, sono tutti temi che ritroviamo sui libri e ogni studente studia immangabilmente più volte nella sua carriera. Poche volte ci si sofferma a pensare che le stesse situazioni che leggiamo sulla carta, sono state vissute dai nonni o dalla vecchietta che abita sul pianerottolo, o dagli insegnanti che tutti i giorni incontriamo a scuola. La storia non è astrazione e la storia si trasforma in ricordo che ha mille sfaccettature tante quanto sono le persone che hanno vissuto. Poi c è il valore del lavoro. A scuola non si deve sopportare la mattinata,ma trovare motivazioni pe fare esperienze vive e di crescita, personali ma soprattutto di collaborazione con i compagni. L esperienza dell alternanza scuola lavoro non è altro che la possibilità per cominciare a vivere da protagonisti le attività scolastiche, per attivare quelle Ma la competenza è proprio l inizio del percorso di crescita personale per la propria vita ed è quello che rimarra per sempre e che formerà la persona di domani. stanchezza, di ansia, è un piccolo passo verso la scuola del domani.

3 Preside Dott. Antonio Cangiano La collaborazione che l IIS Majorana ha sempre avuto con il territorio è vasta e fa parte del patrimonio culturale dell Istituto. Si è concretizzata nel corso degli anni attraverso forme variegate di collaborazione sia con enti pubblici che privati, assicurando un presidio culturale attraverso iniziative quali: mostre, conferenze, teatro ecc. La mostra di quest anno si pone nel solco di questa tradizione affrontando un tema cruciale dei nostri tempi, sul cui si goca il futuro sociale e culturale della società: il tema della MEMORIA. In un mondo in rapido mutamento le tracce di ciò che fu si perdono sia perchè scompaiono i protagonisti, sia perchè le narrazioni sono sommerse dal cicaleccio mediatico che tutto omogeneizza. La mostra proprione una rivisitazione personale e artistica dei temi della memoria operaia e della Seconda Guerra Mondiale viste attraverso gli occhi di giovani che hanno compiuto un percorso di conoscenza e presa di coscienza di un vissuto lontano.

4 Vicepreside prof.ssa Anna Tritta gria. - troppi compiti da svolgere ed in breve tempo: ovviamente le consegne - mi ripeto da qualche giorno. buon esito. storia - Paese è un messaggio semplice, ma dirompente. La vostra creatività è l antidoto all oblio. vete voi.

5 Ass. Cultura e Valorizzazione Patrimonio Artistico e Monumentale Celestino Oltolini IIS E. Majorana La mia storia, le storie di tanti Prosegue il percorso di maturazione artistica e umana intrapreso negli scorsi anni scolastici dai giovani dell istituto Ettore Majorana, col passaggio dall'esame della follia nei La memoria, nella vita di ciascuno e in quella collettiva, è uno dei cardini su cui poggia il progresso umano. Quello che si fonda sulla conoscenza di quello che è stato, in positivo ed in negativo, per imparare dagli errori commessi e da questi implementare il mino di crescita. Un percorso di sviluppo culturale ed etico che ricalca le orme di un passato, per muo- generazioni. Può sembrare scontato ricordare quanto noi siamo il frutto della nostra memoria, piuttosto che di quella dei nostri avi e del contesto sociale in cui siamo inseriti. Ma di cercare di eliminare errori e storture che hanno caratterizzato la storia, sia dei singoli che delle civiltà. Avere il giusto approccio alla memoria del passato, alla storia di ciascuno e di tutti, tosto essere proiettati ai domani, raccolti i frutti dell'esperienza, per costruire la propria dimensione di vita, la propria idea di futuro. umana, in questo senso, deriva dalla memoria, dal cammino che ciascuno compie facendo scelte ogni giorno diverse, ma sempre sulla scorta del proprio passato, singolo o collettivo che sia. Ass. Cultura e Valorizzazione Patrimonio Artistico e Monumentale Celestino Oltolini

6 Ass. Politiche Giovanili, Comunicazione ed Eventi Gabriele Capedri IIS E. Majorana La mia storia, le storie di tanti possono aiutarli a crescere ed a maturare. Quello della memoria, nella nostra vita per- Eppure quella stessa pulizia etnica che ha provocato milioni di vittime nel corso dell'ul- vent'anni fa, nell'ultimo decennio del secolo scorso, nella ex Jugoslavia. Evidentemente non sempre l'uomo impara dagli errori, e non sempre la ragione prevale sulla follia. Per questo, credo che il tema della memoria, della storia personale di ciascuno e del proprio ambito sociale vada coltivata. Non sui testi di studio ma nel concreto, nella vita e nella realtà di ciascuno. Abbiamo bisogno di seguitare a costruire il nostro futuro muovendo dalla memoria del passato. Anzi, ancora meglio, mantenendo viva la memoria del passato e attualizzandola per calarlo nella della vita quotidiana. Mi fa molto piacere che il tema scelto quest'anno dai giovani dell'iis Majorana sia stato proprio questo. apprezzo la maturità, ben espressa nei lavori prodotti. Si tratta di elaborati che danno la misura dell impegno messo in atto e del senso di responsabilità e accuratezza che li ha prodotti. apprezzamenti per l'egregio lavoro svolto.

7 Ass. Istruzione Formazione Sport Salvatore Ferro IIS E. Majorana La mia storia, le storie di tanti Mi avvicino per la prima volta, in qualità di assessore all Istruzione, Formazione e Sport, al progetto degli studenti dell'istituto Majorana. Un programma di lavoro verso cui sono stati orientati dai loro insegnati, che come ogni anno propongono un tema di grande pregnanza che consente ai giovani di cimentarsi con argomenti di spessore. Ho avuto modo di esaminare, oltre ad alcuni dei lavori che vengono proposti quest'anno in mostra, anche quelli sviluppati in passato, tutti ricchi di una medesima profondità e accuratezza di indagine. Non posso che complimentarmi - da insegnate, ancor prima che da assessore -, per il fervore e il livello raggiunto negli elaborati dai giovani, frutto indubbio di inventiva, capacità e interiorizzazione dei concetti che sono stati validamente proposti dal corpo docente, poi sviscerati e fatti propri da ciascuno. Il concetto della memoria, della storia personale di ciascuno presa non singolarmente ma in quanto parte di un unico contesto sociale, fatto di unicità e poliedricità, di ricordi singoli e familiari, personali e collettivi, traspare nei disparati lavori per produrre il risultato atteso: quello della consapevolezza di se stessi e del proprio ambito, della maturazione personale nell ottica di un contesto collettivo. per essere all'altezza e di saper fornire la miglior prova di sé, stimolati dalla valenza del tema proposto, analizzato a fondo grazie ad un lavoro accurato di preparazione svolto in aula. - peso e il valore della memoria per la vita e per il futuro di ciascuno. In questo, il merito va riconosciuto sia agli stessi studenti, in primis, che agli stimoli forniti da chi li ha sapientemente condotti. Quelle stesse persone guida che hanno saputo realtà, e la realtà in maturazione, e la maturazione in crescita. Vorrei concludere esortando tutti e ciascun giovane, ad un ad uno, a conservare il so alla realtà collettiva in cui è inserito, per un reale progresso sociale. Assessore Istruzione Formazione Sport Salvatore Ferro

8 Ricerca Enza clapis Ricerca, olio su tela, cm.120x 220,2015 (particolare) Noi non siamo nulla se non ciò che ricordiamo di essere stati e non saremo nulla se non riusciremo a trasmettere quello che abbiamo vissuto, quello che ci è stato dato dai nostri genitori e dalle persone che ci hanno preceduto. Lasciare che il vissuto diventi racconto nel bene e nel male sarà il modo per far crescere quelli che verranno dopo di noi. Nel bene e nel male perchè anche gli errori devono diventare memoria nella speranza che possano essere compresi e mai più ripetuti. Fare memoria è un dovere di ognuno e un impegno per le nuove generazioni per fondare il futuro sul passato. Il cassetto è da sempre l immagine dei ricordi e il bambino che cerca nel cassetto comunica la curiosità e la volonta di apprendere attraverso lo stupore proprio dei bimbi. pianta. Ma anche se il legno è ferito dai segni del tempo, non perde il fascino e l incanto delle cose belle e del vissuto, perchè solo il segno della vita che procede nel tempo è sintomo di ricchezza e di memoria.

9 Arcano XVIII lattice, dipinta su corpo 70x50 cm L opera nasce dallo studio dei Tarocchi di Jodorowsky, in particolare, La Luna. Un grosso gambero rosso in uno stagno simboleggia il passaggio della mente ormai pu

10 Non ho più memoria Adelaide Desiree Fontana 100x58 cm Tecnica mista 100x58 cm un retaggio accettato, un immagine percepita come surreale e spiata,senza colori,in -

11 Control Room Alessandra Bottacin e Liliana Lissoni Control Room Composizione di 4 pannelli 30x45 cm come testimone di un passato che appartiene a tutti noi, portando lo spettatore a

12 Orfeo Pastelli ad olio su carta 21x30 cm -

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14 INERVISTA AD ANTONIETTA CEDERLE provincia di Verona. È cresciuta in questo paesino di campagna assieme ai genitori, alle due sorelle e un fratello minore. Fin da piccola ho visto i miei genitori svegliarsi presto la mattina per andare a lavorare nei campi. Ho nella mia scuola c erano cinque classi, formate tutte da pochissimi bambini. Nonostante andassi a scuola la mattina, al pomeriggio, quando sono diventata abbastanza grande, andavo anche io insieme a mia sorella a lavorare nei campi. Impiantavamo il frumento, il granturco, il tabacco, a seconda del lavoro che c era da svolgere. Ogni sabato si veniva pagati dal padrone a seconda delle ore che si facevano. - Essendo una famiglia povera di campagna non avevamo la radio. Le informazioni arrivavano attraverso voci, attraverso coloro che ne possedevano una. Mio papà era andato in Germania a lavorare perché nel mio paese non c era quasi più lavoro. Noi lavoravamo nei campi quando c era la possibilità e la nostra famiglia veniva gestita soprattutto con i soldi che ci mandava mio padre. che sganciava le bombe e che sparava. Appena si sentiva quel rumore tutti scappavamo a nasconderci in queste specie di rifugi: delle buche scavate nel terreno coperte da lastre di legno. Alla sera per non far uscire i bagliori della luce, in quanto potevano essere usati come mire dagli aeri. americani che sui loro carri armati distribuivano a noi bambini cioccolato e marmellata. Mia mam- padre era ancora in Germania a lavorare. Infatti è tornato alcuni mesi dopo e, come noi, aveva ripreso a lavorare nei campi. La famiglia si è trasferito in un altro paese, Giavone di Veronella sempre in provincia di Verona, per curare i miei nonni. In quegli anni lavoravo sempre nei re. Venuta da sola, sono stata ospitata dai miei zii. Lo stabilimento era nel pieno della sua attività. Lavoravo moltissimo insieme agli altri operai: tra di noi andavamo tutti d accordo, in quanto eravamo le stesse persone che vivevano in case vicine tra loro. Erano molto faticosi i turni in fabbrica perché ogni giorno si doveva produrre una determinata quan- di migliorare la nostra situazione di operai, ma a volte rimaneva tutto uguale. Era bresciano e come me e gli altri era venuto alla Snia a lavorare, ospitato anche lui da parenti. Abi- no perché era usanza non fare i matrimoni in estate, in quanto in quel periodo si lavorava nei campi e quindi si sarebbe perso tempo, mentre l inverno era il momento più adatto. Il resto della mia famiglia mi ha raggiunto alla Snia - - Anche a lavorare al bar era molto faticoso: lavoravamo sette giorni su sette, senza tregua, senza poi si ritornava a lavorare. Per fortuna abitavamo casalinga, mentre mio marito è andato a lavorare come camionista in un azienda privata. Fino all età della pensione ho continuato a fare la casalin- palazzina della Snia del bar, ma al quarto piano. Fino alla pensione mio marito ha fatto il camioni- questo appartamento.

15 INTERVISTA A VINCENZO città natale è Messina. Quando scoppiò la guerra ero piccolo e non potevo ricordare molto di quei la mia famiglia ci nascondevamo nella campagna siciliana dove il problema fame si faceva sentire della vita, a lavorare alla Snia di Varedo dove egli già lavorava. Questo ambiente mi piacque subito e decisi di rimanerci. Inizialmente lavorai nel laboratorio delle analisi dei detersivi ma a causa dell ulcera - di controllo delle spedizioni. Mi piaceva molto quel posto di lavoro perchècontrollavo tutto ciò che entrava e tutto ciò che usciva a riguardo delle merci. Molti problemi con il capo mi portarono a lavorare MI ricordo della Snia che quest ultima aveva molte sedi dislocate in Lombardia ma anche all estero. Quando vennero chiuse sia la Snia Viscosa che Fibre e io fui formalmente in pensione non mi toccarono le coneguenze del licenziamento. Inoltre della Snia mi ricordo la loro struttura interna, dei molti ambienti non in ottime condizione e il contatto con le sostanze pericolose di alcuni settori che a lungo facevano della città di Varedo. INTERVISTA A VINCENZO LA MARCA per trovare mia sorella e mio cognato che lavoravano alla Snia. Il mio soggiorno non fu molto piacevole poichè non mi trovavo bene. Un giorno mio cognato mi propose di non tornare in Sicilia, ma di fare una domanda di lavoro alla Snia. Non ero molto convinto perché nel mio paese avevo un negozio di non tornare subito a casa. Mio padre mi chiamò perché aveva bisogno di me per la vendemmia ma decisi di non andare e di rimanere qui a lavorare. Ritornai in Sicila solamente durante le vacanze estive, chimiche. Qualche mese dopo fui spostato nel magazzino, poiché la polvere mi causava bruciore di lavoro, ma il mio datore di lavoro mi propose di cambiare reparto e passare nel reparto del controllo - Le condizioni di lavoro erano generalmente buone, ovviamente in alcuni reparti chimici i dipendenti, a causa del contatto continuo con sostanze nocive, si ammalavano. Mi sono sempre trovato benissimo

16 INTERVISTA AD ANONIMO Quando è cominciata la guerra non lo sapevo,si andava a scuola e si cantavano canzoni che innegiavano il duce. Quando andavo a scuola, suonava l allarme, arrivavano a bombardare e io dovevo andare a casa, che era la più lontana. Una volta mia mamma mi ha portata a comprare il latte e a metà strada è suonato l allarme, arrivavano i caccia, la strada per andare a casa, i caccia mi avevano mazione per seguirmi ma feci in tempo a nascondermi e non mi trovò. I tedeschi ammazzavano, una volta al mio paese (mereto di tomba ) mia madre mi mandò a porta- ni del vicinato di scappare e nascondersi perché presto i tedeschi rastrelleranno perché qualcuno che se per mezzogiorno il tedesco non fosse stato lasciato libero, essi avrebbero bruciato tutto il paese. Hanno bruciato due case, successivamente - nero a sapere, andarono da loro chiedendo dove i tedeschi li torturarono tutta la notte poi diedero A Udine, al campo di aviazione, stavo andando a dormire e salendo le scale vidi il cielo luminoso dal- e cominciai a gridare e a chiamare la mamma, il papà e mio nonno, i quali arrivarono subito in camera da me. Senza capire che cosa succedeva solo successivamente, il giorno dopo scoprimmo che avevano bombardato la pista di atterraggio degli aerei. Io e la mia amichetta eravamo andate in solaio per guardare il casco di mio padre che era andato in Africa, quando a un certo punto sentimmo ra chiamai mia mamma che stava parlando con la vicina di casa e le chiesi perché le campane stessero suonando. Mia madre mi rispose che era amichetti per la gioia.

17 INTERVISTA AD ANONIMO sciago la mia casa era vicino al portico d entrata. In quei tempi non c erano soldi, i miei due zii paterni va ad Arcore in aeronautica il suo compito era quello di montare e provare mitragliatrici sui bombardieri italiani. Lui era contro il regime fascista e non aveva la tessera del partito, quindi rischiò la deportazione verso io andassi nel rifugio antiaereo dello zio contadino perché era insicuro, infatti era fatto da delle balle I bombardamenti erano terribili, mi ricordo che quando bombardarono la polveriera di Solaro io e una nelle yuta che veniva usata come fusoliera per i bombardieri italiani, quando lui vide le ingiustizie fatte ai fascisti lui schiaccio i caricatori delle suddette rendendole inutilizzabili, mio padre pur essendo contro il regime era contrario ad ogni tipo di violenza. bocca un porro come simbolo di insulto tutto questo perché questo capo aveva spedito suo marito ed Lo stesso giorno andai a vedere il convoglio americano che passava sulla nazionale dei giovi, i soldati americani lanciavano dolci e caramelle dai camion, dietro di essi c era una colonna di soldati tedeschi, a me facevano pena, c erano soldati che camminavano scalzi oppure soldati feriti, quello che mi sorprese è che i soldati americani aiutavano questi tedeschi, d altronde non ne avevano colpa loro, alla E qui si concluse la seconda guerra mondiale dal mio punto di vista, fu un periodo duro per la mia famiglia i soldi mancavano, come il cibo ma ce la facemmo a superare tutto.

18 INTERVISTA AL SIGNOR PAOLO mamma lavorava in un negozio di rivendita di frutta e verdura, suo papà inizialmente faceva il mediatore di bestiame, poi fu assunto come operaio rante la guerra. Sono cresciuto insieme a mio fratello e mia sorella. La nostra famiglia non pativa la fame perché mia mamma aveva contatto con i contadini locali, grazie al negozio, e avevamo anche un piccolo pezzo di terra che curavamo noi personalmente. tare e poi ho iniziato ad aiutare i miei genitori in ciò di cui c era bisogno: aiutavo in negozio, mi occu- to a lavorare come garzone in una bottega di un - Le notizie sulla guerra le ascoltavamo attraverso la nostra radio o attraverso le voci di paese. Le giornate si svolgevano normalmente per la maggior parte del tempo, se non in quei momenti in cui rifugio era correre nei campi (non avevamo fossi o cantine dove nasconderci). Mio fratello dopo la guerra è morto durante il militare e in quegli anni - - una nuova attività: dove una volta avevamo la stalla per il cavallo, avevamo allestito una sorta di laboratorio per creare i sigilli di carta che si utilizzavano sulle bombole del gas. Negli anni avevamo sempre più lavoro di vario genere: lavori per uno stampatore di Milano, contenitori in cartone per le bottiglie di liquore, varie scatole per diversi pro- andavano a scuola, mentre al pomeriggio mi aiutavano nell attività di confezionamento in un altra di diverso genere, come le shopper per le boutique di alta moda o le buste di carta di ombrelli di riusciti a costruire sopra il laboratorio la casa in cui - di lasciare la casa perché, essendo scoppiato il disastro della diossina, la nostra zona era soggetta a restrizioni. In quella zona si poteva solo lavorare, essendo l area b. non si sapeva nulla sulla diossina, sul disastro, sulla gravità e sulle precauzioni da rispettare. Avevano solo ucciso tutti gli animali e ordinato a coloro che li possedevano di fare lo stesso. La esposte al veleno: mi ricordo infatti mia moglie e cosa, senza precauzioni o qualsiasi tipo di protezio- fegato, come altri nostri conoscenti e amici. Negli anni abbiamo poi scoperto che l esposizione alla diossina causava l insorgenza di questi tipi di tumore. - con l assunzione dei miei nipoti. Però con la crisi di questi ultimi anni, la nostra attività ha dovuto chiu- sta portando a termine le ultime questioni per poi cessare l attività.

19 INTERVISTA AD ANONIMO dei bombardamenti si spegnevano tutte le luci,o in alternativa si copriva ci fosse stato qualcuno. Il problema più importante però era la fame, infatti io, insieme alla mia famiglia guardo alla quantità di farina e quindi di pane da dare ad ogni persona, un etto al giorno per persona, persona veniva consegnato un biglietto in modo da ritirare il pane. Successivamente non fu più possibile fare il pane e il governo ci forniva una sorta di schiacciata per poter mangiare qualcosa, che si conser- la quale gli italiani furono chiamati a donare oro alla Patria e a molte donne sposate veniva quindi sottratta la fede, poichè era d oro. come soldato e andò anche in Germania, decidemmo di andare al nord Italia per trovare lavoro e dimezzata, l agricoltura danneggiata, i viveri di prima necessità erano razionati, mancavano lavoro e case. INTERVISTA AD ANONIMO una notte sentimmo il forte rumore di aerei e mia madre, spaventata, svegliò mio padre e gli disse di andarcene in campagna da mio nonno per essere più al sicuro. La mattina ci alzammo, prendemmo tutte le nostre cose, le mettemmo sul nostro carretto e abbandonammo casa nostra. Sulla strada per andare incontrammo gli americani che sui loro camion lanciavano le caramelle a me e a mia sorella. Mio nonno ospitava molte famiglie, che abitavano in paese o in posti di mare, in quanto da li arrivavano gli americani, e quindi noi dormivamo nel solaio in mezzo alla paglia. Un giorno mentre i miei genitori erano a lavorare nei campi videro arrivare dei carri armati e decisero di scappare in montagna, dove trovammo una casa e ci nascondemmo per due giorni insieme ad altre famiglie. L unica cosa che abbiamo mangiato in quei due giorni erano le pere, poiché vicino alla casa c era un pero. vamo macinare in quanto le bombe avevano distrutto tutti i mulini. Quindi costruimmo degli strumenti noi per macinare e fare il pane, che poi regalavamo anche ai soldati americani; in cambio loro ci regalavano del cibo in scatola e giocavano con me e con gli altri bambini. Quando le acque si calmarono mio padre decise di tornare in paese. In paese molte delle case che che era stato distrutto dalle bombe. -

20 INTERVISTA ALLA SIGNORA FRANCA Le fabbriche erano chiuse, lavoravano solo le donne perché gli uomini erano in guerra. I soldati aveva- Le fabbriche erano adibite alla costruzione di armi e qualche vestito, ma non c era tanto lavoro, erano I rapporti umanitari erano normali, si cercava di stare bene, si cercava di guadagnarsi qualcosa, si avevano solo due scarpe (e già era tanto), esistevano gli zoccoli ancora. - Inoltre si andava in chiesa, frequentata molto di più di oggi, tutto il mese di Maggio, tutte le sere c era il tutti in guerra. Non c erano mezzi, si andava solo a piedi o in bici. mentre la madre è morta un anno prima a causa di una malattia. Quando si doveva riparare, lei prendeva per mano la sorellina e nell altra mano teneva una valigetta con i soldi. Abitava in caserma perché il padre era il capo dei carabinieri. Franca si ricorda di quando usciva con la sorella sempre per mano e correvano sulle colline per scappare dagli aeroplani che mitragliavano. Una volta ha dovuto gettarsi con la sorella in un cespuglio di rovi per salvare la pelle, mentre stava andando a prendere il latte. si aveva nessuno che poteva aiutarti, quindi ci si doveva arrangiare. La guerra non si dimentica e si ripensa a tutti i giorni passati. Franca ha dovuto combattere a parole con i tedeschi, in quanto, le dissero di portare suo padre all o- morte, anche se l anno dopo poi fu ucciso. Ha visto Milano bombardata, si ricorda la facciata di un ospedale come unica cosa rimasta intatta. ché non c era il riscaldamento, si riunivano da chi aveva una radio e facevano scuola via radio. Il pane era fatto di segatura e corde, infatti in un mese tante persone furono ricoverate per appendicite. Ora Franca non mangia più il pane. Le donne si ingegnavano a fare qualcosa. INTERVISTA ALLA ZIA CARMEN Pativano la fame, il mangiare era razionato infatti il pane si comprava con la tessera. Molte persone per riuscire a mangiare carne avevano galline, oche ecc.., le mettevano sotto il loro grasso: vasi grossi di terra cotta, mettevano dentro l animale e lo coprivano con il grosso dell animale stesso. Poi venivano nascosti in cantine. Nel periodo fascista le ragazze e i ragazzi avevano una divisa: uomini vestiti da giovani balilla, mentre le donne vestite con camicia bianca, cravatta e gonna nera. Nelle case non si aveva la comodità. di Solaro e lo scoppio tremendo fece rompere i vetri delle case e i colpi erano tutti in giro per le strade.

21 INTERVISTA AD ANONIMO Lavorare in fabbrica era stressante poiché il lavoro era duro e i turni erano divisi in tre;,mattina, pome- cesso però di andare in bagno. alla pressa e anche agli imballaggi. Filavamo e lavavamo il cotone che rilasciava nell aria una quantità Il territorio non era occupato interamente da abitazione anzi erano presenti molte aree di vegetazione tra cui una vasta zona occupata dai boschi. La fabbrica metteva a disposizione delle case in cui le per- diversa etnia. Oggi di tutto ciò rimane una fabbrica abbandonata che occupa una rilevante parte del territorio con un capannone lasciato solo in un campo con un muro che lo circonda. la gente viveva in miseria, con poco cibo e stracci al posto dei vestiti; i materiali per realizzarli erano rari Il governo requisiva e i cavalli degli allevatori per la cavalleria e le altre bestie e i raccolti per il cibo; questo era razionato e concesso solo a chi presentava una tessera. Questa serviva inoltre per fare la spesa, non si potevano comprare più cose di quelle che loro imponevano. Mi ricordo delle bombe che cadevano sopra le case e sopra le campagne, di sera, infatti, era proibito accendere le luci in casa perché si rischiava di essere visti dagli aerei e di conseguenza di essere bombardati. della stoffa. L atmosfera che si respirava non era bella, il governo non voleva che le persone stessero a gruppi troppo numerosi nelle stanze perche avevano paura che complottassero contro di loro.

22 INTERVISTA AD ANTONIO SEREGNI casellante della ferrovia Saronno Seregno quando famiglia ha sempre abitato in questa zona. I nonni hanno sempre abitato in casa dei miei genitori quindi ho saputo tutte le vicende che si sono svolte in quest ultimo centennio. Mio nonno ha partecipato alla prima guerra mondiale e dopo la guerra ha sposato la nonna che anche lei abitava a poi ha fatto il casellante e da li ha visto sorgere la fabbrica della Snia e dell Acna. La prima costruzione è stata la fornace che ha fat- brica e dedicato ai suoi dipendenti. cordo la Snia come una grande mamma per tutti lia perché c era lavoro e perché offrivano anche case vicino al posto di lavoro. I primi insediamenti furono le convittrici che abitavano nel convitto alla Snia in modo che al mattino andassero a lavorare presto e cosi la Snia aveva la mano d opera vicina attiva per poter tener sotto controllo i cicli produttivi che erano a ciclo continuo infatti La stessa cosa si vede anche nello stabilimento a sono stati gli anni di benessere e quella zona è stato il polo chimico maggiore del nord Italia perché c era la Snia e Acna. Acna era anche una fabbrica bellica poiché facevano gas nervini per la prima e la seconda guerra mondiale come il fosgene ossia un gas tossico usato nei campi di concentramento. L Acna non è nata come industria bellica perché faceva coloranti però è stata utilizzata anche come industria bellica perché si usavano prodotti chimici in guerra e quella era una industria chimica. Infatti, proprio vicino ad Acna la ferrovia veniva anche usata come ferrovia di soccorso a nord di Milano. La linea Saronno-Seregno veniva chiamata ferrovia Novara perché a Novara entrava in collegamento con le ferrovie dello Stato e a Seregno lo stesso, quindi uno poteva andare da ferrovia è stata strategica quindi per scopi militari. riano che poi durante la seconda guerra mondiale è stata bombardata e distrutta provocando seri problemi nella cittadina. - nord e ci sono state le varie integrazioni. Infatti la Snia è sempre stata un crogiuolo di culture di tutte le regioni. I primi ad arrivare sono stati i friulani che hanno iniziato a lavorare nella fornace, poi i bergamaschi che hanno iniziato a costruire e poi con che si sono stabiliti più che altro nella zona di San Pio X. non si trovava una casa e c erano solamente tre cascine: la bindelina, il mandresc e la canova. Il resto era tutto prato. L infanzia al villaggio è stata favolosa, si poteva fare quello che si voleva e l unica cosa erano le guardie della Snia che controllavano quello che succedeva nel villaggio. Era considerato uno dei villaggi migliori grazie alla fab- all interno della casa, rete fognaria e acqua cor- arrivate tutte le culture quindi ed è sorto un gruppo abbastanza omogeneo ma con idee diverse e Non mancava nulla, c era tutto era infatti come una vera e propria città indipendente intorno alla quando hanno iniziato a fallire e a chiudere le fabbriche. Esse fallirono perché i proprietari iniziarono a portare le produzioni all estero. Parlando di Snia quindi sfamavano anche la popolazione dei pa- Quando hanno iniziato a chiudere hanno quindi za la gente ha dovuto emigrare trovare altri lavori e ci sono stati forti problemi occupazionali. Hanno lasciato a casa migliaia di dipendenti e oltre alla Snia e all Acna hanno chiuso anche altre aziende no vivo tutto il tessuto regionale e che adesso non più un paese felice ma è un ormai considerato un è sorto, è solamente per merito della fabbrica e non a livello politico. Adesso succede che le case sono state vendute ed essendo case malconce sono state rivendute a poco prezzo a extracomunitari, quindi a gente che è arrivata negli ultimi anni. Il villaggio è ancora ben strutturato ma il problema è che non è appetibile per mancanza di lavoro. Si spera che la situazione possa cambiare, anche

23 INTERVISTA A CHICHE Il fenomeno della immigrazione verso l Argentina comprese soprattutto l area nord dell Italia: di fatti i piccoli villaggi o cittadine nel territorio sud-americano erano quasi tutte composte da persone di origini Piemontesi, Friulate e Venete etc. E comune al giorno d oggi trovare somiglianze nella lingua (solitamente con parole dialettali ormai incorporate nel parlato quotidiano) e soprattutto nei cognomi, molti rimasti di origine Italiana. a tutti gli effetti, anche se avrebbe voluto trascorrere più tempo in Italia. dalle differenze che vide e che provò: Pur ritenendolo affascinante, perchè riccodi colori e ritmo, non si può sentirlo proprio; continua a sentire da quelle Argentine, dove è impressionante la quantità di cielo che si vede. Le case sono di norma a un solo piano, dando sensazione di maggiore spazio e aria. La vegetazione è abbondante, i parchi - to a quella che riscontro nella società Italiana; come se il peso della storia che porta sulle sue spalle la 4) La cultura - INTERVISTA A BRUNA ROSSI potevano nascondere nelle cantine. Mussolini dava l ordine di far scrivere delle sue frasi sulle case italiane. La famiglia della signora Rossi era benestante, ma con la guerra le è stato portato via tutto.

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