A MAGGIOR GLORIA DI DIO E COL SUO AIUTO

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1 A MAGGIOR GLORIA DI DIO E COL SUO AIUTO Piccola raccolta di scritti di don Mario Prandi Congregazione Mariana delle Case della Carità Reggio Emilia Pag. 1 di 211

2 SOMMARIO (di "A Maggior Gloria di Dio") Introduzione 4 (1) Albinea - 18 Febbraio Diario 5 (2) Il Regno di Dio Carità 13 (3) Diario dal 30 ottobre 1938 al (4) Primitivo Regolamento dell Ospizio S. Lucia 42 (5) Memoriale al Vescovo Brettoni - 16/7/43 46 (6) Formule 53 (7) L Opera del Servizio Sociale 55 (8) Il mio pensiero è questo 56 (9) La Casa della Carità (9b) Lettera scritta da don Mario alle Suore di S.Giovanni di Q. il 7/4/51 69 (10) Dio è Amore 71 (11) La Casa della Carità. Pescara 26/11/52 74 (12) La prima Corona della Regina del Carmelo 81 (13) Piano del 1º Rosario della Carità 83 (14) La Corona della Madonna - 11 aprile (15) Confraternita di nostra Signora del Carmelo Carmelitane della Carità 88 (16) Congregazione Case Carità 90 (17) Lettera al Vescovo Socche per domanda di erezione canonica 91 (18) Educare al coraggio 93 (19) La Leva 18/4/58 94 (20) Giovani per aiutare l opera dei Sacerdoti 106 (21) La Leva - 11/11/ (22) Opera del Servizio Sociale 109 (23) Omelia del 15 luglio (24) Case della Carità. Cosa sono? - 15/10/ (25) Revisione delle Regole 122 (26) Credo che il Signore stia lavorando sodo per la conversione di qualcuno 126 (27) O Santa Chiesa di Dio 130 (28) Ultimo Testamento - 6 luglio (29) Incontro con M. Teresa di Calcutta 133 (30) Commento alla Regola (31) 1º Sabato del Mese - 5 marzo Pag. 2 di 211

3 (32) Come nasce la Casa = Tentativo = 25/7/ (33) Esame documenti Cronistoria 28/7/ (34) Chi è il Cristiano 23/7/ (35) Piste Brasiliana e Benedettina 173 (36) Le Piste 175 (37) Progetto di erezione canonica dei Fratelli della Carità 8/6/ (38) Fratelli della Carità - Tentativo Regolamento 181 (39) Regolamento Base della Congregazione Mariana delle Case della Carità 184 (40) Università 188 (41) Restauratori - 8 novembre (42) La nostra Famiglia nasce dal basso - Parrocchia 14/11/84 - Santi Carmelitani 193 (43) Cos è una Congregazione Mariana - E com è la nostra - 8 agosto (44) Una idea nuova? 26/7/ (45) Istituto Secolare 202 (46) Struttura 16 dicembre (47) Progetto Dio. Alcuni pensieri sulla situazione nostra della droga 207 Pag. 3 di 211

4 Introduzione Già da questa piccola antologia di scritti di Don Mario Prandi si può cogliere il dono di grazia che Dio ha effuso nel cuore di questo suo sacerdote fin dalla sua giovanissima età. È sorprendente vedere come l opera di Dio si è dipanata nella sua vita con ispirazione presenti fin dagli inizi e che si attueranno quando i tempi di Dio sono maturi. ma ancor di più sorprende la linearità e la continuità di pensiero che percorre un po tutti gli scritti di Don Mario, in cui si può vedere il suo grande amore per il Signore, per la Chiesa, per l Eucaristia e per i poveri. Don Mario ci ha lasciato una quantità notevole di scritti: alcuni definiti e ordinati, altri come semplici appunti di omelie, altri come pensieri raccolti nei momenti più disparati della sua vita, lettere, ecc che ci auguriamo di poter presto ordinare e pubblicare. Questa antologia è finalizzata ad aiutare tutti i membri della Congregazione Mariana delle Case della Carità nel cammino del Capitolo Generale che sta vivendo. Di conseguenza non si sono curati né la sequenza cronologica dei testi, né l unità tematica, né tanto meno rappresentano tutto il pensiero di Don Mario sui temi che vengono trattati. Si è cercato di fornire quei testi che sono sembrati più significativi secondo le linee specifiche sulle quali sta muovendosi il Capitolo Generale. La maggioranza dei testi sono integrali, come sono usciti dalla penna di Don Mario. Solo alcuni (pochi) sono estrapolazioni di testi più ampi; si dà nota ogni qualvolta si omette una parte. Sebbene siano una modesta parte dei suoi scritti coprono in pratica tutto l arco della sua vita. Infatti ci sono brani del suo diario di seminarista diciannovenne del 1929 fino a testi del 1984 a due anni della sua morte. Alcuni testi o stralci di testi saranno corredati da una brevissima presentazione che permette e faciliti l inquadratura storica e il problema specifico a cui si riferiscono. Crediamo che al di là dell utilizzo immediato ai fini del Capitolo Generale, possa rimanere uno strumento di riflessione per ogni membro della Congregazione Mariana delle Case della Carità per approfondire il proprio rapporto con Don Mario, per entrare sempre più nella sua paternità e vivere la Casa della Carità come dono che Dio ha fatto alla sua Chiesa attraverso la persona e l opera di Don Mario, specialmente per i più giovani che non lo hanno conosciuto personalmente. Crediamo inoltre possa fare piacere a tanti amici che con insistenza ci hanno chiesto che si inizi la pubblicazione dei suoi scritti. Il Signore voglia benedire queste fatiche con i doni del suo Spirito. Carità Don Romano Zanni Superiore Generale della Congregazione Mariana delle Case della Pag. 4 di 211

5 ALBINEA 18 FEBBRAIO 1929 DIARIO - (1) - Don Mario scrive queste pagine in un piccolo notes con una calligrafia minuscola. Le scrive tre anni dopo la sua entrata in seminario. La prima pagina: RICORDA! Gli altri non hanno bisogno in generale dei nostri beni, ma sono avidi del nostro cuore. A me spetta dare il cuore al mio prossimo: spetta renderlo purissimo. Degno di essere dato in dono ai membri vivi di Gesù Cristo. I miei compagni, tutti gli uomini sono miei fratelli: ora come non dovrei essere buono con loro? Essere buono col mio prossimo: che ideale luminoso attuabile! Non penserò male di loro, mai. Che brutta cosa il pensar male! Si fa ingiuria a Dio, si vive malcontenti. Perché i cattivi pensieri tolgono ogni serenità. Vivrò nella pace dei pensieri amorevoli. Quando sarò solo, durante le orazioni penserò ai miei compagni, ai miei Superiori, ai miei parenti, a tutti gli uomini e mi compiacerò in pensieri d'amore verso di loro. Sereno nei pensieri: lo ripeto ancora, sereno. Perché dovrei avere pensieri d'invidia di disistima, di disprezzo? Neppure l'ultimo peccatore si deve disprezzare. Non ci si deve meravigliare di nessuno. La meraviglia è un brutto e impreciso modo per dire "mancanza di carità". Il prossimo, anche esteriormente, va trattato con ogni riguardo, come un oggetto prezioso. Parlare con delicatezza somma, non toccare mai certi tasti che potrebbero far dispiacere, non ridere mai di nessuno anche se qualcuno lo merita. Conformarsi ai singoli caratteri. Parlare di ciò che interessa il compagno; purché non siano cose cattive. Si possono dire anche parole inutili. In tal caso anche le sciocchezze acquistano un valore; esse non sono più sciocchezze ma strumento di carità. Partendo da basi così piccole si possono ottenere, quando vi sia il fuoco della carità, effetti sorprendenti nella vita intima delle anime. Solo bisogna adattarsi, saper nascondere il proprio io. Per saperlo nascondere non c'è che un mezzo: farlo morire. Ed è questo che è doloroso. L'amore al prossimo va mostrato con l'interessamento: nel campo spirituale come in quello materiale. Dobbiamo essere diplomatici della carità. Star attorno al nostro prossimo, prendercene cura, Pag. 5 di 211

6 mostrare che si vive per lui, che si vuole il suo bene, che si pensa più ai suoi interessi che ai propri. Però, purché si viva davvero per lui, mi pare che si possa anche fare a meno di mostrarlo; anzi, l'apostolato nascosto, il far del bene in segreto e venire, trascurati, o misconosciuti o disprezzati al di fuori da coloro stessi ai quali si fa del bene, mi pare sia più fruttuoso per gli uni e per gli altri: Almeno se ho ben capito che cosa si vuol dire di sopra! L'egoismo è il più dispregevole dei vizi. Chiude l'uomo in un cerchio di superbia, di freddezza. L'egoista non vive, non è cattolico. Bisogna avere il cuore largo come quello di Dio. Nessun amore lo esaurisce. Se abbiamo i nostri interessi particolari, non possiamo avere la carità. Dobbiamo desiderare di essere abbassati per far crescere gli altri. Dobbiamo godere che i nostri compagni siano lodati, stimati, facciano più bella figura di noi: dobbiamo anzi pregare per questo. Non c'è carità senza umiltà. Fare il bene mostrando di ricevere del bene da quelli ai quali lo facciamo, è una carità ben generosa. Occorre dar retta, sottomettersi a tutti, rispettare tutti: così si potrà penetrare i cuori. I consiglieri e i predicatori e gli ammonitori cattedratici non si attirano le simpatie. Si domina l'uomo con l'essergli ubbidiente. Uno che sia il più bravo della sua scuola farebbe bene di tanto in tanto di chiedere facili spiegazioni ai meno intelligenti: farebbe un atto di umiltà e di carità squisita mostrando stima per i compagni e dando loro un modo facile per ricambiargli servizi. Quando mi verrà qualche pensiero non caritatevole a riguardo di qualche compagno, pregherò per lui. "Non cercherò l'amicizia di nessuna creatura, se non quando il S. Cuore di Gesù mi inciterà per condurlo al suo amore" (S. Margherita Alacoque). Salverò solo le anime che avrò amato in Gesù Cristo. Per fare del bene bisogna essere sottomessi, mostrarsi sottomessi. Ubbidire a tutti, essere servi di tutti, naturalmente in ciò che è lecito. Ci vuole sommo rispetto per gli altri, trattarli come fossero superiori, i nostri fratelli sono grandi perché membra di Cristo Gesù. Se voglio far del bene al mio prossimo debbo compatirlo. Cercar di vedere in esso il minor numero possibile di difetti: compatirlo nei difetti che si sono visti. Pensiamo che noi in quelle circostanze faremmo forse peggio. Non meraviglia dei difetti altrui, ma compatimento; quel compatimento delicato che vede meno che può, che scusa più che può, che copre le mancanze altrui sotto il velo della carità. Pag. 6 di 211

7 Quando si ha questo compatimento si può fare la correzione. Essa deve essere prudente, sincera, umile, amorosa. Solo se è alimentata dalla carità essa porterà i suoi frutti. Chi comprende l'uomo è padrone dell'uomo. Se si vuole fare del bene all'uomo bisogna conoscere il cuore umano. È questo un libro difficile che non si conosce mai abbastanza. In fondo il cuore umano è sempre buono. Ora bisogna scoprire questo fondo, cercarlo spesso tra un cumulo di cattiveria, di egoismo, di impurità di superbia. Scoprirlo, poi svolgere da esso l'edificio della vita nuova. Conoscendo l'uomo si viene a conoscere che egli è tante volte pieno d'amor proprio. Si può cominciare un apostolato accarezzando l'amor proprio del prossimo? io non saprei. Certo nella comprensione del cuore umano entra anche questo: che egli vuole essere scusato. Bisogna dunque saper scusare. Mi sembra però di più grande importanza il saper sviluppare quel germe di bontà che ogni uomo possiede, svolgerlo. Ci sarebbero sulla comprensione del prossimo mille cose da dire; ma io non saprei farlo perché manco di esperienza. So però che per comprendere le anime occorre essere molto puri. La purità è la via migliore per la conoscenza di Dio e delle anime. L'occhio puro penetra il mistero. Dobbiamo essere puri per vedere Gesù nei nostri fratelli, per ispirare loro confidenza per dominarli con lo sguardo. Che il nostro prossimo veda attraverso il nostro occhio l'immagine di Dio e sarà nostro. Guai se ci fermiamo al corpo! Abissus abissum invocat; perderemmo le anime invece di salvarle. Bisogna stare attenti nei discorsi; ci vuole delicatezza. Il sentimentalismo è uno dei pericoli più grandi; delicati, ma non scrupolosi. Questo riguardo specialmente a quei peccatori che ci parlano della loro vita. ln tali casi ci vuol (delicatezza) dignità ma guai a essere schizzinosi. Attenti dalla curiosità. È un male per noi perché può alimentare le passioni, rendere poi nullo il nostro apostolato. Perché se il nostro prossimo si accorge che siamo curiosi non ha più confidenza. Non è bene fare molte domande; quelle che si fanno debbono farsi con prudenza e solo quando è evidente che non le facciamo per appagare la nostra curiosità. Vogliamo che il nostro prossimo abbia fiducia in noi? Dobbiamo averne in lui. Aver fiducia nel prossimo vuol dire credere alle sue parole, alla sua volontà, stimare le sue intenzioni, non avere alcun dubbio sulla sua onestà. Potremmo trovarci con persone evidentemente ipocrite. Allora è bene mostrare di avere fiducia in esse: con questa santa ipocrisia si può forse guarire una satanica ipocrisia. Non so però se sia bene agire così. ln generale l'ottimismo è una cosa buona: bisogna essere ottimisti fin che è possibile. Si dice che a pensar male ci si prende sempre. Io credo che questo sia un errore: a pensar male si può qualche volta sbagliare, senza contare che da parte nostra questo modo di agire è quasi sempre riprovevole. Aver fiducia nella Pag. 7 di 211

8 bontà umana è un far piacere al Creatore dell'umanità. Che brutta cosa essere diffidenti! Guardinghi! Meno prudenza e più disinteresse, più carità! Non imbecilli s'intende. Benché sia commovente, non è giusta la frase del lebbroso di X. de Maistre: "Io non credo che gli uomini siano cattivi" ma è peggiore la fredda, egoista frase del protestante Goethe: "Non gettare il tuo cuore al mondo: il mondo è un cane male avvezzato che non riporta mai nulla". Nell'apostolato ci vuole segretezza: mai accennare a ciò che una persona ci ha confidato, mai fare l'apostolato a suon di tamburo. Nel silenzio e nell'umiltà si fa il doppio bene, non si dà nell'occhio a nessuno e si ha di più il vantaggio che nessuno si adombra o ci reca disturbo. Nell'amore del prossimo non vi deve essere grettezza, ma generosità. Dare senza mai chiedere. Dare i beni, il cuore, le nostre facoltà, la nostra vita. Dare col sorriso sulle labbra, dare volentieri, senza reticenze, senza condizioni. Dare tutto senza risparmiare nulla per sé. Dare con delicatezza per non umiliare nessuno. Vivere ogni momento, ogni gioia, ogni dolore per il prossimo. Vivere per esso nell'osservanza perfetta delle regole, nel sacrificio della penitenza, nella preghiera e nella meditazione. Offrire se stesso al Signore, rinunciare a tutte le consolazioni spirituali, a tutti i comodi materiali per amore dei nostri fratelli. C'è nel mondo delle anime una brutta gelosia: si è gelosi delle anime a cui si è fatto un po' di bene o con cui si è in relazione, e si vorrebbe che nessuno le avvicinasse: quale superbia! Quale grettezza! Siamo cavalieri. Non c'è apostolato senza sacrificio. Intanto si salvano le anime in quanto si fa penitenza: "sine effusione sanguinis non fit remissio". Non c'è che la via del sacrificio (sacrificio della volontà e del corpo) per salvare le anime. Dobbiamo morire per dar vita agli altri. Noi siamo giovani e possiamo ancora soffrire perché il nostro corpo è pieno di vitalità, il nostro cuore capace di sentire. "Obsecro vos ut exhibeatis corpora vestra hostiam viventem". Un'ostia vivente, cioè che è piena di forze, sensibilissima al sacrificio, che si sente attratta dalla carne e vive nel martirio continuo di una lotta umiliante, che sente una irresistibile tendenza ad alzarsi e si abbassa eroicamente, che ha una carne palpitante di vita e un sangue vivacissimo e li pone sotto il torchio della penitenza per spremerne il vino vivo di Cristo. Quant'è bello quanto eroico, quanto luminoso coronare di dolore gli anni della giovinezza. Dedicare a Dio una volontà ribelle, una intelligenza che tutto vuol sapere! dare tutto per gli apostoli, per la Chiesa, per i poveri, per coloro che soffrono, per le anime deboli che non sanno innalzarsi dal fango o dalla neghittosità. Non si può mai criticare il prossimo: è cosa santa non criticarlo neppure nelle cose permesse o da nulla. Pag. 8 di 211

9 I poveri e gli infelici sono le immagini più somiglianti di Gesù Cristo stesso. Io non so una cosa: come tanti cristiani, tanti sacerdoti passino davanti a un infelice, un povero e non si fermino. Uno che vedendo un povero o un disgraziato, non lo solleva, perde una grazia: è come chi vedendo passare il SS. Sacramento non si inginocchia in atto di adorazione. Si perdona molto a chi ama molto. Come è gretta cosa adoperare il portafogli per sé e il borsellino degli spiccioli per gli altri. Se incontrassimo il Signore, daremmo un soldo? Eppure i poveri sono il Signore! Non umiliamoli anche noi; essi che sono tanto umiliati: i Santi davano anche gli abiti al povero. Ma la carità non è fatta solo di denaro: bisogna avere il cuore della carità, bisogna avere la comprensione della miseria. Quegli infelici coperti di stracci hanno pur un cuore e forse più sensibile del nostro, hanno pur un animo e forse più nobile del nostro. Povera gente che tanto di rado riceve un sorriso, che tanto spesso riceve insulti e freddezze! Poveri bambini che non hanno la carezza della mamma e non trovano un cuore che li consoli. Ah! deve pur rendere conto a Dio quel sacerdote che non ha compreso, che non ha saputo consolare uno di questi piccoli, che lo ha cacciato come un importuno, o se ne è liberato con pochi soldi. Oh! i soldi non sono la carità! Se avessi una penna di forza vorrei scrivere tanti libri per spingere alla carità; se avessi una voce potente potrei predicare sempre la carità. Bisogna cercarli i poveri, gli infelici. Non aspettare che vengano a bussare alla porta. Lo so che è ben noioso conversare con ignoranti, con gente lurida, con ammalati poveri: ma forse che si è sacerdoti per vivere bene? Passare allegramente ore ed ore ad un banchetto e poi mandare al povero,che aspetta alla porta, un pane, che brutta cosa per un sacerdote! Si vedono alle volte brigate di gitanti (spesso anche preti) salire i paesetti di montagna e mettersi poi a consumare allegramente le provviste in un bosco o in un prato. Vengono a vederli i bambini, si sa sono noiosi e non hanno riguardi. Io so che molte volte questi bambini vengono scacciati. Eppure s'accontenterebbero di così poco! Ma perché non avere la comprensione della carità? D'altra parte è bene scacciare la miseria dai luoghi dove si gode: sarebbe un rimprovero troppo evidente. Quando sarò prete, se (Dio) il Signore vuole, mi dedicherò in gran parte agli umili, ai poveri, ai disgraziati: essi che nulla pretendono meritano molto. Amo quelle povere vecchierelle umili, a mala pena sopportate dalle loro famiglie, quei fanciulli che non hanno mai visto un giocattolo, che non hanno mai ricevuto una carezza, quelle spose che conoscono solo la durezza del marito rozzo, quelle giovani che non possono avere un'ora di riposo, quegli esseri che non conoscono che il lavoro continuo, che prendono cibo quando ne hanno. Bisognerebbe entrare in certe case per vedere come vive tanta povera gente. Bisognerebbe vedere come sono curati tanti ammalati. Bisognerebbe saper leggere negli occhi rossi, gonfi di pianto, di tante donne e di tanti bambini. E tanti ricchi Pag. 9 di 211

10 consumano, e tanti ecclesiastici pure... non si accorgono di nulla. Non c'è cosa che mi addolori di più che il vedere tanti signorini e laici e seminaristi curare il ciuffo o la sigaretta e non essere capaci di vedere una miseria. Gente per lo meno inutile. Si dirà che bisogna tenere alta la dignità; forse che l'abbassarsi sulla miseria è un disonorare la propria dignità! forse il cardinal Federigo sporcava la santa Porpora baciando i bambini mocciosi dei contadini? Certo che lo stare fra gente nobile è più dignitoso: meno evangelico però. La questione sociale è una questione di Carità e solo la Carità della Chiesa Cattolica può scioglierla. Presentemente sono seminarista. Debbo dunque trattare con seminaristi: cioè con caratteri diversi. Bisogna conoscere il carattere di ciascuno per osservare la carità. C'è il carattere buono per natura: forse quello da cui si riesce a cavar meno. Si può lasciare in pace: non sarà un cattivo prete. Si può influire su di lui con il buon esempio cercando di allargare un po' le sue vedute, perché mi sembra che i buoni siano di vedute non troppo larghe. C'è il carattere nettamente superbo: il suo io entra dappertutto. È vuoto di ogni spirito. Bisogna ceder sempre: bisogna attivarlo e farlo cambiare con l'umiltà e la preghiera. C'è il carattere romantico e malinconico per partito preso, in realtà passionale. Occorre andare adagio a mettersi (d'accordo) in relazione con lui: però credo si possa indirizzare bene. C'è il seminarista al quale natura ha dato poco. È umile, non pretende nulla dice con semplicità: "Io sono buono a nulla". È il seminarista che amo di più. In ogni caso ci vuole purezza grande: nell'apostolato del prossimo l'unica via è di trasformare noi stessi in Gesù Cristo, di vedere negli altri solo Gesù Cristo. Ed ora vorrei dire qualcosa sulla poesia che emana dalla carità sulla poesia che viene dall'alito vitale delle anime, dal fuoco del cuore del prossimo. Ma la mia povera penna non sa che scrivere queste formule ancor più povere: com'è dolce, com'è santo amarsi sulla terra per amarsi poi in cielo nella unità di Dio, nella perfezione di Gesù Cristo. RICORDI: 1) Siate tanto santi da strappare a Dio dei miracoli (Card. Lavigerie ai suoi...) 2) Nello studio voglio farmi una formazione tale da essere capace di occupare nella chiesa qualsiasi carica. (Un Nov. della...) Pag. 10 di 211

11 3) Debbo farmi un carattere forte, sereno, sacerdotale. Gioventù trascurata, virilità perduta. Corrumpiunt mores bonos colloquia prava" (1' Cor. 15) Strana cosa davvero: ci diamo più pensiero della stima degli uomini che della stessa virtù, e si rimane più umiliati di un granchio preso in pubblico che di una colpa segreta. (Tanquerey) "Non ti affliggere mai perché la gioia in Dio è la tua forza" (Nehem) "Padre santo, io prego perché essi abbiano in sé la pienezza della mia gioia" (Giov. 17) "Prego il Padre ed egli vi darà un Consolatore, perché rimanga sempre con voi. E lo spirito di verità... Egli sarà in voi" (Giov. 14) "La carità comanda un triplice movimento: un movimento di distacco; un movimento d'unione: un movimento di diffusione: distacco dalle creature, unione con Dio, diffusione del bene per le anime". (Libert O.P.) "La vera carità consiste nel sopportare tutti i difetti del prossimo, nel non meravigliarsi delle sue debolezze, e nell'edificarsi nei minimi suoi atti di virtù". "Soprattutto, la carità non deve starsene chiusa nel fondo del nostro cuore, perché nessuno accende la lucerna per metterla sotto il moggio, ma per collocarla sul candelabro affinché serva ad illuminare tutti coloro che sono nella casa, questa lucerna è la carità". (S. Teresa del B. G.) È preferibile lasciare ciascuno nel suo proprio sentimento, piuttosto che indugiarsi a contestare. (Imitaz.) La solitudine è stata definita: Gesù che passa; Gesù che parla; Gesù che benedice. Prima di mettersi al confessionale, Giovanni meditava e nelle meditazioni gli divampava in cuore una fiamma di puro amore che egli non sapeva contenere e la emetteva poi in parole ispirate, semplici e calde a cui non si poteva resistere. Senza avere l'aria di un cattedratico, e senza sforzo, conduceva con soavità quelle anime, la cui pace interna e l'abitudine dei pensieri e degli affetti sono in cielo. (S. G. della Croce) L'orazione e la mortificazione: due cose insostituibili e impensabili ad ogni perfezionamento spirituale. (Vita di S. G. della Croce) Pag. 11 di 211

12 "L'errore come il peccato, è separazione, mentre la verità è unità. Il vizio è vergogna e la vergogna è nascondersi". Il lavoro è uno scudo. (Baunard) "Noi riguardiamo questo punto (di un contegno edificante in chiesa) come fondamento dell'edificio della pietà presso i giovani; io scongiuro i miei ausiliari e successori a mantenere con la più grande cura le tradizioni di questo contegno decoroso che io sono arrivato a stabilire con molto sforzo". "Rispetto per tutte le più piccole pratiche della chiesa; rispetto per tutte le cose sante; rispetto per tutti gli insegnamenti della medesima; ecco i tre rispetti che bisogna infondere nei giovani: è il secondo modo di imprimere la pietà nei loro cuori. Il contegno dignitoso in chiesa era il mezzo più immediato, questo sarà forse il più duraturo". (Timon David) La vita scorre come le acque di un fiume che accarezzano, passando, le rive, le rive che più non rivedranno. (Beaudenom) Quale potere avrà il prete parlando della preghiera, se il popolo lo vede frequentemente in intimo colloquio con l'ospite troppo spesso abbandonato del Tabernacolo! Come sarà ascoltata la sua parola, se predicando il lavoro, la penitenza, è egli stesso laborioso, mortificato! Apologista della carità fraterna, troverà cuori attenti, e se, vigilante a spargere nel gregge il buono odore di Gesù C. rifletterà nella propria condotta la dolcezza e l'umiltà dell'esemplare. Oh! Se i cattolici, o almeno gli uomini d'azione avessero quello splendore di vita cristiana dipinta dall'illustre cardinale (Wiseman in "Fabiola") e che non è altro che l'attuazione del Vangelo! Come sarebbe allora irresistibile il loro apostolato tra questi pagani moderni, troppo spesso prevenuti contro il cattolicesimo dalle calunnie dei settari, dal carattere acerbo delle nostre polemiche e da un modo di rivendicare i nostri diritti, che sembrano provenire più dall'orgoglio ferito che dal desiderio di sostenere gli interessi di Gesù". (Anima dell'apostolato) "Ogni uomo conserva un settore, per quanto piccolo e nascosto di bontà, sul quale si può fare leva". "Dopo Cristo ogni battezzato è redimibile". L'asprezza, la violenza, la durezza allontanano le coscienze, le fanno rinchiudere in se stesse, in un sordo rancore e in una ostile diffidenza. Solo l'amore salva. (Mons. Sargolini) Pag. 12 di 211

13 IL REGNO DI DIO CARITA - (2) - Appunti scritti su un foglio doppio di quaderno a quadretti. Il tipo di carta, l inchiostro e la calligrafia sempre minuscola fanno collocare questo scritto agli anni del seminario o a quelli subito dopo. Don Mario stesso non si ricordava la data, ma pensava fosse dei primi due anni di sacerdozio quando era curato o a Calerno o a Castelnovo né Monti. SE DIO VOLESSE!... col suo aiuto io mi sentirei di mettervi mano IL REGNO DI DIO CARITÀ. ai malati comuni 1) Attualmente come si provvede: 1) con cura e assistenza famigliare: quando vi sia molta pietà cristiana, assistenza sanitaria e sacerdotale, molto bene. 2) con internare in Ospedali e sanatori i soggetti. burocrazia Praticamente rispondono bene questi istituti? dal spese forti ecc. punto di vista clinico: forse sì, forse ottimamente; dal punto di vista cristiano: forse no. Ragioni: a) agglomerati e personale insufficiente; b) amministrazioni laiche, dove prevale il criterio: "fare almeno 60 e 60" abbondanza di "funzionari" criteri a volte molto umani. c) locali ambienti non sempre rispondenti ai bisogni. d) professionismo o tecnicismo di suore e infermieri; a volte anche dei...cappellani. e)... ai malati cronici 1) Ricoveri di mendicità; case di riposo vecchi regionali prov. comunali private. Crescendo il bisogno dell'elemento "pazienza cristiana" mi pare che aumentino le difficoltà del caso precedente in intensità. Si può stabilire forse una proporzione inversa così: cresce l'insolvibilità, invalidità; diminuisce la cura (carità cristiana (in generale) malati poveri Sono a carico pubblico, attualmente di comuni o comuni e cronici altri comuni e cronici enti civici (Mutue Assic. Federaz.) almeno come è organizzato lo stato, che naturalmente dovrebbe in teoria, arrivare a provvedere a tutti i casi. Per il sorgere progressivo "di enti" che per natura dovrebbero provvedere a questa categoria di poveri un certo benessere fisico. È forse venuto a mancare nel Pag. 13 di 211

14 agli incurabili (scemi defic) cristiano e nel sacerdote quel senso di responsabilità personale che verrebbe espresso nella frase "mandavit Dom. unicuique de proximo suo" e " amate il prossimo come voi stessi". 1) In famiglia: molto spesso le famiglie sono le meno adatte e attrezzate per conservare questi infelici; perché: provengono, spesso, da famiglie tarate; o povere, o di montagna e collina; non c'è sempre tempo e modo per assisterli convenientemente. Quanti casi sono stati una vera provvidenza...grande furono accolti; qualche volta sono di sconcio per i vicini; qualche volta sono in balia di sciagurati che ne approfittano: (è notevole la tendenza sensuale in essi). 2) In ricoveri (Frenocomi Cottolengo) molti inconvenienti già visti per altri casi. Per tutti certo è necessarissimo uno spirito di suprema e costante carità cristiana. 2) come si potrebbe provvedere meglio. = Non si potrebbe per esempio in un Comune tentare anzitutto per i poveri così: il clero si unisce e partendo dal principio scemi cronici ecc.seguente:"il povero è Cristo" quanto più bisognoso e sofferente, tanto più Cristo quello che è fatto a uno di questi minimi è fatto a me; si tira questa importantissima conclusione: non agisco per fare del bene al prossimo, non cerco di risolvere dei problemi sociali di umanità di andare incontro a bisogni (questo rimane vero, ma viene come corollario, io parto di qui: Gesù Cristo mi fa l'immenso piacere di venirmi incontro nel povero, nel sofferente, per farmi capire il più grande precetto della legge "Ama". È una continuazione del "sic Deus Dilexit mumdum ut unigenitu I.C. daret" questo dare continua. Allora si ringrazia Dio di questa fortuna, di questo piacere che ci fa e si lavora così: avrò tanto più caro quanto più potrò far del bene a dei fratelli. Perché non potremmo assumerci noi, nel Comune l'assistenza dei bisognosi. Accordarsi in modo che l'amministrazione Com. passa al Collegio dei parroci una quota media che di solito viene pagata ogni anno per ospedalità, ricoveri ecc. e non ci pensa più. Viene alleggerito di una notevole e incresciosa (per loro) burocrazia. Può servire quello come primo nucleo per costituire in una o più parrocchie una Casa della Carità. Non dare molta importanza all'assistenza economica del Municipio, perché la Casa dovrà vivere di carità; e a sua volta fomenterà la carità nelle parrocchie. Per arredamenti, suppellettili ecc. interessarne la parrocchia. Cominciare a Pag. 14 di 211

15 altri malati parlarne come di una Casa che deve essere il Parafulmine della Parrocchia, un modo per coprire tante magagne una palestra delle Opere di Misericordia. Sarà impossibile arrivare ad avere un piccolo ospedale, ben attrezzato per i soli malati di chirurgia e medicina in ogni comune? a fianco della Casa della Carità? Il medico condotto a volte coadiuvato da uno o due colleghi. Per casi gravi far venire qualche specialista o,addirittura, potendo, inviare il malato in luogo acconcio. E i medici non potrebbero essere dei nostri? Una specie di frati laici, ma nostri, cioè pieni di queste idee della carità? Come si aiuta il seminarista, non si potrebbe costituire dei collegi medici con criteri analoghi al Seminario?... "Certo Dio è onnipotente!!!!!." Pag. 15 di 211

16 DIARIO Dal 30 ottobre 1938 al (3) - Pagine stralciate dal diario dei suoi primi anni di Parroco. Si trovano nell Archivio Parrocchiale di Fontanaluccia A Maggior Gloria Di Dio, della B.ma Vergine del Carmine, di S.Lucia V.M., inizio la cronaca degli avvenimenti più considerevoli della parrocchia. Spero, con l'aiuto di Dio, che servano solo a testimoniare a me e a chi leggerà, una minima parte delle numerosissime, non certo registrabili, Grazie e Benedizioni che il Buon Dio, nella sua Immensa Bontà, elargisce continuamente alla Sua Chiesa e alla parrocchia. Ovviamente non vengono notate le miserie e infedeltà che purtroppo sono immancabili, perché spero saranno perdonate e dimenticate dalla Divina Misericordia e dagli uomini: C'è qualcun altro che Scrive in ben altro Libro "in quo totum continetur" e che sarà letto nel dì del Giudizio. D'altra parte non faccio che poveramente soddisfare una precisa indicazione pastorale. E Dio mi aiuti e mi perdoni. ANNO DEL SIGNORE ottobre. Dopo l'ave Maria della sera con un tempo piuttosto piovoso e con un camioncino gentilmente prestato da alcuni amici di Villa Cadè, sbarca finalmente, dopo un movimentato viaggio, il nuovo Sacerdote mandato da S.E. Mons. E.Brettoni, Vescovo di Reggio e Principe, a guidare la parrocchia di S.Lucia V.M. di Fontanaluccia, in sostituzione del Rev. D.Giuseppe Poli, promosso parroco a Villa Cadè di R.E. Il nuovo prete, Sac. Mario Prandi del fu Giovanni, sarto e della fu Adalgisa Fantuzzi, è nato a Reggio Em. nella parrocchia di S.Teresa il 6 febbraio Ordinato Sacerdote dall'ecc. Vescovo su ricordato, nella Cattedrale di Reggio il 15 luglio 1934, fu 6 mesi cappellano a Calerno di S.Ilario poi dal 5 gennaio 1935 al 22 agosto 1936 alla Pieve di Castelnuovo Monti e dal 23 agosto 1936 al 31 ottobre 1938, coadiutore ed economo spirituale a Villa Cadè. Scaricate le povere e poche masserizie portate da Reggio, incontro la Vecchia "Bana" che custodisce la chiesa e la lampada del SS.mo e la canonica. Si accende un bel fuoco nel grande Pag. 16 di 211

17 vecchio Camino della Canonica e dopo una visita al Signore, si fa la prima cenetta frugale in compagnia di mia sorella Maria, di Tazzioli Bonfiglio di Fontanaluccia e di alcuni amici sopraggiunti con una altra macchina da Reggio Deo Gratias et Mariae l.novembre. Prima Messa nella nuova parrocchia. La Chiesa è bella, le campane grandiose. ma sopratutto la cara gente di Fontanaluccia riempie ad ogni funzione la Chiesa. 2 Novembre. Commemorazione Dei Defunti: Non posso dimenticare oggi, assieme a tutti gli altri, il mio Caro papà, che, socialista prampoliniano prima, poi a poco a poco diventato, "in votis" sagrestano, campanaro...e ortolano di quella buona lana di suo figlio, avrebbe tanto desiderato offrire la sua modesta opera di aiuto al figlio sacerdote e parroco in montagna, ma il Buon Dio disponendo diversamente, aveva lasciato questa terra due anni prima che il figlio divenisse Sacerdote. Il Signore lo ricompensi molto meglio con la pace eterna. Assieme al papà, con una viva commozione ricordo la Carissima, indimenticabile impareggiabile mamma che mi portò con numerosi stenti fino al Seminario e che, resa impotente, sebbene molto giovane,attese trepidante e ansiosa la prima messa del figlio. Quanto avrei voluto che fosse qui oggi, assieme alle mie sorelle: ma il Buon Dio la chiamò a Se, credo piena di meriti, nel primo anno del mio sacerdozio; dopo avere assistito all'unica mia Messa Celebrata, per bontà del Vescovo, nella di lei Camera la vigilia della Sua morte Santa. Il Signore la conservi nella Pace e nella Gloria eterna assieme ai miei cari tutti che il Signore ha Voluto con Lui. Ho portato con me a Fontanaluccia la povera poltrona di vimini dove è stata tanto tempo della Sua infermità a pregare per tutti noi 5 Novembre. Primo incontro a Civago per il Confessino di S.Leonardo Con i Carissimi Confratelli del Vicariato, Arcip. D.Paolino Canovi di Gazzano, Don Giov. Battista Pigozzi, decano di Cervarolo, Don Giacomo Grazioli di Morsiano, Don Alfredo Bartoli di Romanoro, Don Gian Domenico Guidetti di Civago, Don Vincenzo Farioli di Rovolo. (Vacante la parrocchia di Novellano di cui è Economo Sp. il prevosto di Morsiano. 9 Novembre. Prima Messa all'oratorio Santuario parrocchiale della B.V. della Neve di Pietravolta. 20 Novembre. Ho approfittato della buona stagione nei giorni scorsi per visitare e celebrare nei vari oratori e rendermi conto della Vastissima e disagiata parrocchia che va da quota 750 sul mare al fiume Dolo e la Diga, fino a 1350 alle Case del Roncadello e della Paesina dei Casoni, e fino a 1600 al confine con la Diocesi di Massa Carrara nei pressi del Passo Delle Radici. Ho incontrato e visitato anche i parroci confinanti del Modenese: il vecchissimo Arcip. D. Piacentini di Piandelagotti, il prev. di Riccovolto D. Giuseppe Lunardi e l'arcip. di Frassinoro D. Francesco Fiori. Pag. 17 di 211

18 13 Dicembre. Solennità di S.Lucia, moltissimi i fedeli e tutti i Sacerdoti della zona molte S.Comunioni Dicembre. Con il canto del Te Deum si chiude questo anno Ottime impressioni della parrocchia nel Campo religioso morale. Infelici nelle abitazioni e nel campo economico, almeno per buona parte delle famiglie. Molti emigrano stagionalmente, dall'autunno all'estate, in prevalenza in Toscana, ma anche in Corsica, Algeria Francia e Belgio. Molte ragazze a Servizio. Deo Gratias et Mariae ANNO DEL SIGNORE gennaio. Celebrate le Feste di inizio d'anno e della Epifania con buon concorso, anche se la neve è stata abbondante. Da oggi comincia, con l'aiuto di Dio e della Madonna la S.Messa ogni Sabato non impedito alla B.V. di Pietravolta per soddisfare in qualche modo la pia intenzione dei donatori del fondo "macchiaccia" lasciato a suo tempo per la Messa festiva e la dottrina all'oratorio della B.V. di Pietravolta. Si comincia anche a parlare con i R.mi Superiori per la Messa Domenicale che da qualche anno è stata tolta a Pietravolta. Per alcuni anni vi andò il parroco di Riccovolto, per invito del parroco di Fontanaluccia. Vedremo. 5 febbraio. Festa di S.Agata, compatrona. Inviato come economo Spirituale in questa parrocchia, il venivo nominato, con bolla Vescovile, prevosto di Fontanaluccia. Si è pensato bene di fissare in questa odierna solennità la presa di possesso della parrocchia. Si è celebrato il rito in uso nella nostra Diocesi. Fungeva da Padrino il Sig. Arciprete di Gazzano, da assistenti il parroco di Civago e di Rovolo, da testimoni Ghini Virginio già fabbricere e Stefani Fortunato Priore della Confraternita del SS.mo Sacramento. Molte S.Comunioni, qualche gentile dono in natura da parte dei parrocchiani. 8 9 febbraio. Si indicono pubbliche preghiere per la salute del S.Padre Pio 10 febbraio. Quasi inopinatamente fra la costernazione del mondo il Sommo Pontefice pio XI è entrato nella Pace,= per Notizie ved. Bollett. Diocesano Na 2 in archivio 12 febbraio. Domenica: Si tiene in parrocchia l'ufficio solenne per il Sommo Pontefice. Preparato un grandioso Catafalco Sormontato dalla Tiara, con numerosissimi lumi tutto il popolo prega. 14 febbraio. Alla Plebana di Gazzano Solennissima Commemorazione Vicariale del S.P. presenti tutte le parrocchie con associaz. e Pag. 18 di 211

19 labari. Il tempo abbastanza mite ha consentito il radunarsi di molti fedeli. 26 febbraio. Dopo Vespro assemblea nel teatrino di tutte le associazioni parrocchiali per la Commemorazione del Sommo Pontefice della Conciliazione. Si prega per il Conclave 2 marzo Sommo giubilo per tutta la Chiesa per la elezione a Papa del Card. Eugenio Pacelli che prende il nome di Pio XII. Vedi Boll. Diocesano 12 marzo. Solenne Te Deum per la Incoronazione Del Sommo pontefice. 13 marzo. Avendo da tempo notato con rincrescimento che non si tengono in parrocchia (e in nessuna del Vicariato) le SS.Quarantore, dopo ripetute adunanze della Confraternita del SS.mo Sacramento (molto numerosa!) e la debita autorizzazione Vescovile, concessa con paterna vivissima gioia da Mons. Vescovo, vengono fissate le SS.40 ore per la nostra parrocchia nei giorni di Venerdì, Sabato e IV Domenica di Quaresima di ogni anno, da tenersi in modo che siano effettivamente 40 ore di adorazione Solenne, con invito speciale ai Confratelli e Consorelle e alle associazioni per i turni di ogni ora e con invito ai Sacerdoti del Vicariato per le Confessioni e possibilmente a un predicatore forestiero. Così Dio ci aiuti. 21 marzo. Si sono concluse con Solenne processione eucaristica, non ostacolata dalla abbondante nevicata del Venerdì notte, le SS.40 ore. con numerosissimo concorso di fedeli ad ogni ora e alla S.Comunione. Sono state predicate dal Rev. P.Lorenzo Cangini dei Servi di Maria della Ghiara di Reggio E. 9 aprile. Prima Pasqua a Fontanaluccia. Preceduta dalle Funzioni della Settimana Santa, con buona frequenza di fedeli anche al canto del mattutino, si celebra la festa con molta gioia e solennità. Si inaugura il nuovo "Cero Pasquale" acquistato a Roma dalla Ditta Parisi. 10 Aprile. Tradizionale funzione alla B.V. di Pietravolta. Il piccolo Santuario si rivela insufficiente alle funzioni! È anche piuttosto malmesso per le piccole Celle costruite da Fra Pacifico da Giuncugnano oltre 50 anni or sono, negli ultimi Anni della Sua vita. Si dice che pensava a formare una piccola Comunità! Di fatto sono cadenti e rendono malmesso il Santuario. Speriamo nell'aiuto della Madonna....omissis... Pag. 19 di 211

20 30 aprile. A Seguito di una accorata lettera del S. Padre Pio XII, viene indetta per il mese mariano la "Crociata di preghiere per la pace" con invito particolare ai fanciulli! 14 maggio. Pellegrinaggio parrocchiale alla B.V. della Guardia di Genova. Si parte in pulman in una quarantina. Si arriva a Genova, dove si pernotta: parte in pulman, parte presso parenti che trovansi numerosi a Genova. 15 maggio. Al mattino molto per tempo Si sale al Santuario per la funzione. Molti salgono a piedi scalzi Si ritorna in nottata stanchi ma contenti 18 maggio. Tradizionale Solenne Rogazione a Muschioso, dove giunti si canta, sul monte il Te Deum Al ritorno Messa Cantata. 25 maggio. In data odierna viene elevato alla Dignità di Arcivescovo e traslato alla Sede di Lanciano, S.E. Rev.ma Mons. Pietro Tesauri, nostro condiocesano, già vescovo di Isernia e Venafro. S.E. Mons. Tesauri è ben conosciuto in parrocchia per la Solenne Missione predicata qui, già da Vescovo, nell'occasione del Centenario dell'attuale Chiesa parrocchiale. Giacché se ne offre l'opportunità, è bene notare che l'attuale Chiesa eretta nel 1835 con elargizioni del Duca di Modena e della popolazione, fu modificata internamente, (dopo il terremoto del 1921 che ne abbattè la volta) Costruendovi le colonne rotonde e le volte a vela in luogo della grande Capriata. Fu decorata, in occasione del Centenario della costruzione, dal reggiano Prof. Anselmo Govi, che trovò qui la grazia di regolare il suo matrimonio, per interessamento anche del parroco D.Poli: ed è la quinta chiesa di Fontanaluccia. Pare che la prima si trovasse, poco dopo il "mille" sulla Rocca di Muschioso; di là passò alla "Raigada" o alla "Cagranda" dove esistono ruderi e Croci in memoria; indi all'attuale località di "Chiesa Vecchia" dove trovasi il Beneficio parrocchiale, e pare vi fosse trasferita intorno al Esiste una memoria sicura di una grandiosissima Missione predicata in quel luogo dall'illustre Gesuita P. Segneri e dal suo compagno P. Pinamonti verso il A causa di nuovi movimenti franosi verso il 1700 fu costruita di nuovo alla località detta ancora "Campanile Vecchio" e vi rimase fino al Di là passò al luogo attuale e fu ultimata nel 1835, rimanendo però in piedi per vario tempo il vecchio campanile (che diede poi il nome alla località) fino a quando, nel si costruì l'attuale massiccio campanile e si inaugurò il nuovo meraviglioso concerto di campane, fuse dalla Ditta Bimbi di Fontanaluccia a Casa Farioli Notizie più dettagliate. che si trovano sparse nel locale archivio e in altri, mi proporrei di raccogliere se il Buon Dio lo Vorrà. 29 maggio. Celebrata Solennemente la Pentecoste nel giorno precedente; oggi, secondo la consuetudine si è svolto il Pag. 20 di 211

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