SOCIÉTÉ, POLITIQUE, CULTURE ITALIENNES VUES D'AILLEURS

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1 SOCIÉTÉ, POLITIQUE, CULTURE ITALIENNES VUES D'AILLEURS 1 Décembre Janvier N 1-5

2 FOCUS IN Yes, we can Una nuova testata italiana, lanciata in questo momento di crisi planetaria. Una scelta forse incosciente ma in cui la redazione crede fermamente. D altra parte se c è un nero alla Casa Bianca, tutto è possibile, no? Focus In, un nome che rivendica gli anni di lavoro comune della redazione per la rivista Focus Magazine, cui abbiamo voluto aggiungere l appendice in riassuntiva dei sentimenti di ognuno di noi e speriamo anche dei nostri futuri lettori. Incosciente, certo, ma anche indipendente, in-cazzata, in-furiata, in-solente, in-formata, in-telligente, in-terculturale Da sola, questa particella è sinonimo del meglio, della crème de la crème, al contrario di off che, nei festival, presenta una programmazione minore, anche se noi quasi quasi preferiamo l off; è sinonimo dell essere tendenza, nell aria del tempo, al contrario di out, eppure quella che dipingiamo è un Italia vista da fuori. Ma anche da dentro, all in-terno, nel cuore pulsante della ricca programmazione culturale ed associativa in Francia. Potremmo continuare in questa carrellata ludo-linguistica sui significati che ognuno di noi dà a questa apparentemente innocente preposizione, ma se facciamo tutto noi, ai lettori cosa resta? Sì perché oltre ad una redazione fedele, compatta e portatrice di un certo tipo di idee, crediamo che esista un grandissimo numero di lettori che corrisponde a tutti gli in di cui sopra. E sono proprio questi lettori che motivano i nostri articoli: il per chi scrivo? che fa parte dell ABC di ogni giornalista che si rispetti, a maggior ragione oggi e a maggior ragione quando lo si fa per una rivista italiana in Francia. Che senso ha ci siamo sempre chiesti fare una rivista italiana in Francia quando i giornali e le riviste italiane si trovano dappertutto, quando tutti possono guardare almeno i primi tre canali della RAI, quando la stampa francese parla spesso dell ex paese di Carlà? Beh, c è un senso, eccome. In un mondo ormai ipermediatizzato, in cui il potere politico troppo spesso è signore e padrone dell informazione, suggerendo a quali notizie dare più importanza e come trattarle (basti pensare alla campagna in atto da prima delle elezioni sulla paura dello straniero), allora sì, c è bisogno di una rivista che, nel suo piccolo, si possa esprimere in libertà sui preoccupanti fenomeni che stanno stravolgendo il nostro paese. Tra l altro, visti da fuori fanno tutt un altro effetto. Il nostro vanto se così si può dire è che gli articoli non sono mai un copia-incolla dei comunicati stampa delle agenzie: belli o brutti, sono tutti pensati, studiati, supportati da ricerche e da inchieste, scritti, insomma, per il lettore. Ed infine, diciamolo, in una società sempre più spietata in cui vince sempre il più furbo, il più potente, il più ricco (cose che di solito coincidono nella stessa persona), se da qualche parte una vocina si alza per difendere dei valori e delle idee un po diverse, non fa male. Chi ci ha seguito negli anni di Focus Magazine, l ha già capito. Basta guardare anche solo gli ultimi numeri per rendersene conto. Tra i primi piani e i dossier: le donne, l educazione, l associazionismo, i giovani, l immigrazione in Italia, la famiglia, l ecologia, la globalizzazione e la tendenza al locale E poi le pagine di politica e di società anch esse volte ad offrire nuove prospettive e spunti di riflessione sulla fervente realtà degli italiani in Francia, a coltivare gli sforzi di chi ha il coraggio di uscire dalle righe di questa società così moderna e mondiale e a difendere la nostra identità culturale minacciata dai disvalori del consumismo e del soldo-re-di-ogni-cosa. Insieme abbiamo sostenuto iniziative amiche, seguendo gli stessi principi. Possiamo citare per esempio e sempre per restare in un passato prossimo - i film Sulla strada di Levi o Biutiful cauntri, gli spettacoli Giacomo, l enfant de la cité, Giacomo sur les planches, lo spettacolo di Gian Antonio Stella, L orda, quando gli albanesi eravamo noi, l uscita dei Cd di Daniele Groff e Mira Leon, il Festival del film italiano di Villerupt e quello di Tremblay, la settimana italiana del 13 arrondissement di Parigi, il Festival Italiart&Festival (Digione). In altre parole quello che abbiamo sempre cercato di fare è di avere un ruolo attivo nella diffusione della cultura italiana in Francia, tanto meglio se non parliamo della Cultura con la C maiuscola, che circola ad alta velocità sulle corsie preferenziali dei grandi canali istituzionali, ma di quelle 2 N 1 décembre janvier 2009

3 FOCUS IN espressioni artistiche ingiustamente sconosciute - di solito per mancanza di mezzi e di spirito commerciale da parte degli artisti o degli organizzatori. Un attenzione al minore, al marginale, che spalanca naturalmente le braccia alle diverse forme di associazionismo, all Altro, al dialogo e alla sinergia, al lavorare insieme invece di fomentare rivalità e concorrenze poiché tutti perseguiamo lo stesso scopo: valorizzare il nostro essere migranti attraverso la promozione della cultura di origine. Il tutto condito da uno spirito un tantino militante che non transige su valori quali la la tolleranza, l anti-razzismo, la democrazia, la pace Il bello è che in questa nostra ricerca dell informazione minore, siamo stati accompagnati da grandissime piume dell Italia contemporanea, dalla matita di Altan (che ci fa l onore di una vignetta ad hoc in questo primo numero) alle immagini del pluripremiato fotoreporter italiano Mario Dondero, passando per le penne di Vincenzo Consolo, Erri De Luca, Rosetta Loy, Giacomo Sartori, Roberto Alajmo, Massimo Carlotto, Marcello Fois, Carmine Abate, Santo Piazzese, Ermanno Rea, Ruggero De Pas, Rita Borsellino, Stefano Rodotà, Gianni Corvi, Jacopo Fo alcuni dei quali hanno già aderito al progetto di Focus In con un messaggio d augurio. Un avventura che appena cominciata è già carica di ricordi ed esperienze e che speriamo ci possa far ancora crescere e migliorare. Patrizia Molteni FOCUS MAGAZINE, L ELOGIO DELLA REDAZIONE Focus Magazine, creato nel 1993 da Alberto Bechi e Dominique Civil-Costa, ha deciso di sospendere la pubblicazione. L omaggio della redazione. Stava per compiere 17 anni, Focus Magazine, quando le ACLI hanno deciso di sospendere la pubblicazione. Un giornale nato dalle grandi menti di Alberto Bechi e Dominique Civil-Costa, come bollettino sociale per informare la comunità italiana dei propri diritti. Piano piano il bollettino ciclostilato era diventato una vera e propria rivista, stampata in due colori e poi in quadricromia ed era andata rivolgendosi a tutta la comunità italiana, non solo agli adererenti delle ACLI (diventate l editore nel 2007). E anche a quel folto pubblico francese che legge italiano correntemente e che si interessa alla vita e alla cultura dei cugini d oltralpe. 17 anni di informazione, 17 anni di battaglie, 17 anni di complicità con un lettorato sempre più numeroso e sempre più affezionato. Dal novembre 2000, dopo un paio d anni di collaborazioni saltuarie, ne ero diventata la caporedattrice, attratta, se non dalla grafica (cui Guy Estager non aveva ancora messo le mani), dai valori che la rivista difendeva e che mi sono sentita di portare avanti. Intorno a Focus Magazine, si è creata una redazione fatta di giovani e meno giovani, tutti perfettamente all unisono sulla linea editoriale senza nessun bisogno che questa fosse mai discussa, mai spiegata. Non è da focus, No, per focus non ce lo vedo, questi i commenti dell uno o dell altro redattore senza che ci fosse bisogno di spiegare perché. Una linea editoriale interiorizzata, un po come un parente stretto, che si conosce a menadito e non si discute: è fatto così. Eppure i cambiamenti ci sono stati, frutto dell evoluzione personale di ognuno di noi, grazie ad elementi preziosi che si sono venuti ad aggiungere, integrandosi perfettamente allo spirito del giornale, aggiungendo piccole ma solide pietre a quel grande edificio che era diventato Focus Magazine, sospeso per decisione del Consiglio delle Acli France, il 15 novembre scorso. La redazione, incredula, ha deciso di resistere. P. M. N 1 décembre janvier

4 SOCIETÀ FOCUS IN Gli ex-lettori di Focus Magazine, se mai ce ne fossero tra i nuovi abbonati, ci conoscono bene attraverso gli articoli che, anno dopo anno, abbiamo inflitto loro. Ma chi è veramente questa redazione? Cominciamo dal nuovo direttore: Guy Estager. Sammarinese di terza generazione, ex caporedattore di un settimanale locale della regione parigina, grafico di professione, lavora essenzialmente per case editrici che pubblicano fumetti (Tartamudo, Des ronds dans l O, ecc.) con due caratteristiche essenziali la pazienza di Giobbe tipica di chi passa giornate intere davanti a un computer a fare e disfare, a correggere ogni minimo difetto, anche quelli visibili solo con ingrandimenti a 1x800, a trovare il modo di far entrare le nostre logorree nelle pagine del giornale (sogna da anni di poter chiedere ed ottenere articoli che facciano come per incanto il numero di caratteri spazi compresi che aveva annunciato nella charte graphique ma temo che anche da direttore questo sogno non diventerà realtà); secondo: il senso dello humor, della gag, il vedere sempre il lato buffo delle cose, deformazione professionale dovuta alla frequentazione assidua di disegnatori e umoristi. Rispetto alla maggior parte dei direttori, preoccupati e brontoloni, un gran pregio. Patrizia Molteni, capo-redattrice, è anche libraia a tempo perso, traduttrice, progettista. Afflitta da una forma abbastanza severa di AMD (Association Manic Disease, detta anche sindrome dell associazionismo) è presidente di un centro di documentazione pedagogica (pomposamente chiamato Centre de Recherches et d Etudes italiennes), presidente dell Associazione Emilia-Romagna, e socia di almeno altre 18 associazioni. Emiliana, con origini napoletane, ha uno spirito un po veneto (e non se ne vanta), tanto che per la quantità di lavoro che è capace di macinare, era chiamata (in gioventù) Cipputi. Per la gioia di datori di lavoro e fornitori e a grande disperazione del suo banchiere è sprovvista di qualsiasi senso commerciale e ha una netta propensione a lavorare gratis. Luisa Pace, giornalista free-lance per diversi quotidiani e periodici in Italia e in Svizzera, tra cui Europa Più, La Regione, Sveti Dunav, Segretario generale della European Journalist Network, First Lady del Cape (Centre Accueil Presse Etrangère, il cui presidente, Ruggero De Pas è un nostro collaboratore regolare e fonte inesauribile di preziosi consigli). Si vede spesso in tivvù (di solito France 24) dove disquisisce in inglese e/o in francese su politica ed economia. E lei, appunto, che ha insistito per aprire una rubrica economia, una variante del piovono pietre di Ken Loach nella quale spiega con verve ed eleganza perché la macroeconomia ce l ha sempre con noi poveri. Forte di una tesi di laurea su come spiegare in parole povere cose per capire le quali ci vogliono tre dottorati, scrive articoli chiari, netti e concisi, opponendosi ferocemente a superare le 3000 battute (ma poi, sotto tortura, cede). Franco Lombardi, arrivato a Focus Magazine dopo 4 N 1 décembre janvier 2009 Dietro le quinte aver vinto il concorso di scrittura L altro italiano organizzato dal CREI (vedi sopra) con un divertentissimo racconto di viaggio in Romagna (la regione Emilia- Romagna patrocinava il concorso ma lui, forlivese convinto, in Emilia non ci sarebbe mai stato, neanche nella sua fervida immaginazione). Fa un lavoro serissimo: consulente in conservazione preventiva per i Beni Culturali, una sorta di dottore che guarda i monumenti storici e dice cosa bisognerebbe fare perché non vadano in malora. Nel tempo libero, è segretario dell Associazione France-Italie du Cher, per la quale organizza conferenze gastronomico-culturali sotto le mentite spoglie di Professor Benito Lasagnoni. E anche un ballerino provetto di tango, che pratica a livelli agonistici. Come giornalista ha uno stile spiritoso e un po diretto, per usare un eufemismo: se riceviamo lettere di protesta, 9 su 10 sono indirizzate a lui, la decima alla redazione per lamentarsi di lui. Stefano Lazari, studente, lavoratore precario, grande piuma e soprattutto grande spirito di adattamento: è la classica persona a cui puoi chiedere di fare qualsiasi cosa, dall idraulico al tecnico del suono, passando per croupier e rappresentante di ghiaccio in Alaska, e lui esegue, con la professionalità di chi ha fatto questo tutta la vita. Idem per gli articoli, gli si può chiedere qualsiasi cosa, non batte ciglio. Manuela Barberis, laureata in scienze politiche, con un master in Marketing & Comunicazione, scrive in Giuseppe Vincent Stefano Manuela Fortunato Patrizia Jef Luisa Morena Anna

5 FOCUS IN Guy Fred Marie Rita Franco Zosimo Cinzia di Focus In genere di Società ma ha un ruolo essenziale nelle inchieste, soprattutto quando gli intervistati sono giovani. Gestisce infatti una rete incredibile di sondaggiabili dal suo quartier generale (un barettino che risponde al nome molto focussiano di La liberté ). In parecchi locali e ristoranti parigini è riverita come se fosse la loro più grande benefattrice, non abbiamo mai capito perché. Fortunato Tramuta, direttore della libreria italiana La Tour de Babel. Passa il tempo a dire che è solo un commerciante e che vendere libri è la stessa cosa che vendere patate, purché siano buone. In realtà ha una cultura sconfinata, ha letto e legge tutto o quasi. E amico di scrittori, registi, poeti, fotografi e anche, moltissimo, di Focus per il quale ha spesso scomodato personalmente le sue illustri amicizie. Tiziana Jacoponi, docente e dottoranda con una tesi su cinema e letteratura combina un intensa vita sociale (solo di recente leggermente smorzata dallo sprint finale della tesi) con la visione sistematica di tutti - e dico tutti - i fim che escono in Italia o in Francia, e la lettura di ignote giovani scrittrici di talento (che neanche Fortunato conosce, ed è tutto dire). Per Focus è regolarmente invitata alla Mostra di Venezia e alle decina di Festival del cinema di Francia e di Navarra. Cinzia Crosali, professione: psicanalista. E no, il suo ruolo non è quello di curare la banda di matti che compongono la redazione anche se come psichiatra è bravissima. Cinzia cura, ma in un altro senso, la rubrica psy che interpreta in modo molto comprensibile il malessere di una società sempre più spietata, e in cui chiunque sarebbe spaesato, figuriamo chi come noi ha più paesi in cui spaesarsi. Al contrario di altri psy è una persona normalissima con la quale si può parlare di tutto e scherzare tranquillamente, senza sentirsi analizzati. Zosimo non so se ve lo posso rivelare è il nome d arte di un gastronomo coi fiocchi, gestore di un ristorantino-traiteur nel 15 arrondissement di Parigi. Oltre a cucinare divinamente cosa in cui eccelle anche la moglie, ora cuoca ufficiale del suddetto ristorantino Zosimo intrattiene i clienti con storie, leggende, battute, scenette di ogni genere. Avete presente i siciliani muti con berretto e lupara: tutto il contrario. Da sempre Zosimo sostiene Focus, tra l altro con i magnifici buffet a base di focaccia e porchetta del Forum delle Associazioni Italiane. Tra i neuroni liberi che da anni collaborano in maniera saltuariamente regolare citiamo Valentina Fini, laureata in comunicazione e corrispondente occasionale di varie riviste bolognesi, ex-volontaria modello del servizio civile, proprio a Focus Magazine; Morena Campani, architetto, direttrice del Cabinet Projets culturels, regista, scrittrice una creativa, insomma, che ha sempre il testo giusto al momento giusto ( hai detto futurismo? Giusto giusto ho un intervista a Luce Marinetti, se ti serve, dice come se le si avesse chiesto il sale); Giuseppe Fabris, architetto anche lui ma specializzato in design passa il tempo a correre da un estremo all altro della Francia per dare lezioni nelle più prestigiose scuole di architettura. Oltre a questo è specializzato nella fabbricazione di tigelle, gnocco fritto, pizze e piadine. Anna Consonni, grande esperta di politica e di associazionismo (sul quale sta finendo una tesi di dottorato) e che potrebbe benissimo curare la rubrica gossip se ce ne fosse una (ma non vuole); ed infine Vincent Royer, giornalista di un sito di riferimento per le automobili italiane (autosital.com), che scrive articoli talmente perfetti che la rilettrice di bozze, dopo aver tentato invano di trovare un refuso (uno solo accidenti, fai che ne faccia uno!) adesso le legge solo per interesse personale e sta pensando di prendere la patente. Figura importantissima, le rilettrici di bozze: Marie Folly (e non è un nome d arte), fotografa, lavora alla comunicazione della Mairie di Grigny e condivide con la caporedattrice una passione per le immagini religiose kitch; Frédérique Lebrun, di origine friulana, nonostante il nome, segretaria di redazione nel gruppo Bayard Presse, documentarista, agitatrice sociale indipendente in favore dei clandestini, degli immigrati, delle donne ; Rita Dente, napoletana, insegnante, formatrice, fonte inesaurbile di barzellette e aneddoti ma anche e qui si tratta di una contraddizione onomastica dotata di un occhio incredibile per scovare errori e refusi. P.M. N 1 décembre janvier

6 SOCIETÀ FOCUS IN SCRITTORI, GIORNALISTI, ARTISTI, POLITI UTILE COM È SPERO tanto che Focus non interrompa la sua pubblicazione e che riprenda e continui, utile com è per i lettori, con Focus In Vincenzo Consolo, scrittore UN FIAMMIFERO CONTRO IL BUIO IN bocca a lupo, amici miei lontani. Una rivista che apre è un fiammifero che si accende da qualche parte a illuminare il buio. Cerchiamo di tenerlo acceso, questo fiammifero, perchè il buio avanza da un capo all'altro dell'europa Roberto Alajmo, scrittore PETALI CADUTI MA NON PERDUTI SO che quelle che sto per scrivere sono cose ovvie, già dette e ridette infinite volte, però questo non le rende meno vere: in sostanza, io vivo a Palermo e Focus esce (e a quanto mi sembra di capire, avrei dovuto scrivere "usciva") a Parigi, cioè a tremila chilometri da casa mia. Eppure il web, lo sappiamo, annulla ogni distanza. E amplifica il rumore di ogni petalo caduto e - si spera, almeno in questo caso - non perduto. La chiusura di Focus non è quindi solo una perdita locale, e il mio rammarico ne è testimonianza. Che altro dire? Un grande augurio che la nuova rivista, nata per gemmazione da Focus, possa avere lunga vita, ma una vita "di qualità", attraversata solo da interferenze "benefiche". Che contraddica e si contraddica, come il mio conterraneo Sciascia amava dire di sé. Santo Piazzese, scrittore FOCUS E FIAMMA "Focus" viene dal latino "focus, foci", che vuol dire (dizionario-latino.com): 1 focolare; 2 altare, focolare per sacrifici; 3 rogo, pira; 4 famiglia, casa, focolare domestico; 5 scaldavivande, braciere; 6 fiamma, fuoco. Immagino che adesso avrete a che fare più di prima con il fuoco (stando attenti a non scottarvi!), ma anche per fortuna con altre questioni più tranquille e domestiche. Tanti auguri. Giacomo Sartori, scrittore ARABE FENICI E FOGLIE DI FICO Scriveva Deleuze che trovava poco naturale il rammarico di chi sentiva nel fallimento della propria rivoluzione, idea, progetto, il proprio scacco. Perché ogni rivoluzione, idea, progetto che valga veramente la pena è per forza destinata al fallimento. Perché solo attraverso una fine è possibile costruire un inizio. Araba fenice ma di piumaggio rouge et noir, il sogno delle nostre utopie guarda con tenerezza perfino alle ceneri da cui è pronta a spiccare il volo. Non c è un cazzo da fare, i momenti 6 N 1 décembre janvier 2009 di più grande energia e intensità appartengono proprio alla caduta in francese poi il fatto che la battuta finale di una storia comica si chiami chute, caduta appunto, dovrebbe farci riflettere, e altrettanto bene sappiamo che per raccontare quei momenti è necessario rialzarsi, raccogliere tutte le energie della quasi finita convalescenza, per dire la malattia da cui siamo usciti vincitori. Ecco perché la storia delle rivoluzioni è una storia di inculate pazzesche, tradimenti, perdita, che smettono di esserlo nell istante esatto in cui quasi contro ogni previsione, pronostico, fraterno consiglio annegato nella prudenza di chi aveva il grande torto di non crederci più, all idea, al progetto, alla rivoluzione, ma soprattutto a te, la forza di ricominciare è lì, in piedi, pronta a mettere a fuoco (focus) l inutile foglia di fico che copre le nostre (e le altrui) miserie. Bene redazione, io sono pronto a partire con voi. Francesco Forlani, scrittore e performer

7 I, SOSTENGONO FOCUS IN LO IN E LO YANG In è la radice di molte parole importanti ed è di per sè una parole fondamentale. In è la radice stessa, è la metà della radice, quella che i cinesi associano allo Yang. Allora direte bisogna scriverla Yin! Non è importante, il suono, l'onomatopea è quello che conta per la nostra analisi. In, stabilisce l'in-contro. E' quello che tutti noi cerchiamo di imparare sin dalla nascita... «Quel primo sguardo di mio figlio... quando ho capito come si chiamava...!» In, è la sintesi dell'incontro, è quella fiamma che fa scattare il miracolo dell'incontro e fa maturare il seguito con l'amicizia, l'amore, la contraddizione, il piacere... In è quello spazio fra l'uno e l'altro che va rispettato in difesa della propria identità e va oltrepassato in caso di necessità di fusione. E' quel momento fra il dire dell'uno e il dire dell'altro. «Cosa c'è di più bello di quel momento fra la domanda e la risposta?» mi disse Tonino Guerra quando gli chiesi se voleva ricevere le domande dell'intervista che stavo andando a fargli, prima del mio arrivo. In è il seme. In è il frutto. Dal latino «andar verso», in è una piccola parola in movimento che si apre alle culture, alle religioni, agli altri, all avvenire Come lo sarà Focus-In! Morena Campani, architetto, regista, scrittrice LA CHAÎNE D UNION IL ne s agit pas seulement de souhaiter une bonne chance à ce nouveau journal mais de nous la souhaiter à nous tous, une bonne chance que Focus In existe et qu il vive longtemps. L'esprit qui anime la rédaction de ce journal nous est indispensable, afin que notre voix puisse circuler entre nous et aussi se faire entendre au-delà de notre communauté. Sans Focus In il n y a pas de voix moderne pour les italiens francophones et c est pour cela qu il faut féliciter le courage de la rédaction de se lancer dans cette indispensable et très belle aventure qu est la publication d une telle revue. L émigration ne s est pas arrêtée au décès de nos parents ou grands-parents. Elle est toujours présente en nous, que nous soyons nés, ou presque, ici. Ce sera encore vrai pour les générations à venir : nos héritières ou les toutes nouvellement arrivées. Nous circulerons de plus en plus et aurons besoin de nous faire entendre ou de nous retrouver. Il suffit de regarder du côté des USA l importance pour un de Niro ou un de Caprio, nés outre-atlantique, qui parlent à peine ou pas l'italien l'importance pour leur coeur de l héritage de leur origine. Nous existons aujourd hui non seulement dans le souvenir mais aussi dans le présent. Nous existons par notre évolution en tant qu étrangers permanents ou de passage, avec notre double ou triple langue (n'oublions pas nos dialectes), et aussi par ce que nous apportons au pays d'accueil. C'est pour tout cela qu'il faut que Focus In ait une longue et riche vie Focus In sera notre Chaîne d Union. Un journal, c est une parole qui circule, une voix qui trouve un support pour exprimer une joie ou une douleur que nous savons comprendre parce qu'elle porte la couleur originale de notre situation propre. Cette nouvelle voix que sera Focus In sera riche de nous tous. Parce que nous venons d ailleurs, nous enrichissons notre case nostalgie, mais ce qui nous fait vivre c'est d'être présent, et c'est cela Focus In. Alors encore merci d'exister. Gianni Corvi, metteur en scéne IL CORAGGIO DI RESISTERE IO ho sempre pensato che i giornali dovrebbero essere dei giornalisti e non dei padroni. Invece i pochi che cercano di farlo sono ostacolati dal Sistema (nella distribuzione per esempio). E trovo che una redazione che rimane unita e ha il coraggio di resistere va incoraggiata in ogni modo. Avete tutto il mio appoggio. Bravi! Mario Dondero, fotoreporter LIBERTÀ E CITTADINANZA MOLTI complimenti per la forza ed il coraggio che vi ha portato a dare vita ad una nuova rivista di cultura e politica. Aprire una nuova opportunità di informazione e dibattito pubblico, garantisce a tutti più libertà e maggiori diritti di vera cittadinanza. Desidero formularvi i migliori auguri di successo e buon lavoro da parte di tutta la Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo. Conosciamo la professionalità e la competenza di Patrizia Molteni, e ne siamo orgogliosi visto che è la nostra Presidente della Associazione degli emiliano romagnoli a Parigi, e certo il suo contributo a Focus In sarà prezioso e innovativo. Nella speranza di potere essere uno dei tantissimi vostri interlocutori, vi saluto con amicizia ed entusiasmo. Silvia Bartolini, presidente della consulta Emilia-Romagna N 1 décembre janvier

8 ON COMPTE SUR VOUS Pour vivre I a besoin de votre soutien. Vous recevez ce numéro car nous pensons que ce nouveau magazine peut vous plaire*. Pour continuer à le recevoir ABONNEZ-VOUS! * Si vous étiez abonné à Focus Magazine vous pouvez demander à l éditeur (les ACLI) de vous rembourser la part de votre abonnement non servi. Pour soutenir je m abonne 5 numéros 20 Abonnement de soutien de 5 N à (minimum 25 ) Euros Nom : Prénom :.. Adresse : Code postal : Ville : Pour soutenir Abonnement découverte de 3 N à 12 j abonne un ami 5 numéros 20 Abonnement de soutien de 5 N à (minimum 25 ) Euros Nom : Prénom :.. Adresse : Code postal : Ville : Coupon à adresser, avec votre règlement à : Focus In - 33, rue Paul-Vaillant-Couturier - Hall Malakoff Chèque à l ordre de Focus In. Merci 8 N 1 décembre janvier 2009

9 USN 1 EDITO La vignetta di Altan/Quipos La redazione di Focus In tiene a dire ai lettori e al pianeta un sentito IN bocca al lupo per il Che spazzi via crisi, guerre, razzismo, fame e tutte le bruttezze del mondo. Potete pensare ad alta voce un in... alla balena, più efficace del solito crepi e più In. EDITORIAL On compte sur vous Vous découvrez en ce moment le premier numéro de Focus In. In comme intelligent ou insolent, in comme indépendant et incisif ou encore in comme incubateur d idées. Si le In est important, Focus l est tout autant. La rédaction qui, autour de Patrizia Molteni, relève le défi de vous proposer tous les deux mois un magazine original, riche, frais et sans prétention est à 100% issue de Focus Magazine qui malheureusement est aujourd hui out. Nombre d entre vous reconnaîtront le style de ces journalistes professionnels ou non qui, pour certains depuis près de 10 ans, passent leur temps libre à vous informer. La rédaction de Focus In ne veut en aucun cas renier le passé prestigieux de Focus Magazine. Bien au contraire. Pour ce n 1, je voudrais prendre devant vous l engagement de veiller à ce que VOTRE magazine soit à chaque numéro de grande qualité, qu il soit à votre écoute et qu il soit un lieu de débats et d'échange. Je m engage à tout mettre en œuvre pour que ce numéro soit le premier d une très longue série. Mais pour y arriver nous avons besoin de vous. Derrière Focus In il n y a ni financier, ni groupe de presse, juste une équipe qui refuse de voir disparaître des années de travail. Ce premier numéro est financé sur fonds personnels de la rédactrice en chef et du directeur de la publication, et la rédaction est bénévole. Vous pouvez nous aider, simplement, efficacement, en vous abonnant sans attendre. Si chacun d entre vous a ce geste simple, non seulement Focus In vivra mais il grandira. Avant de finir ce premier et dernier édito (les prochains seront de votre rédac chef préférée) je voudrais dédier ce Focus In à mes grand-parents, Ermenegildo et Marina Santi, émigrés de San Marino dans les années vingt, sans qui je ne serais pas ce que je suis. Guy Estager Directeur de Focus In N 1 décembre janvier

10 SOMMARIO Psicologia Mobbing e precarietà sul lavoro p In Italia Resca, direttore dei musei: una scelta esemplare pp Quando i tagli si chiamano riforme p. 31 La strategia della paura pp In Francia Con Saviano contro le mafie pp. 33 L Italie à Dreux p. 35 In Europa Un Romeno a Parigi pp. 36 Cultura Design: L uovo ha una forma perfetta benché fatto col culo (Munari) p. 37 Festival: Italiart: un casalese a Digione p Teatro: Vittime e carnefici p. 40 Cinema: Intervista a Grimaldi, regista di Caos Calmo pp Villerupt: premiata la commedia intelligente p. 43 L Orchestra di Piazza Vittorio p Musica: Pierre Vaiana, un viaggio interiore pp. 45 Libri p. 51 Agenda pp Coins d Italie Villerupt p Gastronomia Natale: la crisi è servita pp Auto: 500 Abarth 1.4 T-jet 135 CH p N 1 décembre janvier 2009 PRIMO PIANO ARIA DI CRISI Da un paio di mesi non si sente parlare d altro, tanto che ci siamo convinti di star vivendo tempi durissimi anche se, in fondo, non va così male. Secondo una nostra inchiesta, infatti, al momento dell introduzione dell euro si è sentita molto di più l aria di crisi. E in effetti se il potere d acquisto è diminuito, forse in minor misura rispetto ad allora, quello che è aumentato a dismisura è il potere mediatico. Un terrorismo psicologico che ci martella di immagini catastrofiche, di pericoli semi-immaginari, di consigli non sempre sensati, di minacce, e il cui unico scopo è nascondere le vere ragioni della crisi e di giustificare misure e comportamenti inaccettabili in situazioni normali. PP. 13/26 In Italia GOVERNO: UN BILANCIO AVVILENTE E PREOCCUPANTE a cura di Stefano Rodotà In Francia PP LINGUA L ITALIANO, UN DRAMMA? E partita da qualche mese la sperimentazione di un nuovo metodo di insegnamento dell italiano, Glottodrama, che combina l insegnamento della lingua (glotto) con i teatro (drama, in inglese). Gli studenti della Sorbona, Paris I, stanno così scoprendo a imparare drammatizzando ma senza drammatizzare. E ne sono felicissimi. P. 34 Photo de Couverture: AGF/Leemage

11 Cultura SCRIVERE CANZONI È COME ABBRACCIARE LA FIDANZATA Intervista a Jovanotti sport PP VITE SULLE PUNTE DELLE DITA La dura vita dell Alpinismo di sempre e la crisi d identità odierna. PP itinerari LA LUCANIA Terra di misteri, di sapori, di tradizione. PP PAROLA LIBERA Mi raccomando, bevetevi tutto! All inizio mi ero detto che per questo primo numero di Focus In avrei dovuto anch io sacrificarmi al tema doveroso della libertà d espressione. Poi mi sono accorto che per questo biglietto d umore, che si è sempre chiamato Parola Libera, le cose in fondo non cambiavano mica tanto: già sotto etichetta Acli mi ero permesso di dir male del Papa, cosa potrei fare di più? Dir male di Patrizia? Allora, poiché di biglietto d umore si tratta, parliamo del mio, di umore, e ve lo dico chiaro e tondo: sono di pessimo umore. Naturalmente, la colpa è della crisi. Credevo che il mestiere meno serio del mondo fosse quello di metereologo, sapete, quei bravi tipi che si sbagliano in media una volta su due che aprono bocca, ma che restano sempre al loro posto e sono ascoltati come degli oracoli dalla maggioranza della popolazione, troppo assuefatta alla TV per metter la testa fuori dalla finestra e vederlo da sola, che tempo fa. Invece, la crisi ci ha dimostrato che c è di peggio, ci sono gli esperti economici, che sono decine di migliaia, nei nostri paesi detti avanzati e che hanno tutti bac + 8, master e diplomi internazionali assortiti. Ebbé, ce ne fosse uno di sti capoccioni che fosse stato capace di avvertirci a tempo che eravamo a qualche mese, o settimana, o giorno, dal crack mondiale! Eppure, sono ancora tutti lì, alla televisione, a fare delle belle analisi e a predirci quando la Borsa ricomincerà a crescere. La Borsa, che un giorno perde 10 % e il giorno dopo riguadagna 8 % (o viceversa): ditemi voi se è una roba seria! Allora, cari amici, voglio cominciare questa nuova epoca con un consiglio prezioso: se avete dei risparmi, delle economie, dei fondi, fate la sola cosa sensata da farsi di questi tempi: beveteveli tutti, ma in buon vino, invece di bervi le pataccate che ci vengono somministrate quotidianamente. Alla salute! Franco Lombardi N 1 décembre janvier

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13 PRIMO PIANO ARIA DI CRISI Forse come primo numero e per di più vista la tempistica che ci farà arrivare in periodo natalizio e festivo, fare un primo piano sulla crisi non è il massimo del marketing. Ma Focus In ha voluto, anche in questo primo numero, rimanere vicino alle preoccupazioni della gente. Da un paio di mesi non si sente parlare d altro, tanto che ci siamo convinti di star vivendo tempi durissimi anche se, in fondo, non va così male. Secondo una nostra inchiesta, infatti, al momento dell introduzione dell euro si è sentita molto di più l aria di crisi. E in effetti se il potere d acquisto è diminuito, forse in minor misura rispetto ad allora, quello che è aumentato a dismisura è il potere mediatico. Un terrorismo psicologico che ci martella di immagini catastrofiche, di pericoli semi-immaginari, di consigli non sempre sensati, di minacce, e il cui unico scopo è nascondere le vere ragioni della crisi e di giustificare misure e comportamenti inaccettabili in situazioni normali. Che fossimo in una crisi economica si sapeva da un paio di anni, ci spiega Luisa Pace, le cui teorie sono confermate anche da un illustre economista di Naxitis, ma che l economia sia ormai ridotta ad un puro effetto ottico che gioca sul virtuale piuttosto che sui soldi veri è un altro dato di fatto. Che non sia la prima crisi è un altra verità (come dimostra anche Patrizia Molteni in una sorta di la crisi spiegata al mio cane dal titolo umbertoechiano A passo di gambero ) ma non c è nessun bisogno di agitare davanti alla gente lo spauracchio del crack del 29. Tra l altro non sono assolutamente pargonabili, come ci dice ancora Luisa Pace, visto che allora si veniva da un euforia di benessere e non da una crescente povertà e che per giunta la globalizzazione ancora non esisteva. Anche per gli italiani all estero si annunciano tempi duri con i tagli della Finanziaria 2009 che riducono al lastrico associazioni ed enti gestori e rendono impossibili interventi sulla lingua italiana e l assistenza. Ma sono proprio alcuni di questi italiani all estero che rimangono lucidi e propongono idee di soluzioni, prima fra tutte tornare ad un modo di vivere che tolga valore e senso ad un costo della vita così alto, che rispetti l uomo e il pianeta e che ristabilisca dei principi nei quali l Uomo può crescere ed evolvere: l onestà, la giustizia, la tolleranza, il rispetto, la dignità Forse, se crisi c è, è semplicemente la crisi della società moderna e con questa non ce la caveremo in due anni. Dossier a cura di Luisa Pace e Patrizia Molteni Illustrazioni di Jef Martinez N 1 décembre janvier

14 PRIMO PIANO A PASSO DI GAMBERO? MAGARI! In un libro dal titolo A passo di gambero, Umberto Eco spiega che molte delle cose che stiamo vivendo in questo terzo millennio non sono altro che (brutte) copie di cose già viste e già fatte, un ritorno al passato piuttosto che novità e rottura, come cercano di farci credere. Nel caso dell economia, magari sarebbe anche ora di tornare a forme di scambio meno nocive per l Uomo e per il pianeta. Piccola storia dell economia. In origine c era il baratto, quello semplice: si scambiava una cosa che si aveva contro una cosa, posseduta da un altra persona, di cui si aveva bisogno. Il limite di questo sistema era la coincidenza della doppia necessità: che io avessi bisogno proprio di quella cosa e che il suo proprietario avesse bisogno proprio del mio prodotto. Si passò allora alla fase due, il baratto multiplo: lo scambio di merce contro altra merce di cui non si ha veramente bisogno ma che si pensa di poter scambiare con prodotti che possono servire per altri baratti. Baratta di qua, baratta di là, furono individuate delle merci di cui tutti avevano bisogno: il sale, metalli preziosi per costruire utensili, armi e quant altro. E la fine dell economia del baratto, l inizio del pagamento vero e proprio. E anche l inizio della ricchezza. Ogni popolo però aveva i suoi ricchi e sue ricchezze: in Mesopotamia era l orzo, in Egitto il rame, in Grecia i buoi, in Cina il riso. Chicchi di cacao, conchiglie, pietre, piume hanno costituto, per alcuni popoli, grandi fonti di benessere. La prima moneta appare in Mesopotamia, nel III secolo a. C., a forma di anello: p i ù facile da portare con sé (il por- tamonete ancora non era stato inventato) e più facile da contare, con un sistema simile a quello del pallottoliere. Paragonata al bue gre- co, per esempio, comporta notevoli vantaggi: si può conservare senza temere che muoia o che marcisca, si può trasportare facilmente con sé, si può dividere in unità oggettive (chi decide per esempio che il filetto vale di più di uno stinco di bue?). Ma anche la moneta di metallo aveva i suoi incovenienti, primo fra tutti la mancanza di sicurezza, soprattutto durante i trasporti via terra, insidiati da temibili rapinatori, o via mare, soggetti a tempeste e naufragi. Anche tenerseli in casa, sotto il protomaterasso, era un rischio. Intervengono a questo punto gli orafi, quelli che Azioni: Un azione è una quota di una società appunto quotata in Borsa. Ad ogni azione, secondo la società di appartenenza viene attribuito un valore e, in base ai risultati della società, i detentori delle azioni, ossia gli azionisti, ricevono un dividendo. Azionisti: Poiché sono i detentori delle azioni di società quotate in Borsa e si arrabbiano se non hanno il proprio dividendo, trimestrale, semestrale o annuale, ci sono pure società che licenziano pur di far piacere a detti azionisti. Ci sono comunque anche azionisti buoni che rinunciano talvolta al proprio dividendo per salvaguardare la società quotata. E poi ci sono gli azionisti sfortunati che vedono crollare il valore delle proprie azioni e si rovinano. Giocare in Borsa non si improvvisa. Banche : Istituti dove una volta si versavano e ritiravano soldi. Ora istituti dove si versano soldi che si ritrovano su un conto dai costi letali. Tra i costi di tenuta conto, degli assegni, dei ritiri a bancomat di altre banche, degli interessi passivi si ricomincia a sognare il materasso Basilea: Ridente cittadina svizzera che ha dato il nome all accordo di Basilea, diventato poi Basilea2 che sul principio del risk management ha un nefasto impatto su aziende e privati che devono presentare un patrimonio a prova di rischi per ottenere un prestito o fido o scoperto che sia. Risultato: ulteriore impedimento al sistema 14 N 1 décembre janvier 2009

15 PRIMO PIANO le monete le coniavano e che quindi si erano già posti ed avevano già risolto il problema della sicurezza, facendo costruire nelle proprie botteghe delle casseforti. All inizio custodivano semplicemente le monete degli altri, vicini, compaesani, piccoli commercianti locali. Quando depositavano, questi ricevevano in cambio una ricevuta, una nota di banco (da cui, in seguito, la banconota ) che potevano portarsi dietro per dimostrare che avevano di che pagare quello che acquistavano. Una forma di assegno, insomma, che poteva essere usato come mezzo di pagamento. Ben presto però gli orafi si rendono conto che non tutti vengono a ritirare le monete contemporaneamente: ogni giorno qualcuno ritira, qualcuno deposita, lasciando nelle casseforti una discreta quantità di monete inutilmente parcheggiate lì. Perché non prestarle a chi ne ha bisogno? E siamo arrivati alla cambiale, al mutuo, in un certo senso, al fido bancario. Questa attività di deposito e di prestito fu talmente redditizia che creò delle grandissime fortune. Gli orafi-banchieri erano immensamente ricchi e potenti tanto da prestare denaro ai sovrani e finanziarne le guerre. Se non potevano rimborsare, ricevevano in cambio titoli nobiliari o feudi: fu così per esempio che Cosimo De Medici ottenne la Le grandi crisi della storia 1637 la Tulipomania di Amsterdam Considerato il primo crollo della Borsa, il panico che coinvolse la Borsa di Amserdam nel 1637 è frutto di speculazioni forsennate sui bulbi di tulipani. Un inviato dell imperatore tedesco in Turchia non si stancava mai di ammirare i tulipani. Ne fece importare grosse quantità in Occidente, in particolare in Olanda. Presto divennero simbolo dell élite e gli investitori cominciarono a speculare sull importazione di grandi quantità di bulbi finché non si resero conto che il mercato era completamente inflazionato e che i loro preziosi bulbi valevano ormai quanto volgarissime cipolle Wall Street Il giovedì nero nero dell economia è il 24 ottobre Signoria di Firenze e diede origine a quella nobile famiglia che produsse ben due Papi. Fu proprio l Italia la culla di questo cambiamento: i titoli di credito, le cambiali e i i titoli di debito pubblico nacquero a Genova nel XII secolo. Tutti giocavano sul cambio tra una piazza e l altra, tra prezzo di acquisto e di vendita. Più o meno nello stesso periodo, si creò in Francia la figura del courtier de change che gestiva al posto delle banche i debiti delle comunità agricole e ne faceva pure commercio. A Bruges questo succedeva in una piazza, proprio davanti al palazzo della casata Van Der Borse (con tanto di stemma a tre borse), da cui il nome di Borsa. Nel XIII secolo i banchieri cominciarono a commerciare i titoli emessi dallo stato (i moderni Bot). La fine della storia la conosciamo tutti. FURBETTI DI IERI E DI OGGI Insomma, da che mondo è mondo, i ricchi e i poveri ci sono sempre stati, anche ai tempi del baratto: chi era più abile cacciatore, per esempio, aveva più merce da scambiare. Il sistema bancario però introduce una nuova casta di ricchi (i banchieri, gli orafi, i commercianti) e soprattutto il concetto della virtualità del denaro. Il banchiere, infatti, essendo l unico a sapere quanti soldi reali ha nella sua cassaforte, potreb quando vegono venduti 13 milioni di titoli. E l inizio della Grande Depressione, la peggiore della storia. Lo choc petrolifero Nel 1973 scoppia la crisi petrolifera, con i prezzi del greggio moltiplicati in pochi mesi ed un inedita combinazione di stagnazione e inflazione. Il crollo del 1987 Il Dow Jones perde circa il 23% in una sola giornata, il 19 ottobre Un crollo di oltre 508 punti. L 11 settembre 2001 In seguito agli attentati il Dow Jones perde 685 punti. Dopo qualche mese fallisce il colosso energetico Enron (2002). crediti alle piccole e medie aziende che, se potessero, farebbero muovere l economia. Berlusconi: Imprenditore italiano, diventato primo ministro per ben la terza volta promettendo in piena mondializzazione che Alitalia sarebbe rimasta Compagnia di bandiera senza fondi esteri...risultato, stanno negoziando gli esuberi perché da sola la cordata italiana (Cai) magari fa fatica. Blue chip: Sono le azioni delle più importanti società quotate in Borsa che in principio distribuiscono grandi dividendi. Che nessuno pensi a patatine blu (che peraltro esistono) perchè il nome viene dai gettoni blu usati nel poker che sono quelli dal valore più alto. A dimostrazione che la Borsa è un gioco! Borsa: Dunque secondo il dizionario è L edificio in cui si compiono le azioni di Borsa e giocare in Borsa significa speculare sulle oscillazioni dei prezzi dei titoli. Il che è giusto ma un po più complesso. A parte che l edificio della Borsa che sia Parigi, Milano, New York non è più il solo posto dove i negoziatori, detti trader, si riuniscono, ma questo cambia poco, ogni borsa ha i propri indici, il Mib per Milano, anzi Mibtel perché è diventato telematico, il Nasdaq, secondo negli Stati Uniti dopo il NYSE, nonché primo indice telematico creato nel Il Nikkei in Giappone Insomma è dove si N 1 décembre janvier

16 PRIMO PIANO be benissimo far credere a clienti e potenziali creditori quello che vuole. Per regolamentare questa situazione, sono entrate in vigore le riserve obbligatorie, una riserva, definita dallo Stato, che le banche devono avere per far fronte agli obblighi dei clienti. Fin qui tutto bene se non fosse che queste riserve, all inizio limitate a 1 per 9 poi, in certi Stati, accettate fino a 1 per 20 o anche per 30, sono pura convenzione. Un esempio pratico: una banca nuova di zecca con capitale 0, riceve un cliente che deposita 1000$. Siccome può prestare fino a 9 volte la sua riserva, si ritrova con un capitale di $ che, sulla base della promessa di rimborso, può a sua volta riprestare fino a 9 volte e così via all infinito o quasi. In altre parole: se io vado dalla vicina a chiederle di prestarmi un martello, lei deve avere l oggetto-martello con il quale io posso piantare il mio chiodo. Per la banca invece non è necessario avere realmente l oggetto-denaro. La promessa di rimborso vale come i soldi. Questo funziona solo se l intero sistema bancario segue questo modello, come fa: il cliente di cui sopra con i $ prestati dalla banca compra, mettiamo, una macchina. Il proprietario della macchina deposita i soldi nella sua banca che trattiene una parte (la riserva) e investe o presta il resto. Per ovviare ai problemi sono state create le Banche Centrali, gestite dai singoli Stati, che intervengono per sostenere le banche. Possono cioè emettere o ritirare moneta per regolamentare il flusso di denaro in circolazione. SONO RICCO DI DEBITI! Secondo questo modello è chiaro che se prima i soldi avevano un valore reale, oggi il denaro equivale a debito. E se soldi=debito, allora il denaro è creato dalle banche. Paradossalmente più i governi, le imprese e le persone sono indebitate, più i soldi circolano. E, paradossalmente, la grande depressione si verifica quando diminuisce la quantità di prestiti. La domanda è: perché gli Stati, in caso di crisi, non emettono moneta invece di farsela prestare dalle banche? L hanno fatto, in passato. Anzi, l Italia è stata una grande specialista di questo metodo, che funziona sul momento ma provoca altre crisi, più profonde. Se ogni Stato fabbricasse altre monete quando ne ha bisogno, vorrebbe dire, infatti, che potrebbe in un primo momento far fronte ai debiti ma che, a lungo termine, dovrebbe compensare con aiuti ancora maggiori le conseguenze dell inflazione. Il valore di qualsiasi cosa, denaro compreso, è dato dalla sua rarità. La sovrapproduzione di una merce, denaro compreso, la svaluta, la inflaziona, la rende banale e se il denaro non vale più niente, il potere di acquisto è ridotto, la povertà e il malcontento aumentano, lo Stato deve intervenire per garantire alle famiglie il minimo indispensabile. Molto meglio allora chiedere prestiti alle banche. Le crisi finaziarie sono da sempre definite come fossero catastrofi naturali (catastrofe, crac, terremoto, tempesta, tsunami ) eppure sono estremamente ricorrenti, prevedibili e non sono dovute allo scatenarsi di elementi naturali incontrollabili. Ogni crisi segue delle regole precise, imposte incontrano l offerta e la domanda di acquisto di azioni o titoli delle società quotate. Non tutte le società sono quotate in Borsa! Crisi: di nervi, di rabbia, d ulcera, situazione di malessere che ti prende quando senti per troppi giorni di seguito che siamo in crisi economica, anzi, in recessione. Crisi economica: Quella di cui tutti i politici hanno evitato di parlare in questi anni e quando si son decisi hanno dato la colpa agli altri. Periodo in cui si sente parlare costantemente di licenziamenti, di crescita zero, d inflazione e deflazione per confondere le idee con parole tecniche. A volte un solo paese è in crisi per cattiva gestione, questa volta ce la stiamo mettendo tutta per coinvolgerci a vicenda in una crisi mondiale. Mal comune mezzo gaudio. Deflazione: In inglese vuol dire sgonfiamento. In economia è il calo generale e persistente dei prezzi con un aumento del potere d acquisto del denaro. Può anche essere provocata dai governi ma è un incitazione a rinviare gli acquisti, le società faticano a rimborsare i debiti. La deflazione quindi è segno di rallentamento economico. Direttore di Banca: Ha sempre meno potere per colpa del Computer, del Basilea2 e del risk management. Succede che ti voglia bene, ti capisca ed abbia fiducia. Puoi portargli le fatture che indicano che ti pagheranno e soffrirà con te tra lacrime ed un 16 N 1 décembre janvier 2009

17 PRIMO PIANO dagli speculatori: a) ogni crisi è preceduta da una bolla, cioè un periodo di eccessi speculativi durante il quale ad una merce viene attribuito un valore spropositato. Tutti comprano azioni e titoli, convinti di poter moltiplicare i guadagni in men che non si dica b) la bolla scoppia, gli speculatori si trovano sul lastrico, i governi parlano di riforme mentre ancor prima di aver trovato la soluzione si creano le condizioni per inventare un altra bolla. Money makes the world go around, i soldi fanno girare il mondo, come cantava Liza Minelli in Cabaret, ma oggi sembra che siano denaro virtuale e bolle speculative a far andare avanti il mondo. Avanti? O indietro? P.M. L ECONOMIA: UN EFFETTO OTTICO? E sembrato uno tsunami come un imprevedibile onda anomala. Il 15 settembre 2008 l annuncio del fallimento della banca d affari americana Lehman Brothers e l acquisto in contemporanea della Merrill Lynch da parte della Bank of America hanno fatto sobbalzare gli animi, provocato palpitazioni, scatenato dichiarazioni politiche, sciolto le lingue degli economisti mondiali. Un altro 29! hanno dichiarato. Non bastava il petrolio al massimo, la disoccupazione in aumento ovunque, il problema della quarta settimana, l aumento dei prezzi o aumento dell inflazione che dir si voglia E no, dovevano mettercisi anche le grandi banche americane che sono passate come un uragano su Wall Street. Che l economia sia un effetto ottico? Abbiamo visto tutti le immagini dei trader con lo sguardo fisso sui monitor non solo della Borsa americana ma anche di quelle europee, anzi, mondiali Caschiamo? Non caschiamo? Ci sarà un effetto domino col primo che crolla che travolge tutti? Alan Greenspan, ex-capo della Fed (la Riserva federale degli Stati Uniti), ha dichiarato quel giorno: L attuale crisi finanziaria è la più grave degli ultimi 50 anni e probabilmente da un secolo. Non c è dubbio, non ho mai visto niente di simile, non è ancora finita e ci vorrà tempo. Detto da lui non è per niente rassicurante. Ma perché così improvvisamente? La colpa viene data subito alla crisi dei subprimes che avrebbe scatenato una crisi a catena. I subprimes, ricordiamolo, sono i prestiti immobiliari a rischio concessi dalle banche anche alle famiglie a maggior rischio economico. Una crisi iniziata mesi prima lasciando senza tetto migliaia di famiglie che non ce la facevano più a rimborsare il mutuo. Ma le banche americane sono riuscite non tanto ad esportare questa rischiosa idea ma a vendere titoli connessi anche a investitori esteri, a scambiarseli fra loro, a farne una scaletta dai più ai meno a rischio MALEDETTI MONITOR Ed è qui che possiamo cominciare a rivedere tutto. A chiederci se l economia non è diventata davvero un effetto ottico. Una lista di numeri sui monitor delle Borse. Perché allora viene la rabbia e più si ascoltano i commenti peggio è. Ha ragione Greenspan, hanno ragione anche gli allarmisti. E stata invece saggia la gente che non ha ritirato i soldi dalle banche come si temeva. Perché i subprimes sono la punta dell iceberg di un economia non più fondata sul lavoro ma sulla speculazione. Esiste addirittura chi specula al ribasso e che, senza alcun ombra di moralità, si è fatta una montagna di soldi in quei giorni di panico. Anzi, continuano, perché le borse fanno yo-yo. Per un attimo, elezioni americane obligent, ce la siamo dimenticata la crisi, soprattutto con un elezione così speciale nella storia degli Stati Uniti. Ora sui mercati torna vento di crisi. Investitori disperati perchè Washington ha cambiato idea sul piano Paulson (dal segretario del Tesoro americano Henry Paulson). I 700 miliardi di dollari sbloccati dal Congresso americano per salvare caffè mentre il tuo conto sarà bloccato dal Computer per superamento del periodo di sconfino concesso. Se non ti vuol bene manco condivide la tua sofferenza, tanto che ci sta a fare se non può decidere al posto del Computer? Dow Jones: Per esteso, il Dow Jones Industrial Average è il più antico indice borsistico statunitense. Fu lui a crollare nel 29. E sempre lui il segnale lampeggiante rosso (talvolta verde) che fa passare sui monitor i valori delle azioni. E lui sui grafici che van su è giù. Fu fondato il 26 maggio 1896 con ben 12 titoli tra i quali la General Electric, la sola società a farne ancora parte. Indice di Borsa: E un paniere di azioni le cui variazioni dovrebbero riflettere il più fedelmente possibile le fluttuazioni dell insieme della borsa sulla quale sono quotati i valori. Vedi Borsa. Inflazione: In inglese vuol dire gonfiamento. E quindi esattamente il contrario della deflazione: i prezzi aumentano inesorabilmente e la moneta perde potere d acquisto. La moneta ossia noi. Il risultato per le tasche dei cittadini è uguale nei due casi. Monitor: Schermo di controllo. Ce ne sono nei parcheggi, nei supermercati, dalle guardie giurate, dai carabinieri ma ormai i più famosi sono quelli delle sale di Borsa. Monitor sui quali i sempre più stressati agenti di borsa leggono il corso del petrolio, l andamento delle azioni che si fa sempre meno N 1 décembre janvier

18 PRIMO PIANO il sistema finanziario, ossia le banche, non serviranno più a riassorbire gli attivi invendibili (ossia quelli che proprio fanno schifo, il peggio del peggio dei subprimes ad esempio) degli istituti di credito. Lo stesso Paulson ha scoperto che in realtà è meglio investire direttamente nel capitale delle banche invece di comprare i loro scarti. In effetti perché comprare del pattume? E poi così si potrà nuovamente aiutare i consumatori ad accedere ai mutui (magari veri mutui) ed evitare nuove espulsioni. Ma, ed ecco che non funziona per tutti, da tali aiuti saranno esclusi i costruttori automobilistici americani che si trovano disperatamente nei guai. Torniamo a guardare i monitor. Dopo tale dichiarazione, il Dow Jones riperde un 4,73%, il Nasdaq il 5,17%. Tokyo segue con una chiusura a meno 5,25%. E questo a metà novembre, quando si accorgono anche che i consumi non risalgono neppure in vista delle feste di Natale. Il cuore spezzato dei ristoranti di Coluche E arrivata anche per loro la crisi, i Restos du coeur, creati da Coluche (il comico di origine ciociara). Forse terranno ancora quest inverno ma già dall estate 2009 e di sicuro dal prossimo autunno non avranno più di che sfamare le centinaia di migliaia di persone in difficoltà che si rivolgono a loro per avere un pasto caldo ( solo l anno scorso). I prezzi delle materie prime sono aumentati (+60% per la pasta, dal 20% al 50% in più per latte e cereali), aumento che va a pesare sul prezzo di ogni pasto. I volontari sono pessimisti: nonostante i 5 milioni di euro sbloccati dal governo francese per i Restos e un aiuto supplementare dalla Comunità europea non pensano di farcela a nutrire una popolazione che purtroppo si fa sempre più numerosa (dal 5 al 10% in più, stimano). Tra un po anche i pasti dei Restos du coeur diventeranno un lusso! LA CRISI? BELLA SCOPERTA! Facciamo un passo indietro di poche settimane. Anche l Europa, che ha scoperto la grande crisi, la recessione, si riunisce di corsa sotto l ala di Sarkozy (e sì, presidenzia anche l UE per qualche mese) per dar vita ai propri piani Paulson. Sarà stagnazione? Recessione? Riusciremo a non farci prendere dal panico? Se l America crolla, l Europa pure, seguono i mercati asiatici ma a quel punto chi aiuta il continente africano che da solo proprio non ce la fa? Altra riunione del G20 in vista. I dirigenti dei grandi paesi sviluppati ed emergenti pronti a rimboccarsi le maniche per bloccare la crisi finanziaria. Potrei continuare a entrare in inestricabili dettagli. Ma chi l ha detto che la crisi è iniziata ora? Come hanno fatto a passare inosservati in questi anni i licenziamenti di massa in Francia, Italia, Stati Uniti, Germania I paesi dell Est europeo ne escono meglio perché emergenti ma da noi chi c era? Dov erano gli economisti se non a scrivere libri indigeribili mentre pochi visionari vedevano il muro avvicinarsi? I governi cambiavano, ed ogni nuovo governo accusava il precedente di aver fatto male i conti. Questo vale per i politici di tutti i paesi. Non c è scampo. Ed il potere d acquisto? Dov era la tanto promessa antitrust per evitare il raddoppio dei prezzi col passaggio all euro? Altro che tsunami imprevedibile, sono anni che siamo in crisi economica, ideologica, d identità. Sono anni che con la pensione non ce la fai più, che neanche se lavori riesci a prenderti in affitto un appartamento, che il ceto medio scompare mentre lassù tutti parlano e guardano i monitor. lineare e sensato. Monitor sui quali scorrono chilometri di cifre e grafici dell economia virtuale. Recessione: Se con la crisi la crescita è ferma a zero, e magari solo in alcuni settori, con la Recessione siamo in piena depressione economica e pure nostra perché vuol dire che stiamo andando indietro. Risk management: O gestione del rischio. Operazione perigliosa volta a calcolare il rischio di un azienda. Di solito le piccole ci riescono. L attuale crisi economica prova che le banche avevano capito che bisognava diffidare di cittadini ed aziende mentre loro potevano speculare, giocarsi i soldi in Borsa, comprarsi tra di loro. E ora non dovremmo arrabbiarci se ci telefonano per uno scoperto di ben 56 euro. Sconfino concesso: Il semplice rosso che un tempo si gestiva col direttore di banca ma che ora te lo blocca il Computer. Speculazione: Il sacrosanto Devoto-Oli dice: Attività di pensiero relativa ad una sfera teorica d indagine e di approfondimento (come di un problema esistenziale). Ecco, dimenticate la filosofia, perché ormai speculazione significa soprattutto effettuare operazioni finanziarie di compra e vendita per guadagnare sulla differenza dei prezzi di acquisto e rivendita. Si può acquistare al rialzo o al ribasso, la seconda è più rischiosa 18 N 1 décembre janvier 2009

19 PRIMO PIANO E QUESTA È LA SOCIETÀ CIVILE E come facciamo a sopportare che salvino le banche a botte di milioni di euro mentre se uno è in scoperto per qualche giorno in più, dico di poche centinaia di euro, anche meno, gli bloccano il conto? E le piccole e medie aziende che in nome dell accordo Basilea2 vengono sottoposte ad analisi del rischio sempre più sofisticate per proteggere l equilibrio bancario? Col Basilea, l accordo internazionale sui requisiti patrimoniali, in nome del risk management le piccole aziende perdono infatti molta della loro capacità di trattativa e le banche si proteggono. E se sgarri mica ti salva il direttore, poveraccio, passi direttamente nelle mani del computer che ti lascia a pane ed acqua. E questa è la società civile, il terzo millennio, quello in cui pensavamo di andare in macchina nel cielo come in Blade Runner, magari di incontrare anche un marzianino verde No, incontriamo sempre più vicini nei discount, facciamo i conti per la spesa più di prima anche se ci dicono che è cresciuta l obesità. Vaglielo a dire agli esperti che magari si ingrassa quando si mangia male perché quel che è sano costa un occhio della testa. E mentre noi guardiamo i nostri portafogli, non abbiamo voglia di aprire l estratto conto che la banca gentilmente ci invia, magari cerchiamo lavoro o un lavoro migliore, semmai se ne liberasse uno c è chi sta con lo sguardo fisso ai monitor delle borse La Borsa appunto che nacque per aiutare la creazione di imprese e che un tempo rifletteva il vero stato di salute delle aziende. Ora si licenzia pur di accontentare gli azionisti e dar loro l agognato dividendo. E così che titoli europei come quello di EADS, la casa madre di Airbus mantenevano il proprio valore mentre si chiudevano stabilimenti in Francia, Germania, Spagna con quasi licenziamenti. La Borsa che è diventato un gioco virtuale, a tavolino. Forse bisognerebbe reinventarla per avere meno crisi Forse Luisa Pace Intervista Cedric Thellier Economista presso Natixis*, specialista Italia e zona euro *Natixis è una società partner di banche, insediata in 68 paesi, con tra l altro, un pool di economisti che osservano l andamento dell economia per avvalorare le proprie consulenze. UNA RECESSIONE PREVEDIBILE La parola è tratta: Recessione. L annuncio è stato fatto il 14 novembre scorso. I dati annunciati si sono allontanati dalle previsioni. L Italia ha fatto peggio del previsto con una previsione 2009 del Fondo Monetario Internazionale (FMI) del -0,6%. Perplessità invece sull annuncio che la Francia l ha scampata bella grazie ad una crescita dello 0,14% durante il terzo trimestre rispetto al secondo. Persino il Ministro dell Economia francese Christine Lagarde ha affermato che La cifra meraviglia, dato che tutti si aspettavano un risultato negativo. Alcuni economisti hanno risposto con maggior prudenza ai pimpanti annunci mediatici spiegando che in Francia si parla di recessione tecnica e che forse i dati sarebbero stati rivisti. Per capirne, se possibile, un po di più abbiamo chiesto il parere di Cedric Thellier economista presso Natixis*, specialista Italia e zona euro. Come si spiega la maggior recessione presentata dall Italia, era prevedibile? In effetti l Italia è più toccata di quanto la mag- ed il calcolo più complesso ma c è chi ama il rischio. Titolo: Il titolo è un azione, obbligazione o altro valore. Insomma è il temine più generico. Tremonti: Ministro italiano dell Economia e delle Finanze. Fa tandem con Berlusconi ed è pure convinto che l attuale crisi sia simile a quella del 29 quando regnava l euforia economica. L euforia economica attuale resta un mistero tutto suo. Wall Street: In realtà è una via di Manhattan, a New York, ma poiché è lì che si trova la più importante Borsa americana o New York Stock Exchange, quando si parla di finanza e di Borsa statunitense si dice Wall Street. Non per niente il più importante quotidiano economico internazionale si chiama The Wall Street Journal. Wall Street significa anche Via del Muro. Ma di muro per piangere, se crolla la Borsa, non ce n è neanche l ombra. Ossia ce n era uno misero e primitivo di legno e terriccio costruito dagli indiani per difendersi. Non solo fu inutile ma venne anche demolito. Zona Euro: Sono i 15 paesi che hanno adottato l Euro. I paesi dell Unione Europea sono ormai 27 vi direte. E invece è così, siamo in 27 ma gli altri 12 adotteranno l euro con calma. L. P. N 1 décembre janvier

20 PRIMO PIANO 2 TRIMESTRE 3 TRIMESTRE PREVISIONE 2009 (FMI) GIÀ IN RECESSIONE* Francia -0,3% +0,1% -0,5% no Spagna +0,1% -0,2% -0,7% sì Italia -0,4% -0,5% -0,6% sì Germania -0,4% -0,5% -0,8% sì Insieme zona euro -0,2% -0,2% -0,5% sì E l Italia come è arrivata a questa crisi? Nel si è assistito ad un miglioramento. Il debito pubblico si è irrobustito grazie alle ricette fiscali ma non è stato fatto alcuno sforzo a livello delle spese pubbliche. Per sforzo si intendono i tagli alle spese correnti. E, a priori, ha giocato anche un immagine negativa del tandem Berlusconi-Tremonti. Questa volta, tuttavia, sembra che si consideri il rispetto di Maastricht un fatto importante, o almeno che sia politicamente corretto dirlo. A cura di Luisa Pace Regno Unito 0% -0,5% -1,3% no Stati Uniti +2,8% -0,5% -0,7% no Giappone - 0,6% -0,4% -0,2% sì * La recessione tecnica è definita da una regressione del PIL per almeno due trimestri consecutivi gioranza degli economisti avesse previsto. Dal -0,2% si è passati al -0,5%. E sorprendente, le cifre del secondo trimestre sono state riviste da -0,3 a -0,4. Non solo la recessione è molto più marcata ma contrasta con le affermazioni di Berlusconi e Tremonti. Uno dei componenti potrebbe essere la forte regressione del consumo. Ma in generale gli economisti sono stati meno pessimisti dell FMI e non hanno previsto nessuno scenario di deflazione per la zona euro. I fondi previsti dai Governi per salvare le banche non possono risultare fastidiosi per i risparmiatori? In realtà non si tratta di regali alle banche ma di prestiti con interessi che andranno restituiti. Ad oggi, lo Stato francese ha già messo a disposizione 10 miliardi e mezzo di euro. In Italia invece né Tremonti né Draghi hanno parlato di un sostegno alle banche. Comunque non in modo così esplicito. E semmai possibile che un tale sostegno venga ad integrarsi nel piano di rilancio dell economia pari a 80 miliardi. Un piano ancora allo studio. Senta, questa crisi economica sembra quasi una scoperta, possibile che non la si sia vista arrivare? C è addirittura chi grida ad un secondo 29 Non ha nulla a che vedere con la crisi del 29. Per quanto riguarda invece l annuncio della crisi è l opportunismo politico che ne ha ritardato i tempi. Si parlava di crescita con una divergenza tra l opinione degli economisti e quella dei politici. Stavamo infatti arrivando alla fine del ciclo di crescita e già nella seconda metà del 2007 si poteva parlare di crisi inflazionistica con l aumento del petrolio. Una crisi che è andata accelerando. Un Natale più austero Gli italiani sono sempre stati più spendaccioni a Natale, tanti regali e più costosi della media europea. Non sarà così quest anno, secondo un sondaggio della Confesercenti-Swg che prevede una spesa, per i regali di Natale, di un miliardo in meno. Le tredicesime, che si aggirano attorno ai 38 miliardi di euro, saranno destinate più al risparmio e al pagamento dei conti in sospeso che alla corsa ai regali. A condizionare i comportamenti degli italiani non sono solo i prezzi o il costo della vita, ma l ansia per il futuro. Sotto l albero quest anno ci saranno abbigliamento (43% delle risposte), cibo e vino (26%), libri (17%), giocattoli (16%). Solo il 9% pensa a un viaggio, mentre non è l anno per i gioielli, confinati al 2%. Più italiani andranno a comprare nei mercatini (la percentuale sale dal 15 al 21% rispetto al 2007), meno nella grande distribuzione (con un calo dal 50 al 45%) e nei piccoli negozi (dal 26 al 22%). Un punto fermo: babbo natale non sarà più tirchio del solito. Gli italiani infatti rinunceranno a regali per sé ma non per i bambini. 20 N 1 décembre janvier 2009

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