Archi storici europei

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1 Archi storici europei Archi semplici di legno 2 parte Dall età del ferro al XVIII secolo

2 Leeuwarden-Heechterp (NL) - I sec ac II sec dc Frammento di arco di tasso lungo 152 cm., originariamente ca cm. L arco è stato spezzato in antico e si è probabilmente cercato di riutilizzarlo. L estremità inferiore è infatti sagomata per potervi fissare nuovamente la corda. Sezione a D, tacca superiore laterale, maniglia di carico lunga 8,5 cm con foro per laccetto ferma corda.

3 Vimose (DK) II- III sec Cinque archi di tasso completi e diversi frammenti sempre di tasso, diverse frecce complete e frammenti, punte di freccia di ferro e osso, una faretra di legno. Lunghezza degli archi compresa tra 169,5 cm e 178,5 cm., maniglie di carico tra 5 e 10 cm. Frecce lunghe tra 71 e 93,5 cm, impennate con pece e filo.

4 Nydam (DK) - III-V sec 39 archi di tasso di cui 23 integri e uno di pino silvestre, 193 aste di freccia tra intere e frammenti, punte di freccia di ferro e osso, una faretra di legno.

5 Fig. 1 (da C. Enghelhardt 1865) Fig. 2 (J.G.D.Clark 1963) Descrizione - Gli archi sono del tipo semplice, a bastone, senza distinzione tra flettenti ed impugnatura, con sezioni a D, ovale o tonda. La lunghezza di quelli integri e di altri 6 di cui è stato possibile determinarla, varia tra 160 e 197,7 centimetri di cui la maggior parte (20) è compresa tra 170 e 190 cm. Al centro presentano mediamente una larghezza di 3 cm ed uno spessore di 2,6. La tacca per la corda sul flettente superiore è posizionata tra 5 e 10 cm dall estremità, normalmente sul lato sinistro dell arco guardandolo dal ventre. Al flettente inferiore la corda veniva fissata con un nodo ad una tacca sul lato opposto o in alternativa tramite un assottigliamento dell estremità dell arco. In alcuni casi al di sotto delle tacche si trovano degli avvolgimenti di filo come rinforzo, sia come precauzione per evitare una possibile fessurazione del legno che in funzione di riparazione. In un caso invece di filo è stata usata una fascetta di lamina di bronzo. Alcuni archi presentano alle maniglie di carico, piccole tacche o fori che dovevano servire

6 a fissare il laccetto ferma corda. In qualche caso veniva applicato un chiodino di bronzo o ferro dalla testa arrotondata al di sotto della tacca superiore per impedire che, ad arma scarica, la corda scivolasse lungo l arco (fig.1, 8). All estremità superiore di qualche arco è stato applicato un puntale di ferro o di corno molto appuntito (lunghezza ca 8,5 cm.) che doveva servire come baionetta in caso di combattimento corpo a corpo (fig.1, 4-5). In qualche esemplare il puntale non è più presente ma si può presumere che vi fosse applicato, dalla forma dell estremità e la presenza di piccoli chiodi (fig. 3). Si tratta comunque solo di pochissimi esemplari forniti di simile guarnizione. Alcuni archi furono probabilmente rotti prima del seppellimento, diversi presentano tracce di lavorazione, segni e danni dovuti all utilizzo, alcuni probabili tracce di colpi di spada o scure. In un caso l arco è stato irrimediabilmente danneggiato da quello che sembra un tiro di freccia che ne ha staccata una grossa scheggia (fig.5). In altri sono visibili riparazioni e rinforzi con avvolgimenti di filo. Questi erano usati anche a scopo probabilmente decorativo. In un arco se ne possono contare ben 72, in un altro 18 ed erano fatti aderire al legno tramite un sottile strato di pece. Un frammento di arco mostra sul ventre una decorazione formata da piccoli solchi ottenuta tramite, probabilmente, uno strumento a quattro punte. Desta curiosità il fatto che uno di questi archi non era di tasso ma, secondo gli studiosi che li hanno analizzati, costruito con legno di pino silvestre, considerato non ideale per la costruzione di archi semplici di legno. Questo è lungo in totale 174 cm. mancante ad una estremità di ca. 1 cm. La sezione è a D arrotondata. Dalla parte integra la tacca per la corda si trova a 6,2 cm. dall estremità mentre da quella danneggiata a 5,45 cm. ed aveva quindi una lunghezza effettiva di 162 cm. Fig.3 Fig.3-a Fig. 3 Estremità superiori di due archi visti dal ventre. Sull arco a destra era probabilmente installato un puntale di corno non conservato. (Nationalmuseum Kopenhagen) - Fig. 3-a Riproduzioni dell autore

7 Fig. 3-b Fig.3-c Fig. 3-b Archi di Nydam conservati al Nationalmuseum di Kopenhagen (da Sieg und Triumpf Nationalmuseum Kopenhagen) Fig. 3-c Riproduzioni dell autore Tecnica di costruzione e materiale - Gli archi rinvenuti a Nydam erano ricavati da tronchi di tasso per la gran parte di piccole dimensioni, mantenendo l alburno a costituirne il dorso. La qualità del legno era differente e si è potuta osservare una densità degli anelli di crescita variabile da 7 fino a 30 per centimetro, per lo più compresa tra 11 e 16 per centimetro. La forma delle sezioni variava a seconda delle dimensioni e della forma dei tronchi (fig. 4). Anche la qualità della fattura sembra essere molto differente da un arco all altro. In alcuni casi il costruttore non ha tenuto conto di quelli che sono i principi basilari per la sicurezza e la durata di queste armi, violando gli anelli di crescita sul dorso e piallandone i nodi. Questo porta a pensare che non fossero costruiti da artigiani specializzati o almeno non tutti, e forse ognuno si faceva la propria arma da se come accade presso alcune popolazioni tribali che ancora oggi utilizzano l arco come strumento di sopravvivenza quotidiana. Per quanto riguarda l arco di pino silvestre è stato ricavato da un tronco piuttosto spesso, senza nodi e con una densità degli anelli di crescita di per centimetro. È possibile costruire archi semplici di carico non elevato con durame di pino silvestre. Essendo però un legno che soffre la compressione ne risultano armi meno affidabili di altre costruite con tasso o olmo.

8 Fig. 4 (da H. Paulsen 1998)

9 Fig.5 In questa immagine l arco a sinistra è visibile dal ventre mentre quello a destra dal dorso. Si nota nel primo che il costruttore ha cercato di mantenere la linea mediana delle fibre al centro dell arco. Nel secondo l alburno sul dorso è stato mantenuto integralmente (Schleswih-Holsteiniches Landesmuseum für Vor- und Frügeschichte, Schloss Gottorf, Schleswig)

10 In questo arco fratturato di cui è visibile il dorso, il costruttore non ha rispettato l andamento naturale delle fibre del legno (Schleswih-Holsteiniches Landesmuseum für Vor- und Frügeschichte, Schloss Gottorf, Schleswig) Su diversi archi sono ancora visibili tracce di lavorazione. In questo caso si possono notare (sotto il nodo, a sinistra) i segni lasciati da una lama usata in funzione di raschietto perpendicolarmente alla superficie del legno, rimbalzata probabilmente sul nodo. (Schleswih-Holsteiniches Landesmuseum für Vor- und Frügeschichte, Schloss Gottorf, Schleswig) Tabella dimensioni approssimative di uno degli archi di Nydam Cm punto larghezza cm spessore cm 10 1, ,95 1,9 30 2,2 2, ,4 2,1 50 2,53 2,2 60 2,72 2, ,75 2, ,8 2,61 90 centro 2,85 2, ,75 2, ,72 2, ,6 2, , ,4 2, ,15 2, ,9 1, ,7 1, ,3 1,25

11 Tabella dimensioni dell arco di pino silvestre (da T.B. n. 50) Lunghezza totale 174,4 cm. Cm punto larghezza cm spessore cm estremità 1,6 1,3 centro del flettente 2,2 1,9 impugnatura 2,7 2,5 centro del flettente 2,2 2 estremità 1,4 1,2 Dimensioni di altri tre archi (da J. G. D. Clark 1963). La loro lunghezza effettiva era di circa centimetri inferiore tenendo conto che le tacche si trovavano a 5-10 cm dalle estremità. Lunghezza totale larghezza (centro) spessore (centro) Arco 1 197,5 cm 2,75 cm 2,60 cm Arco2 178,0 cm 2,80 cm 2,60 cm Arco3 182,5 cm 2,75 cm 2,05 cm

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16 Frecce - A Nydam furono ritrovate circa 193 aste di frecce tra intere (47) e frammenti, spesso raggruppate in fasci di il che fa pensare che fossero l intero contenuto delle faretre. La maggior parte erano ricavate da legno di pino silvestre ma ne sono state ritrovate una ventina in legno di frassino. Il legno era di buona qualità e solo pochi casi presentano difetti come fessurazioni o nodi. Molte presentano contrassegni formati da piccole incisioni, a volte in forma di lettere runiche (fig.9). La lunghezza delle aste è compresa tra 63 e 85,4 cm, per la gran parte tra 75 e 80 cm. Il diametro massimo di ciascuna varia da 9 a 12 mm. Oltre alle aste sono state rinvenute anche numerose punte di freccia, sia di ferro che di osso, gran parte delle quali adatte ad un uso bellico, strette ed allungate, spesso a sezione quadrangolare, utilizzate per penetrare anche corazze di maglia di ferro. L innesto per l asta era sia a gorbia che a forma di linguetta. In questo caso la linguetta veniva inserita in una fessura praticata nella punta dell asta, fissata con pece di betulla e legata con filo (fig.6). La parte posteriore delle aste era assottigliata e veniva scavato un piccolo scasso per accogliere l impennaggio, allargandosi subito dopo per formare la cocca. Gli impennaggi erano costituiti per la maggior parte di 4 alette (in tre casi da 5 e solo in uno da 3) ricavate da penne remiganti di grossi uccelli. Queste venivano incollate con pece di betulla e fissate con una legatura a spirale di filo di lino, canapa o ortica. Come per gli archi, anche per le frecce si notano differenze nella qualità della fattura. Gli avvolgimenti di filo variavano ad esempio da un minimo di 16 ad un massimo di 64 per 10 centimetri. Le alette avevano una lunghezza compresa tra 8 e 12 cm. Le cocche avevano tacche larghe e profonde 5 mm ed alcune presentano decorazioni ad incisione (vedi anche TAT n. 6 Le frecce di Nydam).

17 Fig. 9 (da C. Enghelhardt 1865) Punte di ferro Punte di osso Fig. 6 (Schleswih-Holsteiniches Landesmuseum für Vor- und Frügeschichte, Schloss Gottorf, Schleswig)

18 Discendenti degli archi di tasso a bastone neolitici, gli archi di Nydam se ne differenziano fondamentalmente per il ventre più arrotondato e il diverso sistema di incordaggio che prevede la tacca superiore e le maniglie di carico. Questo tipo di arco era già in uso probabilmente in Europa occidentale da secoli e restò sostanzialmente invariato fino alla fine del Medioevo. I famosi archi inglesi della Guerra dei Cento Anni e quelli ritrovati nel relitto del Mary Rose infatti, altro non sono che l ultima e più potente versione di un arco che affonda le sue radici nella preistoria delle popolazioni europee e di cui, gli archi ritrovati nelle torbiere dello Jütland meridionale, sono tra i più significativi rappresentanti.

19 Roma, denaro (68 ac ) Franchi (VIII sec.) Francia (1385)

20 Belgio, miniatura (1403) Italia (Piemonte, 1410) affresco. Arco composito (in primo piano) e arco semplice con maniglia di carico

21 Thorsbjerg (D) III-IV sec Tre archi di tasso, di cui uno quasi integro, più di cento frecce tra intere e frammenti. Lunghezza dell arco più integro 157 cm. Gli archi hanno sezioni a D molto pronunciate e decorazioni a incisione sul ventre e sui lati. Le frecce di abete, lunghe tra 68 e 92 cm. sono leggermente barilate e presentano le tracce degli impennaggi fissati con pece e avvolgimenti di filo.

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25 Wremen-Fallward (D) IV-V sec Un arco di tasso tipo Nydam lungo 180 cm, 6 aste di frecce lunghe ca. 80 cm.

26 Kragehul (DK) V-VI sec Un arco di tasso incompleto a cui mancano entrambe le estremità, 10,12 frammenti di frecce di pino silvestre, una cocca di bronzo, 12 punte di freccia di ferro, 8 di osso. L arco incompleto è lungo 125 cm, di sezione a D, presenta due fasce decorate ad incisione che probabilmente delimitavano la zona dell impugnatura. Le frecce di pino silvestre erano impennate con 5 alette. Le punte sono tutte ad uso bellico.

27 Oberflacht (D) VI-VII sec Tre archi di tasso completi e due frammenti. Würtembergisches Landesmuseum, Stuttgart (D). Altri 9 o 10 archi ritrovati sono andati perduti. Gli esemplari completi sono lunghi tra i 169 e i 184 cm e presentano una struttura molto particolare ed unica rispetto agli altri archi semplici in ambito europeo, con lunga impugnatura rigida e flettenti a sezione pentagonale. Luogo del ritrovamento e datazione La necropoli alamanna di Oberflacht fu scavata tra il 1812 e il 1934 a circa otto chilometri da Tuttlingen nella Germania meridionale e contava circa 220 sepolture. Le caratteristiche del terreno hanno consentito

28 la conservazione di materiali organici come legno, cuoio, tessuti, alimenti. Nel corso degli anni dal ritrovamento purtroppo gran parte degli oggetti sono andati perduti. La datazione viene fatta risalire tra il 530 ed il 650 dc. Nel museo di Stoccarda sono ancora conservati tre archi completi in buono stato di conservazione. Arco dalla tomba n.8 Ritrovamento e conservazione L arco fu rinvenuto insieme a resti di frecce nel 1846 in una sepoltura costituita da un sarcofago ricavato da un tronco d albero. Il cranio del defunto presentava una ferita da taglio ed insieme ad arco e frecce erano presenti anche una spatha, resti di un sandalo di cuoio, una zucca, una noce e nocciole. La combinazione di spada ed arco è insolita per la necropoli di Oberflacht ed in generale per le altre sepolture di guerrieri germanici dell epoca in quanto, nella maggior parte dei casi, i guerrieri armati di arco non avevano altre armi o al più, un coltello o una piccola scure mentre alla spada normalmente erano associati scudo, lancia e sax. La superficie dell arco è intatta nella quasi totalità e risulta sorprendentemente liscia e levigata. Descrizione L arco, lungo 170 cm, ha flettenti a sezione pentagonale con il lato anteriore leggermente arrotondato a causa della naturale curvatura della superficie del tronchetto dal quale è stato ricavato. Al centro presenta una impugnatura lunga 24 cm di sezione ovale e più stretta al centro. Come nella gran parte degli archi antichi e medievali europei, le tacche per l alloggio della corda sono una per flettente posizionate obliquamente sui lati opposti. Hanno forma rettangolare, sono lunghe 6 mm e profonde 4. Altra caratteristica comune ad altri archi semplici europei sono le maniglie di carico che sporgono oltre le

29 tacche ad entrambe le estremità. Queste sono lunghe 5,4 e 5,6 cm e in una è stato ricavato un foro passante da lato a lato largo 2,8 mm. Tecnica di costruzione La superficie dell arco è liscia e non sono visibili tracce lasciate da attrezzi. È probabile che, una volta finito, sia stato levigato strofinandolo con equiseto o altro materiale utilizzato in passato per smerigliare. Sul dorso è stata solo tolta la corteccia e la superficie dell alburno risulta intatta. Materiale L arco è stato ricavato da un tronchetto di tasso del diametro di ca. 5 cm di eccellente qualità. La densità degli anelli di crescita infatti raggiunge i 30 per centimetro. Lo strato di alburno non è stato toccato ed è spesso ca. 7mm nei quali si possono contare circa 20 anelli. Tabella dimensioni Cm punto larghezza spessore 85 estremità dell arco 84 1,60 1,65 79 nocca 1,80 1, ,40 1, ,00 1, ,10 1, ,15 1, ,00 2, ,85 2,45 12 angolo sup. impugnatura 2,60 3,10 0 centro dell arco 2,60 3,30-12 angolo inf. impugnatura (nodo) 2,80 3, ,05 2, ,20 2,15

30 -40 3,15 1, ,10 1, ,87 1, ,40 1,40-79 nocca 1,90 1, ,45 2,15-85 estremità dell arco Arco dalla tomba n. 21 Descrizione Arco in ottimo stato di conservazione dalla superficie finemente levigata, lungo 184,5 cm e dalla forma fondamentalmente simile al precedente. L impugnatura è lunga 31,7 cm mentre le maniglie all estremità 6 e 6,5 cm. Anche in questo caso è presente un foro in una di esse, largo 4 mm dal fronte al retro. Sul dorso sono ancora presenti tracce di corteccia. Materiale

31 Il tronchetto dal quale è stato ricavato doveva avere un diametro approssimativamente di 8-10 cm mentre la densità degli anelli di crescita è inferiore al precedente arrivando a 20 anelli per centimetro. Tabella dimensioni Cm punto larghezza spessore 92,5 estremità dell arco 92 1,60 2,40 85,5 nocca 1,90 1, ,10 1, ,35 1,70 63 nodo 2,70 1,95 53 nodo 2,95 2, ,00 2, ,95 2, ,85 2, ,75 2,70 15,5 angolo sup. impugnatura 2,70 3,15 8 2,51 3,34 0 centro dell arco 2,48 3,39-8 2,67 3,37-16 angolo inf. impugnatura 2,80 3, ,80 3, ,85 2, ,00 2, ,00 2, ,80 1, ,60 1, ,20 1,70

32 -78 2,10 1,45-85,5 nocca 2,00 1,40-91,5 1,55 2,30-92 estremità dell arco Arco dalla tomba n. 7 Descrizione Arco lungo 169 cm in eccellente stato di conservazione. Anche in questo caso le superfici sono perfettamente levigate. L impugnatura è lunga 25 cm e le maniglie 5. Al posto dei fori visibili negli archi delle tombe 8 e 21, su questo è stata intagliata una doppi tacca in prossimità di una estremità. Materiale Arco ricavato da un tronchetto di tasso di ca. 7-9 cm di diametro con una densità degli anelli di crescita di ca. 25 per centimetro. Lo strato di alburno è spesso ca. 6 mm. Tabella dimensioni Cm punto larghezza spessore

33 85 estremità dell arco 83 1,50 1,60 79 nocca 1,65 1, ,90 1, ,30 1, ,70 1, ,90 2,05 35 nodo 3,10 2, ,00 2, ,50 2,75 13 angolo sup. impugnatura 2,45 3,50 7 2,34 3,59 0 centro dell arco 2,30 3,47-7 2,39 3,49-12 angolo inf. impugnatura 2,50 3, ,65 2, ,00 2, ,20 2, ,05 2, ,80 1, ,40 1, ,90 1,55-79 nocca 1,60 1, ,30 1,30-85 estremità dell arco

34 Tecnologia e ricostruzione Come già accennato all inizio, gli archi di Oberflacht rappresentano un caso veramente particolare nel panorama degli archi semplici europei. Nonostante all apparenza possano sembrare simili ad altri archi lunghi di tasso, la notevole, spessa impugnatura, e le cosiddette maniglie riducono di molto la loro lunghezza effettiva, facendone in sostanza degli archi corti allungati. Ed in effetti le frecce che li accompagnavano raggiungevano al massimo i 60 cm. Un'altra caratteristica molto particolare ed interessante è la sezione dei flettenti, sostanzialmente pentagonale, con lati paralleli rettilinei e costolatura centrale sul ventre. In questo modo il flettente ha circa la stessa potenza di uno a sezione rettangolare dello stesso spessore ma massa ridotta il che rappresenta un vantaggio in fatto di efficienza. Resta da chiedersi perché costruire archi predisposti a tirare efficacemente frecce corte, all apparenza indipendenti dall altezza dell arciere. È interessante notare a tal proposito infatti, che da quanto risulta dai resoconti degli scavi, il guerriero della tomba n.14 ad esempio era alto all incirca 185 cm mentre il suo arco complessivamente 170 che si riduceva effettivamente a ca Anche l arco della tomba n.21, pur essendo lungo 184 cm aveva l impugnatura di ca. 8 cm più lunga di quello qui descritto, e maniglie di 6,5 cm il che in sostanza lo omologava agli altri. Un particolare interessante osservabile in tutti questi archi è la presenza di fori o tacche all estremità superiore. Il diametro molto ridotto di quello dell arco n.8 fa pensare che non vi passasse la corda dell arco bensì, molto probabilmente un laccetto legato fissato all occhiello della corda che serviva ad impedire che questa scivolasse verso il basso quando l arco era scarico ed inoltre ne poteva determinare anche la giusta lunghezza. Questo tipo di espediente è osservabile su altri archi antichi come ad esempio quello di Leeuwarden (NL) risalente ca. al I sec. ac - II sec. dc. Nelle illustrazioni dello Stuttgarter Psalter di cui abbiamo parlato nel numero precedente, in tutti gli archi raffigurati è stato disegnato chiaramente il laccetto che sporge all estremità superiore negli archi carichi. Estremità superiori degli archi in cui si osservano i fori o le tacche per il fissaggio dei laccetti ferma corda.

35 Miniatura dallo Stuttgarter Psalter. Si noti il laccetto che fissava la corda alla maniglia di carico dell estremità superiore dell arco.

36 Disegno dello scavo della tomba n. 14. Il guerriero era alto ca. 185 cm., l arco 170 e le frecce ca. 60 cm. Frecce Durante gli scavi effettuati tra il 1812 e il 1892 sono venute alla luce 18 aste di freccia tra intere e frammenti. Le aste integre erano lunghe circa 60 cm, erano rastremate, spesse circa 11 mm in prossimità del cono a cui era fissata la punta ed 8 mm vicino alla cocca. Quest ultima aveva un diametro di 12 mm. La tacca per l alloggio della corda, a forma di U, era larga 3 mm e profonda 4. A 16 mm da questa, erano posizionate le alette, lunghe ca. 9 cm e fissate probabilmente con pece di betulla e filo come in quelle ritrovate nelle torbiere di Nydam ed altri luoghi. Attualmente se ne conservano solo due frammenti, lunghi uno 18,8 cm di betulla e l altro 19,8 cm, ricavato da un pollone di viburno. Riportiamo qui di seguito la descrizione fatta da W.Menzel, delle aste rinvenute nel 1847 nella tomba n. 12 : Tre aste di freccia più spesse in punta che alla fine. Dietro presentano ancora resti di mastice con cui era fissato l impennaggio. Le cuspidi sono mancanti ma in qualcuna sono presenti i piccoli chiodi che servivano a fissarle. Le spesse punte dell asta terminanti a cono, erano in qualche caso rosso vermiglio. Lunghezza circa 2 piedi (ca. 57 cm) È interessante notare l utilizzo di polloni di viburno in epoca così tarda, mentre normalmente in epoche storiche, le aste delle frecce erano ricavate da spacco di tronchi.

37 Punta di freccia da una tomba alamanna VI sec. 87 mm. Considerazioni e test Tra gli archi semplici di legno europei giunti fino a noi, questi sono forse quelli dal progetto più sofisticato. Osservandoli con attenzione si può notare che in essi tutto è studiato per un preciso motivo, dalla sezione dei flettenti fino alla predisposizione del laccetto per la corda. Non si direbbe quindi che siano il frutto del lavoro di un arcaio dalle idee balzane, come qualcuno potrebbe pensare, bensì il risultato di uno studio e di un lavoro atto a fornire la risposta ad esigenze ben precise. Il dato sul quale si dovrebbe ragionare è il fatto che stiamo trattando di archi creati in maniera da tirare con efficacia e precisione frecce corte, lunghe al massimo 60 cm indipendentemente dalla struttura fisica dell arciere che le scaglia. Personalmente ne ho ricostruiti diversi esemplari cercando di attenermi il più possibile alle misure degli originali. Il loro carico è risultato essere compreso tra 64 e 68 libbre a 60 centimetri di allungo. Tutti quelli che ho provato ad utilizzare con frecce più lunghe, senza cambiare la mia tecnica di tiro (adatta ad archi semplici lunghi), si sono prima o poi spezzati. Riproducendo invece frecce simili alle originali e cambiando lo stile di tiro si

38 sono rivelati archi di efficacia e facilità di tiro superiore ad altri di pari libraggio. Rispetto ad archi corti che potrebbero fornire le stesse prestazioni, questi hanno dei vantaggi. Le impugnature lunghe permettono infatti una maggiore comodità e stabilità nel tiro ed inoltre, non essendo in realtà perfettamente rigide, anche una maggiore sicurezza. Chi poi ha una certa esperienza nella costruzione di archi di tasso si sarà reso conto che accorciare la loro lunghezza a soli 170 cm permette di avere a disposizione più materiale che non anche solo dover utilizzare stecche da tronchi di poche decine di centimetri più lunghe. Prove pratiche di utilizzo con frecce ricostruite seguendo i parametri dedotti dagli scavi del XIX secolo hanno portato a supporre una gittata massima compresa tra ca 135 e 160 mt. a seconda dell impennaggio, della punta e del legno dell asta, ca. il 30/40% in più del risultato ottenuto con archi semplici tipo quelli rinvenuti a Nydam.

39 Alamanni vs. Romani Le origini degli archi di Oberflacht? Tra i popoli germanici, gli Alamanni, erano quelli stanziati più a sud e quindi furono quelli che subirono maggiormente l influenza della cultura romana. Numerosi si protrassero per secoli anche gli scontri con le legioni di Roma ed a più riprese riuscirono ad effettuare scorrerie nell Italia settentrionale. E forse è proprio qui, nell influenza e nei continui scontri con i Romani che bisogna cercare i motivi che portarono allo sviluppo di un arco dal disegno così particolare. Di certo sappiamo che i Romani utilizzavano in guerra archi compositi e spesso si servivano di truppe di arcieri arruolati in regioni come la Siria in cui l arcieria in ambito bellico era molto sviluppata. Nessun arco romano integro è stato ritrovato fino ad ora mentre qualche freccia si e si tratta di frecce molto corte. Osservando inoltre bassorilievi ed altre iconografie del periodo come ad esempio i coni delle monete, si notano quasi esclusivamente archi compositi e frecce corte. Non è quindi da escludersi che proprio la necessità di competere con armi di questo tipo portò ad adattare le armi degli arcieri alamanni alle esigenze dettate dai continui scontri con i loro scomodi vicini venuti d oltralpe. Una di queste esigenze belliche è il fatto di poter restituire con efficacia le frecce scagliate dal nemico, fatto che viene spesso riportato anche nelle cronache antiche, ed inoltre, anche il poter utilizzare le loro armi acquistate di contrabbando o razziate negli arsenali. Potrebbe anche darsi che gli arcai alamanni abbiano cercato di riprodurre con archi di legno le eccellenti caratteristiche di efficienza degli archi compositi dei loro avversari e di fatto la loro forma con impugnature e sezioni così particolari li potrebbe in qualche modo ricordare. Ma si tratta solo di ipotesi. Tra le cronache riportate dagli scrittori dell antichità, in questo caso, quelle dello storico ed ufficiale romano Ammiano Marcellino (IV sec.) che prese parte anche alle campagne contro gli Alamanni dell imperatore Graziano, sono forse le più interessanti. Ne riportiamo alcuni brani tratti dal Res gestae, in cui sono citati scontri tra Romani ed arcieri alamanni: libro 14,10-6 anno 354 Costanzo Gallo cerca di attraversare il Reno

40 - Superate dunque molte difficoltà e passati per moltissime strade coperte di neve, giunsero vicino Colonia Augusta dei Rauraci sulla riva del Reno: qui la grande massa degli Alamanni si opponeva con forza a chè i Romani costruissero un ponte di barche; frecce volavano dappertutto come grandine. L'impresa appariva impossibile e l'imperatore non sapeva che decisione prendere. libro 15,4-8 lago di Costanza - Arbizone subisce un agguato dagli Alamanni Videro i nemici che balzavano fuori dai nascondigli e che senza risparmiare nessuno trafiggevano con ogni tipo di arma da lancio tutto ciò che poteva essere colpito. Nessuno dei nostri fu in grado di resistere, nessun altra speranza di sopravvivere c'era se non in una ritirata veloce. libro ventesimo 1-3 anno I Romani videro di lontano i Barbari, li attaccarono con frecce ed altri oggetti leggeri da lancio e quelli li rispedivano indietro con grande vigore... La Colonia Augusta dei Rauraci citata nel primo trafiletto è l attuale Augst in Svizzera, situata sul Reno a ca. 20 km ad est di Basilea. In quel punto il fiume è largo ca. 150 mt. Non sappiamo se all epoca in cui si svolsero questi fatti gli archi usati dagli Alamanni fossero già costruiti come quelli sepolti ad Oberflacht circa duecento anni dopo ma la distanza tra le due sponde è comunque facilmente raggiungibile da archi di tasso di carico superiore alle 60 libbre senza troppi problemi. Nel terzo brano possiamo notare come Ammiano sottolinei che i proiettili dei Romani, frecce in primis, venissero restituiti con grande vigore. Arcieri romani raffigurati sulla Colonna Traiana. Si notino l arco composito e le frecce corte nella piccola faretra alle spalle dell arciere.

41 Altdorf St.Martin (CH) VII sec Frammenti di un arco di tasso, 8 frecce in una faretra di tiglio ricoperta di pelle ritrovati nella tomba di un cavaliere alamanno nella chiesa di St. Martin insieme. Della panoplia del guerriero facevano parte anche la spatha, lo scramasax, lo scudo. L arco era in origine lungo ca. 170 cm e alla estremità inferiore era applicato un puntale di ferro che probabilmente serviva per proteggere l arco usato anche come bastone sui sentieri alpini. Le frecce erano di caprifoglio (Lonicera xylosteum), di nocciolo (non da polloni ma da spacco di tronchetti) e di frassino. Le punte tutte a coda di rondine con innesto a gorbia. La faretra era di legno di tiglio rivestito di pelle riccamente decorata ed aveva un coperchio per proteggere le frecce.

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44 Aalsum (NL) - VIII-IX sec. Frammento di arco di tasso altomedievale lungo 127 cm conservato al Museum van Oudhenen, Groningen (NL).

45 Luogo del ritrovamento e datazione: l arco fu rinvenuto in occasione del livellamento di un terreno ad Aalsund presso Oldehove, prov. di Gronongen tra il 1902 e il 1914 e venduto dal proprietario, E. Tj Haak al museo di Groningen. La datazione al radiocarbonio lo colloca tra dc. Stato di conservazione: lo stato di conservazione è molto buono ma a causa della forte essicazione l alburno si è ristretto causando una forte riflessione dell arco. Ad una estremità presenta una frattura la cui forma risulta compatibile con una rottura durante l utilizzo. Descrizione: arco semplice a sezione sostanzialmente circolare al centro che diventa ellittica verso l estremità del flettente integro. A 4 centimetri da questa è presente una tacca circolare. Tecnica di costruzione: le tracce di lavorazione sono sparite quasi completamente in quanto le superfici risultano essere state levigate sia sui lati che sul ventre mentre sul dorso è stata asportata solo la corteccia e il libro lasciando l alburno intatto. Sul dorso sono presenti 6 nodi di rami che sono stati appena levigati senza intaccare le fibre circostanti. Ricostruzione: sulla base di larghezza e spessore considerando come il centro dell arco il punto in cui queste sono maggiori, risulta che la lunghezza totale originale doveva essere di ca 170 cm calcolando anche che normalmente ad una estremità negli archi di questo periodo era presente una maniglia di carico di ca. 6-8 cm, mentre la lunghezza effettiva (cioè da nocca a nocca) era ca. 160 cm. Proprio nel punto in cui l arco è più spesso è presente un nodo particolarmente grosso che potrebbe essere stato utilizzato come un naturale ispessimento dell impugnatura. A giudicare dalla forma e tipologia della tacca conservata si presume che dovesse servire per bloccare il nodo della corda e quindi il flettente intatto dovrebbe essere quello inferiore mentre all estremità di quello spezzato si sarebbe dovuta trovare una sola tacca obliqua per l alloggio dell occhiello. Il carico stimato doveva essere compreso grossomodo tra le 65 e le 80 libbre. Materiale: per la sua costruzione è stato utilizzato un tronco di tasso di piccole dimensioni di diametro probabilmente inferiore ai 6 cm. Gli anelli di crescita hanno uno spessore variabile tra 0,5 e 0,8 mm. L anello dell ultimo anno non è completo e secondo gli studiosi l albero sarebbe probabilmente stato tagliato all inizio dell estate. Tabella dimensioni Cm punto larghezza spessore 84 estremità dell arco 80 nocca 1,85 1, ,15 1, ,30 1, ,30 2,15 39 nodo 2,80 2, ,60 2,45 19 flettente 1 2,70 2,70 9 2,85 2,80

46 4 2,80 2,80 0 centro dell arco (?) 2,80 3,20-3 2,70 2, ,80 2,80-21 flettente 2 2,80 2, ,85 2,30-36 inizio frattura 2,70-44 estremità dell arco Lo Stuttgarter Psalter L arco qui descritto è uno dei rarissimi reperti di un periodo della storia europea di cui sono rimaste il minor numero di tracce anche dal punto di vista arcieristico. Non a caso i secoli che vanno dalla caduta dell Impero Romano d occidente a ca. l anno 1000 sono denominati secoli bui. Non solo le fonti storiche ed archeologiche ma anche quelle iconografiche sono, rispetto ad altre epoche, piuttosto scarse e poco conosciute. A ciò bisogna aggiungere che le rappresentazioni figurative dell epoca, l Altomedioevo, sono molto meno realistiche rispetto ad esempio a quelle classiche o rinascimentali e vanno quindi interpretate con maggior attenzione. Tra le altre, quelle che contengono il maggior numero di informazioni anche per il nostro campo di interesse, sono forse le illustrazioni che corredano i vari salteri, i manoscritti in cui venivano organizzati i Salmi per poter essere recitati periodicamente. In particolare uno di questo può essere considerato una vera miniera specialmente da chi è interessato a ricostruire abiti, armi ed oggetti di questo periodo. Si tratta dello Stuttgarter Psalter (Württembergische Landesbibliothek Stuttgart, Bibl. fol. 23), realizzato a Saint Germain des Prés nei dintorni di Parigi tra l 820 e l 830. È composto da 168 fogli contenenti 316 miniature colorate. Nonostante lo stile piuttosto semplice tipico del periodo, chi le ha realizzate ha posto grande attenzione ai dettagli. In esso sono rappresentati anche arcieri con il loro corredo. Fig. b In questa illustrazione l arciere indossa una corazza a squame completa ed uno spangenhelm, il tipico elmo composto da diverse placche già in uso da diversi secoli. L arco raffigurato è compatibile con il reperto di Aaslum. Si tratta di un arco semplice con impugnatura quasi rigida. Si noti la corda fissata con un nodo al flettente inferiore e con un occhiello a quello superiore. La freccia è munita di una punta a coda di rondine di grandi dimensioni.

47 Fig. c - In questa le gambe non hanno protezioni mentre arco corazza ed elmo sono simili alla precedente. Bisogna fare attenzione a non interpretare i polsini rossi come bracciali. Si tratta in realtà dei bordi ricamati tipici delle tuniche dell epoca. Fig. d Qui si può osservare l arco con la corda allentata. Si nota il colore più chiaro sul dorso che dovrebbe rappresentare l alburno chiaro del tasso e il fatto che l arco segue leggermente la corda, caratteristica tipica di molti archi semplici costruiti con questo legno. La freccia presenta una punta di grandi dimensioni romboidale ed impennaggio piuttosto alto. Fig. d In questa immagine sono rappresentate due punte di grandi dimensioni, una a coda di rondine e l altra a rombo tipiche di questo periodo. Le alette bianche potrebbero indicare che sono state realizzate con penne di cigno, considerate tra le migliori per questo utilizzo.

48 punte di freccia di ferro di epoca carolingia, mm

49 Starigard/Oldenburg (D) IX-X sec Frammento dell estremità probabilmente inferiore di arco di tasso lungo 40 cm. La sezione è a D e sono presenti due tacche per fissare la corda.

50 Mikulcice (CZ) IX sec Frammento di un arco di tasso lungo 87 cm. La sezione è sostanzialmente rettangolare, il ventre piatto mentre il dorso segue la forma naturale del tronco al quale è stata tolta solo la corteccia. Al posto della tacca è stata assottigliata la maniglia di carico in modo di formare uno scalino per fissare la corda. Presenta delle analogie con gli archi di Oberflacht.

51 Wassenaar (NL) VIII-X sec Frammento di arco di tasso lungo 150 cm., in origine ca cm. Arco massiccio con sezione a D ricavato da un tronchetto di ca. 4 cm. di diametro costruito lasciando intatta la superficie del tronco togliendo solo la corteccia. L estremità integra dovrebbe essere quella inferiore e presenta una tacca laterale. È stata piegata all indietro a ca. 6-7 cm. Nel punto più grosso è largo 3 cm x 3 cm di spessore, vicino alla tacca 2,5 cm x 2 cm.

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53 Ballinderry (IRL) X sec. Arci di tasso lungo 185 cm largo al centro 3,8 cm e spesso 2,86 cm. Le estremità sono state piegate all indietro a ca. 8 cm.

54 Historiska Museet Stoccolma X sec Arco di tasso conservato al Museo Storico di Stoccolma lungo ca. 170 cm

55 Haithabu (D) - X-XI sec Un arco di tasso completo, cinque frammenti di archi di tasso ed uno di olmo conservati presso il Wikinger Museum Haithabu, Schleswig (D). Luogo del ritrovamento e datazione Il villaggio vichingo di Haithabu era situato tra il IX e l XI secolo in un ansa della Schlei, un fiordo che dal Mar Baltico penetra all interno del Nord della Germania per circa 40 chilometri fino alla città di Schleswig. Fino al 1066, anno della sua distruzione, era un importante porto commerciale che doveva contare circa un migliaio di abitanti. Dal 1900 al 1980 vennero effettuati scavi archeologici che portarono alla luce numerosissimi reperti anche di materiale organico perfettamente conservati a causa dell umidità del terreno. Arco n. 1 Arco di tasso completo lungo 191,5 cm.

56 Descrizione La prima impressione osservandolo dal vivo è quella di un arco piuttosto rozzo e massiccio, molto grosso al centro e con vistose maniglie che finiscono a trombetta leggermente piegate all indietro. Presenta una sola tacca obliqua a 7 cm dall estremità del flettente superiore larga e profonda 4 mm posizionata sul lato sinistro guardando l arco dal ventre. 7 cm sotto questa tacca, al centro del dorso, è stata inserita una borchia di ferro dalla capocchia arrotondata che serviva a fermare la corda quando l arco veniva scaricato e ne determinava anche l esatta lunghezza. Nel flettente inferiore non ci sono tacche ma la corda veniva fissata per mezzo di un nodo. Al centro, nella parte in cui veniva impugnato, è largo 4 cm e spesso 3,3 con una circonferenza di 13,2 cm; in corrispondenza della tacca superiore è largo 2,4 cm e spesso 1,5 cm mentre nel punto in cui veniva fissata la corda sotto, 2,3 e 1,6. La sezione è complessivamente ovale e la superficie del dorso segue la naturale curvatura del tronchetto dal quale è stato ricavato. La sua lunghezza effettiva era di ca. 178 cm. Allo stato di conservazione attuale risulta leggermente riflesso in avanti.

57 Tecnica di costruzione Come nella maggior parte dei casi di archi storici ritrovati, è stato ricavato da un piccolo tronchetto di tasso, lavorato sul ventre e sui lati lasciando intatto l alburno sul dorso ed i nodi ivi presenti per evitare rotture. Le estremità sono state piegate all indietro probabilmente immergendole in acqua bollente. È probabile che questo espediente servisse ad evitare la formazione di fessurazioni nei punti in cui era fissata la corda. Ricostruzione Harm Paulsen, lo studioso che ha avuto modo di esaminare gli archi di Haithabu, ha ricostruito 3 repliche di quest arco. Una è risultata avere un carico di 101 libbre, una 93 ed un'altra 84 ad un allungo di 70 cm, per via delle diverse caratteristiche dei tronchetti di tasso utilizzati. Con frecce del peso di g, la distanza massima raggiunta è stata intorno ai 190, 195 m, mentre con frecce di 60 g, intorno ai 160 m. E interessante notare che su un numero considerevole di tiri è risultato che l arco da 101 libbre tirava meno lontano degli altri. Materiale Per la sua costruzione è stato utilizzato un tronchetto di tasso del diametro di ca. 5-6 cm con una densità di anelli di crescita di 12/15 per centimetro. Tabella dimensioni Cm punto larghezza spessore 96 estremità dell arco 3,0 2,3 89 nocca 1,60 1,65 0 centro dell arco 4,0 3,3 89,5 punto di fissaggio della corda 2,3 1,6 96 estremità dell arco 2,8 1,8

58 Arco n. 2 Frammento di arco di tasso lungo 16,3 cm. Parte superiore di un arco di tasso di sezione ovale. A 5,8 cm dall estremità superiore è stata intagliata la tacca per la corda sul lato sinistro guardando l arco dal ventre. 10 cm sotto a questa si può osservare la frattura. L arco è tagliato sul dorso e spezzato sul ventre. In corrispondenza della frattura presenta una larghezza di 2 cm ed uno spessore di 1,4 cm il che fa pensare che quest arco fosse più debole di quello completo descritto sopra ma non conoscendone la lunghezza effettiva non lo si può affermare con certezza. La superficie è stata accuratamente levigata. Per la costruzione è stato utilizzato un tronchetto di piccolo diametro con una densità di anelli di 12/15 per centimetro. Il punto di frattura è interessante e lascia adito a diverse interpretazioni. Lavorando di fantasia ci si potrebbe immaginare l arco spezzato da un colpo di spada mentre veniva usato come estrema difesa ma potrebbe anche essere un colpo di accetta per accorciarlo ed ottenerne così un arma più potente oppure un vecchio arco accorciato ed adattato per un ragazzino ecc ecc.

59 Arco n. 3 Frammento di arco di tasso lungo 47,5 cm. Parte inferiore di un arco di tasso piegato all indietro a 11 cm dall estremità senza tacca per la corda. Nel punto in cui piega si notano tracce della legatura per una lunghezza di 3,5 cm. A 36,5 cm dal punto in cui era legata la corda presenta una larghezza di 2,4 cm ed uno spessore di 1,4. Si doveva quindi trattare probabilmente di un arco di basso libraggio. Anche in questo caso è stato ricavato da un tronchetto di pochi centimetri di diametro con una densità di anelli di 12/15 per centimetro.

60 Arco n. 4 Frammento di arco di tasso lungo 27,8 cm. Estremità inferiore di un arco di tasso a sezione ovale senza tacca ed accuratamente levigato. Nel punto di frattura è largo 2,6 cm e spesso 1,9. Si trattava probabilmente di un arco dal libraggio abbastanza elevato. Il tronchetto dal quale è stato ricavato non doveva superare i 5 cm di diametro con una densità di anelli di 12/15 per centimetro. Arco n. 5 Frammento di arco di tasso lungo 23,1 cm. Senza tacca e leggermente piegato all indietro a 7 cm dall estremità. Al punto di frattura è largo 2,1 cm e spesso 1,5 cm. Si trattava probabilmente di un arco di basso libraggio. Arco n. 6 Frammento di arco di tasso lungo 21,8 cm a sezione ovale, senza tacca e largo 1,9 cm al punto di rottura.

61 Arco n. 7 Frammento di arco di olmo lungo 37,5 cm. di sezione ovale appiattita. Presenta due tacche poste una sopra l altra sul lato sinistro visto dal ventre. 10 cm sotto queste, al centro del dorso è stata inserita una borchia come nell arco n. 1. Al punto di frattura è largo 2,7 cm e spesso 1,65 cm. Doveva quindi probabilmente essere un arco di basso libraggio adatto forse ad un ragazzo. Per la sua costruzione è stato utilizzato un tronchetto di olmo molto sottile. È uno dei pochissimi casi di archi medievali ritrovati costruiti con materiale diverso dal tasso. I resti degli archi rinvenuti ad Haithabu presentano le tipiche caratteristiche degli archi semplici altomedievali. Sono stati tutti ricavati da tronchetti di piccole dimensioni ed il canale centrale del tronco è presente in quasi tutta la lunghezza dell arma. Di sette solo due dovevano avere un libraggio piuttosto elevato, intorno alle 80 libbre o anche più. Particolare interessante ed unico rispetto ad altri ritrovamenti è l inserimento della borchia di ferro per fermare la corda ad arco scarico e determinarne la giusta lunghezza.

62 In altri casi per questo scopo veniva praticato un foro o delle tacche nella maniglia superiore a cui fissare un laccetto ferma corda come negli archi di Oberflacht (TAT n.8). Un arco vichingo a Modena Oggi comunemente definiti vichinghi, gli archi di questo tipo erano probabilmente utilizzati un po ovunque nell Europa dei secoli compresi tra il X e il XII. Le stesse caratteristiche si possono riscontrare infatti non solo negli archi a loro contemporanei di Wassenaar (NL) e Bellinderry (IRL), ma anche in archi rappresentati in fonti iconografiche di diverse regioni europee del periodo, compreso quello scolpito da Wiligelmo sulla facciata del duomo di Modena intorno al Si tratta di un arco semplice sostanzialmente molto simile al primo sopra descritto, di dimensioni piuttosto massicce e con maniglia di carico a trombetta. Non sempre le fonti iconografiche antiche sono attendibili ma nei casi in cui vi sono dei riscontri archeologici compatibili ci si può fare un idea abbastanza realistica dell arma che il pittore o lo scultore voleva rappresentare. Tra gli altri, oltre a quello qui sopra descritto, particolarmente significativi sono gli archi dipinti in una miniatura del XII secolo rappresentante il martirio di Sant Edmondo o l arco del centauro raffigurato sul timpano della cappella di King Cormac s in Irlanda (XII sec).

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64 Frecce All interno del terrapieno che delimitava il villaggio di Haithabu sono state rinvenute 102 punte di freccia di diverse tipologie. Nella maggior parte dei casi si tratta di punte a foglia più o meno lunghe e sottili con innesto a codolo (fig. a, 1-3). Documentate sono anche punte a tre alette(fig a, 4-5), punte a coda di rondine(fig a, 6), punte per penetrare le cotte di maglia a chiodo ed altri tipi comprese punte a quadrello allungato con innesto a gorbia (fig.a, 8-13). Un tipo di punta molto particolare è costituito da due lame a foglia sovrapposte posizionate perpendicolarmente una con l altra a formare una croce vista dall alto (fig a, 14). Questo accorgimento causava, come nel caso delle punte a tre alette, ferite difficili da rimarginare. Oltre alle punte di ferro si sono rinvenuti 45 frammenti di punte di legno a tampone (blunt) utilizzati per la caccia ad uccelli e piccola selvaggina, in prevalenza di frassino ma anche di pino abete e nocciolo (fig.b). In una ricca sepoltura contenente i resti di due o tre uomini di rango elevato, al di fuori dell abitato, sono state ritrovare 13 punte di freccia e resti di aste di betulla. Nove di queste frecce avevano le cocche di bronzo (fig. c, 4-6). In alcune si sono conservati anche resti degli impennaggi, costituiti come nelle frecce ritrovate a Nydam ed in altri luoghi, di tre o quattro penne incollate con pece di betulla e fissate da una legatura di filo (vedi TAT n. 6). Dieci punte sono a forma di foglia di salice mentre le tre restanti a quadrello (fig. c 1-2). Le punte erano innestate all asta tramite un codolo come pure le cocche di bronzo e fissate con sottile filo metallico di ferro o bronzo. Come si può notare si tratta di frecce molto particolari, si potrebbero definire di lusso come anche il resto dei materiali a corredo di questa sepoltura. Un ulteriore conferma che arco e frecce anche presso i Vichinghi erano armi utilizzate non solo da guerrieri o popolani di basso rango ma anche da chi occupava le posizioni più alte della società. Si può inoltre notare nell assortimento delle diverse tipologie ritrovate nel sito di Haithabu, l influenza di popolazioni dell Est. Punte a foglia o a tre alette con innesto a codolo, erano infatti diffuse all epoca soprattutto in Asia e nell Europa orientale mentre nel resto dell Europa occidentale si assiste dal X secolo in poi, ad un quasi esclusivo utilizzo di punte a quadrello o a chiodo con innesto prevalentemente a gorbia per l uso bellico ed a coda di rondine per la caccia. Fig. a

65 Fig. b Fig. c

66 Pineuilh (F) XI sec Un arco di olmo lungo 124,5 cm e 4 possibili frammenti di arco di tasso, olmo, acero, frassino. L arco intero ha sezione ovale schiacciata, è largo all impugnatura 4,2 cm e spesso 2 cm.

67 Burg Elemendorf (D) XII sec Arco di tasso lungo 162 cm, al centro largo 2,7 cm e spesso 2,3 cm. Flettenti a ventre piatto, lati rettilinei. Sul dorso è stata solo rimossa la corteccia. Impugnatura ovale. È stato ricavato da un tronchetto di piccolo diametro di ca. 5-6 cm di diametro. Maniglie di carico lunghe 6 e 7 cm. Secondo H.Paulsen che lo ha esaminato, è stato abbandonato durante la lavorazione a causa del distacco di una scheggia di 10 cm sul dorso.

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69 Waterford (IRL) - XIII-XIV sec. Un arco di tasso completo e 6 frammenti sempre di tasso rinvenuti durante scavi archeologici effettuati tra il 1986 e il 1992 nella cittadina di Waterford e datati tra la fine del dodicesimo e la metà del tredicesimo secolo. Da Hurley e Scully, 1996 Descrizione L arco completo è lungo 125,8 cm, ha una larghezza massima di 2,45 cm ed uno spessore massimo di 1,66 cm. La sezione è sostanzialmente a D molto pronunciata al centro diventando quasi piatta verso le estremità. Queste risultano leggermente piegate all indietro. Sul flettente superiore è stata intagliata una tacca laterale per la corda, sul lato sinistro guardando l arco dal ventre a ca. 7 cm dall estremità. La maniglia di carico si restringe al centro per riallargarsi formando un pomello arrotondato. La tacca sul flettente inferiore si trova sul lato opposto a ca. 4 cm dall estremità dell arco. Per quanto riguarda gli altri sei frammenti si tratta in tutti i casi di parti terminali dei flettenti. Tre presentano una tacca laterale ed estremità arrotondata mentre gli altri tre, tacche doppie ed estremità che finiscono a punta. Presumibilmente erano terminali superiori i primi ed inferiori gli ultimi tre.

70 Frecce A Waterford sono state rinvenute anche una freccia completa, due frammenti di asta e 48 punte di freccia La freccia completa era in pessime condizioni e non ne è stata possibile la conservazione. Se ne sono comunque potute rilevare le caratteristiche in situ. Era lunga 60,5 cm compresa la punta di tipo bodkin a gorbia (58 cm senza punta), era rastremata con un diametro di 9 mm all innesto della cuspide e 4,5 mm vicino alla cocca. Gli altri due frammenti erano in legno di tasso. Uno lungo 28,2 cm, rotto ad entrambe le estremità e con un diametro di 9 mm per tutta la sua lunghezza, l altro lungo 10,2 cm presentava un diametro di 9 mm in corrispondenza dell estremità spezzata e 4,5 all altra. Le punte erano nella maggior parte dei casi del tipo a quadrello allungato o a chiodo con innesti a gorbia del diametro di ca 8-9 mm ma era presente anche qualche punta a foglia di salice con innesto a codolo. È evidente che si trattava di punte a scopo bellico. Un altra freccia completa in legno di pino silvestre, rinvenuta a Dublino era lunga in totale 59,5 cm compresa la punta a foglia di salice con innesto a codolo (solo l asta 53,9 cm), la forma era barilata con un diametro ad entrambe le estremità di ca 7 mm e più spessa al centro. Un altro frammento di freccia in salice rinvenuto sempre a Dublino era lungo 21,5 cm con un diametro di 8 mm all innesto della gorbia della punta ancora presente. Desmond Castle (IRL) XIII-XIV sec Da E.Rynne, Museum Limerick Arco di tasso composto da due frammenti lunghi in totale 88 cm rinvenuto durante la campagna di scavi del 1864 sulla collina di Desmond Castle, Kinsale (County Cork) e datato intorno al XIII-XIV secolo. L arco è incompleto. Manca una estremità e probabilmente un frammento che doveva trovarsi tra le due parti ricomposte in quanto allo stato attuale risulta fortemente asimmetrico con il flettente superiore sensibilmente più corto di quello inferiore. L impugnatura è lunga 5 cm e spessa 2 cm più del resto

71 dell arco. I flettenti sono larghi ca 2 cm e spessi 1 per quasi tutta la loro lunghezza. La maniglia di carico superiore è lunga 7,5 cm, di forma simile a quella dell arco di Waterford e presenta un foro che serviva a fissare il laccetto ferma corda. La tacca per la corda è intagliata sul lato sinistro del flettente superiore guardando l arco dal ventre. Anche in questo arco l estremità sembra essere stata piegata all indietro. I due archi sono molto simili e presentano caratteristiche che si possono riscontrare in diverse fonti iconografiche dell epoca. Archi di queste dimensioni non dovevano essere particolarmente potenti ma comunque sufficientemente efficaci da poter essere utilizzati, con punte di freccia adatte, per penetrare anche le cotte di maglia in combattimenti a distanze relativamente ravvicinate. Analizzando miniature, dipinti e sculture risalenti al XIII secolo si nota in Europa occidentale, una netta prevalenza di archi di piccole dimensioni. In queste miniature da un codice inglese del 1225 si notano archi con le stesse caratteristiche di quelli descritti. Le maniglie di carico sono ripiegate all indietro e, rapportate alla lunghezza degli archi, si denota che questi dovevano essere piuttosto corti. Anche le frecce si direbbero corte osservando anche lo stile di tiro degli arcieri. Anche se le raffigurazioni di epoca medievale possono apparire rozze o quasi infantili spesso contengono dettagli molto precisi. Osserviamo ad esempio queste due miniature raffiguranti la stessa scena. La prima è della prima metà del XIII secolo (1225) e si possono notare gli arcieri che come descritto sopra, utilizzano archi simili a quelli rinvenuti a Waterford e Desmond Castle. Lo stile di tiro è all occidentale con la freccia che scorre alla sinistra dell arco. Essendo le frecce corte, gli arcieri agganciano davanti alla faccia.

72 Nella seconda, di quasi un secolo più tardi (1312), l arciere impugna un arco composito ed anche lo stile di tiro è rappresentato molto precisamente. L arco è teso utilizzando il pollice alla maniera orientale (si nota la corda tesa solo dall indice perché il pollice risulta nascosto), la freccia, molto più lunga delle precedenti, scorre a destra dell arco e l aggancio è molto arretrato e basso come tipicamente con questi archi.

73 Westdongeradeel-Raard (NL) XIV sec Puntali di corno con tacche laterali per la corda lunghi 6,2 cm. Si tratta dei puntali di corno più antichi per il fissaggio della corda all arco fino ad ora ritrovati. Fig 1 Miniature dal manoscritto Livrevre de la Chasse (manuscrit de BNF N 616) 1385 Fig 2

74 Inghilterra metà XIV sec Inghilterra 2 metà XIV sec

75 Hedgeley Moor (GB) XV sec Arco di tasso lungo 166 cm conservato nel Alnwick Castle, Nortumberland ed utilizzato secondo la tradizione, nella battaglia di Hedgeley Moor del 1464.

76 Mary Rose (GB) XVI sec (1545) 168 archi di tasso di cui 137 interi, circa 4000 aste di frecce, separatori per frecce, parabracci. Gli archi sono lunghi da 159 cm il più corto a più di 235 cm. ; la gran parte tra 190 cm e 206 cm. Alle estremità erano applicati dei cornetti che servivano da supporto per la corda che era fissata ad una tacca laterale ad entrambe le estremità. Di questi cornetti se ne è conservato solo uno. Le sezioni sono a D, ovali, quadrangolari o tondeggianti e sono tutti di massicce dimensioni. Il carico doveva essere compreso grossomodo tra le 90 e le 120 libbre a 70 cm di allungo. Le frecce di pioppo, frassino, nocciolo, faggio e ontano erano lunghe 80 cm

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85 Gli archi borgognoni (F CH D) XVIII-XIX sec Diversi archi definiti borgognoni sono conservati in musei e collezioni private di Francia Svizzera e Germania. Si tratta di archi ad uso sportivo o venatorio del a doppia curva riflessi al centro e alle estremità, solitamente di maggiociondolo o secondo alcune fonti anche di tasso. La definizione borgognoni ha origine forse da dipinti del XVI secolo che raffigurano la battaglia di Grandson (1476) tra gli eserciti svizzeri e borgognoni in cui sono rappresentati arcieri borgognoni che utilizzano archi dalla forma simile. Arco di maggiociondolo conservato al museo di Crepy en Valois Arco di una collezione privata francese. Secondo il proprietario, di tasso

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87 Il Longbow inglese Traditiolal recreational long-bow (GB) XVIII-XX sec Tradizionali archi sportivi inglesi originariamente di tasso e successivamente costruiti anche con altri legni.

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91 Le fonti Jürgen Junkmanns Pfeil und Bogen von der Altsteinzeit bis zum Mittelalter 2013 Verlag Angelika Hörnig Holger Riesch Alamannische Pfeile und Bogen in Das Bogenbauer Buch - Verlag Angelika Hörnig AAVV Die Alamannen Archäologischen Landesmuseum Baden Würtenberg Michael Leach The Norman Short Bow in Journal oft he Society of Archer-Antiquaries 2009 Paulsen H. Bögen und Pfeile. in Bemmann, G. & J : Der Opferplatz von Nydam. Schriften des archäologischen Landesmuseums. Schleswig Paulsen H. Waffenhort im Moor in Archäologie in Deutschland Konrad Theiss Verlag GmbH Paulsen H. - Neue Ausgrabungen in Haithabu; Band 33: Das archäologische Fundmaterial VI" by Geibig, A. and Paulsen, H., 1998 L.N. Lanting, B.W. Kooi, W.A. Casparie, R. van Hinte Bows from the Netherlands Karstens U. Das Nydamboot und die Bogenfunde aus dem Nydammoor in Traditionell Bogenschiessen n Verlag Angelika Hörnig AAVV Sieg und Triumpf Nationalmuseum Kopenhagen 2003

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