BASILEA 2 PILLAR III INFORMATIVA AL PUBBLICO
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- Romano Lolli
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1 BASILEA 2 PILLAR III INFORMATIVA AL PUBBLICO 31 DICEMBRE
2 INDICE Introduzione... 3 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE... 6 TAVOLA 3 COMPOSIZIONE PATRIMONIO DI VIGILANZA TAVOLA 4 ADEGUATEZZA PATRIMONIALE TAVOLA 5 RISCHIO DI CREDITO: informazioni generali riguardanti tutte le banche TAVOLA 6 RISCHIO DI CREDITO: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell ambito dei metodi IRB TAVOLA 8 TECNICHE DI ATTENUAZIONE DEL RISCHIO TAVOLA 9 RISCHIO DI CONTROPARTE TAVOLA 12 RISCHIO OPERATIVO TAVOLA 14 RISCHIO DI TASSO DI INTERESSE SULLE POSIZIONI INCLUSE NEL PORTAFOGLIO BANCARIO GLOSSARIO
3 Introduzione Alla luce della normativa prudenziale vigente, la Banca ha posto in essere una serie di interventi organizzativi e formativi al fine di sensibilizzare l intera struttura aziendale alle tematiche trattate da Basilea 2 e di adeguare e perfezionare procedure e sistemi interni in linea con gli obblighi normativi. Il processo di adeguamento, avviato da tempo, ha incentivato e motivato gli investimenti in risorse e strumenti che la Banca ha effettuato per poter giungere ad una valutazione corretta e completa dei propri rischi. Come è noto, la normativa prudenziale in vigore è articolata in tre pilastri: nell ambito del Pillar I, è prevista una differenziazione selettiva delle metodologie di calcolo dei requisiti patrimoniali minimi (a fronte del rischio di credito, dei rischi di mercato e dei rischi operativi) sulla base delle dimensioni e complessità operative delle banche nonché delle valutazioni dell Autorità di Vigilanza. In tale contesto Banca UBAE ha adottato il metodo standard per il rischio di credito ed il Basic Indicator Approach per i rischi operativi. Nessuna modifica rispetto al regime attuale invece è prevista per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte dei rischi di mercato (trading book). nell ambito del Pillar II, è disciplinato il processo di controllo prudenziale (Internal Capital Adequacy Assessment Process - ICAAP) attraverso il quale le singole banche sono chiamate a valutare internamente l adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica rispetto ai rischi ai quali sono esposte, includendo nel processo di gestione ulteriori rischi non considerati all interno del Pillar I (rischio di concentrazione, rischio tasso di interesse sul banking book, rischio di liquidità, reputazionale e strategico). Il processo ICAAP è sottoposto al giudizio della Banca d Italia, la quale ha facoltà di richiedere alle banche di adottare misure correttive che possono tradursi anche nell imposizione di requisiti aggiuntivi o nel contenimento di assunzione di rischi. L intero processo è inoltre basato su un principio di proporzionalità, secondo il quale le procedure di gestione dei rischi, i meccanismi di controllo interno, le metodologie di valutazione del capitale economico nonché la frequenza e l intensità della revisione da parte della Vigilanza dipendono dalla natura, dalle 3
4 dimensioni e dalla complessità dell attività svolta da ciascuna banca. Per tale motivo, Banca d Italia ha previsto, ai fini dell applicazione della normativa Pillar II, una suddivisione degli intermediari in tre gruppi. In ragione delle sue dimensioni e complessità operative, Banca UBAE appartiene alla Classe 3 ; conseguentemente gli obiettivi e le soluzioni adottate in termini di gestione e valutazione dei rischi sono proporzionati alle dimensioni ed all attività aziendale effettivamente svolta. nell ambito del Pillar III, vengono infine introdotti degli obblighi informativi in virtù dei quali le banche devono fornire al pubblico un insieme di informazioni qualitative e quantitative concernenti l adeguatezza patrimoniale, il profilo di rischio aziendale ed i sistemi di gestione e controllo di ciascun rischio. Il presente documento assolve a tali obblighi informativi ed è articolato in 9 tavole informative in conformità a quanto previsto dall Allegato A del Titolo IV della Circolare Banca d Italia n.263 del 27 dicembre 2006 (aggiornata nel mese di dicembre 2011). Si fa presente che, rispetto alle 15 tavole informative previste dalla normativa, alcune sono state omesse in quanto le informazioni richieste non sono applicabili alla Banca e/o non sono state ritenute rilevanti in relazione alla sua realtà operativa 1. La Banca diffonde l Informativa al pubblico attraverso il sito internet aziendale e ne assicura la completezza, la correttezza e la veridicità. Tale informativa verrà fornita con cadenza annuale entro i termini previsti per la pubblicazione del bilancio. 1 Le tavole informative omesse sono le seguenti: - Tavola 2 ambito di applicazione (la Banca non appartiene ad alcun gruppo bancario) - Tavola 7 - RISCHIO DI CREDITO: informativa sui portafogli a cui si applicano gli approcci IRB (la Banca non adotta metodologie IRB per il rischio di credito) - Tavola 10 OPERAZIONI DI CARTOLARIZZAZIONE (non si rileva alcuna posizione al 29 febbraio 2012) - Tavola 11 - RISCHI DI MERCATO: informazioni per le banche che utilizzano il metodo dei modelli interni per il rischio di posizione, per il rischio di cambio e per il rischio di posizione in merci (IMA) (la Banca non adotta modelli interni per i rischi di mercato) - Tavola 13 - ESPOSIZIONI IN STRUMENTI DI CAPITALE: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario (la Banca non detiene posizioni in strumenti di capitale nel portafoglio bancario) - Tavola 15 SISTEMI E PRASSI DI REMUNERAZIONE E INCENTIVAZIONE: la policy aziendale è stata approvata dall Assemblea dei Soci in data 19 aprile
5 Eventi rilevanti e successivi alla chiusura dell esercizio Con provvedimento del 24 febbraio 2012 Banca d Italia ha dato autorizzazione per la convocazione dell Assemblea dei Soci di Banca UBAE per avviare la ricostituzione degli Organi di Amministrazione Ordinaria al termine del periodo di Amministrazione Straordinaria iniziato ad aprile a seguito degli eventi accaduti in Libia. L Assemblea si è riunita il 29 febbraio 2012 presso la sede della Banca ed ha nominato i nuovi organi di amministrazione e controllo. La Banca è stata riconsegnata ai suoi azionisti dopo un periodo di Amministrazione Straordinaria, durante il quale non ha mai interrotto la sua operatività, garantendo la regolarità di tutti i servizi verso la clientela, nel rispetto delle misure restrittive emesse dalle autorità nazionali ed internazionali. Alla luce di quanto sopra, il rendiconto ICAAP 2012 contiene e riassume i risultati dell autovalutazione sull adeguatezza patrimoniale al 31 dicembre 2012 derivanti dall applicazione del processo ICAAP come disciplinato presso Banca UBAE. Tale documento è stato approvato dal 191 CdA nella seduta del 28 marzo
6 TAVOLA 1 REQUISITO INFORMATIVO GENERALE INFORMATIVA QUALITATIVA La Banca è dotata di strumenti adeguati per l individuazione, l analisi ed il monitoraggio dei rischi a cui è esposta. L implementazione del processo di controllo prudenziale ha infatti permesso di dedicare una maggiore attenzione alle fattispecie di rischio diverse da quelle tipicamente misurate e gestite, e di rivisitare così il processo generale di risk management in un ottica globale. Il processo ICAAP (Internal Capital Adequacy Assessment Process), come delineato e strutturato nell attuale realtà aziendale, ha contribuito al perseguimento dei seguenti obiettivi: - sensibilizzare gli organi di vertice circa le questioni che attengono al rischio e alla pianificazione patrimoniale; - rendere la Banca consapevole dell esposizione alle diverse fattispecie di rischio generate dal business aziendale; - introdurre la misurazione di nuove fattispecie di rischio (rischio di concentrazione, rischio tasso di interesse sul banking book, rischio di concentrazione geo-settoriale, rischio paese, rischio di liquidità) e rafforzare i presidi organizzativi e gli strumenti di gestione per i rischi non quantificabili (rischio reputazionale, rischio strategico); - evidenziare la necessità di dotarsi di strumenti di misurazione e monitoraggio del rischio più adeguati ed aderenti alla normativa; - ampliare l orizzonte temporale delle analisi interne (analisi prospettica) e lo scenario di riferimento (stress testing); - perfezionare il processo di pianificazione strategica introducendo delle politiche patrimoniali strettamente connesse al profilo di rischio della Banca e quindi ai risultati che emergono dall ICAAP condotto. La Banca ha proseguito nell applicazione delle procedure e delle metodologie di calcolo del capitale interno complessivo, come descritte nei resoconti ICAAP degli anni scorsi e nel Manuale Operativo ICAAP. Ha inoltre operato nel rispetto delle normative nazionali e internazionali, mantenendo un attento monitoraggio dell esposizione 6
7 aziendale ai rischi e potenziando, in particolare, il processo di gestione del rischio di liquidità, del rischio paese e del rischio di concentrazione geo-settoriale. A tal proposito si segnala che gli aggiornamenti della normativa prudenziale in materia di gestione del rischio di liquidità hanno suggerito l opportunità di rivedere le politiche di gestione di tale rischio approvate da Banca UBAE nel La revisione è stata affidata al Settore Risk Management e si è tradotta nell elaborazione di una nuova policy approvata dai Commissari Straordinari nel mese di dicembre 2011 ed aggiornata dal Consiglio di Amministrazione nel mese di maggio Nel corso del 2012 la Banca ha inoltre perfezionato il sistema di gestione del Rischio Paese introducendo un requisito patrimoniale aggiuntivo (calcolato secondo una metodologia interna) al fine di considerare in termini di capital adequacy l esposizione della Banca derivante dalla peculiare operatività in determinate aree geografiche. Per quanto concerne il Rischio di Concentrazione Geo-Settoriale è stata applicata la metodologia quantitativa elaborata dall Associazione Bancaria Italiana per la determinazione di un add-on patrimoniale a fronte delle esposizioni verso corporate residenti in Italia. Tali requisiti, pur non obbligatori per le banche di classe 3, sono stati nondimeno considerati ai fini del calcolo del capitale interno complessivo e quindi dell autovalutazione dell adeguatezza patrimoniale, in un ottica prudenziale e tenendo conto del profilo di rischio della Banca. Infine relativamente al capitale interno prospettico si è proceduto alla sua quantificazione sulla scorta dei dati previsionali contenuti all interno del budget 2013 determinando l impatto in termini di assorbimento patrimoniale per i seguenti rischi: credito, operativi, concentrazione e paese. In ragione delle sue dimensioni e complessità operative, Banca UBAE conferma la sua appartenenza alla Classe 3 ; conseguentemente gli obiettivi e le soluzioni adottate in termini di gestione e valutazione dei rischi sono proporzionati alle dimensioni ed all attività aziendale effettivamente svolta. Nel mese di aprile u.s. la Banca ha inviato all Autorità di Vigilanza il Resoconto ICAAP elaborato sui dati del 31 dicembre
8 Si riporta di seguito una breve descrizione dei sistemi di gestione presenti per ciascuna tipologia di rischio ritenuta rilevante. RISCHIO DI CREDITO I criteri di una sana e prudente gestione dei rischi creditizi informano le diverse fasi di concessione, monitoraggio e revisione degli affidamenti. In particolare sono operativi nelle diverse fasi: il rilascio sistematico dello scoring di ingresso, sia per le controparti bancarie che per quelle corporate; il monitoraggio andamentale giornaliero dei crediti con le evidenze delle anomalie interne (sconfini) e di quelle esterne (Centrale Rischi); L esposizione al rischio di credito è monitorata costantemente, sia in termini di rispetto dei limiti operativi di affidamento (controllo andamentale) che di deterioramento della qualità del portafoglio in termini di assorbimento patrimoniale (controllo del rischio di credito). Ai fini ICAAP, il Settore Risk Management monitora inoltre la composizione del portafoglio creditizio in termini di classi di rating e di ponderazione, ed effettua analisi di scenario simulando l impatto in termini di requisito patrimoniale generato da shock informativi (stress testing) come il default di Stati Sovrani/settori economici o il deterioramento della congiuntura economica. La misurazione del capitale interno a fronte del rischio di credito viene effettuata mediante l applicazione del metodo standardizzato come previsto dal Pillar I della normativa prudenziale. Analizzando la suddivisione delle esposizioni fra i diversi portafogli regolamentari, si può affermare che l attività creditizia svolta dalla Banca si concentra sostanzialmente su due portafogli: Intermediari Vigilati Imprese ed altri soggetti Poco rilevanti per la nostra realtà sono le esposizioni verso Amministrazioni Centrali e Banche Centrali, le posizioni rivenienti da esposizioni garantite da immobili e da esposizioni scadute. 8
9 In merito alla tipologia di esposizione, riveste un ruolo importante la componente fuori bilancio (crediti di firma); l equivalente creditizio utilizzato in sede di misurazione è determinato applicando principalmente un fattore di conversione creditizia del 50% corrispondente ad un profilo di rischio medio-alto. L incidenza delle tecniche di credit risk mitigation in termini di risparmio di requisito patrimoniale è piuttosto ridotta. RISCHIO CONTROPARTE Per quanto riguarda il rischio di controparte, connesso prevalentemente ad esposizioni nei confronti di controparti venditrici di derivati OTC del portafoglio di negoziazione, il Settore Risk Management, in collaborazione con la Direzione Finanza (Servizio Middle Office), monitora giornalmente le esposizioni rivalutate al mark-to-market verificando il rispetto dei limiti di affidamento deliberati. Inoltre, il Settore Risk Management, sulla base dei risultati derivanti dalle proprie verifiche giornaliere e mensili, produce un report periodico destinato alla Direzione Generale, al Comitato Controlli Interni ed al Consiglio di Amministrazione. Tutte le controparti sono affidate dagli organi competenti e, all interno dell affidamento concesso, sono identificate specifiche linee ad hoc per l operatività forward e OTC generante il rischio di controparte (non sono effettuate operazioni di securities lending e/o con regolamento differito). La misurazione del capitale interno a fronte del rischio di controparte viene effettuata mediante l applicazione del metodo del valore corrente come previsto dal Pillar I della normativa prudenziale. Dal punto di vista gestionale, le esposizioni sono ponderate internamente con fattori prudenzialmente più elevati rispetto alla metodologia prevista dalla normativa. RISCHI DI MERCATO L operatività della Direzione Finanza ed il rispetto dei limiti operativi previsti dalla normativa interna sono monitorati costantemente dalle funzioni di controllo di primo e secondo livello mediante la consultazione e l utilizzo di una piattaforma di tesoreria integrata. La reportistica, prodotta quotidianamente e resa consultabile sull intranet aziendale, è distinta per desk di competenza ed ha per oggetto la composizione delle posizioni, le performance (giornaliere, mensili e annuali), l andamento dei vari indicatori di rischio 9
10 (Interest Rate Potential Loss, Basis Point Value, Duration, Value at Risk) e la segnalazione di eventuali superamenti dei limiti operativi. I risultati delle analisi condotte giornalmente dal Settore Risk Management sono oggetto di reporting trimestrale rivolto alla Direzione Generale, al Comitato Controlli Interni ed al Consiglio di Amministrazione. La misurazione del capitale interno a fronte dei rischi di mercato viene effettuata mediante l applicazione dei metodi standard previsti dal Pillar I della normativa prudenziale. Abbiamo ritenuto tale scelta più prudenziale rispetto all adozione dei modelli interni più rispondenti a finalità gestionali. La mitigazione del rischio è resa possibile mediante il ricorso a strumenti finanziari derivati destinati gestionalmente alla copertura degli impieghi della Banca. La strategia perseguita dalla Direzione Finanza è finalizzata infatti a contenere gli effetti derivanti da possibili oscillazioni del tasso di interesse e del tasso di cambio inserendo in portafoglio i seguenti strumenti derivati: currency swap e interest rate swap. Se i derivati di cambio consentono di fissare la componente economica generata dall operatività forex, i derivati di tasso permettono di tutelare il valore delle attività in portafoglio (titoli e finanziamenti) riducendo l orizzonte temporale di esposizione al rischio. RISCHI OPERATIVI La misurazione del capitale interno a fronte dei rischi operativi viene effettuata mediante l applicazione del Basic Indicator Approach previsto dal Pillar I della normativa prudenziale. Pur avendo optato per la metodologia di calcolo base, la Banca sta implementando un sistema di operational risk management in grado di valutare e monitorare nel tempo l esposizione ai rischi operativi e l entità delle perdite che ne potrebbero derivare. A tal fine la Banca ha avviato, nel mese di dicembre 2010, un progetto, con il supporto di una società di consulenza specializzata in materia, avente come obiettivo l aggiornamento dei processi e dei rischi operativi con particolare attenzione ai processi del credito, della finanza e operativi; nel contempo è stato aggiornato il modello
11 attraverso l individuazione e la classificazione nei processi delle nuove fattispecie di reati introdotti dalla normativa. Oltre alla revisione dei flussi di processo, è in corso l aggiornamento per il 2013 delle stime di rischio sulla base di un approccio di self risk assessment, ossia su una metodologia di autovalutazione in virtù della quale i responsabili di processo sono stati chiamati a fornire una stima soggettiva della frequenza e dell impatto economico dell evento pregiudizievole, ossia dell evento che potrebbe generare una perdita operativa. Tale processo è ritenuto di estrema importanza per evidenziare i punti di debolezza e permettere l individuazione delle aree che, secondo i Responsabili delle stesse, richiedono degli interventi migliorativi atti ad incrementare l efficienza e la sicurezza delle procedure/processi. Nel 2013, il Settore Risk Management, in collaborazione con il Settore Compliance e con il Settore Legale, definirà un autonomo schema di classificazione dei rischi di non conformità e dei rischi legali, i quali formeranno oggetto di una specifica valutazione qualitativa annuale (self risk assessment), da parte dei settori interessati. Inoltre, nel 2013 sarà emanata la normativa interna volta a sensibilizzare le strutture nei confronti del monitoraggio e della prevenzione dei rischi operativi, attraverso l introduzione di una procedura di segnalazione degli eventi suscettibili di generare perdite operative, da parte dei responsabili delle unità coinvolte nel self risk assessment. In base a tale procedura, l unità che ha generato o presso cui si è manifestato l evento potenzialmente dannoso dovrà registrare su un apposito database condiviso i dati inerenti l evento verificatosi, includendone una prima stima di perdita potenziale. In sintesi, pur ribadendo la scelta dell utilizzo del Basic Indicator Approach per il calcolo del capitale interno a fronte dei rischi operativi, gli obiettivi che Banca UBAE intende perseguire, anche sulla base dell esito delle attività di self risk assessment, possono ritenersi i seguenti: - migliorare i processi aziendali; - rendere più efficace il sistema dei controlli interni; - ottimizzare l allocazione delle risorse economiche. 11
12 RISCHIO DI CONCENTRAZIONE All interno del processo di controllo prudenziale, l inclusione di un requisito patrimoniale aggiuntivo ha posto un particolare accento sul rischio di concentrazione per controparte o per gruppi di controparti connesse. La Banca si è dotata di uno strumento ad hoc per la quantificazione del capitale interno secondo la metodologia semplificata prevista da Banca d Italia (fondata sul calcolo dell indice di Herfindahl) e conduce comunque internamente delle simulazioni per valutare gli impatti di eventuali cambiamenti strategico-operativi. Nel contesto dell adeguatezza patrimoniale, il capitale interno aggiuntivo è calcolato sul solo portafoglio corporate; mentre relativamente alla concentrazione verso controparti bancarie è stato implementato un sistema di limiti operativi interni volti al contenimento dell esposizione a tale rischio. Nell ambito dello stress testing, condotto sul portafoglio corporate, è stato valutato l impatto sul capitale interno generato da una composizione degli impieghi maggiormente concentrata. Per quanto concerne il rischio di concentrazione geo-settoriale è stato introdotto l utilizzo della metodologia quantitativa elaborata dall ABI alle sole esposizioni verso corporate residenti in Italia; al requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito connesso è stata applicata una percentuale di ricarico e derivante dal confronto fra l indice di Herfindahl benchmark (nazionale) e l indice di Herfindahl interno. Per quanto concerne il rischio di concentrazione per settore economico e per area geografica, non essendo ancora disponibili algoritmi regolamentari di calcolo, la Banca ha optato per una valutazione di carattere qualitativo fondata sull analisi degli indici di Herfindahl settoriali in grado di evidenziare i paesi ed i settori economici in cui gli impieghi sono maggiormente concentrati. RISCHIO TASSO DI INTERESSE sul BANKING BOOK La misurazione del rischio tasso di interesse sul banking book è effettuata mediante l algoritmo semplificato previsto dalla normativa prudenziale ed è espressa sia in termini di esposizione globale che in termini di indicatore di rischiosità. Da un punto di vista gestionale, è previsto, oltre al controllo del rispetto della soglia regolamentare del 20%, un monitoraggio mensile dell indicatore di rischiosità atto a 12
13 verificare il rispetto di un limite operativo interno fissato prudenzialmente al 5% del Patrimonio di Vigilanza; mentre ai fini dell adeguatezza patrimoniale viene inclusa nel capitale interno complessivo anche l esposizione globale al rischio di tasso intesa come variazione del valore a seguito di uno shift della curva tassi 2. Il Settore Risk Management (controllo di secondo livello) procede quindi ad un monitoraggio mensile dell esposizione al rischio (e del relativo indicatore di rischiosità) e all invio del relativo report trimestrale rivolto a Direzione Generale, Comitato Controlli Interni e Consiglio di Amministrazione. Nell ambito dello stress testing è stato valutato l impatto sul capitale interno generato sia da uno shift parallelo della curva tassi di 200bp (come prescritto dalla normativa), che da uno shift parallelo della curva tassi di 100bp al fine di compararne gli effetti alla luce delle continue discese dei tassi, e da uno shift non parallelo della curva tassi. Dal punto di vista della mitigazione del rischio, un operatività concentrata nel breve termine e la presenza in portafoglio di strumenti derivati (IRS) consente di mantenere l indicatore di rischiosità costantemente al di sotto della soglia regolamentare. RISCHIO di LIQUIDITA Il rischio di liquidità, non viene sottoposto a quantificazione per determinare il capitale interno, ma si procede ad un analisi dei gap di liquidità per fascia temporale di scadenza (maturity ladder) e ad una gestione del profilo di rischiosità mediante il monitoraggio dei limiti operativi previsti dalla policy gestionale interna. Il Servizio Tesoreria effettua il monitoraggio gestionale della posizione di liquidità giornaliera mediante il prodotto di tesoreria integrata. Il Servizio Middle Office (controllo di primo livello) effettua un monitoraggio continuo dei gap di liquidità al fine di verificare il rispetto del limite operativo interno deliberato dal Consiglio di Amministrazione e costituito da una griglia temporale dei gap di fascia. Il Settore Risk Management effettua un monitoraggio settimanale della situazione di liquidità della Banca sia per assolvere agli obblighi segnaletici nei confronti di Banca d Italia sia per rispondere ad esigenze interne di controllo e di reporting. Con 2 La normativa prudenziale vigente ha previsto per il calcolo del capitale interno in condizioni ordinarie l utilizzo di uno shift della curva tassi costruito in base alle rilevazioni storiche registrate in un periodo di osservazione di 6 anni. 13
14 frequenza trimestrale si ricorre allo strumento consortile di monitoraggio e controllo del rischio di liquidità e si effettuano analisi di scenario e stress test riferiti a crisi di liquidità, sia sistemiche che specifiche. Alla luce delle nuove disposizioni in materia di gestione del rischio di liquidità (cfr. 4 Aggiornamento del 13 dicembre 2010), i Commissari Straordinari hanno approvato, nel dicembre 2011, su proposta del Settore Risk Management, una nuova policy gestionale del rischio di liquidità, coerente con i requisiti normativi. Tale documento è stato aggiornato dal Consiglio di Amministrazione nel mese di maggio La policy liquidity risk definisce le linee guida per una gestione efficiente della liquidità attraverso il monitoraggio della soglia di tolleranza al rischio, dei limiti operativi in termini di gap temporali, dei limiti di sopravvivenza e del limite di eligibility per gli strumenti finanziari in portafoglio; infine sono sottoposti a monitoraggio andamentale gli indicatori di early warning e gli indicatori connessi alla concentrazione della raccolta. L obiettivo che persegue la Banca è quello di mantenere sempre un livello adeguato e bilanciato di liquidità, tale da assicurare la costante disponibilità di una dotazione sufficiente di fondi per far fronte agli impegni di pagamento quotidiani e per consentire il rispetto dei requisiti imposti dalle normative di vigilanza vigenti. Il contingency funding plan definisce le strategie di intervento in caso di tensioni di liquidità, derivanti da fattori sistemici o idiosincratici, prevedendo le procedure straordinarie da attivare per ridurre i cumulative gap e mantenere la condizione di sopravvivenza della Banca anche in condizioni di stress. Con frequenza settimanale il Settore Risk Management predispone un report di liquidità su un format standard destinato a Banca d Italia. Con la medesima frequenza, e sulla scorta dei medesimi dati, il Settore Risk Management conduce le attività di monitoraggio interno per verificare il rispetto dei nuovi limiti introdotti dalla policy gestionale vigente e produce contestualmente il reporting settimanale destinato al Comitato Rischi e quello mensile destinato al Comitato Controlli Interni e al Consiglio di Amministrazione. 14
15 Infine con frequenza trimestrale il Settore Risk Management effettua degli stress test, verificando che i limiti di sopravvivenza siano rispettati anche nel caso in cui si verificassero gli scenari avversi ipotizzati. RISCHIO PAESE Alla luce del carattere internazionale dell operatività svolta, il rischio politico connesso ai Paesi non OCSE sui quali è concentrato il business merita particolare attenzione da parte della Banca. La concessione di un plafond di utilizzo per singolo paese, che regola i crediti verso i paesi che hanno un rating inferiore a BBB o che sono privi di rating, è di competenza del Comitato Esecutivo. Dal punto di vista di quantificazione dell esposizione al rischio, il Settore Risk Management ha elaborato nel 2012 una metodologia interna di stima volta a determinare un assorbimento patrimoniale aggiuntivo a fronte del rischio paese e che completa le analisi interne in termini di capital adequacy. La ratio di tale requisito aggiuntivo è da imputare sostanzialmente alla peculiare operatività della Banca in determinate aree geografiche e all assenza di una adeguata distinzione del profilo di rischio fra i diversi paesi nell ambito del rischio di credito 3. La metodologia interna di calcolo del nuovo requisito patrimoniale è stata presentata al Comitato Rischi, al Comitato Controlli Interni e al Consiglio di Amministrazione, ricevendo il parere favorevole degli organi aziendali che hanno interpretato l ampliamento del capitale interno come una migliore misura del profilo di rischio della Banca. RISCHIO STRATEGICO Dal punto di vista del processo di controllo prudenziale le banche di classe 2 e 3, pur essendo tenute ad analizzare il rischio strategico e ad identificarne chiaramente le fonti di generazione, sono esonerate dalla quantificazione del rischio strategico e dalla relativa copertura patrimoniale. Tuttavia devono predisporre un adeguato sistema di controllo e attenuazione del rischio strategico, basato sulla considerazione del contesto operativo e sulla corretta individuazione delle possibili dinamiche di manifestazione del rischio. 3 I vari downgrading che hanno interessato diversi paesi hanno di fatto determinato l applicazione di un fattore di ponderazione pari al 100% per quasi tutti gli intermediari vigilati. 15
16 L approccio di stima del rischio strategico, pur non esulando dall ambito qualitativo, si propone di fornire al management un indicazione della variabilità dei risultati economici di budget (annuale) e di piano (triennale), attraverso la considerazione di diversi scenari macroeconomici (fattori di rischio esterni). La costruzione di tali scenari si traduce nella formulazione di ipotesi andamentali alternative delle variabili poste a fondamento dei piani economici (business assumptions), tali da consentire la determinazione di valori diversi del margine di intermediazione atteso, associati a livelli differenti di probabilità soggettiva: tale esercizio, in occasione della presentazione del budget annuale e della revisione annuale del piano industriale, migliorerà la qualità del processo di pianificazione, rendendo il management sempre più consapevole del grado di realizzabilità degli obiettivi economici a breve e a medio termine. Un ulteriore fattore di rischio strategico è dato da mutamenti del quadro regolatorio nel quale la Banca si trova ad operare: in tal caso, il Settore Compliance, coadiuvato dal Settore Legale interno della Banca, esegue il monitoraggio della normativa di riferimento e segnala tempestivamente all Alta Direzione i possibili impatti economici derivanti da provvedimenti emanandi dalle autorità competenti. In caso di forte impatto atteso sul margine di intermediazione, il mutamento nella regolamentazione esterna (ad esempio, un inasprimento di sanzioni economiche nei confronti di alcuni Paesi) può condurre ad una revisione degli scenari di pianificazione, come per gli eventi politici rilevanti. Per quanto riguarda la componente del rischio strategico derivante da decisioni errate o da errori di esecuzione, Banca UBAE adotta al momento un approccio basato sull individuazione ed il monitoraggio dei principali progetti di investimento, sui quali può gravare un rilevante rischio di esecuzione. Nel 2013, il Settore Risk Management, in collaborazione con il Settore Controllo di Gestione, definirà aggiornamenti ed affinamenti delle metodologie adottate, anche con l obiettivo di proporre quantificazioni dell esposizione al rischio strategico, espresse in termini di volatilità storica dei risultati economici attesi. RISCHIO REPUTAZIONALE Banca Ubae è consapevole del potenziale impatto negativo che il manifestarsi di alcune tipologie di rischi operativi può avere sulla propria reputazione e di conseguenza sulla propria performance economica. In tale contesto si inserisce il 16
17 rischio reputazionale, identificabile come rischio di secondo ordine, ossia come rischio originato da altri rischi (nel nostro caso dai rischi operativi). Le vicende che hanno interessato l azionista di controllo di Banca UBAE e più in generale la crisi libica hanno rappresentato un test effettivo dell esposizione al rischio reputazionale. L esperienza dei mesi di marzo-aprile 2011 sembra confortare il giudizio secondo cui, anche in una situazione eccezionale culminata nella sottoposizione alla Amministrazione Straordinaria (con motivazioni diverse dall accertamento di gravi irregolarità gestionali o di gravi squilibri patrimoniali), Banca UBAE sia in grado di mantenere la propria clientela ed il proprio posizionamento sul mercato. Complessivamente, infatti, il test è stato superato, con una modesta o nulla ripercussione sulla disponibilità di linee di credito concesse da intermediari nazionali ed esteri e nessuna riduzione dei rapporti con la clientela consolidata. Con il fine di rendere più efficiente la gestione di tale rischio e in osservanza delle disposizioni prudenziali, la Banca ha elaborato nel 2009 una policy gestionale approvata dal Consiglio di Amministrazione su proposta del Comitato Rischi. Tale policy definisce sostanzialmente delle linee guida gestionali e le politiche di mitigazione necessarie per contenere gli effetti dannosi e per prevenire, laddove sia possibile, il verificarsi dell evento pregiudizievole. Nel corso del 2013, sarà proposto un aggiornamento della policy, alla luce dell esperienza accumulata. Dal punto di vista organizzativo la Direzione Finanza e le Direzioni Commerciali sono tenute ad operare nel rispetto di tali linee guida/policy di mitigazione, ispirando la loro operatività ai principi di prudenza e trasparenza. Il Settore Compliance è invece chiamato ad individuare gli eventi pregiudizievoli, a monitorare ed aggiornare le politiche di mitigazione, nonché a predisporre un reporting semestrale destinato al Comitato Rischi. Al Settore Risk Management spetta infine la predisposizione della rendicontazione ICAAP e di conseguenza la valutazione del rischio reputazionale ai fini dell adeguatezza patrimoniale complessiva. 17
18 TAVOLA 3 COMPOSIZIONE PATRIMONIO DI VIGILANZA INFORMATIVA QUALITATIVA Il Patrimonio di Vigilanza, dato dalla somma algebrica di una serie di elementi positivi e negativi, si articola in diversi livelli a seconda della qualità patrimoniale delle componenti: PATRIMONIO DI BASE o TIER 1 (elementi patrimoniali di primaria qualità) PATRIMONIO SUPPLEMENTARE o TIER 2 (elementi patrimoniali di qualità minore che concorrono a determinare il Patrimonio di Vigilanza in funzione dei limiti di computabilità previsti dalla normativa in materia) PATRIMONIO DI TERZO LIVELLO o TIER 3 (costituito dalla quota del prestito subordinato non computata nel Tier 2 e da elementi patrimoniali rispondenti a determinati requisiti e per i quali è presente l autorizzazione della Banca d Italia) Il diverso livello degli elementi patrimoniali che costituiscono le grandezze sopra descritte è determinante per valutare l adeguatezza patrimoniale della Banca intesa come capacità di fronteggiare perdite inattese mediante le risorse patrimoniali a disposizione. In ottica prudenziale ai fini della capital adequacy sono state considerate solo le grandezze di capitale: Tier1 e Patrimonio di Vigilanza (Tier1+Tier2), escludendo quindi la componente Tier3 anche alla luce delle indicazioni Basilea3. Pertanto Banca UBAE ha emesso sin da dicembre 2008 un prestito subordinato di eur 100 mln sottoscritto ed interamente erogato dal socio Libyan Foreign Bank. A partire dal 31 dicembre 2012 sono entrate in vigore le nuove disposizioni di vigilanza prudenziale in materia di attività di rischio e conflitti di interesse nei confronti di soggetti collegati introducendo nuovi vincoli normativi. Per consentire il rispetto dei nuovi limiti regolamentari la Libyan Foreign Bank (LFB) ha concesso nel marzo u.s. un pegno mobile di 400 mln di USD che garantirà ad UBAE la ripresa dell operatività con le banche del gruppo ed alcune controllate dalla Central Bank of Libya. L Azionista di riferimento (LFB) ha in tal modo confermato la propria disponibilità a supportare l operatività della Banca e le eventuali future esigenze di adeguamento del Capitale. 18
19 INFORMATIVA QUANTITATIVA 19
20 TAVOLA 4 ADEGUATEZZA PATRIMONIALE INFORMATIVA QUALITATIVA Il processo di autovalutazione dell adeguatezza patrimoniale complessiva di Banca Ubae è stato disegnato applicando il principio di proporzionalità (secondo l approccio consentito dalla Vigilanza alle banche di Classe 3). Esso si propone l obiettivo di garantire nel continuo il rispetto dei requisiti patrimoniali (con riferimento sia ai rischi considerati nel Pillar I che ai rischi quantificabili considerati nel Pillar II, secondo le metodologie semplificate), e di fornire al Consiglio di Amministrazione e alla Direzione Generale le informazioni necessarie ad impostare, in modo efficiente ed efficace, le politiche di rafforzamento patrimoniale della Banca. Per conseguire questi due obiettivi, il processo, pur con le approssimazioni di stima dovute all applicazione dei metodi standard, si concentra sulla determinazione e sul monitoraggio di quattro grandezze: il capitale interno complessivo, dato dalla somma dei requisiti patrimoniali richiesti a fronte delle diverse categorie di rischio previste nel Pillar I (rischio di credito, rischi di mercato e rischi operativi) e nel Pillar II (rischio di concentrazione per controparti o gruppi di controparti connesse e rischio tasso di interesse sul banking book), con riferimento alla data specifica 4 ; il capitale interno complessivo in condizioni di stress, dato dal capitale interno complessivo alla data specifica, modificato per tenere conto delle ipotesi di stress previste per il rischio di credito, di concentrazione (single name) e di rischio tasso di interesse sul banking book; il capitale interno complessivo prospettico, dato dal capitale interno complessivo ottenuto applicando le medesime metodologie di calcolo alle grandezze patrimoniali approvate in esito al processo di pianificazione e budgeting; il capitale complessivo, dato dalla somma delle risorse patrimoniali e dagli strumenti ibridi di patrimonializzazione a disposizione della Banca per la copertura del capitale interno e quindi delle perdite inattese connesse ai 4 All interno di tale grandezza sono inclusi anche gli eventuali requisiti patrimoniali aggiuntivi che, seppur non prescritti dalla normativa, vengono stimati internamente per tener conto della peculiare esposizione aziendale a determinati rischi (ad es. Rischio Paese e Rischio di Concentrazione Geo-Settoriale) 20
21 diversi rischi. Il valore del capitale complessivo può eccedere quello del Patrimonio di Vigilanza dato che esso può includere elementi patrimoniali non computabili in quest ultimo. Il Settore Risk Management è responsabile del calcolo di queste quattro grandezze, e del relativo reporting. Il Settore provvede a fornire il confronto con i requisiti patrimoniali regolamentari del Pillar I e con l andamento del Patrimonio di Vigilanza, nelle sue diverse componenti. Le attività sono descritte all interno del Manuale Operativo ICAAP. Per quanto riguarda l attività di reporting interno, il Settore Risk Management produce trimestralmente il report di Capital Adequacy e lo sottopone all attenzione del Comitato Rischi fornendo le seguenti informazioni: indicazione del trend andamentale del capitale interno complessivo con il dettaglio per singola tipologia di rischio; confronto delle grandezze di capitale interno con il Patrimonio di Vigilanza e le sue diverse componenti; identificazione degli eventuali avanzi/disavanzi patrimoniali, che si traducono in incrementi/decrementi del free capital. Il Comitato Rischi (costituito dai membri della Direzione Generale) è a sua volta responsabile di definire, in relazione all andamento del capitale interno e dei risultati delle prove di stress, le regole di gestione di alcune tipologie di rischio. Il Comitato Rischi, inoltre, ha il compito di valutare in prima istanza l adeguatezza del capitale complessivo, sia in relazione al rispetto dei requisiti regolamentari (Pillar I), sia in relazione all andamento del capitale interno complessivo non sottoposte a quantificazione (ad esempio rischio reputazionale, rischio strategico ed altri). In particolare, la valutazione del Comitato si sofferma sulla dimensione e sul trend di incremento/decremento del free capital gestionale (ossia l eccedenza del capitale complessivo rispetto al capitale interno complessivo) e regolamentare (ossia l eccedenza del Patrimonio di Vigilanza rispetto ai requisiti di Pillar I) disponendo eventuali misure di contenimento e/o aggiustamento. Il Consiglio di Amministrazione, sempre con frequenza trimestrale, riceverà e discuterà sia i report prodotti dal Settore Risk Management sia le valutazioni di sintesi espresse dal Comitato Rischi. Inoltre, in occasione della discussione del budget 21
22 annuale, il Consiglio prenderà visione del capitale interno prospettico e del piano patrimoniale sottoposto per approvazione. Il capitale interno complessivo, inteso come misura globale del rischio aziendale, deriva dall aggregazione dei singoli rischi secondo un approccio building block ossia attraverso la somma dei singoli capitali interni calcolati in base alle seguenti metodologie: metodo standardizzato (rischio di credito) metodi standard (rischi di mercato) basic indicator approach (rischi operativi) metodologie semplificate (rischio di concentrazione single name e rischio tasso di interesse sul banking book) Ponendo a confronto le misure del rischio, come sopra quantificate, con le risorse patrimoniali a disposizione dell azienda per la copertura delle perdite inattese che potrebbero manifestarsi, è possibile giungere alla posizione patrimoniale, ossia al giudizio sull adeguatezza patrimoniale della Banca. Ai fini di tale valutazione la Banca ha deciso di assumere come grandezza patrimoniale di riferimento il Patrimonio di Vigilanza. La valutazione dell adeguatezza patrimoniale viene poi condotta anche con riferimento a scenari di stress atti a verificare la sensibilità della Banca a shock di determinati fattori di rischio. Le attività di stress testing sono state condotte nell ambito dei seguenti rischi: rischio di credito rischio di concentrazione single name rischio tasso di interesse sul banking book rischio di liquidità (senza quantificazione del capitale interno) Il processo di autovalutazione condotto al 31 dicembre 2012 ha evidenziato un Patrimonio di Vigilanza adeguato ai rischi assunti dalla Banca in ottica attuale, prospettica e di stress. Si evidenzia nell ambito del Pillar I la presenza di una posizione patrimoniale positiva (euro 160,3 mln ca) confermata anche nel caso in cui i requisiti patrimoniali minimi fossero confrontati con il Tier 1 (euro 61,9 mln ca). 22
23 Nell ambito del Pillar II (esclusi rischio paese e rischio di concentrazione geosettoriale), rispetto al Patrimonio di Vigilanza, si evidenzia una posizione patrimoniale positiva pari ad euro 137,1 mln ca confermata anche rispetto al Tier 1 (free capital pari ad euro 38,7 mln ca). Nell ambito del Pillar II (inclusi rischio paese e rischio di concentrazione geosettoriale), rispetto al Patrimonio di Vigilanza, si evidenzia una posizione patrimoniale positiva pari ad euro 110,2 mln ca confermata anche rispetto al Tier 1 (free capital pari ad euro 11,8 mln ca). In ottica di stress testing, rispetto al Patrimonio di Vigilanza, si evidenzia una posizione patrimoniale positiva pari ad euro 73,5 mln ca mentre rispetto al Tier 1 si rileva una posizione patrimoniale negativa di euro -24,9 mln. In ottica prospettica, rispetto al Patrimonio di Vigilanza, si evidenzia una posizione patrimoniale positiva pari ad euro 95,6 mln ca mentre rispetto al Tier 1 si rileva una posizione patrimoniale negativa di euro -2,7 mln. Infine, per quanto concerne quegli indicatori di rischio che correlano le attività ponderate per il rischio di credito (RWA Risk Weighted Asset) alle risorse patrimoniali si evidenziano, al 31 dicembre 2012, un Capital Ratio del 17,64% ed un Tier1 Capital Ratio del 11,68% (il Solvency Ratio si attesta al 19,12%). 23
24 INFORMATIVA QUANTITATIVA 24
25 TAVOLA 5 RISCHIO DI CREDITO: informazioni generali riguardanti tutte le banche INFORMATIVA QUALITATIVA Il portafoglio crediti è sottoposto a valutazione trimestralmente in occasione della chiusura semestrale ed in sede di bilancio annuale, al fine di verificare se vi siano elementi di riduzione di valore riconducibili a delle perdite. Sono considerati deteriorati i crediti a sofferenza, gli incagli, le esposizioni ristrutturate e le esposizioni scadute/sconfinate da oltre 90 giorni. La perdita di valore è rilevata contabilmente solo nel caso in cui, successivamente alla prima rilevazione del credito, vi sia un obiettiva evidenza del manifestarsi di eventi che determinano una riduzione di valore del credito tale da comportare una variazione dei flussi di cassa stimati in maniera attendibile. I crediti deteriorati classificati nelle categorie sofferenze, incagli e crediti ristrutturati, che presentano una riduzione di valore per un obiettiva evidenza di perdita, sono sottoposti a valutazione analitica mensile. L importo della perdita è ottenuto come differenza fra il valore d iscrizione dell attività e il valore attuale dei previsti flussi di cassa scontati al tasso di interesse originario effettivo dell attività finanziaria. Nella valutazione dei crediti si considerano: il massimo recuperabile, corrispondente alla migliore stima producibile dei flussi di cassa attesi dal credito e dagli interessi corrispettivi; si considerano anche, ove l incasso si ritenga probabile, gli interessi di mora ed il valore di realizzo di eventuali garanzie al netto delle spese per il recupero; i tempi di recupero, stimati sulla base di scadenze contrattuali ove presenti e sulla base di stime ragionevoli in assenza di accordi contrattuali; il tasso di attualizzazione, identificabile con il tasso di interesse effettivo originario; per i crediti deteriorati in essere alla data di transizione, ove il reperimento del dato sia risultato eccessivamente oneroso, si sono adottate stime ragionevoli, quali il tasso medio degli impieghi dell anno di voltura a sofferenza o il tasso di ristrutturazione. Nel procedimento di valutazione analitica, i flussi di cassa il cui recupero è previsto in un arco temporale di breve termine non vengono attualizzati. Il tasso effettivo 25
26 originario di ciascun credito rimane invariato nel tempo ancorché sia intervenuta una ristrutturazione del rapporto che abbia comportato la variazione del tasso contrattuale ed anche qualora il rapporto divenga infruttifero di interessi contrattuali. I crediti privi di obiettive evidenze di perdita per riduzione di valore (ossia normalmente i crediti in bonis, sia verso clientela che verso banche, compresi i crediti verso controparti residenti nei paesi a rischio) ed i crediti deteriorati costituiti da esposizioni scadute e sconfinate da oltre 90 giorni sono assoggettati a valutazione collettiva, mediante la creazione di gruppi di posizioni con un profilo di rischio omogeneo. La svalutazione è determinata sulla base dell andamento storico delle perdite riferibili a ciascun gruppo di riferimento. Ai fini della determinazione delle serie storiche sono eliminati dalla popolazione dei crediti le posizioni oggetto di valutazione analitica. Sono imputate a conto economico le rettifiche di valore determinate collettivamente. Le eventuali riprese di valore sono calcolate in maniera differenziale con riferimento all intero portafoglio di crediti inclusi nella stessa categoria. Sono soggetti ad impairment, secondo criteri analoghi a quelli definiti per i crediti sottoposti a valutazione analitica e collettiva, anche i crediti di firma. L importo rilevato come accantonamento, in accordo allo IAS 37, rappresenta la migliore stima della spesa richiesta per adempiere all obbligazione esistente alla data di riferimento del bilancio e connessa alla garanzia finanziaria, valutata sia analiticamente che in modo collettivo. La perdita per riduzione di valore viene rilevata a conto economico. Se a seguito di un evento verificatosi dopo la rilevazione della perdita vengono meno i motivi che sono alla base della riduzione di valore dell attività, sono effettuate a conto economico delle riprese di valore. Le riprese di valore sono tali da non determinare un valore contabile superiore al valore di costo ammortizzato che il credito avrebbe avuto se la perdita per riduzione di valore non fosse mai stata rilevata. I ripristini di valore connessi con il trascorrere del tempo, corrispondenti agli interessi maturati nell esercizio sulla base dell originario tasso di interesse effettivo precedentemente utilizzato per calcolare le perdite per riduzione di valore, sono contabilizzati tra le rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento. La valutazione relativa ai rischi ed oneri connessi ai crediti di firma è rilevata a conto economico ed in contropartita tra le altre passività. 26
27 INFORMATIVA QUANTITATIVA Tabelle 5.1 Esposizioni per cassa e fuori bilancio verso banche: valori lordi e netti Esposizioni per cassa e fuori bilancio verso clientela: valori lordi e netti (*) Relativamente alle posizioni scadute si informa che le stesse si sono originate a giugno e luglio Le esposizioni scadute non deteriorate sono pari ad Euro Le stesse si sono generate per Euro 407 ad ottobre 2012 e per Euro a dicembre Dette posizioni, di modesto importo, sono state assoggettate alla svalutazione forfettaria prevista per i crediti classificati "in bonis". 27
28 Tabelle 5.2 Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso banche (valore di bilancio) Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso clientela (valore di bilancio) 28
29 Tabella 5.3 Distribuzione settoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso clientela (valore di bilancio) 29
30 Tabelle 5.4 Portafoglio bancario: distribuzione temporale per durata residua contrattuale delle attività e passività finanziarie valuta di denominazione: DOLLARO USA 30
31 Portafoglio bancario: distribuzione temporale per durata residua contrattuale delle attività e passività finanziarie valuta di denominazione: EURO 31
32 Tabelle 5.5 Distribuzione delle attività finanziarie per portafogli di appartenenza e per qualità creditizia (valori di bilancio) Le rettifiche / riprese di valore nette per deterioramento di crediti 32
33 Tabella 5.6 Esposizioni creditizie per cassa verso banche: dinamica delle rettifiche di valore complessive (*) Gli incrementi ed i decrementi delle rettifiche di valore espresse nelle altre variazioni in aumento ed in diminuzione, riflettono l effetto delle oscillazioni sui tassi di cambio. Esposizioni creditizie per cassa verso clientela: dinamica delle rettifiche di valore complessive 33
34 TAVOLA 6 RISCHIO DI CREDITO: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell ambito dei metodi IRB INFORMATIVA QUALITATIVA In conformità a quanto previsto dalla normativa prudenziale vigente, la Banca ha deciso di calcolare il capitale interno a fronte del rischio di credito mediante il metodo standardizzato. Tale metodologia prevede una segmentazione delle esposizioni creditizie in portafogli regolamentari in funzione della natura della controparte o della tipologia di esposizione e l applicazione di un sistema di ponderazioni legate al rating (misura sintetica del merito creditizio della controparte) fornito dalle ECAI (External Credit Assessment Institutions) riconosciute da Banca d Italia. A tal fine la Banca ha deciso di avvalersi dei rating forniti dalle seguenti ECAI: - Fitch - Moody s - Standard & Poor s Tali rating, come evidenziato nella tabella successiva, vengono utilizzati dalla Banca per ponderare principalmente le esposizioni verso Amministrazioni e Banche Centrali 5 e verso imprese ed altri soggetti. Portafogli ECA/ECAI Caratteristiche dei rating Esposizioni verso Amministrazioni Centrali e banche centrali Moody s Fitch Standard & Poor s Unsolicited Esposizioni verso organizzazioni internazionali Esposizioni verso banche multilaterali di sviluppo Esposizioni verso imprese ed altri soggetti Esposizioni verso organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) Moody s Fitch Standard & Poor s Moody s Fitch Standard & Poor s Moody s Fitch Standard & Poor s Moody s Fitch Standard & Poor s Solicited Solicited Solicited Solicited 5 Le esposizioni verso Intermediari Vigilati sono ponderate in funzione del rating attribuito al Paese di residenza della controparte. 34
35 INFORMATIVA QUANTITATIVA 35
36 TAVOLA 8 TECNICHE DI ATTENUAZIONE DEL RISCHIO INFORMATIVA QUALITATIVA La posizione di rischio individuale può essere assistita da garanzie personali (unfunded) o reali (funded). Le garanzie reali, che consentono a chi ne dispone il diritto al soddisfacimento del credito a valere su attività o somme di denaro specificamente individuate, sono costituite da: garanzie reali finanziarie, prestate attraverso contratti di pegno, di traferimento della proprietà con funzione di garanzia, di pronti contro termine, di concessione e assunzione di titoli in prestito; accordi quadro di compensazione (master netting agreements) che riguardano operazioni di pronti contro termine, di concessione e assunzione di titoli in prestito, finanziamenti con margini; compensazione delle poste in bilancio; ipoteche immobiliari e operazioni di leasing immobiliare aventi ad oggetto gli immobili che presentano le caratteristiche previste dalla normativa; depositi in contanti presso intermediari vigilati o strumenti assimilabili, a condizione sia assicurato il requisito della separatezza patrimoniale; strumenti finanziari emessi da soggetti terzi (intermediari vigilati) con impegno di riacquisto da parte dell emittente. La protezione del credito di tipo personale è invece costituita da impegni giuridici, assunti da soggetti terzi, di adempiere l obbligazione nei confronti della banca nel caso di inadempimento dell obbligato principale. Vi rientrano: la fidejussione, la fidejussione omnibus, la polizza fidejussoria, il contratto autonomo di garanzia, l avallo, la lettera di patronage solo se assimilabile ad una vera e propria fidejussione (c.d. forte). Banca UBAE non acquista protezione dal rischio di credito attraverso la detenzione di strumenti derivati (credit default swap). Sono previsti requisiti di ammissibilità delle tecniche di CRM, di carattere sia generale, attinenti tanto alle garanzie di tipo reale che personale, che specifico. 36
37 Sono requisiti di carattere generale: 1) certezza giuridica ed effettività delle garanzie (che si hanno per acquisiti anche prima del periodo di consolidamento della garanzia nonostante la sussistenza del rischio di revocatoria; ciò che rileva è che la garanzia conferisca un diritto pieno ed azionabile e che sia precluso al garante di poter opporre eccezioni che inficino la validità della garanzia medesima); 2) carattere vincolante dell impegno e azionabilità in giudizio; 3) documentabilità; 4) opponibilità in tutte le giurisdizioni rilevanti; 5) tempestività di realizzo nel caso di inadempimento. Devono inoltre sussitere requisiti di carattere organizzativo che presiedano il processo di acquisizione, valutazione e controllo degli strumenti di CRM in uso. Nel caso delle garanzie reali, ad eccezione di quelle costituite su crediti commerciali maturati/maturandi e immobili, il controvalore delle somme liquide e il controvalore, a prezzi di mercato, degli strumenti finanziari viene portato in diminuzione della posizione di rischio individuale generata da un affidamento ordinario o ad hoc, al quale le garanzie specificamente si riferiscono. La posizione di rischio individuale netta viene considerata ai fini del calcolo della posizione di rischio complessiva della Banca. Nel caso di garanzie personali trova applicazione il principio di sostituzione, in forza del quale si può sostituire la ponderazione del soggetto garante a quella del debitore principale ed il valore della protezione corrisponde all importo che il garante si è impegnato a versare nell ipotesi di inadempimento. 37
38 INFORMATIVA QUANTITATIVA 38
39 TAVOLA 9 RISCHIO DI CONTROPARTE INFORMATIVA QUALITATIVA Il rischio di controparte, connesso prevalentemente ad esposizioni nei confronti di controparti venditrici di derivati OTC del portafoglio di negoziazione, viene sottoposto a monitoraggio giornaliero da parte del Servizio Middle Office (controllo di primo livello) e del Settore Risk Management (controllo di secondo livello) utilizzando i report generati automaticamente dal prodotto di tesoreria integrata. Il modulo counterpart risk gestisce l operatività della Direzione Finanza e viene utilizzato per monitorare il rispetto dei fidi accordati per depositi, derivati OTC e operazioni a termine. Le eventuali anomalie riscontrate (sconfini dei limiti di fido) sono opportunamente e tempestivamente segnalate alla Direzione Finanza e al Servizio Internal Auditing per ulteriori approfondimenti e gli interventi correttivi del caso. Tutte le controparti sono affidate dagli organi competenti e, all interno dell affidamento concesso, sono identificate specifiche linee ad hoc per l operatività forward e OTC generante il rischio di controparte (non sono effettuate operazioni di securities lending e/o con regolamento differito). Dal punto di vista gestionale le esposizioni assorbono il fido accordato in virtù di fattori prudenzialmente più elevati rispetto al sistema di ponderazione previsto dal metodo del valore corrente (metodo adottato per il calcolo del capitale interno). In merito all operatività in currency SWAP si evidenzia un lieve incremento dei volumi (7% ca) ed una sostanziale concentrazione verso la prima controparte a cui viene imputato il 47,47% ca. di tutta l operatività. In merito all operatività in IRS/OIS, si rileva la sola presenza di derivati a copertura dei titoli appartenenti al portafoglio Held To Maturity ed al portafoglio Held for Trading, e di IRS a copertura dei mutui erogati e attività commerciale. Come si evince dalle tabelle seguenti il portafoglio costituito da un nozionale complessivo di euro 364 mln c.a. genera un capitale interno poco rilevante (euro ) rispetto al profilo di rischio generale. 39
40 INFORMATIVA QUANTITATIVA Tabella 9.1 Derivati finanziari OTC - portafoglio di negoziazione di vigilanza: valori nozionali, fair value lordi positivi e negativi per controparti - contratti non rientranti in accordi di compensazione Tabella 9.2 Vita residua dei derivati finanziari over the counter : valori nozionali 40
41 TAVOLA 12 RISCHIO OPERATIVO INFORMATIVA QUALITATIVA Per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte dei rischi operativi, la Banca ha deciso di adottare, fra le varie metodologie previste dalla normativa (Pillar I), la metodologia base (Basic Indicator Approach). In base a tale metodologia di calcolo il sistema interno applica alla media triennale del Gross Income (margine di intermediazione) un fattore fisso del 15%. 41
42 TAVOLA 14 RISCHIO DI TASSO DI INTERESSE SULLE POSIZIONI INCLUSE NEL PORTAFOGLIO BANCARIO INFORMATIVA QUALITATIVA Il rischio tasso di interesse derivante dalle esposizioni del banking book (finanziamenti, mutui ipotecari, titoli del portafoglio held to maturity) interessa sostanzialmente le fasce temporali entro l anno; ciò per effetto della componente a tasso variabile (collocata nelle fasce temporali di rinegoziazione tasso) e dei derivati di tasso che riducono conseguentemente l orizzonte temporale di rischio per la componente a tasso fisso. Ciò consente il mantenimento al di sotto della soglia regolamentare (20%) dell indice di rischiosità; infatti applicando la metodologia semplificata (prevista dalla normativa) ai dati del 31 dicembre 2012 si evidenzia un indicatore di rischiosità pari a 1,48% ed un capitale interno che si attesta ad euro La riduzione del capitale interno rispetto febbraio (eur ) è imputabile da un lato al contenimento del mismatching fra raccolta e impieghi soprattutto nella fascia temporale a 3 mesi ed alla riduzione delle ponderazioni connesse allo shift storico caratterizzato da tassi in discesa. Nell ambito dello stress testing, ipotizzando uno shift parallelo della curva tassi pari a 200bp, come prevede la normativa vigente, l esposizione globale si attesta ad euro (indicatore di rischiosità pari a 1,48%); mentre ipotizzando uno shift di 100bp l esposizione globale si attesta ad euro ; infine assumendo uno shift non parallelo della curva tassi 6 l esposizione globale in condizioni di stress si attesta ad euro Ai fini dell adeguatezza patrimoniale si è assunto il capitale interno stressato determinato con lo shift regolamentare (shift parallelo 200bp). La misurazione dell esposizione al rischio viene effettuata con cadenza mensile, mentre gli stress test sono condotti con cadenza trimestrale. 6 Lo shift non parallelo della curva tassi è stato costruito prendendo come riferimento le proiezioni a 10 anni dei tassi di interesse fornite dall infoprovider, differenziando le curve delle due divise principali (euro e dollaro). 42
43 INFORMATIVA QUANTITATIVA 43
44 GLOSSARIO ALM Asset and Liability Management Procedura per la gestione integrata dell attivo e del passivo finalizzata al controllo del rischio tasso di interesse. BIA Basic Indicator Approach Metodologia base per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte dei rischi operativi; pari al 15% della media del margine di intermediazione rilevato negli ultimi 3 esercizi. BPV - Basis Point Value Variazione del valore di mercato di uno strumento finanziario dovuta ad uno shift di un punto base della curva tassi. Capital Ratio Rapporto tra il totale delle attività ponderate per il rischio (rischi di primo pilastro) ed il Patrimonio di Vigilanza. CDS Credi Default Swap Strumento derivato per la di protezione del credito. CFP Contingency Funding Plan Definisce le strategie di intervento in caso di tensioni di liquidità (crisi sistemica o idiosincratica), prevedendo le procedure straordinarie da attivare per ridurre i cumulative gap e mantenere la condizione di sopravvivenza della Banca anche in condizioni di stress. Cumulative Gap Sbilancio (fra entrate ed uscite di cassa) cumulato per fascia temporale. CRM Credit Risk Mitigation Tecniche per l attenuazione del rischio di credito. 44
45 Currency Swap Contratto (strumento derivato) stipulato fra due controparti che si scambiano, a pronti e a termine, un flusso di pagamenti denominati in due diverse valute. Duration Media delle durate residue ponderate per i valori attuali dei rispettivi flussi finanziari. Indicatori Early Warning Indicatori il cui monitoraggio andamentale può segnalare eventuali criticità rendendo necessario il ricorco a specifici interventi preventivi. ECAI External Credit Assessment Institutions Agenzie esterne di rating riconosciute dalla Banca d Italia. La valutazione del merito creditizio della controparte (rating) può essere rilasciata sia su incarico del debitore (rating solicited) che in assenza di incarico (rating unsolicited). HFT Held for Trading Portafoglio di attività detenute a scopo di negoziazione. HTM Held to Maturity Portafoglio di attività detenute fino a scadenza. ICAAP Internal Capital Adequacy Assessment Process Processo interno di controllo prudenziale condotto mediante un autovalutazione dell adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica in relazione ai rischi assunti. Indice di Herfindal - H Indice utilizzato nell algoritmo di calcolo per determinare il capitale interno a fronte del rischio di concentrazione per le esposizioni verso corporate. L indice H è dato dalla seguente formula: H n 2 EAD i 1 i n EAD 2 i i 1 45
46 IRS - Interest Rate Swap Contratto (strumento derivato) stipulato fra due controparti che si scambiano dei differenziali di interessi riferiti ad un dato capitale e per un dato periodo di tempo. IRPL - Interest Rate Potential Loss Massima perdita attesa per un dato livello di confidenza (grado di probabilità) e holding period (arco temporale) dovuta a variazioni dei tassi di interesse. Impairment Situazione in cui un attività finanziaria presenta un valore superiore alla stima dell ammontare recuperabile dalla stessa. Investment Grade Riferito a rating (valutazione del merito creditizio) superiore o uguale a BBB-. Mark to Market Processo di valutazione delle esposizioni sulla base dei prezzi di mercato. Maturity Ladder Scadenziario delle poste attive e delle poste passive la cui contrapposizione (all interno della fascia temporale di scadenza) consente di valutare l equilibrio dei flussi di cassa attesi. OTC Over the Counter Riferito ad operazioni concluse direttamente tra le parti senza l utilizzo di un mercato organizzato. Patrimonio di Vigilanza È il primo presidio a fronte dei rischi connessi con l attività bancaria. È costituito dal patrimonio di base (elementi patrimoniali di primaria qualità ammessi nel calcolo senza alcuna limitazione) e dal patrimonio supplementare (elementi di qualità minore ammessi nel calcolo secondo limiti di computabilità e nel limite massimo del patrimonio di base). 46
47 Policy Liquidity Risk Descrive le politiche ed il processo di governo del rischio di liquidità, stabilisce i principi di comportamento e le procedure di gestione del rischio cui gli organi aziendali e le strutture coinvolte devono attenersi per conformarsi alle disposizioni di vigilanza prudenziale. Rischio di credito Rischio di subire perdite di valore delle attività dovuto al peggioramento del merito creditizio della controparte. Rischio di concentrazione Rischio derivante da esposizioni verso controparti, gruppi di controparti connesse e controparti appartenenti al medesimo settore economico o che esercitano la stessa attività o appartenenti alla medesima area geografica. In sostanza è il rischio di subire perdite per effetto della correlazione esistente fra le controparti in questione. Rischio di controparte Rischio che una controparte di negoziazione non adempia, alla scadenza del contratto, alle proprie obbligazioni; superata la scadenza contrattuale, in caso di mancato adempimento il rischio di controparte si trasforma in rischio di regolamento. Rischio di liquidità Rischio di non fronteggiare le richieste di rimborso di passività, inattese per volume e/o scadenza temporale, a causa di una incapacità nel reperimento dei fondi (funding liquidity risk) oppure di limiti allo smobilizzo delle attività (market liquidity risk). Rischi di mercato: rischio di cambio rischio di subire perdite di valore delle attività o incrementi di valore delle passività originate in una divisa diversa dall euro per effetto di movimenti avversi del rapporto di cambio; rischio tasso di interesse (sul trading book) rischio di subire perdite di valore delle attività o incrementi di valore delle passività per effetto di movimenti avversi dei tassi di interesse di mercato; rischio di posizione rischio di subire perdite di valore del portafoglio trading per effetto di movimenti avversi del prezzo degli strumenti finanziari 47
48 dovuti a fattori di mercato (rischio di posizione generico) o a fattori connessi alla situazione dell emittente (rischio di posizione specifico). Rischi operativi Rischio di perdite derivanti dall inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane, sistemi interni oppure da eventi esogeni (tale definizione include il rischio legale ma non quello strategico e di reputazione). Rischio Paese E la componente del rischio di credito legata alle operazioni internazionali per le quali il debitore estero risulta inadempiente per cause dipendenti dalle variabili macroeconomiche del paese in cui opera. Rischio reputazionale Rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da una percezione negativa dell immagine della Banca da parte dei diversi stakeholder (clienti, controparti, azionisti, investitori, autorità di vigilanza). Rischio strategico Rischio di non conseguire gli obiettivi in termini di risultati economici attesi per effetto della volatilità degli scenari di mercato (rischio di business) e di errori commessi in sede di impostazione ed esecuzione della strategia (rischio strategico puro). Rischio tasso di interesse sul banking book Rischio di subire perdite di valore delle attività per effetto di movimenti avversi dei tassi di interesse di mercato. RWA Risk Weighted Assets Insieme delle attività per cassa e fuori bilancio classificate e ponderate in base a diversi coefficienti legati ai rischi e disciplinati dalla normativa prudenziale in materia. Solvency Ratio Rapporto tra il totale delle attività ponderate per il rischio (solo rischio di credito) ed il Patrimonio di Vigilanza. 48
49 Stress testing Tecniche quantitative e qualitative con le quali la banca valuta la propria vulnerabilità al verificarsi di eventi eccezionali ma plausibili. Tier 1 Patrimonio di base. Tier 1 Capital Ratio Rapporto tra il totale delle attività ponderate per il rischio (rischi di primo pilastro) ed il Patrimonio di Base (Tier 1). Tier 2 Patrimonio supplementare. Tier 3 Patrimonio di terzo livello (elementi patrimoniali non computabili nel Tier2). Var - Value at Risk Massima perdita attesa per un dato livello di confidenza (grado di probabilità) e holding period (arco temporale) dovuta a oscillazioni sfavorevoli dei fattori di mercato. 49
III PILASTRO INFORMATIVA AL PUBBLICO AL 31/12/2014
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