Il criterio del costo ammortizzato
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- Valentino Rinaldi
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1 Paola Costa Il criterio del costo ammortizzato Abstract: A partire dal bilancio 2016 debutta il nuovo criterio del costo ammortizzato per la valutazione dei debiti, dei crediti e dei titoli immobilizzati. Il Decreto bilanci Il D.Lgs. n. 139 del , attuativo della Direttiva 2013/34/UE in materia di bilancio d esercizio e consolidato delle società di capitali, ha introdotto nel nostro ordinamento il criterio del costo ammortizzato per la valutazione dei crediti, dei debiti e dei titoli immobilizzati. La nuova versione dell art n. 8 del codice civile recita infatti: i crediti e i debiti sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto del fattore temporale e, per quanto riguarda i crediti, del valore di presumibile realizzo. Il n. 1 del medesimo articolo dispone: le immobilizzazioni rappresentate da titoli sono rilevate in bilancio con il criterio del costo ammortizzato, ove applicabile. Il criterio di valutazione del costo ammortizzato - tipico dei bilanci redatti secondo i principi IAS/IFRS - pur restando ancorato al costo di acquisto o al valore nominale, tiene anche conto delle eventuali differenze fra i tassi di interesse nominali e quelli effettivi, secondo una logica finanziaria. Le nuove disposizioni trovano applicazione nei bilanci relativi agli esercizi finanziari aventi inizio a partire dal 1 gennaio In pratica, per i soggetti con esercizio coincidente con l anno solare, sono interessati i bilanci chiusi al Le imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata (art bis) e le micro- imprese (art. 1
2 2435- ter) hanno la facoltà di non applicare il costo ammortizzato e di continuare a valutare i debiti al valore nominale, i crediti al presumibile valore di realizzo e i titoli al costo di acquisto eventualmente svalutato per perdite durevoli di valore. Il codice civile non contiene una definizione positiva di costo ammortizzato, ma l articolo 2426 c. 2 rinvia espressamente ai principi contabili internazionali adottati dall Unione europea. Lo IAS 39 par. 9 definisce il costo ammortizzato di un attività o passività finanziaria come il valore a cui è stata misurata al momento della rilevazione iniziale l attività o la passività finanziaria al netto dei rimborsi di capitale, aumentato o diminuito dall ammortamento complessivo utilizzando il criterio dell interesse effettivo su qualsiasi differenza tra il valore iniziale e quello a scadenza, e dedotta qualsiasi riduzione (operata direttamente o attraverso l uso di un accantonamento) a seguito di una riduzione di valore o di irrecuperabilità. Inoltre il tasso di interesse effettivo è definito come il tasso che attualizza esattamente i pagamenti o incassi futuri stimati lungo la vita attesa dello strumento finanziario al valore contabile netto dell attività o passività finanziaria. L applicazione di tale criterio di valutazione impone dunque di ripartire i costi o ricavi derivanti dallo strumento finanziario (titolo, credito o debito) lungo tutta la durata dell attività o della passività. Quando il valore di iscrizione iniziale e il valore di rimborso coincidono e gli interessi sono costanti per tutto il periodo, il criterio del costo ammortizzato coincide con quello del costo storico o del valore nominale, in quanto il tasso di interesse nominale (incassato o pagato) è identico a quello effettivo. Laddove, invece, vi siano differenze fra valore iniziale e valore di rimborso (per effetto di costi iniziali, aggi o disaggi di emissione), oppure gli interessi prevedano tassi differenti lungo la durata dello strumento finanziario, il tasso di interesse nominale è differente da quello effettivo e occorre iscrivere in Stato patrimoniale l attività o la passività a un valore diverso dal costo storico (per i titoli) o dal valore nominale (per i crediti ed i debiti). Di seguito riprendiamo i concetti esposti, avvalendoci di un esempio numerico e confrontando il vecchio e il nuovo criterio di valutazione applicato ai debiti. La valutazione dei debiti La normativa precedente Come noto, secondo la previgente formulazione del codice civile, i debiti dovevano essere iscritti 2
3 in bilancio al valore nominale (pari, generalmente, al valore di rimborso). Il Principio contabile OIC 19, inoltre, prevedeva la capitalizzazione nella voce B.I.7 (Altre immobilizzazioni immateriali) degli oneri accessori sostenuti per ottenere finanziamenti, quali, le spese di istruttoria, l imposta sostitutiva sui finanziamenti e tutti gli altri costi iniziali. Secondo il Principio OIC 24, poi, i costi capitalizzati dovevano essere ammortizzati in base alla durata dei relativi finanziamenti, in base a quote calcolate preferibilmente secondo modalità finanziarie, oppure a quote costanti, se gli effetti risultanti non divergono in modo significativo rispetto al metodo finanziario. In modo analogo il disaggio sui prestiti doveva essere iscritto nell attivo e ammortizzato in ogni esercizio per il periodo di durata del prestito. Le previgenti disposizioni possono essere meglio illustrate, considerando l esempio seguente. Esempio La Società XYZ ha ottenuto in data 1 gennaio 2016 un finanziamento bancario per la durata di 10 anni del valore nominale di di euro, al tasso annuo di interesse del 5%. Gli interessi devono essere corrisposti al 31 dicembre di ogni esercizio e il prestito deve essere rimborsato in unica soluzione alla scadenza (31 dicembre 2025). La società ha corrisposto alla banca spese di istruttoria e commissioni per Euro. Il debito viene iscritto nello Stato patrimoniale al valore nominale di di euro e manterrà tale valore di iscrizione in tutti gli esercizi successivi, fino all estinzione del prestito. Gli interessi passivi vengono calcolati al tasso nominale del 5% sul valore nominale del prestito (pari al valore di rimborso) e vengono così imputati a Conto economico. Gli oneri accessori sostenuti per ottenere il finanziamento, pari a euro, devono essere capitalizzati e ammortizzati in 10 anni. Nella tabella che segue sono indicati i valori di bilancio nei 10 esercizi di durata del prestito. Esercizio Valore del debito al 31/12 (SP: voce D.4) Interessi passivi Tasso nom. = 5% (CE: voce C.17) Ammortamento del costo iniziale (CE: voce B.10.a) Totale Costi iniziali capitalizzati al 31/12 (SP: voce B.I.7) 3
4 Il nuovo criterio del costo ammortizzato Il nuovo criterio è applicabile a tutti i debiti per i quali il tasso di interesse effettivo sia differente dal tasso di interesse nominale, ossia quando siano presenti aggi o disaggi di emissione o costi iniziali, quali ad esempio spese di istruttoria, commissioni bancarie, spese legali e di consulenza. Tale criterio sarà dunque generalmente applicabile a tutti i debiti finanziari a medio- lungo termine, siano essi prestiti obbligazionari o finanziamenti bancari. Il valore iniziale di iscrizione in bilancio del debito è pari: per i finanziamenti, al valore nominale al netto dei costi iniziali; per i prestiti obbligazionari, al valore di emissione al netto dei disaggi di emissione e degli altri costi iniziali. + valore nominale/di emissione - costi iniziali (oppure + aggi di emissione) = valore iniziale di iscrizione del debito Negli esercizi successivi, il valore del debito deve essere rettificato dell ammortamento (ripartizione) della differenza tra il valore iniziale di iscrizione e il valore a scadenza del debito (generalmente coincidente con il valore nominale). In pratica, il valore del debito iscritto nello Stato patrimoniale sarà pari al costo ammortizzato, determinato come segue: + valore iniziale di iscrizione ± ripartizione della differenza iniziale - quote capitale rimborsate = costo ammortizzato del debito Gli interessi passivi vengono imputati a Conto economico, non in base al tasso nominale (con il quale si calcolano gli interessi da corrispondere alla banca), bensì in base al tasso di interesse effettivo, che risulta differente da quello nominale, proprio per effetto della presenza dei costi iniziali (o di aggi di emissione). La somma erogata a titolo di finanziamento, infatti, risulta diversa dal valore nominale del prestito, che costituisce la base di calcolo degli interessi. Il tasso effettivo di interesse è il tasso interno di rendimento che rende uguale il valore attuale dei flussi di cassa in uscita futuri (per interessi e rimborso del capitale) al valore iniziale di iscrizione in bilancio del debito. Il tasso interno di rendimento può essere determinato utilizzando un foglio di calcolo elettronico (excel) e applicando la funzione TIR.COST. Riprendendo i dati dell esempio precedente si procede come segue. Esempio Il valore iniziale di iscrizione del debito è determinato come differenza fra il valore nominale del debito e i costi iniziali, ed è pari a euro. 4
5 + Valore nominale (di rimborso) Costi iniziali (20.000) = Valore iscritto in bilancio I flussi di cassa in uscita futuri sono determinati come segue. Esercizio Descrizione Flusso uscita 2016 Interessi Interessi Interessi Interessi Interessi Interessi Interessi Interessi Interessi Interessi e 2025 capitale in Ai fini del calcolo del tasso interno di rendimento occorre applicare la funzione TIR.COST. Il tasso di rendimento interno è il tasso di interesse applicato ad un finanziamento caratterizzato da entrate (valori positivi) ed uscite (valori negativi) che avvengono ad intervalli regolari. Non è necessario che i flussi di cassa siano costanti, ma devono occorrere a intervalli regolari, ad esempio mensilmente o annualmente. La sintassi della formula è TIR.COST (val; [ipotesi]). Gli argomenti della sintassi della funzione TIR.COST sono i seguenti: Val: Argomento obbligatorio. È costituito dalla matrice o dal riferimento a celle che contengono i numeri di cui si desidera calcolare il tasso di rendimento interno. La matrice/riferimento deve contenere almeno un valore positivo e uno negativo. La funzione utilizza l ordine di successione dei valori per interpretare l ordine di successione dei flussi di cassa. Pertanto i valori relativi alle entrate e alle uscite devono essere immessi secondo una sequenza temporale. Se una matrice o un riferimento contengono testo, valori logici o celle vuote, tali valori verranno ignorati. Ipotesi: Argomento facoltativo. È il numero che si suppone vicino al risultato di TIR.COST. Viene utilizzata una tecnica iterativa per eseguire il calcolo della funzione TIR.COST. Iniziando con ipotesi, TIR.COST applica il metodo delle iterazioni fino a quando la precisione del risultato non rientra nello 0,00001%. Se TIR.COST non riesce a trovare un risultato valido dopo 20 tentativi, verrà restituito il valore di errore #NUM!. Nella maggior parte dei casi non è necessario definire l argomento ipotesi per calcolare TIR.COST. Se ipotesi è omessa, verrà considerata uguale a 0,1 (10%). Se TIR.COST 5
6 restituisce il valore di errore #NUM! o se il risultato non si avvicina a quello previsto, occorre specificare un altro valore per ipotesi e rieseguire l operazione. Nella videata che segue, riferita al nostro esempio numerico, si evidenzia nella cella C13 la sintassi della funzione, cui non è applicato l argomento facoltativo. Esempio Il tasso interno di rendimento è calcolato come segue. Valore iniziale , Interessi (50.000) 2017 Interessi (50.000) 2018 Interessi (50.000) 2019 Interessi (50.000) 2020 Interessi (50.000) 2021 Interessi (50.000) 2022 Interessi (50.000) 2023 Interessi (50.000) 6
7 2024 Interessi (50.000) 2025 Interessi e capitale ( ) Tasso interno di rendimento 5,262% Al termine del primo anno, dovranno essere iscritti in Conto economico interessi passivi per un importo pari al 5,262% del valore iniziale di iscrizione ( euro), cioè euro. Poiché gli interessi effettivamente dovuti sono pari a euro, la differenza di euro è la prima imputazione al Conto economico della differenza tra il valore iniziale ( euro) e il valore di rimborso ( euro). La contropartita è costituita dal debito. Al termine del primo anno il valore del debito esposto nello Stato patrimoniale sarà dunque pari a euro. La scrittura contabile al sarà pertanto: Data Conti Descrizione Dare Avere 31/12/2016 INTERESSI PASSIVI rilevazione interessi di competenza 31/12/2016 BANCA X C/C pagamento interessi /12/2016 FINANZIAMENTI BANCARI quota differenza costo iniziale Al termine del secondo anno, gli interessi da iscrivere in Conto economico saranno pari al 5,262% del valore del debito all inizio dell anno ( euro), cioè euro. La differenza di euro è la seconda imputazione al Conto economico della differenza tra il valore iniziale ( euro) e il valore di rimborso ( euro). Al termine del secondo anno, quindi, il valore del debito esposto nello Stato patrimoniale sarà pari a euro. La tabella seguente riporta i valori di bilancio nei 10 esercizi di durata del prestito. Esercizio Valore del debito al 1/1 Interessi passivi TIR = 5,262% (CE: voce C.17) Interessi passivi pagati Tasso nom. = 5% Ripartizione della differenza Valore del debito al 31/12 (SP: voce D.4) Totale
8 Come risulta evidente dalle esemplificazioni numeriche, a parità di costo complessivo affluito al Conto economico in 10 anni ( euro), sono differenti la ripartizione del costo nei diversi esercizi, nonché la classificazione delle voci di costo. L introduzione del criterio del costo ammortizzato ha comportato l eliminazione dagli schemi di Stato patrimoniale del disaggio e dell aggio di emissione, in quanto il valore iniziale di iscrizione dei debiti ne deve comprendere l effetto. Così, ad esempio, con riferimento a un prestito obbligazionario emesso sotto la pari, il disaggio di emissione rappresenta un costo aggiuntivo rispetto agli interessi passivi. Il prestito verrà dunque iscritto inizialmente al suo valore di emissione (pari al valore nominale al netto del disaggio) e il disaggio verrà gradualmente imputato al Conto economico secondo una logica finanziaria. La contropartita patrimoniale dell ammortamento del disaggio è costituita dal valore del debito che si modificherà anno dopo anno. 8
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