CONTROLLI NON DISTRUTTIVI
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- Diana Tortora
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1 CONTROLLI NON DISTRUTTIVI
2 Controlli non distruttivi Tecniche di ispezione utilizzate su un materiale o su un componente senza determinarne il danneggiamento o la degradazione. L obiettivo è determinare un difetto e definirlo come: Tipo Forma Orientazione Posizione Dal punto di vista industriale lo scopo è quello di emettere un giudizio di accettazione/rifiuto di un materiale o di un componente.
3 DIFETTI I difetti tipici che si riscontrano mediante CND possono essere genericamente classificati in tre grandi categorie: I) Difetti di natura intrinseca Introdotti nel materiale base o nel semilavorato durante il processo di fabbricazione. II) Difetti di lavorazione Causati da lavorazioni o processi tecnologici eseguiti sul pezzo nel corso della realizzazione del manufatto (saldature, trattamenti termici, ecc.). III) Difetti di esercizio Originati dal normale funzionamento del componente durante il suo ciclo di vita utile.
4 DIFETTI BOLLE D ARIA, VUOTI SOFFIATURA SUPERFICIALE BRUCIATURA SCHEGGIATURA CRICCA CRICCA SUPERFICIALE MICROFESSURAZIONE DELAMINAZIONE DIFETTO DI RICOPRIMENTO OCCHIO DI PESCE INCLUSIONE FRATTURA MANCANZA DI RIEMPIMENTO BUCCIA D ARANCIA BOLLICINA PUNTA DI SPILLO POROSITA SACCO DI RESINA BORDO RICCO DI RESINA GRAFFIO AVVALLAMENTO (RITIRO) SOFFIATURA LINEARE CORRUGAMENTO
5 Controlli non distruttivi Tali esami hanno subito negli ultimi anni una grande diffusione perché permettono: Maggiore sicurezza di funzionamento dei pezzi (vita utile più lunga, minore probabilità di guasti e/o interruzioni); Costruzioni più leggere e progettazione damage-tolerance (ovvero la previsione di guasti e/o rotture che si presentano sistematicamente su particolari regioni); Riduzione dei costi (es. controllo dei semilavorati prima che da essi vengano realizzati i prodotti finiti).
6 Le tecniche più utilizzate sono le seguenti: - Ispezione visiva Controlli non distruttivi Esistono diversi controlli ciascuno più o meno indicato per un determinato materiale, difetto e accessibilità al pezzo. - Liquidi penetranti - Magnetoscopia - Termografia - Ultrasuoni - Radiografia Controlli superficiali Controlli volumetrici
7 ESAME VISIVO DIRETTO Ispezione visiva - Probabilmente è la tecnica non distruttiva più utilizzata (spesso anche in modo inconsapevole o non codificato). - E semplice, facile da applicare ed ha un costo molto basso. - Spesso viene usata come controllo di completamento ad altre tecniche non distruttive. ESAME VISIVO REMOTIZZATO - Generalmente impiegato quando non è possibile accedere direttamente all oggetto od alla superficie da esaminare. - Vengono utilizzate apparecchiature più o meno sofisticate (es. specchi, telescopi, endoscopi, fibre ottiche, telecamere). - La risoluzione dello strumento impiegato deve essere almeno equivalente a quella dell occhio umano (0.2 mm)
8 Principio di funzionamento Liquidi penetranti - Una sostanza liquida a bassa tensione superficiale (ed elevato potere bagnante) viene deposta sul pezzo da testare; - I difetti superficiali e sub-superficiali assorbono il liquido per capillarità; - Una seconda sostanza (rivelatore) mette in evidenza la risalita capillare; - Si formano delle indicazioni visibili ad occhio nudo, o tramite luce di Wood se si utilizzano penetranti fluorescenti, in corrispondenza della posizione del difetto. Principi fisici di base - TENSIONE SUPERFICIALE; - POTERE BAGNANTE (O BAGNABILITA ); - CAPILLARITA.
9 Liquidi penetranti Tensione superficiale E definita come l energia richiesta per aumentare l area della superficie del liquido di una unità. Si misura pertanto in J/m 2 In altri termini, la tensione superficiale può essere pensata come la forza che agisce tra le molecole alla superficie di un liquido. Quindi: In un liquido ad alta tensione superficiale prevalgono le forze di coesione tra le molecole rispetto alle forze di adesione fra molecole del liquido e superficie del solido. Al contrario, per un liquido a bassa tensione superficiale prevalgono le forze di adesione liquido-solido rispetto a quelle di coesione.
10 Liquidi penetranti Bagnabilità Rende conto dell attitudine di un liquido ad espandersi su una superficie, ed è quindi favorita da una bassa tensione superficiale. Se l angolo di contatto è < di 90 la superficie viene effettivamente bagnata dal liquido. Se l angolo di contatto è > di 90 le forze coesive esistenti tra le molecole sono maggiori di quelle adesive, dunque il liquido assume l aspetto di gocce disgiunte.
11 Liquidi penetranti Capillarità E un fenomeno che permette ad un liquido di salire in tubicini molto sottili. Questo fenomeno è spiegato dall esistenza di forze di attrazione tra le molecole del liquido e le pareti del tubicino. Quando un liquido è contenuto in un tubo capillare il numero di molecole a contatto con il tubo è molto grande, quindi prevalgono le forze di adesione sulle forze di coesione e il liquido sale per un certo tratto lungo il tubo presentando una superficie concava verso l alto. Tale principio fisico, che risulta la base di tutta la metodologia di controllo, rende ispezionabili anche le superfici di difficile accesso indipendentemente dalla loro posizione.
12 Schema della procedura di controllo 1) Preparazione della superficie; 2) Applicazione del liquido penetrante; 3) Rimozione del penetrante in eccesso; 4) Attesa per l essicazione; 5) Applicazione del rivelatore; 6) Osservazione delle indicazioni. Liquidi penetranti Ovviamente è necessaria una pulizia postesame, tramite acqua o solventi, per ragioni estetiche e per evitare fenomeni di corrosione e/o grippaggio durante il funzionamento del pezzo.
13 Liquidi penetranti Una volta che la superficie da testare è stata accuratamente ripulita, sgrassata e asciugata, il penetrante, solitamente rosso o fluorescente, viene applicato per immersione, spennellatura o spruzzatura. Il penetrante deve costituire uno strato uniforme esteso a tutta la superficie da esaminare e deve essere lasciato agire per un tempo sufficiente a consentire il massimo assorbimento possibile da parte del difetto. Il tempo di penetrazione dipende dal tipo di discontinuità da rilevare e dal tipo di prodotto impiegato per il controllo (in genere si assume un tempo pari a 10 minuti).
14 Liquidi penetranti L eccesso di penetrante deve essere rimosso, mediante panno leggermente imbevuto, acqua corrente o con lavaggio a spruzzo, ponendo molta attenzione a non eliminare anche il liquido intrappolato nei difetti. Lavaggi incompleti riducono l efficacia del controllo a causa di macchie che si formano nelle zone poco pulite che presentano dei residui. L essiccazione avviene in tempi estremamente rapidi (pochi minuti).
15 Liquidi penetranti Dopo l essiccazione si applica un sottile strato di rivelatore (bianco o fluorescente) allo scopo di assorbire ed attirare verso la superficie il penetrante rimasto intrappolato nelle discontinuità. Solitamente l indicazione si presenta leggermente allargata rispetto alle dimensioni effettive del difetto e tende a crescere nel tempo fino a stabilizzarsi dopo un certo tempo di rivelazione (in genere assunto pari a 5 minuti). Qualora si esegua l esame con lampada ultravioletta (luce di Wood) e penetrante fluorescente, l operatore deve avere l accortezza di abituare la vista al buio prima dell ispezione.
16 Liquidi penetranti ESEMPI
17 Magnetoscopia Descrizione generale - Questa tecnica si basa sull analisi delle variazioni nel campo magnetico che si verificano in presenza di difetti superficiali o sub-superficiali; - Può essere applicato solo su materiali ferromagnetici (es. ferro, nichel, cobalto ed alcune delle loro leghe); - E un tipo di controllo molto diffuso nell industria petrolchimica, automobilistica ed aerospaziale. Principio fisico di base - MAGNETISMO
18 Magnetoscopia Magnetismo E definito come la proprietà della materia di attrarre a sé altra materia, scoperta dai Greci. Gli oggetti che possiedono tale proprietà si definiscono magnetici o magnetizzati. In base al loro rapporto col magnetismo possiamo distinguere: 1) Materiali diamagnetici: non possono essere magnetizzati; sono debolmente respinti dal magnetismo (es. rame, argento, oro, mercurio, ecc.). 2) Materiali paramagnetici: possono essere magnetizzati; sono influenzati dai campi magnetici (es. magnesio, platino, molibdeno, alluminio, ecc.). 3) Materiali ferromagnetici: è una sottoclasse dei paramagnetici; vengono fortemente attratti dai campi magnetici (es. ferro, nichel, cobalto, ecc.).
19 Schema della procedura di controllo 1) Preparazione della superficie; 2) Magnetizzazione del pezzo; Magnetoscopia 3) Applicazione della polvere magnetica; 4) Illuminazione e ispezione della superficie; 5) Demagnetizzazione del pezzo (opzionale). La presenza di cricche o altri difetti provoca una rottura del campo magnetico naturale del pezzo, e le particelle di metallo magnetizzato si raggruppano in corrispondenza della discontinuità mettendo in evidenza il difetto.
20 1) Preparazione della superficie Magnetoscopia In questa fase preliminare occorre verificare che la superficie del pezzo da testare sia esente da grasso e polvere. La presenza di contaminanti può ostacolare il movimento delle particelle magnetiche sotto l azione del campo esterno, rendendo difficoltosa la visualizzazione dei difetti. Olio e grasso attenuano l attrazione delle particelle da parte del campo esterno e alterano il loro accumulo producendo false indicazioni.
21 2) Magnetizzazione del pezzo Magnetoscopia In questa fase si procede all applicazione del campo magnetico sul pezzo da testare. SISTEMA ELETTRICO Si ottiene un campo magnetico circolare sul pezzo mediante il passaggio di una corrente elettrica. SISTEMA MAGNETICO Si ottiene un campo magnetico longitudinale mediante l introduzione del pezzo in una bobina percorsa da corrente elettrica. Il tipo di campo magnetico da generare per il controllo dipende dal presunto orientamento dei difetti che ci si aspetta di riscontrare e dalla geometria del pezzo.
22 2) Magnetizzazione del pezzo Magnetoscopia La direzione del campo magnetico è particolarmente critica, infatti, affinché esso venga alterato in modo significativo, è necessario che la discontinuità sia il più possibile perpendicolare alle linee di induzione. Se la discontinuità giace su un piano parallelo alle linee di induzione non si produce alcun accumulo di particelle. Solo i difetti che presentano un orientamento tra i 45 e i 90 gradi (condizione di massima visibilità) rispetto alla direzione delle linee di induzione possono essere rilevati.
23 3) Applicazione della polvere magnetica Magnetoscopia La prova con polveri magnetiche può essere eseguita con due modalità: METODO CONTINUO L applicazione del rivelatore avviene assieme alla magnetizzazione del pezzo (o immediatamente prima). METODO RESIDUO Il rivelatore viene applicato dopo che è cessata l operazione di magnetizzazione, sfruttando il magnetismo residuo del pezzo.
24 Magnetoscopia 4) Illuminazione e ispezione della superficie Occorre disporre di un buon livello di illuminazione (almeno 1000 lux) per particelle colorate, e di una lampada ultravioletta (luce di Wood) nel caso si utilizzino polveri fluorescenti. I difetti superficiali tendono a fornire indicazioni nitide, strette e ben delimitate. I difetti sub-superficiali forniscono indicazioni più larghe e sfocate. Possono apparire delle indicazioni non rilevanti, che non rappresentano quindi dei difetti, nel caso di spigoli, punti di unione tra differenti materiali, lavorazioni meccaniche.
25 5) Demagnetizzazione del pezzo Magnetoscopia E una fase opzionale del controllo, e si ottiene applicando un campo magnetico di polarità inversa al precedente e di intensità gradualmente decrescente. Possibili ragioni per cui è necessaria la demagnetizzazione: Il campo magnetico residuo potrebbe interferire con i successivi processi tecnologici (saldatura, lavorazioni meccaniche ecc.). Le particelle metalliche abrasive possono essere attratte dal componente ed essere causa di danneggiamento superficiale. Possibile interferenza con strumenti di misura posizionati in prossimità del componente.
26 Termografia Si basa sul riscaldamento del pezzo da esaminare e sulla successiva misura della temperatura T per effetto delle radiazioni infrarosse emesse dalla superficie. Tutti i corpi che si trovano ad una temperatura superiore a 0 K emettono energia. La temperatura viene misurata con sensori a distanza che rilevano le emissioni di radiazioni infrarosse. sensibilità pari a 0.1 C RADIOMETRI rilevano il flusso termico e le piccole differenze di temperatura convertono le radiazioni IF in immagini visive Principio fisico di base - EMISSIVITA
27 Termografia Lo spettro IR è identificato dalle lunghezze d'onda che vanno da 0,7 micron ad oltre i 1000 micron. colori l (nm)
28 Termografia L'immagine che viene acquisita attraverso una telecamera (termovisore sensibile agli IF) viene poi digitalizzata da uno specifico software che ne mette in risalto i diversi livelli di radiazione/energia attraverso diverse tonalità di grigio o di colori, ottenendo una mappa termografica del corpo osservato. La termografia fornisce una mappa di isoterme. Osservazioni: si rilevano inclusioni e separazioni; i difetti sono piu facilmente identificabili se sono in superficie; si riesce ad osservare termicamente il difetto a distanza.
29 Termografia Esempio di valutazione di uno scafo in materiale composito
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