Il compromesso fordista-keynesiano e oltre

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1 Anno Accademico Sociologia del Lavoro Modulo Sociologia del Lavoro 08/04/ /04/2014 Il compromesso fordista-keynesiano e oltre RICCARDO GUIDI / [email protected]

2 Il compromesso fordista-keynesiano (+Eu, 1945/ /1980) Mercato + attori collettivi + Stato = Benessere Grandi produzioni industriali orientate al profitto Attori collettivi capaci di mediare i rapporti micro/macro e mercato/stato Diritti e prestazioni sociali (connessi al lavoro o alla cittadinanza) e grandi burocrazie pubbliche Demercificazione (Esping-Andersen) / Embeddedness (Polanyi)

3 Il compromesso fordista-keynesiano (+Eu, /1980) Sviluppo impresa capitalista Diffusione e correzione umana della fabbrica taylorista/fordista Sviluppo burocrazie statali Stato come datore di lavoro Mercato + attori collettivi + Stato = Benessere Partiti, sindacati di massa, associazioni datoriali Avvio nuove relazioni industriali. Processo con cui le parti sociali (spesso con l intervento dello Stato) definiscono periodicamente i trattamenti economici e normativi nell ambito dei rapporti di lavoro. Dialogo sociale e Partnership. Coinvolgimento delle parti sociali nel decision-making sulle politiche sociali ed economiche, nonché nella gestione di servizi.

4 Sviluppo impresa capitalista Elton Mayo (Aus, Usa) ( ) e la scoperta del fattore umano Gli esperimenti alla Western Electric di Hawthorne (Chicago) ( e successivi studi fino al 1958) Fattori che favoriscono il rendimento operaio Fattori di (in)soddisfazione nel luogo di lavoro Ruolo gruppi informali Aumento produttività aumento tempi. Altri fattori contano. Considerare bisogni, capacità, aspirazioni individuali Maggiore e differente attenzione della direzione verso gli operai Relazioni informali di gruppo hanno loro dinamica e pesano su produttività I rapporti capitale/lavoro non vengono alterati. Il controllo sul lavoro ha un ulteriore sviluppo Direzione: agire sul fattore umano per realizzare i propri fini Consiglio: La classe operaia va in paradiso (1971), film diretto da Elio Petri

5 Sindacato e relazioni industriali nei trenta gloriosi I poteri del lavoro (Borghi, Dorigatti, 2011) Potere strutturale: posizione del lavoratore sul mercato o nel processo produttivo Potere organizzativo: legato alla capacità dei lavoratori di agire collettivamente Le grandi federazioni sindacali nascono in Italia all inizio del XX secolo con il consolidarsi dell industria metallurgica (FIOM: 1901) e si sviluppano fino al 1925 quando il fascismo proibisce la libertà sindacale Nei trenta gloriosi : centralità sindacato in Italia Crescono iscritti e legittimazione ai/verso i sindacati Sindacato: principale strumento azione collettiva dei lavoratori (diritti + identità collettive) Contribuiscono a istituzionalizzare il conflitto capitale / lavoro Sindacato: attore-chiave del compromesso fordistakeynesiano

6 Sindacato e relazioni industriali nei trenta gloriosi Il sistema di scambi intorno al sindacato (cfr. Provasi, Borgogna, 1984) Il sindacato offre garanzie della conformità dei comportamenti dei lavoratori rispetto ad alcuni standard pattuiti Il sindacato offre tutele, riconoscimento sociale, beni e servizi legali, amministrativi, assicurativi Logica di conflitto Attori esterni (imprese, Stato, partiti...) S i n d a c a t o Iscritti ( la base ) Logica di associazione Il sindacato riceve legittimazione, titoli di rappresentanza, risorse materiali per il proprio funzionamento Il sindacato riceve legittimazione, titoli di rappresentanza, risorse materiali per il proprio funzionamento La gestione di questo complesso sistema di scambi ha richiesto la costruzione di un articolata organizzazione del Sindacato. Essere al centro di questo sistema di scambi espone il Sindacato a molteplici dilemmi di azione: quanto rivendicare e quanto collaborare? Strategie a breve o medio termine? Ecc.

7 Sindacato e relazioni industriali nei trenta gloriosi Organizzazione del sindacato (della Rocca, Fortunato, 2006) Gestiscono le relazioni extra-contrattuali (aspetti macroeconomici, governo dei diritti sociali...) Strutture di coordinamento orizzontale: le Confederazioni (CGIL (FIOM+FILCTEM +...), CISL (FIM+FEMCA +...), UIL (UILM+UILTEC +...) Livelli nazionale Livelli regionali Livelli locali Con gli imprenditori di settore definiscono le condizioni di lavoro mediante il CCNL (legge) Organizzazione e rappresentanza sindacale verticale di categoria (metalmeccanici: FIOM, FIM, UILM; chimici: FILCTEM, FEMCA, UILTEC) Livelli nazionale Livelli regionali Livelli locali Gestione relazioni impresa/lavoratori Organizzazione e rappresentanza sindacale sui singoli luoghi di lavoro (Commissioni interne dal 1943 alla fine anni 60, Consigli di fabbrica dalla fine anni 60 agli inizi anni 70 a, R.S.aziendali dagli anni 70 agli anni 90, R.S.unitarie dagli inizi anni 90)

8 Sindacato e relazioni industriali nei trenta gloriosi Gli strumenti dell azione sindacale (Mingione, Pugliese, 2005) Concordata tra sindacati e imprenditori di categoria La contrattazione collettiva Ha forza di legge Vale per tutti i lavoratori (iscritti e non ai sindacati) Classico: interruzione del lavoro A singhiozzo: interruzione del lavoro e riprese Lo sciopero Bianco: applicazione letterale e astratta il regolamento Del rendimento: riduzione di ritmi e rendimenti A rovescia: lavorare gratuitamente a dimostrazione della possibilità/necessità di creare occupazione Selvaggio: non indetto dal sindacato ed eventualmente anche contro il sindacato

9 Il lavoro pubblico nei trenta gloriosi (della Rocca, Fortunato, 2006) Risposta alla crisi del 29: ruolo interventista dello Stato Stato come regolatore e datore di lavoro Una misura dell interventismo statale secondo una voce autorevole: Dipendenti Pubblica Amministrazione in Italia nel II dopoguerra ISTAT (1966), Occupazione in Italia negli anni , in Supplemento straordinario al Bollettino mensile di statistica, N.12 / Dicembre, p.26 Specificità del lavoro pubblico Finalità del datore di lavoro Caratteri organizzativi produzione Modalità reclutamento Quanti sono i dipendenti pubblici in Italia oggi?

10 Il compromesso fordista-keynesiano (+Eu, /1980) Mercato + attori collettivi + Stato = Benessere Costruzione di condizioni generali di occupazione, sicurezza e identità Tutela della libertà d impresa Crescita economica e standard di vita Rigida modellizzazione dei corsi di vita e passivizzazione dei soggetti Visione consumistica del benessere Asimmetrie nascoste dello sviluppo

11 Verso il postfordismo e la società dei servizi... % Occupati in Italia per settore

12 Verso il postfordismo e la società dei servizi... Mercato Mercati vergini Vs. Mercati saturi Centralità offerta Vs. Centralità domanda Locale Vs. Globale Economia reale Vs. Economia finanziaria Organizzazione produzione e lavoro Grande Scala Vs. Piccola Scala Lungo termine Vs. Breve termine Standardizzazione Vs. Flessibilità (ICT) Gerarchia Vs. Collaborazione/coinvolgimento Relazioni sindacali Sindacalizzazione Vs. desindacalizzazione Mercato del lavoro Piena occupazione Vs. disoccupazione Centralizzazione Vs. decentramento contrattazione Standardizzazione Vs. destandardizzazione Id.collettive Vs. Id.mobili, incentivi individuali Sistema di welfare Alta legittimazione Vs. bassa legittimazione Politiche passive Vs. politiche attive NB: il vecchio non sparisce!

13 La LEAN PRODUCTION Taichii Ohno (Japan) ( ) La fabbrica Toyota Zero x 6: stock, difetti, tempi morti, conflitti, attesa clienti, burocrazia) Just in Time + Kanban = Logica Pull di produzione Centralità del prodotto e dell attivazione degli operai (andon) KaIzen: miglioramento continuo del prodotto e dei processi Meno routine, più obiettivi Meno parcellizzazione, più polivalenza Appiattimento della struttura gerarchica nell organizzazione aziendale Zero conflitti Alta interazione tecnici - esecutori Responsabilità condivisa con/tra lavoratori Sindacalismo d impresa E anche marketing: E uno scherzo o un ossessione?

14 Verso la società dei servizi A partire dagli anni 80 l occupazione in Italia è prevalentemente nel settore terziario. Nel 2011 più di 2 occupati su 3 in Italia lavorano nei servizi. Fonte: Istat (2011) Rivoluzione ICT Nuovi bisogni Ristrutturazione delle società e delle economie Un capitalismo mutevole Valori in transizione

15 Nella società dei servizi Nel settore (?) dei servizi e oltre... Modalità di produrre e organizzare Beni Orientamento al cliente Servizi Tra conoscenza e vecchi/nuovi bisogni. Nuovi lavori? Nuova centralità al lavoro? Professional Workers Service Workers Flessibilità del lavoro Regolazioni del mercato del lavoro Destandardizzazione del lavoro Femminilizzazione del lavoro

16 Perché le imprese vogliono flessibilità Gallino L (2007), Il lavoro non è una merce, Roma-Bari, Laterza, capitolo 2. Per adeguare meglio il costo del lavoro all andamento della produzione e/o delle vendite delle imprese. Per ridurre il rischio d impresa Lean Production Produzione orientata dalla domanda Frammentazione funzionale e spaziale della produzione

17 Nella società dei servizi... Flessibilità e precarietà Nella società dei servizi la flessibilità della produzione e del lavoro diventa una caratteristica sempre più ordinaria. Precarietà = diffusione flessibilità nella produzione e del lavoro + assenza di bilanciamenti all insicurezza di reddito e condizioni di vita potenzialmente generati dalla diffusione della flessibilità. In assenza di questi bilanciamenti, la precarietà è il maggiore costo umano e sociale della flessibilità (Gallino, Il lavoro non è una merce, Roma-Bari, Laterza, 2007, p.76) Nessun settore dell economia e del mercato del lavoro sfugge alla precarietà. La precarietà oggi è dappertutto (Gallino, 2007: p.76)

18 Tipi di flessibilità Gallino, op.cit., pp.5-9 Flessibilità DELL OCCUPAZIONE (quantitativa) = possibilità da parte delle imprese di far variare in più o in meno la quantità di lavoro utilizzata in relazione con il proprio ciclo produttivo. Flessibilità DELLE PRESTAZIONI (qualitativa) = modulazione, da parte delle imprese, delle situazioni nelle quali i lavoratori svolgono il proprio lavoro (es.: articolazioni salario su andamento produttività, modificazioni orari di lavoro ).

19 Articolazioni delle posizioni degli occupati Occupati autonomi Tra cui... Volontario Partite Iva (tra cui quelle monocommittente) POSIZIONI STANDARD Full-Time Part-Time Involontario Occupati dipendenti A tempo indeterminato A tempo determinato Apprendistato Lavoro interinale / (somministrazione)... Occupati parasubordinati POSIZIONI NON STANDARD Collaborazioni a progetto Collaborazioni occasionali... Individualizzazione contratto di lavoro Minore contribuzione previdenziale

20 Occupat* 15anni e più part-time (1) Il numero di occupate femmine part-time è TRIPLO del numero di occupati maschi part-time (2) Il numero di occupat* part-time è in crescita Elaborazione su dati Istat Occupat* 15 anni e più full-time (1) Il numero di occupati maschi full-time è DOPPIO del numero di occupate femmine full-time (2) Il numero di occupat* fulltime è in diminuzione Elaborazione su dati Istat NB: attenzione alle scale asse y

21 Occupat* anni part-time Il numero di giovani occupate femmine part-time è 2,6 volte il numero di occupati maschi part-time, ma la forbice si riduce Elaborazione su dati Istat Occupat* anni full-time La forbice tra giovani occupati maschi full-time e giovani occupate femmine full-time si riduce Il numero di occupat* full-time diminuisce. Elaborazione su dati Istat NB: attenzione alle scale asse y

22 Sebbene minoritario in termini complessivi, il lavoro part-time sta aumentando la sua rilevanza nella struttura occupazionale italiana. Elaborazione su dati Istat Il lavoro part-time è caratteristico soprattutto delle donne. Ma recentemente, nell occupazione giovanile, questa specificità di genere sembra ridursi. Involontarietà del proprio lavoro part-time 2004: 44 lav* part-time su : 49 lav* part-time su : 70 lav* part-time su 100

23 Area dell instabilità III Trimestre 2011 Elaborazione su dati Istat OECD, 2013: nel 2012 oltre il 50% dei lavoratori e delle lavoratrici under 25 è a termine.

24 Dal contratto atipico alla stabilità ISTAT (2013) Nel biennio I giovani che hanno trasformato il proprio lavoro dipendente a termine in lavoro dipendente a tempo indeterminato dopo un anno sono il 18,6% ISTAT (2013) Nel biennio I giovani che hanno trasformato il proprio lavoro parasubordinato in lavoro dipendente a tempo indeterminato dopo un anno sono il 13,6%

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