NARKOMFIN di Moisej Ginzburg

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1 NARKOMFIN di Moisej Ginzburg A partire dalla seconda metà degli anni 20, l avanguardia costruttivista post-rivoluzionaria, ponendo come condizione la necessità della statalizzazione integrale del settore edilizio a supporto di un programma di affermazione dell architettura moderna, concentra le proprie ricerche nella formulazione di nuove tipologia organizzative di abitazione collettivistica. A partire dal 1926 e fino agli inizi degli anni 30, i progettisti dell OSA (Associazione degli Architetti Contemporanei) elaborano, con rigoroso metodo scientifico, l impianto e la fisionomia architettonica della nuova abitazione socialista. Il modello tradizionale di edificio borghese ad appartamenti monofamiliari cede il campo a un tipo abitativo alternativo, la casa-comune, basato sulla configurazione della cellula modulare. Nelle formulazioni teoriche degli architetti sovietici, tale spazio, concepito per uno stile di vita integralmente comunitario, avrebbe dovuto evolversi tipologicamente fino a comportare la soppressione progressiva dei servizi autonomi essenziali (bagno, cucina), e la loro sostituzione con una serie di attrezzature collettive. la realizzazione del blocco residenziale Narkomfin ( ), un prototipo di casa collettiva per cinquanta famiglie destinata ai dipendenti del Commissariato popolare delle Finanze. Nelle intenzioni dei progettisti, l impianto distributivo dell edificio, a carattere semi-comunitario, viene tuttavia a costituire un esperimento tipologico di transizione, non essendo prevista in esso l eliminazione della struttura sociale familiare, secondo quanto stabilito nelle prescrizioni programmatiche della casa-comune. Nelle previsioni iniziali di Ginzburg, l unità abitativa doveva comporsi di quattro corpi di fabbrica: l edificio residenziale, il complesso sociale (un unità funzionale autonoma, a uso comunitario, attrezzata a palestra e refettorio e collegata alla parte residenziale da un passaggio coperto ), un asilo infantile e una costruzione ausiliaria, destinata a servizi comuni (lavanderia, officina, impianti tecnici). L edificio residenziale, a cinque piani, sollevato su pilotis, è costituito da cellule d abitazione modulari tipologicamente differenziate, e dotato di corridoi al primo e al quarto piano. Il tetto piano, parzialmente occupato da una foresteria, è attrezzato a terrazza scoperta e a solarium. Nell elaborazione progettuale del Narkomfin, il dato tecnologico assume una funzione preponderante: l adozione di tecniche costruttive d avanguardia3 e dei criteri organizzativi più aggiornati in ordine alla dotazione dei servizi (i rifiuti domestici sono smaltiti direttamente attraverso un sistema automatizzato), uniti alla standardizzazione spinta dei singoli componenti ( porte, finestre, elementi divisori interni), rendono l edificio un modello di riferimento per la nascente industria edilizia. Le Corbusier scrisse nei suoi Commentari del 1930 : Ho avuto l occasione di visitare a Mosca una casa-comune, solidamente costruita, ma nella quale l impianto distributivo interno e la concezione architettonica generale sono così freddi e impassibili, che ci si sente pervasi da un senso immane di tristezza non soltanto al pensiero di abitarvi noi stessi, ma a quello di considerare che diverse centinaia di individui siano stati semplicemente privati delle gioie dell architettura, queste parole descrivono esattamente i motivi per il quale Narkomfin è decaduto già agli inizi degli anni 30.

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3 VILLAGGIO MATTEOTTI di Giancarlo De Carlo Il Villaggio Matteotti viene pensato dalla Società Acciaierie Terni come operazione di sostituzione edilizia del Villaggio Balbo, il vecchio villaggio operaio, edificato all'inizio degli anni '40, definito semi rurale, in quanto ogni edificio, composto di 4 alloggi, era dotato di 400mq di orto per alloggio. I 232 alloggi del Villaggio rimasero poi privi dei servizi (scuole, chiesa e negozi) previsti dal piano originario, a causa dell'inizio della guerra. Nel 1970 Giancarlo De Carlo viene incaricato dalle Acciaierie Terni di redigere un progetto che rispecchiasse il nuovo corso dell'azienda e le sue nuove politiche rivolte al benessere dei suoi operai e della società. De Carlo istituisce un confronto continuo con i futuri abitanti del quartiere, cercando di caprine necessità e bisogni e desideri. Questo dialogo dà vita ad un progetto molto vario, con offerta di più tipi edilizi,nell intento di soddisfare necessità, richieste dei singoli nuclei familiari: alloggi con livelli differenziati, sfalsati di mezzo piano, alloggi con pianta ad L, alloggi con una diversa distribuzione delle funzioni e con una diversa dimensione dei vani. De Carlo venne, dunque, selezionato anche perché tra coloro che si erano dichiarati favorevoli ad intrattenere uno scambio di opinioni con i futuri residenti. In secondo luogo, la partecipazione degli abitanti ha avuto possibilità di azione in un campo relativamente ristretto della progettazione, quella della distribuzione interna degli alloggi ed in parte la distribuzione dei singoli edifici. Tale aspetto non si poneva vincolante in un disegno urbano che De Carlo già aveva proposto ed era benchiaro. Nel 1970 De Carlo elabora una lista di obiettivi fondamentali per il progetto: 1. Movimenti pedonali separati dai movimenti automobilistici con rare intersezioni nei punti dove sono strettamente necessarie. Facilità di circolazione automobilistica con servizio porta a porta e con adeguate attrezzature di garage e parcheggio. Percorsi pedonali in scala commisurata alle esigenze psicologiche individuali: spazi di percezione immediata, variabilità e suggestione dei percorsi, presenze naturali, finezza di dettaglio. 2. attribuzione ad ogni alloggio di zone rilevanti di verde privato, sottratte il più possibile al controllo collettivo. Composizione del verde privato tale da poterlo percepire nel complesso come un verdemassivo (privatizzazione a livello di alloggio che produce complessivamente un vantaggio collettivo). 3. formazione di zone verdi collettive ad uso della comunità e dei servizi di quartiere. 4. a livello di quartiere, formazione di servizi pubblici non solo destinati a risolvere le immediate esigenze degli abitanti, ma tali da attrarre interessi anche dalle zone circostanti. 5. tipologia edilizia né frammentaria né a blocco. Soluzioni tipologiche tali da offrire una chiara organizzazione dell'ambiente senza tuttavia limitare la privatezza di ogni nucleo sociale. 6. tipologia degli alloggi variata a seconda delle prevalenti composizioni familiari, organizzazioni interne flessibili, tali da consentire il più alto livello possibile di variabilità d'uso degli spazi. Nel 1975 avviene il cambio dei vertici aziendali delle Acciaierie Terni, che non più interessati al progetto lo bloccano senza realizzare i servizi previsti, inoltre già dal'74 il comitato di fabbrica ed i sindacati avevano tentato di intromettersi nel cantiere, dove già i costruttori cercavano di tenere il più possibile lontano l'architetto. La ricerca formale e tipologica dell'architetto riguardo alla distribuzione dello spazio aperto e dei suoi utilizzi, però, non ha portato ai risultati sperati: i siti che De Carlo aveva pensato come luoghi della socializzazione e della vita comune sono infatti vuoti.

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5 IVRY SUR SEINE di Jean Renaudie In questo progetto Jean Renaudie gioca su molti aspetti come: la plasticità del calcestruzzo, gli spazi pubblici e privati e la scelta dei materiali naturali e artificiali, tutto questo senza cadere nei luoghi comuni contemporanei modernisti del 1950 e '60, così tipico nella banlieu di Parigi. La genialità di Renaudie sta nel fatto che è riuscito in un unico edificio a progettare ogni appartamento diverso da dall altro e dove le persone possono avere tutte, in un metropoli come Parigi, un terrazzo su cui si potrebbe anche piantare arbusti nel terreno, tutto ciò mescolato con negozi, scuole, uffici e una galleria d'arte. Ma questo edificio risulta alla fine anche molto complesso nella sua distribuzione infatti vi sono tanti percorsi e passaggi semiprivati dove i residenti tendono, perdere molti minuti per arrivare all abitazione. Ed è proprio la sua complessità nell abitare con quegli angoli forse troppo acuti e nei suoi percorsi a renderlo odiato.

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