SIFOR - Sistema Informativo Forestale Regionale

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1 SIFOR - Sistema Informativo Forestale Regionale Scheda di dettaglio del Tipo Forestale FA30X - Faggeta mesoxerofila Superficie totale (ha): 6166 Percentuale su superficie boscata regionale (%): 0,8 Descrizione: Popolamenti a prevalenza di faggio, talvolta in mescolanza con roverella, pino silvestre, acero opalo e sorbo montano. Cedui invecchiati, localmente trattati a sterzo, o senza gestione, situati su medi ed bassi versanti, in esposizione calde. Cenosi tendenzialmente mesoxerofile, da neutrofile a calcifile. Localizzazione: Il Tipo ha una distribuzione principale nelle Alpi Cozie meridionali, dalla Valle Maira alla Valle Tanaro; i nuclei più significativi si trovano nel Vallone dell'arma, nella bassa Valle Grana, fra Limone Piemonte e Vernante, in Valle Pesio e Tanaro. Altri nuclei disgiunti sono presenti nella bassa Valle di Susa, fra Bussoleno e l'orrido di Chianocco e nella media Valle Sessera. Classificazione fitosociologica: Cephalantero-Fagenion Tx. 55, con varie specie del Quercion pubescenti-petraeae Br. - Bl. 32. Corine: Habitat Natura 2000: CODICE DENOMINAZIONE HABITAT N2000 NOTE 9210* Faggete con Taxus e Ilex con tasso e/o agrifoglio 9150 Faggete e Querceti e mesoxerofile

2 SOTTOTIPI E VARIANTI CODICE DENOMINAZIONE SUPERFICIE (ha) FA30A var. con roverella FA30B var. con pino silvestre 88 FA30C var. con acero opulifolium 14 FA30J soprassuolo con residui di arboricoltura da legno FA30K bosco pascolato FA30W soprassuolo distrutto o danneggiato significativamente da eventi meteorici FA30Y soprassuolo distrutto o danneggiato significativamente da parassiti o danni non identificati FA30Z soprassuolo distrutto da incendio 52 Note alla variabilità: Possibili confusioni: Questo Tipo può essere confuso con la Faggeta basifila pioniera, i cui popolamenti sono in genere aperti ed intervallati da habitat rocciosi o detritici, e con il sottotipo inferiore della Faggeta eutrofica, da cui si distingue per la scarsità di specie mesofile ed il ricoprimento colluviale ridotto. DATI DENDROMETRICI Numero di piante per ha: 1635 Area basimetrica media per ha (mq/ha): 28,6 Volume medio ad ha (mc/ha): 158,1 Diametro medio di area basimetrica media (cm): 15 Composizione dendrometrica: Specie Presenze (%) Volumi (%) Abeti 0,1 0,1 Altre conifere 2,3 4,7 Altre latifoglie 7,7 3,8 Betula pendula Roth 0,5 0,6 Castanea sativa Miller 1,0 1,0 Fagus sylvatica L. 83,6 84,7 Fraxinus excelsior L. 0,4 0,3 Latifoglie mesofile 2,8 2,1 Querce 1,5 1,7

3 DATI SELVICOLTURALI Posizione nel ciclo dinamico e tendenze evolutive: Cenosi immatura a causa delle pregresse ceduazioni che favoriscono l'ingresso di specie xerofile dell'ord. Quercetalia pubescentis, in particolare nelle forme di degradazione verso cenosi afferibili alla Faggeta basifila pioniera. In varie zone, le fasi preparatorie a pino silvestre possono precedere il ritorno di questo tipo di faggeta, anche attraverso una fase transitoria di faggeta basifila; viceversa, la faggeta mesoxerofila può, talvolta, degradare verso quella basifila pioniera, per effetto del pascolamento o dei tagli eccessivamente intensi. Possibili aree di espansione di questa faggeta sono rilevabili su substrati carbonatici dei versanti caldi delle Alpi cuneesi e della Valle di Susa, dove il faggio invade boschi misti mesoxerofili di roverella ed altre latifoglie, pinete di pino silvestre, e, secondariamente, prati-pascoli aridi, arbusteti a bosso o con specie dell'ord. Prunetalia. Interventi da evitare: Non si rilevano specifici interventi selvicolturali da evitare al fine di non degradare la cenosi forestale, ad esclusione della ripresa della ceduazione nei popolamenti con età superiorie a 40 anni ed evitare la totale chiuura del soprassuolo e, di conseguenza, la perdita delle specie tipiche di zone escotonali. Sono, ioltre da evitare tagli uniformi su ampie superfici. Raccomandazioni per la difesa della biodiversità: 1) Mantenere gli habitat associati (rocciosi, zone umide, radure erbose ricche di orchidee, ecc). 2) Monitorare l'eccessiva chiusura del popolamento a causa dell'abbandono. 3) Conservare le specie diverse dal faggio: roverella, ornello, acero opalo, ecc. 4) Per facilitare la rigenerazione naturale occorre favorire una strutturazione a più strati del popolamento. Indirizzi di intervento: I popolamenti sono generalmente cedui abbandonati, con conseguente prevalenza di classi di età avanzate, anche doppie rispetto ai turni consuetudinari, in successione spontanea a fustaia. Tenuto conto di questa situazione è ausoicabile la progressiva conversione a fustaia sia con interventi misti di diradamento-conversione che con il taglio di avviamento, rilasciando uno o più polloni per ceppaia, per un totale di allievi ad ettaro, a seconda della densità iniziale e dello sviluppo, evitando di isolare del tutto le chiome nel primo diradamento. L'obiettivo di lungo termine sarà la creazione di una struttura irregolare per gruppi, basata sul mosaico stazionale. I cedui in zone meno fertili, a quote più elevate, semirupicole o di difficile accesso, saranno invece lasciati all'evoluzione naturale. La gestione delle rare fustaie attuali deve essere improntata ai principi della selvicoltura prossima alla natura con il taglio a scelta per gruppi. Il ripristin o della ceduazione può essere auspicabile nel caso della var. con carpino nero, sempre rilasciando il faggio come riserva.

4 SPECIE PRESENTI Elenco delle specie, in ordine alfabetico, che costituiscono il corredo floristico dell unità tipologica Nome latino Acer campestre L. Acer opulifolium Chaix Amelanchier ovalis Medicus Buphthalmum salicifolium L. Buxus sempervirens L. Carex digitata L. Carex humilis Leyser Castanea sativa Miller Cephalanthera damasonium (Miller) Druce Cephalanthera longifolia (Hudson) Fritsch Cephalanthera rubra (L.) L. C. Rich. Coronilla emerus L. Corylus avellana L. Cotoneaster nebrodensis (Guss.) C. Koch Crataegus monogyna Jacq. Cytisus sessilifolius L. Euphorbia dulcis L. Fagus sylvatica L. Fraxinus excelsior L. Geranium nodosum L. Geranium sanguineum L. Hepatica nobilis Miller Juniperus communis L. Laburnum anagyroides Medicus Lonicera xylosteum L. Melittis melissophyllum L. Mercurialis perennis L. Pinus sylvestris L. Polygala chamaebuxus L. Polygonatum odoratum (Miller) Druce Prenanthes purpurea L. Primula vulgaris Hudson Prunus avium L. Quercus pubescens Willd. Solidago virgaurea L. Sorbus aria (L.) Crantz Teucrium chamaedrys L. Tilia platyphyllos Scop. Trochiscanthes nodiflora (All.) Koch Viburnum lantana L. Viola hirta L. Viola reichenbachiana Jordan ex Boreau Nome volgare Acero campestre Acero opalo Pero corvino Bosso Dondolino Nocciolo Biancospino Citiso a foglie sessili Faggio Frassino maggiore Ginepro comune Maggiondolo comune Pino silvestre Ciliegio selvatico Roverella Sorbo montano Tiglio a grandi foglie Lentaggine Aspetti fisionomici del sottobosco: Lo strato arbustivo è sviluppato solo nei popolamenti radi, dove talora è anche presente una facies densa a bosso. Lo strato erbaceo non presenta specie di particolare interesse e, spesso, è di scarso sviluppo per il forte ombreggiamento offerto dal faggio.

5 Rinnovazione: La rinnovazione, localizzata nelle radure o ai margini, è costituita prevalentemente da latifoglie eliofile, secondariamente da faggio. Specie: faggio, sorbo montano, pioppo tremolo, frassino maggiore, acer opulifolium, bosso, pino silvestre. Note alle specie presenti:

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