PILLOLE LINGUISTICHE NAPOLETANE

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1 PILLOLE LINGUISTICHE NAPOLETANE 23. CADUTA DELLA CONSONANTE D NEL NAPOLETANO di Carlo Iandolo

2 Compito e carattere di codesta rubrica è di dimostrare come la giovane grammatica napoletana in base ai moderni studi di linguistica governati da una rigorosa scientificità debba subire un continuo processo di revisione e di nuova sistemazione. Noi in questi ultimi anni abbiamo insistito nel dimostrare come i pilastri fono-morfo-sintattici e lessicali della parlata napoletana poggino sul latino non scritto-classico ma su quello volgare o parlato quotidianamente (mentre l apporto del francese anche nelle gamme del normanno e dell angioino, del catalano, dello spagnolo castigliano, dell arabo, dello stesso fiorentino-italiano è ristrettamente limitato solo al contributo di singole parole); inoltre abbiamo tentato di fissare con precisione maggiore le strutture ortografiche ancóra carenti, nonché scoperto e segnalato affinità o divergenze profonde rispetto ad altri dialetti della nostra penisola; infine ulteriore conseguenza riguarda una migliore sistematicità per quanto concerne la revisione e la ricostruzione analitica di etimi antichi, spesso incerti o erronei. Anche l articolo odierno conferma una di queste fondamentali finalità. Carlo Iandolo. Caduta della consonante D 2

3 CADUTA DELLA CONSONANTE D NEL NAPOLETANO Peculiarità fondamentale dei dialetti settentrionali è la frequente evoluzione specie di due consonanti occlusive sorde (la labiale p e la dentale t ), che divengono sonore ( b e d ) e molto spesso cadono. 1 Ess.: sapone-m > *sabone > *savone > saún, cepulla-m > *sibòla > *sivòla > siòla ; strata-m > stra, di(gi)tu-m > dio, flatu-m > fià, moneta-m > munèa, (lat. volg.) *notare > noà, setaceu-m > siasu Tali evoluzioni consonantiche non riguardano le sorde che restano stabili e conservative nell area meridionale, laddove anche nel nostro dialetto si hanno esiti di cadute fra le sonore. 2 1 Quanto a b in posizione intervocalica, essa diventa dapprima v e poi cade (un esempio dantesco: caput > *cabo > *cavo > *cao > co : Purg. III, 128). 2 Invece sono pochi i casi di passaggio d una sorda in sonora ben stabile nel napoletano: aprilem > abbrile, gr. epoké > ebbreca, erisipola-m > eresibbola, praesepiu-m > presebbio Carlo Iandolo. Caduta della consonante D 3

4 Fra i pochi altri, ecco il caso della dentale D, soggetta a scomparsa, come testimoniano: 1) le preposizioni latine de > e, cosí come *dea(b) > da > a. Ess.: o frate e Pascalino (= il fratello di Pasqualino), turnaje a Roma (= tornò da Roma), avette nu schiaffone a me (ebbe uno schiaffone da me) N.B. In taluni usi circoscritti e definibili le preposizioni d (= de = di) e da rimangono inalterate, senza subire l aferesi consonantica. 2) l avverbio latino modo > *moo > mo = ora ; mo mmo = or ora 3) molteplici sostantivi: lat. medievale blada-m > bbiava = biada, claudu-m > chiuovo = chiodo, Paradisu-m > Paraviso (con inserzione del suono di transizione o di appoggio -v- dopo la caduta della dentale intervocalica: lo stesso che avviene nel passaggio dal latino Genua > Genova, Mantua-m > Mantova, ruina-m > rovina, viduu-m > vedovo ecc.) 4) i verbi vadi-s > tu vaje; 3 lat. volg. *vàdico > *vàico > vaco = io vado, *védico > *véico > véco = io vedo ( con normale semplificazione del dittongo tonico discendente, come avviene in ital. presbyte-r > *previte- > *prèite > prete, fràgile-m > *fràile > frale, brògilu-m > *bròilo > brolo ecc.). 3 Nei monosillabi s finale si sviluppa nella vocale -i, cui il napoletano aggiunge un suono labile e sfumato al termine della parola, il quale quindi compare anche quando essa termina con dittongo tonico discendente: cfr. no-s > no-i > nuje, vo-s > vo-i > vuje, se-x > se-i > seje ; ma(g)i-(s) > *mai-i > mai > maje,*par(ab)ola(v)i > i parlaje = io parlai Carlo Iandolo. Caduta della consonante D 4

5 5) Particolare è poi il fono di + vocale (bisillabo nel latino classico, ma) monofonema *dj+vocale nel latino volgare, foriero di molti sviluppi nei dialetti, fra cui quello specifico fiorentino-italiano ove subisce duplice evoluzione: a) diventa -z (-zz in posizione intervocalica). Ess.: hordeu-m > *hordjum > orzo, prandiu-m > *prandjum > pranzo, radiu-m > *radium > razzo, (comparativo classico) rudiu-s > (o latino volgare) *rudju- > rozzo b) *dj- > j (consonantica), che alla fine si sviluppa ancóra in (g)gi + vocale. Ess.: (lat. classico diurnum, hodie ecc., ma lat. volgare) *djurnu-m > giorno, *hodje > oggi, *modju-m > moggio, *podju-m > poggio, cosí come gr. paidíon = fanciullino > *pàidjon > *pàiggio > paggio 4 Risulta chiaro che lemmi come diurno, odierno rappresentano cultismi, cioè parole dotte conservatesi stabili rispetto all origine. Invece in napoletano tale gruppo dj rinunzia all ultimo passaggio fonetico, cosicché lo sviluppo si ferma a j. 5 Ess.: (lat. classico diaconum, gaudium, hodie, modium ecc., ma) lat. volgare *calidjare > *calijà > calià = riscaldare lievemente, rostare, *djaconum > jacono, *Djan-arja- > Janara = strega, *djurnu-m > juorno = giorno, *gaudjum > (ant. napol.) gaujo = gioia, *hodje > oje = oggi, *modju-m > muojo = moggio, *podju-m > puojo = poggio, *radju-m > rajo = raggio 4 Con la suddetta riduzione del dittongo tonico discendente. Ben diversa l etimologia proposta dal Devoto: forse dall antico francese page. 5 La nuova funzione semiconsonantica di j (rispetto al ben valido e ufficiale bisillabo di + vocale del latino scritto-classico) si unisce alla consonante precedente d (> *dj + vocale) costituendo un solo fonema nel latino volgare-parlato, causa d un particolare e ridotto sviluppo. Inoltre nel nostro dialetto la semiconsonante j preceduta da elemento duplicante assume il normale esito di affricata mediopalatale sonora (simile al suono iniziale di ghianda, ghiotto ). Ess.: ogni gghjuorno, tre gghjuorne, è gghjuorno Carlo Iandolo. Caduta della consonante D 5

6 Qualche eccezione non manca, specie sulla duplice scia fonetica del fiorentino-italiano: *medju-m > miezo (con la scempia come nell antico ital. mezo ), prandiu-m > *prandju- > pranzo, hordeu-m > *hordju- > uorzo / uorgio, sedia > seggia, radiu-m > *radju- raggio, come con procedimento poco chiaro si ebbe gr. *paidiare = giocare come un fanciullo > pazzià, tramite un *paizzià che avrebbe anch esso subíto la riduzione dell iniziale dittongo questa volta atono 6. 6) Se ci fosse concessa una conclusiva ipotesi personale, diremmo che ci pare d intravedere una traccia pioniera di napoletanismo addirittura nel primo documento italiano, cioè nel Placito di Montecassino. È risaputo che l osco ebbe la desinenza perfettiva -atted (cfr. prufatted = lat. probavit, dadikatted = dedicavit ecc.), che sembra anticipare la futura terminazione napoletana nel passato remoto di tutti i verbi di 2 a e 3 a coniugazione ( currette, fujette, murette, partette, perdette, sagliette, sapette, trasette, venette ), com è anche in un gruppo di forme italiane ( abbattette / abbatté, credette, perdette / perse, temette, vendette ) e nel primogenito sao ke kelle terre trenta anni le possette parte Sancti Benedicti (= le possedette ) del Placito di Montecassino. 6 A meno che non sia da un *paidare, con metatesi (> *padiare > *padjare) come in aera > aria, *avei(u)la > avelia, bai(u)la > balia, *maida > madia, (antico ital.) seida > sedia Se i suddetti lemmi avessero regolarmente seguíto gli sviluppi fonetici locali, avremmo avuto le rispettive forme *miejo, *pranio opp. *pragno, *uorio, *seja, rajo (attestato), *pajà Carlo Iandolo. Caduta della consonante D 6

7 Va segnalato che sono tutte forme desunte dalla radice del presente indicativo o dall infinito apocopato + suffisso -ette (tranne forse il dialettale i jette, qualora questa volta esso fosse dal perfetto *iv-etti). Ripetiamo: particolare indugio merita *possid-ette > *posse-ette > possette, che ancóra una volta potrebbe testimoniare la caduta della -d- intervocalica, forse per influsso dell area campana ove il fenomeno è frequente. Giorgio Sommer ( ) Carlo Iandolo Carlo Iandolo. Caduta della consonante D 7

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