PROVINCIA DI ORISTANO 2013 PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE Terza parte: Pianificazione faunistica sergio Settore Attività produttive Sviluppo sostenibile Servizio Gestione faunistica Gennaio 2013 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 1
PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività Produttive Sviluppo Sostenibile Servizio Gestione Fauna selvatica PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE Terza parte: Pianificazione faunistica Dirigente Settore Dora Soru Responsabile Servizio Mario Murtas Consulente tecnico Sergio Cossu Gennaio 2013 foto in copertina: Gianfranco Casu SARGEA, Oristano PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 2
Parte Terza Pianificazione faunistica e venatoria PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 3
Indice 3.1 Definizione della Superficie Agro-Silvo-Pastorale (SASP) 3.2 Destinazione territoriale 3.3 Comprensori Faunistici Omogenei 3.4 Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.) 3.5 Obiettivi generali della pianificazione 3.6 Fauna selvatica: densità obiettivo ed attività di gestione 3.6.1 Specie stanziali d interesse venatorio 3.6.2 Ungulati 3.6.3 Uccelli acquatici 3.6.4 Uccelli migratori d interesse venatorio 3.6.5 Altre specie d interesse conservazionistico e gestionale 3.7 Istituti faunistici: idoneità territoriale ed attività di gestione 3.7.1 Aree della Rete europea Natura 2000 3.7.2 Aree protette nazionali e regionali 3.7.3 Oasi permanenti di protezione faunistica e cattura 3.7.4 Zone temporanee di Ripopolamento e Cattura 3.7.5 Centri pubblici e privati di riproduzione della fauna 3.7.6 Aziende Faunistico Venatorie 3.7.7 Aziende Agri-turistico-venatorie 3.7.8 Zone di Addestramento Cani 3.7.9 Ambiti Territoriali di Caccia 3.7.10 Aree di rispetto degli A.T.C. 3.8 Danni da fauna selvatica 3.8.1 Prevenzione 3.8.2 Interventi ambientali PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 4
3.1 Definizione della Superficie Agro-Silvo-Pastorale 3.1.1 Criteri e Metodologia La legge quadro nazionale (Legge 11 febbraio 1992, n. 157 - art. 10, comma1) stabilisce che tutto il territorio agro-silvo-pastorale nazionale è soggetto a pianificazione faunistico-venatoria. Il Territorio può essere destinato a protezione faunistica a gestione privata o a gestione programmata della caccia. La Legge regionale n. 23/1998 all articolo 22, comma 2, stabilisce che per territorio agro-silvopastorale si intende il territorio destinato all attività agro-silvo-pastorale, individuato in base ai dati ISTAT, nonché ai territori lagunari e vallivi, alle zone umide, ai laghi, ai fiumi, agli incolti produttivi e d improduttivi e alle zone montane. Chiaramente la determinazione del territorio agro-silvo-pastorale (superficie A.S.P. agro silvo pastorale) assume una importanza fondamentale nella pianificazione faunistico-venatoria. Pertanto, nella presente proposta di Piano Faunistico Venatorio Provinciale, per la determinazione della superficie ASP si è tenuto conto delle indicazioni del Documento orientativo sui criteri di omogeneità e congruenza dell'istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, elaborato dall ex- Istituto Nazionale della Fauna Selvatica (I.N.F.S.) a seguito dell emanazione della L. n. 157. I criteri contenuti nel suddetto documento hanno consentito di pervenire ad una corretta determinazione della superficie ASP detta superficie, escludendo dalla superficie territoriale complessiva le seguenti categorie di uso del suolo: - le aree urbane; - le zone verdi urbane e gli impianti sportivi; - le zone estrattive; - le discariche; - le zone industriali; - le aree portuali; - la rete ferroviaria; - le strade principali extraurbane; - le zone non foto interpretabili comprese quindi le aree militari. Per effettuare la determinazione della superficie ASP della provincia di Oristano è stato utilizzato il Software GIS Arcview 3.2 per Windows, basandosi su: - il sistema di coordinate UTM sulla carta dell Isituto Geografico Militare in scala 1:25.000; - lo strato informativo digitalizzato CORINE Land Cover III Liv. (Commissiono f the European Communities, 2003); - lo strato informativo digitalizzato della Carta regionale dell Uso del Suolo 1:25.000, che è stata prodotta dalla Regione Sardegna nel 2003, secondo la metodologia di classificazione standard delle entità territoriali della Legenda CORINE Land Cover Liv. III, ma con alcuni adeguamenti necessari per la discesa di scala (arrivando fino a 5 livelli di dettaglio) e per adattarsi alle particolarità proprie del territorio regionale. La suddetta cartografia è stata realizzata per tutto il territorio regionale, utilizzando: ortofoto AIMA 1997, CTRN1:10.000, PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 5
immagini LandSat 97/98, parzialmente ortofoto IT2000 a colori, e vario materiale ausiliare (per es. carta forestale, carta delle irrigazioni) e sopraluoghi. L unità minima cartografata ha superficie di 1 ettaro nell area urbana e 1,5 ettari nell area extra urbana, salvo per le aree suddivise dall attraversamento di entità geometriche lineari. La carta, graficamente, è costituita da entità geometriche lineari (viabilità e idrografia) e areali (relative alle varie tipologie di aree presenti nel territorio), che, in quanto superfici, sono state organizzate gerarchicamente secondo la metodologia di classificazione delle cinque categorie CLC. 3.1.2 Superficie Agro Silvo Pastorale della provincia di Oristano. Nella tabelle di seguito è riportata la superficie Agro Silvo Pastorale (ASP) per i singoli comuni della provincia di Oristano, che è stata calcolata mediante il Sistema Informativo Territoriale del Servizio Gestione Faunistica della Provincia di Oristano sulla base dei criteri illustrati nel precedente paragrafo 3.1.1. La Superficie ASP è raffrontata con la superficie territoriale calcolata secondo lo stesso Sistema Informativo Territoriale (GIS). Comune Sup. GIS ettari Sup.ASP ettari Abbasanta 3.984,40 3.837,37 Aidomaggiore 4.139,25 4.112,61 Albagiara 883,15 864,74 Ales 2.248,44 2.178,18 Allai 2.744,08 2.727,50 Arborea 9.347,28 8.773,11 Ardauli 2.045,03 2.009,92 Assolo 1.641,39 1.617,93 Asuni 2.136,62 2.112,28 Baradili 552,13 542,35 Baradili S. Pietro 589,66 545,87 Baressa 1.250,58 1.205,64 Bauladu 2.424,70 2.387,59 Bidonì 1.164,98 1.157,15 Bonarcado 2.843,68 2.807,61 Boroneddu 443,83 437,39 Bosa 13.583,77 13.302,54 Busachi 5.905,48 5.795,45 Cabras 10.178,25 9.353,31 Cuglieri 12.093,14 11.929,37 Curcuris 719,28 700,90 Flussio 686,64 661,77 Fordongianus 3.945,29 3.879,03 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 6
Comune Sup. GIS ettari Sup.ASP ettari Genoni 4.379,84 4.339,13 Ghilarza 5.504,72 5.368,53 Gonnoscodina 885,02 857,56 Gonnosnò 1.546,92 1.495,46 Gonnostramatza 1.763,58 1.723,90 Laconi 12.483,36 12.277,68 Magomadas 899,63 848,42 Marrubiu 6.142,42 5.786,77 Masullas 1.882,07 1.815,79 Milis 1.868,70 1.809,07 Modolo 242,46 235,04 Mogorella 1.718,43 1.688,59 Mogoro 4.898,43 4.752,09 Montresta 2.372,35 2.348,71 Morgongiori 4.529,98 4.474,25 Narbolia 4.045,88 3.950,89 Neoneli 4.803,35 4.774,44 Norbello 2.621,37 2.568,97 Nughedu S. Vittoria 2.858,30 2.843,44 Nurachi 1.598,09 1.527,34 Nureci 1.286,12 1.271,83 Ollastra 2.158,94 2.116,55 Oristano 8.568,99 7.367,01 Palmas Arborea 3.905,69 3.850,07 Pau 1.391,83 1.374,64 Paulilatino 10.384,88 10.318,07 Pompu 513,35 499,72 Riola Sardo 4.821,32 4.717,43 Ruinas 3.037,07 2.993,46 Sagama 1.173,02 1.164,54 Samugheo 8.118,90 7.973,59 S. Nicolò d Arcidano 2.851,67 2.727,25 San Vero Milis 7.257,02 7.008,02 Santa Giusta 6.907,99 6.453,84 Santulussurgiu 9.968,41 9.844,33 Scano Montiferro 6.053,86 6.001,45 Sedilo 6.857,20 6.760,24 Seneghe 5.742,31 5.691,70 Senis 1.599,54 1.569,51 Sennariolo 1.566,11 1.557,06 Siamaggiore 1.310,59 1.244,63 Siamanna 2.844,53 2.796,99 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 7
Comune Sup. GIS ettari Sup.ASP ettari Siapiccia 1.791,50 1.778,18 Simala 1.345,48 1.318,62 Simaxis 2.787,26 2.583,58 Sini 874,78 841,62 Siris 597,11 584,02 Soddì 559,91 555,31 Solarussa 3.179,46 3.076,69 Sorradile 2.638,53 2.624,44 Suni 4.739,09 4.673,71 Tadasuni 526,26 519,36 Terralba 4.027,36 3.396,50 Tinnura 382,89 365,53 Tramatza 1.688,08 1.628,29 Tresnuraghes 3.157,90 3.075,68 Ula Tirso 1.879,36 1.855,86 Uras 3.917,13 3.773,20 Usellus 3.518,85 3.469,97 Villa S. Antonio 1.906,34 1.878,63 Villanova Truschedu 1.657,70 1.637,69 Villaurbana 5.852,19 5.786,50 Villaverde 1.745,83 1.724,40 Zeddiani 1.183,17 1.109,10 Zerfaliu 1.536,41 1.477,47 TOTALI 302.407,88 293.461,96 La superficie ASP della provincia di Oristano è complessivamente di 293.462 ettari, pari al 97,0% dell intera superficie territoriale. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 8
3.2 Destinazione territoriale La Legge nazionale n. 157/92 e la Legge Regionale n. 23/98 (art 22 comma 1) stabiliscono che attraverso la pianificazione faunistico-venatoria venga definita la destinazione territoriale per la conservazione della fauna selvatica e la sua fruizione a scopi venatori e/o economici. La normativa nazionale e regionale prevede che: - sia attribuita una percentuale minima del 20 % e massima del 30% della S.A.S.P. (Superficie Agro_Silvo_Pastorale) agli istituti (aree) di protezione finalizzati alla tutela della fauna selvatica. Si tratta di porzioni di territorio (Oasi di protezione faunistica; Zone di ripopolamento e cattura; Centri Pubblici di produzione; Fondi chiusi; aree naturali protette nazionali e regionali) nelle quali non è consentita l attività venatoria, in ragione del fatto che presentano particolari valenze faunistiche e sono idonee alla realizzazione di una gestione attiva e di interventi di conservazione e miglioramento ambientale; - sia attribuita una percentuale massima del 15% della S.A.S.P. (Superficie Agro_Silvo_Pastorale) agli istituti privati destinati all attività venatoria o ad attività ad essa connesse (Aziende Faunistico Venatoria; Aziende Agro Turistico Venatorie; Centri di allevamento della fauna a scopo di studio e ripopolamento; Zone di allenamento ed addestramento cani) Per quanto riguarda, quindi, gli istituti di protezione è necessario raggiungere almeno il valore minimo del 20%, mentre nel caso degli istituti privati il valore del 15% rappresenta un tetto massimo, che non necessariamente deve essere indicato nella previsione pianificatoria. La situazione attuale, aggiornata al 31 dicembre 2010, in Provincia di Oristano è stata ampiamente descritta nella parte seconda della presente proposta di P.F.V.P (capitolo 2.1 Assetto territoriale) e viene riassunta nelle seguenti tabelle: Situazione al 31.12.2011: Istituti faunistici di protezione: Cod. Tipologia Istituto faunistico n Superficie interessata % Sup. ASP % Sup. Ter. OA Oasi di protezione faunistica e cattura 18 11.589 3,95 3,83 ZRC Zone di ripopolamento e cattura 19 14.202 4,84 4,70 CAL ANP Centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica Aree Naturali Protette, nazionali e regionali istituite 2 6 0,00 0,00 2 29 0,01 0,01 FNC Fondi chiusi 9 414 0,18 0,17 Totali 50 26.240 8,98 8,71 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 9
Come si vede, la percentuale degli Istituti di protezione raggiunge il valore di appena il 9% della S.A.S.P., ben distante dal valore minimo del 20% richiesto dalla normativa vigente. Situazione al 31.12.2011: Aziende ed istituti privati: Tipologia Istituto faunistico N totale Superficie totale interessata (ettari) % superficie totale % superfici e A.S.P. Aziende Faunistico Venatorie 0 0 - - Aziende Agro-Turistico- Venatorie Z.A.C. - Zone Addestramento ed Allenamento dei cani 8 3.694 1,2 1,3 9 218 0,07 0,07 Totali 15 3.912 1,3 1,3 Situazione al 31.12.2011: Zone in concessione autogestite per l esercizio della caccia: cod Tipologia Istituto faunistico N totale Superficie totale interessata (ettari) % superficie totale % superficie A.S.P. AUTG Zone in concessione autogestite per l esercizio della caccia 49 46.822 15,6 16,00 La percentuale attuale delle aziende e degli istituti privati è molto bassa, pari ad appena l 1,3% della S.A.S.P., mentre va rilevato che le Zone autogestite coprono ben il 15,6% della S.A.S.P. Da questo quadro consegue la necessità nell ambito della presente proposta di P.F.V.P. di ridefinire la destinazione territoriale con l obiettivo di raggiungere il valore minimo del 20% per gli istituti di protezione e di indirizzare il futuro delle aziende ed istituti privati, anche in relazione alla problematica dell esistenza in deroga delle Zone in concessione autogestite, attualmente molto numerose nel territorio provinciale, ma non previste dal quadro normativo nazionale e regionale attuale. A seguito degli incontri realizzati nell arco del 2010-2011 su tutto il territorio provinciale con i soggetti interessati alla gestione faunistica, si è elaborata una proposta di riassetto territoriale faunistico-venatorio, con particolare riguardo alle Oasi di protezione faunistica e alle Zone di ripopolamento e cattura. La proposta elaborata viene riportata di seguito e rappresenta un ipotesi di nuovo assetto degli Istituti di protezione faunistica finalizzato al raggiungimento della quota del 20% della S.A.S.P. richiesta dalla normativa vigente. Per quanto riguarda gli istituti privati viene riportata la situazione aggiornata al 31 dicembre 2011. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 10
OASI PERMANENTI DI PROTEZIONE FAUNISTICA Alla data del 31 dicembre 2011 risultano istituite n 18 oasi permanenti di protezione faunistica, per una superficie totale interessata di 11.589 ettari, pari a circa il 4% della S.A.S.P. La presente proposta prevede l istituzione di altre 13 oasi permanenti per pervenire al quadro complessivo illustrato nella seguente tabella: cod denominazione superficie ha % Sup. ASP % Sup. territoriale OA1 Arci 900 0,31 0,30 OA2 S'Ena Arrubia 351 0,12 0,12 OA3 Corru Mannu - Corru S'Ittiri 290 0,10 0,10 OA4 Castello di Medusa 170 0,06 0,06 OA5 Capo Marrargiu 890 0,30 0,29 OA6 Colonia Agraria "Su Tippiri" 100 0,03 0,03 OA7 Scuola Graria 443 0,15 0,15 OA8 Isola di Mal di Ventre 88 0,03 0,03 OA9 Mare e Pauli 351 0,12 0,12 OA10 Turre Seu 193 0,07 0,06 OA11 Mistras 1.276 0,43 0,42 OA12 Capo Nieddu 900 0,31 0,30 OA13 Sa Giara 1.600 0,55 0,53 OA14 Assai 1.500 0,51 0,50 OA15 Capo Mannu 400 0,14 0,13 OA16 Stagni di Sale Porcus ed Is Benas 450 0,15 0,15 OA17 Pauli Maiori 287 0,10 0,09 OA18 Stagno di Marceddì e San Giovanni 1.400 0,48 0,46 OA19 Paui 'e Figu di S. Giusta 274 0,1 0,1 OA20 Costa Golfo Oristano 1.424 0,5 0,5 OA21 Laconi 158 0,1 0,1 OA22 Usellus nord-ovest 549 0,2 0,2 OA23 Usellus nord-est 404 0,1 0,1 OA24 Bosa-Montresta 2.811 1,0 0,9 OA25 Giara di Genoni 1.456 0,5 0,5 OA26 Lago Omodeo 2.904 1,0 1,0 OA27 Costa Tresnuraghes 416 0,1 0,1 OA28 Costa Bosa sud 1.936 0,7 0,6 OA29 Costa Cuglieri 1.130 0,4 0,4 OA30 Costa Sinis 1.930 0,7 0,6 OA31 Costa sud Seu 77 0,0 0,0 Totali 27.058 9,2 8,9 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 11
ZONE TEMPORANEEE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA Per quanto riguarda le Zone temporanee di ripopolamento e cattura la situazione alla data del 31 dicembre 2011 vede istituite n 22 zone, per una superficie totale interessata di 14.202 ettari, pari a circa il 4,8% della S.A.S.P. La presente proposta prevede l istituzione di altre 10 nuove zone di ripopolamento e l ampliamento di diverse zone di ripopolamento già esistenti, per pervenire al quadro complessivo illustrato nella seguente tabella: cod denominazione superficie ha % Sup. ASP % Sup. territoriale ZRC1 Porto Alabe 976 0,33 0,32 ZRC2 Coloros 765 0,26 0,25 ZRC3 Su Segau 1.565 0,53 0,52 ZRC4 Codes 1.587 0,54 0,52 ZRC5 Aurù 794 0,27 0,26 ZRC6 Pardu Longu 698 0,24 0,23 ZRC7 Goronna 1.297 0,44 0,43 ZRC8 Zerfaliu 568 0,19 0,19 ZRC9 Pranu Maiore 1.244 0,42 0,41 ZRC10 Conca su Mortu 868 0,30 0,29 ZRC11 Bia Noa 987 0,34 0,33 ZRC12 Panixeddu 2.770 0,94 0,92 ZRC13 Pra Maiori 555 0,19 0,18 ZRC14 Rio Canale 483 0,16 0,16 ZRC15 Serra Gureu 1.684 0,57 0,56 ZRC16 Cala Pruna 872 0,30 0,29 ZRC17 Pranu Cerbus 1.066 0,36 0,35 ZRC18 Is Coravigus 1.383 0,47 0,46 ZRC19 Pramadda 377 0,13 0,12 ZRC20 Tollinoro 454 0,15 0,15 ZRC21 Monte Urtigu 406 0,14 0,13 ZRC22 Pedra Puzzone 722 0,25 0,24 ZRC23 Scano Montiferro-Sennariolo 1.269 0,43 0,42 ZRC24 Abbasanta 645 0,22 0,21 ZRC25 Foce Tirso 1.012 0,34 0,33 ZRC26 Cirras 376 0,13 0,12 ZRC27 Grighine - Arci 4.779 1,63 1,58 ZRC28 Laconi-Genoni 866 0,30 0,29 ZRC29 Ales 158 0,05 0,05 ZRC30 Morgongiori 144 0,05 0,05 ZRC31 Mogoro-Uras 898 0,31 0,30 ZRC32 S. Nicolò d'arcidano 577 0,20 0,19 Totali 32.845 11,19 10,86 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 12
In tal modo si propone un nuovo quadro degli istituti faunistici di protezione che viene riassunto nella seguente tabella: Cod. Tipologia Istituto faunistico n Superficie interessata % Sup. ASP % Sup. Ter. OA Oasi di protezione faunistica e cattura 31 27.058 9,2 8,9 ZRC Zone di ripopolamento e cattura 32 32.845 11,2 10,9 CAL ANP Centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica Aree Naturali Protette, nazionali e regionali 2 5 0,0 0,0 2 29 0,0 0,0 FNC Fondi chiusi 9 414 0,0 0,0 Totali 76 60.351 20,5 19,8 La proposta perviene ad un ipotesi del 20,5% del territorio agro-silvo-pastorale della Provincia di Oristano interessato da istituti finalizzati alla protezione della fauna selvatica e nel quale non viene praticata l attività venatoria, come richiesto dall art. 22, comma 1, della Legge Regionale n. 23/1998. Per le aziende faunistiche e gli istituti privati, si riporta la situazione attuale al 31 dicembre 2011 mentre per quanto concerne le Zone in concessione autogestite per l esercizio della caccia si rimanda alla definitiva approvazione del Piano regionale faunistico-venatorio, secondo quanto previsto dal Titolo VI Disposizioni finali, transitorie e finanziarie della L.R. n 23/1998, (art. 96, comma 2 Applicazione transitoria della legge regionale 28 aprile 1978, n 32, e art. 97 Limitazioni nelle zone autogestite, comma 3). In proposito, si rileva che nella fase di concertazione con gli operatori venatori effettuata durante il percorso di Valutazione Ambientale Strategica della presente proposta di piano, la Provincia di Oristano ha promosso uno specifico incontro con gli organismi dirigenti delle zone in concessione autogestite, che si è svolto a Santa Cristina (Paulilatino) in data 12 febbraio 2011. In tale occasione sono state rilevate le esigenze e proposte formulate dai suddetti organismi, orientate in particolare ai seguenti aspetti: - importanza di non disperdere il patrimonio di esperienze di gestione faunistica ed ambientale realizzato in tanti anni dalle zone autogestite (importanza fondamentale del legame cacciatoreterritorio); - importanza del ruolo di controllo territoriale e di prevenzione degli incendi e dell inquinamento ambientale svolto dai soci delle zone autogestite; - necessità di valutare la possibilità di trasferire tale esperienza nella creazione delle nuove aziende faunistico-venatorie e nella gestione degli A.T.C. - Ambiti Territoriali di Caccia. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 13
3.3 Individuazione dei Comprensori Faunistici Omogenei 3.3.1 Metodologia La normativa vigente in materia faunistica stabilisce che la prima finalità nella pianificazione sia quella di individuare degli ambiti territoriali omogenei per caratteristiche geografiche, ambientali ed, anche, socioeconomiche. Questi ambiti, definiti comprensori faunistici omogenei, dovrebbero rappresentare le unità di base della futura gestione faunistica e venatoria. La loro definizione rappresenta, dunque, un passaggio estremamente delicato e richiede la considerazione non solo dei dati di natura ambientale e faunistica, ma anche diversi fattori legati alla realtà economica, sociale e culturale delle diverse parti del territorio provinciale. Si ritiene, infatti, importante l analisi di questi fattori proprio in considerazione della necessità di pervenire a dei comprensori di gestione che sia omogenei anche dal punto di vista amministrativo e storico-culturale, in quanto questa omogeneità faciliterebbe il governo della gestione e la partecipazione a livello locale ed agevolerebbe il ruolo di programmazione e coordinamento degli interventi della Provincia. Per tale motivo, ed anche per ridurre al massimo la soggettività nella definizione di tali ambiti, si è ritenuto opportuno adottare una metodologia che considerasse i dati ambientali (climatici, idrografici, geomorfologici, vegetazionali, faunistici) e socio-economici (in particolare quelli agrosilvo-pastorali delle più recenti rilevazioni rilevazione ISTAT, nonché dati ed informazioni di carattere amministrativo, socio-economico. Per l analisi ambientale del territorio provinciale e la produzione della cartografia tematica è stato utilizzato il GIS (Sistema Informativo Territoriale) ArcView prodotto dalla ESRI supportato dall'applicativo GeoPRG della Geographics di Ferrara. Le coperture prodotte (formato shape file) sono compatibili con ArcInfo, sistema utilizzato dalla Regione Sardegna e dal Ministero dell'ambiente. E' stato adottato il sistema di riferimento cartografico Gauss-Boaga, in quanto utilizzato sia per la Carta Tecnica Regionale sia per la redazione della maggior parte dei Piani Urbanistici Comunali. Come basi informative ambientali e di uso del suolo (analisi ambientale) sono state utilizzate le elaborazioni effettuate dalla Regione Sardegna nell ambito della produzione della Carta delle Vocazioni Faunistiche della Sardegna, prodotta nel 2005 con la collaborazione tecnico-scientifica dell Università di Sassari Dipartimento di Zoologia ed Antropologia Biologica. Per la realizzazione della suddetta analisi ambientale è stato utilizzato il Software GIS Arcview 3.2 per Windows, basandosi sul sistema di coordinate (UTM sulla carta topografica dell Istituto Geografico Militare in scala 1:25.000. I principali strati informativi digitalizzati che sono stati utilizzati per l analisi ambientale sono: - CORINE LAND Cover III Liv. (Commission of the European Communities, 1993), per descrivere e misurare I diversi tipi di uso e copertura del suolo; - Modello digitale del Terreno, che consente di derivare dall altimetria informazioni riguardanti l orografia del territorio (esposizione, pendenza, quota minima, massima e media, rugosità). Nell analisi ambientale ricavata dalla Carta regionale delle Vocazioni Faunistiche il territorio provinciale è stato suddiviso in celle quadrate di 2 km di lato (superfice cella = 400 ettari), definite Unità Campione (UC). All interno di ogni UC la carta regionale misura complessivamente 81 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 14
variabili, delle quali 30 sono state derivate dal CORINE come estensione percentuale delle diverse categorie di copertura del suolo. La Carta faunistica regionale sulla base delle variabili dell uso del suolo, le variabili fisiche e di complessità morfologica (fasce altitudinali, pendenza, esposizione) e le variabili di complessità paesaggistica, è pervenuta alla identificazione di 13 Unità Ambientali Omogenee, attraverso l Analisi dei Clusters (metodo di classificazione multivariata - Norusis inc. 1992) e la valutazione mediante Analisi di Funzione Discriminante (ADF) ed Analisi della Varianza (One-way ANOVA; Camussi et al. 1986, Norusis, 1992). Le 13 Unità Ambientali Omogenee sono: UAO1 Zone agricole alberate con spazi naturali a macchia; UAO2 Colture permanenti UAO3 Spazi naturaloi a macchia e aree urbanizzate; UAO 4 Colture permanenti con presenza di spazi naturali a bosco; UAO 5 Spazi naturali a macchia e bosco; UAO 6 Spazi naturali a macchia e bosco ed affioramenti rocciosi; UAO 7 Seminativi cerealicoli e foraggere; UAO 8 Seminativi e spazi naturali a macchia; UAO 9 Seminativi UAO 10 Spazi naturali a macchia, bosco e pascolo; UAO 11 Spazi naturali a macchia, a bosco e a prateria di alta quota; UAO 12 Zone lacustri; UAO 13 Sabbie e spazi naturali con vegetazione rada o assente. Ai dati relativi all analisi ambientale (Unità Ambientali Omogenee) è stata sovrapposta l informazione relativa ad alcune specie faunistiche ritenute chiave per la definizione dei Comprensori Faunistici Omogenei e per la successiva pianificazione faunistico-venatoria. Le specie considerate sono le seguenti: - Pernice sarda; - Lepre sarda; - Coniglio selvatico; - Cinghiale; - Uccelli acquatici; - Altri Ungulati (Cervo sardo, Daino, Muflone). Per le suddette specie sono stati presi in considerazione: I dati relativi alla vocazione del territorio per ciascuna specie riportati dalla Carta delle Vocazioni Faunistiche della Sardegna, prodotta dalla Regione Sardegna nel 2005, espressa su un reticolo territoriale costituito da una maglia di riferimento identica a quella delle Unità Ambientali Omogenee e secondo classi di densità; I dati relativi alla distribuzione delle specie sono stati ripresi sempre dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche (densità media espressa su base comunale); i dati relativi ai censimenti degli uccelli acquatici nel decennio 2000 2010 (censimenti invernali e censimenti in periodo riproduttivo per le specie ornitiche d interesse comunitario). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 15
La sovrapposizione tra l informazione ambientale ed i dati faunistici delle specie chiave è avvenuta con utilizzo del sistema informativo territoriale della Provincia di Oristano (software ArcView prodotto dalla ESRI supportato dall'applicativo GeoPRG della Geographics di Ferrara). 3.3.2 I Comprensori Faunistici Omogenei Sulla base dell analisi ambientale e faunistica, sono stai individuati quattro comprensori faunistici omogenei: CFO Denominazione N Comuni Superficie GIS Superficie ASP 1 PLANARGIA MONTIFERRU 16 67.374 ettari 66.316 ettari 2 ABBASANTA-OMODEO-GUILCER-BARIGADU 17 61.359 ettari 60.499 ettari 3 PENISOLA DEL SINIS CAMPIDANO 26 101.248 ettari 95.454 ettari 4 MONTE ARCI SARCIDANO MARMILLA 29 73.189 ettari 71.912 ettari La ripartizione nei quattro comprensori è stata definita su base amministrativa (confini dei singoli territori comunali). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 16
Di seguito sono descritte in maniera sintetica le principali caratteristiche ambientali e faunistiche di ciascun comprensorio e viene riportato l elenco dei comuni interessati. CFO 1 - PLANARGIA MONTIFERRU CFO n. 1 - Planargia - Montiferru Comune Sup GIS Sup ASP Montresta 2.372,35 2.348,71 Bosa 13.583,77 13.302,56 Milis 1.868,70 1.808,07 Suni 4.739,09 4.673,71 Modolo 242,46 235,04 Tinnura 382,89 365,53 Sagama 1.173,02 1.164,54 Flussio 686,64 661,77 Magomadas 899,63 848,42 Tresnuraghes 3.157,90 3.075,68 Sennariolo 1.566,11 1.557,06 Scano Montiferro 6.053,86 6.001,45 Cuglieri 12.093,14 11.929,37 Santulussurgiu 9.968,41 9.844,33 Seneghe 5.742,31 5.691,70 Bonarcado 2.843,68 2.807,61 Totali 67.373,96 66.315,55 Il comprensorio si estende per una superficie complessiva di 67.374 ettari (66.316 ettari di Superfici ASP), e comprende le regioni storico-geografiche della Planargia e del Montiferru, ed è caratterizzato dai complessi collinari e costieri a prevalente substrato geologico di natura vulcanica, con particolare riferimento ai territori dei comuni costieri di Bosa, Magomadas, Tresnuraghes e Cuglieri, e alle zone interne collinari-montane (fino ad un altimetria massima di circa 900 metri) dei territori dei comuni di Montresta, Bosa, Suni, Scano Montiferro, Santulussurgiu, Seneghe e Bonarcado. Dall analisi delle Unità Ambientali Omogenee della Carta delle Vocazioni Faunistiche della Sardegna (2005), si rileva che UAO maggiormente rappresentata è quella Macchia e pascolo con seminativi, seguita da Macchia e bosco e Seminativi e macchia. Poco rappresentate le UAO Seminativo e bosco, Colture permanenti e Seminativi irrigui. Il paesaggio vegetazionale, in effetti, è principalmente caratterizzato da aree a macchia mediterranea (con predominanza di lentisco, mirto, cisti, euforbie, grinestra spinosa, olivastro) e pascolo (utilizzato in maniera per l allevamento estensivo degli ovini e dei bovini), da aree coltivate ad olivo e vigneti, da boschi con prevalenza di leccio, roverella e sughera (in particolare i territori collinari e montani di Seneghe, Santulussurgiu, Scano Montiferro, Montresta), e da aree steppiche di limitata estensione (Suni, Sagama). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 17
La fascia costiera è caratterizzata da falesie di natura calcarea (Santa Caterina di Pittinuri - Cuglieri) e vulcanica (Cuglieri, Tresnuraghes, Magomadas, Bosa), di altitudine variabile tra i 30 ei 60 metri sul livello del mare, con presenza limitata di arenili sabbiosi (Porto Alabe Tresnuraghes, Bosa foce del Fiume Temo), ed assenza di zone umide costiere. Per quanto riguarda l aspetto faunistico, dall esame della cartografia della vocazione delle specie chiave riportata sempre nella Carta regionale delle Vocazioni Faunistiche, si possono evidenziare i seguenti aspetti: PERNICE SARDA - Il territorio della Planargia e del Montiferru ha una vocazione media ed alta per questa specie, con particolare riferimento ai tavolati basaltici della fascia costiera compresa tra i comuni di Cuglieri e Bosa, e alle pendici occidentali del complesso montano del Montiferru. Sono queste le aree nelle quali le coltivazioni (seminativi) si alternano con la macchia, più o meno evoluta, e con il bosco. Una situazione ideale per l alimentazione, il rifugio e le possibilità di riproduzione della pernice sarda.della Dal punto di vista faunistico da rilevare le seguenti considerazioni Meno vocate risultano le aree nelle fasce più elevate (tra i 600 e i 900 metri nei territori di Santulussurgiu, Seneghe, Scano Montiferro, Cuglieri), LEPRE SARDA La situazione per questa specie appare analoga a quella della pernice sarda: la fascia costiera e le aree collinari (in particolare sul versante occidentale del Montiferru, nella Planargia, e nei territori di Suni, Sagama e Montresta), sempre in relazione alla tipologia dell habitat a macchia, pascolo e seminativi. Buone densità della specie sono state rilevate negli ultimi 10 anni, soprattutto nei territori costieri di Cuglieri e Tresnuraghes. Meno vocate le aree collinari e montane tra i 500 e 900 metri di altitudine, ricomprese nei territori di Santulussurgiu, Scano Montiferro, Seneghe, Cuglieri, e, in parte, nell entroterra bosano. CONIGLIO SELVATICO Analoga alla lepre, la vocazione relativa al coniglio selvatico, anche se la sua presenza risulta potenzialmente maggiore nelle aree interne collinari (dai 200 ai 500 metri di altitudine), e lievemente superiore nelle parti più elevate (500-900 metri). CINGHIALE Per quanto riguarda questa specie risultano maggiormente popolate e vocate le aree collinari e montane del Montiferru (territori di Cuglieri, Santulussurgiu, Seneghe, Scano Montiferro) ed in Planargia i territori costieri ed interni di Bosa e Montresta. In queste aree sono stati rilevati negli ultimi 10 anni il maggior numero di abbattimenti durante le attività di caccia e rilevate le maggiori densità della specie. Di recente è segnalata una diffusione del cinghiale verso la fascia costiera con riferimento in particolare ai territori di Cuglieri, Tresnuraghes e Magomadas. ALTRI UNGULATI Sono presenti nuclei in libertà di muflone e di cervo sardo nel complesso montano del Montiferru (Santulussurgiu e Seneghe), originati da operazioni di immissione effettuate dalla Regione Sardegna all interno dei territori gestiti dall Ente Foreste della Sardegna). UCCELLI ACQUATICI nel comprensorio non sono presenti zone umide di particolare interesse. Gli acquitrini temporanei (pauli) presenti nel periodo invernale nei tavolati basaltici costieri rappresentano punti di sosta per alcune specie ornitiche (anatidi, ardeidi, gru) durante i passi migratori autunnale e primaverile. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 18
ALTRE SPECIE D INTERESSE CONSERVAZIONISTICO O GESTIONALE I territori costieri ed interni di Bosa e Montresta ospitano la maggiore colonia di riproduzione del Grifone (Gyps fulvus) presente in Sardegna. Lungo la fascia costiera dei comuni di Cuglieri e Tresnuraghes (compresa tra Cabu Nieddu, Torre di Foghe e Sa Corona Niedda) si sono rilevate colonie di nidificazione del Cormorano (Phalacrocorax carbo sinesis), anche se non in maniera continuativa. CFO 2 ABBASANTA OMODEO - GUILCER BARIGADU CFO n. 2 - Abbasanta - Omodeo Guilcer - Barigadu Comune Sup GIS Sup ASP Aidomaggiore 4.139,25 4.112,61 Sedilo 6.857,20 6.760,24 Norbello 2.621,37 2.568,97 Sorradile 2.638,53 2.624,44 Abbasanta 3.984,40 3.837,37 Boroneddu 443,83 437,39 Tadasuni 526,26 519,36 Bidonì 1.164,98 1.157,15 Nughedu Santa Vittoria 2.858,30 2.843,44 Ghilarza 5.504,72 5.368,53 Paulilatino 10.384,88 10.318,07 Ardauli 2.045,03 2.009,92 Neoneli 4.803,35 4.774,44 Ulà Tirso 1.879,36 1.855,86 Busachi 5.905,48 5.795,45 Fordongianus 3.945,29 3.879,03 Villanova Truschedu 1.657,70 1.637,69 Totali 61.359,93 60.499,96 Il comprensorio si estende per una superficie complessiva di 61.360 ettari (60.500 ettari di Superfici ASP), e comprende le regioni storico-geografiche dell Altopiano di Abbasanta, del Guilcer Lago Omodeo, e del Barigadu, ed è caratterizzato da altopiani basaltici (in particolare nei territori di Abbasanta, Ghilarza, Norbello, Paulilatino, Sedilo ed Aidomaggiore) dalla presenza del vasto lago artificiale Omodeo e dai complessi collinari e montani con altitudini tra gli 800 ed i 900 metri s.l.m. (territori di Neoneli, Nughedu Santa Vittoria, Sorradile, Ardauli, Ula Tirso, Busachi, Samugheo), situati ad oriente al confine con la provincia di Nuoro. Dall analisi delle Unità Ambientali Omogenee della Carta delle Vocazioni Faunistiche della Sardegna (2005), si rileva che UAO maggiormente rappresentata è quella Seminativi e bosco seguita da Macchia e pascolo con seminativi, e Macchia e bosco. Poco rappresentate le UAO Seminativo e macchia e Seminativi irrigui. Rappresentata l UAO Zone lacustri grazie alla presenza del Lago Omodeo. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 19
Il paesaggio vegetazionale, è principalmente caratterizzato da aree a macchia mediterranea, bosco e pascolo, con predominanza di sughera, leccio, olivastro, lentisco, e mirto negli altipiani basaltici, e boschi di leccio, sughera e roverella nelle zone montane. Presenti anche limitate porzioni di boschi di conifere ed eucalipto, tutti di natura artificiale. Nei territori di Paulilatino è presente uno dei boschi di olivastro più esteso e meglio conservato dell intero Mediterraneo. Importanti anche gli ambienti ripariali dei corsi d acqua afflunri del fiume Tirso e del lago Omodeo, e la stessa asta fluviale del Tirso a monte (Sedilo, Sorradile) e a valle (Busachi, Fordongianus) del lago Omodeo stesso. Di interesse prioritario per la tutela della biodiversità anche gli stagni temporanei mediterranei (i cosidetti pauli ), tipici dell altopiano di Ghilarza, Abbasanta e Paulilatino, caratterizzati da una sottile lama d acqua nei mesi invernali e primaverili, e ricchi di specie botaniche di grande interesse conservazioni stico. Il pascolo e le aree steppiche caratterizzata da macchia mediterranea più o meno evoluta, seminativi, e praterie naturali ( pascolo mediterraneo, habitat considerato dall Unione Europea d interesse prioritario per la tutela della biodiversità), sono utilizzati per l allevamento estensivo dei bovini e degli ovini. Limitate le superfici interessate da colture permanenti (olivetti, frutteti, vigneti). Per quanto riguarda l aspetto faunistico, dall esame della cartografia della vocazione delle specie chiave riportata sempre nella Carta regionale delle Vocazioni Faunistiche, si possono evidenziare i seguenti aspetti: PERNICE SARDA - Le aree maggiormente vocate sono quelle degli altipiani di Abbasanta, Ghilarza, paulilatino, Sedilo ed Aidomaggiore, per la presenza di una alternanza tra aree a seminativi, a pascolo, a macchia mediterranea, a boschi di olivastro, e a piccoli coltivi (vigneti). Questo infatti rappresenta un habitat molto favorevole alla sopravvivenza della pernice, unitamente alla notevole presenza di muri a secco, cumuli di spietra mento, piccoli corsi d acqua e ristagni naturali temporanei. Dalle attività di monitoraggio effettuate dalla Regione e dalla Provincia di Oristano, proprio in queste aree sono state registrate le maggiori densità per 100 ettari. Tuttavia la vocazione risulta medio-alta anche nelle zone collinari e montane della parte orientale del comprensorio (Barigadu), con rilevamenti anche nelle aree boscate di Neoneli e Nughedu (Oasi di protezione faunistica di Assai ), e di Busachi e Samugheo. LEPRE SARDA Quasi tutta l area del comprensorio faunistico omogeneo presenta una vocazione medio-alta per questa specie, che, analogamente alla pernice, può beneficiare delle caratteristiche ambientali e delle attività antropiche presenti, in particolare per quanto riguarda i territori di Paulilatino e Ghilarza. Meno vocate le aree montane con altitudine superiore ai 700-800 metri e substrato geologico con prevalenza di graniti (territori di Neoneli e Nughedu Santa Vittoria). CONIGLIO SELVATICO Analoga alla lepre, la vocazione relativa al coniglio selvatico: la vocazione risulta alta in gran parte del territorio del comprensorio, con la esclusione delle arre montane e granitiche del Barigadu. CINGHIALE Per quanto riguarda questa specie risultano maggiormente popolate e vocate le aree collinari e montane del Montiferru (territori di Cuglieri, Santulussurgiu, Seneghe, Scano Montiferro) ed in Planargia i territori costieri ed interni di Bosa e Montresta. In queste aree sono stati rilevati negli ultimi 10 anni il maggior numero di abbattimenti durante le attività di caccia e PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 20
rilevate le maggiori densità della specie. Di recente è segnalata una diffusione del cinghiale verso la fascia costiera con riferimento in particolare ai territori di Cuglieri, Tresnuraghes e Magomadas. ALTRI UNGULATI Dopo il 1990 sono stati introdotti dei nuclei di riproduzione di Daino, e, successivamente, di Cervo sardo nel comprensorio forestale di Assai (comuni di Neoneli e Nughedu Santa Vittoria), gestiti dall Ente Foreste della Sardegna. I daini ed i cervi, inizialmente contenuti in recinti di riproduzione di limitata superficie, sono poi stati immessi nel territorio libero, andando a costituire popolazioni naturali che si sono distribuite principalmente nelle aree bosctae dei territori di Neoneli, Nughedu, Austis, Ortueri e Sorgono. La consistenza attuale di tali popolazioni è stata stimata di recente (2005) dalla Regione Sardegna in occasione della redazione della Carta delle Vocazioni faunistiche della Sardegna, con la collaborazione del Dipartimento di Zoologia dell Università di Sassari. UCCELLI ACQUATICI nel comprensorio è presente il lago artificiale Omodeo, che interessa una superficie molto vasta nei territori del Guilcer e Barigadu, Dai dati degli ultimi 20 anni relativi censimenti I.W.C. realizzati dalla Regione Sardegna risulta che questa zona umida interna riveste importanza regionale per lo svernamento di alcune specie di uccelli acquatici, con particolare riferimento agli Anatidi ed agli Ardeidi. Di minore importanza le zone acquitrinose temporanee (pauli) presenti nel periodo invernale nei tavolati basaltici di Abbasanta-Paulilatino-Ghilarza, che rappresentano comunque luoghi di sosta lungo le direttrici migratorie interne per alcune specie ornitiche durante i passi migratori autunnale e primaverile. ALTRE SPECIE D INTERESSE CONSERVAZIONISTICO O GESTIONALE Le zone steppiche degli altopiani ed i pascoli mediterranei rappresentano un ambiente ideale per la Gallina prataiola e l Albanella minore, con particolare riguardo ai territori di Sedilo ed Aidomaggiore. Nei compendi montani e forestali del Barigadu da segnalare la nidificazione dell Aquila reale, dell Astore sardo e dello Sparviere, e la presenza del Gatto selvatico e della Martora. Per quanto riguarda la gestione, da segnalare la presenza di popolazioni ormai ambientate di Nutria, con particolare riferimento ai corsi d acqua dei territori di Abbasanta, Ghilarza e Paulilatino, e di alcuni affluenti del lago Omodeo nei territori di Aidomaggiore e Sedilo. CFO 3 PENISOLA DEL SINIS - CAMPIDANO CFO n. 3 - Penisola del Sinis Campidano Comune Sup GIS Sup ASP San Vero Milis 7.257,02 7.008,02 Narbolia 4.045,88 3.950,89 Bauladu 2.424,70 2.387,59 Riola Sardo 4.821,32 4.717,43 Tramatza 1.688,08 1.628,29 Baratili San Pietro 589,66 545,87 Nurachi 1.598,09 1.527,34 Nureci 1.286,12 1.271,83 Zeddiani 1.183,17 1.109,10 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 21
Siamaggiore 1.310,59 1.244,63 Solarussa 3.179,46 3.076,69 Zerfaliu 1.536,41 1.477,47 Ollastra 2.158,94 2.116,55 Simaxis 2.787,26 2.583,58 Siapiccia 1.791,50 1.778,18 Siamanna 2.844,53 2.796,99 Cabras 10.178,25 9.353,31 Oristano 8.568,99 7.367,01 Santa Giusta 6.907,99 6.453,84 Palmas Arborea 3.905,69 3.850,07 Arborea 9.347,28 8.773,11 Marrubiu 6.142,42 5.786,77 Terralba 4.027,36 3.396,50 Uras 3.917,13 3.773,20 San Ncicolò d'arcidano 2.851,67 2.727,25 Mogoro 4.898,43 4.752,00 Totali 101.247,84 95.453,51 Il comprensorio si estende per una superficie complessiva di 101.248 ettari (95.454 ettari di Superfici ASP), e comprende le regioni storico-geografiche della Penisola del Sinis, della fascia costiera del Golfo di Oristano e della pianura del Campidano (parte settentrionale). Dall analisi delle Unità Ambientali Omogenee della Carta delle Vocazioni Faunistiche della Sardegna (2005), si rileva che UAO di gran lunga più rappresentata è quella dei Seminativi irrigui (ben il 71% del territorio), seguita dalle Colture permanenti e dalle Zone Umide. Rappresentati in maniera minima i Seminativi e macchia. Il paesaggio, di conseguenza, è principalmente caratterizzato da aree agricole in gran parte coltivate in maniera intensiva ed irrigua. Si tratta, in effetti, di un comprensorio in larga prevalenza pianeggiante e costiero, con altitudini comprese dal livello del mare fino ai 200 metri. In questo comprensorio si concentrano i centri urbani maggiormente popolati (Oristano, Terralba, Cabras, Santa Giusta, Marrubiu, Arborea, Uras, Mogoro), le attività agricole intensive (seminativi irrigui, ortaggi, risaie, ecc.), le principali attività turistiche costiere, le principali infrastrutture viarie, ferroviarie, portuali e aeroportuali, e la presenza di numerose e vaste zone umide e di compendi interessati da attività di pesca lagunare. Il comprensorio è attraversato nella parte settentrionale dall asta fluviale del Tirso. Di assoluta importanza ambientale, paesaggistica e faunistica, l insieme del sistema di zone umide (stagni, lagune, foce del fiume Tirso, acquitrini permanenti e temporanei) e della fascia costiera compresa tra la laguna di Marceddì San Giovanni a sud e la spiaggia di Is Benas Is Arenas di Narbolia e San Vero Milis,. Si tratta di spiagge, litorali rocciosi, falesie, sistemi dunali, pinete artificiali e la piccola isola di Mal di Ventre, che costituiscono un ambiente naturale di rilevanza europea per la conservazione della biodiversità degli habitat e delle specie vegetali ed animali. Le zone umide, in larga parte Siti Ramsar, ricompresi nella Rete europea Natura 2000 (SIC e ZPS) e protette dal vincolo di oasi faunistiche permanenti. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 22
Per quanto riguarda l aspetto faunistico, dall esame della cartografia della vocazione delle specie chiave riportata sempre nella Carta regionale delle Vocazioni Faunistiche, si possono evidenziare i seguenti aspetti: PERNICE SARDA - La vocazione del territorio di questo comprensorio è nel complesso molto bassa per questa specie, con l eccezione di alcuni piccoli territori costieri ancora caratterizzati dalla presenza di macchia mediterranea o pineta litoranea con sottobosco a macchia (Turre Seu e Capo San Marco nel comune di Cabras, Is Arenas nei comuni di S. Vero Milis e Narbolia, e Cirras nel comune di Santa Giusta), delle aree collinari alle pendici del Monte Arci e del Monte Grighine nei territori di Santa Giusta, Palmas Arborea, Marrubiu, Siamanna e Siapiccia, e in alcune zone più interne dei territori di Uras e Mogoro. LEPRE SARDA Medio alta la vocazione per la lepre sarda in quasi tutto il territorio di questo comprensorio, con particolare riferimento alla fascia costiera della penisola del Sinis, Capo Mannu di San Vero Milis e la pineta litoranea di Is Arenas di Narbolia. Buona anche la vocazione delle aree pianeggianti dell Alto Campidano, caratterizzate dalla presenza di seminativi irrigui e di seminativi e macchia mediterranea bassa, delle aree con coltivazioni permanenti o ad ortaggi, e delle aree ai piedi dei complessi collinari-montani del Grighine e del Monte Arci, queste ultime con maggiore presenza di macchia mediterranea evoluta e boschi di leccio. CONIGLIO SELVATICO Decisamente minore la vocazione per il coniglio selvatico, che risulta medio-bassa in buona parte del territorio comprensoriale (circa il 79%). Fanno eccezione piccole porzioni di territorio costiero, con macchia mediterranea, gariga e sistemi dunali ancora ben conservati (Cabras, San Vero Milis e Narbolia, Cirras di Santa Giusta), ed anche alcune aree agricole nei territori comunali di Narbolia, Riola Sardo, Nurachi, Cabras e Zeddiani, caratterizzati dalla presenza di colture permanenti non intensive e molto diversificate (ortaggi, vigneti, olivetti, seminativi e macchia). CINGHIALE Molto bassa la vocazione di questo comprensorio per il cinghiale, in conseguenza della scarsissima presenza di habitat idonei. Da evidenziare esclusivamente alcuni territori costieri (pineta di Is Benas Is Arenas, pineta litoranea di Arborea) e le zone collinari alle pendici del Grighine e del Monte Arci nei territori di Santa Giusta, Palmas Arborea e Marrubiu), nelle quali vengono anche di recente segnalati danni alle colture ed alle attività produttive e turistiche. ALTRI UNGULATI Le uniche aree potenzialmente vocate per la immissione di Daino e Cervo sardo risultano le pinete litoranee di is Benas Is Arenas e di Arborea, ma grossi problemi di gestione legati alla presenza di attività agricole intensive e di attività turistiche. Possibile anche l immissione nei territori collinari a macchia e bosco presenti alle pendici del Grighine e Monte Arci nei comuni di Sanbta Giusta, Palmas Arborea e Marrubiu, anche se si tratta di porzioni con una superficie complessiva molto limitata. UCCELLI ACQUATICI il vasto sistema di zone umide costiere presente in questo comprensorio rappresenta un ambiente di rilevanza internazionale per lo svernamento e la sosta degli uccelli acquatici durante le migrazioni nell area paleartica, con particolare riferimento agli Anatidi, alle Folaghe, agli Ardeidi (Garzetta, Airone cenerino, Airone guardabuoi, Airone bianco maggiore, Sgarza dal ciuffo, Nitticora), alle numerose specie di Limicoli (Charadriformes), ai Laridi, al Fenicottero rosa, ad alcuni Accipitriformi (Falco pescatore, Falco di palude), ed, in misura minore agli Svassi, all Avocetta ed alla Pavoncella. Consistenti anche i contingenti di Cormorano (dai 7000 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 23
ai 13.000 individui) che utilizzano le zone umide dell Oristanese come aree di sosta, di svernamento e di alimentazione nei mesi compresi tra ottobre e marzo. Le stesse zone umide sono anche siti d importanza europea per la nidificazione di diverse specie ornitiche di interesse prioritario per la tutela della biodiversità. Dai monitoraggi sulle specie nidificanti effettuati dalla Provincia di Oristano nel periodo 2003-2005 la fascia costiera dell Oristanese è risultata di assoluto interesse per l Airone rosso, il Mignattaio, il Fistione turco, la Moretta tabaccata, il Falco di palude, il Pollo sultano, il Cavaliere d Italia, l Occhione, la Pernice di mare, la Sterna comune, il Fraticello, il Martin pescatore. ALTRE SPECIE D INTERESSE CONSERVAZIONISTICO O GESTIONALE Da ricordare l importanza dell Isola di Mal di Ventre per la nidificazione del Gabbiano corso (Larus audouinii) e del Cormorano dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis desmarestii), e per la possibile nidificazione delle Berte e dell Uccello delle tempeste (Hydrobates pelagicus melitensis). L isola rappresenta da oltre 20 anni anche una importante stazione di rilevamento ed inanellamento degli uccelli, finalizzata allo studio delle migrazioni, con particolare riguardo ai Passeriformi. Di recente segnalata la presenza della Gallina prataiola nella penisola del Sinis (territori di Riola Sardo e Cabras). La fascia costiera e la stessa isola di Mal di Ventre, rappresentano anche ambienti importanti per la conservazione dell erpetofauna, con particolare riguardo alle testuggini (Testuggine d acqua, Testuggine comune, Testuggine greca e Testuggine marginata) ad alcuni Lacertidi (Lucertola tirrenica ed Algiroide nano) e ad anfibi di interesse conservazionistico come la Raganella sarda ed il Discoglosso sardo. Da rilevare, di recente (2007-2009), alcune segnalazioni della presenza della Nutria lungo i corsi d acqua del Tirso (territorio di Oristano e foce) e del Rio Mogoro (Terralba). CFO 4 ARCI SARCIDANO MARMILLA CFO n. 4 - Monte Arci - Sarcidano Marmilla Comune Sup GIS Sup ASP Allai 2.744,08 2.727,50 Samugheo 8.118,90 7.973,58 Ruinas 3.037,07 2.993,46 Villaurbana 5.852,19 5.786,50 Mogorella 1.718,43 1.688,59 Asuni 2.136,62 2.112,28 Usellus 3.518,85 3.469,97 Villa Sant'Antonio 1.906,34 1.878,63 Laconi 12.483,36 12.277,68 Senis 1.599,54 1.569,51 Nureci 1.286,12 1.271,83 Genoni 4.379,84 4.339,13 Villaverde 1.745,83 1.724,40 Albagiara 883,15 864,74 Assolo 1.641,39 1.617,93 Morgongiori 4.528,98 4.474,25 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 24
Ales 2.248,44 2.178,18 Gonnosnò 1.546,92 1.495,46 Siris 597,11 584,02 Sini 874,78 841,62 Pau 1.391,83 1.374,64 Pompu 513,35 499,72 Curcuris 719,28 700,90 Simala 1.345,48 1.318,62 Baressa 1.250,58 1.205,64 Baradili 589,66 545,87 Masullas 1.882,07 1.815,79 Gonnostramatza 1.763,58 1.723,90 Gonnoscodina 885,02 857,56 Totali 73.188,79 71.911,90 Il comprensorio si estende per una superficie complessiva di 73.189 ettari (71.912 ettari di Superfici ASP), e comprende le regioni storico-geografiche della Monte Arci Grighine, del Sarcidano e dell Alta Marmilla, con una parte delle Giare. Dall analisi delle Unità Ambientali Omogenee della Carta delle Vocazioni Faunistiche della Sardegna (2005), si rileva una prevalenza della UAO Macchia e pascolo con seminativi, con particolare riferimento alla parte più settentrionale del comprensorio ed al territorio del Sarcidano, della UAO Seminativi e bosco (territori di Samugheo, Ruinas, Asuni, Villa S. Antonio), della UAO Seminativi (territori dell Alta Marmilla) e della UAO Macchia e bosco (zone collinari e montane del Grighine e del Monte Arci, territori di Laconi e Samugheo). Meno rappresentate le UAO dei Seminativi irrigui e dei Seminativi e macchia. Il territorio è caratterizzato da un paesaggio molto vario, in prevalenza collinare, con le zone boscate del Sarcidano e le emergenze di origine vulcanica del Monte Arci (intorno ai 900 metri di altitudine) e delle Giare, queste ultime situate al confine con le Province del Medio Campidano e di Cagliari. In queste aree abbiamo una copertura vegetale naturale con macchia mediterranea più o meno evoluta e zone a bosco con prevalenza di leccio e sughera. Boschi artificiali a conifere sono limitati alle aree del Monte Arci. Le attività antropiche sono soprattutto legate all agricoltura (vigneti, oliveti, frutteti) e all allevamento estensivo degli ovini e dei bovini. Meno accidentato e più pianeggiante il paesaggio dell Alta Marmilla, caratterizzato da vasti spazi aperti coltivati in prevalenza a seminativi. Per quanto riguarda l aspetto faunistico, dall esame della cartografia della vocazione delle specie chiave riportata sempre nella Carta regionale delle Vocazioni Faunistiche, si possono evidenziare i seguenti aspetti: PERNICE SARDA - Il territorio del comprensorio ha una vocazione medio-alta per la pernice sarda nelle arre collinari del Grighine Monte Arci, del Sarcidano e della parte più settentrionale (Ruinas, Allai, Samugheo), grazie alla presenza di vaste aree a macchia mediterranea, bosco e pascoli in alternanza con le coltivazioni permanenti, Risulta invece bassa nelle aree più PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 25
pianeggianti della Marmilla, dove prevalgono i seminativi e sono poco estese le aree a macchia mediterranea. LEPRE SARDA Quasi tutto il territorio del comprensorio risulta a vocazione medio-alta per la lepre sarda, comprese le aree collinari e pianeggianti della Marmilla. Vocazione bassa invece nelle aree più elevate, sopra i 500-600 metri di altitudine, ed, in genere caratterizzate da copertura fitta a bosco o a macchia mediterranea, con particolare riferimento al complesso del Monte Arci e ai territori di Laconi e Samugheo. CONIGLIO SELVATICO il territorio comprensoriale presenta una vocazione per questa specie molto simile a quella della pernice sarda, confermando che le aree migliori sarebbero quelle collinari con alternanza di coltivazioni permanenti, pascoli e macchia mediterranea. Anche in questo caso vocazione minore per le aree pianeggianti a seminativi della Marmilla. CINGHIALE Le arre vocate per il cinghiale sono limitate ai complessi collinari e montani del Grighine, del Monte Arci, del Sarcidano di Laconi, dei costoni delle Giare di (Genoni, Nureci, Siri) e dei territori di Samugheo, Ruinas ed Allai, in relazione alla presenza di vaste porzioni di macchia mediterranea e bosco. ALTRI UNGULATI Nel comprensorio esistono poche aree potenzialmente vocate per la immissione di Daino e Cervo sardo: il complesso montano del Monte Arci, che però risulta di limitata estensione, e i territori boschivi del Sarcidano di Laconi. Queste aree sono attualmente gestite in larga parte dall Ente Foreste della Regione Sardegna, che in passato a valutato la possibilità di programmi di immissione del cervo sardo nel Monte Arci. UCCELLI ACQUATICI Il comprensorio non riveste importanza per la migrazione o la riproduzione degli uccelli acquatici. Di interesse regionale solo gli acquitrini temporanei delle Giare, come habitat di svernamento e sosta durante le migrazioni, con particolare riferimento agli Anatidi. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 26
3.4 Individuazione degli Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.) La L.R. n. 23/1998 al Capo III Organizzazione gestionale della caccia programmata, con gli articoli 52, 53, 54, 55, 56 e 57, prevede istituzione e le indicazioni delle modalità di gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia programmata (A.T.C.) che devono essere individuati sulla base delle caratteristiche faunistico-ambientali del territorio, delle consuetudini, delle tradizioni locali e della pressone venatoria esercitabile sul territorio. Per quanto stabilito dalla L.R. n. 23/1998 gli A.T.C. hanno carattere sub provinciale, e per ogni Provincia possono essere individuati solo 2 ambiti, non potendosi superare il limite di complessivi 16 A.T.C. per l intera regione. Questa condizione obbligatoria ha influito sulla individuazione degli A.T.C. della provincia di Oristano. Inizialmente è stata elaborata in sede tecnica una proposta di suddivisione su base comunale in due soli A.T.C. Tale proposta è stata illustrata e discussa a livello territoriale durante il ciclo d incontri che è stato realizzato nel 2010-2011, con il coinvolgimento delle Amministrazioni locali, del Corpo Forestale e di V.A., dell Ente Foreste della Sardegna, delle associazioni ambientali e venatorie, delle associazioni di categoria dell agricoltura e della pesca e degli organismi direttivi delle Zone in concessione autogestite. Durante gli incontri, si sono registrate opinioni molto differenti. Una parte dei partecipanti, soprattutto nelle aree interne oristanesi, ha sottolineato che sarebbe più opportuno suddividere il territorio provinciale in almeno 4 A.T.C., corrispondenti grosso modo ai Comprensori Faunistici Omogenei individuati dalla presente proposta di P.F.V.P. Altri hanno suggerito la suddivisione della Superficie Agro Silvo Pastorale in due A.T.C. (uno primo comprendente la parte a nord del corso del Fiume Tirso ed un secondo comprendente la parte a sud dello stesso fiume). In fine, altri ancora hanno proposto la creazione di un ambito territoriale di caccia unico che comprenda l intero territorio provinciale. Da più parte è stata sottolineata anche la problematica della ripartizioni dei cacciatori residenti nei centri urbani con maggior popolazione (il capoluogo provinciale Oristano, Bosa, Terralba, Cabras, Santa Giusta) che sono in prevalenza concentrati nell area del Golfo di Oristano e di conseguenza una difficoltà nella definizione delle densità di cacciatori tra i due A.T.C. proposti. La presente proposta suggerisce l attivazione di un unico ambito territoriale di caccia. Deve essere considerato che tale proposta avrà naturalmente carattere di situazione sperimentale, che dovrà essere verificata con la gestione effettiva, e che potrà anche essere modificata in seguito, come previsto dal comma 6 dell art. 52 della L.R. n. 23/1998. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 27
A.T.C. unico provincia di Oristano. Nella tabella successiva i dati relativi all A.T.C. unico che comprende l intera superficie AgroSilvoPastorale della provincia di Oristano, suddivisi per ciascun territorio comunale: Comune Superficie ASP abitanti n cacciatori ha S.ASP/ cacciatore n cacciatori/ 100 ha SASP % cacciatori/ abitanti Montresta 2.348,71 650 48 48,9 2,0 7,4 Bosa 13.302,56 7.635 156 85,3 1,2 2,0 Suni 4.673,71 4.532 50 93,5 1,1 1,1 Modolo 235,04 181 3 78,3 1,3 1,7 Tinnura 365,53 272 8 45,7 2,2 2,9 Sagama 1.164,54 213 10 116,5 0,9 4,7 Flussio 661,77 497 19 34,8 2,9 3,8 Magomadas 848,42 596 22 38,6 2,6 3,7 Milis 1.808,07 1.570 115 15,7 6,4 7,3 Tresnuraghes 3.075,68 1.196 52 59,1 1,7 4,3 Sennariolo 1.557,06 173 9 173,0 0,6 5,2 Scano Montiferro 6.001,45 1.725 36 166,7 0,6 2,1 Cuglieri 11.929,37 3.146 196 60,9 1,6 6,2 Santulussurgiu 9.844,33 2.464 85 115,8 0,9 3,4 Seneghe 5.691,70 1.972 85 67,0 1,5 4,3 Bonarcado 2.807,61 1.702 71 39,5 2,5 4,2 Aidomaggiore 4.112,61 542 22 186,9 0,5 4,1 Sedilo 6.760,24 2.245 50 135,2 0,7 2,2 Norbello 2.568,97 1.223 39 65,9 1,5 3,2 Sorradile 2.624,44 497 15 175,0 0,6 3,0 Abbasanta 3.837,37 2.615 65 59,0 1,7 2,5 Boroneddu 437,39 184 8 54,7 1,8 4,3 Tadasuni 519,36 198 7 74,2 1,3 3,5 Bidonì 1.157,15 159 13 89,0 1,1 8,2 Nughedu S. Vittoria 2.843,44 578 44 64,6 1,5 7,6 Ghilarza 5.368,53 4.372 119 45,1 2,2 2,7 Paulilatino 10.318,07 2.417 115 89,7 1,1 4,8 Ardauli 2.009,92 1.158 36 55,8 1,8 3,1 Neoneli 4.774,44 791 34 140,4 0,7 4,3 Ulà Tirso 1.855,86 634 45 41,2 2,4 7,1 Busachi 5.795,45 1.429 70 82,8 1,2 4,9 San Vero Milis 7.008,02 2.203 63 111,2 0,9 2,9 Narbolia 3.950,89 1.637 44 89,8 1,1 2,7 Bauladu 2.387,59 687 26 91,8 1,1 3,8 Riola Sardo 4.717,43 2.137 68 69,4 1,4 3,2 Tramatza 1.628,29 998 22 74,0 1,4 2,2 Baratili San Pietro 545,87 1.251 28 19,5 5,1 2,2 Nurachi 1.527,34 1.519 43 35,5 2,8 2,8 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 28
Comune Superficie ASP abitanti n cacciator i ha S.ASP/ cacciatore n cacciatori/ 100 ha SASP % cacciatori/ abitanti Zeddiani 1.109,10 1.190 22 50,4 2,0 1,8 Siamaggiore 1.244,63 996 20 62,2 1,6 2,0 Soddì 555,31 142 10 55,5 1,8 7,0 Solarussa 3.076,69 2.393 37 83,2 1,2 1,5 Zerfaliu 1.477,47 1.157 57 25,9 3,9 4,9 Simaxis 2.583,58 2.157 61 42,4 2,4 2,8 Cabras 9.353,31 8.604 238 39,3 2,5 2,8 Oristano 7.367,01 31.169 602 12,2 8,2 1,9 Samugheo 7.973,58 3.409 200 39,9 2,5 5,9 Ruinas 2.993,46 825 41 73,0 1,4 5,0 Villaurbana 5.786,50 1.694 127 45,6 2,2 7,5 Mogorella 1.688,59 513 48 35,2 2,8 9,4 Asuni 2.112,28 425 24 88,0 1,1 5,6 Usellus 3.469,97 933 41 84,6 1,2 4,4 Villa Sant'Antonio 1.878,63 454 19 98,9 1,0 4,2 Laconi 12.277,68 2.202 112 109,6 0,9 5,1 Senis 1.569,51 576 26 60,4 1,7 4,5 Nureci 1.271,83 393 14 90,8 1,1 3,6 Genoni 4.339,13 1.006 57 76,1 1,3 5,7 Villaverde 1.724,40 395 25 69,0 1,4 6,3 Albagiara 864,74 289 5 172,9 0,6 1,7 Assolo 1.617,93 485 13 124,5 0,8 2,7 Morgongiori 4.474,25 892 57 78,5 1,3 6,4 Ales 2.178,18 1.428 75 29,0 3,4 5,3 Gonnosnò 1.495,46 900 36 41,5 2,4 4,0 Siris 584,02 249 8 73,0 1,4 3,2 Sini 841,62 497 24 35,1 2,9 4,8 Pau 1.374,64 353 26 52,9 1,9 7,4 Pompu 499,72 303 9 55,5 1,8 3,0 Curcuris 700,90 317 19 36,9 2,7 6,0 Simala 1.318,62 399 13 101,4 1,0 3,3 Baressa 1.205,64 894 20 60,3 1,7 2,2 Baradili 545,87 95 9 60,7 1,6 9,5 Masullas 1.815,79 1.196 60 30,3 3,3 5,0 Gonnostramatza 1.723,90 959 57 30,2 3,3 5,9 Gonnoscodina 857,56 562 18 47,6 2,1 3,2 Fordongianus 3.879,03 1.057 34 114,1 0,9 3,2 Villanova Truschedu 1.637,69 381 25 65,5 1,5 6,6 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 29
Comune Superficie ASP abitanti n cacciator i ha S.ASP/ cacciatore n cacciatori/ 100 ha SASP % cacciatori/ abitanti Ollastra 2.116,55 1.274 38 55,7 1,8 3,0 Siapiccia 1.778,18 376 24 74,1 1,3 6,4 Siamanna 2.796,99 863 52 53,8 1,9 6,0 Santa Giusta 6.453,84 4.208 126 51,2 2,0 3,0 Palmas Arborea 3.850,07 1.335 88 43,8 2,3 6,6 Arborea 8.770,67 3.927 192 45,7 2,2 4,9 Marrubiu 5.786,77 4.862 123 47,0 2,1 2,5 Terralba 3.396,50 10.229 248 13,7 7,3 2,4 Uras 3.773,20 3.106 78 48,4 2,1 2,5 San Nicolò 2.727,25 d'arcidano 2.912 120 22,7 4,4 4,1 Mogoro 4.752,00 4.579 152 31,3 3,2 3,3 Allai 2.727,50 423 25 109,1 0,9 5,9 Totali 293.461,96 167.981 5.496 52,9 1,9 3,4 Nell A.T.C. unico proposto la disponibilità teorica di superficie A.S.P. per ciascun cacciatore è di 52,9 ettari. Sono presenti n 2 cacciatori per ogni 100 ettari di S.A.S.P. e la percentuale dei cacciatori sull intera popolazione è del 3,4%. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 30
3.5 Obiettivi generali della pianificazione La presente proposta di P.F.V.P., in attuazione della L.R. n.23/1998 e come descritto nella parte prima Disposizioni generali, si pone i seguenti obiettivi generali della pianificazione faunisticovenatoria: Obiettivo 1: garantire il mantenimento, la tutela, il monitoraggio del patrimonio faunistico e della biodiversità delle specie animali selvatiche e dei loro habitat; Obiettivo 2: attivare e promuovere la gestione attiva, integrata, sostenibile, condivisa e partecipata, degli istituti faunistici di protezione e delle aree naturali d interesse per la sopravvivenza della fauna residente e migratoria; Obiettivo 3: garantire una fruizione sostenibile del patrimonio faunistico a scopo venatorio (caccia sociale) ed economico, con il coinvolgimento del mondo venatorio e di tutti gli attori sociali direttamente ed indirettamente interessati, e con la prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica alle attività produttive. La pianificazione si pone poi i seguenti obiettivi specifici: Ob. sp 1 Ob. sp 2 Ridefinire l assetto territoriale e garantire la gestione attiva e sostenibile degli Istituti faunistici di protezione Garantire la gestione sostenibile delle specie d interesse comunitario e dei loro habitat Avviare e mantenere una gestione attiva delle Oasi permanenti di protezione faunistica e delle Zone di ripopolamento e cattura, attraverso la definizione ed attuazione di specifici Piani di Gestione faunistica, che abbiamo valenza tecnico-scientifica e che siano condivisi con i soggetti locali interessati alla gestione delle singole aree. Particolare riguardo dovrà essere riservato a: - la tutela delle specie faunistiche e agli habitat d interesse comunitario; - il monitoraggio delle specie d interesse conservazionistico e venatorio; - la ricerca scientifica applicata; - gli interventi sperimentali di prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica alle attività produttive; - gli interventi di miglioramento ambientale a fini faunistici; - le attività di informazione, di sensibilizzazione, di coinvolgimento e di partecipazione dei soggetti locali Garantire su tutto il territorio provinciale la tutela della biodiversità, con particolare riguardo alle aree naturali della Rete europea Natura 2000 e alle zone umide importanti per l avifauna acquatica lungo le linee di migrazione paleartiche. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 31
Ob. sp 3 Garantire la gestione sostenibile delle specie d interesse venatorio sensibili Attuare interventi di monitoraggio, studio e gestione attiva finalizzati a garantire la tutela e a favorire l incremento delle popolazioni di pernice sarda, lepre sarda, coniglio selvatico nel territorio oristanese Ob. sp 4 Garantire il controllo delle cosiddette specie problematiche Attuare interventi di controllo, di prevenzione e di studio finalizzati a contenere le popolazioni delle specie faunistiche che determinano impatti sull ambiente e sulle attività produttive (con particolare riguardo al cinghiale, al cormorano, alla cornacchia grigia), e a risolvere il problema delle specie alloctone (nutria) Ob. sp 5 Promuovere la caccia sociale ed il prelievo venatorio sostenibile (Gestione partecipata dell A.T.C.) Avviare e sostenere il funzionamento e la gestione dell Ambito Territoriali di Caccia (A.T.C.) e favorire un attività venatoria che sia legata al territorio locale e compatibile con la tutela della fauna, dell ambiente e delle attività produttive (agricoltura, allevamento, pesca, turismo Ob. Sp 6 Ob. Sp 7 Prevenire i danni della fauna selvatica e gli incidenti stradali Promuovere l informazione e l educazione alla sostenibilità Realizzare interventi sperimentali di prevenzione dei danni e degli incidenti stradali causati da fauna selvatica; promuovere azioni per favorire l informazione, la responsabilizzazione ed il coinvolgimento degli attori sociali interessati Attuare iniziative e programmi di informazione, formazione sensibilizzazione ed educazione rivolti ai principali attori sociali e categorie produttive coinvolte nella tutela e gestione sostenibile della fauna selvatica a livello locale. Per il raggiungimento degli obiettivi descritti si ritiene necessario che tutti i soggetti istituzionali competenti e tutti i soggetti privati interessati alla gestione faunistica e venatoria, siano coinvolti in maniera responsabile per dare attuazione a quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale ed nel rispetto delle Direttive europee e delle convenzioni internazionali in matteria di conservazione della fauna selvatica. Occorre un impegno comune, solidale e cooperativo, per attuare un adeguata gestione dei vari istituti faunistici, fino ad ora rimasta praticamente disattesa, e per avviare finalmente il funzionamento dell Ambiti Territoriale di Caccia e promuovere un attività venatoria a carattere sociale, vicina al territorio di competenza e ai problemi derivanti dal rapporto con le attività produttive e lo sviluppo locale sostenibile. La Provincia, per suo conto, ritiene che sarà necessario potenziare e migliorare dal punto di vista organizzativo il proprio Servizio Gestione Fauna, per poter raggiungere gli obiettivi fissati dal P.F.V.P. e per fornire in maniera adeguata un supporto tecnico e di coordinamento sovra territoriale ai soggetti impegnati nella gestione delle aree d interesse faunistico e nella conduzione dell A.T.C. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 32
La Provincia dovrà provvedere a potenziare la propria struttura tecnica (formazione ed inserimento della figura specializzata di Tecnico faunistico ) e gli strumenti di supporto alla gestione, come le banche dati, gli studi e le ricerche applicate, il proprio Sistema Informativo Territoriale e Cartografico computerizzato, i servizi informativi telematici all utenza esterna. La Provincia continuerà, come ha fatto negli ultimi dieci anni, a promuovere ed attuare programmi ed iniziative di sensibilizzazione, formazione ed educazione, e processi partecipative di gestione dei conflitti. In questa attività ci si potrà avvalere della Rete provinciale INFEA (Informazione, Formazione, Educazione Ambientale) che la Provincia ha costituito ed anima dal settembre del 2008, con il coinvolgimento dei Comuni, dei Centri di Educazione Ambientale e degli operatori del settore, dell Ufficio Provinciale Scolastico. A supporto dell attività tecnica della Provincia si ritiene di fondamentale importanza lo sviluppo della cooperazione con altri organismi competenti in campo ambientale e faunistico, come il Corpo Forestale e di V.A., l Area Marina Protetta della Penisola del Sinis, l Ente Foreste della Sardegna, LAORE, i futuri organismi di gestione dei parchi naturali regionali e dei siti della Rete Natura 2000 (SIC e ZPS), nonché con gli enti di ricerca scientifica e le associazioni ambientali, venatorie, culturali e di volontariato e le associazioni di categoria del mondo produttivo. In fine, Si ritiene importante dare seguito alla formazione di personale di supporto ( coadiutori faunistici ) da poter utilizzare in attività di monitoraggio, rilevazione e di gestione della fauna selvatica. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 33
3.6 Fauna selvatica: densità obiettivo ed attività gestionali Nel presente paragrafo sono analizzati i dati della Carta delle Vocazioni Faunistiche della Sardegna prodotta dalla Regione Sardegna nel periodo 2003-2005, riportati su base provinciale, in relazione alla vocazione ( idoneità territoriale ) per le principali specie faunistiche d interesse venatorio e conservazionistico. Si ritiene infatti che l attribuzione delle vocazioni faunistiche sia un aspetto molto importante nella pianificazione di una corretta gestione della fauna selvatica, in quanto permette di stabilire il grado d idoneità ambientale di un territorio per ciascuna specie e di individuare le aree di potenziale presenza, e, al loro interno, i gradienti di densità e/o di abbondanza. A livello di metodologia la valutazione dell idoneità del territorio nell ambito della Carta regionale delle Vocazioni, è stata effettuata utilizzando i risultati delle relazioni habitat-popolazioni. Tali analisi hanno permesso di individuare le variabili ambientali più importanti che hanno influenza in senso positivo o negativo: o Frequentazione ed utilizzo dell habitat; o Distribuzione degli individui e quindi, presenza/assenza delle specie; o Densità e livelli di popolazione; o Abbondanza delle specie. Per quanto riguarda la pernice sarda, la lepre sarda ed il coniglio selvatico, utilizzando le variabili selezionate, in particolare, dai modelli discriminanti e di regressione multipla, le Unità Ambientali Omogenee (U.A.O.) individuate dall analisi ambientale (vedere Parte seconda del P.F.V.P.) sono state classificate per gradi di idoneotà. Per questo scopo le U.A.O. sono state ordinate per livelli decrescenti dei valori delle variabili con effetto negativo. Il risultato è stato un ordinamento a 1 (= massima idoneità = colorazione più scura) a 13 (= minima idoneità = colore più chiaro) delle U.A.O. e delle celle della griglia di 2x2 chilometri loro appartenenti. E stata così ottenuta una valutazione semi-quantitativa del grado di idoneità del territorio. Il passaggio successivo è stato l attribuzione ad ogni classe d idoneità di livelli di densità potenziale realisticamente raggiungibili per ogni specie con un appropriata gestione. A tale scopo sono stati utilizzati i dati di densità rilevati nelle aree di studio campione dove sono stati eseguiti i censimenti. Le aree di studio sono state attribuite ad una delle classi d idoneità misurando le superfici delle diverse classi ricadenti in ogni area di studio ed attribuendo queste ultime alla classe dominante. Successivamente è stata effettuata un analisi di regressione tra le densità registrate nelle aree campione di studio ed il livello d idoneità a cui ogni area apparteneva ed è stata ottenuta, per ogni specie, una retta di regressione con relativi limiti fiduciali al 95% della stima descrivente la relazione tra densità e classe d idoneità. In fine, i valori minimi, medi e massimi di densità per ogni classe d idoneità sono stati ottenuti per interpolazione con la retta di regressione (densità media) e con i limiti fiduciali inferiore (densità minima) e superiore (densità massima). Sulla base dei valori di densità così ottenuti sono state calcolate le consistenze delle popolazioni di pernice sarda, lepre sarda e coniglio selvatico per ogni U.A.O. e di conseguenza per ogni territorio provinciale. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 34
In pratica, si ottengono informazioni su: o l idoneità territoriale; o le densità potenziali associate ad ogni grado d idoneità; o una stima delle densità e consistenze potenziali delle popolazioni pre-riproduttive delle specie (pernice sarda, lepre sarda, coniglio selvatico). Nel presente Piano Faunistico Venatorio provinciale sono stati elaborati ed analizzati i dati ed i risultati della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche, riportati alla dimensione provinciale. Tali dati e risultati rimangono, infatti, gli unici elementi di riferimento aggiornati attualmente disponibili, in attesa che, con l attuazione del P.F.V.P., si possano avviare ed estendere ad un maggior numero di aree campione le attività di monitoraggio nel territorio provinciale, in maniera standardizzata e ripetute con regolare periodicità. 3.6.1 Specie stanziali d interesse venatorio Per quanto riguarda le specie d interesse venatorio vengono prese in considerazione le tre specie considerate sensibili dal punto di vista della loro conservazione: la pernice sarda, la lepre sarda ed il coniglio selvatico. Pernice sarda (Alectoris barbara) Idoneità territoriale Dai dati della Carta regionale si rileva che la Provincia di Oristano è nel suo complesso idonea alla presenza della pernice sarda, con particolare riferimento alle aree costiere e collinari del Montiferru e della Planargia, alle aree interne dell Altopiano di Abbasanta-Ghilarza-Paulilatino, del Guilcer, del Barigadu e del Sarcidano di Laconi, delle aree collinari del Grighine e del Monte Arci, nonché della Giara di Gesturi. Meno idonee appaiono le aree della penisola del Sinis, con l eccezione di alcuni siti di superficie limitata (oasi di Turre Seu, promontorio di Capo San Marco) dove è ancora presente una macchia mediterranea abbastanza sviluppata presente, e le aree pianeggianti dell Alto Campidano, caratterizzate da zone intensamente coltivate e dalla presenza dei principali centri urbani (Oristano, Cabras, Santa Giusta, Arborea, Terralba, Marrubiu). Per la provincia di Oristano sono state esaminate le seguenti aree campione, dove sono stati realizzati i censimenti nelle stagioni 2004 e 2005, con la metodologia del censimento al canto e del mappaggio (osservazioni dirette su transetti percosri a piedi o in auto): - Oasi di protezione di Capo Mannu, ha 437 (Riola Sardo San Vero Milis); - Oasi di protezione di Capo Nieddu, ha 897(Cuglieri); - Oasi di protezione di Foresta Assai, ha 1153 (Neoneli); - Oasi di protezione dell Entroterra di Montresta, ha 483 (Montresta); - Zona di Ripopolamento e Cattura di Simaxis, ha 1118 (Simaxis); - Zona di Ripopolamento e Cattura di Tanca Regia, ha 536 (Abbasanta); - Zona di Ripopolamento e Cattura di Tramatza, ha 979 (Tramatza). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 35
Dai monitoraggi effettuati per la redazione della Carta regionale delle Vocazioni in Provincia di Oristano le abbondanze più elevate per la Pernice sarda sono state registrate nei comuni di Mogoro, Uras, Masullas, Sinis e Gonnostramatza, ed in quelli ricadenti nel complesso collinare del Monte Arci. La situazione è simile anche nei comuni più settentrionali fino ad arrivare all altopiano di Abbasanta, Norbello ed Aidomaggiore. Un altro settore importante per la specie è rappresentato dalla parte nord-occidentale della provincia; si tratta dei comuni costieri che hanno mantenuto elementi naturali e che sono collegati con le pendici del Montiferru (Narbolia, Cuglieri, Tresnuraghes, Magomadas) e con le aree impervie dell entroterra di Bosa e Montresta. Nell immagine di lato è riportata la carta delle vocazioni della Pernice sarda relativa alla Provincia di Oristano, tratta dalla Carta delle Vocazioni faunistiche della Sardegna (2005). Sono evidenziate in colore diverso le 13 classi d idoneità territoriale, dal valore 1 della legenda (= massima idoneità = colore più scuro), fino al valore 13 (= minima idoneità = colore più chiaro). In colore verde sono indicati i confini amministrativi dei Comuni. In colore giallo sono indicati i centri abitati, mentre in colore celeste i laghi artificiali e le zone umide costiere (stagni e lagune). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 36
Stima della consistenza della popolazione. La Carta regionale delle Vocazioni Faunistiche (Sottoprogetto 4 Studio relativo alla fauna stanziale, Tab. 7.1 Densità e consistenza delle popolazioni primaverili di Pernice sarda per classi d idoneità territoriale, p. 196), correla i dati rilevati nelle aree campione studiate alle diverse classi d idoneità territoriale (da 1 a 13), attribuisce le densità medie, minime e massime a ciascuno livello d idoneità. Sulla base delle densità così calcolate e considerando l estensione in superficie delle diverse classi d idoneità è possibile effettuare una stima teorica, delle consistenze potenziali delle popolazioni pre-riproduttive della specie. I dati elaborati per il territorio della provincia di Oristano sono riportati nella seguente tabella: Classe idoneità N UC (2x2 km) Densità media Densità min Densità max Sup. Kmq Consistenza media Consistenza minima Consistenza massima 1 48 8,0 6,0 10,0 192 1.536 1.152 1.920 2 88 6,5 5,0 8,0 352 2.288 1.760 2.816 3 109 5,5 4,0 7,0 436 2.398 1.744 3.052 4 82 5,0 4,0 6,0 328 1.640 1.312 1.968 5 58 4,0 3,0 5,0 232 928 696 1.160 6 30 3,0 2,0 4,0 120 360 240 480 7 22 2,0 1,0 3,0 88 176 88 264 8 20 1,0 0,0 2,0 80 80 0 160 9 41 0,5 0,0 1,0 164 82 0 164 10 49 0,5 0,0 1,0 196 98 0 196 11 137 0,5 0,0 1,0 548 274 0 548 12 55 0,5 0,0 1,0 220 110 0 220 13 21 0,5 0,0 1,0 84 42 0 84 Totale 760 3,3 2,3 4,3 3040 10.012 6.992 13.032 Come si vede dalla tabella, per il territorio della provincia di Oristano si stima una consistenza che varia da circa 7.000 a circa 13.000 copie di pernice sarda, con una consistenza potenziale media pari a circa 10.000 copie. La densità media potenziale risulta essere pari a 3,3 coppie per kmq. A livello regionale la Carta delle Vocazioni stima una consistenza variabile da un minimo di circa 66.000 coppie ad un massimo di circa 120.000 coppie, con una consistenza potenziale media di circa 99.000 coppie ed una densità media potenziale di 3,9 coppie per kmq. Dunque la densità media potenziale di pernice sarda nella provincia di Oristano risulta inferiore al valore regionale (3,3 coppie / kmq contro le 3,9 coppie / kmq), e la consistenza media stimata rappresenterebbe il 10,6% del valore della consistenza potenziale media della popolazione dell intera Sardegna. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 37
Considerazioni ed indicazioni generali per la gestione ed il prelievo venatorio. La Carta regionale delle Vocazioni faunistiche, i dati di alcuni studi effettuati dalla Provincia di Oristano su aree campione e le informazioni relative agli abbattimenti nelle zone in concessione autogestite per l esercizio della caccia negli ultimi 10 anni, evidenziano che la specie è in progressivo declino come consistenza delle popolazioni e che in suo areale ha subito una parziale riduzione della sua estensione in alcune situazioni in relazione alle attività agricole di tipo intensivo (area dell Alto Campidano, con particolare riguardo alle porzioni pianeggianti dei territori comunali di Arborea, Santa Giusta, Uras, Terralba e Marrubiu). Bisogna tuttavia evidenziare che non sono disponibili serie storiche di dati adeguate per poter definire l evoluzione della presenza di questa specie nella provincia di Oristano, in quanto negli ultimi venti anni non sono state realizzate attività di monitoraggio regolari e standardizzate. Alcune attività di osservazione sono state organizzate dagli organismi di gestione delle Zone in concessione autogestite, ma si tratta di monitoraggi che non hanno seguito una metodologia scientifica adeguata ed hanno avuto carattere episodico e discontinuo. Secondo i risultati di tali attività, si confermerebbe la contrazione delle popolazioni di pernice sarda, tanto da indurre diverse zone autogestite ad adottare misure di riduzione del prelievo venatorio nei territori di propria competenza. Va però rilevato che tale tendenza non è generalizzabile all intero territorio provinciale, in quanto vengono segnalate significative differenze tra aree diverse. Lo stato delle popolazioni sembrerebbe migliore nelle aree interne collinari ed in alcune aree costiere, entrambe caratterizzate dal permanere di una situazione ambientale favorevole, con alternanza di aree naturali sufficientemente integre a macchia mediterranea, coltivazioni variegate di piccola estensione e attività di allevamento di tipo estensivo e a basso impatto sui sistemi naturali. Non esistono studi specifici a livello provinciale relativi ai possibili fattori limitanti lo sviluppo delle popolazioni di pernice sarda. Di sicuro nelle aree agricole interessate da colture agricole e zootecniche intensive, il particolare sfruttamento dei terreni, la progressiva scomparsa di aree idonee al rifugio, all alimentazione ed alla riproduzione (zone a macchia-bosco, siepi, filari, muretti a secco), l ampliamento della rete stradale interna, l utilizzo esteso di prodotti fitosanitari e le lavorazioni meccanizzate dei terreni, costituiscono tutti fattori che non favoriscono la presenza della specie. Appare più controverso l effetto negativo dei possibili predatori naturali, come la volpe, le cornacchie ed il cinghiale, in assenza di studi specifici in proposito. Gli operatori venatori segnalano un possibile impatto del cinghiale (distruzione dei nidi con le uova) in alcune aree collinari e costiere (Barigadu, Guilcer, Montifferru, Planargia, Arci_Grighine, Alta Marmilla) nelle quali le popolazioni di questa specie hanno avuto un particolare incremento della consistenza negli ultimi 10 anni. Tuttavia si tratta di segnalazioni episodiche che necessitano di conferme scientifiche adeguate. Da verificare anche l eventuale impatto della predazione da parte di specie domestiche, come cani e gatti, allo stato randagio, fenomeno segnalato in alcune aree, ma che rimane difficilmente definibile e quantificabile. Irrilevanti le segnalazioni registrate circa le attività di bracconaggio di questa specie nel territorio oristanese. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 38
Considerata la situazione sopra illustrata, di seguito sono illustrate le tipologie degli interventi che si ritengono indispensabili per una futura gestione faunistica attiva della pernice sarda in provincia di Oristano. Per ogni tipologia d intervento sono indicate le caratteristiche principali dell azione, le modalità di attuazione della stessa ed i soggetti principali coinvolti, in maniera diretta ed indiretta. Le indicazioni suggerite sono state espresse in accordo con quanto previsto dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche, prodotta dalla Regione Sardegna nel dicembre 2005 (Sottoprogetto 4: Studio relativo alla fauna stanziale, Dipartimento di Zoologia e Antropologia Biologica dell Università di Sassari Dipartimento di Biologia Animale dell Università di Pavia). Interventi di gestione faunistica per la pernice sarda Intervento Caratteristiche e modalità principali Soggetti interessati Monitoraggi delle popolazioni Censimenti periodici annuali, finalizzati a stabilire l evoluzione tendenziale delle popolazioni, la loro consistenza e produttività ed il prelievo venatorio compatibile con la loro conservazione. Periodicità: due volte all anno nei periodi aprile-inizio maggio (massima attività di canto) e da fine giugno a settembre (osservazione delle nidiate, perniciotti facilmente osservabili). Provincia A.T.C. Aziende faunistiche Metodologia: - In aree campione opportunamente individuate sulla base delle caratteristiche ambientali e faunistiche; - Censimenti al canto nel periodo primaverile, da effettuare all alba ed al tramonto, mediante un reticolo di punti d ascolto; - Completare il censimento con osservazioni dirette (conteggi a vista) da effettuarsi nelle prime due ore dopo l alba e nel pomeriggio avanzato, soprattutto nelle aree d alimentazione; - Rilevamento delle nidiate mediante ispezione dei luoghi di alimentazione o di abbeverata al mattino e alla sera; distinguere nei gruppi familiari il numero dei giovani, determinare la loro età, e mappare la località di avvistamento; - Utilizzare apposite schede tecniche di rilevamento ed adeguata cartografia dell area di censimento (consigliate carte topografiche in scala 1:5.000 o 1:10.000); - Censimenti a vista con utilizzo di un autovettura e la individuazione di un reticolo di strade e sentieri percorribili, che coprano l intera area o siano scelti come campione rappresentativo dell area di censimento; - Nel censimento delle coppie e delle nidiate è possibile l utilizzo di cani da ferma ben addestrati per abbreviare la durata delle operazioni; Associazioni venatorie Associazioni ambientali Coadiutori faunistici Università ed organismi di ricerca Imprese qualificate di servizi ambientali PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 39
Interventi diretti sulle popolazioni Si tratta di azioni finalizzate al raggiungimento di densità della pernice sarda vicine a quelle di equilibro con l ambiente, in modo che anche il prelievo venatorio possa risultare compatibile con la conservazione della specie: - programmazione del prelievo venatorio, da prevedere sulla base dei risultati ottenuti con il monitoraggio annuale. Se la popolazione è presente con densità molto ridotte (<5 coppie per kmq) è necessario prevedere la sospensione dell attività venatoria per un periodo di almeno 5 anni o almeno fino a quando i censimenti non segnalino una consistenza compatibile con un prelievo venatorio. La sospensione della caccia dovrà interessare l intero territorio provinciale, compresi gli A.T.C., le Aziende faunistico venatorie e agro-turistico-venatorie. Inoltre, per quanto riguarda in generale il prelievo venatorio si suggerisce di: a) limitare la caccia preferibilmente ai due mesi di ottobre e di novembre, con un numero massimo di due giornate giorni fisse a settimana; b) il prelievo deve essere effettuato con la ripartizione del totale degli individui prelevabili per ogni cacciatore praticante la caccia alla pernice e devono essere effettuati controlli adeguati e resa obbligatoria la registrazione degli animali abbattuti in ogni giornata di caccia, mediante utilizzo di apposito tesserino venatorio. Importante valutare, se possibile, il sesso e l età di ogni animale abbattuto. - realizzazione di programmi d immissione, organizzato e controllato dalla Provincia, con la collaborazione degli istituti faunistico-venatori operanti nel territorio (A.T.C. e Aziende). Tali interventi devono essere attentamente valutati e realizzati solo se sussistono condizioni ambientali ed operative ottimali. In particolare, è necessario: a) censire gli allevamenti di pernice sarda esistenti a livello locale e regionale e valutare l idoneità degli esemplari da immettere; b) individuare le zone d immissione a cura della Provincia e sulla base della Carta delle Vocazioni, con superficie interessata non inferiore ai 2000 ettari; c) seguire modalità d intervento secondo una metodologia già collaudata che prevede la realizzazione d interventi di miglioramento ambientale (piccole colture di cereali a perdere) e di strutture di preambientamento (recinti a cielo aperto e voliere di ambientamento); d) bonifica delle zone interessate da cani e gatti inselvatichiti o vaganti, soprattutto in vicinanza degli impianti di preambientamento e) definizione di accordi con gli agricoltori ed i proprietari delle aree interessata; f) realizzazione di attività di controllo (prevenzione del bracconaggio) e monitoraggio dell andamento delle immissioni e dei risultati; g) programmazione degli interventi in modo da effettuare immissioni simultanee in più zone protette di dimensioni variabili dai 1500 ai 2500 ettari vicine tra loro in modo da costituire metapopolazioni formate da sub-popolazioni con Provincia A.T.C. Aziende faunistiche Associazioni venatorie Associazioni ambientali Coadiutori faunistici Università ed organismi di ricerca Imprese qualificate di servizi ambientali PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 40
scambio genico e non isolate. - Istituzione di zone di protezione totale (oasi faunistiche) specifiche per la pernice sarda. La Carta faunistica regionale consiglia estensioni di almeno 2.500 ettari di cui almeno il 60% di aree non forestate ma coltivate, oppure con pascoli cespugliati ed incolti. L individuazione dovrà anche essere finalizzata a creare una rete di aree in modo da consentire scambi d i individui tra i diversi nuclei autoriproducentisi. A tale scopo dovranno essere destinate le aree a maggiore vocazionalità per la specie. Interventi sull ambiente Si tratta di interventi sull ambiente da attuare in tutto l areale vocazionale della specie, con particolare riguardo alle zone protette nelle quali si attuano programmi di conservazione e di immissione. La finalità delle azioni di management faunistico devono essere orientate a migliorare la qualità dell ambiente e ad incrementare le risorse disponibili (alimentazione, rifugio, nidificazione). Le principali tipologie d interventi attuabili sono: - Mantenimento allo stato naturale di piccole aree a macchia mediterranea con roccia affiorante; - Destinazione di appezzamenti coltivati a cereali da destinare esclusivamente alle pernici (colture a perdere); - Mantenimento e nuovo impianto di siepi a macchia, di muretti a secco e di filari alberati, con funzione di zone di rifugio per la pernice sarda; - Creazione di parcelle (incolti) seminate con essenze diverse a maturazione differenziata nel corso dell anno, per migliorare le risorse alimentari disponibili; - Mantenere la possibilità di accedere a punti di abbeverata, naturali o artificiali, soprattutto nel periodo estivo (giugnosettembre), con la conservazione e manutenzione di fontanili, piccoli sorgenti, aree di ristagno temporaneo); - Garantire un azione di sorveglianza e prevenzione per il fenomeno degli incendi estivi, in collaborazione con gli organismi competenti preposti istituzionalmente (Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale della Regione Sardegna). - Valutare la possibilità di attività di foraggiamento con granaglie, da effettuarsi però solo nei periodi nei quali si verifica un brusco calo delle disponibilità alimentari. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 41
Lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus) Idoneità territoriale Dai dati della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche si rileva che la provincia di Oristano è potenzialmente idonea alla presenza della lepre sarda su larga parte del proprio territorio, con particolare riferimento alle seguenti aree: - Fascia costiera del Bosano, della Planargia, del Montiferru, della Penisola del Sinis, caratterizzata da ampie superfici a macchia mediterranea con alternanza di pascoli utilizzati per l allevamento estensivo, da sistemi dunali con ginepreti e macchia spontanea, da aree coltivate in maniera estensiva e diversificata (aziende agricole di piccole dimensioni), da pinete costiere artificiali; - Altopiano di Abbasanta-Ghilarza-Paulilatino, caratterizzato da pascoli alberati (leccio e sughera), da ambienti steppici semi naturali, da macchia mediterranea, da boschi di olivastro, da stagni temporanei, da coltivazioni sparse principalmente a vigneto, frutteto, oliveto e foraggio, da superfici destinate al pascolo estensivo (ovini, bovini, equini); - Zone collinari interne del Montiferru, della Planargia, del Guilcer, del Barigadu, del Sarcidano di Laconi, Grighine, Monte Arci, altopiano di Mogoro, Giara di Gesturi), caratterizzate da macchia mediterranea evoluta e bosco, da vigneti, frutteti, oliveti e coltivazioni di cereali e foraggio, da pascolo estensivi (ovini, bovini); - Le aree pianeggianti dell Alto Campidano (Tramatza, Solarussa, Simaxis, Siamaggiore, Oristano, Santa Giusta, Palmas Arborea, Arborea, Marrubiu, Uras, Mogoro), caratterizzate da vaste estensioni a cereali, foraggio, risaie, pascoli, con la presenza anche di attività agricole intensive; - Le zone collinari e le giare dell Alta Marmilla (Usellus, Gonnosnò, Sini, Baradili, Baressa, Simala, Curcuris, Gonnoscodina, Gonnostramatza), caratterizzate da un fitta alternanza tra macchia mediterranea, coltivazioni a cereali e foraggio, piccoli appezzamenti ad oliveto, frutteto e vigneto, pascoli estensivi (ovini). Meno idonee alla presenza della lepre sarda appaiono invece le aree collinari e montane con un altitudine superiore ai 600 metri e caratterizzate dalla presenza di vaste aree boscate e rimboschimenti artificiali (Bosano, Montiferru di Santulussurgiu, Scano Montiferro e Cuglieri, Barigadu di Neoneli e Nughedu Santa Vittoria, Sarcidano di Laconi e Samugheo, aree cacuminali del Monte Arci). Per la provincia di Oristano nello studio correlato alla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche sono state esaminate alcune aree campione, negli anni 2003-2005, dove sono stati realizzati i censimenti notturni con proiettori alogeni da 100 Watt per stimare le densità e la consistenza delle popolazioni. I censimenti sono stati effettuati in febbraio-marzo, luglio-agosto e novembredicembre per valutare le variazioni stagionali delle densità. Le aree campione in provincia di Oristano sono le seguenti: - Oasi di protezione di Cabu Nieddu, ha 897(Cuglieri); - Zona di Ripopolamento e Cattura di Tanca Regia, ha 536 (Abbasanta); - Zona di Ripopolamento e Cattura di Zerfaliu-Ollastra, ha 568 (Ollastra e Zerfaliu). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 42
Dai monitoraggi effettuati per la redazione della Carta regionale delle Vocazioni in Provincia di Oristano le abbondanze più elevate (densità medie superiori ai 10 individui per Kmq) per la Lepre sarda nel periodo primaverile sono state registrate nell oasi di protezione faunistica di Cabu Nieddu (primavera 2003) nel territorio di Cuglieri. Nella altre due aree campione (ZRC di Tanca Regia e ZRC di Zerfaliu-Ollastra ) le densità medie sono risultate invece decisamente inferiori ai 10 individui per Kmq. I risultati sono riassunti nella seguente tabella: Area campione Oasi di Cabu Nieddu (Cuglieri) Anno di rilevamento Variazioni delle densità medie (DS) di Lepre sarda (n individui avvistati/kmq) Primavera Estate Autunno 2003-69,4-2004 33,6-33,3 2005 41,4 - - ZRC Ollastra 2005 4,0 - - ZRC Tanca Regia 2005 0,0 - - Incrementi delle popolazioni sono stati registrati nell area campione di Cabu Nieddu, dove dal 2004 al 2005 la popolazione primaverile è aumentata del 23,2%. Nell immagine di lato è riportata la carta delle vocazioni della Lepre sarda relativa alla Provincia di Oristano, tratta dalla Carta delle Vocazioni faunistiche della Sardegna (2005). Sono evidenziate in colore diverso le 13 classi d idoneità territoriale, dal valore 1 della legenda (= massima idoneità = colore più scuro), fino al valore 13 (= minima idoneità = colore più chiaro). In colore verde sono indicati i confini amministrativi dei Comuni. In colore giallo sono indicati i centri abitati, mentre in colore celeste i laghi artificiali e le zone umide costiere (stagni e lagune). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 43
Stima della consistenza della popolazione. La Carta regionale delle Vocazioni Faunistiche (Sottoprogetto 4 Studio relativo alla fauna stanziale, Tab. 7.2 Densità e consistenza delle popolazioni primaverili di Lepre sarda per classi d idoneità territoriale, p. 200), correla i dati rilevati nelle aree campione studiate alle diverse classi d idoneità territoriale (da 1 a 13), attribuisce le densità medie, minime e massime a ciascuno livello d idoneità. Sulla base delle densità così calcolate e considerando l estensione in superficie delle diverse classi d idoneità è possibile effettuare una stima teorica, delle consistenze potenziali delle popolazioni pre-riproduttive della specie. I dati elaborati per il territorio della provincia di Oristano sono riportati nella seguente tabella: Classe idoneità N UC (2x2 km) Densità media Densità min Densità max Sup. Kmq Consistenza media Consistenza minima Consistenza massima 1 71 7,0 4,0 10,0 284 1.988 1.136 2.840 2 39 5,0 3,0 7,0 156 780 468 1.092 3 79 4,0 2,0 6,0 316 1.264 632 1.896 4 55 3,5 2,0 5,0 220 770 440 1.100 5 36 2,5 1,0 4,0 144 360 144 576 6 72 2,0 1,0 3,0 288 576 288 864 7 168 1,5 1,0 2,0 672 1.008 672 1.344 8 79 1,5 1,0 2,0 316 474 316 632 9 87 0,5 0,0 1,0 348 174 0 348 10 25 0,5 0,0 1,0 100 50 0 100 11 22 0,5 0,0 1,0 88 44 0 88 12 23 0,5 0,0 1,0 92 46 0 92 13 4 0,5 0,0 1,0 16 8 0 16 Totale 760 2,5 1,3 3,6 3040 7.542 4.096 10.988 Come si vede dalla tabella, per il territorio della provincia di Oristano si stima una consistenza che varia da 4.000 a circa 11.000 individui di Lepre sarda, con una consistenza potenziale media pari a circa 7.500 individui. La densità media potenziale risulta essere pari a 2,5 individui per kmq. A livello regionale la Carta delle Vocazioni stima una consistenza variabile da un minimo di circa 35.000 individui ad un massimo di circa 99.000 individui, con una consistenza potenziale media di circa 67.000 individui ed una densità media potenziale di 2,7 individui per kmq. Dunque la densità media potenziale di Lepre sarda nella provincia di Oristano risulta praticamente identica al valore regionale (2,5 individui / kmq contro i 2,7 individui / kmq), e la consistenza media stimata rappresenterebbe il 11,2% del valore della consistenza potenziale media della popolazione dell intera Sardegna. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 44
Considerazioni ed indicazioni generali per la gestione ed il prelievo venatorio. I censimenti effettuati nell ambito della redazione della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche (2005), i dati di alcuni studi effettuati dalla Provincia di Oristano su aree campione e le informazioni relative agli abbattimenti nelle zone in concessione autogestite per l esercizio della caccia negli ultimi 10 anni, sembrerebbero evidenziare una situazione incerta rispetto allo stato di questa specie. Non è chiaro se questa specie sia in reale declino o se la capacità portante del territorio oristanese sia limitata da alcuni fattori al punto da non permettere di raggiungere densità ottimali. Da un lato sono confermate densità medio-alte in diverse parti del territorio provinciale, dall altro appare che la Lepre sarda in gran parte della provincia presenta densità medie molto basse e sembrerebbe in progressivo declino. Di sicuro i dati a disposizione devono ancora considerarsi del tutto insufficienti per delineare un quadro preciso della situazione. Gli operatori venatori, con particolare riguardo agli organismi direttivi delle Zone in concessione autogestite, da diversi anni sostengono che la specie sarebbe presente su gran parte del territorio provinciale ma con densità molto basse, di sicuro inferiori ai 10 individui per kmq. La gravità della situazione avrebbe indotto diverse zone autogestite a ridurre o impedire la caccia a questa specie con il proprio calendario venatorio interno. Migliore sembrerebbe la situazione in alcune aree come la fascia costiera dei comuni di Cuglieri e Tresnuraghes, probabilmente in relazione alla particolare idoneità ambientale di tali zone, al limitato impatto delle attività umane (agricoltura, allevamento e turismo), al loro isolamento con scarsa presenza di strade di penetrazione agraria e turistica, ed alla presenza di alcuni istituti di protezione faunistica ed ambientale (oasi permanente di Cabu Nieddu, ZRC di Porto Alabe, cantieri forestali di Tresnuraghes) e di alcune zone autogestite di adeguata dimensione. Come per la pernice sarda anche per la lepre sarda non sono stati effettuate indagini specifiche a livello provinciale sui possibili fattori che possono aver limitato lo sviluppo delle popolazioni di questa specie. Gli operatori venatori ed anche il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale segnalano un possibile impatto negativo del bracconaggio, praticato nelle ore serali e notturno con l uso dei fari delle autovetture lungo le strade sterrate interpoderali. Altro elemento negativo sarebbero le pesanti trasformazioni fondiarie con riduzione della macchia mediterranea, spiettramenti, bonifica delle stagni temporanei, distruzione dei muretti a secco e delle siepi di confine tra gli appezzamenti coltivati. Nessuna informazione sull impatto degli investimenti notturni nelle strade asfaltate della rete viaria provinciale. Incerto anche il possibile effetto negativo da parte di predatori naturali. Gli operatori venatori segnalano, in particolare, la predazione da parte della volpe, che sarebbe presente con buone densità su gran parte del territorio provinciale. Nessuna certezza anche sull eventuale impatto della predazione da parte di specie domestiche, come cani allo stato randagio, fenomeno segnalato in alcune aree, ma da verificare. In bibliografia i fattori che influenzano negativamente l abbondanza della lepre sarda, oltre al prelievo venatorio, sono stati individuati fondamentalmente nella tendenza a uniformare il territorio attraverso la continua riduzione degli ambienti idonei e alla presenza eccessiva del bestiame domestico (Sacchi e Meriggi, 1999). La Carta regionale delle Vocazioni faunistiche evidenzia la grave carenza, se non la totale mancanza, di studi pluriennali sulla dinamica di popolazione, fondamentali per l individuazione di quei parametri demografici (successo riproduttivo, incremento annuo, mortalità, dispersione) PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 45
necessari per affrontare analisi di vitalità, finalizzate a prevedere realisticamente l evoluzione dimensionale delle popolazioni e le possibilità di permanenza nel tempo, individuando i fattori che ne possono condizionare negativamente l andamento. Questa carenza dell informazione di base ha sempre impedito l avvio di programmi di conservazione e di gestione adeguati, ed ha favorito spesso la richiesta di interventi di ripopolamento a supporto delle basse consistenze delle popolazioni naturali. Probabilmente in passato ci si è trovati in provincia di Oristano, come in tutta la Sardegna, davanti ad un attività di prelievo venatorio della specie eccessiva rispetto alla reale produttività delle popolazioni, non tenuta in adeguata considerazione per una mancanza di monitoraggi preliminari all attività di caccia. Di sicuro possono aver contribuito un certo impatto dei predatori, naturali e non, ed anche una situazione d isolamento delle popolazioni rarefatte con conseguente perdita di vitalità. Alcune operazioni di ripopolamento della lepre sarda effettuati in provincia di Oristano nella seconda metà degli anni 90 (anche con esemplari radio-collarati) non ha prodotto alcun risultato significativo. In bibliografia il limiti e gli scarsi risultati dei ripopolamenti con lepri con soggetti di allevamento o di cattura sono evidenziati da diversi studi realizzati in Italia ed altri paesi europei negli anni dal 1968 al 2001. Considerato l attuale stato delle popolazioni di lepre sarda, di seguito sono illustrate le tipologie degli interventi che si ritengono utili per una futura gestione di questa specie in provincia di Oristano. Per ogni tipologia d intervento sono indicate le caratteristiche principali dell azione, le modalità di attuazione della stessa ed i soggetti principali coinvolti, in maniera diretta ed indiretta. Le indicazioni riportate sono state espresse in accordo con quanto suggerito dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche, prodotta dalla Regione Sardegna nel dicembre 2005 (Sottoprogetto 4: Studio relativo alla fauna stanziale, Dipartimento di Zoologia e Antropologia Biologica dell Università di Sassari Dipartimento di Biologia Animale dell Università di Pavia). Interventi di gestione faunistica per la lepre sarda Intervento Caratteristiche e modalità principali Soggetti interessati Monitoraggi delle popolazioni Realizzazione di programmi di monitoraggio finalizzati ad accertare la densità e gli incrementi annui delle popolazioni. Nel territorio oristanese considerata la distribuzione della lepre sarda in diversi tipi di habitat con differenti gradi di visibilità i risultati più attendibili si possono ottenere combinando più metodi di censimento complementari. Provincia A.T.C. Aziende faunistiche In particolare, è opportuno attuare: - Censimenti in battuta, con il conteggio a vista su aree campione, scelte in modo che siano rappresentative dei vari habitat presenti nel territorio. E necessario compiere almeno due censimenti: il primo alla fine del periodo invernale (fine febbraio) ed il secondo a fine estate inizio autunno (settembre ottobre). La superficie interessate dal censimento deve essere pari ad almeno il 15% del territorio in cui si vuole stimare la consistenza della popolazione. Associazioni venatorie Associazioni ambientali Coadiutori faunistici Università ed organismi di PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 46
- Censimenti notturni da automezzo con fonti luminose (proiettori alogeni orientabili manualmente con potenza di circa 100 Watt) nelle ore notturne quando le lepri sono in alimentazione nelle zone aperte. E necessari percorrere transetti stradali che coprano almeno il 10% del territorio, utilizzare apposite schede tecniche di rilevamento e mappare le osservazioni e l area illuminata su carte in scala 1:10.000, per poter successivamente digitalizzare la superficie coperta mediante GIS e calcolare la reale estensione interessata dal censimento. ricerca Imprese qualificate di servizi ambientali Interventi diretti sulle popolazioni Si tratta di azioni finalizzate al raggiungimento di densità della lepre sarda vicine a quelle di equilibro con l ambiente, in modo che anche il prelievo venatorio possa risultare compatibile con la conservazione della specie: - programmazione del prelievo venatorio, da prevedere sulla base dei risultati ottenuti con il monitoraggio annuale. Se la popolazione è presente con densità molto ridotte è necessario prevedere la sospensione dell attività venatoria per un periodo di almeno 5 anni o almeno fino a quando i censimenti non segnalino una consistenza compatibile con un prelievo venatorio. La sospensione della caccia dovrà interessare l intero territorio provinciale, compresi gli A.T.C., le Aziende faunistico venatorie e agro-turistico-venatorie. Inoltre, per quanto riguarda in generale il prelievo venatorio si suggerisce di effettuare il prelievo con la ripartizione del totale degli individui prelevabili per ogni cacciatore praticante la caccia alla lepre sarda e devono essere effettuati controlli adeguati e resa obbligatoria la registrazione degli animali abbattuti in ogni giornata di caccia, mediante utilizzo di apposito tesserino venatorio. Importante valutare, se possibile, il sesso e l età di ogni animale abbattuto. La caccia alla lepre dovrebbe essere permessa a partire da novembre, fino alla metà di dicembre, perché le nascite si protraggono fino a tutto settembre e quindi ad ottobre sono presenti ancora molti animali giovani che non hanno completato lo sviluppo corporeo. Dalla metà di dicembre molte femmine vanno in estro e vengono fecondate dai maschi. Per il mantenimento di consistenti popolazioni la caccia alla lepre col cane da seguita andrebbe permessa solamente in determinate situazioni ambientali, nelle zone boscate, mentre in aree aperte e frazionate può risultare eccessivamente distruttiva. - realizzazione di programmi d immissione, organizzato e controllato dalla Provincia, con la collaborazione degli istituti faunistico-venatori operanti nel territorio (A.T.C. e Aziende). E stato già sottolineato che tali interventi non determinino grandi benefici per le popolazioni. E necessario sottolineare che: a) non è possibile utilizzare Provincia A.T.C. Aziende faunistiche Associazioni venatorie Associazioni ambientali Coadiutori faunistici Università ed organismi di ricerca Imprese qualificate di servizi ambientali PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 47
lepri d importazione; b) per le immissioni di lepri provenienti da cattura locale, l intervento risulta vantaggioso nel caso le densità esistenti siano basse (< a 5 lepri/kmq). E importante il controllo sanitario degli individui da immettere; c) per le immissioni con lepri d allevamento è utile utilizzare individui giovani ed effettuare il ripopolamento in primavera inoltrata. Le percentuali di sopravvivenza sono comunque basse (dal 10% al 20% massimo). L utilizzo di recinti di preambientamento sul luogo del rilascio non sembra determinare miglioramenti nella sopravvivenza, forse per problemi sanitari e di stress in animali costretti ad una vicinanza forzata. Necessario inoltre il controllo preventivo dei possibili predatori, il monitoraggio sanitario, e possibilmente l uso di radio-trekking per verificare la dispersione e la sopravvivenza degli animali immessi. E comunque importante sottolineare che le attività di ripopolamento non possono risolvere i problemi legati al mantenimento della specie ed al prelievo venatorio, soprattutto se diventa una pratica di routine con il solo scopo di mantenere determinate consistenze in maniera indipendente dalle reali produttività delle popolazioni naturali. Bisogna evitare un approccio di tipo consumistico, strettamente finalizzato all attività venatoria, che comporta anche un considerevole dispendio economico che potrebbe essere invece mirato ad interventi di miglioramento ambientale. Da considerare infine che è fondamentale verificare la qualità degli animali da immettere e vigilare dal punto di vista sanitario. Sono infatti possibili gli inquinamenti genetici derivanti dall introduzione di diverse sottospecie alloctone e rischi di diffusione di agenti patogeni nuovi nei territori di ripopolamento. La lepre è sensibile a diversi agenti patogeni alcuni dei quali sono pericolosi per l uomo e possono causare zoonosi, e tutte le operazioni relative alla cattura, trasporto e rilascio di soggetti possono essere causa di un aumento della virulenza degli agenti patogeni e di riattivazione di infezioni latenti. - Istituzione di zone di protezione totale (oasi faunistiche) specifiche per la lepre sarda. La Carta faunistica regionale consiglia estensioni di almeno 2000-2.500 ettari di cui almeno il 60% di aree non forestate ma coltivate, oppure con pascoli cespugliati ed incolti. L individuazione dovrà anche essere finalizzata a creare una rete di aree in modo da consentire scambi d individui tra i diversi nuclei autoriproducentisi. A tale scopo dovranno essere destinate le aree a maggiore vocazionalità per la lepre. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 48
Interventi sull ambiente Si tratta di interventi sull ambiente da attuare in tutto l areale vocazionale della specie, con particolare riguardo alle zone protette nelle quali si attuano programmi di conservazione e di immissione. La finalità delle azioni di management faunistico devono essere orientate a migliorare la qualità dell ambiente e ad incrementare le risorse disponibili (alimentazione, rifugio, riproduzione). Le principali tipologie d interventi attuabili sono: - Mantenimento allo stato naturale di piccole aree cespugliate a macchia mediterranea; - Destinazione di appezzamenti coltivati a da destinare esclusivamente alla lepre (colture a perdere); - Mantenimento e nuovo impianto di siepi a macchia, di muretti a secco e di filari alberati, con funzione di zone di rifugio per la lepre sarda; - Creazione di parcelle (incolti) seminate con essenze diverse a maturazione differenziata nel corso dell anno, per migliorare le risorse alimentari disponibili; - Garantire un azione di sorveglianza e prevenzione per il fenomeno degli incendi estivi, in collaborazione con gli organismi competenti preposti istituzionalmente (Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale della Regione Sardegna); - Creazione o ripristino di radure, fasce incolte ai margini di aree boscate o ricoperte a macchia, recupero di pascoli e terreni steppici abbandonati o terreni a stoppie; - Informazione e sensibilizzazione degli agricoltori per la prevenzione delle perdite di animali dovute allo sfalcio e l'aratura. Provincia A.T.C. Aziende faunistiche Associazioni venatorie Associazioni ambientali Coadiutori faunistici Università ed organismi di ricerca Imprese qualificate di servizi ambientali (foto Vittorio Cadoni) PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 49
Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) Idoneità territoriale Dai dati della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche si rileva che il coniglio selvatico nella provincia di Oristano risulta essere una specie potenzialmente ubiquitaria, anche se sono emerse alcune differenze di idoneità territoriale (vocazione) tra le varie zone: - Le aree a maggiore vocazione (buona ed elevata) interessano circa il 63% del territorio provinciale e comprendono il Montiferru (fascia costiera e zone collinari interne), la Planargia (fascia costiera e zone collinari interne), l Altopiano di Abbasanta-Paulilatino, il Guilcer, il Barigadu (con esclusione delle aree montane al confine con la provincia di Nuoro), il complesso collinare e montano del Grighine e Monte Arci, buona parte del Sarcidano (con esclusione delle parti più orientali e sud-orientali), ed una parte dell Alta Marmilla e delle Giare, i territori collinari di Mogoro e Gonnostramatza. - La Penisola del Sinis, alcune zone umide del Golfo di Oristano e le rive del lagoartificiale dell Omodeo, presenterebbero invece un idoneità medio-bassa, come anche alcune zone pianeggianti dell Alta Marmilla interessate da coltivazioni intensive di cereali (territori di Gonnosnò, Curcuris, Sini, Simala, Baressa, Baradili, Gonnoscodina); - Anche tutta l area pianeggiante dell Alto Campidano (a nord: Tramatza, Solarussa, Zerfaliu, Ollastra, Siamaggiore, Oristano, Siapiccia, Simaxis; a sud: Palmas Arborea, Santa Giusta, Marrubiu Arborea, Uras, San Nicolò d Arcidano), caratterizzata largamente da seminativi irrigui, da risaie, da colture agricole intensive, avrebbe un idoneità media alla presenza del coniglio selvatico. Poco idonee alla presenza del coniglio selvatico le aree montane con un altitudine superiore ai 750-800 metri e caratterizzate dalla presenza di vaste aree boscate, rimboschimenti artificiali, praterie cacuminali, estese aree con elevata rocciosità affiorante, basse temperature invernali, possibilità di copertura nevosa (vette del Montiferru di Santulussurgiu, del Barigadu di Neoneli e Nughedu Santa Vittoria, del Sarcidano di Laconi). Per la provincia di Oristano nello studio correlato alla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche sono state esaminate alcune aree campione, negli anni 2003-2005, dove sono stati realizzati i censimenti notturni con proiettori alogeni da 100 Watt per stimare le densità e la consistenza delle popolazioni di coniglio selvatico. Analogamente a quelli per la lepre sarda, i censimenti sono stati effettuati in febbraio-marzo, luglio-agosto e novembre-dicembre per valutare le variazioni stagionali delle densità. Le aree campione in provincia di Oristano sono le seguenti: - Oasi di protezione di Cabu Nieddu, ha 897(Cuglieri); - Zona di Ripopolamento e Cattura di Tanca Regia, ha 536 (Abbasanta); - Zona di Ripopolamento e Cattura di Zerfaliu-Ollastra, ha 568 (Ollastra e Zerfaliu). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 50
I risultati dei censimenti sono riassunti nella seguente tabella: Area campione Oasi di Cabu Nieddu (Cuglieri) Anno di rilevamento Variazioni delle densità medie (DS) di Coniglio (n individui avvistati/kmq) Primavera Estate Autunno 2003-20,8 2004 10,1 - - 2005 19,1 - - ZRC Ollastra 2005 8,1 - - ZRC Tanca Regia 2005 2,9 - - Nell Oasi di Cabu Nieddu è stato registrato un incremento della popolazione, dalla primavera all autunno del 2004, pari al 153,5% e una successiva diminuzione del 25,4% dall autunno 2004 alla primavera del 2005. Nell immagine di lato è riportata la carta delle vocazioni del Coniglio selvatico relativa alla Provincia di Oristano, tratta dalla Carta delle Vocazioni faunistiche della Sardegna (2005). Sono evidenziate in colore diverso le 13 classi d idoneità territoriale, dal valore 1 della legenda (= massima idoneità = colore più scuro), fino al valore 13 (= minima idoneità = colore più chiaro). In colore verde sono indicati i confini amministrativi dei Comuni. In colore giallo sono indicati i centri abitati, mentre in colore celeste i laghi artificiali e le zone umide costiere (stagni e lagune). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 51
Stima della consistenza della popolazione. La Carta regionale delle Vocazioni Faunistiche (Sottoprogetto 4 Studio relativo alla fauna stanziale, Tab. 7.3 Densità e consistenza delle popolazioni primaverili del Coniglio selvatico per classi d idoneità territoriale, pag. 204), correla i dati rilevati nelle aree campione studiate alle diverse classi d idoneità territoriale (da 1 a 13), attribuisce le densità medie, minime e massime a ciascuno livello d idoneità. Sulla base delle densità così calcolate e considerando l estensione in superficie delle diverse classi d idoneità è possibile effettuare una stima teorica, delle consistenze potenziali delle popolazioni pre-riproduttive della specie. I dati elaborati per il territorio della provincia di Oristano sono riportati nella seguente tabella: Classe idoneità N UC (2x2 km) Densità media Densità min Densità max Sup. Kmq Consistenza media Consistenza minima Consistenza massima 1 81 25,0 10,0 40,0 324 8.100 3.240 12.960 2 79 20,0 10,0 30,0 316 6.320 3.160 9.480 3 158 16,0 9,0 23,0 632 10.112 5.688 14.536 4 77 14,5 8,0 21,0 308 4.466 2.464 6.468 5 41 10,0 7,0 13,0 164 1.640 1.148 2.132 6 28 10,5 5,0 16,0 112 1.176 560 1.792 7 23 8,5 3,0 14,0 92 782 276 1.288 8 77 6,0 0,0 12,0 308 1.848 0 3.696 9 119 5,5 0,0 11,0 476 2.618 0 5.236 10 33 5,0 0,0 10,0 132 660 0 1.320 11 39 5,0 0,0 10,0 156 780 0 1.560 12 4 4,5 0,0 9,0 16 72 0 144 13 1 4,0 0,0 8,0 4 16 0 32 Totale 760 12,7 5,4 19,9 3040 38.590 16.536 60.644 Come si vede dalla tabella, per il territorio della provincia di Oristano si stima una consistenza che varia da 16.500 a circa 60.500.000 individui di Coniglio selvatico, con una consistenza potenziale media pari a circa 38.500 individui. La densità media potenziale risulta essere pari a 12,7 individui per kmq. A livello regionale la Carta delle Vocazioni stima una consistenza variabile da un minimo di circa 138.000 individui ad un massimo di circa 505.000 individui, con una consistenza potenziale media di circa 321.500 individui ed una densità media potenziale di 13,4 individui per kmq. Dunque la densità media potenziale di Coniglio selvatico nella provincia di Oristano risulta inferiore al valore regionale (12,7 individui / kmq contro i 13,4 individui / kmq), e la consistenza media stimata rappresenterebbe il 12,0% del valore della consistenza potenziale media della popolazione dell intera Sardegna. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 52
Considerazioni ed indicazioni generali per la gestione ed il prelievo venatorio. I censimenti effettuati nell ambito della redazione della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche (2005) e le informazioni relative agli abbattimenti nelle zone in concessione autogestite per l esercizio della caccia negli ultimi 10 anni, sembrerebbero evidenziare una situazione incerta e molto variabile rispetto allo stato del coniglio selvatico Le sue densità sembrerebbero essere molto variabili, probabilmente in conseguenza delle caratteristiche dell habitat. Come evidenziato dalla Carta regionale delle Vocazioni per l intera regione, le popolazioni di coniglio selvatico sembrerebbero mostrare andamenti particolari e non evidenziano incrementi durante la stagione riproduttiva. Questo aspetto potrebbe essere influenzato dalla pressione predatoria e dal variabili condizioni climatiche. E possibile che la stagione limitante sia soprattutto l estate, se siccitosa per lunghi periodi (5-6 mesi), mentre in autunno ed inverno la maggiore disponibilità di risorse consentirebbe una sopravvivenza più elevata. Gli operatori venatori, con particolare riguardo agli organismi direttivi delle Zone in concessione autogestite, da diversi anni segnalano variazioni periodiche della densità di questa specie, ponendole in relazione con possibili problematiche sanitarie che determinerebbero periodiche morie. Tuttavia non esistono studi specifici e osservazioni standardizzati che possano darci informazioni attendibili in proposito. Come per la pernice e lepre, non sono stati effettuati regolari monitoraggi in provincia di Oristano negli ultimi 10 anni e neppure indagini specifiche sui possibili fattori che possono aver influito negativamente sullo sviluppo delle popolazioni di questa specie. Gli operatori venatori ed anche il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale segnalano un possibile impatto negativo del bracconaggio, praticato nelle ore serali e notturno con l uso dei fari delle autovetture lungo le strade sterrate interpoderali. Altro elemento negativo sarebbero le pesanti trasformazioni fondiarie con riduzione della macchia mediterranea, spiettramenti, bonifica delle stagni temporanei, distruzione dei muretti a secco e delle siepi di confine tra gli appezzamenti coltivati. Nessuna informazione sull impatto degli investimenti notturni nelle strade asfaltate della rete viaria provinciale. Incerto anche il possibile effetto negativo da parte di predatori naturali. Gli operatori venatori segnalano, in particolare, la predazione da parte della volpe e della poiana. Nessuna certezza anche sull eventuale impatto della predazione da parte di specie domestiche, come cani allo stato randagio. In bibliografia i fattori che influenzano negativamente l abbondanza della lepre sarda, oltre al prelievo venatorio, sono stati individuati fondamentalmente nella tendenza a uniformare il territorio attraverso la continua riduzione degli ambienti idonei e alla presenza eccessiva del bestiame domestico (Sacchi e Meriggi, 1999). La Carta regionale delle Vocazioni faunistiche come Proposte gestionali e di prelievo sostenibile, evidenzia per questa specie, analogamente alla lepre sarda, evidenzia la grave carenza, se non la totale mancanza, di studi pluriennali sulla dinamica di popolazione, fondamentali per l individuazione di quei parametri demografici necessari per affrontare una corretta gestione. Non vengono fornite indicazioni particolari per la sua gestione. Tuttavia viene rilevato che le popolazioni del coniglio selvatico sono soggette in Sardegna a forti oscillazioni dovute alla PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 53
ricorrenza di epidemie di mixomatosi che normalmente si registrano ciclicamente negli anni. Sembra comunque ce le popolazioni sviluppino una certa resistenza alla malattia. Per quanto riguarda l attività venatoria, viene rilevato che il coniglio, pur essendo presente con popolazioni più abbondanti rispetto alla lepre sarda, è soggetto ad una pressione venatoria minore, anche perché è più difficile cacciarlo con successo, se non con tecniche di caccia più specialistiche, come quella con il furetto, che però è assolutamente vietata dalla normativa regionale vigente. La produttività potenziale del coniglio selvatico è intorno ai 5-7 parti all anno con circa 5-7 piccoli; la maturità sessuale è precoce e la mortalità giovanile è elevata fino al 60% entro i primi due mesi di vita). La sopravvivenza degli adulti si aggira intorno al 20%. La capacità delle popolazioni di coniglio di sopportare un elevata pressione venatoria sembra, quindi, in parte dovuta alle caratteristiche demografiche proprie della specie ed in parte legata alle difficoltà del tipo di caccia (Meriggi et all., 2005). Considerato l attuale stato delle popolazioni di coniglio selvatico in provincia di Oristano e le problematiche di gestione rilevate, di seguito sono illustrate le tipologie degli interventi che si ritengono utili per una futura gestione di questa specie. Per ogni tipologia d intervento sono indicate le caratteristiche principali dell azione, le modalità di attuazione della stessa ed i soggetti principali coinvolti, in maniera diretta ed indiretta. Le indicazioni riportate sono state espresse in accordo con quanto suggerito dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche, prodotta dalla Regione Sardegna nel dicembre 2005 (Sottoprogetto 4: Studio relativo alla fauna stanziale, Dipartimento di Zoologia e Antropologia Biologica dell Università di Sassari Dipartimento di Biologia Animale dell Università di Pavia). Interventi di gestione faunistica per il coniglio selvatico Intervento Caratteristiche e modalità principali Soggetti interessati Monitoraggi delle popolazioni Realizzazione di programmi di monitoraggio finalizzati ad accertare la densità e gli incrementi annui delle popolazioni. Nel territorio oristanese considerata la distribuzione del coniglio selvatico in diversi tipi di habitat con differenti gradi di visibilità i risultati più attendibili si possono ottenere combinando più metodi di censimento complementari. Provincia A.T.C. Aziende faunistiche In particolare, è opportuno attuare: - Censimenti in battuta, con il conteggio a vista su aree campione, scelte in modo che siano rappresentative dei vari habitat presenti nel territorio. E necessario compiere almeno due censimenti: il primo alla fine del periodo invernale (fine febbraio) ed il secondo a fine estate inizio autunno (settembre ottobre). La superficie interessate dal censimento deve essere pari ad almeno il 15% del territorio in cui si vuole stimare la consistenza della popolazione. - Censimenti notturni da automezzo con fonti luminose (proiettori alogeni orientabili manualmente con potenza di Associazioni venatorie Associazioni ambientali Coadiutori faunistici Università ed organismi di ricerca PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 54
circa 100 Watt) nelle ore notturne quando le lepri sono in alimentazione nelle zone aperte. E necessari percorrere transetti stradali che coprano almeno il 10% del territorio, utilizzare apposite schede tecniche di rilevamento e mappare le osservazioni e l area illuminata su carte in scala 1:10.000, per poter successivamente digitalizzare la superficie coperta mediante GIS e calcolare la reale estensione interessata dal censimento. Imprese qualificate di servizi ambientali - Conteggio delle conigliere per il calcolo degli indici di abbondanza, da effettuarsi in aree campione. Interventi diretti sulle popolazioni Interventi sull ambiente Si tratta di azioni finalizzate al raggiungimento di densità della lepre sarda vicine a quelle di equilibro con l ambiente, in modo che anche il prelievo venatorio possa risultare compatibile con la conservazione della specie: - programmazione del prelievo venatorio, da prevedere sulla base dei risultati ottenuti con il monitoraggio annuale. Se la popolazione è presente con densità molto ridotte è necessario prevedere la sospensione dell attività venatoria per un periodo di almeno 5 anni o almeno fino a quando i censimenti non segnalino una consistenza compatibile con un prelievo venatorio. La sospensione della caccia dovrà interessare l intero territorio provinciale, compresi gli A.T.C., le Aziende faunistico venatorie e agro-turistico-venatorie. Inoltre, per quanto riguarda in generale il prelievo venatorio si suggerisce di effettuare il prelievo con la ripartizione del totale degli individui prelevabili per ogni cacciatore praticante la caccia alla lepre sarda e devono essere effettuati controlli adeguati e resa obbligatoria la registrazione degli animali abbattuti in ogni giornata di caccia, mediante utilizzo di apposito tesserino venatorio. Importante valutare, se possibile, il sesso e l età di ogni animale abbattuto. - Istituzione di zone di protezione totale (oasi faunistiche) specifiche per il coniglio selvatico unitamente alla lepre sarda. La Carta faunistica regionale consiglia estensioni di almeno 2000-2.500 ettari Si tratta di interventi sull ambiente da attuare in tutto l areale vocazionale della specie, con particolare riguardo alle zone protette nelle quali si attuano programmi di conservazione e di immissione. La finalità delle azioni di management faunistico devono essere orientate a migliorare la qualità dell ambiente e ad incrementare le risorse disponibili (alimentazione, rifugio, riproduzione). Le principali tipologie d interventi attuabili sono: - Mantenimento allo stato naturale di piccole aree cespugliate a macchia mediterranea; - Mantenimento e nuovo impianto di siepi a macchia, di Provincia A.T.C. Aziende faunistiche Associazioni venatorie Associazioni ambientali Coadiutori faunistici Università ed organismi di ricerca Imprese qualificate di servizi ambientali Provincia A.T.C. Aziende faunistiche Associazioni venatorie Associazioni ambientali PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 55
muretti a secco e di filari alberati, con funzione di zone di rifugio per la lepre sarda; - Garantire un azione di sorveglianza e prevenzione per il fenomeno degli incendi estivi, in collaborazione con gli organismi competenti preposti istituzionalmente (Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale della Regione Sardegna); - Informazione e sensibilizzazione degli agricoltori per la prevenzione delle perdite di animali dovute allo sfalcio e l'aratura. Coadiutori faunistici Università ed organismi di ricerca Imprese qualificate di servizi ambientali (foto SARGEA di Gianfranco Casu, Oristano) PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 56
3.6.2 Ungulati Per quanto riguarda gli Ungulati (Cervo sardo, Daino, Muflone e Cinghiale), l idoneità territoriale del territorio della provincia di Oristano sono state analizzate sulla base delle modelli delle vocazione utilizzati dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche prodotta dalla Regione Sardegna nel 2005 (Sottoprogetto 3: Studio relativo agli ungulati selvatici relazione conclusiva a cura dell Università di Sassari Dipartimento di Zoologia e Antropologia Biologica). La Carta regionale ha utilizzato tecniche statistiche (Analisi Multivariata) che studiano le interazioni tra più variabili (Variabili indipendenti, come le caratteristiche ambientali, e Varianti dipendenti, come la presenza, l abbondanza o la produttività delle varie specie esaminate). In particolare, è stata utilizzata l Analisi di Funzione Discriminante (AFD), con la finalità di classificare i valori delle Variabili dipendenti in funzione delle caratteristiche ambientali e paesaggistiche che caratterizzano ognuna delle Unità di Campionamento (UC) nel quale è stata suddivisa l intera superficie regionale, e quindi anche il territorio della provincia di Oristano. E stato utilizzato un reticolo di maglie con un unità di base (Unità Campione - UC) costituita da un quadrato di 2 km di lato, e, di conseguenza, con una superficie totale di 4 Kmq. Le variabili ambientali e paesaggistiche considerate sono complessivamente 12i, e sono state analizzate mediante l utilizzo di programmi informatici GIS (Sistemi Informativi Territoriali). Per la provincia di Oristano è stato estrapolato dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche, un reticolo di 760 maglie (su un totale regionale di 6.445 maglie) per una superficie complessiva considerata di 3.040 kmq (su una superficie totale regionale di 25.780 kmq), analogo a quello utilizzato per la valutazione dell idoneità territoriale della pernice sarda, della lepre sarda e del coniglio selvatico. Per quanto riguarda il cinghiale sono stati utilizzati anche i dati relativi agli esemplari abbattuti nelle Zone in concessione autogestite per l esercizio della caccia. Non potendo infatti disporre di dati esaustivi relativi ai censimenti (consistenza delle popolazioni) e alla distribuzione puntuale del cinghiale, lo studio della Carta regionale ha fatto ricorso agli indici cinegenetici disponibili dall Indagine faunistica della Regione Sardegna Assessorato Difesa Ambiente per le stagioni venatorie del 2001-2002, 2003-2004 e 2004-2005, successivamente trasformati in classi di densità per poter ottenere le classi di densità potenziale. L insieme di tutte le elaborazioni statistiche ha consentito alla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche di realizzare un efficace rappresentazione cartografica delle vocazioni, con utilizzo di una scala di colori diversi su una base cartografica del territorio nella quale sia riportato il reticolo delle UC utilizzato. In questo modo sono disponibili e sono state esaminate per la redazione della presente proposta di Piano Faunistico Venatorio provinciale delle carte di distribuzione delle classi di densità potenziali per il Cervo sardo, il Daino, il Muflone ed il Cinghiale, utili alla pianificazione degli interventi di conservazione e di gestione di queste specie. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 57
Muflone (Ovis orientalis musimon) Idoneità del territorio. Il muflone è presente nel territorio della provincia di Oristano esclusivamente nel territorio montano di Santulussurgiu, all interno della Foresta Demaniale di Pabarile, attualmente gestita dall Ente Foreste della Regione Sardegna. Nell ambito dello studio della Carta regionale sono stati effettuati dei censimenti della suddetta popolazione nei mesi di maggio e di novembre del 2003. I risultati di tali censimenti sono riportati nella seguente tabella: Censimento Maggio 2003 Novembre 2003 N mas. Ad. (> 5 anni) N mas. Ad. (2-5 anni) N mas. Giovani Femmine Agnelli Totale 27 35 14 94 37 206 30 47 19 75 34 205 Nell area di Pabarile è stato riscontrato un valore di densità pari a 26 capi / 100 ettari. Foto SARGEA Gianfranco Casu, Oristano Il rapporto tra il n degli agnelli ed il n delle femmine è risultato pari a 0,39 nel mese di maggio del 2003 e pari a 0,45 nel mese di novembre dello stesso anno. Quindi il rapporto tra agnelli e femmine risulta inferiore a valori riscontrati in altre parti d Italia, nonostante quella di Pabarile sia una popolazione recente costituzione che quindi dovrebbe essere teoricamente in piena espansione. La Provincia di Oristano non ha realizzato negli ultimi 10 anni ulteriori censimenti di questa popolazione, e non esistono altri dati o informazioni pubblicate ed attendibili. Nella Carta regionale il modello statistico risultante dall Analisi Discriminante sulla presenzaassenza del muflone, indica per la provincia di Oristano la presenza esclusivamente in sole tre maglie del reticolo di UC di 720 del territorio provinciale, proprio in corrispondenza della Foresta Demaniale di Pabarile. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 58
Come è possibile vedere dalla figura a lato tratta dalla Carta regionale (Sottoprogetto 3 Fig. 6.2 Distribuzione delle classi di densità potenziale del muflone in Sardegna, pag. 199), per quanto riguarda la provincia di Oristano, la quasi totalità del territorio non è ritenuta idonea alla presenza di questa specie. Infatti solo 2 UC ricadono nella classe di densità più elevata (11-20 capi / 100 ettari), una sola UC nella classe di densità media (6-10 capi / 100 ettari) e 6 UC nella classe di densità bassa (1-5 capi / 100 ettari). Le restanti 751 UC del territorio provinciale sono classificate nella classe di densità potenziale con valore 0, ovvero sono ritenute non idonee alla presenza del muflone. La stessa Carta regionale sviluppa un secondo modello per il muflone, utilizzando nell analisi statistica solo le variabili di Uso del Suolo. In questo caso, come è possibile vedere dalla figura a lato tratta dalla Carta regionale (Sottoprogetto 3 Fig. 6.3, pag. 201) le densità potenziali emerse per la provincia di Oristano evidenziano una maggiore idoneità del territorio per la specie, con particolare riguardo al complesso colinnare-montano del Montiferru, alle zone montane del Barigadu di Neoneli e di Nughedu Santa Vittoria, ad alcune aree del Sarcidano di Laconi, ed al complesso collinari-montani del Grighine e del Monte Arci. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 59
Considerazioni ed indicazioni generali per la conservazione e la gestione. Il muflone, dopo il cinghiale, è l ungulato che presenta la distribuzione naturale più ampia in Sardegna. La Carta regionale prospetta per la sua gestione futura diverse soluzioni che possono andare dalla prosecuzione della gestione finalizzata alla conservazione (tutela dei nuclei esistenti e promozione di interventi di reintroduzione) al possibile inizio di una gestione faunistico-venatoria mediante la caccia di selezione. Nel caso della provincia di Oristano è di sicuro prematuro parlare di attività venatorie legate a questa specie, considerate la limitatissima distribuzione e l esigua consistenza delle popolazioni presenti. Pertanto si ritiene che nel breve e medio periodo sia necessario migliorare ed intensificare le attività di conservazione del nucleo di mufloni presente nell area demaniale di Pabarile, ed, eventualmente, procedere ad una valutazione di possibili operazioni di reintroduzione in altre aree del territorio provinciale. Rispetto alle reintroduzioni la Carta regionale delle Vocazioni faunistiche (2005) nella parte ottava del Sottoprogetto 3 Ungulati selvatici, dedicata alla Individuazione delle aree importanti per le reintroduzioni di cervidi e bovidi non indica per la provincia di Oristano aree di potenziale reintroduzione del muflone, come illustrato nella Fig. 8.3 a pag. 261, anche qui riportata. Gli areali di potenziale reintroduzione sono delimitati dalla linea in colore celeste. Tuttavia si ritiene che sarebbe opportuno in futuro effettuare un ulteriore valutazione sull idoneità di alcune aree, come le parti più elevate (sopra i 700 metri) del complesso del Monte Arci, le aree granitiche del Barigadu di Neoneli e Nughedu Santa Vittoria, al confine con il Mandrolisai, ed anche la fascia costiera ed interna dei territori di Bosa e Montresta Per quanto riguarda ulteriori misure di conservazione e di gestione attiva del muflone, si indicano di seguito le principali tipologie d interventi che si ritiene importante attuare in provincia di Oristano: - Garantire il monitoraggio annuale delle popolazioni esistenti, con un azione coordinata e cooperativa tra enti ed organismi istituzionali interessati (Provincia di Oristano, Ente Foreste della Sardegna, Università, Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale), finalizzato a garantire la conoscenza della densità e consistenza delle popolazioni. I dati ricavati dalle attività di censimento dovranno essere integrate dalle informazioni che derivano dalla Cart delle Vocazioni faunistiche (idoneità ambientale per la specie). I confronto periodi tra i dati consentirà di valutare lo stato della situazione a livello locale e valutare le misure di PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 60
conservazione e gestione da attuare di volta in volta, in modo da eventualmente raggiungere la densità ottimale. I censimenti dovranno essere realizzati con l utilizzo di tecniche di conteggio scientificamente valide (per es. censimenti in contemporanea da punti di vantaggio), da realizzarsi almeno due volte all anno (periodi primaverile ed autunnale), i modo da coprire il periodo immediatamente successivo ai parti e quello riproduttivo. - realizzare interventi finalizzati al miglioramento ambientale a favore di questa specie, come il mantenimento, ripristino o nuova creazione di aree di pascolo, la riduzione della competizione alimentare con il bestiame domestico (in particolare, ovini e caprini), il controllo del randagismo canino, la riduzione del disturbo antropico. Importante; - garantire il periodico controllo sanitario delle popolazioni, aspetto importante per il muflone in considerazione della diffusione in Sardegna della patologia della cosiddetta lingua blu ( blutongue, o febbre catarrale dei piccoli ruminati, malattia infettiva di origine virale). (foto SARGEA, Gianfranco Casu, Oristano) PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 61
Daino (Dama dama) Idoneità del territorio. La distribuzione del daino storicamente in provincia di Oristano risultava più ampia di quella attuale, con testimoniano gli scritti del naturalista Cetti (1774), dello zoologo Cornalia (1876), e del Ghigi (1911). La specie era ancora presente all inizio del Novecento nelle parti sud-occidentali del complesso del Montiferru (territori di Seneghe e Cuglieri), nella piana di Sant Anna (Santa Giusta e Marrubiu) e nel complesso del Monte Arci. Pare che gli ultimi esemplari nell Oristanese siano stati abbattuti negli anni 50. Le popolazioni attuali, quindi, sono il risultato di operazioni di reintroduzione o introduzione effettuate negli ultimi 20 anni. In provincia di Oristano è stato reintrodotto nei primi anni 90 nel compendio forestale di Assai, nei territori comunali di Nughedu Santa Vittoria e Neoneli, nella regione storico-geografica del Barigadu, al confine con la provincia di Nuoro (Mandrolisai). Gli ultimi dati ufficiali relativi alla consistenza della popolazione di Assai sono quelli riportati dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche (2005), riferiti a censimenti che sono stati effettuati nel marzo del 2004 su una superficie complessiva di 3.890 ettari, con la tecnica dell osservazione in contemporanea da punti di vantaggio (rilevamento del n degli individui suddivisi per classi di sesso e di età, con trasferimento delle osservazioni su apposita cartina in scala 1:10.000). Sono state svolte due sessioni giornaliere di censimento, una nelle prime due ore dopo l alba e una nelle ultime due ore prima del tramonto. I risultati complessivi del suddetto censimento sono riportati nella seguente tabella: censimento Palanconi Balestroni Fusoni Piccoli Femmine TOTALE Marzo 2004 2 2 5 2 3 14 Come è possibile vedere, si stratta di un valore di presenza molto esiguo su una superficie esaminata di oltre 3000 ettari, ed emerge un valore di densità nettamente inferiore ai 5 capi per 100 ettari. Si è stimato che la consistenza complessiva della popolazione di daino nel compendio forestale di Assai sia di soli 39 esemplari. Per quanto riguarda l idoneità territoriale per il daino il modello elaborato per questa specie dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche ha prodotto una carta della Distribuzione di densità potenziale del daino (Sottoprogetto 3 Studio relativo agli Ungulati selvatici, Fig. 6.7, pag. 214). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 62
Nella figura riportata di lato e tratta dalla Carta regionale è possibile vedere che le arre maggiormente vocate per la presenza del daino sono potenzialmente: o il complesso collinare-montano del Montiferru, compresi i territori a sudovest di Cuglieri, Seneghe, Milis; o la pineta costiera su dune di Is Arenas (Narbolia, San Vero Milis, Cuglieri); o il complesso collinare-montano del Monte Arci; o le aree montane del Barigadu, comprese le sponde orientali del Lago Omodeo; o le aree collinari boscate di Busachi e Samugheo; o le aree collinari boscate del Sarrabus di Laconi; o alcuni territori dell Alta Marmilla e Giare (Genoni, Nureci, Assolo, Senis). La tabella seguente riassume i risultati relativi alle UC suddivise per le quattro classi di densità potenziale considerata dalla Carta regionale: Classi di densità potenziale N UC su un totale di 760 UC 0 (zero) 584 1-5 capi / 100 ettari 78 6-10 capi / 100 ettari 47 11-20 capi /100 ettari 51 Come è possibile vedere gran parte del territorio oristanese non risulta idoneo alla presenza del daino. Considerazioni ed indicazioni generali per la conservazione e la gestione. Considerata l attuale presenza del daino in provincia di Oristano, è innanzitutto necessario effettuare una comparazione tra la distribuzione reale e quella potenziale, per valutare la possibilità di prevedere operazioni di reintroduzione o introduzione. Nel compendio forestale di Assai dove la specie è presente con una popolazione che, abbiamo visto, è molto ridotta si ritiene che la Provincia di Oristano insieme all Ente Foreste della Sardegna, attuale soggetto gestore dell area considerata, dovrebbero attuare un piano di gestione finalizzato alla conservazione della specie ed al raggiungimento di densità ottimali rispetto all habitat, anche in considerazione del fatto che la foresta è sottoposta a vincolo di oasi permanente di protezione faunistica. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 63
Il suddetto piano di gestione dovrebbe prevedere: - il miglioramento delle conoscenze relative alla consistenza, alla struttura di popolazione e alla distribuzione, in modo da stabilire una densità obiettivo e da definire le azioni operative per raggiungere tale densità. In tale prospettiva, sarà necessario garantire dei regolari monitoraggi annuali con la tecnica dei censimenti in contemporanea da punti di vantaggio, da realizzarsi nel periodo primaverile prima dell inizio della perdita dei palchi da parte dei maschi; - la valutazione della presenza e delle possibili competizioni con il cervo sardo, che è stato reintrodotto ad Assai successivamente alla reintroduzione del daino; - la realizzazione di azioni di miglioramento ambientale, come per esempio il mantenimento, ripristino o nuova creazione di aree di alimentazione (pascolo), la riduzione della competizione alimentare con il bestiame domestico, il controllo del randagismo canino, la riduzione del disturbo antropico; - la prevenzione del bracconaggio, degli investimenti sulle strade provinciali a maggio traffico automobilistico e degli eventuali danni causati dal daino nelle aree agricole (vigneti, frutteti, oliveti, coltivazioni a foraggio) limitrofe al compendio forestale di Assai ; - azioni di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento delle popolazioni locali (agricoltori, allevatori, cacciatori, associazioni ambientali, ecc.). La valutazione di eventuali operazioni di reintroduzione del daino in aree ritenute potenzialmente idonee dalla Carta delle vocazioni di questa specie, deve considerare che la scelta deve ricadere su un territorio con elevata idoneità ambientale, caratterizzato da ampie estensioni, ma deve anche essere un territorio nel quale non sono presenti o non potranno essere presenti in un prossimo futuro popolazioni di cervo sardo. La conservazione del cervo sardo è infatti Foto Vittorio Cadoni considerata prioritaria dalla Carta regionale delle vocazioni faunistiche, per cui eventuali operazioni di reintroduzione devono assolutamente garantire una segregazione tra le due specie. Inoltre è sconsigliabile attuare operazioni di reintroduzione in zone prossime ad aree coltivate o in fase di avvio di riforestazione, in considerazione del fatto che il danno può arrecare ingenti danni con intense attività di brucature su essenze arboree ed arbustive, soprattutto nel periodo tardo estivo (agosto-settembre) in coincidenza di estati lunghe particolarmente siccitose. La Carta regionale, viceversa, suggerisce per questa specie un ruolo pilota per le reintroduzioni e, considerato che non risulta minacciata e non necessita di particolare conservazione, anche un ruolo di specie guida per introdurre le moderne tecniche di gestione venatoria con le modalità della caccia di selezione. Tuttavia va considerato in proposito che sarebbero necessarie modifiche alla normativa regionale vigente /L.R. n. 23/1998), che attualmente non consente la caccia a questa specie. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 64
Nella figura successiva tratta dalla Carta regionale ( Sottoprogetto 3 Parte Settima: Proposte gestionali, Fig. 8.2 Aree di possibile reintroduzione del daino, pag. 259), per la provincia di Oristano si suggerisce la valutazione della potenziale reintroduzione del daino soprattutto in tre aree (delimitate con tratto di colore verde): Monti Ferru, Monte Arci e Sarcidano. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 65
Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) Idoneità del territorio. In provincia di Oristano il Cervo sardo si trova attualmente distribuito in quattro differenti aree, nelle quali è stato introdotto negli ultimi 20 con specifiche operazioni di gestione, condotte dalla Regione Sardegna (Ente Foreste della Sardegna e Comitato provinciale della Caccia di Oristano, con la collaborazione anche del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale). Negli anni 90 sono stati introdotti nelle seguenti aree: - Oasi permanente di protezione faunistica della Foresta di Assai (Unità Gestionale di Base Barigadu attualmente gestita dall Ente Foreste della Sardegna) nella regione del Barigadu (territori comunali di Neoneli e Nughedu Santa Vittoria); - Unità Gestionali di Base di Pabarile nella regione del Montiferru (territorio comunale di Santu Lussurgiu); - Unità Gestionale di Base (UGB) di Funtanamela-Su Lau nella regione del Sarcidano (territorio comunale di Laconi). - Più di recente (dopo il 2000) il cervo sardo è stato invece reintrodotto anche nelle aree di: - UGB di Campumasidda nella regione del Monte Arci (territorio comunale di Usellus). Le operazioni di reintroduzione della specie nelle suddette quattro aree sono state effettuate mediante recinti di immissione ed ambientamento, di piccole dimensioni, realizzati e gestiti nei territori interessati. Successivamente a seguito di episodi accidentali di fughe di capi dai recinti e di operazioni di liberazione nei territori circostanti gli stessi recinti, avvenuti a più riprese, si sono costituite nella provincia di Oristano quattro popolazioni diverse di cervo sardo, che possono rappresentare i nuclei foto Lidia Fleba sorgente dai quali si potranno costituire nuove popolazioni stabili nel prossimo futuro, se verrà attuata una corretta gestione dei territori interessati e sarà attivata un adeguata informazione e partecipazione delle popolazioni locali.. I dati più recenti sulla consistenza delle popolazioni oristanesi provengono dai monitoraggi effettuati dall Ente Foreste della Sardegna Servizio Territoriale di Oristano nel settembre del 2011 nei territori del Cantiere Forestale di Campumasidda - Monte Arci (Usellus) su una superficie di15 kmq e nel Cantiere Forestale di Funtanamela Su Lau (Laconi) su una superficie di 16 km2q (Murgia A., Fleba L., Mandas L., Serra R., Casula A., 2011. Censimento del Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) nei territori gestiti dall Ente Foreste della Sardegna, 2011. Report Ente Foreste Sardegna (http://www.sardegnaambiente.it/foreste/attivita/gestione_fauna/). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 66
Il metodo utilizzato permette la stima della consistenza della popolazione, per mezzo del censimento dei maschi adulti (ascolto e registrazione del bramito nel periodo degli amori, da parte di coppie di rilevatori posizionati su punti d ascolto vantaggiosi). I risultati del censimento del settembre 2011 sono riassunti nella seguente tabella: area censita Superficie censita N maschi in bramito UGB FD Funtanamela Su Lau (Laconi) 15,9 Kmq 8 UGB CF Campumasidda (Usellus) 14,7 Kmq 12 TOTALI 30,6 Kmq 20 Il censimento al bramito, condotto all interno del CF di Usellus, il cui nucleo di fondatori immesso nel recinto nel 2002 composto da 8 individui, di cui 3 adulti (1 maschio e due femmine), due subadulti (1 maschio e 1 femmina) e due cerbiatti (1 maschio e una femmina), ha consentito di individuare 12 cervi bramenti nel perimetro forestale e nelle immediate vicinanze ma numerose sono le segnalazioni di capi all esterno del perimetro. I censimenti dell oristanese sono stati condotti successivamente al periodo di massima vocalizzazione da parte dei cervi, pertanto le due popolazioni considerate sono sicuramente sottostimate. Un campionamento effettuato nel 2009, sempre da parte dell Ente Foreste della Sardegna (Report Censimento 2009 del Cervo sardo, 2010), tra il CF di Pabarile (Santu Lussurgiu) e le foreste della montagna di Seneghe alla ricerca di segni di presenza della specie ha consentito di stimare la presenza di oltre 60 cervi in libertà. Non si hanno invece dati recenti ed attendibili sulla popolazione della Foresta Demaniale di Assai, dove il cervo sardo era stato introdotto nella seconda metà degli anni 90. foto Vittorio Cadoni Per quanto riguarda l idoneità del territorio della provincia di Oristano, la Carta regionale delle Vocazioni faunistiche (Sottoprogetto 3, Parte Sesta) ha elaborato una cartina della presenza potenziale (Fig. 6.4, pag. 205) ed una cartina della Distribuzione delle classi di densità potenziale (Fig. 6.5, pag. 207) del cervo sardo. Quest ultima valutazione quantitativa della vocazione del territorio per il cervo sardo, mediante l applicazione dell Analisi Discriminante, ha consentito di identificare quattro classi di densità in funzione delle maggiori probabilità di assegnazione certa della presenza. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 67
Uno stralcio delle suddette cartine viene illustrato di seguito: Presenza potenziale del cervo sardo in provincia di Oristano (da Carta delle Vocazioni Faunistiche della Sardegna, 2005) Distribuzione delle classi di densità potenziale del cervo sardo in provincia di Oristano (da Carta delle Vocazioni faunistiche della Sardegna, 2005) Per quanto riguarda le classi di densità potenziale nella seguente tabella sono riassunti i risultati per il territorio della provincia di Oristano (complessivamente 760 Unità Campione UC) estrapolati dalla Carta regionale in relazione alle quattro classi considerate: Classi di densità potenziale N UC su un totale di 760 UC 0 (zero) 620 1-2 capi / 100 ettari 79 3-5 capi / 100 ettari 37 6-10 capi /100 ettari 24 Come si vede circa l 80% del territorio oristanese non risulta idoneo alla presenza del cervo sardo, mente le aree potenziali a maggiore vocazione sono le seguenti: PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 68
- Complesso collinare-montano del Montiferru ( territori di Santulussurgiu, Scano Montiferro, Seneghe e Cuglieri); - I complessi forestali del Barigadu (territori di Nughedu Santa Vittoria, Neoneli); - I territori boscati di Samugheo e del Sarcidano di Laconi; - Il complesso montano del Monte Arci. Considerazioni ed indicazioni generali per la conservazione e la gestione. Il cervo sardo unitamente al muflone, rappresenta tra gli Ungulati selvatici la specie prioritaria per la conservazione, in quanto è una specie tutelata a livello italiano ed europeo (Alleg. II della Direttiva 92/43/CEE Habitat, Art. 2 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157) e fino al 2000 era inserito nel IUCN Red list 2000 of Threatened Species, come specie minacciata di estinzione), Pertanto risulta importante la tutela delle popolazioni esistenti e la valutazione di nuove operazioni di reintroduzione nel territorio della provincia di Oristano. Allo scopo sarebbe opportuno che la Provincia di Oristano, come ente sovra territoriale competente per la gestione faunistica, insieme all Ente Foreste della Sardegna, al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale e alle amministrazioni locali dei territori potenzialmente vocati per la presenza di questa specie, definiscano, nel prossimo futuro e di comune accordo, un programma operativo specifico e pluriennale per la conservazione e reintroduzione del cervo sardo. La Carta regionale delle Vocazioni faunistiche per la gestione del cervo sardo propone una serie di misure, differenziate per i nuclei autoctoni e per quelli di recente reintroduzione. In provincia di Oristano non sono presenti nuclei autoctoni, per cui di seguito sono riportate le indicazioni gestionali riferite ai nuclei di cervo sardo che sono stati reintrodotti negli ultimi 20 anni (1990-2010). Proposte di gestione per i nuclei di cervo sardo reintrodotti in provincia di Oristano Azione Attività di gestione Soggetti coinvolti Analisi storica Acquisizione ed analisi di tutte le possibili informazioni relative alla storia dell immissione ed al numero minimo dei capi rilasciati o che sono fuggiti dai recinti d preambientamento. Analisi della popolazione Monitoraggi Densità obiettivo Realizzazione di indagini mirate e di monitoraggi annui standardizzati, con l utilizzo di tecniche di conteggio scientificamente valide (conteggio su settori dei maschi adulti in bramito + osservazioni dirette su transetti lineari). In particolare sarà importante approfondire: - la consistenza della popolazione; - la struttura (sesso e classi d età); - la distribuzione per poter determinare la densità obiettivo e le modalità operative per raggiungere tale densità. Provincia Regione Sardegna Ente Foreste Sardegna Enti ed organismi di gestione delle aree protette Corpo Forestale e V.A. Coadiutori faunistici Comunità locali Università ed organismi di ricerca PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 69
Interventi di miglioramento ambientale Interventi di management ambientale e faunistico finalizzati ad incrementare la densità, la consistenza e la distribuzione del cervo. Si tratta in particolare di attività di: - mantenimento o nuova realizzazione di aree di pascolo (radure); - recupero di aree di alimentazione preesistenti; - riduzione di competizione alimentare con il bestiame domestico; - controllo del randagismo canino; - riduzione del disturbo antropico, anche da fruizione turistica non controllata; - prosecuzione ed eventuale potenziamento del controllo del bracconaggio; - formazione del personale tecnico e dei coadiutori faunistici - informazione, sensibilizzazione e partecipazione delle popolazioni locali, con particolare riguardo agli operatori agricoli, ai cacciatori, alle associazioni ambientali e di volontariato, agli operatori dei servizi turistici. Provincia Regione Sardegna Ente Foreste Sardegna Enti ed organismi di gestione delle aree protette Corpo Forestale e V.A. Coadiutori faunistici Comunità locali Università ed organismi di ricerca Imprese di Servizi ambientali e faunistici Cooperazione tra Enti ed organismi deputati alla gestone Considerata l attuale distribuzione del cervo sardo in provincia di Oristano, va sottolineata l importanza che riveste per questa specie la gestione attuata nei cantieri forestali e nelle foreste demaniali dell Ente Foreste della Sardegna. Tutte le operazioni di reintroduzione che hanno interessato il territorio oristanese sono state realizzate all interno delle suddette aree forestali e l Ente Foreste Servizio Territoriale di Oristano, si è fino ad oggi preoccupato delle attività di gestione e di recente anche dei monitoraggi delle popolazioni. Si ritiene pertanto che nel prossimo futuro sia necessario migliorare ed approfondire la cooperazione tra i diversi soggetti istituzionali che, direttamente ed indirettamente, sono interessati alla gestione del cervo sardo (Regione Sardegna I.R.F.S., Provincia di Oristano, Ente Foreste della Sardegna Servizio Territoriale di Oristano, Corpo Forestale e di V.A. Servizio Ripartimentale di Oristano). Lo sforzo comune e coordinato di tali soggetti si pensa sia fondamentale per lo sviluppo di un programma operativo condiviso finalizzato alla conservazione e potenziamento delle popolazioni già esistenti ed alla programmazione ed attuazione di nuove reintroduzioni. La cooperazione si ritiene importante anche per affrontare alcune problematiche, come quella della prevenzione degli incendi, del controllo del bracconaggio, della prevenzione dei danni alle attività agricole e forestali e degli investimenti stradali, che risultano influire sulla conservazione del cervo sardo in provincia di Oristano. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 70
Collocazione e gestione delle oasi faunistiche Analisi prospettive di gestione venatoria La Carta regionale sottolinea che per la conservazione del cervo sardo, come anche del muflone, sia di fondamentale importanza la creazione e la corretta gestione di una rete territoriale di aree protette, nelle quali sia maggiore il livello di naturalità e sia garantita una gestione continua e di buona qualità. In questa prospettiva la collocazione, le dimensioni e la gestione delle Oasi permanenti di protezione faunistica, possono giocare un ruolo importante nel favorire l incremento delle popolazioni e la loro conservazione. Inoltre le Oasi faunistiche rappresentano le aree di elezione per effettuare operazioni di reintroduzione, visto che le stesse vanno realizzate in assenza di attività venatorie, così da garantire alla costituenda popolazione delle adeguate condizioni di tranquillità. Sulla base di queste considerazioni la presente proposta di Piano faunistico venatorio della provincia di Oristano ha individuato una nuova definizione delle Oasi faunistiche che tenga conto anche dell attuale distribuzione del cervo sardo e del muflone, e delle potenziali aree nelle quali tali specie potranno essere reintrodotte (aree ad elevata vocazione ambientale). Un elemento molto importante è rappresentato dalle dimensioni delle Oasi che dovrebbe tendere al massimo consentito dalle normative regionali, vale a dire ai 5000 ettari. Secondo le indicazioni della Carta regionale la scelta di avere poche oasi di grandi dimensioni e collocate in modo mirato andrebbe sicuramente preferita all attuale proliferazione di istituti medio-piccoli. Importante anche la forma delle Oasi, in quanto la mancanza di una struttura compatta, priva di strozzature, annessi o corridoi interni, sia fondamentale per evitare problemi gestionali e garantire una maggiore tutela della specie. Il cervo sardo è una specie attualmente protetta ed ha sfiorato l estinzione in Sardegna negli anni 70. In provincia di Oristano si è estinto presumibilmente nei primi anni 50. Per tali ragioni le opzioni di sfruttamento a fini venatori debbono essere considerate con estrema cautela e comunque devono passare attraverso una modifica dell attuale normativa nazionale e regionale. In provincia di Oristano tutte le quattro popolazioni (Montiferru, Barigadu, Usellus e Laconi) derivano da reintroduzioni molto recenti e il loro successo è ancora incerto e deve essere valutato con ulteriori indagini, per approfondire la conoscenza sulla loro consistenza e sulla reale distribuzione territoriale. Allo stesso tempo la Carta regionale delle vocazioni faunistiche, sottolinea che sarebbe poco realistico non valutare come il cervo sardo sia l ungulato che ha visto incrementare il proprio areale di distribuzione e la propria consistenza nel modo più rapido negli ultimi 15 anni e come le prospettive di reintroduzione possano condurre, se ben attuate, ad un ulteriore rapido incremento di consistenze e distribuzioni in tempi medi. Si evidenzia inoltre che non deve essere sottovalutato il fatto che questa specie in altri ambiti italiani si risultata problematica per le attività agricole e selvicolturali una volta pervenuta a densità elevate, per cui potrebbe essere possibile in prospettiva dover considerare il controllo delle popolazioni di cervo anche attraverso una gestione venatoria controllata (caccia di selezione), nell ambito di una gestione attiva biologicamente corretta. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 71
Cinghiale (Sus scrofa) Idoneità territoriale La Carta regionale delle Vocazioni faunistiche (2005), sulla base dell analisi dei dati relativi agli abbattimenti forniti dalle Zone in concessione autogestite per le stagioni venatorie 2001-202, 2003-2004 e 2004-2005 ( Indagine faunistica regionale, Regione Autonoma della Sardegna Assessorato Difesa Ambiente - I.R.F.S. Istituto Regionale della Fauna selvatica), ha stimato la densità attuale del cinghiale in Sardegna su base comunale, collocando la maggior parte del territorio oristanese tra le aree con densità medio-bassa (raramente superiori a 5 capi / 100 ettari stimati), come illustrato nella cartina riportata di lato, che è stata estrapolata dalla stessa Carta regionale (Sottoprogetto 3 Parte Quarta Densità, struttura e consistenza delle popolazioni, Cartina della Densità stimata su base comunale, pag. 169). Le aree a minore densità risultano le pianura dell Alto Campidano (da Tramatza a nord fino a San Nicolò d Arcidano a sud), la Penisola del Sinis e le aree a seminativi dell Alta Marmilla. Mentre i territori con le densità maggiori (superiori ai 5-10 capi /100 ettari stimati) sono i comuni di Bosa e Montresta, buona parte dei comuni del Montiferru, del Barigadu e del Sarcidano, i comuni di Genoni, Usellus, Morgongiori e Gonnosnò. (foto Vittorio Cadoni) Per quanto invece riguarda la densità potenziale e quindi l idoneità territoriale, la Carta regionale delle Vocazioni faunistiche evidenzia che la provincia di Oristano è potenzialmente idonea alla presenza del cinghiale solo in alcune aree collinari e montane, mentre complessivamente il territorio oristanese viene considerato con una densità potenziale medio-bassa (densità inferiori ai 5-7 capi / 100 ettari) e quindi poco idoneo alla presenza di questa specie. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 72
Si ricorda che per la determinazione delle densità potenziali è stata realizzata un analisi statistica che ha compreso inizialmente l analisi delle comparazioni tra variabili ambientali e densità di abbattimento nelle Zone autogestite (indici cinegenetici disponibili dalle Indagini faunistiche regionali del periodo compreso tra il 2001 ed il 2005), e successivamente, dopo aver individuate le variabili correlate in modo significativo con la VD (densità di abbattimento), è stata applicata per queste ultime l Analisi di Regressione Multipla. Tale analisi ha consentito l attribuzione di un valore potenziale di densità di abbattimento alle aree indagate. Quindi si è proceduto a compiere un analisi sei cluster (metodo K-medie) che ha consentito di raggruppare le diverse Zone autogestite in funzione dei valori di abbattimento potenziale e quindi di densità stimata. In fine mediante l Analisi della Funzione Discriminante la Carta regionale ha determinato la probabilità di appartenenza delle 6445 UC (Unità Campione) della Sardegna ai cluster individuati precedentemente in funzione delle proporzioni di variabili ambientali che caratterizzano ciascuna UC. Graficamente questa analisi si è tradotta nella cartina della Distribuzione delle classi di identità potenziale del cinghiale in Sardegna (Sottoprogetto 3 Parte Sesta Idoneità del territorio, Fig. 6.8, pag. 219). Dalla suddetta cartina è stata estrapolata la carta delle vocazioni del cinghiale relativa alla provincia di Oristano, che viene riportata nella figura di lato. Sono evidenziate in colore diverso le 9 classi di densità potenziale del cinghiale, dalla classe di minore densità (0-3 capi/100 ettari, in colore bianco), alla classe di maggiore densità stimata (18-21 capi/100 ettari, in colore marrone curo). In colore verde sono indicati i confini amministrativi dei Comuni. In colore giallo sono indicati i centri abitati, mentre in colore celeste i laghi artificiali e le zone umide costiere (stagni e lagune). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 73
Nella tabella seguente viene riportato il quadro delle UC della provincia di Oristano suddiviso per classi di densità potenziale del cinghiale: Classe di densità potenziale N UC (2x2 km) Sup. Kmq 1 (0-3 capi/100ha) 32 128 2 (3-5 capi/100 ha) 349 1396 3 (5-7 capi/100 ha) 161 644 4 (7-9 capi/100 ha) 106 424 5 (9-11 capi/100 ha) 48 192 6 (11-13 capi/100 ha) 26 104 7 (13-15 capi/100 ha) 12 48 8 (15-18 capi/100 ha) 17 68 9 (18-21 capi/100 ha) 9 36 Totale 760 3040 La Carta regionale fa rilevare, inoltre, che per una specie dalla grande plasticità ecologica come il cinghiale non è sufficiente considerare solo il modello di idoneità ambientale basato su esigenze ecologiche per ottenere indicazioni pienamente utilizzabili per la gestone di questa specie. Infatti il cinghiale risulta senza dubbio in grado di occupare una buona parte del territorio provinciale, ma non è garantito che tale presenza risulti sempre tollerabile rispetto all impatto sulle attività agricole. Rimane il problema della definizione delle aree vocate per il cinghiale non solo in termini ecologici ma anche in termini economici, ovvero non trascurando i fattori che possono determinare la problematicità della sua presenza in un area in relazione alle attività produttive antropiche (agricoltura, allevamento, turismo). Per tale ragione la Carta regionale delle Vocazioni faunistiche ha sviluppato un ulteriore modello che considera su tutto il territorio regionale le aree coperte da compagini boschive di diversa natura, dai seminativi e dai vigneti. Successivamente intorno ai vigneti, che in Sardegna rappresentano la tipologia colturale più interessata da danni causati dal cinghiale, sono stati creati dei buffers di 1 Km di raggio. Tale distanza si riferisce ad una superficie circolare di circa 300 ettari, ed equivale all home range medio di un cinghiale rilevato in altre realtà italiane, visto che no esistono dati equivalenti per la Sardegna. In questo modo si indica un area dove la presenza di cinghiali risulta senz altro inopportuna (seminativi + buffers con i vigneti) e si discrimina fra un area vocata, costituita principalmente da corpi boschivi continui e da un area non vocata alla presenza della specie in funzione dei danni che quest ultima potrebbe causare. La Carta regionale ha così prodotto una cartina del Modello delle vocazioni faunistiche del cinghiale basato sulla compatibilità con le pratiche agricole, riportata nella fig. 6.9, pag. 221, della Parte Sesta del Sottoprogetto 3, che viene riportata di seguito. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 74
Dalla cartina appare evidente che, per quanto riguarda la provincia di Oristano, le aree di forte incompatibilità risultano essere: - la Penisola del Sinis, caratterizzata dalla presenza di zone umide costiere, colture di ortaggi, vigneti, oliveti; - le zone pianeggianti dell Alto Campidano, caratterizzate dalla presenza di seminativi, zone umide, coltivazioni ortive e risaie (Tramatza, Zeddiani, Solarussa, Simaxis, Zerfaliu, Siamaggiore, Siapiccia, Siamanna, Oristano, Palmas Arborea, Santa Giusta, Arborea, Marrubiu, Terralba, Uras, San Nicolò d Arcidano, Mogoro). Considerazioni ed indicazioni generali per la gestione ed il prelievo venatorio. Il cinghiale l unica specie tra gli Ungulati presenti in provincia di Oristano che è soggetto a prelievo venatorio, ma la sua gestione, compresa quella venatoria, è stata in passato largamente trascurata. Le difficoltà gestionali per questa specie derivano dalle sue caratteristiche biologiche ed ecologiche, e dal fatto che è una specie praticamente ubiquitaria, ma con densità molto diverse e difficilmente valutabili. La Carta regionale delle Vocazioni faunistiche evidenzia le seguenti problematiche gestionali, che riflettono bene anche la situazione nel territorio oristanese: - mancanza di serie storiche di dati relativi agli abbattimenti durante le stagioni venatorie; - mancanza di un anagrafe delle compagnie di caccia al cinghiale, e mancanza di un rapporto stabile di collaborazione tra queste e gli organismi istituzionali responsabili della gestione faunistica (Regione, Provincia, Corpo Forestale); - carenza di informazioni elative alla pressione venatoria e allo sforzo di caccia, soprattutto per quanto riguarda il territorio libero, mentre maggiori informazioni sono disponibile per le Zone in concessione autogestite; PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 75
- insufficiente informazione relative ai danni causati dal cinghiale alle coltivazioni (localizzazione, entità del danno, valutazione economica); - rischio di ibridazione occasionale con cinghiali alloctoni, e continua con i maiali domestici. La stessa Carta regionale propone un modello di gestione per il cinghiale, finalizzato ad individuare una strategia complessiva che preveda delle azioni operative da realizzare secondo una corretta sequenza logico-temporale che viene illustrata nella tabella seguente: Strategia di gestione faunistica per il cinghiale Intervento Caratteristiche e modalità principali Soggetti interessati Fase 1 Organizzazione del territorio Fase 2 Assegnazione delle compagnie di caccia ai Distretti di Gestione La prima fase vede come azione fondamentale la determinazione della superficie vocata o meno alla presenza del cinghiale. Tale analisi, come è già stato sottolineato, son si può basare solo su criteri ecologici, perché questa specie ha una grande adattabilità che gli consente di frequentare ambienti anche fortemente antropizzati, con conseguenti impatti sulle attività agricole. Quindi occorre individuare le aree che siano caratterizzate da una buona vocazione ecologica per la specie, ma che presentino anche una limitata vulnerabilità. Come base potrà essere utilizzato il modello delle vocazioni faunistiche basato sulla compatibilità con le pratiche agricole, che è stato prodotto dalla Carta regionale e che è stato prima illustrato. Tale modello aiuta ad individuare le aree dove la presenza del cinghiale è auspicabile e quelle invece dove la specie deve essere sottoposta ad un prelievo conservativo ed organizzato, in modo da controllare il suo impatto sulle attività produttive. Al di fuori di queste due tipologie di aree il cinghiale non dovrà essere in alcun modo essere conservato (presenza incompatibile) e si dovranno adottare tutte le azioni necessarie a cura del soggetto gestore (Provincia, A.T.C., enti ed organismi gestori di aree protette). Successivamente all interno delle aree vocate, si procederà alla individuazione cartografica delle unità di gestione (Distretti di Gestione), che a loro volta saranno suddivisi in diverse aree di caccia. Per l individuazione delle U.G. si terrà conto delle caratteristiche ambientali, ma anche le varie realtà locali preesistenti, cercando di non alterare gli equilibri raggiunti in passato nell organizzazione della caccia a cinghiale a livello locale. I Distretti di Gestione vengono assegnati alle compagnie di caccia locali, in modo da costruire uno stretto legame cacciatore-territorio, fondamentale per un efficace strategia di gestione del cinghiale che miri ad una forte responsabilizzazione degli operatori venatori. All interno dei Distretti potranno essere individuate alcune aree di battuta che saranno assegnate in maniera permanente a cacciatori di ogni compagnia. Il legame cacciatore-territorio potrà anche favorire la raccolta dei dati sugli abbattimenti e biometrici, e la partecipazione dei cacciatori ad attività di monitoraggio per la stima delle popolazioni. Provincia A.T.C. Compagnie di caccia Associazioni venatorie Coadiutori faunistici Università ed organismi di ricerca PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 76
Fase 3 Determinazione di piani di abbattimento quantitativi Fase 4 Raccolta di statistiche di abbattimento, dati biometrici e di produttività Fase 5 Monitoraggio dei danni Fase 6 Prevenzione dei danni Normalmente la caccia al cinghiale viene effettuata senza una preventiva pianificazione dei prelievi. Per poter pianificare il prelievo occorre effettuare battute di censimento, con l impiego di battitori ed osservatori, che consentano di ottenere indicazioni sulla tendenza delle consistenze nelle diverse aree dei Distretti di Gestione. I censimenti in battuta devo essere realizzati secondo metodologie standard su superfici campione di 50-100 ettari, ripetibili nelle diverse situazioni. Tale metodo di censimento volte risulta particolarmente difficile in aree boscate di tipo mediterraneo molto fitte ed impenetrabili. In questi casi si potrebbe adottare un indice di abbondanza basato sul prelievo dell anno precedente e sui dati di produttività delle femmine raccolti in occasione degli abbattimenti. Importante anche registrare l entità dei danni da cinghiale che il Distretto di Gestione avrà subito nella stagione precedente al prelievo venatorio, in quanto questo parametro potrà essere utile nella definizione l entità del prelievo da effettuare. Per quanto riguarda i capi di cinghiale abbattuti è fondamentale rilevare i seguenti dati (mediante utilizzo di un apposita scheda tecnica): - numero dei capi abbattuti ed osservati per ogni cacciata; - indicazione precisa dell area di caccia; - numero dei cacciatori presenti e dei cani impiegati; sesso ed età (prelievo della mandibola) per ogni capo abbattuto; - peso effettivo (e non stimato) con una bilancia affidabile e tarata; - per ogni femmina abbattuta andranno verificati e registrati l eventuale presenza di embrioni ed il loro numero. Prevede il monitoraggio costante della distribuzione geografica e dell entità dei danni del cinghiale sulle colture agricole, che è fondamentale per definire una strategia di gestione finalizzata a ridurre i possibili conflitti tra cacciatori ed agricoltori. L accurata conoscenza del fenomeno dei danni consente di programmare interventi mirati di prevenzione e, allo stesso tempo, di contribuire alla definizione delle densità-obiettivo compatibili con le attività agricole. Per la raccolta dei dati è necessario innanzitutto un coordinamento tra i diversi soggetti preposti ai risarcimenti, mediante la definizione di un protocollo operativo comune a tutti i soggetti implicati (con adozione di una scheda tecnica di rilevamento e delle modalità di compilazione della stessa). Importante la localizzazione del danno mediante GPS per la sua georeferenziazione. In passato sono stati sperimentati diversi metodi finalizzati a prevenire i danni del cinghiale alle colture agricole e forestali. Tra le metodologie dirette, i sistemi più efficaci (anche considerato il rapporto costi-benefici) risultano essere quelli con l uso di recinzioni meccaniche o elettriche in modo da rendere impossibile l accesso ai cinghiali. Esistono tuttavia anche metodologie di prevenzione di natura Provincia A.T.C. Compagnie di caccia Associazioni venatorie Coadiutori faunistici Università ed organismi di ricerca PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 77
indiretta, il più utilizzato dei quali è la somministrazione di cibo complementare (foraggiamenti), che, però, deve essere realizzato con alcuni accorgimenti (in aree boscate e nel periodo di minima produttività naturale delle stesse, in modo da fornire cibo in un habitat naturale che garantisce anche protezione e rifugio. E possibile anche destinare dei piccoli appezzamenti alle cosiddette colture a perdere, che devono essere individuate ai margini o all interno delle aree boscate, in modo da garantire condizioni di tranquillità per la loro frequentazione da parte dei cinghiali. Per quanto, in fine, riguarda la problematica dei ripopolamenti di cinghiale, si ritiene fondamentale impedire le immissioni di capi di provenienza alloctona (linee europea, italica e asiatica) e da allevamenti, che in passato hanno modificato a fondo il patrimonio genetico del cinghiale sardo autoctono (Sus scrofa meridionalis). A tale scopo sarà importante: - garantire il monitoraggio genetico degli allevamenti, ance di quelli associati alle aziende Agri-Turistico-Venatorie, eliminando i soggetti che risultino divergenti geneticamente dal cinghiale sardo autoctono; - attuare specifiche misure di sorveglianza ed informazione necessarie per evitare rilasci clandestini di capi; - fare delle verifiche genetiche sui capi abbattuti nelle diverse aree di caccia al fine di individuare situazioni potenzialmente pericolose per l integrità del cinghiale sardo; - valutare la possibilità di contribuire ad un Piano regionale di recupero genetico che dovrebbe essere proposto e coordinato dalla Regione Sardegna, come suggerito dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche (2005). Tale piano di recupero dovrebbe individuare aree di priorità di conservazione (con la funzione di aree sorgente per ripopolamenti con soggetti autoctoni) e la definizione di alcune priorità d intervento, per procedere alla rimozione degli individui con fenotipo incerto e giungere comunque ad una progressiva riduzione delle densità seguita da eventuali immissioni di esemplari non contaminati geneticamente. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 78
3.6.3 Uccelli acquatici e marini. Considerazioni generali e vocazione del territorio Gli uccelli acquatici nidificanti nelle aree settentrionali del Paleartico occidentale svolgono ogni anno un attività di migrazione corta per raggiungere le zone di svernamento situate in prevalenza lungo le coste del Mediterraneo, e costituite in prevalenza da zone umide costiere ed interne (stagni, lagune, acquitrini temporanei, risaie, golfi e tratti di mare antistanti la fascia costiera, laghi naturali e bacini artificiali). La provincia di Oristano, come è stato illustrato nell analisi ambientale della presente proposta di PFVP, è particolarmente ricca di tali ambienti idonei allo svernamento degli uccelli acquatici, e sono presenti numerose zone umide d importanza internazionale, nazionale e regionale, riconosciute da parecchi anni nell ambito delle convenzioni internazionali, in particolare, la Convenzione di Ramsar (Iran), del 2 febbraio 1971, sulla protezione delle Zone umide d importanza internazionale per gli uccelli acquatici, ed identificate negli ultimi 10 anni come Siti d Importanza Comunitaria (S.I.C.) e Zone a Protezione Speciale (Z.P.S.) dal Progetto BioItaly della Regione Sardegna, nell ambito dell applicazione delle Direttive europee 92/43/CEE ( Habitat ) e 79/409/CEE ( Uccelli ), per la conservazione della biodiversità in Europa e la creazione delle aree protette della Rete Natura 2000. Le suddette zone umide dell Oristanese sono state interessate, come nel resto della Sardegna, da profonde trasformazioni a partire dagli anni 20 del Novecento, con opere di bonifica integrale e parziale, eliminazione delle sponde basse, apertura, sistemazione protezione delle bocche a mare, realizzazione di opere di recupero ambientale e produttivo (peschiere con moderni lavorieri, opere idrauliche per la regimazione delle acque dolci), dragaggio dei fondali e costruzione di canali sublagunari, modifiche della salinità delle acque, distruzione di ampi tratti di vegetazione palustre. Le zone umide oristanesi, inoltre, sono state interessate da gravi fenomeni di inquinamento chimico ed organico di origine urbana, industriale ed agricola, con particolare riferimento ai compendi ittici dei territori di Terralba, Arborea, Santa Giusta, Palmas Arborea e Cabras. Da rilevare che tutte le zone umide oristanesi dopo gli anni 70 sono state interessate da attività economiche come compendi ittici dati in concessione dalla Regione Sardegna ad organismi privati (consorzi, cooperative, imprese). Nonostante le problematiche sopra evidenziate, nella provincia di Oristano le zone umide costiere ed alcuni bacini artificiali interni (in particolare, il Lago Omodeo), rappresentano degli ambienti di fondamentale importanza come aree di sosta e di alimentazione per lo svernamento di numerose specie di uccelli acquatici migratori (dal mese di ottobre al mese di marzo), e come zone di nidificazione e di riproduzione (dal mese di aprile al mese di agosto) di diverse specie di uccelli PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 79
acquatici, alcune delle quali riconosciute d importanza internazionale e d interesse comunitario dalle Convenzioni di Berna e di Bonn, e dalla Direttiva comunitaria Uccelli (79/409/CEE). La Regione Sardegna negli ultimi 15 anni ha realizzato una regolare attività di monitoraggio dell avifauna acquatica svernate con i censimenti invernali effettuate ogni anno nel mese di gennaio nell ambito dell International Waterbird Census, IWC Italy, coordinato a livello nazionale dall ex. I.N.F.S. Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, confluito nel 2008 nell I.S.P.R.A. - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (http://www.isprambiente.gov.it/). La Provincia di Oristano ha realizzato negli ultimi 10 anni alcuni monitoraggi specifici sulla nidificazione degli uccelli acquatici nelle zone umide oristanesi, con particolare riguardo alle specie d interesse comunitario (Allegato 1 della Direttiva 79/409/CEE Uccelli ). Di seguito è riportato l elenco delle specie di uccelli acquatici svernanti in provincia di Oristano, costruiti sulla base dei censimenti realizzati dalla Regione Sardegna e dalla Provincia di Oristano negli ultimi 15 anni. Uccelli acquatici svernanti in provincia di Oristano cod Specie Categoria di tutela UAS01 Tuffetto Berna All. II UAS02 Svasso maggiore Berna All. III UAS03 Svasso piccolo Berna All. II UAS04 Cormorano Dir.CEE Uccelli All. II Berna All. III UAS05 Airone cenerino Berna All. III UAS06 Airone bianco maggiore Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II CITES App. 1 UAS07 Garzetta Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II CITES App. 1 UAS08 Airone guardabuoi Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II CITES App. 1 UAS09 Spattola SPEC 2 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II CITES App. 1 Legge 157/92 (specie particolarmente protetta) UAS10 Fenicottero rosa SPEC 2 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II CITES App. 1 L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAS11 Oca selvatica Dir.CEE Uccelli All. II/1, III/2 Berna All. III Bonn All. II UAS12 Volpoca Berna All. II Bonn All. II L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAS13 Fischione Dir.CEE Uccelli All. II/I, III/2 Berna All. III Bonn All. II UAS14 Canapiglia SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. II/1 Berna All. II Bonn All. III UAS15 Alzavola Dir.CEE Uccelli All. II/1 Berna All. III Bonn All. II UAS16 Germano reale Dir.CEE Uccelli All. II/1, III/2 Berna All. III Bonn All. II UAS17 Codone SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. II/1, II/2 Berna All. III Bonn All. II UAS18 Mestolone Dir.CEE Uccelli All. II/1, III/2 Berna All. III Bonn All. II UAS19 Fistione turco SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. II/2 Berna All. III Bonn All. II - L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAS20 Moriglione SPEC 4 - Dir.CEE Uccelli All. II/1, II/2 Berna All. III Bonn All. II UAS21 Moretta tabaccata SPEC 1 - Dir.CEE Uccelli All. I specie prioritaria Berna All. II Bonn All. I CITES App. 1 UAS22 Moretta Dir.CEE Uccelli All. II/1, III/2 Berna All. III Bonn All. II UAS23 Folaga Dir.CEE Uccelli All. II/1 Berna All. II UAS24 Pavoncella Berna All. II Bonn All. II PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 80
UAS25 Piviere dorato Berna All. II Bonn All. II UAS26 Pivieressa Dir.CEE Uccelli All. II/2 Berna All. III Bonn All. II UAS27 Pittima reale SPEC 2 - Dir.CEE Uccelli All. II/2 Berna All. III Bonn All. II UAS28 Pittima minore SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. II/2 Berna All. III Bonn All. II UAS29 Pettegola Dir.CEE Uccelli All. II/2 Berna All. III Bonn All. II UAS30 Piovanello maggiore SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. II/2 Berna All. III Bonn All. II UAS31 Piovanello tridattilo Dir.CEE Uccelli All. II/2 Berna All. II Bonn All. II UAS32 Gambecchio Berna All. III Bonn All. II UAS33 Piovanello pancianera SPEC 3 Berna All. II Bonn All. II UAS34 Combattente Dir.CEE Uccelli All. I, II/2 Berna All. III Bonn All. II CITES App. 1; L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAS35 Beccapesci SPEC 2 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II; Bonn All. II UAS36 Falco pescatore SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. I CITES App. 1; L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAS37 Falco di palude Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. I CITES App. 1; L. 157/92 (specie particolarmente protetta) Di seguito è riportato l elenco delle specie di uccelli acquatici nidificanti in provincia di Oristano, costruiti sulla base dei censimenti realizzati dalla Regione Sardegna e dalla Provincia di Oristano negli ultimi 15 anni. Il monitoraggio dell avifauna nidificante è stato realizzato nel periodo aprileluglio ed è stato finalizzato alla valutazione della consistenza numerica delle popolazioni nidificanti. I monitoraggi sono stati effettuati mediante: a) conteggio diretto dei nidi sul sito di nidificazione; b) conteggio a distanza delle coppie nidificanti; c)censimento standardizzato su aree campione attraverso transetti lineari e conteggi puntuali. La nidificazione è stata ritenuta certa solo nei casi in cui sono stati ottenuti riscontri diretti (nidi, pulcini o giovani appena involati). Uccelli acquatici nidificanti in provincia di Oristano cod Specie Categoria di tutela UAN01 Tuffetto Berna All. II UAN02 Svasso maggiore Berna All. III UAN03 Tarabusino SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II UAN04 Nitticora SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II UAN05 Sgarza ciuffetto Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II UAN06 Airone guardabuoi Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II CITES App. 1 UAN07 Garzetta Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II CITES App. 1 UAN08 Airone rosso SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. II UAN09 Mignattaio SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. II - L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAN10 Volpoca Berna All. II Bonn All. II L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAN11 Germano reale Dir.CEE Uccelli All. II/1, III/2 Berna All. III Bonn All. II UAN12 Fistione turco SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. II/2 Berna All. III Bonn All. II - L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAN13 Moriglione SPEC 4 - Dir.CEE Uccelli All. II/1, II/2 Berna All. III Bonn All. II UAN14 Moretta tabaccata SPEC 1 - Dir.CEE Uccelli All. I specie prioritaria Berna All. II Bonn All. I CITES App. 1 UAN15 Falco di palude Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. I CITES App. 1 - L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAN16 Porciglione Berna All. III PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 81
UAN17 Gallinella d acqua Berna All. III UAN18 Pollo sultano SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II - L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAN19 Folaga Dir.CEE Uccelli All. II/1 Berna All. II UAN20 Cavaliere d Italia Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. II - L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAN21 Avocetta SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. I CITES App. 1 UAN22 Occhione SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. I CITES App. 1 UAN23 Pernice di mare SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. I CITES App. 1 UAN24 Corriere piccolo Berna All. II Bonn All. II UAN25 Fratino SPEC 3 - Berna All. III Bonn All. II UAN26 Pettegola SPEC 2 - Dir.CEE Uccelli All. II/2 Berna All. III Bonn All. II UAN27 Gabbiano comune Berna All. III Bonn All. II UAN28 Gabbiano roseo Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Bonn All. I - L. 157/92 (specie particolarmente protetta) UAN29 Gabbiano reale UAN30 Sterna zampenere Berna All. III UAN31 Sterna comune Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II UAN32 Fraticello SPEC 3 - Dir.CEE Uccelli All. I Berna All. II Come si vede il territorio oristanese riveste una rilevante importanza a livello regionale, nazionale ed internazionale come area di svernamento degli uccelli acquatici lungo le rotte migratorie del Paleartico occidentale e come area di nidificazione (zone d importanza nazionale per: garzetta, airone rosso, volpoca, fistione turco, falco di palude, pollo sultano, cavaliere d Italia, fratino, pettegola, gabbiano comune, gabbiano roseo, sterna comune e fraticello). Pertanto si ritiene di grande importanza con la presente proposta di Piano Faunistico Venatorio Provinciale attivare una strategia complessiva per la conservazione delle zone umide, il mantenimento della biodiversità naturale (habitat, specie vegetali ed animali) e per la tutela degli uccelli acquatici, in osservanza dei principi e delle indicazioni gestionali contenuti nelle Convenzioni internazionali (Ramsar, Berna, Bonn, CITES), nelle Direttive europee (Direttiva 92/43/CEE Habitat e Direttiva 79/409/CEE Uccelli, nella normativa nazionale (L. n. 157/92) e Regionale (L.R. n. 23/98) e nei documenti orientativi prodotti dall I.S.P.R.A. (ex I.N.F.S. istituto Nazionale Fauna Selvatica). Per quanto riguarda i documenti I.S.P.R.A. del Ministero dell Ambiente, del Territorio e del Mare, si è fatto riferimento in particolare ai Piani d Azione Nazionali relativi alle seguenti specie: PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 82
- Serra G., L. Melega, N. Baccetti (a cura di), 2001 - Piano d azione nazionale per il Gabbiano corso (Larus ardouini), Quad. Cons. Natura, 6, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica. - Andreotti A. (a cura di), 2001 - Piano d azione nazionale per il Pollo sultano (Porphyrio porphyrio), Quad. Cons. Natura, 8, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica. - Melega L. (a cura di), 2007 - Piano d azione nazionale per la Moretta tabaccata (Aythya nyroca), Quad. Cons. Natura, 25, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica. Di seguito vengono individuati e descritti i maggiori fattori di minaccia e criticità per l avifauna acquatica, sulla base delle indicazioni fornite dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistice (Sottoprogetto 1 Studio e censimento relativo ai cormorani e all avifauna migratoria nelle zone umide, 2005), dall ex I.N.F.S. oggi I.S.P.R.A. (http://www.infs-acquatici.it/) e dal Programma MED.WET Mediterranean Wetlands Initiative, for the Ramsar Convention on Wetlands (http://www.medwet.org/): la progressiva riduzione e trasformazione degli habitat utili per la sosta, l alimentazione e la nidificazione (riproduzione), soprattutto a causa delle attività agricole (miglioramenti fondiari), dell inquinamento chimico ed organico, dell interramento; dell aumento del grado di salinità delle acque, della nuova apertura di strade di penetrazione agraria; la distruzione di habitat (canneti) a causa degli incendi dolosi; i periodici fenomeni di eutrofizzazione delle acque lagunari con morie delle specie ittiche e le variazioni del livello delle acque nel periodo riproduttivo; i disturbi generati dalle attività umane (pesca, birdwatching, turismo, attività agricole) durante il periodo riproduttivo; il fenomeno del randagismo (cani e gatti randagi o vaganti); la presenza di linee elettrificate che possono causare collisioni ed elettrocuzione degli uccelli in volo; il disturbo venatorio in aree limitrofe ed il fenomeno del bracconaggio. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 83
Considerazioni ed indicazioni generali per la gestione. Una strategia d azione per la tutela dell avifauna acquatica e dei suoi habitat dovrà essere concordata, condivisa e poi attuata con il coinvolgimento di tutti gli organismi pubblici competenti in materia di gestione faunistica e conservazione della biodiversità: Regione Sardegna, Provincia di Oristano, enti ed organismi delle aree protette nazionali e regionali, enti ed organismi di gestione delle aree della Rete europea Natura 2000 (S.I.C. e Z.P.S.), Amministrazioni locali, Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale Servizio Ripartimentale di Oristano, Consorzio di Bonifica dell Oristanese, Istituto Zooprofilatico regionale, ASL. Dovranno essere, inoltre, coinvolti, con adeguate azioni di informazione e di animazione della partecipazione, tutti gli attori sociali che possono contribuire alla gestione delle zone umide e alla tutela della biodiversità: università ed enti di ricerca, associazioni ambientali, associazioni di delle categorie produttive (agricoltura, pesca, turismo), associazioni venatorie, scuole, volontariato, compagnie baracellari, coadiutori faunistici, imprese dei servizi ambientali e faunistici). Molto importante per la conservazione degli habitat e delle specie sarà nel prossimo futuro l attuazione dei Piani di Gestione delle aree naturali protette della rete europea Natura 2000 (S.I.C. e Z.P.S.) che sono già stati predisposti dalle Amministrazioni locali e sono stati approvati dalla Regione Sardegna. I Piani saranno attuati dagli organismi di gestione locali su delega della Regione Sardegna e prevedono la realizzazione di interventi di conservazione e regolamentazione, di monitoraggio e ricerca, d incentivazione delle buone pratiche, di informazione e coinvolgimento, di fruizione e valorizzazione economica sostenibili. Importante nel prossimo futuro anche la gestione delle Oasi permanenti di protezione faunistica, che nell Oristanese in molti casi coincidono con le zone umide e le aree della Rete Natura 2000. La gestione delle oasi faunistiche è delegata dalla regione Sardegna alle Provincie. In proposito, la Provincia di Oristano, in collaborazione con la stessa Regione, ed i Comuni di Arborea e Santa Giusta, ha in corso di realizzazione dal 2010 un progetto pilota per la gestione faunistica dello Stagno di S Ena Arrubia, anche con la finalità di individuare un modello da replicare per la gestione delle zone umide costiere oristanesi che rivestono interesse per l avifauna selvatica (svernamento, sosta migratoria, nidificazione). Dal punto di vista generale, nella seguente tabella sono indicate le principali azioni di gestione attiva per la conservazione delle zone umide (costiere ed interne) e delle popolazioni di uccelli acquatici e marini, individuate sulla base delle peculiari caratteristiche della realtà ambientale oristanese. Nella tabella è indicata anche una valutazione del grado di priorità (alto, medio, basso) delle varie tipologie d intervento. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 84
Principali azioni di gestione attiva per la conservazione delle zone umide (costiere ed interne) e delle popolazioni di uccelli acquatici e marini cod Descrizione azione Grado di priorità 01 Regimazione delle acque mediante interventi compatibili di ingegneria idraulica ed ambientale e controllo del grado di salinità alta 02 Controllo del tasso di erosione e del fenomeno dell interramento media 03 Monitoraggio delle fonti di inquinamento (agricolo ed industriale) possibilmente a livello di bacino idrologico o di sub-bacini 04 Mantenimento e/o ripristino della vegetazione sommersa, natante, demersa e dei terreni allagati e non circostanti la zona umida 05 Mantenimento e/o ripristino del profilo irregolare, delle pendenze delle rive e degli argini dei bacini e dei canali 06 Mantenimento e/o nuova creazione di zone allagate con acqua bassa (15-25 cm), di argini e rive a bassa pendenza (< 5%) lungo fasce di circa 5-10 metri dalla riva finalizzate allo sviluppo della vegetazione spontanea. 07 Evitare la pratica della bruciatura dei canneti e prevenire il fenomeno degli incendi dolosi (migliorare il livello di sorveglianza) 08 Mantenimento e/o nuova creazione di isolotti bassi con o senza vegetazione per favorire la nidificazione di alcune specie ornitiche (Laridi, Sternidi) 09 Creazione di fasce di rispetto faunistico intorno alle zone umide, con la loro ricomprensione negli istituti di protezione faunistica e/o nelle aree naturali protette della Rete Natura 2000. 10 Promozione dell attuazione di Piani e modelli di gestione attiva e la costituzione di organismi di gestione delle zone umide (siti della Rete Natura 2000 ed oasi permanenti di protezione faunistica) con il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle Amministrazioni locali. 11 Realizzazione di regolari monitoraggio dell avifauna migratoria e nidificante, secondo standard scientifici adeguati e certificati. alta media media media media bassa media alta alta 12 Promozione della ricerca scientifica applicata media PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 85
13 Controllo dell attività venatoria; chiusura della caccia nelle zone chiave per le specie più sensibili (minacciate e d interesse comunitario); promozione di programmi di educazione venatoria 14 Attuazione di programmi di informazione, sensibilizzazione, educazione, coinvolgimento destinati alle popolazioni residenti nelle aree con presenza di zone umide d importanza per l avifauna acquatica. 15 Promozione di studi e indagini sull impatto dell avifauna acquatica sulle attività antropiche (agricoltura e pesca) bassa media media Nell ambito degli uccelli marini, una particolare attenzione per la provincia di Oristano merita il gabbiano corso, nidificante nell Isola di Mal di Ventre, e fortemente minacciato dal disturbo antropico e dalla competizione con il gabbiano reale. L impatto del turismo è stato in parte mitigato negli ultimi 10 anni dalla presenza dell Area Marina protetta della Penisola del Sinis Isola di Mal di Ventre, mentre occorrerebbe garantire un monitoraggio costante delle colonie di nidificazione di questa specie ed attuare azioni di controllo dello sviluppo delle colonie di gabbiano reale. L Isola di Mal di Ventre, soggetta a vincolo di Oasi permanente di protezione faunistica, è un sito importante anche per la nidificazione del marangone dal ciuffo e delle berte. Per la futura conservazione del gabbiano corso, sarebbe importante definire un accordo di cooperazione e collaborazione tra la Provincia di Oristano e l Area Marina Protetta della Penisola del Sinis, per la definizione di un comune piano operativo. In tale prospettiva, sarebbe importante valutare anche la possibilità dell attivazione sull isola di Mal di Ventre di una stazione ornitologica permanente per il monitoraggio delle popolazioni di uccelli marini e l avifauna migratrice. Questa piccola isola rappresenta, infatti, per le sue condizioni morfologiche e vegetazionali, un sito idoneo allo svernamento di grandi quantità di Passeriformi ed in particolare di grandi Turdidi, ed un sito ideale per il monitoraggio della migrazione transmediterranea (Nissardi S., Zucca C., 1998; Messineo et al., 2001, 2001b; Carta delle Vocazioni faunistiche della Sardegna, Sottoprogetto 2 Studio e monitoraggio dell avifauna migratoria d interesse venatorio, 2005). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 86
GABBIANO CORSO Larus audouini Riferimento per le indicazioni gestionali: Serra G., L. Melega, N. Baccetti (a cura di), 2001 - Piano d azione nazionale per il Gabbiano corso (Larus ardouini), Quad. Cons. Natura, 6, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica. (foto N. Baccetti, Archivio INFS) Le azioni di gestione potranno essere realizzate dalla Provincia, dall AMP Penisola del Sinis, in collaborazione con l I.S.P.R.A. Minacce e fattori limitanti Obiettivo locale 1 Monitorare la consistenza della popolazione nidificante Obiettivo locale 2 Monitorare dieta e disponibilità di risorse trofiche Obiettivo locale 3 Monitorare la popolazione di Gabbiano reale Obiettivo locale 4 Valutare l impatto dell inquinamento marino Obiettivo locale 5 Proteggere i siti di nidificazione (Isola di Mal di Ventre) Carenze informative sulla consistenza, distribuzione ed ecologia (rilevanza alta) Disturbo antropico (rilevanza alta) Depauperamento delle risorse trofiche (rilevanza potenzialmente alta, scarse informazioni) Interazioni competitive e predatorie (rilevanza potenzialmente alta, scarse informazioni) Inquinamento del mare (rilevanza potenzialmente alta, scarse informazioni) Azione 1 Pianificare e realizzare censimenti esaustivi della popolazione, in collaborazione con l I.S.P.R.A. Azione 2 Creare una banca dati locale georeferenziata, in accordo con la banca dati nazionale (I.S.P.R.A.) Azione 1 Analizzare la dieta a livello delle colonie presenti in provincia di Oristano Azione 2 Quantificare la disponibilità delle risorse trofiche Azione 3 Analizzare l influenza dei regolamentazione della pesca (AMP) sulle strategie di conservazione Azione 1 Monitorare le colonie di gabbiano reale e creare banca dati locale georeferenziata Azione 1 Collaborare a campagne regionali e nazionali di monitoraggio inquinamento marino (ricerca inquinanti su campioni tessutali di Gabbiano corso e su prede) Azione 1 Attuare i Piani di Gestione delle Aree naturali della Rete Natura 2000 Azione 2 Interdire l accesso ai siti nei periodi riproduttivi PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 87
Obiettivo locale 6 Prevenire la competizione con il Gabbiano reale Obiettivo locale 7 Promuovere l informazione e la sensibilizzazione Azione 1 Azione 2 Azione 1 Limitare la popolazione di gabbiano reale Impedire l accesso dei gabbiani reali alle discariche di RSU Promuovere programmi di informazione e sensibilizzazione destinati alle popolazioni locali e agli operatori della pesca e del turismo POLLO SULTANO Porphyrio porphyrio Riferimento per le indicazioni gestionali: - Andreotti A. (a cura di), 2001 - Piano d azione nazionale per il Pollo sultano (Porphyrio porphyrio), Quad. Cons. Natura, 8, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica. Le azioni di gestione potranno essere realizzate dalla Provincia e dagli organismi di gestione delle aree naturali protette, in collaborazione con l I.S.P.R.A. Minacce e fattori limitanti Interventi di bonifica e sistemazione idraulica Degrado ambientale Frammentazione degli habitat Caccia e bracconaggio Disturbo antropico Pesticidi ed altri agenti inquinanti (risaie) Predazione da parte di cani e gatti randagi Predazione da parte di specie opportuniste Cartina della distribuzione dei biotopi occupati dal Pollo sultano (dati tratti da Schenk 1993a e da Grussu 1999, integrati con segnalazioni inedite (Andreotti A., 2001) Diffusione di specie vegetali alloctone invasive (giacinto d acqua) Collisione con cavi aerei Incendi dolosi dei canneti PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 88
Obiettivo locale 1 Adeguato livello di protezione per tutti i siti chiave Obiettivo locale 2 Promuovere la conservazione, il ripristino e l incremento dei principali habitat riproduttivi Obiettivo locale 3 Favorire la creazione di nuove zone umide d acqua dolce Obiettivo locale 4 Valutare la possibilità di attuare dei programmi di reintroduzione Azione 1 Azione 1 Azione 1 Azione 1 Istituzione Oasi permanenti di protezione faunistica Ripristini ambientali nelle principali zone umide costiere del golfo di Oristano e di alcuni canali Incentivare la trasformazione di aree agricole in zone umide d acqua dolce Indagine conoscitiva e di fattibilità Obiettivo locale 5 prevenire il disturbo arrecato dalla caccia nei siti chiave Azione 1 Restrizioni dell attività venatoria Obiettivo locale 6 Garantire un monitoraggio continuo delle popolazioni nidificanti Azione 1 Censimenti annuali regolari in tutte le zone umide dell Oristanese Obiettivo locale 7 Promuovere l informazione e la sensibilizzazione Azione 1 Attuazione di campagne locali d informazione e sensibilizzazione, rivolte ad allevatori, pescatori, cacciatori, popolazione e scuole (Foto SARGEA G. Franco Casu) PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 89
Cormorano. Un analisi a parte e maggiormente approfondita merita il Cormorano (Phalacrocorax carbo), come specie ornitica svernate negli ambienti umidi costieri dell Oristanese, in conseguenza dell impatto che la sua presenza nel periodo compreso tra ottobre e marzo risulta avere sulle attività produttive dei compendi ittici più importanti (San Giovanni Marceddì; Corru Mannu Corru s Ittiri; S Ena Arrubia; Santa Giusta; Mistras; Cabras; Is Benas). Il cormorano negli ultimi 20 anni è stato presente nell Oristanese anche come specie nidificante, con una piccolissima colonia sulle falesie basaltiche della costa di Cuglieri, all interno dell Oasi di protezione faunistica di Cabu Nieddu. Tuttavia dagli ultimi censimenti effettuati nel 2003, 2004 e 2005 per la redazione della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche, la colina storica di Cabu Nieddu nei tre anni è risultata vuota. Nel 2003 sono stati rilevati alcuni nidi a Capo Frasca (estrema propaggine sud del Golfo di Oristano, in territorio di Arbus), ma la colonia è risultata vuota nelle stagioni 2004 e 2005. Per quanto riguarda, le popolazioni svernati di cormorano nelle zone umide costiere dell Oristanese, la Regione Sardegna e la Provincia di Oristano hanno svolto negli ultimi 10 anni una regolare attività di monitoraggio autunnale ed invernale, molto accurata, (osservazione all alba presso i dormitori, osservazione diretta nelle ore diurne, osservazione durante l alimentazione nei vari compendi ittici) che ha consentito di rilevare una consistenza complessiva variabile da un minimo di 8.500 ad un massimo di circa 13.500 esemplari. Nella presente proposta di P.F.V.P. vengono riportati i risultati e le indicazioni di gestione delle popolazioni svernanti di cormorani che sono emerse da un recente studio (febbraio 2012) realizzato dalla Provincia di Oristano, in collaborazione con la Regione Sardegna. Tale ricerca, denominata Studio finalizzato alla individuazione di metodi e sistemi di prevenzione dei danni causati da uccelli ittiofagi alle produzioni ittiche della provincia di Oristano è stato tecnicamente realizzato dall Università degli Studi di Cagliari D.B.E.A. Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia Animale, per quanto riguarda l analisi delle borre dei cormorani, per la valutazione qualitativa e quantitativa della loro alimentazione, e dalla Soc. Coop. ALEA (Oristano), con la collaborazione dell Soc. ANTHUS (Cagliari), per quanto riguarda la valutazione dei sistemi di prevenzione dei danni. Tutta l attività di ricerca ed indagine è stata realizzata con la collaborazione attiva dei principali soggetti privati concessionari regionali per le attività ittiche nei compendi ittici oristanesi (Nuovo Consorzio Cooperative Pontis, gestore dello Stagno di Cabras; Società Cooperativa Pescatori e Molluschicoltori, gestore della Laguna di Mistras; Società Cooperativa Pescatori Santa Giusta, gestore dello stagno di Santa Giusta; Consorzio Cooperative Riunite Pesca Marceddì, gestore degli stagni di S. Maria, S. Giovanni, Marceddì e Corru S Ittiri). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 90
Considerazioni ed indicazioni generali per la gestione. Dopo il declino che alla fine degli anni 70 ne aveva messo a rischio la conservazione fino al punto di giustificarne l inserimento nell Allegato I della Direttiva 79/409 CEE Uccelli, dalla quale è poi stato escluso nel 1997 avendo raggiunto uno stato di conservazione favorevole, il generale incremento delle popolazioni di Cormorano Phalacrocorax carbo e la conseguente espansione del suo areale sono state causa, in tutta Europa, negli ultimi 30 anni,di una rapida insorgenza di conflitti di interesse tra le attività di produzione ittica e pesca (professionale o sportiva) e le aspettative di tutela delle specie ornitiche selvatiche. Si capisce così perché la gestione del Cormorano in Europa è oramai da decenni oggetto di discussioni finalizzate ad individuare potenziali misure di mitigazione per ridurre l impatto sulle risorse ittiche, che può variare in misura differente a seconda delle situazioni. Anche a livello nazionale decidere se è necessario o meno gestire il Cormorano e decidere le modalità con cui attuare al meglio la gestione comporta un attenzione particolare per individuarne l effettiva praticabilità in termini ecologici, sociali ed economici, tenendo nella dovuta considerazione anche la varietà di siti, habitat e specie ittiche che caratterizzano le aree in cui si pratica la pesca professionale. Il Parlamento Europeo ha adottato già nel 1996 una "Risoluzione sul problema del cormorano e la pesca" in cui si considera opportuno adottare speciali misure temporanee attraverso progetti scientifici approvati dalla Commissione Europea. Queste misure avrebbero dovuto tendere alla riduzione dell'impatto del Cormorano sull'ambiente mediante, per esempio, sia azioni preventive volte a ridurre la riproduzione dei cormorani, sia la temporanea esclusione di P. c. sinensis dall'allegato I della Direttiva "Uccelli" (Volponi 2004). Un altra Risoluzione è giunta più recentemente, nel dicembre 2008: con essa il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione di giungere alla elaborazione di un piano europeo di gestione della popolazione di cormorani al fine di ridurre il loro impatto crescente sulle risorse ittiche, la pesca e l acquacoltura. Nonostante l impegno europeo ultradecennale appare oltremodo difficile riuscire a stabilire in maniera univoca e condivisa dai diversi attori sociali l'incidenza dell'impatto, sia esso ecologico o socioeconomico. Da un punto di vista ecologico, infatti, i fattori che possono influire sulle popolazioni ittiche in termini di abbondanza, distribuzione e struttura d'età sono numerosi e diversificati e comunque il risultato è un valore stimato, che presenta ampi margini di incertezza. Lo stesso dicasi per gli aspetti economici (Volponi 2004). Inoltre, esperienze svolte in ambito nazionale (Volponi & Addis 2003, Borgo & Cherubini 2005) ed internazionale (Keller & Lanz 2003) lasciano pesanti dubbi che ad una riduzione numerica su scala globale segua una risoluzione dei conflitti locali: i cormorani sono predatori generalisti ed opportunisti dotati di grande mobilità per cui è assai facile prevedere che anche in presenza di una popolazione europea assai meno numerosa di quella attuale, essi continueranno ad aggregarsi nei siti più favorevoli, ovvero in quelle stesse aree in cui i conflitti più significativi sono sorti sin dagli anni 1980 (Volponi). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 91
Indicazioni sull alimentazione del cormorano. La recente indagine condotta dalla Provincia di Oristano in collaborazione con il Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia dell Università di Cagliari (febbraio 2012), ha permesso di descrivere la composizione quantitativa e qualitativa della dieta della popolazione di cormorano (Phalacrocorax carbo sinensis) che frequenta il dormitorio dell Isolotto situato all interno della laguna di Mistras, il quale, in base alle risultanze dei censimenti periodici svolti fra dicembre 2010 e marzo 2011, è il principale punto di aggregazione della popolazione che gravita nelle zone umide dell Oristanese. L analisi delle borre ha evidenziato uno spettro trofico dominato quasi esclusivamente da specie ittiche eurialine, nello specifico da mugilidi, come riscontrato anche nei lavori precedenti effettuati nelle lagune dell Oristanese (Addis & Cau, 1997; Mantovani, 1997; Lazzeretti et al.,1999), poiché questo taxon risulta particolarmente abbondante nelle lagune (Rossi & Cannas, 1992). (Nella foto: borra di cormorano) Le prede più importanti in termini di biomassa sono risultate appartenenti alle famiglie Mugilidae (86%), Moronidae (7%), Atherinidae (4%) e Sparidae (3%). L orata (Sparus aurata), specie di pregio ittico presente in abbondanza negli allevamenti lagunari, compaiono con valori di frequenza più contenuti rispetto alla famiglia Mugilidae. Dall analisi della dieta è emerso che i valori ottenuti sono concordi con il lavoro di Privileggi (2000), condotto nella laguna di Grado nella quale la maggior parte (69,6%) della biomassa stagionale era infatti costituita da cefali ed il consumo di branzini (spigola) rappresentava valori più bassi. Come rilevato anche da Addis & Cau (1997), la famiglia degli Sparidae è stata classificata come preda accidentale. Dato che i cormorani producono di norma una borra al giorno (Zijlstra e Van Eerden, 1995), la quale viene rigurgitata durante la notte (Duffy e Laurenson, 1983; Johnstone et al., 1990), è corretto affermare che i resti ossei ritrovati nei campioni analizzati corrispondano alla frazione non digerita delle prede catturate durante una giornata di pesca. Di conseguenza è possibile affermare che il contenuto medio di biomassa di una borra corrisponda al consumo medio giornaliero di biomassa del cormorano, ovvero al DFI (Daily Food Intake), che nell indagine del 2011 è risultato essere di 478,4 g, in linea con la media dei risultati degli altri lavori effettuati sulla dieta del cormorano. In particolare quanto riscontrato durante l indagine differisce di poco dai risultati di una precedente ricerca svolta negli anni 90 in alcune lagune dell Oristanese che individuò un valore di DFI di poco inferiore (Addis et al., 1995). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 92
3.6.4 Specie migratorie d interesse venatorio. In questa paragrafo sono riportate le indicazioni gestionali relative alle specie di uccelli migratori che rivestono interesse per l attività venatoria, secondo l elenco fornito dalla Carta delle Vocazioni faunistiche della Sardegna (Sottoprogetto 2 Studio e monitoraggio dell avifauna migratoria d interesse venatorio, Regione Sardegna, 2005, curato dal Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia dell Università di Cagliari e da Dipartimento di Etologia, Ecologia ed Evoluzione dell Università di Pisa): cod specie Nome scientifico MgV01 Germano reale Anas platyrynchos MgV02 Alzavola Anas creca MgV03 Quaglia Coturnix coturnix MgV04 Colombaccio Columba palumbus MgV05 Tortora Streptopelia turtur MgV06 Beccaccia Scolopax rusticola MgV07 Beccaccino Gallinago gallinago MgV08 Folaga Fulica atra MgV09 Gallinella d acqua Gallinula chloropus MgV10 Allodola Alauda arvensis MgV11 Merlo Turdus merula MgV12 Cesena Turdus pilaris MgV13 Tordo bottaccio Turdus philomelos MgV14 Tordo sassello Turdus iliacus MgV15 Storno Sturnus vulgaris Gli unici dati recenti (2005) relativi alle suddette specie migratrici d interesse venatorio sono quelli riportati dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche. Negli ultimi 10 anni non sono stati realizzati in provincia di Oristano studi o indagini indirette che possano completare l informazione. Per quanto riguarda le popolazioni nidificanti sono state esaminate la Quaglia, il Colombaccio, la Tortora selvatica, l Allodola ed il Merlo, con un censimento condotto nelle stagioni riproduttive del 2003 (maggio-luglio), del 2004 (aprile-luglio) e del 2005 (aprile-luglio), in aree campione, utilizzando la tecnica ei punti i ascolto (count points). Le popolazioni migratrici/ospiti sono state, invece, studiate attraverso tecniche differenti per le diverse specie gruppi di specie considerate: - Studio della struttura e della fenologia delle popolazioni migratrici e svernanti, attraverso: a) campionamento sul campo mediante cattura ed inanellamento (Turdidi e Storno); b) raccolta di campioni di ali di esemplari abbattuti durante le stagioni venatorie, con la collaborazione dei cacciatori; - Studio della distribuzione e della fenologia dei contingenti migratori e svernanti del Colombaccio e dello Storno mediante individuazione dei principali siti (aree) di dormitorio inverale. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 93
Tale attività di studio e monitoraggio è fondamentale per una corretta programmazione faunisticovenatoria, in quanto consente l acquisizione di informazioni sulla consistenza e sullo stato di conservazione delle popolazioni nidificanti e migratrici delle specie di uccelli che sono oggetto di prelievo venatorio. Questa attività, assai complessa, svolta regolarmente nel tempo richiede un adeguato sforzo organizzativo, ma permette di aggiornare la situazione nel territorio oristanese in raccordo con una più estesa rete di monitoraggio regionale, così da poter valutare il trend a livello regionale nel medio e lungo periodo. Per quanto riguarda i risultati relativi al monitoraggio effettuato dalla Regione Sardegna negli anni 2003-2005, si rimanda al Sottoprogetto 2 della Carta regionale delle Vocazioni faunsitiche. Considerazioni ed indicazioni di gestione faunistica e venatoria. Per quanto riguarda ala gestione faunistica e venatoria delle specie migratrici d interesse venatorio, vengono di seguito riportate le indicazioni gestionali di carattere generale, e le indicazioni per le singole specie, con particolare riferimento ai suggerimenti forniti dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche, che riporta anche una suddivisione per priorità in funzione dell importanza delle varie azioni ai fini della conservazione della specie (priorità alta) o ai fini conoscitivi (priorità media). a) Indicazioni di carattere generale. La gestione programmata dell attività venatoria si basa su un adeguata conoscenza dello sforzo di caccia e della consistenza delle specie oggetto di prelievo su un determinato ambito territoriale di riferimento. Allo scopo, si ritengono fondamentali e prioritarie le seguenti azioni: - Ottimizzazione e razionalizzazione del sistema di raccolta delle informazioni relative al prelievo venatorio (abbattimenti). Tale azione dovrebbe comportare: a) definizione di un nuovo tesserino venatorio, rispetto a quello attuale che non consente un adeguata registrazione di tutte le informazioni necessarie; b) ottimizzazione del sistema di raccolta dei tesserini e di elaborazione delle informazioni, anche mediante costruzione di banche dat e l uso di Sistemi Informativi Territoriali (GIS); - Attivazione e mantenimento di un sistema di monitoraggio permanente delle popolazioni nidificanti e migratorie delle specie cacciabili. La Carta regionale suggerisce l attivazione di monitoraggi pluriennali (della durata di 3-5 anni) e periodici (ogni 10 anni) delle popolazioni nidificanti e migratorie, anche mediante l attivazione di osservatori e stazioni ornitologiche locali, per il censimento, le catture con reti e l inanellamento. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 94
b) Indicazioni di gestione per le singole specie. Di seguito sono riportate in maniera sintetica le indicazioni per la gestione faunistica e venatoria delle singole specie considerate, con le principali azioni ed il grado di priorità. QUAGLIA Coturnix coturnix Indicazioni gestionali da Piano di gestione delle popolazioni di Quaglia europea, Guyomarc h (2003) Azioni mirate a salvaguardare l integrità genetica di Coturnix (C.) coturnix Azioni mirate a monitorare le popolazioni selvatiche Rischio di inquinamento genetico della specie conseguente alle consistenti immissioni di Coturnix (c.) japonica e di ibridi Coturnix (c) coturnix x japonica. Azione 1 Proibizione dell immissione di individui non geneticamente certificati sul territorio provinciale a scopo di ripopolamento a fini venatori e di addestramento cani priorità alta Azione 2 Controllo di tutti gli allevamenti esistenti priorità alta Azione 3 Implementazione degli allevamenti sperimentali di individui geneticamente priorità alta Approfondimento dello status delle popolazioni e alla consistenza dei flussi migratori Azione 1 Monitoraggio attraverso cattura ed inanellamento (valutazione della componente sedentaria nella popolazione nidificante in provincia di Oristano) priorità Azione 2 priorità media Monitoraggio attraverso cattura ed inanellamento (valutazione dei flussi migratori durante le migrazioni pre- e post-riproduttiva. media PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 95
BECCACCIA Scolopax rusticola La gestione di questa specie è molto complessa, anche in considerazione del tren molto negativo registrato a livello europeo negli ultimi 20 anni e del livello di conoscenza ancora inadeguato sull uso del territorio da parte elle popolazioni migratrici e svernanti in Sardegna. Azioni mirate alla costituzione di una rete di protezione faunistica in aree strategiche per lo svernamento della specie Importante l istituzione di Oasi permanenti di protezione faunistica, appositamente individuate, nelle are di maggiore vocazione per lo svernamento della beccaccia Azione 1 Individuazione delle aree a maggiore vocazione per lo svernamento ed istituzione Oasi di protezione. Adeguatamente gestite con la finalità di tutelare i contingenti svernanti. Azioni mirate a monitorare i contingenti svernanti e migratori priorità alta Attivazione di un monitoraggio costante del prelievo venatorio, con la creazione di una rete di collaborazioni nel mondo venatorio a livello locale. Azione 1 priorità Azione 2 priorità Attivazione di un programma di raccolta di campioni di ali su vasta scala e loro analisi da parte di personale specializzato alta Attivazione di un programma d inanellamento scientifico media PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 96
ALLODOLA Alauda arvensis La Carta regionale delle Vocazioni faunistiche ipotizza che questa specie abbia subito in Sardegna negli ultimi 10 anni, un evoluzione negativa, considerata la scarsità dei rilevamenti positivi nei censimenti 2003-2005 o rarità riscontrata in ambienti potenzialmente idonei per al specie. Azioni mirate alla costituzione di una rete di protezione faunistica in aree strategiche per lo svernamento della specie Importante l approfondimento del monitoraggio del contingente nidificate nelle aree dell Oristanese idonee alla sua presenza, in modo da definire lo status attuale ed individuare i trend della popolazione nidificante. Azione 1 priorità Monitoraggi delle popolazioni nidificanti in aree campione individuate su tutto il territorio oristanese in base alle loro caratteristiche d idoneità per la presenza della specie. alta PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 97
TURDIDI Merlo Cesena Tordo bottaccio Tordo sassello Turdus merula Turdus pilaris Turdus philomelos Turdus iliacus Dai rilievi fatti nel periodo 2003-2004 per la redazione della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche, sono emerse le seguenti indicazioni gestionali: a) esistono movimenti di Turdidi, riconducibili alla migrazione pre-riproduttiva, durante l intero mese di febbraio. E possibile che tali movimenti possano verificarsi già a partire dal mese di gennaio, almeno limitatamente ad alcune popolazioni; b) la Sardegna è coinvolta in modo rilevante da tali movimenti migratori, che spiegano l incremento dei contingenti nei mesi di gennaio e febbraio; c) durante questa fase del loro ciclo biologico i Turdidi tendono a concentrarsi in aree distribuite soprattutto lungo la fascia costiera. Tali aree svolgono una funzione importante come zone di alimentazione per il parziale ripristino delle energie necessarie per la prosecuzione della migrazione pre-riproduttiva. Azioni mirate alla tutela delle specie Importanza delle arre di alimentazione e sosta nel quadro della strategia migratoria dei Turdidi. Azione 1 Implementazione della rete locale di aree di protezione faunistica (oasi di protezione faunistica, Zone di Ripopolamento e Cattura, aree protette nazionali e regionali). Azioni relative al monitoraggio dei contingenti priorità alta Costituzione di una rete locale di osservatori (stazioni) dei flussi migratori di Turdidi. Azione 1 Attivazione di una stazione ornitologica permanente sull Isola di Mal di Ventre (Cabras) priorità media PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 98
STORNO Sturnus vulgaris La gestione di questa specie risulta assai complessa per la difficoltà di stimare correttamente i dormitori abituali e regolari e richiede la costituzione di una rete di collaboratori al fine di ottenere una più capillare conoscenza. Azioni mirate al monitoraggio delle popolazioni e alla individuazione dei dormitori abituali Importante l approfondimento del monitoraggio dei contingenti svernanti nell Oristanese. Azione 1 Attivazione di un programma d individuazione, stima e tempistica dell occupazione dei dormitori sul territorio provinciale. priorità Azione 2 priorità alta Diffusione di un questionario rivolto alle Amministrazioni comunali che segnali i casi di occupazione di siti urbani, anche con indicazioni di danni e/o disagi da parte dei cittadini media PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 99
3.6.5 Altre specie migratorie d interesse conservazionistico e gestionale. Vengono fornite indicazioni sulla gestione di altre specie che rivestono importanza ai fini della conservazione (Anfibi e Rettili; Grifone) e del controllo di popolazioni alloctone introdotte nel territorio oristanese (Nutria). ANFIBI E RETTILI (foto Sergio Cossu) In coerenza con quanto sancito dalla L.R. 29 luglio 1998 n. 23, Norme per la protezione della fauna selvatica e per l esercizio della caccia in Sardegna, che include nell elenco delle specie di fauna selvatica particolarmente protetta anche gli Anfibi e i Rettili, si ritiene importante definire i principali aspetti relativi alla conservazione di queste due classi animali, che costituiscono a tutti gli effetti una parte fondamentale e di pregio della biodiversità del territorio oristanese, ed indicare le principali azioni di gestione, con particolare riguardo alle specie (2 Anfibi e 5 Rettili) inserite nell Allegato II della Direttiva europea 92/43/CEE Habitat. Status attuale Cause di minaccia L erpetofauna della provincia di Oristano comprende 20 specie (tra queste 6 forme endemiche), 4 specie di Anfibi e 16 specie di Rettili. Le specie d interesse comunitario (Direttiva Habitat ) sono 7, ed esattamente : ANFIBI: o Speleomantes imperialis, o Discoglossus sardus, RETTILI: o Emys orbicularis, o Testudo hermanni, o Testudo graeca, o Testudo marginata, o Euleptes europaea.ili. Principali problematiche causate direttamente o indirettamente dalle attività antropiche: alterazione, frammentazione e distruzione degli habitat naturali, con conseguente isolamento ed impoverimento delle popolazioni delle specie trasformazione del sistema idrografico come possibile causa della scomparsa degli ambienti di vita e dei siti riproduttivi delle specie (captazione delle sorgenti e delle falde, pozzi; sistemi di drenaggio e di irrigazione dei terreni agricoli) uso di prodotti chimici causa di contaminazione degli habitat (pratiche agricole, operazioni di disinfestazione); PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 100
perdita diretta di individui per attività antropica con mezzi meccanici (traffico stradale, macchine agricole, etc.) prelievo diretto di individui a vari scopi (commerciale, collezionistico, domesticazione) rilascio in natura, intenzionale o accidentale, di specie alloctone e di individui provenienti dalla cattività (possibili effetti negativi su: equilibrio ecologico delle zoocenosi e dell ecosistema, inquinamento genetico/comportamentale delle forme autoctone conspecifiche, diffusione di agenti patogeni) incendi patologie infettive siccità Principali azioni di gestione - Attività regolari di monitoraggio sulla distribuzione e lo stato delle popolazioni delle diverse specie (Progetto Atlante degli Anfibi e Rettili della provincia di Oristano); - Promozione della ricerca scientifica di base ed applicata alla conservazione, con il coinvolgimento delle Università e delle associazioni scientifiche (Sezione Sardegna dell Società Erpetologica Italiana); - Tutela degli habitat mediante l attuazione dei piani di gestione delle aree naturali della Rete europea Natura 2000 (SIC) e delle oasi permanenti di protezione faunistica; - Attuazione di programmi di conservazione nella fascia costiera della Penisola del Sinis (parco naturale di Seu) e sull Isola di Mal di Ventre, con una collaborazione tra Provincia di Oristano ed Area Marina Protetta nazionale; - Azioni di tutela dei bacini idrografici, delle sponde dei fiumi e canali, delle zone umide d acqua dolce, i riferimento alla tutela della Testuggine d acqua e del Discoglosso; - Azioni di tutela degli ambienti ipogei in relazione alla conservazione dello Speleomantes imperialis, con la collaborazione dei gruppi speleologici operanti a livello provinciale; - Azioni di controllo per la prevenzione del prelievo illegale ed il rilascio i natura di specie alloctone, in collaborazione con il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale; - Azoni d informazione ed educazione rivolta agli operatori agricoli e della pesca nelle zone umide oristanesi; - Prevenzione degli incendi nelle zone umide e lunghi le aste fluviali. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 101
GRIFONE Gyps fulvus Riferimento per le indicazioni gestionali: Schenk H., M. Aresu, Naitana S., (a cura di), 2008 Proposta di un Piano d azione per il Grifone in Sardegna, Legambiente Sardegna, con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Bosa. (www.legambientesardegna.com ) (foto Sergio Cossu) Le azioni di gestione potranno essere realizzate dalla Provincia, in collaborazione con l I.S.P.R.A., con la Regione Sardegna, con il Comune di Bosa e gli altri Comuni della Planargia Distribuzione e popolazione in provincia di Oristano La popolazione di Grifone in Sardegna alla fine del 1996 raggiungeva una consistenza di 42 coppie territoriali con circa 125 individui (Aresu et sal., 1997), concentrati nel settore nord occidentale (Bosano, Algherese, Planargia). Tale consistenza era stata raggiunta grazie ai programmi di conservazione e di ripopolamento con animai di provenienza spagnola e francese (Schenk & Aresu, 1992) appartenenti alla stessa sottospecie presente in Sardegna. Negli 15 anni la situazione è ritornata critica a causa di episodi di avvelenamento avvenuti nel periodo 1998-1999 che hanno quasi dimezzato la popolazione. Dalle 42 coppie del 1997 si è passati a 28 coppie nel 1998 e a 223 nel 1999, di cui 19 nel Bosano. Tra il 2000 ed il 2006 si è registrata una buona ripresa nel Bosano con 30 coppie territoriali nel 2006. Tra il luglio 2006 ed aprile 2007 sono venute a mancare nel Bosano 10-11 coppie territoriali e un totale di 35-40 esemplari, molto probabilmente ancora a causa di avvelenamenti/intossicazioni. Gli ultimi dati pubblicati (ottobre 2007) informano che sono presenti circa 60-65 esemplari e 21-22 coppie, distribuiti esclusivamente nei territori tra Bosa, Montresta, Villanova Monteleone ed Algherese (Schenk, Aresu, Naitana, 2008). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 102
Minacce e fattori limitanti Principali interventi di conservazione e gestione Scarsità di risorse alimentari, dovuto principalmente al calo del tasso di mortalità del bestiame domestico (incidenza: bassa) Uso di bocconi avvelenati, utilizzati dagli allevatori nella lotta contro volpi e cani randagi. Uso di sostanze tossiche e presenza di metalli pesanti, soprattutto piombo, cadmio e mercurio nella selvaggina, in particolare negli Ungulati (incidenza: alta) Disturbi antropici diretti ed indiretti, come la caccia fotografica, birdwatching, escursionismo, parapendio, turismo nautico, frastuono nelle battute di caccia al cinghiale, taglio della legna tra gennaio e marzo-aprile (incidenza: alta) Persecuzione e vandalismo: collezionismo, caccia, bracconaggio e persecuzione diretta. (incidenza: bassa) Perdita, frammentazione ed alterazioni dell habitat, a causa di grandi opere infrastrutturali (strade, acquedotti, dighe, elettrodotti), agli insediamenti turistici e alle grandi trasformazioni agrarie. (Incidenza: alta) Elettrodotti e campi eolici che causano elevati rischi di mortalità aggiuntiva a causa di collisione ed elettrocuzione. Azioni di coordinamento e cooperazione tra Enti ed organismi pubblici, organismi scientifici, ricercatori, associazioni ambientali, ASL, ecc. Promuovere azioni legislative ed amministrative a livello provinciale (politiche ambientali; prevenzione randagismo; danni da selvaggina; istituzione oasi di protezione faunistica L.R. n. 23/1998; Piano di Gestione aree naturali protette della Rete Natura 2000; Azioni per le politiche agricole locali Azioni per le politiche energetiche provinciali Azioni per le politiche turistiche locali Azioni di protezione delle colonie nidificanti e dei singoli siti Azioni di prevenzione dei disturbi e dei danneggiamenti in prossimità dei siti d nidificazione Azioni per garantire un ottimale disponibilità di risorse alimentari (rifornimento di risorse alimentari aggiuntive; reintroduzioni di ungulati selvatici) Azioni per la prevenzione dell uso di sostanze tossiche letali (prevenzione uso bocconi avvelenati; controllo sostanze tossiche) Azioni per promuovere l istituzione e la gestione attiva di aree protette (Rete Ecologica regionale Rete Natura 2000; acquisizione di aree chiave alla proprietà pubblica) Azioni di ripopolamento e reintroduzione del Grifone Realizzazione di un Centro Recupero Grifone nel territorio Bosano Azioni di monitoraggio e ricerca Azioni d informazione e sensibilizzazione popolazioni locali PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 103
NUTRIA Myocastor coypus Riferimento per la gestione: Regione Autonoma della Sardegna - Decreto n 0028265/DecA/36 del 17/12/2010: Linee guida per il controllo della Nutria (Myocastor coypus) in Sardegna. Per la normativa Europea la Nutria è specie invasiva che ha dato prova di rappresentare una minaccia per la diversità biologica (Raccomandazione del Consiglio d Europa n.77/1999) e viene altresì inclusa tra le 100 specie aliene più pericolose a livello mondiale (IUCN Report): ciò giustifica il fatto di essere considerata entità faunistica indesiderata. In Sardegna, la legge regionale 23/98 Norme per la protezione della fauna selvatica e per l esercizio della caccia in Sardegna, all art. 5 comma 6 stabilisce che le norme della presente legge non si applicano ai muridae (ratti e topi), alla Nutria (Myocastor coypus) e alle arvicole. Pur tuttavia la Nutria è una specie selvatica alloctona naturalizzata, pertanto appartenente alla fauna selvatica italiana e come tale è soggetta alle norme che la tutelano (art.2 comma 1 della Legge n. 157/92 inerente Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per l esercizio dell attività venatoria ). Ai sensi della sopra menzionata legge n. 157/92 la Nutria non è specie cacciabile sul territorio nazionale poiché non è compresa negli elenchi di cui art.18 della L.157/92, a maggior ragione, non può essere catturata o uccisa da chi ritiene esserne danneggiato. Tuttavia, come per tutte le specie di fauna selvatica, gli Enti pubblici incaricati della gestione faunistica (Regioni e Province), possono attuare dei piani di controllo in conformità con quanto previsto dall articolo 19 della stessa legge il quale regolamenta la possibilità di adottare azioni di controllo numerico a carico delle popolazioni selvatiche qualora si rendano responsabili di danni. Numerose sono le segnalazioni in diverse parti della Provincia di Oristano: - Bacino del fiume Tirso; - Lago Omodeo (Aidomaggiore, Sedilo); - Altopiano di Abbasanta; - Zone umide dell Oristanese; - Canali aree agricole del Campidano (Arborea, Terralba); - Fordongianus; - Riola Sardo PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 104
La Regione Sardegna nel 2010 ha predisposto un Piano di Controllo o Eradicazione con relative Linee Guida. L origine esotica e le possibili interferenze ecologiche che la Nutria può indurre a carico delle biocenosi autoctone, nonché i problemi di natura economica che la sua presenza comporta, fanno ritenere la specie indesiderabile sul territorio nazionale (Cocchi & Riga, 2001). Nel resto d Italia la Nutria è una specie che viene regolarmente controllata, principalmente per il fatto che gli interventi tardivi, i costi ormai eccessivi e la conformazione dei sistemi idrici hanno reso di fatto impossibile la riuscita di un progetto di eradicazione. In Sardegna, ed in provincia di Oristano, tuttavia le condizioni potrebbero essere ancora favorevoli alla messa in atto di un Progetto di Eradicazione. In linea generale si preferisce le eradicazioni ai piani di controllo numerico perché sono definitive e non richiedono uno sforzo permanente e costi fissi, tuttavia questa opzione è spesso scartata per ragioni politiche e per gli alti costi iniziali delle operazioni (Bomford &O Brien, 1995). Indicazione delle Linee Guida del Piano Operativo per il controllo numerico della Nutria (Regione Sardegna) Fase preliminare Verifica della presenza/assenza della Nutria in tutti gli habitat potenzialmente idonei del territorio provinciale. Formazione del personale e suddivisione delle aree di competenza. Coinvolgimento dei portatori d interesse Acquisto di tutto il materiale occorrente per la fase operativa Concordare con le autorità sanitarie competenti per territorio tutte le problematiche di carattere igienico sanitario Fase operativa Attività di cattura mediante trappolaggio Abbattimento con arma da fuoco Trasporto dei capi abbattuti Smaltimento delle carcasse Status sanitario: Le Amministrazioni provinciali prenderanno accordi con l Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna territorialmente competente per inviare un numero di nutrie ritenuto statisticamente significativo allo scopo di conoscere lo status sanitario della popolazione e il rischio potenziale di veicolo e trasmissione delle zoonosi. Vigilanza e rispetto delle norme sanitarie: Tutte le operazioni verranno nel rispetto delle norme sanitarie vigenti e saranno sottoposte alla necessaria vigilanza. Per fare questo le Amministrazioni provinciali prenderanno accordi con i servizi veterinari ASL e l Ispettorato del Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale competente per territorio Fase conclusiva Rendicontazione annuale delle attività Prevenzione di nuove immissioni Pubblicazione dei risultati e trasmissione alla Regione Sardegna e all I.S.P.R.A. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 105
3.7 Istituti faunistici: idoneità territoriale ed attività di gestione Considerazioni generali e proposta di nuovo assetto territoriale. Per quanto riguarda l analisi dell idoneità del territorio della provincia di Oristano in relazione alla istituzione delle diverse tipologie di istituti di protezione della fauna selvatica, la presente proposta di tiene conto della normativa nazionale e regionale vigente, delle indicazioni della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche (2005), della cartografia provinciale relativa all uso del suolo, nonché delle indicazioni emerse dalla serie d incontri con le Amministrazioni locali, le associazioni venatorie ed ambientali, gli organismi dirigenti delle Zone in concessione autogestite, che sono stati realizzati nel 2010 e 2011 in diverse parti del territorio provinciale, nell ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) della stessa proposta di P.F.V.P. Inoltre si è tenuto conto delle indicazioni di carattere generale contenute nel Documento orientativo sui criteri di omogeneità e congruenza per la pianificazione faunistico-venatoria elaborato dall'ex-infs (Legge 157/92, art. 10, comma 11). Come è già stato sottolineato nel precedente paragrafo 3.2 Destinazione territoriale della Terza Parte della presente proposta di P.F.V.P., la Legge Regionale n 23/98 Norme per la protezione della fauna selvatica e per l esercizio della caccia in Sardegna, stabilisce le caratteristiche ed i limiti di estensione complessivi per ciascuna delle tipologie d istituti faunistici previsti, che vengono riassunti nella seguente tabella: Tipologia istituto Limiti estensione Istituti di protezione faunistica Oasi permanenti di protezione e cattura dal 20% Zone temporanee di ripopolamento e cattura al 30% Zone pubbliche o private per l allevamento della della fauna a scopo di studio e ripopolamento SASP Fondi chiusi Aree naturali protette (parchi e riserve naturali, nazionali e regionali, aree Rete Natura 2000) Aziende Aziende agri-turistico-venatorie Fino al Aziende faunistico-venatorie Zone Allenamento e addestramento cani (Z.A.C.) Centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale 15% del SASP La Superficie Agro Silvo Pastorale della provincia di Oristano è stata calcolata in 293.462 ettari, pari al 97,0% dell intera superficie territoriale. Nel paragrafo 3.2 Destinazione territoriale è stata illustrata la proposta di nuovo assetto degli istituti faunistici elaborata per rispettare le indicazioni fornite dalla L.R. n. 23/1998. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 106
AUTG AZIENDE ISTITUTI DI PROTEZIONE PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE Terza parte Di seguito è sintetizzato il nuovo quadro proposto, confrontato con la situazione attuale (2011): Tipologia Istituto faunistico Oasi di protezione faunistica e cattura Zone di ripopolamento e cattura Assetto attuale (31 dicembre 2011) Nuovo assetto proposto (PFVP 2012) n superficie (ha) % SASP n superficie (ha) % SASP 18 11.589 3,95 31 27.058 9,2 19 14.202 4,84 32 32.845 11,2 Centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica Aree Naturali Protette, nazionali e regionali istituite 2 6 0,00 2 5 0,0 2 29 0,01 2 29 0,0 Fondi chiusi 9 414 0,18 6 86 0,0 Totali 50 26.240 8,98 73 60.023 20,5 Aziende Faunistico Venatorie Aziende Agro-Turistico- Venatorie Z.A.C. - Zone Addestramento ed Allenamento dei cani 0 0 0 8 3.694 1,3 9 218 0,07 Possibilità di autorizzare aziende, Z.A.C. e centri privati di allevamento Fino ad un limite massimo del 15,0% della S.A.S.P (pari a 44.019 ettari) Totali 15 3.912 1,3 n 44.019 15,0 Tipologia istituto n superficie % SASP Zone in concessione autogestite per l esercizio della caccia (al 31.12.2011) 49 46.822 16,0 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 107
3.7.1 Aree naturali protette della Rete europea Natura 2000. Natura 2000 (http://ec.europa.eu/environment/nature/index_en.htm ) è il nome che il Consiglio dei Ministri dell'unione Europea ha assegnato ad un sistema coordinato e coerente (una "rete") di aree destinate alla conservazione della biodiversità presente nel territorio dell'unione stessa ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e di specie animali e vegetali indicati negli allegati I e II della Direttiva "Habitat". L'individuazione dei siti da proporre è stata realizzata in Italia dalle singole Regioni e Province autonome (in Sardegna con il Progetto Bio Italy, 1997). La Rete Natura 2000 è prevista dalla Direttiva comunitaria 92/43/CEE "Habitat": la sua attivazione e la sua corretta gestione costituiscono non solo un vincolo di legge per tutti i Paesi membri che hanno ratificato la direttiva stessa, ma anche un preciso impegno politico confermato nel 2002, quando i Ministri dell Ambiente di 28 paesi europei hanno firmato la dichiarazione di El Teide Natura 2000: un partnernariato per la Natura. Con questa dichiarazione, tutti gli Stati Membri e i Paesi Candidati hanno riaffermato il proprio impegno per la realizzazione della Rete Natura 2000 in Europa, enfatizzando in particolare una stretta collaborazione con i gruppi di interesse. Più in dettaglio fanno parte della Rete "Natura 2000": - i siti candidabili ai sensi della Direttiva Habitat, denominati dapprima S.I.C. (cioè Siti di Importanza Comunitaria) e, una volta validati, Z.S.C. (Zone Speciali di Conservazione); - le cosiddette Z.P.S. (ossia Zone di Protezione Speciale), designate a norma della Direttiva 79/409/CEE Uccelli perché ospitano popolazioni significative di specie ornitiche di interesse comunitario. Natura 2000 nasce, come abbiamo visto, dalle due direttive comunitarie estremamente innovative per quanto riguarda la legislazione sulla conservazione della natura. Questi due strumenti non solo hanno colto l'importanza di tutelare gli habitat per proteggere le specie, recependo in pieno i principi dell'ecologia che vedono le specie animali e vegetali come un insieme con l'ambiente biotico e abiotico che le circonda, ma si pongono come obiettivo la costituzione di una rete ecologica organica a tutela della biodiversità in Europa. Le aree che compongono la rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse; la Direttiva Habitat intende garantire la protezione della natura tenendo anche "conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali" (Art. 2). Soggetti privati possono essere proprietari dei siti Natura 2000, assicurandone una gestione sostenibile sia dal punto di vista ecologico che economico. La Direttiva riconosce il valore di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell'uomo e delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio tra attività antropiche e natura. Alle aree agricole, per esempio, sono legate numerose specie animali e vegetali ormai rare e minacciate per la cui sopravvivenza è necessaria la prosecuzione e la valorizzazione delle attività tradizionali, come il pascolo o l'agricoltura non intensiva. Nello stesso titolo della Direttiva viene specificato l'obiettivo di conservare non solo gli habitat naturali ma anche quelli seminaturali (come le aree ad agricoltura tradizionale, i boschi utilizzati, i pascoli, ecc.). Un altro elemento innovativo è il riconoscimento dell'importanza di alcuni elementi del paesaggio che svolgono un ruolo di connessione per la flora e la fauna selvatiche (art. 10). Gli Stati membri PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 108
sono invitati a mantenere o all'occorrenza sviluppare tali elementi per migliorare la coerenza ecologica della rete Natura 2000. In Italia, i SIC e le ZPS coprono complessivamente il 21% circa del territorio nazionale. Con Natura 2000 si sta costruendo un sistema di aree strettamente relazionato dal punto di vista funzionale e non un semplice insieme di territori isolati tra loro e scelti fra i più rappresentativi. Si attribuisce un'importanza non solo alle aree ad alta naturalità ma anche a quei territori contigui che costituiscono l'anello di collegamento tra ambiente antropico e ambiente naturale e ai corridoi ecologici, ovvero quei territori indispensabili per mettere in relazione aree distanti spazialmente ma vicine per funzionalità ecologica. Possiamo dire che le due direttive comunitarie sono il prezioso ago e filo indispensabile per ricucire gli strappi di un territorio, come quello europeo, che ha subito la frammentazione degli ambienti naturali a favore dell'urbanizzazione, dell'attività industriale, dell'agricoltura intensiva, delle infrastrutture, ecc. L'isolamento di habitat e di popolazioni di specie è pericoloso perché compromette la loro sopravvivenza riducendo l'area minima vitale. Un concetto questo più facilmente comprensibile se riferito a specie come l'orso o il camoscio appenninico, che trovano una grave minaccia alla loro sopravvivenza se rimangono isolate in aree protette senza possibilità di comunicazione con altre aree e con altre popolazioni della loro specie, ma che è valido per tutte le specie e gli habitat. La conseguenza pratica è che, per rendere funzionale la rete Natura 2000, si devono promuovere interventi che rimuovano le minacce alle specie e agli habitat e che vadano anche a intervenire su situazioni ambientali parzialmente compromesse (ma che abbiano la potenzialità di rinaturalizzarsi). S.I.C. Siti d Importanza Comunitaria. Come è già stato illustrato nella Parte Seconda della presente proposta di P.F.V.P. in provincia di Oristano sono presenti i seguenti S.I.C., per una superficie complessiva interessata di 64.249 ettari: cod denominazione superficie ha ITB000016 Stagno di S'Ena Arrubbia e territori limitrofi 279 ITB000032 Stagno di Corru S'Ittiri 5.699 ITB000033 Stagno di Pauli Maiori di Oristano 384 ITB000034 Stagno di Mistras di Oristano 1.614 ITB000035 Stagno di Sale 'e Porcus 697 ITB000036 Stagno di Cabras 4.806 ITB000037 Stagno di Santa Giusta 1.144 ITB000038 Stagni di Putzu Idu (Salina Manna e Sa Marigosa) 594 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 109
cod denominazione superficie ha ITB300039 Isola Mal di Ventre 375 ITB000040 Valle del Temo 1.947 ITB000041 ITB001104 Entroterra e Zona costiera tra Bosa, Capo Marargiu e Porto Tangone Media Valle del Tirso e Altopiano di Abbassanta - Rio Siddu 29.636 8.999 ITB032201 Riu Sos Mulinos - Sos Lavros 26 ITB030080 Catalano 122 ITB 041112 Giara di Gesturi 6.393 ITB032219 Sassu - Cirras 248 ITB032228 Is Arenas 1.283 ITB032239 San Giovanni Sinis 3 Totali 64.249 I Comuni interessati e la Provincia di Oristano, nel periodo 2008-2010 hanno predisposto i Piani di Gestione dei singoli S.I.C. secondo le indicazioni fornite dalle Linee Guida della Regione Sardegna. I Piani di Gestione sono stati successivamente approvati dalla Regione Sardegna (2009-2010), soggetto formalmente responsabile della conservazione e della gestione dei siti, e quindi come strumenti di pianificazione possono considerarsi di fatto già operativi. I Piani contengono informazioni e indicazioni gestionali anche sulla fauna selvatica e la tutela dei suoi habitat, con particolare riferimento alle specie di interesse comunitario comprese negli allegati delle Direttive europee Habitat ed Uccelli. La Regione Sardegna, nell ambito del quadro comunitario di sostegno del P.O.R. Sardegna 2007-2013 ha attivato risorse finanziarie specifiche per la realizzazione dei primi interventi di conservazione e di fruizione sostenibile, e, parallelamente, ha avviato (2010-2011) un percorso di delega della gestione verso le Amministrazioni locali, favorendo la costituzione di specifici organismi e di ufficio territoriali finalizzati alla gestione. Di seguito è riportato l elenco dei 17 Piani di gestione che sono stati approvati dalla Regione Sardegna, su un totale di 18 SIC presenti in provincia di Oristano (aggiornato alla data del 31 dicembre 2011), con indicazione dei relativi Comuni interessati: PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 110
ITB030016 Stagno di S Ena Arrubia e territori (Arborea, Santa Giusta); ITB030032 Stagno di Corru S Ittiri (Arborea, Terralba, Guspini, Arbus); ITB030033 Stagno di Pauli Maiori di Oristano (Santa Giusta, Palmas Arborea); ITB030034 Stagno di Mistras di Oristano (Oristano, Cabras); ITB030035 Stagno di Sale e Porcus (San Vero Milis, Riola Sardo); ITB030036 Stagno di Cabras (Cabras, Riola Sardo, Nurachi); ITB030037 Stagno di Santa Giusta (Oristano, Santa Giusta); ITB030038 Stagno di Putzu Idu - Salina Manna e Pauli Marigosa (San Vero Milis); ITB030039 Isola Mal di Ventre 374,74 (Cabras); ITB030080 Catalano 122,00 (Cabras); ITB031104 Media Valle del Tirso e Altopiano di Abbasanta - Rio Siddu (Paulilatino, Fordongianus, Busachi, Ulà Tirso, Ghilarza, Ardauli, Tadasuni, Sorradile, Soddi, Aidomaggiore, Sedilo, Bidonì); ITB032201 Riu Sos Mulinos - Sos Lavros - M. Urtigu (Santu Lussurgiu, Bonarcado); ITB032219 Sassu - Cirras (Santa Giusta); ITB032228 Is Arenas (Narbolia, Cuglieri, San Vero Milis); ITB032239 San Giovanni di Sinis (Cabras); ITB041112 Giara di Gesturi (Albagiara, Assolo, Nureci, Nuragus, Genoni, Gesturi, Tuili, Setzu, Genuri, Sini, Gonnosnò). ITB020041 Entroterra e zona costiera tra Bosa, Capo Marargiu e Porto Tangone (Alghero, Bosa, Montresta, Monteleone Rocca Doria, Romana, Padria, Villanova Monteleone). La Provincia di Oristano nel 2009 ha realizzato un Monitoraggio ed analisi della pianificazione e degli interventi di gestione relativi alle aree della rete ecologica regionale prodotta dagli Enti Locali e dalle Aree Protette nell ambito della Misura 1.5 Rete Ecologica regionale del POR, con particolare riferimento all analisi dei Piani di Gestione predisposti dalle Amministrazioni locali ed approvati dalla Regione Sardegna. Dalla suddetta analisi emerge che praticamente tutti i Piani di Gestione indicano come obiettivi della loro strategia di conservazione il mantenimento, la tutela ed il miglioramento degli habitat e delle specie animali e vegetali, con particolare riguardo a quelli d interesse comunitario, ed indicano una serie di azioni operative per attuare tale strategia. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 111
Molte delle azioni previste riguardano la fauna selvatica e i suoi habitat, con particolare riguardo ai seguenti aspetti gestionali: - Organizzazione standardizzata su basi scientifiche dei monitoraggi faunistici delle popolazioni di uccelli svernanti e migratrici e nidificanti; degli Ungulati; degli Anfibi e dei Rettili; dei Chirotteri; - Predisposizione della carta delle vocazioni faunistiche del SIC e dell atlante faunistico del SIC; - Promozione della ricerca scientifica applicata alla conservazione di specie ed habitat; - Azioni di miglioramento, risanamento e rinaturalizzazione, con riferimento soprattutto alle zone umide, ai corsi fluviali, ai laghi interni (Lago Omodeo), ai sistemi dunali, alle piccole isole (Mal di Ventre), ai litorali e alle falesie costiere; - Interventi per il controllo e la prevenzione degli inquinamenti ambientali, soprattutto quelli generati da attività antropiche impattanti (agricoltura, insediamenti industriali e turistici costieri, sviluppo delle reti viarie); - Eliminazione di opere idrauliche che comportino il drenaggio, alterazione idraulica e morfologica, inquinamento delle acque; eliminazione, ove possibile, di opere che abbiano comportato la canalizzazione, deviazione, alterazione di corsi d acqua; ripristino delle sponde e delle pendenze di stagni alterati; regolamentare la captazione di acque superficiali; - Interventi pilota finalizzati a mitigare l effetto barriera nei confronti degli anfibi e rettili determinato dai muretti; - Controllo e prevenzione del fenomeno degli incendi, con conseguenze dirette ed indirette sulla fauna selvatica; - Definizione di regolamenti condivisi per le pratiche agricole impattanti sulla riproduzione delle specie faunistiche di importanza comunitaria; - Definizione di regolamenti per la fruizione sostenibile dei siti, soprattutto in relazione alle attività di pesca nelle zone umide, alla prevenzione delle discariche di rifiuti abusive e alle attività turistiche, sportive e ricreative; - Definizione di forme d incentivazione agli operatori agricoli e della pesca per la loro compartecipazione ad azioni di conservazione della fauna selvatica e di tutela degli habitat; - Promozione di attività di informazione, sensibilizzazione ed educazione alla sostenibilità rivolte alle popolazioni locali interessate; - Interventi di protezione delle sorgenti e rinaturalizzazione dei corsi d acqua e ripristino degli ambienti fluviali; - Regolamentazione delle attività di pulizia e spianamento delle spiagge con mezzi meccanici; PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 112
- Misure regolamentari per la gestione selvicolturale delle pinete costiere (S Ena Arrubia, Corru S Ittiri, Is Arenas di Narbolia); - Programmi pluriennali di eradicazione delle specie alloctone (invasive e non) e interventi per una loro sostituzione con specie tipiche prodotte a partire da germoplasma autoctono; - Controllo e prevenzione del randagismo canino e del bracconaggio. Per quanto riguarda, inoltre, alcuni S.I.C. si sottolineano ulteriori aspetti gestionali messi in evidenzia dai relativi Piani di Gestione e che sono riferiti a specie faunistiche di particolare interesse conservazionistico: Codice SIC Interventi specifici di gestione ITB020041 Entroterra e zona costiera tra Bosa, Capo Marargiu e Porto Tangone Protezione dei siti di nidificazione noti per il Grifone, il Grillaio e l Aquila reale. ITB030035 Stagno di Sale e Porcus Codice Potenziamento delle popolazioni naturali riproducentisi nel SIC, attraverso interventi di gestione ambientale delle seguenti specie: Cavaliere d Italia, Avocetta, Gabbiano roseo, Sterna zampenere ITB030036 ITB030037 Stagno di Cabras Stagno Santa Giusta garantire il mantenimento di Merceriella enigmatica nello Stagno di Pauli e Sali, i cui isolotti costituiscono importanti habitat di nidificazione di larolimicoli (Avocetta, Cavaliere d Italia, Fratino, Sterna comune, Fraticello); ITB030039 ITB030080 Isola di Mal di Ventre Catalano - Azioni di tutela delle popolazioni nidificanti di Marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis desmarestii) e Gabbiano corso (Larus audouinii); - controllo delle popolazioni nidificanti di Gabbiano reale (Larus michahellis michahellis); - azioni di conservazione delle testuggini terrestri ITB031104 Media Valle del Tirso - Altopiano di Abbasanta Rio Siddu - Programma di monitoraggio della popolazione di Pernice sarda Alectoris barbara - Programma di monitoraggio della popolazione delle specie dei vertebrati terrestri legate alle zone a pascolo estensivo (habitat 6220, 6420 e 6310) alle zone agricole; - Azioni di tutela delle specie ornitiche in ambienti steppici (Occhione, Gallina prataiola). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 113
Z.P.S Zone a Protezione Speciale. Le ZPS della Provincia di Oristano sono in totale dodici (totale superficie 41.554 ha.) di cui sette già vigenti (1997) e cinque istituite recentemente con delibera regionale n. 9/17 del marzo 2007, ed inserite nell elenco del Ministero dell Ambiente (2009). Ministero dell Ambiente, del Territorio e del Mare Decreto 19 giugno 2009: Elenco delle Zone a Protezione Speciale (Z.P.S.) classificate ai sensi della Direttiva 79/409/CEE (Gazzetta Ufficiale n. 157 del 9 luglio 2009): cod denominazione superficie ha ITB023051 Altopiano di Abbasanta 19.557 ITB033036 Costa di Cuglieri 2.845 ITB030039 Isola Mal di Ventre 375 ITB034001 Stagno di S'Ena Arrubia 298 ITB034004 Corru S'Ittiri, Stagno di san Giovanni e Marcdeddì 2.652 ITB034005 Stagno di Pauli Majori 289 ITB034006 Stagno di Mistras 702 ITB034007 Stagno di Sale e' Porcus 473 ITB034008 Stagno di Cabras 3.617 ITB023037 Costa tra Bosa ed Alghero 8.222 ITB043054 Campidano centrale 1.564 ITB043056 Giara di Siddi 960 Totali 41.554 Le Z.P.S. della provincia di Oristano non dispongono attualmente di un Piano di Gestione. La Regione Sardegna nel 2011 ha avviato una procedura nell ambito del Piano di Sviluppo Rurale (P.S.R.) 2007-2013 per il finanziamento della redazione dei P.d.G. delle Z.P.S. con il coinvolgimento degli Enti Locali interessati (Province, Comuni, Aree protette nazionali e regionali). Poiché le Z.P.S. sono in particolare destinate alla conservazione degli Uccelli, la redazione dei futuri Piani di Gestione dovrà prevedere strategie e misure specifiche per la tutela delle specie, per il mantenimento degli habitat, per la mitigazione degli impatti delle attività antropiche, per la regolamentazione del prelievo venatorio, per la prevenzione degli inquinamenti ambientali e degli incendi, per il coinvolgimento e l informazione delle popolazioni locali. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 114
3.7.2 Aree naturali protette nazionali e regionali. Nella provincia di Oristano come aree naturali protette nazionali è presente solamente l Area Marina Protetta della Penisola del Sinis Isola di Mal di Ventre, che è stata istituita con Decreto Ministeriale del 12.12.1997 in base alla Legge 31 dicembre 1982, n. 979, Disposizioni per la difesa del mare (G.U. della Repubblica Italiana n. 16 - Supplemento Ordinario - del 18 gennaio 1983). L area Marina protetta interessa come porzioni terrestri l Isola di Mal di Ventre, l isolotto del Catalano e le aree di Capo San Marco e di Turre Seu, che attualmente sono interessate anche da vincoli di oasi permanenti di protezione faunistica e cattura ai sensi della L.R. n.23/1998 o di Siti d Importanza Comunitaria e Zone a Protezione Speciale della Rete Natura 2000. Queste aree terrestri rivestono particolare importanza per la conservazione e la gestione attiva delle seguenti specie riproducentisi: - Cormorano dal ciuffo; - Gabbiano corso; - Gabbiano reale; - Rettili (testuggini terrestri). L Isola di Mal di Ventre ed anche Capo San Marco sono aree importanti anche per la sosta degli uccelli migratori (Passeriformi) lungo le rote della regione paleartica. Le principali misure di gestione sono quelle indicate nei Piani di Gestione dei singoli S.I.C. e quelle già indicate per le singole specie, con particolare attenzione al Gabbiano corso. L A.M.P. promuove specifici programmi ed interventi di conservazione e contribuisce alle azioni di monitoraggio e di controllo e sorveglianza in collaborazione con il Corpo Forestale e di V.A. Si ritiene importante attivare in futuro una stretta collaborazione tra l Ente gestore dell A.M.P. e la Provincia di Oristano, in relazione alla gestione delle oasi permanenti di protezione faunistica previste dalla presente proposta di P.F.V.P. e che interessano il territorio della Penisola del Sinis (Mal di Ventre; Seu; Capo San Marco; fascia litoranea e dunale). Per quanto riguarda, invece, le aree naturali protette regionali, sono stati istituiti solo due Monumenti regionali previsti ai sensi della L.R. n. 31/1989: cod. denominazione superficie ha MON01 Monumento Naturale regionale di "S'Archittu di Santa Caterina" 17 MON02 Tronchi fossili di Zuri Soddì 12 Totali 29 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 115
E poi prevista la futura istituzione di due parchi naturali regionali: Il Parco Naturale Regionale del Monte Arci ( in fase d istituzione Delibera Giunta regionale del 29 novembre 2005, n. 55/5 Disegno di legge concernente L istituzione del Parco Naturale Regionale del Monte Arci ). Attualmente non compreso nell EUAP Elenco Ufficiale Aree Protette del Ministero dell Ambiente e del territorio. L area annovera cinghiali, volpi, gatti selvatici, martore, donnole, ed era un tempo popolata da cervi e daini (oggi in ripopolamento). Ricca l avifauna: colombacci, ghiandaie, upupe corvi, cornacchie, numerosi fringillidi; tra i rapaci il falco pellegrino, lo sparviero, l astore, il gheppio, il falco grillaio. Nel Parco sono compresi l oasi di ripopolamento e cattura denominata Arci, dell estensione di 900 ettari, e circa 6.000 ettari di territori gestiti dall Ente Foreste della Sardegna. Il Parco Naturale Regionale della Giara di Gesturi (interprovinciale). Non ancora istituito e non compreso nell EUAP Elenco Ufficiale Aree Protette del Ministero dell Ambiente e del territorio. Per quanto riguarda la futura gestione dei due Parchi regionali si ritiene importante la collaborazione tra l Ente gestore del Parco, la Provincia di Oristano ed il Servizio Territoriale dell Ente Foreste della Sardegna, in particolare per la gestione delle popolazioni di Cervo sardo e per eventuali operazioni di reintroduzione o immissione di questa specie, nonché per la gestione della pernice sarda, della lepre sarda, del cinghiale, del gatto selvatico, di alcune specie ornitiche protette tipiche delle aree boscate (astore sardo e sparviere sardo) e di specie migratorie di interesse venatorio (beccaccia, colombaccio, Turdidi). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 116
3.7.3 Oasi permanenti di protezione faunistica e cattura. Le oasi permanenti di protezione faunistica sono aree destinate principalmente alla conservazione della fauna selvatica e degli habitat naturali importanti per la riproduzione, l alimentazione, il rifugio, la sosta e la riproduzione di specie selvatiche con particolare riferimento alle specie protette o minacciate di estinzione. Si tratta dell'unico istituto di gestione faunistica, tra quelli previsti dalla L. 157/92, con sola finalità dichiarata di protezione delle popolazioni di fauna selvatica. La protezione deve realizzarsi principalmente attraverso la salvaguardia delle emergenze ambientali, naturalistiche e faunistiche, il mantenimento e l'incremento della biodiversità e degli equilibri biologici e, più in generale, attraverso il mantenimento o il ripristino di condizioni il più possibile vicine a quelle naturali. Per individuare le aree naturali adatte all istituzione delle Oasi di protezione faunistica, occorre un approfondita analisi della situazione attuale delle principali specie d interesse conservazionistico e delle caratteristiche ambientali e socio-economiche, per valutare la fattibilità delle singole operazioni a livello locale. In proposito, è importante considerare: la presenza delle aree naturali protette della Rete Natura 2000, con particolare riguardo alle Z.P.S. istituite per la tutela degli Uccelli e ai S.I.C. che, direttamente o indirettamente, possano garantire la conservazione di alcune d interesse comunitario ricomprese negli allegati della Direttiva 92/43/CEE Habitat ; le buone caratteristiche di conservazione degli habitat indispensabili per l alimentazione, il rifugio e la riproduzione delle specie faunistiche protette; le adeguate condizioni di consenso e partecipazione da parte delle popolazioni locali, con particolare riguardo alla collaborazione egli operatori dell agricoltura e della pesca e delle associazioni ambientali e venatorie; un adeguata estensione dell area vincolata ad oasi di protezione a seconda delle specie interessate e nel rispetto delle indicazioni fornite dalla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche della Sardegna e dalla presente proposta di P.F.V.P. Nel 2003 la Regione Sardegna (Decreto D.A.D.A n.27 del 27/08/2003 - BURAS n.27 del 9/09/2003, e Delibera di Giunta n.21/61 del 16/7/2003) ha emanato una Direttiva regionale per la Gestione delle oasi permanenti di protezione faunistica e di cattura e delle zone di ripopolamento e di cattura. Procedure per le attività di immissione e di cattura della fauna selvatica. Tale direttiva stabilisce che le oasi sono gestite dalla Regione o direttamente o per delega della stessa, dalle Province, dai Comuni, dalle Associazioni naturalistiche e venatorie riconosciute, anche in forma congiunta tra gli stessi organismi (art. 3, comma 1). Attualmente la regione Sardegna ha delegato le Provincie per la gestione delle oasi di protezione faunistica. Nel 2005 la stessa Regione Sardegna con delibera della Giunta Regionale n. 55/7 del 29/11/2005 Interventi per la gestione delle oasi permanenti di protezione faunistica e di cattura, finalizzati alla tutela degli habitat, nonché al ripristino dei biotopi distrutti o alla creazione di nuovi biotopi ha destinato risorse finanziarie per l avvio di un programma pilota pluriennale per la sperimentazione della gestione attiva delle oasi e delle Zone di ripopolamento e cattura. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 117
Tra i prodotti di tale sperimentazione c è stata anche la redazione di specifici Piani di Gestione faunistica di alcune aree pilota per ciascuna provincia. Anche la Provincia di Oristano ha partecipato al suddetto programma con la redazione di un modello di Piano di Gestione faunistica per l Oasi di protezione dello Stagno di S Ena Arrubia (Arborea) e per le Zone di Ripopolamento e cattura di Goronna (Paulilatino) e di Is Arenas (Narbolia, San Vero Milis, Cuglieri). Come è stato già illustrato nel paragrafo 3.2 Destinazione territoriale della Terza Parte della presente proposta di P.F.V.P., sulla base della normativa e della direttiva regionali, dei documenti orientativi dell ex-i.n.f.s. (oggi I.S.P.R.A.), della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche e del confronto con le Amministrazioni locali e con le associazioni venatorie ed ambientali realizzato nell ambito della procedura di V.A.S. della stessa proposta di P.F.V.P, è stata elaborato un nuovo assetto delle oasi permanenti di protezione faunistica, illustrato nella seguente tabella: cod denominazione superficie ha % Sup. ASP % Sup. territoriale OA1 Arci 900 0,31 0,30 OA2 S'Ena Arrubia 351 0,12 0,12 OA3 Corru Mannu - Corru S'Ittiri 290 0,10 0,10 OA4 Castello di Medusa 170 0,06 0,06 OA5 Capo Marrargiu 890 0,30 0,29 OA6 Colonia Agraria "Su Tippiri" 100 0,03 0,03 OA7 Scuola Agraria 443 0,15 0,15 OA8 Isola di Mal di Ventre 88 0,03 0,03 OA9 Mare e Pauli 351 0,12 0,12 OA10 Turre Seu 193 0,07 0,06 OA11 Mistras 1.276 0,43 0,42 OA12 Capo Nieddu 900 0,31 0,30 OA13 Sa Giara 1.600 0,55 0,53 OA14 Assai 1.500 0,51 0,50 OA15 Capo Mannu 400 0,14 0,13 OA16 Stagni di Sale Porcus ed Is Benas 450 0,15 0,15 OA17 Pauli Maiori 287 0,10 0,09 OA18 Stagno di Marceddì e San Giovanni 1.400 0,48 0,46 OA19 Paui 'e Figu di S. Giusta 274 0,1 0,1 OA20 Costa Golfo Oristano 1.424 0,5 0,5 OA21 Laconi 158 0,1 0,1 OA22 Usellus nord-ovest 549 0,2 0,2 OA23 Usellus nord-est 404 0,1 0,1 OA24 Bosa-Montresta 2.811 1,0 0,9 OA25 Giara di Genoni 1.456 0,5 0,5 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 118
OA26 Lago Omodeo 2.904 1,0 1,0 OA27 Costa Tresnuraghes 416 0,1 0,1 OA28 Costa Bosa sud 1.936 0,7 0,6 OA29 Costa Cuglieri 1.130 0,4 0,4 OA30 Costa Sinis 1.930 0,7 0,6 OA31 Costa sud Seu 77 0,0 0,0 Totali 27.058 9,2 8,9 Tale proposta trova le sue motivazioni nelle seguenti esigenze di tutela faunistica: ampliamento del numero delle aree protette finalizzate all incremento delle popolazioni di pernice sarda e lepre sarda, sia nelle zone costiere che nelle zone interne; preservazione di aree naturali a macchia e bosco nelle aree interne (Montiferru, Barigadu, Sarcidano di Laconi, Usellus, Monte Arci, Grighine), collinari e montane, per la conservazione e l espansione delle popolazioni di Ungulati d interesse protezionistico (Cervo sardo e Muflone) e di alcune specie ornitiche d interesse comunitario (Astore sardo; Sparviere sardo; Gatto selvatico; preservazione delle aree costiere ed interne a macchia mediterranea, pascolo e bosco dei territorio di Bosa, Montresta per migliorare il livello di protezione dei siti di nidificazione del Grifone; preservazione degli ambienti steppici interni e degli stagni temporanei per la conservazione di specie ornitiche d interesse comunitario (Gallina prataiola; Occhione); tutela della fascia costiera e delle piccole isole ed isolotti (litorali, sistemi dunali, stagni retrodunali, garighe, falesie, ginepreti, costiere artificiali, isolotti) per la conservazione di specie ornitiche (Sternidi, Laridi, Marangone dal ciuffo, Berte) e degli Anfibi e rettili d interesse comunitario; tutela delle zone umide interne (laghi e bacini, corsi fluviali) importanti per la sosta e lo svernamento degli uccelli acquatici lungo le rotte migratorie paleartiche (Lago Omodeo, Foce del Tirso, Cirras di Santa Giusta, Giara di Genoni-Gesturi, stagni temporanei dei tavolati basaltici interni e costieri); preservazione di alcune aree boscate interne importanti per la sosta e l alimentazione durante la fase migratoria di alcune specie d interesse venatorio (beccaccia, colombaccio, Turdidi), anche in relazione alla possibilità di attivare localmente delle stazioni ornitologiche per lo studio e l inanellamento di queste specie. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 119
Principali azioni di gestione delle Oasi di protezione faunistica. Come indicato nei Piani pilota di Gestione faunistica delle oasi e zone di ripopolamento e cattura predisposti dalla Provincia di Oristano, si riportano nella seguente tabella le principali azioni di gestione che sarebbe opportuno attuare: Azioni di gestione priorità Specie ed aree obiettivo Stesura e/o aggiornamento dei Piani di Gestione faunistica a cura della Provincia di Oristano alta Tutte le oasi Attività di monitoraggio regolari e standardizzate su base scientifica, finalizzate alla stima numerica delle popolazioni, secondo le indicazioni metodologiche contenute nel presente P.F.V.P. e nella Carta regionale delle Vocazioni faunistiche. Attuazione di un Progetto Atlante provinciale finalizzato alla definizione della presenza e distribuzione delle specie faunistiche, con la creazione di una banca dati cartografica (Sistema Informativo Territoriale) Attuazione delle strategie di conservazione contenute nei Piani d Azione Nazionali e nelle proposte di Piani d Azione regionali Manutenzione dei sistemi di tabellazione e di segnalazione delle oasi Controllo del bracconaggio e prevenzione degli incendi, in collaborazione con il Corpo Forestale e di V.A. alta alta alta media alta tutte le principali specie d interesse conservazionistico e venatorio tutta la fauna omeoterma (Anfibi, Rettili, Uccelli, Mammiferi) Gabbiano corso Pollo sultano Moretta tabaccata Grifone Tutte le oasi Azioni di habitat management e miglioramento ambientali a fini faunistici: - punti di abbeverata; - sistemi di siepi e filari di alberi; - sottopassaggi stradali; - punti di alimentazione artificiale; - colture a perdere; - ripristino di pascoli naturali; media Tutte le oasi Pernice sarda Lepre sarda Cervo sardo Muflone Grifone Uccelli acquatici Uccelli marini Anfibi e Rettili Regolamentazione dell accesso in autovettura ed azioni per prevenire il fenomeno degli investimenti stradali media Tutte le oasi Cervo sardo Lepre sarda Controllo dei cani randagi ea anagrafe dei cani di proprietà alta Tutte le oasi PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 120
Azioni di gestione priorità Specie ed aree obiettivo Attività di controllo e monitoraggio delle specie selvatiche che possono determinare problemi alla riproduzione di altre specie selvatiche media Tutte le oasi Cinghiale Volpe Cornacchie Attività d immissione e di ripopolamento di specie d interesse venatorio bassa Pernice sarda Lepre sarda Attività d immissione o ripopolamento di specie d interesse protezionistico Inventario delle aziende agricolo e controllo del carico di bestiame sulle aree a pascolo, in collaborazione con gli operatori agricoli. Controllo degli eventuali danni causati dalla fauna selvatica alle attività produttive umane (agricoltura; silvicoltura; pesca) media bassa media Cervo sardo Muflone Grifone Tutte le oasi Tutte le oasi Cinghiale Cornacchie Uccelli acquatici Eradicazione specie alloctone alta Nutria Attuazione di programmi di informazione, sensibilizzazione, educazione e partecipazione delle popolazioni locali, con particolare attenzione agli operatori economici (agricoltura, pesca, turismo verde), alle associazioni ambientali e venatorie Definizione di accordi di collaborazione, di cooperazione e di promozione degli studi e della ricerca applicata tra Enti ed organismi istituzionali (I.S.P.R.A., Regione, Provincia, Ente Foreste della Sardegna, Corpo Forestale e di V.A., A.S.L., Istituto Zooprofilattico Regionale, Università, Consorzi di Bonifica, ecc.) media media Tutte le oasi Cervo sardo Muflone Grifone Gabbiano corso Pollo sultano Gallina prataiola Occhione PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 121
3.7.4 Zone temporanee di Ripopolamento e Cattura. Le zone temporanee di ripopolamento e cattura (Z.T.R.C.) sono istituti destinati alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale e alla cattura della stessa per l'immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all'ambientamento fino alla ricostruzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale (art. 10 L. 157/92). Hanno carattere temporaneo (durata compresa tra tre e sei anni, salvo rinnovo secondo quanto previsto dal comma 2 art. 24 L.R. 23/1998). La riapertura alla caccia avviene contemporaneamente per tutte le zone temporanee di ripopolamento e cattura in scadenza nella stessa annata venatoria. La riapertura alla caccia è subordinata alla istituzione di nuove zone con superficie complessiva pari a quella delle aree riaperte alla caccia. L istituzione avviene con il criterio della rotazione territoriale. Sono istituite in territori non destinati a coltivazioni specializzate o suscettibili di particolare danneggiamento per la rilevante concentrazione della fauna selvatica stessa ed hanno la durata compresa tra tre e sei anni, salvo rinnovo (comma 2 art. 24 L.R. 23/1998). Le zone temporanee di ripopolamento e cattura sono gestite dalle Province, o per delega delle stesse dai Comuni, dalle associazioni naturalistiche o dalle associazioni venatorie, anche in forma congiunta tra gli stessi organismi (comma 3 dell art. 27 L.R. 23/1998). Gli organi di gestione delle zone di ripopolamento operano sulla base di un piano di gestione redatto dagli stessi organismi sulla base di direttive disposte dall Assessorato regionale della Difesa dell Ambiente della Regione Sardegna ed approvato dallo stesso assessorato (comma 4 dell art. 27 L.R. 23/1998). Obiettivo principale di questi istituti è la produzione e la successiva cattura di una frazione della popolazione prodotta annualmente per l'immissione in altre aree del territorio protetto o soggetto a prelievo. L'obiettivo può essere raggiunto anche con il naturale irradiamento della fauna verso il territorio limitrofo. Attualmente in Provincia di Oristano sono presenti complessivamente 19 zone temporanee di ripopolamento e cattura (ZRC), per una superficie totale interessata di 12.202 ettari, pari al 4,8% della Superficie Agro Silvo Pastorale (SASP) e al 4,7% della superficie territoriale (GIS) della provincia. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 122
Come è stato già illustrato nel paragrafo 3.2 Destinazione territoriale della Terza Parte della presente proposta di P.F.V.P., sulla base della normativa e della direttiva regionali, dei documenti orientativi dell ex-i.n.f.s. (oggi I.S.P.R.A.), della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche e del confronto con le Amministrazioni locali e con le associazioni venatorie ed ambientali realizzato nell ambito della procedura di V.A.S. della stessa proposta di P.F.V.P, è stata elaborato un nuovo assetto delle Zone temporanee di Ripopolamento e cattura, illustrato nella seguente tabella: cod denominazione superficie ha % Sup. ASP % Sup. territoriale ZRC1 Porto Alabe 976 0,33 0,32 ZRC2 Coloros 765 0,26 0,25 ZRC3 Su Segau 1.565 0,53 0,52 ZRC4 Codes 1.587 0,54 0,52 ZRC5 Aurù 794 0,27 0,26 ZRC6 Pardu Longu 698 0,24 0,23 ZRC7 Goronna 1.297 0,44 0,43 ZRC8 Zerfaliu 568 0,19 0,19 ZRC9 Pranu Maiore 1.244 0,42 0,41 ZRC10 Conca su Mortu 868 0,30 0,29 ZRC11 Bia Noa 987 0,34 0,33 ZRC12 Panixeddu 2.770 0,94 0,92 ZRC13 Pra Maiori 555 0,19 0,18 ZRC14 Rio Canale 483 0,16 0,16 ZRC15 Serra Gureu 1.684 0,57 0,56 ZRC16 Cala Pruna 872 0,30 0,29 ZRC17 Pranu Cerbus 1.066 0,36 0,35 ZRC18 Is Coravigus 1.383 0,47 0,46 ZRC19 Pramadda 377 0,13 0,12 ZRC20 Tollinoro 454 0,15 0,15 ZRC21 Monte Urtigu 406 0,14 0,13 ZRC22 Pedra Puzzone 722 0,25 0,24 ZRC23 Scano Montiferro-Sennariolo 1.269 0,43 0,42 ZRC24 Abbasanta 645 0,22 0,21 ZRC25 Foce Tirso 1.012 0,34 0,33 ZRC26 Cirras 376 0,13 0,12 ZRC27 Grighine - Arci 4.779 1,63 1,58 ZRC28 Laconi-Genoni 866 0,30 0,29 ZRC29 Ales 158 0,05 0,05 ZRC30 Morgongiori 144 0,05 0,05 ZRC31 Mogoro-Uras 898 0,31 0,30 ZRC32 S. Nicolò d'arcidano 577 0,20 0,19 Totali 32.845 11,19 10,86 PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 123
In Provincia di Oristano le Z.T.R.C. svolgono principalmente la funzione di aree temporaneamente tutelate nelle quali le popolazioni naturali di pernice sarda, lepre sarda e coniglio selvatico possono riprodursi, incrementarsi e, quindi, irradiarsi per ripopolare anche i territori limitrofi. Le Z.T.R.C. possono svolgere anche una funzione utile per la sosta e l alimentazione di specie ornitiche migratorie d interesse venatorio, come la beccaccia, il colombaccio, i Turdidi, soprattutto nelle aree interne con macchia mediterranea e bosco. Il nuovo assetto delle Z.T.R.C. elaborato nella presente proposta di P.F.V.P. prevede: L ampliamento di alcune delle Z.T.R.C. già esistenti, a suo tempo istituite in particolare per favorire il ripopolamento naturale e l irradiazione nelle aree limitrofe della pernice sarda, della lepre sarda e del coniglio selvatico; L istituzione di nuove Z.T.R.C. in aree che risultano vocate secondo le indicazioni della Carta regionale delle Vocazioni faunistiche per la pernice sarda, la lepre sarda ed il coniglio selvatico, e per le quali le Amministrazioni locali e le associazioni venatorie hanno dato indicazioni di fattibilità positive. Principali azioni di gestione delle Zone Temporanee di Ripopolamento e Cattura Come indicato nei Piani pilota di Gestione faunistica delle zone di ripopolamento e cattura predisposti dalla Provincia di Oristano, si riportano nella seguente tabella le principali azioni di gestione che sarebbe opportuno attuare: Azioni di gestione priorità Specie ed aree obiettivo Stesura e/o aggiornamento dei Piani di Gestione faunistica a cura della Provincia di Oristano, o degli organismi delegati alla gestione, con l impiego di personale tecnico qualificato alta Tutte le ZTRC Attività di monitoraggio regolari e standardizzate su base scientifica, finalizzate alla stima numerica delle popolazioni, e al calcolo degli incrementi annui delle popolazioni per la stima del numero di capi prelevabili (catture) per eventuali operazioni di cattura di esemplari da destinare ai ripopolamento in altre parti del territorio provinciale. I monitoraggi dovranno essere effettuati da personale qualificato secondo le indicazioni metodologiche contenute nel presente P.F.V.P. e nella Carta regionale delle Vocazioni faunistiche. alta Tutte le ZTRC Pernice sarda Lepre sarda Coniglio selvatico PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 124
Azioni di gestione priorità Specie ed aree obiettivo Attivazione di stazioni ornitologiche per la cattura e l inanellamento degli uccelli migratori d interesse venatorio, finalizzate allo studio della consistenza e degli spostamenti dei contingenti migratori in provincia di Oristano. media Isola di Mal di Ventre Montiferru Barigadu Sarcidano Monte Arci Giara di Gesturi Beccaccia Colombaccio Turdidi Attività di monitoraggio e di controllo delle specie faunistiche potenzialmente dannose per la riproduzione della pernice sarda e della lepre sarda media Tutte le ZTRC Cinghiale Volpe Cornacchie Attività di controllo delle capacità di irradiamento delle popolazioni residenti nei territori circostanti alla ZRTC, da attuarsi con le tecniche della cattura-marcatura-ricattura, osservazione e/o abbattimento durante l attività venatoria, da parte di personale qualificato, con la collaborazione dei cacciatori locali, adeguatamente informati. media In ZTRC pilota Pernice sarda Lepre sarda Manutenzione dei sistemi di tabellazione e di segnalazione delle ZTRC media Tutte le ZTRC Controllo del bracconaggio e prevenzione degli incendi, in collaborazione con il Corpo Forestale e di V.A. alta Azioni di habitat management e miglioramento ambientali a fini faunistici in parcelle pilota individuate all interno delle ZTRC, secondo le indicazioni contenute nei Documenti Tecnici dell ex-i.n.f.s. n 10 Ricomposizione fondiaria e Fauna selvatica (1992) e n 16 Miglioramenti ambientali a fini faunistici (1994), e nella Carta regionale delle Vocazioni faunistiche della Sardegna (2005): - rispetto delle siepi e delle fasce di vegetazione spontanea nelle aree ecotonali al confine tra campi, pascoli, macchia mediterranea e bosco; - piccole porzioni o fasce coltivate a cereali situate ai margini di filari, siepi e/o aree naturali a macchia e bosco; - coltivazioni annuali e coltivazioni poliennali "a perdere" (trifoglio, colza invernale, erba medica, pisello da foraggio, lupinella, vecchia villosa, grano saraceno, loietto, cavolo da foraggio); - conservazione/ripristino o nuova creazione di fontanili, media Tutte le ZTRC Pernice sarda Lepre sarda Coniglio selvatico Quaglia PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 125
pozze, sorgenti, luoghi di abbeverata, sponde di piccoli corsi d acqua; - sensibilizzazione degli operatori agricoli per l utilizzo sui mezzi meccanici di attrezzature speciali finalizzati a prevenire danni alla fauna selvatica durante le arature e le mietiture. Regolamentazione dell accesso in autovettura ed azioni per prevenire il fenomeno degli investimenti stradali Controllo dei cani randagi ed anagrafe dei cani di proprietà, anche in collaborazione co le A.S.L. media alta Tutte le ZTRC Lepre sarda Tutte le ZTRC Attività d immissione e di ripopolamento di specie d interesse venatorio Attività d immissione o ripopolamento da valutare con molta attenzione e realizzare solo in condizioni ottimali dal punto di vista ambientale e socio-economico bassa bassa Pernice sarda Lepre sarda Pernice sarda Lepre sarda Inventario delle aziende agricolo e controllo del carico di bestiame sulle aree a pascolo, in collaborazione con gli operatori agricoli. bassa Tutte le ZRTC Eradicazione specie alloctone alta Nutria Attuazione di programmi di informazione, sensibilizzazione, educazione e partecipazione delle popolazioni locali, con particolare attenzione agli operatori economici (agricoltura, pesca, turismo verde), alle associazioni ambientali e venatorie media Tutte le ZTRC Pernice sarda Lepre sarda Definizione di accordi di collaborazione, di cooperazione e di promozione degli studi e della ricerca applicata tra Enti ed organismi istituzionali (I.S.P.R.A., Regione, Provincia, Ente Foreste della Sardegna, Corpo Forestale e di V.A., A.S.L., Istituto Zooprofilattico Regionale, Università, Consorzi di Bonifica, ecc.) media PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 126
3.7.5 Centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica. I centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale sono istituiti dall Assessore regionale della Difesa dell Ambiente (art. 29 della L.R. 23/1998). I centri pubblici sono finalizzati alla ricostituzione di popolazioni autoctone e sono destinati alla produzione naturale di fauna selvatica da utilizzare per l immissione in altri territoriali fini di ripopolamento e di reintroduzione, nonché allo studio e alla ricerca sulle tematiche di immissione in natura della fauna selvatica, finalizzate comunque alle reintroduzioni e al ripopolamento. I centri pubblici sono istituiti preferibilmente su terreni demaniali o di proprietà pubblica e sono gestiti dagli stessi enti proprietari (comma 2 art. 29 L.R. 23/1998). I centri privati sono destinati esclusivamente alla produzione naturale di specie autoctone per fini di reintroduzione e ripopolamento. I centri privati possono essere organizzati in forma di azienda agricola, consortile o cooperativa, In essi è sempre vietato l esercizio dell attività venatoria. Per quanto riguarda ulteriori specifiche sulle caratteristiche e sull estensione minia e massima in superficie dei Centri privati, sarà necessario rifarsi al regolamento di attuazione della L.R. n. 23/1998 che sarà adottato insieme al Piano Faunistico Venatorio Regionale, secondo quanto previsto dall art. 104 della stessa normativa regionale. Per quanto riguarda i Centri pubblici la situazione attuale non contempla l esistenza di strutture di questo tipo nel territorio oristanese gestite dalla Provincia o da altri organismi pubblici (Ente Foreste della Sardegna). Si auspica che nel prossimo futuro la Provincia di Oristano, in collaborazione ed accordo con altri organismi ed enti pubblici interessati e competenti, valuti la fattibilità di attivare un unico centro provinciale di allevamento pubblico finalizzato ad alcune specie faunistiche d interesse venatorio (pernice sarda e lepre sarda) e conservazionistico (cervo sardo, muflone). Principali azioni di gestione dei Centri pubblici e privati di riproduzione della fauna. Per quanto riguarda le misure di gestione da attuarsi all interno dei centri di riproduzione della fauna, sono valide le indicazioni già fornite per le Zone Temporanee di Ripopolamento e cattura, in relazione, naturalmente alle specie di fauna selvatica allevate al loro interno, con particolare riferimento alla pernice sarda, alla lepre sarda, al cervo sardo ed al muflone. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 127
3.7.6 Aziende Faunistico Venatorie. Secondo quanto previsto dagli artt. 31 e 32 della L.R. 23/1998, la Regione Sardegna autorizza l istituzione di aziende faunistico-venatorie, senza finalità di lucro e per prevalenti finalità naturalistiche e faunistiche, a norma dell art. 16 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, e secondo le modalità previste dalla L.R. n. 23/1998. La Regione stessa, con il piano faunistico regionale, regola la densità, la collocazione e l estensione massima complessiva delle aziende faunistico-venatorie, ed individua con apposite direttive i criteri di istituzione, rinnovo, revoca e gestione tecnica delle stesse aree. Le autorizzazioni per l istituzione di un azienda faunistico-venatoria sono rilasciate dall Assessorato della Difesa dell Ambiente della Regione e devono essere corredate da programmi di conservazione e di ripristino ambientale al fine di garantire l obiettivo naturalistico e faunistico. La suddetta autorizzazione può essere rilasciata ad associazioni che adottino uno statuto tipo approvato con decreto del Presidente della Giunta Regionale, previa deliberazione della Giunta regionale. L istituzione di un azienda faunistico-venatoria deve prevedere un preciso rapporto tra numero di cacciatori e superficie interessata e l esercizio della caccia è riservato esclusivamente agli associati e agli ospiti nei limiti previsti dallo statuto. I soci titolari di un azienda faunistico-venatoria non possono esercitare l attività venatoria alla pernice sarda e alla lepre sarda al di fuori della stessa azienda. Attualmente non sono presenti in provincia di Oristano Aziende faunistico-venatorie, e nel mondo venatorio vi è un forte interesse a comprendere la natura ed il funzionamento di questi istituti faunistici, anche in relazione all attuale esistenza in deroga delle Zone in concessione autogestite per l esercizio della caccia, che occupano ben il 15,6% della S.A.S.P. provinciale (45.822 ettari interessati). La normativa regionale non prevede la trasformazione delle Zone autogestite in aziende Faunistiche-venatorie, in quanto esistono differenze tra le caratteristiche e le funzionalità di queste due tipologie d istituti faunistici. Tuttavia gli operatori venatori delle Zone autogestite ritengono che la lunga esperienza di gestione maturata nelle loro aree possa risultare importante nella prospettiva dell istituzione delle Aziende faunistico-venatorie e degli Ambiti Territoriali di Caccia. Principali azioni di gestione delle Aziende Faunistico-venatorie. Per quanto riguarda le misure di gestione da attuarsi all interno delle Aziende faunistico-venatorie, sono valide in parte le indicazioni già fornite per le Zone Temporanee di Ripopolamento e cattura, in relazione, soprattutto alle specie d interesse venatorio (pernice sarda, lepre sarda, coniglio selvatico, cinghiale, volpe, avifauna migratoria). Si rimanda comunque al Documento orientativo sui criteri d omogeneità e congruenza per la pianificazione faunistico-venatoria dell ex- Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, Quaderni Tecnici, n. 16 (1993) e alla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche della Sardegna (2005). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 128
3.7.7 Aziende Agri-Turistico-Venatorie. Secondo quanto previsto dagli artt. 31 e 32 della L.R. 23/1998, la Regione Sardegna autorizza l istituzione di aziende agri-turistico-venatorie, ai fini di impresa agricola, a norma dell art. 16 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, e secondo le modalità previste dalla L.R. n. 23/1998. Le autorizzazioni per l istituzione di aziende agri-turistico-venatorie sono rilasciate dall Assessorato regionale dell Agricoltura e riforma agropastorale, di concerto con l Assessorato della Difesa dell Ambiente. Le aziende dovrebbero essere istituite su terreni preferibilmente di scarso valore ambientale e faunistico. Nelle aziende ATV, oltre che le attività agri-turistiche, possono essere intraprese anche attività di carattere venatorio, sportivo, ricreativo e culturale. La superficie di ciascuna azienda ATV non può essere superiore ai 1.200 ettari. Nelle aziende ATV è consentita esclusivamente l attività venatoria controllata e a pagamento secondo le disposizioni contenute nel regolamento aziendale interno. Alla data del 31 dicembre 2009, in provincia di Oristano sono state istituite 8 AATV, per una superficie complessiva interessata di 3.694 ettari, pari all 1,26% della Superficie ASP dell intera provincia e all 1,22% della superficie territoriale (GIS). Si fa rilevare che la superficie media per azienda è pari a 461 ettari. Principali azioni di gestione delle Aziende Agri-Turistico-Venatorie. La gestione delle Aziende Agri-Turistico-Venatorie deve essere eseguita nel rispetto della normativa vigente e si ritiene che sia necessario per ciascuna azienda definire uno specifico Piano di Gestione da sottoporre all approvazione della Regione e della Provincia. In particolare si ritiene importante: contenere l estensione in superficie delle aziende, secondo le indicazioni dell I.S.P.R.A. (ex- I.N.F.S.) e interessare esclusivamente territori marginali con assenza o basse densità di fauna selvatica naturale (pernice sarda, lepre sarda, coniglio selvatico e cinghiale); attuare una rigorosa programmazione del prelievo venatorio; attuare attività di controllo e di monitoraggio delle operazioni di prelievo venatorio; attuare rigorose misure di controllo, anche sanitario, sull allevamento in loco di selvaggina da destinare all attività venatoria e sulle operazioni di liberazione. Per ulteriori precisazioni sulla gestione di questa tipologia d istituto faunistico si rimanda al Documento orientativo sui criteri d omogeneità e congruenza per la pianificazione faunisticovenatoria dell ex- Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, Quaderni Tecnici, n. 16 (1993) e alla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche della Sardegna (2005). PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 129
3.7.8 Zone Allenamento ed addestramento Cani (Z.A.C.) Secondo l art. 38 della L.R. n 23/1998, le Province, su richiesta di associazioni venatorie o cinofile riconosciute o di produttori agricoli singoli o associati, previo assenso scritto dei proprietari o conduttori di fondi territorialmente interessati, possono autorizzare l istituzione di campi (zone) per l addestramento e l allenamento dei cani (Z.A.C.). In tali aree è consentito l abbattimento di selvaggina allevata per l addestramento dei cani. L istituzione delle Z.A.C. è consentita nehli A.T.C. e nelle Aziende agituristico-venatorie. La Provincia di Oristano, alla data del 31 dicembre 2011, ha istituito 9 Zone Addestramento Cani, per una superficie complessiva interessata di 218 ettari, ed una superficie media per Z.A.C. di 24,2 ettari. Principali azioni di gestione delle Zone Addestramento Cani. Per quanto riguarda la gestione delle Z.A.C. la Regione Sardegna, in accordo con le Province, ha emanato un direttiva in attuazione a quanto previsto dalla L.R. n.23/1998 relativamente a questa tipologia d istituto faunistico. A tale direttiva si rimanda per le indicazioni relative all istituzione, al funzionamento, alla gestione ed al controllo delle Z.A.C. 3.7.9 Ambiti Territoriali di Caccia. L istituzione definitiva degli Ambiti Territoriali di Caccia programmata sarà stabilita dal Piano Faunistico Venatorio Regionale, nell ambito della pianificazione complessiva dell intera regione. La proposta di delimitazione dell A.T.C. unico relativa alla provincia di Oristano è stata illustrata nel paragrafo 3.3.3 A.T.C. di questa stessa Terza Parte del P.F.V.P. e, si ribadisce, ha carattere sperimentale. Per quanto riguarda l organizzazione e la gestione dell A.T.C. sono state considerate principalmente le indicazioni contenute nei seguenti documenti: - la normativa vigente a livello nazionale (Legge n. 153/1992) e regionale (L.R. n. 23/1998); - il Documento orientativo sui criteri d omogeneità e congruenza per la pianificazione faunistico-venatoria dell ex- Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, Quaderni Tecnici, n. 16 (1993) e alla Carta regionale delle Vocazioni faunistiche della Sardegna (2005); - la Carta regionale delle Vocazioni Faunistiche della Sardegna (2005) PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 130
Sulla base di tali documenti, si ritiene importante considerare i seguenti aspetti di carattere generale: a) l A.T.C. rappresenta il principale istituto di gestione faunistico venatoria previsto dalla normativa vigente, in quanto è attraverso di esso che è possibile attuare un prelievo venatorio programmato su basi tecniche adeguate e compatibile con gli intressi e le esigenze dei diversi attori sociali interessati (cacciatori, agricoltori-allevatori, pescatori, associazioni ambientali e venatorie, operatori del turismo, ecc.). L A.T.C. è sono costituito da porzioni di territorio libero da vincoli di protezione faunistica relativi agli istituti di protezione previsti dalla normativa, nei quali può essere esercitata l attività venatoria, ma secondo moderni criteri di programmazione del prelievo; b) L A.T.C. ha la possibilità di programmare l attività venatoria a livello del proprio territorio di competenza, mentre spetteranno alla Regione e alla Provincia le attività di indirizzo, pianificazione e programmazione generali, di controllo, di coordinamento e di verifica, nonché di gestione degli istituti faunistici di protezione e delle Aziende; c) L A.T.C. dovrà promuovere il concetto di caccia sociale come approccio responsabile ed innovativo alla gestione del patrimonio faunistico e degli habitat, ed al prelievo venatorio compatibile, con il coinvolgimento di tutti gli attori sociali e la condivisione delle scelte e delle responsabilità di gestione; d) l approccio ad una caccia sociale responsabile comporta che la programmazione della gestione e del prelievo vengono fondati su un adeguata conoscenza delle risorse faunistiche disponibili, costantemente aggiornata, ed ottenuta con strumenti tecnicoscientifici rigorosi e standardizzati. Tale impostazione significa anche dare continuità all azione di gestione e dotarsi di organismi tecnici di supporto che garantiscano la qualità delle attività di gestione e agiscano nel territorio anche nelle attività di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento degli attori sociali; e) sarà di notevole importanza il coinvolgimento degli attori con spirito volontario e la capacità di costruire reti di cooperazione collaborazione tra i diversi soggetti presenti a livello locale; f) un ulteriore importante strumento di programmazione potrà essere rappresentato dal Regolamento interno dell A.T.C. che, pur nei limiti stabiliti dalla normativa regionale, potrà attuare l autonomia dell A.T.C. su diversi aspetti dell organizzazione e gestione (accesso dei cacciatori; quote finanziarie; modalità e tempi di caccia; carnieri stagionali e loro distribuzione tra i soci cacciatori, ecc.); g) considerata l elevata estensione dell A.T.C.unico individuato per la provincia di Oristano, si ritiene molto importante valutare la possibilità di suddividere il territorio di ciascun A.T.C. in Distretti di Caccia (con superfici di 3000-4000 ettari) da assegnare a gruppi di cacciatori, in modo da facilitare le attività gestionali e venatorie, e favorire maggiormente il legame cacciatore-territorio ed un suo coinvolgimento responsabile e diretto nelle attività di organizzazione e gestione, con spirito volontaristico. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 131
Principali azioni di organizzazione e gestione dell A.T.C. Sulla base delle indicazioni generali prima espresse, si riportano nella seguente tabella le principali azioni ed attività di carattere organizzativo e gestionale che si ritengono importanti per una corretta conduzione dell A.T.C.: Indicazioni per la prassi gestionale dell A.T.C. Azioni ed attività suggerite priorità Soggetti interessati Monitoraggio stagionale e standardizzato secondo criteri tecnico-scientifici della consistenza e composizione (classi d età e sesso) delle specie oggetto di prelievo venatorio, da effettuarsi in aree campione rappresentative, e conseguente definizione di Piani di prelievo stagionali sulla base dei quali programmare la caccia nei diversi distretti di caccia dell A.T.C. Analisi quantitativa degli abbattimenti effettuati nei diversi distretti di caccia mediante l utilizzo di appositi tesserini venatori sperimentali, impostati secondo le indicazioni fornite dall ex-infs (ISPRA) e dalla Regione Sardegna (direttiva di attuazione A.T.C.). Catalogazione informatizzata dei dati e loro elaborazione finalizzata alla programmazione del prelievo della stagione successiva. Controllo dei danni causati dalla selvaggina alle attività produttive Promozione delle attività di prevenzione dei danni, anche a carattere sperimentale, con la collaborazione degli agricoltori, e d in raccordo con la Provincia Attività di ripopolamento (Pernice sarda e lepre sarda, cinghiale, quaglia) da attuare in stretto raccordo con la Provincia e solo in condizioni ottimali dal punto di vista ambientale e socio-economico. Assolutamente importante l utilizzo di esemplari geneticamente idonee e certificati dal punto di vista sanitario, preferibilmente provenienti da cattura in Z.T.R.C. Si sconsiglia, comunque, l utilizzo di fauna allevata. Promuovere gli incentivi economici per gli agricoltori per interventi di miglioramento ambientale Interventi di miglioramento ambientale e management faunistico a favore della pernice sarda, della lepre sarda, del coniglio selvatico, del cinghiale, secondo le indicazioni per ciascuna specie contenute nella presente proposta di P.F.V.P. e nella Carta regionale delle Vocazioni faunistiche. Attività di informazione, sensibilizzazione e formazione rivolte agli operatori venatori e agli agricoltori alta alta media bassa media alta media Organismi tecnici dell A.T.C. (personale qualificato) Cacciatori Volontari Organismi tecnici dell A.T.C. Provincia Organismi di gestione dell A.T.C. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 132
3.7.10 Aree di rispetto dell A.T.C. La normativa prevede che negli A.T.C. vengano istituite delle aree di rispetto, a carattere temporaneo, per la tutela di alcune specie, senza necessariamente impedire il prelievo di altre specie che non presentano particolari problematiche e sono normalmente oggetto di caccia. La L.R. n. 23/1998 non annovera queste aree tra gli istituti di protezione della fauna selvatica. Si auspica che tali aree di rispetto possano essere istituite in tutti i distretti di caccia, previa attenta valutazione, soprattutto in relazione a quelle situazioni dove la consistente presenza di alcune specie (cinghiale, volpe) possa arrecare dei danni alla riproduzione di altre specie d interesse venatorio (pernice sarda, quaglia). Per quanto riguarda le indicazioni per la gestione di queste aree, si ritengono valide quelle già fornite per le Zone Temporanee di Ripopolamento e Cattura, con particolare riguardo agli interventi di miglioramento ambientale per la pernice sarda e la lepre sarda. Sconsigliate le attività di ripopolamento, mentre, nelle aree di rispetto la normativa consente le attività di cattura di esemplari da destinare al ripopolamento, ma tali operazioni andranno sempre concertate con la Provincia e devono prevedere l utilizzo di personale qualificato. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 133
3.8 Danni da fauna selvatica Considerazioni di carattere generale I danni causati dalla fauna selvatica all agricoltura, alla pesca ed ad altre attività produttive umane rappresentano una problematica che ha acquistato negli ultimi anni una dimensione notevole in provincia di Oristano ed i risvolti del fenomeno hanno un dichiarato impatto sia sull attività economica delle imprese sia sulla stessa conservazione della biodiversità. Pertanto si ritiene che tale problematica vada affrontata con un approccio serio, scientifico e non ideologico per l individuazione di soluzioni migliori ed efficaci, soprattutto in chiave di prevenzione degli impatti. Finora le strategie impostate a livello provinciale non hanno permesso la reale riduzione dei danni, ne hanno trovato il favore di tutte le categorie economiche interessate, ma hanno piuttosto ceduto a spinte di una o un altra componente favorendo soprattutto l erogazione di indennizzi economici, senza affrontare l aspetto della prevenzione ed un maggior coinvolgimento responsabile dei soggetti interessati. Si ritiene anche che il problema non possa essere risolto con il solo prelievo venatorio, sia pure programmato e controllato, delle specie che più frequentemente determinato dei danni alle colture e all ambiente. Questa problematica complessa andrebbe invece risolta con un sistema di misure o interventi specifici, situazione per situazione, e con una forte azione i tipo preventivo, anche con finalità di tutela degli ecosistemi e degli habitat faunistici. In provincia di Oristano il problema sicuramente esiste, nei termini di un impatto negativo sulle attività d impresa nel comparto agricolo, zootecnico e della pesca lagunare, ma è opportuna un attenta valutazione in relazione alle diverse specie responsabili dei danni, alle tipologie di colture danneggiate in diversi contesti territoriali ed ambientali, alle diverse tecniche di allevamento e gestione dell attività agricola, zootecnica e dell itticoltura. Il problema è per questo complesso e non può essere affrontato con soluzioni univoche, ritenute valide per ogni specie ed ogni contesto territoriale. Proprio per la complessità del problema si ritiene fondamentale approfondire la conoscenza del fenomeno dal punto di vista dei reali impatti delle diverse specie animali, delle dimensioni numeriche, delle tipologie di coltivazioni interessate, dei costi economici. La stessa normativa nazionale e regionale e le indicazioni dell I.S.P.R.A. in materia, suggeriscono che le Amministrazioni pubbliche deputate a gestire questa problematica, basino le loro strategie ed azioni su una corretta ed attendibile conoscenza del fenomeno a livello locale. Tanto più che quello dei danni da fauna selvatica non è una questione di emergenza, un una tantum che si verifica eccezionalmente e che dunque richiede misure straordinarie. Anzi è una questione di ordinaria gestione del territorio che va affrontata utilizzando in primis i metodi, i criteri e tutte le regole di cui la normativa dispone, in un sistema che partendo dalle pubbliche amministrazioni coinvolga in modo responsabile tutti gli attori. Deve, inoltre, considerarsi assolutamente inadeguato e superato il concetto di specie nocive in quanto in un approccio scientifico sistemico alle problematiche della gestione faunistica è più corretto considerare tutti i vari aspetti e fattori ambientali ed antropici che influiscono sul territorio e sul rapporto tra attività produttive e fauna selvatica, con una precisa attenzione alle dinamiche ecologiche, al mantenimento della biodiversità, alle azioni umane che possono favorire la crescita PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 134
demografica di alcune popolazioni animali, ed anche con un adeguata chiarezza sulla reale portata economica degli impatti sulle attività produttive, con un approccio il più possibile oggettivo. Ad oggi gli interventi realizzati per contenere il problema sono riconducibili essenzialmente a due tipologie, la pratica degli indennizzi e degli abbattimenti. La pratica dell indennizzo impegna gran parte delle risorse finanziarie che le diverse Amministrazioni Pubbliche hanno a disposizione per la gestione della fauna selvatica, intervenendo solo a valle del problema, con indennizzi comunque parziali rispetto alla quantificazione dei danni in relazione al valore delle produzioni agricole e zootecniche danneggiate, con una generale insoddisfazione delle Imprese interessate. L indennizzo non agendo sulle cause del problema, ma esclusivamente sugli effetti, non contribuisce comunque alla soluzione del problema impegnando comunque ingenti risorse finanziarie. Poco o nulla risulta essere investito sulla prevenzione dei danni, attraverso adeguati incentivi per investimenti strutturali da parte delle Aziende in grado di prevenire e contenere il fenomeno dei danni o attraverso una consulenza tecnica per orientare i piani di gestione aziendali verso pratiche colturali e di allevamento in grado di ridurre sostanzialmente i danni in relazione alle diverse specie di fauna selvatica e territori interessati. Dove e quando sono stati effettuati interventi finalizzati alla prevenzione dei danni risultano evidenti gli effetti positivi, riscontrabili anche attraverso una sostanziale riduzione della spesa per gli indennizzi. L azione di interventi di prevenzione che risulta essere maggiormente adottata è essenzialmente la pratica degli abbattimenti finalizzati alla riduzione numerica degli animali delle popolazioni appartenenti a specie già oggetto di attività venatoria nei periodi previsti dai calendari venatori redatti in base alle disposizioni normative vigenti. In Italia gli abbattimenti sono generalmente affidati a privati muniti di licenza di caccia, in alcuni casi sono effettuati da personale dipendente degli Enti Pubblici competenti per territorio nella gestione faunistica. Le modalità di esercizio degli abbattimenti variano in relazione alle specie ed ai diversi contesti territoriali ed interessano comunque essenzialmente gli ungulati, in particolare il cinghiale. La pratica degli abbattimenti risulta essere comunque adottata al di fuori di un sistema di conservazione e gestione della fauna selvatica ma piuttosto come principale risposta delle Amministrazioni Pubbliche alle pressioni esercitate da alcune limitate componenti del mondo venatorio, in particolare da coloro che esercitano la caccia agli ungulati, che strumentalizzano abilmente il reale disagio delle Imprese agricole che subiscono i danni da fauna selvatica per ottenere la possibilità di esercizio dell attività venatoria in periodi dell anno ed aree generalmente precluse alla caccia. Nella pratica l esercizio degli abbattimenti, non ha risolto oggettivamente il problema, limitandosi nel migliore dei casi ad un contenimento del danno limitato nel tempo e nello spazio e di fatto vanificato dalla normale dinamica delle popolazioni delle specie di fauna selvatica oggetto dei prelievi. Il limitato utilizzo, invece, della pratica della cattura/abbattimento, pur risultando oggettivamente più efficace, trova una giustificazione nella sua non convenienza economica. Allestire e gestire i diversi sistemi di cattura (recinti o trappole a cassetta) comporta chiaramente un investimento economico. La maggiore efficacia della pratica delle catture/abbattimenti rispetto all obiettivo della sostanziale riduzione numerica delle popolazioni delle diverse specie (in particolare del cinghiale) viene spesso ignorata a vantaggio degli abbattimenti. In realtà una valutazione costi/benefici dei PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 135
diversi provvedimenti adottati per il contenimento numerico delle specie, e di conseguenza per il contenimento dei danni alle attività delle Imprese agricole, dovrebbe tenere conto essenzialmente dell efficacia delle azioni. La pratica delle catture/abbattimenti pur comportando un investimento iniziale si traduce, proprio in virtù della sua maggiore efficacia nel contenimento numerico degli animali, in un sostanziale risparmio nel medio e lungo termine della spesa pubblica attraverso una oggettiva e documentabile riduzione della spesa per gli indennizzi dei danni denunciati dalle imprese. Da non trascurare inoltre la preoccupazione di un possibile rischio di conflitto sociale tra le diverse categorie chiamate a vario titolo in causa dalla problematica dei danni da fauna selvatica, gli agricoltori da una parte e il cacciatori dall altra, due categorie sempre più spesso tra loro conflittuali rispetto alla gestione della fauna selvatica e alla pratica dell attività venatoria. Accanto alla pratica delle catture/abbattimento dovrebbero essere opportunamente incentivati gli investimenti strutturali da parte delle Imprese per prevenire i danni, in particolare attraverso la realizzazioni di recinti fissi e mobili, dissuasori sonori o altre soluzioni tecniche per prevenire e contenere i danni in relazione alle specie di fauna selvatica responsabili e alle diverse tipologie di colture e pratiche di allevamento. La prevenzione del danno attraverso questi investimenti strutturali da parte delle Aziende risulta essere tra l altro l unica strada perseguibile nel caso dei danni causati da specie attualmente protette in Sardegna, il cervo sardo, il muflone, il daino o l aquila reale. Le risorse finanziarie per garantire adeguati incentivi economici alle Aziende agricole e zootecniche potrebbero essere reperibili nell ambito dei PSR adottati dalle Regioni in attuazione della Politica Agricola sostenuta dall Unione Europea, in particolare nell ambito degli investimenti non produttivi previsti nell Asse II dei PSR, con particolare riferimento agli interventi realizzabili nei siti della rete Natura 2000 o a salvaguardia di specie presenti negli allegati delle Direttive Habitat e Uccelli della UE. Sulla base delle considerazioni sopra espresse, si ritiene che la problematica dei danni causati dalla fauna selvatica dovrebbe essere gestita sulla base dei seguenti principi generali: 1. La problematica dei danni da fauna selvatica deve essere ricondotta all interno di una corretta gestione della fauna selvatica, nell ambito di una strategia per la conservazione della biodiversità e non esclusivamente nell ambito degli strumenti di programmazione dell attività venatoria; 2. La problematica dei danni da fauna selvatica deve essere gestita attraverso l applicazione adeguata delle normative vigenti in materia di gestione della fauna selvatica, della regolamentazione dell attività venatoria e della gestione delle aree naturali protette. Non si ravvisano motivi validi per una normativa specifica e separata dalle norme citate relativa alla sola gestione della problematica dei danni. 3. Il problema dei danni da fauna selvatica non può essere ricondotta a situazioni emergenziali, dal momento che questa problematica è annuale, periodica e si ripropone di norma con le stesse specie e nelle stesse modalità. È dunque necessario affrontarlo come problema ordinario utilizzando i mezzi previsti dalla normativa vigente e affiancare a queste attività di prevenzione del danno che hanno dimostrato, quando preferite, di dare ottimi risultati. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 136
4. Una adeguata strategia per la soluzione del problema dovrebbe essere basata prioritariamente su azioni che intervengono sulle cause e non sugli effetti. Per questo dovrebbero essere privilegiati interventi di prevenzione dei danni rispetto alla pratica degli indennizzi. Nell adozione dei diversi provvedimenti per il controllo numerico delle specie, in particolare degli ungulati, dovrebbe essere valutata oggettivamente l efficacia delle diverse pratiche, non limitando gli interventi ai soli abbattimenti (cinghiale) ma favorendo il più possibile soluzioni integrate con una priorità per interventi di cattura/abbattimento; 5. nell ambito dei meccanismi digestione del problema, sarebbe auspicabile che fossero proprio coloro i quali sono maggiormente colpiti e danneggiati, ad essere coinvolti per primi. Ciò non esclude l importanza di ogni attore ad essere coinvolto per la risoluzione del problema. Per il coinvolgimento degli agricoltori le Pubbliche Amministrazioni possono già avvalersi dell art.14 del DLgs 228/2001 (Legge di orientamento in agricoltura) che consente di stipulare convenzioni con le Aziende agricole, singole o associate, per la realizzazione di interventi finalizzati anche alla conservazione della biodiversità. Il coinvolgimento delle Aziende agricole dovrebbe in questo caso configurarsi come una prestazione di servizi alla Pubblica Amministrazione competente nella gestione faunistica e prevedere un adeguato compenso economico, che può realisticamente essere recuperato dalla riduzione della spesa per gli indennizzi dei danni o comunque previsto nell ambito del bilancio ordinario destinato agli interventi per la gestione della fauna e dell attività venatoria. 6. Nell ambito della riforma della normativa regionale dovrebbe essere riconosciuto come danno patrimoniale alla Pubblica Amministrazione l immissione sul territorio di esemplari di fauna per le specie di cui è stata accertato uno squilibrio delle popolazioni che determinano un danno grave alle produzioni agricole, 7. Per la prevenzione dei danni causati alle attività zootecniche o agricole da parte di specie di fauna selvatica sottoposte ad un regime di tutela e inserite negli allegati delle Direttive Habitat e Uccelli della UE le Regioni dovrebbero essere opportunamente sollecitate ad attivare le Misure dei rispettivi PSR relative all Indennità Natura 2000 e indennità connesse alla conservazione della biodiversità. Dovrebbero inoltre essere opportunamente promossi specifici bandi nell ambito dei PSR per investimenti non produttivi destinati ad interventi strutturali da parte delle Aziende per la prevenzione dei danni da fauna selvatica. 8. Le attività zootecniche dovrebbero essere svolte nel rispetto delle normative vigenti per quel che concerne il carico di pascolo, i controlli sanitari e le vaccinazioni. I comuni e gli altri enti territoriali preposti dovrebbero incentivare i sistemi di controllo. Al fine di ridurre gli eventi di predazione gli allevatori dovrebbero adottare tutti quegli accorgimenti in grado di elevare il livello di allerta, quali presenza continuativa del pastore, utilizzo del cane da guardiania, stabulazione notturna. Nella Seconda Parte della presente proposta di P.F.V.P. è stata realizzata una approfondita analisi dei dati rilevati, nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2008, dal Servizio Gestione Fauna del Settore attività produttive Sviluppo sostenibile della Provincia di Oristano relativi al fenomeno dei danni causati dalla fauna selvatica alle attività produttive nella provincia di Oristano, con particolare riferimento ai danni arrecati alle colture agricole ed alla pesca. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 137
La suddetta analisi ha riguardato i seguenti aspetti: - i danni (superfici interessate) in relazione alle diverse specie faunistiche che li hanno determinati; - i danni (superfici interessate) in relazione alle diverse colture agricole o attività produttive danneggiate; - il numero di domande di risarcimento presentate alla Provincia, in relazione al tipo di colture interessate ed alle specie di fauna selvatica che hanno determinato i danni risarciti. - gli importi corrisposti per il risarcimento dei danni, in relazione alle diverse specie di fauna selvatica responsabili del danno ed in relazione alle diverse colture interessate; 3.8.1 Controllo dei danni (prevenzione ed interventi ambientali). I danni da fauna selvatica alle colture agricole e forestali rappresentano uno dei principali problemi dei rapporti tra gestione faunistica e agricoltura. Un aspetto specifico e particolarmente critico della problematica complessiva è quello delle procedure di risarcimento/indennizzo in quanto momento di sintesi finale e fonte di tensioni fra enti di gestione del territorio (amministrazioni pubbliche, aree protette, ambiti territoriali di caccia, ecc.), agricoltori e proprietari dei terreni. Questa fase, seppure rappresenti una fase importante che non deve essere assolutamente sottovalutato, rappresenta però solo il momento finale della problematica complessiva. La normale gestione faunistico-venatoria e ambientale del territorio dovrebbe consentire di mantenere un adeguato equilibrio tra conservazione delle specie selvatiche, prelievo venatorio e attività agricole. Ciò sulla base di una adeguata zonizzazione del territorio, che preveda da un lato aree prevalentemente semi-naturali (protette e non), vocate alla conservazione e valorizzazione della natura e dall altro aree più vocate all agricoltura. In quest ottica il normale prelievo venatorio dovrebbe consentire di mantenere densità obiettivo di selvatici (soprattutto per le specie cacciabili più problematiche per l agricoltura) ben differenziate fra i due tipi di territori consentendo di mantenere il livello dei danni entro limiti accettabili. Ad integrazione e supporto di questa gestione normale e soprattutto negli ambiti protetti, devono essere poi previsti gli altri interventi di gestione faunistica quali: i metodi ecologici di riequilibrio dell ecosistema, i sistemi di prevenzione dei danni, il controllo delle popolazioni (piani di abbattimento e cattura) e le misure economiche di sovvenzione agro-ambientale e prevenzione dei danni. Queste misure devono comunque, in altre forme e obiettivi, ottenere dei livelli di densità obiettivo sostenibili per il territorio protetto. Anche in questo caso le misure risarcimento/indennizzo devono essere considerate solo l ultimo anello di una catena o di un insieme di interventi inseriti nella gestione faunistica complessiva. Il ristoro dei danni infatti, ancorché equo e soddisfacente, non soddisfa né l ente gestore, che disperde in questo modo risorse utili per la gestione faunistica complessiva, né l agricoltore che comunque vede minacciata la propria attività e vanificati i propri sforzi produttivi. Il problema dei danni deve essere risolto principalmente a monte della fase di indennizzo/risarcimento, minimizzando gli eventi dannosi. Poiché però non è possibile eliminare del tutto le occasioni di danno o le situazioni imprevedibili e di emergenza, la corretta gestione PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 138
faunistico-venatoria deve anche prevedere un ottimizzazione delle procedure di indennizzo/risarcimento al fine di renderle quanto più efficienti, sostenibili, trasparenti ed eque. Sulla base dei risultati dell analisi effettuata per la provincia di Oristano e delle indicazioni fornite in materia da diversi documenti e studi pubblicati negli ultimi 10 anni (Riga F., Genghini M., Cascone C., Di Luzio P. (A cura di), ISPRA, 2011; Indagine conoscitiva della Commissione Agricoltura della Camera, documento finale del26/05/11; M. Genghini, I.S.P.R.A., 2009; WWF Italia, febbraio 2009; Toso. S. e L. Pedrotti. 2001; Cocchi R. e F. Riga. 2001; Andreotti, A., S. Tomasini e S. Pirrello. 2007) si indicano di seguito le indicazioni relative alle azioni di prevenzione e agli interventi ambientali che si ritengono importanti per un adeguato controllo e riduzione dei danni causati dalle principali specie faunistiche impattanti. Cinghiale E la specie di ungulato che determina in provincia di Oristano il maggiore impatto sulle attività agricole e, in alcuni casi, anche turistiche (danneggiamenti ai campi da golf nel compendio della pineta costiera di is Arenas di Narbolia). Il problema del cinghiale è indicativo di come la gestione della fauna selvatica in Sardegna sia stata fino ad ora condotta in maniera poco scientifica. La specie ai primi del novecento era distribuita in poche aree molto localizzate della Sardegna e della provincia di Oristano. A partire dai decenni successivi, il cinghiale è stato oggetto di numerosi interventi di immissione a scopo venatorio, effettuati inizialmente utilizzando ceppi provenienti dal Centro ed Est Europa, privilegiando qualità quali la maggiore stazza e la prolificità (Massei & Toso, 1993). Le immissioni sul territorio sono continuate fino ai nostri giorni; oggi il cinghiale ha ricolonizzato gran parte dei territori collinari e montani e molte aree costiere della provincia di Oristano. La problematica del cinghiale andrebbe affrontata attraverso un approccio tecnico scientifico e la definizione di un accurato piano provinciale di monitoraggio e controllo delle popolazioni. La prima fase dovrebbe essere costituita dall'analisi della situazione provinciale attuale, con un approfondimento della valutazione dell impatto di questa specie sul sistema agricolo e sulle biocenosi locali. Più in particolare andrebbero analizzati: la tipologia, la distribuzione (spaziale e temporale) e l ammontare economico dei danni prodotti (non solo a danno dei sistemi agricoli, ma anche sulle fitocenosi e su altre specie) degli indennizzi pagati; la tipologia, l'efficacia e la distribuzione dei sistemi di prevenzione in atto; la consistenza e la struttura della popolazione. Sulla base dei dati acquisiti ed analizzati, sarà in seguito possibile definire all'interno di specifiche unità di gestione (Distretti di caccia degli A.T.C.) delle densità obiettivo, entro cui la specie deve essere mantenuta. Nel caso in cui si constatasse il superamento di tali densità e l'impossibilità di attuare misure di prevenzione, si potrà procedere alla definizione di un piano di controllo, che preveda le modalità operative più opportune, tenendo bene presenti le finalità gestionali dell'area in cui si agisce e le normative vigenti. Inoltre, sarà opportuno monitorare gli effetti del programma di controllo per valutarne l'efficacia. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 139
Le più efficaci tecniche di prelievo selettivo per le popolazioni di cinghiale si avvalgono di sistemi di cattura. Per questo scopo possono venire allestiti recinti di cattura permanenti o mobili opportunamente dislocati sul territorio. La Provincia di Oristano nel 2010-2011 ha realizzato un esperienza di controllo delle popolazioni di cinghiale nella Z.T.R.C. di Is Arenas (comuni di Narbolia, San Vero Milis e Cuglieri), in collaborazione con il Dipartimento di Zoologia ed Antroplogia Biologica dell Università degli Studi di Sassari. In tale occasione sono state sperimentare le strutture, le attrezzature e le metodologie per la cattura dei cinghiali. Gli impianti base di cattura permettono di catturare u buon numero di esemplari, ed hanno un buon successo se realizzati con i dovuti accorgimenti e se ben condotti. Oltre a consentire la rimozione selettiva degli animali, permettono di realizzare il necessario e parallelo programma di monitoraggio. Con tale tecnica è infatti possibile la marcatura ed il rilascio di quegli individui che non risultano, alla luce del programma adottato, in surplus nell'area. Il successo delle catture è funzione delle condizioni ambientali in cui si svolge l operazione. È stato verificato che questi sistemi catturano con maggiore frequenza femmine e giovani, mentre i maschi adulti vengono catturati più raramente: questo rafforza gli obiettivi del piano di contenimento, visto che femmine e giovani sono proprio le classi sociali sulle quali intervenire prioritariamente. I piani di abbattimento che prevedono lo sparo rappresentano un'altra possibilità di intervento. La caccia in squadra con battitori e cani è la tecnica con cui vengono abbattuti i cinghiali durante il regolare periodo venatorio. In genere non permette una selezione dei capi e arreca un notevole disturbo (cani, battitori, urla e spari) a tutta la fauna selvatica. L'utilizzo di questa pratica al di fuori del periodo di caccia può costituire anche un potenziale pericolo per l'incolumità pubblica. Altra opzione per la gestione straordinaria del cinghiale, è la cosiddetta caccia di selezione con carabina a canna rigata. Si tratta del metodo di prelievo utilizzato tipicamente per la caccia di selezione agli ungulati. L'applicazione di questa metodologia al cinghiale suscita diverse perplessità. Il suide non presenta caratteristiche morfologiche che rendano immediatamente riconoscibili, anche in condizioni di visibilità ottimali, gli individui di diverso sesso ed età. Specialmente in condizioni di erba medio-alta non è facile riconoscere alla distanza un maschio giovane da una femmina. Qualora anche si rinunciasse alla selezione dei capi, il metodo resta di validità limitata: la caccia con carabina per sua natura è condotta all aspetto e il cinghiale impara presto ad evitare i luoghi di sparo e di pericolo ricorrente; se si usano esche alimentari per attirare un gruppo, a meno di non disporre di molti tiratori, si potrà tirare ad un solo individuo mentre gli altri fuggiranno. Per cui, la caccia di selezione può essere utile al prelievo di piccoli nuclei, ma non è certo efficiente nel prelievo delle percentuali necessarie ad un controllo numerico significativo. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 140
Cervo sardo, daino e muflone. Nella provincia di Oristano fino ad oggi i danni causati dal cervo sardo, dal daino e dal muflone, alle colture agricole (frutteti, oliveti) e agli impianti forestali sono da considerarsi complessivamente contenuti, in ragione della limitata consistenza e distribuzione delle popolazioni attualmente presenti, per altro quasi tutte residenti all interno di arre demaniali gestite dall ente Foreste della Sardegna. Comunque anche i danni causati da queste specie deve essere affrontato mettendo in atto le procedure di indagine già esposte per il cinghiale, ovvero: analisi della tipologia, distribuzione e ammontare economico dei danni, valutazione di eventuali sistemi di prevenzione in atto, valutazione della consistenza della popolazione, analisi delle relazioni con altre specie. Qualora venissero riscontrate densità superiori a quelle obiettivo, i metodi di controllo, in virtù della scarsa efficienza dei sistemi di cattura con gabbie e corral, si baseranno prevalentemente su piani di abbattimento con l'utilizzo della carabina (caccia di selezione). Il personale preposto al controllo dovrà essere selezionato a partire da personale sottoposto a specifici corsi di formazione. L attività di controllo così operata deve senza alcun dubbio prevedere una puntuale attività preliminare di formazione e di organizzazione del territorio al fine di evitare interventi anche pericolosi per la incolumità pubblica. Per il cervo sardo, il daino ed il muflone, si ritiene fondamentale l attività di prevenzione, che dovrebbe essere sostenuta dalla Provincia mediante incentivazione economica. Le principali tecniche di prevenzione suggerite dall I.S.P.R.A., in particolar modo per il cervo sardo, prevedono due tipologie fondamentali: i metodi diretti e quelli indiretti. Metodi di prevenzione dei danni da cervo sardo, daino e muflone Barriere meccaniche (recinzioni metalliche) efficaci se realizzati accuratamente, ma molto costose (messa in opera e manutenzione) e consigliabili solo per la difesa di colture pregiate ad alto reddito in appezzamenti di limitata superficie Metodi diretti Barriere meccaniche (recinzioni elettrificate) efficaci in quanto garantiscono una sufficiente protezione delle coltivazioni; buono il rapporto costi/benefici, ma onerosi i costi di manutenzione degli impianti Sistemi acustici Bassa efficacia, in quanto determina assuefazione in breve tempo; può essere fonte di disturbo per altra fauna selvatica Repellenti chimici Da utilizzare sulle colture; bassa efficacia e rischi d inquinamento ambientale PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 141
Colture a perdere Buona efficacia; Creazione ex-novo di appezzamenti di limitate dimensioni coltivati a pascolo e collocati ai margini delle aree a macchia lata e bosco; creazione di radure all interno del bosco. Coinvolgimento dell Ente Foreste della Sardegna Servizio Ripartimentale di Oristano e degli operatori agricoli locali (mediante incentivazione economica) Metodi indiretti Foraggiamento artificiale Da effettuare esclusivamente nei periodi di maggiore carenza alimentare (fine agosto-metà settembre) nelle aree di naturale frequentazione da parte del cervo sardo e del daino (zone rifugio) ed in concomitanza della maturazione delle colture sensibili. Punti di abbeverata Ripristino e/o creazione ex-novo di abbeveratoio, fontanile, pozze, vasche, che dovranno essere approvvigionate nei periodi di maggiore siccità (luglio-settembre) Alte possibili strategie per il controllo e la riduzione di popolazioni di cervo sardo, daino e muflone, che dovessero raggiungere consistenze tali da poter determinare danni alle attività umane, sono le seguenti: la realizzazione di catture di esemplari da trasferire all immissione o ripopolamento di altre aree idonee dal punto di vista ambientale e socio-economico; la realizzazione di piani di abbattimento programmati e selettivi, da attuarsi previo pare dell I.S.P.R.A. e della Regione Sardegna, in maniera rigorosa, strettamente controllata e con l impiego di personale tecnico qualificato. Va considerato che tale attività andrebbe realizzata in deroga all attuale normativa nazionale e regionale. La realizzazione, laddove vi siano le condizioni ambientali e socio-economiche adeguate, di una rete di corridoi ecologici per facilitare lo spostamento degli animali in altre aree contigue o raggiungibili a media distanza. Per tutte le attività di prevenzione dei danni da parte del cervo sardo, del daino e del muflone, in provincia di Oristano si ritiene fondamentale l attuazione dei Piani di Gestione delle aree naturali protette della Rete Natura 2000, del futuro Parco Regionale del Monte Arci, delle Oasi permanenti di protezione faunistica e delle aree forestali attualmente gestite dall Ente Foreste della Sardegna. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 142
Cormorano Per le numerose zone umide dell Oristanese vocate alle attività ittiche lagunari il cormorano ha rappresentato negli ultimi 10 anni un problema gestionale di notevole criticità, con importanti risvolti di carattere sociale ed ambientale. Di seguito vengono indicati i principali strumenti e metodi di gestione degli impatti che questa specie determina sui compendi ittici oristanesi, definiti dal già citato studio promosso dalla Provincia di Oristano e dalla Regione Sardegna ( Studio finalizzato alla individuazione di metodi e sistemi di prevenzione dei danni causati da uccelli ittiofagi alle produzioni ittiche della provincia di Oristano, 2012, Università degli Studi di Cagliari D.B.E.A. Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia Animale, Soc. Coop. ALEA di Oristano.). Strumenti e metodi di gestione e prevenzione dell impatto sulle attività produttive Parlare di gestione del Cormorano in genere significa trattare di strumenti e tecniche che mirano ad impedire agli stessi di alimentarsi in quanto tale prelievo di pesci, siano essi naturali o d allevamento, è considerato, in realtà in alcuni contesti senza il conforto di dati certi, causa di danni ingenti per gli operatori della pesca professionale e/o per gli itticoltori. Gli strumenti si distinguono tra quelli di difesa passiva e quelli di difesa attiva, e questi ultimi a loro volta di distinguono tra metodi di difesa attiva incruenta e metodi di difesa attiva cruenta. Nei paragrafi seguenti verranno analizzati i principali metodi/strumenti in funzione sia della loro teorica efficacia che in funzione delle concrete esperienze maturate in ambito europeo, per definire se e in che misura essi possano essere applicati in stagni e lagune Oristanesi. Metodi di difesa passiva. I metodi di difesa passiva sono i più diffusi e sperimentati tanto in Italia che all estero, a ragione sia dei bassi costi economici che della semplicità di realizzazione. INTERVENTI SULLA DISPONIBILITÀ DI PREDE Un possibile intervento considera l'opportunità di ridurre la disponibilità di prede per i Cormorani. Queste misure hanno il vantaggio di non essere invasive o traumatiche per i Cormorani e non determinano effetti nei confronti delle altre specie di uccelli acquatici. Pertanto risultano rispettose della conservazione della fauna selvatica. Le azioni che ricadono in questa categoria sono le seguenti: Creazione di popolazioni-tampone di specie ittiche di scarso interesse commerciale negli stessi bacini di allevamento. Le esperienze finora compiute non hanno permesso di evidenziare se la presenza di prede alternative abbia effettivamente abbassato la pressione su quelle di valore commerciale. Vantaggi: non ci sono vantaggi certi. Svantaggi: esiste il rischio che la misura possa portare all incremento della capacità portante del territorio, e quindi della pressione complessiva di uccelli ittiofagi, con potenziali conseguenze negative sulle produzioni ittiche che si intende tutelare. La maggiore disponibilità di risorse trofiche PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 143
potrebbe inoltre avere effetti positivi sulla dinamica di popolazione del Cormorano, riducendone la mortalità invernale e ciò potrebbe aumentare il potenziale riproduttivo o favorire l espansione della popolazione (costituzione di nuove colonie). Applicabilità nell Oristanese: sconsigliato. Costituzione di siti alternativi di alimentazione lontani dalle aree in concessione ma comunque frequentabili dagli stessi ittiofagi. In questo caso la riduzione del carico di ittiofagi sulle aree in concessione si ottiene attraverso la creazione di zone alternative di foraggiamento. Si possono utilizzate aree degradate e abbandonate favorendone il recupero ambientale quali ad es. bacini di cava o anche creare bacini appositi in cui immettere e mantenere elevate densità di pesci dal valore commerciale scarso o nullo. Vantaggi: potenziali benefici per altre specie di uccelli acquatici, specialmente anatidi e ardeidi. Svantaggi: anche questa misura rischia di aumentare la capacità portante del territorio e quindi favorire la crescita del carico complessivo di ittiofagi, con potenziali conseguenze negative sulle produzioni ittiche che si intende tutelare. La maggiore disponibilità trofica potrebbe inoltre incidere positivamente sulla dinamica di popolazione del Cormorano, riducendo la mortalità invernale e conseguentemente incrementando il potenziale riproduttivo o favorendo l espansione della popolazione (costituzione di nuove colonie). Applicabilità nell Oristanese: sconsigliato. Miglioramento della gestione delle risorse ittiche in funzione anche della presenza del Cormorano. Queste azioni possono riguardare: lo stoccaggio delle specie e delle taglie più vulnerabili in specchi d'acqua di dimensioni ridotte in cui è più facile l attuazione di misure di prevenzione (vasche di svernamento); la gestione dei tempi di semina del novellame e stoccaggio del pescato in funzione della fenologia del Cormorano. L'elevata densità di prede può infatti rappresentare un elemento di forte attrattiva per i Cormorani durante le fasi di migrazione e svernamento, quando il fabbisogno energetico è particolarmente elevato. Vantaggi: riduzione dell attrattiva del sito per i Cormorani. Svantaggi: applicabilità solo in situazioni particolari e non su compendi ittici destinati alla produzione estensiva. Dal punto di vista strettamente produttivo la riduzione della concentrazione della biomassa ittica può non essere auspicabile o realizzabile. Comporta costi di foraggiamento del pesce stoccato. Applicabilità nell Oristanese: subordinata a un attenta valutazione delle condizioni locali in relazione alla tipologia e morfologia dei siti e delle pratiche di pesca e/o itticolturali. Pratica già attuata nella Laguna di Mistras è attuabile nelle aree umide di piccola estensione (< di 10-15 ha). Limitatamente alla creazione di vasche di sverno la misura è sperimentabile in alcuni canali e bacini satellite dello stagno di S Ena Arrubia, dello Stagno di Cabras, dello Stagno di Santa Giusta. Incremento della vegetazione ripariale, in particolare tifeti e fragmiteti, per aumentare la disponibilità di zone-rifugio per la fauna ittica rispetto all azione predatoria dei Cormorani. Vantaggi: miglioramento della naturalità e della qualità ambientale dei siti, anche ai fini faunistici (aumento di rifugi non solo per l ittiofauna ma anche per la fauna terrestre. Svantaggi: applicabilità limitata agli ambiti dulciacquicoli. Applicabilità nell Oristanese: scarsa possibilità di attuazione a causa dei livelli medi di salinità delle acque dei compendi ittici costieri su cui sussistono concessioni regionali per la pesca professionale. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 144
Realizzazione di aree - rifugio artificiali per i pesci. Il metodo consiste nel realizzare artificialmente degli ostacoli fisici all attività di pesca del Cormorano con la messa in opera di strutture, fisse o mobili, che impediscono o ostacolano l inseguimento delle prede da parte dei Cormorani, specialmente durante la pesca sociale. Le soluzioni tecniche sperimentate sono assai varie e comprendono reti sommerse a maglia larga, pali in legno o canne piantate nel fondo, gabbie sommerse, etc. Vantaggi: l efficacia di questi sistemi non è stata dimostrata in maniera assoluta però che la creazione di aree di rifugio per i pesci possa incrementarne il tasso si sopravvivenza rispetto all azione predatoria degli ittiofagi e contemporaneamente limitare l agibilità degli specchi d acqua e quindi la attrattiva nei confronti dei cormorani è cosa assolutamente plausibile. Le soluzioni tecniche basate sull uso di sistemi rimovibili sono da preferire in quanto meno impattanti poiché non determinano trasformazioni permanenti dell ecosistema umido. Svantaggi: ad oggi l efficacia di tali sistemi è stata solo parzialmente documentata e necessita certo di ulteriori conferme. I sistemi fissi possono, nel lungo termine, divenire inutilizzabili a causa delle concrezioni e anche determinare riduzione dei volumi d acqua disponibili e alterazioni dei flussi naturali all interno dei bacini. Applicabilità nell Oristanese: consigliata in tutti i compendi ittici dell Oristanese. Può facilmente andare a tutela di spazi limitati caratterizzati da elevate concentrazioni stagionale di novellame e/o adulti ma si dovrebbe sperimentare anche in bacini di grandi e medie estensioni quali ad es. Stagno di San Giovanni- Marceddì, Laguna di Corru S Ittiri, Stagno di Is Benas. Preferibile l uso di sistemi da posizionare e rimuovere stagionalmente rispetto agli impianti fissi. Sperimentazione già attuata nello Stagno di Cabras ma limitata nella valutazione della sua efficacia dalla mancata misurazione della capacità di diventare rifugio per i pesci (pescate campione ex ante ed ex post messa in opera degli interventi). INTERVENTI SULL'ACCESSIBILITÀ DEI SITI Sono interventi finalizzati ad impedire o limitare l accesso dei Cormorani alle aree di pesca tramite la messa in opera di vari tipi di barriere fisiche. Sono di gran lunga gli interventi più efficaci, ma comportano anche una serie importante di controindicazioni e limiti. I fondamentali tipi di interventi riconducibili a questa categoria sono: Sistemi di protezione mediante reti anti uccello. Richiedono il rivestimento dell intera superficie del bacino con reti che impediscano l accesso dall alto (e eventualmente anche laterale, dalle sponde) degli uccelli ittiofagi. Teoricamente è possibile proteggere anche superfici molto ampie, anche fino a 40-50 ha, con un sistema adeguato di intelaiatura di pali e reti montate ad un altezza tale da consentire al personale di muoversi liberamente per effettuare attività di pesca e manutenzioni. Tuttavia su vaste superfici l applicazione di questo sistema è economicamente oneroso e deve essere attentamente valutato con l analisi costi/benefici. Vantaggi: costituiscono soluzioni pressoché definitive poiché riescono ad impedire l accesso e quindi la predazione da parte degli uccelli ittiofagi. Si tratta di un sistema particolarmente adatto per allevamenti intensivi o comunque per proteggere superfici relativamente circoscritte. Svantaggi: le reti orizzontali possono rappresentare un ostacolo per accedere ai bacini anche da parte del personale addetto alle operazioni di pesca e di manutenzione dei bacini. Viene inoltre impedito indiscriminatamente l accesso a tutti gli uccelli, rispetto ai quali le reti possono anche PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 145
diventare una causa di mortalità. Il sistema è poco indicato per essere usato su grandi estensioni, a causa dei costi di materiale e messa in opera e degli altri svantaggi sopra elencati. Applicabilità nell Oristanese: è un sistema che merita di essere applicato, ed in parte lo è già, in tutte le zone umide Oristanesi dotate di lavorieri perché se ben attuato protegge efficacemente i pesci nelle camere di cattura e consente l operatività dei pescatori. Trova la sua naturale applicazione essenzialmente in presenza di allevamenti intensivi su superfici limitate (per esempio vasche galleggianti o altri bacini di ridotte dimensioni) ed infatti è utilizzato negli impianti di itticoltura e acquacoltura del territorio. Sistemi antiplanata a fili trasversali. Con questo sistema l interdizione o la limitazione dell accesso ai bacini da parte dei Cormorani si ottiene grazie ad una serie di cavi, di nylon o di acciaio, tesi sulla superficie del bacino a formare un griglia a maglia più o meno larga (lo standard è in genere di 10 m) all interno della quale gli uccelli ittiofagi hanno difficoltà ad accedere. Il sistema è meno efficace di quello precedente (reti) ma certamente più economico e duttile. L altezza dei cavi rispetto alla superficie del bacino può essere di 30-50 cm, o anche molto maggiore se si deve garantire l accesso delle imbarcazioni. L efficacia del sistema è inversamente proporzionale alla larghezza delle maglie costituite dai cavi. A differenza di quanto accade con la protezione tramite reti si possono verificare comportamenti adattativi e quindi perdita progressiva di efficacia del metodo che tuttavia può essere incrementata infittendo progressivamente il reticolo. Una variante di questo sistema è quella cosiddetta a tendone da circo che consiste nel tendere i cavi dalla sommità di un palo piantato al centro del bacino fino alle sponde, dove la distanza fra un cavo e l altro dovrebbe essere di circa 20 m. Vantaggi: è meno costoso economicamente del sistema con copertura a rete e più facilmente utilizzabile su aree relativamente estese. Svantaggi: è soggetto a comportamenti adattativi da pare degli uccelli e quindi perde progressivamente in efficacia. E anche poco applicabile su estensioni molto vaste e colpisce con il suo effetto inibitorio anche altre specie di uccelli non bersaglio. Applicabilità nell Oristanese: è un metodo che può essere utilizzato in bacini di non grandissima estensione, di scarsa valenza faunistica dove si pratica allevamento intensivo o semi-intensivo. Dovrebbe essere sperimentato anche a copertura di vasti tratti di canali non troppo larghi come quelli della Peschiera Pontis, di S Ena Arrubia e di Santa Giusta. INTERVENTI FINALIZZATI A RIDURRE L'ATTRATTIVA DEL SITO. Per ridurre la capacità di attrazione di un dato sito accanto agli accorgimenti di gestione delle risorse ittiche descritti nel par. A.1, gli interventi finora sperimentati riguardano soprattutto la rimozione di posatoi situati all interno dei compendi ittici. Questi possono essere rappresentati da pali, boe o altri galleggianti, peraltro spesso utili alle stesse attività di produzione ittica. I vantaggi derivanti da questo tipo di interventi sono indubbiamente di scarso rilievo dato che non necessariamente si verifica una correlazione diretta fra presenza di Cormorani in alimentazione e disponibilità di posatoi. Inoltre spesso le strutture utilizzate dai cormorani come posatoi sono funzionali alle stesse attività di pesca (si pensi ad es. ai pali dello stabulario a Corru Mannu). Vi sono poi numerosi altri strumenti abbastanza primitivi, riportati in letteratura e tuttora applicati localmente, quali fantocci con sembianze umane dislocati in più punti e spostati ogni 1-2 giorni, modelli di rapaci predatori (anche robotizzati), cadaveri di conspecifici, palloni, aquiloni, specchi, PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 146
riflettori, nastri colorati, bandiere colorate mosse da meccanismi, vele, boe luminescenti con in cima delle bandierine, strisce di plastica colorata o argentata oscillanti al vento. Ferma restano la bassissima efficacia di tali metodi soprattutto se usati singolarmente si consideri comunque che possono essere usati per aumentare e prolungare l efficacia di metodi di difesa attiva (cannoni a gas, spari, etc.). Metodi di difesa attiva incruenta. I metodi che si fondano sulla difesa attiva devono essere capaci di operare immediatamente, devono cioè evitare che il Cormorano inizi l attività di pesca o perlomeno entrare in funzione nei primissimi momenti di alimentazione; l intensità di predazione è infatti maggiore nei primi minuti per cui se l'azione dissuasiva viene ritardata può capitare che il cormorano si sia già alimentato, anche solo parzialmente e, addirittura, vi è anche la probabilità che lo stesso sviluppi una progressiva familiarità nei confronti del mezzo deterrente che di conseguenza perde gradualmente efficacia. Da quando il problema di impedire o limitare la pesca dei cormorani nei compendi ittici è divenuto rilevante i mezzi deterrenti incruenti ideati e sperimentati sono stati numerosi e generalmente poco efficaci, a riprova del fatto che il problema non è di facile soluzione proprio a motivo della grande plasticità comportamentale che caratterizza il Cormorano e che spesso ha consentito alla specie di rendere inefficaci le più varie combinazioni di mezzi deterrenti. Per sistemi o metodi di difesa attiva si intendono quelle procedure che fanno ricorso a strumenti che vengono azionati solo quando se ne presenta la necessità, che per funzionare richiedono attività di gestione da parte di apposito personale e che possono essere messi in opera senza causare trasformazioni particolari delle zone umide. Di seguito vengono descritti i principali metodi. MEZZI DI DISSUASIONE INCRUENTA ACUSTICI. Sirene ed emettitori di suoni e ultrasuoni, sistemi esplodenti (mortaretti, fuochi d artificio, cannoncini a gas), emissione di grida di allarme registrate della specie oggetto di dissuasione: sono solo alcuni dei sistemi di dissuasione incruenta acustica. L'efficacia di tali strumenti è limitata e temporanea poiché gli uccelli predatori raggiungono una rapida assuefazione. Nel corso dei vari decenni di esperienza si è riusciti a migliorarne l efficacia prestando molta attenzione ad usarli in maniera combinata, possibilmente spostando ed alternando di frequente le fonti sonore e attivandole solo al momento in cui arrivano i cormorani (e non come perlopiù avviene mantenendole in funzione a prescindere dalla presenza e/o azione predatoria dei cormorani, che così imparano facilmente ad adattarsi). Soprattutto si è visto che per funzionare meglio devono essere usate in abbinamento alla presenza umana, che agisce da rinforzo ed aumenta i tempi di assuefazione. Molti di tali mezzi acustici hanno peraltro alcuni effetti negativi collaterali quali la mancanza di selettività e la possibilità di interferire con altre attività umane per cui oltre al disturbo causato dalle forti emissioni sonore possono giungere a limitare fortemente altri possibili usi del territorio (sport acquatici, birdwatching, pesca sportiva, caccia,ecc.). Cannoni a gas. E il sistema più utilizzato tra quelli di dissuasione incruenta. Si tratta di un apparecchio alimentato da una bombola di gas che produce detonazioni ad intervalli di tempo e direzioni regolabili e che può essere facilmente installato e spostato a seconda delle esigenze. Una collaudata ed economicissima variante di questo metodo per aumentarne l efficacia e ritardare l assuefazione consiste nel sospendere un pannello di lamiera (di almeno 1 metro quadrato) a 10- PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 147
20 centimetri dalla bocca del cannone al fine di amplificare e distorcere il rumore provocato dallo scoppio. Vantaggi: facilmente utilizzabile anche a motivo delle spese contenute richieste. Svantaggi: determina comportamenti adattativi rapidissimi (1-7 giorni) da parte degli uccelli e quindi perde efficacia in tempi brevissimi; poco utile su aree umide di grandi estensioni. Applicabilità nell Oristanese: nonostante sia stato usato pressoché in tulle le aree in concessione in realtà non è particolarmente utile, soprattutto se non combinato ad altri strumenti. Petardi, mortaretti, fuochi d artificio. Sono dei petardi che producono sia una esplosione che luce. Possono essere sparati da appositi cannoncini o fucili anche a 45-90 metri di distanza, oppure possono essere azionati anche manualmente da un operatore; producendo rumore nel momento dell esplosione. Sono di facile utilizzo ed hanno una efficacia maggiore del cannoncino, sia pure anche in questo caso per limitati periodi di tempo. Vantaggi: facilmente utilizzabili richiedono investimenti contenuti e sono di facile reperimento. Svantaggi: determinano comportamenti adattativi, anche se più lenti rispetto al cannoncino; determinano elevati inquinamenti acustici e richiedono una elevata quantità di lavoro umano; per coprire ampi territori diventano molto costosi. Applicabilità nell Oristanese: di facile ed efficace utilizzabilità in piccoli compendi (Pauli Biancu Turri, Acqua Urchi) abbinato alla presenza umana che aumenta l efficacia deterrente. Spari a salve. Gli spari a salve con pistole scacciacani o con fucili sono un sistema abbastanza efficace, soprattutto se associato a movimenti umani. Trova applicazione con successo in bacini di vaste dimensioni quando si verifica la frequentazione di grossi contingenti di cormorani per limitati periodi nell arco della stagione invernale; l efficacia diminuisce, per il fenomeno adattativo, se la frequentazione è prolungata. Vantaggi: è forse l unico sistema di difesa attiva incruenta applicabile con successo in zone umide vaste per periodi non troppo brevi: infatti se gestito correttamente si ha assuefazione solo dopo 1-2 mesi. Svantaggi: di fortissimo impatto su tutte le altre specie di uccelli non bersaglio finisce per allontanare tutte le popolazioni ornitiche dall area interessata; se associato al continuo movimento di barche causa inquinamento da rumore e forte stress anche nelle popolazioni ittiche che si vogliono difendere; non adatto ad aree di ridotte dimensioni poiché i tempi di adattamento sono ridotti a pochi giorni. Applicabilità nell Oristanese: sconsigliato. MEZZI DI DISSUASIONE INCRUENTA BIO-ACUSTICI. Il ricorso a sistemi di allontanamento e dissuasione basati sulla diffusione di grida di allarme (distress calls o distress cries) della specie costituisce uno dei metodi incruenti di cui sarebbe auspicabile l utilizzo in quanto altamente selettivi (infatti consentono di allontanare la specie bersaglio senza arrecare disturbo ad altre specie di uccelli presenti nello stesso momento). Questo è fondamentale quando si opera in aree protette o aree in cui viene praticata l attività venatoria, dove, sia pure per opposti motivi, è opportuno non allontanare il resto dell avifauna. I versi di allarme e di stress, dopo essere stati selezionati e riprodotti, vengono opportunamente diffusi per mezzo di altoparlanti collocati presso gli impianti di pesca in modo da allarmare gli individui che si PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 148
avvicinano per alimentarsi e dissuaderli così dal fermarsi. L impianto acustico può essere rapidamente smontato e posizionato a seconda delle necessità. Vantaggi: è altamente selettivo ed agisce con buon successo solo sulla specie bersaglio. Svantaggi: è molto oneroso per cui richiede ingenti investimenti che non ne consentono l utilizzo in aree di grandi dimensioni, infatti i diffusori hanno una portata utile di poche centinaia di metri. Applicabilità nell Oristanese: utilizzabile negli stagni di ridotte dimensioni quali Acqua Urchi o Pauli Biancu Turri. Nè è prevista la sperimentazione anche presso i lavorieri della Laguna di Mistras. MEZZI DI DISSUASIONE INCRUENTA VISIVI. In genere sono caratterizzati dall emissione attiva di luce puntiforme con fucili laser oppure sono mezzi radiocomandati che disturbano i cormorani. Entrambi i mezzi possono essere diretti attivamente su punti ben precisi. L utilizzo di luci convenzionali (non laser) tipo fari, luci rotanti, flash, luci stroboscopiche etc. non garantisce risultati utili mentre i mezzi che si basano sulla emissione e puntamento di raggi laser funzionano bene con i Cormorani ma solo nel disturbo degli stessi mentre stazionano nei siti di riposo notturno. I mezzi aerei radiocomandati sono altrettanto capaci di generare disturbo con successo ai cormorani anche mentre sono in alimentazione. Vantaggi: raggiungono il risultato di disturbare con successo i cormorani anche per lungo tempo in quanto gli uccelli non riconoscendo la fonte di pericolo non si abituano facilmente; i modelli radiocomandati sono in grado di operare anche su compendi di medie estensioni. Svantaggi: entrambi i metodi sono altamente costosi sia per l acquisto degli strumenti che per l utilizzo in quanto per un uso corretto richiedono l impiego di personale altamente specializzato; per quanto riguarda le luci laser lavorano bene solo se utilizzate al buio o con scarsa luce diurna per cui sono utili solo per disturbare gli animali al dormitorio ma non ne impediscono la predazione; inoltre le luci laser funzionano solo in aree di ridotte dimensioni per la portata limitata del raggio di luce. Applicabilità nell Oristanese: si ritiene sperimentabile nei compendi più vasti il solo disturbo agli animali in alimentazione tramite modelli radiocomandati. Sconsigliato invece il disturbo tramite fucile laser ai dormitori perchè disturba anche altre specie non bersaglio. MEZZI DI DISSUASIONE INCRUENTA BIOLOGICI. Si tratta di metodi che fanno ricorso ad operazioni di disturbo attive attuate da esseri viventi, sia che si tratti di uomini che animali. Operatori umani. L attività umana in genere può disturbare gli uccelli allontanandoli da specifiche aree anche se non viene messa in pratica con uno specifico scopo deterrente; ad onor del vero bisogna anche dire che nella realtà si è visto che i cormorani riconoscono i pescatori in attività e non subiscono una particolare inibizione nella loro attività predatoria mentre sono disturbati se ad es. le barche si muovono verso di loro pur senza che gli esseri umani pongano in essere altri comportamenti attivi quali le urla o gli spari. Alla stessa tecnica è riconducibile il disturbo attuato da operatori in windsurf, kitesurf, jet-sky e affini. Vantaggi: raggiungono il risultato di disturbare con successo i cormorani anche per lungo tempo in quanto gli uccelli non si abituano facilmente. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 149
Svantaggi: tecnica altamente costosa per l incidenza sia del personale che per i consumi di carburanti e dei mezzi con cui si attuano gli spostamenti, che in zone umide vaste sono necessariamente imbarcazioni mentre in piccole aree possono essere anche mezzi terrestri; è di fortissimo impatto su tutte le altre specie di uccelli non bersaglio e finisce per allontanare tutte le popolazioni ornitiche dall area interessata; se associato al continuo movimento di barche causa inquinamento da rumore e forte stress anche nelle popolazioni ittiche che si vogliono difendere. Applicabilità nell Oristanese: sconsigliata in aree ampie e popolate da notevole biodiversità. Applicabile, con disturbo da terra e non dall acqua, in aree di limitate dimensioni quali Pauli Biancu Turri, Acqua Urchi, Sempeternu. Falconeria. L attività di disturbo dei cormorani tramite falchi addestrati non trova molti riscontri in letteratura, soprattutto in quella italiana, forse anche a motivo di una diffusa diffidenza del mondo scientifico nei confronti di tale attività che nei decenni scorsi è stata considerata responsabile di comportamenti poco rispettosi delle specie selvatiche. Pur senza tante esperienze a supporto si ritiene che comunque anche la falconeria possa essere considerata tra i mezzi di dissuasione e pertanto meriti un approfondimento sulla fattibilità di progetti anche di tipo sperimentale. Vantaggi: a detta degli operatori di settore raggiunge il risultato di disturbare con successo i cormorani anche per lungo tempo in quanto gli uccelli, soprattutto se il disturbo è associato alla predazione da parte dei falconi di alcuni individui, associano ai falchi un pericolo mortale; tecnica altamente selettiva poiché raggiunge solo la specie bersaglio. Svantaggi: tecnica altamente costosa per l incidenza del personale altamente specializzato che deve operare praticamente per l intera stagione di svernamento, sia pure con intensità decrescente; problemi legali laddove si debba associare alla dissuasione la caccia con il falcone, che deve essere oggetto di autorizzazione specifica in deroga. Applicabilità nell Oristanese: stante la forte innovatività della tecnica si ritiene sperimentabile in tutti i contesti, sia aree ampie che di limitate estensioni. Cattura con rilascio a distanza. Tale azione, che non risulta sperimentata sui Cormorani ma che è stata comunque sperimentata su altre specie di ittiofagi (Airone cenerino in Belgio) ha mostrato una assoluta sconvenienza e di fatto una totale impraticabilità, sia per le difficoltà connesse alla cattura in massa di uccelli vivi sia per i conseguenti e necessari trasporto e liberazione in altri territori. Inoltre è stato osservato che gli animali allontanati possono nel breve-medio termine ritornare all'area di cattura oppure, più probabilmente, venire rapidamente rimpiazzati da altri individui. Metodi di difesa attiva cruenta. L abbattimento dei Cormorani, come di qualsiasi altra specie di uccello ittiofago, è attualmente vietato dalle leggi italiane sulla protezione della fauna e dalla Direttiva Comunitaria sulla protezione degli Uccelli selvatici, sia pure con il correttivo con finalità gestionali della cosiddetta caccia in deroga. Peraltro ormai da tempo i numeri dei Cormorani svernanti, sia all estero che in Italia e a maggior ragione in Sardegna, dimostrano che l abbattimento non ha effetti duraturi sulla riduzione dell impatto né sul numero di animali presenti, che puntualmente la stagione successiva vengono rimpiazzati da altri individui attirati dall abbondanza di cibo. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 150
L'abbattimento nonostante non sia un efficace metodo di lotta ai cormorani viene comunque considerato da pescatori ed itticultori una pronta ed efficace risposta al problema ma in realtà il motivo di tale considerazione sembra da ricercarsi più nel sentimento di soddisfazione e di rivalsa che gratifica chi lo attua più della stessa oggettiva tutela della fauna ittica. Però è noto e comunemente accettato che tale mezzo di lotta non elimina il problema dell'attrattiva del sito di alimentazione, ossia il motivo della presenza dei predatori, cosicché è prevedibile che si verifichi più o meno rapidamente la sostituzione degli uccelli uccisi con altri provenienti dalle aree circostanti. Inoltre spesso gli individui abbattuti sono quelli più inesperti e giovani, i quali sono anche i più soggetti alla mortalità naturale. I dati sulla dinamica di popolazione dei Cormorani in diversi paesi europei hanno evidenziato che nonostante l'uccisione di diverse migliaia di individui all'anno le popolazioni nidificanti sono aumentate e non diminuite. E per concludere occorre sottolineare come molte esperienze non hanno dimostrato un reale incremento della produzione ittica dopo le operazioni di controllo degli ittiofagi mediante uccisione. Occorre anche considerare che le popolazioni di uccelli vanno incontro a movimenti dispersivi e migratori che portano ad un rapido ricambio degli individui presenti in un'area: questo significa che potrebbe essere necessario uccidere un elevatissimo numero di uccelli per giungere ad una effettiva riduzione della presenza nelle aree di produzione. Inoltre questa pratica andrebbe ripetuta ad intervalli regolari ed è evidente la difficoltà di conciliare tali operazioni con la necessità di salvaguardare le popolazioni selvatiche oltre che di stabilire i necessari criteri tecnici per valutare chi, come, quando e dove deve procedere ad una tale riduzione delle popolazioni. La relativa inefficacia dei deterrenti finora sperimentati è dovuta alla familiarità che gli uccelli sviluppano nei confronti di qualcosa che non rappresenta un pericolo. E' tuttavia possibile contrastare questa abitudine rinforzando i deterrenti con l'associazione di un pericolo reale ed in questo caso anche l abbattimento potrebbe avere un senso, ma solo come estrema ratio, con un numero limitato di individui ed esclusivamente come rafforzativo degli altri mezzi di dissuasione. Ma è opportuno a questo punto rimarcare che l abbattimento, proprio in quanto estrema ratio gestionale, dovrebbe trovare sempre la sua giustificazione nel fatto che sia limitativo di un danno che non è altrimenti evitabile; ed è qui che il problema continua ad essere di difficile soluzione. Se infatti è certo che i cormorani si nutrono di pesce questo non significa affatto che tutto ciò che viene da loro pescato sia un danno economico per qualcuno, operatori della pesca professionale in primis; in mancanza di studi specifici che permettano di quantificare la predazione a fronte della produzione ittica reale non è corretto considerare che tale prelievo avvenga tutto in danno delle attività di pesca per cui se pure, nell incertezza del danno, si può accettare che vengano poste in essere misure di dissuasione incruente non sono invece assolutamente accettabili, né in termini etici né legali, misure cruente quali gli abbattimenti, troppo spesso superficialmente disposti in deroga. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 151
Allo scopo di inquadrare storicamente l utilizzo di tale strumento si riassume di seguito brevemente la storia degli abbattimenti dei Cormorani in Sardegna. Il fenomeno dell'incremento dei Cormorani in stagni e lagune dell'oristanese nel periodo invernale è un fenomeno abbastanza recente ed è riconducibile alla esplosione demografica della popolazione continentale europea della sottospecie Phalacrocorax carbo sinensis, fenomeno verificatosi soprattutto negli ultimi decenni del XX secolo. L'incremento del numero delle coppie nell'europa continentale infatti, a causa delle abitudini migratrici di gran parte della popolazione di sinensis, ha determinato, nello stesso periodo, un aumento delle presenze invernali in un ambito geografico molto più ampio, nel quale la Sardegna e l'oristanese hanno avuto un ruolo di rilievo nel contesto nazionale. Ad incremento già avviato nel 1987 la stima per la Sardegna era di circa 4.500 animali svernanti, dei quali la metà circa censiti negli stagni del Golfo di Oristano. L'incremento è stato costante fino, più o meno, alla metà degli anni '90 quando si sono superati i 12.000 animali svernanti in Sardegna, con picchi, nella provincia di Oristano, di oltre 7.500 animali (1993) ed una media nel quinquennio di oltre 6.300 esemplari. Successivamente l andamento delle presenze invernali è stato altalenante; nella seconda metà degli anni 90 la media dei cormorani svernanti censiti nell Oristanese è stata pari a 4.735 animali, inferiore cioè del 25% rispetto al quinquennio precedente, con dati in netta controtendenza con quanto accaduto a livello nazionale dove il quinquennio 96-00 ha visto un incremento rispetto al quinquennio precedente del 39% dei cormorani svernanti (Baccetti N., P. Dall Antonia, P. Magagnoli, L. Melega, L. Serra, C. Soldatini, M. Zenatello, 2002l - Risultati dei censimenti degli uccelli acquatici svernanti in Italia: distribuzione, stima e trend delle popolazioni nel 1991-2000. Biol. Cons. Fauna, 111: 1-240). Una ulteriore conferma di questa tendenza la si ritrova anche nel 2001, con una presenza di 4.038 individui svernanti nel mese di gennaio, e nel 2002 con 3.023 esemplari censiti nello stesso periodo. Forse a tale calo di presenze ha contribuito la particolare situazione che caratterizzò le lagune oristanesi tra la fine degli anni 90 ed i primi anni 2000, con ripetute crisi distrofiche che colpirono lo Stagno di Cabras, lo Stagno di Santa Giusta, la Laguna di S Ena Arrubia e che determinarono evidenti riduzioni degli stock ittici. Ma dal 2003 la situazione sembra di nuovo cambiata e l Oristanese torna ad essere la zona preferita dai cormorani svernanti in Sardegna: i numeri tornano progressivamente ad assumere un andamento altalenante ma con una tendenza comunque ad aumentare tanto che alla fine del 2010, ultimo anno per cui si dispone di dati ufficiali ex International Waterfowl Census, dei 13.231 cormorani svernanti in Sardegna ben 9.739 sono ospiti delle zone umide oristanesi. La media di animali censiti a gennaio in tutta la Sardegna per il secondo quinquennio del 21 secolo si aggira sui 10.500 animali all anno e di questi in media più di 6.700 sono quelli censiti a gennaio in provincia di Oristano, con picchi in una stagione addirittura di oltre 9.700 esemplari; sono numeri che superano anche il record del 1993. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 152
In contemporanea con l'aumento dei Cormorani svernanti è andato aumentando anche il malessere degli operatori della pesca professionale, che lamentano di subire danni dal prelievo attuato dagli stessi animali a scopi trofici. Fu proprio negli anni 90 che, cedendo alle pressioni delle associazioni di categoria dei pescatori, l'amministrazione Regionale della Sardegna concesse di abbattere i primi contingenti di Cormorani: nel 1991 e nell'anno successivo gli abbattimenti vennero giustificati come finalizzati al prelievo dei contenuti stomacali per analizzare la composizione della dieta alimentare; nel 1995 invece gli abbattimenti furono autorizzati come modalità di dissuasione ed allontanamento degli animali dai siti di svernamento e vennero autorizzati per un contingente di animali proporzionale (5%) al totale degli animali svernanti: Allo stesso tempo però la Regione Sardegna attivò alcuni studi finalizzati a monitorare l'entità dei contingenti presenti, la durata delle soste, l'uso che i cormorani facevano delle diverse zone umide; il tutto per cercare di valutare l impatto che la specie arrecava sulle risorse ittiche. Ufficialmente i dati diffusi dall'amministrazione Regionale sull'abbattimento parlano di 518 soggetti abbattuti nel 1995-96 (primo anno di abbattimento) e di 569 nel 1996-97. In realtà visite effettuate in quegli anni nelle diverse zone umide interessate dagli abbattimenti, nei giorni immediatamente successivi agli stessi, portavano regolarmente al rinvenimento di animali abbattuti e non consegnati al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, deputato al controllo sulla regolarità delle operazioni. Per questo si stima che gli animali abbattuti siano stati almeno il triplo di quelli ufficialmente denunciati. Gli abbattimenti sono continuati nelle stesse quantità (tra il 3 ed il 5% del totale degli svernanti) poi con regolarità negli anni successivi e con altrettanta regolarità a fronte di un esiguo numero di animali ufficialmente abbattuti se ne rinvenivano morti molti di più. Le pressioni del mondo ambientalista ed animalista ed il rischio di incorrere nelle sanzioni della UE hanno poi portato in alcuni anni successivi a decreti regionali che consentivano solo di sparare a salve nelle zone umide senza abbattimenti di animali. Dopo alcuni anni (2007-2008) in cui l Amministrazione Regionale della Sardegna non ha concesso abbattimenti e nemmeno operazioni di disturbo quali lo sparare a salve nel 2009 la tregua si è nuovamente rotta con una concessione di abbattimenti tardiva (Febbraio 2009) che ha imposto in parallelo uno studio della dieta mediante analisi dei contenuti stomacali: in questa circostanza ufficialmente sono stati abbattuti 210 cormorani rispetto ai 270 abbattibili ma in realtà si stima ne siano stati abbattuti circa un migliaio. Nelle stagione 2009-10 e 2010-11 non sono stati autorizzati né abbattimenti né dissuasione con spari a salve. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 153
Storni Tra le specie ornitiche che frequentemente vengono additate quali responsabili di gravi danni all'agricoltura c'è lo storno (Sturnus vulgaris). Lo storno è distribuito in gran parte dell'europa, sia nella porzione a clima boreale e temperato, che in quella mediterranea e steppica. Nelle porzioni orientali del suo areale di distribuzione la specie negli ultimi anni è andata incontro ad una sensibile contrazione numerica, mentre le popolazioni dell'europa centrale e meridionale sono stabili o in incremento. Nella porzione centro-settentrionale dell Italia la specie è presente come nidificante e svernante, mentre nella porzione meridionale esclusivamente come svernante. In particolare, a partire dalla fine di settembre, il nostro paese è interessato dal passaggio di ingenti quantitativi di individui migratori, parte dei quali si ferma solo per una breve sosta, e parte rimane per svernare. Il fenomeno raggiunge il culmine nella metà di ottobre e può ritenersi concluso a fine novembre. Si stima che siano circa alcune decine di milioni di individui a raggiungere l'italia nel periodo autunnale. Nelle aree urbane il problema maggiore degli storni è costituito dalla loro propensione ad aggregarsi numerosi in posatoi notturni con impatti significativi nelle aree vicine alle abitazioni per il rumore e l'accumulo di feci. I posatoi urbani possono divenire punti di diffusione di varie patologie batteriche, virali, fungine ecc. Gli stessi stormi, costituiti da migliaia di individui, rappresentano un problema nelle aree aeroportuali per il rischio di impatto con gli aeromobili. Al di là di queste problematiche, i danni che più sensibilizzano una parte dell'opinione pubblica sono quelli arrecati alle colture di pregio quali uliveti, vigneti, ciliegieti nei rispettivi periodi di fruttificazione. D'altro canto lo storno esercita anche un'azione positiva sull'agricoltura, predando nel periodo primaverile ed estivo insetti dannosi per le colture. Sembra, inoltre, che la specie possa controllare anche il parassita Mosca olearia (Dacus oleae) nel periodo autunnale, ingerendo le olive cadute a terra prematuramente perché attaccate dalla larva di questo insetto. Tra i metodi sviluppati per allontanare gli storni dalle aree suscettibili di danno si segnalano: - reti protettive, - cannoncini ad aria compressa, - sostanze repellenti, - distress call emessi da altoparlanti. L'efficacia di questi metodi può essere incrementata prevedendo di tanto in tanto l'abbattimento di un numero limitato di soggetti. Infatti, da esperienze in Italia e all'estero è stato verificato che l'abbattimento di ingenti quantitativi non rappresenta una misura utile a ottenere una significativa riduzione dei danni (Andreotti et al. 2007). La specie è inclusa nell'allegato II/2 della direttiva Uccelli (79/409/CEE) pertanto risulta cacciabile solo in alcuni stati membri e non in Italia. In realtà numerose regioni autorizzano abitualmente la caccia allo storno in deroga alla suddetta direttiva. Inoltre, numerose amministrazioni a seguito PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 154
delle pressioni provenienti dal mondo agricolo, richiedono pareri all'infs per poter attuare forme di controllo dello storno, riconducibili a due tipi di intervento: a) prelievi limitati in aree circoscritte nei momenti di maturazione e raccolta dei frutti ad opera dei proprietari delle colture o di cacciatori opportunamente formati b) prelievi consistenti, da effettuarsi su ampie aree generalmente effettuati dai cacciatori nel corso dell'intera stagione venatoria. La prima forma di intervento costituisce un vero e proprio controllo ed è giustificato da danni comprovati e di un certo rilievo economico a carico di colture di pregio; i dati a disposizione dell'infs hanno dimostrato che con questo tipo di intervento si contengono i danni in maniera significativa. L'altra modalità, invece, comporta l'uccisione di un numero considerevole di storni da parte dei cacciatori durante l'intera stagione venatoria e i risultati sono variabili e molto più difficili da valutare rispetto al controllo mirato. Dunque, affinché il prelievo venatorio possa rappresentare effettivamente una misura utile a ridurre i danni e sia in linea con le direttive comunitarie deve essere opportunamente regolamentato attraverso le seguenti linee guida: gli abbattimenti di storno vanno effettuati solo in corrispondenza degli appezzamenti coltivati a vite, ulivo e frutteto e nelle loro vicinanze in presenza del frutto pendente; il numero giornaliero di individui da prelevare deve essere contenuto e non devono essere utilizzati richiami; deterrenti incruenti vanno comunque utilizzate nelle stesse aree dove viene esercitato il prelievo; i dati necessari per verificare l'efficacia degli abbattimenti ai fini del contenimento dei danni devono essere raccolti ed analizzati. In assenza di tali misure il controllo si tramuterebbe in un inutile prelievo di numerosi individui, al di fuori di situazioni di rischio, con scarsi risultati sul fronte della limitazione dei danni alle colture. Inoltre, consentendo un prelievo diffuso anche in aree dove non vi sono colture a rischio, si rischia di ottenere l'effetto inverso, ovvero quello di spostare gli individui verso aree maggiormente sensibili. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 155
Cornacchia grigia. La cornacchia in provincia di Oristano ha acquisito negli ultimi 10 anni una crescente importanza come specie che determina impatti sulle attività agricole. Le informazioni sul reale impatto delle cornacchie sono attualmente inadeguate per la provincia di Oristano e necessitano di essere approfondite. Tuttavia, si ritiene opportuno il controllo della cornacchia grigia per le seguenti motivazioni: esercitano un forte impatto sulle colture agricole producendo danni economicamente rilevanti, in particolare alle colture di mais, orticole (anguria, melone, pomodoro); determinano un danno ambientale in quanto sono rilevanti predatori di uova e pulli delle nidiate di pernice sarda e quaglia e di giovani di lepre sarda in zone agricole intensamente coltivate. Per il loro controllo si suggeriscono, come indicato dall I.S.P.R.A., soprattutto i metodi ecologici con misure che, per ridurre numericamente la popolazione, agiscono sulle risorse ecologiche della specie bersaglio, ovvero limitano le risorse alimentari, di spazio e di altri elementi importanti per le esigenze ecologiche ed etologiche della specie. La prima misura di prevenzione per limitare la diffusione della cornacchia grigia concerne nell eliminazione delle fonti trofiche artificiali di origine antropica, in particolar modo attraverso la gestione delle discariche e dei punti di raccolta dei rifiuti e la limitazione delle immissioni con selvaggina di allevamento che rappresenta un abbondante e facile risorsa alimentare per la cornacchia. La predazione che i Corvidi esercitano a carico della pernice sarda e della lepre sarda può essere sensibilmente ridotta migliorando gli habitat, così da renderli più idonei ad ospitare e sostenere la fauna selvatica, e limitando le pratiche agricole dannose durante gli sfalci e la raccolta dei foraggi: habitat erbacei ed arbustivi diversificati con ambiti dotati di un adeguato grado di copertura della vegetazione alta almeno 70 cm - sin dall inizio del periodo riproduttivo, a protezione dei nidi e dei nidiacei, costituiscono la migliore garanzia di salvaguardia delle specie preda. Assecondano queste esigenze il mantenimento di colture a perdere o fasce inerbite poste ai margini degli appezzamenti e nelle zone perimetrali di campi coltivati, lungo le capezzagne, i fossi e le scoline, oppure a ridosso di siepi, cespugli e aree boscate; parimenti gli sfalci della vegetazione spontanea nei bordi delle strade, nei fossi e nei terreni ritirati dalla produzione potrebbero essere posticipati oltre la seconda metà di luglio, ed eseguiti sempre ad altezza adeguata. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 156
Le metodologie operative per il controllo della cornacchia sono finalizzate a minimizzare gli impatti indesiderati sulle specie non target assicurando in tal modo una adeguata selettività d azione. A tal fine si suggerisce l utilizzo di: Gabbie-trappola tipo Larsen, da utilizzarsi preferibilmente nel periodo marzo-aprile durante la fase territoriale della cornacchia grigia e della gazza. La trappola Larsen è costituita da più scomparti, in uno dei quali viene detenuto un esemplare vivo a scopo di richiamo, mentre gli altri due servono per la cattura dei soggetti territoriali, mediante un dispositivo a scatto attivato da un finto posatoio. Per la cattura del primo soggetto da utilizzarsi quale richiamo vivo è possibile utilizzare la medesima trappola attivata con esca alimentare (sono particolarmente efficaci le uova). I soggetti territoriali di cornacchia attaccano l intruso al fine di scacciarlo, con aggressività maggiore quanto più la trappola è posta vicino al nido e/o ai siti di pastura. Occorre quindi verificare accuratamente la localizzazione potenziale dei nidi e successivamente dei siti di pastura esistenti sul territorio. Inoltre il particolare stato di aggressività intraspecifica che caratterizza le coppie nidificanti durante le fasi riproduttive induce entrambi i partner ad entrare nella trappola Larsen; occorre pertanto evitare di procurar disturbo appena catturato il primo esemplare, ma attendere di catturare anche il secondo che cercherà di aiutare il partner in difficoltà. Gabbie-trappola tipo Letter-box: da utilizzarsi prevalentemente nelle aree di pasturazione Per la cattura negli altri periodi dell anno e particolarmente nelle aree di pastura si ricorre preferibilmente a gabbie-trappola tipo Letter-box, grandi voliere con dimensioni comprese tra 2x2x2 m e 3x4x3 nel cui tetto, spiovente verso il centro, viene lasciata centralmente un apertura ad inganno, somigliante ad una scala adagiata, ove i pioli costituiscono i posatoi che sostengono le cornacchie prima di scendere all interno della stessa, attirate da idonea pasturazione o richiamo vivo. Bisogna prestare la massima attenzione affinché i posatoi non risultino troppo vicini, al fine di non ostacolare la discesa delle cornacchie nella voliera, ma che contemporaneamente non risultino troppo distanti tra loro da permettere la fuoriuscita degli stessi (optimum pari a 16-18 cm); ai lati della scala sono spesso collocate due assi che scendono entro la gabbia al fine di impedire la fuoriuscita degli animali catturali. Tali gabbioni in ragione degli ingombri e dei pesi risultano spesso di difficile movimentazione per il trasporto sul territorio. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 157
PRINCIPALI INDICAZIONI PER L UTILIZZO DELLE GABBIE-TRAPPOLA: a. Localizzazione delle gabbie trappola in prossimità dei nidi attivi o in costruzione e dei siti di pastura; b. Attivazione delle trappole con richiamo vivo o eventualmente con esca alimentare c. Controllo giornaliero delle trappole (disinnescare sempre tutte le trappole se il giorno seguente non sono possibili i controlli; in caso di tempo limitato, innescare un numero di trappole corrispondenti al tempo disponibile) d. Pronta liberazione nel luogo stesso di cattura degli animali eventualmente intrappolati, non appartenenti alla specie bersaglio, con particolare riferimento ai rapaci. e. Soppressione dei corvidi catturati in un luogo appartato f. Abbeveraggio, alimentazione e mantenimento in buono stato di salute del richiamo vivi; g. Compilazione del rendiconto di abbattimento. h. Spostamento delle trappole Larsen nei pressi di altri nidi qualora si constati la cessazione delle catture per alcuni giorni consecutivi; i. Sostituzione saltuaria dei richiami vivi; j. abbattimento con fucile su cornacchia grigia, stante l inefficacia dell impiego delle gabbietrappole in territori con peculiari problematiche (presenza di discariche, punti di raccolta dei rifiuti non controllabili, progetti di ripopolamento, forte densità di cornacchia grigia, ecc.) osservando le seguenti modalità: a) esclusivamente su animali fuori dei nidi; b) all interno o in prossimità delle colture in atto; c) in aree prive di abitazioni e/o insediamenti e strade asfaltate utilizzando almeno le medesime distanze di sicurezza in vigore per l attività venatoria; d) solo su soggetti recuperabili; e) da appostamento, è consentito l uso di stampi in plastica o in penna, fissi o mobili, nonché di richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono e altri strumenti atti al richiamo preventivamente autorizzati dalla Provincia; f) durante le ore di luce (dall alba al tramonto) e in casi specifici, sino ad un ora dopo il tramonto. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 158
Nutria La nutria (Myocastor coypus) è una specie venuta recentemente alla ribalta a causa dei danni che arreca alle colture in prossimità dei corsi d'acqua, il suo tipico habitat. Si tratta di un roditore originario del Sud America, introdotto in Italia e in altri paesi europei a partire dalla prima metà del novecento. La nutria causa impatti sia sulle biocenosi (alterazione delle composizioni vegetali, interazioni negative con le comunità ornitiche, ecc) sia sulle colture agricole. Le colture più colpite sono i cereali, la barbabietola da zucchero, la soia, gli ortaggi e le cortecce di piante arboree. La consuetudine della specie di scavare tane sotterranee porta al danneggiamento delle arginature dei canali di irrigazione, di scolo delle acque e dei bacini artificiali. La specie, infine, è un potenziale vettore di diversi parassiti, tra cui la Fasciola epatica e la Leptospira interrogans. Anche nel caso della nutria, un primo approccio per la riduzione del danno deve essere l'implementazione di sistemi di prevenzione del danno che nel caso delle colture è rappresentato da un filo elettrificato posto ad un'altezza da terra di circa 15 cm (Cocchi & Riga, 2001). Ovviamente questo tipo di intervento non è attuabile su larga scala ma solo dove il danno risulta ricorrente ed economicamente rilevante. La nutria non è inserita tra le specie cacciabili della legge 157/93 ma l'appartenenza della specie alla fauna selvatica di fatto ne autorizza il controllo numerico. Per il controllo numerico si può optare tra cattura tramite trappole ed abbattimento con arma da fuoco. Quest'ultima tecnica non appare in grado di garantire nel tempo rese analoghe a quelle del trappolamento a causa dell'accresciuta elusività dei soggetti conseguente alle azioni di abbattimento. Inoltre, a causa del disturbo arrecato, la tecnica è assolutamente sconsigliata nelle aree sottoposte a tutela (oasi e parchi). Rimane valido il consiglio di attuare piani di controllo basati su principi tecnico scientifici e che prevedano una fase di monitoraggio per valutare i risultati conseguiti. PROVINCIA DI ORISTANO Settore Attività produttive SVS Servizio Gestione Fauna Pagina 159