DIREZIONE REGIONALE EMILIA ROMAGNA D. Lgs. 81/08: Rischi Bologna, 19 novembre 2009 Direzione Regionale Emilia Romagna Galleria 2 agosto 1980, 5/A Bologna
Riferimento normativo (1) D. Lgs. 81/08, Titolo I, Capo III Sezione I Articolo 15 - Misure generali di tutela 1. Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono: a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza; b) la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell azienda nonché l influenza dei fattori dell ambiente e dell organizzazione del lavoro; c) l eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico; d) il rispetto dei principi ergonomici nell organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo; segue 2 2
Riferimento normativo (2) e) la riduzione dei rischi alla fonte; f) la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso; g) la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio; h) l utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro; i) la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale; l) il controllo sanitario dei lavoratori; m) l allontanamento del lavoratore dall esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l adibizione, ove possibile, ad altra mansione; n)l informazione e formazione adeguate per i lavoratori; o) l informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti; p) l informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; segue 3 3
Riferimento normativo (3) 4 q) le istruzioni adeguate ai lavoratori; r) la partecipazione e consultazione dei lavoratori; s) la partecipazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; t) la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l adozione di codici di condotta e di buone prassi; u) le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato; v) l uso di segnali di avvertimento e di sicurezza; z) la regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti. 4
Il D. Lgs. 81/08 5 TITOLO XII Disposizioni in materia penale e di procedura penale TITOLO XI Protezione da atmosfere esplosive TITOLO X Esposizione ad agenti biologici TITOLO XIII Norme transitorie e finali TITOLO IX Sostanze pericolose TITOLO VIII Agenti fisici TITOLO I Principi comuni D.Lgs. 81/08 TITOLO VII Attrezzature munite di videoterminali TITOLO II Luoghi di lavoro TITOLO III Attrezzature di lavoro e DPI TITOLO IV Cantieri temporanei o mobili TITOLO V Segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro TITOLO VI Movimentazione manuale dei carichi 5
D. Lgs. 81/08: rischi 6 RISCHI CONTEMPLATI NEL D. LGS. 81/08 Rischio connesso ai luoghi di lavoro (Titolo II) Rischio meccanico Macchine Attrezzature (Titolo III) Rischio elettrico (Titolo III) Rischio connesso ai cantieri mobili (Titolo IV) Rischio connesso ai lavori in quota (Titolo IV) Rischio da movimentazione manuale dei carichi (Titolo VI) Rischio da VDT (Titolo VII) Rischi fisici: rumore (Titolo VIII) Rischi fisici: vibrazioni (Titolo VIII) 6
D. Lgs. 81/08: rischi 7 Rischi fisici: campi elettromagnetici (Titolo VIII) Rischi fisici: radiazioni ottiche artificiali (Titolo VIII) Sostanze pericolose: agenti chimici (Titolo IX) Sostanze pericolose: agenti cancerogeni e mutageni (Titolo IX) Sostanze pericolose: amianto (Titolo IX) Rischio da agenti biologici (Titolo IX) Rischio da atmosfere esplosive (Titolo XI) Altri rischi (Art. 28): tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori 7
Titolo II del D. Lgs. 81/08 8 Titolo II LUOGHI DI LAVORO - CAPO I: Disposizioni generali Art. 62. Definizioni Art. 63. Requisiti di salute e sicurezza Art. 64. Obblighi del datore di lavoro Art. 65. Locali sotterranei e seminterrati Art. 66 Lavori in ambienti sospetti di inquinamento Art. 67. Notifiche all organo di vigilanza -CAPO II: Sanzioni Art. 68. Sanzioni per il datore di lavoro -Allegato IV 8
Titolo II del D. Lgs. 81/08 9 Capo I Disposizioni generali Articolo 62 Definizioni 1. Ferme restando le disposizioni di cui al titolo I, si intendono per luoghi di lavoro, unicamente ai fini della applicazione del presente titolo, i luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all interno dell azienda o dell unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell azienda o dell unità produttiva accessibile al lavoratore nell ambito del proprio lavoro. SEGUE 9
Titolo II del D. Lgs. 81/08 10 2. Le disposizioni di cui al presente titolo non si applicano: ai mezzi di trasporto; ai cantieri temporanei o mobili *; alle industrie estrattive; ai pescherecci; d-bis) ai campi, ai boschi e agli altri terreni facenti parte di un azienda agricola o forestale. * I cantieri temporanei o mobili sono contemplati nel Titolo IV 10
Titolo II del D. Lgs. 81/08 11 Articolo 63 Requisiti di salute e di sicurezza 1. I luoghi di lavoro devono essere conformi ai requisiti indicati nell allegato IV. 2. I luoghi di lavoro devono essere strutturati tenendo conto, se del caso, dei lavoratori disabili. 3. L obbligo di cui al comma 2 vige in particolare per le porte, le vie di circolazione, gli ascensori e le relative pulsantiere, le scale e gli accessi alle medesime, le docce, i gabinetti ed i posti di lavoro utilizzati da lavoratori disabili. SEGUE 11
Titolo II del D. Lgs. 81/08 4. La disposizione di cui al comma 2 non si applica ai luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1 gennaio 1993; in ogni caso devono essere adottate misure idonee a consentire la mobilità e l'utilizzazione dei servizi sanitari e di igiene personale. 5. Ove vincoli urbanistici o architettonici ostino agli adempimenti di cui al comma 1 il datore di lavoro, previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e previa autorizzazione dell organo di vigilanza territorialmente competente, adotta le misure alternative che garantiscono un livello di sicurezza equivalente. 6. I requisiti di sicurezza e di salute relativi a campi, boschi e altri terreni facenti parte di una azienda agricola o forestale, sono specificati nel punto 7 dell allegato IV. Nota: il punto 7 non esiste; il riferimento corretto è nel punto 6. 12 12
Titolo II del D. Lgs. 81/08 13 Articolo 64 Obblighi del datore di lavoro 1. Il datore di lavoro provvede affinché: a) i luoghi di lavoro siano conformi ai requisiti di cui all articolo 63, comma 1; b) le vie di circolazione interne o all'aperto che conducono a uscite o ad uscite di emergenza e le uscite di emergenza siano sgombre allo scopo di consentirne l'utilizzazione in ogni evenienza; SEGUE 13
Titolo II del D. Lgs. 81/08 14 c) i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare manutenzione tecnica e vengano eliminati, quanto più rapidamente possibile, i difetti rilevati che possano pregiudicare la sicurezza e la salute dei lavoratori; d) i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare pulitura, onde assicurare condizioni igieniche adeguate; e) gli impianti e i dispositivi di sicurezza, destinati alla prevenzione o all'eliminazione dei pericoli, vengano sottoposti a regolare manutenzione e al controllo del loro funzionamento. 14
Titolo II del D. Lgs. 81/08 15 Articolo 65 Locali sotterranei o semisotterranei 1. È vietato destinare al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei. 2. In deroga alle disposizioni di cui al comma 1, possono essere destinati al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei, quando ricorrano particolari esigenze tecniche. In tali casi il datore di lavoro provvede ad assicurare idonee condizioni di aerazione, di illuminazione e di microclimatizzazione. SEGUE 15
Titolo II del D. Lgs. 81/08 16 3. L organo di vigilanza può consentire l'uso dei locali chiusi sotterranei o semisotterranei anche per altre lavorazioni per le quali non ricorrono le esigenze tecniche, quando dette lavorazioni non diano luogo ad emissioni di agenti nocivi, sempre che siano rispettate le norme del presente decreto legislativo e si sia provveduto ad assicurare le condizioni di cui al comma 2. 16
Titolo II del D. Lgs. 81/08 Articolo 66 Lavori in ambienti sospetti di inquinamento 17 1. È vietato consentire l accesso dei lavoratori in pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie e in generale in ambienti e recipienti, condutture, caldaie e simili, ove sia possibile il rilascio di gas deleteri, senza che sia stata previamente accertata l assenza di pericolo per la vita e l integrità fisica dei lavoratori medesimi, ovvero senza previo risanamento dell atmosfera mediante ventilazione o altri mezzi idonei. Quando possa esservi dubbio sulla pericolosità dell atmosfera, i lavoratori devono essere legati con cintura di sicurezza, vigilati per tutta la durata del lavoro e, ove occorra, forniti di apparecchi di protezione. 17
Titolo II del D. Lgs. 81/08 Articolo 67 Notifiche all organo di vigilanza competente per territorio 18 1. La costruzione e la realizzazione di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, nonché gli ampliamenti e le ristrutturazioni di quelli esistenti, devono essere eseguiti nel rispetto della normativa di settore ed essere notificati all organo di vigilanza competente per territorio. 2. La notifica di cui al comma 1 deve indicare gli aspetti considerati nella valutazione e relativi: a) alla descrizione dell oggetto delle lavorazioni e delle principali modalità di esecuzione delle stesse; b) alla descrizione delle caratteristiche dei locali e degli impianti. SEGUE 18
Titolo II del D. Lgs. 81/08 Entro trenta giorni dalla data di notifica, l organo di vigilanza territorialmente competente può chiedere ulteriori dati e prescrivere modificazioni in relazione ai dati notificati. 3. La notifica di cui al presente articolo si applica alle aziende con più di cinque lavoratori impiegati o presumibilmente da impiegare. 4. La notifica di cui al presente articolo è valida ai fini delle eliminazioni e delle semplificazioni di cui all articolo 53, comma 5. Art. 53 5. Tutta la documentazione rilevante in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro e tutela delle condizioni di lavoro può essere tenuta su unico supporto cartaceo o informatico. Ferme restando le disposizioni relative alla valutazione dei rischi, le modalità per l eventuale eliminazione o per la tenuta semplificata della documentazione di cui al periodo che precede sono definite con successivo decreto, 19 19
Titolo II del D. Lgs. 81/08 20 CAPO II Sanzioni Articolo 68 Sanzioni per il datore di lavoro 1. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti: a) con l arresto da tre a sei mesi o con l ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione dell articolo 66; b) con l arresto da due a quattro mesi o con l ammenda da 1.000 a 4.800 euro per la violazione degli articoli 64, comma 1, e 65, commi 1 e 2; c) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1.800 euro per la violazione dell articolo 67, commi 1 e 2. SEGUE
Titolo II del D. Lgs. 81/08 21 CAPO II Sanzioni Articolo 68 Sanzioni per il datore di lavoro 2. La violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza relativi ai luoghi di lavoro di cui all allegato IV, punti 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.7, 1.8, 1.9, 1.10, 1.11, 1.12, 1.13, 1.14, 2.1, 2.2, 3, 4, 6.1, 6.2, 6.3, 6.4, 6.5, e 6.6, è considerata una unica violazione ed è punita con la pena prevista dal comma 1, lettera b). L organo di vigilanza è tenuto a precisare in ogni caso, in sede di contestazione, i diversi precetti violati. 21
D. Lgs. 81/08: allegato IV 22.2. Altezza, cubatura e superficie.2.1. I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di cinque lavoratori, ed in ogni caso in quelle che eseguono le lavorazioni che comportano la sorveglianza sanitaria, sono i seguenti:.2.1.1. altezza netta non inferiore a m 3;.2.1.2. cubatura non inferiore a m 3 10 per lavoratore;.2.1.3. ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di una superficie di almeno m 2 22 2.
D. Lgs. 81/08: allegato IV 23 Sintesi grafica dei valori minimi geometrici Altezza non inferiore a 3 metri (in determinati casi, non inferiore a 2,7 metri) Cubatura non inferiore a 10 m 3 per lavoratore Superficie non inferiore a 2 m 2 per lavoratore 23
D. Lgs. 81/08: allegato IV 24.3. Pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e marciapiedi mobili, banchina e rampe di carico.3.1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi locali chiusi che non rispondono alle seguenti condizioni:.3.1.1. essere ben difesi contro gli agenti atmosferici, e provvisti di un isolamento termico sufficiente, tenuto conto del tipo di impresa e dell'attività fisica dei lavoratori;.3.1.2. avere aperture sufficienti per un rapido ricambio d'aria; 24
D. Lgs. 81/08: allegato IV 25 1.3.2. I pavimenti dei locali devono essere fissi, stabili ed antisdrucciolevoli nonché esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi devono essere fissi, stabili ed antisdrucciolevoli. Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 25
D. Lgs. 81/08: allegato IV 26 1.3.6. Le pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti completamente vetrate, nei locali o nelle vicinanze dei posti di lavoro e delle vie di circolazione, devono essere chiaramente segnalate e costituite da materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 26
D. Lgs. 81/08: allegato IV 27 1.4.9. I pavimenti degli ambienti di lavoro e dei luoghi destinati al passaggio non devono presentare buche o sporgenze pericolose e devono essere in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone e dei mezzi di trasporto. 1.4.10. I pavimenti ed i passaggi non devono essere ingombrati da materiali che ostacolano la normale circolazione. 1.4.11. Quando per evidenti ragioni tecniche non si possono completamente eliminare dalle zone di transito ostacoli fissi o mobili che costituiscono un pericolo per i lavoratori o i veicoli che tali zone devono percorrere, gli ostacoli devono essere adeguatamente segnalati. Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 27
D. Lgs. 81/08: allegato IV 28.5. Vie e uscite di emergenza..5.1. Ai fini del presente punto si intende per:.5.1.1. via di emergenza: percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro;.5.1.2. uscita di emergenza: passaggio che immette in un luogo sicuro;.5.1.3. luogo sicuro: luogo nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall'incendio o altre situazioni di emergenza; 28
D. Lgs. 81/08: allegato IV 29 1.5.2. Le vie e le uscite di emergenza devono rimanere sgombre e consentire di raggiungere il più rapidamente possibile un luogo sicuro. 1.5.3. In caso di pericolo tutti i posti di lavoro devono poter essere evacuati rapidamente e in piena sicurezza da parte dei lavoratori. 1.5.4. Il numero, la distribuzione e le dimensioni delle vie e delle uscite di emergenza devono essere adeguate alle dimensioni dei luoghi di lavoro, alla loro ubicazione, alla loro destinazione d'uso, alle attrezzature in essi installate, nonché al numero massimo di persone che possono essere presenti in detti luoghi. 1.5.5. Le vie e le uscite di emergenza devono avere altezza minima di m 2,0 e larghezza minima conforme alla normativa vigente in materia antincendio. 29
D. Lgs. 81/08: allegato IV 30 1.5.6. Qualora le uscite di emergenza siano dotate di porte, queste devono essere apribili nel verso dell'esodo e, qualora siano chiuse, devono poter essere aperte facilmente ed immediatamente da parte di qualsiasi persona che abbia bisogno di utilizzarle in caso di emergenza. L'apertura delle porte delle uscite di emergenza nel verso dell'esodo non è richiesta quando possa determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, fatta salva l'adozione di altri accorgimenti adeguati specificamente autorizzati dal Comando provinciale dei vigili del fuoco competente per territorio. Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 30
D. Lgs. 81/08: allegato IV 31 1.5.7. Le porte delle uscite di emergenza non devono essere chiuse a chiave, se non in casi specificamente autorizzati dall'autorità competente. 1.5.8. Nei locali di lavoro e in quelli destinati a deposito è vietato adibire, quali porte delle uscite di emergenza, le saracinesche a rullo, le porte scorrevoli verticalmente e quelle girevoli su asse centrale. 1.5.9. Le vie e le uscite di emergenza, nonché le vie di circolazione e le porte che vi danno accesso non devono essere ostruite da oggetti in modo da poter essere utilizzate in ogni momento senza impedimenti. Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 31
D. Lgs. 81/08: allegato IV 32 1.5.10. Le vie e le uscite di emergenza devono essere evidenziate da apposita segnaletica, conforme alle disposizioni vigenti, durevole e collocata in luoghi appropriati. 1.5.11. Le vie e le uscite di emergenza che richiedono un'illuminazione devono essere dotate di un illuminazione di sicurezza di intensità sufficiente, che entri in funzione in caso di guasto dell'impianto elettrico. Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 32
D. Lgs. 81/08: allegato IV 33 1.6. Porte e portoni 1.6.1. Le porte dei locali di lavoro devono, per numero, dimensioni, posizione, e materiali di realizzazione, consentire una rapida uscita delle persone ed essere agevolmente apribili dall'interno durante il lavoro. 1.6.2. Quando in un locale le lavorazioni ed i materiali comportino pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio e siano adibiti alle attività che si svolgono nel locale stesso più di 5 lavoratori, almeno una porta ogni 5 lavoratori deve essere apribile nel verso dell'esodo ed avere larghezza minima di m 1,20. di m 0,80; Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 33
D. Lgs. 81/08: allegato IV 34 Locali costruiti od utilizzati dopo il 27/11/1994 dove si effettuano lavorazioni o si trovano materiali con specifici rischi di esplosione o incendio NUMERO LAVORATORI Numero e larghezza delle porte NUMERO DI PORTE DEL LOCALE Apribili nel verso dell esodo Locali costruiti od utilizzati dopo il 27/11/1994 che non rientrano nel caso precedente e aule scolastiche NUMERO DI PORTE Apribili nel verso dell esodo LARGHEZZA MINIMA (con tolleranza) Fino a 25 1 m 0,80 (+ 2%) 26-50 1 m 1,20 (+ 5%) 51-100 1+1 (ovvero 1 di 2 m) m 1,20 (+ 5%) + m 0,80 (+ 2%) >100 1 ogni 50 lav. o frazione compresa tra 10 e 50 oltre i 100 + punto precedente Il numero di porte può essere minore se la larghezza compl. è pari a quella prevista LARGHEZZA MINIMA (con tolleranza) 1 ogni 5 lavoratori m 1,20 (+ 5%) (oppure 1 di 2,0 m) m 1,20 (+ 5%) + punto precedente 34
D. Lgs. 81/08: allegato IV 35 1.6.7. Nei locali di lavoro ed in quelli adibiti a magazzino non sono ammesse le porte scorrevoli verticalmente, le saracinesche a rullo, le porte girevoli su asse centrale, quando non esistano altre porte apribili verso l'esterno del locale. 1.6.9. Le porte e i portoni apribili nei due versi devono essere trasparenti o essere muniti di pannelli trasparenti. 1.6.10. Sulle porte trasparenti deve essere apposto un segno indicativo all'altezza degli occhi. 1.6.11. Se le superfici trasparenti o traslucide delle porte e dei portoni non sono costituite da materiali di sicurezza e c'è il rischio che i lavoratori possano rimanere feriti in caso di rottura di dette superfici, queste devono essere protette contro lo sfondamento. Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 35
D. Lgs. 81/08: allegato IV 36 1.7 Scale 1.7.1.1. Le scale fisse a gradini, destinate al normale accesso agli ambienti di lavoro, devono essere costruite e mantenute in modo da resistere ai carichi massimi derivanti da affollamento per situazioni di emergenza. I gradini devono avere pedata e alzata dimensionate a regola d'arte e larghezza adeguata alle esigenze del transito. Elemento gradino Profondità (pedata) Altezza (alzata) Dimensioni > 30 cm < 17 cm Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 36
D. Lgs. 81/08: allegato IV 37 1.9 Microclima 1.9.1. Aerazione dei luoghi di lavoro chiusi 1.9.1.1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche ottenuta con impianti di aerazione. 1.9.1.2. Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò è necessario per salvaguardare la salute dei lavoratori. Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 37
D. Lgs. 81/08: allegato IV 38 Rischi da carenze dell aerazione Aerazione Fattori da valutare: d) fonti (aria e/o inquinanti) b) quantità c) qualità d) distribuzione inquinamento non specifico (*) inquinamento specifico (**) (*) E dovuto alla sola presenza umana (**) E dovuto alla presenza di inquinanti specifici 38
D. Lgs. 81/08: allegato IV 39 1.9.2. Temperatura dei locali 1.9.2.1. La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori. 1.9.2.2. Nel giudizio sulla temperatura adeguata per i lavoratori si deve tener conto della influenza che possono esercitare sopra di essa il grado di umidità ed il movimento dell'aria concomitanti. 1.9.2.3. La temperatura dei locali di riposo, deve essere conforme alla destinazione specifica di questi locali. Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 39
D. Lgs. 81/08: allegato IV 40 Rischi da carenze dell ambiente termico Ambiente termico Fattori ambientali da valutare : a) temperatura dell aria b) umidità relativa dell aria c) velocità dell aria d) irraggiamento da superfici calde benessere termico parziale disagio stress termico 40
D. Lgs. 81/08: allegato IV 41 1.10. Illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro 1.10.1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità delle lavorazioni e salvo che non si tratti di locali sotterranei, i luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale. In ogni caso, tutti i predetti locali e luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentano un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere di lavoratori. 1.10.2. Gli impianti di illuminazione dei locali di lavoro e delle vie di circolazione devono essere installati in modo che il tipo d'illuminazione previsto non rappresenti un rischio di infortunio per i lavoratori. Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi SEGUE 41
D. Lgs. 81/08: allegato IV 42 1.10.4. Le superfici vetrate illuminanti ed i mezzi di illuminazione artificiale devono essere tenuti costantemente in buone condizioni di pulizia e di efficienza. 1.10.5. luce naturale o artificiale in modo da assicurare una sufficiente visibilità. 1.10.6. Nei casi in cui,. non sia possibile illuminare adeguatamente gli ambienti, i luoghi ed i posti indicati al punto 1.10.5, si devono adottare adeguate misure dirette ad eliminare i rischi derivanti dalla mancanza e dalla insufficienza della illuminazione Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 42
D. Lgs. 81/08: allegato IV 43 Rischi da carenze dell illuminazione Illuminazione Fattori da valutare: a) fonti (luce naturale e luce artificiale) b) quantità c) qualità d) distribuzione effetti sullo stato psico - fisico effetti sulla qualità del lavoro 43
D. Lgs. 81/08: allegato IV 44 Livello di illuminamento Dipende dalla destinazione d uso dell ambiente. Deve consentire all occhio di percepire con rapidità, sicurezza e senza fatica i particolari che interessano. Valori di riferimento: Norme ISO ed UNI SEGUE Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre 2009 D. Lgs. 81/08 - Rischi 44
D. Lgs. 81/08: allegato IV 45 Illuminamento (E m ) in lux (lx) 45
D. Lgs. 81/08: Titolo III Capo I 46 D. Lgs.81/08 - TITOLO III USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO E DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE Capo I USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO Art. 69. Definizioni Art. 70. Requisiti di sicurezza Art. 71. Obblighi del datore di lavoro Art. 72. Obblighi dei noleggiatori e dei concedenti in uso Art. 73. Informazione e formazione - Allegato V - Allegato VI - Allegato VII 46
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 47 Art. 69. Definizioni 1. Agli effetti delle disposizioni di cui al presente titolo si intende per: a) attrezzatura di lavoro: qualsiasi macchina, apparecchio, utensile o impianto, inteso come il complesso di macchine, attrezzature e componenti necessari all attuazione di un processo produttivo, destinato ad essere usato durante il lavoro; b) uso di una attrezzatura di lavoro: qualsiasi operazione lavorativa connessa ad una attrezzatura di lavoro, quale la messa in servizio o fuori servizio, l'impiego, il trasporto, la riparazione, la trasformazione, la manutenzione, la pulizia, il montaggio, lo smontaggio; SEGUE 47
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 48 Art. 69. Definizioni c) zona pericolosa: qualsiasi zona all'interno ovvero in prossimità di una attrezzatura di lavoro nella quale la presenza di un lavoratore costituisce un rischio per la salute o la sicurezza dello stesso; d) lavoratore esposto: qualsiasi lavoratore che si trovi interamente o in parte in una zona pericolosa; e) operatore: il lavoratore incaricato dell uso di una attrezzatura di lavoro. SEGUE 48
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 49 Articolo 70 Requisiti di sicurezza 1. Salvo quanto previsto al comma 2, le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono essere conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto. 2. Le attrezzature di lavoro costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1, e quelle messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente all emanazione di norme legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, devono essere conformi ai requisiti generali di sicurezza di cui all allegato V. SEGUE 49
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 50 Articolo 70 Requisiti di sicurezza 3. Si considerano conformi alle disposizioni di cui al comma 2 le attrezzature di lavoro costruite secondo le prescrizioni dei decreti ministeriali adottati ai sensi dell'articolo 395 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, ovvero dell'articolo 28 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626. SEGUE 50
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 51 Articolo 70 Requisiti di sicurezza 4. Qualora gli organi di vigilanza, nell espletamento delle loro funzioni ispettive in materia di salute e sicurezza sul lavoro, constatino che un attrezzatura di lavoro, messa a disposizione dei lavoratori dopo essere stata immessa sul mercato o messa in servizio conformemente alla legislazione nazionale di recepimento delle direttive comunitarie ad essa applicabili ed utilizzata conformemente alle indicazioni del fabbricante, presenti una situazione di rischio riconducibile al mancato rispetto di uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1, ne informano immediatamente l autorità nazionale di sorveglianza del mercato competente per tipo di prodotto. In tale caso le procedure previste dagli articoli 20 e 21 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, vengono espletate: SEGUE 51
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 52 Articolo 70 Requisiti di sicurezza c) dall'organo di vigilanza che ha accertato in sede di utilizzo la situazione di rischio, nei confronti del datore di lavoro utilizzatore dell'esemplare di attrezzatura, mediante apposita prescrizione a rimuovere tale situazione nel caso in cui sia stata accertata una contravvenzione, oppure mediante idonea disposizione in ordine alle modalità di uso in sicurezza dell attrezzatura di lavoro ove non sia stata accertata una contravvenzione; b) dall'organo di vigilanza territorialmente competente rispettivamente, nei confronti del fabbricante ovvero dei soggetti della catena della distribuzione, qualora, alla conclusione dell'accertamento tecnico effettuato dall'autorità nazionale per la sorveglianza del mercato, risulti la non conformità dell attrezzatura ad uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1 dell articolo 70. 52
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 53 Articolo 71 Obblighi del datore di lavoro 1. Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all articolo precedente, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi. 2. All'atto della scelta delle attrezzature di lavoro, il datore di lavoro prende in considerazione: e) le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro da svolgere; f) i rischi presenti nell ambiente di lavoro; g) i rischi derivanti dall impiego delle attrezzature stesse h) i rischi derivanti da interferenze con le altre attrezzature già in uso. SEGUE 53
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 54 3. Il datore di lavoro, al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all uso delle attrezzature di lavoro e per impedire che dette attrezzature possano essere utilizzate per operazioni e secondo condizioni per le quali non sono adatte, adotta adeguate misure tecniche ed organizzative, tra le quali quelle dell Allegato VI. 4. Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché: a) le attrezzature di lavoro siano: installate ed utilizzate in conformità alle istruzioni d uso; Ing. Fernando Renzetti Bologna, Classificazione, 19 novembre D. Lgs. 81/08 2009 valutazione - Rischi rischi e misure di prevenzione SEGUE 54
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 55 oggetto di idonea manutenzione al fine di garantire nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza di cui all articolo precedente e siano corredate, ove necessario, da apposite istruzioni d uso e libretto di manutenzione; assoggettate alle misure di aggiornamento dei requisiti minimi di sicurezza stabilite con specifico provvedimento regolamentare adottato in relazione alle prescrizioni di cui all articolo 18, comma1, lettera z), del presente decreto; SEGUE 55
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 56 4. siano curati la tenuta e l aggiornamento del registro di controllo delle attrezzature di lavoro per cui lo stesso è previsto. 5. Le modifiche apportate alle macchine quali definite all'articolo 1, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 459, per migliorarne le condizioni di sicurezza, in rapporto alle previsioni del comma 1, ovvero del comma 4, lettera a), numero 3), non configurano immissione sul mercato ai sensi dell'articolo 1, comma 3, secondo periodo, del predetto decreto, sempre che non comportino modifiche delle modalità di utilizzo e delle prestazioni previste dal costruttore. SEGUE 56
D. Lgs. 81/08: Attrezzature di lavoro 57 6. Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché il posto di lavoro e la posizione dei lavoratori durante l uso delle attrezzature presentino requisiti di sicurezza e rispondano ai principi dell ergonomia. 7. Qualora le attrezzature richiedano per il loro impiego conoscenze o responsabilità particolari in relazione ai loro rischi specifici, il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché: a) l'uso dell'attrezzatura di lavoro sia riservato ai lavoratori allo scopo incaricati che abbiano ricevuto una informazione, formazione ed addestramento adeguati;; b) in caso di riparazione, di trasformazione o manutenzione, i lavoratori interessati siano qualificati in maniera specifica per svolgere detti compiti. 57
D. Lgs. 81/08: Titolo III Capo II 58 D. Lgs. 81/08 TITOLO III USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO E DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE Capo II USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE Art. 74. Definizioni Art. 75. Obbligo di uso Art. 76. Requisiti dei DPI Art. 77. Obblighi del datore di lavoro Art. 78. Obblighi dei lavoratori Art. 79. Criteri per l'individuazione e l'uso 58
D. Lgs. 81/08: Titolo III Capo III 59 Capo III IMPIANTI ED APPARECCHIATURE ELETTRICHE Art. 80. Obblighi del datore di lavoro Art. 81. Requisiti di sicurezza Art. 82. Lavori sotto tensione Art. 83. Lavori in prossimità di parti attive Art. 84. Protezioni dai fulmini Art. 85. Protezione di edifici, impianti strutture ed attrezzature Art. 86. Verifiche Art. 87. Sanzioni a carico del datore di lavoro 59
Rischio elettrico 60 NORMATIVA SPECIFICA DPR 27 aprile 1955 n. 547 "Norme generali per la prevenzione degli infortuni sul lavoro Legge 18 ottobre 1977 n. 791 "Attuazione della direttiva 73/23/CE relativa alle garanzie di sicurezza che deve possedere il materiale elettrico destinato ad essere utilizzato entro alcuni limiti di tensione Direttiva bassa tensione Legge 5 marzo 1990 n. 46 "Norme per la sicurezza degli impianti Ing. Fernando Renzetti Bologna, 19 novembre D. Lgs. 200981/08 - Rischi 60
Rischio elettrico 61 D. Lgs. 4 dicembre 1992 n. 476 "Attuazione della direttiva 89/336/CE in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica, DPR 22 ottobre 2001, n. 462 Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazione e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008 n. 37 Nuova 46/90 61
Rischio elettrico 62 Energia elettrica Impianto elettrico (sicuro) Deve essere: idoneo all ambiente in cui verrà installato in grado di resistere alle azioni meccaniche, chimiche, termiche alle quali potrebbe essere sottoposto durante l uso 62
Rischio elettrico 63 Impianti elettrici (sicuri) Edifici costruiti dopo il marzo 1990: in base a quanto stabilito dalla legge n. 46/90, gli impianti elettrici devono essere dotati di una dichiarazione di conformità rilasciata dall'installatore che ha eseguito l'impianto e che, quindi, sotto la sua responsabilità attesta che sono state osservate le norme di sicurezza vigenti in materia. 63
Rischio elettrico 64 Impianti elettrici (sicuri) Per gli impianti realizzati prima del 1990 la stessa legge 46/90 prevede che, come unica misura di adeguamento, sia realizzato l'impianto di messa a terra. In parziale contrasto con questa legge, il DPR 6.12.91 n. 447 (attuativo della legge 46/90) afferma che, al posto della messa a terra, possa essere installato unicamente un interruttore differenziale (salvavita) 64
Rischio elettrico 65 Diversi tipi di rischi I rischi connessi con l uso dell energia elettrica sono essenzialmente: rischi dovuti a contatti elettrici diretti rischi dovuti a contatti elettrici indiretti rischi di incendio dovuti a cortocircuiti o sovracorrenti rischi di esplosione 65
Rischio elettrico 66 Protezione della persona: parametri da considerare Corrente che circola attraverso il corpo umano Tensione applicata al corpo Resistenza del corpo Tempo di passaggio della corrente Effetti fisiopatologici della corrente (in caso di contatto) Tetanizzazione Arresto respiratorio Fibrillazione ventricolare Ustioni 66
Rischio elettrico Valori di corrente che attraverso il corpo umano provocano effetti patologici 67 ma 0.1-0.5 Piccole percezioni superficiali Effetti 0.5-10 Leggera paralisi dei muscoli delle braccia con principio di tetanizzazione 10-30 Nessun effetto fisiologico pericoloso se la scarica elettrica è interrotta entro 5 sec. 30-500 Estensione della paralisi ai muscoli del torace con sensazione di soffocamento ed intontimento, possibilità di fibrillazione cardiaca se la scarica elettrica si manifesta nella fase critica del ciclo cardiaco e per tempi superiori a 200 msec. > 500 Traumi cardiaci persistenti, fibrillazione cardiaca 67
Rischio elettrico 68 I principi della prevenzione La prevenzione degli infortuni si basa: sull uso di macchine ed impianti realizzati a regola d arte ovvero secondo le norme CEI e nuova legge n. 46/90 su una loro adeguata manutenzione su un loro uso corretto (evitare gli usi impropri) Ed inoltre: sull evitare di usare componenti non conformi sul non usare apparecchiature elettriche in condizioni di rischio elettrico accresciuto sul non lasciare incustodite le apparecchiature 68
Rischio elettrico 69 Protezioni contro i contatti diretti Isolamento: un materiale isolante ricopre completamente le parti attive (cavi di connessione delle apparecchiature, prolunghe, ecc. ) Involucro: elemento che assicura la protezione contro i contatti diretti (quadri elettrici, carcassa esterna dell apparecchio elettrico) Barriera: elemento che assicura un determinato grado di protezione contro i contatti diretti (pannello frontale di un armadio elettrico) 69
Rischio elettrico 70 Protezioni contro i contatti diretti ATTIVA: interruzione automatica del circuito (impianto di messa a terra e dispositivi automatici di interruzione) Componenti impianto di messa a terra : Dispersori di fatto o intenzionali: rete metallica elettrosaldata annegata nel pavimento di calcestruzzo o puntazza Conduttori di terra: connettono tra loro i diversi dispersori Collettore di terra: tramite un conduttore di terra dispersori collegano la rete dei Conduttori di protezione: collegano le parti metalliche esterne apparecchiature elettriche alla rete dei dispersori tramite il collettore di terra Conduttori equipotenziali: collegano alla rete di terra le masse estranee delle 70
Rischio elettrico 71 Protezioni contro i contatti indiretti PASSIVA doppio isolamento: apparecchi di classe II separazione elettrica: alimentazione delle apparecchiature attraverso il trasformatore di isolamento bassissima tensione di sicurezza o protezione: attraverso il trasformatore di sicurezza l alimentazione avviene a tensioni < 50 volts (sistema SELV o PELV) 71
Rischio elettrico Riduzione del pericolo di elettrocuzione 72 Il pericolo di elettrocuzione, per contatto diretto od indiretto con le parti attive dei circuiti e dei componenti, può essere ridotto o annullato ricorrendo alla bassissima tensione di protezione (PELV) commisurata alle condizioni ambientali in cui la macchina dovrà operare. I limiti di tensione da non superare sono: 25 V in corrente alternata e 60 V in corrente continua, se l ambiente è asciutto e non si prevede un ampia area di contatto tra le parti attive dei circuiti e il corpo umano; 6 V in corrente alternata e 15 V in corrente continua, negli altri casi. 72
Rischio elettrico 73 Norme di comportamento_1 Possibili conseguenze: Interruzione del conduttore di terra Aumento dell impedenza complessiva del circuito di terra Surriscaldamento dei componenti con rischio di incendio 73
Rischio elettrico 74 Norme di comportamento_2 Attenzione all uso di ciabatte negli ambienti di lavoro OK negli uffici amministrativi, se idonee KO negli ambulatori, sale operatorie, etc. Prestare sempre attenzione che non provochino intralcio e che le spine non siano allentate 74
Rischio elettrico 75 Norme di comportamento_3 Presa shucko Presa CEI Non utilizzare spine shucko su prese CEI Forzatura degli spinotti Assenza di collegamento a terra 75
D. Lgs. 81/08 : Titolo VI TITOLO VI MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI Capo I DISPOSIZIONI GENERALI Art. 167. Campo di applicazione Art. 168. Obblighi del datore di lavoro Art. 169. Informazione, formazione e addestramento 76 Capo II SANZIONI Art. 170. Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente Art. 171. Sanzioni a carico del preposto 76
Movimentazione manuale dei carichi 77 Articolo 167 - Campo di applicazione 1. Le norme del presente titolo si applicano alle attività lavorative di movimentazione manuale dei carichi che comportano per i lavoratori rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari. 77
Movimentazione manuale dei carichi 78 2. Ai fini del presente titolo, s intendono: a) movimentazione manuale dei carichi: le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari; b) patologie da sovraccarico biomeccanico: patologie delle strutture osteoarticolari, muscolotendinee e nervovascolari. 78
Movimentazione manuale dei carichi 79 Articolo 168 - Obblighi del datore di lavoro 1. Il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie e ricorre ai mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori. 2. Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei lavoratori, il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie, ricorre ai mezzi appropriati e fornisce ai lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che comporta la movimentazione manuale di detti carichi, tenendo conto dell' ALLEGATO XXXIII, ed in particolare: SEGUE 79
Movimentazione manuale dei carichi 80 a) organizza i posti di lavoro in modo che detta movimentazione assicuri condizioni di sicurezza e salute; b) valuta, se possibile anche in fase di progettazione, le condizioni di sicurezza e di salute connesse al lavoro in questione tenendo conto dell' ALLEGATO XXXIII; c) evita o riduce i rischi, particolarmente di patologie dorsolombari, adottando le misure adeguate, tenendo conto in particolare dei fattori individuali di rischio, delle caratteristiche dell'ambiente di lavoro e delle esigenze che tale attività comporta, in base all' ALLEGATO XXXIII; d) sottopone i lavoratori alla sorveglianza sanitaria di cui all'articolo 41, sulla base della valutazione del rischio e dei fattori individuali di rischio di cui all ALLEGATO XXXIII. SEGUE 80
Movimentazione manuale dei carichi 81 3. Le norme tecniche * costituiscono criteri di riferimento per le finalità del presente articolo e dell ALLEGATO XXXIII, ove applicabili. Negli altri casi si può fare riferimento alle buone prassi e alle linee guida. Dall Allegato XXXIII Le norme tecniche della serie ISO 11228 (parti 1-2-3) relative alle attività di movimentazione manuale (sollevamento, trasporto, traino, spinta, movimentazione di carichi leggeri ad alta frequenza) sono da considerarsi tra quelle previste all articolo 152, comma 3. 81
Movimentazione manuale dei carichi Valori limite Il D.Lgs. 81/08 non definisce un valore limite del peso sollevabile dal singolo lavoratore, ma indica unicamente il valore che, se superato, crea le condizioni di rischio. Tale valore ( troppo pesante, con il D. Lgs. 626/94 era 30 kg) deve essere valutato alla luce di altri fattori: 82 dimensioni, forma e caratteristiche del carico; altezza di sollevamento distanza da percorrere, possibilità o meno di ripartire il carico; caratteristiche dell ambiente di lavoro (spazio disponibile,..); tipo di mansione (temporanea o ripetitiva). segue 82
Movimentazione manuale dei carichi Valori limite Per azioni di sollevamento viene utilizzato comunemente il metodo NIOSH, che attraverso il calcolo dell indice di sollevamento permette di valutare la situazione. 83 Per azioni di trasporto in piano, possono essere utilizzate le tabelle derivanti dagli studi basati sullo sforzo-fatica percepiti, effettuati da Snook e Ciriello. Il rischio per la schiena delle persone adulte viene ritenuto trascurabile se il peso del carico è inferiore a 3 kg. Le lavoratrici in gravidanza e fino al settimo mese dopo il parto non devono trasportare o sollevare pesi. 83
D. Lgs. 81/08 : Titolo VII TITOLO VII ATTREZZATURE MUNITE DI VIDEOTERMINALI 84 Capo I - DISPOSIZIONI GENERALI Art. 172. Campo di applicazione Art. 173. Definizioni segue 84
D. Lgs. 81/08 : Titolo VII Capo II - OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO, DEI DIRIGENTI E DEI PREPOSTI 85 Art. 174. Obblighi del datore di lavoro Art. 175. Svolgimento quotidiano del lavoro Art. 176. Sorveglianza sanitaria Art. 177. Informazione e formazione Capo III SANZIONI Art. 172. Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente Art. 173. Sanzioni a carico del preposto 85
Videoterminale (VDT) 86 Articolo 172 - Campo di applicazione 1. Le norme del presente titolo si applicano alle attività lavorative che comportano l'uso di attrezzature munite di videoterminali. segue 86
Videoterminale (VDT) 87 2. Le norme del presente titolo non si applicano ai lavoratori addetti: a) ai posti di guida di veicoli o macchine; b) ai sistemi informatici montati a bordo di un mezzo di trasporto; c) ai sistemi informatici destinati in modo prioritario all'utilizzazione da parte del pubblico; d) alle macchine calcolatrici, ai registratori di cassa e a tutte le attrezzature munite di un piccolo dispositivo di visualizzazione dei dati o delle misure, necessario all'uso diretto di tale attrezzatura; e) alle macchine di videoscrittura senza schermo separato. 87
Videoterminale (VDT) 88 Articolo 173 Definizioni 1. Ai fini del presente decreto legislativo si intende per: a) videoterminale: uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato; b) posto di lavoro: l'insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, incluso il mouse, il software per l'interfaccia uomo-macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse, comprendenti l'unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonché l'ambiente di lavoro immediatamente circostante; segue 88
Videoterminale (VDT) 89 c) lavoratore: il lavoratore che utilizza un'attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni di cui all'articolo 175. 89
Videoterminale (VDT) 90 Articolo 174 - Obblighi del datore di lavoro 1. Il datore di lavoro, all atto della valutazione del rischio di cui all articolo 28, analizza i posti di lavoro con particolare riguardo: a) ai rischi per la vista e per gli occhi; b) ai problemi legati alla postura ed all'affaticamento fisico o mentale; c) alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale. segue 90
Videoterminale (VDT) 91 2. Il datore di lavoro adotta le misure appropriate per ovviare ai rischi riscontrati in base alle valutazioni di cui al comma 1, tenendo conto della somma ovvero della combinazione della incidenza dei rischi riscontrati. 3. Il datore di lavoro organizza e predispone i posti di lavoro di cui all articolo 173, in conformità ai requisiti minimi di cui all ALLEGATO XXXIV. 91
Videoterminale (VDT) 92 Articolo 175 - Svolgimento quotidiano del lavoro 1. Il lavoratore, ha diritto ad una interruzione della sua attività mediante pause ovvero cambiamento di attività. 2. Le modalità di tali interruzioni sono stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale. 3. In assenza di una disposizione contrattuale riguardante l'interruzione di cui al comma 1, il lavoratore comunque ha diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale. 4. Le modalità e la durata delle interruzioni possono essere stabilite temporaneamente a livello individuale ove il medico competente ne evidenzi la necessità. segue 92
Videoterminale (VDT) 93 5. È comunque esclusa la cumulabilità delle interruzioni all'inizio ed al termine dell'orario di lavoro. 6. Nel computo dei tempi di interruzione non sono compresi i tempi di attesa della risposta da parte del sistema elettronico, che sono considerati, a tutti gli effetti, tempo di lavoro, ove il lavoratore non possa abbandonare il posto di lavoro. 7. La pausa è considerata a tutti gli effetti parte integrante dell'orario di lavoro e, come tale, non è riassorbibile all'interno di accordi che prevedono la riduzione dell'orario complessivo di lavoro. 93
Videoterminale (VDT) 94 Articolo 176 - Sorveglianza sanitaria 1. I lavoratori sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria di cui all articolo 41, con particolare riferimento: a) ai rischi per la vista e per gli occhi; b) ai rischi per l apparato muscolo-scheletrico. 2. Sulla base delle risultanze degli accertamenti di cui al comma 1 i lavoratori vengono classificati ai sensi dell articolo 41, comma 6. 3. Salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, la periodicità delle visite di controllo è biennale per i lavoratori classificati come idonei con prescrizioni o limitazioni e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età; quinquennale negli altri casi. segue 94
Videoterminale (VDT) 95 4. Per i casi di inidoneità temporanea il medico competente stabilisce il termine per la successiva visita di idoneità. 5. Il lavoratore è sottoposto a visita di controllo per i rischi di cui al comma 1 a sua richiesta, secondo le modalità previste all articolo 41, comma 2, lettera c). 6. Il datore di lavoro fornisce a sue spese ai lavoratori i dispositivi speciali di correzione visiva, in funzione dell'attività svolta, quando l esito delle visite di cui ai commi 1, 3 e 4 ne evidenzi la necessità e non sia possibile utilizzare i dispositivi normali di correzione. 95
Videoterminale (VDT) 96 Articolo 177 - Informazione e formazione 3.In ottemperanza a quanto previsto in via generale dall articolo 18, comma 1, lettera l), il datore di lavoro: a) fornisce ai lavoratori informazioni, in particolare per quanto riguarda: 1) le misure applicabili al posto di lavoro, in base all'analisi dello stesso di cui all'articolo 174; 2) le modalità di svolgimento dell'attività; 3) la protezione degli occhi e della vista; b) assicura ai lavoratori una formazione adeguata in particolare in ordine a quanto indicato al comma 1, lettera a). 96
Videoterminale (VDT) 97 Articolo 178 - Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente 2. Il datore di lavoro ed il dirigente sono puniti: a) con l arresto da tre a sei mesi o con l ammenda da 2.500 fino a 6.400 euro per la violazione degli articoli 174, comma 2 e 3, 175, commi 1 e 3, e 176, commi 1, 3, 5; b) con l arresto da due a quattro mesi o con l ammenda da 750 a 4.000 euro per la violazione degli articoli 176, comma 6, e 177. 2. La violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza relativi alle attrezzature munite di videoterminale di cui all allegato XXXIV, punti 1, 2 e 3 è considerata una unica violazione ed è punita con la pena prevista dal comma 1, lettera a). L organo di vigilanza è tenuto a precisare in ogni caso, in sede di contestazione, i diversi precetti violati. 97
Videoterminale (VDT) 98 D. Lgs. n. 81/08 All. XXXIV Prescrizioni minime per l uso dei VDT 3. Attrezzature Schermo; Tastiera; Piano di lavoro; Sedile di lavoro. Ambiente Spazio; Illuminazione, riflessi e abbagliamenti; Rumore, calore e radiazioni; Umidità. Interfaccia elaboratore/uomo 98
Videoterminale (VDT) ANALISI DEL POSTO DI LAVORO 99 Rischi per la vista e per gli occhi Problemi legati alla postura e all affaticamento Condizioni ergonomiche e di igiene ambientale 99
Videoterminale (VDT) 10 DECRETO 2 OTTOBRE 2000 Linee guida d uso dei videoterminali indicazioni per lo svolgimento dell attività al videoterminale al fine di prevenire disturbi muscolo-scheletrici affaticamento visivo fatica mentale 100
Videoterminale (VDT) ILLUMINAZIONE Schermare le finestre con tende Se necessario, schermare le luci artificiali o ridurne l'intensità (devono essere al di fuori del campo visivo dell operatore) Inclinare il monitor per ridurre i riflessi (corretto orientamento rispetto alle finestre) Ridurre la luminosità generale per eliminare i contrasti luminosi eccessivi Eventualmente usare una lampada da tavolo 101 10
Videoterminale (VDT) SEDILE Spostabile in modo da poter essere tenuto vicino al tavolo, girevole, antiribaltamento Altezza regolabile in modo che i polsi siano in linea con gli avambracci e non piegati né verso l'alto, né verso il basso Schienale che sorregga bene la curva lombare Piedi ben poggiati a terra o, solo se necessario, su poggiapiedi ampio 10 102
Videoterminale (VDT) 10 MISURE PER LA SCELTA DELLE POLTRONE Altezza lavoratore (cm) Altezza seduta da terra (cm) 150-155 41 160-165 43 170-175 46 180-185 49 190-200 54 103
Videoterminale (VDT) TASTIERA E MOUSE 10 Tastiera davanti allo schermo Tastiera regolabile al fine di mantenere i polsi in linea con gli avambracci Mouse il più possibile vicino al corpo Tastiera e mouse posti in modo da poter appoggiare gli avambracci sul piano di lavoro 104
Videoterminale (VDT) MONITOR 10 Fonti luminose esterne ed interne né di fronte, né alle spalle dell'operatore Schermo davanti a sé per evitare torsioni di collo e schiena Distanza dagli occhi la maggiore possibile purché i caratteri si leggano chiaramente (50-70 cm) 105
Videoterminale (VDT) 10 Bordo superiore del monitor un po più in basso degli occhi Variare l'inclinazione secondo le esigenze Eventuale portadocumenti alla stessa distanza ed angolazione Il monitor non deve poggiare necessariamente sul computer, preferibile un supporto solido orientabile nello spazio Regolare contrasto, luminosità e dimensioni dei caratteri Chi usa lenti bifocali cerchi di posizionare il monitor più in basso per evitare tensioni del collo 106
Videoterminale (VDT) PIANO DI LAVORO Dotato di superficie ampia per disporre i materiali necessari (video, tastiera, mouse, ecc.) e per consentire l appoggio degli avambracci Sufficientemente profondo da assicurare una corretta distanza visiva dallo schermo Di colore chiaro (possibilmente non bianco), non riflettente Dotato di spazio idoneo per l alloggiamento degli arti inferiori 10 107
Videoterminale (VDT) AMBIENTE 10 Rumore: segregazione o insonorizzazione di stampanti o altre attrezzature rumorose Microclima: ridurre velocità di circolo dell aria (evitare correnti) e mantenere un umidità soddisfacente Calore: evitare fonti di calore radiante in vicinanza della postazione di lavoro (apparecchiature, ma anche finestre) 108
Videoterminale (VDT) DISTURBI VISIVI 10 Il lavoro al computer può sottoporre i muscoli degli occhi ad uno sforzo notevole: se i contrasti luminosi tra schermo, documento e tastiera sono eccessivi (possono avvenire sino a 25000 movimenti al giorno di adattamento alla luce) 109
Videoterminale (VDT) 11 DISTURBI VISIVI se gli occhi fissano a lungo oggetti molto vicini come uno schermo (i muscoli degli occhi sono in posizione di riposo se osservano oggetti distanti più di 6 metri) se monitor e documenti da leggere non sono posti all'incirca alla stessa distanza (i muscoli degli occhi sono costretti ad una continua variazione di messa a fuoco) 110
Videoterminale (VDT) 11 DISTURBI VISIVI Non vi è rischio di patologie quali: - cataratta - glaucoma - comparsa o aggravamento di disturbi refrattivi (miopia, ipermetropia, presbiopia) 111
Videoterminale (VDT) SINTOMI OCULO-VISIVI Bruciore Ammiccamento frequente Lacrimazione Secchezza Stanchezza alla lettura Visione annebbiata Visione sdoppiata Fastidio alla luce Mal di testa 11 112
Videoterminale (VDT) POSSIBILI CAUSE DI DISTURBI VISIVI Abbagli diretti e riflessi Contrasti eccessivi di luminosità tra schermo e ambiente Prolungata fissità dello sguardo sullo schermo Scarsa leggibilità dello schermo Difetti visivi non corretti o mal corretti Aria troppo secca Aria inquinata da sostanze irritanti: toner, fumo, colle 113 11
Videoterminale (VDT) 11 PREVENZIONE DEI DISTURBI VISIVI Schermare le finestre con tende Schermare e ridurre le luci artificiali, usare lampada da tavolo Disporre il monitor perpendicolarmente alle fonti luminose Inclinare il monitor per eliminare eventuali riflessi 114
Videoterminale (VDT) 11 - Utilizzare correzioni ottiche adeguate se necessarie - Collocare monitor e documenti alla stessa distanza dagli occhi il più lontano possibile, purché siano leggibili - Regolare contrasto, luminosità e caratteri del monitor (sfondo chiaro e lettere scure) - Ammiccare spesso e fissare oggetti o persone lontani - Pulire periodicamente monitor e schermo antiriflessi se presente - Rinnovare l'aria del locale di lavoro 115
Videoterminale (VDT) DISTURBI MUSCOLO-SCHELETRICI 11 Alcuni muscoli ed articolazioni sono sottoposti a posture fisse, mentre i muscoli delle mani e delle braccia si muovono incessantemente. Le tensioni muscolari impediscono il normale afflusso di sangue a muscoli, tendini, nervi, dischi intervertebrali. 116
Videoterminale (VDT) 11 Nel tempo si possono manifestare micro-lesioni, dolori, infiammazione dei tendini, compressione dei nervi (tendiniti, tenosinoviti, sindrome del tunnel carpale). Alcune disfunzioni fisiche (diabete, peso eccessivo, artrite, ipertensione, fumo, gravidanza) ed attività extra-lavorative (sport, hobbies) aumentano il rischio di questi disturbi. 117
Videoterminale (VDT) SINTOMI MUSCOLO-SCHELETRICI 11 Tendiniti: dolori a livello delle articolazioni del braccio o della mano durante i movimenti Sindrome del tunnel carpale: indolenzimento, torpore, formicolii alle mani, perdita di forza delle mani Artrosi cervicale: indolenzimento, senso di peso, dolori al collo ed alle braccia 118
Videoterminale (VDT) POSSIBILI CAUSE DI DISTURBI ALLA COLONNA ED AGLI ARTI Errata disposizione o regolazione di arredi e computer Postura fissa e/o scorretta per lunghi periodi Capo e tronco protesi in avanti Spalle contratte nella digitazione o nelle pause Ricevitore del telefono tenuto a lungo tra testa e spalla Attività extra-lavorative, hobbies (sport pesanti, ecc...) 11 119
Videoterminale (VDT) PREVENZIONE DEI DISTURBI ALLA COLONNA ED AGLI ARTI Scegliere attrezzature adattabili alle proprie esigenze Adottare una postura rilassata: il tronco sullo schienale tra 90 e 110 Variare spesso la posizione del corpo Effettuare pause brevi ma frequenti Variare le attività nel corso della giornata Regolare con cura la posizione, l'altezza e la distanza del monitor 12 120
Videoterminale (VDT) POSSIBILI CAUSE DI DISTURBI A BRACCIA, POLSI E MANI Movimenti rapidi, ripetitivi e prolungati su tastiera e mouse 12 Forza eccessiva nel digitare e nello stringere il mouse Polsi piegati verso l'alto e non allineati agli avambracci 121
Videoterminale (VDT) PREVENZIONE DEI DISTURBI A BRACCIA, POLSI E MANI 12 Ridurre i movimenti rapidi e ripetitivi prolungati Mantenere gli avambracci paralleli al pavimento e bene appoggiati sul tavolo Mantenere polsi distesi e dritti nella digitazione 122
Videoterminale (VDT) DISTURBI DA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO 12 Monotonia, ripetitività Complessità Difficoltà di colloquio con la macchina (software) 123
Videoterminale (VDT) PREVENZIONE DEI DISTURBI DA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO Scegliere software di uso agevole 12 Fornire una adeguata formazione ed informazione Pause (almeno 15 minuti ogni 120 di applicazione) 124
Videoterminale (VDT) 12 ALTRI RISCHI PER LA SALUTE Dermatite irritativa: rara, al volto, causata dal campo elettrostatico 125
Videoterminale (VDT) 12 PREOCCUPAZIONI INGIUSTIFICATE PER LA SALUTE Radiazioni ionizzanti: pari al fondo naturale Campi elettromagnetici: pari al fondo ambientale a 5 cm dallo schermo ed a 15 cm dal retro Radiazioni ultraviolette: pari al fondo naturale a 5 cm dallo schermo 126
Videoterminale (VDT) PREOCCUPAZIONI INGIUSTIFICATE PER LA SALUTE 12 Non vi è rischio di cancro Non vi è rischio di aborto 127
Videoterminale (VDT) SORVEGLIANZA SANITARIA Visita preventiva visita medica generale (cartella sanitaria e di rischio) esame degli occhi e della vista eventuali accertamenti specialistici (oculista, ortopedico) Giudizio di idoneità idoneo idoneo con prescrizione non idoneo 12 128
Videoterminale (VDT) 12 Visita periodica biennale se: oltre 50 anni idonei con prescrizione o limitazione Visita periodica quinquennale: negli altri casi Controllo oftalmologico a richiesta del lavoratore in caso di sospetta sopravvenuta alterazione visiva confermata dal medico competente 129
Videoterminale (VDT) NORME UNI EN 1335-1-2-3 Mobili per ufficio - Sedia da lavoro per ufficio - Dimensioni - Requisiti di sicurezza - Metodi di prova per la sicurezza". Il sedile deve avere un'altezza compresa tra 40 e 51 cm, una profondità compresa tra 40 e 42 cm, e una larghezza di 40 cm. Lo schienale che deve avere un'altezza compresa tra 22 e 26 cm e una larghezza di 36 cm. I braccioli, se previsti, devono avere una lunghezza di 20 cm e una larghezza di 4 cm. 13 130
Videoterminale (VDT) 13 La postura seduta di riferimento è quella posizione nella quale il piede forma un angolo approssimativo di 90 con il polpaccio, il polpaccio con la coscia e la coscia con il tronco che deve rimanere eretto. Per la corretta progettazione della sedia "ideale", la statura dell'utilizzatore è compresa tra 151 cm e 192 cm. 131
D. Lgs. 81/08 : Titolo IX Capo I 132 TITOLO IX SOSTANZE PERICOLOSE CAPO I PROTEZIONE DA AGENTI CHIMICI Normativa di riferimento D. Lgs. 2 febbraio 2002 n. 25: Attuazione della direttiva 98/24/CE sulla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro D. Lgs. 3 marzo 1997 n. 52: Attuazione della direttiva 92/32/CEE concernente classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose 132
Agenti chimici - Definizioni (1) 133 Sostanze Elementi chimici e loro composti, allo stato naturale o ottenuti mediante qualsiasi procedimento di produzione [ ] Preparati Miscele o soluzioni costituite da due o più sostanze 133
Agenti chimici - Definizioni (2) 134 Agenti chimici Tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato 134
Agenti chimici - Definizioni (3) 135 Agenti chimici pericolosi: gli agenti chimici classificati come sostanze o come preparati pericolosi nonché gli agenti che corrispondono ai criteri di classificazione le sostanze ed i preparati che comunque possono comportare un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa di loro proprietà di tipo chimico, chimico-fisico o tossicologiche e/o del modo in cui sono utilizzati o presenti sul luogo di lavoro, compresi quelli cui è stato assegnato un valore limite di esposizione professionale. 135
Agenti chimici - Valutazione del rischio (1) Articolo 223 - Valutazione dei rischi 136 1. Nella valutazione di cui all articolo 28, il datore di lavoro determina, preliminarmente l eventuale presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro e valuta anche i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di tali agenti, prendendo in considerazione in particolare: a) le loro proprietà pericolose; b) le informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal responsabile dell immissione sul mercato tramite la relativa scheda di sicurezza predisposta ai sensi dei decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 14 marzo 2003, n. 65, e successive modifiche; 136
Agenti chimici - Valutazione del rischio (2) 137 Articolo 223 - Valutazione dei rischi c) il livello, il modo e la durata della esposizione; d) le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti tenuto conto della quantità delle sostanze e dei preparati che li contengono o li possono generare; e) i valori limite di esposizione professionale o i valori limite biologici; di cui un primo elenco è riportato negli allegati Allegato XXXVIII e Allegato XXXIX; f) gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare; g) se disponibili, le conclusioni tratte da eventuali azioni di sorveglianza sanitaria già intraprese. 137
Agenti chimici - Direttiva 67/548/CEE 138 Direttiva 67/548/CEE per la classificazione, l imballaggio e l etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi. E diventata il sistema unico, normato a livello europeo, di individuazione dei pericoli associati all uso di sostanze chimiche per conoscere il più possibile tali pericoli prima che le sostanze vengano commercializzate ed utilizzate, con eventuali conseguenti danni per la salute umana e per l ambiente. 138
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (1) 139 In base all articolo 25 del Decreto Legislativo 3 febbraio 1997 n. 52 il responsabile della immissione sul mercato di una sostanza pericolosa o di un preparato pericoloso deve fornire gratuitamente, su supporto cartaceo o per via elettronica, al destinatario, una scheda informativa in materia di sicurezza in occasione o anteriormente alla prima fornitura; egli è tenuto altresì a trasmettere, ove sia venuto a conoscenza di ogni nuova informazione al riguardo una scheda aggiornata. La scheda in questione è perciò uno strumento fondamentale per l utilizzatore nella valutazione del rischio. 139
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (2) La scheda si compone di 16 voci obbligatorie 140 1. Identificazione della sostanza o del preparato e della società/impresa 2. Indicazione dei pericoli 3. Composizione/informazione sugli ingredienti 4. Misure di primo soccorso 5. Misure antincendio 6. Provvedimenti in caso di dispersione accidentale 7. Manipolazione ed immagazzinamento 8. Protezione personale/controllo dell esposizione 140
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (3) 141 1. Proprietà chimiche e fisiche 2. Stabilità e reattività 3. Informazioni tossicologiche 4. Informazioni ecologiche 5. Osservazioni sullo smaltimento 6. Informazioni sul trasporto 7. Informazioni sulla normativa 8. Altre informazioni 141
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (4) 142 142
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (5) 143 143
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (6) 144 144
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (7) 145 145
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (8) 146 146
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (9) 147 147
Agenti chimici - Scheda di sicurezza (10) 148 148
Agenti chimici - Inquinanti indoor (1) 149 Il toner è una polvere fine costituita da particelle di carbone, ossidi metallici, polimeri, pigmenti. Se disperso in aria può comportare rischi potenziali per la salute con effetto irritante sulle vie respiratorie. L ozono è un gas irritante che si produce come effetto dell irraggiamento dell aria a radiazioni UV di lampade di stampanti, fotocopiatrici, fax durante il loro normale funzionamento. 149
Agenti chimici - Inquinanti indoor (2) 150 La formaldeide è una sostanza utilizzata nella fabbricazione di resine sintetiche, colle, solventi, vernici, che può essere lentamente rilasciata dai materiali in cui è presente ed assorbita per inalazione. È classificata dallo IARC come cancerogeno di Gruppo I. Il fumo di tabacco è una miscela contenente migliaia di composti, alcuni dei quali cancerogeni. Nel 2004 lo IARC ha classificato il fumo passivo cancerogeno di Gruppo I. Può causare ed aggravare patologie respiratorie. 150
Agenti chimici - Inquinanti indoor (3) 151 Il radon è un gas incolore e inodore che deriva dal decadimento radioattivo dell uranio. È più pesante dell aria e tende ad accumularsi in sotterranei e locali interrati. Ha effetti cancerogeni. Gli ossidi di zolfo e di azoto sono gas inquinanti che generalmente derivano dall ambiente esterno. In concentrazioni elevate determinano patologie a carico dell apparato respiratorio. 151
Agenti chimici - Prevenzione e protezione (1) 152 Una corretta progettazione degli edifici e degli impianti tecnologici è il primo intervento di prevenzione Una adeguata manutenzione garantisce la costanza delle prestazioni ed evita il fermo degli impianti 152
Agenti chimici - Prevenzione e protezione (2) 153 Gli orari di funzionamento degli impianti vanno programmati in funzione delle esigenze lavorative Prevedere aspirazioni separate per particolari tipologie di locali 153
Agenti chimici - Prevenzione e protezione (3) 154 Richiedere e consultare le schede di sicurezza dei materiali impiegati Stoccare e smaltire correttamente i rifiuti prodotti. Se richiesto, utilizzare i DPI per specifiche operazioni 154
Il D. Lgs. 81/08 : Titolo X 15 TITOLO X ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 266 - Campo di applicazione 5.Le norme del presente titolo si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici. 2. Restano ferme le disposizioni particolari di recepimento delle norme comunitarie sull'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati e sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati. 155
Agenti biologici: Definizioni 15 Articolo 267 - Definizioni 1. Ai sensi del presente titolo s intende per: a) agente biologico: qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni; b) microrganismo: qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico; c) coltura cellulare: il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da organismi pluricellulari. 156
Agenti biologici: Classificazione (1) 15 Articolo 268 - Classificazione degli agenti biologici 1. Gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di infezione: agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani; b) agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche; 157
Agenti biologici: Classificazione (2) 15 Articolo 268 - Classificazione degli agenti biologici c) agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l'agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche; d) agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche. 158
Agenti biologici: Classificazione (3) 15 Articolo 268 - Classificazione degli agenti biologici 2. Nel caso in cui l'agente biologico oggetto di classificazione non può essere attribuito in modo inequivocabile ad uno fra i due gruppi sopraindicati, esso va classificato nel gruppo di rischio più elevato tra le due possibilità. 3. L' Allegato XVLI riporta l'elenco degli agenti biologici classificati nei gruppi 2, 3 e 4. 159
Altri rischi 16 Ed inoltre: piombo (D. Lgs. 277/91, Capo II; ); fumo (art. 9 del D.P.R. 303/56, Legge 16 gennaio 2003 n. 3, art. 4 del D. Lgs. 626/94); alcool (art. 15 della legge 125/2001, art. 42 del DPR 303/1956), incendio (Decreto interministeriale 10 marzo 1998), ecc. 160