Indagine e proposta progettuale



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Indagine e proposta progettuale Silver CoHousing Condividere. Per affrontare positivamente crisi economica e mal di solitudine della terza età Direzione della ricerca: Sandro Polci

E noto che la popolazione anziana italiana è in veloce aumento: nel 1961 le persone con 65 e più anni di età erano il 9,5% della popolazione, nel 2011 è diventata il 20,3%, passando da 4,8 milioni a 12,3 milioni; tra il 1961 e il 2011 la popolazione italiana è aumentata del 20%, la popolazione anziana del 155%; tra il 2001 e il 2011 la popolazione italiana è aumentata del 6,4%, gli anziani del 15,6%; lo scenario per il futuro è un incremento fino al 33% per il 2050. Di fronte a questo scenario l UE ha promosso il 2012 Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni orientando le politiche nazionali a rispondere alle nuove esigenze delle famiglie anziane. In Italia: il numero di famiglie unipersonali è pari a 7,2 milioni, pari al 30% del totale; le famiglie anziane unipersonali sono 3,5 milioni; le famiglie unipersonali over 75 anni sono 2,3 milioni. La condizione abitativa degli anziani, e in particolare degli anziani che vivono soli, evidenzia che: il 32,70% degli anziani vive da solo e in case di proprietà; gli anziani che vivono soli nel 61,2% dei casi posseggono un abitazione con un numero di vani superiore a 4; le case dove vivono famiglie con almeno un anziano con più di 65 anni sono state costruite nel 48% dei casi prima del 1961 e circa il 27% prima del 1945; le case costruite prima del 1945 sono in condizioni mediocri o pessime nel 32,9% dei casi; nel 27% dei casi queste case non hanno un vero e proprio impianto di riscaldamento ma più spesso singoli apparecchi o fonti di calore; nel 50% dei casi le abitazioni occupate da famiglie in cui l intestatario del foglio di famiglia ha più di 65 anni non risultano essere state sottoposte ad interventi di manutenzione; nel 37% dei casi queste case sono prive di ascensore.

Su questo scenario pesa la crisi economica e la condizione sociale degli anziani, che è così sintetizzabile: il 70,3% dei pensionati italiani ha oltre 64 anni di età, ma ben il il 45,9% percepisce una pensione inferiore a 1000 euro al mese; sono complessivamente quasi 8 milioni i pensionati con una pensione inferiore a 1000 euro al mese, ma di questi le persone con 65 e più anni sono circa 5,3 milioni, ovvero poco meno del 9% del totale della popolazione nazionale; il numero di anziani con pensioni inferiori a 500 euro al mese è di 1,35 milioni. È del tutto evidente che il progressivo aumento della popolazione anziana associato all incremento dell età media delle persone costituisce un fattore determinante nella necessità di individuare sistemi innovativi di supporto e sostegno all invecchiamento attivo in condizioni di autosufficienza, sia dal punto di vista delle relazioni sociali, che soprattutto dal punto di vista economico. L aumento del numero di anziani, che continueranno a crescere anche nei prossimi anni, farà incrementare la domanda di assistenza sociale e sanitaria, in particolare sia per quanto riguarda la long term care, sia per quanto riguarda le condizioni di residenzialità attiva. L 80% del bilancio mensile di un pensionato è speso per tre voci: casa, bollette, spesa. Significativa, in particolare, l incidenza della spesa per la casa e per l energia sul totale della spesa, pari a quasi il 50% del totale. Sostanzialmente una persona anziana con pensione mensile di 575 euro (media delle pensioni al di sotto di 1.000 euro) mediamente dispone in un mese di: 275 euro per spese di affitto/mutuo, bollette energetiche e altre utenze, pari ad una spesa media giornaliera di 9,20 euro; 122 euro, per acquisto di generi alimentari e bevande, ovvero 4,1 euro al giorno; 41 euro per trasporti e comunicazione, ovvero 1,3 euro al giorno; 28 euro per servizi sanitari e spese sanitarie; 32 euro per spese legate alla casa, pari a poco più di 1 euro al giorno; 21 euro per il tempo libero e l istruzione; 40 euro per altre spese. In tale cortnice si cala la riflessione sul cohousing, senza dubbio una delle esperienze più innovative nel campo della residenzialità e dell inclusione sociale, per l approccio sistemico alle nuove forme di socialità, attraverso la costruzione e realizzazione di comunità residenziali nelle quali i singoli

soggetti collaborano, coabitano, condividono e cooperano insieme con un obiettivo comune. Lo studio evidenzia che per ogni nucleo di coabitazione e condivisione si può generare una liberazione di risorse pari a 352 euro al mese a nucleo per nuclei di 2 persone, fino a 1.028 euro al mese per un nucleo di 4 persone. Si tratta di risorse che, una volta liberate, possono consentire notevoli incrementi della qualità della vita. In particolare la possibilità che una tale somma possa essere destinata in parte all attivazione di consumi per il proprio benessere e in parte generare risparmi e dunque alimentare la dotazione finanziaria personale. Inoltre il modello di cohousing permette la riduzione anche dell ospedalizzazione non acuta degli anziani, che possono essere accuditi con maggior efficacia nella propria casa, con riduzioni significative dei costi dati dall abbattimento delle giornate/anno di ospedalizzazione. Cosa potrebbe significare adottare una politica di questo tipo: a livello nazionale: reimmettere nel mercato da 100mila (5% del target) a 200mila alloggi (10% del target) oggi occupati da un anziano solo; reimmettere nel mercato da 60mila a 120mila alloggi di grande dimensione, che potrebbero rappresentare un ottimo plafond per avviare politiche di social housing diffuse su tutto il territorio nazionale; a livello di grandi città metropolitane: reimmettere nel mercato da 17mila (5% del target) a 34mila alloggi (10% del target) oggi occupati da un anziano solo; reimmettere nel mercato da 10mila (5% del target) a 20mila alloggi (10% del target) di grandi dimensioni oggi occupati da un anziano solo. Inoltre gli effetti di una politica di silver co-housing (così chiamata pensando a una bella capigliatura argentata) capace di coinvolgere dal 5% al 10% della popolazione anziana che vive sola permetterebbe di liberare risorse economiche in un range esteso, compreso tra un minimo di 422 milioni di euro fino ad un massimo di 2.466 milioni di euro. La liberazione delle risorse garantirebbe, inoltre, un economia positiva, i cui effetti andrebbero anche a interessare le entrate per lo Stato, ad esempio con le entrate da IVA sui consumi generati in un range che nel suo valore massimo potrebbe essere di ben 200 milioni di euro. Il bilancio complessivo della proposta di silver cohousing in Italia evidenzia delle forti potenzialità, derivanti dalla presenza nelle aree metropolitane, e in particolare in alcune città, di notevoli quote di popolazione anziana che vive da sola, molta della quale in alloggi di medio-grande dimensione.

Una politica così costruita permetterebbe inoltre di reintervenire sul patrimonio edificato, migliorandolo e riqualificandolo, adattandolo alle nuove esigenze anche del risparmio e dell efficientamento energetico, oltre che di trovare le migliori soluzioni alle problematiche dell abitare per gli anziani. In sostanza il silver co-housing si presenta come un vero e proprio piano strategico per: incrementare la capacità di spesa degli anziani fino all equivalente del 30% delle pensioni percepite, dando dunque possibilità alle persone anziane di poter disporre di quote significative di reddito per aumentare il proprio benessere; utilizzare al meglio il patrimonio immobiliare oggi male utilizzato e mal distribuito sul territorio e nelle città in ragione delle effettive necessità degli utenti e dei proprietari o degli affittuari, liberando alloggi e risorse in grado di poter essere riutilizzati al fine di investimenti e riammodernamenti e successiva reimmissione degli alloggi liberati nel circolo virtuoso dell offerta di alloggi in social housing; liberare la popolazione anziana dai problemi della solitudine, dell isolamento e dell esclusione sociale, superando i problemi di incuria e di mancata assistenza, recuperando una migliore gestione anche delle situazioni critiche; superare le difficoltà legate alle cure sanitarie a favore di una assistenza domiciliare che garantisca una residenzialità attiva e un invecchiamento sereno, nonché promuovendo forme di assistenza domiciliare meglio organizzate e in grado di recuperare risorse al sistema pubblico di gestione della sanità grazie ai risparmi generati dalle minori ospedalizzazioni che il sistema consente.