Borgo di Figline. Localizzazione e Toponomastica



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Borgo di Figline Numero Scheda: E026 Autore: Arch. Cinzia Bartolozzi Data: 30/01/2006 Localizzazione e Toponomastica Comune: Prato Denominazione: Figline Area Protetta: Anpil Monteferrato Località: Figline Altre denominazioni: - Descrizione: CTR Regione Toscana 10 k p. 1 di 11

Documentazione Fotografica Descrizione: Prospetto principale della Pieve di Figline. p. 2 di 11

Descrizione: Il prospetto tergale della Pieve di Figline. p. 3 di 11

Descrizione: Croce di fronte alla chiesa di Figline. Descrizione: Prospetto principale della Pieve di Figline, il campanile. p. 4 di 11

Descrizione: Il prospetto laterale della Pieve di Figline. Descrizione: Una delle vie del borgo. p. 5 di 11

Cartografia Storica Descrizione: Popolo di San Piero a Figline. Data: 1584 Riferimento bibliografico\archivistico: Giuseppe Pansini (a cura di), Piante di popoli e strade: Capitani di parte guelfa 1580/1595, Archivio di Stato di Firenze, Firenze, 1989, Popolo di San Piero a Figline. p. 6 di 11

Descrizione: Popolo di San Piero a Figline. Data: 1789 Riferimento bibliografico\archivistico: Biblioteca Lazzeriniana, Campione delle strade della Comunità di Prato eseguito dai Periti Giovan Battista Bacci e Giov. Antonio Tomberli in ordine alla Deliberazione del Magistrato Comunitativo del 16 Aprile 1789. p. 7 di 11

Descrizione: Censimento della Popolazione al 31 dicembre 1881. Data: 1881 Riferimento bibliografico\archivistico: Progetto CASTORE della Regione Toscana. p. 8 di 11

Descrizione: Il borgo di Figline. Data: Prima metà dell'ottocento. Riferimento bibliografico\archivistico: Archivio di Stato di Firenze, Catasto Generale Toscano - Mappe - Prato - 25. p. 9 di 11

Categoria d'appartenenza: Borgo Dati sul/sui manufatto/i Descrizione: Borgo sviluppato ai piedi del Monteferrato, a seguire il corso del torrente Bardena e la via di Cantagallo verso Schignano e la Collina di Prato. Tipologia edilizia: Agglomerato di case Edificazione: La zona di Figline fu frequentata in epoca remota; la nascita dell'abitato è probabilmente legata alla produzione della terracotta (reperti dell'età del bronzo). Stato di conservazione: Buono. Note storiche: Da Prato la via di Cantagallo raggiunge in breve il borgo medievale, sulle pendici del Monteferrato, lungo il percorso che fiancheggia il torrente Bardena e porta alla Collina, verso Cerreto e Schignano. <La zona di Figline fu frequentata in epoca remota; la nascita dell abitato è probabilmente legata alla produzione della terracotta (alcuni reperti risalgono all età del Bronzo), e lo stesso nome sembra derivare dal latino ars figulina (il mestiere del vasaio). Il borgo, che fece parte del distretto pratese, nel 1329 subì l assalto da parte di truppe di Pistoia e Montemurlo, che lo dettero alle fiamme. Insieme alle fornaci (che ai primi del Trecento occupavano più di settanta persone, ed ebbero tra Sette e Ottocento un notevole sviluppo) le cave, nella zona a nord dell abitato, dalle quali è stato estratto per secoli il serpentino o marmo verde, e quelle di granitone, da macine per mulini, hanno costituito la base dell economia locale fino al nostro secolo. La zona è stata coinvolta solo marginalmente dall impetuoso sviluppo industriale pratese del XX secolo, riuscendo a conservare l antico nucleo con struttura e edifici medievali. Al centro del borgo via dei Ventinove Martiri (già via Maggio, cioè maggiore, la principale), che si stacca da via di Cantagallo (e mostra tracce di strutture medievali in alberese), si ricollega ad un tragico episodio avvenuto a Figline nel settembre 1944: l efferata esecuzione di ventinove partigiani, impiccati dalle truppe naziste nella piazza del borgo. Sotto un voltone che valica la stradina è posto, a ricordo del sacrificio, un rilievo in maiolica policromata opera di Leonetto Tintori (1980), che raffigura la Deposizione su un carro dei corpi dei partigiani. La strada, che al suo termine è sormontata da un archetto in conci di alberese, sale fino alla Piazza dei partigiani (sulla quale prospettano edifici i cui intonaci coprono resti di strutture medievali in alberese), chiusa a nord dal fianco della Pieve di San Pietro. Il borgo si sviluppò soprattutto nel XIII e XIV secolo, e dal 1183 è documentata una chiesa dedicata a San Pietro. La chiesa venne poi ampliata con l aggiunta del transetto e del campanile a torre tra la fine del XIII e il primo trentennio de XIV secolo. Agli inizi del Quattrocento ebbe il titolo di Pieve, anche se poi tornò ad essere, almeno dal XVII secolo, semplice prioria. Il ripristino condotto nel 1902 da Ezio Cerpi eliminò molti interventi post-rinascimentali, riscoprendo una serie di affreschi e inserendo elementi neogotici nella chiesa (soppressi con l ultimo restauro, concluso negli anni sessanta a cura di Albino Secchi, poi di Francesco Gurrieri), col quale fu consolidata la struttura del complesso e riscoperta l area sottostante il presbiterio... Dietro la chiesa è l edificio della Misericordia, già oratorio della compagnia di San Girolamo (fondata nel XVI secolo)... Sul terrapieno che fronteggia la facciata della pieve è un altro rilievo in ceramica di Leonetto Tintori, del 1982, con la Croce e i simboli della Passione. Sopra a questo terrapieno inizia la via degli Aranci, sulla quale è il fianco di Villa Benassai, un massiccio complesso di origine medievale che prospetta su un terrazzo sostenuto da muro a retta, con bel cancello settecentesco ornato da fastigio, sopra la via vecchia di Cantagallo. La villa era proprierà dei Pini nel XVI secolo, poi degli Apolloni (che possedevano il complesso nella seconda metà del Settecento); nel 1820 era dei Benassai. Il prospetto principale dell edificio, che fronteggia la pieve, ha ampie superfici intonacate con tre piani di semplici finestre rettangolari (quadrangolari quelle del sottogronda) su cinque assi; un corpo emergente e con aperture irregolari, in angolo con via degli Aranci, è probabilmente una torre. Più semplice e a due soli piani è il prospetto a monte. Proseguendo oltre la chiesa, lungo la via Vecchia di Cantagallo, sulla destra si trova il Tabernacolo di Sant Anna, fatto dipingere dai Migliorati alla fine del Trecento ad Agnolo Gaddi e a un suo collaboratore. Del p. 10 di 11

tutto eccezionali sono le dimensioni dell opera, quasi venti metri quadrati, che raffigura al centro; entro una nicchia, Sant Anna metterza (cioè Sant Anna, in trono, che ha sulle ginocchia la Madonna col Bambino), la cui composizione ieratica, costruita su forme circolari concentriche e accostate, è addolcita dal gesto di Sant Anna e dalla Madonna che allatta; la scena richiama immediatamente quella, assai più tarda, di Masaccio e Masolino agli Uffizi... Contigua al tabernacolo è Villa Pelagatti, o di Sant Anna, di origine medievale, trasformata in più tempi. Fu probabilmente dei Migliorati, passò forse ai Del Sera e ai Giraldi, e nella II metà dell Ottocento ai Fraschi, prima di divenire, negli anni cinquanta, possesso dei Pelagatti. La villa si sviluppa perpendicolarmente alla strada, impostandosi ad un livello più basso di questa. La facciata sud, con robusta torre centrale, è scandita da sette semplici assi di finestre su tre piani (alcune finte), che al piano terreno si alternano a tre portali centinati (il centrale più ampio). I prospetti laterali hanno due soli assi di aperture, mentre quello posteriore è assai trasformato; gli interni conservano una sala con volta a crociera e alcuni camini forse secenteschi. Tra la via Vecchia di Cantagallo e il nuovo percorso per Cantagallo, all estremità settentrionale del borgo è Villa Mazzi, protetta da un alto muro di cinta. Sorta su una struttura medievale (zona occidentale dell edificio), fu ampliata e trasformata in villa dai Del Sera nel Cinquecento; fu poi dei Giraldi nel Settecento e dei Benini nell Ottocento, prima di passare nel nostro secolo ai Crocini, Pisaneschi e Mazzi. La facciata sud, con torretta emergente dalle coperture, conserva l aspetto cinquecentesco, con portale centinato a bugne lisce dotato di scalinata di accesso, e sui lati finestre inginocchiate (quelle del primo piano hanno semplice mostra a fascia). Due assi di finestre simili (in parte ripristinate, come le precedenti) ornano il fianco orientale. Gli interni, assai trasformati, conservano nell interrato volte a botte ribassata e notevoli spessori murari. Proseguendo da Figline, superato il cimitero e una piccola zona verde lungo la Bardena, si giunge alle Fornaci, in prossimità del bivio per Cerreto. In quest area furono trovati resti di vasellame dell età del Bronzo, ed è probabile che già nel medioevo esistessero qui alcune fornaci, che nella seconda metà del Cinquecento erano dei Migliorati (la famiglia ebbe possessi a Figline almeno dalla seconda metà del Trecento), passate probabilmente intorno al 1584 ai Felici, che ne mantennero a lungo il possesso, e ai Mercatanti. Il complesso conserva ancora strutture risalenti almeno al Settecento... (1). (1). Citazione estratta da: Claudio Cerretelli, Prato e la sua provincia, Prato, 1996. Per approfondimenti si veda: - Francesco Gurrieri - Guglielmo Maetzke, La Pieve di Figline di Prato: il suo patrimonio artistico: una fabbrica di ceramica d uso, Prato, 1973. Altre annotazioni: - Elementi vegetazionali: Nessuno. Accessibilità; fruibilità; visibilità: L accesso si ha percorrendo un'agevole strada. Vincoli e tutele in atto: - PTC Provincia di Prato, edificio della chiesa individuato nella tavola QC 11C " I documenti materiali della cultura" come "I luoghi del Sacro Chiese suffraganee"; Edilizia extra urbana Ville. - Alcuni edifici del borgo segnalati nella Ricognizione sui beni immobili di interesse ambientale, architettonico e storico artistico soggetti a tutela ai sensi del Decreto Legislativo 490/99 realizzato dall'arch. Giuseppe Centauro nel 2001 per il Comune di Prato con i numeri 3, 4, 5, 6. - Edificio della chiesa individuato nel PTC del Monteferrato (A17). Riferimenti bibliografici: - Claudio Cerretelli, Prato e la sua provincia, Prato, 1996. - Francesco Gurrieri - Guglielmo Maetzke, La Pieve di Figline di Prato: il suo patrimonio artistico: una fabbrica di ceramica d'uso, Prato, 1973. Nessuna parte di questa scheda può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l'autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti. p. 11 di 11