Voi ch ascoltate in rime sparse il suono (Rerum Vulgarium Fragmenta I) Voi ch ascoltate è il primo testo del Canzoniere. Si trova quindi in posizione proemiale e permette a Petrarca di spiegare al lettore come interpretare tutta la raccolta. Le poesie successive sono 36, come i giorni dell anno. Le poesie del Canzoniere non sono collocate in ordine di composizione: questo sonetto è stato scritto nel 1349, quindi dopo la morte di Laura che Petrarca data al 1348. L amore per Laura viene definito un errore giovanile, commesso da un uomo in parte diverso dal Petrarca divenuto pienamente adulto: giunto al termine della sua esperienza amorosa, il poeta infatti ha ormai compreso la vanità delle cose terrene. Schema metrico: ABBA, ABBA, CDE, CDE. Voi ch ascoltate in rime sparse 1 il suono di quei sospiri ond io nudriva l core 2 in sul mio primo giovenile errore quand era in parte altr uom da quel ch i sono, del vario stile 3 in ch io piango et ragiono fra le vane speranze e l van dolore 4, ove sia chi per prova intenda amore, spero trovar pietà, nonché perdono. Ma ben veggio or sì come al popol tutto favola fui 6 gran tempo, onde sovente di me medesmo meco mi vergogno 7 ; et del mio vaneggiar vergogna è l frutto 8, e l pentersi, e l conoscer chiaramente che quanto piace al mondo è breve sogno 9. 1 Rime sparse: le molte poesie, diverse per forma metrica e stile, che compongono il Canzoniere. 2 Nudriva l core: nutrivo l anima. 3 Vario stile: vari tipi di poesie, con diversi temi e argomenti. 4 Le vane speranze e l van dolore: speranze e dolori inutili, perché Laura non ricambierà mai apertamente l amore di Petrarca e soprattutto perché l amore per Laura non è un amore spirituale che porta a Dio (come quello di Dante per Beatrice), ma è un amore terreno e carnale. Ove sia chi per prova intenda amore: nel caso ci sia, tra i lettori, chi, per esperienza, sa cos è l amore. 6 Come al popol tutto favola fui: come ero oggetto di derisione da parte di tutti. 7 Onde sovente di me medesmo meco mi vergogno: per cui spesso mi vergogno di me stesso. 8 Frutto: conseguenza. 9 Quanto piace al mondo è breve sogno: ciò che piace al mondo è un breve sogno e come tale, è destinato a svanire. www.contucompiti.it Pagina 1
Benedetto sia l giorno, e l mese, e l anno (Rerum Vulgarium Fragmenta LXI) Benedetto sia è il sessantunesimo componimento del Canzoniere. In questo sonetto Petrarca celebra il suo incontro con Laura, avvenuto secondo l autore il 6 aprile 1327 ad Avignone in Francia. Tutto il testo è costruito sull anafora (cioè la ripetizione) del termine benedetto, che gli dà un tono quasi religioso. Schema metrico: ABBA, ABBA, CDC, DCD. Benedetto sia l giorno, e l mese, e l anno, e la stagione, e l tempo, e l ora, e l punto, e l bel paese, e l loco ov io fui giunto da duo begli occhi che legato m hanno 1 ; e benedetto il primo dolce affanno 2 ch i ebbi ad esser con Amor congiunto 3, e l arco, e le saette ond i fui punto 4, e le piaghe che nfin al cor mi vanno. Benedette le voci 6 tante ch io chiamando il nome de mia donna ho sparte 7, e i sospiri, e le lagrime, e l desio 8 ; e benedette sian tutte le carte 9 ov io fama l acquisto, e l pensier mio, ch è sol di lei, sì ch altra non v ha parte 11. 1 Legato m hanno: mi hanno conquistato. 2 Dolce affanno: si tratta di un ossimoro (accostamento di parole contraddittorie), nel quale si legano la fatica (affanno) e la piacevolezza (dolce). 3 Ch i ebbi ad esser con amor congiunto: che io provai facendo esperienza d amore. 4 Ond i fuoi punto: da cui io fui colpito. Piaghe: ferite. 6 Voci: parole. 7 Ho sparte: ho diffuso, ho pronunciato. 8 Desio: desiderio. 9 Carte: i fogli nei quali Petrarca scrive le poesie dedicate a Laura. Ov io fama l acquisto: con cui io le (a Laura) procuro fama, celebrità. 11 Ch è sol di lei, sì ch altra non v ha parte: (il mio pensiero) appartiene solo a Laura e nessun altra vi ha posto. www.contucompiti.it Pagina 2
Erano i capei d oro a l aura sparsi. (Rerum Vulgarium Fragmenta XC) Anche in questo sonetto, scritto tra il 1339 e il 1347, Petrarca ritorna al momento dell incontro e dell innamoramento per Laura. Viene introdotto però anche un secondo tema: gli occhi di Laura ora non brillano più come allora, cioé non guardano più Petrarca con la stessa intensità che lo aveva colpito e conquistato. Tuttavia il poeta resta innamorato. Nel primo verso viene utilizzato il gioco di parole l aura, che richiama il nome Laura e in altri testi del Canzoniere anche l alloro (simbolo della poesia) e l oro (aurum in latino). La figura dell amata, inoltre, assume qui i tratti tipici della donna-angelo dello Stilnovo. Schema metrico: ABBA, ABBA, CDE, DCE. Erano i capei d oro a l aura sparsi 1 che n mille dolci nodi gli avolgea 2, e l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi, ch or ne son sì scarsi 3 ; e l viso di pietosi color farsi, non so se vero o falso, mi parea: i che l esca 4 amorosa al petto avea, qual meraviglia se di sùbito arsi? Non era l andar suo cosa mortale, ma d angelica forma 6 ; e le parole sonavan altro che, pur voce umana; uno spirto celeste, un vivo sole 7 fu quel ch i vidi: e se non fosse or tale 8, piaga per allentar d arco non sana 9. 1 Erano i capei d oro a l aura sparsi: sono possibili tre diverse interpretazioni: (1) I capelli d oro erano sparsi al vento; (2) I capelli di Laura erano cosparsi d oro; (3) Laura aveva i capelli d oro sciolti (sulle spalle). 2 Che n mille dolci nodi gli avolgea: che l avvolgeva in mille dolci nodi. 3 Ch or ne son sì scarsi: adesso gli occhi di Laura non brillano più. 4 L esca: materiale infiammabile usato nell antichità per accendere il fuoco. Qual meraviglia se di sùbito arsi?: c è da meravigliarsi se il mio cuore prese subito fuoco? 6 Non era l andar suo cosa mortale, ma d angelica forma: il suo passo non era come quello di un mortale, ma come quello di un angelo. 7 Un vivo sole: sole vivente; una luce viva. 8 Or tale: più così. 9 Piaga per allentar d arco non sana: il fatto che l arco (d amore) non sia più teso e pronto a scoccare le su frecce non guarisce la ferita di Petrarca; Laura non mostra più di ricambiare il suo amore, ma Petrarca è ancora innamorato di lei. www.contucompiti.it Pagina 3
Amor mi manda quel dolce pensero (Rerum Vulgarium Fragmenta CLXVIII) Questo sonetto, scritto tra il 134 e il 1347, fa parte dei testi in cui Laura è ancora in vita. Il tema è quello del tempo che passa e dell invecchiare. Passano gli anni (il primo incontro è avvenuto tra diciotto e venti anni prima), ma l amore di Petrarca per Laura resta ancora forte, pur non sapendo se l amata ricambia. Gli anni però non passano solo per Petrarca: anche Laura invecchia con lui, rivelando di non essere una donna angelicata come nel Dolce Stil Novo. Schema metrico: ABBA, ABBA, CDE, CDE. Amor mi manda quel dolce pensero che secretario antico 1 è fra noi due, et mi conforta, et dice che non fue 2 mai come or presto 3 a quel ch io bramo 4 et spero. Io, che talor menzogna et talor vero ò ritrovato le parole sue, non so s i l creda, et vivomi intra due, né sí né no nel cor mi sona intero 6. In questa 7 passa l tempo, et ne lo specchio mi veggio 8 andar ver la stagion contraria a sua impromessa 9, et a la mia speranza. Or sia che pò : già sol io non invecchio; già per etate 11 il mio desir non varia; ben temo il viver breve che n avanza 127. 1 Secretario antico: messaggero che tiene i segreti di Petrarca e Laura, che è vecchio perché questo amore dura da tanto tempo. 2 Fue: fui. 3 Presto: pronto, vicino. 4 Bramo: desidero ardentemente. Non so s i l creda: non so se credergli. 6 Nel cor mi sona intero: mi convince del tutto. 7 Questa: la situazione di incertezza descritta nelle due quartine. 8 Veggio: vedo. 9 Ver la stagion contraria a sua impromessa: verso la vecchiaia, che è il periodo della vita (la stagion) meno adatto alle promesse dell amore (sua impromessa). Or sia che pò: accada quel che deve accadere. 11 Per etate: a causa del passare degli anni. 12 Il viver breve che n avanza: il poco tempo che ci (n ) rimane da vivere. www.contucompiti.it Pagina 4
La vita fugge, et non s arresta una hora (Rerum Vulgarium Fragmenta CCLXXII) La vita fugge... è uno dei primi testi della seconda parte del Canzoniere, quello che contiene le rime in morte di Laura, qui solo accennata nell ultimo verso. Tema di questo sonetto è il passare del tempo che consuma la vita, in una continua quanto disperata fuga dalla morte. Schema metrico: ABBA, ABBA, CDE, CDE. La vita fugge, et non s arresta una hora 1, et la morte vien dietro a gran giornate 2, et le cose presenti et le passate mi dànno guerra 3, et le future ancora 4 ; e l rimembrare et l aspettar m accora, or quinci or quindi 6, sí che n veritate, se non ch i ò di me stesso pietate, i sarei già di questi penser fòra 7. Tornami avanti 8, s alcun dolce mai ebbe l cor tristo 9 ; et poi da l altra parte veggio al mio navigar turbati i vènti; veggio fortuna 11 in porto, et stanco omai 12 il mio nocchier 13, et rotte arbore et sarte 14, e i lumi 1 bei che mirar soglio 16, spenti. 1 Non s arresta una hora: non si ferma mai, neanche per un momento. 2 A gran giornate: a grandi passi, rapidamente. 3 Mi dànno guerra: mi fanno soffrire, mi tormentano. 4 Ancora: anche. E l rimembrare e l aspettar m accora: sia il ricordo (del passato) che l attesa (del futuro) mi fanno soffrire. 6 Ora quinci or quindi: ora da una parte (il passato), ora dall altra (il futuro). 7 Se non ch i ò di me stesso pietate, i sarei già di questi penser fòra: se non avessi pietà di me stesso, sarei già fuori da questi pensieri, me ne sarei già liberato (togliendomi la vita). Non uccidersi è pietà di se stesso perché con il suicidio violerebbe la legge di Dio, condannandosi all Inferno. 8 Tornami avanti: torno a chiedermi. 9 S alcun dolce mai ebbe l cor tristo: se il mio cuore infelice abbia mai avuto, sperimentato qualcosa di dolce. Veggio: vedo. 11 Fortuna: tempesta. 12 Omai: ormai. 13 Nocchier: timoniere. 14 Rotte arbore e sarte: spezzati gli alberi e il cordame della nave. 1 Lumi: occhi. 16 Che mirar soglio: che sono solito guardare. www.contucompiti.it Pagina
Quel rosignol, che sí soave piagne (Rerum Vulgarium Fragmenta CCCXI) Questo sonetto ha come tema il confronto tra uomo e natura: Petrarca racconta il dolore che prova per la morte di Laura, esprimendolo a partire dal canto dell usignolo cui il poeta si paragona. Petrarca comprende di essersi lasciato ingannare: ha voluto credere che Laura, come una dea, non dovesse mai morire. Schema metrico: ABAB, ABAB, CDC, CDC. Quel rosignol 1, che sí soave piagne, forse suoi figli, o sua cara consorte 2, di dolcezza empie 3 il cielo et le campagne con tante note sí pietose 4 et scorte, et tutta notte par che m accompagne, et mi rammente la mia dura sorte 6 : ch altri che me non ò di ch i mi lagne, ché n dee non credev io regnasse Morte 7. O che lieve 8 è inganar chi s assecura 9! Que duo bei lumi assai piú che l sol chiari 11 chi pensò mai veder far terra oscura 12? Or cognosco 13 io che mia fera ventura 14 vuol che vivendo et lagrimando impari come nulla qua giú diletta, et dura 1. 1 Rosignol: usignolo. 2 Consorte: moglie. 3 Empie: riempie. 4 Pietose: piene d amore. Scorte: sapienti, esperte. 6 Et mi rammente la mia dura sorte: e mi ricorda il mio destino infelice, ovvero aver perduto l amata Laura, ormai morta. 7 Ch altri che me non ò [...] regnasse morte: non ho da lamentarmi con nessun altro che con me stesso, perché non credevo che la morte potesse prendere anche (regnasse sulle) le dee, cioé mi ero illuso che Laura non dovesse mai morire. 8 Lieve: facile. 9 Chi s assecura: chi crede di essere al sicuro, chi non si aspetta di poter essere ingannato. Lumi: occhi. 11 Chiari: luminosi, brillanti. 12 Far terra oscura: diventare scuri, bui, come la terra. 13 Cognosco: riconosco, comprendo. 14 Fera ventura: sorte feroce, destino crudele. 1 Come nulla qua giù diletta, e dura: come nulla nel mondo dei vivi dà gioia (diletta) e dura nel tempo. è il tema della vanità che compare anche nel sonetto d apertura del Canzoniere, Voi ch ascoltate in rime sparse il suono. www.contucompiti.it Pagina 6