La prevenzione incendi



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La prevenzione incendi I temi della presente giornata di studio saranno: La combustione. Classi d'incendio. Comportamento al fuoco. Protezioni antincendio: attiva e passiva. Evoluzione dal D.M. 16/02/1982 al D.P.R. 151/2011. Modalità di presentazione della SCIA, del rinnovo CPI, e del NOF.

COMBUSTIONE-1 La combustione è la reazione chimica di ossidazione del combustibile da parte del comburente con sviluppo di calore, fiamma, gas, fumo, radiazioni elettromagnetiche e luminose. Condizioni necessarie per la suddetta reazione chimica sono: presenza di combustibile presenza di comburente presenza di una sorgente di calore (innesco) Quando uno dei tre elementi della combustione viene a mancare, questa non avviene o se già in atto, si estingue.

COMBUSTIONE-2 In termini più rigorosi la combustione è una ossidoriduzione esotermica in quanto un composto si ossida mentre un altro si riduce (nel caso degli idrocarburi, il carbonio si ossida, l'ossigeno si riduce) con rilascio di energia e formazione di nuovi composti, principalmente biossido di carbonio ed acqua. Combustibile (solido, liquido o gas)+comburente (generalmente O2)= CO2+H2O+Calore+Luce

Triangolo del fuoco Il grafico è usato per rappresentare visivamente il processo chimico fisico della combustione. I lati dell'ipotetico triangolo rappresentano i 3 elementi necessari per la combustione.

Temperatura di accensione La temperatura minima che si deve raggiungere perché la combustione si propaghi spontaneamente, senza bisogno di innesco con fiamma e senza ulteriore apporto di calore dall esterno, a tutta la massa di combustibile è detta Temperatura di ignizione o di accensione e varia per ogni combustibile.

Temperatura di infiammabilità La temperatura di infiammabilità (punto di infiammabilità o flash point) di un combustibile è la temperatura più bassa alla quale si formano vapori in quantità tale che in presenza di ossigeno (aria) e di un innesco abbia luogo il fenomeno della combustione. La temperatura di infiammabilità si definisce esclusivamente per i liquidi infiammabili o combustibili. E il parametro importante per la sicurezza che evidenzia la pericolosità di un liquido ai fini della prevenzione incendi

Limiti di infiammabilità (%) Sono le concentrazioni massima e minima (espresse di solito in percentuale di volume) del vapore prodotto da un liquido infiammabile che permettono la combustione della miscela con l aria. Il campo di infiammabilità è l intervallo definito dal limite inferiore (LFL) e dal limite superiore (UFL). Al di sotto di LFL il vapore non sufficientemente concentrato per incendiarsi; viceversa al di sopra di UFL la miscela è ricca di gas ma carente di comburente per cui l incendio non si sviluppa.

Liquidi infiammabili o combustibili I liquidi infiammabili si classificano ai fini della sicurezza e ai sensi del Decreto Ministeriale del 31 luglio 1934 in base alla temperatura di infiammabilità in: Classe A - liquidi molto infiammabili temperatura di infiammabilità inferiore a 21 C (ad es. benzina, petrolio greggio) Classe B - liquidi infiammabili temperatura di infiammabilità compresa tra 21 C e 65 C (ad es. acqua ragia minerale, alcol, cherosene) Classe C - liquidi combustibili temperatura di infiammabilità superiore a 65 C ma non superiore a 125 C (ad es. gasolio, olio combustibile)

Limiti di esplosività (%) I limiti di esplosività di un gas o dei vapori di un liquido sono i limiti, in percentuale, che definiscono il campo di esplodibiltà, cioè l'intervallo di concentrazione entro cui, se la miscela aria-vapore o gas infiammabile è opportunamente innescata (ad esempio da una scintilla), si verifica l'accensione della miscela. Il limite di esplosione definisce, quindi, il range che va da un minimo ad un massimo di percentuale di combustibile in aria, in inglese lower explosive limit (LEL), e upper explosive limit (UEL). Al di sotto del LEL il combustibile non è sufficiente per esplodere; viceversa al di sopra del UEL la miscela è carente di comburente per cui l esplosione non si verifica.

SOSTANZA TEMPERATURA DI INFIAMMABILITA C TEMPERATURA DIACCENSIONE C LIMITI DIINFIAMMABILITA % IN VOLUME INFERIORE SUPERIORE Acetilene 17,8 335 2,5 80 Acetone -18 535 2,5 13 Acido cianidrico -18 540 5,6 40 Alcool etilico 18 365 3,3 19 Benzina -21 250 1 6,5 Benzolo -11 580 1,4 8,0 Butano -60 287 1,6 8,5 Esano -22 225 1,2 7,7 Etano -130 515 3 12,5 Etere dietilico -40 180 1,85 36,5 Etilene -136 450 2,7 28,6 Gasolio 65 220 0,6 6,5 Idrazina 38 270 4,7 100 Idrogeno - 560 4 75 Metano - 540 5 15 Naftalina 78 226 0,9 5,9 Ossido di carbonio - 609 12 75 Petrolio 20 227 1,2 9,0 Propano -104 450 2,3 9,5 Solfuro di carbonio -30 100 1,3 44 Toluolo 4 536 1,2 7,1 Trielina 32 410 8 10,5

Potere calorifico É la quantità di calore prodotta dalla completa combustione dell unità di massa o di volume di una determinata sostanza combustibile. Il potere calorifico superiore (p.c.s.) è la quantità di calore sviluppata considerando anche il calore di condensazione del vapore d acqua prodotto. Il potere calorifico inferiore (p.c.i.) è definito come quello superiore non considerando il calore di condensazione del vapore d acqua. Ad es. per il legno il potere calorifico inferiore è pari a 4,1 kwh/kg, mentre per la benzina è di circa 12,2 kwh/kg.

CLASSI DI INCENDIO-1 Secondo l Allegato V p.to 5.1 del D.M. 10/03/1998 gli incendi sono classificati: Classe A Fuochi di materiali solidi con formazione di braci. Ad es. legna, carta, carbone, tessuti, gomma. La separazione dall'ossigeno dell'aria è relativamente semplice dato che il combustibile non tende a spargersi. ESTINGUENTI: Acqua, schiuma e polveri chimiche Classe B Fuochi di liquidi o solidi che possono liquefare. Ad es. idrocarburi, oli, grassi, alcoli, etere, solventi, carburanti, lubrificanti. E necessario contenere la diffusione del combustibile ai fini dell estinzione dell incendio. ESTINGUENTI: Schiuma, CO2 e polveri chimiche

CLASSI DI INCENDIO-2 Classe C Fuochi di sostanze gassose. Ad es. GPL, metano, idrogeno, propano, butano, etilene, propilene. I gas combustibili sono molto pericolosi se miscelati in aria, per la possibilità di generare esplosioni. ESTINGUENTI: CO2, polveri chimiche, alogenati Classe D Fuochi di sostanze metalliche. Ad es. metalli alcalini terrosi leggeri quali il magnesio, il manganese, l'alluminio (quest'ultimo solo se in polvere fine), i metalli alcalini quali il sodio, potassio e litio, i perossidi, i clorati e i perclorati. Hanno la caratteristica di interagire con i comuni mezzi di spegnimento in particolare con l'acqua. ESTINGUENTI: CO2 e polveri chimiche

CLASSI DI INCENDIO-3 Classe E (non contemplata nella normativa) Fuochi di apparecchiature elettriche in tensione che richiedono estinguenti dielettrici non conduttori ESTINGUENTI:Anidride carbonica (CO2 ), polveri chimiche, idrocarburi alogenati Classe F (contemplati nella sola EN.2-2005) Fuochi sviluppantesi in presenza di oli, grassi animali o vegetali quali mezzi di cottura e più in generale dipendenti dalle apparecchiature di cottura stessa ESTINGUENTI:Schiuma solfato di potassio

COMPORTAMENTO AL FUOCO Si intende per comportamento al fuoco l insieme delle trasformazioni fisico-chimiche di un materiale, di un prodotto o di un elemento da costruzione sottoposto all'azione del fuoco. Il comportamento al fuoco comprende: A. la "reazione al fuoco dei materiali ; B. la "resistenza al fuoco delle strutture.

Reazione al fuoco dei materiali-1 La reazione al fuoco dei materiali è quella caratteristica che permette loro di essere meno propensi ad essere incendiati e, in alcuni casi, ad autoestinguersi quando viene tolta la fiamma che li ha innescati. E il grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è sottoposto. E il parametro che esprime la facilità con cui il materiale brucia contribuendo allo sviluppo ed alla gravità dell'incendio.

Reazione al fuoco dei materiali-2 Il D.M. 26/06/1984 individua 6 classi di reazione al fuoco (da 0 a 5 ). I materiali di classe "0" non sono combustibili, mentre quelli di classe da 1 a 5 sono combustibili. La loro partecipazione alla combustione aumenta al crescere della classe. Per i mobili imbottiti le classi sono tre (da 1.IM la più severa - a 3.IM). Infine, per i prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali e' prescritto il requisito della sicurezza in caso d'incendio, è prevista (DM 10/03/2005) una specifica classificazione (dalle classi A alle F) in accordo con la normativa europea.

Reazione al fuoco dei materiali-3 La classe di reazione al fuoco è determinata mediante prove di laboratorio e in base ad esse certificata. I certificati di prova vengono rilasciati dal Ministero dell'interno o da laboratori autorizzati e sono validi 5 anni. Le prove di reazione al fuoco riguardano non solo il materiale ma anche le modalità di posa in opera (libero, a parete, a pavimento, a soffitto, ecc.). Quelle relative ai mobili imbottiti si riferiscono invece all imbottitura nel suo insieme.

Resistenza al fuoco-1 L attitudine di un elemento da costruzione (materiale, componente o struttura) a conservare le sue caratteristiche, secondo un programma termico prestabilito e per un tempo determinato, in tutto o in parte, è detta resistenza al fuoco ed è classificata dal D.M. 16 febbraio 2007 : "R stabilità: attitudine di un elemento da costruzione a conservare la resistenza meccanica sotto l'azione del fuoco; "E tenuta: attitudine di un elemento da costruzione a non lasciar passare né produrre se sottoposto all'azione del fuoco su un lato - fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto; "I isolamento termico: attitudine di un elemento da costruzione a ridurre, entro un dato limite, la trasmissione del calore.

Resistenza al fuoco-2 W irraggiamento: attitudine di un elemento da costruzione a ridurre, entro un dato limite, la trasmissione di radiazioni elettromagnetiche dovute al calore; M resistenza meccanica: capacità di un elemento da costruzione di sopportare un impatto meccanico. La classificazione degli elementi da costruzione in relazione alla resistenza al fuoco è effettuata attribuendo specifici requisiti (simboli: R, E, I, W, M e gli altri previsti dal sopra citato D.M. 16/2/07) e determinando il tempo (in minuti) per il quale devono essere garantiti (classe:15, 20, 30, 45, 60, 90, 120, 180, 240, 360).

Resistenza al fuoco-3

Decreto 9 marzo 2007-1 Determinazione delle prestazioni di resistenza al fuoco degli edifici Compartimento antincendio parte della costruzione organizzata per rispondere alle esigenze della sicurezza in caso di incendio e delimitata da elementi costruttivi idonei a garantire, sotto l azione del fuoco e per un dato intervallo di tempo, le prestazioni richieste ai fini antincendio. Carico d incendio (MJ) potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali. Convenzionalmente 1 MJ è assunto pari a 0,054 kg di legna equivalente.

Decreto 9 marzo 2007-2 Determinazione delle prestazioni di resistenza al fuoco degli edifici Carico d incendio specifico di progetto (MJ/m2) carico d incendio specifico moltiplicato per una serie di fattori rappresentativi del rischio di incendio (vedi tab. 1, 2, 3 del DM 9/3/07) relativi a: dimensione del compartimento fattore compreso fra 1 e 2 tipo di attività fattore compreso fra 0,8 e 1,2 misure di protezione fattori (9) compresi fra 0,6 e 0,9 Classe di resistenza al fuoco intervallo di tempo espresso in minuti, definito in base al carico di incendio specifico di progetto, durante il quale il compartimento antincendio garantisce la capacità di compartimentazione.

Decreto 9 marzo 2007-3 Determinazione delle prestazioni di resistenza al fuoco degli edifici Carichi d incendio specifici di progetto (qf, d) Classe Non superiore a 100 MJ/m2 0 Non superiore a 200 MJ/m2 15 Non superiore a 300 MJ/m2 20 Non superiore a 450 MJ/m2 30 Non superiore a 600 MJ/m2 45 Non superiore a 900 MJ/m2 60 Non superiore a 1200 MJ/m2 90 Non superiore a 1800 MJ/m2 120 Non superiore a 2400 MJ/m2 180 Superiore a 2400 MJ/m2 240

Decreto 9 marzo 2007-4 Determinazione delle prestazioni di resistenza al fuoco degli edifici Per la determinazione del carico d incendio e l individuazione della classe di resistenza al fuoco è possibile utilizzare il software gratuito scaricabile dal sito istituzionale del C.N.VV.F. www.vigilfuoco.it

Protezione passiva PROTEZIONI ANTINCENDIO Misure di protezione che non richiedono l azione di un uomo o l azionamento di un impianto. Hanno come obiettivo la limitazione degli effetti dell incendio nello spazio e nel tempo. Le principali misure da porre in atto riguardano: la compartimentazione antincendio le distanze di sicurezza il sistema di esodo Si tratta di accorgimenti che non incidono sulla probabilità che l evento si verifichi, ma che tendono ad ostacolare il propagarsi di eventuali focolai di incendio e a consentire l abbandono dell edificio nelle massime condizioni di sicurezza.

Compartimentazione antincendio E la suddivisione di un'area a rischio d'incendio in due o più zone indipendenti in grado ognuna di sopportare un incendio senza che questo si propaghi alle zone adiacenti. Un compartimento non ha delimitazione o configurazione fissa; può essere una stanza o un gruppo di stanze, una scala o un corridoio. Ogni compartimento deve essere delimitato da elementi costruttivi di resistenza al fuoco predeterminata (ad es. REI 120) e comunque conforme alle norme di prevenzione incendi.

Filtro a prova di fumo-1 D.M. 30/11/83 Compartimento antincendio delimitato da strutture con resistenza al fuoco non inferiore a REI 60, dotato di almeno due porte, con resistenza al fuoco REI pari a quella delle strutture, munite di autochiusura, provvisto di camino di ventilazione sfociante al di sopra della copertura dell edificio di dimensione adeguata e comunque non inferiore a 0,1 m2, o aerato direttamente dall esterno con aperture libere di sezione non inferiori ad 1 m2 o mantenuto in sovrappressione ad almeno 0,3 mbar (anche in condizioni di emergenza).

Filtro a prova di fumo-2 D.M. 30/11/83

Distanze di sicurezza D.M. 30/11/83 Distanza di sicurezza esterna Valore minimo, stabilito dalla normativa, delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e il perimetro del più vicino fabbricato esterno alla attività stessa o di altre opere oppure rispetto ai confini di aree edificabili. Distanza di sicurezza interna Valore minimo, stabilito dalla normativa, delle distanze misurate orizzontalmente tra i rispettivi perimetri in pianta dei vari elementi pericolosi di una attività. Distanza di protezione Valore minimo, stabilito dalla norma, delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e la recinzione (ove prescritta) ovvero il confine dell'area su cui sorge l'attività stessa.

Sistema di esodo-1 D.M. 30/11/83 Spazio scoperto Spazio a cielo libero o superiormente grigliato avente superficie in pianta non inferiore a quella calcolata moltiplicando per 3 l'altezza della eventuale parete più bassa che lo delimita. La distanza fra le strutture verticali che eventualmente delimitano lo spazio scoperto deve essere > 3,50 m. Se le pareti delimitanti lo spazio aggettano o rientrano, lo spazio è considerato "scoperto" se, oltre ad essere rispettate le distanze sopra indicate, il rapporto fra la sporgenza (o la rientranza) e la relativa altezza di impostazione è 1/2. La superficie minima dello spazio scoperto deve risultare al netto delle superfici aggettanti. La distanza minima di 3,50 m deve essere computata fra le pareti più vicine in caso di rientranze, fra la parete e il limite esterno della proiezione dell'aggetto in caso di sporgenze, fra i limiti delle proiezioni nel caso di aggetti prospicienti.

Sistema di esodo-2 D.M. 30/11/83

Sistema di esodo Luogo sicuro Spazio scoperto ovvero compartimento antincendio, separato da altri compartimenti mediante spazio scoperto o filtri a prova di fumo, avente caratteristiche idonee a ricevere e contenere un predeterminato numero di persone (luogo sicuro statico) ovvero a consentirne il movimento ordinato (luogo sicuro dinamico).

Sistema di esodo Uscita Apertura atta a consentire il deflusso di persone verso un luogo sicuro avente altezza non inferiore a 2,00 m. Modulo di uscita Unità di misura della larghezza delle uscite. Il "modulo uno", che si assume uguale a 0,60 m, esprime la larghezza media occupata da una persona.

Sistema di esodo Densità di affollamento Numero massimo di persone assunto per unità di superficie lorda di pavimento (persone/m2). Valori di densità di affollamento ricorrenti locali di riunione 0,70 persone/m2 mense, aule e simili 0,70 persone/m2 uffici e locali di lavoro 0,10 persone/m2 autorimesse non sorvegliate 0,10 persone/m2 locali di deposito 0,04 persone/m2 aree di vendita in centri commerciali 0,20 persone/m2 Massimo affollamento ipotizzabile Massimo numero di persone ammesso in un compartimento. E' determinato dal prodotto della densità di affollamento per la superficie lorda del pavimento.

Sistema di esodo Capacità di deflusso o di sfollamento Numero massimo di persone che, in un sistema di vie di esodo, si presume possano defluire attraverso una uscita di "modulo 1. La capacità di deflusso è fissata dalla normativa di prevenzione incendi e tiene conto del tempo occorrente per lo sfollamento ordinato di un compartimento.

Scala di sicurezza esterna Sistema di esodo Scala totalmente esterna al fabbricato, munita di parapetto di regolamentare, avente caratteristiche tecniche e dimensionali stabilite dalla normativa di prevenzione incendi. Una scala esterna deve essere sufficientemente distante dalle aperture dell edificio, da cui potrebbero uscire prodotti della combustione che la rendono impraticabile.

Sistema di esodo Scala a prova di fumo Scala in vano costituente compartimento antincendio a cui si accede da ogni piano, mediante porta almeno RE con autochiusura, da spazio scoperto o da disimpegno aperto su spazio scoperto provvisto di parapetto a giorno.

Sistema di esodo Scala a prova di fumo interna Scala in vano costituente compartimento antincendio avente accesso, per ogni piano, da filtro a prova di fumo.

Sistema di esodo Scala protetta Scala in vano costituente compartimento antincendio avente accesso diretto da ogni piano, con porte REI dotate di congegno di autochiusura.

Sistema di vie d uscita Percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro. La lunghezza massima del sistema di vie di uscita è stabilita dalle norme. Un elemento molto importante è la lunghezza del percorso fra un qualsiasi punto del locale e l'uscita dal locale stesso; tale percorso deve essere tanto più breve quanto maggiore è il rischio di incendio nell'ambiente considerato. In genere la lunghezza massima del percorso di esodo ammessa dalle vigenti normative di prevenzione incendi è di 30 40 m.

PROTEZIONI ANTINCENDIO Protezione attiva Misure di protezione che richiedono l azione di un uomo o l azionamento di un impianto. Sono finalizzate alla precoce rilevazione dell incendio, alla segnalazione e all azione di spegnimento dello stesso. Comprendono in particolare: gli impianti e i sistemi di allarme; gli impianti e i sistemi di spegnimento (estintori, naspi, idranti, ecc.); Impianti di evacuazione dei fumi; Illuminazione di sicurezza dei locali; l organizzazione (uomini e mezzi) formata per fronteggiare l emergenza incendio.

Protezione attiva-1 Estintori Estintori portatili Concepiti per essere utilizzati a mano, il loro peso può superare i 20Kg. Vengono classificati in base alla loro capacita estinguente. Classe A - fuochi di solidi con formazioni di braci Classe B fuochi di liquidi infiammabili Classe C fuochi di gas infiammabile Classe D fuochi di metalli Estintori carrellati Hanno le stesse caratteristiche funzionali dei portatili ma hanno maggiori dimensioni e peso. Presentano una minore praticità d uso e maneggevolezza connessa allo spostamento del carrello di supporto

Protezione attiva-2 Estintori a polvere Sono costituiti da un involucro metallico contenente la miscela di bicarbonato di sodio e polvere inerte, collegato ad una bombola di gas compresso o liquefatto (CO2 o N in pressione). Un sistema di tubicini distribuisce con regolarità la pressione in tutta la massa, favorendo la rapida e uniforme espulsione attraverso un tubo pescante collegato alla manichetta di gomma di erogazione al termine della quale e sistemato un cono diffusore oppure una lancia con comando a pistola. Le polveri sono usate su incendi di classe A, B e C.

Protezione attiva-3 Estintori ad anidride carbonica Sono costituiti da una bombola con pressione di carica di circa 250 ate, da una valvola di erogazione e da una manichetta snodata con all estremità un diffusore in materiale isolante. L ogiva della bombola e colorata in grigio ad indicare un estintore a CO2. Gli estintori a CO2 sono usati su incendi di classe B e C.

Protezione attiva-4 Impianti di spegnimento fissi Manuali: Naspi e Idranti sono la parte terminale di un impianto antincendio utilizzante come estinguente H2O e servono ad emettere acqua con necessari requisiti di pressione e portata; Automatici: Sprinkler dove il mezzo estinguente è l acqua; impianti a schiuma miscelano acqua a schiuma estinguente; impianti a gas dove il mezzo estinguente è un gas inerte che sottrae il comburente; impianti a polvere il mezzo estinguente è una polvere simile a quella degli estintori a polvere.

GRAZIE PER L ATTENZIONE