LE MASCHERE TIBETANE

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LE MASCHERE TIBETANE

IL TEATRO L'opera popolare tibetana, nota come Ache lhamo, che significa letteralmente dea sorella o sorella celestiale, è una combinazione di danze, cantilene e canzoni. Il repertorio è tratto da narrazioni buddiste e dalla storia tibetana. L'opera tibetana è stata fondata nel XIV secolo da Thangthong Gyalpo, un lama costruttore di ponti. Lui stesso e sette giovani da lui assoldate organizzarono la prima rappresentazione al fine di raccogliere fondi per costruire ponti che avrebbero facilitato i trasporti in Tibet. La tradizione continuò ininterrotta per quasi 700 anni, e rappresentazioni si tengono in occasione di diverse festività, come quelle di Lingka e Shoton. Lo spettacolo è di norma un dramma, dato su una scena spoglia, che combina danze, cantilene e canzoni. Per identificare un personaggio sono talvolta indossate maschere a vivaci colori, in cui il rosso simboleggia il re e il giallo indica divinità e lama. La rappresentazione inizia con una purificazione e con benedizioni officiate sulla scena. Dopo di che un narratore canta un sommario della vicenda e lo spettacolo comincia. Un'altra benedizione rituale è officiata alla fine del dramma.

LE CARATTERISTICHE DELLE MASCHERE TIBETANE le maschere tibetane, rappresentano dei e demoni, ma anche animali, dei quali vengono evocate le virtù, fate e spettri. Tra gli animali, i principali sono cane, cavallo, cervo, coniglio, elefante, falco, leone, leopardo, lupo, scimmia, serpente, tigre, volpe e yak. Spesso queste maschere hanno un aspetto furioso o feroce, per poter spaventare e cacciare gli spiriti malvagi, ma non impersonificano demoni. Le maschere furiose sono quelle degli dei e, tanto più terrificanti sono, quanti più saranno in grado di tenere alla larga gli spiriti malefici e permettere al monaco di concentrarsi. Inoltre, queste maschere hanno in comune una corona con cinque piccoli teschi: questi stanno a rappresentare cinque sentimenti umani negativi, trasformati in positivi. Ira, ignoranza, gelosia, attaccamento e orgoglio si trasformano nei loro opposti. Trattandosi di maschere sacre, anche la loro preparazione è caratterizzata da solennità e, soprattutto, costanza nel rispetto di misure e caratteristiche. La loro grandezza, comunque, è sempre superiore a quella della testa umana, di circa tre volte.

I COLORI Non sono solo le maschere ad avere una connotazione e a simboleggiare il bene e il vero, il bello e il brutto, ma anche i colori hanno significati precisi. Il giallo, ad esempio, indica una profonda saggezza, ma anche compassione, prosperità e tutte le virtù: è infatti il colore scelto dal Buddha come simbolo di umiltà e di rinuncia al materialismo, in quanto un tempo usato dai criminali. Il rosso, invece, è il colore dei rituali più potenti, non a caso usato per gli abiti dei monaci e per molti edifici sacri. Il nero, infine, è usato per le maschere dei demoni, perché è simbolo di odio e oscurità. Ma questi sono soltanto tre dei vari colori delle maschere di una cultura, quella tibetana e buddhista, ricchissima.

Altre caratteristiche in Tibet. In Sikkim o in Buthan si trovano maschere in legno, mentre per esempio nell area del Baikal sono in cuoio. I capelli spesso sono ricavati da pelo di yak e le barbe da crini di cavallo. Ogni monastero esprimeva il proprio stile: presso alcuni monasteri le maschere erano piccole, la misura di una testa umana, che consentiva agli attori di vedere attraverso i fori degli occhi. Quelle del Monastero di Ikh Huree avevano dimensioni circa il doppio di una testa e si vedeva attraverso la bocca. Inoltre, le maschere di grossa taglia rappresentavano divinità, mentre quelle di dimensioni normali gli esseri umani. Per quanto riguarda le Tsam Mask mongole non è esagerato affermare che abbiano raggiunto livelli di raffinatezza senza uguali, dimensioni eccezionalmente grandi unite ad un espressività raramente raggiunta altrove.

DSHAMSRANG o JAMSRANG Anche lui a tutti gli effetti appartiene alla casta delle divinità terrificanti, ma, a differenza del precedente,non si ritrova un corrispondente tra le divinità indiane, quindi le sue origini potrebbero derivare da una divinità mongola prebuddista. Il suo scopo è quello di sacrificare gli esseri umani che non tengono fede ai propri voti. Durante la rappresentazione è accompagnato da figure minori definite i portatori dei coltelli. Prima dell avvento del Buddismo, molto probabilmente gli venivano offerti sacrifici umani. (DIO DELLA GUERRA)

che caratteristiche ha la maschera di jamsrang? La maschera è caratterizzata da un colore rosso bruno molto intenso ed è totalmente incrostata di corallo rosso, colore che vuol significare forza e potere a cui ci si deve sottomettere. Anche in questa maschera ricorre la corona dei cinque teschi e il terzo occhio sulla fronte. La bocca è spalancata e mostra denti aguzzi ed affilati. Il costume molto ricco ed elaborato, a volte veniva arricchito da una sopravveste, una cotta dorata da guerriero. In una mano stringe una spada per distruggere il male e recidere l ignoranza e nell altra può portare un cuore umano oppure una pietra preziosa che dovrebbe esaudire tutti i desideri. Le sue movenze sono