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TERZA LEZIONE Vangelo secondo Matteo Matteo è il Vangelo «ecclesiale» per eccellenza: al primo posto nelle liste canoniche, citato e commentato fin dagli inizi più degli altri, privilegiato dalla liturgia per secoli fino al Vaticano II. È un Vangelo catechistico e dottrinale, incentrato soprattutto sul tema della fondazione del nuovo Israele: la Chiesa. Chi è Matteo? L autore non si presenta direttamente nel testo e quindi bisogna ripercorrere i dati della prima Tradizione della Chiesa e verificare se vi siano alcune testimonianze all interno del Vangelo, poiché non se ne parla mai nel resto del Nuovo Testamento. Secondo la tradizione, Matteo fu il primo a scrivere il Vangelo e lo compose in lingua ebraica. Questo è un dato costantemente ripetuto dalle più antiche fonti patristiche. Ne prendiamo in considerazione alcune, per poi guardare alcuni elementi indicatori letterari all interno del Vangelo stesso. - La testimonianza dei Padri PAPIA DI GERAPOLI, ci offre la prima testimonianza in ordine di tempo, che egli scrisse fra il 120 e il 130 d.c. in un opera di commento alle parole del Signore. Alcuni frammenti del suo scritto ci sono conservati da Eusebio di Cesarea: «Matteo, in lingua ebraica, ha raccolto in ordine i detti; ognuno però li interpretò (o tradusse) come era capace» (St. Eccl. 1

111,39,16). Questa informazione, anche se molto scarna, è preziosa e al tempo stesso difficile da intendersi. Molti particolari, infatti, sfuggono alla nostra comprensione. Il Vangelo di Matteo, come tutti gli altri, è stato tramandato in lingua greca e non si è mai trovato neanche il più piccolo frammento di un Vangelo di Matteo in ebraico: Papia, dunque, fa riferimento proprio al nostro Vangelo nella sua stesura originale o piuttosto parla di un altro testo che è servito da fonte al Vangelo di Matteo? Sembra più corretto pensare a questa seconda soluzione. Inoltre: quando dice «ebraico» intende proprio la lingua ebraica o piuttosto la lingua comunemente parlata dagli ebrei del I secolo, cioè l aramaico? Gli studiosi si dividono nelle preferenze, ma non esistono prove sicure per motivare seriamente una scelta. Ancora: Papia, dicendo che Matteo raccolse «i detti», intendeva una autentica antologia di frasi dette da Gesù, senza la presenza di racconti? Se non si riferisce all attuale Vangelo, è possibile pensare ad una semplice raccolta di detti. Infine: il riferimento alle molteplici interpretazioni è un allusione alle differenti spiegazioni che venivano presentate dei detti di Gesù o piuttosto è indizio di reali traduzioni in lingua greca dell originale matteano che giravano a quei tempi? Anche in questo caso la scelta fra le due possibilità non è motivata da argomenti sicuri ed il testo di Papia ci lascia nell incertezza. IRENEO, originario di Smirne e vescovo di Lione, verso il 180 d.c., così scrive a proposito del primo Vangelo: «Matteo tra gli ebrei pubblicò una stesura scritta del Vangelo nella loro lingua, mentre Pietro e Paolo a Roma evangelizzavano e fondavano la chiesa» (Adv. Haer. 111,1,1). Il problema della lingua originale è confermato e non risolto; di nuovo è aggiunto un confronto con l attività di Pietro e Paolo, ma non è chiaro se il paragone riguardi la cronologia o il modo di annunciare il Cristo. ORIGENE, maestro ad Alessandria nel III secolo, in un frammento conservato da Eusebio di Cesarea testimonia la costanza della tradizione su Matteo: «Così ho imparato dalla tradizione a proposito dei quattro vangeli, gli unici che nella chiesa di Dio che è sulla terra sono ammessi senza controversia: il primo ad essere scritto fu quello secondo Matteo, che era stato gabelliere e divenne poi apostolo di Gesù Cristo; egli lo compose in ebraico per i credenti che provenivano dal giudaismo» (St. Eccl. VI, 25,4). Tutti gli altri testimoni della tradizione ecclesiastica antica ripetono questi dati e non aggiungono particolari significativi. Le informazioni sul Vangelo di Matteo sono quindi scarse fin dall antichità e ridotte a poche affermazioni, non molto chiare. 2

- La testimonianza all interno del Vangelo Il testo di Matteo non dice chi ne è l autore. Questa informazione viene dall esterno; ma anche all interno del Vangelo noi possiamo ricercare degli elementi che confermano i dati tradizionali. Solo questo Vangelo infatti, raccontando la vocazione del pubblicano ad apostolo lo chiama Matteo, mentre Marco e Luca lo presentano con il nome di Levi: Mt 9,9: Andando via di là, Gesù vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: Seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì. Mc 2,14: Nel passare, Gesù vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: Seguimi. Egli, alzatosi, lo seguì. Lc 5,27: Dopo ciò Gesù uscì e vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: Seguimi!. Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Ma tutti e tre i Vangeli Sinottici riportano nell elenco dei Dodici il nome di Matteo e non quello di Levi: Mt 10,2-4: I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l Iscariota, che poi lo tradì. Mc 3,16-18: Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì. Lc 6,13-16: Quando fu giorno, chiamò a sé i discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. Si può dedurre qualcosa da questo fatto? Forse che il pubblicano si chiamava Levi e, dopo l incontro con Gesù, decisivo per la sua vita, gli fu cambiato il nome in «Matteo», che significa «Dono di Dio»? Gesù lo ha fatto con altri apostoli e forse l ha ripetuto anche con lui! È solo Matteo, infatti, che nell elenco dei Dodici aggiunge al proprio nome la qualifica di «pubblicano»: deve far contrasto ciò che era prima con ciò che è diventato dopo. 3

Non abbiamo altre notizie su di lui, né nei Vangeli né nel resto del Nuovo Testamento. Le affermazioni della tradizione patristica non trovano altro fondamento nel testo biblico e, quindi, devono essere spiegate anche a partire dallo studio della comunità di riferimento di questo Vangelo, come vedremo di seguito. A chi scrive Matteo? Qual è la comunità di riferimento? Le informazioni desunte dalla tradizione patristica dicono che Matteo scrisse per gli ebrei nella loro regione; dall analisi dell opera stessa questa indicazione viene confermata ed anche ulteriormente chiarita. - Un ambiente giudeo-ellenistico L ambiente culturale in cui il Vangelo di Matteo è stato scritto sembra essere quello giudeo-ellenistico, abbastanza vicino al territorio di Israele e notevolmente influenzato dalla problematica teologica del giudaismo centrale. Tuttavia i lettori a cui l evangelista si rivolge sembra non conoscano l ebraico, poiché egli traduce in greco alcune parole ebraiche che inserisce nel testo: «Emmanuel» (Mt 1,23), «Golgotha» (Mt 27,33), «Elì, Elì, lema sabachthani» (Mt 27,46). Dato l abbondante ricorso all Antico Testamento, è ovvio pensare che l autore avesse molta dimestichezza con la Bibbia e che essa fosse anche ben conosciuta dalla sua comunità: non si cita, infatti, continuamente un testo che i destinatari non conoscono o non apprezzano! Abitualmente, poi, Matteo, a differenza di Marco, non spiega i costumi ebraici e ciò fa presumere che i suoi lettori li conoscessero. Anche l insistenza su discussioni e controversie su questioni legali tipicamente giudaiche fa pensare ad un ambiente vicino alla cultura giudaica. Tutta la tradizione del mondo ebraico, dunque, è ben conosciuta, ma anche fortemente contestata: non è quindi un dato pacifico, ma una questione dibattuta e causa di polemiche. Anche il mondo greco pagano compare nel Vangelo di Matteo in due modi opposti: da una parte i cristiani sono invitati a differenziarsi dai pagani per l amore ai nemici (Mt 5,47) e per il modo di pregare (Mt 6,32) ed i pagani sono presentati come i persecutori dei missionari cristiani (Mt 10,8); ma d altra parte sono i pagani i destinatari del regno dei cieli portato da Gesù (cf. Mt 4,15; 12,21; 24,14; 28,19), sono essi l altro popolo a cui viene affidata la vigna, tolta a Israele (Mt 21,43). 4

- Una situazione di contrasto L aperto contrasto fra l interpretazione cristiana delle Scritture e la tradizione giudaica, nonché la doppia fisionomia del mondo pagano induce a immaginare una comunità matteana in mezzo a due fuochi: la chiesa di Matteo sa di avere le proprie radici nella tradizione biblica di Israele, ma, seguendo Gesù Cristo, vuole staccarsi da un modo giudaico di vivere la religiosità; d altronde sente il mondo pagano come destinatario dell annuncio evangelico e vuole vivere l apertura universalistica, anche se l ambiente culturale che circonda la comunità è molto spesso ostile ed indifferente. La situazione storica che possiamo ricostruire è quella che ha segnato la crisi del giudaismo con la caduta di Gerusalemme dell anno 70 d.c.: in quegli anni un gruppo di farisei, guidato dal rabbì Johanan ben Zakkai, si ritirò nella cittadina di Jamnia e dovette prendere provvedimenti seri per evitare che la religione ebraica finisse con la distruzione del tempio. Si chiusero in una rigida conservazione e si opposero ad ogni corrente che in qualche modo turbasse la loro linea: in queste circostanze espulsero i giudeo-cristiani dalle sinagoghe e determinarono una frattura insanabile con la giovane comunità cristiana. La chiesa di Matteo vive fortemente questo problema della contrapposizione con il giudaismo e del superamento della sua tradizione. In base a tutti questi dati gli studiosi propongono la Siria come territorio in cui sarebbe sorto il Vangelo di Matteo e, probabilmente, la città di Antiochia. Quanto al tempo, dato il forte contrasto con il giudaismo e il giudizio sulla caduta di Gerusalemme (cf. Mt 22,7), si pensa che il Vangelo sia stato ultimato fra gli anni 70 e 80 d.c. Quando è stato quindi redatto il Vangelo? I dati della tradizione patristica non corrispondono a questa ricostruzione dei moderni. Sono conciliabili le due posizioni? Probabilmente sì, poiché il fattore linguistico è determinante: l attuale Vangelo di Matteo non è in ebraico e non è neppure una semplice traduzione; ciò significa che il ricordo tradizionale faceva riferimento ad un testo che ha preceduto il nostro Vangelo. Di sicuro non possiamo affermare nulla, ma, a livello di ipotesi, seguendo la storia di composizione proposta dal Rolland, possiamo cercare di conciliare i dati tradizionali con le ricostruzioni attuali. Il Vangelo dei Dodici fu scritto molto presto ed in ebraico; fu poi tradotto almeno in due nuove edizioni, una ad Antiochia, l altra a Filippi o Efeso: possiamo allora immaginare che estensore di questo primo Vangelo ebraico sia stato proprio l apostolo Matteo a nome di tutto il collegio apostolico. Come dice Papia questo testo fu tradotto e interpretato; nella comunità di Antiochia, quello che il Rolland chiama il 5

Vangelo ellenista sarebbe stato conosciuto come il Vangelo di Matteo e la nuova edizione che venne pubblicata in quella chiesa verso l anno 80 d.c. era lo sviluppo ed il complemento del testo antico, ebraico, il primo Vangelo, quello di Matteo. Inoltre nessun motivo esclude la presenza dell apostolo Matteo nella chiesa di Antiochia ed il suo ulteriore lavoro redazionale per la crescita del suo testo; non abbiamo, cioè, motivi seri per dire che Matteo non sia l autore del Vangelo. Qual è lo stile del Vangelo secondo Matteo? Il Vangelo di Matteo è scritto in un buon greco; non è una lingua di traduzione. Il suo linguaggio è meno vivace rispetto a quello di Marco, ma è senza dubbio più corretto ed elevato. Il suo autore doveva essere una persona colta, che conosceva bene la grammatica e la retorica greca, anche con notevole ricchezza di vocabolario. Tuttavia l atmosfera che si respira in tutto il libro è decisamente semitica: uno studio attento delle forme semitizzanti fanno pensare che l autore conoscesse anche l ebraico e fosse in grado egli stesso di passare da una lingua all altra. Autentica caratteristica di Matteo è l abbondante ricorso a citazioni dall Antico Testamento: uno studio recente ha elencato 40 citazioni esplicite e 108 implicite. Non solo il testo biblico è ben conosciuto, ma l evangelista mostra di conoscere i metodi di interpretazione che comunemente venivano adoperati dai maestri ebrei del suo tempo. Fra queste numerose citazioni bibliche che Matteo ha inserito nella sua opera per meglio mostrare il senso della persona e dell opera di Gesù, sono particolarmente significative molte citazioni che servono per mostrare come il Cristo abbia portato a compimento le attese di Israele, di cui ne citiamo qui alcune: «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi» (Mt 1,22-23: cit. Is 7,14) «Perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall Egitto ho chiamato il mio figlio» (Mt 2,15: cit. Os 11,1) «Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più» (Mt 2,17-18: cit. Ger 31,15) 6

«Perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie» (Mt 8,17: cit. Is 53,4) «Perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia: Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce. La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le genti» (Mt 1 2,1 7-21: cit. Is 42,1-4) «Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore» (Mt 27,9-10: cit. Zc 1,12-13+Ger 32,6-9). Tali citazioni rivelano la conoscenza dell ambiente giudeo-cristiano e mirano, soprattutto, a descrivere la storia di Gesù come compimento della promessa di Dio al suo popolo e a tutte le nazioni. Come è strutturato il Vangelo di Matteo? Matteo ha notevolmente rielaborato lo schema primitivo, basato sul movimento geografico dalla Galilea a Gerusalemme. È vero che questo materiale è presente in Matteo, ma non è più determinante nell insieme, perché molti altri elementi aggiunti hanno cambiato la fisionomia generale dell opera. Lo schema bipartito di Marco affiora dunque anche nel Vangelo di Matteo, ma i due momenti dell attività di Gesù sono messi in ombra dall organica raccolta di molti loghia (detti) compiuta da Matteo al fine di formare cinque lunghi discorsi. L identificazione di questi discorsi è resa certa dalla presenza di una formula analoga che si ripete cinque volte alla fine di ciascun discorso: «Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento» (Mt 7,28); «Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città» (Mt 11,1); «Quando Gesù ebbe terminato queste parabole, partì di là» (Mt 13,53); «Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano» (Mt 19,1); 7

«Quando Gesù ebbe terminato tutti questi discorsi, disse ai suoi discepoli...» (Mt 26,1). Seguendo questo indizio testuale si possono riconoscere bene nel Vangelo di Matteo i seguenti grandi discorsi: 1) discorso programmatico (Mt 5-7) 2) discorso missionario (Mt 10) 3) discorso parabolico (Mt 13) 4) discorso ecclesiale (Mt 18) 5) discorso escatologico (Mt 24-25) L evangelista ha raccolto il vario materiale narrativo creando uno stretto rapporto fra le parole e le opere di Gesù. Ecco dunque in sintesi la struttura del Vangelo, composto da cinque grandi parti più l introduzione e la conclusione: INTRODUZIONE: la nascita del Messia (Mt 1-2) 1) fatti: inizio del ministero (Mt 3-4) parole: discorso della montagna (Mt 5-7) (I parte: Mt 3-7) 2) fatti: i miracoli (Mt 8-9) parole: discorso missionario (Mt 10) (II parte: Mt 8-10) 3) fatti: l opposizione al Messia (Mt 11-12) parole: discorso parabolico (Mt 13) (III parte: Mt 11-13) 4) fatti: la fondazione della chiesa di Gesù (Mt 14-17) parole: discorso ecclesiale (Mt 18) (IV parte: Mt 14-18) 5) fatti: lo scontro diretto con Israele (Mt 19-23) parole: discorso escatologico (Mt 24-25) (V parte: Mt 19-25) COMPIMENTO: la morte-risurrezione del Messia (Mt 26-28) Il messaggio del Vangelo nel suo insieme Matteo compone il suo Vangelo in modo sereno e preciso: è un buon maestro ed intende scrivere per la sua chiesa una catechesi organica e completa. Egli elabora un Vangelo didattico e si sente un rabbino cristiano, uno scriba divenuto discepolo del Regno che sa tirar fuori dal suo tesoro personale «cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52), l insegnamento di Gesù e la promessa dell Antico Testamento. 8

La struttura dell intero libro di Matteo è già significativa, perché il redattore ha dato al vasto materiale una forma ben precisa in modo che comunichi un messaggio. Prima, quindi, di evidenziare i temi che più interessano l evangelista, è opportuno soffermarci a considerare l intero Vangelo nella sua struttura generale. L opera è aperta e chiusa da un particolare molto importante: il Messia viene annunciato con il nome di Emmanuele che significa «Dio con noi» (Mt 1,23) e l ultima parola che il Cristo risorto pronuncia corrisponde proprio alla sua definizione: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Questo fatto letterario gli esegeti lo chiamano «grande inclusione matteana». Nel cuore del Vangelo, inoltre, Gesù insegna che «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20). Idea chiave di tutto il Vangelo di Matteo è dunque questa: nella persona di Gesù il Dio di Israele è con l umanità. La prima espressione del libro è altrettanto significativa. Matteo inizia con le parole «Libro della genesi...» (Mt 1,1: la traduzione genealogia non rende bene l originale greco!). Nel libretto dedicato ai racconti dell infanzia Matteo insegna che Gesù ricapitola l Antico Testamento: con la genealogia mostra che la storia sacra di Israele tendeva a Gesù Cristo e in lui si compie; in lui, infatti si realizzano le attese dei profeti ed in lui si rinnovano le vicende dell antico popolo di Israele. Gesù riassume in sé Israele; egli è il vero Israele fedele, figlio primogenito di Dio. Ma nelle vicende dell infanzia Matteo mostra anche i segni anticipatori della storia futura: il Messia viene rifiutato dai vicini e accolto dai lontani; minacciato di morte, riesce tuttavia a superarla. Il corpo del Vangelo, strutturato intorno a cinque grandi discorsi, ha fatto pensare ad un voluto riferimento al Pentateuco, i cinque libri della Legge nell Antico Testamento: con tale struttura è probabile che Matteo voglia presentare il suo Vangelo come la nuova Torah e Gesù come l unico e autorevole maestro a cui far riferimento per conoscere la volontà di Dio. I temi teologici che caratterizzano questo Vangelo Centro del Vangelo è Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, che realizza e compie l attesa religiosa di Israele. Ma storicamente una parte di Israele ha rifiutato di riconoscere Gesù come Messia e si è esclusa dal Regno; per questo Gesù ha fondato la sua comunità come la continuazione del popolo santo e fedele. La chiesa è la comunità messianica a cui è affidato il Regno dei cieli e a cui è rivelata una «giustizia superiore»: la vita morale è, quindi, un impegno importante per il gruppo cristiano che è chiamato proprio per portare frutti nuovi e abbondanti fino al compimento della storia. - In Gesù si compiono le Scritture Nell insieme del Vangelo abbiamo visto come Matteo elabori uno schema di storia universale che trova in Gesù Cristo (Figlio di Dio e Signore dell universo) il proprio senso. Gesù non abolisce, ma porta a compimento; il regno dei cieli non è un fatto nuovo, ma il compimento della promessa ai padri. Il regno dei cieli che deve ristabilire tra gli uomini la sovrana autorità di Dio come re finalmente riconosciuto, servito e amato, era stato, infatti, preparato e annunziato 9

dall antica alleanza. Così Matteo, scrivendo tra i giudei e per i giudei si impegna in particolare a mostrare nella persona e nell opera di Gesù il compimento delle Scritture. A ogni svolta della sua opera si riferisce all Antico Testamento per provare come la legge e i profeti sono «adempiuti», cioè non solo realizzati nella loro attesa, ma anche portati a una perfezione che li corona e li supera. Anche gli altri sinottici utilizzano questo argomento scritturistico, tuttavia Matteo lo rafforza sensibilmente, così da farne un tratto significativo del suo Vangelo. - La Chiesa è il vero Israele La storia di questo compimento è stata drammatica. I naturali destinatari del Regno hanno rifiutato Gesù e non l hanno riconosciuto come Messia. Non tutto Israele, però, si è opposto al Cristo; anzi tutta la comunità cristiana dei primi anni era esclusivamente formata da ebrei. Il problema dell accoglienza di Gesù di Nazareth come Messia era, dunque, una questione interna al mondo giudaico e tale questione divenne esplosiva dopo la caduta di Gerusalemme nell anno 70 d.c., quando il gruppo fariseo di Jamnia si oppose con forza ai giudeo-cristiani. In questo clima religioso di contrasto è nato il Vangelo di Matteo e l intento primario dell evangelista è stato quello di mostrare che il ripiegamento del giudaismo su se stesso non era conforme alla tradizione biblica e che il cristianesimo, al contrario, offrendo al mondo intero la conoscenza dell unico Dio e la partecipazione alle promesse messianiche, era la continuazione autentica del popolo di Dio dell Antico Testamento. Con una formula sintetica si può dire così: Matteo insegna che «la chiesa è il vero Israele». Nello schema di storia universale elaborato da Matteo, pertanto, i rapporti fra Israele e le nazioni pagane giocano un ruolo di primo piano. Gesù è giudeo per nascita e per la decisione di Giuseppe che lo accoglie; ma è ugualmente adorato dagli stranieri, i magi pagani venuti dall oriente. Egli rivolge i suoi discorsi evangelici alle folle venute dal mondo giudaico, ma anche alle persone che provengono dal mondo pagano (cf. 4,25). Guarisce il lebbroso giudeo, ma subito dopo anche il servo del centurione pagano. Manda i suoi discepoli «alle pecore perdute della casa di Israele» (10,6), ma annuncia loro che saranno suoi testimoni davanti a tutte le nazioni (10,18). Realizza la profezia del Servo di Dio «in cui spereranno le genti» (12,21), ma non dimentica che dapprima la sua missione riguarda Israele (15,24). Ma, dopo il rifiuto ostinato dei capi, la nuova comunità, la chiesa, è aperta all universo intero. - La giustizia del Regno La novità ed il compimento portato da Gesù e non accettato dai capi di Israele viene qualificata da Matteo con il termine «giustizia», cioè la rivelazione definitiva dell autentica volontà di Dio. La «nuova giustizia» si fonda sulla legge dell Antico Testamento e sulle tradizioni giudaiche, eppure le supera e le compie. Non è corretto parlare di Gesù come di un nuovo Mosè; egli non è mai presentato come un altro legislatore che riforma delle norme. Matteo, invece, presenta Gesù in un ruolo divino: egli è il Figlio del Dio vivente ed è il 10

Messia: con tale autorità egli offre l interpretazione definitiva della legge rivelata sul Sinai. Gesù, quindi, non abolisce la legge, né vuole interpretarla in senso radicale; semplicemente la porta a compimento in quanto la trascende con l autorità del rivelatore escatologico: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento» (Mt 5,17). il compimento della legge consiste in una giustizia superiore: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20). È la presenza stessa del Cristo che rende l uomo capace di opere straordinarie, cioè fuori dell ordinario: la Buona Notizia consiste proprio nell annunciare che Dio dona generosamente all umanità la capacità nuova di compiere in pieno la volontà divina. Colui che, povero in spirito, accoglie questa presenza potente di Dio, si accorge che suo è il Regno dei cieli (cf. Mt 5,3). Gesù non cambia la legge; dona la capacità di vivere autenticamente lo spirito che animava la legge secondo il volere di Dio: la formula «Avete inteso che fu detto agli antichi... Ma io vi dico...» si ripete sei volte nel capitolo 5 e sta ad indicare l opera divina del compimento. Infatti l obiettivo che propone Gesù non è una serie di regole più difficili, ma l imitazione di Dio stesso: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). Per esprimere il Regno usa specialmente le parabole I Vangeli riportano circa 40 parabole raccolte dalle labbra di Gesù. Matteo ne racconta 20, delle quali 10 si ritrovano anche negli altri Vangeli sinottici, e 10 sono proprie di questo evangelista. Le parabole originali di Matteo sono: parabola della zizzania e del buon grano (Mt 13,24-30); parabola del tesoro nascosto in un campo (Mt 13,44); parabola della perla preziosa trovata da un mercante esperto (Mt 13,45.46); parabola della rete che raccoglie ogni genere di pesci (Mt 13,47-50); parabola del servo spietato che non sa perdonare (Mt 18,23-35); parabola del padrone generoso verso i suoi operai (Mt 20,1-16); parabola dei due figli diversi (Mt 21,28-32); parabola dell ospite senza l abito di nozze (Mt 22,11-13); parabola delle dieci ragazze invitate a nozze (Mt 25,1-13); parabola del giudizio finale (Mt 25,31-46). Come si vede, ben quattro di queste dieci parabole originali si trovano nel capitolo 13 che è la raccolta più organica e più ricca di tutto il Vangelo. È una raccolta infatti di sette parabole che sono chiamate parabole del Regno, perché servono a illustrare in modo particolare il mistero del Regno dei cieli nel suo agire storico nel mondo. La raccolta del capitolo 13 è così ben organizzata anche letterariamente da mostrare un intelligente lavoro di redazione. Vi si scopre la mano di un ebreo che vuole istruire i suoi connazionali usando le tecniche espressive e pedagogiche della loro cultura religiosa. 11