Corso Linux per Principianti



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Corso Linux per Principianti In questa lezione vedremo come installare l'ultima versione di Ubuntu al momento disponibile, la 8.04, nome in codice Hardy Heron. Oltre ad essere l'ultima versione scaricabile ha il vantaggio di fornire un supporto a lungo termine, 3 anni per gli utenti Desktop e 5 per gli utenti Server. Partiamo subito Avvio del live CD Differentemente dalla versione 7.10, presa in esame nella lezione precedente, possiamo avviare la distribuzione anche direttamente con il programma di installazione, cioè avremo un desktop pulito, apparentemente senza gnome, con il solo programma di installazione. Possiamo uscire dal programma quando vogliamo visto che il desktop gnome parte in automatico se viene chiusa l'installazione, ovviamente è sempre presente l'icona Installa nella versione LiveCD classica ("Prova Ubuntu senza modificare il computer"). Dobbiamo installare quindi selezioniamo "Installa Ubuntu". Dopo le operazioni di avvio ci troveremo davanti a questa finestra:

Scegliamo lingua italiana, Roma come fuso orario e tastiera italiana nei primi 3 e proseguiamo: Scegliamo il partizionamento manuale volendo gestire personalmente il nostro disco.se volessiomo ridimensionare direttamente la nostra partizione Windows e utilizzare lo spazio rimasto libero possiamo usare la comoda barra in figura.

Cenni sulle partizione Per installare un qualsiasi sistema operativo necessitiamo di una o più partizioni, una partizione non è altro che una porzione di disco nella quale possiamo immagazzinare i nostri dati. Esistono 3 tipi di partizioni: primarie: sono partizioni standard, il master boot record (settore del disco dove viene installato il programma in grado di avviare un sistema operativo) ne tiene una lista ed è n grado di avviarvi il sistema operativo (questa funzionalità è utile solo se si installa il boot loader sul primo settore della partizione), se ne possono creare al massimo 4; estese: sono nate per incrementare il numero di partizioni possibili ma non possono contenere dati ma solo sotto partizioni. Può esistere una sola partizione estesa e viene vista come partizione primaria quindi se c'è una partizione estesa le primarie possibili diventano 3; logiche: sono le sotto partizioni contenute dalle partizioni estese. Windows usa le lettere per identificare le unità di memorizzazione, siano esse floppy disk, hard disk, chiavette usb, ecc. Questo approccio porta qualche problema Vediamo un esempio: il floppy è su A:, l'unica partizione primaria è C:, il cdrom è D: e la mia pendrive usb è E:, se io ridemsiono la partizione C: e nello spazio libero creo una seconda partizione primaria essa diventa D: facendo slittare su E: il cd e su F: la pendrive. Idem se creo una partizone logica e/o aggiungo un nuovo disco. Molte volte applicazioni non nuovissime hanno problemi a reperire il cdrom (vedi giochi che girano da cd) e hanno bisogno di reinstallazione. Quando viene collegata una chiavetta usb Windows le assegna una lettera (di solito la prima disponibile dopo il cdrom) ma va nel panico quando sulla lettera che vuole assegnare è collegata una unità di rete e pensa bene di non assegnare nessuna lettera all'unità ovviamente senza proferire parola (questo sembra essere un bug di Windows XP sp1 e sp2 non so se è stato risolto con l'sp3). Linux divide tutto per categorie: hd dischi rigidi e cdrom ide; sd: dischi rigidi ide e sata, dischi rigidi SCSI, pendrive e dischi esterni; fd: floppy disk e sotto categorie: hda: unità ide collegata al primo canale come master; hdb: unità ide collegata al primo canale come slave; hdc: unità ide collegata al secondo canale come master; hdd: unità ide: collegata al secondo canale come slave; hda1: prima partizione primaria del disco hda; hda2: seconda partizione primaria del disco hda; hda3: terza partizione primaria del disco hda; hda4: quarta partizione primaria del disco hda; hda5: prima partizione logica: hda6: seconda partizione logica;... ovviamente una delle partizione primarie può essere estesa. Grazie ad alcuni servizi (udev e dbus che prenderemo in esame più avanti nel corso) in ubuntu quasi tutti i dischi rigidi diventano sd, quindi si avrà sda1, sda2,... per le partizioni del primo disco rigido e sdb1, sdb2,... per il secondo disco e/o pendrive. Ovviamente con questa notazone almeno che non si spostino i canali (via hardware) anche aggiungendo partizioni niente cambia e/o viene stravolto. Tanto a noi non

interessa abbiamo i mount point. Senza entrare nel dettaglio (il filesystem verrà trattato più avanti nel corso) il filesystem Linux è organizzato ad albero (albero rovesciato) quindi il tutto una volta montato viene a far parte del filesystem principale (/). Ad esempio: la partizione sda1 viene montata su /, la sda2 su /home e il cdrom su / media/cdrom, mentre la pendrive su /media/sdb. Per installare Ubuntu (e una qualsiasi distribuzione Unix Like) necessitiamo di minimo 2 partizioni: una partizione di swap: utilizzeremo questa partizione come memoria virtuale e vi accederemo (non preoccupatevi farà tutto il nostro amato sistema operativo) solo quando la memoria principale sarà esaurita. Fino a poco tempo fa (prima dell'uscita del kernel linux del ramo 2.6, cioè l'attuale) era necessario creare una partizione di swap di dimensione equivalente al doppio della memoria ram installata sul sistema, quindi se presenti 512 mb necessitavamo di un 1 gb di swap e così via, adesso se sia ha di 1 gb di ram o più 1 gb di swap è sufficiente. Perchè questo cambio di rotta? Col crescere della memoria ram installata sui sistemi giungevano 2 problemi: 1) la swap veniva sempre meno utilizzata visto il quantitativo elevato di memoria fisica; 2) le partizioni di swap diventavano sempre più grandi quindi nasceva il problema della frammentazione e invece di avere un miglioramento di prestazioni si aveva un peggioramento (il kernel linux normalmente tende a "raggruppare" i file durante l'esecuzione del sistema, ma essendo i dati di swap dati che vanno e vengono tale tecnica non è efficiente); una partizione di root: identificata come / contiene tutto l'albero principale di sistema. Formatteremo questa partizione come ext3 il filesystem standard di Ubuntu (esistono diversi tipi di filesystem più avanti nel corso, magari in appendice, vedremo di trattarne alcuni) Noi ne creeremo 3 aggiungendo la partizione /home dove verranno salvati i dati personali degli utenti (dati di configurazioni e tutti i file non di sistema di proprietà dell'utente) molto utile nel caso volessimo reinstallare Ubuntu o una qualsiasi distro Linux senza perdere i nostri dati utente. Quindi creeremo: una partizione di swap di 1 gb; una partizione di root (montata su / ) di 15 gb; una partizione /home che occupa tutto il rimanente spazio. Nell'installazione degli screenshot il disco risulta vuoto essendo eseguita su una macchina virtuale (VirtualBox), il programma di partizionamento di Ubuntu permette anche di ridimensionare le partizioni e/o cancellarle. Per ridimensionarle basta selezionare la partizione e fare click su modifica, per cancellarla "Delete partition". Noi dobbiamo crearne una quindi selezionamo Free space e "New partion". Essendo su una macchina virtuale (quindi non dovendoci lavorare) horazionalizzato un pò gli spazi ma il procedimento resta lo stesso. Creiamo prima la partizione di swap come in figura:

Appena finito clicchiamo su Ok e ripetiamo il procedimento precedente per creare la partizione di / come in figura: Per la /home (che io non ho fatto sempre per la razionalizzazione degli spazi) il

procedimento è identico basta cambiare il mount point. A lavoro fatto il risultato sarà questo (con l'aggiunta della home e con più spazio): Come vediamo la partizione /root e la /home verranno formattate (ovviamente in caso di reinstallazione potremmo non far formattare la /home), se tutto è ok possiamo cliccare su avanti altrimento annullare in cambiamenti. L'installazione prosegue chiedendoci di inserire i nostri dati personali per creare un accont utente. Tale account verrà utilizzato anche per le operazioni di amministrazione quindi ricordatevi la password la userete molto spesso.

Una volta immessi i dati proseguiamo:

Se tutto torna proseguiamo a questo punto e solo a questo punto verrà modificato il disco, formattate le partizioni e configurato il tutto. Se si riesce a collegarsi ad internet, come nel mio caso verrà installato anche il pacchetto della lingua italiana. Unica stranezza anche se, come da screeshot, viene controllata la presenza degli aggiornamenti di sicurezza niente viene installato (infatti appena ho avviato la versione installata ho dovuto scaricare un pò di aggiornamenti). L'installazione è finita il computer verrà riavviato. Aggiornamento del sistema operativo Anche se Linux è molto più sicuro di Windows (niente virus, niente spyware, aggiornamenti più veloci, ecc) è buona norma tenere aggiornata la nostra distribuzione,con ubuntu ci sono 2 metodi quello automatico e quello manuale.

Modo automatico Ubuntu controlla periodicamente la disponibilità di aggiornamenti mostrando un'icona nel systray: Cliccando sull'icona si apre il gestore degli aggiornamenti. Modo Manuale Dal menù selezionare: Sistema-> Amministrazione -> Gestore aggiornamenti

per avviare il gestore degli aggiornamenti Gestore degli aggiornamenti Il gestore degli aggiornamenti è molto facile da usare. Per prima cosa è necessario cliccare su "Verifica" e attendere la scansione delle fonti (se ci sono problemi con la scansione delle fonti probabilmente abbiamo fatto partire il gestore degli aggiornamenti mentre Ubuntu sta facendo i controllo periodico). Se sono presenti aggiornamenti basta cliccare su installa e mettere la password dell'utente. Una volta scaricati e installati i pacchetti il nostro sistema è aggiornato e possiamo tornare a lavorare (in alcuni casi può essere richiesto il riavvio, come nel caso dell'aggiornamento del kernel,ma può essere tranquillamente posticipato) La lezione è finita alla prossima.