LA DONNA E L'UOMO IN ETRURIA



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MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA DELLA TOSCANA SEZIONE DIDATTICA LA DONNA E L'UOMO IN ETRURIA Gli autori greci e latini hanno sempre posto in cattiva luce il comportamento della donna etrusca; quasi sempre, tuttavia, come abbiamo già notato, il loro giudizio è di parte. Teopompo, storico greco del IV sec. a.c., nel brano riportato da Ateneo di Nàucrati nei Deipnosophistài ( I saggi a banchetto, 123d), evidenzia i supposti facili costumi delle donne etrusche. La diversa considerazione della donna nell ambito della società etrusca è attestata da Tito Livio (I, 34) che, scrivendo di Tanaquilla, moglie del re romano Tarquinio Prisco (VII - VI secc. a.c.), evidenzia la forte personalità di questa donna. Essa, infatti, alla morte del marito, impone a Roma il regno di un sovrano (Servio Tullio) non appartenente alla linea dinastica e non voluto da forze politiche interne. In un altro famoso episodio, pure narrato da Tito Livio (I, 57), la virtù della romana Lucrezia viene contrapposta alla supposta dissolutezza delle Etrusche. In questo caso, quindi, l archeologia risulta un importante fonte, atta a stabilire il reale ruolo e la funzione della donna in Etruria, anche se -come al solito- la ricostruzione della vita quotidiana si basa unicamente su oggetti destinati al culto funerario. In età villanoviana, la composizione dei corredi mostra precise differenze fra i sessi, corrispondenti alle due differenti sfere di competenza: l uomo, agricoltore/guerriero; la donna, massaia. Il rasoio è un oggetto che fa generalmente parte del corredo funebre maschile; talvolta conservato in astucci o custodie, veniva solitamente posto nell urna cineraria. Era costituito da una lama e da un manico, che potevano essere fusi contemporaneamente o lavorati separatamente e fissati insieme con chiodi. I rasoi più antichi risalgono all Età del Bronzo (XVIII - X secc. a.c.) e sono di forma rettangolare o trapezoidale a due tagli (Fig. 1). Durante l Età del Ferro (IX - VIII secc. a.c.) compaiono anche i rasoi lunati a un solo taglio (Fig. 2). Pur essendo stato ormai compreso il loro utilizzo per tagliare la barba, non è possibile accertare se fossero atti a un uso reale, oppure se esso risultasse limitato alla sfera del culto e del cerimoniale funerario. Altri oggetti che connotano il corredo funebre maschile sono, ad esempio, le armi: elmi, lance, scudi, etc. La sepoltura femminile è indicata come tale, invece, dalla presenza di uno specchio o, soprattutto, di oggetti che fanno riferimento alle sue attività peculiari, cioè la filatura e la tessitura (v. D 2-2): fusi, fuseruòle, rocchetti. Gli affreschi delle tombe di Tarquinia del VI-V secc. a.c. mostrano la donna etrusca partecipe, assieme al coniuge, dei banchetti oppure delle gare sportive; ciò che vediamo ci sembra molto lontano dal Fig. 1 - Rasoio, inv. 930. Fig. 2 - Rasoio lunato, inv. 83883. supposto atteggiamento disinvolto di cui spesso scrivono gli autori antichi. Dall onomastica emerge un altro dato importante: a differenza del mondo latino, in quello etrusco anche le donne avevano un prenome, il corrispondente del nostro nome personale, e si fregiavano inoltre di un gentilizio,

simile al nostro cognome, che mantenevano anche dopo il matrimonio. Gli uomini, inoltre, aggiungevano al nome del padre anche quello della madre. Tutto ciò sta ad indicare l'importante posizione che la donna in Etruria occupava non solo nella famiglia, ma anche nella società in generale. Ed è proprio questo status, così diverso da quello delle donne greche e latine, che scandalizzava gli autori antichi. Fig. 3 - Mantello e chitone femminili (da Dizionario della civiltà etrusca, a cura di M. Cristofani, Milano, 1985, p. 2, fig. 4). L'abbigliamento Gli scavi archeologici degli abitati hanno spesso restituito oggetti legati all attività di tessitura e filatura; del deperibile prodotto di questo lavoro a noi non è giunto niente, ma attraverso gli affreschi tombali o i bronzetti votivi etruschi possiamo avere un idea del tipo di vestiario indossato. Si tratta di vestiti semplici, colorati vivacemente (tuniche e mantelli) e, inoltre, di calzature in legno e cuoio. Se a partire dal VII secolo si affermò come tipico indumento maschile il perizòma, annodato intorno ai fianchi, donne e anziani indossavano in questo periodo lunghe tuniche sulle quali era spesso gettato il mantello. I calzari erano indifferentemente i sandali. Con la metà del VI secolo, la moda cambiò piuttosto sensibilmente, con l'affermarsi del chitone di tipo ionico sia per l'uomo che per la donna (fig. 3) e con l'arrivo dalla Grecia asiatica del c.d. tutulus e dei càlcei repandi. Il primo è un copricapo di forma conica, tipicamente femminile; i secondi sono i caratteristici calzari a mo' di stivaletto, con punta rivolta all'insù A partire dalla fine del V secolo, le donne più abbienti vestivano il chitone fermato sulle spalle, mentre divennero particolarmente ricercati i monili molto elaborati. Gli uomini indossavano in questo periodo un chitone attillato, e portavano sandali di cuoio allacciati fin sotto le ginocchia o alti stivali. Un oggetto indispensabile per fermare gli abiti indossati era la fìbula, una sorta di spilla da balia usata da uomini e da donne, realizzata in metallo e talvolta provvista di decorazioni in osso, avorio, ambra ecc. (fig. 4). Questa spilla di sicurezza è composta da quattro parti principali: a) arco, b) staffa, c) ago, d) molla. Le dimensioni delle fibule sono di solito proporzionate al tipo del loro uso, ma esistono anche esemplari in miniatura accanto ad altri di particolare grandezza, che evidentemente non avevano un utilità pratica ma svolgevano una funzione puramente ornamentale ed erano destinati a uso funerario. La loro struttura essenziale, pur Fig. 4 - Fibule di vario tipo. rimanendo inalterata, subì

frequenti varianti a seconda delle esigenze e dei cambiamenti di gusto. Questo fa sì che le fibule risultino spesso determinanti per la datazione dei corredi funebri. I dati offerti dai testi letterari e dai monumenti figurati sul modo di portare la fibula sono assai scarsi; lo scavo archeologico offre più di una soluzione: le fibule sono state trovate vicino al collo del cadavere oppure sul petto, sulle spalle o lungo un fianco. La loro presenza sia in tombe maschili che femminili ci permette di affermare che esse facevano parte dell abbigliamento di tutte le persone, senza distinzione di sesso. La fibula aveva, talvolta, anche un valore rituale: essa era infatti un elemento essenziale del costume degli aruspici i quali, secondo un usanza risalente a un vetusto cerimoniale d origine magico-apotropàica, potevano compiere le loro funzioni solo vestendo all antica, fissando cioè le vesti con fibule, senza legacci né bottoni. GLOSSARIO Ateneo di Nàucrati - Contemporaneo di Eliano (175-235 d.c.), risulta autore molto profittevole per le informazioni contenute nella sua opera. Infatti, nel Banchetto dei Sofisti (Deipnosophistài) cita molti brani di autori i cui scritti sono andati per noi altrimenti perduti. Bronzo, Età del - S intende per tale, con convenzione archeologica, il periodo caratterizzato dall ampia diffusione di oggetti in bronzo, datato in Italia tra il 1800 e il 900 a.c. ca. Ferro, Età del - S intende per tale, con convenzione archeologica, il periodo dal IX all VIII sec. a.c. caratterizzato archeologicamente da numerosi materiali in ferro. In alcune aree italiane, quest età parzialmente coincide con quella Villanoviana (vedi Villanoviana, Età). Lucrezia - Figlia di Sp. Lucretius Tricipitinus, senatore e prefetto romano sotto Tarquinio il Superbo (534-10 a.c), sposò Tarquinio Collatino. Teopompo di Chio - Storico greco nato nel 378-6 a.c., continuatore dell opera di Tucidide, lo conosciamo solo attraverso frammenti. La sua opera principale furono le Storie elleniche e le Storie filippiche, lacunosamente pervenuteci. BIBLIOGRAFIA Sull'uomo e sulla donna in Etruria: G. CAMPOREALE, Vita privata, in Rasenna, Milano 1986, pp. 241-308 Le donne in Etruria, a cura di A. Rallo, Roma 1989 Sull'abbigliamento: Dizionario della civiltà etrusca, a cura di M. Cristofani, Firenze 1985, s.v. "abbigliamento", pp. 1-4 (B. Adembri) Sugli oggetti d'ornamento e i rasoi: P.G. GUZZO, Le fibule in Etruria dal VI sec. al I sec. a.c., Firenze 1972; V. BIANCO PERONI, Rasoi nell'italia continentale, in Prahistorische Bronzefunde, VIII, 2, Munchen 1979

Scheda di verifica n. 1 I CORREDI FUNERARI a) Che cosa rappresentano gli oggetti raffigurati?. b) In quali sepolture si trovano?.. c) Quali sono gli oggetti caratteristici delle sepolture femminili?

Scheda di verifica n.2 LA FIBULA E L'ABBIGLIAMENTO a) Che cos'è una fibula?........ b) Perché è importante ai fini della datazione di una sepoltura?..... c) Da chi era portata: uomini o donne?... d) Quali tipi di abito etrusco conosci?..........